Narcisista perverso – profilo


IL NARCISISTA PERVERSO – PROFILO

Nelle parole dello psicologo Enrico Maria Secci il narcisista perverso “spesso è un uomo vuoto, mediocre, intriso di stereotipi e ossessionato dal bisogno di piacere agli altri, un individuo perseguitato dall’idea che qualcuno lo smascheri. Si comporta come una lavagna cancellabile: ci si può scrivere sopra qualunque cosa, ma nulla rimane davvero impresso. Oggi è un amante premuroso e galante e domani un latitante; a tratti è un poeta, a tratti un villano. Troppo impegnato in equilibrismi psicologici per tutelare se stesso da cadute vertiginose depressive o psicopatiche, non si accorge sinceramente del disastro che crea, ma si compiace dell’inseguimento sentimentale che scatena”[1].

La sua perversione è innanzitutto caratteriale/relazionale, forgiata sin da bambino per proteggersi da eventuali torti subiti e si manifesta prevalentemente a discapito delle persone che provano per lui/lei un affetto sincero e che riescono, in qualche modo, a conoscerlo nell’intimità, come un genitore:

Nella primissima infanzia il bambino si vede amato attraverso lo sguardo, le parole, le carezze della madre. È la prima fase del riconoscimento e dell’amore di se stesso, che consentirà più tardi di amare gli altri e che contiene le premesse del sentimento di alterità (l’altro esiste!). Questi particolari elementi della relazione precoce sono un fattore di crescita psichica. Il bambino si identifica con ciò che sua madre gli dà (il padre ha anch’egli questa stessa funzione). Il narcisismo del bambino è quindi segnato da quello dei genitori. (…) Quando l’evoluzione incontra delle difficoltà, il bambino si sente impotente, incapace di suscitare l’interesse della madre e s’ instaura un “terreno” depressivo, un disinteresse per ciò che gli altri possono dargli.  Il bambino vive in una vera sofferenza, con un vuoto nel suo sentimento di esistere. Con questo tipo di sofferenza, delle difese rigidissime si attuano progressivamente, un meccanismo di difesa per la sopravvivenza. Se il narcisismo “normale” non ha potuto formarsi, si svilupperà in “negativo” e si creerà un vuoto considerevole. Il narcisismo diventa quindi patologico. Il vuoto sentito inconsciamente va mascherato, o colmato al più presto, in continua sequenza. È come un’emorragia. A questo scopo, la “vampirizzazione” narcisistica è l’ideale: ci si mette quel che si vuole e non costa nulla, se non altro un poco di strategia. Basta pensarci ed ecco che il perverso riempie il sacco con tutto ciò che gli passa per la mente in termini di narcisismo (…) Con questi presupposti, ovviamente è portato a credere che tutto gli sia dovuto, che nulla sia abbastanza bello per lui, da qui dei desideri smodati di riuscita personale, un ambizione sfrenata, voglia di potere, di possesso, anche a livello materiale. Ma se non ha potuto sviluppare un proprio sentimento di esistere, nulla potrà colmare né saziare un tale déficit. Rimane condannato a ripetere lo stesso copione all’infinito, in forma “additiva”: non può farne a meno[2].     

L’azione del narcisista perverso ha come scopo il sovvertimento della verità e della logica. La sua perversione maggiore consiste nel disprezzo e nell’indifferenza verso questi due aspetti: verità e logica. Si tratta di un individuo abituato ad esigere dalle persone che lo amano continue dimostrazione di affetto che implicano il dovere di piegarsi alla rappresentazione della realtà imposta da lui, uniformandosi ad essa. Chi lo subisce avrà unicamente due alternative a) reagire e contrastare i suoi pensieri fuorvianti, caso in cui verrà ritenuto da lui una persona cattiva oppure pazza; b) accettare la follia delle sue interpretazioni pur di mantenere un rapporto qualsiasi, ipotesi in cui finirà fatalmente per nutrire il suo lato peggiore, menzognero. In ogni caso, il bersaglio di turno verrà denigrato e giudicato dal perverso una persona debole o poco intelligente perché incapace di essere alla sua altezza. Per Paul-Claude Racamier “il perverso relazionale non ha accesso ad una vera comunicazione con l’altro, non può averlo in quanto evita ogni confronto con la verità. Ciò che può fare, e che gli interessa davvero, è imporre, di questa, alla vittima, la propria versione. Non importa che cosa sia vero, importa che diventi vero ciò che lui afferma essere tale. La ‘vittima’ è il testimone deputato e necessario di questo sovvertimento. Infatti, aderendo alla versione che della verità il partner perverso le impone, e subendone le conseguenze, ella certifica, per così dire, il successo dell’azione perversa”[3].

Marie-France Hirigoyen chiarisce che il perverso non può agire altrimenti perché “è bloccato in questa modalità di relazione con l’altro e non si rimette mai in discussione. Anche se la sua perversità passa inosservata per un po’, si manifesterà in tutte le situazioni in cui dovrà impegnarsi  e riconoscere le proprie parti di responsabilità, perché gli è impossibile rimettersi in discussione. Individui del genere possono esistere soltanto ‘distruggendo’ qualcuno: hanno bisogno di sminuire gli altri per acquistare una buona stima di sé e conquistare il potere, perché sono avidi di ammirazione e approvazione. Non hanno né compassione né rispetto per il prossimo, perché il rapporto non li coinvolge. Rispettare l’altro vuol dire considerarlo come un essere umano e riconoscere la sofferenza che gli infligge”[4].

Il perverso gode della sofferenza che reca agli altri ed è fiero di averla provocata, vantandosi di essere “indimenticabile”: “tizia va dallo psicologo per colpa mia, perché vuole dimenticarmi”, “quella pazza ha provato a uccidersi per me”, “hai la gastrite? Poverina! Non sai quanto mi sento in colpa per te…”

Condurre una doppia vita fa parte del loro modus operandi. Appena “svuotano” e portano alla malattia o alla depressione una preda ne hanno già un’altra, più appetibile e idealizzata a loro disposizione. Cinzia Mammoliti afferma:

(…) anche quando conducono doppie o triple vite, e hanno in corso più relazioni con donne diverse, non chiudono mai definitivamente una storia, lasciando sul percorso strascichi di cuori trafitti ai quali non viene neppure data la possibilità di trovare pace e rassegnazione. Perché loro tornano sempre. Tengono in caldo per un po’ le loro vittime, a volte interi mesi se non anni, poi tendono a ripresentarsi sistematicamente laddove sono stati accolti in precedenza (…) Le conseguenze di questa dinamica possono rivelarsi tragiche per chi la subisce. La malcapitata, infatti, indebolita, confusa, esausta e ferita, si ritrova completamente priva di forze non solo per controbattere ma anche per mantenere lucidità e razionalità. E può così accadere che si ritrovi a pensare che forse ha ragione lui, che forse è sbagliata lei, che se solo fosse stata più attenta alle sue esigenze non si sarebbe ritrovata in quella situazione, che forse non è all’altezza e per questa ragione lui è stato costretto a cercare altro. Si tratta dei primi sintomi della destrutturazione psichica che, se protratti, nel tempo possono portare a conseguenze fatali per la propria salute[5].

Ogni donna del “giro” deve credere di essere la “donna della sua vita” il suo “amore impossibile”. Soltanto così possono prestarsi a soddisfare i bisogni di sesso, di ascolto, di comprensione, di amicizia, di affetto, di passione e, in alcuni casi, anche economici e lavorativi di un perverso. È in cambio di questa promessa di amore eterno e incondizionato che restano a sua disposizione per mesi, anni e, in certi casi, decenni.

Per tenere in pugno le sue ‘prede’, il perverso usa l’arma del sentimentalismo, non dei sentimenti:

Il sentimentalismo è una contraffazione del sentimento, tendente a produrre concetti che grondano retorica proprio perché sono vuoti di contenuto. Sentimentalismo è, per esempio, l’idealizzazione dei “bei tempi andati”, oppure la mistica del “povero me” (che spesso cela, dietro la smorfia di dolore del vittimismo, obiettivi egoistici)… Il sentimento, invece, è quello che, saggiamente associato all’uso dell’intelligenza, suggerisce a un genitore il modo per fare dei propri figli degli esseri liberi, o porta un popolo a ribellarsi a un tiranno e a vincere, o produce le grandi intuizioni umane, siano esse filosofiche, artistiche, religiose o scientifiche. Tutte cose, compresa l’ultima, che non ammettono surrogati dei sentimenti. Si può dire che il sentimento sia il tappeto volante delle fiabe: un oggetto sottile, morbido, flessibile, senza niente di rigido, senza motori né meccanismi né trucchi nascosti, ma prodigiosamente agile, duttile e capace di portarci, chissà come, fino alle stelle[6].

Alexander Lowen, ritenuto uno dei maggiori esperti del narcisismo perverso racconta:

Tutti i narcisisti che ho incontrato “si sentono” speciali. Ho posto “si sentono” tra virgolette perché il sentirsi speciali non è una sensazione corporea ma una costruzione mentale. Si tratta di una convinzione, di un pensiero, piuttosto che di un sentimento. (…) L’immagine si colora di eccezionalità, diventa fuori del “comune”. Ma i valori associati all’immagine sono illusori; la sua superiorità e la sua forza non sono reali. I valori veri si trovano nell’interiorità dell’essere, nell’umanità della persona e non nella sua immagine[7].

Un narcisista perverso sa vendersi abbastanza bene. Sa trasformarsi di incanto nel sogno d’amore auspicato da ogni donna e s’impegna ingegnosamente per farla credere che entrambi sono persone “uniche” e “speciali”. È capace di incredibili slanci affettuosi nelle diverse fasi della seduzione, di dichiarazioni d’amore apparentemente sincere per tenere legata a sé la preda di turno: “vorrei tanto condividere qualcosa con te”, “adoro i bambini, sono così belli!”, “sei rara come i tuoi occhi”, “ti farò credere nell’amore”, frasi fatte ma che fanno il suo effetto soprattutto quando la preda/vittima prescelta ha un buco nella sua autostima.

Soffermiamoci ancora un po’ sulle parole di Lowen:

Quali sono dunque gli attributi dell’individuo speciale? Facciamone un semplice elenco: 1) “Posso fare tutto” (onnipotenza), 2) “Sono visibile dovunque” (onnipresenza), 3) “So tutto” (onniscienza) e 4) “Devo essere adorato”. Questi, naturalmente, sono gli attributi di un dio. A un qualche profondo livello i narcisisti, e in particolare le personalità psicopatiche, si considerano dei piccoli dei. Troppo spesso, purtroppo, anche i loro seguaci li vedono in quella luce[8].                                                                        

Il malato di narcisismo, convinto di riuscire a fare tutto contemporaneamente e in modo brillante, impiega un’enorme quantità di energia nella gestione della sua frenetica vita quotidiana. Per mantenere in piedi la sua struttura di semidio si dedica alle più sparate attività e coltiva infiniti rapporti superficiali atti a cedergli l’energia necessaria per tirare avanti, visto che, senza lo sguardo di ammirazione altrui rischia di vedersi “declassato” alla categoria di normale essere umano, ipotesi che aborrisce con tutte le sue forze.

La sua storia, dunque, è eccezionale. Lui è brillante, un vincente, una personalità forte ed esuberante, perché piena dell’energia sottratta a chi ha la pazienza di sentirlo e di consigliarlo nella vita quotidiana. Potrà esprimere con naturalezza opinioni e valori non suoi, propagare concetti profondi che abbocca qua e là per fare colpo, imparati grazie a qualche amica/o specialista nelle materie che non domina. Con l’aria saccente di chi la sa lunga, un perverso vero non scenderà mai in profondità su qualsiasi argomento. Lo fa per tutelarsi da eventuali domande che un interlocutore più attento potrebbe azzardarsi di fargli.

Ogni tanto, però, mostrerà il suo lato più umano, tanto per far intenerire la partner, tuttavia:

Quando parla della sua infanzia infelice, è probabile che dica il vero, ma senza provare più un granché. Si serve della sua storia come un’arma di seduzione[9].

Nelle pagine del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali ritroviamo l’esatta definizione del narcisista perverso[10]:

  1. Ha un senso grandioso di importanza (per es., esagera risultati e talenti, si aspetta di essere considerato/a superiore senza un’adeguata motivazione);
  2. È assorbito/a da fantasie di successo, potere, fascino, bellezza illimitati, o di amore ideale;
  3. Crede di essere “speciale” e unico/a e di poter essere capito/a solo da, o di dover frequentare, altre persone (o istituzione) speciali o di classe sociale elevata;
  4. Richiede eccessiva ammirazione;
  5. Ha un senso di diritto (cioè l’irragionevole aspettativa di speciali trattamenti di favori o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative);
  6. Sfrutta i rapporti interpersonali (cioè approfitta delle altre persone per i propri scopi);
  7. È spesso invidioso/a degli altri, crede che gli altri lo/a invidino;
  8. Mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

Uno dei meccanismi preferiti del narcisista nella sua modalità perversa prevede l’oggettivazione e l’intercambiabilità delle persone con le quali intrattiene un rapporto affettivo. Conforme ci descrive, ancora una volta, Enrico Maria Secci:

Il “gioco psicologico” del narcisista perverso si regge sul principio dell’oggettivazione o reificazione, ovvero sul trasformare le persone in “cose”. Ne considera il peso, la statura, le misure, i colori, pondera le frasi e gli atteggiamenti e manifesta rabbia ogni qualvolta le caratteristiche osservate risultino difformi dal modello ideale assunto come parametro indiscutibile.

Così, per il narcisista perverso nulla basta: la forma fisica è sempre insufficiente, i vestiti sono inadeguati, sbagliati il tono di voce, gli argomenti, le amicizie, le proposte, gli orari…. Il presente, il passato della partner.

All’inizio della relazione il narcisista perverso tende a celare l’irrequietezza e l’intolleranza con cui osserva l’altro. Ma, mano a mano che il rapporto prosegue, il narcisista perverso conquista spazi di manovra sempre più ampi e sottopone la partner a conflitti o umiliazioni di intensità crescente, come a voler misurare il proprio potere. Le reazioni disperate della vittima lo rassicurano e lo gratificano. A tratti può commuoversi per lo stato di prostrazione in cui riduce la compagna e cercare di “rimediare” con qualche coccola o promessa di cambiamento. Queste condotte riparatorie non fanno che confondere la vittima e alimentare la sua dipendenza, perché fomentano l’illusione amorosa[11].

Herbert Rosenfeld ipotizza un’entità idealizzata e cattiva che lavora all’interno di queste persone provocando la rottura del loro Io più profondo:

Le parti malate sono idealizzate ed esercitano un potere sul resto della personalità; in particolare, la parte distruttiva e autodistruttiva intimidirebbe o sedurrebbe le parti della personalità più capaci di insight, attirandole e catturandole.Questa struttura assomiglia a un oggetto delirante da cui le parti sane tendono a farsi catturare perché così si illudono di ottenere la scomparsa totale del dolore e la libertà di indulgere in ogni attività trasgressiva.È questo anche il caso della perversione sadomasochistica, in cui il piacere della trasgressione, il “puoi fare tutto ciò che vuoi”, è alla base dell’estasi sessuale. (…) Il problema centrale dei pazienti di questo tipo è che vivono perennemente in uno stato di confusione interna tra ciò che è buono e costruttivo e ciò che è distruttivo, una confusione che deve essere costantemente analizzata[12].

In sintesi, parliamo di persone non libere, ma costrette ad agire secondo il loro schema mentale disturbato. Nella vita quotidiana sa essere altamente pericoloso per le persone che gli stanno vicino perché manipola grazie all’interpretazione e l’accusa, portando gli altri a giustificarsi di ciò che non hanno fatto, si aspetta che tutti i suoi desideri e pensieri siano anticipati oppure compresi immediatamente ed esauditi. Inoltre, investono tutte le loro energie nell’immagine che vogliono proiettare di se stessi. Per Lowen “la necessità di proiettare e mantenere un’immagine costringe a impedire che qualsiasi sentimento contrario a essa raggiunga la coscienza. Il comportamento che potrebbe contraddire l’immagine viene razionalizzato secondo le regole di quest’ultima.”[13]

Se il narcisista perverso si crede più bello, più ricco, più simpatico e più talentuoso di ciò che è, cioè, se l’immagine che ha di se stesso è quella di un uomo di potere ammirato e invidiato da tutti, cercherà di scimmiottare le azioni degli uomini che stanno nei vertici della scala sociale: si circonderà di donne per dimostrare di essere più virile degli altri, tradirà la partner di turno – colpevole di bloccargli l’accesso a “qualcosa di meglio” senza provare alcun rimorso – , farà sesso promiscuo assecondando i suoi impulsi più perversi. Tutto questo dietro una facciata di bontà e gentilezza utile ad accalappiare il maggior numero di “seguaci” che tratterà da “amici” finché avranno per lui una certa utilità.

C.l.d.


[1] SECCI, Enrico Maria. I narcisisti perversi e le unioni impossibili, Youcanprint, 2014, p. 4

[2] CHAPAUX-MORELLI, Pascale; COUDERC, Pascal. La manipolazione affettiva nella coppia, Edizioni Psiconline, 2014, p. 92-93

[3] RACAMIER, Paul-Claude. Il genio delle origini, Raffaello Cortina Editore, 1993, p. 89

[4] HIRIGOYEN, Marie-France. Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro, 1998, p. 12.

[5] MAMMOLITI, Cinzia. I serial killer dell’anima, Sonda, 2013, p. 45-46

[6] CORTE, Mario. Vampiri energetici – Come riconoscerli, come difendersi, Edizioni Il punto d’incontro, 2012, p. 77

[7] LOWEN, Alexander. Il narcisismo, l’identità rinnegata, Feltrinelli, 2014, p. 97.

[8] Op. cit. p. 98

[9] CHAPAUX-MORELLI, Pascale; COUDERC, Pascal. La manipolazione affettiva nella coppia, Edizioni Psiconline, 2014, p. 101

[10] DSM-5 – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014

[11] SECCI, Enrico Maria. Op. cit., p. 4-5

[12] DE MASI, Franco. Lavorare con i pazienti difficili, Bollati Boringhieri, 2012

[13] LOWEN, Alexander. Op. cit. p. 52.

3 pensieri su “Narcisista perverso – profilo

  1. Ogni donna del “giro” deve credere di essere la “donna della sua vita” il suo “amore impossibile”.

    Sa trasformarsi di incanto nel sogno d’amore auspicato da ogni donna e s’impegna ingegnosamente per farla credere che entrambi sono persone “uniche” e “speciali”. È capace di incredibili slanci affettuosi nelle diverse fasi della seduzione, di dichiarazioni d’amore apparentemente sincere per tenere legata a sé la preda di turno: “vorrei tanto condividere qualcosa con te”, “adoro i bambini, sono così belli!”, “sei rara come i tuoi occhi”, “ti farò credere nell’amore”. (cit.)

    Si è avvicinato come amico, con quel suo fare affabile e divertente. In pochissimi giorni è riuscito ad avvicinarsi e a farmi confidare (stramaledetta messaggistica istantanea, non finirò mai di ripeterlo), ha capito le mie debolezze, il mio tallone d’Achille di quel periodo.
    A sua volta mi ha confessato i suoi (falsi) analoghi problemi. Ha finto di capirmi, ha finto di trovare giovamento nelle mie parole. Era sempre presente per colmare la forte assenza che sentivo io in merito al mio partner dell’epoca e a quella che – ovviamente -sentiva lui.
    Mi ha agganciato con un metodo che ho scoperto solo pochi giorni fa essere la prassi, il modus operandi di queste bestie. Si è avvicinato fisicamente stuprandomi nell’anima, perché il corpo non glielo facevo toccare. Ha lavorato anche su quello e pian piano è diventato il sogno mancato di una vita, l’uomo ideale per cui sarebbe valsa la pena di lasciare tutto. Ha rivoluzionato – anzi mi ha indotto a rivoluzionare – la mia vita lasciando però intonsa la sua. E questo per anni, a intermittenza.
    Io facevo un passo avanti, poi due indietro, poi a destra e sinistra… mi dimenavo come potevo per non impazzire. Lui fermo.
    Ancora oggi la sua vita è tale e quale a quando l’ho conosciuto. E’ un rettile che spia da dietro i cespugli, che aggredisce la preda, inietta veleno letale e la lascia barcamenarsi godendosi lo spettacolo.

    Per una serie di circostanze, persone e personalità ho trovato l’antidoto, me lo sono iniettato all’ultimo e mi sono allontanata mentre lui era impegnato a strisciare lontano da me. E quando è tornato non c’ero più.

    Sapere che il copione è quello, comprendere con lucidità che è stato un bluff fin dall’inizio e soprattutto rafforzare queste convinzioni ora che il suo ricordo non è più così vicino mi è di grande sostegno per allontanarlo ogni giorno di più.
    Rispetto anche solo a poche settimane fa riesco a vederlo sempre più giù, a sprofondare nel buco nero che lui stesso ha creato, a nutrire ogni istante di più la convinzione che non voglio vederlo nemmeno dipinto.
    Senza rabbia ora, senza strascichi. Con quel menefreghismo che non sono mai riuscita a provare per nessun essere umano.
    Leggete, documentatevi, fate paragoni con la vostra storia, vedete quanto tutti si somigliano e quanta distruzione hanno portato nelle vostre vite. Aggrappatevi a quello e poi lasciateli andare ovunque.. ma lontano da voi.

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  2. “…non si accorge sinceramente del disastro che crea, ma si compiace dell’inseguimento sentimentale che scatena…”
    Ecco, io non mi sento di dire di aver incontrato il peggiore in circolazione, viste le vostre storie.
    Penso sinceramente che lui sappia di essere uno che alla fine combina disastri e poi non sa come rimediare, ma credo che non abbia sinceramente ancora compreso la gravità di ciò che fa.
    La sua comprensione di se stesso e dei meccanismi che lo governano rasenta lo zero, e questo mi ha preso alla sprovvista, perchè l’ho capito dopo molti anni in cui l’ho visto sventolare in giro sentenze e opinioni sui massimi sistemi con una sicumera da fare invidia a un professore universitario.
    Quindi sei intelligente, quindi capisci cosa stai facendo, cosa mi stai dicendo (anche se col contagocce)….?
    Constatare invece poi la pochezza della sua conoscenza interiore mi ha a dir poco sconvolta.
    Cioè, sì, sapeva di barare, ma non lo riteneva una cosa così grave, ecco.
    Anche perchè non ha mai parlato troppo (di “noi”), a parte buttare lì una volta al mese dal nulla frasi da perfetto future fake o da idealizzazione totale della mia persona… eppure, su tutto il resto ha un carattere istrionico e ha una gran parlantina. Se mi voleva, come diceva, perchè non si spiegava un pò meglio ?
    Alla fine ho capito da una sua frase qual è la sua tattica, sia per autoassolversi (in modo da poter sempre rispondere “io non l’ho detto , questo, io ero in buona fede perchè intendevo dire un’altra cosa”), sia per poter dire ” quella poveretta si è inventata tutto !”
    Si è svelato quando ha detto: “non c’è bisogno di parlare, certe cose si capiscono anche senza dirle”.
    Compreso il fatto che sua moglie possa immaginare cosa combina (o vorrebbe combinare) in giro, senza che però abbia mai potuto esprimergli questo dubbio…perchè lui le risponderebbe: ” eh, su quali basi ? Solo per il fatto che quella tizia mi ha fissato ???”
    Insomma, io per anni ho sognato un chiarimento, anche solo per un addio-per-sempre… ma che mi facesse uscire da un limbo infinito… e invece alla fine ho capito che parlare e chiarire la sua posizione era proprio l’ultima cosa che intendeva fare !!!
    E anche quando ho scoperto il suo gioco, il suo comportamento è stato quello del “su dai, te la sei presa x così poco ? Ma come sei all’antica e bacchettona… erano battute innocenti…”
    Per lui è tutto “leggerezza”.
    È anche disposto a “perdonarmi” visto che sono io che nn lo voglio più vedere, pensa te come è buono e di larghe vedute.
    Però ecco, io credo che lui non riesca nemmeno a capire che questa per le persone normali si chiama truffa sentimentale, disonestà.
    Per lui è giocare, combattere la noia.
    È alla ricerca di persone che sappiano essere “al di sopra” delle banali regole stereotipate che il mondo ti impone.
    E io purtroppo alla fine ho fallito, lui pensava che i miei confini fossero molto più in là, e invece…che delusione, gli ho dato.

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