Il mancato controllo degli impulsi sessuali nel narcisismo perverso

Il narcisista perverso è prigioniero del suo modus operandi. Vorrebbe sentire e amare, provare emozioni e sentimenti come un normale essere umano ma, incastrato nella ricerca di sensazioni sempre più forti, finisce per smarrire se stesso lungo il turbolento percorso di vita che si è imposto. Sacrifica sull’altare delle passioni facili e delle gratificazioni istantanee il suo talento, la sua intelligenza, la sua professione, la sua vita privata, l’etica, la morale, la spiritualità, il buon senso, l’educazione dei figli e ogni rapporto significativo, di amore o di amicizia possa ostacolare il cavalcare incontrollato dei suoi impulsi e delle sue ossessioni. Nella sua vita le parole d’ordine sono “adrenalina” e “euforia”.

L’abbraccio di un bambino non può trasmettere tali sensazioni, il sorriso di una donna che lo ama nemmeno. La semplicità, la serenità e la bellezza della vita quotidiana è declassata  a noia, routine, tedio, monotonia, piattezza. Di conseguenza, la sua insoddisfazione nella conduzione della vita familiare sarà totale. Inoltre, non riuscendo a celare l’ irrequietezza nei confronti della normalità – che gli peserà come un macigno – scapperà dagli impegni familiari sempre che potrà per andare alla ricerca di quei programmi più adatti agli umori del momento.

Bisogna capire che il narcisismo è una ‘malattia mentale’ che intacca irreversibilmente la sfera dell’affettività. Trattandosi di un male che non sarà mai riconosciuto dal suo portatore oppure che verrà puntualmente minimizzato da lui (grazie al potere e al piacere che ricava dal veleno che spesso non si accorge di sprizzare) saranno i suoi affetti a pagarne il prezzo e le conseguenze delle sue azioni.

Alcuni narcisisti sono consapevoli della propria malattia ma non riescono a controllare l’impulso di fare del male. Lo psichiatra e psicanalista Franco De Masi sostiene che una specie di “banda delinquenziale” li sottomette dall’interno costringendoli ad agire di una determinata maniera:

L’organizzazione patologica è simile a un delirio, teso a sottomettere la parte emotiva e relazionale del paziente, che agisce contro le parti vitali del Sé. Essa si configura come una struttura scissa che può assumere aspetti differenti, come, per esempio, la figura di un personaggio grandioso che promette al paziente uno stato di benessere. Questo mondo si presenta piacevole e seducente se il paziente si sottomette, ma assume un carattere minaccioso quando tende a sottrarsi[1].

Cosa impedisce il cambiamento in questi individui, spesso traumatizzati nell’infanzia? Torniamo al libro del Dott. De Masi:

Sentirsi cronicamente vittima di ingiustizie servirebbe a non mettere in discussione la propria parte di responsabilità e a non elaborare il lutto per il trauma sofferto e per quanto è stato perduto nel passato, che non è più recuperabile. La sofferenza traumatica è trasformata in guerra cronica in cui l’oggetto (la partner, la madre, n.d.a) è torturato senza mai perdere la relazione con esso; la soddisfazione perversa che si ottiene eccitandosi nel circolo controaggressivo rende sempre più difficile il cambiamento[2].

Inoltre, il perverso non sa distinguere più le parti sane dalle malate, essendo dominato o sedotto da una struttura patogena che è per lui fonte di energia e di vitalità. Per farla breve scambia l’eccitamento con l’energia vitale:

A volte occorre lavorare a lungo  per aiutare il paziente a ristabilire nel suo mondo interno una distinzione tra gli oggetti eccitanti che non sono utili alla crescita e gli oggetti buoni che possono essere anche frustranti. Altro tipo di confusione consiste nella mancata distinzione tra ciò che è esterno e ciò che appartiene al Sé[3].

I pensieri di un uomo che ha covato nell’anima sin da piccolo l’odio verso la figura femminile, tanto da disprezzarlo in età adulta, non potranno mai essere epurati con un colpo di bacchetta magica. Avvelenare la fonte dei suoi pregiudizi è senz’altro una missione impossibile.

Il nostro cervello è profondamente influenzato da ciò che la nostra mente assorbe. Ogni immagine che acquisiamo, ogni pensiero che ci permettiamo di avere, così come le nostre azioni sono aggiunte all’insieme per determinare chi siamo. Il mancato controllo degli impulsi soprattutto quando degenerati (per “degenerati” intendo unicamente le azioni che mettono a rischio la salute fisica e mentale delle persone) hanno la loro influenza sulla vita di coppia e sulla loro quotidianità. In questo senso, Mark B. Castleman e Tullio DeRuvo, nel saggio “L’ultima droga – la pornografia su Internet e il suo impatto sulla mente” spiegano:

Le immagini pornografiche vengono memorizzate nei centri emotivi del cervello, dove possono essere riattivate in ogni momento, luogo o situazione. Siccome vi sono così tanti e diversi collegamenti nel modello mentale pornografico, è impossibile prevedere quali stimoli esterni o interni faranno scattare l’attivazione delle immagini. La persona può essere con la famiglia, al lavoro, in chiesa, a fare la spesa, a giocare con i bambini e all’improvviso un’immagine porno appare sulla scena della mente. Questo può portare a molte reazioni: frustrazione o rabbia, con sbalzi di umore che lo rendono irritabile o scontroso; lussuria ed eccitamento, che lo proiettano in una sessione di fantasie mentali che gli rendono difficile concentrarsi sulle persone o sull’incarico che ha davanti; un desiderio incontenibile di guardare immagini pornografiche, che lo portano a formulare piani immediati per raggiungere lo scopo, facendo sì che abbandoni o trascuri le persone o gli impegni con cui è coinvolto; e, peggio ancora, l’improvvisa ondata di immagini pornografiche può condurlo direttamente nella parte più stretta dell’imbuto, con comportamenti tesi a mettere in pratica le sue fantasie con o contro altre persone tramite la prostituzione, il tradimento, l’esibizionismo, la molestia sessuale o lo stupro. Le immagini porno possono essere attivate da migliaia di stimoli, alterando improvvisamente la chimica cerebrale e rendendo la persona capace di compiere cose diverse, dalla semplice distrazione a dei terribili crimini[4].  

Sottolineo che il perverso raramente condivide con la partner le sue fantasie, sarebbe un passo in avanti ammettere di essere debole, di essersi reso dipendente da comportamenti nocivi, di aver bisogno di qualcos’altro per sentirsi realizzato sessualmente. Lui, questo di tipo di ammissione, anche quando colto in flagrante, mai lo farà. Sostanzialmente darà la colpa a lei, la dichiarerà improvvisamente colpevole di trascurarlo per una qualche ragione mai esternata: l’eccesso di lavoro, la nascita di un figlio, i sospetti di un tradimento da parte della compagna…

Daniel Bergner, nel saggio “Il lato oscuro del desiderio” pubblicato da Einaudi nel 2014, ci riporta un’interessante conversazione con il prof. Frederick S. Berlin, della John Hopkins University, ritenuto uno dei massimi esperti mondiali sui temi dei disordini sessuali. Per farci capire la fatica immane che impedisce ad un narcisista sessualmente perverso di curarsi o di persistere con il lavoro terapeutico una volta intrapreso, utilizza una metafora:

Se non mangiamo moriamo. Se smettiamo di fare sesso, ci estinguiamo. Stiamo parlando di un appetito potente, che ha basi biologiche, e se finisce per puntare nella direzione sbagliata, vuol essere soddisfatto lo stesso. Sa, il sonno è un altro istinto biologico; può ripromettersi  quanto vuole di non cedere alla voglia di dormire, ma lasci che glielo dica, alla fine dormirà. Questa è la lotta che alcune persone conducono sul piano sessuale[5].

Per Alexander Lowen il narcisista usa il sesso come sostituto dell’amore e dell’intimità:

I narcisisti hanno paura dell’intimità perché essa equivale a esporsi: non ci si può nascondere dietro una maschera, un’immagine. La vicinanza fisica invece non richiede la stessa apertura, e può essere usata per nascondere il sé e i sentimenti. I narcisisti possono usare l’intimità sessuale in modo da evitare la vera intimità: l’oscurità e la vicinanza fisica impediscono infatti di vedere l’altro. Il risultato è che il sesso diventa un atto meccanico fra due corpi, mentre l’eccitazione e le emozioni si focalizzano su partner immaginari.

La consapevolezza è funzione del tempo e della distanza. Capire una persona richiede del tempo. Se si è fortemente concentrato a perseguire un obiettivo, si vede l’altro solo come un’immagine. Non si ha tempo per metterlo a fuoco, in modo da vederne chiaramente l’individualità. Farlo significa dare per un momento più importanza all’altro che al proprio obiettivo, il che è estremamente difficile per i narcisisti. (…) I narcisisti, essendo persone sole, amano gli abbracci, ma a mio avviso è perché li percepiscono come meno minacciosi del vedere e dell’essere visti. Purtroppo però nascondere il proprio sé significa negarlo, e in definitiva perderlo[6].

Il concetto di eccitamento negativo è pertinente al problema narcisistico. Come chiunque altro, l’individuo narcisista ha bisogno di eccitazione, ma avendo negato i propri sentimenti non può trovarla nel desiderio e nella passione. La ricerca allora nella sfida al gioco, nella lotta per il potere e nelle situazioni di pericolo: in quelle situazioni, insomma, in cui si sente minacciato – minacciato di perdere denaro, potere, la vita – e in cui le sue capacità gli consentono di sconfiggere questa minaccia. (…) Il solo piacere reale che egli ottiene sta nell’aver sconfitto il pericolo e nell’avere rimosso la minaccia. L’eccitamento ha origine dall’elemento negativo della situazione, e il suo piacere è più un sollievo che un vero soddisfacimento. (…) per provare gioia bisogna essersi liberati dall’ansia di lasciarsi andare e di esprimere i propri sentimenti. O, in altre parole, si deve essere liberi da preoccupazioni e innocenti come bambini. I narcisisti non sono né liberi da preoccupazioni, né innocenti. Hanno imparato a giocare il gioco del potere, a sedurre e manipolare. Si preoccupano sempre di come li vedono gli altri, delle reazioni che sapranno suscitare. E devono mantenere il controllo, perché perderlo risveglierebbe la paura della follia[7].

L’impulsività è venduta dal perverso all’inizio della relazione come il suo asso nella manica, come un valore aggiunto che lo rende imprevedibile e unico: “le donne con me non si annoiano mai!”. Non sa, la malcapitata, che è unicamente la punta dell’iceberg della sua personalità disturbata. Spesso le donne confondono le urgenze sessuali del narcisista perverso con passione, amore o nostalgia sfrenata per loro quando, in realtà, egli ha soltanto bisogno di un corpo qualunque sul quale sfogarsi.

Il narcisista perverso, così come il porno dipendente è qualcuno che ha perso qualcosa per strada, particelle elementari della sua esistenza, c’è un neo nella sua vita che non è minimamente disposto ad affrontare, quindi, agisce impulsivamente per sfuggire alla sofferenza, quell’interna e quella provocata agli altri. Stordirsi di qualcos’altro ossessivamente è una tattica efficace per non guardarsi allo specchio. Opera, così, ciò che in psicanalisi viene chiamato “ritiro sessualizzato”, un vero e proprio rifugio mentale che lo impedisce di investire emotivamente nelle persone reali. Tale “rifugio” diventa la base del funzionamento perverso, è ciò che lo isola dal mondo circostante determinando le sue azioni autodistruttive e dannose:

Raramente il paziente comunica all’analista l’esistenza del ritiro, le fantasie sensoriali che lo accompagnano e il modo in cui ne usufruisce, anzi lo difende e lo valorizza come un luogo segreto e prezioso. Sta dunque alla capacità dell’analista di individuarne l’esistenza e i contenuti al fine di trasformarlo. Quando questo processo è avvenuto, l’analista può descrivere le finalità del ritiro e mostrare come il suo continuo uso abbia un effetto deteriorante, cosa di cui il paziente non ne è consapevole. Il paziente, pur essendo cosciente di avere una vita segreta che svolge nel ritiro, non è consapevole degli effetti distruttivi sulla sua personalità. Il ritiro, infatti, sottrae energia vitale e danneggia lo sviluppo emotivo perché offre una facile alternativa al mondo relazionale[8].

In alcuni casi si diagnostica nel perverso il c.d. “disturbo del controllo degli impulsi”[9].

C.l.d.


[1] DE MASI, Franco. Lavorare con i pazienti difficili, Bollati Boringhieri, 2012, p. 66.

[2] Idem, p. 54.

[3] Ibidem, p. 28

[4] CASTLEMAN, Mark B; DeRUVO, Tullio. L’ultima droga – la pornografia su Internet e il suo impatto nella mente. Il Grande Noce, 2009, p. 82-83

[5] BERGNER, Daniel. Op. cit., p. 24.

[6] LOWEN, Alexander. Il narcisismo, l’identità rinnegata, Feltrinelli, 2014, p. 110-111

[7] Idem, p. 194

[8] DE MASI, Franco. Lavorare con i pazienti difficili, Bollati Boringhieri, 2012, p. 76

[9] Una persona con iperattività sessuale può ad esempio scegliersi il materiale pornografico che preferisce o i partners a pagamento che preferisce, mentre il dipendente sessuale finisce per trascorrere il suo tempo in questa ricerca. Il pericolo maggiore di questo tipo di dipendenza è arrivare al punto di non disporre più (perché non riesce più a lavorare o a dedicarsi alla vita sociale) delle risorse economiche che permettono ai soggetti di fare una simile vita, e quindi magari si adatta alle prime cose che trova, accettandone anche rischi (igienici e infettivi, o ambientali), pur di consumare immediatamente la prestazione. Nei casi più gravi possono mettere in atto comportamenti illeciti (come il furto) pur di assicurarsi soldi abbastanza da spendere con la propria dipendenza. L’ipersessualità si contraddistingue per la presenza di uno o più dei seguenti comportamenti: 1) la ricorrenza ossessiva di pensieri intrusivi e fantasie sessuali non volute; 2) vita sessuale promiscua con adulti consenzienti, masturbazione compulsiva, richieste eccessive di prestazioni sessuali al proprio partner, uso smodato ed eccessivo di materiale pornografico o linee telefoniche erotiche e sesso virtuale; 3) i comportamenti o le attività legate alla sessualità vengono praticate anche in presenza di stai d’animo spiacevoli come l’umore depresso, ansia, disperazione, tristezza, o come strategia per combattere lo stress; 4) le persone affette da ipersessualismo hanno cercato di ridurre, controllare o interrompere i comportamenti sessuali; 5) nel tentativo di ridurre o interrompere il comportamento sessuale compulsivo, il soggetto risulta molto irrequieto, ansioso, irritabile, triste; 6) il comportamento causa effetti negativi sociali con ripercussioni nella vita con gli altri: famiglia, amici, lavoro, conoscenti; sull’intimità di coppia. La conseguenza è un progressivo isolamento patologico.

7 pensieri su “Il mancato controllo degli impulsi sessuali nel narcisismo perverso

  1. Tutto quello che ho letto si rispecchia nella personalità di mio fratello. … peccato che nonostante pochi incontri ,che ha avuto con la psicologia,non ha detto neanche una briciola di verità, scaricando la colpa agli altri. Se solo si potesse intervenire con farmaci, quanto meno non darebbe fastidio a chi quotidianamete lo vive.Un articolo veramente interessante ..

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    1. Carissima, indubbiamente avere un fratello/sorella psicopatici è una situazione delle più delicate, altamente stressante a livello emotivo. Assistere quotidianamente ai loro raggiri, sopratutto quando di mezzo ci sono dei genitori anziani che li difendono e idealizzano (perché manipolati) non è facile. Ahimè, come hai potuto leggere negli articoli, sopratutto di H. Marietan, non c’è cura per la psicopatia. In buona sostanza, sono soggetti ‘fatti così’: maestri del raggiro che fanno della bugia patologica il baluardo del loro vivere. E’ un ‘modo di essere’ che fa ammalare un gran numero di persone nel corso della loro esistenza. Sono talmente pesanti e abituati a prendere in giro gli altri che gli psicologici e psichiatri più esperti preferiscono non seguirli perché sanno che a) non c’è cura; b) gli psicopatici mentiranno abbondantemente durante le sedute assumendo una posizione di superiorità costante rispetto al curante. Attenta a non farti parassitare e sfruttare! Molto spesso è questo il ruolo destinato ai fratelli degli psicopatici, fare da bancomat o da bestia da somma, cioè, da meri esecutori materiali di quei compiti più noiosi e sciagurati all’interno della famiglia. Uno psicopatico doc non si assume mai la responsabilità di un bel niente, ma la delega ai fratelli e sorelle subdolamente, senza dare nell’occhio, per poi raccogliere i meriti dello sforzo altrui. Un abbraccio fortissimo! Claudiléia

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