Sabbia negli occhi: la comunicazione perversa

Negli articoli precedenti abbiamo visto che il perverso narcisista ha un’immagine di se grandiosa che non corrisponde alla verità. La sua struttura psichica si basa unicamente su ciò che crede di essere perché alimentata dagli sguardi di ammirazione di chi frequenta la sua cerchia. Chiunque lo tratti normalmente è allontanato, denigrato, infangato, reputato incompetente, ignobile, antipatico e indegno della sua stima. È naturale, quindi, che contrattacchi con grande violenza chi abbia provato a intaccare ciò che faticosamente ha messo in piedi a colpi di menzogne sempre più clamorose[1].

Siamo esseri umani e, come tale, sensibili al rifiuto. Usare la bugia come strategia di difesa appartiene all’ordine naturale delle cose, al nostro percorso di crescita personale. Un narcisista perverso, tuttavia, farà della menzogna il suo stile di vita, associandola alla malafede e al plagio sia per tenere legati i partners, per adescarne altri o per ottenere dei favori e privilegi che altrimenti non riuscirebbe a conquistare, per seminare zizzania nell’ambiente di lavoro, per non assumersi mai la responsabilità delle sue azioni, per posare da vittima o farsi grande, ecc.

Per Immanuel Kant “con la menzogna io sono causa del fatto che alle mie dichiarazioni non si dia più credito in generale, per la qual cosa tutti i diritti basati su contratti sono destituiti di fondamento e perdono la loro forza”.[2]  In effetti, nella vita di coppia le bugie sparate dal perverso narcisista avranno diversi livelli di gravità. Ricordiamoci che parliamo di un individuo abituato a passare dalla più innocente e insignificante delle menzogne alla più distruttiva in un batter d’occhio, tanto che l’interlocutore avrà la sensazione di essere bombardato da informazioni a volte inutili e difficilmente verificabili.

Il risultato di una simile operazione sarà drammatico per entrambi. Non sapendo cosa corrisponde al vero e cosa al falso, spesso saranno le troppe bugie a dare il colpo di grazia in un rapporto consolidato. Più rischia l’immagine, più il narcisista perverso mentirà avvalendosi di menzogne ad alto rischio per salvarla ad ogni costo:

La menzogna ad alto rischio comporta conseguenze serie sia per il mentitore sia per il destinatario e ha dei costi elevati rispetto agli eventuali benefici. La posta in gioco è alta e ci devono essere delle valide ragioni per decidere di farvi ricorso. Di solito, tale forma di menzogna compare in situazioni relazionali difficili e conflittuali, nonché in contesti in cui una persona rischia la propria faccia e il proprio onore. Infatti, qualora fosse scoperto, perderebbe la fiducia da parte del partner e sarebbe accusato di disonestà. In queste situazioni emerge un problema di apertura e di sincerità con un dilemma di questo genere: è meglio dire la verità, accettare le conseguenze connesse con una trasparenza onesta e cercare il modo più conveniente per dire il vero, oppure è meglio dire una menzogna, accettare le eventuali penali da pagare per un messaggio falso e preparare le informazioni in maniera pertinente e coerente con i vincoli contestuali? Oppure è ancora meglio una via di mezzo?[3]

Per ovvie ragioni un narcisista perverso terrorizzato dal rifiuto e del crollo della sua immagine premerà unicamente il tasto rosso della menzogna oppure, nella migliore dell’ipotesi, ne farà un guazzabuglio incomprensibile di mezze verità con l’obiettivo esclusivo di insabbiare le sue responsabilità all’interno del conflitto.

Il perverso non si esprime mai chiaramente ma utilizza le parole per gettare l’altro in una grande confusione. Attende pazientemente che sia l’interlocutore a mostrare le carte per prima. Al partner non resterà che esporsi al ridicolo, ipotizzare, dedurre, trastullarsi nel dubbio sul perché delle sue azioni:

Allo scopo di mantenere il potere egli mette in atto una forma perversa di comunicazione, che consiste nel rifiuto della comunicazione diretta e nel ricorso a messaggi, per così dire, “trasversali”, messaggi che minacciano e intimidiscono. (…) Il perverso, cioè, può proferire una minaccia con un tono di voce neutro e il volto impassibile, così come può, al contrario, esprimere un contenuto leggero o indifferente con un’espressione che incute timore. L’importante è disorientare l’altro, tenerlo costantemente sotto scacco. La comunicazione non comunica, non realizza uno scambio, non produce nulla: salvo la svalutazione, la manipolazione, il controllo. Non ha né un’intenzione né un risultato creativo. Così, quando la compagna, preoccupata per la piega che sta prendendo il rapporto, chiede al partner di parlarne egli può rispondere “Che cosa c’è da dire? Tu sei sempre la solita esagerata! Non fai altro che lamentarti!”. Il perverso travisa intenzionalmente e invia messaggi oscuri, rifiutandosi di esplicitarli (…) Il perverso, inoltre, da l’impressione di sapere. In questo modo disorienta l’interlocutore, che non riesce a reagire. La menzogna, il sarcasmo, la derisione e il disprezzo, sono armi che egli usa per squalificare e soggiogare la vittima. La derisione, in particolare, consiste nel farsi beffa di tutto e di tutti. Essa trascina la comunicazione in un’atmosfera viziata, nella quale si avverte che per la verità non c’è posto, perché verrebbe derisa. Così lo scambio scivola su un registro insincero, in cui trovano posto soltanto cattiverie e calunnie [5].

Esempi della comunicazione fuorviante e manipolatoria messa in atto dal perverso:

  1. “Non vedi il quanto ti amo, stupida? Prendi tutto troppo sul serio, sei pesante.” una frasi contraddittoria, detta in tono neutro;
  2. “Cosa devo fare con te? Sequestrarti per farti capire che dico la verità?” detto con un sorriso;
  3. “Che vuoi che faccia? Che m’ammazzi, che t’ammazzi? Ci ho pensato, sai?” detto senza trasparire alcuna emozione;
  4. “Guai a te se fai del male ai nostri bimbi!” detto in tono minaccioso dopo una lite telefonica in cui ha denigrato, accusato e ricattato emotivamente la partner, rimasta a badare i bambini mentre il narciso era a ballare con gli amici.
  5. “Hai preso i biglietti?” “Sì.” “Che ore partiamo?” “Alle 10:00.” “Cambialo immediatamente!” “Perché?” “E’ sabato, volevo dormire un po’ di più.” “Non mi hai detto nulla sull’orario, pensavo…” “Ti delego un’unica cosa e tu la fai con i piedi! Lo devi cambiare!” “Non sono rimborsabili, come faccio?” “Non è un problema mio. Chiamami soltanto dopo averli cambiato.”
  6. “Chissà cosa hai combinato nel tuo passato! A volte ho l’impressione che tu non m’abbia raccontato tutto! Chissà se non farai anche con me quello che hai fatto con gli altri?” “Quali altri?” “Lo so io!”
  7. “So di cose su di te che manco t’immagini!” “Che cosa? Dimmelo!” “Dovresti saperlo!” “Chi te l’ha detto? Chiamiamolo subito! Voglio chiarire questa storia.” “Lasciamo stare, ci amiamo e va bene così. Perché dovrei sprecare il mio tempo? In ogni caso, sono certo che cercando delle informazioni su di te scoprirei che hai un sacco di scheletri nell’armadio!”

Marie-France Hirigoyen nel suo Molestie morali, la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro aggiunge “farsi beffe delle sue convinzioni (…); non rivolgergli la parola; ridicolizzarlo in pubblico; denigrarlo davanti agli altri; privarlo di ogni possibilità di esprimersi; beffarsi dei suoi punti deboli; fare allusioni scortesi, senza mai esplicitarle; mettere in dubbio le sue capacità di giudizio e di decisione”[6]. Uscire sollevati da una discussione con un narcisista perverso è praticamente impossibile. La sensazione finale è di stanchezza, d’impotenza, di perdita totale di vitalità e quel famigerato amaro in bocca che porta l’interlocutore a pensare di essersi “difeso male”, di aver potuto “dire che”, oppure di essere stato troppo aggressivo. Insomma, la mente è offuscata, confusa, logorata da un dialogo controproducente in cui i ruoli di vittima e carnefice si sono alternati minuto dopo minuto:

Il manipolatore allontana rapidamente la discussione dai vostri intenti iniziali e la utilizza per insultarvi. Per esempio: lui o lei vi chiede un bicchiere d’acqua. Vi rimprovera di non averlo riempito abbastanza e, in quarantacinque secondi, vi accusa d’essere avaro come tutti i membri della vostra famiglia, che non gli ha mai voluto prestare denaro, ecc. Ed eccovi imbarcati in una discussione sterile, che rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il suo obiettivo resta quello di denigrarvi, di colpevolizzarvi, di farvi perdere il contatto con la realtà, di farvi arrabbiare, di lasciarvi senza voce, di creare una sensazione d’insicurezza, di destabilizzarvi. Questo processo permette al manipolatore di riprendere una parvenza di controllo della discussione. D’altra parte, spesso finisce col concludere che “vi perdete in un bicchier d’acqua”.  I processi cognitivi del manipolatore sono inquieti nel senso patologico del termine. Non smettete di interrogarvi sull’irrazionalità dei suoi ragionamenti. La comunicazione perde senso, è fuorviata per trasformarsi in un’arma di controllo e di potere su di voi[7].

In un saggio molto interessante sullo specifico argomento della bugia applicata al tradimento del partner, la sociologa e consulente famigliare inglese Kate Figes afferma:

È facile giustificare il tradimento sessuale con “Se non lo sa non soffrirà” oppure “È solo sesso” e anche con l’idea che l’amante abbia accettato di sua spontanea volontà e di conseguenza nessuno soffra per le nostre azioni. È facile giustificare la relazione vedendo solo l’irragionevolezza del partner e tutto ciò che non fa per noi. È facile usare l’ideale romantico dell’amore appassionato per giustificare il proprio tradimento di altri valori, quali la lealtà e la fiducia. (…) La maggior parte di chi tradisce non si rende mai conto che più la menzogna va avanti, ossia più evita di affrontare le difficoltà che hanno condotto alla relazione in primo luogo, e più è incline a trovare difetti nel coniuge. Il biasimo si intensifica, trascinando con sé ogni altra cosa: non riuscire ad arrivare in tempo per il colloquio con gli insegnanti dei figli, non mostrare abbastanza interesse per una difficoltà di lavoro, non apprezzare gli sforzi dell’altro. C’è anche il pericolo che la menzogna diventi un’arma potente e insidiosa nel gioco dello scaricabarile. Ogniqualvolta il coniuge sospettoso mette in dubbio il comportamento del partner o anche osa chiedere se questo ha una relazione, la menzognera risposta “mina la fiducia dell’altra persona nelle proprie reazioni emotive e nella propria percezione della realtà” come scrive lo psicologo Harold Sarles nel suo importantissimo articolo “Il tentativo di ammattire l’altro”. Risposte difensive come “Sei solo paranoico, lo sapresti se ho una relazione” e “Non ti fidi di me” possono apparire semplici tentativi di proteggere il segreto e il coniuge sulle conseguenze emotive della scoperta del tradimento, ma rimandando la colpa al mittente. Se ripetute nel tempo, possono turbare gravemente una persona che istintivamente avverte un cambiamento nella qualità delle attenzioni ricevute, pur venendo ripetutamente rassicurata che non c’è nessun problema[8].

Concretamente, un narcisista perverso plagia[9] l’altro, lo rende colpevole da fatti immaginari, usa ragionamenti pseudo-logici e regole morali che manipola per raggiungere il suo obiettivo, gira la frittata a suo piacimento capovolgendo le situazioni esclusivamente a suo vantaggio. Ogni situazione è valida per sfoggiare questa sua caratteristica:

Se le persone con chi ha a che fare hanno la tendenza a colpevolizzarsi di tutto, diventano i suoi bersagli preferiti. Il manipolatore è il Re della “doppia stretta” (double bind), una comunicazione paradossale in cui vengono emessi due messaggi opposti in modo che chi ascolta si trova di fronte a una scelta impossibile: se obbedisce a un messaggio, contravviene all’altro. Ad esempio, quando qualcuno vi accusa di una lacuna culturale, ma allo stesso tempo si rifiuta di soddisfare la vostra curiosità dicendovi “Non serve che io ti spieghi, tanto non ne sai niente”, vi trovate di fronte a una “doppia stretta”. Se ci pensate bene, qualsiasi cosa facciate, vi sentirete dei mediocri. (…) Tutti i giorni il manipolatore critica, in modo subdolo o, viceversa, del tutto palese. Si rivolge direttamente a voi o utilizza intermediari. La perfezione non esiste, e lui è lì per sottolinearlo agli altri: tutte le occasioni sono buone, a cominciare dalla qualità dei pomodori che avete appena comprato. La sopravvivenza psicologica del manipolatore dipende dal costante disprezzo degli altri: è come se in questo modo si rigenerasse. Possiamo paragonarlo a una persona che annega e che, per sopravvivere, spacca la testa al suo salvatore, considerato come un rivale.[10]

La partner, alla fine, si convince di non valere nulla, di non saper fare nulla e di non riuscire manco a esprimersi in maniera corretta. I suoi tentativi di autonomia saranno puntualmente derisi, demoliti, scherniti, accolti con freddezza e menefreghismo. Ogni sua idea sarà accantonata come poco interessante, i suoi programmi saranno ritenuti noiosi e le persone che la circondano e con le quali si trova bene saranno classificate come una massa di sciocchi, di pezzenti, di stupidi come lei.  Il drammatico risultato tratto dalla comunicazione perversa è l’annientamento psicologico della vittima, un capolavoro di lavaggio del cervello e di manipolazione mentale, per la gioia del narcisista:

Nella radicata convinzione di non valere nulla e per questo di essere rifiutata da chiunque indistintamente, (la vittima n.d.a) ha costruito la propria “paranoia di sé”; è diventata cioè il peggior nemico di se stessa, con risvolti talora drammatici. Nel mettersi in relazione con gli altri il suo atteggiamento è di tale diffidenza, sospetto, attenzione da causare negli interlocutori proprio ciò che teme: il rifiuto, ottenendo così conferma di un sospetto che nel tempo è divenuto una verità inossidabile. E quando nella relazione non manifesta il proprio sospetto per l’altrui giudizio, si sforza per piacere ad ogni costo, apparendo affettata e “finta” e finendo, ancora una volta, con l’essere rifiutata. (…) Ma i risvolti sono ben peggiori a livello sentimentale. Partendo dal presupposto di non valere nulla, se qualcuno si accorge di lei, brutto anatroccolo, è un miracolo, un dono divino. Quindi si lega in modo morboso al partner di turno, anche se si tratta di qualcuno che “sarebbe meglio perdere che trovare”, anche se la relazione non è soddisfacente. In ogni caso maltrattamenti, vessazioni, umiliazioni sono accettate di buon grado, in quanto sempre meritati: lei “non vale” di default, lei è disposta ad accettare ogni sopruso pur di mantenere in piedi una relazione[11].  

Il perverso utilizza la menzogna per regnare sovrano sull’altro. Ne fa uso smodato e, a seconda del caso, inconsapevole, della malafede[12] insita nel suo disturbo narcisistico di personalità. Falsando la realtà quotidiana induce la partner a dubitare costantemente di ciò che vede o avverte, fino a farla perdere completamente la propria identità, singolarità e autenticità. Ottiene così tutto ciò che vuole non come il risultato di un carcere privato nel quale, con sedute di elettroshock, sevizia la vittima per costringerla al silenzio perpetuo, ma come il prodotto finale di un sistematico utilizzo delle parole usate per rendere qualcuno a sua totale disposizione, a volte per tutta la vita.


[1] In questo articolo è stato trattato unicamente la violenza psicologica, un fenomeno molto più sommerso dalla violenza fisica, nonostante produca ugualmente danni di natura permanente nel cuore e nell’anima delle vittime.

[2] COSTANT, Benjamin; KANT, Immanuel. Il diritto di mentire, Passigli, 2008.

[3] ANOLLI, Luigi. Mentire. Il mulino, 2003, p.58

[4] FILLIPINI, Sandra. Relazioni perverse – la violenza psicologica nella coppia. FrancoAngeli, 2014, p. 38.

[5] HIRIGOYEN, Marie-France, Molestie morali, la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro. Einaudi, 2000, p. 113.

[6] NAZARE-AGA, Isabelle. La manipolazione affettiva, Castelvecchi, 2008, p.116-117.

[7] FIGES, Kate. Amore, fedeltà, bugie e tradimento. Edizioni Il punto d’incontro, 2014, p.168-169

[8] Assoggettamento di una persona al proprio volere fino ad annullarne l’autonomia intellettuale e psicologica.

[9] NAZARE-AGA, Isabelle. Op. cit., p.12-13-

[10] MURIANA, Emanuela; VERBITZ, Tiziana. Psicopatologia della vita amorosa, Ponte alle Grazie, 2010, p.87

[11] Simona Argentieri, nel saggio “L’ambiguità” pubblicato  da Einaudi nel 2008 afferma: “Possiamo dire che nella buona fede c’è la totale aderenza alla propria convinzione – giusta o sbagliata che sia – e se nella menzogna cinica c’è la netta consapevolezza dell’inganno che viene fatto ad altri, nella malafede, invece, l’inganno viene fatto, in una certa misura, anche a se stessi. Bisogna infine distinguere i casi di malafede anche dalle situazioni di dubbio e ambivalenza (potenzialmente molto più sane) nelle quali c’è la coscienza della difficoltà e dell’ansia che comporta essere abitati da tendenze opposto e contraddittorie.” p. 10.

13 pensieri su “Sabbia negli occhi: la comunicazione perversa

  1. Pingback: L'arte di salvarsi
  2. Salve a tutti.. sono un uomo di 38 anni.. mi permetto di scrivere alcune frasi strane e sconcertanti, manipolatorie e contraddittorie ascoltate da una donna egoista e problematica… che ne pensate???:
    – pensa … mi madre mi ha detto così: vedi di non fare altri casini… ma quali casini devo fare???
    – mio figlio il sabato pomeriggio non lo porto a catechismo… è una perdita di tempo.. tutta la settimana è impegnato con la scuola e il sabato è giusto che si diverta!!
    – mio padre mi insulta e mi bestemmia in faccia da quando sono piccola.. mi prendeva a calci.. sta male perché ha la pressione alta…. il mio ex marito mi insulta dalla mattina alla sera.. ecco come vivo.. tu mi aiuterai in tutto questo???
    – se mi lascio andare con te… non cambierebbe nulla!!!!!!!
    – Niente è per sempre!!!
    – Se non mi presenti i tuoi entro 10 giorni ti mollo!!!
    – Promettimi che non ti stancherai mai di me.. se mi starai sempre vicino io non fuggirò più!!!!!
    – Mio figlio ti trova simpatico.. ma ha detto che devi vestirti meglio!!!!
    – Quando conoscerai mio padre lui ti dirà che sono una disgraziata davanti a tutti!!!!!
    – Si ti amavo… in quel momento!!!!
    – Quando sei con me voglio che sei sempre preciso, curato e profumato altrimenti è una mancanza di rispetto nei miei confronti!!!!!!!
    – La nostra relazione potrà riprendere solo nelle modalità che io deciderò e non secondo le tue!!!!!!!!!!
    – Sei un egoista incentrato solo su se stesso e ti lamenti sempre… la gente ti invidia!!!!!
    – I problemi me li crei invece di risolverli!!!!!!!!!!!!!!!!

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    1. Gentile anonimo marchigiano, due sono le ipotesi: 1. la donna in questione avrà letto tutti i manuali sul narcisismo e ti prendi in giro recitandoli a memoria; 2. oppure lo è davvero e, in questo caso, ti conviene (lo dico per la tua salute mentale e fisica) lasciarla perdere il quanto prima. E’ probabile che lei provenga da una famiglia disfunzionale ma questo non giustifica la sua pretesa di disporre del TUO tempo come meglio conviene a lei oppure di giudicare il tuo modo di vestire o di essere. In più, ha l’indelicatezza di insinuare che pure suo figlio (immagino ancora piccolo) giudichi il tuo modo di essere (ovviamente in negativo) e di ricattarti per presentarla ai genitori. “Sì ti amavo… in quel momento” è un ragionamento tipico dei narcisisti più perversi, anche se raramente lo esprimono con questa chiarezza lampante. Attenzione: persone così ti portano a prendere decisioni irreversibili sull’ondata della passione e dell’innamoramento che dimostrano di avere per te IN UN DETERMINATO MOMENTO. Quando il fuoco di paglia della passione si spegne dentro di loro (non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te ma perché l’insoddisfazione totale su tutto è il pilastro fondante della personalità narcisistica) ti ritrovi in un mare di guai economici e con l’autostima azzerata. Salvati!

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  3. Grazie per il tuo commento e per la tua gentilissima risposta! Questa storia si è conclusa da pochi mesi.. prima per volere mio.. subito dopo per volere suo. Per poter spiegare bene il contesto di queste frasi dovrei raccontare in maniera più dettagliata tutta la storia ma posso confermare la sua situazione disagiata dentro casa con un padre che la maltratta da sempre.. e una madre che non l’ha mai apprezzata fino in fondo o difesa. Queste frasi venivano fuori in situazioni normali o in discussioni più o meno accese. Di fronte a molte frasi io sorridevo.. sorrido tutt’ora.. e introitavo dentro me una banca dati di frasi… atteggiamenti.. modi di fare.. di essere… di vivere… Sin dal primo incontro dopo anni di conoscenza.. a pelle notavo il suo forte auto controllo.. intuivo così. Lei non leggeva… o almeno credo.. libri di psicologia o testi su disturbi comportamentali ma tutto ciò che riguardasse il suo lavoro per potersi specializzare al meglio. La sua prima frase critica nei primi istanti di stranezza e freddezza fu: “tu dici di tenere a me ma i tuoi comportamenti non sono corrispondenti alle tue frasi.. mi vuoi tenere solo in gabbia!!!” … io: ma non è vero non ti impedisco nulla e rispetto il tuo essere madre e la tua vita.. che vuoi pretendere che io faccia o non faccia o decida di fare o non fare dopo appena 3 mesi di conoscenza?? Io ti rispetto e non sono nessuno per criticarti.. e tengo a te.. perché fai così?? Lei: non lo so.. fai quello che vuoi.. ora devo andare!!! ……….era libera di fare e andare dovunque e il sottoscritto pur con i suoi impegni e lavori rispettava i suoi impegni di mamma e andava da lei appena lei era libera.. anche solo per sapere come stava e come era andata la giornata. Ricordo era amante degli oroscopi. Quando se ne andò per la prima volta… (poiché io non rinunciavo alle mie cose, impegni come lei desiderava.. poiché volevo fare le cose non troppo frettolosamente… pur dimostrando interesse e attaccamento per lei con piccoli gesti e una forte passione e dolcezza) mi chiese di commentare un lungo oroscopo della coppia con i nostri nomi e dati con descrizioni paurosamente vere sul mio e sul suo carattere e a comunicare con lei solo tramite mail poiché impaurita, ansiosa delle mie richieste di parlare a 4 occhi da adulti. Comportamento molto infantile.. di una bambina.. di 40 anni. Non le ho concesso tutto quello che lei chiedeva.. non per cattiveria o mio egoismo o presa di posizione ma per non essere lo zerbino o corteggiatore di turno che le concede subito vacanze (ne voleva programmare due all’anno) spa..ecc.. Volevo vedere quello che lei apprezzava di me.. come uomo.. e io avere il tempo di apprezzare lei e capire la sua vita complicata.. capirci meglio.. rendermi conto di con chi avevo a che fare e poi a mano a mano.. darle tanto.. tanto di più.. tutto quello che provavo di così forte per lei.. Infatti una delle mie “responsabilità” era la LENTEZZA nel dimostrare sentimenti e prendere decisioni.. E’ difficile accettare subito proposte di convivenza e coinvolgere parenti e genitori e riporre di nuovo fiducia. dopo che una persona fugge, e poi torna perché si sente sola.. prima ti detesta perché chiedi chiarimenti e dopo due mesi proposte di convivenza e figli come se io fossi cambiato radicalmente?? Cambiato in cosa?? Ero sempre io.. E come fai a crederci.. Sono solo esempi e brevi flash.. ma la mia sofferenza era dettata dall’aumentare sempre più di questi comportamenti… frasi… negazioni.. freddezza.. dolcezza.. e la mia forte voglia di lei che in tutto ciò mi faceva andare avanti a fatica.. come una ferrari in seconda o terza marcia che va in fuorigiri ma che non riesce ad ingranare la quarta e le successive marce.. poiché la paura di una sua nuova fuga e quindi di andare a sbattere contro un nuovo muro era tanta..

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  4. Purtroppo dovrai abituarti ai suoi ritorni. Quando si sentirà sola, quando un’altra storia andrà male, quando avrà bisogno di sesso, di una spalla in cui piangere… Sarai tu a porre dei limiti allo sfruttamento emotivo che metterà in atto d’ora in poi. Tutte le persone abusate psicologicamente sono in grado di elencare i fatti con grande lucidità, il problema è uscire dalla nebbia per tagliare i ponti senza rimpianti. I narcisisti sono confondenti, giocano con la sensibilità altrui, distribuiscono sensi di colpa a destra e a manca, promettono in extremis cose impossibili per vederti ancora orbitare intorno a loro. Per più brutto che sia stato il tuo vissuto è difficile porre fine alla dipendenza affettiva che questo tipo di “rapporto” provoca nel partner abusato, quindi, alza la testa e proteggetti con buone letture (questo blog è pieno di riferimenti che potranno darti una mano) e non esitare a chiedere l’aiuto di un bravo psicoterapeuta nel caso in cui lei ritorni per offrirti dei “doni” che ti sembreranno irresistibili. Informati sul “vampirismo energetico”, potrebbe aiutarti! Grazie per il contributo!

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  5. Leggendo questo articolo mi è tornata in mente una scena di alcuni anni fa; rientro a casa, la sanguisuga è in cucina coi figli, ancora piccoli. Racconto che sono passato al bar a giocare una schedina del superenalotto, ogni tanto mi concedo questo lusso da 1 o 2 euro. Lei dice di fronte ai figli “ecco, così papà vince e poi se ne va di casa e ci lascia”. Io dico che non è così e rassicuro i figli che il loro papà non li abbandonerà mai, a lei rivolgo uno sguardo incazzato. Cosa voleva dire,.in realtà? Che lei lo avrebbe fatto, se avesse potuto. Ed infatti, a qualche anno di distanza, in concomitanza con una eredità ricevuta, ha messo in pratica il suo piano. Roba da brivido, a ripensarci.

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  6. Ciao, non so se il mio ex fosse un narcisista. Ma so come sto io dopo quasi un anno. Ci sono alcune frasi che non dimentico e che mi fanno stare ancora male, non sono insulti non ha mai usato parole pesanti, ma in qualche modo mi ha confusa.
    -sei tropoo sensibile, sei esagerata
    – sei sicura che io abbia detto questo? Io non ricordo, non è successo
    – ti ho sempre tradita, non fai le cose che mi.piacciono a letto
    – non devo chiedere scusa
    – non abbiamo mica firmato un contratto, faccio quello che voglio.
    Spero di guarire.

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