Il “lato buono” del perverso: la grande illusione

Ogni essere umano sulla terra possiede un’infinità di sfumature, belle e brutte. Nel narcisista perverso, tuttavia, il suo lato buono è soltanto una rappresentazione quotidiana che mette in atto per manipolare, sedurre, controllare e soggiogare il prossimo. Ogni sua mossa “buona” è meticolosamente studiata per ottenere un tornaconto personale, per incantare l’interlocutore, per rendersi ammirevole agli occhi degli altri, per tenere in pugno una relazione. È il caso di chi fa un’opera di carità unicamente per il ritorno mediatico che sarà dato alla sua persona; di chi acquista le magliette delle organizzazioni umanitarie africane ma inveisce contro i mendicanti che “imbruttiscono” la sua città, di chi entra immediatamente in intimità ed è gentile solo con le persone che potrebbero potenzialmente ricambiarlo con qualche favore, di chi sommerge di lusinghe e complimenti chi poi denigra alle spalle.

La bontà del perverso narcisista è l’ipocrisia elevata all’ennesima potenza. I suoi gesti sono teatrali, si muove sempre come all’interno di un palcoscenico:

“Anche lui ha il suo lato buono”, è una frase che ho sentito ripetere più volte da donne maltrattate dai loro compagni. Ed è vero: anche lui ha il suo lato buono – direi addirittura che è un lato, a volte, molto affascinante perché la sua inaspettata apparizione colpisce tanto di più in paragone agli altri lati, quelli in cui si palesano gli aspetti perversi. Questa mescolanza, negli uomini che maltrattano le compagne, di stati davvero drammaticamente diversi dell’essere, che, benché coesistano nella stessa persona, sembrano non sapere nulla l’uno dell’altro, ha sulle donne un effetto straniante. Sembra, infatti, che lui, quando è in uno stato, non sappia nulla di sé nell’altro stato: questo è, detto in breve, l’aspetto fenomenico del meccanismo della scissione[1].

In alcuni casi, non sapendo come sfoggiare un “lato buono”, il perverso se lo inventerà di sana pianta, per esempio fingendosi preoccupato per dei genitori anziani e malati (oggetti delle sue fredde telefonate di circostanza e raramente visitati), per dei figli adolescenti problematici (abbandonati affettivamente da tempo), per una moglie malata di cuore che non può abbandonare “proprio nel momento del bisogno”, per qualche amico in difficoltà finanziaria al quale presterà dei soldi (per poi denigrarlo agli altri dandogli del “poveraccio”). Nel libro I serial killer dell’anima, pubblicato da Sonda, Cinzia Mammoliti è convinta che:

Se si ostina a negare che le persone negative, cattive e senza scrupoli sono in mezzo a noi e sono anche numerose, si mistifica la realtà, esattamente come fanno loro. È un passaggio difficile nella vita di una persona buona riconoscere e subire la malvagità altrui, ma identificare razionalmente quanto sta capitando aiuta ad affrontare meglio il dolore che ne deriva e evitarlo in futuro[2].

Nessun essere umano privo di empatia può sviluppare buoni sentimenti. I perversi, però, con azioni coniate a doc per stupire, far innamorare oppure destare la simpatia altrui sono disposti a vendere il loro “lato buono” impegnandosi al massimo per far trapelare dalle loro corazze di egocentrismo la luce divina delle loro anime pie. Grazie a delle piccole gentilezze e a favori molto semplici accumulare sguardi di ammirazione sarà la loro specialità. È il loro modo di rendere disponibili un certo numero di individui accondiscendenti, così da poter sottrarre loro energia quando ne avrà bisogno.

Riguardo all’accondiscendenza suscitata dal perverso narcisista nella vita quotidiana, Mario Corte dispensa alcune osservazioni nel suo libro sul tema del vampirismo energetico:

A molti è capitato almeno una volta di trovarsi davanti a una persona di onestà assai dubbia ma ammantata di un alone di potere, e provare contemporaneamente un senso di ripugnante estraneità e di infiammata disponibilità a compiacerlo in ogni modo. Il suo bisogno di dominare sugli altri emana da lui come un odore. Egli alterna atteggiamenti vòlti a farci sentire delle assolute nullità al suo confronto con altri più bonari e apparentemente umani. Questi ultimi completano la cattura. Basterà un suo sorriso, un suo ammiccamento, un gesto di confidenza per farci vibrare di un’emozione aliena, misteriosa, che ci spingerà ad assumere atteggiamenti e a compiacere atti improntati a una totale accondiscendenza nei suoi confronti. Compiacerlo sarà per noi il più grande onore[3].

La capacità del perverso di far passare per buone le sue peggiori intenzioni e il mascheramento continuo della sua indole, può produrre, per esempio, effetti devastanti nella psiche dei figli. Restiamo sul saggio di Corte:

Un bambino ricattato affettivamente da un genitore-Vampiro che gli nega ogni dignità e che impone sempre il proprio potere, rischia di perdere il contatto con la realtà e di cadere facile preda di chiunque, con la prepotenza, vorrà imporgli i propri punti di vista. O, al contrario, di imitare il genitore arrivando a negare ogni dignità alle sue future vittime e imponendo sempre, ad ogni costo, anche con la forza, il suo potere. 

Un genitore-Vampiro che, incapace di amare un figlio come ne ama un altro, decide di mascherare il proprio disinteresse per il meno amato riservandogli un trattamento troppo protettivo, di permanente tutela, di velata commiserazione, rischierà di determinare in quest’ultimo la tendenza a porsi per tutta la vita come una persona strutturalmente incapace, piena di stranezze e frustrazioni e bisognosa di attenzioni paradossali.

Una bambina con una genitrice-Vampira che, volendo avere tutta per Sé la sua attenzione, pretende di demolire ai suoi occhi la figura dell’altro genitore, rischierà di avere gravi difficoltà a coltivare rapporti sani e equilibrati con l’altro sesso, che tenderà a svalutare e idolatrare contemporaneamente, perché da una parte è stata costretta a disprezzare il padre (cioè il primo e il più importante uomo della sua vita) e dall’altra ha continuato sempre ad amarlo, anche se in segreto e con un senso di proibito e di illecito che si rifletterà su tutte le sue scelte sentimentali[4].

L’arte della recitazione è vitale per un perverso narcisista. Abilissimo nell’indossare i panni della vittima, dell’incompreso e del tradito tanto nella vita affettiva quanto lavorativa, ci sarà sempre qualcuno disposto a spalleggiarlo, a dargli ragione, a coccolarlo, viziarlo, sostenerlo, ascoltarlo, offrirgli un corpo per sfogarsi, giustificarlo e compatirlo perché lui “avrà le sue idiosincrasie e stranezze ma è pur sempre ‘un buono’”:

La speranza, in questo tipo di relazioni, è veramente l’ultima a morire e basta un nonnulla per replicare una sofferenza che, se non viene drasticamente bloccata da chi la vive, è destinata a reiterarsi all’infinito.

Nella violenza psicologica, infatti, la difficoltà maggiore risiede nel fatto che le vessazioni non sono sempre costanti e continuative ma subiscono spesso interruzioni, durante le quali la vittima si illude che il rapporto possa tornare come prima.

Subire una violenza costante e continuativa consentirebbe prima o poi di sottrarvisi per esasperazione, ma il manipolatore abile riesce di solito a dosare piacere e dolore. Riconoscere questa alternanza è un’operazione complicata per la maggior parte delle vittime, che vivono un altalenare di sensazioni positive e negative e non riescono a capire di essere prede di un gioco malato.

Difficilmente un manipolatore maltratta di continuo, più frequentemente tenderà ad alternare momenti di vessazioni ad altri di dolcezza ed empatia.

Ogniqualvolta la vittima avrà modo di rivedere, anche solo per pochi istanti, il lato positivo del proprio carnefice, la maschera che l’aveva fatta avvicinare a lui, finirà per rimanere e replicare la dinamica perversa che tanto eccita chi l’ha determinata[5].

La disponibilità e l’altruismo del narcisista perverso è maggiormente sfoggiata nei confronti delle persone con chi intraprende rapporti superficiali, essendo incapace di riconoscere l’importanza e il valore di chi gli sta vicino:

Il narcisista perverso non s’interessa agli amici in modo autentico, a meno che non gli tornino utili, e considera letteralmente invisibili le persone con le quali non può agire il ruolo del magnifico predatore. Per esempio, i narcisisti perversi maschi eterosessuali disconfermano completamente gli altri maschi, si comportano come se non esistessero e quasi mai riescono a intrattenere rapporti d’amicizia disinteressati. Vale lo stesso per le narcisiste perverse: si sentono odiate e invidiate dalle altre donne, alle quali – a differenza dei “colleghi” maschi, che tutt’al più ignorano i potenziali rivali – tendono a contrapporsi con astio e aggressività[6].

La capacità di accudimento, di prendersi cura dell’altro e di assumersi la responsabilità nella conduzione famigliare, soprattutto per quanto riguarda l’educazione dei figli è rimasta tutt’ora un compito quasi esclusivamente femminile. G. Badolato e P. Collodi sostengono:

La neutralità e l’obiettività hanno, del resto, spesso rappresentato la linea di demarcazione tra altezza della scienza e terra terra del lavoro sociale. È come se per parlare fuori metafora la scienza rappresentasse il Logos, il pensiero puro che incute rispetto perché svincolato dalla concretezza, e come tale fosse prerogativa tipicamente maschile, mentre l’attività di relazione, di tessere e mantenere rapporti, di provvedere alle cure e dare aiuto, costituisse qualcosa di meno importante sulla quale si conta comunque, senza però riconoscerne il valore e senza supporre che da questo nascono delle idee… mentre le donne si sono sempre prese cura degli uomini, questi nelle loro teorie sullo sviluppo psicologico non meno che nell’organizzazione economica hanno dato per scontato l’accudimento e l’hanno svalutato[7].

Il piacere-dovere materno di prendersi cura di qualcuno e di corrispondere ai suoi minimi bisogni abdicando dei propri può configurarsi un’ulteriore trappola mentale nella quale s’imbattono le donne con dei partner narcisisti perversi:

Ciò orienta l’Io e il Super-io femminile nella direzione di valori etici, aspirazioni e scelte difficilmente incanalabili in una società a capitalismo avanzato come la nostra, spesso crudelmente competitiva, aspirazioni che sono difficilmente realizzabili all’interno dell’individuo femminile, combattuto tra esigenze di realizzazione professionali e centralità della relazione affettiva[8].

Inoltre, Billa Zanuso in uno degli importanti saggi scritti sul tema “individua un ulteriore rischio di questa potenzialità femminile nella confusione tra un’etica basata sulla responsabilizzazione affettiva e un’etica della sacrificalità: la donna tanto è più donna quanto è più capace di espropriare se stessa a favore del bisogno altrui”[9].

Pur di vedere un “lato buono” dove non c’è, la donna quasi sempre decide inconsciamente di tenersi stretto il ruolo immaginario iniziale che aveva attribuito al perverso, attribuendosi alla sua volta, un ruolo colpevole e salvifico quando subisce la sua aggressività. Un simile ingranaggio, quando innescato, la porta a perdonare quasi sempre il maltrattante anche senza comprendere del tutto la sua vera natura: quella di una bomba a orologeria pronta a esplodere a qualunque momento.

Per Alexander Lowen:

La negazione dei sentimenti che caratterizza tutti i narcisisti è evidentissima nel loro comportamento verso il prossimo. Possono essere spietati, sfruttatori, sadici o distruttivi nei confronti dell’altro perché sono insensibili ai suoi sentimenti e alle sue sofferenze. E lo sono perché sono insensibili ai loro stessi sentimenti. L’empatia, la capacità di sentire i sentimenti e gli stati d’animo delle altre persone, è una forma di risonanza. Possiamo sentire la tristezza di una persona perché ci rende tristi; possiamo condividere la felicità di un altro perché suscita in noi dei buoni sentimenti. Ma se siamo incapaci di provare tristezza o gioia, magari dubitiamo addirittura che soffra o sia felice. Quando neghiamo i nostri sentimenti, neghiamo che gli altri ne abbiano. (…)

Il comportamento offensivo e distruttivo nei confronti degli altri può essere capito fino in fondo solo ipotizzando una condizione di negazione dei sentimenti, in cui l’unico scopo è vincere e l’immagine è quella del potere. I dirigenti che sfruttano i loro subordinati e gli artisti del raggiro che truffano i pensionati anziani operano in base allo stesso principio. Non vedono gli altri come persone reali. Ai loro occhi, gli altri esistono soltanto come oggetti da usare. I truffatori non vedono gli anziani pensionati come esseri umani, perché loro stessi non si considerano tali. Vivono delle proprie astuzie e si identificano con la propria abilità di manovrare gli altri. Che mentano o imbroglino è irrilevante ai fini dello scopo, vincere, e dell’immagine dell’io, che è un’immagine di superiorità basata sulla capacità di approfittare degli altri[10].

Farsi illusioni sulla loro gentilezza, fidarsi delle loro parole e minimizzare i loro atti, cercare di conformarsi all’immagine che vogliono loro, quella della donna “perfetta” (cioè, della donna zerbino che tutto perdona), abbattersi quando minimizzano i nostri successi oppure quando screditano e denigrano la nostra immagine sono errori micidiali e che si ripercuotono sulla nostra salute psichica e a volte anche fisica.

Personalmente credo che la conoscenza profonda di questo tipo di carattere serva a mettere in guardia le potenziali vittime o quantomeno minimizzare i danni quando l’hanno già subito, portando alla luce ciò che hanno di meglio nell’anima: il loro sorriso e la loro gioia di vivere.

C.l.d.

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[1] FILIPPINI, Sandra. Relazioni perverse – la violenza psicologica nella coppia, FrancoAngeli, 2014, p. 66

[2] MAMMOLITI, Cinzia. Il serial killer dell’anima, Sonda, 2013, p. 90.

[3] CORTE, Mario. Vampiri energetici – come riconoscerli, come difendersi, Edizioni il punto d’incontro, p. 42

[4] Idem, p.42-43.

[5] MAMMOLITI, Cinzia. Op. cit., p. 91-92

[6] SECCI, Enrico Maria. I narcisisti perversi e le unioni impossibili. Youcanprint, 2014, p.18

[7] Identità femminile e lavoro di cura, in C. Arcidiacono (a cura di), Identità, genere, differenza. Lo sviluppo psichico femminile nella psicologia e nella psicanalisi, FrancoAngeli, 1991, p. 54.

[8] FRANCESCATO, Donata. Quando l’amore finisce. Il mulino, 1992, p. 229

[9] Idem, ibidem.

[10] LOWEN, Alexander. Il narcisismo – l’identità rinnegata. Feltrinelli, 2014, p.51-52.

28 pensieri su “Il “lato buono” del perverso: la grande illusione

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  2. Buongiorno. Non sono italiana. Ma proverò di fammi capire la mia storia con un certo narcisista G. Sono stata sposata per 23anni con mio defunto marito…ho avuto due figlie con lui, e ci amaviamo.È deceduto per cause di Tumori…dopo la morte ero molto depressa. Ma tenevo duro..perché avevo una attività da mandare avanti e le mie figlie da prendesse cura. Insomma ho conosciuto quasi subito i mio narcisista tre settimane dopo i decesso di mio marito.
    Non volevo dagli retta perché non ero pronta, per me era troppo presto iniziare una nuova storia….mi diceva che non era problema sei non ero pronta. Che voleva starmi vicino di prendere tutto tempo che è necessario…così abbiamo comunicato per Tell per tre mesi senza vendesi. Mi mandava messaggi romantici..era presente per me. Poi dopo tre mesi ho deciso di uscire per un pranzo insieme. Un uomo molto fascinate, aveva 13anni più di me, non mi dava fastidio perché ero attratta dal lui. Sono una donna semplici. Ho notato da primo puntamento che era troppo gentile. Ma non mi conviceva de tutto.
    Per falla breve abbiamo passato i primo e secondo puntamento tranquillo. Alla terza abbiamo avuto Da dire a casa sua. È un uomo molto ricco con parecchi ville in giro…etc ma un gran ti ch’io. Sono sempre stata una donna indipendente.non volevo niente da lui parte i suo l’amore per me. Per una banale patata che dovevo preparare per lui a pranzo.. Voleva avere controllo in che modo che dovevo preparalo….così un certo punto ho peso le staffe con lui che continuava a criticami, ti avevo detto che quella padella non era abbastanza grande per fare tutte quelle patate. Non è vero che mi aveva avvisato.. Ma voleva solo criticare mio mondo di fare. Ho girato viso di lui incassata dicendolo che devi smettere a criticare ogni cosa che cerco di fare di buono per lui. Ovviamente non aspettava la mia reazione. Così subito dopo ha cambiato espressione di viso da un buono a un quasi assassino… Quel giorno avevo un po di paura ma non potevo andarmene perché sono venuta in Machina con lui. Addirittura voleva sbattere il armadietto della cucina contro le mie gambe. Ho cecato non di provocarlo perché in fondo non la conosceva abbastanza.
    Quel pomeriggio abbiamo pranzato i silenzio..cercava di immediare al suo comportamento brutale..ma ero tanta arrabbiata che non avevo voglia di confronto. Anzi lo sfidavo con lo sguardo che non ha gradito… Quel giorno sono riuscito a tirare i peggio e la mascara che indossava.
    Dovevo andare da casa sua verso la sera tardi. Ma ho deciso di andarmi subito. A quel punto è uscito i mostra in lui. Una volta in Machina non ha voluto più a rivolgermi la parola. Ho provato dopo qualche minuto di falò ragionare…non c’è niente da fare. A quel punto ho pensato che avevo peso i rapporto con lui. Una volta a suo seconda villa in cita dove ho lasciato la mia Machina..sono andata via con un malessere che ho rovinato tutto. Stavo molto male perché ci tenevo e mi piace da impazzire. Verso le 9:30 mi arrivata un messaggio di lui…chiedendo scusa per quello che è successo. Che si dispiace per come me ha trattato.. Che ha perso controllo perché era molto stressato . Ho risposto che mi dispiaceva anche me. I giorno dopo ci siamo sentiti come altri volta augurandci una splendida giornate entrambe. Dovevo patire per Parigi per mio lavoro così ho chiesto se voleva venire con me per i fine settimana. Ha acetato..di solito quando mi porta per i ristoranti alcune volte insito a pagare non per farmi vedere perché sono abituata così. Questa volta ha deciso di prenotare i volo è albergo.
    Ho passato un fine settimana con lui fantastica. Mi ha fatto capire che aveva un forte sentimento per me. Che quello che sta vivendo ora è la storia più importante. Si è addirittura confessato alcuni secreti di suo figlio i problemi che a dovuto affrontare. Non facevo mai le domande a lui.È sempre lui a prendere le iniziative.
    Una volta rientrati in paese. Ha smesso di chiamarmi, ero sempre io ha chiamalo. Da latra parte mi sentivo incolpa perché ha voluto pagare i viaggio di Parigi tutto.
    Ho pensato che voleva essere coltegiatto da me. Ho iniziato a colte giallo e li piaceva. Ero io a stabilire quando ci vediamo e come fare l’amore sembrava che volesse essere apposto mio…quando li tochavo si moveva come una donna. Insomma siamo andati così per un po’. Poi mi sono staccata di fare la parte maschile volevo essere anche io coltegiatta da lui. Ho cercato di fallo capire che mi stava trascurando che dobbiamo parlare a riguardo. Ogni volta che cercò di palarli mi dice possiamo parlare quando ci vediamo. Era gia quasi un mese che non ci vediamo più. Ho chiamato che dobbiamo uscire per cena così affrontiamo nostro problema.
    Ha inizio mi manda un sms che passa a trovarmi sul mio posto di lavoro. Ma ho rifiutato che preferisco uscire. Così abbiamo deciso per un giorno. Ho deciso di passare la notte con lui dopo ristorante, ha acetato.
    Quella sera quando sono arrivata da lui sentivo già un aria negativa. Ha cominciato subito quando mi ha visto arrivare….secondo te è troppo stretto i jeans che hai addosso. Ho risposto che stava bene che mi piaceva come li stava. Mi ha subito agre dito dicendo non ti ho chiesto se a te piace ma se era troppo stretto. Ha quel punto ho preferito starmene zitta. Per lui non era finito…vai verso lo specchio si gira per wadare i suoi fondo schiena…ha cominciato arrabbiassi non mi piace come mi fa sedere mi la fa brutto. Un certo punto i problema non era i jeans che aveva ma la cintura. Finalmente ci siamo salutati in Machina. Una volta in ristoranti mi dai i bracio cosi poggiò la mia braccia sinistra. Ho poggiato i braccio ma lui era rigido e freddo come giaccio. Sentivo i suoi energia negatività. Quando la cameriera ha fatto accomodare in una tavola per tre. Volevo poggiami i cappotto e la mia borsa sul la sedia in mezzo. Mi dice di fronte a tutti presenti con suo atteggiamento arrogante cosa stai facendo tu mi deve sedere vicino non da latra parte. Per tutto cene tutto quello che dicevo non andava bene..
    Siamo arrivarti a suo villa..avevo preparato un dolce per lui a casa mia. Così abbiamo mangiato insieme. Lui ovviamente ha mangiato più fette. Subito dopo aveva voglia di fare l’amore così siamo andati in camera. Da primo giorno che abbiamo iniziato la nostra rapporto ho sempre precisato che non volevo che mi venissi dentro. È mia sempre rispettato la mia decisione. Mi stavano quel giorno arrivare le mie mestruazioni. Ho detto lui che pensò che stava arrivando i miei mestruo. Quando abbiamo cominciato sono arrivata quasi subito perché è da quasi un mese che non abbiamo fatto l’amore. Dopo un ora è venuto lui…non fori ma dentro.non ho voluto chiederlo motivo perché non volevo litigare con lui. Subito abbiamo dormito fino le 4:00 ho cominciato a tossire forte. Non stavo tanto bene già da diversi settimana per via i problemi che avevo con lui di comunicazione. Quando li chiamo a Tell non mi risponde nel anche messaggi. Poi ci fa sentire a suo piacimento. Conclude sempre la chiamata senza rispondere le mie domande e mi lascia sempre in stanby. Momento che ho iniziato atosire mi dice ti dispiace che vado da latra stanza a dormire perché doveva partire per un viaggio.Mi ha lasciato da solo con la mia tosse. Mi sono svegliata la mattina verso le 7:00 ho fatto la dolce e mi sono sistemata.Perche dovevo andare a lavoro verso le 9:00 così sono andata a svegliarlo per passare un po di tempo insieme prima che parto e palargli.
    Mi ha obbedito… Si è sdraiato a mio fianco po’ mi prese la mano sinistra per toccare i suoi petto. Non ho resistito…ho cominciato a toccalo dal per tutto e lui mi a girato di schiena e abbiamo di nuovo fatto l’amore . Ma questa volta non ha voluto fammi venire per me ha fatto apposta. Lui è venuto quasi subito ancora dentro.
    Una volta sistemata ho chiesto che dovevo palare con lui. Mi dice dimmi, ho detto che come sa che è da un po di tempo che non c’è ra più i rapporto amoroso fra noi se suo problema era per i tanti impregni? Ha cominciato dire che non si sente più innamorato che lui non mi merita che io ho bisogno un uomo migliore di lui. Sono giovani non devo perdessi tempo con lui. Ho scoppiato a piangere perché non credevo a mie occhi. Così ho preso le mie cose anche ho cercato di fallo ragionare ma ho visto che non voleva. Poi ha cominciato a consolami sembrava che si dispiaceva perché mi ha spesato i cuore. Mi ha accompagnato verso ingresso e ho abbracciato piangendo.. Non diceva niente aveva la faccia triste e mi ha aspettato a ingresso nudo non finché sono andata via con la machina…que giorno non ricevo al concentrami a lavoro. Avevo i cuore a pezzi. Verso mattino tardi ho deciso di scrivere un messaggio dicendolo che ero pronta a fare qualsiasi cosa pure per stare con lui. Ho prometto che non li chiederò più perché non chiama, che ero disposta a tutto. Non mi ha risposto. Verso pomeriggio ho scritto di nuovo che lui mi ha messo in questo condizione che mi deve aiutare. Che ho cuore a pezzi Dopo qualche minuto mi ha risposto dicendo che io devo credelo che lui capisce da vero come mi sente. Che in quel momento ha la mente stanco che mi deve pazientami fino i giorni dopo che mi chiamerà. Mi ha ingraziato per la mia comprensione verso di lui…e fine a scritto bacione.
    Io ovviamente non ho più disturbato i giorno dopo. Mi ha chiamato verso la chiusura di lavoro. Mi chiede come stavo. E ho chiesto se aveva una domanda di riserva. Come ha solito ha cominciato palare di suo giornata e cosa farà subito dopo. Poi ho chiesto se aveva pensato di nostra situazione. Mi dice che se per me vada bene di prendere un periodo di pausa tutt’e due per riflettere… E io a quel punto ho cominciato a piangere che non voglio prendere un periodo di tempo. Così mi dice allora non mi pensi che penso solo me stessa non lui, che lui non è innamorato più. Che io devo trovare il uomo per me che lui non è la persona adatta. Che lui poi di nuovo innamorassi davvero con la persona giusta ma quella persona non era io. Abbiamo concluso la chiamata che lui mi dice ok ritorniamo di nuovo affrontare questa discusso. Ci salutiamo con un ciao.
    Oggi e i giorno 5 che non lo chiamo.
    Ho deciso non di vedere nel di parlare con lui da quando ho cominciato capire che è un uomo malato soprattutto un narcisista a 100%
    Ho bloccato i nostro amicisia sul Facebook. Cancellato tutte le foto fatte a Parigi insieme. Ma non ho ancora riuscita a cancellare i suo numero di tel.
    Ti prego aiutatemi….sono disperata.

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    1. Cara Rita, del tuo dettagliato racconto mi preoccupa il fatto che non avete preso alcun tipo di precauzione, ma non vorrei rimproverarti o infierire su di te in questo momento di grande fragilità. Hai scritto che si tratta di un uomo facoltoso e da quanto hai descritto è anche dotato di un certo senso di onnipotenza che lo fa avere degli atteggiamenti piuttosto aggressivi per niente. Tu sei appena rimasta vedova e stai affrontando un periodo di enorme fragilità, forse vuoi unicamente colmare quel vuoto lasciato dal tuo amato marito con la persona sbagliata. Non sei riuscita del tutto ad elaborare il lutto perché questo nuovo ingresso nella tua vita ti sta distraendo, anche dalle tue figlie. Come stanno vivendo il tuo turbamento causato da un uomo subito dopo aver perso il padre? Non crollare Rita, ti prego. I vampiri affettivi ci portano ad essere egoiste, lo so. Non trascurare mai una parte di te per loro perché la vita ti presenta il conto prima o poi. Non lasciare che questo accada. Pensa alla tua salute, al bene che tuo marito ti ha voluto, all’amore che ti ha fatto restare accanto a lui fino alla fine dei suoi giorni e alle tue figlie, che immagino bellissime perché frutto di un amore grande. Sono queste le cose che contano, cara. Fatti forza e cercati un bravo psicoterapeuta. Sei indipendente economicamente, cara, puoi farlo. Cambia numero, lascia perdere questa persona che può unicamente farti soffrire più di quanto hai già sofferto. Ricordati che i vampiri amano succhiare dalle ferite della nostra anima e del nostro passato. È arrivato il momento di chiudere le tue e di dare alle tue figlie, che hanno appena perso loro papà, il meglio di te. Hai la nostra comprensione e il nostro affetto. Scrivici se avrai bisogno. Rispondiamo a tutti.

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      1. Buongiorno. Grazie mille per avermi risposto…riguardo le precauzioni, prima di andare a letto con lui. Avevo chiesto di fare i test di HIV è HPV perché non la conosco bene. Lui ha accettato…dopo tre settimane è arrivata i esisto ma risulta negativo. Spero che non hai pagato qualcuno per fare un Fasso risultato..! Ho fatto un mese fa i pap-test mi risulta negativo. Questo mese di aprile ho la visita con i Ginicologo. Po troppo mi sono fidata. È sufficiente sei blocco i numero di cellulare? Perché i mio numero ha tutti le aziende con qui lavoro…anche se hai i numero fisso di mio lavoro. Come mi devo comportami sei si fa vedere sul mio posto di lavoro? Grazie Rita.

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      2. Cara, il rischio di trovarlo sotto il tuo lavoro ci sarà sempre, ma non è il caso di entrare in panico adesso. Bloccare il suo numero potrebbe essere una soluzione momentanea. Considera, però, che la persona può sempre chiamarti da un altro recapito. Il punto non è l’eventuale suo ritorno, ma LA TUA ACCOGLIENZA. Se si tratta di una persona narcisista o dalla personalità psicopatica c’è il rischio che con poche parole, avvalendosi delle informazioni che tu gli hai concesso sulla tua personalità, riesca a far leva sulla tua sensibilità per trascinarti nuovamente in situazioni ambigue e poco piacevoli. Quindi, sei tu a dover comprendere che questa persona nuoce alla tua vita e così, se un giorno si presenta, sarai forte abbastanza da allontanarlo da te in via definitiva.

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  3. Cara Claudileia, estrapolo da un articolo letto nell’web uno stralcio che riporto e di cui vorrei avere un tuo parere, grazie

    “Dietro la loro corazza da spacconi che si sparano pose c’è però un nucleo molto fragile e bisognoso di affetto: difatti egli vuole essere rassicurato nella sua capacità di amare. Questo nucleo affettivo esiste di fatto, perché lo abbiamo tutti dentro, semplicemente dobbiamo riconoscerlo. La profonda affettività del partner potrebbe essere capace di far vibrare queste corde recondite, è che spesso non succede perché il partner si stufa del trattamento e del comportamento che il narcisista assume. Quindi è necessario un amore devoto e paziente, discreto e attento, la saldezza di un carattere che non si mostri scosso dagli atteggiamenti a volte altamente scostanti del narcisista. Bisogna essere capaci di quei gesti di profonda affettività che potrebbero entrare in risonanza con il nucleo profondo, ma senza aspettarsi che questo accada necessariamente e senza rimanere feriti, delusi o schiacciati se non avviene. Quindi bisogna avere un occhio fisso su di sé per non perdersi in una relazione difficile e l’altro occhio fisso su tutto ciò che di buono, anche se poco, questa persona è in grado di darci e su quel che di buono può avere, nella sua capacità di essere felice per un gesto di affetto vero che possiamo dargli.

    Tenendo un occhio fisso sul suo nucleo profondo possiamo forse essere quel faro nella sua notte che lui non può assolutamente essere per sé, così preso com’è dalla sua vuota esteriorità meccanica e finta, possiamo essere quella persona che gli fa scoprire di essere capace di amare se lo vuole, rimarginando piano piano quella ferita narcisistica infantile che egli non è mai riuscito a vedere. È un bene enorme il momento in cui il narcisista ha questi spiragli di riconoscenza, o degli spiragli di lucidità in cui si accorge di vivere una vita in catene, perché significa che esiste in lui una piccola parte di consapevolezza che potrebbe crescere, ma spesso rimangono singoli momenti in cui il narcisista cade in crisi e preferirebbe scappare da tutto. Possiamo quindi fare tutto ciò auspicando che un giorno il nucleo profondo della sua persona possa emergere, ma senza vivere di questa speranza, dato che il cambiamento di per sé è qualcosa che si può attuare solo se lo si vuole davvero.”

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    1. Cara Lucia, so da dove è tratto questo brano: da un libro che immagino abbia venduto tantissimo in Italia, scritto da un’autorevole psicoterapeuta che segue la sua linea di pensiero. La mia opinione su queste parole è scritta nero su bianco su ogni articolo di questo blog e come ben sai è radicalmente opposta per un motivo molto semplice: se abbiamo la pretesa di salvare, di ‘essere il faro’ (come riporta il brano) di qualcuno, abbiamo già perso in partenza la nostra battaglia per renderci migliori, perché ci siamo automaticamente messi sul piedistallo da soli. A mio parere provare a ‘insegnare’ un narcisista patologico ad amare sulla base della CREDENZA che PRIMA O POI cambierà e che il nostro compito è quello di portare pazienza e di subire i suoi maltrattamenti psicologi all’infinito (è ciò che ci raccomanda l’intero libro!) accontentandosi di un ipotetico piccolissimo nucleo dolente e amorevole che affiora ‘quando gli gira’ è annullarsi completamente. Mi riservo di dire altro perché in tutta onestà c’è chi sceglie liberamente questa strada ma non ho mai visto, letto o sentito la testimonianza di qualcuno che affermasse di sentirsi appagato e soddisfatto per aver trascorso 30 anni della propria esistenza accanto a un narcisista patologico. Di solito c’è qualcosa che si salva in questi rapporti, certo, ma non si tratta mai di loro né degli spiragli di ‘amore’ e di riconoscenza che potrebbero darci (sempre PRIMA O POI): i figli. Faccio anche una riflessione molto semplice: vogliamo essere donne e uomini o madri e padri a vita? Perché se vogliamo e abbiamo la passione/vocazione per un ruolo del tipo educativo tanto vale mettere al mondo un bambino, anziché barcamenarsi cercando di portare alla via dei sentimenti uomini e donne adulti ben consapevoli del male che recano agli altri. Inoltre, se vogliamo essere desiderati sessualmente all’interno di un rapporto (e chi ha una sessualità sana lo vuole!) abbracciare il ruolo dell’educatore sentimentale non solo ci mette in una posizione di superiorità, come può risultare assolutamente controproducente quando abbiamo di fronte un partner narcisista. Non scordiamoci che un narcisista patologico sa già tutto ed interpreta ogni consiglio come qualcosa di ‘pesante’ mentre la remissività e la compiacenza del partner gli fa presto perdere il desiderio. Credo che da adulti consapevoli della propria dignità rapportarci sentimentalmente con altri adulti sia il minimo indispensabile per arricchire la nostra esistenza. Contrariamente resteremo impantanati a vita nel ruolo di ‘faro di’, senza che nel frattempo ci sia qualcuno per raccogliere anche le nostre fragilità, i nostri sentimenti, dubbi e incertezze. Se non possiamo contare mai con la persona con la quale condividiamo i momenti più intimi della nostra vita, che senso ha il rapporto di coppia? Non potrei mai sposare la teoria del narcisista patologico visto come l’eterno bambino bisognoso di affetto e comprensione alla ricerca della ‘donna giusta’, cioè, dell’agnello sacrificale, poiché bloccato nel suo peterpanismo crudele determinerebbe la mia morte psichica e col cavolo che io gliela concedo! Del resto, a chi crede sia possibile intraprendere la strada dettata dall’autrice possiamo soltanto augurare “Buona fortuna e niente lamentele a posteriori!” perché, come consiglia lei stessa, NON SI PUO’ “rimanere feriti, delusi o schiacciati” quando non ci arrivano briciole di sentimenti dopo tanto sforzo e sacrificio. Quindi bisognerebbe soffocare i nostri sentimenti, non rendersi ‘pesanti’, non pretendere nulla, ma soltanto dare fino all’esaurimento delle nostre scorte di energie… Dimmi un po’, cara Lucia, ma quando le nostre scorte di energia si esauriscono perché non possiamo MAI contare con il nostro partner dove andiamo a prenderle? Bene, negli studi di psicoterapia, ovvio! Ci insegna Alexander Lowen che l’annullamento/soffocamento dei nostri sentimenti significa scegliere la malattia e la morte ed io di questo ne sono assolutamente convinta. Un bacione!!!

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      1. Sono d’accordo con te, Claudileia. I bambini hanno bisogno di un faro, ed essere il loro faro, il loro allenatore emotivo, è bellissimo. Una coppia adulta e sana è formata da due fari che illuminano insieme il cammino, scelgono la via quando incontrano un bivio, fanno una sosta quando è necessario. Scrivo così per averlo studiato, più che vissuto. La mia vita di coppia è stata quasi tutta in compagnia di una narcisista, salvo brevi esperienza giovanili precedenti. Finché non si conviveva tutto bene. Abitare insieme ha rivelato presto la sua natura: criticava il fatto che io tenessi la casa ordinata e pulita, che io stirassi e che le chiedessi di aiutarmi: ma non si lamentava con me, lo faceva con gli altri. Poi i figli, le tensioni, la stanchezza, la fatica del lavoro e le sue frustrazioni per una carriera che sognava e che noi, io e i due figli, le impedivamo, a suo modo di vedere, di intraprendere. Anaffettiva da sempre con me, la ho scoperta invece moooolto generosa fuori di casa. Ci si casca per inesperienza e per amore, per dipendenza e paura di cambiare. Ho trovato la forza di capire che non poteva che finire, ho tirato avanti più possibile per non perdere il contatto quotidiano coi figli. Ora basta, la ho fatta stizzire così tanto da costringerla ad andarsene tra menzogne e scuse puerili, ma a me non interessava più nulla di lei: il percorso di guarigione era già iniziato. Ha subito delle battute d’arresto dorosissime, poi è ripartito.

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    2. ciao Lucia, credo che questo articolo sia molto pericoloso per il nostro percorso. E’ un tornare indietro su tutta la linea, metterne in dubbio la correttezza va vacillare la base del processo di guarigione. Spero che tu abbia ascoltato il parere di Claudileia, ma credo di si, proprio perchè glielo hai chiesto.

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  4. Ti ringrazio anch’io della tua pazienza e del tuo commento che non lascia spazio a dubbi per chi, mettendo da parte l’amore per se stesso per una relazione che non potrà che essere distruttiva, calpesta la propria dignità continuando a donare amore pensando che la situazione possa cambiare. Non è facile riconoscere i propri errori. Mi sento avvelenata l’anima.
    Con la stima di sempre. Un abbraccio forte.

    Hai ragione Anna!

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    1. È proprio avvelenata, l’anima. Lo è anche la mia, tuttavia evito i sensi di colpa altrimenti faccio il gioco di chi mi avrebbe volentieri visto morto.

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  5. ecco fatto…lo psicologo mi dice: prova a vederla cosi: tua madre sta facendo la madre sacrificando se stessa inconsciamente facendo in modo di allontanarti da lei… cioè secondo lui nia madre mi offende insukta denigra svaluta perché paradossalmente vuole far si che io nn dipenda più da lei e nn vuoke che faccio la sua stessa fine…lei vittima di una madre narcisista che è diventata esattamente come lei..e io dovrei credere alla favola della mamma che si sacrifica denigrabfo e insultando la figlia? nn c è una spiegazione che mi conforta…ma questa mi sembra una grande cazzata…con tutta la proiezione che fa su di me..

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  6. Mi sorge una domanda: un narcisista perverso può esserlo col partner e non con la prole? E quando usa il figlio (non necessariamente di entrambi), come elemento per la triangolazione, può contemporaneamente risparmiarlo emotivamente dall’essere a sua volta oggetto di abuso? Esiste cioè un abusato preferenziale o qualcuno che possa salvarsi? Può un pessimo partner trovare modo di non essere anche un pessimo genitore? Vi ringrazia ancora tutti per ogni singola testimonianza e per tutte queste riflessioni che mi stanno tanto appassionando in questi giorni. Rinnovo la promessa di portare una testimonianza organica, anche se non so sotto quale post (si accettano suggerimenti!).

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    1. Caro S.w.a, la testimonianza non è un obbligo ma è gradita nell’ambito del lavoro di auto aiuto e della solidarietà che ognuno di noi dovrebbe (se se la sente) apportare agli altri, altrimenti diventa soltanto una serie di domande e risposte tecniche. Bene, può un narcisista perverso essere un genitore esemplare? Certamente, detto molto ironicamente: a patto che si identifichi con il figlio a tal punto da renderlo una sua coppia carbone. Allora tratterà questo figlio estremizzando come avrebbe voluto essere trattato, idealizzandolo e rendendolo alla sua volta tanto narcisista quanto lui. Se ci sono altri figli che non manifestano gli stessi tratti che il narcisista ha identificato come suoi, diventeranno dei “capri espiatori”, ovvero, la fogna dove il narcisista depositerà la sua rabbia, il suo malessere e il suo senso di inadeguatezza. La triangolazione è di per sé un abuso, quindi, la persona triangolata è emotivamente abusata in tutti i sensi, perché viene strumentalizzata al piacimento del narcisista senza rendersene conto. Ogni persona che abbia contatto con un narcisista perverso non ha vita facile perché viene emotivamente distrutta. Rispondendo alla domanda che sintetizza tutte le altre: “Può un pessimo partner trovare modo di non essere anche un pessimo genitore?” la risposta è NO. Perché se tratti male il padre o la madre dei tuoi figli stai dando loro un pessimo esempio del rapporto uomo-donna, stai togliendo ai tuoi figli il diritto di avere un buon punto di riferimento, stai svalutando un essere umano e insegnando ai tuoi figli un metodo di svalutazione degli altri che adopereranno in futuro nei confronti di tutte le persone che ritengono “inferiori” o “deboli”… quindi, se hai due figli e hai deciso che uno è il “Golden boy” e l’altro il “Capro Espiatorio” nemmeno il tuo preferito si salva perché odierà il resto della famiglia e avrà soltanto te come alleato. Risultato: diventerà diffidente, paranoico e gonfiato, come tutti i narcisisti. Ovvero, non c’è risparmio emotivo per nessuno.

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  7. Avrei bisogno di analizzare con voi alcuni tratti della personalità del mio np. In uno dei suoi ritorni, mi ha raccontato di un episodio accadutogli da piccolo, suo fratello di circa 1 anno e 1/2, più piccolo di lui, per un motivo che purtroppo non ricordo (allora non conoscevo il vostro blog perchè altrimenti sarei stata più attenta ai dettagli), ha dovuto tagliare i capelli cortissimi e lui ha chiesto a sua madre di fare la stessa cosa per non farlo sentire inferiore. Una premessa è dovuta, il fratello per quello che so io, da piccolo fino ad età adolescenziale soffriva di crisi epilettiche.
    Potrebbe questa situazione aver scatenato in lui qualcosa?
    Lo so non dovrei analizzare, ma tutto questo mi aiuta ad accettare il suo disturbo.
    Vorrei inoltre sottolineare che da circa 14 anni lui ha una relazione con una donna più grande di lui di 18. Può essere questo legato al suo disturbo?

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    1. Cara Liberadora, gli n.p. raccontano un sacco di balle e questa è la premessa che dovrai tenere SEMPRE nei loro confronti, quindi non ti conviene analizzare cosa dicono ma solo cosa fanno in relazione a te e agli altri. Sul loro passato mentono ancor di più perché sanno perfettamente che mica andrai in giro a cercare di intervistare i loro ex professori e vicini di casa, quindi a’ voja a raccontare balle!!! Mentono dalla mattina alla sera e quindi la storia dei capelli tagliati in solidarietà al fratello è da accantonare, perché può essere stata presa da un film, dal racconto di qualcun’altro, da un sogno che si sono fatti, inventata di sana pianta dopo aver incrociato un bambino rasato e bla bla bla. La loro “creatività” malefica non ha confini! Ti vomitano addosso un sacco di “storie” per tenere la tua mente costantemente impegnata: “oh, povero, chissà quanto ha sofferto! Eppure è in grado di essere solidale con un fratello!”. BALLE. E anche se fosse vero non vuol dire nulla perché essere solidale UNA VOLTA NELLA VITA non dovrebbe nemmeno essere motivo di vanto per chi è abituato ad essere solidale sin da piccolo. Che lui abbia una relazione con una donna più grande oppure più piccola è IRRILEVANTE perché la loro sessualità è IMPERSONALE e FUNZIONALE a coprire i loro BISOGNI sessuali ed economici, lavorativi, di fama e di rivalsa nei confronti degli altri. Sono macchine da guerra che vanno con chiunque e non guardano in faccia a nessuno pur di soddisfare le necessità del momento: l’importante è il potere che esercitano sulla vita della loro intera corte e il raggiungimento dei loro obiettivi. Se questa donna più grande soddisfa tutti i requisiti per farlo vivere “tranquillamente” la sua vita sregolata, allora resteranno insieme finché lei non costituirà alcun tipo di ostacolo alla sua “libertà” (intesa come promiscuità).

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      1. Si hai perfettamente ragione, la mia osservazione nasce dal fatto che spesso leggo di np che hanno relazioni con donne più grandi e visto che non ho mai letto un riferimento a questa particolarità mi chiedevo se poteva esserci una correlazione con la loro necessità di “dimostrare qualcosa”. Grazie

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      2. Assolutamente. Non hanno preferenze. Anche perché se così fosse avrebbero soltanto relazioni con donne più grandi, più piccole, basse o alte e via col tango. La scelta della loro “compagna” va fatta secondo criteri utilitaristici che rispecchiano ciò che il disturbo detta. È sempre il disturbo a stabilire cosa serve, come e quando. Ad esempio, supponiamo che il soggetto n.p. sia figlio unico e che abbia avuto dei pessimi genitori. Potrebbe scegliere per partner una donna che abbia tanti fratelli e sorelle e dei genitori presenti per cercare di inserirsi in un ambiente familiare sereno. Fin qui niente di male. Anche una persona normale potrebbe ragionare così. Il punto è che il soggetto n. p. dopo aver ottenuto ciò che vuole comincia a distruggerlo per vendicarsi del partner, colpevolizzandolo per avere da sempre tutto ciò che lui ha auspicato sin da bambino. E qui comincia il guaio perché passa a svalutare la preda sin dal primo giorno di matrimonio, per primo distruggendo tutto ciò che lei ha ereditato dalla sua famiglia in termini di principi, autostima, amor proprio… E poi uno ad uno dei suoi legami familiari. Come vedi, non è l’età il metro da guardare, ma cosa offre ogni preda.

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  8. Ciao a tutto il gruppo, è possibile secondo voi che una np rendendosi conto di essere tale cerchi in qualche modo volontariamente di lasciare degli indizi di questa sua condizione? Tanto più che la persona di cui parlo è psicologa e sicuramente conosce bene l’argomento e anche per avermi parlato della sua infanzia traumatica e degli atteggiamenti distruttivi che ha avuto durante l’adolescenza e in precedenti relazioni, con grande lucidità.
    Mi domando se sia possibile che in una persona np ci possa essere questa consapevolezza e di conseguenza una volontà di “proteggere” l’altro, perché in molte cose io stesso credo di vedere in lei una np ma allo stesso tempo delle cose che mi fanno dubitare. Grazie.

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    1. Da quello che ho capito in questo ultimo anno un NP lascia sempre “segni” del suo disturbo… segni dei tradimenti, segni delle bugie, segni della sua malvagità e del suo egocentrismo, delle ferite del suo passato… ma non è un modo per “proteggere” l’altro bensì un modo per scardinare le sue convinzioni, far vacillare la fede nei suoi valori e guadagnarsi la “grazia”, il perdono incondizionato per qualunque malefatta…
      Di psicologi NP credo ce ne siano… essere psicologa non ti rende erudita sul disturbo né più consapevole… anzi per sua stessa natura, essendo un disturbo che rende le persone “grandiose”, penserei che l’aiuta meglio a conoscere gli altri e manipolarli a proprio vantaggio…

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  9. “non è un modo per “proteggere” l’altro bensì un modo per scardinare le sue convinzioni, far vacillare la fede nei suoi valori e guadagnarsi la “grazia”, il perdono incondizionato per qualunque malefatta…”.
    Sottoscrivo appieno queste parole, Francesca.
    Anche nel mio caso è stato messo in atto un esercizio continuo di allontanamento dai miei valori, e di conseguenza dalle persone care, dalle amicizie, dal mio stile di vita, dal mio lavoro… da tutto. Finire per trovarsi in un territorio alieno, con altre regole, altri valori, dove tutto è il contrario di tutto, dove tutto muta costantemente… non riconoscere più i confini, non avere più certezze. Doversi “fidare” dell’altro.
    Certo, tutto questo non avviene da sè. La nostra “complicità”, l’aver lasciato che tutto ciò accadesse è quello di cui d’ora in poi dovremo prendere atto. Perchè?

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    1. Non mi sento “complice”… certo, non mi sento neppure una vittima, ma non mi sento complice.
      Direi che mi sento una “preda” che non ha riconosciuto il predatore e non ha attivato i giusti meccanismi di difesa….

      Se penso alla me che esisteva fino all’anno scorso, penso a una ragazzina buona che non riusciva a credere nell’esistenza della malvagità. Ho sempre pensato che ognuno ha le sue ragioni per fare qualcosa di male e che a ben guardare gli altri, ognuno dal suo punto di vista ha sempre ragione…

      Invece non è così. C’e chi sceglie di fare del male. C’è chi sceglie di distruggere gli altri per puro capriccio…

      “Sono intorno a noi, in mezzo a noi
      In molti casi siamo noi a far promesse
      Senza mantenerle mai se non per calcolo
      Il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile
      La posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere
      E non far partecipare nessun altro…”

      “Intorno a noi”, “in mezzo a noi”, “noi”…
      …e la posta in gioco può essere davvero qualcosa di irrilevante… ma per loro sarà sempre “massima”…

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