Il narcisista perverso soffre? Sì, ma unicamente per se stesso.

Soffermiamoci su alcune delle abitudini e caratteristiche psicologiche comuni alla maggior parte dei narcisisti, anche non perversi:

  • Distrazione: “Sono sempre sulla mia nuvoletta, preso dal mio mondo, qualunque cosa avrai da dire non m’interessa, mi annoia, la so già. Se non ti dispiace farò qualcos’altro mentre mi parli.”
  • Logorrea: “Quando parlo il mondo deve ascoltarmi!”
  • Radicalismo: “Le mie idee sono le migliori, nessuno fa come me.”
  • Fanatismo: “Io sono la mia dottrina, la mia Bibbia, l’unica verità è quella che dico. Non mi credi? Sei pazza/o!”
  • Rabbia: “Sono frustrato! È intollerabile! Ho bisogno di uno sfogo, subito!”
  • Depressione: “Il mondo non ha corrisposto alle mie necessità-capricci, non mi va più di giocare con nessuno! Vattene pure tu, lasciami solo e al buio!”
  • Indignazione/rivalsa (confusa con resilienza): “Come può il mondo contraddire le mie aspettative? Vedrete che mi rialzo! Farò vedere al mondo chi comanda!”
  • Risentimento: “Io merito soltanto il meglio e tu me lo deve dare!”
  • Gelosia (controllo): “Io ho delle qualità. Tu mi appartiene perché le riconfermi. Guai a te se riconfermi le qualità di qualcun altro!”
  • Rettitudine: “Gli altri valgono di meno, ed io non sono uno di loro”.
  • Insicurezza: “Non rischio nulla se non sono al centro dell’attenzione. Me ne sto in disparte quando il protagonista è qualcun altro. Anzi, vado via prima della torta o m’invento una scusa per non andarci: non posso sopportare di non essere al centro.”
  • Benemerenza compulsiva: “Vedi come gli altri mi ammirano, mi amano, mi stimano molto più di te?”
  • Maleducazione: “Le tue regole non m’interessano, ho già le mie. Arrivo e me ne vado quando voglio!”
  • Autocommiserazione: “Il mondo non mi ha dato niente, per questo non merita niente da me!”
  • Esibizionismo: “Io brillo come nessuno, guardate cosa so fare!”
  • Ansia: “Voglio controllare tutto.”
  • Ossessione: “Voglio controllare soprattutto chi sfugge al mio controllo”.
  • Incapacità di elaborare il lutto: “Non ti permetto di sparire della mia vita. Devi restare viva nel ruolo che ti ho assegnato io. Inoltre, non posso ammettere di morire nella tua mente: scordarmi è vietato!”

Ognuno di noi ha provato dei sentimenti simili o avuto delle reazioni difensive come quelle dell’elenco. Dopo, però, se la nostra componente narcisistica è sana, riusciamo a comprendere l’illogicità dei nostri pensieri e disinnescare la serie di meccanismi malati messi in atto prima che diventino un modus vivendi.

Nei narcisisti perversi, tuttavia, l’introspezione e il senso critico mancano del tutto. Loro semplicemente “non ci arrivano” laddove arrivano le persone normali perché non sanno collegare le reazioni disgustate degli altri alle loro azioni più spregevoli. Il nesso causale li manca sempre, per questo vanno in tilt quando abbandonati. La loro “cecità” è funzionale al loro mondo.

Quando frustrati soffrono e non sarà una finta.

L’errore sostanziale delle persone ingessate in “rapporti” con dei narcisisti perversi è credere che la loro sofferenza è “per amore, perché hanno capito finalmente chi hanno perso” quando, in realtà, loro stanno unicamente rammaricandosi per l’ennesima ruota saltata nell’ingranaggio che muove il loro mondo, nel quale possono regnare sovrani soltanto esseri perfetti come loro.

La sofferenza dei narcisisti entra in scena quando la loro necessità di essere visti come persone al di sopra delle altre si scontra con la dura realtà. Per esempio, essere abbandonati senza avere un rimpiazzo all’altezza è un evento vissuto come una sconfitta terribile.

La sofferenza dei n.p. è legata alla vita reale, ai sentimenti autentici. È da questo vivere quotidiano che scappano, trasformandolo nella tortura ansiosa e dolorosa che porta loro ritiro prepotente nel piccolo mondo interiore che si sono costruiti.
Mistificandosi, come una scimmia che salta da un ramo all’altro, saltano da una gratificazione all’altra, pur di negare la vita reale che con la sua incostanza e la sua imprevedibilità è l’essenza e la linfa di ogni processo creativo.
Negando la dinamicità della vita in costante evoluzione, mai “congelata” nelle situazioni più favorevoli a loro, i narcisisti perversi si rintanano sofferenti ma orgogliosi all’interno di una delle tante fragili casette costruite sugli specchi deformati dalle loro bugie.
Brilleranno, splenderanno, tutto illumineranno e vivranno a lungo nel paradiso artificiale costruito a doc in cui nessuno osa metterli in discussione.
Saranno, però, Soli finti. I più cancerogeni e nocivi dei soli.
Soli malati che cercheranno di infiltrarsi nei punti dove la protezione solare più elevata non protegge: nel cuore e nel cervello delle persone che hanno coltivato per loro emozioni e sentimenti autentici.

 

10 pensieri su “Il narcisista perverso soffre? Sì, ma unicamente per se stesso.

  1. “Il male l’ho fatto a me stesso, ora non posso più tornare indietro” mi è toccata sentire dall’uomo che mi aveva invitata ad abortire nostro figlio. Dopo avermi accusata di essere una “poco di buono” come “tutte le donne della tua famiglia” e di volerlo “incastrare” con una “m… di bambino”, ho preso la decisione di abortire il mio bimbo. Dopo l’aborto, però, sono stata accusata di essere ugualmente inaffidabile e una volta gli scappò pure la parola “assassina”! Grazie per l’opportunità di sfogarmi… A volte penso di non farcela, il dolore è troppo grande.

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    1. Cara Annamaria, un perverso narcisista sa come distruggere psicologicamente una persona fino al punto di farla sentirsi in colpa a vita. A prescindere dai principi di una donna, dall’assenza o presenza di una forte spiritualità, abortire non è mai una decisione semplice! Mi pare di capire, però, che l’individuo che ti è capitato tra le braccia t’abbia indotto a ragionare secondo la sua logica malata, una logica che non ti apparteneva affatto, per questo soffri così tanto! Hai pensato: “se metto al mondo un figlio condanno un’altro essere umano a morte perché lo tengo legato a me contro la sua volontà”. La pulsione di morte e la negatività del narcisista perverso arriva all’apice quando una donna ha in grembo una piccola creatura che appartiene anche a lui. Sentirsi legato a vita ad una persona è una tragedia greca in venti atti senza intervalli per questi tipi, eccome se te la fanno pesare… In questi casi ci sono unicamente due ipotesi: 1. se hai le condizioni economiche e la possibilità di crescere un figlio da sola, scappare con il bimbo in grembo il più lontano possibile è una decisione giusta. Proteggere gli innocenti dall’influenza malvagia di un genitore-mostro che non l’ha mai voluto dovrebbe essere una legge, quantomeno morale; 2. prendere la dura decisione che hai preso e cercare di perdonarsi per non aver capito prima con chi avevi a che fare (nulla può cambiarli, i figli saranno visti sempre come un problema!). Posso solo immaginare il tuo dolore immenso. Lasciarsi andare, però, è darla vinta al narcisista. Sarebbe come regalargli un’altra vita preziosa, stavolta la tua… Coraggio!

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  2. Grazie per la tua attenzione e le tue parole. La psicologa mi sta aiutando a sopportare il peso della croce che mi è toccata… Leggo tutto sull’argomento e anche questo mi aiuta tanto! Complimenti per il blog e per gli articoli.

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  3. Sono figlia di un narcisista e una dipendente affettiva, decidere di non mettere al mondo un figlio è un diritto, anche se per me la vita di un bimbo è sacra, e io che ho faticato per averne uno, con mio marito che un padre premuroso e un marito dolcissimo, so il valore che può avere un bimbo. Certamente se avessi tu deciso di tenerlo, per il vostro bene avresti dovuto crescerlo lontano da questa persona …. pericolosa per te e per un bimbo piccolo !

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  4. Claudeila mi hai illuminata ancora una volta,paradossalmente nel buio di cio che ho vissuto.Effettivamente l apice della crudelta l ha raggiunto quando aspettavo la bambina.Mi costringeva a vivere in casa senza poter aprire le finestre,mentre lui tutto il gg accendeva e spegneva canne,io non.fumo,tantomeno in.gravidanza!avevo delle nausee mostruose ma a lui non importava,diceva che lo facevo per attirare l attenzione.Rincasava alle due di mattina ogni notte.non mI ha mai accompagnata ad una visita o ad un.esame,mai una passeggiata.mi ha quasi fatto perdere la bambina perche aggressivo anche fisicamente.dieci gg dal parte,a natale,mi.ha cacciata da casa sua.fortunatamente ho trovato un.appartamento,avevo dei risparmi,ho cresciuto da sola la figlia che mi rimfacciava continuamente di avergli portato via,e che per questo non passava alcun.mantenimento e si rifiutava anche di venirla a trovare,perche l avevo ferito troppo!la sua disgustosa famiglia borgese a cui spiegai la situazione disperata,disse che la colpa era mia,la madre pure pediatra.Il bello e che lui fa il giornalista d inchiesta,lui,che fa finta di indignarsi su raitre,maledetto.

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  5. A volte penso che non potro mai piu credere in un uomo,e stato troppo traumatico.Rispetto a tutto questo,e a quello che e venuto dopo e che tuttora subisco essendo costretta ad averci a che fare,non riesco a darmi pace al pensiero della sua perenne impunita.Vorrei sapere che paghera per il male che ha fatto e che continua a fare,ho bisogno di credere almeno ad una giustizia universale

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    1. Ciao Virginia, ci incrociamo di nuovo. Forse perché nello svolgersi della tua storia ci sono molte similitudini con la mia: anch’io ho visto il padre di mia figlia dare il peggio durante la gravidanza (mi costringeva a uscire per cene e eventi quando avevo emicranie, guidava e pretendeva di insegnarmi a guidare su strade a curve come fossimo in un rally col pancione che toccava il volante, pretendeva pratiche sessuali non consone allo stato di gravidanza nonostante gli ripetessi che avevo già avuto infezioni, appariva e spariva di casa e in casa mentendo su dove fosse facendomi credere che quella sua abilità ‘fantasmatica’ era del tutto normale), poi non mi dava i soldi per i pannolini mentre esigeva che pagassi cene costose, pretendeva che dormissi con lui nello stesso letto quando ormai io iniziavo a non riuscire più a dormire manco a due piani di distanza, ha intentato cause legali per dimostrare la mia idoneità genitoriale sia prima che dopo aver subito un ricovero psichiatrico quando, mia figlia quasi treenne, tutto si è spezzato dentro di me, e così via. Inoltre capisco il senso di ingiustizia che provo quando vedo la sua firma in edicola, integerrimo professionista agli occhi del mondo. Tuttavia dopo aver provato tanta paura e covato tanto odio, oggi credo di essere riuscita non dico a superarle ma lasciarle sullo sfondo focalizzandomi sulle mosse migliori da fare per mia figlia.

      Al cui proposito ho una domanda: magari sbaglio ma vedo poco parlare qui sul blog e altri tematicamente attigui, dei centri anti-violenza per le donne e i loro figli. Io sto iniziando ora a scoprire come funzionano dal di dentro ma dai primi colloqui mi sembra che lì siano in possesso di quelle competenze sui rapporti abusivi che presso molti professionisti sono invece lacunose; inoltre mettono a disposizione figure diverse coordinate dalla stesso centro insieme alla donna (psicologi, avvocati, assistenti sociali, operatrici), tanto che per la prima volta mi sento davvero compresa in toto e non parzialmente (il ché è un balsamo dopo tanto vano raccontare a chi non capisce né forse vuole capire) e spero che i fatti seguiranno a questa ottima premessa. Qualcuna/o di voi ha esperienza in merito?

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  6. Ciao Lucia!non sono mai stata in un centro antiviolenza,ho parlato telefonicamente con le operatrici,che mi sono sembrate competenti e molto umane.Ho la tua e mail Lucia se non sbaglio,vorrei domandarti una cosa

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  7. Ciao Virginia.

    La mail che compare qui è operativa solo per inviare su siti/blog e non per ricevere posta elettronica (misteri del tech e imperizia mia).

    Riporto qui sopra l’indirizzo da cui posso leggerti e risponderti:
    zkdyxqgh@vomoto.com

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