Il narcisista perverso in famiglia: un distributore automatico di ansia e tensione

Il modo migliore eletto dai perversi narcisisti per ricattare gli altri è la creazione di un clima teso e destabilizzante. Sanno come farlo anche senza aprire bocca. La famiglia è essenzialmente un sistema e, come tale, tutti i membri ne devono beneficiare. I singoli componenti del nucleo familiare, quando hanno la possibilità di estrarre dalle fondamenta della struttura madre il sano nutrimento sentimentale ed emotivo, possono raggiungere un livello di consapevolezza, di serenità e di amor proprio tale da saper difendere, con le sole forze, la loro dignità quando minacciata.

Avere in casa un narcisista perverso significa non saper mai “quale pesce pigliare” e come reagire. Significa che ci sarà sempre una prima donna alla quale compiacere per evitare guai maggiori, come la cronicizzazione dei sensi di colpa:

Mi raccontano quasi sempre lo speciale “stato di tensione” che implica la presenza di uno psicopatico. Non è qualcosa di preciso, di definibile, ma “un clima” speciale che impregna l’ambiente. Un’attesa. Per fare un’analogia, si tratta del cerbiatto che annusa la presenza di una tigre senza ancora individuarla: c’è o non c’è? Scaricherà la sua aggressività su di noi oppure no? Con chi se la prenderà adesso? Quale sarà la sorpresa? È l’attesa dell’inaspettato. La persona avverte di non avere gli strumenti e nemmeno la capacità di contrastare lo psicopatico, restando in una situazione di vulnerabilità che genera la paura; e la paura è avvertita dallo psicopatico. Lui la sfrutta, la può mangiare, la percepisce negli altri (nell’artificialità dei loro movimenti quotidiani, nei minimi difetti, negli “incidenti”, negli sguardi deviati dal suo, nei loro gesti automatici) e la accresce. Lui ci sa fare. Sa che produrre timore è anche generare potere (la vecchia legge). La paura è uno dei suoi strumenti di lavoro. Lui può alzare la padella e fare il gesto di lanciarla su di voi. Lui sa che non lo farebbe. Voi sapete che non lo farebbe. Tuttavia la “potenzialità”, la semplice idea che  “potrebbe perdere il controllo e farlo un giorno” è sufficiente a generare la paura, la carica di adrenalina che impregna la pelle e le narici. È così che raggiunge il suo obiettivo, che domina la situazione e ne trae profitto e voi, paradossalmente, vi sentirete sollevati perché “questa volta” la cosa è finita lì. Dopodiché avvertirete l’arrivo della pericolosa autocensura: fare il possibile per evitare che egli s’arrabbi di modo che non accada mai più. Anche provandoci, però… Scappa sempre qualche dettaglio! Le scene allora si ripetono. Allo psicopatico “non conviene” che tutto sia perfetto, il che toglierebbe la sua capacità di generare la paura (il potere), per questo sempre troverà qualcosa che “non va bene”.

Risultato: l’esaurimento, la sottomissione, le individualità minimizzate, gli atti volti a soddisfarlo o contraddirlo (è lo stesso). La sua finalità è ormai raggiunta: tutto gira intorno a lui. È un Sole nero[1].

Sarà lui a dettare i tempi, i modi, i programmi e le aspirazioni degli altri individui. Restando in una posizione incontrastata, con l’avanzare dell’età egli si proclamerà Re assolutista costringendo “i suoi sudditi” a chinarsi, magari ogni domenica a pranzo, Natale, Pasqua, Ferragosto e via col tango, all’incredibile potere acquisito calpestando l’autonomia altrui.

La differenza tra un normale patriarca/matriarca centralizzatore (figura presente in ogni famiglia) e un narcisista perverso al comando è la carica di sensi di colpa e di ansia che genera nei suoi “sudditi” ogniqualvolta essi hanno un programma o un modo di fare diverso dal suo. Incapaci di riconoscere i bisogni degli altri, i perversi spesso devitalizzano i progetti di ogni singolo individuo della famiglia per imporre le loro idee, inoltre, spesso dettano o organizzano programmi nei quali possono maggiormente brillare:

Il pensiero perverso, dice Racamier (1992), può diventare incredibilmente esperto: tutto volto all’agito, all’espropriazione e alla manipolazione, abile ad utilizzare i gusti e le tendenze, le debolezze e le qualità degli altri, mira solo ai fini, ponendo poca attenzione ai mezzi; così sarà socialmente efficace, ma il piacere di prevalere sarà raggiunto solo a detrimento del piacere di pensare[2].

Con la scusa di tenere la famiglia “sempre unita” o sfogandosi in ragionamenti cervellotici sulla solidarietà familiare egli, di fatto, manovra l’intero sistema per il piacere di manovrare, per l’ebbrezza del potere acquisito nel tempo, perché gli altri, essendo “cose” possono essere spostati qua e là per assecondare i suoi voleri.

Rilevo che il potere esercitato in famiglia dal perverso narcisista è pressoché impercettibile, si verifica unicamente dagli effetti negativi provocati nei familiari. Una persona depressa, schizofrenica o borderline esercita un tipo di manipolazione più visibile e pronunciata, identificabile anche dall’esterno.

Vediamo quali sono i meccanismi difensivi tipici sviluppati dai familiari dello psicopatico/narcisista perverso[3]:

  1. La negazione del problema: la classica volontà di “non sapere”;
  2. La sottomissione;
  3. La ribellione: come sinonimo di mancata ubbidienza, del rendersi indomabile, dell’opporsi con tenacia ma restando all’interno del sistema per criticarlo da dentro;
  4. La rivoluzione: attaccare il sistema dall’esterno, restando ai margini, clandestinamente;
  5. La radiazione: allontanarsi dal sistema, come nel caso delle persone che si sposano molto presto per andar via di casa. È andare a girare in un’orbita molto maggiore;
  6. La malattia.

Due sono i tipi di distanza da valutare in questi casi:

  1. La distanza psicologica, che consiste nella presa di distanza mentale dal narcisista perverso/psicopatico per meglio analizzare le sue azioni e gli effetti non solo su di noi ma anche sugli altri membri della famiglia. Vuol dire costruirsi un’armatura psichica per meglio affrontarlo, variabile da persona a persona. Tali modifiche nel modo di comportarsi vanno fatte quasi senza dare nell’occhio per evitare le reazioni aggressive o l’intensificare dei sensi di colpa che i perversi narcisisti amano appiopparci.
  2. La distanza fisica non sempre è possibile quando si tratta di rapporti tra genitori e figli. In questo tipo di relazione la strategia del “contatto zero” è comunemente destinata a fallire per la carica di sensi di colpa dei figli nei confronti dei loro genitori manipolatori o vice versa. Ai figli, anche quando capiscono le manovre perverse di una madre o di un padre con l’intuito di renderli dipendente a vita e a loro disposizione 24 ore su 24, sembrerà di essere sempre in difetto. E chi vorrebbe fare la figura del mostro che abbandona alla propria sorte chi ha cambiato i suoi pannolini, allattato, “fatto studiare”, “investito economicamente”, ecc.; ai genitori manipolati da un figlio perverso scatta l’identico meccanismo: “non possiamo abbandonare una parte di noi al suo destino, dobbiamo salvarlo, guarirlo, è pur sempre il nostro figlio, è diventato così per colpa nostra.” Il parassitismo nei rapporti familiari nasce da costruzioni mentali facilmente identificabili, ma di difficile soluzione.

Quando si tratta di legami di sangue così marcati la distanza psicologica resta l’unica alternativa. Comprendere il problema per gestirlo con una carica di sofferenza meno accentuata è la sfida delle vittime del perverso narcisista. In questo senso, tutti i membri che subiscono le conseguenze del suo modus operandi devono accordarsi e adottare lo stesso atteggiamento, dovutamente orientati da un terapeuta familiare o esperto in relazioni tossiche. Si tratta di rieducarsi per affrontare, stavolta uniti senza artificialità o imposizione, le sue doti seduttive, coercitive e manipolatorie. In questo caso, non riuscendo più a manipolare in famiglia egli andrà alla ricerca di un nuovo gruppo o persona da parassitare.

Leggiamo la testimonianza di una madre sul comportamento psicopatico del figlio[4]:

Sono la mamma di un ragazzo che oso diagnosticare  un personale psicopatico (G. di 24 anni) e ho sviluppato un sistema di allarme estremamente sensibile che mi permette di riconoscere l’intensità dell’atto psicopatico e in che modo sono chiamati in causa i miei altri figli ed io. Quando G. si avvicina, quando entra in campo interazionale, il clima ambientale diventa rarefatto, l’aria acquista un’altra identità e se riempie di una tensione che ci appare attraversata da una maglia metallica che, in qualche modo, ci immobilizza e ci intrappola. È come se restassimo in attesa, vogliamo sembrare indifferenti, anche se lui sa che non lo siamo del tutto. Non ci sono troppi segnali visibili e molto meno verbali ma l’insoddisfazione di G. si può toccare  e chi dovrebbe pagare per questo è già sulla scena. Improvvisamente qualcosa capita nel mio stomaco, i miei organi si “caotizzano”, accuso tachicardia, sudorazione, e un impercettibile tremito corporeo. Oltre a sentirmi a disagio, mi scontro con le cose, faccio cadere il mate,  divento disorganizzata fino a riconoscere che l’angoscia e il nervosismo hanno preso il sopravento. Vorrei riprendere il controllo ma è come se tutti stessimo attendendo un ordine (di G. certamente) perché cosa? Per muoverci, anche se questo implicherebbe andare contro la volontà di G. Impossibile provare vanamente a mettere dei limiti, difenderci da qualche attacco fisico oppure del volo di un oggetto qualunque. Perché è così che lui dimostra la sua frustrazione e la sua rabbia, incolpando i suoi fratelli oppure me per non aver trovato immediatamente qualcosa che crede di aver lasciato in un determinato posto. Cerchiamo di non reagire alle sue provocazioni, però non ci riusciamo e cadiamo in una sorta di trance; da questo momento l’ubbidienza ci verrà automatica. La soggezione sottile e convinta di G. ci getta in uno stato ipnotico. Ciò nonostante dico ai miei altri figli di ritirarsi dalla scena per impedire che la loro aggressività sia manipolata. Loro, tuttavia, si rifiutano di concedergli un tale potere.  La faccia di G. diventa tesa e acquista una rigidità tale che esalta il suo sguardo, talmente freddo quanto un’arma pronta a sparare. Cerchiamo di spiegargli che nessuno tocca la sua roba. Lui, però, si mostra convinto (lo è davvero?) che siamo noi i responsabili della sua disgrazia (ingrandisce in modo preoccupante dei fatti banali) e se la prende con suo fratello, di due anni più piccolo di lui. Litiga spesso con la sorella più grande di lui di sei anni. Io m’interpongo (…) Sappiamo che nulla di ciò che facciamo lo impedirebbe di agire così, sappiamo che il nostro affetto non serve a niente, che prenderà (sì, se lo permettiamo) la macchina, i soldi, i vestiti, si goderà i viaggi, i beni di tutti, ma non apprezza il nostro affetto. G. rifiuta il dialogo, se ne esce sempre riecheggiando la sua condanna: “Voi siete i colpevoli”. Il suo discorso è caratterizzato da parole sconnesse  cariche di odio e rimproveri incoerenti sostenuti da lamentele infantili di poverissima argomentazione. Ci tocca poi sentire le voci, le altre, quelle extra famigliari, delle persone che lo conoscono poco e male, quelle a chi ha venduto la sua parte migliore: “Che ragazzo dolce,  ma quanto è buono, il suo sguardo è così tenero!”. Forse agli altri riserva indubbiamente qualcosa così, per curarsi l’immagine all’esterno; se scopre che abbiamo raccontato a qualcuno questi suoi slanci sarà per lui un’imperdonabile slealtà, certamente romperà il suo vincolo con il delatore per sempre. Abbiamo imparato a non attendere le sue scuse, lui non ha mai riconosciuto un suo errore e quando ci chiede con leggerezza  “perdono”, lo utilizza come un passaporto per ottenere qualcos’altro. Sappiamo che rivedere il suo modo di fare è qualcosa che non gli appartiene, tantomeno assumersi la responsabilità dei suoi atti e delle dovute conseguenze. Se perde qualcosa la sua risposta è: “Sono proprio sfortunato”.  Se qualcosa accade perché lui è stato negligente, dice: “Beh, è andata così”, come quando gli preghiamo di chiudere la porta di casa a chiavi perché ci hanno rapinato già tre volte e siamo stati davvero male: “Non m’infastidite”. Il suo relativismo è esasperante.  E noi qui, senza sapere come aiutarlo, costretti a testimoniare, giorno dopo giorno, il danno che reca agli altri e a se stesso, soprattutto a noi che siamo la sua famiglia.

Nei casi di mancata aggressività dichiarata come nel caso sopra e di utilizzo esclusivo del linguaggio per assoggettare gli altri, come può produrre tensione e ansia un perverso narcisista? Semplice. Portando all’esasperazione i vari componenti del nucleo familiare con il suo stile comunicativo distruttivo della psiche altrui:

Anzitutto, vi è lo stile linguistico improntato all’ambiguità e alla prolissità, specialmente nei confronti di un destinatario acquiescente e silenzioso. Questo stile linguistico è caratterizzato dal ricorso a un elevato numero di modificatori con valenza dubitativa (come “circa”, “quasi”, “forse”, “un po’” ecc.), di termini “livellatori” (come “tutti, “nessuno” ecc.) e di predicati epistemici (come “penso”, “suppongo”, “credo” ecc.). In questo tipo di eloquio le frasi sono lunghe e complesse, con un’elevata variazione nella scelta delle parole, riguardanti soprattutto affermazioni generali e vaghe. Il ricorso a frasi fattuali che descrivono episodi concreti è assai limitato; per contro si assiste a un grande impiego d’informazioni secondarie irrilevanti e fuorvianti. In particolare, nel dire menzogne serie, i soggetti fanno minori riferimenti a informazioni percettive e contestuali, in quanto sono più facilmente verificabili e controllabili, mentre danno maggiore spazio alle esperienze soggettive in modo analogo a quanto avviene per i resoconti di ricordi immaginati.

Questo stile linguistico della comunicazione menzognera può essere definito come “dire per non dire”, un modo per “diluire” le informazioni false e di renderle meno identificabili  attraverso un “effetto seppia”. Facendo ricorso a frasi lunghe e complesse, spesso ridondanti ma povere sul piano dei contenuti concreti, il bugiardo cerca di neutralizzare, di “narcotizzare” la menzogna, disorientando il destinatario. Entra qui in gioco un complesso sistema di “sfumature di grigio” in cui si dice e non si dice, in cui si dice una cosa e una cosa diversa a proposito della medesima realtà.

Attraverso l’ambiguità e la vaghezza, il parlante è in grado di mentire senza correre il rischio sia di esporsi eccessivamente sia di essere accusato di falsità sfacciata qualora venisse scoperto. Egli può sempre appoggiarsi su affermazioni fatte in precedenza che gli consentono – almeno in parte – di giustificarsi e di assicurarsi una condizione di buona fede[5].

 La terapeuta comportamentale e cognitiva Isabelle Nazare-Aga, autrice di diversi libri sull’argomento si chiede:

Come si può pretendere di proteggere i figli da un genitore con una personalità perversa e narcisistica, lasciandoli quotidianamente a contatto con qualcuno che elabora una visione distorta della realtà, e svaluta costantemente gli altri? Come si difendono i figli dall’esperienza di una coppia uomo-donna dove l’amore e il rispetto non esistono? Che modello vogliamo dar loro della vita a due? Che esempio di realizzazione della vita adulta gli proponiamo?

Vivere con due genitori equilibrati è strutturante. Ma se la madre o il padre sono dei manipolatori, le cose sono molto diverse. Sono dell’idea che un bambino si strutturi in modo più sano vivendo con un solo genitore, ma sereno, piuttosto che con due genitori, uno squilibrato (patologico), e l’altro destabilizzato dal primo[6].

Una famiglia condizionata da un narcisista perverso e che subisce, nei casi più gravi in modo invalidante, i suoi comportamenti mortificanti, vessatori, irrispettosi e impositivi, da sistema chiuso destinato a palestra di vita diventa fonte di sofferenza, auto alimentata dal meccanismo fagocitante quasi sempre messo in atto da un unico individuo.

La famiglia diventa allora una cornice dorata ma vuota, che traballa pericolosamente prima di sfracellarsi. Una cornice sulla quale ogni familiare/vittima cercherà di metterci dentro la sua tela di autoinganni nella speranza di poter salvare il perverso narcisista da sé stesso.

C.l.d.

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[1] http://www.marietan.com/cartas_comentadas/hijo_psicopata.htm

[2] Filippini, Sandra. Relazioni perverse – la violenza psicologica nella coppia. FrancoAngeli, 2014, p.88

[3] http://www.marietan.com/material_psicopatia/el_sol_negro.htm

[4] http://www.marietan.com/cartas_comentadas/hijo_psicopata.htm

[5] ANOLLI, Luigi. Mentire. Il Mulino, 2003, p.74-75; da vedere anche gli articoli della categoria “Comunicazione” presenti su questo blog.

[6] NAZARE-AGA, Isabelle. La manipolazione affettiva – Quando l’amore diventa una trappola. Castelvecchi, 2008, p.129-130.

38 pensieri su “Il narcisista perverso in famiglia: un distributore automatico di ansia e tensione

    1. Ottimo articolo. Grazie
      Mi interesserebbe avere delle letture sull’ abuso perverso radicato in gruppi familiari più ampi, tipo coppia genitoriale con 7 figli, di seguito quindi gli intrecci abusivi tra zii e ziee su cognate acquisite, cognati, suocere, nuore, generi, suoceri, nipoti, divorzi, aborti, malattie, accudimento, eredità..
      Ed anche, prevedo quanto possano certe dinamiche abusivo/narcisiste/perverse essere caratteristiche degli ambienti mafiosi, settari, elitari.. dove ogni membro è strumentale smettendo di essere individuo.
      Quali letture/studi pubblicati/link sui gruppi novici mi consigliate?

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  1. sono 7 mesi che il mio compagno è fuori casa, dopo una serie assurda di vicende da cui ne siamo usciti in parte…purtroppo è il padre dei miei due figli, e sarà sempre presente nella nostra vita..se ripenso a cosa ci ha fatto patire in questi anni, mi vengono i brividi, era chiuso in stanza a lavorare al buio, tutte le sue cose erano inaccessibili a noi, quando entrava in bagno e qualcuno entrava inavvertitamente, si arrabbiava moltissimo, anche quando lo facevano i bambini, in famiglia vi era un clima di terrore…i bambini non lo hanno mai considerato un padre, dialogo inesistente, non li ha mai portati a fare un giro, una gita, un gelato fuori porta….ora che tutto si è scoperchiato , ora che tutto è più chiaro, ora che le sue mille vite parallele sono venute fuori, ora che abbiamo saputo che diceva in giro che non aveva figli…ora che è fuori dalla nostra vita, ringrazio anche te, Claudia, per avermi dato la forza di conoscere questa patologia e di cambiare serratura…..la mia storia è assurda, non so davvero come ho fatto a resistere 17 anni….la famiglia di facciata, quella del natale e dei compleanni….intorno a noi il vuoto….

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    1. Carissima Gabry, intanto la prima cosa che osserviamo quando il clima di terrore seminato dal narcisista perverso finisce (perché finalmente se ne va di casa!) è la serenità impagabile che riscontriamo negli occhi dei figli e la riappropriazione degli spazi domestici un tempo dominati dal ‘sovrano padrone’ . I ragazzi diventano improvvisamente più dolci, vogliono starci vicino, tornano a sorridere e con i gesti ci ringraziano per la decisione presa. Forse non diranno mai a parole: “Mamma, hai fatto bene!”, come in fondo ce lo aspettiamo, ma cominceranno piano piano a scoprire loro doni, provare piacere nello studio e nelle uscite con gli amici semplicemente perché hanno smesso di farci da genitori, da mediatori, da terapeuti, da confidenti, insomma, cominciano a scoprire il piacere di essere semplicemente bambini o ragazzi. Sarà la loro serenità a darci il giusto riscontro della nostra decisione. Non è mai tardi per cominciare a vivere, cara Gabry, mai tardi per dare il buon esempio, mai tardi per dire: UN MATRIMONIO NON PUO’ ESSERE QUESTO E VOI, FIGLI MIEI, AVETE IL DIRITTO DI AVERE FIDUCIA NELLE RELAZIONI UMANE, NEI RAPPORTI AFFETTIVI SANI TRA UN UOMO E UNA DONNA! Essendo loro padre, come hai ben detto, sarà una figura sempre presente nella loro vita e ovviamente ti toccherà controbilanciare il suo pessimo esempio con una buona dose di coraggio e buon senso. Devo metterti in guardia su un’aspetto molto utile per chi, come te, è appena uscito da un rapporto del genere: come ogni manipolatore il tuo ex svilupperà nuove tecniche per provare a seminare zizzania tra di voi ogni volta che si accorgerà che il nucleo familiare segue in pace e va benone senza di lui. Per un n.p non esiste umiliazione più grande dell’indipendenza totale e della serenità del nucleo familiare, quindi, quando si accorgerà di aver perso ogni potere su di voi e che tu sei diventata, nonostante le umiliazioni e maltrattamenti che hai subito, l’unico vero punto di riferimento per i tuoi figli, ecco che sottrarrà persino le briciole e la parvenza di affetto che forse raramente concedeva ai ragazzi. Spesso ricattano economicamente pur di riacquistare un minimo di potere. Anche quando accetti accordi del tutto sfavorevoli e controproducenti, cercano comunque un modo di metterti il bastone tra le ruote in un’altro modo. Cosa fare? Sperare con il cerino in mano che trovi un’altra persona o gruppo da parassitare. Mi dirai: “Ma Claudileia, non posso augurare a nessuno di averci a che fare con un tipo così!”. Ebbene, è brutto dirlo ma la realtà ci impone di essere nudi e crudi: finché non trovano un’altra ipotetica preda ideale i vampiri emotivi non mollano il collo del quale succhiano con piacere. Tuo ex compagno ha mollato non solo il tuo collo, ma apparentemente anche quello dei figli e quindi presto avrà bisogno di nuovi fonti energetiche per ricaricarsi. Molte donne si chiedono allibite “Ci siamo lasciati dopo 20 anni, mi maltrattava, ignorava i suoi figli, ma subito dopo ha trovato un’altra e ci ha fatto pure un’altro figlio, perché?”. Semplicemente perché senza qualcuno che li faccia da zerbino non sanno dove andare a parare! Infatti, bisogna sempre ringraziare ai Cieli con tanto di candele, incensi, mirra e aglio al collo per l’aria pulita che passiamo a respirare quando si levano di torno. Del resto un fortissimo abbraccio a te e ai tuoi ragazzi. 17 anni sono tanti, ma ora è il momento di diventare maggiorenne per la vita, carissima. W te e un brindisi alla vita che verrà d’ora in poi, alle sensazioni e emozioni che proverai e alla pace che piano piano, delicatamente, si insidierà sulle vostre vite! Claudileia

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    2. Ciao, è passato un pò di tempo dal tuo post, spero tu legga comunque. 17 anni insieme, anch’io come te ho buttato via 17 anni della mia vita con questo uomo malato, anch’io ho dei figli e mi dispiace averli fatti vivere con un padre così, che li ha destabilizzati e resi insicuri con il suo modo di sragionare quotidiano e con l’instillazione di ansia quotidiana in famiglia. Da alcuni mesi ho scoperto questi soggetti e ho dato un nome al problema con il quale ho convissuto per molti anni, ora ho deciso di andarmene di casa per salvare me e i miei figli, troverò la forza per fare questo passo?
      Un abbraccio

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  2. Salve Claudileia,
    Intanto infinitamente grazie.
    Mio marito è uscito di casa, finalmente, tre mesi fa. Ho due bambini maschi, uno di sette (F.) e uno di 4 (L.). Io sono a dir poco rinata, il piccolo sembra stare benissimo, il grande invece mi ricorda molto G. di 24 anni dell’articolo. All’inizio ha avuto un netto miglioramento a scuola, e sembrava in generale molto sereno. Finalmente a casa non c’era più quella tensione di un tempo. E soprattutto ho visto nei bambini la gioia di ritrovare la madre che non esisteva più da un anno circa… Poi però F. ha cominciato ad avere forti scatti di rabbia nei confronti miei e del fratellino. La tata (di cui mi fido) dice che questi atteggiamenti ce li ha solo a casa mia e non dal padre.
    Descrivo brevemente l’attuale situazione: Su 14 giorni i bambini stanno 8 giorni con me e 6 con il padre. Il padre si è preso una bella casa, molto più grande della nostra, una casa ad effetto, un loft (in realtà una casa da single visto che con tutti quei metri quadri non ha nemmeno una camera per bambini). Da quando ci siamo separati si dedica molto di più a loro, va quasi sempre lui a prenderli a scuola (prima non ci era mai andato), si occupa dei compiti (prima litigava con me davanti a loro perché facevo fare loro i compiti… secondo lui il fine settimana i bimbi dovevano giocare.. ora ha cambiato idea). Ogni giorno ha per loro delle grandi sorprese, dai regali, alle giornate a cavallo (chi è mai andato a cavallo..?), tanto che lui si è auto-soprannominato “babbo-sorpresa”. Dopo un paio di settimane da quando è uscito di casa si è già riaccompagnato con tanto di annunciazione ai suoi genitori e alla sorella, e a me..! (L’annunciazione corredata da una gran risata…). Da un paio di settimane, visto che io da subito ho adottato la tecnica del no-contact, ha ricominciato a darmi fastidio con messaggini chiedendomi esplicitamente se non mi manca… se non ho voglia di vederlo.. Adesso ha cominciato a mettermi i bastoni fra le ruote sul piano economico. Insomma un tipico narciso.
    Tornando ad F., io non so come poterlo aiutare. Lui è sempre stato il preferito di mio marito, e il centro delle sue attenzioni, e F. di rimando ha sempre avuto un debole per il padre (anche se io sono sempre la “Mamma”). È un bambino dolce e ipersensibile, e si è fatto carico del padre; quando a volte mio marito faceva le sfuriate davanti ai bambini, F. gli correva dietro cercando di tranquillizzarlo… Dall’estate scorsa F. aveva cominciato a fare scatti di rabbia, ma sempre e solo dietro stimolazioni del padre (prima lo esaltava poi lo mortificava, bastone e carota). Vorrei tanto trasmettere ad F. comprensione e appoggio, perché so che ha un disagio, ma è davvero terribile con il fratellino e non è facile gestire la situazione.
    Grazie,
    Cecilia

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    1. Carissima Cecilia, quando abbiamo a che fare con un genitore narcisista perverso spesso lo vediamo scegliere un figlio per plasmarlo alla sua immagine e somiglianza, mentre l’altro – sempre che ci sia – diventa il capro espiatorio, il perdente per eccellenza, colui che deve faticare per essere all’altezza del prescelto, del piccolo genio, dello specchio di papà. Al narcisista perverso genitore l’idea di presentare al mondo un clone suo è molto gratificante, quindi è disposto a investire tantissimo a livello economico e ancor di più in manipolazione per dimostrare al mondo che tutto sommato è un bravo genitore poiché uno dei figli cerca di copiarlo in ogni modo. L’unico mezzo per contrastare la seduzione e il fascino che il tuo ex esercita sul tuo bimbo più grande è investire il tuo amore e la tua energia puntando su programmi che i tuoi figlioli possano fare INSIEME, altrimenti rischi di crescere due isole impenetrabili che tendono a distaccarsi una dall’altra perché una, siccome viene lodata dal padre passa a ritenersi più rigogliosa e forte, mentre l’altra, svalutata come eri tu, potrebbe subire danni seri alla propria autostima. Ovviamente loro padre farà il possibile per sorprenderli e posare da eroe improvvisato ma, come tutte le maschere usate dai n.p anche questa presto cadrà, poiché non riescono a reggere a lungo la responsabilità di fare VERAMENTE il padre. I tuoi figli, crescendo, comprenderanno che per le cose pratiche della vita potranno contare unicamente su di te, mentre per i ‘fuochi di artificio’ potranno MAGARI contare su di un padre che nella vita reale non esiste e che nei fatti pensa soltanto a lui stesso e alla sua immagine. Il fatto che nell’enorme casa del padre non esista una camera allestita per loro la dice lunga sul futuro, cioè, hanno un padre che ha cercato una ‘tana per un maschio solo’ senza pensarci minimamente ai bisogni di bambini così piccoli. Quindi, casa tua sarà SEMPRE l’unico porto sicuro che hanno e questo conta tantissimi punti a tuo favore. Un film molto bello che ho raccomandato a un ragazzo che mi ha scritto è “Il calamaro e la balena” di Noah Baumbach, sulle dinamiche che si instaurano tra due fratelli, la mamma e il padre narcisista quando si separano. Il figlio più grande idealizza il padre narcisista, mentre svaluta la madre e il fratello più piccolo. Ti consiglio vivamente di vederlo! Ecco una scena molto bella https://www.youtube.com/watch?v=v5jkLwIi0_s So che non è facile ma quando i bambini sono ancora piccoli è possibile correre ai ripari creando programmi normalissimi in cui i fratellini si sentono a loro agio e appagati senza alcun bisogno di grossi effetti speciali. Dovrai lavorare con dolcezza sull’importanza della solidarietà e la fratellanza tra loro, di modo a contrastare gli effetti del divario che il padre tenderà a creare tra loro. Mi raccomando, non rispondere ad alcun tipo di messaggio del tipo ‘affettivo’, ma unicamente a cose pratiche che implicano la gestione dei bimbi. Ricordati che tutto ciò che scriverai e ogni reazione emotiva, anche telefonica, può essere usata contro di te. Per quanto riguarda la nuova fiamma… c’è solo da augurarsi che si faccia meno male di te, anche se sappiamo che mano a mano che gli anni passano la soglia di perversione relazionale dei narcisisti patologici aumenta e quindi non ci resta che preoccuparci anche per lei. Un abbraccio fortissimo, cara mia, e stringe i denti che hai due splendide creature che sono certa ti daranno in futuro tantissime soddisfazioni!

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  3. sono una ragazza di 30 anni.Mio padre è sociopatico da sempre.Vive nel suo mondo.Ci manipola e ha portato mia madre a fare investimenti assurdi convincendola che il suo punto di vista e’quello reale e corretto.Voglio anzi devo andarmene di casa perché non lo tollero più ma ho paura a lasciare mia mamma da sola.Il mio allontanamento potrebbe spiazzarlo(è lui con la sua visione razionale e distorta che comanda)e ho paura che potrebbe scagliare la sua ira contro lei anche fisicamente.Come faccio?

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  4. Qualche mese fa ho finalmente scoperto la verità sul mio ex marito grazie a questo blog. Erano anni che sentivo che qualcosa non andava in lui, in me, nella nostra relazione, nel nostro lavoro, nei figli. Io gliene ho sempre parlato con chiarezza e onestà, tutte le volte che captavo le sue incongruenze, tutte le volte che non ero soddisfatta della nostra vita assieme, tutte le volte che sentivo reazioni strane nei bambini, tutte le volte che sistematicamente si presentavano gravi problemi finanziari non solo a casa, ma anche al lavoro… mi rispondeva sempre che tutto era sotto controllo, di non preoccuparmi! Mi faceva credere che il problema partiva da me… drammatizzavo senza che ce ne fosse la reale necessità secondo lui. La nostra secondo lui era una vita felice, forse ero solo depressa e dovevo farmi curare!
    Cercava di distrarmi in tutti i modi, mi colpevolizzava per non credere in lui, si vittimizzava arrivando in casi estremi a far finta di avere un attacco di cuore, una crisi epilettica, uno svenimento anche davanti ai figli che sistematicamente lo prendevano in giro. Manipolava la realtá a tal punto che arrivavo a dubitare di me stessa, della mia memoria, delle mie percezioni. La veritá era evidente, ma lui riusciva sempre con le promesse e le bugie a farmi tornare a credere in lui fingendosi preoccupato per i suoi figli, per me, per il nostro benessere. E come gli credevo io, gli credevano gli altri… familiari e parenti, suoi e miei. Mio padre, con cui mi confidavo e che ci ha aiutato economicamente insieme a mio suocero in tutti questi anni, purtroppo ai miei SOS, piú mi spingeva verso di lui, creando profonde insicurezze in me, e facendomi sentire inadeguata tutte le volte che non riuscivo a fargli il lavaggio del cervello, a cambiarlo. Come se il problema fossi io, non lui alla fine! Roba da pazzi! Il mio ex marito si fingeva responsabile. Prometteva sempre di cambiare lavoro e vita, ma intanto lavorava compulsivamente mostrando i suoi successi che gli servivano per prendere tempo e che peró non erano sufficienti per sostentare una famiglia numerosa. Dei figli non gliene é mai fregato niente e neanche di me del resto. È sempre stato un padre assente, ossessionato come é per il suo lavoro. Arrivó al punto di farmi credere in passato che il nostro primo figlio non era sano di mente, che i problemi nella nostra relazione e nella nostra vita privata e professionale dipendevano esclusivamente da lui, dalla sua irrequietezza, dal suo essere provocatore e incontrollabile. Se lui non ci fosse stato saremmo stati piú felici mi diceva sempre!!! Poi arrivó il secondo figlio, anche questo chiesto da lui, e all’improvviso gli venne l’istinto paterno… magari!!! Fu solo un’illusione! Inizió semplicemente e spudoratamente a manipolarlo… gli comprava tutto quello che voleva, non lo rimproverava mai.. lasciava a me l’arduo compito di educarlo. Ma poi sistematicamente non era mai daccordo con me.. lo consolava, facendomi apparire una madre ingiusta e severa davanti a lui. Ad un certo punto, cosí, il bambino da ignorare il padre, inizió a mitificarlo e a imitarlo. Intanto io davo attenzioni al secondo figlio che poverino ad un certo punto, verso 1 anno e mezzo-2, capendo giá tutta la dinamica, cercava disperatamente il padre, ma il padre era sempre col fratello maggiore, lo preferiva a lui e il bambino cadeva nella disperazione totale quando per esempio li vedeva fuggire di casa! Il bambino da essere solare e socievole con tutti, verso i 3 anni e mezzo si chiuse in sé stesso. Solo parlava in casa con noi. Dopo la nascita della bambina il padre continuava a ignorarlo, a rifiutarlo. L’anno scorso poi il bambino ha iniziato la scuola elementare..il bambino é da sempre un piccolo genio… forse per attirare l’attenzione del padre!? Bah! Fatto sta che quando la maestra ha dichiarato ufficialmente che il bambino era un genio, il padre ha iniziato a venerarlo e a ignorare il primo che allo stesso tempo, essendo ormai piú grande e maturo, avendone viste e passate tante, ha aperto gli occhi alla realtà e si é allontanato dal padre. Per farla breve oggi il padre preferisce nettamente il secondo al primo e lo dimostra apertamente umiliando in certe situazioni il primo, trattandolo come una pezza da piedi, un inutile. Il secondo é uguale a lui dice! È bello come era bello lui! è buono e sensibile come era lui da piccolo! Guai poi se i due bambini iniziano a discutere! Il primo ha sempre torto, il secondo é il santo! il padre grida contro il primo come un pazzo. Non si puó assolutamente trattare male il fratello perché il fratello é unico e speciale…che lui mai sará come lui, ecc ecc. Mette cosí inevitabilmente contro i due fratelli… accresce rabbia e risentimento nel primo e narcisismo nel secondo. La bambina, la terza figlia, é poi per lui solo un gingillo da portare al supermercato quando vuole lui… o per competere con suo fratello che ha una figlia pochi giorni piú grande della nostra. Il mio ex marito adora sua figlia, ma a fatto compiuto la scarta. In casa i figli é come se non esistessero. I week end dorme o lavora. La casa é per lui un sofá dove lavorare al computer e un letto dove dormire, anche vestito.. con le scarpe..perché cosí si sta piú comodi! soprattutto quando si fanno le nottate intere a lavorare!
    Abbiamo divorziato ad aprile.. a gennaio sono andata da una psicologa. Dopo aver letto questo blog, temevo che mi stessi bevendo il cervello, che stessi impazzendo come lui ha sempre voluto farmi credere. Invece no. Non ho avuto mesi facili quando gli ho detto che volevo il divorzio. Arrivavano minacce sul cellulare alle 2-3 di notte… o richieste di non farlo sentire male perché lui é sempre stato un santo con me!
    Siamo ad agosto e lui ancora non ha trovato casa perché non trova la casa giusta, perché sta lavorando ad un progetto importante… tutte scuse ovviamente. Ha iniziato a sedurre delle donne… vive su facebook e twitter… non riesce a stare da solo!
    Dice sempre a tutti che non si aspettava il divorzio..che le cose tra noi sono sempre andate bene e che io non sto bene!
    Prima di divorziare mi disse in lacrime che non poteva accettare che una donna lo lasciasse… che era sempre stato lui a lasciare ed é per questo che non riusciva ad accettare la separazione!!! Che tipo!
    A settembre comunque o se ne va o se ne va. Se ho resistito fino ad oggi é perché abbiamo una macchina sola, l’altra l’ha venduta a causa dei problemi finanziari. Come facevo un estate con tre figli senza macchina? Il mio primo figlio insiste perché chiami la polizia per sbatterlo fuori. Lo faró per lui se il padre non se ne vá come dice!
    Non mi ha neanche dato gli alimenti in questi mesi perché abbiamo vissuto assieme e lui si é accollato certe spese!
    Purtroppo devo finire dei progetti di lavoro, importanti e fondamentali per la mia carriera professionale e per riconquistare la mia autonomia, se no mi sarei giá licenziata da un pezzo. Ora il mio dubbio é se rimanere qui o tornare in Italia, ma non nella mia cittá natale, perché purtroppo non c´é nessuno ad accogliermi o comunque capace di aiutarmi. Ho un piccolo progetto imprenditoriale mio che vorrei iniziare prima o poi, ancora non só dove e come…vedremo. Mi manca il mio paese dopo anni di isolamento qui, circondata da gente poco civile e sana di mente. Chissá…
    Non vedo l’ora di trovare il mio luogo, la mia casa, per ritrovare la serenitá persa e far finalmente felici i miei tre figli che meritano una vita normale, con i suoi alti e bassi, ma circondati almeno da persone sane che li amino per davvero. È dura adesso… dopo tutto quello che ho passato, ma ce la devo fare. Piano piano. L’importante é non smettere mai di credere in sé stessi, anche quando sembra che si sia di fronte al più totale fallimento.

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    1. Cara, un abbraccio forte forte! Benvenuta nel popolo coraggioso che ha guardato in faccia l’orribile verità. Non dubitare più della tua mente, della tua anima. Qualsiasi cosa farai sarà giusta, perché tu sei una persona normale. Ti assicuro che da ora in poi, sarai in grado di aggiustare tutto, un pezzo alla volta…..tienici informati, i passi risolutivi di ognuno di noi danno forza all’intero gruppo. Coraggio e non fermarti più. Un bacio

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  5. Sono madre di un figlio (F.) narcisista psicopatico e bipolare (diagnosi dello psichiatra). Non ostante prenda i medicinali che il medico gli ha prescritto, F. continua ad avere comportamenti che impediscono a tutti gli altri membri della famiglia, una vita normale.
    Dorme di giorno, di notte esce e quando verso le 3 o le 4 rientra fa rumore. Ha avuto problemi con la legge, beve e fuma in modo esagerato, in casa si rifiuta di fare alcunché a meno che non abbia bisogno di soldi.
    Non dimostra mai affetto se non quando ha richieste (sigarette i soldi) e non ha alcuna percezione della vita e degli impegni altrui.
    Purtroppo non va a scuola ne lavora, crede che diventerà ricco non si sa bene come.
    Quando qualcosa gli viene negato urla e rompe tutto quello che si trova a tiro.
    Ha distrutto porte, mobili etc.
    Quando era minorenne è stato ricoverato in neuropsichiatria per 2 settimane e purtroppo lo hanno tenuto legato al letto, altrimenti rompeva tutto anche lì.
    Ora quando abbiamo chiamato il118 una sera che aveva una crisi violenta, anche gli infermieri si sono spaventati, (uno è scappato), poi lo hanno convinto ad andare dicendo che se avesse accettato il trattamento sanitario volontario, una volta in ospedale avrebbe potuto firmare ed uscire; e così è stato!
    Non abbiamo modo di proteggerci dai comportamenti di F. ma l’idea di cacciare di casa un figlio è impossibile.
    Sia io che l’altro mio figlio (più grande di F) andiamo da psicologi, e ovviamente anche F. ma non riesco a fare passi avanti.
    Cosa possiamo fare?

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    1. Carissima Sonia, se andate da un terapeuta bisogna seguire le indicazioni che vi dà. Dopodiché immagino che lo psichiatra vi avrà detto che per i tratti bipolari ci sono dei farmaci regolatori dell’umore da prendere, di modo ad attenuare i cambi improvvisi. Che tipo di terapia fa tuo figlio e quanti anni ha?

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  6. Sono rimasta vedova ,già subivo questa personalità disturbata da mio marito ….ho accettato e superato tutto .non mi aspettavo la stessa personalità in un fratello ,il quale fino a quando c’era mio marito si teneva a dovuta distanza …..ora si è rivelato nei miei confronti peggiore di mio marito ,o faccio quello che lui mi impone o mi tortura,anche mettendomi contro figli e nipoti ,devo dire che c’è riuscito ,mi ha isolato ,sono stanca l ho minacciato di denuncia in quanto ho registrato sue minacce e aggressioni verbali ,ora non so la sua reazione ,temo che si vendicherà ,ditemi cosa devo fare,per piacere sono sola e lui è felice…….

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      1. Si cara grazie di avermi risposto,i miei figli stanno dalla sua parte ,in quanto potente,in oltre a me non credono ,lui ripete loro che sono pazza, se oso dire qualcosa a riguardo ,mi ripetono la stessa cosa e forse io l ho provocato ,sono socia nella società che mio marito malauguratamente mi ha lasciato ,a loro conviene stare dalla sua parte ,ai quali da sempre ragione e se non vedo gli utili tanta colpa è di questo essere,non posso e non mi sento di rivolgermi ad un legale sono comunque sempre i miei figli,e mi metterei in un tunnel dal quale non ne uscirei più……..ho un altro fratello al quale lui elargisce a piene mani per cui ,per cui è normale che non lo contraddica,anzi mi ripete che è una persona di grande trasparenza e che sono io quella che sbaglia tutto,agli occhi del mondo è un grande ,ed io che sto provando sulla mia pelle il suo narcisismo….passo da ingrata ,se mi ha aiutato a risolvere alcuni problemi alla morte di mio marito,ora me lo rinfaccia in continuazione e per questo secondo la sua personalità per me alquanto disturbata ,io dovrei cedere tutto ai miei figli,ho già ceduto una parte di società su sua insistenza ,ora vuole impormi di cedere il resto è siccome mi sono ribellata……(ho osato )mi ha definita una madre di emme)scusa ……dopo un anno di messaggi in quanto non vuole parlare con me ,di ricatti ,insulti ,ai quali ho risposto con le rime mi ha chiuso ,però mi fa arrivare tramite l altro fratello il quale scende a queste meschinità……per convenienza…….premetto che di tutto questo lui non ci guadagna nulla,ma deve solo piegarmi a quello che lui ha deciso che io faccia, dopo la minaccia della denuncia sembra si sia calmato ,mi ha mandato a dire dal fratello ,che io sono bandita,booooo lo spero tanto ,ma per come si è rivelato in tre anni dalla morte di mio marito,il quale lo teneva a debita distanza ,non ci credo,un abbraccio,scrivo perché non so con chi parlare ,mi vergogno,a questi ho dato tanto ,ora lui me li ha messi contro,facendogli credere che sono pazza ,non credo di esserlo ,ma volte mi ha messo il dubbio,spero di rimanere lucida ,per poter difendermi,……ma queste personalità sono distruttive,

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  7. Io venderei tutto poi mi ritirerei in un appartamentino al mare dedicandomi al volontariato non hai idea di quanto sollievo e quante amiche troveresti. …si vive una volta sola non serve farci castra mentalmente. .

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  8. Moglie di un militare narcisista e madre di un figlio iperattivo (ora ha 13 anni, considerato “solo” borderline) e manipolatore, e di un altro (10 anni) che lo subisce….forse come io subisco il padre. Sono un po’ troppo stanca e al momento neanche troppo lucida…sono nella fase “vorreiandareviamanonsonédovenécome”.. Sono in un pianto perenne senza sfoghi, senza arte né parte, a quasi 50 anni senza riuscire a prendere le redini della mia vita…ho lasciato anche una mia attività per stare accanto al grande che altrimenti per i compiti non si siede nemmeno a farli…..non mi reputavo così debole, finché mio marito non ha cominciato a dire che non servivo a niente anche davanti ai ragazzi… ditemi voi. Mi sento solo sotto ad un treno che passa e mi ripassa sopra.

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    1. Maria Grazia tu non sei debole….riprendi la tua vita in mano e segui i tuoi bambini che sono in una fase delicata per la loro età. Da lui non farti manipolare ne sottovalutare. Non servi a niente??? da questo devi vedere la cattiveria che ha.

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    2. Coraggio Maria Grazia, anche io quasi 50 anni, due figli (per fortuna più grandi dei tuoi), anche io nella fase “vorreiandareviamanonsonédovenécome”, ma con la consapevolezza che non ci sono alternative. Sto combattendo con me stesso e con la mia dipendenza per riuscire ad andarmene, è questione di tempo e di ulteriore consapevolezza, appunto.
      Non sei tu debole, è che probabilmente lui ti ha risucchiato tutte le energie. Riprenditi la tua vita e magari sorprendilo con una reazione che non ti ha mai visto avere. Fagli capire che i limiti esistono per tutti, anche per lui e, senza usarli in maniera strumentale contro di lui, fai comunque capire ai tuoi figli che hai pari dignità rispetto al papà; anche se sono ancora un po’ piccoli, capiscono tutto. Se lui ti svaluta davanti a loro non lasciarlo fare, non ne ha il diritto, e in quel momento è lui che sta manipolando i figli.
      Riguardo a tuo figlio maggiore, fai quello che ti sembra più giusto, non voglio e non mi permetto di dare consigli; valuta solo se la tua rinuncia e lo stargli così addosso sia utile, sia per te che per lui. A volte hanno bisogno di qualche batosta, non muore nessuno!
      Per esperienza: prima devi imparare a difenderti, e questo, se è un NP, lo farà imbestialire, per cui preparati a una fase anche crudele di svalutazione e scarto; poi potrai piano piano ritrovare te stessa, imparerai che tenergli testa è possibile e che se anche si incazza non casca il mondo. Un po’ alla volta le sue parole cominceranno a scivolarti addosso; ci vuole tempo ma è possibile! Fatti aiutare da un bravo terapeuta se pensi di non farcela da sola.
      Se hai un treno che ti passa e ripassa sopra non aspettare che il macchinista si accorga di te, togliti dai binari!
      Se a quel punto lui capirà e cambierà non è un NP, altrimenti l’unica è allontanarsi più possibile dal treno. Ci vuole tempo e fatica, ed è anche molto doloroso, ma è la sola salvezza. Si comincia con un distacco emotivo, poi l’obiettivo (non ancora raggiunto nemmeno da me) sarà allontanarsi anche fisicamente.
      Un abbraccio!

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    1. Cara Maria Grazia, scrivi qui, magari prenditi l’impegno di farlo costantemente. A me aiuta tantissimo.
      E se puoi, sfogati con qualcuno di tua fiducia, magari con qualcuno che conosca poco lui, in modo che non sia condizionato dall’apparenza della vostra normalità familiare e che ti dia la certezza di non riferirgli nulla.
      Forza!

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  9. E poi arriva una sera (ma preceduta da altre simili) in cui inveisce da morire contro mio figlio più grande (13 anni) perché invece di fare qualcosa da lui comandato (vedere se arrivassi io con la macchina perché pioveva mentre lui si avviava un po’ più avanti per vedere se arrivavo da un’altra parte) si guardava le foto dal cellulare. Una volta a casa ha continuato a dire anche cose peggiori. Frasi come “voi siete stati @a@ati a forza da qualcuno che forse neanche vi voleva”….se avesse un’amante, saperlo farebbe meno male. . La tragedia vera, per me, è stato l’aver pensato “meno male che stasera non se l’è presa con me”. Non mi sento in colpa, di più. Mi sento letteralmente morire per aver pensato questo!
    Fino a quando? Dov’è il limite di sopportazione, la classica goccia….?vorrei andarmene davvero. Dove? Come?

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    1. Cara Maria Grazia, che brutte parole da sentirsi dire. Nessun commento, sarebbe inutile.
      Devi assolutamente reagire! Il trattamento che ti sta riservando è oltre ogni limite di tollerabilità, altro che goccia. Questo non vuol dire che tu debba avere la forza di andartene domani (come ti ho già scritto io sono ancora lì); ma devi almeno ottenere di non farti trattare così; è dura, lo so, ma devi trovare la forza di fermarlo e non devi permettergli di dire certe cose, in assoluto, in particolare davanti ai figli. Le persone violente (e questa è violenza, senza ombra di dubbio) sono dei deboli; dimostragli di essere più forte!
      Se poi hai la forza, anche economica, di andartene subito, allora via, al volo. Altrimenti devi cercare contromisure di autotutela, anche a costo di avere reazioni molto forti (senza superare i limiti della violenza fisica, sia ben chiaro) che magari lui non ti ha mai visto avere.
      Non autocolpevolizzarti: quello che hai pensato è umano, non sei Wonderwoman, non sei una martire, non sei obbligata alla perfezione. C’è un limite a tutto, e sicuramente in condizioni normali, in una relazione normale con un normale essere umano tu non avresti mai avuto un pensiero del genere; è che, purtroppo, ogni tanto ci portano al loro livello. Coraggio, non hai ucciso nessuno. Ognuno di noi ha la sua parte “cattiva”; il fatto di riconoscerla e di non metterla deliberatamente in atto fa sì che tu sia una persona sana e ti distingue da chi invece poi cattivo lo è di fatto.
      Anche a me è successo di avere pensieri non proprio edificanti; ma poi mi dico che intanto rimangono pensieri, e se riesco a dirmi da solo che sono brutti pensieri mi è rimasta almeno la razionalità e la sensibilità per accorgermene. Il fatto è, come detto sopra, che ogni tanto si arriva a pensare come loro; ed è questo il campanello di allarme maggiore, che ti dice che è proprio ora di cambiare registro.
      Continua a sfogarti qui, fallo mi raccomando!
      Un grande abbraccio!

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  10. Maria Grazia ti sono vicina perchè anche io ho passato quello che stai passando te, il mio ex marito ne ha dette tante che potrei scrivere pagine e pagine ed erano cose che facevano male al cuore ed io ancora non mi perdono di essere stata tutti questi anni insieme a lui e di conseguenza aver fatto vivere le mie splendide figlie con un padre così. I pensieri brutti lasciali andare senza neppure pensarci più, vengono da soli e se gli diamo importanza si amplificano e non ci fanno più vivere e comunque sono una conseguenza della nostra grande sofferenza e niente più ti abbraccio e forza e scrivi sempre non chiuderti noi ti capiamo perchè ci siamo passati . Poi a settembre Claudileia ti aiuterà ancora di più .

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  11. Padre narcisista patologico hovert ,oserei dire psicooatico,madre covert e sorella maligna Covert.Madre e sorella hanno sempre detestato esso,essendo una l’estensione dell’altra e tramando contro di me in maniera subdola ;mantenendo sempre un atteggiamenro di finto coinvolgimento con loro due invece lavorando entrambe per mettermi contro di lui è viceversa, usando me
    da capro espiatorio.Bella famigliola vero.Ora siamo rimasti in tre io ,lui e lei con cui io non ho nessun rapporto se non quello di parare i suoi colpi bassi per fregarmi sui suoi interessi.Dopo che ho scoperto questo blog,posso constatare che non manca nulla di tutto ciò che il disturbo collude con il proprio modus operandi.Ora il problema è gestire egli nella sua malatia,trovandoci non ha collaborare come si dovrebbe ma sempre in una competizione senza fine.Come sapete è impossibile colloquiare normalmente essendo per lei da anni in svalutazione e scarto perenne.Praticamente una situazione impossibile ed ingestibile dove io cammino sulle uova e dove lui è una sua scimmia volante.Lei se vede che io guadagno punto ci mette un secondo a caricarlo contro di me,lui ci casca alla grande e vince sempre in partenza.Avrà un’inversione di marcia?Io leggo molto se non avessi trovato persone come la signora Dias, sarei impazzita sul serio invece purtoppo o per fortuna tutto ciò che leggo qui corrisponde alla perfezione ed è tutta una triangolazione infinita.Quanta energia mi serve spero nelle mie riserve di non essere abbandonata conto su me stessa ma è dura
    Buonaserata .

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    1. Ciao Barbara; ti scrivo perchè anche io ho scoperto di essere nata e cresciuta in una famiglia tossica. Mio padre narcisista patologico covert e mio fratello ne sta prendendo le redini; mia madre narcisista over come mia sorella (mentre la gemella di questa credo sia solo codipendente dalla gemella) e poi ci sono io, la figlia di mezzo, quella diversa. Per anni ho pensato che mie sorelle fossero solo gelose di me (perchè sono più bella di loro e altro) ma poi ho capito che il problema non erano loro ma i nostri genitori. Perchè quando chiedevo spiegazioni a mia madre riguardo i comportamenti vessatori nei miei confronti lei non sapeva dire nulla. Non parlava; non interveniva mai quando venivo attaccata senza motivo. Il motivo è che lei è come loro; fanno tutti parte dello stesso clan e io ribellandomi, essendo diversa, sottolineando che certi comportamenti non sono normali, mino la loro stabilità tossica. Mia sorella con mio fratello sono perfino andati a parlare con il mio medico di base per dirgli che sono pazza, aggressiva ecc. Stanno già iniziando a diffamarmi perchè sanno che non possono più manipolarmi. Tra poco andrò via. Ho 34 anni e mi hanno rovinato la vita. Soffro d’ansia, attacchi di panico e sono per forza di cose depressa nonchè destabilizzata emotivamente e con l’autostima a terra. Io non so tu come faccia a resistere.

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  12. Io e lei mia sorella dobbiamo gestire mio padre malato.Non abbiamo rapporti ed e tutta una competizione,per lei sono il nulla è lei e il suo falso e favoloso SE.Non facile vero?

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  13. Cara Claudia,
    Sono una ragazza di 30 anni e le scrivo perché solo recentemente ho messo a fuoco di avere sofferto per tutta la vita la presenza di un fratello narcisista.
    Adesso lui ha quasi 40 anni ma vive praticamente ancora a casa dei miei genitori, mentre io vivo lontano da loro da tre anni per motivi di lavoro.
    Senza soffermarmi sul passato e sulle dinamiche che abbiamo vissuto, sono in cerca di un consiglio per un tema diverso.

    Infatti il mio allontanamento mi ha consentito di vedere le cose più chiaramente, e di prendere psicologicamente le distanze da lui (che per tutta risposta ora ovviamente mi ignora). È stato un percorso doloroso che ho già affrontato con l’aiuto di un terapeuta.

    Il problema con cui mi sto scontrando adesso però è che mentre io sento di essermi evoluta e di averlo smascherato, in casa a parte la mia assenza non è cambiato nulla e mi trovo costretta ad assistere da lontano a violenze psicologiche di vario tipo che lui infligge ai miei genitori.

    Loro sono abbastanza coscienti delle sue particolarità ma tendono a minimizzarle e piuttosto a sopportare perché temono di aver sbagliato e di essere cattivi genitori.
    Pur di negare il problema, non di rado quando lui ha necessità che loro non sanno soddisfare mi “ricattano” pure a loro volta, costringendomi a sacrificarmi per lui (magari ospitandolo per lunghi periodi oppure svolgendo dei lavori al posto suo), e reagiscono in modo rigido quando magari li esorto a prendere le distanze da questa situazione (per il loro bene).

    Il mio timore è che anche loro si allontanino da me, ma non le nascondo che sento una rabbia crescente nei loro confronti per avermi sempre considerato la figlia assennata ma proprio per questo “sacrificabile”: mentre lui viene ricoperto di attenzioni e di aiuto, io sono ormai lontana e in ombra e sento che da loro provengono solo pretese e obblighi, mentre già io affronto una vita difficile che sta tutta sulle mie spalle…

    Confido in un suo consiglio e la ringrazio.

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    1. Carissima Elena, intanto bisogna sempre ricordare ai tuoi genitori che vi hanno dato LE STESSE OPPORTUNITA’. La base di partenza è questa e non bisogna arretrare di un millimetro perché il rischio è quello di ritrovarti con un fratello-figlio per il resto della tua vita. I nostri genitori sanno perfettamente come infonderci sensi di colpa per assumerci responsabilità non nostre pur di coprire i loro fallimenti. Hai solo 30 anni, quindi sei ancora in tempo di stroncare questa dinamica prima che questo fratello capisca di poter parassitarti a vita con l’ausilio di genitori fin troppo accondiscendenti. Non sei ‘sacrificabile’ e devi assolutamente fare la voce grossa: se tu sei indipendente, QUESTO VALE ANCHE PER TUO FRATELLO perché l’educazione è stata la stessa. Sii chiara a riguardo: “Se la mia funzione in questa famiglia è soddisfare unicamente pretese e obblighi nei confronti di mio fratello, cosa sarà di me quando avrò la mia famiglia? Ho il diritto o no di vivere la mia vita come un comune mortale? O mi avete messo al mondo per servire mio fratello messo al mondo prima?”. Sii ferma sull’imposizione dei tuoi limiti: fratellanza non è diritto allo sfruttamento. Un abbraccio grande a te!

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    2. Elena, se posso permettermi anche io di risponderti…concordo al 100% con Claudileia. NON farti intrappolare dai sensi di colpa o dal senso del dovere trasmesso da tuoi genitori. Che LORO (i tuoi) si sentano in colpa/in dovere o altro di prendersi cura di tuoi fratello è un conto, ma loro sono i suoi (e i tuoi) genitori, sono in una posizione diversa rispetto a te che sei sua sorella e per fortuna sei una sua PARI, come dice Claudielia. Tu sì, puoi avere grazie al cielo quella “distanza” che per vari motivi i tuoi non possono/vogliono avere, e questa può essere la tua salvezza. Un grande abbraccio!

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  14. Gentilissima Claudia, Ofelia,
    vi ringrazio davvero tanto per i vostri consigli. Sembra poco ma un parere estraneo rafforza molto.
    Prometto che mi impegnerò a farlo, ben conscia delle difficoltà che incontrerò nel porre un punto di vista indesiderato.
    Ne approfitto per esprimere la mi gioia de fatto che esistano luoghi come questo, anche se virtuali, dove far sentire meno soli:
    Auguri a tutte 🙂

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  15. Anche questo articolo è perfetto e illuminante. Mi ricorda anche una situazione lavorativa di molto tempo fa. Lì la persona in questione usava più il vittimismo, ovviamente la triangolazione, e quasi sempre un’aggressività passiva ma letale. L’atmosfera, da inizialmente buona e piena di collaborazione, franava verso un’estasi da disastro, un malumore continuo e una sorta di palpabile controllo dall’alto (o dall’altro). Però non ho mai pensato che si trattasse di una narcisista: la vedevo più come insicura e con manie di grandezza al contempo, intenta ad una scalata sociale che aveva bisogno di comprimari altrettanto motivati. Momenti di grande generosità inaspettati ci legavano tutti. Io fui trai pochi ad essere pagato, giunta la bancarotta. Quanto alla mia np, be’, la descrizione calza. Però lì le famiglie erano due: una composta da “noi” – lei, sua figlia ed io: regina, principessa e serva, ma forti momenti di crisi fra le due, a suon di capricci e imposizioni reciproche (e competizione con la famiglia del padre della bambina, con la quale pareva che lei si comportasse diversamente, ma che frequentava davvero poco) – e l’altra la sua famiglia, con sorelle, padre e madre. Be’, con questi parlava quando ne aveva bisogno, poi si sdebitava con oboli economici, ma in generale non aveva piacere di frequentarli. Non so bene che cosa fosse successo tra loro. Si che venivo quasi incolpato di voler vedere i miei a Natale e che venivo sempre incoraggiato a non frequentarli… ma questo era nei piani d’isolamento, credo. Il meccanismo della tensione era esattamente come quello descritto e pur impegnandosi da morire non si poteva andare a letto pensando di aver fatto tutto bene durante il giorno. Non so se anche la bambina sentisse questo. So che spesso mi confidava di sentirsi un po’ soggiogata, ma pensavo che fosse una dinamica naturale del rapporto madre-figlia e io l’adulto aggiunto di riferimento, amico e complice ma non padre. Mi manca, quella bambina, accidenti!

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