I dolori dei capri espiatori, ovvero, l’identikit delle vittime preferite del perverso narcisista

Sappiamo che i rapporti di breve durata con un narcisista perverso, i c.d. “abusi express” sono ugualmente devastanti. È importante, comunque, analizzare cosa accade nei rapporti di lunga durata, nei rapporti formali quando anche i figli subiscono degli abusi psicologici o raggiri di ogni sorta. È in questo tipo di rapporto, in cui si ostenta una patina di normalità e di credibilità agli occhi della società che il narcisista perverso può dare “il meglio di sé”.

Sono in molti a domandarsi come sia possibile che un partner riesca a tollerare l’inganno, le bugie costanti, le infedeltà, il vero destino dei soldi in comune, la manipolazione ed i maltrattamenti velati (in alcuni casi anche fisici) dell’altro. Che cosa hanno di “speciale” certi uomini/donne senza coscienza o scrupoli? Come fanno a convincere i propri compagni che le loro affabulazioni corrispondono al vero? In che modo riescono a strappare ai malcapitati raffiche d’incondizionato perdono? Perché alcuni riescono a uscire da questi rapporti distruttivi in pochi mesi o dopo un paio di anni mentre altri impiegano decade a rendersene conto di aver vissuto una vita in balia della cecità e della violenza psicologica?

Ci sono molti fattori che favoriscono l’abuso prolungato nel tempo. Purtroppo, gli psicopatici/narcisisti perversi sono i primi a scoprire gli elementi che predispongono una determinata persona a tollerare o negare i maltrattamenti che intendono perpetrare quando fatalmente si annoieranno loro. La scelta di un “partner stabile” si basa sull’oculata ricerca di qualcuno che funga da schermo alla loro vita parallela fatta di eccessi e di falsità, qualcuno che trasmetta agli altri un’immagine credibile e seria al loro posto, oppure che si sottometta alla condizione di servo senza farsi troppi problemi in un primo momento.

In nessun modo dobbiamo trasformare le circostanze personali degli individui comuni in elementi provocatori della violenza psicologica esercitata dai perversi, semmai sono “facilitatori” che permettono al perverso narcisista di prendere le misure dell’altro per costruirne la bara psicologica.

Pensiamo a un ex alcolista che avverte al partner perverso narcisista sulla sua battaglia quotidiana per non bere, raccontando in un momento d’intimità lo storico famigliare disastroso dal quale proviene. Ecco che il perverso, tanto per “sdrammatizzare”, può provare a convincerlo con dolcezza che prendersi una birretta ogni tanto è un diritto inalienabile dell’uomo e che lui, l’ex alcolista, è “uno scemo” per privarsi di un simile piacere, che sta esagerando. In ogni caso, quando l’ex alcolista tornerà a bere perché nel frigo c’è sempre una bottiglia di vino – casualmente lasciata – il perverso sarà il primo a negare ogni forma di responsabilità nella sua ricaduta.

Ho usato un esempio estremo per dire che non si può incolpare la vittima per possedere determinati elementi nella sua personalità o nella sua storia in grado di attrarre maggiormente psicopatici e narcisisti appena svelata la sua fragilità. Secondo Rita Mascialino:

Occorre una persona, per fare qui l’esempio di una donna, piuttosto debole psicologicamente, ossia insicura di sé, non abituata a realizzare cose interessanti, desiderosa di fare la buona moglie, la buona compagna, una donna in primo luogo del tutto femminile, dolce come si suol dire, educata magari a fare la mamma. Inoltre, e per eccellenza, una donna abusata nella sua infanzia o nell’adolescenza, una donna quindi abituata a subire e ad avere paura, una donna per questo particolarmente sensibile all’offerta di affetto perché desiderosa di potersi appoggiare a qualcuno che non la maltratti. Ancora: una donna che abbia dovuto subire dei genitori che l’abbiano a loro volta fatta oggetto di gaslighting, sminuendo la sua personalità ad ogni occasione, ridicolizzando ogni suo tentativo di fare qualcosa di nuovo, di bello, di sperimentare la vita per quello che può dare al di là della routine quotidiana. Tale abitudine alla squalificazione di sé può sì, è vero, sensibilizzare la potenziale vittima e farla fuggire da possibili ricadute con persone simili ai genitori nel comportamento verso di lei, ma può, molto più comunemente, anche avere abituato il suo cervello a tale comportamento che essa inconsciamente riconosce nel maschio che le piace come compagno perché è il comportamento subito nella casa del papà e della mamma ed è quindi predisposta a cadere nella trappola dell’eccitazione sessuale che scatterà ogni qual volta essa si troverà di fronte sotto mentite spoglie proprio il torturatore già conosciuto a casa, da piccola, quando ancora non poteva avere possibilità di difendere il proprio cervello, la propria personalità – l’abitudine al maltrattamento è tuttavia un’abitudine, ossia un comportamento appreso che il cervello ripropone una volta che l’abbia imparato, ciò a prescindere dalla volontà conscia del suo portatore. Una tale donna può avere un’attrazione inconscia per il suo carnefice basata sul riconoscimento da parte dei cervelli spaziali, muti come li definisce Paul McLean (1973), dell’individuo già noto dalle esperienze fatte a casa, e per essa il gaslighter avrà la massima preferenza, trovando egli in essa la via già dissodata alla costruzione del suo edificio di tortura[1].

È umano raccontarsi in buona fede agli altri, fare delle piccole confidenze, chiedere dei consigli pratici, concedere fiducia a chi crediamo di meritarla dopo aver fatto conoscenza. Nessuno nasce paranoico o diffidente, ma possiamo diventarlo con il tempo. E nessuno, inoltre, può indovinare dietro la maschera di una persona gentile e che giura di amarci il volto mostruoso di un perverso narcisista che si diverte accoltellandoci alle spalle.

Andiamo quindi alle caratteristiche del vissuto che predispongono maggiormente una determinata persona a sopportare gli abusi, anestetizzandosi del tutto con il passare degli anni:

1.Essere cresciute in una famiglia violenta o abusiva: Molte donne accettano di restare con un partner psicopatico perché sostengono che lui “almeno” non le picchia come il loro padre o la loro madre e che pertanto le sue svalutazioni, raggiri e infedeltà “sono mali minori”. Come ritengono “mali minori” l’ira manifestata dal perverso quando egli si ritiene vittima di un torto oppure quando si arrabbia per un non nulla rompendo degli oggetti di uso quotidiano o colpendo con dei calci, pugni o testate una porta, un muro, il cruscotto della macchina… Ecco una scena di ordinaria quotidianità in cui un manipolatore sentendosi trascurato dalla moglie infonde angoscia e terrore riuscendo, in un secondo momento, a ribaltare completamente la situazione:

Mentre mio figlio giocava tranquillamente sul tappeto della sala da pranzo e il padre era chiuso dentro il suo studio, mi sono messa a ripassare per il concorso. All’improvviso, senza una ragione apparente, P. esce dallo studio, arrabbiato nero, urlando che ne aveva abbastanza di fare tutto in quella casa. Ha cominciato a rompere un ripiano di marmo, piatti, il piano lavoro della cucina. Nostro figlio di 3 anni piangeva e gli gridava di fermarsi aggrappandosi ai suoi pantaloni. Ho avuto paura e mi sono chiusa a chiave nello studio con mio figlio in braccio. Ha sfondato la porta. Mi sono resa conto che tutto ciò non poteva continuare. L’indomani gli ho annunciato la nostra separazione e lui ha minacciato di suicidarsi.[2] (…)

Isabelle Nazare-Aga ci spiega la strategia utilizzata dal manipolatore dietro a questo tipo di comportamento “passionale”. Osserviamo, quindi:

(…) una prima minaccia di violenza fisica in cui il manipolatore dimostra che può facilmente distruggervi, e una seconda minaccia che si trasforma in ricatto affettivo: “Con la decisione di lasciarmi, tu mi uccidi”. Il mondo alla rovescia. Potrebbe uccidervi (l’ha dimostrato), ma voi diventate colpevoli (allontanandovi da questo potenziale pericolo) e sarete puniti (con la sua morte sulla coscienza). Diventa lui la vittima nello spazio di dieci minuti. La colpevolizzazione è una trappola formidabile che paralizza il pensiero razionale del partner[3].

2. Essere cresciuti in una famiglia con dei genitori immaturi: Un classico, si direbbe. Soprattutto in tempi in cui madri e figlie si scambiano dei vestiti, posano in bikini sui social networks e usano lo stesso linguaggio adolescenziale. Quando i genitori si comportano come dei bambini, i figli tendono a maturare prima del tempo convertendosi in “infermieri” dei loro genitori nei momenti del bisogno. Tutto ciò porta a vedere lo stato di co-dipendenza con un partner perverso narcisista come qualcosa di normale. Si prendono cura del partner narcisista o psicopatico con la speranza di risolvere i suoi problemi, la stessa speranza che avevano rispetto alla propria famiglia di origine. Nei casi più gravi parliamo di “incesto psicologico”:

Avviene quando si sviluppa con un genitore o un familiare un legame affettivo particolarmente profondo che travalica i confini richiesti dalla gerarchia e dal ruolo; spesso avviene quando non si sono avute le possibilità di normali relazioni con i coetanei: in caso di morte precoce di un genitore che spinge i figli e il genitore vivente a sviluppare un legame di solidarietà particolare per far fronte alle avversità; in casi di perdite economiche vissute nella vergogna e nell’isolamento sociale; in caso di triangolazione. In tutti questi casi il genitore rivolge al figlio una richiesta di sostegno emozionale che esula dal ruolo.

L’incesto emozionale, detto anche incesto psicologico, può portare genitori e figli, indipendentemente dal sesso, a formare “coppie simboliche” che ostacolano la possibilità, per il figlio o la figlia di formare una vera coppia nel matrimonio[4].

L’incesto fisico non arriverà mai ad essere consumato. Tuttavia inconsciamente il figlio coinvolto (spesso il primogenito) vivrà il legame in maniera molto intima, diversa magari dagli altri fratelli. Vedrà il genitore/partner come un essere irraggiungibile, come l’amante che mai avrà. In età adulta, in una sorta di coazione a ripetere, il figlio “eletto” tenderà a riprodurre lo stesso copione affettivo avuto con il genitore cercando uomini/donne ugualmente irraggiungibili con l’intento di conquistare e possedere ciò che non ha conquistato e posseduto nell’infanzia; oppure non riuscirà a sopportare psichicamente una relazione di coppia sana pur di rimanere, in questo modo, l’amante inconscio del genitore inaccessibile.

3. Sono molto giovani o minorenni al momento dell’incontro con il perverso: Meno esperienza hanno nei rapporti più le vittime saranno romantiche e collaborative, ecco che sarà più facile per un manipolatore farle credere che la confusione, la triangolazione e il lavaggio nel cervello sono la regola generale di tutti i rapporti del futuro. Usando l’insicurezza tipica adolescenziale, il perverso narcisista può formare e plasmare la vittima al suo piacimento. Sarebbe questo il “sogno” di ogni turista sessuale pedofilo. Nel bellissimo libro cult Donne che corrono coi lupi, Clarissa Pinkola Estés illustra:

All’inizio della vita il nostro punto di vista femminile è molto ingenuo, il che significa che la comprensione emotiva di quanto è nascosto è molto vaga. Comunque, tutte noi cominciamo da qui. Siamo ingenue e ci mettiamo in situazioni assai confuse. Non essere iniziate a tali questioni significa essere in un periodo della vita in cui siamo vulnerabili alla vista di quanto è palese soltanto.

Quando la lupa lascia i suoi piccoli per andare a caccia, questi cercano di seguirla fuori dalla tana, lungo il sentiero. Lei ringhia, li risospinge indietro, finché quelli trotterellando si decidono a tornare nella tana. La madre sa che i piccoli non sono ancora in grado di valutare e soppesare le altre creature. Non sanno chi è e chi non è predatore. Ma con il tempo lo insegnerà loro, con dolcezza e anche con durezza.

Come i lupetti, le donne hanno bisogno di un’iniziazione simile, che insegni loro che il mondo interiore e quello esterno non sono luoghi spensierati. Molte donne non ricevono neanche quell’insegnamento di base sui predatori che la lupa dà ai suoi piccoli…[5]

 Aggiungo anche la fragilità dei ragazzi/e omosessuali che, purtroppo, a causa dei pregiudizi di molti genitori, spesso non possono contare con la loro solidarietà affettiva quando affrontano le prime penne d’amore. La solitudine e la mancanza di una bussola nella famiglia di origine li porta a credere al primo “mentore” sessuale che si presenta. Spesso sono loro le prede più vulnerabili per l’assoluta mancanza di comprensione e di accettazione in ambito famigliare.

4. Isolamento/fattori economici: Se il narcisista perverso è l’unico a lavorare oppure guadagna di più la minaccia di ritorsioni economiche clamorose quando abbandonato è all’ordine del giorno. Le situazioni più comuni lo vedono agire in due diversi modi rispetto all’indipendenza economica della donna: 1) o la sprona a lavorare, a fare qualcosa di subalterno (odierebbe vederla un gradino in più, ricordiamoci), di modo che provveda lei alle necessità basilari della famiglia (mentre lui si concede piaceri e capricci vari con i suoi personali guadagni); 2) oppure la impedisce di lavorare per tenerla sotto controllo, così da poter rinfacciare i sacrifici ai quali si è visto costretto pur di mantenere il benessere famigliare.

Per rendere meglio l’idea, ecco una testimonianza:

Lui amava vedermi dipendere da lui anche economicamente, a me stava bene così. Le cose sono cambiate dopo la laurea in psicologia; ho iniziato una terapia e lì sono venute fuori esigenze di realizzazione personale, di lavorare, di farmi una mia vita autonoma. Mi sono stancata di essere solo amata, sempre disponibile, sempre pronta a soddisfare i suoi bisogni. Ho provato a parlare, ma lui rifiutava di ammettere che ci fossero dei problemi. Se c’era tensione tra noi, l’attribuiva alla sua stanchezza per il troppo lavoro. Poi una sera, dopo che io gli ho ribadito che volevo trovarmi un lavoro, se ne è andato dicendomi: “Sto male, non dormo più, ho problemi, non sei tu la causa dei miei problemi”. Poi è tornato e mi ha detto che non poteva sopportare com’ero cambiata. Dopo la nascita di nostro figlio, che al tempo della sua fuga aveva 11 mesi, lui si era sentito trascurato e il mio desiderio di uscire di casa per lavorare l’aveva fatto ancora più arrabbiare.

Mi ha rimproverato la mia mancanza di disponibilità: non ero più pronta a fare con lui le cose che facevo prima. Mi ha chiesto di lavorare con lui come segretaria, se proprio volevo lavorare. Io ho rifiutato, io volevo fare la psicologa. Lui mi ha accusato di essere dura, di non tener conto delle sue esigenze. Dopo un periodo di lotte e di crisi, lui si è messo con la sua segretaria e me l’ha detto. Io ho iniziato a lavorare, a frequentare altra gente, a sentirmi più autonoma ed indipendente. Dopo otto mesi lui è tornato, voleva che ricominciassimo, ma alle vecchie condizioni. Dovevo lavorare solo per hobby. A questo punto io l’ho sentito come una palla al piede, come uno che m’impediva di crescere, di diventare adulta[6].

5. Figli in comune: l’idea di perdere il rapporto con i figli è la paura più grande per uomini e donne. Nel caso delle persone che hanno rapporti con dei narcisisti perversi questa paura è ancora più accentuata. Molti cercano di sopportare tutte le bugie e manipolazioni perché sanno che in sede di divorzio i perversi mentiranno talmente bene che nessuno darà loro credito. Infondere questo timore nei loro partners è un’arma infallibile e molto funzionale per i perversi.

6. Un’educazione estremamente stereotipata: in quei luoghi in cui l’uomo ha dei privilegi fuori del comune, nelle società molto maschiliste, è normale insegnare le figlie femmine a tollerare certi abusi, a tener duro per il bene della famiglia, a sopportare perché “ormai sei grande e non troveresti nessuno”. Anche in quei posti dove si considera la separazione un peccato mortale, la vittima cercherà di evitare il divorzio per paura di essere rifiutata nel suo ambiente, oppure per l’intimo senso di fallimento imposto dalla società nella sua psiche.

Le domande che ogni vittima dovrebbe porsi quotidianamente sono: Cosa voglio? Cosa mi fa stare davvero bene? Quali sono i miei reali sentimenti in relazione a qualcuno che ha dimostrato palesemente di non essere in grado di amare nessuno? Sembra semplice, eppure si tratta del dilemma più profondo degli esseri umani, come riflette Erich Fromm:

Quel che si è detto a proposito della mancanza di “originalità” nel sentimento e nel pensiero vale anche per la volontà. In questo caso è più difficile rendersene conto; l’uomo moderno, semmai, pare avere sin troppi desideri, e il suo solo problema sembra quello che, pur sapendo ciò che vuole, non può averlo. Tutte le nostre energie vengono spese allo scopo di ottenere quello che desideriamo, e la maggior parte degli individui non mettono mai in discussione il presupposto di questa attività, il sapere, cioè, quel che davvero vogliono. Non si soffermano mai a riflettere se i fini che stanno perseguendo siano proprio quelli che vogliono loro: nella scuola vogliono avere buoni voti, da adulti vogliono avere sempre più successo, guadagnare più denaro, avere più prestigio, comprare un automobile più bella, andare in giro, e così via. Ma se si fermano per un momento a pensare in mezzo a tutta questa frenetica attività, può sorgergli alla mente questa domanda: “Se ottengo questo nuovo posto, se prendo questa automobile più bella, se riesco a fare questo viaggio, che cosa succede? A che serve tutto questo? Sono veramente io che voglio queste cose? Non sto per caso inseguendo una meta che dovrebbe farmi felice e che mi sfugge non appena la raggiungo?”. Queste domande, quando sorgono, fanno paura, perché mettono in dubbio la base stessa su cui poggia l’intera attività dell’individuo: il fatto di sapere che cosa vuole. Perciò le persone tendono a liberarsi il più presto possibile di questi pensieri che turbano. Credono che queste domande tormentose siano sorte perché si sentivano stanche o depresse; e continuano a perseguire i fini che ritengono propri.[7]

Imparare ad indagare nel profondo per dissecare e comprendere le peculiarità che ci rendono unici al mondo è la corazza che ci protegge dalle svalutazioni di un partner narcisista perverso e l’unico modo, a mio parere, di conoscere quali sono i nostri desideri più profondi.

Desideri che non coincidono affatto con la schiavitù, il masochismo o la dipendenza affettiva e che trasbordano di bellezza e di progettualità, di sostanza, di purezza e di soddisfazioni piccole ma quotidiane.

Il rischio di cercare di comprendere i perché dei comportamenti squilibrati e irragionevoli di un partner manipolatore è soprattutto quello di restare intrappolati all’interno della sua logica disturbata e incomprensibile, soprattutto per chi auspica una vita più leggera e pulita degna di essere vissuta coltivando validi sogni, sviluppando nuovi talenti, dedicandosi al prossimo o molto meglio al lavoro, accettando nuove sfide, affrontando con coraggio i cambiamenti essendo presenti a se stessi in ogni ambito della vita, perché finalmente liberi da ossessioni e paure.

Il meritato frutto della consapevolezza di se è la libertà da ogni prigione. Ed è a portata di mano per chi ha l’umiltà di farsi contadino, di scavare fino alla radice dei sentimenti più profondi per estrarre le giuste risposte ad ogni tormento.

C.l.d

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[1] http://www.ritamascialino.com/cms/wp-content/uploads/2011/05/Il-gaslighter-e-la-sua-vittima.pdf, p. 26-27

[2] NAZARE-AGA, Isabelle. La manipolazione affettiva – quando l’amore diventa una trappola. Castelvecchi Editori, 2008,  p. 87

[3] Idem, ibidem.

[4] MISZCZYSZYN, Anastasia. Il potere delle radici. Sciogliere i nodi del destino, amare e prosperare. Urra Edizioni, 2008, p.58

[5] PINKOLA ESTES, Clarissa. Donne che corrono coi lupi. Frassinelli, edizione 2015, p.27-28

[6] FRANCESCATO, Donata. Quando l’amore finisce. Il mulino, 2012, p.174-175.

[7] FROMM, Erich. Fuga dalla libertà. Mondadori, 2014, p. 217-218.1

29 pensieri su “I dolori dei capri espiatori, ovvero, l’identikit delle vittime preferite del perverso narcisista

  1. Pensó che a VoLTE si pensa che diventare come i narcisisti da ventagi si parla di lui come un essere superiore, più inteligente più gradevole più sapiente, come che il male che gli caratterizza sia un miglior modo de vivere per non soffrire. Ho vissuto con un perverso è ancora subisco le consecuenze di vivere otto anni con un essere che per me morirà da solo senza che nessuno possa sopportare tanta cattiveria. È vero uno soporta per diversi motivi però nn credo che nessuno sopravviva a tanta cativeria. Loro sono mostri che manipolano nn solo per divertimento anche perché sano che si nn mostrano una maschera finta e apparentemente perfetta tutti fuggirebbero lontano di loro restando soli. La verità è che manipolano mentono così qualcuno anche per poco tempo gli soporta

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    1. Cara Noryo, la solitudine del narcisista non sarà mai qualcosa di visibile agli altri, anche perché avranno sempre la loro corte abilmente messa in piedi negli anni. Una corte in cui i rapporti si basano sulla superficialità, sullo scambio di interessi/favori e sull’apparenza. Ci sarà sempre qualcuno disposto a sacrificarsi per accudirli, una super mamma o un super papà disposto a mettere da parte la femminilità o l’orgoglio pur di averli accanto, convintissimi di essere invidiati dagli altri, anziché compatiti. Nulla è più terrificante per un narcisista della solitudine. Essa lo costringerebbe a pensare, a porsi delle domande scomode. L’intera esistenza di un narcisista può essere riassunta nel tentativo di riempire i suoi buchi e vuoti affettivi con la voracità di un bambino. Un narcisista ha bisogno del seno di tutte le madri del mondo. Uomini o donne, non importa. L’importante è estrarre il latte del maggior numero di persone possibile per avere sempre la pancia piena e non morire solo. In questa ricerca di fonti di nutrimento vale tutto pur di non vedersi per quel che si è. Da questo particolare modo di essere può fiorire soltanto la mediocrità intellettiva a più livelli, l’incapacità di fare un discorso approfondito su qualunque argomento e lo scarso impegno sia per quanto riguarda gli affetti che la vita lavorativa. Troppi impegnati nel far tutto senza mai riflettere, i narcisisti cercando metodi sempre più sofisticati e innovativi per evadere dal mondo reale, non amano pensare o riflettere, sono ‘curiosi’ e vogliono tutto senza alcun tipo di sforzo. Il risultato è che finiscono per improvvisare un modo di vivere simile alla vita, ma che con la vita non c’entra nulla. Ecco il senso di vuoto infinito che provano quando sono soli. Le conseguenze di questo ‘stile di vita’ potranno essere ampiamente osservate nei fallimenti collezionati nell’arco della loro vita affettiva e lavorativa, anche se per un essere innamorato, tutto sembrerà molto bello e scintillante all’inizio. La mediocrità e la superficialità possono tirare momentaneamente su una persona, ma non la porta da nessuna parte a lungo andare. Se ne vanno da questo mondo senza lasciare alcun particolare segno diverso dal dolore e dal dispiacere per averli conosciuti. Ci sono persone, però, che sopravvivono alla loro cattiveria perché non sanno più – dopo anni di manipolazioni e raggiri – cosa significhi sentirsi amate, desiderate, volute bene e rispettate da qualcuno. Inoltre si convincono che i narcisisti perversi sono esseri di intelligenza sopraffine, grazie al lavoro minuzioso di lavaggio del cervello che sanno fare alla perfezione sulle loro prede. Su questo punto posso essere d’accordo con te: sono dei veri maestri del raggiro e, come dici tu, manipolano per il piacere di manipolare.

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      1. Pensó che a VoLTE si pensa che diventare come i narcisisti da ventagi si parla di lui come un essere superiore, più inteligente più gradevole più sapiente, come che il male che gli caratterizza sia un miglior modo de vivere per non soffrire. Ho vissuto con un perverso è ancora subisco le consecuenze di vivere otto anni con un essere che per me morirà da solo senza che nessuno possa sopportare tanta cattiveria. È vero uno soporta per diversi motivi però nn credo che nessuno sopravviva a tanta cativeria. Loro sono mostri che manipolano nn solo per divertimento anche perché sano che si nn mostrano una maschera finta e apparentemente perfetta tutti fuggirebbero lontano di loro restando soli. La verità è che manipolano mentono così qualcuno anche per poco tempo gli soporta

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      2. Grazie pero la sua gentile risposta, tutti sua informazione mi stata molto utile, ho rischiato la vita nn solo mia anche la de mio figlio che entrato in grande depressione per un soggetto che ci a messo in condizione molto difficile direi senza uscita per andare via con una ragazzina trenta anni minore di lui, con la quale oggi a un figlio di mesi, lui 64 anni le 28 ho sofferto tanto, ho perso tutto, ricominciare a la mia età nn è facile però nn imposibile, oggi abbiamo trovato un po’ di stabilità, mio figlio sta meglio anche nn e il stesso ragazzo di prima, la sua autostima e basa, è diventato molto insecuro. Ho capito che sono stata io a alimentare il suo narcisismo, con la mia tolleranza, cercando affetto, ho imparato tanto leggendo, e facendo terapia, so che nn tornerò a essere la tenera donna fragile e comprensiva che sono stata, però poso dire a tutte le done che subiscono questo tipo di abuso, che si può riprendere la nostra vita, che il dolore e dentro sempre però piano piano se sente sollievo. Grazie grazie veramente vorrei sentire dire che un giorno tutti gli lasceranno da soli a queste uomini e soffriranno come loro ci hanno fatto sofrire senza pietà in nome del amore. Scusate nn so scrivere tanto bene il Italiano grazie

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      3. Nel mio caso la descrizione che hai fatto, Claudileia, combacia totalmente, tranne che per i fallimenti lavorativi: si tratta di una persona con una posizione molto alta nell’ambiente accademico e che gode di credito internazionale per la sua attività: come si spiega? L'”intelligenza sopraffina” nel suo campo senza dubbio non gli manca; quel che gli manca completamente è l’intelligenza emotiva, saper gestire una relazione (ha tutta una serie di fallimenti alle spalle), capire con chi ha a che fare (prende continuamente granchi colossali perché è precipitoso nel trarre conclusioni e impulsivo nel reagire): in questo senso è un disastro totale. Perciò ogni suo minimo passo è seguito dalla sua nutrita e interessata corte che gli elargisce generosamente continui consigli e gli suggerisce come comportarsi, corte a cui permette di immischiarsi nella sua vita privata e che approfitta della situazione per spingerlo addirittura a compiere determinate scelte in ambito personale sulla base dei propri (della corte) pregiudizi e interessi. Io me ne sono allontanata prima di restare invischiata, e la corte compatta ha iniziato a lanciare i suoi strali carichi d’odio e di veleno contro di me, che non ho nessuna colpa e mi sono sempre rapportata a loro lealmente e rispettosamente. Secondo loro l’ho fatto soffrire e meritavo di essere punita, quindi hanno rovesciato ogni genere di accuse su di me. Purtroppo questo comportamento mi ha ferito e condizionato più di quanto non avrei immaginato e ancora fatico a farmene una ragione.

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      4. Cara Serena, in uno degli articoli di Sam Vaknin pubblicati qui, si parla del perfezionismo che alcuni tipi di narcisisti applicano nella loro vita lavorativa. Eccellere in un campo in cui c’è un una platea di adoratori è un modo per garantirsi nutrimento narcisistico all’infinito. Tutto gira attorno all’ammirazione che possono ottenere da un determinato pubblico con la sola arma della seduzione. L’elemento fama diventa vitale per loro. Quindi, abbiamo orde di professori, attori (vide Lowen, nel suo Il narcisismo, l’identità rinnegata), musicisti, scrittori, medici, terapeuti… Insomma, praticamente tutte le professione che richiedono il giudizio di un pubblico o un contatto umano del tipo ‘salvatore-salvato’ possono essere maggiormente scelte dai narcisisti per ottenere nutrimento. L’eccellenza nel campo è funzionale al disturbo. Non si tratta di vera passione, ma di competenza fredda, chirurgica. Fai attenzione, però: quando non sei dello stesso campo del narcisista potresti facilmente credere che lui sia il migliore, un genio indiscusso, quello invidiato dai colleghi… quello che produce, conosce, approfondisce, ecc. Dopo che hai preso una certa distanza cominci a capire che le cose non erano bene come raccontava. Ecco l’articolo di Vaknin https://artedisalvarsi.wordpress.com/2018/10/04/la-crisi-di-mezza-eta-e-la-vecchiaia-del-narcisista/ Abbracci a te!!

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  2. Posso condividere ciò che hai scritto cara Claudileia, ma per quello che ho potuto osservare, le persone che non arrivano a conoscere questi mostri in modo approfondito ed intimo e quindi il loro vero volto, provano una stima ed un’ammirazione che non ha eguali.
    Alla fine questi esseri si nutrono di una corte di uomini, ma soprattutto donne che non resistono alle loro abilità manipolatorie di conferma del loro falso valore.
    Non sono così sicura che, pur sentendo la necessità di riempire in maniera compulsiva i loro vuoti, sentano così forte un senso di fallimento.
    Cosa che, purtroppo, a distanza di tanto tempo continuo a provare io per la mia fatica immane a tornare a fidarmi di qualcuno e, nonostante i tuoi preziosi consigli, a non riuscire a “scongelare” il mio cuore. Ritenevo che il tempo fosse un alleato più prezioso, ma mi sento molto sfiduciata e purtroppo ancora “innamorata” di quel film.
    Un abbraccio

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    1. Cara Lucia, il narcisista perverso, anche quando si vende molto bene agli altri, mira MOLTO in alto e quindi è un eterno insoddisfatto. I suoi sogni sono irraggiungibili perché in buona sostanza non si applica con impegno e sincerità in NULLA di ciò che fa, ma crede di riuscire ad arrivare alla vetta con l’aiutino della sua rete di conoscenze. Inoltre, nessuna donna o uomo, per più belli e bravi che siano, mai soddisferà i bisogni sempre rinnovati di un narcisista perverso. Bisogna essere Wonder woman e Superman per indovinare ciò che vogliono IN UN DETERMINATO MOMENTO e agire di conseguenza. Per i perversi è importante far bella figura al bar, il resto non viene nemmeno preso in considerazione. Visto che hai scritto di essere ancora innamorata del ‘film’ che vivevi, ti faccio l’esempio dell’attore-ballerino che fa una performance nel teatrino della parrocchia ma che crede di meritare l’Oscar per ciò che fa, fantasticando giorno dopo giorno di arrivare a Los Angeles con tanto di tappeto rosso e sfilata accanto all’attrice del momento. Chi lo può ammirare? Giusto i parrocchiani, con tutto il rispetto per i cristiani. Oltre non vanno, cara, e allora subentra l’invidia per chi ce l’ha fatta. Odiano profondamente chi riesce a realizzare tutto ciò che non sono in grado di fare e lo fanno trapelare parlando male delle persone a destra e a manca. Certo che è bello avere delle ambizioni nella vita, a patto che siano frutto di un impegno, dello sforzo individuale concreto. Un bambino può sognare di fare l’astronauta, ma se non ama studiare – solo ballare e guardare la tv – arrivare sulla luna diventa un miraggio. Nulla esclude che possa diventare un bravo ballerino, ma non sarà mai lo astronauta che sognava di essere. Chi ama la danza può senz’altro ammirare i suoi piedi mentre ballano il cha-cha-cha perché, tutto sommato, ha imparato a dominare la tecnica. Imparano ad ammirarli perché non sanno della loro profonda frustrazione; non sanno che vorrebbero essere da tutt’altra parte, cioè, sulla luna per lasciare le loro impronte. La frustrazione per non essere riusciti ad arrivare al top o per essersi lasciati sfuggire le opportunità della vita è ciò che porta molti narcisisti alla depressione e allo sviluppo di una rabbia profonda nei confronti del mondo, sopratutto verso la vecchiaia. E guai a chi tocca consolarli in questi momenti bui! Verrà accusato di ‘non capire un bel niente’.

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  3. Grazie Claudileia, sai sempre toccare le corde giuste per chi, in questo prezioso spazio, esprime le angosce, le sofferenze che purtroppo, ci accomunano.
    E’ chiaro che la tua comprensione appartiene a chi conosce, in modo estremamente profondo, la natura dell’esperienza drammatica delle persone che leggono e ti scrivono.
    Ma quello che vorrei riuscire è di smettere di analizzare in lungo e largo il narcisista, ma – come sottolinei tu in più articoli – ripartire da me.
    Riprendere in mano la mia vita, non solo “esternamente”, ma recuperando il CUORE.
    Che a distanza di tanto tempo resta, disgraziamente, ingabbiato.
    La ferita aperta di chi lo ha donato senza misura ed è rimasto brutalmente lacerato.
    In questo anno ho tentato qualche approccio, ma sospetto che l’odore del sangue attiri ancora qualche squalo e mi sento ancora molto fragile, “senza pelle”.

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    1. La tua ricchezza consiste nel non poter essere classificata o etichettata. Gli esseri umani dotati di sentimenti, empatia e intelligenza, quindi, perfettamente capaci di scegliere la strada giusta non sono nel DSM. Soltanto le persone comuni sono in grado di scegliere il proprio cammino. Un narcisista perverso (perché si sente speciale) dà per scontato che tutte le strade siano percorribili e che le persone comuni siano come delle pedine da spostare a suo piacimento. Essendo un dio, non ha niente da imparare dagli altri. Per questo raggirano molte persone contemporaneamente e fanno progetti mirabolanti, che si rivelano presto fallimentari. Il tuo vissuto, ciò che hai imparato con l’esperienza, genera la memoria emotiva che ti salverà dalla coazione a ripetere che contraddistingue queste persone dal resto della umanità. Anche quando campano 100 anni, gli errori commessi dai narcisisti perversi restano sempre gli stessi e le dinamiche affettive e lavorative identiche. Oggi tu stai provando a liberarti dal pensiero invadente che disturba il tuo fiorire, ma è soltanto il pensiero ossessivo di un fantasma che sparirà del tutto quando riconoscerai la sua inutilità per la tua vita attuale. La tua essenza profonda, le tue risorse energetiche sono in attesa del tuo via, del tuo voltare pagina per mettere persone di carne ed ossa nel tuo mondo. Quando avrai l’esatta dimensione dell’atroce sofferenza che ti aspettava, quando capirai che farsi risucchiare quotidianamente da un vampiro è lo stesso che andare incontro alla morte psichica, tutte le tue fantasie su questa persona andranno a farsi benedire. Non accaso la metafora dell’Inferno significa dannazione eterna, un vivere senza mai evoluire. Ce la farai a superare questa fase perché hai le risorse per comprendere la bellezza e lo splendore della tua energia vitale. I narcisisti perversi non si avvicinano da chi non è ‘vivo’ e vitale. Tu lo sei, per questo sei stata cercata e vampirizzata. Quando avrai superato tutto sarai ancora più forte di prima e camminerai per strada come se una campana di vetro ti proteggessi dai mali del mondo. Cambierai il tuo modo di camminare e il tuo sguardo sugli altri, inoltre non avrai più paura di concedere il tuo amore a chi ne ha davvero bisogno.

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  4. Riporto quanto dice il dr. Secci per porre un paio di domande: “Possono passare mesi o anni di non contatto, il narcisista non ha il senso del tempo perché vive intrappolato in un eterno presente. Perciò, se per la “vittima” ogni istante dopo la rottura pesa come un macigno, per il narciso è un attimo sfuggente. Per il manipolatore affettivo, la sola cosa importante è guadagnare la certezza di aver lasciato un ricordo di sé, di aver piazzato al centro della vita di qualcun altro una solida ed imperiosa statua a propria immagine e somiglianza, al cospetto della quale gli altri uomini o donne, saranno ridotti a passanti microscopici, ad esili figure umane annientate dal fulgore della propria invadenza postuma”.
    Domanda n. 1: questa faccenda del tempo io la percepivo….ma che significa veramente? e come è possibile? il senso del tempo, la dimensione del tempo la si impara da bambini…
    Domanda n.2 : la sola cosa importante è guadagnare la certezza di aver lasciato un ricordo di sé…..al cospetto della quale gli altri uomini o donne, saranno ridotti a passanti microscopici, ad esili figure umane annientate dal fulgore della propria invadenza postuma”.
    Effettivamente riesce benissimo in questo, ma come fa? siamo noi in realtà che determiniamo ciò a seguito della nostra dipendenza affettiva o lui ha “superiori capacità” per cui riesce a non farsi dimenticare o comunque ricordare a lungo?
    Grazie e un carissimo saluto.

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    1. Cara Anna, partiamo dalla seconda domanda: la propensione a dare importanza a delle persone con queste particolari caratteristiche è tutta nostra. In buona sostanza non ci hanno insegnato che persone così esistono, oppure abbiamo avuto a che fare con persone del genere sin dall’infanzia (un genitore, ad. esempio), ma abbiamo rimosso il ricordo traumatico che ci faceva tanto soffrire, il che ci ha rese vulnerabili alla familiarità che il narcisista perverso potrebbe evocare in noi. Per quanto riguarda la prima domanda, posso soltanto sottoscrivere quanto già puntualizzato dal grandissimo Secci. I perversi aborriscono il decorso del tempo e congelano il rapporto nelle tappe iniziali, impedendolo di evolversi. Per questo quando abbandonano le loro prede lasciano quel retrogusto amaro di una storia mai decollata del tutto. E’ questa sensazione a generare la dipendenza affettiva nella preda, che a quel punto pensa: “Avrei potuto dare di più, ma lui non mi ha permesso di farlo! Attendo che ritorni, così dimostrerò che possiamo maturare insieme, che può funzionare.” Un’altro aspetto di questa difficoltà di accettare il passaggio del tempo è l’attrazione che i narcisisti perversi provano per donne sempre più giovani; più invecchiano, più cercano giovani donne. Non è per niente normale, come molte donne potrebbero pensare, donne che si sono rassegnate a questo tipo situazione, molto lesive della loro autostima. E’ triste dire, ma la loro attrazione aumenta mano a mano che invecchiano, è un processo inarrestabile che potrebbe portarli a perdere totalmente il senso della realtà e arrivare sul punto di commettere gravi reati. Non parlo di pedofilia, ma di molestie sessuali a giovani donne per la convinzione di essere rimasti tutt’ora molto piacenti, a prescindere dell’età. In pratica si guardano allo specchio e si vedono molto giovani, quindi, di lì a provarci con l’amichetta della figlia è solo una questione di tempo. Tutto questo è una conseguenza del rapporto disturbato che hanno col tempo, un aspetto che non possono controllare.

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  5. Chiaro, come sempre. E’ vero, loro si sentono sempre giovani e attraenti anche a 60 anni. Il mio una volta mi ha parlato di un’app con la quale puoi scegliere il tipo di donna con cui vuoi stare ed il tempo (ore, giorni) per cui vuoi averla a disposizione. Più reificazione di così.
    Poi uno a queste cose non ci pensa (anche perchè lui non ha espresso giudizi in merito ed io ho dato per scontato che fosse “scandalizzato” da un’app del genere che non è altro che una evoluzione “tecnologica” della prostituzione) e ci si sofferma sul “fascino” e su quello che avrebbe potuto o non potuto fare per far decollare veramente la storia. Un’altra volta mi disse che sembrava che io “fossi in attesa” ed in effetti io aspettavo che la storia evolvesse, che lui trovasse il modo di superare le sue difficoltà e stare più tempo con me, invece lui era fermo e non aveva nessuna intenzione di cambiare nulla. Infine, per lui, una donna è finita una volta raggiunta la menopausa. Lo so, dopo queste mostruosità (che un pò mi vergogno pure a raccontare) ti arrabbierai perchè io ancora ci penso, ne parlo, ne scrivo, e perdo ancora tempo pensandolo.

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    1. Carissima Anna, per un narcisista perverso anche a trent’anni non vali più niente perché ‘il tuo metabolismo comincia a cambiare’, ‘perché l’uomo è cacciatore’, ‘perché l’occhio vuole la sua parte’, ecc.. Non credere che sia un fatto di menopausa, cara, perché l’eterna insoddisfazione è l’aspetto dominante della loro personalità disturbata. Hai ricordato un’aspetto interessante: l’uso della tecnologia per ‘rimorchiare ‘, della rete per ‘aggiornarsi’ sulle novità del momento. Questo per l’ossessione di dover essere al passo con le ultime novità in termini di prostituzione e quindi di potere. Quando non riescono più a sedurre nessuna o alla minima indisponibilità della preda di turno ‘comprano qualunque qualcosa’ per sfuggire alla noia, per vendicarsi della donna, colpevolizzandola per non essersi resa disponibile 24 ore su 24. Triste.

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  6. Quando disse la storia della menopausa ebbi la lucidità di pensare tra me e me : che pizza….pure la menopausa è un problema, come se una ne avesse colpa, e che dramma sarà mai! Al diavolo! Però non commentai ad alta voce, peccato, anche se non sarebbe servito.

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    1. Esatto, non sarebbe servito, tanto rimangono della stessa opinione! Il punto è: che ne sanno loro di donne? Possono averne 100 ma, alla fine, non riescono ad entrare nell’intimo di nessuna, troppo presi da loro stessi e dai loro pregiudizi per conoscere la persona che hanno accanto. Piano piano questi aspetti orribili cominciano ad essere esternati, sono certa che molte donne hanno vissuto lo stesso. Purtroppo.

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  7. Vorrei sapere cosa provano queste persone quando si sentono malatti, vecchi, e senza nessuno a fianco xk le donne giovane o le prostitute nn Fano di badante. Mio narciso è stato operato del ginochio e sembrava che andase a morire era terrorizzato, è morta sua madre che diceva di volere bene è stato come avessi morto una sanzare, solo gli preocupa quanto a rimasto per andare alla Tahilandia di turismo sessuale, e nn dimintichiamo che è diventato padre a 64 anni di una dona Vietnamita di tan solo 28 anni. Che farà quando anche questa si renda conto chi è veramente? Rico nn e, solo aproffita che ancora viaggia per lavoro. Io ho 55 anni e anche si soffro ancora per tante umiliazioni e sofferenze che ho sopportato mi sento a fortunata del suo abbandono, la vita prende colore anche so che nn potrò mai credere en nessun altro uomo.. Grazie mille è veramente una luce in tanta oscurità grazie

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    1. Cara Noryo, non c’è punizione più grande per una persona che vivere nel terrore della vecchiaia. Una certa preoccupazione è normale per chiunque, abbiamo paura della malattia, di dipendere dagli altri per i movimenti, di perdere la ragione, ecc. In buona sostanza una persona normale si augura di essere in buona salute e serena, in pace con se stessa una volta arrivata ad una certa età. Il punto è che per i soggetti narcisisti perversi soltanto per gli altri la cosiddetta ‘certa età’ arriva. Sono persone che vivono nell’ignoranza del decadimento del proprio corpo, mentre si auto dichiarano giudici della bellezza altrui. Pensa al compito ingrato di dover badare a un eterno bambino capriccioso incapsulato nel corpo di un anziano. Una persona che ti ha fatto soltanto dispetti e provocato dolore! O sei una badante e lo fai per professione, oppure c’è un legame affettivo sincero (il che in tutta onestà non mi sembra il caso della tua storia. A mio parere una donna o un uomo che accetta la sfida di reggere una differenza di età di quasi 40 anni in un rapporto del tipo affettivo, rendendosi cieco, sordo e muto a tutte le cattiverie perpetrate dell’anziano badato potrebbe farlo per due motivi: 1. quando l’innamoramento non c’entra un bel niente e di mezzo c’è l’opportunismo duro e puro (la tua giovinezza per i miei soldi e la mia posizione sociale, tanto per capirci); 2. quando credono di averci a che fare con dei geni, cioè, con delle persone dalle doti intellettuali talmente elevate da sostituire il sesso, e allora diventa un rapporto tra allievo/a e mentore, non tra marito e moglie. Non appartengo alla categoria delle persone assolutamente convinta che l’amore è cieco e che le GROSSE differenze di età non contano, PARLIAMO DI QUASI 40 ANNI. Non è un fatto di moralismo, ma di vita pratica: quando la sua nuova compagna avrà la tua età (55 anni) si ritroverà con un signore di 91 anni con la mentalità di un bambino. Ammesso che arrivi in perfetta salute a 91 anni, lo desidererà o si guarderà intorno? So che ti piaci immaginare che moriranno soli e abbandonati, ma non è questo il pensiero salvifico giusto per te e tuo figlio. Il tuo ex ha scelto un destino che non dovrebbe più riguardare voi. Riflettere sull’ipotetica vita che fa o farà può solo farvi stare male. In tutta onestà ho dei dubbi che la ragazza vietnamita sia la sua meta finale. Alla lunga i figli diventano per i narcisisti perversi una grande seccatura e cercano nuovamente di evadere dalla routine. Visto che è un tipo dedito al turismo sessuale è più probabile che finisca i suoi giorni (da pensionato europeo) nello squallore di uno dei suoi ‘paradisi del sesso’ preferito. Di solito è questa la fantasia che coltivano i narcisisti perversi ossessionati dal turismo sessuale, a meno che questa nuova donna lo inserisca in una rete di nuove conoscenze che gli dia lustro e che lo faccia sentirsi un re. I narcisisti perversi non abbandonano mai le loro compagne di vita quando in gioco c’è un’immagine sulla quale hanno lavorato per decenni (è il caso magari dei narcisisti perversi omosessuali che sposano donne compiacenti e ben inserite in un determinato contesto pur di mantenere una facciata eterosessuale che li porta ad ottenere dei vantaggi nei rapporti con la comunità. Sono uomini che possono trascorrere tutta la vita con una donna senza averla mai desiderata, sfogandosi con degli amanti maschi, prostituti oppure – per camuffare un po’ nel caso di un’omosessualità latente e molto combattuta – cercando in un primo momento rapporti ossessivi con altre donne per avere delle conferme, passando poi alle trans e soltanto in tarda età facendo “il grande salto” verso lo stesso sesso. Ovviamente, ci sono coloro che non guardano in faccia a nessuno e che si lasciano andare ad ogni ‘tentazione’ mantenendo ben salda la maschera, la facciata sorretta dalla moglie compiacente. Diventa uno stile di vita, si sentono a posto e in equilibrio unicamente così. Perché mollare la moglie che tutto concede e tutto permette, quando hai in pugno il tuo mondo perverso?). Immagino che tuo figlio sappia o abbia intuito la vera natura del padre, la natura di un maschio che paga per ottenere i favori sessuali di giovani donne in giro per il mondo. Per un ragazzo sensibile è una cosa terribile. I figli da una parte si vergognano (perché invidiano i genitori ‘normali’, cioè, i papà dei loro amici, idealizzandoli: ‘Tutti hanno un padre decente, perché la vita mi ha dato questo???’), dall’altra hanno paura di diventare uguale al genitore orco. E’ un combattimento ambivalente molto più duro del tuo perché per un figlio, rendersi conto improvvisamente di portare lo stesso DNA di una persona terribile è traumatizzante. Dovrai ripristinare la tua fiducia negli uomini per far vedere a tuo figlio che gli uomini veri si comportano diversamente. Non dico che dovrai per forza vivere altre storie, ma che tuo figlio avrà bisogno di CREDERE che esistono al mondo uomini molto diversi dal padre che gli è toccato, che ci sono esempi maschili ammirevoli e degni di fiducia. Il tuo momento è troppo delicato per preoccuparsi della fine che farà il tuo ex. Preoccupati per il futuro di tuo figlio che si ritroverà, magari un giorno sposato e con dei figli, a dover dare delle risposte su chi era suo padre. Un abbraccio a te e tanta forza e coraggio al tuo ragazzo. C.

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      1. Cara Claudileia: cercherò di essere breve, con vergogna però so che sarà utile per tante altre persone. Ho conosciuto questo uomo en magio 2005, in cena con amici è stato molto gentile, corretto aveva qualcosa in lui che faceva sentire che lo conoscevo di tutta la vita, lui di viagio per lavoro, a fatto di tutto per conquistare la mia fiducia, il mio ( amore) mai avevo sentito delle belle parole, neanche sapevo cosa erano le attenzione o che qualcuno pensasse a me, si preoccupasse di me Como lui ha fatto nel comienzo de la nostra historia. Vengo de una famiglia con grandi problemi, un padre violento, pichiava mia madre tantissimo, violentava mie sorelle, ci pichiava anche a noi si viveva nel terrore a casa mia, eravamo sette fratelli io la quinta, mia mamma è andata via quando avevo solo sette anni dopo che sono stata io a chiedergli si quando diventasse grande dovevo fare lo stesso che mia sorella faceva con mio padre, mia mamma era in cinta de la sorella più piccola, è stata massacrata quando a afrontato mio padre, a cercato di andare avanti nn so ni voglio pensare cosa pensa a mia mamma, però ci lascio con lui già era nata mia sorellina, mi sono sposata a dici nove anni e ho avuto tre figli del mio matrimonio, nn è andata bene credo che avevo qualcosa en me che mi identificaba con persone aggressive e violente, mio matrimonio era mio rifugio lavoravo e vivevo per miei figli, mio marito era una persona molto molto gelosa possessiva, esigente e mi sono trovata a fare de madre e padre dei miei figli, fino a quando non mi la fatta più, dopo 19 anni di matrimonio sono scapata via, mio figlio il più grande aveva 17 anni, mia figlia 15 e il più piccolo solo 3 anni, una gravidanza che è arrivata a termino anteriore però il bimbo muore al nascere. Ho lottato tanto perché ho subito una persecuzione, del mio marito devastante, dopo otto anni conosco lui il uomo del quale credo mi ha ferito di più in vita mia, ringrazio Dio che nn avvia il suo ADN nella sua sangue, dopo di riuscire a saltare fuori di un passato bruto, credevo che la vita mi premiava con la sua presenza, lo ho frequentato durante un anno, alternavamo lui andava al mio paese a trovarmi, nelle vacanze venivo io, a trovarlo a Italia, mi presento suoi genitori che abitano al sud, il resto de suoi parenti che sono pochissimi e dopo di quasi due anni ho conosciuto suo unico figlio, che abita al estero per lavoro con sua moglie e sue bimbe. Dopo un anno e mezzo arriva la proposta di trasferirme a vivere con lui, mia figlia e figlio più grandi già ognuno sposati mio figlio aveva una bimba è anche mia figlia un altra bimba de messi, mio figlio più piccolo dieci anni già fatti. Quando ho lasciato lavoro, venduto mia casa, y lasciato tutto perché credevo in lui, e mi sonno trasferita è cominciato un incubo, solitudine, a soletta perché lui nn ha amici, solo colleghe di lavoro che nn frequenta fuori del lavoro, i suoi a 700 km perché sono giù, tradimenti, indifferenze, mai un urlo, mai una risposta aggressiva mai una violenza fisica però credevo di stare diventando pazza, dopo di tre anni di stare insieme nn avevamo rapporti sessuali quando intentavo parlare di questo era silenzio o la sua risposta cosa poso fare si nn servo più Como uomo, ti prego nn ferirmi!!! Cara mia nn puoi imaginare mai, a dove arrivano queste persone. Diceva, – so che sei in un inferno, che nn ti merito, che nn servo per niente!! Fine è venuto con una malattia sessuale, è cominciato aprire gli occhi, e anche è cominciato la etapa finale è distruttiva fino al punto di sentire che iva a morire, nn avevo forza, mi vergognavo di parlare con miei figli che lo adoravano, che ogni volta che cercavo di dire qualcosa a loro dicevano – mamma sei gelosa, sei tu che stai tropo sola. Ero il suo comodo, la famiglia perfetta in apparenza, andavo a casa dei suoi a fargli compagnia e preparare la passate, perché si offendevano si andavamo anche a fare un giro, arrivavo io ero la signora de la casa per fare tutto, la signora che veniva aiutargli perché sono anziani gli dicevano che restasse a casa che ero io a occuparmi di tutto, queste erano le mie vacanze con lui, ho cominciata a capire tutto e nn lo potevo credere, le sue uscite sessuale ogni volta che andava di viagio, le sue vugie, pensavo e nn volevo farlo, chiudevo gli occhi lo rimproveravo gli chiedevo spiegazioni, mai una parola, sempre era io la passa la che immaginavo cose, che lui poteva avere qualunque dona volesse è che era sbagliato scegliermi. Fine lo conosce già, è nata una nipote figlia di mio figlio vado a conoscerla a lasciato il ragazzo mio per estrada a cambiato di appartamento, io ero nel mio paese, e mio figlio è crollato, lo chiamavo nn rispondeva il telefono, non rispondeva i messaggi, nn era mai sempre di viagio sono tornata e mi sono trovata in casa di gente amica, è solo mi ha detto questo – Tu nn mi servi più, mi dispiace dovevi capire che siamo grandi e poteva capitare! Sei stata tu allontanarti di me, io ho bisogno di una dona che viva per me. Posso racontare mille cose più, solo poso dire che ho visto tutto quello che descrive nel post-traumatico sono due anni che nn sono con lui, mai sono andata a colpire sua porta, sapevo che nn serviva di nulla, è venuto Como si niente fosse dopo quasi un anno a portarmi un profumo e mi a fatto sapere che gli mancavo. Asciungo a tutte voi, si può, ho imparato che nessuno deve guarire miei dolori solo io posso farlo, che nessuno può approfittare di me si io nn lo permetto, che nessuno vale più che la mia vita, che nn serve odiare ni diventare come loro, xk veramente nn conoscono la felicità la gioia, del vivere, faccio il volontariato xk so che dare serve di tanto e si deve dare nn parà che la gente ti valore, e ti ame. Oggi cerco di nn dimenticarmi che esiste gente buona, onestà, e che un sorriso guarige un dolore, ho imparato a essere più forte, e lo più e straordinario che nn ho paura di stare con me estesa. Si lo penso, e prego sempre a Dio, lo possa pensare meno, però nn vorrei dimenticare che chi a voluto de struggermi mi a fatto trovarmi, conoscermi, e impare piano piano perché nn sapevo come farlo a voler è bene. Si mi mente a seppellito mio cuore, lo ha punito perché lui ( il cuore) ha ammalato mia mente con suoi dolori, però ho fede ho esperanza che anche un giorno mio cuore risuggitara. Tutti moriremo un giorno, fino a quando arrive quel giorno voglio lottare per vivere il meglio possibile, imparerò anche si ho 55 anni che quello che nn posso avere delle altre persone nn mi possono impidere di essere felice.. Lui??? Oggi ha un figlio, oggi a una nuova preda, a chi succhiare oggi ancora mi fa male sapere che apparentemente è felice, passerà.. Si è vero, devo preoccuparmi per me è mio figlio che oggi ha ripreso i 20 chili che aveva perso, sorride e anche lui diventara Più forte xk e un bravo ragazzo.. Grazie grazie è solo grazie a lei. Vorrei sapere per favore si c’è qualche libro suo che possa comprare. Un forte abbraccio

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      2. Dolcissima e cara Noryo, ho riflettuto l’intera giornata sulla tua storia. Non mi viene facile darti una risposta, perché sospetto tu abbia più da insegnarmi che il suo contrario. Leggendo sulla tua infanzia e sugli abusi terribili che hai subito, ho provato a immaginare il tuo volto per strada. Ti vedevo nei tratti orientali delle ragazze e delle donne che incontrai per strada nell’arco della mia giornata, perché così t’immagino. Ho la capacità a volte bella e a volte molto dolorosa di immedesimarmi nel dolore altrui. Non a caso scrivo romanzi. Questo blog è nato da una filosofia di vita che coltivo da quando scrivo: lo scrittore e soprattutto le scrittrici hanno una funzione sociale che va oltre la vendita dei loro romanzi. Essere su questa terra ha un senso soltanto se tendiamo la mano agli altri con sincerità, spogliandoci del nostro egoismo e della vergogna per mostrarci per ciò che siamo davvero: semplicemente umani. Così come c’è un tempo per soffrire, un tempo che né sempre dipende dalla nostra volontà, c’è un tempo per rigenerarsi dal male che ci è stato inferto. Il tuo tempo è il secondo. Sei venuta in questo paese con la promessa di un affetto sincero dopo tanto patimento. La persona che ti ha fatto venire aveva uno scopo ben preciso: trovare una badante per i suoi genitori senza pagarla. Ora ha trovato un’altra, molto più giovane, ma sempre con la stessa funzione. Hai scritto “tradimenti, indifferenze, mai un urlo, mai una risposta aggressiva, mai una violenza fisica però credevo di stare diventando pazza”. Tu, che avevi subito la violenza fisica in ogni modo, ci hai messo del tempo per comprendere che la violenza psicologica perpetrata da questa persona poteva ugualmente farti molto male. Ecco come t’intrappolano i narcisisti perversi: ti violentano senza che tu te ne accorga. Ti risvegli con l’amaro in bocca, con la sensazione che ‘qualcosa’ ti è capitata mentre ‘dormivi’, ma non riesci a comprendere bene cosa sia e quindi continui a subire la violenza all’infinito, sforzandoti per credere che la normalità sia proprio quella. Mi chiedo cosa hai da vergognarti, mia cara. Si dovrebbero vergognare le persone che ti hanno fatto del male, non tu. Ricordati che questa persona, così come ti ha cercato con il profumino un anno fa – come scrivi tu ‘come se niente fosse’ – potrebbe sempre tornare a cercarti per sfruttarti ancora e per dare il colpo di grazia sulla tua fragile autostima. Il suo obiettivo sarebbe unicamente quello di riportarti alla tua condizione precedente, cioè, alla tua condizione di schiava. Impressiona come riusciva a raggirare i tuoi figli, fino al punto di farli diventare suoi alleati! Solo uno psicopatico riesce a fingere tanto bene, con più persone contemporaneamente. Ovviamente, avendo trovato una giovane preda disposta a sacrificarsi per lui – esattamente come te – il perverso non ci ha pensato due volte e, con la solita scusa dell’amore e dei sentimenti, ha messo in piedi una parvenza di famiglia per rafforzare il legame padrone-schiava. Una ragazza vietnamita che non conosce nessuno in Italia, che non parla la lingua e che vive con una persona che non frequenta nessuno è totalmente isolata. In effetti gli psicopatici cercano persone ‘che vivano per loro’, donne e uomini disposti ad abbandonare tutto pur di inseguirli in capo al mondo, di accettare senza batter ciglia ogni cambiamento improvviso nei loro piani, perché addestrate con la violenza psicologica ad immolarsi per loro… Quando ottengono la disponibilità dell’altro, però, si annoiano a morte. E avanti una nuova sfida! Tu hai i tuoi figli e i tuoi nipoti come sostegno, nati in condizioni davvero difficili. Sei una donna forte e ammirevole. Hai molto da lavorare sulla tua autostima, così come hai servito e subito le volontà degli altri, ora hai da rispettare unicamente la tua. Libertà è anche questo. Saperla usare e dosare è tutto. Per fortuna la tua famiglia ha finalmente capito ciò che stavi vivendo e ora ti sta vicina. Grazie alla tua forza e alla tua fede stai rinascendo. Non importa l’età, l’importante è salvarsi. Hai tutta la mia stima, il mio rispetto e la mia incondizionata ammirazione. Un fortissimo abbraccio e grazie infinite per esserti fidata di me. La nostra storia è il nostro gioiello più prezioso e tu, con la tua testimonianza, l’hai depositata nelle mie mani e nelle mani di chiunque ci legga. Hai dato un passo importantissimo. Non l’hai rilasciata nelle mani di chi la strumentalizzerà per usarti meglio, ma di tutti coloro che hanno o che avranno la sensibilità di comprendere il suo valore. Con tutto il cuore, C.

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  8. Cara Noryo,
    nonostante tutto quello che ti è capitato sei rimasta una persona bella e buona! Vai avanti. Sei una donna coraggiosa ed anch’io ti ammiro tanto. E’ da pochissimi essere capaci di riprendersi e non avercela col mondo intero dopo le tue esperienze di vita. Grazie per la tua testimonianza, aiuterà di certo tutte noi.

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    1. Grazie mille Anna, pensó Che si tutte noi ci uniamo anche per urlare il nostro dolore, tante altre ascolteranno e ogni giorno, un’altra saprà che si può fuggire, che mai è tardi e che senza dubbio siamo molti le persone al mondo che vogliono pace, amore e libertàd per vivere e solo con rispetto e conoscenza si riesce a trovare un equilibrio. Grazie per tuo messaggio un abbraccio

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  9. Ciao, anch’io sono stata partner di uomo con questi disturbi.. Sono riuscita a “scappare” quando mi sono resa conto che da quando stavo con lui mi ero completamente annullata, ero diventata incapace di fare qualsiasi cosa da sola …
    Sono passati 13 anni dalla separazione e ancora adesso mi rendo conto che sono ancora una sua vittima, sono spesso succube dei suoi discorsi distruttivi.. Dei suoi sermoni incomprensibili che alimentano quello che lui di me “che sono stupida incapace, una persona arida che è stata capace di rovinare una mente brillante come quella di mia figlia ” ecc. Ecc.
    Purtroppo abbiamo una figlia in comune, ha 16 anni e anche con lei agisce con le stesse dinamiche distruttive.
    attualmente mia figlia non vuole più vederlo perché ogni volta che va da lui per un motivo anche banale scatta la sua rabbia e le situazioni diventano pesanti e lei si sente sempre sotto il suo mgiudizio ovviamente sempre negativo.. La cosa che più mi ha colpito è che la ragazza dice ” che lui le entra nel cervello” e lei non sa come difendersi…
    Io alcune volte mi sento incapace di difenderla,di difendere me stessa, di tutelarla perché in me instilla il dubbio
    ” e se avesse ragione?” Se io stessi davvero sbagliando tutto?
    Mi sento ancora in balia di quest’uomo perché fa leva sulle insicurezze, mi denigra come persona , come genitore e io purtroppo spesso mi ritrovo nel vortice e non so come uscirne come proteggermi e proteggere mia figlia da quest’uomo che purtroppo è suo padre. Come ci si difende da questi mostri?
    Grazie
    Lucia

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    1. Cara Lucia, innanzitutto ci difendiamo con tanta informazione, molta caparbietà nello stabilire un contatto minimo (parlo del tuo caso, in cui il contatto zero è per ora impossibile) e nei casi più gravi con l’aiuto di bravi professionisti. Se dopo 13 anni della separazione tu continui a subire – come donna – la pessima influenza di questa persona nella tua psiche (sono predatori psichici, è sempre bene ricordarlo!) forse i vostri rapporti sono rimasti intatti e fin troppo costanti nel tempo. Ci sono degli accorgimenti per stabilire un contatto minimo, sopratutto ora che tua figlia è adolescente (quando sono bambini piccoli è molto più difficile perché molto spesso i narcisisti, essendo maniaci del controllo, tartassano l’ex di chiamate esigendo il resoconto di ogni passo dato dai bimbi e rendendo molto difficile il tuo distacco mentale). I libri di Isabelle Nazare-Aga offrono importanti spunti per contrastare la manipolazione che questi soggetti mettono in atto sopratutto con i figli. Non so se hai avuto modo di leggerli.Sono davvero un toccasana in questi casi, con consigli pratici molto utili sul linguaggio paradossale dei manipolatori e su come contrastarli quando il contatto zero è impossibile. Sono io a ringraziarti per l’utilissimo contributo, cara! C.

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