Mento, dunque sono. Considerazioni sullo speciale modo di mentire dei perversi narcisisti

I narcisisti perversi non si pongono alcun limite quando raccontano menzogne. Agli occhi degli altri l’impressione è di un’ingenuità infantile, inconsapevole, come esente di malvagità mentre s’inventano le storie più inverosimili per forgiare un personaggio sano e coscienzioso:

Una maniera davvero sottile di mentire a se stessi è rappresentata dall’inventarsi una bugia su esperienze vissute che, dal nostro punto di vista, aumentano la desiderabilità da parte degli altri. Una volta formulata con cura la falsa storia, cominciamo a raccontarla agli altri nella maniera più convincente possibile, in modo da persuadere fino in fondo l’altro. Questo meccanismo, se ripetuto più volte, trasforma la menzogna in verità anche per chi l’ha creata. È come se il soggetto si dimenticasse di aver costruito una falsa verità. Anche di fronte alle prove empiriche della propria menzogna questi soggetti riescono a negarla, non per disonestà intellettuale, ma per effetto del sottile processo di autoinganno.[1]

Se verranno puniti con la nostra rabbia o il nostro allontanamento l’unica conseguenza da questo ingenuo “tentativo di punizione”  è la certezza che al prossimo ritorno ci mentiranno con maggiore raffinatezza cercando ulteriori modi di ingannarci, magari inventandosi di sana pianta una raffica di storie tristi o vendicandosi con il loro silenzio. Quando impiegano grosse quantità di energia nel fabbricare una determinata bugia senza che essa produca il risultato auspicabile nella loro mente (far credere ad una nuova versione dei fatti fabbricata a tavolino) dubitare della loro “sincerità” può costarci caro:

La loro sincerità, infatti, consiste quasi sempre nel dire agli altri – e degli altri – cose sgradevoli o nell’emettere sentenze squalificanti. Il Vampiro, in nome della sincerità, fa a pezzi la sensibilità e spesso la reputazione degli altri, gabellando per un valore morale quella sincerità che è solo un mezzo di prevaricazione. L’urgenza di essere sincero, ovviamente, spinge il Vampiro a non dare troppa importanza alla distinzione tra cose sincere vere e cose sincere false, proiettando chiunque sia tanto generoso da starlo a sentire in una delle tante, assurde dimensioni da incubo che solo i Vampiri sanno produrre: una dimensione in cui la menzogna (o una sostanziale alterazione della verità) diventa vera perché fa parte dell’universo sincero del Vampiro, e la verità viene occultata perché, non essendo parte di quell’universo, viene data per strutturalmente falsa[2].

Il modo di agire dei perversi è un calcolo a loro favore talmente smisurato, raffinato e strategico che l’unico punto debole (riscontrato a posteriori) è la totale cecità dimostrata quando puntano a un’obiettivo senza badare alle tracce e alle conseguenze dei loro “crimini”.

Tanto egocentrismo, alla fine, si converte in goffaggine:

(…) spesso gli esseri umani sono vittime dell’idea che, se una strategia ha funzionato in passato su un problema, debba continuare a funzionare applicata a problemi dello stesso tipo. Questa credenza razionale, in quanto frutto non di un’illusione ma di risultati sperimentati nel passato, conduce spesso a non voler vedere come questo produca effetti non più benevoli. In questo caso la mente ci mente sulla base della validità di una strategia sperimentata in precedenza. (…) In questo caso è proprio la cognizione del fatto che la strategia adottata ha avuto successo in passato, che conduce a continuare ad applicarla anche di fronte al fallimento nel presente. La stridente contraddizione tra gli effetti nel passato e quelli nel presente non basta a far desistere dalla strategia ritenuta valida, perché al primo autoinganno razionale se ne aggiunge un secondo: la strategia non funziona perché non è stata ancora applicata a sufficienza. In questa maniera l’individuo insiste peggiorando ulteriormente la situazione, come il mulo che cerca di spostare l’albero a testate e insiste fino a rompersi la testa pensando di non aver applicato abbastanza pressione sull’albero[3].

I perversi narcisisti hanno impulsi ciechi, senza alcuna barriera di contenimento. Ogni mossa è pianificata con glaciale raffinatezza, ma unicamente dentro la loro testa. Credono di poter prevedere e pianificare anche le conseguenze delle loro azioni sugli altri convincendosi che tutto andrà a loro favore. Si potrebbe dire, anzi, che le conseguenze non esistono per queste persone perché convinti dell’impunità assoluta:

Se tenteremo di dare rispetto al Vampiro, avviando con lui un dialogo a proposito dei suoi comportamenti che umiliano e feriscono, lui comincerà a sciorinare tutto il suo repertorio di luoghi comuni vampirici: ci tratterà come dei malati mentali, ci ridicolizzerà e dirà che ci siamo inventati tutti, che ci facciamo assurde paranoie; oppure si offenderà e si farà vedere mortificato, ferito, addolorato; oppure reagirà con fiera fermezza, passando al contrattacco e sostenendo che abbiamo una visione ingiusta delle cose, che le nostre reazioni sono la prova del fatto che siamo permalosi, scontrosi, fragili di nervi, inadatti a vivere tra la “gente normale” e in particolare ad avere rapporti con persone come lui; la conclusione sarà che, vista la nostra suscettibilità, d’ora in avanti si guarderà bene dall’essere aperto e sincero con noi[4].

Si sorprendono enormemente quando sono criticati per qualcosa che hanno fatto o detto, assicurando al “malcapitato” una vendetta impietosa. Inoltre, perfezionano la loro tecnica menzognera conformandola alle reazioni difensive altrui.

Daranno sempre l’impressione di essere vittime indifese.

Quando attaccati, però, il loro modo di contrattaccare è sui generis: attribuiscono le loro azioni più spregevoli a chi abbia osato attaccarli per le loro menzogne. È come se la persona che ci ha sparato, con la pistola fumante ancora in pugno, ci guardasse in fondo agli occhi e ci chiedesse “perché mi hai sparato?” È la classica difesa del coniuge fedifrago che, colto in flagranza, confessa di averlo fatto perché “si sentiva” tradito alla sua volta:

Il mentitore inoltre può servirsi di allusioni che consistono nel far riferimento a qualche conoscenza che l’interlocutore già possiede, senza tuttavia nominarla. Egli può fare ricorso alle cosiddette mezze verità in cui si tratta di accennare soltanto ai fatti lasciando che il destinatario completi la situazione, alle esagerazioni nelle quali la verità non viene negata ma viene distorta e fuorviata, alla confusione in cui i messaggi risultano contraddittori e privi di connessioni logiche e coerenti.

In condizioni relazionali più gravi, come nelle famiglie schizofreniche, l’inganno può fondarsi sulla mistificazione. È una situazione in cui chi è in una posizione di potere (come un genitore) attribuisce a chi è in una condizione di subordinazione (come un figlio) intenzioni, sentimenti, desideri e convinzioni che quest’ultimo non possiede. Si tratta di attribuzioni inevitabilmente false. Di conseguenza, il figlio non può non diventare disorientato e smarrito nelle proprie percezioni e valutazioni.

Parimenti, in questo tipo di famiglie si possono realizzare giochi psicotici quali l’imbroglio. Come hanno posto in evidenza gli studi di Mara Selvini e di suoi collaboratori nello studio delle famiglie psicotiche, l’imbroglio consiste in un inganno relazionale complesso, una vera e propria truffa che si svolge in diverse tappe. Per esempio, un genitore fa apparire come privilegiata una relazione con un figlio quando questa tale non è. In questa condizione non vi sono soltanto intrigo e confusione ma una vera e propria rete di inganni e di menzogne. (…) Tale condizione relazionale di imbroglio produce autentiche tempeste emotive, un misto di rabbia, vergogna, confusione e impotenza, che, se protratte nel tempo, conducono a esiti psicologici infausti, come la psicosi e la schizofrenia.

Si tratta di “giochi sporchi” nei quali i partecipanti fanno ricorso a mezzi comunicativi e a mosse relazionali sleali e disoneste, come menzogne sfacciate, allusioni e insinuazioni, truffe e sottili raggiri, vendette camuffate, seduzioni ingannevoli, promesse ambigue e violazioni altrettanto ambigue e così di seguito. I comportamenti non verbali sono immediatamente smentiti e ritrattati. In queste condizioni la verità diventa menzogna e la menzogna verità in un processo che conduce rapidamente alla confusione mentale, poiché i confini fra ciò che è reale (e vero) e ciò che è fabbricato ad arte (e falso) si disperdono come sabbia al vento. Vengono quindi a mancare tutti i punti di riferimento e di ancoraggio psicologico[5].

In una delle tante testimonianze tratta dal sito web del Dott. Hugo Marietan, tradotte dallo spagnolo su questo blog, siamo alle prese con una carnefice donna e una vittima uomo, a dimostrazione che le donne psicopatiche producono identici danni nella psiche maschile:

(…) non so se il pazzo sono io o lei. Ho l’impressione che per lei non esiste differenza tra verità e menzogna. Perché le sue bugie sono autentiche quanto la verità più splendente. Ma la cosa peggiore è l’accompagnamento vittimistico delle sue menzogne, tanto può piangere quanto non battere ciglia; può dire che ti vuole alla follia mentre ti accoltella alle spalle senza far tremare la mano; può avere dei rapporti sessuali opportunistici quando per una persona normale sarebbe qualcosa di stomachevole.

Di sesso preferisco non parlare perché nessuno mi crederebbe, nemmeno io. Non ho mai conosciuto qualcuno con la sua capacità di rappresentare così bene. Nel film “Angoscia” il male ha la faccia del male. Le bugie di questa persona, invece, ti fanno pensare che sei tu la persona lontana dalla realtà; cominci a dubitare della tua sanità mentale, dubiti di tutto, di te stesso, anche quando vedi con i tuoi stessi occhi… Di conseguenza è qualcosa che t’avvelena come l’arsenico; dai sintomi lo sai che c’è qualcosa che non va, però non sai cos’è. Il risultato è che ti sei avvelenato ma lo capisci soltanto alla fine.

Su perdonare le bugie: non le vediamo come tale, ecco il problema. Non si può arrivare a perdonare una bugia quando non sai esattamente se la persona ti sta mentendo. Non si può perdonare ciò che non ti risulta un danno diretto, perché non esiste. Una volta che scopriamo l’inganno, la cosa ci risulta talmente insopportabile, talmente non assimilabile, che pur di scappare all’idea del suicidio imploriamo un’altra opportunità. Lei sapeva che avevo scoperto tutto, allora ha iniziato una tempesta di molestie e di demolizione della mia persona accusandomi dei suoi stessi misfatti. Ti dico la verità, credo che lei auspicasse che mi togliessi la vita per nascondere le traccia e la testimonianza della sua malvagità. Era questa la mia impressione[6].

Non è raro che i perversi narcisisti si confessino proiettando sugli altri l’ombra delle loro perversioni. Raccontando alla partner qualche episodio capitato a “un amico” che in realtà è lui stesso, il perverso esegue una sorta di sondaggio sulle altrui reazioni caso la sua vera natura venisse allo scoperto. E così, può capitare che un amico vada a caccia di prostitute straniere; che un’altro sia stato invitato a un’orgia; che un’altro ancora, dopo essere stato rifiutato da una ragazza si senta talmente smarrito e triste da caricarsi in macchina una trans, scambiandola per donna. Lui, però, è diverso, una persona seria e affidabile che “queste cose sporche” proprio non le sopporta e addirittura le racconta perché è trasparente, un libro aperto.  Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, basterebbe questo proverbio per smontarne l’intera struttura.

Ho posto l’accento nella parte finale della testimonianza perché sintetizza con grande lucidità la nebbia e la cecità della vittima, così come il senso dei continui ritorni del narcisista perverso: non solo controllare se la vittima è ancora a sua disposizione, ma anche completare l’opera di annientamento nel caso in cui l’abbia smascherato.

Proseguiamo con la testimonianza resa al Dott. Marietan:

(…) Ecco un esempio di come mi raggirava:

“Povera ragazza, a quanto pare suo marito la tradisce, mi fa pena”, detto con la faccia compassionevole e solidaria.

Bene, il “marito” in questione tradiva la sua donna con lei stessa.

Lei accusava tutte le persone, incluso i suoi colleghi, di essere invidiosi della sua persona, affermava di non avere molti amici perché “non bisogna mai fidarsi degli altri; com’era possibile che in tanti tradissero le loro moglie?”. Ma se le tradivano con lei! (…)

Era un costante “mettersi le mani avanti”. Di solito faceva una serie di commenti con riferimento alla sua “vita passata”, anche se di modo inaspettato. Insinuava:

“Tu non sai tutto.”

Non veniva mai a capo. (…)

“Ho parlato con la mia amica” la sua amica Maria “sul turno che ci hanno dato”.

“Cosa ti ha detto Maria?” domandavo.

“Maria mi disse: andassero a farsi fottere, nemmeno se li scopiamo ci cambiano il turno” mi rispondeva.

Capisce il tipo di rappresentazione alla quale mi riferisco? Come se si svelassero davanti a te, ma senza farlo. All’inizio della relazione una persona anonima la chiamava minacciandola di morte continuamente, la chiamava puttana, minacciava di ucciderla. Io gli dicevo:

“Chi è questo pazzo che ti chiama, chi potrebbe essere?”

Lei alzava le spalle, con la faccia innocentissima. Un giorno, però, mi ha detto:

“Pepe mi guarda male al lavoro. Sarà lui?”

Il tale Pepe era con lei prima che ci conoscessimo.

“Non capisco perché Pepe non mi ha invitato al suo matrimonio.”

È incredibile il piacere che ricavava non solo ingannandomi, ma anche comportandosi da amica con le loro moglie senza che sospettassero di niente. Era lei che controllava l’intimità di tutte le persone che la circondavano, le persone con le quali si metteva assieme; godeva dell’ignoranza degli altri.

Alla fine, quando sono venuto al corrente di una parte perché ho sentito per strada, lei iniziò a somministrarmi dosi di veleno. Perché io iniziavo “dopo il colpo” a comprendere tutti i dettagli – che lei negava con lacrimi di dolore – finché una sua amica psichiatra mi prescrisse dei tranquillanti molto potenti per episodi psicotici, perché io “deliravo” (sì, può apparire un macabro scherzo, ma più macabro è stato viverlo). Arrivò a portare a casa il suo ultimo acquisto, che entrò a casa nostra e la salutò con una bacio veloce sulla bocca.  

“Scusa, ma questo ti ha baciato in bocca?” gli dissi.

“Rieccoci un’altra volta! Hai visto da un’altra prospettiva che ti ha tratto in inganno, è stato sulla guancia, sei tu che hai visto male!”

Abbiamo affrontato in precedenza il tema dell’onnipotenza narcisistica e del suo modo fuorviante di comunicare[7].

Sappiamo ora che la menzogna è la melma sulla quale galleggia la loro autostima, l’elemento senza il quale la loro socialità (superficiale e di circostanza) crolla senza indugio:

 (…) Lei non mi ha mai chiesto di manipolare terze persone, sarebbe stato impossibile, non avrei saputo farlo. Diciamo che la cosa funzionava così: se qualcuno la ostacolava lei mi raccontava qualche bugia, del tipo che sapeva che non avrei sopportato; es. che l’avevano offesa, mancato di rispetto… io allora partivo come un razzo per affrontare le persone. Altre volte semplicemente mi diceva (con fare innocente) delle cose sgradevoli su qualche conoscente, portandomi a prendere le distanze da lui.

Tendenze sessuali: mi diceva che era una persona molto tranquilla per quanto riguarda il sesso, che non era qualcosa di così importante per lei. Faceva delle ipotesi del tipo “se un giorno resto paralizzata, senza poter avere più rapporti sessuali con te, mi lascerai oppure no?”. Domande che non riuscivo a rispondere perché mi sembravano impossibili, mi sconcertavano. Alla fine del nostro rapporto sono venuto a conoscenza che lei aveva dei rapporti paralleli con altri cinque colleghi di lavoro. Sembra uno scherzo, la mia vergine si concedeva alla legione straniera. Da quando sono venuto al corrente dei suoi comportamenti mettendola di fronte a ciò che si diceva per strada, ebbe inizio la sua opera di demolizione della mia persona. Avrei potuto dire di più sul tema, ma mi vergogno.

Si potrebbe dire che i perversi narcisisti/psicopatici si differenziano dagli altri per aver sviluppato la tecnica dell’imbroglio senza pietà e senza rimorsi.

Il disprezzo che provano per gli altri può portarli a commettere errori grossolani a causa della mancata conoscenza dell’intimo profondo di una persona con dei principi sani[8]. Si convincono che l’uomo comune (perché ingenuo) reagirà debolmente all’ondata di tentativi innescati per sottrarre loro energia vitale. Le reazioni delle vittime, spesso rabbiose o depressive, non fanno che confermare le loro certezze.

È un calcolo molto raffinato, contorto e complesso, difficile da comprendere per chi vive isolato nel castello di nebbia costruito dal perverso.

Per fortuna il delitto perfetto non esiste, sopratutto quando in gioco c’è l’anima umana, questo fiore prezioso perché immortale.

______________________________________________________

[1] NARDONE, Giorgio.  L’arte di mentire a se stessi e agli altri. Ponte alle Grazie, 2014, p.40

[2] CORTE, Mario. Vampiri energetici – come riconoscerli, come difendersi. Edizioni Il punto di incontro, 2013,  p. 73-74

[3] NARDONE, Giorgio. Op. cit. p. 37-38

[4] CORTE, Mario. Op. cit.,  p.73

[5] ANOLLI, Luigi. Mentire. Il Mulino, 2003, p.30-32

[6] http://www.marietan.com/Psicopatia.htm

[7] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/06/21/sabbia-negli-occhi-la-comunicazione-perversa/ e https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/06/19/il-perverso-lonnipotente-medico-di-se-stesso/

[8] A questo proposito leggete sul mito della captazione intuitiva dei bisogni altrui e sullo studio accurato fatto dagli psicopatici per quanto riguarda la personalità degli altri. https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/24/principali-strategie-di-raggiro-utilizzate-dai-perversi-narcisisti/

4 pensieri su “Mento, dunque sono. Considerazioni sullo speciale modo di mentire dei perversi narcisisti

  1. “MENTO, DUNQUE SONO”, ovvero senza la menzogna,la mistificazione esisto? Di cosa sono fatto? Credo che questo sia il mio commento più breve :). Rileggere “Il profumo” di P. Suskind in chiave narcisistica… è illuminante.
    Buona giornata e buon we a tutti/e.🙏

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