Le perplessità di Renato Zero sui triangoli. La triangolazione narcisista, cause ed effettii

Il fenomeno della triangolazione comunicativa è direttamente collegato al mascheramento di un’intenzione. Situazioni di questo genere mettono in crisi il tradizionale sistema comunicativo tra due persone, gettano il partner nell’imbarazzo e abbassano notevolmente la sua autostima:

L’uso della triangolazione comunicativa può servire ad aggirare situazioni in cui la faccia positiva o negativa di una persona sarebbe troppo apertamente minacciata. Non solo atti negativi come rimproveri e critiche possono essere “triangolate”, ma anche atti positivi come un ringraziamento (“Hai visto che bel regalo mi ha portato Paola?”), un complimento (Guardate come è carina Franca!”)[1].

Tutte le forme di triangolazioni attuate dal narcisista perverso hanno in comune un messaggio sottinteso: renderlo emozionalmente inaccessibile al suo partner nella vita reale e disponibile a chiunque ipoteticamente possa diventarlo. Il suo obiettivo è tradire emozionalmente l’altro prima ancora della realizzazione dei fatti premeditati nella mente.

Certe volte l’elezione di un partner sano ed equilibrato include lo sforzo del narcisista perverso di appropriarsi di certe qualità dell’altro, di “guarire” dal suo modo di essere. Abituato a svalutare cinicamente ogni sorta di compromesso con i valori etici per la convinzione di un mondo ideale dove regna la sua legge, può capitare che egli scelga una donna/uomo con un forte compromesso con il mondo sano che rifiuta. Tuttavia, dopo averla inchiodata in un rapporto stabile, non riuscendo ad acquisire i suoi stessi valori con la convivenza, egli comincia a calpestarli uno dopo l’altro come il risultato della sua coazione a ripetere. Incolpando la/il partner d’incapacità per non essere riuscita/o a trionfare moralmente sul suo cinismo, egli userà la triangolazione per umiliarla/o sempre che potrà.

Nella triangolazione messa in atto dal narcisista perverso il messaggio è: “Tu non sei stata/o capace di cambiarmi, di rendermi migliore, ecco che meriti di sapere che qualcun’altra è più brava/o di te”.

Es. Lucia ed Enrico (narcisista perverso) sono sposati e hanno un figlio piccolo. Nella festa di compleanno del figlio conoscono i genitori dei suoi amichetti. Enrico non nasconde il suo interesse nei confronti di Cristina, mamma di uno dei bambini della festa. Per avvicinarsi alla donna e cercare di capire qualcosa sulla sua situazione familiare – prima di mettersi a sedurla rischiando la faccia – Enrico cerca di manipolare la moglie per i suoi fini. Il dialogo seguente è l’impressione post festa di Enrico:

Enrico: Il marito di Cristina è brutto, ciccione e ho l’impressione che la maltratti. Che ci fa con quello?

Lucia: Ma cosa dici?

Enrico: Lei mi sembrava triste, non dirmi che non ci hai fatto caso!

Lucia: Non mi risulta.

Enrico: Perché non provi a parlare con lei? Mi sembra così carina, gentile.

Lucia: Io? Stai scherzando?

Enrico: La solidarietà femminile dov’è?

Lucia: Non la conosco nemmeno!

Enrico: Certo, mi scordavo! Quando mai sei stata carina e gentile con gli altri?

Nella peggiore delle ipotesi le triangolazioni distruggono la coppia, nella migliore rinforzano la loro intimità e stabilità. Kernberg, denomina triangolazione diretta la fantasia incosciente di entrambi i partners con relazione a un terzo escluso, un membro idealizzato del genere del soggetto: il rivale temuto che scimmiotta il rivale edipico. È normale temere a livello inconscio la presenza di qualcuno che potrebbe rivelarsi più soddisfacente al nostro partner. Questo terzo fantasticato che genera un’insicurezza platonica ed emotiva nell’intimità sessuale e che sarebbe, in linea di massima, un elemento sano per consolidare la coppia, sarà reso reale dal perverso narcisista quotidianamente attraverso le lodi rivolte al terzo/ai terzi, in concomitanza con la svalutazione del/la partner.

Enrico: Ho incontrato il marito di Cristina al bar, è ulteriormente ingrassato!

Lucia: Ancora con questa storia!

Enrico: Quel ciccione dovrebbe inscriversi in palestra.

Lucia: Certo che sei proprio fissato con questa coppia! Ma che ti frega?

Enrico: Niente!  Pensa che quel tizio ha la mia età,  ma sembra molto più vecchio.

Lucia: Sì, come no!

Enrico: Dovresti inscriverti in palestra pure tu! Cristina ci va tutti i giorni…

Lucia: Come fai a saperlo?

Enrico: Be’, quando lascia il bambino a scuola si porta appresso il borsone.

Lucia: Sei un grande osservatore!

Enrico: Come mai questa ironia? Tu, come al solito, vedi il male in tutto!

 I perversi narcisisti amano dimostrare l’inadeguatezza dei loro partner e nel frattempo rendere l’idea di essere altamente desiderabili dal mondo intero. I loro partner devono credere che la competizione è alta per averli. I perversi provano un’intensa euforia e la sensazione di potere quando seminano zizzania tra le persone perché si sentono un raro oggetto da contendere. In un rapporto normale le persone fanno il possibile per sembrare affidabili. Il perverso narcisista, invece, fa l’esatto contrario, suggerendo costantemente di essere alla ricerca di ulteriori emozioni, di trascorrere il suo tempo con persone affascinanti che lo ammirano alla follia e che bisogna essere disponibile con loro sempre perché avere buoni contatti può essere utile anche a voi, in futuro. Ricordatevi, però, della tattica del tero[2], cioè, raramente il perverso narcisista usa la persona che realmente lo interessa per triangolare con voi. Quando la triangolazione è troppo palese, comunemente si tratta di un depistaggio da parte sua. Infatti, mentre Lucia era sempre più gelosa di Cristina, Enrico ci provava seriamente con una minorenne, amica di sua nipote. Usciamo tuttavia dalla finzione e prendiamo una testimonianza reale nella quale la triangolazione, messa in atto dal partner perverso della donna, ha come scopo la seduzione e la truffa:

La sua vita è regolata dalla sua legge e dai suoi codici propri. Lui stabilisce la differenza tra queste leggi e codici e quella degli altri. A volte attraversa la frontiera verso la normalità per non essere scoperto nei suoi atti depistanti (ho impiegato 26 anni per scoprirlo).

Le sue contraddizioni mi sconcertavano. In un’occasione arrivò a casa con 6000 € dicendo che “un signore” che gli aveva prestato. Più tardi mi disse che era un cliente (il marito era commerciante e benestante, nda), che si trattava di un vecchio ricco e certamente omosessuale dal quale poteva ottenere tutto ciò che voleva.

Prelevò molti soldi da questa persona. Prima che io venissi a conoscenza di tutto ciò, mi portava a far visita a quest’ anziano dicendomi che era malato e che dovevo andare lì per fargli compagnia. Io non sapevo nulla di questo signore. La verità è che non sapevo cosa combinavo lì, con quel signore, a fargli compagnia.

Subito dopo mi disse che dovevo andarci perché l’anziano voleva riavere i suoi soldi. Questo tipo di comportamento mi disorientava e mi faceva schifo. Ero confusa, non capivo che la vita aveva degli aspetti che mi erano sconosciuti.

Lui mi diceva che ero un ignorante, perché credevo che la vita fosse normale e che il male esistesse unicamente nei film. Diceva che avrei imparato da lui, che mi stavo perdendo “qualcosa” della vita, qualcosa che tutti conoscevano tranne me. Questo mi faceva sentire inferiore, incompleta mentalmente, come un idiota, poco sveglia. Io credevo seriamente di avere un basso livello intellettivo, per questo non ero al corrente di “come funzionavano le cose”, le cose che mio marito sapeva ed io no.

(…) Credo di sì, che si senta in colpa, ma solo per qualche istante. Sostituisce velocemente questi sentimenti come “semplici effetti collaterali” senza collegarli ai suoi misfatti, per lui sono cattiverie che capitano per l’assoluta responsabilità delle persone che rovina e che occorrono perché necessarie “al loro apprendistato”. Vuol dire, lui quando ci ferisce o ferisce qualcuno, ci fa un favore e ci “insegna”. È convinto di questo suo “potere”. È come un fustigatore nato per punire chi pensa che agisca male o perpetra il male, non è una mia interpretazione, lui stesso lo diceva[3].

Molte volte, la dissociazione sempre più frequente tra l’amore erotico e l’amore tenero, diventa la dinamica che mantiene in piedi molti rapporti triangolari prolungati. In questo caso, lo è anche la ricerca di un partner capace di compensare frustrazioni importanti. Alcuni rapporti extraconiugali hanno la principale funzione di proteggere il matrimonio da un aspetto profondamente temuto e, in realtà, lo consolidano con la riduzione dell’intimità della coppia fino alla sua scomparsa totale (matrimoni bianchi). Se in un primo momento la triangolazione costante getta le basi per la gelosia dell’altro, in un secondo momento lo avvilisce fino a uccidere totalmente i sentimenti più profondi con relazione al perverso. Con l’uso della triangolazione il perverso porta i suoi rapporti  sentimentali esattamente dove vuole, rendendo i suoi partners insicuri, sfiduciati, sospettosi,  “paranoici” e pieni di rancore quando triangolati ma poi, se l’autostima del partner trionfa, subentrano il disamore e la freddezza. Avere un partner narcisista perverso significa ballare la sua musica: voi non esistete come donne, ma lo dovete assistere quando avvertirà il bisogno di cure mediche o per rimediare i dissesti economici generati dalla sua doppia, tripla vita. Proseguiamo con la testimonianza sopra menzionata:

Mi chiama pazza, dice che non sono bella come le altre donne, che ho la gobba (io non ho la gobba), che ho la testa piccola (e questo mi ha sempre dato molto fastidio quando me lo diceva), sono 26 anni che ascolto queste cose. Eppure Le assicuro che la mia testa ha dimensioni normali. (…)

L’ho visto baciare altre donne in diverse occasioni in mia presenza.

In un’occasione, eravamo a casa di due persone sposate che io ritengo siano normali, il marito di lei è andato a dormire, siamo rimasti in salone, lui ha preso la mia mano e l’ha portata verso il seno della donna, cercando di guidarla per accarezzarla. Ho detto di no, ero sconvolta ma non dissi nulla e me ne andai. Loro sono rimasti lì, non so cosa hanno fatto. Mi sento morire quando me lo ricordo. Con questa stessa donna, molto più grande di me, si “strusciava” in discoteca davanti ai miei occhi. Ho preso un taxi e scappai a casa.

Una volta, già sposati, è arrivato a casa tarda sera dicendo di provenire dalla casa di un amico omosessuale che gli aveva chiesto una prestazione orale, lui affermava di essersi rifiutato.

Tutte le volte che provavo a ragionare con lui sui suoi comportamenti sproporzionati, lui mi diceva “ecco la tua lista”, “tu sai tutto” “sei per caso un’indovina?”. Non ha mai considerato le mie ragioni, tagliava sempre corto e le sorpassava.

Da 3 mesi ho messo degli occhiali da vista per vedere da vicino. Quando arrivò a casa e mi vide indossarli per la lettura esclamò: “Bene! Era ciò che ti mancava!”[4]

Al contrario di quanto potrebbe sembrare, il disamore del partner non perverso è stato indotto e cercato dal partner perverso. Ricordiamoci che è sempre lui a portare i suoi “rapporti” esattamente dove vuole. Utilizza questo meccanismo dopo aver perso l’interesse per la partner ufficiale (l’oggetto sano), lo intensifica magari dopo essere riuscito a fare con lei una famiglia e avere dei figli, come nel caso della testimonianza sopra. Con l’uso sistematico della triangolazione egli ucciderà gli ultimi barlumi di sentimenti nell’altro provocando quel disinteresse affettivo e sessuale che giustificherà i suoi tradimenti futuri, stavolta ancora più sfacciati.

Torniamo a Enrico e Lucia:

Lucia: Perché non risponde mai al telefono davanti a me quanto ti chiama Giovanna?

Enrico: Quando mai!

Lucia: Che bisogno c’è di appartarti?

Enrico: Parliamo di cose noiose.

Lucia: Giovanna mi detesta, non ha mai accettato un nostro invito a cena. Vuole parlare soltanto con te.

Enrico: Non è vero. Giovanna è una donna carina, un’ottima professionista. Non ho mai conosciuto una donna come lei, bravissima, intelligente, indipendente, e poi al lavoro mi difende sempre.

Lucia: Chissà come mai!

Enrico: Ti dico la verità, al suo tempo era molto carina, peccato che non mi ha voluto.

Lucia: Sei ancora in tempo, caro.

Enrico: Che cosa dici? Lei ha la sua vita!

Ma come imparano a triangolare i narcisisti perversi? A casa, sin dalla più tenera infanzia. Infatti, la triangolazione è una delle caratteristiche più subdole e dannose nelle famiglie narcisiste.

I modi più comuni sono:

La triangolazione perversa, descritta principalmente da Jay Haley. Uno dei genitori seduce il figlio o la figlia per allontanarlo dall’altro, che odia per qualche delusione. Il messaggio è: “Non fare come la mamma, sei tu chi avrei voluto come marito, lascia perdere tuo padre, ti darò io ciò che lui non potrà mai darti. Sarò la tua amica e confidente. Di me ti puoi fidare.” Si crea una sorta di romanzo tra la madre/padre e il figlio/figlia. La persona triangolata idealizza chi l’ha sedotta e si allontana dal genitore che, per lealtà al seduttore, passa a disprezzare o odiare:

(…) Haley si accorge che all’interno delle famiglie sintomatiche è facile riscontrare una particolare struttura triadica che definisce triangolo perverso. Egli si riferisce alla situazione in cui un membro di una generazione forma una coalizione segreta con una persona di un’altra generazione contro un proprio pari. Con il termine coalizione identifica il processo di azione congiunta che viene messo in atto contro la terza persona. Haley definisce questa struttura triadica anche coalizione intergenerazionale proprio perché nella lotta sono coinvolte due persone della stessa generazione ed una di un’altra generazione: la persona appartenente ad una generazione coalizzata ad un’altra, di un’altra generazione, contro un proprio pari. Un’ultima caratteristica del triangolo perverso è che la coalizione fra le due persone non viene mai resa esplicita, ma è negata o dissimulata: il comportamento che indica l’esistenza della coalizione viene negato a livello metacomunicativo.

In genere questa particolare struttura è utilizzata da un genitore che, coalizzandosi con il figlio, intende svalutare l’autorità dell’altro genitore. Il problema intrinseco al triangolo perverso è che esso pone gli stessi individui che formano la coalizione di fronte a “conflitti di lealtà”  quando questi devono interagire a livelli diversi del sistema. In questo caso l’individuo può assumere un comportamento strano o “folle” per non prendere posizione e non essere triangolato. Visto poi che i triangoli all’interno della famiglia possono essere molteplici, quando la gran parte dei triangoli dei quali l’individuo è parte integrante si trovano in conflitto, è probabile che si renda per lui necessario manifestare un comportamento conflittuale, che potrà venire definito “strano” o “folle”[5].

Risultato: molti figli “triangolati” scappano o escono presto da casa, altri sviluppano comportamenti eccentrici o diventano sempre più chiusi in se stessi.

Le conseguenze per i rapporti affettivi del soggetto triangolato in questo modo possono essere disastrose. Facendo una lettura psicanalitica, egli cercherà negli amanti il padre seduttore o la madre seduttrice alla ricerca di conferme sulla sua identità sessuale. Il risultato è non sapersi più uomo o donna, giacché ha concepito la propria sessualità con base in un’ideale irraggiungibile.  L’obiettivo della sua esistenza sarà soddisfare le attese del genitore seduttivo, cercarlo instancabilmente nei suoi vincoli affettivi. Inoltre, potrebbe odiare profondamente le persone simili al partner di chi l’ha sedotto.

Esempio pratico:

Giovanni, un narcisista perverso, sposa Letizia, persona mite e responsabile. Il padre di Giovanni, che ha le stesse caratteristiche di Letizia, è stato sempre trattato dalla madre di Giovanni come un “buono a nulla”. Giovanni veniva incensato dalla madre, era il figlio preferito, un perfetto sostituto per quel padre “mediocre”. Scegliendo Letizia, Giovanni resta fedele all’alleanza con la madre giacché la moglie, tanto simile al padre, sarà anche lei declassata a “buona a nulla”. Con il tempo Giovanni odierà Letizia come ha odiato il padre, colpevole di non averlo protetto dalla seduzione materna. Non potrà mai amare la consorte perché in lei vede le caratteristiche del padre odiato. Amando la moglie sentirebbe di amare, in realtà, suo padre. In pratica sarà un uomo che lotterà contro l’idea di essere un omosessuale latente. Come risolverà il suo conflitto? Se si tratta di un narcisista perverso vero, lo risolverà tradendo ossessivamente Letizia con tutte le donne che gli capitano sotto tiro per il timore di essere davvero un omosessuale.

 Chiarisco che l’omosessuale sin da piccolo si sente attratto dal suo stesso sesso. Non ci sono conflitti di questo livello. Qui parliamo del carattere narcisista perverso e dei suoi dubbi sulla propria sessualità.

La triangolazione rigida, studiata principalmente da Salvador Minuchin[6]. In questo tipo di triangolazione i figli diventano genitori, vuol dire, si convertono nei padri o nelle madri dei loro genitori. Diventano nonni di se stessi. Diversamente dalla triangolazione perversa in cui la persona oggetto della triangolazione è messa sullo stesso livello di uno dei genitori, nella triangolazione rigida il figlio è messo in una gerarchia superiore. È il figlio o la figlia la persona che proteggerà uno o entrambi i genitori. Possiamo osservarla quando un figlio diventa il “guardiano” della madre, per esempio, cercando di proteggerla dalle violenze del padre, o vice versa. Il figlio allora si “coalizza” con il genitore aggredito contro il genitore violento o minaccioso. Sono bambini che crescono con un senso di tragedia e di perdita imminente per aver trascorso tutta l’infanzia cercando di evitare il peggio. Nei casi ancora più drammatici, i figli sono portati ad assumere il ruolo di protettori a vita dei genitori. Per questi bambini e ragazzi, i genitori saranno esseri indifesi, inutili e ignoranti. Per Minuchin questa triangolazione è la base dell’organizzazione antisociale perché produce un “Io” smisurato e un mancato rispetto per le autorità. La concezione dell’amore, una volta adulti, sarà basata sull’eccessiva protezione e la cura dell’altro fino agli estremi. I vincoli affettivi di queste persone potranno rivelarsi tortuosi. Possessori di un “Io” rigido e sopravalutato, spesso si attendono un grande riconoscimento ogni volta che aiutano il loro prossimo, sanno proteggere e curare gli altri ma non sono capaci di amare in modo adulto; gli altri, per loro, saranno come bambini, non riusciranno a vederli come uomini e donne. Inoltre, avranno un’implacabile fame di riconoscimento qualunque cosa facciano. In un altro estremo possiamo osservare le persone che sviluppano un ideale amoroso generoso e un’etica sacrificale, parliamo dei dipendenti affettivi (che cercheranno sempre persone ipoteticamente capaci di offrire la protezione mancata da bambini); la loro idea d’amore sarà confusa con la carità e la compassione. Potrebbero anche imparare a fare le vittime per suscitare l’attenzione dell’altro. “Soffri che ti proteggono”, sarà la loro parola d’ordine. Spesso si barcamenano da un estremo all’altro, tra il narcisismo e la dipendenza affettiva.

La triangolazione patologica. Descritta da Murray Bowen, è la peggiore delle triangolazioni. Il rapporto affettivo dei genitori si presenta come una pseudo società. Apparentemente si tratta di una relazione sana, armoniosa, amorevole: si trattano con affetto davanti agli altri, ma il bambino oggetto della triangolazione sa perfettamente che si tratta di una farsa,  di una bellissima facciata, sa che oltre l’apparenza si nascondono segreti perversi. Oltre l’ipocrisia, il rapporto con i figli è cosparso da messaggi paradossali (double bind), cioè, i messaggi verbali contraddicono i non verbali tutto il tempo, 24 ore su 24. Per esempio, il padre maltratta la madre che, tuttavia, continua ad affermare che “va tutto bene.” Questa disfunzionalità genitoriale favorisce lo sviluppo di gravi disturbi della personalità. Diversamente dalle triangolazioni precedenti, l’Io di questi bambini sarà indefinito, organizzato in una struttura identitaria caotica. I vincoli affettivi potrebbero essere segnati dalla violenza (fisica o psichica), da adulti saranno disposti ad accettare qualunque cosa pur di non essere abbandonati, l’amore per loro sarà la negazione estrema della solitudine (cercheranno di sfuggirla ad ogni costo). Potrebbero risultare adulti incapaci di fidarsi, maniaci del controllo e ipervigili. Inoltre, cercheranno di mettere costantemente alla prova “l’amore” dell’altro per non aver mai imparato a distinguere la realtà dalla sua parvenza.

PS: Sappiamo tutti che Renato Zero parlava di un altro tipo di triangolo nella sua canzone. Fin qui, tutti liberi. Ciò che mi preme dirlo ai lettori di questo blog è che la triangolazione di cui parliamo è un’arma micidiale nelle mani di un perverso narcisista. Purtroppo, nel caso della triangolazione (non della violenza fisica o psichica, attenzione!), siamo noi ad armare la sua mano ogniqualvolta diamo più peso alle sue parole che alle sue azioni, lo armiamo quando distogliamo i nostri occhi dalle cose che ci feriscono per cercare altrove una luce che mai arriverà se insistiamo a coltivare “rapporti” ancorati sulle sabbie mobili di un cuore perverso.

Per non deludere i “sorcetti o sorcini” che mi leggono tratti in inganno dal titolo, come un segno delle mie sincere scuse, vi saluto con Zero.

C.l.dias

_______________________________________________________________________________

 [1] Mizzau, Marina. Storie come vere: strategie comunicative in testi narrativi, Feltrinelli, 1988, p. 104.
[2] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/24/principali-strategie-di-raggiro-utilizzate-dai-perversi-narcisisti/
[3] http://www.marietan.com/material_psicopatia/docente.htm
[4] http://www.marietan.com/material_psicopatia/docente.htm
[5] GAMBINI, Paolo. Psicologia della famiglia – La prospettiva sistemico-relazionale. FrancoAngeli, 2012, p.145-146.
[6] Per maggiori dettagli vide LORIEDO, Camillo; PICARDI, Angelo. Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento. FrancoAngeli, 2010,  p. 125-129.

7 pensieri su “Le perplessità di Renato Zero sui triangoli. La triangolazione narcisista, cause ed effettii

  1. Articolo molto interessante…grazie Claudileia,io seguo sempre questo Blog mi ha aiutata molto e ancora mi aiuta,sono stata per anni con un perverso, ora so,che ha usato la triangolazione sin del primo giorno senza me ne accorgessi. ..inizialmente per mettermi sul piedistallo,lui voleva me ma tutte le altre donne lo volevano,colleghe, amiche ex tutte gelose e io la fortunata che aveva il suo amore e le sue costanti attenzioni,perchémai aveva amato prima come amava me…per tutta la durata della relazione paragoni continui soprattutto con le ex,sempre presenti, verso la fine chiaramente ero diventata la peggiore di tutte…ho una domanda che ancora a distanza di mesi dal suo allontanamento da parte mia mi pongo.. leggendo l’articolo pare confermi quello che ad un certo punto ho pensato,lui voleva lo allontanassi come poi ho fatto, quindi non è stato un caso lo ha voluto lui?mi trattava sempre peggio,ogni cosa che dicevo era motivo di discussione anche se non parlavo,rifiuti continui,punizioni, ero disperata mi stavo ammalando anche fisicamente, quindi per sopravvivere mi sono sentita costretta ad allontanarlo… l ‘atto suo finale passare sotto casa mia con la nuova preda dopo due mesi in cui faceva la vittima e diceva di amarmi e di voler tornare con messaggi pianti ecc…posso testimoniare che la sua storia famigliare e’ quella descritta nell’articolo,madre alleata con lui contro un padre violento e traditore,un’alleanza grande tra loro contro tutti,lui diceva di cercare una come la mamma e alla fine deluso mi disse tu non lo sei,una che andava comunque protetta dal padre…ho sofferto molto in questa storia ,ora sto facendo varie letture e cercare piano piano di uscire da questo tunnel di dolore…grazie ancora per questi articoli molto utili..Vera

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    1. Carissima Vera, esatto. Il meccanismo funziona così: cominciano a triangolare in negativo fino a sfinirti, sopratutto con le colleghe, cioè, con persone che vedono con una certa frequenza, con le quali hanno la possibilità di restare da soli, volendo. Danno a intendere di aver conosciuto donne affascinanti e che tu sei una signora nessuno in confronto a loro. Arrivati a questo punto hanno già una al calduccio veramente MA TU NON PUOI SAPERLO, SOLTANTO INTUIRE, di modo che sopraffatta dai dubbi e dall’emozione, decida tu per la chiusura del ‘rapporto’. Loro, allora, fingono di ‘cascare dalle nuvole’ per posare da vittima con i conoscenti: “Non capisco perché Maria mi ha lasciato! Troppo gelosa, paranoica, pazza, ecc. Pensa che mi ha lasciato e nemmeno so il perché!”. Quindi, se sei tu a lasciarli possono sempre tornare per dirti che continuano ad essere innamoratissimi di te e che sono molto dispiaciuti per come sono andate le cose. Possono anche inventarsi di aver trovato un’altra soltanto dopo, ma solo perché tu sembravi irremovibile nella tua decisione.

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  2. Sì è andata così cara Claudileia,piu’ che per la triangolazione discutevamo molto per i maltrattamenti psicologici che erano aumentati negli ultimi mesi…silenzi,rifiuti, svalutazioni e minacce di trovare altre se continuavo a farglielo notare…dopo allontanato diceva appunto che era innamorato e gli mancavo tanto, che non accettava la fine,faceva la vittima con tutti ma io sono stata ferma…peccato che dopo poco ha sbandierato la sua nuova compagna su tutti i social, non capisco allora perché tutto quel pianto per tornare…ora sono in no contact,bloccato ovunque, spero di riuscire a non vedere più niente di loro…grazie ancora

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    1. I pianti erano per farti sentire in colpa. Quando ci sentiamo in colpa verso una persona crediamo di averle fatto del male e quindi sentiamo di avere un debito nei suoi confronti. Per questo quando il ‘rapporto’ finisce persiste l’idea di qualcosa in sospeso col perverso, come se non ci fosse una chiusura netta. Se fanno le vittime i carnefici siamo noi. Siamo noi che dobbiamo risarcire loro dalla ‘sofferenza’ restando a disposizione…

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  3. Sai cosa mi chiedo e se avessi ceduto a quei pianti e promesse di cambiamento?visto che già stava frequentando l’altra a mia insaputa,mi avrebbe scartato lui dopo?l’impressione è proprio quella cara Claudileia non ha voluto chiudere,tante frasi promesse per riconquistarmi, dopo poco la foto con lei,ma con me alla fine non ha mai chiuso….lo so che la chiusura dentro me devo darla io,difficile ma devo riuscire.

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    1. Se tu avessi ceduto, cara Vera, lui avrebbe giocato con voi due fino a stancarsi. Una volta stanco non è detto che saresti scartata. Di solito i perversi de-erotizzano un rapporto concedendosi sempre di meno.
      Fanno così anche quando introducono nuove prede nel giro. Per esempio, se vi vedevate tutti i giorni, adducendo scuse varie lui avrebbe potuto pretendere di ridurre i vostri incontri a due volte a settimana, poi una volta ogni quindici giorni, poi qualche telefonata al mese e così via. Ti sei risparmiata un bel stillicidio mollando le redini. Considera che il soggetto n.p. ha bisogno di qualcuno da ingannare e quindi non riuscendo più a ingannarti è ovvio che andrebbe a caccia di persone innocenti che credono alla sua grandiosità fasulla. Sospiri di sollievo, carissima. Purtroppo un’altra donna verrà raggirata al posto tuo. E’ questo, ahimè, l’unico intrattenimento che trovano: vivere nella promiscuità e nell’inganno per provare qualche brivido.

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