Mia famiglia e nostro figlio psicopatico

 

Doc. originale: Mi familia y nuestro hijo psicópata

Fonte: http://www.marietan.com/material_psicopatia/hijo_psicopata2.htm

Trad. C.L.Dias

Premessa: Si tratta della testimonianza di un padre argentino che sospetta la psicopatia del figlio e che si sottopone alla serie di domande coniate dallo psichiatra Hugo Marietan per identificare il problema di fondo. Salta agli occhi la sincerità del padre, la sua consapevolezza, la paura del/per il figlio, l’odio, l’amore e la rabbia nei confronti della propria creatura, l’impreparazione di molti professionisti della salute per quanto riguarda la psicopatia, i talenti sprecati e l’inconcludenza del suo ragazzo, il dolore recato alle sue donne e alla famiglia, ma sopratutto l’impotenza che trasmette con le sue parole, verso la fine dell’intervista:  “Com’è facilmente comprensibile per una persona come Lei, ho rimosso molti ricordi orribili per poter sopravvivere. Dico sempre a mia moglie che suppongo sia questo ciò che accade ai soldati: ci vuole del tempo per abituarsi. Il soldato arriva al punto di vedere un bambino morto e passare oltre perché è così, oppure morire. Presto tornerà a casa sua, farà la sua catarsi (oppure no, forse sarà colpito più tardi) ma sopravviverà. Forse esagero, ma penso sia la stessa cosa che accade a noi. Dobbiamo convivere con questo, ecco il punto, dico meglio, ecco uno dei punti, forse il più importante. La soluzione sarebbe non pensarci su, perché  pensare a volte è come prendere un filo elettrico scoperto che sale sulla parete.

Andiamo alla testimonianza.

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Dott. Hugo Marietan

Con grande stima:

Lei presta un servizio che non ha prezzo. La ringrazio molto. La mia intenzione è portare alla sua pagina un mio vissuto. Dire che ritengo il suo lavoro importante è ancora poco.

Ho letto addolorato la lettera della signora Mirna che descrive passo dopo passo, di modo impressionante, la nostra storia familiare. Sono rimasto sbalordito.

Mia moglie ed io siamo due professionisti, abbiamo tre figli maschi, di 30, 27 (lo psicopatico) e 25 anni. Apparteniamo alla classe media, abbiamo sempre vissuto nella Capitale e le nostre famiglie di origine sono simili per diversi aspetti (cultura, posizione economica, ecc.). Ci siamo sposati dopo tre anni di fidanzamento ed io sono due anni più grande di mia moglie. Abbiamo sempre avuto una vita relativamente agiata (vacanze, automobili, donne di servizio, ecc). I nostri figli hanno studiato in scuole tradizionali e rinomate (come d’altronde anche noi due abbiamo avuto il privilegio) e come marito e moglie siamo stati sempre molto bene, con le inevitabili discussioni di una coppia con dei punti di vista diversi ma nulla che ci portasse ad “alzare il tono della voce”, nulla che il giorno dopo non avessimo risolto. Abbiamo combattuto, come ogni persona, momenti dolorosi con le nostre rispettive famiglie di origini (lutti, litigi, ecc.) ma niente di straordinario. Mio suocero era un dipendente della banca dello Stato, mia suocera una casalinga, mio padre un commerciante e mia madre un’ insegnante. Tutto ciò che sappiamo dei nostri antenati è che erano persone normali, ripeto, senza nulla di eccezionale. Siamo cattolici, fede che abbiamo trasmesso (o abbiamo provato a trasmettere) ai nostri figli, di modo rispettoso e senza alcun tipo di costrizione, ogni tanto andiamo a messa, direi una volta ogni due mesi circa.

Marcos, di 27 anni, temo sia un psicopatico, poiché la descrizione che ho letto della psicopatia nell’web e in un paio di libri concorda quasi puntualmente con il nostro vissuto, però, per favore, non lo sto diagnosticando e spero mi capisca quando dico che mi sono visto costretto a studiare il caso poiché quando portai nostro figlio prima da una psicologa e dopo, anni più tardi, da uno psichiatra capo del reparto di Psichiatria di un importante ospedale, in entrambi i casi (davanti a mio figlio) mi hanno raccomandato di avere esclusivamente pazienza, hanno detto che io, come padre, dovevo rendermi conto che i figli “maturano”. Certo, mio figlio ha cominciato ha maturare esattamente come mi hanno detto, da ora fuma marijuana, sniffa cocaina, ha tatuato il 10% del corpo, mente, ruba l’argenteria, gli orologi, i soldi, i gioielli, ha rubato ai suoi amici, parenti, nonni, ecc. Non ha mai lavorato per due mesi nello stesso posto per un totale di 8 mesi nell’arco della sua vita. Quindi i soldi guadagnati con il suo lavoro non li abbiamo mai visti. Non c’è dubbio, questi professionisti non avevano torto: mio figlio ha maturato.

Ha ottenuto il suo diploma universitario con dei voti eccellenti. Di corporatura atletica, corteggiato dalle donne per la sua apparenza fisica, simpatia e esuberanza, accumulò diverse medaglie sportive e accademiche (Attenzione! La faccio notare: medaglie nella scuola media, nel liceo e nell’università. No congratulazioni ma medaglie, concretamente). Per alcuni era una specie di piccolo genio, non tanto piccolo per la statura.

Ora noi, i suoi genitori, senza che lui se ne accorga, piangiamo su ognuna delle sue medaglie, su ognuna delle sue “conquiste”.

Non ci siamo resi conto di niente fino all’età di 23 anni. Come credo sia da manuale in questi casi abbiamo pensato che lui sarebbe maturato, che bastava avere pazienza, abbiamo creduto che “se i suoi fratelli sono normali com’è possibile che anche lui non lo sia?”, che se lui prendeva 9 e 10 era impossibile che “fosse pazzo oppure disturbato”, che in fondo aveva tanti amici (tutti persi con gli anni a causa dei suoi furti, intrighi e violenza, nonostante riesca sempre a sedurre qualcuno poiché, tale e quale descritto nella sua pagina, mio figlio è un parassita), che a casa essendo tutti “normali” e senza antecedenti simili era tutto a posto, ecc. Insomma, voglio dire, che nulla, né la scuola, né i nostri genitori, né la Chiesa ci ha preparato per questo: È UNA LOTTERIA E SÌ, CI HA TOCCATO, CI HA TOCCATO.

Ho un amico, un ex compagno di scuola, di famiglia agiata (per questo riesce a mantenere la famiglia che ha costruito) che come amico è molto bravo, peccato che alcolista, giocatore d’azzardo, infedele, rissoso e che trascorre circa 8/9 mesi l’anno con la sua famiglia rendendo loro vita terribile con diritto ad ogni tipo di scandalo e di violenza. I suoi due figli, però, sono meravigliosi o di più. Gli è toccata questa fortuna.

Parlo così perché mi sento male? Sì e no, ma gli assicuro che è deplorevole il livello di abbassamento della qualità di vita che in cui si arriva con uno psicopatico dentro casa, un essere che, inoltre, sembra venire da un altro pianeta senza alcuna relazione con la famiglia, con gli antenati, ecc. È un figlio tuo, una parte di te, è la persona che vuoi più bene al mondo, ma è un inferno, un inferno insopportabile, degradante e molto pericoloso.

Bugie, violenze, debiti e un intera lista di degradazioni morali possibile. Aggiungo qualcosa che potrebbe servire come un piccolo contributo: quando era piccolo la sua simpatia chiamava l’attenzione di tutti, avevamo anche osservato che fargli il soletico non gli faceva effetto, dopodiché, già un po’ più grandicello, quando andava a casa di un amico qualsiasi durante il periodo delle vacanze, voleva sempre restare per tre o quattro giorni in più, aveva circa 12/14 anni. In questa fase almeno aveva la capacità di farsi degli amici in situazioni speciali, gente che conoscevamo (affidabili), perciò eravamo tranquilli quando ci chiamava la mamma del suo amico di turno per dirci che “vostro figlio è così adorabile, vorrebbe restare a casa nostra per qualche giorno, figurati non ci da fastidio, anzi è un piacere!”.

La sua abilità fisica è spaventosa, e anche la sua forza. Mi ha colpito in tre occasioni (una volta con un pugno e due volte con una spinta che mi ha lanciato a terra, misuro 1,81 e sono stato per molti anni un giocatore di rugby presso un club, dico questo per rendere l’idea della situazione), in ogni caso, la ragione di queste discussioni ha uno sfondo molto vago, non esiste una lamentela concreta da parte sua, tuttavia si avverte l’arrivo di una violenza che raffredda l’ambiente.

Mi sembra importante aggiungere, per meglio delimitare il quadro, che i suoi fratelli sono dei professionisti, il più piccolo è sposato e l’altro è sul punto di sposarsi (convive in questo momento, come se dice ora). La loro madre, mia moglie, si è sempre occupata dei nostri figli con molta cura. L’anno stesso in cui ci siamo sposati abbiamo acquistato una casa con un locale adiacente dove lei poteva esercitare la sua professione. Un locale collegato a casa nostra da un corridoio, voglio dire, mia moglie non è mai stata assente perché sente fortemente il suo ruolo di madre e ha forte convinzioni religiose (i suoi genitori l’hanno educata con molta dedizione e affetto). Da parte mia, finché i ragazzi hanno avuto circa 20 anni la mia professione andava a gonfie vele, il che ha permesso loro il godimento di lunghe vacanze, ogni weekend ero a casa, lo passavamo insieme e quotidianamente arrivavo alla solita ora. Mi sembra importante dire questo perché spesso si parla di genitori “assenti”, ecc. Non è il nostro caso. Non so se è importante dire che, per esempio, mio figlio minore ha finito il suo percorso universitario normalmente, in quattro anni, e senza che mai dovessimo insistere perché studiasse, volevamo unicamente che finissero il liceo e, se non avevano alcun interesse per la carriera universitaria, dovevano quantomeno lavorare (era una spinta che non abbiamo dovuto dare a nessuno, volevamo soltanto che avessero un po’ di disciplina). Perché differenze così grosse in un unica famiglia?

Aggiungo, per maggiori chiarimenti, che tanto i miei suoceri, quanto i miei genitori sono stati bravi nonni, in grado di occuparsi dei loro nipoti, guidarli, ecc.

Spero che questo sia utile per qualcuno, come mi è stato utile ciò che ho letto nella sua eccellente pagina. Mi aiuterebbe molto se Lei, distinto Dott. Marietan, facesse qualche commento che ritenesse fosse pertinente al mio caso, permettendomi successivamente di portare ulteriori dettagli. Lei è libero di poter fare qualche domanda specifica, mi rendo disponibile anche a chi volesse sottopormi qualche domanda. Chiarisco che ho raccontato la mia vita familiare non perché la ritenga particolarmente interessante ma per permettere ad altri genitori – il che mi sembra importantissimo –  che credono, com’è successo a me (sopratutto all’inizio), che hanno sbagliato con l’educazione, che sono colpevoli di avere un figlio psicopatico o ancora peggio, a quei genitori che si sono divorziati o hanno avuto un coniuge con problemi psichici ecc. e che sono convinti che il figlio sia diventato uno psicopatico come reazione a qualche anomalia, situazione familiare conflittuale o qualche antenato malato, ecc. Come si vede, nel mio caso, nulla di tutto ciò per fortuna ci è capitato, ma ugualmente “ci toccò”.

Un saluto a tutti.

Alberto M.

 

RISPOSTA

Alberto:

Nei corsi in cui insegno su questo argomento cerco di chiarire, precisamente, che i fattori ambientali non hanno la capacità di generare uno psicopatico, che non si può “educare” alla psicopatia. Al limite, se l’ambiente è sfavorevole le caratteristiche psicopatiche si presentano molto precocemente o s’intensificano un po’. Nient’altro. Lo psicopatico nasce in qualsiasi ambiente e sotto circostanze che possono essere favorevoli o sfavorevoli.

Questo concetto è molto difficile da far presente ai colleghi, la maggior parte di loro molto condizionata dalle teorie psicologiche che danno troppa importanza all’ambiente in cui cresce l’individuo come generatore di psicopatologie (psicanalisti freudiani, lacaniani ed altri).

Nella psicopatia non funziona così.

Il suo esempio riguarda questa possibilità: in un ambiente tranquillo germoglia uno psicopatico. Lui è circondato, inoltre, da altri integranti del sistema che sono persone comuni (i due fratelli).

Ringrazio per il suo contributo e invio una serie di domande che potrai rispondere.

 

Cordiali saluti, Dott. Marietan.

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Completare i dati del presunto psicopatico:

Età:

R:  27 anni

Stato civile

R:  Nubile

Professione, studio o lavoro che fa:

R:. Ha lavorato in tre posti importanti, è stato però mandato via dopo poche settimane per indisciplina, ritardi, litigate passionali con qualcuno o altri dettagli che non conosciamo. Il quarto lavoro è stato nel settore giuridico di una compagnia assicurativa.

È simpatico, convincente e veloce nelle risposte, con i suoi impeccabili voti accademici riesce ad ottenere facilmente lavoro, anche se ora ha smesso di cercarlo da mesi.

Sesso:

R:  Maschile

Altre cose che vorresti aggiungere:

R: Mio figlio è ciò che le generazioni passate chiamavano “un bravo ragazzo”, atletico, con forza e abilità sorprendenti.

Una volta, quando aveva quattordici anni, una persona che lo vide giocare a calcio lo portò dal Boca Juniors. Nonostante io non sia un fanatico dello sport spesso lo praticavo e Le assicuro che mio figlio, se avesse voluto seguire questa “professione” sarebbe arrivato ad altissimi livelli tanto che le persone che lo conoscono affermano che nessuno della nazionale ha le sue qualità. Noi, come genitori, avevamo il terrore dell’ambiente calcistico e abbiamo assistito un può sgomenti a questa sua esperienza. Ci siamo guardati bene, però, di non criticarlo, lo abbiamo persino appoggiato (non sospettavamo minimamente della sua psicopatia). Nel Boca è stato ricevuto da una gloria del calcio “boquense”, il nome non me lo ricordo più, però credo si trattasse del Direttore Tecnico della prima divisione, una sorta di direttore responsabile del club. L’episodio finì lì, immaginiamo che lui non abbia voluto proseguire, anche se la cosa non ci è mai stata chiarita da lui. È molto abile nello stendere una nuvola di polvere sui suoi passi, con i suoi “ni” (un miscuglio di sì e no), e come Lei potrà comprendere, abbiamo scelto di non insistere. Nel bene o nel male abbiamo giudicato male che si dedicasse al calcio (a qualsiasi sport in generale, ma sopratutto al calcio). Quando il suo entusiasmo cessò abbiamo dato un sospiro di sollievo.

Appena nostro figlio imparò a camminare gli abbiamo regalato una bicicletta, dopo mezz’ora già la dominava, e senza le rotelle. I suoi fratelli hanno messo un tempo normale per imparare a guidarla ma lui ci mise un decimo del loro tempo. Imparò a camminare ed andare in bagno velocemente. La sua forza fisica ci sorprendeva, la sua tranquillità (abbiamo compreso dopo che era freddezza) e la sua abilità erano notevoli. Le maestre dell’elementare dicevano sempre: “è un furbetto adorabile” e tutte lo coccolavano.

Aggiungo un altra cosa: è stato l’unico che distribuiva morsi agli altri bambini quando giocavano insieme, dovevamo sempre fare attenzione, ma questa abitudine non è arrivata a convertirsi in qualcosa di più grave, certo, col senno del poi un padre ricorda tutto e “fa i suoi film”. Inoltre, generalmente non era aggressivo, non andava oltre i morsi, condivideva i suoi giochi e quando diventò più grandicello gli piaceva che i bambini più piccoli lo inseguissero, giocava ben volentieri e di buon umore con loro. Penso che lo ammirassero come un “idolo” sportivo, perché restavano a bocca aperta quando lo vedevano giocare.

Un lontano parente di mia moglie cercò di organizzare un intervista per lui con Adolfo Pedrera del club Rivera Platee (credo fosse il direttore della serie B) ma la cosa finì lì. Lui allora era troppo piccolo e noi ci siamo opposti (lui non ha mai saputo e tanto meno si interessò molto). È stato prima dell’episodio con il Boca Junior.

In due occasioni fece a pugni con dei bambini della sua età (tra gli 8 e i 12 anni) e finché non sono arrivato sul posto per dividere i bambini, lui era sopra l’altro e lo colpiva, si direbbe quasi con tranquillità – cosa che a quel punto non sapevo interpretare – diciamo che picchiava senza ombra di rabbia o di paura, nonostante in uno dei casi la “vittima” fosse molto più grande di lui.

Da bambino o adolescente non è stato un picchiatore, anzi, è stato molto popolare, ricercato, ammirato. Tutti volevano che giocasse con loro perché la partita con lui era già vinta, dicevano che lui valeva per mezza squadra.

Non perdeva mai il controllo o si affrettava (per dieci anni sono andato a vederlo giocare) ma era una macchina inarrestabile, una specie di carro armato veloce e preciso. Ha preso tante botte come Lei ben può immaginare, ha subito tante lesioni, ma nessuna molto grave, perché il calcio è diventato una caccia alla preda. Mai, però, ha litigato durante una partita nonostante le aggressioni, neanche rispondendo ad un calcio dato da un aggressore. Non per paura, credo, e suppongo che lei mi comprenderà.

Dati di chi risponde alle domande (imprescindibile):

Età:

R: 50 anni

Sesso:

R:  Maschile

Che tipo di rapporto ha avuto con lui?:

R:  Sono suo padre.

Cos’è che più lo faceva/fa soffrire?

R:  La sua freddezza e la possibilità che un futuro terribile lo aspetti, anche se cerco di comprendere che con la sua forza e le altre sue “doti”, tutto ciò non accadrà. Tuttavia è ciò che avverto e questa sensazione spesso ha la meglio sulla mia ragione.

QUESTIONI

1.Lui segue le sue proprie regole, possiede i suoi codici propri?

R:  Esattamente, a volte dice apertamente: “Voi non sapete nulla sui miei bisogni” o “Voi non mi conoscete” o “Voi non sapete niente della mia vita”, dice tutto ciò con orgoglio e sdegno nei nostri confronti.

A me dice anche “Chi ti credi di essere in questa casa?”

Fa le cose quando desidera, non rispetta la minima regola del luogo, vive secondo i suoi capricci, non si concentra su nulla, non ottiene alcun risultato (come nella sua carriera). Tutto ciò per noi è stata una follia, è stato il colmo, sopratutto per mia moglie proveniente da una famiglia molto formale e ordinata (anche la mia, ma molto più moderna, sciolta e liberale), è stata una lotta infernale, finché abbiamo cominciato a comprendere che era come lottare contro il mare. La sua forza per resistere a qualsiasi richiesta è sovrumana.

Credo che sarebbe stato il soldato ideale (e probabilmente un poliziotto efficace), implacabile, freddo, valente fino alla spericolatezza, voglio dire, un mostro.

2.Lui pensa che le sue azioni non hanno limiti, che tutto è possibile?

R:  Non lo posso affermare. Mi sembra che lui pensi che nulla potrà fermarlo quando è determinato, tuttavia, a volte, quando usa la sua intelligenza comprende di avere certi limiti.

3.Vive l’oggi senza pensare al domani, non sa pianificare?

R:  È così. Il domani non gli interessa minimamente, anche se ho l’impressione che sia un problema generazionale perché i miei altri figli, non in questa stessa misura, manifestano un certo disprezzo per il futuro e persino per il passato. I miei amici con dei figli hanno avuto la stessa impressione. È una generazione che sembra credere che il mondo sia nato con loro.

Ho sempre cercato di far vedere ai miei figli (cercando di fare un discorso mediamente intelligente) che la cultura umana è una montagna e che nulla nasce da un cavolo, aggiungere è il nostro motto perché senza i nostri antenati non saremo stati niente: i miei figli mi ascoltano con la stessa espressione che farebbe un “pesce già morto davanti all’esca”.

4.Fa ciò che vuole senza importarsi delle conseguenze?

R:  Esattamente. Ha raggiunto il suo scopo? Pronto e via, degli altri chi se ne frega? Se non mi ricordo male questo modo di agire è come “il letto di Procuste” (o forse mi ricordo male il nome), se il piede sporge dal letto, avanti a tagliarlo.

Ecco un altro esempio emblematico, con molta più sostanza: Un giorno, quando aveva 20 anni, sono entrato in bagno per farmi la doccia, mi ero reso conto che lui lo aveva utilizzato più o meno un ora prima di me. Scopro inorridito che l’asciugamano più piccola, quella che uso per asciugarmi le mani, era piegata in forma di U, seguendo la forma della seduta del water, sopra il quale l’aveva lasciata per dimenticanza. Era l’asciugamano che usavamo tutti, per le mani, per il viso, ecc.

Quando ho raccontato a mia moglie lei, schifata, è andata a chiedere conto ai fratelli riuscendo a trarre questa informazione: alcune volte lui aveva detto che la seduta del water era troppo fredda.

Da 7 anni ognuno di noi porta la sua personale asciugamano in bagno (abbiamo due) e in entrambi i bagni mettiamo un’ asciugamano nel porta salviette, la cambiamo spesso, vogliamo credere che la usi unicamente per asciugarsi le mani.

Interpreto il suo gesto così: ” faccio la c….su tutti”, perdonami l’espressione.

5. Né premi né punizioni cambiano il suo modo di agire?

R:   No, non esiste un modo di dominarlo, anche se a volte è una lotteria, vuol dire che hai trovato la chiave giusta per convincerlo (potrebbe essere qualcosa di stupido come mangiarsi una torta) e allora adotta una posizione “seria” e teatralmente ti offre un aiuto, o qualcos’altro, ma sempre per ottenere un premio. È implacabile e quando desidera una cosa parte per la caccia come uno squalo (come uno che non mangia da quindici giorni).

6.Conta solo lui e ciò che vuole?

R:  Unicamente questo. Gli altri sono pezzi di legno, fratelli, genitori, amici, chiunque sia.

7.Tutto gira intorno a lui?

R:  Più o meno. Mi dà l’impressione che va dritto sul suo obiettivo, non esiste niente più. Se gli conviene “andarci piano” farà con comodo. Se ha bisogno di una comparsa nei suoi piani, la otterrà. È come una macchina, come Terminator, tanto può imitare la voce di una donna quando sventrare un uomo.

8.Lui usa le persone, è un manipolatore?

R:  Lui ci prova, ma gli manca il “tocco” del venditore di macchine. Nonostante riesca sempre ad ottenere ciò che vuole alla fine, penso che in alcuni casi una certa rilassatezza nei rapporti personali gli manchi. Quando erano piccoli faceva da schiavo il suo fratello minore e noi lo rimproveravamo, tuttavia una volta che ci siamo accorti – e in questo caso non avevamo torto – siamo corsi ai ripari, tanto che appena divennero più grandicelli il fratello minore riuscì a rendersi totalmente indipendente.

Ha avuto due convivenze con le sue “fidanzate” che ora “passano lo straccio dove lui ha toccato” (in entrambi i casi le ragazze erano figlie uniche e godevano di un ottima posizione economica, non so se era casuale la cosa perché a casa, per convinzione e sistema educativo, mia moglie ed io abbiamo scelto di non parlare davanti ai figli di soldi o interessi economici). Siamo sempre terrorizzati da lui e non sappiamo mai se dobbiamo “scoraggiare” la “vittima”. Fino adesso, siccome non è arrivato all’altare, abbiamo scelto il silenzio, anche se dentro sentiamo di essere i suoi complici e tutto ciò ci disgusta.

9.Vuole che gli altri sposino i suoi progetti senza importarsi dei progetti altrui?

R: Rispetto a questo lo vedo molto indipendente, non ricordo di vederlo condividere dei progetti con nessuno. Non posso affermare che i progetti degli altri gli siano indifferenti, anche se non posso supporlo vista la situazione “in totum”. Questo sarebbe interpretare ed io cerco di applicare a me stesso una regola che mi sono imposto molti anni fa, eccola: “Interpretare è un vizio, come un altro qualunque, ma il più pericoloso”.

10. Lui è un seduttore?

R:  Sì, perché cerca di conoscere a fondo gli altri  per dire esattamente ciò che gli altri vogliono sentirsi dire. Di solito le persone ci cascano come degli uccellini. In contropartita io ho educato i miei figli su questa premessa, la stessa con la quale sono stato educato io: “impara ad ascoltare le critiche, perché impariamo molto di più dai nostri nemici”.

11.Lui è crudele?

R: No, lo posso affermare. Però a noi fa pensare di poter sorvolare un’altra volta Hiroshima e far cadere nuovamente la bomba sessant’anni dopo.

12. Fa credere alla donna di essere la donna ideale?

R:  Invertendo il sesso e immaginando la situazione che immagino Lei voglia sapere da me, dico che non è mai stato molto affettuoso, al contrario, però nella prima parte della sua vita, fino ai 15/17 anni, sembrava volermi bene e apprezzarmi.

Forse per questo è così doloroso sentire il suo disamore, ma Lei sa, Dottore, che l’amore è così. Anche se fa male ammetterlo, sapere che lui sta bene mi basta.

Borges, lo scrittore, una volta disse qualcosa di molto profondo sui figli: “l’unico obbligo dei figli verso i loro padri è quello di essere felici”.

13. Poche cose lo interessano se non sono intense o rischiose, si annoia facilmente?

R:  Costa sapere cosa gli piace davvero, salvo lo sport. Legge molto, qualsiasi cosa (a casa abbiamo una biblioteca molto fornita), ma non commenta mai ciò che legge. È affettuoso con gli animali, però quando loro hanno un problema,  diciamo a livello veterinario, lui non agisce per salvarli o per risolvere il problema, ma si muove unicamente se gli facciamo pressione. Lei capisce cosa vuol dire “obbligare” uno psicopatico a far qualcosa che non gli va, è semplicemente un modo di dire, perché a lui nessuno riesce a costringere a fare niente. Mi spiego meglio: a volte riusciamo a far combaciare un nostro desiderio con un agire più o meno neutrale da parte sua, un agire che ci dà l’impressione che abbia fatto caso a ciò che abbiamo detto.

Guarda poca TV (a casa né io né mia moglie guardiamo la TV, non restiamo mai a guardarla, salvo quando accadono fatti eclatanti, come le torri gemelle) ed è così anche con i suoi fratelli. A casa mia nessuno guardava la TV, tranne me da bambino, qualche cartone animato. Alla nascita del nostro primo figlio abbiamo comprato un apparecchio perché non volevamo che i nostri figli si sentissero diversi dagli altri, e così l’accesso alla TV era libero. La TV può restare spenta da due a tre mesi, di solito l’accendiamo quando prendiamo qualche film da vedere. A lui piacciono i film “da idioti” come dico io, voglio dire Van Dame e queste produzioni per un pubblico mentalmente e culturalmente dodicenne (a quanto pare il termine  “adulter” negli USA riguarda questa fascia di età). Siccome noi non guardavamo la TV, tanto meno lui la guarda, il che si tratta di un vantaggio che salta agli occhi: lui non riesce a guardarla per più di tre minuti (di seguito, dico).

Ho scoperto, con infinita tristezza, che ha usato il mio computer per 3 o 4 volte per visitare pagine pornografiche su Internet. Erano sulla cronologia le pagine che ha visitato.

14. Ha avuto accuse di abuso o di stupro?

R:  No, mai. Ha sempre avuto delle ammiratrici, mi sono fatto l’idea ( è soltanto un impressione) che il sesso non sia esattamente il suo “chiodo fisso”, ma che sia un tipo che cerca l’azione e lo sport (fa pesi e va a pesca con un paio di amici). Non ha mai voluto prendere la patente, qualche volta ci ha pensato. Come accade con tutto ciò che è manuale ed esige coordinazione, quando gli ho insegnato dopo poco già dominava l’auto. Il suo interesse, tuttavia, subito passò.

15. Tollera le frustrazioni?

R:  Non tollera che gli dicano di no ad una minima richiesta. Non ha il più infimo rispetto per nulla. È così, matare o morire.

16. Ripete gli stessi errori?

R:  Mi sembra di no, ma dovrei meditare meglio prima di rispondergli.

17. Attribuisce la colpa agli altri per i suoi errori?

R:  Certamente, è come una specie di seconda natura. Tutto ciò che accade di male è colpa degli altri, mentre ciò che è buono accade perché lui ha fatto il “capo”. La colpa è dell’epoca, della politica, del Papa, della sua madre, mia, dei suoi fratelli, della svalutazione della moneta o della sorella di Topolino. Lui resta intatto, ai margini.

18. Lei è il supporto economico di questa persona?

R:  Sì, nonostante sia pesante a questo punto, lui, però sa come “ottenere” i suoi soldi, non voglio manco sapere come lo fa, tuttavia, so per certo che non va in giro a rubare banche (se non lo fa suppongo che è per mancanza di arme e di contatti, del resto non gli manca niente, voglio dire, sarebbe il politico ideale, non ha scrupoli ed è disposto a qualunque cosa).

19. Lei si sente usato da lui?

R:  A questo punto no, anche se resistere è come salire sul ring e al posto di un minuto tra un round e l’altro, hai unicamente un secondo per riprenderti.

20. È molto credibile quando mente?

R:  Per noi non è più credibile, quando piange tuttavia crediamo (o quando ride tragicamente con la faccia cattiva) alle sue capacità di ingannare a destra e a sinistra.

21. Lei perdona le sue bugie?

R:  Rispondo come una volta ho risposto a un sacerdote sul tema del perdono in generale: “Padre, io non posso condannarlo, e nemmeno perdonarlo, è ciò che farebbe Dio, ed io sono un povero uomo che distingue a malapena il bene dal male (e che se c’è il sole e brezza leggera posso dormire bene). Le sue bugie mi feriscono, perché un uomo vero non mente ed è l’unica cosa che ho sognato per i miei tre figli: che fossero uomini veri.

22. Lui usa doti attoriali per manipolare?

R:  Sì, lui ha questo lato istrionico e attoriale, tanto che io l’ho spronato a fare teatro per le sue espressioni, e perché è un tipo che possiede una conclamata “verve” e “faccia tosta”, volevo che smettesse un po’ con lo sport e che cercasse qualcosa di meno aggressivo per scaricare le sue ansie, o ciò che credevo fossero le sue ansie. Lui, però, non fece caso. L’idea non gli interessava.

23. È riuscito ad ottenere da lei cose che non avrebbe mai fatto?

R:  No, per questa ragione ha intensificato la mia sofferenza cercando di attaccarmi sempre. Non che io sia specialmente duro o intransigente, poiché nella mia vita, sin dall’infanzia o sempre cercato di “vivere e lasciar vivere”, però come le persone comuni ho i miei limiti, e non li sposto per lui. Per esempio, tutti fumano ed io non ho mai detto nulla, salvo che non esagerassero o venissero a dirmi che si tratta di qualcosa di positivo (sono stato un fumatore per 20 anni e sono consapevole di non avere alcuna autorità morale per criticarli). Come padre sono stato abbastanza blando, ma non credo di poter essere considerato un amico dei miei figli, sono un padre con dei limiti, un padre senza formalismi che cerca di dare affetto.

24.Ha mai tradito i suoi principi per compiacerlo?

R:  Mai, neanche una volta.

25. Ha mai chiesto a lei di manipolare terze persone?

R:  No, mai, anche quando fa commenti e insinuazioni sui suoi fratelli sa che con me non si può permettere. Non perché difenda i fratelli, ma per un fatto di educazione, diciamo di stile, mettiamo anche di virilità: “se hai qualcosa contro tuo fratello, cerca di chiarire la cosa direttamente con lui, non con me”.

26. Usa violenza fisica, psichica, morale o arme per dominare lei?

R:  Sì, tutte (tranne le arme), a volte tutte insieme, però non riesce a piegarmi. Con la madre, però, ci riesce, com’è logico, essendo lei una donna, la sua mamma e per di più una persona sensibile. Lei è consapevole e soffre, ma non riesce ad essere rigida al 100%, nonostante sia chiaro che evita di piegarsi diciamo il 50% delle volte. Lui dice sempre “Con papà è impossibile dialogare”, che potrebbe essere tradotto come “Con papà non posso permettermi”.

27.Ha qualche segno o segnale che anticipa che farà qualcosa di negativo o di dannoso?

R:  Non mi sembra, ma quando resta troppo in silenzio il pensiero di tutti è “cosa starà combinando ora?”.

28. Ha tendenze perverse o rare nei suoi rapporti sessuali?

R:  Ignoro totalmente, penso che si limite a guardare pornografia su internet come ho detto prima. Le sue fidanzate erano ragazze graziose e carine, normali se viste dall’esterno (erano studentesse universitarie, generalmente ragazze molto dolci ed educate, ragazze molto più alla mano delle fidanzate dei suoi fratelli, e questo è un paradosso, estendendo un po’ il senso del termine).

29. Lui si sente colpevole o responsabile per i danni recati agli altri?

R:  Con tutto il rispetto, per farla comprendere bene la situazione, dico che la domanda in questo caso sembra uno scherzo.

Non si sente colpevole neanche per sogno.

Ecco uno dei tanti aneddoti che soltanto una persona preparata e studiosa del tema come Lei può credere o concepire.

Un venerdì sera, quando lui aveva più o meno 24 anni, un’ amica di mia moglie appena arrivata da un lungo viaggio era stata invitata (da sola) a cenare con me e mia moglie, si trattava di un’ocasione speciale per diversi motivi che preferisco non entrare nei dettagli qui. Mia moglie cucina meravigliosamente e aveva preparato tre portate molto elaborate per ognuno, ha fatto ad ognuno il suo piatto, posandoli sul tavolo della cucina. Lei aveva trascorso le ore a cucinare per noi tre. Eravamo io e lei a casa in attesa dell’invitata. Improvvisamente, però, è arrivato mio figlio. Affermando di dover restare un minuto soltanto e che se ne sarebbe andato via presto, dopo un po’ mi raggiunse allo studio, aveva bisogno di soldi. Subito dopo, inseguendolo, è arrivata mia moglie infuriata, urlava “Hai mangiato le portate di due persone della nostra cena, come hai potuto fare una cosa del genere! Ora non ho più il tempo di preparare niente!” (Ho fatto l’unica cosa che potevo fare: chiamare la pizzeria, cosa che per una “cuoca” come mia moglie è stato un “disonore”). Sa come ha reagito nostro figlio? “Io non ho mangiato niente, e non rompermi!”.  Se ne andò girando i tacchi e sbattendo la porta, per poco la parete non ci è cascata addosso.

30. Lui degrada e squalifica gli altri?

R:  Prova a farlo, ma la maggior parte delle volte, sembra che non lo faccia apposta. Parlerà male di ciò che sembra convenire in quel momento per poter agire posteriormente. Può vestirsi con una maglietta con l’immagine del pugno marxista alzato che rompe le catene, ma passato l’entusiasmo può fare uno sproloquio in cui è convinto che Fidel Castro sia un mostro molto peggio di Attila perché marxismo e criminalità sono la stessa cosa.

31.Lei cerca di trattenersi o di inibirsi nel suo rapporto con lui?

R:  Sì, mi trattengo, perché confesso che molte volte ho voglia di bastonarlo, di scendere ai livelli più bassi dell’animalità umana, con tutto il rispetto per le bestie.

32. Lei, con lui ha perso l’autostima?

R:  La mia risposta è no, ma sospetto che certe volte sì, preferisco non dare una risposta esatta su questo, sarebbe come esprimere un desiderio. Voglio essere assolutamente corretto, quindi, non saprei rispondere a questa domanda.

33. Lei continua ad essere con lui a prescindere da ciò che fa?

R: Mia moglie, povera, sì, mentre io ho deciso di vivere, non di martirizzarmi (è stata la mia prima decisione, subito scartata).  Contatto zero, che reputo geniale come espressione era quanto avevo pensato, tra me e me. Dovevo decidere tra me o lui.

Naturalmente, con responsabilità, giacché un figlio segue essendo un figlio, sono passato dal contatto zero ai rapporti minimi necessari.

34. Sei diventato timoroso o hai avuto timore a causa di questo rapporto?

R:  Sì, per ben due volte mentre tutti erano in viaggio restai da solo a casa con lui. Mi sono chiuso a chiave dentro la mia camera, una volta per paura che mi uccidesse dopo la nostra discussione, e l’altra per semplice precauzione.

Non c’è bisogno di spiegare che da qualche anno chiudiamo a chiave tutto ciò che è importante (abitudine che fatichiamo a sostenere per mancanza di familiarità e quindi, ogni tanto, lui si mette in agguato e ci dà la bastonata) e che da ben quattro anni, lui non ha più le chiavi di casa. Il che non lo impedisce di arrivare a qualsiasi ora. Durante la settimana arriva tra le quattro e le cinque del mattino circa due volte a settimana, in questi momenti bussa alla porta colpendola “leggermente” con gli stessi pugni che facevano vincere Mike Tyson.

La nostra vita, dottore, una sola persona la conosce nei dettagli, una persona che ci ha detto più di una volta: “Se riuscite a scrivere la sceneggiatura di un film su tutto ciò che avete passato non so se funzionerà: chi potrebbe credere possa essere vero?”

35. Lui è insensibile? Come lo dimostra?

R:  Non avverte i soletici (sensibilità fisica) e alla morte di parenti vicini ha agito discretamente, ma con la freddezza di un medico legale. Sono soltanto due gli esempi, ma credo che basterebbero i suoi occhi, come una volta ha osservato mia moglie per comprendere ciò che voglio dire, sembrano di vetro in certe occasioni.

Ci sono circostanze – morti – in cui sembra rappresentare una parte. Una persona molto vicina a noi (la mia ex maestra delle medie) ci disse una frase, molto imbarazzata, cioè che la sorprendeva “l’estrema freddezza di vostro figlio”.

Una volta, come niente fosse e come effetto collaterale di un’altro problema, lui stesso disse a sua madre: “Per me nulla è importante”.

36. Desidera aggiungere qualcos’altro?

R:  Come dice un caro amico spagnolo, questa è una storia da “centinaia di pagine”. Voglio essere utile al prossimo, dottore, può domandarmi ciò che vuole, ciò che io non sono stato in grado di spiegare, ecc. Sono a sua disposizione, ma sopratutto a disposizione delle “vittime”, padri e madri che come noi hanno bevuto la più amare delle bevande. Non voglio abusare né del tempo e né dello spazio che mi è stato concesso, mi dedicherò il tempo necessario, anche togliendo tempo al lavoro, perché poche cose sono più scoraggianti di non trovare chi capisca e ci assista in questo orrore, qualcuno che ci comprenda. In questo senso, la sua pagina Internet rende onore al suo lavoro.

Com’è facilmente comprensibile per una persona come Lei, ho rimosso molti ricordi orribili per poter sopravvivere. Dico sempre a mia moglie che suppongo sia questo ciò che accade ai soldati: ci vuole del tempo per abituarsi. Il soldato arriva al punto di vedere un bambino morto e passare oltre perché è così, oppure morire. Presto tornerà a casa sua, farà la sua catarsi (oppure no, forse sarà colpito più tardi) ma sopravviverà.

Forse esagero, ma penso sia la stessa cosa che accade a noi. Dobbiamo convivere con questo, ecco il punto, dico meglio, ecco uno dei punti, forse il più importante.

La soluzione sarebbe non pensarci su. Pensare a volte è come prendere un filo elettrico scoperto che sale sulla parete.

Decade fa ho visto un film che si chiamava “Grand Prix”. Mi sono dimenticato del film ma non di una frase che ho sentito nello stesso. Quando hanno intervistato un pilota di Formula Uno  e domandato su ciò che pensava mentre correva, se per caso era cosciente di poter morire, il pilota ha risposto “No, perché se ci penso, non corro”.

È come l’esempio che Lei ci ha dato sui piloti militari che hanno combattuto nelle Falkland.

Penso che nemmeno possiamo vivere senza pensarci su, ma almeno possiamo scegliere di farlo avendo gli strumenti per difenderci.

Come disse lo scrittore Dumas: “Per tutti i mali hai soltanto due medicine: il tempo e il silenzio”.

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3 pensieri su “Mia famiglia e nostro figlio psicopatico

  1. Grazie per aver dato voce a questo dramma. Mio figlio è così… è vero quanto detto da questo padre, a raccontarlo nn ci crede nessuno, i parenti dicono che esagero… non sono loro, però, a dover mantenere un figlio di 30 anni con degli interessi che durano due secondi!

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    1. Cara Piera, genitori e partners sono consapevoli che cercare la comprensione di chi non abbia vissuto tutto ciò sulla propria pelle o non abbia alcuna familiarità con questi temi è un esercizio inutile. Gli psicopatici sono molto più bravi di noi quando devono portare gli altri dalla loro parte. Non fa niente, sono loro ad aver bisogno di alleati di guerra, non noi. L’importante è salvarsi, smettere di subire la loro influenza malefica anche quando il contatto è minimo, affrontare i sensi colpa, leggere, cercare un aiuto concreto, volersi bene… un abbraccio.

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  2. Massima solidarietà per tutti noi che abbiamo a che fare con personalità del genere. Lo psicopatico/np/sociopatico è il padre di mia figlia. Ed è lui stesso figlio di due genitori e fratello di due fratelli maschi. Una famiglia normale, con i suoi disguidi e tensioni ma unita e affettuosa. Lui ha fatto di tutto per disintegrarla, per mettere contro gli uni con gli altri inclusa me ma per ora non c’è riuscito. La vera natura del suo problema è chiara, chiarissima a me e ai fratelli (uno in special modo) e siamo arrivati tutti e tre ad attuare il contatto zero o il contatto minimo. I suoi genitori, come credo sia normale, non riescono ad accettare una possibile patologia del figlio anche se si sono mossi per parlare con un esperto. Stavo meditando se sia il caso o meno di girare loro questa intervista, per aiutarli a fare chiarezza. Mi sono posta la domanda: lo faccio per me, per dimostrare loro che ho ragione e per averli completamente dalla mia parte? Oppure lo faccio per loro, per alleggerirli del peso del dubbio e per districarsi dalle dinamiche distruttive che lui crea? La risposta mi sembra pendere più per la prima opzione ma c’è di certo anche la seconda… Non so che fare, non so se ha senso. Grazie Claudileia per questo oceano di lavoro che fai. Ha un valore inestimabile. Un abbraccio a tutti voi

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