Helena Meirelles, esempio di resilienza e coraggio

Ogni tanto vi presenterò qualche storia di vita sui generis, esempi di resilienza che fanno bene al cuore.

Chi è l’anziana signora dallo sguardo fiero nella fotografia? Si chiamava Helena Meirelles (1924-2005), eletta da Guitar Player nel 1993 – dopo averla sentita Eric Clapton –  tra i 100 più grandi chitarristi al mondo per la genialità, il talento e la tecnica impiegata nel suonare le chitarre di 6, 8,10 e 12 corde.

Cliccate su Helena Meirelles per vederla “in azione”.

Nata nel paesino di Bataguassu, nella sperduta campagna del Mato Grosso do Sul (Brasile), all’età di 8 anni Helena Meirelles s’innamora della chitarra ma viene impedita di suonarla dalla famiglia. Impara a suonarla di nascosto con la complicità di uno zio e osservando in silenzio il fratello maggiore.

La famiglia, però, continua a deriderla : “È roba da maschi, non andrai da nessuna parte!” oppure “Ti taglieremo le dita se non la smetti di strimpellare!”, e giù botte.  Vivendo in una fattoria isolata e lontana dalla città, Helena Meirelles rimase analfabeta.

Nel 1939, all’età di 15 anni, Helena scappa da casa con la chitarra del fratello. In cambio di cibo e alloggio suonerà gratis nelle feste.  La famiglia la rinnega. All’età di 17 anni nasce il primo degli undici figli che avrà.

Dei suoi tre amori soltanto l’ultimo, Costantino Machado, accetterà la “concorrenza sleale” della chitarra, restandole accanto per quarant’anni fino alla sua morte. Insieme, suoneranno dai matrimoni ai bordelli in cambio di pochi spiccioli, cibo e alloggio.

Siamo ormai nel 1990 e l’artista Helena Meirelles (66 anni), vive in una condizione di miseria assoluta assieme al marito. Malata e molto debole, dimenticata da tutti, non ha soldi per le cure.

Una delle sorelle viene informata sulle sue condizioni precarie, riuscendo a rintracciarla in una catapecchia nella frontiera con il Paraguay.

Grazie all’aiuto della sorella Helena Meirelles si riprende e ricomincia a suonare. Suo nipote, Mario Araujo, stupito per l’incredibile talento della zia la registra per la prima volta. Dopodiché, essendo uno sfegatato rockettaro, invia la registrazione alla rivista americana Guitar Player che concede alla zia anziana il prestigioso premio Spot Light Artist come Rivelazione dell’Anno[1]. A quel punto la nostra Helena ha già raggiunto l’età di 70 anni.

Inoltre, cosa del tutto inaspettata, incorniciano il plettro di Helena (quel piccolo strumento utilizzato dai chitarristi per sollecitare o pizzicare le corde) nella galleria dei geni del secolo per quanto riguarda la chitarra accanto a Hendrix, Satriani, Clapton, Santana, Page…

Helena Meirelles varca la soglia di un teatro per la prima volta all’età di 67 anni.

Nel 2012 la rivista Rolling Stones la include nella lista dei 30 grandi icone brasiliane della musica.

In una delle sue ultime interviste Helena Meirelles disse: “Volevo soltanto essere me stessa e portare un po’ di bellezza ovunque. Suonavo nei bordelli per fame e ho visto come le donne erano trattate… allora abbassavo gli occhi e cercavo di fare il meglio che potevo per far capire a tutti che salvarsi dallo squallore era possibile…

Muore nel 2005, all’età di 81 anni.

C.l.dias

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[1] http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/25/torna_Manitas_zingaro_che_dava_co_0_94022512530.shtml

3 pensieri su “Helena Meirelles, esempio di resilienza e coraggio

  1. grazie, mi state aiutando.Ho letto l’articolo che parla della chitarrista e mi ha dato coraggio. Ho 66 anni e sono figlia di genitore narcisista perverso e
    traditore seriale e di una madre devastata e depressa, la cosa più terribile della sua dipendenza patologica è che non ha mai cercato di difendere i propri figli.
    Ho scoperto dopo 20 anni di convivenza che il mio compagno è un bugiardo e un traditore seriale, con doppie vite , mentire per lui è essere.
    Quello che mi ha portato a scoprirlo è stato lottare contro il suo modo narcisistico, onnipotente di trattare i suoi figli, come se fossero immagini del suo ego. Questo non lo potevo sopportare, mi ricordava come mio padre trattava mio fratello.
    Così con questa lotta è iniziata la mia presa di coscienza, lui si è visto smascherato e questo ha scatenato la sua violenza cieca ma anche il crollo
    di tutte le sue bugie. Sono stata malissimo sul punto di perdere la ragione, ma ora con grande sofferenza cerco di riprogettare la mia vita, pensando che la cosa più importante e la responsabilità verso me stessa.
    Grazie .

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    1. Cara Daniela, mi commuovo sempre quando leggo i vostri commenti. Molti di voi sono esempi di vita, a volte senza saperlo. L’età di una donna non vuol dire un bel niente, per questo ho scelto di iniziare la serie con Helena Meirelles, una grandissima artista sconosciuta in Italia. Condivido le tue perplessità per quanto riguarda il ruolo del partner complementare nella determinazione dell’identico destino ai propri figli. Ti sei salvata, cara. Hai rotto una catena generazionale e non è poco. Né sempre il partner del perverso è una vittima, cara Daniela, come hai osservato tu e come cerco di spiegare a molti che mi scrivono. Spesso, pur di difendere i compagni di vita perversi dal giudizio inclemente dei propri figli, i complementari fanno scempio della dignità dei loro bambini. Come? Falsando le percezioni dei piccoli e minimizzando i loro sentimenti per coprire il disamore paterno o materno (nel mio caso era materno). I bambini, però, crescono… e ti presentano il conto. Non vanno dal narcisista perverso perché hanno imparato a conoscerlo e sanno perfettamente (come sappiamo tutti noi figli) cosa otterranno da lui ancora una volta: indifferenza, disamore, manipolazioni varie… Ecco perché puntano il dito a te, sopratutto in età adolescenziale: “Tu, dov’eri mamma? Perché hai accettato i tradimenti, le botte, lo sfruttamento, perché non mi hai difeso mentre mi paragonava con tutti i miei cugini? Per amore? Anch’io volevo essere amato, mamma. Io, che non ho scelto di essere messo al mondo da voi, ho dovuto sopportare il vostro disamore. Perché? Sai cosa penso? Che hai accettato tutto ciò per la tua paura di restare sola!”. Prima di leggerci questa durissima sentenza di condanna, però, i figli imparano a soffrire come noi e lo manifestano nei più svariati modi. La sofferenza che trasmettiamo alle nostre creature è la più terribile delle eredità, carissima. Sii fiera di te. Hai fatto l’unica cosa che dovevi fare per far sì che la tua eredità emotiva e sentimentale risultasse MOLTO diversa dalla ricevuta. Credimi, non è poco. Vedrai che tutto andrà per il verso giusto: ora sarai finalmente libera di essere te stessa senza più tensioni, gelosie, paure, rabbia… In bocca al lupo, cara. Anche per i tuoi figli, ovviamente!

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  2. Una donna, una chitarra in mano e un’ incredibile forza. E’ questa l’ immagine ispiratrice che voglio coltivare dentro di me, a dispetto di tutti coloro che vogliono solo buttarci cacca addosso, spegnerci, isolarci, e prosciugarci in ogni modo.

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