Narcisisti perversi e rapporto con i figli, i danni psicologici

Padre, davvero sarebbe grande/ 
sentire il parere della tua amante!/ 
Poi sono venuta e non mi volevi/ 
ero una bocca in più da sfamare;/ 
non sono cresciuta come speravi/ 
e come avevo il dovere di fare!/ 
Padre, davvero che cosa mi hai dato?/ 
Ma continuare è fiato sprecato.

(Padre davvero, Mia Martini)

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Nelle famiglie sane i valori centrali sono l’amore, la cura, l’accoglienza e la libertà di parola di ogni singolo elemento. I limiti tra genitori e figli sono flessibili ma ben definiti. I genitori hanno il compito di educare, curare, accogliere, proteggere e far maturare i loro figli perché possano arrivare preparati agli ostacoli e alle responsabilità che puntualmente si presenteranno in età adulta. Nella famiglia normale tutti gli elementi sono importanti, i sentimenti vengono ascoltati e rispettati senza l’emissione di giudizi, accuse o derisioni.

Nella famiglia nella quale uno dei membri è un narcisista perverso c’è posto per una sola stella: lui. Ogni membro gira magneticamente attorno alla sua persona, hanno il terrore di deluderlo e vivono per soddisfare ogni suo capriccio e desiderio. La paura del fallimento e della possibilità –  sempre in agguato –  di deluderlo porta alla depressione le anime più fragili. L’amore, il rispetto, la cura e la libertà di parola sono sostituiti da abusi psicologici, fisici,  tantissimo controllo e sottrazione dei meriti:

Quando non sai fare qualcosa e lui ti vuole insegnare non fa altro che terrorizzarti, mi ha fatto venire mille complessi d’ inferiorità per colpa del fatto che ogni volta che dovevo imparare qualcosa lui non era d’ aiuto, semplicemente mi terrorizzava per il fatto che sbagliavo (com’è normale che sia le prime volte) col risultato che io nella mia vita non ho mai provato a ”buttarmi” a imparare qualcosaCon lui non si può fare nemmeno mezza critica, è come un dittatore, se non sei d’ accordo con lui nel giro di mezzo minuto si può passare da un semplice disaccordo a un ”ti butto fuori di casa” o ”ti faccio mangiare la merda” e altre frasi del cazzo da bambino che non sa controllare la rabbiaPoi il bello è che lui vuole ”aiutarmi” a socializzare con gli altri e però l’ unico ”aiuto” è un suggerimento del cazzo ”è facile socializzare, basta che vai al bar, dici due parole e sei a posto”… un po’ come dire ”è facile andare bene a scuola, basta prendere voti alti”. Non sa mettersi nei panni degli altri, in casa mia non esiste ”questo cibo non mi piace” ma solo ”è buono” o ”non è buono”, lui non mi ha mai chiesto ”questo ti piace?”, per lui una cosa o è universalmente buona o universalmente cattiva, non esistono gusti personaliSe lui fa un piatto e dico che non mi piace risponde ”è buono”. Poi ha sempre voluto impormi la sua religione del cazzo col risultato che anni fa ho avuto una psicosi mistico-persecutoria e lui da gran testa di cazzo voleva farmi fare un esorcismo (bella testa di cazzo a voler esorcizzare uno psicotico che ha avuto un delirio mistico). Ora fortunatamente sto facendo varie terapie per guarire e ho notato che i giorni in cui sto a casa (studio fuori e ho un appartamento nella città in cui studio) sto male, mentre i giorni in cui sto nella casa dove studio sto bene. Per esempio quest’ estate con la pausa estiva dall’ università sono ingrassato di 15 chili, e ora che invece ho ripreso l’ università e non sto più in casa sto dimagrendo, col risultato però che quando torno a casa vogliono sempre farmi mangiare schifezze e riprendo quel poco peso che perdo quando sono fuori casaE poi se dico che non mi piace risponde ”è buono”. A casa mia è uno schifo, ognuno se ne sta per conto suo questo per colpa di mio padre che ha monopolizzato il divano vedendo canali in lingua straniera che noi non capiamo. Sta tutto il giorno fuori a lavorare e quando torna sta su facebook e su uno vuole parlargli non risponde, ma il bello è che poi dice che nessuno vuole passare del tempo insieme e si lamenta che la famiglia non è unita. Persino la volta che in macchina ho avuto le allucinazioni si è messo a parlare al telefono fregandosene che stavo male. Non prova nessuna empatia, il risultato di tutti questi anni in cui lui ”ha fatto da padre” (in realtà è una merda non un padre) è che io tuttora non ho il coraggio di fare a lui nemmeno mezza critica. Non può tollerare una posizione diversa dalla sua. E quello che mi fa schifo è che sento che anch’ io in qualche modo sto diventando come lui e non posso fare nulla per impedirlo… fortunatamente però con la terapia sto cambiando, però mi sta sulle palle quando rivedo quei tratti di mio padre in mio fratelloE non può accorgersene di essere come mio padre… anzi sente che comportandosi in maniera rigida e in stile ”io ho ragione e gli altri hanno torto” è diverso da mio padre. La cosa più spaventosa di avere questi problemi e che quando uno diventa adulto, senza accorgersene, si comporta esattamente nel modo in cui i genitori odiati si comportavano con luiPer esempio un mio parente in gioventù aveva lottato per ottenere di non andare in chiesa perché era ateo, e poi quando si è sposato e ha avuto un figlio il figlio voleva essere cristiano ma lui voleva obbligarlo a non andare in chiesa. E’ una cosa schifosa guardarsi allo specchio e pensare ”ecco, sono diventato la stessa schifezza che è mio padre’[1].

La famiglia in balia di un narcisista perverso impara una regola non scritta e che resta segreta finché uno degli elementi, comunemente uno dei figli, si stanca della dinamica e se non si ammala gravemente dà inizio alla grande crisi che metterà a repentaglio la grandiosità del perverso:

(…) mio padre spesso lo vedo che chatta o messaggia con donne con cui ha un rapporto di certo oltre l’amicizia…la prima, una donna tunisina, con cui è andato con un amico e di cui ha fatto vedere le foto a mia madre , dicendole che l’hanno semplicemente conosciuta li e che gli ha fatto visitare la città…mentre da quello che ho letto in chat, lui l’ha conosciuta una settimana prima di partire e dopo gli proponeva di pagargli tutto per farla vivere qui e ora, a distanza di un anno ha detto che sarebbe tornato in Tunisia, dicendo a noi che andava per lavoro, mentre a lei diceva che non vedeva l’ora di rivederla e gli chiedeva cose del tipo “hai fatto molto sesso in questi mesi?” (domanda che farebbe presupporre che ci sia qualcosa di più…) invece a noi aveva raccontato che in Tunisia è proibito fare sesso prima del matrimonio…
Questa estate invece, leggevo nel suo telefono messaggi con una donna cubana che lavorava nella nostra pizzeria, con scritto cose del tipo “tu sei l’unica donna per me” e cose simili. Mia madre sospettava ci fosse qualcosa dato il rapporto particolarmente protettivo e permissivo di mio padre verso questa donna e ci ha litigato…al punto da farla licenziare…ora mio padre è ancora in buoni rapporti con lei e addirittura ha preso i libri di seconda mano di mio fratello e glieli ha regalati, e ha minacciato mia madre di lasciarla se gli avesse chiesto soldi, dicendo che gli doveva un favore perché non gli ha chiesto i soldi del licenziamento. Mia madre continua ad accusarlo di sospettare di queste cose…ma non avendo prove non prende decisioni “drastiche”, ed io non ho il coraggio di parlare per non perdere il rapporto con mio padre (anche se da quando so mi vergogno di lui)[2].

Karyl McBride nell’articolo The Narcissistic Family Tree[3], dimostra con la sua esperienza clinica che adulti segnati da questa dinamica hanno difficoltà a scoprire esattamente cosa provano, non riescono a spiegare a se stessi perché soffrono o si deprimono. La negazione della realtà è molto intensa nel sistema famigliare narcisista. A forza di somatizzare l’angoscia e l’impotenza per le situazioni complesse e ingestibili del mondo degli adulti, i figli scatenano una serie di reazioni emotive che a un primo sguardo possono sembrare inspiegabili:

“Tipicamente, il figlio della famiglia narcisista è pieno di rabbia non riconosciuta, si sente vuoto, inadeguato e imperfetto. Può avere episodi sporadici di ansia e depressione senza sapere perché è diventato così.[4]

Abbiamo visto nella serie di articoli sulla famiglia narcisista che i limiti oscillano tra la rigidità eccessiva e l’inesistenza[5]. I figli vengono usati come un estensione del narcisista perverso “per farsi bello”, perché “è arrivato il momento di mettere la testa a posto”, perché “così fanno tutti” o perché i dubbi sulla propria sessualità lo portano a trovare una donna con la quale procreare per crearsi una presunta corazza di virilità.

L’autenticità del Io dei figli traballa sotto l’influenza di un padre/madre narcisisti perversi poiché sin da piccoli imparano ad assumersi ruoli che riflettono la disfunzionalità della famiglia. Molti diventano il quadro, la fotografia, la proiezione che rappresenta la vita della coppia e la sua conflittualità interna: il padre narcisista perverso che svaluta continuamente la moglie davanti ai figli insegnerà al figlio maschio che svalutare e minimizzare i meriti della sorella e di tutte le donne che conoscerà è normale. Lo stesso farà la madre narcisista perversa che, scegliendo uno dei figli per essere il suo diletto, assegnerà all’altro il ruolo di capro espiatorio.

Quando ci troviamo di fronte a padri narcisisti perversi, bisogna valutare sempre il ruolo delle madri nella formazione/consolidamento della loro personalità. Ce lo spiega chiaramente lo psicologo e psicoterapeuta Gigi Cortesi nel suo blog il modo in cui l’alleanza messa in atto nella famiglia di origine del perverso influenzia la distruzione dei suoi affetti:

(…) Nel caso di un disturbo di personalità a livello narcisistico: il figlio (di solito il primogenito maschio) è irretito dalla madre, che gli butta addosso eccessive proiezioni di attese-aspettative-pretese grandiose. La madre non ascolta il Sé autentico del figlio, ma i bisogni del proprio Sé proiettato sul figlio, inconsciamente manipolando il figlio e costringendolo di fatto a realizzare quanto lei vuole da lui; di fatto la madre gonfia a dismisura il Sé del figlio, che si viene sempre più costituendo e strutturando come “falso Sé”, obbligato a performances sempre più in linea con le grandiose aspettative materne. Si tratta di madri che quanto meno presentano a livello profondo forti nodi dissociativi e una profonda invidia del maschile: per questo si proiettano sul figlio maschio, come se fosse una loro protesi maschile da controllare, gonfiare, così da ottenere attraverso il figlio quelle realizzazioni di sé e quelle affermazioni sociali che come donne non hanno mai potuto o saputo raggiungere. È come se la madre considerasse il figlio una propria emanazione, come se volesse lei viversi in lui e attraverso di lui, più attenta ai propri bisogni che all’ascolto del sé autentico del bambino, della sua vera identità, dei suoi veri bisogni. In taluni casi (specie in presenza di un mancato sostegno paterno del figlio o addirittura di una profonda svalutazione paterna) la grandiosità del “falso Sé” può, soprattutto in vecchiaia, degenerare in un delirio di onnipotenza schizofrenico. Come sono stati manipolati dalla madre nella relazione di accudimento, a loro volta questi figli useranno e manipoleranno nella relazione d’amore la persona che crederanno di amare.

In entrambi i casi (si tratti di disturbo a livello psicotico o a livello narcisistico) l’incesto e la dinamica incestuosa che a esso può portare non si esauriscono nell’esercizio di un ruolo da coniuge compensatorio o consolatorio nei confronti della madre, ma tendono alla fusione tra figlio e madre. Più che sostituire il padre ponendosi come vero e unico interlocutore emotivo e affettivo della madre (Primo caso), il figlio tende fare una cosa sola con la madre, in una dinamica fusionale abissale, come se il figlio nell’incesto volesse diventare la madre, essere la madre. Non a caso il Secondo caso riguarda personalità dalla identità di genere problematica, comunque non evoluta e definita in modo corretto, con frange più o meno consistenti, rimosse o negate di ambivalente orientamento sessuale.

Se nel Primo caso è innanzi tutto la madre a dipendere dal figlio e dal bisogno di farsi consolare da lui, nella seconda possibilità è innanzi tutto il figlio a dipendere dalla madre, a inseguirla fino all’assurdo fusionale: o rincorrendola per tutta la vita, nella speranza che in modo del tutto improbabile lei si accorga finalmente e autenticamente di lui, cominciando a volergli bene davvero; o spingendo fino all’estremo della ossessione e del parossismo il bisogno di soddisfare sempre più le attese-pretese della madre, sempre idealizzandola come la più grande e bella e brava delle madri, con conseguente svalutazione di ogni altra donna. Il narcisista disturbato dopo corteggiamenti magari apparentemente bellissimi e irresistibili (nessuno meglio di un narcisista può illudere in tale senso) colpisce e umilia sempre di più la femminilità e la maternità della propria compagna (come se, in questo modo, dicesse alla propria madre: “vedi, nessuna è grande, bella e buona come te”)[6].

Quando uno dei figli è visto come più importante, oppure nel caso dei figli unici viene considerato infinitamente migliore dei suoi cugini e amichetti, diventare un prevaricatore arrogante o bullo vale come regola generale. Il “bambino d’oro” eletto per funzionare come un’estensione idealizzata della madre o del padre narcisista perverso diventa un adulto capriccioso e irascibile, a lui ogni deroga alla morale è concessa, la vita famigliare gira attorno alle sue volontà e bisogni e il mondo intero deve riconoscere la sua grandezza – esattamente come auspicato dal padre/madre narcisista per sé.

Il figlio “capro espiatorio”, invece, è la fogna nella quale il genitore narcisista perverso lancia tutto ciò che non riesce ad accettare in se stesso: sarà un incompetente, scarso in tutto, uno che deve sforzarsi per raggiungere i risultati del “bambino d’oro”, è il più bruttino dei fratelli, il meno brillante, quel poco creativo, troppo timido o troppo estroverso, mai all’altezza della genialità, del successo e degli altissimi livelli auspicati dalla famiglia. Il “capro espiatorio” è la discarica, la busta nera della spazzatura nella quale la famiglia deposita le vagonate d’immondizia psichica nascoste sotto il tappeto dell’omertà e dell’ipocrisia. È colui che non sarà mai ascoltato con attenzione perché sprovvisto di ragione, perché noioso, perché si fa troppi problemi. I suoi meriti sono da sminuire, filtrare, neutralizzare per non ferire la grandiosità del fratello/sorella d’oro. Quando tutto va male la colpa è sempre sua e quando tutto va bene si cerca un motivo per farlo comunque sentirsi a disagio. In linea di massima, se non se ne accorge della dinamica perversa, al figlio capro espiatorio toccherà sopportare il peso delle patologie famigliari in età adulta, oppure fare da bestia da somma per risolvere i piccoli e grandi problemi amministrativi dell’intero nucleo famigliare.

Soltanto al narcisista perverso e al figlio/a prescelto/a sarà riconosciuto il diritto di brillare per tenere alta l’immagine di perfezione della famiglia. Il meccanismo è abbastanza chiaro, come nello scenario di guerra nazista: per far regnare i più forti e simili, i più deboli devono ubbidire e soccombere;  per far emergere i più forti, gli altri devono affondare. Che cosa accade quando il prescelto, invece, non è pienamente soddisfatto del meccanismo che lo vede beneficiario? Cosa accade quando si ribella, anche andando contro il proprio interesse? Oppure, cosa accade quando il prescelto decide che la luce dell’ingombrante genitore perverso rischia di oscurare la sua per sempre? Risposta: una guerra senza quartiere nella quale lui, da figlio d’oro, viene automaticamente declassato a capro espiatorio, mentre l’altro, giudicato meno bravo, sale la classifica dei più amati e ammirati di tutti i tempi dalla mamma o dal papà narcisista perverso. Se da una parte un genitore narcisista perverso vuole che i suoi figli riflettano la sua grandiosità, da un’altra teme la loro concorrenza e il confronto, quindi, DEVE schiacciare e confondere i suoi pargoli per continuare a comandare indisturbato.

Dato che i sentimenti dei figli non sono mai presi in considerazione, i genitori narcisisti perversi non identificano mai in se stessi alcun tipo di responsabilità per quanto riguarda gli eventuali disturbi psicosomatici apparsi nella prole. Non chiedono mai scusa per eventuali errori di valutazione e come strategia comune invertono i poli della verità sulle loro azioni per meglio rovesciare le colpe. Un’altra abilità dei perversi è la capacità di raccontare fatti veramente accaduti che poi sanno interpretare da un’ottica fuorviante, che denigra e mette a repentaglio la reputazione dei figli per salvare la propria. Studiosi americani chiamano “crazy maker”, cioè, “fabbricante di pazzi”, l’azione prevaricante dei narcisisti verso i loro cari:

Ciò che è scritto è la coppia fedele di cosa accade con il padre di mio figlio. Lui è il classico tipo che mette la foto del bambino su facebook per far vedere al mondo “il buon padre” che è. Spesso compra giocattoli, ma tutti e ognuno di questi giocattoli rappresentano un colpo o un maltrattamento fatto a suo figlio. Mio figlio comincia a trattarmi esattamente come mi trattava suo padre: urla! Un giorno mio figlio mi prese a calci mentre suo padre rideva della scena. Quel giorno ho preso la decisione di andarmene per sempre e oggi sto pagando il prezzo della mia decisione. Lui chiese il divorzio e nella domanda mi ha accusato di aver un comportamento irrequieto, mi accusa di non prendermi cura del bambino. L’avvocatessa che mi segue afferma che probabilmente lui riuscirà ad ottenere l’affido del bambino perché è l’unico a possedere i mezzi economici per mantenerlo. Alla “giustizia” non importano i maltrattamenti fisici né psicologici ai quali questo psicopatico denominato “padre” sottomette suo figlio. Se il bambino piange lo chiama “froccietto” “bimbetta” “piagnucolona ” “se piangi nessuno ti vorrà più” lo dice anche in inglese: “you are crying like a girl”. Se il bambino cerca i suoi abbracci mentre piange, lui dice: “Non mi toccare, non ti avvicinare, non mi devi parlare”. Quando mi chiamava telefonicamente, se il bambino si metteva a piangere attaccava subito per tornare a chiamare dopo mezz’ora e se il piccolo ricominciava a piangere riattaccava nuovamente. Minacciava di andar via di casa quando il bambino piangeva oppure gli diceva che sarebbe tornato a lavoro. Mio figlio ha 3 anni, ho chiesto infinite volte a suo padre di smetterla di trattarlo così, ma l’unico risultato che sono riuscita ad ottenere erano le sue urla e l’intero repertorio grossolano rovesciatomi addosso, inoltre aumentava l’aggressività verso il bambino. (…) A volte mi sento senza speranze, sono traumatizzata, non sopporto più la gente che urla perché mi viene la nausea e ho voglia di piangere. A cosa è servito andarmene da quest’uomo se poi toccherà a mio figlio tornare alle sue grinfie per colpa di un magistrato, stavolta senza nessuno per difenderlo come me? Chi può fare il miracolo di salvare mio figlio dalle mani di una bestia?

Nella serie di articoli sulle famiglie narcisiste abbiamo visto che un genitore perverso ama diffondere la tensione grazie ai suoi improvvisi cambiamenti di umore, di abitudini e di programmi senza alcun tipo di preavviso e, certe volte, fanno ricorso a commenti sgradevoli per rompere il clima armonioso nei momenti di benessere della famiglia, accanto alle lamentele e gesti che palesano la loro eterna insoddisfazione verso tutto. Fuori di casa, però, i perversi cambiano personalità e comportamento, diventano l’esatto opposto di quel che sono nella dura realtà quotidiana: sotto il vaglio del loro pubblico si travestono da persone meravigliose, attente, premurose, seducenti, servizievoli, impeccabili, leggere, sempre sorridenti e attente ai bisogni altrui. Anche i figli devono agire come loro per dimostrare che l’educazione ricevuta da un genitore così affascinante, perfetto e brillante, ha degli standard elevatissimi. “Non farmi brutte figure!” è la raccomandazione che si ascoltano giorno dopo giorno, laddove l’immagine è tutto.

Guai al figlio che denuncia il meccanismo contorto e la contraddizione tra ciò che accade tra le mura domestiche e l’immagine esterna sfoggiata dal padre o madre perversi: dovranno subire la loro impietosa ira. Ai figli che si risvegliano dal lungo letargo dell’idealizzazione genitoriale sarà applicato lo stesso trattamento diffamatorio e svalutante destinato agli oggetti dalla loro disaffezione narcisistica o da chiunque abbia osato contrastare la loro onnipotenza. Come? Troveranno infinite faglie nella condotta o nel comportamento dei figli “disubbidienti”, nulla di ciò che realizzeranno avrà un valore elevato e possono arrivare alla violenza fisica quando la prole stenta a credere alle loro bugie, confermando l’assoluta mancanza di empatia e di amore reale verso le proprie creature. Inoltre, i figli saranno accusati di essere ingrati, di non riconoscere i premi e gli applausi che conoscenti e “amici” sono disposti a dare: “Ecco perché papà è sempre fuori casa, perché nessuno qui mi ama o mi valorizza come Tizio o Caio! Mi sento meglio tra gli estranei che con voi!”. I genitori perversi giocano pesante per confondere la mente dei figli sulla verità delle loro assenze e menzogne, ponendosi estremamente critici (vendicandosi) quando la prole ribelle esibisce qualche merito scolastico o lavorativo: “Hai vinto un premio di poesia? Benissimo, ora vai a mettere a posto la tua stanza.” “Hai ricevuto una promozione? Se non fosse la tua simpatia…ma di cosa stiamo parlando?”

Genitori narcisisti perversi seminano zizzania e mettono un figlio contro l’altro. Fingendo di avere un rapporto speciale con ogni singolo elemento rendono la prole diffidente e sospettosa. Usano gocce di verità nei loro racconti bugiardi per rendersi credibili, fanno ampio utilizzo di bugie preventive per coprirsi le spalle e tenerli inchiodati nella dinamica perversa.

Es: “Mia figlia Maria, tua nipote, è diventata impossibile. Da quando non ho voluto comprarle la macchina va in giro a dire cose terribili su di me! Mi ha trovato mille amanti, pensa te! Tu, che mi conosci bene, puoi dare qualche consiglio a quella sbandata? Non vorrei che stesse facendo uso di qualche sostanza, l’altro giorno un conoscente l’ha vista in piazza con dei tipi sospetti. A proposito, sai dirmi il nome di un bravo psicologo da portarla? Tua sorella non è d’accordo, ma non ce la faccio più, sono distrutto! Non posso accettare che mia figlia pensi tutto questo di me!”  

In questo caso, nel cervello delle persone che lo ascoltano si apre un cassetto nel quale inserire l’informazione detta dal perverso in tono confidenziale. La storia è di solito molto complessa e difficile da dimenticare. Si tratta di una strategia del tipo “vince chi arriva per primo”. E così, quando la figlia denigrata avverte cosa sta accadendo alle sue spalle spesso è troppo tardi: la famiglia l’ha già isolata o non le crede perché il perverso è apparso “un padre sofferente e preoccupato per il suo benessere” e poi “non le ha fatto mancare mai niente, lo sanno tutti”.

Figli “imperfetti” perché nati con qualche disabilità (anche piccola) sono ignorati sin dalla nascita e caricati sulle spalle dell’altro coniuge:

Ci sposiamo e dopo 3 mesi resto incinta del nostro unico figlio..che dopo un travaglio sofferto riporta un trauma e inizia il calvario dei viaggi della speranza in tutti gli ospedali d’italia. Lui fa d’accompagnatore..s’intrattiene a parlare facendo il simpaticone assiste alle visite come una comparsa in un film. L’incubo inizia quando per i problemi del bambino, non potevamo andare a divertirci con gli amici e con i suoi ..anche perché di lasciarlo con i miei non ne voleva sapere, ma se me lo portavo dovevo gestirlo io. Lui si dileguava e non voleva essere disturbato né gli importava se il bambino era stanco..o aveva sonno..e se lo chiamavo s’imbestialiva umiliandomi davanti a tutti. Provo ad essere più breve. Tre anni fa..iscrive su facebook nostro figlio contro la mia volontà e per tenermi buona, iscrive anche me. Avevamo internet da poco..ero contraria ma la scuola non faceva che chiedere ricerche e alla fine ho ceduto. Ha passato notti intere su internet e siccome il pc era un portatile, chiudeva la schermata appena mi avvicinavo. Lui diceva che controllava il figlio e i siti dove andava, ma il ragazzo ci stava poco e sempre davanti a me. Alla fine tramite mia cognata scopro che su facebook c’è anche lui ma con un falso profilo: la foto di uno stallone imbizzarrito! senza dati veri e con su scritto: cerco relazione. Dato che per colpa sua mio figlio ha sofferto anche troppo cercavo di indagare quando era fuori con gli amichetti o quando era impegnato con i compiti. Il fratello lo sapeva. Iniziano i litigi con le smentite di lui e le mie prove..ma lui nega spudoratamente. Inizia a voler indossare jeans a vita bassa, magliettine aderenti..scarpe da tennis..e cellulare sempre in mano a tutte le ore del giorno. Una sera provo a mettere la password e ci trovo scritto di tutto di più proveniente da gentile cliente e sotto il numero del cellulare. vado per scriverlo ma le mani mi tremavano al punto che non trovavo e non vedevo nulla. Me lo trovo davanti e invece di leggere il messaggio con me lancia il telefono a terra. Vado a dormire per non urlare ma lui non dorme e cerca di rassicurarmi dicendo di aver perso il telefono e che qualcuno avrà fatto uno scherzo. Come se non bastasse mi ritrovo dopo tre mesi al matrimonio di una collega di lavoro con una donna che lo guardava sognante negli occhi…si alzava la gonna per sedurlo e quando mi sono limitata a dire…datti una regolata..mi ha risposto..sei tu che vedi il male dappertutto. Dulcis in fundo la malattia di mia mamma! l’unica che potrebbe sostenermi : un cancro al seno..6 mesi fa. Lavora in un’azienda a conduzione familiare, sono tre fratelli lui incluso. Devo dire anche grazie alla madre che per ovviare il suo fallimento come madre e moglie ha “gonfiato” oltre misura l’ego del figlio dicendo sempre..a tutti e a (tutte) che ha un figlio bellissimo. La cosa più grave è che non sta pagando il mutuo di casa perché non lo pagano…anche se i soldi escono per altre cose…(il denaro è gestito dal fratello maggiore) ma lui se ne frega ..ho pensato di aspettare che mio figlio finisca la scuola per andare a cercare lavoro in un’altra città e portare il ragazzo con me..tanto lui lo ignora completamente![7] 

Ecco alcune dinamiche intergenerazionali profondamente disfunzionali in questo sistema e che nel narcisismo perverso diventano molto più gravi:

1 Segreti: Il segreto di questa famiglia è che i genitori non rispondono ai bisogni emotivi dei loro figli, ma deturpano la realtà o abusano di loro. Il messaggio tramandato è: “Non dire a nessuno che qua dentro funziona così… fai finta che va tutto bene.”

2. Immagine: Per la famiglia narcisista l’immagine è tutto: “Cosa penseranno i vicini?” “Cosa penseranno i parenti?”. Sono preoccupazioni molto frequenti.

3. Messaggi negativi: I figli ricevono messaggi verbali e non verbali che restano nella coscienza. I messaggi tipici sono: “Non sarai mai bravo/a abbastanza.” “Sei valorizzato per ciò che fai e per la tua apparenza, non per ciò che sei.”

4. Mancanza di sintonia emozionale: Genitori narcisisti perversi non riescono a entrare in sintonia con i figli. Non c’è empatia, naturalezza o amore nei loro gesti, tutto è calcolato per il tornaconto posteriore. Distribuiscono critiche, pregiudizi e regali meccanicamente: “Quel tuo amico sembra gay”, “La tua ragazza è cicciottella, meriti di più.”, “Nella tua festa di compleanno chiamiamo anche Tizio e Caio, so che ti stanno anticipatici ma papà ci lavora insieme.”, ecc.

5. Assenza di comunicazione effettiva: Uso sistematico della triangolazione. L’informazione arriva attraverso terze persone. I confronti diretti si trasformano in liti furibonde. Il narcisista perverso provoca un comportamento passivo-aggressivo nei figli, reca tensione e diffidenza tra i membri della famiglia.

6. Assenza di limiti:  Diari, poste elettroniche, social networks… i figli non avranno diritto alla privacy. Tutto viene controllato dal perverso. Ha senso sorvegliare quando sono piccoli, ma quando hanno già una vita affettiva si tratta di puro voyeurismo, magari per fantasticare di essere della loro età e guardare le foto delle loro amichette sui social.

7. Se un genitore è narcisista perverso e l’altro è succube…: i figli crescono da soli, soffrono e sentono in silenzio perché il genitore succube, anche avendo delle qualità che potrebbero ausiliare la crescita emotiva dei figli, è troppo occupato nel soddisfacimento dei bisogni del perverso per occuparsi della prole con la massima attenzione.

8. Un fratello contro l’altro: Nella famiglia narcisista i fratelli sono incitati a competere, non ad amarsi. Il paragone tra chi è meglio diventa una costante. Col procedere l’incomunicabilità tra i fratelli messi in competizione come due cavalli da corsa sarà totale. Il capro espiatorio sarà il primo ad andarsene per cercare la sua indipendenza lontano  dal nucleo famigliare disfunzionale.

 9. Sentimenti: Un genitore narcisista perverso non si assume mai alcun tipo di responsabilità, è sleale, disonesto e bugiardo a dismisura anche con i figli. I sentimenti non processati o non esternati dai figli per quanto riguarda i comportamenti scorretti del padre/madre perversi, se a lungo repressi possono trasformarsi in azioni autolesioniste, depressione o esplosioni d’ira distruttiva nei rapporti interpersonali.

Quando l’intera famiglia si sottomette ai capricci di un narcisista perverso, ogni singolo elemento vive un’alternanza tra momenti abusivi e fintamente teneri (regali costosi, viaggi improvvisati, lodi davanti agli altri, feste e promesse).

Una volta adulti i figli faticano a comprendere la vera personalità dei genitori perversi e cosa provano per loro.

Subire sin da piccoli questa altalena di situazioni genera un enorme confusione che danneggia e condiziona la vita affettiva dei figli. Compiacere il genitore abusivo perché comunque “è stato bravo e ha un lato buono” è una delle trappole che ci porta a identificare nei partner narcisisti perversi quel qualcosa di famigliare che ci fa “sentirsi a casa”  quando li conosciamo.

La negazione e il soffocamento delle emozioni negative nei confronti dei genitori – per le dosi massicce di sensi di colpa inferte dai perversi ai loro figli – diventeranno meccanismi di difesa privilegiati nella fragile psiche degli adulti abusati emotivamente.

Riconoscere di essere stati generati e cresciuti da un padre/madre perversi, anche quando ci siamo allontanati dal sistema è pur sempre un trauma, ma ci aiuta a prevenire l’arrivo dei nuovi vampiri affettivi che cercheranno di bere dalla fonte delle nostre ferite per rinvigorirsi e restare eternamente giovani.

C.l.dias

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[1] http://www.sfoghiamoci.com/Ira/5499/Vorrei+che+mio+padre+se+ne+andasse+di+casa.html

[2] http://forum.alfemminile.com/forum/relationsparents/__f3766_relationsparents-Mio-padre-tradisce-mia-madre-che-fare.html

[3] https://www.psychologytoday.com/blog/the-legacy-distorted-love/201105/the-narcissistic-family-tree

[4] Idem.

[5] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/12/14/i-sentimenti-e-la-comunicazione-negli-adulti-nati-in-famiglie-narcisiste/ e anche https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/10/09/caratteristiche-delle-famiglie-narcisiste-genitori-dei-nostri-genitori/

[6] https://gigicortesi.wordpress.com/?s=padre+narcisista

[7] https://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/donna/quando-lui-e-un-narcisista-distruttivo-disturbo-narcisistico-di-personalita-dnp-lei-diventa-una-donna-annullata-e-pietrificata/

66 pensieri su “Narcisisti perversi e rapporto con i figli, i danni psicologici

  1. Leggo ora, non ho ben compreso la fonte ma credo che questa analisi sia piuttosto lucida. Resta da chiedersi come far sì che i figli possano diventare consapevoli di quanto “subiscono” e si adoperino per non ricalcare questa modalità nei rapporti con gli altri una volta adulti.

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    1. Cara Meg, molto spesso sono gli adolescenti a porsi delle domande attraverso l’osservazione attenta della dinamica relazionale dei genitori. Nelle famiglie narcisiste in cui un solo comanda e ha il potere di vita e di morte psichica su tutti c’è sempre qualcuno che reagisce e contrasta l’onnipotenza del sole nero. Il punto è che a volte l’unico modo scelto per contrastarlo è scimmiottarlo e quindi lo scenario familiare diventa un campo di battaglia. Come non ripetere questa dinamica negli altri rapporti? Cercando modelli positivi anche all’esterno, rendendosi consapevoli dell’esistenza di un altro modo di vivere la famiglia, più costruttivo, dinamico e rilassato. Un abbraccio forte!

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    2. Salve, mi chiamo Aurora è da un anno che sono andata via di casa, ora ho 20 anni, mi sono distaccata da mia madre, dalla sua malattia, ma ad oggi purtroppo non posso ancora farlo del tutto.
      Mia sorella ha 11 anni, e vive ancora con lei.
      Prima che andassi via di casa non immaginavo che mia madre avesse una vera e propria patologia, a volte arrivavo a dubitare che fossi realmente io la figlia sbagliata, cattiva o stronza come diceva lei.
      Fortunatamente dentro di me, ho sempre avuto una specie di istinto di sopravvivenza molto forte, come una guida che ogni tanto nei momenti di crisi mi faceva ripete che sarebbe andato tutto bene, non potevo essere io il probelma, ero una figlia modello, rispetto a ciò che facevano le ragazze delle mia età ero praticamente una santa.
      Non avendo un padre presente dai miei sei anni in sù, potevo contare esclusivamente sulle mie forze, non è stato per niente semplice.
      Avevo e ho, solo due amiche, mi hanno sostenuta un sacco nel periodo del liceo, se non avessi avuto loro ora non so in che condizioni sarei qui a parlare con voi, e soprattutto non so se ci sarei.
      Comunque,una volta andata via di casa per un certo periodo sono stata bene, ho tirato un sospiro di sollievo, ho riniziato a vivere, a guardare il mondo dal mio punto di vista, da cuoche fa stare bene me, ma da qualche mese la situazione è quasi peggio di prima, quello che mi preoccupa è appunto mia sorella, dopo essere andata via di casa, con il tempo, ho visto in lei gli stessi identici comportamenti che avevo da piccola: paura, ansia, pianti incontrollati..quindi ad un certo punto mi sono chiesta:”cazzoma allora c’è davvero qualcosa che non va in nostra madre, non in me, non in mia sorella”, ma ancora riuscivo a dare un nome a questa cosa.

      Un giorno (seguendo molte pagine di psicologia,dato che da brava persona con problemi, ho preso la facoltà di psicologia) mi appare un post, con scritto in grande SINTOMI DEL NARCISITA PERVERSO, apriti cielo, da quel giorno ho iniziato a fare tantissime ricerche, la cosa da un lato mi ha illuminato, da un altro mi ha inquietato ancora di più.
      Mia sorella è li con lei, soffre quanto soffrivo io, forse peggio da quanto mi racconta e dove sono? lontano da lei, non sono lì a condividere con lei quel peso, e so che non dovrei farmene una colpa, ma purtroppo la mia testa non la pensa ugualmente.

      A 10 anni mi ha ringraziato per averle fatto capire che il problema non era lei ma nostra madre, una bambina di dieci anni che ringrazia sua sorella per una cosa che a questa età non dovresti nemmeno sentir nominare in tv…
      Nostra madre ha cercato di instaurare le solite dinamiche di screditamento nei miei confronti, le dice che sono cattiva perché me ne sono andata di casa abbandonandole, che in realtà voglio mettere mia sorella contro mia madre e altre cose che non stanno ne in cielo né in terra.
      Fortunatamente siamo state sempre molto unite e siamo riuscite a eliminare queste dinamiche tra di noi, abbiamo trovato il modo di avere chat segrete che nostra madre non controlli, parole in codice e roba simile, ma da un po’ sento che lei è sempre più distante, sempre più fredda, più paurosa di aprirsi con me.
      È doloroso, fa male vederla triste, senza la gioia negli occhi che aveva prima che diventasse lei la sua preda… fa più male di quando la preda ero io.
      Ora mi sveglio per i primi tre secondi è tutto okkey, poi piombo in uno stato che definirei simile alla depressione, non ho voglia di fare niente, mi fa così male la testa che mi viene solo da dormire,dormire, dormire e piangere e la cosa mi stupisce, ho sopportato per 19 anni queste torture direttamente sulla mia pelle, e ora che sono lontana da casa, ora che le violenze non le subisco più, sto peggio di prima.
      Mi sento dannatamente in colpa per aver lasciato a mia sorella una croce così grande a questa età, so che non dovrei, so che ho solo cercato di non impazzire, me lo ripeto costantemente, ma non è facile, a volte dubito di riuscire a rimanere “sana” mentalmente, mi dico che se ce l’ho fatta non vuol dire necessariamente che lei possa uscrine come è successo a me, mi ripeto che devo fare qualcosa per evitare di perdere una sorella, per evitare che diventi un autolesionista o peggio che si suicidi, oppure non lo so che impazzisca, ma non so cosa devo fare, non so da dove inziare.

      Ogni tanto vedo mia sorella con dei lividi e mi sale una rabbia assurda, non so come devo comportarmi in quanto la situazione è complessa, il padre di mia sorella non l’ha manco mai vista la figlia, e non so se un giudice potrebbe mai affidarmi all’età di vent’anni (quasi 21) una bambina di 11.

      Voglio salvarla prima che sia troppo tardi, ma non so come fare.
      Sto cercando da un po’ di vedere legamente cosa succederebbe se andassi da una psicologa a raccontarle la situazione, non voglio far soffrire mia sorella staccandola dalla sua casa, dai suoi animali, dalla sua quotidianità, ma non voglio neanche che soffra per mano di nostra madre, se ci fosse una via di mezzo, un modo per potermela prendere a carico, per non farla finire in una casa famiglia lontano da tutto, dato che io ci sono e ci sarò sempre per lei.

      Ho provato a convincere mia madre a venire con me da una psicologa, inizialmente aveva detto di sì, ma poi ha rigirato il tutto dandomi della pazza.

      Ora vivo a casa del mio ragazzo (della sua famiglia) anche a lui devo tantissimo, mi ha aperto gli occhi laddove i miei comportamenti stavano prendendo la stessa piega di quelli di mia madre, ha avuto e ha un infinita pazienza e mi ama (cosa non semplice amare una superstite di un genitore narcisita) forse ci siamo presi perché anche lui ha vissuto una situazione simile, ci siamo aiutati a vicenda in questo percorso e tutt’ora condividiamo quotidianamente i nostri pensieri su queste situazioni, gli sarò infinitamente grata, lui insieme alle mie amiche hanno giocato in ruolo veramente essenziale nella mia vita.

      Ad oggi posso dire di avercela fatta a metà, il percorso è duro soprattutto quando non puoi distaccarti completamente dal genitore narcisista e lui usa un tuo parente(fratello,figlio…) contro di te.

      Cercherò più informazioni possibili per poterla tirare fuori da questa merda, ma nello stesso tempo per non traumatizzarla più di quanto già non lo sia.

      Voglio ringraziare sinceramente chi si dedica con tanta passione a scrivere questi articoli, salvate molte vite.
      Non ho mai risposto o espresso il mio parere sotto nessun articolo, ma leggere i commenti di tantissime persone che si trovano in situazioni simili o peggiori, mi ha aperto il cuore, anche in questo modo si possono salvare delle vite

      Chiunque sappia vagamente come muoversi in una situazione del genere mi consigli❤️ grazie mille in anticipo.

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      1. Carissima Aurora, benvenuta! Comprendo perfettamente la tua angoscia e il tuo senso di impotenza, avendo vissuto con la mia famiglia di origine una situazione identica. La differenza è che eravamo in sei figli e quindi mia sorella maggiore, la prima ad andar via di casa, ha potuto portare con sé mesi dopo essersi sposata soltanto una di noi. A quel punto, ero io a tredici anni la ‘sorella maggiore’ e non ti sto a dire il senso di abbandono che si prova e allo stesso tempo l’iper responsabilità che ti piomba addosso quando sei così giovane ma devi pensare ai tuoi fratelli, a una madre scapestrata e un padre che, purtroppo, nonostante una brava persona, nulla può contro la furia psicopatica della moglie. Ma veniamo a te: le tue intuizioni sono giuste, in fondo tua sorella si sente abbandonata in balia di una “madre” che sta cercando di compiere su di lei tutto ciò che su di te non ha funzionato. Non sono buone notizie ciò che sto per dire, perché implicano una presa di posizione che soltanto te, così giovane, potrebbe prendere, visto che mi pare di capire che siete figlie di padri diversi (o mi sbaglio?), entrambi assenti. Giuridicamente è molto probabile che tu sorella non ti venga affidata, ma inserita in una comunità, nel caso in cui tu decida di comune accordo con tua sorella di denunciare tua madre per maltrattamenti alle autorità competenti. Considera che i maltrattamenti vanno dimostrati e che l’iter è piuttosto ostico. Non ti sto assolutamente scoraggiando, anzi, a dire il vero se ai tempi miei e nel profondo matogrosso brasiliano, ci fossero strumenti giuridici e luoghi per ripararsi dalla violenza che imperava a casa mia, stai certa che tanto mia sorella maggiore quanto me avremo certamente denunciato nostra madre e cercato di salvare tutti. Perché ti dico questo? Perché nonostante i tuoi 20 anni, essere cresciuta con una madre così ti ha fatta maturare prima del tempo, ti ha portato ad “indurirti”, in qualche modo, pur di proteggerti dall’ambiente circostante. Allo stesso tempo sei riuscita a conservare la tua empatia e umanità: per questo ti preoccupi per tua sorella e vorresti salvarla, come è giusto e auspicabile che sia. Cara Aurora, le conseguenze della convivenza con una madre violenta e psicologicamente distruttiva lasciano tracce per tutta la vita. Non ha caso le mie sorelle sono psicologhe o pedagogiste, mentre io ho scelto le leggi. E’ un’illusione pensare che dimentichiamo tutto crescendo… Direi che la prima mossa che potrai fare è cercare orientamento da chi potrebbe concretamente aiutarti. I migliori sono i professionisti del Telefono azzurro, ecco il numero 1.96.96. Loro possono anche offrirti gratuitamente consulenza legale. Ai tempi miei, per mancanza di mezzi, il senso di impotenza era totale, eppure ci sono cose che tuttora non mi perdono. Penso sempre che avrei potuto fare questo e quello per le mie sorelline (oramai di 23 e 26 anni), ma ero soltanto una bambina in mezzo al nulla. Ascolta tua sorella e mantiene il canale sempre aperto nonostante il suo comportamento ‘strano’. Tu ci sei passata. Una madre disturbata è una ferita aperta che solo la solidarietà esterna può aiutare a colmare un po’. Un abbraccio grande a te! Massima solidarietà! Tienimi aggiornata.

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      2. Cara Aurora,
        Benvenuta.
        I consigli e le analisi che fa Claudileia li puoi prendere come i più saggi e ponderati che tu possa ricevere.
        Hai avuto le sensazioni giuste in merito a questo luogo virtuale, è frequentato da molte persone davvero buone e sensili, ma anche informate e forti.
        Ti auguro di venire a trovarle spesso, qui troverai sempre parole di conforto.
        Mi spiace tantissimo per la situazione che descrivi, vi sono vicina.
        Vorrei chiederti se magari hai degli zii o dei nonni, dei cugini… qualche parente cui puoi raccontare, e magari in grado di supportarvi nel gestire le dinamiche con la mamma, anche solo per dare un pò di sollievo alla tua sorellina dandole la disponibità di un’altra casa, un altro clima da frequentare per qualche ora, in modo da farla “respirare” un po’.
        Anche solo percepire che le dinamiche malate in cui l’ha avvolta vostra madre non sono le uniche possibili, può aiutarla molto.
        Un abbraccio grande.

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  2. Io sto capendo solo ora. Oddio, solo ora. Ho sempre pensato di essere totalmente indegna e sbagliata, incapace di farmi amare, un fallimento di persona. Io sono una sopravvissuta a una famiglia narcisista, che si è fatta massacrare da un narcisista dopo l’altro. Non avevo capito niente, Claudileia. Proprio niente. Grazie. Te lo dico in lacrime, tremando

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    1. Carissima Mina, la consapevolezza è dolorosa ma decisamente liberatoria per rompere con le catene generazionali che ti hanno fatto credere di essere inadeguata su tutti i front. Quando le fette di prosciutto ci cadono dagli occhi abbiamo bisogno di un valido supporto per digerire gli aspetti del passato che hanno determinato il nostro stato attuale. Il bello è che ora, essendo adulte, abbiamo potenzialmente il controllo sulle nostre scelte di vita. È questa potenza formidabile che va sviluppata con le letture, con un aiuto esterno, con la riflessione, ognuno ha il suo metodo. Piano piano è possibile imparare a volerci bene e a dire di no alla sopraffazione imposta da coloro che non sanno amare. Un fortissimo abbraccio! C.

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      1. Grazie cara Claudileia. Io ho passato anni a cercare di correggere i miei errori. Perché se passavo da una storia sentimentale distruttiva a un’altra, se mi facevo ferire sempre più profondamente da un narcisista dopo l’altro, evidentemente quella disturbata e inadeguata alle relazioni ero io. E questa convinzione è stata enormemente rafforzata dalla mia famiglia di origine. Io per loro sono sempre stata sbagliata. Mi sono sempre vergognata. E non so dire nemmeno di che esattamente. Di tutto, di esistere, di essere la causa di tutte le ire, di costringerli a menarmi. Ho fatto di tutto per cercare di farmi amare. Ho rinunciato ad avere gusti miei, desideri miei, bisogni miei. Ma non è mai servito a niente. Ho cercato di incarnare i sogni dei miei genitori. Ci ho provato davvero. Ma non solo questo non è mai stato notato, ho anche sempre sbagliato qualcosa che ha fatto di me, ai loro occhi, la delusione più grande. Mi sono prestata a tutto. Io ora mi sento distrutta. Non so più dove finiscono loro e dove inizio io. Non so più chi sono. E finché ho concentrato l’attenzione sui partner perversi che ho avuto, finché le mie energie sono state impiegate a riprendermi dai massacri subiti da “estranei”, in qualche modo sono riuscita a rimanere a galla. Ma ora, aperta la botola nera, capito che io non ho avuto una famiglia sana, come faccio? So che devo sottrarmi alle loro dinamiche ma sto malissimo. Sono troppo coinvolta, fa troppo male. Mi sento sul serio disperata e sola. Sola come non mai

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      2. Carissima Mina, non ci sono scusanti per la violenza in ogni ambito della nostra vita. La mia personale esperienza con una madre narcisista perversa e violenta mi costringe a darti un’unico è chiaro consiglio: vattene, distaccati appena puoi. Purtroppo sono situazioni che rovinano per anni, per decenni, per una vita intera il mondo affettivo di uomini e donne che non riusciranno mai a sviluppare i loro potenziali finché resteranno inchiodati alle maledicenze e alle violenze familiari. Pur di sentirti bene con te stessa hai cercato di ‘vincere’ l’amore di uomini che riproducevano l’unico modello che conoscevi: violenti, traditori, disturbati, ambivalenti, ambigui, bugiardi, ecc., ecc., ecc. Hai riprodotto un film già visto per paura del nuovo… Il punto, dolcissima Mina, è che il film che abbiamo cercato di riprodurre era un film dell’orrore. Ci sono altri cinema, altri film, un’altra vita da vivere in attesa del nostro consenso. Hai bisogno di persone che ti riscaldino, di afferrare la vita che c’è intorno a te fuori dall’ambito buio in cui ti trovi per farti forza e alzare il volo. Non congelare i loro giudizi su di te nella mente, non dare retta al coro di voci che afferma l’esatto contrario di ciò che sei perché malevolo e deprimente è il coro familiare intonato da persone che dovrebbero insegnarti a vivere, indicarti la strada ma non lo fanno. Cerca di riunire le tue forze, crea un tuo piano di azione e vola il più lontano che puoi perché quando non c’è calore, né tenerezza, né comprensione muoriamo tutti di freddo. Intanto cominciamo per fantasticare che esiste un’altra vita e che la meritiamo dopo tanto patimento, dopodiché agiamo, facciamo in modo di realizzarla con costanza e dedizione. Te lo scrivo con il cuore in mano. Non sarei qui se non avessi fatto anch’io tanti anni fa una scelta radicale di cambiamento. Raduna tutti gli angeli che troverai per strada, il lato positivo della vita, il tuo istinto di sopravvivenza e fai la tua scelta DI VITA. A volte tentennerai, troverai per strada dei vampiri, ma la cosa importante è saper scegliere le giuste ali da aggrapparsi per salvarsi. Il mondo non è cattivo, ma ci è toccato un sistema familiare malato che ha determinato le nostre scelte sbagliate. Ora lo sai, sei adulta e hai la capacità e l’intelligenza di andare “in direzione ostinata e contraria”. Un abbraccio caldo, caldo! Claudiléia.

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    2. Carissima Mina,
      anche io sono sopravvissuta ad una famiglia narcisista, ed ero il figlio “fogna”.
      Diciamo che per il narcisista perverso della mia famiglia lo sono ancora. Ma io ho messo kilometri di distanza tra noi.
      L’articolo mi ha scossa e mi ha aperto gli occhi. Adesso mi è tutto chiaro.
      L’indegna non sono io…

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  3. E’ davvero difficile la relazione con un narcisista,od una narcisista patologica nel mio caso.La mia ingenuità è consistita nel non accorgermene :La consapevolezza è arrivata tardi,ma già senza sapere nulla di narcisismo avevo adottato il no contact,istintivamente.E’ più di un anno che la cosa va avanti.Non ho ceduto su nulla ;ho mantenuto i miei amici e tutte le mie relazioni anche se venivano insistentemente fatte passare come dannose e distruttive,ma si sa;la perfezione è costituita solo dalla narcisa e dai suoi “amici” o compagni di merende.Ho subito una vera guerra,personale e professionale,ma non ho ceduto,ho chiesto supporto psicologico e ho trovato comprensione ed affetto da chi prima di me aveva subito le stesse cose dalla stessa persona.Non sono ancora al top ,ma mi impegno.Ci arriverò:sono nella fase nella quale vorrei dirle ciò che penso e nello stesso tempo non desidero affatto farlo:sarebbe una perdita di tempo.Grazie per questo blog.

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    1. Cara Ginevra, sono contenta di sapere che hai mantenuto i lacci più importanti per te. Di solito i narcisisti iniziano per rompere ogni legame delle loro prede con il mondo reale. Lo fanno pretendendo da te disponibilità e attenzione 24 ore su 24, di modo a impedirti di distogliere lo sguardo da loro. In effetti, dirle ciò che hai appreso fino al presente momento non farà alcun effetto perché sono individui perfettamente consapevoli della loro natura e ne vanno fieri di essere ciò che sono (sopratutto se sono all’ultimo gradino nella scala del narcisismo, cioè, se sono narcisisti perversi). Tutto ciò che sai su queste persone è nutrimento per la tua anima, è una conoscenza-alimento che t’impedirà di abbuffarti delle sostanze tossiche (la parlantina, le chiacchiere, le menzogne, la seduttività dei narcisisti) per occuparsi in futuro unicamente da ciò che ti rende libera, decisa, coerente, giusta, creativa e ancora più bella! Grazie del commento! Un abbraccio, C.

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  4. Grazie Claudileia, grazie con tutto il cuore. Non so esprimere la sensazione che provo. È insieme un dolore straziante e viscerale e un sollievo. Perché mi sento autorizzata per la prima volta in vita mia a sganciarmi dal giogo, a sottrarmi alle umiliazioni, a non farmi travolgere dalla loro rabbia, a scappare da tutti i teatrini disgustosi e mortificanti che vengono negati immediatamente dopo essere stati recitati. Ma fa male perché ho sempre dato per scontato che mi amassero. Ho vissuto nel mondo dell’assurdo, tutto distorto. E io li amo e pensare che mi distruggono è inconcepibile. Pensare che devo difendermi come se fossero dei nemici mi uccide. Rimettere insieme tutti i pezzi mi sta strappando il cuore. Non lo so come farò. Ma ora, per la prima volta sento di avere la chiave per uscirne. Non ci ero mai arrivata, non avevo capito. Grazie, tu sei davvero un angelo

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    1. Cara Mina, non devi difenderti da loro come se fossero dei nemici, ma comprendere che da questo sistema familiare poco sano bisogna prendere una certa distanza per poter sopravvivere. Non puoi combattere contro generazioni intere che hanno fatto dalla sopraffazione degli elementi più giovani la regola d’oro educativa. Puoi tuttavia spezzare la catena e ricominciare da capo cercando di salvare il salvabile. Sono i tuoi tempi di esposizione nei confronti degli elementi più dannosi a dover essere rivisti e ridotti e questo non ha niente a che fare con l’amore o il disamore: si tratta della tattica più antica di sopravvivenza, cioè, saper tenere a bada coloro che (anche inconsapevolmente) ci bloccano la vita. Quando la comunicazione è paradossale e ambigua, conviene sempre tenere un diario, altrimenti il rischio di piombare nel caos psichico è grande. Cara mia, non sono affatto “un angelo”, ma una donna come tante che qui scrivono e che lasciano la loro preziosa testimonianza perché hanno imparato a rispettare la propria storia. Ti abbraccio affettuosamente! C.

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      1. È tanto difficile, Claudileia. Non è la distanza fisica che mi angoscia. Io non vivo più con loro da molto tempo. Ma la distanza emotiva. Mi rendo conto che vicinanza reale non c’è mai stata. Stando così le cose, ero solo io a illuderni. Ti abbraccio forte cara amica e ti sono davvero grata. Senza di te non avrei capito in quali sabbie mobili stavo affondando

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  5. E i figli? Come facciamo a difenderli da questi vampiri che li fanno sentire ingrati e sbagliati?
    Mia figlia inconsapevolmente sta usando il no contact ma lui ovviamente la assilla perché non vuole perdere il controllo su di lei, è minore e minaccia cause legali.
    Usa tutte le sue armi con me per arrivare a lei…..
    E io mi sento sempre in mezzo a due fuochi.. Inadeguata su entrambi i fronti..help

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    1. Cara Lucia, ahimè in questi casi l’unica soluzione è cercare uno psicoterapeuta non soltanto per aiutare tua figlia ad arginare i danni causati dalle svalutazioni e aggressioni verbali paterne, MA ANCHE PER TUTELARTI nel caso in cui il tuo ex decidesse di cercare le vie legali. Mi spiego meglio. Molto spesso sono i figli ancora in età adolescenziale ad intuire che qualcosa non va nella personalità del genitore (ipotizziamo che si tratti davvero di un narcisista perverso o quantomeno di un manipolatore spietato), tuttavia, non avendo gli strumenti per contrastare il genitore senza uscirne completamente devastati, i ragazzi scelgono l’isolamento, diventano mentalmente assenti in presenza del genitore abusante o scelgono il taglio netto. Conseguenze: quando la coppia si separa è spesso il narcisista perverso ad accusare l’ex partner, ovvero, l’ex preda, di manipolare i figli contro di lui, dando inizio a una guerra infinita per dimostrare che è davvero così: “Signor giudice, non vedo mia figlia da un’anno perché la madre è una manipolatrice che ha riempito la testa della ragazza di menzogne, eppure sono a mantenerli.” Siccome ci sono molte madri che davvero agiscono così, nel dubbio, cosa fanno i giudici? Facile immaginarlo: reputano la vittima carnefice e vice versa. Se, invece, dimostri ai giudici di aver cercato un bravo professionista per aiutare tua figlia a superare nel modo migliore il difficile e traumatico rapporto con il padre, hai tutte le carte in regola per rispedire al mittente qualunque accusa venga fatta. I Tribunali hanno bisogno di prove materiali e indubbiamente la cosa più difficile da dimostrare è la nocività di queste persone, estremamente subdole quando fanno del male. Non sarai tu a dire a tua figlia “Guarda che tuo padre è questo e quello”, ma un professionista che didatticamente traccerà il giusto profilo, così da poter fornire a tua figlia gli strumenti per contrastare il padre ‘a sangue freddo’. Un forte abbraccio a te e alla tua ragazza. Massima vicinanza, C.

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  6. Bellissimo questo articolo.. La risposta a tanti perché della mia vita! Avevo già qualche sospetto avendo studiato i disturbi della personalità nel mio percorso universitario.. Ma soltanto adesso è tutto estremamente chiaro: io sono la bambina d’oro di un narciso. A 17 anni ho dolorosamente capito che c’era un problema a e a 19 anni ho spezzato la catena andandomene da casa!! ……mille domande e importanti sofferenze che ancora,a volte, svuotano dentro… Ma io ci sono riuscita!! Mio fratello, purtroppo, no. È stato ed è tuttora la busta nera dell’immondizia. È stato annullato, maltrattato e buttato fuori casa. È però rimasto legato e ha riprodotto la situazione nella sua famiglia attuale ed ora ne stanno pagando le conseguenze i sui figli ancora piccoli. Questo mi preoccupa moltissimo, sento dentro la necessità di agire, come ho fatto per me stessa, e vedo, contemporaneamente la difficoltà di affrontare una situazione che ha le sue radici in una famiglia di 20 anni fa che ora è esplosa in mille frammenti. I miei nipoti hanno urgentemente bisogno di stabilità logistica ed emotiva e di essere scolarizzati. Non so, non ho idea di come posso fare per aiutarli e da dove partire… Tante ferite verrebbero riaperte. I conflitti sono stati anche violenti e mi fanno ancora paura.. Ma i bimbi vanno aiutati…

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    1. Io invece, il figlio fogna, mi sono ribellata dai 14 anni in poi. Inconsciamente avevo capito che c’era qualcosa che non andava. Battaglie furibonde e quindi sempre più fogna. Inconsciamente tante cose le avevo individuate/capite, ma leggerle nero su bianco… è stato un vero colpo. Adesso però so che non ho niente da farmi perdonare, io. Che non sono io ad essere sbagliata o non capace.
      Mia sorella invece, la figlia d’oro, è rimasta nell’orbita del narciso. Dice di essersene distaccata, ma non credo sia così. La ragnatela del narciso è invisibile e si attacca ad ogni cosa che la sfiora, avvelenando tutto e tutti.

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  7. Cara Michi, ma la mamma dei bambini come si comporta? Com’è la tua comunicazione con tuo fratello e tua cognata? C’è un spiraglio di dialogo o i rapporti stanno a zero? Da zia purtroppo non puoi fare molto, eccetto essere amorevolmente vicina ai bimbi e intervenire in caso di abuso palese e violenza. Hai detto che i bambini hanno bisogno di stabilità logistica e di essere scolarizzati… quanti anni hanno i tuoi nipoti? Sono in età scolastica ma non sono iscritti? Facci sapere. Un abbraccio!

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    1. Mia cognata è instabile e decide i destini della famiglia. La famiglia è logisticamente instabile … Si spostano continuamente, non hanno una residenza fissa. I bambini: il maggiore è in età scolare e non è iscritto. Per il piccolo c’è ancora tempo ma non vedo nessuna apertura verso un qualsiasi inserimento scolastico futuro.. I rapporti tra me e mio fratello ci sono ma sono piuttosto superficiali…soprattutto per i loro continui spostamenti ma anche, forse, per la volontà di non affrontare il problema… Forse troppo doloroso per tutti! La situazione però non è bella e io resto preoccupata!

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      1. Questi spostamenti sono per motivi lavorativi? Cioè, sono costretti a spostarsi perché hanno un lavoro che li costringe a farli, oppure hanno scelto il nomadismo come stile di vita? Riescono a mantenersi economicamente o la famiglia li aiuta?

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      2. Non è assolutamente una necessità legata al lavoro …anzi, lo complica!
        È una scelta di vita , e non so fino a che punto sia consapevole o pianificata! Dal punto di vista economico non so nulla.. Mio fratello non ne parla e da parte della mia famiglia credo che non venga dato nulla… Mio padre non ha mai dato nulla!! Da parte della famiglia di lei non so… Ma anche lì i rapporti non sono buoni!

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      3. Cara Michi, in qualche modo devono campare per mantenere due figli. E poi la residenza devono averla da qualche parte, altrimenti come fanno ad avere e dare assistenza sanitaria ai figli? Se questi bambini non vengono seguiti da un pediatra, ecc. ma totalmente trascurati, forse potrai con molta delicatezza far valere la tua voce. Immagino che i loro spostamenti siano in Italia perché se sono verso l’estero la cosa un po’ si complica. Veniamo al dunque: cosa puoi fare tu? La prima cosa da tener presente è che non potrai manifestare a tuo fratello la tua legittima preoccupazione per il destino dei tuoi nipoti, altrimenti lui si sentirà delegittimato in quanto padre (offesa gravissima per un genitore narcisista, che può essere un pessimo padre o madre, basta che nessuno se ne accorga!) Quindi, se hai un piccolo spiraglio di dialogo con lui e se gli spostamenti sono all’interno dell’Italia (perché la legge degli altri Paesi sull’obbligo di frequenza dai 6 anni in poi non la conosciamo) puoi con molta cautela e mantenendo un profilo molto basso lanciare il seguente messaggio: “Caro fratello, sono preoccupata PER TE E PER X, non vorrei che lo Stato venisse a bussare alle vostre porte perché il bimbo grande non è a scuola. Stai attento, mi raccomando! Mi informerò se questa cosa può mettervi nei guai, se non ti dispiaci.” Cioè, l’oggetto della tua attenzione e preoccupazione deve essere lui e soltanto lui, se vuoi provare a farlo ragionare. IN UN SECONDO MOMENTO, se il discorso fa leva sulla coppia potresti, se hai le condizioni per farlo proporti di accompagnare il percorso scolastico del più grande (di modo del tuo informale), sempre per evitarli dei guai. L’importante è che non chiudano il dialogo con te. Non fare alcun discorso radicale del tipo (“Vuoi darmi in affido i tuoi figli che ci penso io?”) altrimenti ti dichiareranno guerra certa e sarebbe un vero disastro. L’art.1 comma 4 del DL 76/2005 è molto chiaro a riguardo: “ I genitori, o chi ne fa le veci, che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei propri figli, ai fini dell’esercizio del diritto-dovere, devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli” . Ti consiglio di leggere il testo della legge in oggetto per farti un’idea della gravità del caso e ad agire con molta prudenza per trovare bonariamente la soluzione più favorevole ai due angioletti. Un abbraccio forte, C.

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      4. Grazie mille del tempo che mi stai dedicando. Purtroppo no! I loro movimenti non sono in Italia benché ogni tanto passino di qua tra un trasloco e l’altro. Ho letto qualche mese fa la legislazione a riguardo e ho cercato anche la legislazione europea ed extraeuropea.. L’obbligo scolastico credo sia presente in tutti i paesi che stanno frequentando! Lo so, è una situazione strana e complicata!
        Hai ragione! Il rischio è esattamente quello di interrompere del tutto i rapporti con loro. Mio padre è sempre lì a cercare di muovere le pedine come un burattinaio, come ha sempre fatto. Questo non aiuta per niente. Sinceramente.. Non so CHI può aiutare i bambini.

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  8. Scopro solo ora quanta letteratura ed informazione esista sul narcisismo e un po’ me ne libero finalmente, dopo essere riuscita ad allontanarmi dal peggiore o se vogliamo ,il migliore dei narcisisti( ed evito di dire a lei come sia rimasta dentro e fuori perché mi sembra che sia ben descritto dagli studi psicologici ) sono anni che cerco di capire se alla fine sia io quella che ha visto tutto male oppure lui, ciò che ti lascia dentro e devastante fin nel tuo più intimo, distruzione ovunque fin nelle viscere e quando te ne rendi conto cambia poco se non la consapevolezza che mai tutto tornerà come prima, per te e finita….ma ora è il tuo bambino che ancora piccolo dimostra i segni più sconvolgenti e sembra chiederti aiuto, rabbioso incapace di vedere ciò ha dentro e ciò che purtroppo continua comunque a vivere , vive costantemente il conflitto le bugie, le manipolazioni e reagisce con crisi compulsive di aggressività .. come aiutarlo???? COME AIUTARLO?????????? Non mi tolgo dalla responsabilità di ciò che ha dentro ne mi crogiolo nei sensi di colpa, sarebbe opportuno un percorso psicoterapeutico mio e c’è , ma anche suo ma il narciso non te lo concede,…. e tu vedi il tuo piccolo sempre peggio cosa si può fare???????????usare la forza ed il conflitto anima il narciso e ciò aspetta e ciò di cui si nutre, ma lo sta usando come strumento per colpirti ancora, perché e riuscito nel suo intento….. e tu come madre cosa puoi fare???

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  9. A chi ci si può rivolgere per essere aiutati nella lotta con una persona del genere? sopratutto se consideriamo che puntualmente tutti quanti non fanno altro che essere dalla sua parte…

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    1. Caro Luca, purtroppo l’unico modo è comprendere che siamo noi a doverci informare il più possibile per non crollare psicologicamente quando usano le loro tecniche manipolative e ci premiano con la loro malvagità gratuita. In questo senso l’unica alternativa è tanta lettura, terapia per imparare a gestire la rabbia, la frustrazione, il senso di impotenza e la tristezza oppure gruppi di auto aiuto se hai la fortuna di trovare qualcosa di specifico nella tua città. Un abbraccio!

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      1. Si ma… comprendere quello che succede non impedisce di starci male! E quando il “carnefice” è un tuo stesso genitore e tu non hai più neanche la forza di camminare che fai? O ti lasci uccidere da lui o ti uccidi tu o vai a morire per strada cercando di stargli lontao? 😦

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      2. Caro Luca, intanto accettare che il tuo genitore è fatto così e che mai cambierà ti aiuta a non entrare in discussioni inutili con lui. Mettiti in testa che finché resterai nei paraggi, sotto il suo tetto, sarai sempre provocato e svalutato da lui/lei non importa il quanto sei bravo, bello e buono. Dopodiché deve metterti in moto per renderti il più indipendente possibile non solo economicamente, ma soprattutto dai suoi giudizi su di te. Sappiamo tutti quanto pesa lo sguardo di delusione o di rimprovero di un genitore e quanto ci ferisce non riuscire ad accontentare mai la persona che ci ha generato. Ecco perché la terapia può aiutarti. Se non hai i mezzi ti serve tanta informazione per cercare di gestire la situazione al meglio. Ovviamente, se hai un genitore violento, che ti picchia e ti umilia il percorso è ben altro e ci vuole l’intervento dello Stato, soprattutto se ci sono minorenni a casa.

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      3. Carissimo Luca,
        Figlia spazzatura di una famiglia np percepisco la tua disperazione. É difficilissimo staccarsi… i sensi di colpa autoinflitti e quelli che ti addossa la società sono macigni. Senza contare quelli creati con perfetta perfida dal mostro che hai in famiglia.
        Figlio ingrato, irrispettoso, egoista, nevrotico… senza cuore… conosco.
        La sola cosa che devi pensare per poter respirare aria pulita é che tu sei un sopravvissuto, che non hai alcuna colpa è che il mostro non sei tu. Un mostro che non ha avuto pietà di te cucciolo tenero e bisognoso di cure e di amore. Tu non hai colpe. Da qui riparti con il distacco mentale: non si può soffrire tutta la vita. Basta. Amore non ne ho avuto e NON devo restituirne.
        A me questo ha aiutato. Adesso devo lavorare sul ‘io sento… io voglio’
        Un abbraccio sincero
        Angy

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  10. Caro Luca, conoscere chi sono vuol dire comprendere che sono “malati”, comprendere che non c’è niente da fare, calmare la rabbia, il dolore, la frustrazione e concentrarsi su come organizzare la fuga. Accettare il fatto che dobbiamo abbandonarlo al loro destino rimanendo il più lontano possibile ( a seconda delle situazioni, figlio, moglie/marito con figli, madre ecc. ) per non essere risucchiato dalla loro personalità. Io mi sto separando, e una volta accettata l’idea che per salvarmi dovevo andare via, ho incominciato a passare tutto il mio tempo libero a cercare una macchina di seconda mano da potermi permettere (500€). L’ho trovata! Poi, tutto il tempo libero a cercarmi un lavoro e una casa. Ho trovato una casa che posso permettermi! Adesso il trasloco è imminente, ma sono sicura che troverò anche un lavoro! Nel frattempo non potevo nel modo più assoluto lasciare che il comportamento del mio compagno mi schiacciasse, le mie energie erano preziose per me. Dovevo superare tutte le paure e le fobie che ora ho, per avere il coraggio di fare le telefonate d’obbligo per ottenere quelloche ormai so essere l’unica via d’uscita. Conoscere vuol dire accettare che non c’è niente da fare, cambiare obbiettivo, e fare tutto quanto è necessario per la propropio salvezza! Non importa quanto tempo impiegherai se rimani concentrato su di te, metterai tutta la distanza di cui hai bisogno. Buon viaggio, fa paura ma è molto gratificante. Ricorda non sei quello che dice lui /lei……vai a vedere di persona chi sei..

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    1. Allora tanto vale che mi butto già da un palazzo tanto oramai sono talmente a pezzi che mantenermi da solo è diventato impossibile e quindi sono “condannato” a rimanere nella situazione… bon grazie ugualmente.

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      1. Carissimo Luca, non dirlo manco per scherzo! Ahimè nella vita non esistono soluzioni magiche a nostra disposizione, soprattutto quando si tratta di cambiare un intero sistema familiare non possiamo prendere in giro chi soffre dicendo qualcosa del tipo: ” Tuo padre cambierà e diventerà buono se fai questo!”. L’unica condanna che ti auto infligge è l’inerzia. Cosa fanno gli animali in situazione di pericolo? Restano a guardare cosa succede? No, Luca, loro intuiscono il pericolo e fuggono per salvarsi. Dovrai per forza stabilire una distanza fisica e/o mentali. Non ci sono vie di mezzo. Forza! Ci siamo passati tutti e siamo qui per tenderti la mano grazie al coraggio di aver lasciato perdere ciò che ci distruggeva. Capisco che sei molto giù, ma sei giovane e pieno di vita, hai un mondo di possibilità a tua disposizione, renditi conto che i giochi per te non sono ancora fatti, diversamente dal tuo padre hai una vita davanti tutta da decidere ed è proprio per questo che lui ti prende di mira, caro Luca: invidia la tua giovane età e la libertà che non ha più. Sii fiero di te che ce la farai.

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  11. No Luca, non è vero! Tu hai i numeri per mantenersi da solo, come tutti noi. Magari impiegherai un po di tempo, ma c’è la puoi fare come tutti, non ti manca niente. È questo che ti hanno fatto credere, ma non è vero, propio perché lo dicono soggetti come quelli, è lecito penserei che non è vero. Inizia con questa prima ribellione! Se lo dici tu non è vero di sicuro! Questo è il primo cambiamento! Dillo, dillo a voce alta e presto riconoscerai che può essere così! Questo è il primo, piccolo grande cambiamento! C’è la possiamo possiamo fare tutti, non c’è nessun motivo per cui una persona che si rende conto della differenza tra se è loro non possa riuscire a prendersi cura di sé! Coraggio Luca, siamo tutti con te, non sei solo.

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  12. Luca, carissimo Luca… è difficilissimo lo so, ma non arrenderti, non lasciarti sopraffare.
    Tu non sei quello che ti hanno fatto credere, tu hai dentro di te capacità che neanche pensi di avere. Il fatto che tu abbia scritto qui significa che ancora hai la speranza di poter uscire dal tunnel. Puoi liberarti, puoi avere una vita migliore.
    Ci sono diversi numeri telefonici di supporto psicologico gratuito. Non so se qui sul blog possano essere pubblicizzati.
    Che dici Claudileia?

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  13. Due consigli Luca presi dal blog:

    -ribellarsi: la ribellione è non obbedire, non essere docile, opporsi con tenacia ma da dentro al sistema; dal sistema si critica il sistema;

    -radiarsi: cioè allontanarsi dal sistema. Equivale a girare in un’orbita molto più ampia;

    Forza!

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    1. La speranza di poter uscire dal tunnel me l’avete tolta voi dicendomi che tanto, qualsiasi cosa succeda, posso solo farmene una ragione ed imparare ad ignorare il tutto perché tanto sono “malati”. In pratica mi avete detto che non c’è assolutamente NIENTE che si possa fare per spezzare questa situazione e che sono condannato ad avere come genitori degli aguzzini che cercheranno di distruggermi a vita e l’unica cosa che posso fare è accettarlo.
      Mi dite “hai le capacità di”… ma non avete capito che quando dico che “Non riesco a camminare” non è una questione di forza di volontà ma del fatto che a causa di tutto quello che è successo negli anni il mio fisico e la mia psiche sono andati completamente in malora, che io lo voglia o no il mio corpo non reagisce più come vorrei, il moi sistema immunitario è a pezzi, la pelle della faccia e della testa mi sta andando in malora e la mia capacità di concentrazione si limita a 10-15 minuti di concentrazione al massimo al punto tale che non riesco neanche a svagarmi con un videogioco perché concentrarmici su mi fa stare male.
      Anche andassi io in terapia per superare tutto questo, non avendo soldi nè abbastanza forza per lavorare in questo momento la terapia stessa sarebbe proseguita mentre continuo a vivere accanto ai miei aguzzini e quindi difficlmente funzionerebbe, sopratutto visto che loro non vedono l’ora di vedermi imbottito di farmaci in modo da poter dire al mondo che loro non hanno responsabilità, e la mia situazione è dovuta solo ed unicamente al fatto che sono pazzo dalla nascita.
      Intanto io vivo in una famiglia dove prima mi stressano per ore, poi se mi arrabbio mi cacciano via di casa mandandomi a stare per strada e, quando vado via di casa e mi ritrovo per strada, chiamano la polizia per farmi cercare dicendo che ho ingiustificati attacchi d’ira e temono per la loro incolumità (senza motivo visto che non sono più a casa loro già che mi hanno cacciato), riuscendo a far intervenire autorità e psicologi vari che puntualmente se ne escono con frasi tipo che “non potete continuare così, altrimenti diventate le vittime di vostro figlio” ed altre cose del genere.
      E poi, dopo aver fatto tutto sto casino, quando la polizia stessa gli dice che è illegale se mi cacciano di casa, vengono da me a dirmi che se io fossi “elegante” me ne andrei di mia spontanea volontà senza aspettare che mi cacciano loro… ovvio così poi possono fare nuovamente la scena dicendo ancora una volta che loro non c’entrano niente.
      Non ho possibilità di allontanarmi da loro, non ho un posto dove stare, non ho possibilità di lavorare per guadagnarmi un posto dove stare, le persone che dovrebbero aiutarmi non mi ascoltano, non mi credono e danno ragione a loro… E tutti continuano a “compatire” il “professore con le lauree e la grande sensibilità” che però non ha fatto altro che riempire di cinghiate il figlio fin dalla nascita, cacciandolo a vivere in mezzo ad una strada già a 17 anni, che non ha mai mantenuto una singola promessa ecc… e mentre io sto letteralmente marcendo, nessuno fa niente a parte dire “staccati” o “vai in cura”… all’interno di una situazione che mi impedisce a prescindere di fare entrambe le cose.

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      1. Carissimo Luca, se tuo padre è violento da quando sei nato, se ti ha cacciato di casa quando avevi l’età di 17 anni e se ora che ne hai (suppongo) quasi o più di 30 agisce sempre nello stesso modo, vuoi delegare a me la responsabilità di dire che lui diventerà buono improvvisamente e che tutto nella tua vita cambierà? Accusi sempre le persone di averti ‘tolto la speranza’ quando ti invitano a guardare in faccia la realtà e di cercare di re-agire nel modo adeguato al quadro che hai descritto? Nessuno qui ti ha scritto di ‘farti una ragione’ o che i tuoi sono ‘malati’, ma abbiamo semplicemente detto che un sistema familiare che va avanti nel modo come hai descritto da decenni NON CAMBIA da un giorno all’altro e senza che NESSUNO abbia voglia di mettersi in discussione. Ho imparato da molto piccola, purtroppo a causa di una madre violenta che per sopravvivere sarei dovuta andarmene il più lontana possibile e così ho fatto, come tante persone che scrivono qui nei commenti. E’ così che funziona con tutte le vittime di un genitore violento e che non vogliono assolutamente diventare come lui/lei. In Mediazione Familiare la prima lezione che impariamo è: CON I VIOLENTI NON ESISTE DIALOGO. Partiamo da questa premessa per comprendere che di fronte a un quadro di violenza intra familiare l’unica salvezza è l’abbandono del soggetto violento a se stesso. Hai descritto un quadro in cui sono i tuoi a chiamare l’intervento delle autorità e dei psicologi ‘vari’ e affermi anche che andare in terapia vuol dire ‘imbottirti di farmaci’ ignorando i consigli che abbiamo dato qui e cioè, quello di cercare una terapia o un gruppo di sostegno PER CONTO TUO (anche gratuito, a seconda di dove sei) per imparare a gestire al meglio le tue emozioni, evitando di dover ritrovarti intrappolato in situazioni paradossali e incresciose che non portano da nessuna parte. Il quadro è talmente teso che va valutato nella sua complessità da professionisti molto più competenti della sottoscritta, ecco perché il consiglio di Angy (che hai ignorato) di chiamare i numeri di sostegno psicologico e di scrivere direttamente a loro è molto valido e prezioso. Ribadisco che per avere l’indipendenza economica e il distacco mentale di cui hai urgente bisogno è necessaria una bella dosi di energia. Energia che, da come hai scritto NON NE HAI, quindi il sostegno psicologico ti serve come l’acqua non perché sei ‘matto’, ma perché stai soffrendo enormemente. Le risorse per sfuggire alla situazione disfunzionale che hai tristemente descritto partono esclusivamente da te ed è proprio questo che dovrai accettare. Ci crediamo quando dici che stai ‘letteralmente marcendo’ perché TUTTI ci siamo sentiti così, chi a causa di un genitore o di un partner, quindi nessuno mette in dubbio il tuo dolore né le loro cause. Ti invitiamo, però, ad essere realista, il che non vuol dire ‘toglierti le speranze’, ma invitarti ad essere consapevole delle tue risorse per trovare la soluzione migliore. Un forte abbraccio, C.

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  14. Concordo con tutto quello che hai scritto Claudileia.
    Luca non è malato, Luca soffre.
    Suo padre non è malato, è un mostro, è una persona da cui fuggire. E’ una persona che mai cambierà, è un vampiro che manipola e distrugge.
    Bisogna allontanarsi da lui e dalla sua corte, da tutte le persone da lui irretite, da tutte le persone invischiate nella sua velenosa ragnatela.

    Luca, anche io ho sofferto per una famiglia np. Ancora soffro.
    Ho reagito ribellandomi, ammalandomi ed allontanandomi fisicamente.
    Quando ero malata mi sembrava di non avere vie d’uscita. Le mie energie erano a zero.
    Poi ho capito che dovevo allontanarmi da loro. ndarmene.
    Se non lo avessi fatto sarei morta. Ne sono certa.
    Rivolgiti ad un centro di sostegno psicologico gratuito, loro sapranno darti dei consigli per aiurarti a rinascere.
    Non permettere che il mostro vinca. Non te lo meriti.

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  15. Ragazzi… io non ce l’ho con voi e quello che ho scritto non l’ho scritto come accusa ma come spiegazione.. anzi vi ringrazio per il tempo che usate per rispondermi ecc.

    Ma voi mi state dicendo che dovrei staccarmi da loro, ed io sono perfettamente d’accordo, solo che non lo posso fare perché l’unica alternativa è finire in mezzo ad una strada non avendo nessun altro posto dove potrei andare. Unica altra alternativa sarebbe quella di farmi fare un ricovero coatto per poter stare due settimane in ospedale per poi, però, ritornare dove sono ora. E per farmi fare il ricovero coatto dovrei comunque assecondare i miei genitori nelle loro affermazioni riguardanti una mia malattia mentale.

    Parlate di una qualsiasi terapia o un supporto psicologico trovata per conto mio, cose che non ho mai detto di essere contrario a fare anzi… solo che: io non riesco a camminare più di pochi metri, non ho la possibilità di guidare e non posso raggiungere nessun lugo di terapia per conto mio. Se invece dovessi far venire qualcuno a casa passerebbe attraverso i miei genitori e questo significa solo due cose:
    1. il terapeuta capisce la situazione reale e quindi, come già sucesso in passato, viene immediatamente allontanato dalla mia famiglia in quanto terapeuta che non capisce niente.
    2. il terapeuta da ragione a mio padre, viene etichettato come un grandissimo professionista, e torniamo alla situazione di partenza.

    Per quanto riguarda il consiglio di Angy che mi è stato detto di aver ignorato… non l’ho sicuramente ignorato anzi, è da ieri che ho fatto un po di ricerche per eventuali consulenze psicologiche cercando di fare tutto “di nascosto”. Il link che Angy ha postato per la consulenza online richiede 15 giorni circa per poterla ottenere visto le tante richieste e quindi l’ho lasciata stare per il momento.
    Ho contattato dopo tante ricerche una specialista di situazioni come queste che si è resa disponibile ad ascoltare la mia storia gratis e sto aspettando un suo riscontro. Non date per scontato che quello che mi dite non lo ascolto per favore, ci manca questo 😦

    Quando dico che queste soluzioni non posso eseguirle non lo dico per “Non volontà”… ma perché ci penso in continuazione, in passato le ho anche provate, e per la maggiore non sono attuabili… 😦

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  16. Bene Luca, bravo. Non demordere.
    Dentro di te c’è tanta voglia di vita. Altrimenti non avresti scritto sul blog.
    Il tuo dolore fallo diventare una sana rabbia costruttiva. Ti darà la forza di portare avanti il progetto di allontanarti dal mostro. Tu devi far rinascere te stesso, non impegnarti a distruggere il mostro. Lascialo nel suo mondo patetico.
    Da cosa nasce cosa.
    Grande la psicoterapeuta che si è mostrata disponibile. Io però non tralascerei neanche la consulenza online, meglio avere più opportunità.
    Un abbraccio
    Angy

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  17. Io per tanti mesi mi sono addormentata sentendo il video su YouTube di Louis Hay “come scaricare la rabbia” quella negativa, e ho ascoltato e riascoltato i video di Mario Robecchi su Come La Vita Quando Ti Sorride, come gestire la depressione, come reagire alle critiche negative, e tanti altri ancora. Non necessariamente li ascoltavo, ma mi servivano per fermare la mente e accorgermi che esesisteva anche io!

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  18. Ciao Luca. Fai bene a condividere la tua sofferenza, bravo. Qui, ma anche in molti altri luoghi fisici o virtuali, esistono persone che possono e vogliono aiutarti. Chiedi aiuto senza remore, ne va della tua vita. Nonostante tu abbia incontrato molti idioti che minimizzano, non ascoltano, scelgono la via facile di dare ragione a chi si presenta meglio, insisti: già un barlume di luce lo intravedi, mi sembra, qualcuno più comprensivo: Claudileia può confermare, ma credo che se tu chiedi ai servizi sociali di allontanarti dalla famiglia che ti ha ridotto in un pesante stato di prostrazione, sapranno cosa fare e a chi affidarti per recuperare energie fisiche e mentali lontano dalla melma quotidiana. Chiedi, non sei solo. Telefona, manda mail, scrivi qui anche solo per trovare una parola di conforto che ti consenta di superare un giorno in più. Se non puoi tenere un diario per paura che te lo trovino, scrivi qui le tue emozioni, ti aiuterà tantissimo. Aspetto tue notizie come tutti gli altri, qui.

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  19. https://youtu.be/9de9PzRBNvA guardate questi video ragazzi, spiega perché facciamo tanta fatica a riprenderci. Spero di essere riuscita a copiarlo!
    Non che uno non lo sapesse, ma spiegato così come una vera e propio droga, mi fa capire perché sono così distrutta!
    Buona Pasquetta a tutti. Un bacio

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    1. Grazie, si vede eccome. Molto utile. Più lo ascoltavo più mi venivano le lacrime agli occhi, perché è esattamente ciò che è successo fino all’ossessione, come d’altronde per tutti qui. Io sento di aver bisogno di alcuni mesi ancora, tuttavia vivo con meno ansia e la strada mi appare sempre meno in salita: il lavoro paga, la sofferenza accettata e vissuta in tutta la sua violenza anche. Sarà bellissimo scriverci in futuro, col sorriso di nuovo sulle labbra.

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  20. Buongiorno Claudileia,
    mi chiamo Antonio e sono separato da una moglie psicopatica che corrisponde esattamente alla personalità sopra brillantemente descritta.
    Ti scrivo per chiedere consigli legali (se esistono) e comportamentali su come proteggere nostro figlio di 6 anni, che attualmente vive con me, salvo sue sporadiche visite fuori programma che a volte durarano anche diversi giorni, in cui lo prende con se. Ti lascio immaginare le condizioni psicologiche in cui lo trovo quando lo riprendo. Sono alla ricerca di un supporto concreto che non riesco a trovare in vari psicologi, assistenti sociali e avvocati ai quali mi sono rivolto. Sembra che la materia sia sconosciuta a tutti.
    Grazie anticipatamente

    Antonio

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    1. Caro Antonio, per prima cosa non comprendo a che tipologia di psicologi ti sei rivolto perché mi sembra che è il piccolo ad aver bisogno di uno. Se lui torna molto “scosso” dopo aver passato un periodo con la madre bisogna capire cosa lo turba ESATTAMENTE. A questo punto un’ipotetica psicopatia o qualsiasi altro disturbo della madre potrebbe essere rilevato dai racconti del bambino a un terapeuta infantile che riuscirà, con tutte le precauzioni del caso, a far emergere le cause della sua sofferenza e se possono essere ricondotte al comportamento materno. Parallelamente le visite devono essere assolutamente regolamentate, cioè, la tua ex non può prendere il bambino quando va bene a lei, ma nei giorni e orari determinati dal giudice. Queste sono le prime mosse da fare: pensare a stabilizzare la situazione del piccolo e comprendere se il suo turbamento va oltre il dolore della vostra separazione. Se vorrai raccontare la tua esperienza troverai qui tanta solidarietà e stai certo che servirà a tanti genitori nella tua stessa situazione! PS: mai provare a strappare qualcosa dal piccolo perché il rischio è farlo chiudersi a riccio, quindi la figura da cercare è un terapeuta infantile.

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  21. Oramai, come donna adulta che ha passato i 50 anni, soprattutto, diventando madre e vivendo nella mia famiglia che mi sono creata, riesco ad affrontare quanto mi ha lasciato una infanzia con un padre narcisista; però, del tipo assente e immaturo che si è sempre vantato di non ricordarsi delle date di nascita di noi quattro figli. Infatti, quando qualche anno fa, ho visto sullo schermo del suo PC la foto di una giovane donna con in mano un bel mazzo di fiori, non sono rimasta basita ipotizzando ad una sua “ultima conquista”; bensì, quando invece mio padre “candidamente” mi ha detto:” Per i miei giovani colleghi dello studio, sono diventato come un padre. Non mi dimentico dei compleanni di ognuno e come vedi, questo è l’ultimo mazzo di fiori che ho regalato per il compleanno di questa giovane impiegata!”
    Personalmente, non ho mai ricevuto un regalo da mio padre per il mio compleanno, nemmeno un bel mazzo di fiori!
    In quel contesto, a mio padre faceva piacere invece recitare la parte del buon padre di famiglia!
    Gratificava il suo ego, da narcisista com’è, appunto!
    Mia madre: anaffettiva e indolente!
    Lei si disinteressa dei figli che non le sono funzionali.
    Cosa mi sta aiutando?
    Ho fatto anni di psicoterapia e mi sono serviti.
    Però, “il punto della situazione”, l’ho potuto fare quando ho iniziato a leggere Allan Kardec.
    Ho compreso che in questo mondo arriviamo per scopi precisi; prima di tutto per la nostra evoluzione.
    Dobbiamo sistemare dei “sospesi” che derivano da nostre esistenze passate.
    È anche vero che se si decide di essere “genitori di…” in questa vita terrena, ci assumiamo delle precise responsabilità. La prima, è di imparare ad amare incondizionatamente chi diventa nostro figlio nella vita terrena.
    Se non “riabilitiamo la nostra Anima” riuscendo ad amare incondizionatamente, come figlio, chi in una vita precedente abbiamo invece odiato, non abbiano superato “la prova”.
    Quindi, i figli non amati, se riescono a non odiare ma invece a perdonare (però imparando anche a prendere le giuste distanze emotive da genitori così, se proprio non accettano l’amore dei figli) fanno un “salto evolutivo” davvero importante. L’unica e vera missione di questa vita, è infatti l’Amore e non farci invece sedurre dall’odio.

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    1. Cara Minma, ognuno di noi ha il suo sistema per sublimare e superare i traumi infantili. Per molti è un sistema di credenze come il tuo, per altri un buon terapeuta, altri, invece, trovano da soli la propria via attraverso qualche forma di arte. L’importante è trovare un punto di equilibrio tra ciò che ci è capitato e ciò che vogliamo diventare come esseri umani. Un abbraccio.

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  22. io mi sono salvata dopo 12 anni di matrimonio . ho letto ho studiato ho ascoltato e ho capito che l’unico modo è interrompere ogni tipo di contatto con l’uomo che ha devastato la mia anima e la mia vita consapevole che le ferite che mi porto saranno comunque per sempre.
    ma ho 2 figli, uno ha deciso di chiudere i rapporti col padre uno di tanto in tanto lo vede o lo sente, con tutto ciò che ne consegue….. senso di colpa avvilimento confusione ecc ecc…..
    mi pongo una domanda io ho capito i meccanismi e come uscirmene….. ma ai miei come li aiuto a capire? non posso sicuramente dire loro apertamente che il padre soffre di un disturbo psichico e che loro non c’entrano nulla…. come devo fare ? casa devo fare?

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    1. Carissima Mari, per darti una risposta più completa posso sapere quanti anni hanno i tuoi figli? Immagino che il più grande abbia capito da solo la tossicità del padre per aver deciso di adoperare, anche senza esserne consapevole, il contatto zero. La cosa più sensata è cercare un terapeuta familiare per te e per i tuoi ragazzi. Dico questo perché il rischio di parlare del disturbo paterno con loro e passare per la mamma che vuole vendicarsi usando i figli è molto elevato. Quindi, deve essere una terza persona a ORIENTARE i ragazzi per quanto riguarda gli aspetti manipolativi paterni. In caso di separazione da soggetti n.p. ogni cautela è poca: contatti minimi e aiuto professionale sono essenziali per salvaguardare il benessere psicofisico dei bambini. Un abbraccio e attendo tue.

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  23. Grazie di questo articolo, senza smussature né pillole indorare, il ritratto brutale e autentico di quello che abbiamo subito.

    Sono cresciuta, ho fatto psicoterapia, ho avuto ogni tipo di malattia psicosomatica e ora sto ‘bene’. Tanti amici, mi sono buttata in un lavoro per cui solo pochi anni fa non mi sarei mai sentita degna, sono un punto di riferimento emotivo per tante persone, e loro per me.

    Ma non ho MAI AVUTO UNA RELAZIONE. Nulla. Semplicemente non succede, anche se sono cambiata, cresciuta, bella, divertente, amorevole, anche se mi sembra di stare bene, questa cosa non succede.
    Succede a tutti tranne me.

    E io non capisco… che cosa hanno rotto i miei genitori? L’hanno rotto per sempre? Non voglio vivere da sola per sempre. Nonostante quello che ho vissuto, credo ancora nelle persone.

    Chiara

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    1. Cara Chiara, forse nell’ambiente che frequenti sei vista come una tipa irraggiungibile? Hai affrontato in terapia il tuo bisogno di un rapporto affettivo? Non pensare che c’è qualcosa che non va in te. A volte le persone non si avvicinano da noi proprio perché ci giudicano dalla nostra forza, senza sapere che siamo esattamente uguale a loro per quanto riguarda il bisogno di affetto. Non so quanti hai, ma se durante la psicoterapia hai affrontato il tuo rapporto con i tuoi genitori, avrai capito che ci sono tantissimi fattori che possono avere un’influenza sulla visione che le persone hanno di te, il che non implica necessariamente una “rottura” insanabile. Mi spiego meglio: se tu sei cresciuta in una famiglia in cui ti hanno inculcato la totale indipendenza dagli altri perché il mondo, in fondo, è una giungla pericolosa, può darsi che passi molto tempo a sottolineare il contrario di quanto scrivi qui, ovvero, che in fondo stai benone da sola. Magari frequentando ambienti diversi vedrai che la percezione degli altri cambia e allora avrai la certezza che non c’è niente che non va in te e che era tutto basato sul modo come le persone che frequenti da sempre o da alcuni anni, ti vedono. Un abbraccio e benvenuta.

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      1. Mi piace molto questa prospettiva, mi fa riflettere molto. Da fuori sembro una tigre – eh beh, certe volte lo sono! – perché ho imparato a superare così tante prove senza nessun sostegno che ormai mi rialzo sempre. Forse questa cosa trasmette ‘me la cavo benissimo da sola // non ho bisogno di nessuno’, mentre in realtà ‘tigre cerca tigre’ 🙂 grazie di cuore per questa risposta sensibile, intelligente e professionale. Posso lavorare un po’ con Lei? Questo percorso sembra non avere fine 🙂 comunque ho 35, faticosi, anni. A volte mi sembra di averne vissuti 60..

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  24. Salve a tutti,
    sono in una gravissima situazione, peggio di quella di Luca sin da bambina. I miei genitori mi hanno fatto di tutto, di tutto. Persino psichiatrizzato contro la mia volontà e non davo segni di squilibrio. Continue violenze. 32 anni di calvario. Come lui si arriva a non riuscire neanche a camminare.

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