Il “Sole Nero”: uno psicopatico in famiglia

Titolo originale: El Sol negro, un psicópata en la familia

Fonte: http://www.marietan.com/material_psicopatia/el_sol_negro.htm

Traduzione: Gabriella Maddaloni e C.L.Dias


 

Introduzione

La Famiglia è di base un sistema, e ogni sistema che resta in piedi è perché in qualche modo dà beneficio ai suoi membri.

Per fortuna, la maggior parte degli psicopatici mostra la propria patologia al di fuori della famiglia, a tal punto che essa neppure si rende conto delle attività psicopatiche dell’individuo. Hanno famiglia, ma non scaricano la psicopatia al suo interno; solo una scarsa percentuale lo fa.

Poco tempo fa venne a consulto una signora che era stata sposata per 25 anni e che era separata da 2. Voleva sapere cosa le fosse successo, dato che in 27 anni non si era accorta di stare con uno psicopatico. Lo aveva scoperto per caso: una volta controllò alcune cose di casa che aveva condiviso con quell’uomo e trovò una cassa piena di fotografie di ragazze adolescenti in atteggiamenti erotici con lui. Lui andava sempre in giro con una macchina fotografica, ma sua moglie credeva fosse un hobby innocente. Di tanto in tanto lui andava a caccia con degli amici; la donna indagò su questi amici e si rese conto che tutti partecipavano alla medesima perversione. Ha detto che con lei un paio di volte il marito ha tentato di scattare foto in pose particolari, e per questo le riconobbe quando vide le fotografie: erano le stesse pose. Si chiedeva come non avesse potuto individuare la psicopatia. Al di fuori di questo, era un uomo lavoratore, un buon padre ecc.

L’effetto “Sole Nero”

Ho chiamato l’azione dello psicopatico in famiglia effetto “Sole Nero”, perché fa sì che tutto il sistema familiare giri intorno a lui, come fossero pianeti intorno a un sole. A differenza però del Sole, che dà luce, dà energia, dà vita e permette lo sviluppo degli individui, lo psicopatico prende l’energia altrui, ‘opacizza’ le persone, impedisce lo sviluppo dei membri della famiglia, esercita un potere intenso. Sono come ‘vampiri energetici’, devitalizzano.

Mesi fa venne a consulto una donna che si dedica alla creazione di testi teatrali. Fino a un mese prima era stata sposata e aveva fatto parte di un circuito psicopatico nel quale era stata 4 anni. Questa scrittrice sembrava anemica, nel senso medico del termine, per la mancanza di forza fisica e il pantano mentale in cui si trovava: sembrava totalmente risucchiata energeticamente.

Mi disse di aver perduto tutti i suoi amici (gli psicopatici, nella loro brama di potere, separano da tutte le persone importanti, le eliminano per concentrare tutto il potere su di loro) e di essere rimasta senza relazioni sociali, senza contatti. Raccontò che il suo ex-marito aveva eliminato persino la sua parte creativa, l’aveva opacizzata. Tutta la sua energia era concentrata su come poterlo soddisfare: compito abbastanza impossibile, c’era sempre un ‘però’, mancava sempre qualcosa.

L’emergente

Quando in un sistema familiare c’è uno psicopatico, chi è il primo a venire al nostro consultorio? È “l’emergente”, ovvero colui che è tacciato come “malato”.

Una volta venne a consulto una ragazza, accompagnata dalla madre e dal padre, che aveva tutti i sintomi di una sindrome schizofrenica. Aveva allucinazioni visive, uditive, percezioni deliranti, convinzione di essere perseguitata, premonizioni. Datò ciò, è facile lasciarsi prendere la mano e dare l’etichetta di schizofrenia. Per fortuna con la pratica si impara che con la schizofrenia bisogna aspettare per fare la diagnosi.

Più avanti mi resi conto che il fratello di questa ragazza di 28 anni era internato in una casa di recupero per malati gravi. Una seconda sorella si sposò molto giovane: si era ritirata dal sistema. Il padre era una persona molto ansiosa: emanava tensione.

In contrasto con tutto ciò, la madre sopportava stoicamente il carico di questa famiglia tanto pesante e di difficile convivenza: una madre abnegata che portava la sua croce.

Le tre istanze

In generale, nelle famiglie dove c’è uno psicopatico in prima istanza si vede l’emergente, in seconda si vede che ci sono altri membri che hanno problemi psicologici o psicopatologici, e solo in terza istanza, con molte indagini e una mentalità molto aperta, si vede lo psicopatico, il Sole Nero.

Ho così concluso che quando in una famiglia ci sono vari membri con scompensi psicopatologici, bisogna cercare lo psicopatico, da qualche parte c’è.

In questo caso la psicopatica era questa madre, che inoltre soffriva di una ludo-patia grave.

Aveva azioni gratuite di reificazione: ad esempio sua madre, un’anziana con pochi mezzi, viveva con una pensione. Lei aveva facoltà di riscuotere quella pensione, prendeva il denaro e se lo giocava. Chiedeva prestiti all’azienda dove lavorava il marito, addebitandoli sul conto. Insomma, faceva tutta una serie di cose che adesso non sto qui a citare, che la classificavano come psicopatica. Tuttavia, se uno l’avesse presa in prima istanza, sembrava una madre sofferente e vittimizzata.

I tratti nevrotici dello psicopatico

Alcune volte lo psicopatico presenta tratti nevrotici. Questa – la presenza di tratti nevrotici negli psicopatici – è un’osservazione sulla quale indago da tempo. Questo è molto importante sottolinearlo, giacché la nostra formazione ci porta a canalizzare attraverso le psicosi o le nevrosi, e quando notiamo tratti nevrotici andiamo in automatico a diagnosticare il quadro come nevrosi, lasciando da parte altre possibilità, e lì ci perdiamo.

L’emotività impedisce l’analisi

L’altro errore che possiamo commettere quando individuiamo uno psicopatico è lasciarci invadere dall’emotività o dall’etica davanti alle sue azioni. L’affettività annulla il posteriore seguimento intellettuale del caso; rimaniamo bloccati e smettiamo di ragionare.

L’azione invisibile della psicopatia

Sappiamo che ci sono altri soli oscuri, che se c’è un depresso, uno o più membri della famiglia girano intorno a lui, sappiamo che si verifica anche in altri casi, come la psicosi. Anche un nevrotico grave può far girare la famiglia intorno a sé, ma in tutti i casi la famiglia può individuare la malattia: è un depresso, un nevrotico. La psicopatia non si nota, resta invisibile e solo noi la individuiamo attraverso gli effetti che produce in famiglia.

L’atmosfera psicopatica

Pensate inoltre a questo: i membri di queste famiglie, soprattutto i ragazzi, vivono e sono cresciuti in questa atmosfera psicopatica, quindi per loro è indistinguibile ciò che è psicopatico da ciò che non lo è, ciò che è bene da ciò che è male: loro sono cresciuti così. Nell’adolescenza i ragazzi si aprono di più alla comunità e cercano di affermare la propria personalità, e trovano nella psicopatia una trappola.

Le reazioni alla psicopatia

A quel punto possono reagire in diversi modi:

  1. a) ignorare il fatto, negarlo;
  2. b) sottomettersi;
  3. c) ribellarsi: la ribellione è non obbedire, non essere docile, opporsi con tenacia ma da dentro al sistema; dal sistema si critica il sistema;
  4. d) radiarsi: cioè allontanarsi dal sistema, come ha fatto la figlia maggiore del caso che ho citato sopra, che a 17-18 anni si è sposata ed è andata via. Equivale a girare in un’orbita molto più ampia;
  5. f) ammalarsi

Gli effetti della psicopatia

Sebbene la psicopatia non sia visibile, nel senso che non viene individuata come una depressione o una nevrosi, si nota attraverso degli effetti.

Per alcuni membri c’è qualcosa che non quadra, che non va bene, e man mano che crescono si nota di più. Nei bambini lo notano solitamente le maestre, i compagni: c’è qualcosa in quei piccoli che non funziona bene. Non si sa cosa sia, ma si nota che sono inglobati in una situazione che non è normale.

Il non rendersi conto attivamente

La moglie dello psicopatico è ovviamente una complementare. Ella ha un particolare modo di non rendersi conto. Succedono cose anomale e la famiglia e/o gli amici le dicono che ciò che vive è un disastro, tutti glielo fanno presente, ma la complementare non vede, c’è un non rendersi conto attivamente, lavora affinché non si renda conto.

Quattro punti per capire meglio

Vorrei insistere su quattro punti. Primo, che nel caso in cui sospettiate una psicopatia cerchiate di controllare la vostra emotività. Lo psicopatico può suscitare ripugnanza e reazioni affettive negative una volta riconosciuta la sua azione patologica: un incesto, una perversione, producono uno shock emozionale importante e così non si può analizzare nulla. Dobbiamo “raffreddarci” e studiare il caso per aiutare, se lo chiedono, le persone che girano intorno allo psicopatico. Secondo, in quelle famiglie che presentino membri con varie alterazioni psico-patologiche, cercate lo psicopatico: è molto probabile che lo incontrerete. Terzo, non lasciatevi confondere dai tratti nevrotici, lo psicopatico può presentare tali tratti. Quarto, lo psicopatico è un grande assorbitore di energia ed esercita un potere speciale sulla famiglia.

Descrizione e analisi di un caso:

Carlitos, il bugiardo

Una donna, al telefono, chiede un consulto. Dice che suo cognato è un mitomane e crea problemi in famiglia.  Suo marito, 34 anni, fratello del suddetto, la accompagna al consulto. Lei ha 30 anni. Carlitos, il mitomane, 27.

Carlitos, il bugiardo, vive con i suoi genitori. Ha terminato con difficoltà le scuole superiori. Ha completato una carriera terziaria, ma non ha mai esercitato. Non lavora e non ha mai avuto un impiego fisso: lo mantiene suo padre. Non ha progetti per il futuro. È molto intelligente e seduttore 

Dicono che Carlitos abbia due facce: una tranquilla, dentro casa, e un’altra fuori, dove è attivo e seduttore. È bifronte.

Il fratello, marito della consultante, ricorda che è sempre stato bugiardo. Questo “da sempre” è da tenere in conto perché implica una continuità, un tratto incorporato al “modo di essere”. Una cosa è mentire in una determinata situazione, ma mentire sempre è un’azione sistematica. Mentiva sui voti a scuola, mentiva ai compagni, mente costantemente anche adesso. Quando è messo a confronto con la verità, con le prove che dimostrano che le cose non sono come dice lui, guarda freddamente e replica “non è così”. Vale a dire che, nonostante l’evidenza, continua a sostenere che non è così. Queste persone fanno sempre così: difendono sino all’ultimo il tema della bugia, anche con le prove in mano. Quando è messo troppo sotto pressione dall’evidenza può dire “mi sono sbagliato” con la medesima freddezza. C’è un’attitudine speciale a mentire, non sono bugie comuni.

I consultanti affermano  che “in realtà siamo venuti qui perché c’è una cosa che ci preoccupa, più seria del mentire: Carlitos ha iniziato a rubare”. Prende cose dalla casa, di valore economico e affettivo, e le vende in strada per pochi soldi.

Raccontano il seguente aneddoto: dicono a Carlitos che sanno che ruba cose dalla casa, gli chiedono a chi le vende perché sono oggetti che vogliono conservare e intendono recuperarle. Carlitos nega fino allo sfinimento e alla fine confessa, vende a un ricettatore, una persona che compra oggetti rubati. Vanno al negozio del ricettatore e gli dicono che voglio determinate cose e lui, per la sorpresa dei due, esclama: “Ah, questo lo ha portato Carlitos!”. E inizia a parlare del ragazzo con affetto, chiede loro perché gli stiano facendo questo, afferma che Carlitos avrà avuto qualche necessità; parla talmente bene di lui che i due restano di stucco. Come è possibile che un furfante simile  parli così di Carlitos? Era giunto perfino a dargli consigli su come fare per far sì che Carlitos non stesse male a vedere le cose riportate indietro (a tal punto arriva il potere di seduzione di questo ragazzo).

Quando tornano a casa con gli oggetti e gli mostrano che ha rubato più di quanto abbia confessato, Carlitos nega. Lo stesso meccanismo: le cose stanno in quel modo e lo nega finché alla fine dice senza problemi “Beh, sì”. Senza rimorso, senza alcun gesto, senza chiedere scusa.

Facendo mente locale, il fratello ha ricordato che Carlitos rubava sin da ragazzino, ai compagni di scuola, rubava il resto dei soldi.

Il padre e il fratello di Carlitos sono liberi professionisti. Lo mettono a lavorare e inoltre gli danno tutto, fanno le connessioni di lavoro, programmano gli appuntamenti. Carlitos ci va, però o fa un lavoro orribile durante gli incontri, per cui non lo prendono, o lo prendono  e lo mandano via dopo 2-3 giorni, oppure non va, ma dice di andarci.

Carlitos ha lavorato alcuni mesi in un’attività messa su da un suo amico. Facevano turni a rotazione, un giorno se ne occupava lui, e l’altro l’amico, finché all’improvviso è rimasto senza lavoro e senza amico. Facile capire cosa sia successo.

Parassitismo. Intelligenza.  Attitudine alla bi-frontalità.  Seduzione.  Bugia.  Manipolazione.  Assenza di progetti futuri. Reificazione. Uso improprio della libertà. Furto. Mancanza di empatia. Nessun rimorso per le azioni atipiche. Riassumiamo.

Afferma inoltre il fratello che “in realtà abbiamo due problemi, perché tutto questo sta facendo molto male ai miei genitori”. La madre ha 63 anni, il padre 65. Li preoccupano perché da alcuni anni essi sono ‘opacizzati’ a furia di girare intorno a tutto ciò che succede a Carlitos. È il concetto del “Sole Nero”: fa girare le persone intorno a lui e toglie loro energia.

I genitori di Carlitos erano persone dinamiche, attive, avevano amici e frequenti riunioni, alcuni fine settimana andavano a Claromecò dove avevano una casa. Da qualche anno tutto ciò non fa più parte della loro vita, sono lì che girano intorno a Carlos. E così come i genitori, anche questa coppia: fanno un consulto per Carlitos, sono preoccupati per lui perché non lavora, non ha progetti, perché non sanno cosa ne sarà di lui quando i suoi genitori non ci saranno più. Tutto gira intorno a lui.

Carlitos è un Sole Nero che fa girare tutti intorno a sé e toglie loro la vitalità. Questa coppia nota come è cambiata la vita dei genitori, come si sono isolati. Questa è un’altra delle azioni di queste persone: isolano per gestire meglio la situazione. Loro vedono come è andato diminuendo tutto ciò che era connesso con la distrazione e il piacere, come si è opacizzata la vita. Per questo diciamo, usando un’altra metafora, che queste persone sono vampiri energetici, devitalizzano.

Messo sotto pressione dalla famiglia, Carlitos consulta una psicologa. In genere prendono appuntamenti, è durata 3 mesi. All’inizio andava una volta sì e una  no (teneva per sé i soldi del consulto, anche per questo gli conveniva andarci!). Mensilmente la famiglia telefonava alla psicologa per avere un appuntamento e capire come stesse, ma lei rispondeva che avendo Carlitos più di 21 anni, non poteva fare consulti assieme alla famiglia. Poi scoprono le manovre di Carlitos con il denaro e le mancanze agli incontri, e cambiano psicologa. Dopo un po’ di tempo chiedono un appuntamento e scoprono che la nuova dottoressa era innamorata di Carlitos. È così: tipi del genere sono molto seducenti e lavorano a livelli che non sono spiegabili con la logica. I familiari giungono alla conclusione che questa strada non dà risultati con Carlitos.

Lui non si angoscia. I suoi familiari lo vedono come una persona che non si sente colpevole ed è molto fredda.

Carlitos non si droga, non fa uso di alcool, non fuma.

Il fratello di Carlitos è residente nella provincia, ma lui vive nella Capitale. Una volta Carlitos chiese al portiere del suo palazzo di chiamare il fratello per dirgli che era in procinto di suicidarsi. Con un coltello in mano chiese al portiere di avvertire suo fratello di essere pronto a tagliarsi le vene. Il portiere si era messo in contatto con il fratello. La cognata e il fratello avevano abbandonato tutto ciò che stavano facendo per partire come un razzo verso la Capitale e salvare Carlitos. Una volta arrivati hanno costatato che Carlitos si era fatto qualche piccolo taglio con il coltello. Falso allarme.

Carlitos dopo un po’ si fidanzò. A un certo punto il padre sistemò un appartamento perché andasse a vivere con la sua donna. Carlitos era riuscito a fare coppia. La cognata ci raccontò che i rapporti affettivi di Carlitos erano sempre stati temporanei e che dipendevano dall’atteggiamento della donna: era la donna a doverlo cercare, a impegnarsi mentre Carlitos si faceva trascinare. Era arrivato a convivere con una ragazza che aveva saputo mantenere la coppia prima di stancarsi e andarsene.

Ma cosa fa Carlitos con il prodotto dei suoi furti se non ha necessità economiche? Appare con una nuova camicia, invita gli amici o famigliari a cena, spende i soldi con banalità.

La coppia che chiede il consulto è preoccupata: Carlitos ruba. I genitori stanno male. Cosa accadrà a Carlitos quando i genitori moriranno?

 Come coordinare un caso simile?

Quando le diagnosi di psicosi e di nevrosi sono state scartate, una volta stabilita la corrispondenza tra i tratti descritti dai familiari e il Descrittore della Psicopatia, possiamo presumere di averci a che fare con uno psicopatico.

A questo punto possiamo tracciare uno schema di consulenza familiare:

1) Consulenza alla coppia che chiede il consulto: poiché sono stati loro a sollevare il problema è naturale che ricevano le prime informazioni sulla psicopatia. Cioè, l’approccio iniziale è educativo. Non è un compito facile perché il tema continua a essere sconosciuto e di difficile comprensione. Sarebbe più digeribile per la famiglia pensare allo psicopatico come un malato nevrotico o psicotico. La psicopatia, però, è un’altra cosa: non è una malattia ma un modo di essere, una variante del tipo umano. In questo caso c’era la pretesa che Carlitos diventasse Carlos, un uomo in grado di conoscere la differenza tra giusto e sbagliato, capace di orientare le sue azioni e di comprendere i suoi atti. Il lavoro informativo consisteva nel far sì che smettessero di vedere il Carlitos malato per metterlo nei suoi panni giusti: Carlos, lo psicopatico.

2) Riuscire a portare i suoi genitori per un consulto. Qui il ruolo del docente è molto più difficoltoso. In genere i genitori, per catatimia, tendono a minimizzare i problemi dei figli. C’è l’ostinazione di cercare le ipotetiche faglie educative che portano i figli a comportarsi così; si sentono in colpa. Di solito lottano instancabilmente per invertire la situazione, cioè, lottano perché si promuova un cambiamento nel figlio. Alcuni genitori ascoltano la valutazione del problema come un attacco personale o dubitano della competenza del terapeuta. Spesso cambiano professionale pur di trovare qualcuno per dire loro quello che vogliono sentirsi dire: che esiste una prospettiva benigna per loro figlio. Cioè, è difficile mettere una distanza psicologica per analizzare a freddo il problema. Ad altri, provati dalle evidenze, bastano quelle per rendere la consulenza molto più semplice. Nel caso in analisi, con un figlio di 27 anni che ripeteva la serie di caratteristiche comportamentali, la frustrazione e la stanchezza hanno facilitano l’azione del terapeuta.

3) Quando sono informati su chi è lo psicopatico di solito ci lavoro ponendo l’accento sull’impossibilità di cambiamento. All’inizio questo atteggiamento può sembrare pessimista o direttamente nichilista, e anche anti-terapeutico. Però la esperienza ha dimostrato che i familiari  escono logorati quando hanno qualche speranza di cambiamento, girovagano da uno studio medico ad altro, collezionano frustrazioni dopo frustrazioni per ottenere, alla fine del girovagare, l’esaurimento di tutti coloro che avevano coltivato l’illusione di un cambiamento, con questo atteggiamento c’è il rafforzamento del sistema psicopatico. Conseguentemente cerco di spiegare dettagliatamente il concetto: “è un modo di essere”. Loro sono fatti così. Non cambieranno mai. Si tratta di accettare che sono diversi. Per arrivare a questo risultato uso lo stesso materiale informativo fornito da loro stessi per porre l’accento su come gli psicopatici ripetono le caratteristiche, gli atteggiamenti, i comportamenti sin dalla prima infanzia, accentuandoli nell’adolescenza e raggiungendo l’apice delle manifestazioni psicopatiche in età adulta. Far ricordare tutto alla famiglia facilita il lavoro informativo: lentamente si convincono del problema. È importante che mentre raccontino la storia del figlio, siano fornite informazioni sulle caratteristiche psicopatiche. Nel caso in oggetto quando abbiamo sollevato l’argomento bugia è stato facile seguire la traccia, l’azione furto anche: “ha sempre mentito, ha sempre rubato”, ci raccontò il fratello. Il tratto parassitismo era perfettamente dimostrabile e così abbiamo proceduto con il resto delle caratteristiche psicopatiche.

L’accettazione dell’“incapacità di cambiamento”. Dopo aver superato la delusione, essa produce il seguente effetto: non si sprecano più energie su questo tema, orientando gli sforzi nel ridimensionamento del problema e sul ruolo degli elementi della famiglia oramai informati sulla psicopatia. L’approccio degli elementi del sistema familiare nei confronti dello psicopatico cambia.

4) Lavorare sui sensi di colpa dei genitori. Come abbiamo detto si tratta di un ostacolo perché i genitori si sentono responsabili della formazione del proprio figlio. E questo può essere vero per alcune malattie, ma per la psicopatia non ci sono fondati motivi per sostenerlo. Non vi è alcuna prova che la psicopatia possa essere acquisita o essere causata da errori di genitorialità o derivati da conflitti durante l’infanzia. Tuttavia lo zaino pesante della colpa implica che i genitori avvertano maggiormente il peso delle azioni psicopatiche dei loro figli. Gli psicopatici sanno approfittarsi da questa debolezza per manipolare ed esacerbare il sentimento della colpa genitoriale pur di raggiungere loro obiettivi.

5) Subito dopo possiamo passare a lavorare sulla distanza psicologica da prendere dallo psicopatico. Per arrivare a questo punto è necessario che lo vedano come un essere diverso. Ragionando così evitano il passaggio psicologico per il filtro dell’empatia, voglio dire, bloccano il seguente ragionamento: “io al posto suo farei…”. Si tratta di un pensiero che può produrre un risultato pratico nei confronti delle persone simili a noi, ma che fallisce miseramente con uno psicopatico. Lo psicopatico pensa, sente e fa di modo diverso. Una mente normale non può arrivare a comprendere il suo cervello. L’intento di comprenderlo può essere un’altra via sbagliata imboccata dai familiari. Qui bisogna essere incisivi con loro: non si può comprendere la mente di uno psicopatico. Pure gli esperti faticano a comprenderla.

La distanza psicologica, quindi, consiste nella capacità di differenziarsi dallo psicopatico per cominciare a vedere le sue azioni e gli effetti che esse producono sulla sua persona e sul resto della famiglia. Vuol dire cominciare a proteggersi dallo psicopatico. Bisogna spiegare ai familiari che questi cambiamenti devono essere fatti gradualmente per evitare le reazioni aggressive e destabilizzanti dello psicopatico che possono essere, certe volte, molto gravi.

6) La distanza fisica, l’allontanamento del raggio di azione dello psicopatico è l’ideale, ed è quanto ribadisco dal 1998 come Contatto Zero: nessun tipo di comunicazione, di rapporto, di incontro. Il contatto zero è praticabile soprattutto nel caso dei complementari esauriti, fratelli, figli adulti e, più raramente, nel caso dei genitori.

È difficile, a volte impossibile, che i genitori riescano a tener lontano un figlio psicopatico. Unicamente nel caso degli psicopatici fortemente associali è possibile ottenere un risultato del genere. Nei casi di parassitismo il rapporto con gli “ospiti” può essere molto prolungato e se riusciamo a stabilire una distanza psicologica e far comprendere il problema possiamo ritenerci già soddisfatti. È importante che tutti i membri della famiglia sappiano del problema e abbiano accesso all’informazione adeguata: i tratti di seduzione, coercizione e manipolazione sono di solito molto evidenti e la famiglia deve essere capace di sostenersi a vicenda.

7) Il trasferimento del problema: quando una famiglia si libera dallo psicopatico un altro gruppo sociale lo accoglie. Nel caso del parassitismo lo psicopatico smette di parassitare la famiglia e inizia a parassitare un’altra persona o gruppo, vi è uno spostamento del parassitismo. Lo psicopatico non cambia. Per questo quando la coppia mi domandò cosa sarebbe accaduto a Carlitos dopo la morte dei genitori, la mia risposta è stata facile: andrà a parassitare altri e certamente loro (la coppia) era nella sua lista. Circostanza che la coppia certamente sospettava e che aveva anche motivato il consulto. Quindi la “soluzione” alla problematica di questa famiglia consisteva nel “trasferimento”: era possibile sganciarsi dello psicopatico, anche se lui comunque sarebbe andato a esercitare la sua psicopatia presso un’altra nicchia sociale.

 8) L’approccio del terapeuta in questo processo: dobbiamo accompagnare il processo, senza metterci davanti al processo. Sebbene dobbiamo avere le idee chiare sul da farsi, cosa deve fare la persona, cosa deve fare la coppia e cosa deve fare la famiglia, non possiamo mai sorpassarla. Bisogna saper accompagnarla, coordinare il processo senza dirigerlo. Essere un tratto in avanti, ma non troppo. È la famiglia a dover assimilare le modifiche, assorbire i cambiamenti, maturare la problematica. È un modo di produrre risultati duraturi, senza che la terapia si traduca in semplice ubbidienza agli ordini.

9) Avanzare passo dopo passo. Per esempio: prima di affrontare il tema della distanza è necessario che le persone siano convinte di cosa stanno per fare, che non abbiano le idee confuse o vaghe a riguardo, che sappiano esattamente in cosa consiste la presa di distanza.

10) Essere preparati per gli alti e bassi. Il risultato del nostro lavoro di consulenza familiare non è costante. Di solito ci sono i passi in avanti e le retromarce. Avanzi e retrocessi. Ricordate che lo psicopatico è un manipolatore molto abile, che capta i bisogni degli altri, che seduce, che esercita un potere irrazionale. Non bisogna scoraggiarsi di fronte ai magri risultati o retrocessi. Quando la famiglia chiede un consulto dobbiamo metterci a sua disposizione.

 11) Dobbiamo consultarci con lo psicopatico? Non è necessario. So che la mia risposta provocherà un certo scalpore, una certa polemica. Tuttavia, dopo infiniti colloqui con dei bugiardi, manipolatori e seduttori minaccianti dall’altro lato dello studio sono arrivato a questa conclusione. Aggiungo, però, che i colleghi hanno tutto il diritto di non volersi privare da queste esperienze.

SOLI OSCURATI E SOLE NERO

Avere un malato mentale in famiglia è molto faticoso. La famiglia gira attorno al malato. Nessuno vede nulla, non c’è una ferita, un ematoma, qualcosa di concreto. Il paziente, però, manifesta i suoi sintomi, la angoscia, un dolore inspiegabile mentre il familiare lo osserva senza capire. Il familiare sa che qualcosa non quadra e che può fare poco o niente.

Nella depressione

Chiunque abbia avuto in famiglia un depresso grave, no un malinconico né pessimista, oppure una persona che ritiene di avere un amore non corrisposto con la vita – qui non parliamo di una persona triste – ma di un depresso “grave”, saprà quanta energia ci porta via. Assistere l’angoscia, la solitudine di questa persona, il suo restare al buio, l’intolleranza ai rumori, il pianto permanente, le lamentele, le idee suicide significano tanto logoramento, tanta impotenza. Si arriva a un punto nel quale il familiare resta talmente logorato da flirtare certe volte con l’ideazione suicida, come ipotizzata dal paziente, come una valida soluzione. Per questa ragione non è raro nella loro pratica quotidiana che i professionisti della salute vengano colti a sorpresa cercando di individuare dov’era la faglia che ha permesso a un depresso grave di suicidarsi.

Ricordo il caso di una famiglia molto benestante, la madre era una depressa grave, cronica. Aveva subito diversi ricoveri. Svariati tentativi di suicidio. Nell’intervallo tra una crisi e l’altra e a causa di una festività religiosa, uno dei figli decise di ospitarla. Il figlio viveva in un attico e superattico al nono piano. Tutti facevano attenzione affinché la donna non venisse a contatto con oggetti pericolosi, coltelli, rasoi, ecc. Le finestre avevano le sbarre perché il proprietario della casa aveva dei figli piccoli, caratteristica che rendeva quell’immobile il più sicuro per ospitare la paziente. La vigilanza era permanente.

La paziente in pochi attimi riuscì a raggiungere il piano superiore mentre tutti erano riuniti al piano inferiore per festeggiare. Tutto si svolse in pochissimo tempo, abbastanza da permettere alla paziente di andare in bagno, aprire il lucernario sul tetto e lanciarsi nel vuoto. Un disguido inspiegabile, incosciente e indesiderato. Tuttavia, molte volte il logoramento sparge le sue trappole per facilitare ciò che non ci auguriamo che accada.

Ho sentito molti familiari di persone depresse piangere per i sensi di colpa che provavano quando pensavano alla morte come unica soluzione. Sentivano che la loro vita apparteneva al depresso e alla depressione, dicevano che anche loro avevano perso buona parte della loro qualità di vita e che nulla mai avrebbe potuto alleggerire la crudeltà dell’angoscia depressiva.

Anche loro giravano intorno al depresso, non tutti. C’è sempre uno, raramente due che sono fagocitati dal circuito del malato. Gli altri in qualche modo accompagnano o si radiano del problema.

Indubbiamente la depressione suscita la compassione e il desiderio di aiutare del familiare. Con la stanchezza, però, avviene l’aggressione. Il familiare, però, ha piena coscienza, trascorso un po’ di tempo della fase depressiva, di essere di fronte a una persona malata. A volte può lasciarsi andare a molti rimproveri: accusare il depresso per la sua mancanza di volontà, dirgli di non dare valore a ciò che ha, ecc., tuttavia è consapevole della malattia dell’altro.

Nelle nevrosi

Nel caso dei nevrotici può succedere qualcosa di simile, con un’altra modalità. Si tratta di un’altra figura che appare delineata nei rapporti familiari. Il nevrotico è esigente, manipolativo, aggressivo a suo modo, lamentoso e a volte umorale. E se la sua nevrosi è grave la famiglia gira intorno a lui. Ho descritto in un articolo la seguente esperienza: in piena notte il campanello di casa mia suonò e vide all’improvviso un quadro altamente drammatico. C’era una famiglia che accompagnava una ragazza di circa 18 anni svenuta tra le braccia del padre. C’erano la madre, il padre, i fratelli, il fidanzato e un vicino di casa. Ricordo i loro visi angosciati, la loro agitazione e i tratti della giovane svenuta. La scena era degna da un dipinto di Goya o Velásquez, della musica di Wagner. La famiglia aveva lasciato tutto alle spalle per soccorrerla. Era un caos. Tuttavia in questi momenti la ragazza isterica generava i suoi sintomi negli altri. Era come una convocazione per far accorrere la famiglia. Sono manipolatori, però offrono un po’ di pace, ci sono tappe di silenzio sintomatico, di latenza, di modo che ognuno riesce ad andare avanti con la propria vita. Dopo un po’ di tempo ecco che la famiglia comincia a considerare molesta l’azione nevrotica e può arrivare a reagire aggressivamente. Nel nevrotico c’è un qualcosa di artificiale che la famiglia riesce a catturare. Il familiare riesce a vivere la sua vita, anche pagando la sua quota di dover convivere con il nevrotico.

Ci sono nevrotici molto gravi e l’intera famiglia è consapevole del loro atteggiamento, girano attorno a loro, però il concetto di infermità è presente.

Nella psicosi

Nei casi di psicosi, di schizofrenia per esempio, un familiare impara a cedere parte della sua vita per dedicarsi alla cura del malato. Noi psichiatri protestiamo quando ci accorgiamo che negli ospedali molti pazienti cronici vengono “depositati” nei reparti perché abbandonati dai familiari. Come psichiatri protestiamo sempre: com’è possibile abbandonare una persona, depositarla presso un ospedale? Il direttore del “Hospital Moyano” in un recente congresso affermò che la metà delle pazienti ricoverate poteva stare nelle loro case. E tutti noi che lavoriamo nei reparti che assistono malati cronici sappiamo che l’ottanta per cento o di più non sono pazienti da ricovero, che possono stare nelle loro case o quantomeno presso strutture pubbliche meno rigide che non comprendono il ricovero psichiatrico. Però, dal punto di vista della famiglia, prendersi cura di una persona schizofrenica significa ipotecare parte della propria vita a causa della malattia: sono persone che non possono essere lasciate sole poiché la loro condotta è imprevedibile. Molte volte la famiglia si pone il dilemma: “o lui o me”. Sono in molti a scegliere la qualità della propria vita e a “scaricare” l’altro perché lo Stato si faccia carico. L’esaurimento che produce la persona schizofrenica è intenso. La malattia, tuttavia, è talmente evidente da poterla toccare, non ci sono dubbi sull’esistenza di una grave infermità.

 Nella psicopatia

Per quanto riguarda la psicopatia ho deciso di osservare quanto detto una volta dal familiare di uno psicopatico. Da molti anni ho smesso di cercare le chiavi di questa professione nei libri di idioma inglese, francese o tedesco per dedicarmi esclusivamente all’ascolto dei pazienti e dei familiari. Non mi concentro su ciò che devo dire al paziente con base in quanto ho letto o tradotto, ma a cosa lui mi sta dicendo, cosa fa e cosa vuole trasmettermi. Dicevo, quindi, che un giorno il padre di uno psicopatico mi disse: “dottore, questo ragazzo mi ruba la vita.” Osservate la profondità di questo sentimento e quanta verità c’è dietro. Il padre si rendeva conto di essere totalmente risucchiato, che la sua condotta era talmente anormale e con delle esigenze talmente alte da dover investire la sua intera esistenza nel figlio. Ciò che non riusciva a fare era comprendere, come faccio io quando sintetizzo tanti casi simili, di orbitare intorno a un Sole nero. Questo padre stava correndo come un pompiere dietro ad un piromane che andava sempre avanti ed era pieno di iniziativa: suo figlio investiva altre macchine (un classico tra i fumatori di marijuana), era dedito a piccoli furti, droghe, alcool, manipolava, mentiva, non aveva disciplina o costanza nei suoi progetti, quando li aveva o li erano imposti. Il padre provava a risolvere le confusioni provocate dal figlio sempre, cercava di comprendere come risolvere i suoi problemi, illudendosi di un cambiamento che non arrivava mai. L’uomo coltivava la speranza che si trattasse di una fase folle giustificata dalla giovinezza del figlio, credeva che il ragazzo alla fine sarebbe “maturato”.

Dottore, questo ragazzo mi ruba la vita.

Era un Sole nero.

13 pensieri su “Il “Sole Nero”: uno psicopatico in famiglia

  1. Buonasera, io vi chiedo gentilmente un consiglio, da un anno mi perseguita una cyberstalker psicopatica, mi spia di giorno e di notte per osservare come mi comporto, ho lavorato per lei ed era totalmente indifferente al figlio ed al marito sempre depressa anoressica arrogante, questa donna fa la manager in una casa farmaceutica è una donna gelida belga voi mi potreste dire come posso eliminarla dalla mia vita? Mi ha licenziato dall’oggi al domani senza motivi è la quinta tata che cambia il marito la copre quali armi potrei usare per eliminarla dalla mia vita? Non riesco più a sorridere grazie

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    1. Cara Catia, per darti il giusto orientamento dal punto di vista legale dovrei prima sapere se hai qualcosa di materiale che dimostri la persecuzione della cyberstalker. Non basta una tua impressione per andare dalla Polizia Postale e fare una denuncia. Tu hai fondati sospetti che si tratti di questa persona, tuttavia, nel caso in cui non ci sia niente di concreto rischi di essere contro denunciata da lei per calunnia o diffamazione. Insomma, bisogna essere molto caute e andarci piano. Hai dei messaggi molesti o di minaccia che ti arrivano nei momenti più disparati? Premesso che se hai un profilo pubblico su fb ognuno è libero di andare a sbirciare, ma se a te vengono rivolte parole ingiuriose da un profilo fake la Polizia Postale è l’unica ad avere i mezzi per risalire all’origine dei messaggi che ti turbano. Un abbraccio e facci sapere come stanno le cose per orientarti meglio!

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      1. Buonasera le cose sono molto più complicate, questa belga psicopatica sono due anni che mi spia sono sicurissima perché me lo ha confermato il marito! Che fa lo zerbino cagnolino! Ha un metodo sofisticatissimo per spiare, perversa fino al midollo spia anche le ragazzine e dice il marito che di notte non dorme quasi per spiare anche la notte in casa mia! Lui non osa dirle nulla che ha paura io l’ho diffamata e denunciata questa manager belga che lavora in una casa farmaceutica ma nulla la ferma! Io sono disperata al pensiero di essere spiata ogni secondo ed hanno due figli piccoli! Mi sembra un film dell’horror! Aiutatemi per cortesia grazie, catia

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  2. Buonasera. “Dottore, questo ragazzo mi ruba la vita” Il sole nero.
    Dottore la persona che ho sposato mi ha rubato la vita. Il sole nero. Si tutto quello che ho letto mi rappresentava nei minimi dettagli. Mi ha aiutato anche a riflettere e capire tante cose. Anni in cui non capivo perchè stavo male in presenza di mioa rito che mi voleva bene e faceva tutto per me, si sacrificava per me. Perché io stavo male e avevo paura di lui e sopratutto avevo diffidenza nel lasciarle nostra figlia in mia assenza. Perché? ??????Perché? ????; pensavo di essere strana, di avere qualche problema, diffidente. …….
    Poveretto lui ha avuto una adolescenza difficile, padre in carcere per 10 anni per un sequestro di persona, la madre poverina li ha allevati, 4 figli lavorando di ricamo e tanto amore e sacrificio…………..
    Lui si è dovuto arrangiare ha fatto…..ha detto……
    Capire capire giustificare subire subire e subire. Bugie e manipolazioni sue e della madre.
    Il bravo ragazzo ha distrutto e annientato anche la mia famiglia anche e sopratutto economicamente con le case ipotecata e debiti………
    Denunce illeciti e cercare di fregare il prossimo senza nessun problema anzi motivo di orgoglio.
    MA IO DOVE ERO?????????????
    IO ERO IL SUO ZERBINO!!!!
    Oggi ha una diagnosi di bipolarismo con disturbo di personalità. Non è tutto: da quando è uscito dall’ospedale psichiatrico ha problemi cognitivi, parchinsonismi , la notte perde orientamento e fa cose “strane “. Di giorno mi segue come un’ombra e noni mi lascia un attimo di respiro dice che complottiamo vonyto di.lui e se non faccio quello che vuole fa i dispetti . Domani deve fare una risonanza magnetica all’encefalo. Per me è molto importante perché finalmente si arriverà ad una verità (fin dove la bugia ? esiste una malattia???)
    Per quanto sia dura, se la risonanza non da nessuna diagnosi io potrò scegliere e sparire (lui il divorzio non lo accetta).
    Mi ha rubato tutto, non solo a me . Ma la vita grazie alle psicologa e che mi hanno seguita non gliela do. È mia e me la riprendo in qualche modo.
    Grazie per il bellissimo articolo
    Non avete idea dell’aiuto che riuscite a dare in un mondo di presine che ti lasciano “sola”.
    GRAZIE.😀

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    1. CARISSIMA Irene, mi ritrovo in tutto ciò che scrivi. Solo che fortunatamente sono libera, senza figli e non sposata. Ma ho debiti, un mutuo ecc. Per colpa sua ho perso l’attività professionale, mi ha prosciugata sia finanziariamente che psicologicamente. Ora grazie ad un ottima terapeuta mi sto ricostruendo, è fortunamante ho trascorso poco tempo assieme, poco più di 2 anni, poi son letteralmente fuggita. Ora ne ha un altra, che sta ugualmente soffocando di attenzioni per poi massacrarla. Proviene pure lui da una famiglia altamente disfunzionale, pensa che ha pure una sorella psicologa che lo ha letteralmente rifiutato. I suoi non vedono l’ora che altri nuclei se lo tirino su. Scene da matti, ho assistito a cose indescrivibili. Ora a 43 anni mi sto rialzando, poco alla volta perché è davvero dura. Ma so di esser una perso a sana, solare e meritevole di amore. Ce la si fa, ce la si deve fare. Un abbraccio.

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  3. Mi sarà difficile riassumere 52 anni con uno psicopatico… Avevamo 15 e 16 anni quando “ci siamo messi insieme”. Ho visto crescere la sua psicopatia e ho tentato anche di fuggire, perché non lo amavo più, ma lui usò la violenza e il ricatto: “ti faccio passare per pazza e ti tolgo i figli “. Così mi sono imposta: aspetto che i figli crescano e poi lo lascio. Era messo così male (voleva andare a vivere in America con un’altra), che temevo avrebbe cancellato i figli dalla sua vita. Meglio un cattivo padre che nessuno, mi sono detta. E lui negli anni è cambiato: è diventato un devoto religioso, mi ha chiesto di sposarci in chiesa. Credo non mi abbia più tradita, sublimando il suo impulso a sedurre in altri modi. Ciò non vuol dire che non ha lasciato dietro di sé una scia di feriti: i miei figli e io stessa. Un figlio ha fatto per anni il pazzo, forse anche lui psicopatico, ma non glielo auguro, specie per la sua brava ragazza. Il primogenito, che sembrava colui che si è saputo adattare meglio, è passato da una forte depressione, bugie, annunci di progetti mai portati a termine, complice anche la recessione economica. Ha avuto una sola ragazza a 29 anni.
    Ora mi sembrano tutti e due più equilibrati, sono consapevoli di avere un padre sopra le righe e inaffidabile; il figlio più ribelle, che e’ stato tanto picchiato da piccolo, si scontra con meno violenza, quello più docile lo ha inquadrato e una volta mi disse: ma dagli una lezione, lascialo! Non mi piace che un figlio si intrometta nei meccanismi tra madre e padre, ho la sensazione di intromettermi io sulla sua mancata scelta di una vita a due con una donna.
    La psicopatia di mio marito intanto si è evoluta ed è ormai ingestibile più di prima, lui di è sempre vantato che sarebbe stato un vecchio pazzo.
    Io ora ho un’altra malattia cronica, per chiudere il corollario, la sindrome fibromialgia. Mi dispiace arrivare a soffrire tanto per essere lasciata un poco tranquilla, ma nemmeno tanto. La malattia sta facendo male solo a me stessa, lui non se ne accorge oppure è contrariato oppure pensa che esageri.

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      1. Cara Nicole, siete praticamente cresciuti insieme… Come avresti potuto indovinare di avere di fronte uno psicopatico senza alcun tipo di esperienza precedente? Una ragazza di 15/16 anni, se non viene dovutamente orientata a casa su cosa è normale e cosa no all’interno di un rapporto può spostare l’asticella della tolleranza nei confronti della violenza psicologica e fisica all’infinito. Dopodiché vorrei capire una cosa: “Meglio un cattivo padre che nessuno…” dimmi un po’ da dove derivava questa tua filosofia, anche perché dal punto di vista del bambino che viene regolarmente picchiato è molto meglio non avere un papà che prendersi un sacco di botte senza alcun motivo. Dico questo non per farti pesare il fatto di non esserti immedesimata nei tuoi figli, ma per comprendere assieme a te quali sono i tuoi limiti. Mi sembra (e anche tu lo ammette) che la vostra travagliata e violenta vita coniugale abbia lasciato segni evidenti nei tuoi figli (uno “ha fatto per anni il pazzo” e l’altro “era depresso”). Ciò nonostante affermi di non volere che i figli “si intromettano” nella tua vita di coppia per dire la loro… Mi chiedo, però, quale figlio riesce a sopportare la freddezza, l’indifferenza, il menefreghismo e/o la violenza psicologica/fisica di un padre nei confronti della propria madre malata senza dire assolutamente nulla. Nessuna persona dotata di empatia riuscirebbe a sopportare un clima del genere. Tuo marito è quello che è, ORAMAI LO SAI, ma i tuoi figli hanno una vita tutta da costruire e forse sei ancora in tempo di correre ai ripari per salvare la loro psiche. Come? Convalidando i loro sentimenti e dando retta quando ti dicono “perché non lo lasci?”. Oramai non sono più due bambini indifesi, vanno ascoltati. Tu avrai bisogno del loro sostegno e loro hanno bisogno di un punto di riferimento equilibrato, coraggioso e forte. Un abbraccio e tanta forza.

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  4. esattamente così – infatti un mio fratello maggiore che ora vive lontano fu il primo ad accusare il malessere in famiglia e piombò in una depressione e da li nella schizofrenia.
    Da quando questo fratello si è allontanato la vittima preferita di questo psicopatico di fratello sono diventato io –
    Io mi vorrei allontanare, applicare questo contatto zero, ma sono come bloccato, paralizzato da tutti questi guai economici che non finiscono mai. Mi tengono in trappola

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    1. C’è un errore nei commenti. Non riesco a copiare la mia risposta. Ho dovuto scrivere nrl mio Note perchè il commenyo era lunho e non bolevo perderlo. Non c’è modo d’incollarlo qui? Per piacere. 🥺

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      1. Ciao Amleta,
        ho verificato giusto ora se la procedura di copia incolla – che peraltro ho sempre usato – funzionasse, e in effetti va regolarmente.
        L’operazione la tenti da computer o da mobile?
        Nel caso controlla di non aver attiva qualche estensione nel browser che limiti l’operazione, perché il blog in sé la consente senza problemi…

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