Se un bullo prende in ostaggio la psiche dell’intero gruppo

Fonte: http://www.marietan.com/material_psicopatia/ramiro.htm

Traduzione: Gabriella Maddaloni

Tutto questo inizia mesi fa, ma in maniera estrema, circa quattro. Mio figlio è invalido mentale e frequenta una scuola speciale, con compagni come lui.

L’apparizione di Ramiro fu graduale: mio figlio lo nominava spesso e diceva che era un altro membro della banda recentemente formata, amici e amiche dell’istituto che attualmente frequenta. Diedi per certo, sbagliandomi, che anche lui avesse qualche problema come quello di mio figlio e dei suoi compagni, così al momento la mia curiosità non fu destata. Col passare del tempo, però, il ragazzo inizia a cambiare comportamento, diventa spaccone, sboccato, indisponente, minaccioso, e anche se ci accorgiamo dei campanelli d’allarme, attribuiamo il cambiamento all’età. Passa il tempo, mesi, durante i quali il ragazzo non sta in casa. Iniziano le litigate perché vuole uscire di sera, i rimproveri e gli insulti si fanno ogni volta più pesanti e allora sì che mi allarmo.

Un giorno, improvvisamente, Ramiro compare a pranzo. Non c’è avviso, né il minimo turbamento nell’apparente “personaggino”. Ignora la scorrettezza nel presentarsi a pranzo senza avvisare, e in modo dolce e squisito parla senza sosta dei suoi genitori e del viaggio che stanno facendo per il loro anniversario. Attribuisce la sua visita alla mancanza di un posto dove mangiare, e i suoi modi sono così smielati che mi allarmano ancora di più. Il suo sguardo diretto senza sbattere gli occhi, la sua finta innocenza e la sua posizione dominante rispetto a mio figlio mi fanno intuire il potere che esercita su di lui.

Mi dicono entrambi che andranno a casa di un’altra amica, che io conosco molto bene, perché conosco sua madre e so che non vuole ragazzi maschi in casa: stanno mentendo tutti e due. Davanti all’insistenza e alla negazione da parte dei due di ciò che stavo loro dicendo, mi appresto a telefonarle, così mio figlio si spaventa e mi confessa che stanno mentendo.    

Mi arrabbio e inizia così una campagna campale tra i due. Ramiro si rifugia in camera da letto con la play station, e a distanza odo come dà ordini precisi a mio figlio per convincermi: “Dì questo, dì quello.”, e poco per volta perdo tutta la ragione, finendo per punire mio figlio e ordinare all’altro di uscire di casa. Ma mi stupisco davanti alla sua ultima richiesta: vuole dei soldi per mangiare, ha fame. Per non peggiorare le cose, gli dò dieci euro.

La prossima mossa che faccio è prendere informazioni, per capire esattamente di fronte a chi ci troviamo, e iniziano a venir fuori. È un vecchio compagno della scuola precedente, però non l’ha completata, ritirandosi prima. Mio figlio non aveva mai avuto contatti con lui. Attualmente non fa nulla, è iscritto in un istituto, però non ci va. Non vive con i genitori e, pur trovandosi bene col padre, non parla con sua madre. I “supposti” studi sono il motivo per cui vive con una zia vedova; i genitori stanno ristrutturando casa e vivono per il momento in un villaggio vicinissimo alla città.

Quando mio figlio è a casa è un inferno: è tutto il tempo furioso, violento, ci minaccia per qualunque cosa, nega la mia autorità e quella di suo padre e iniziano i problemi con le fidanzate, perché sono in coppia. Ramiro squilibra la già difficile mente di mio figlio. Niente di ciò che sua sorella e io diciamo ha valore, se non passa attraverso il giudizio del “personaggino” che dà il benestare per le azioni a intraprendere. Passano i messaggi subliminale senza che io possa evitarlo: voi non mi volete bene, mi trattate come un handicappato, volete tenermi chiuso in casa, io ho la mia dignità, non me la potete togliere. Ramiro ha fiducia in me, con tutti gli amici che ha si ricorda sempre di me, mi rispetta e mi porta ovunque…”. Il lavaggio del cervello è ogni giorno più allarmante, ho la sensazione che sia invischiato in una setta con un proprio nome. La comunicazione diventa impossibile. Non vuole venire in paese, non si relaziona con i vecchi amici per i quali ha commenti dispregiativi, e quando mi rendo conto che sta davvero diventando pazzo mi decido ad andare in istituto a raccontare ciò che sta succedendo. Quando glielo dico, gli monta la collera e mi accusa di essere cattivissima, di volergli creare problemi, di ciò che può succedere nella banda se mi metto contro Ramiro.

La direttrice mi riceve senza orario e mi ascolta con orrore. Mi racconta un po’ per volta che tutti i membri della banda, senza eccezione, hanno una qualche disabilità. La domanda quindi è: “Che ci fa una persona ‘normale’ fra quattordici che sono problematiche?”. Decidiamo di parlare con gli altri genitori e avvertirli del pericolo. Ramiro è fidanzato con una di loro.

Parlo col mio ex marito per spiegargli la situazione: apparentemente resta di sasso. Decidiamo di darci i turni per accompagnare il ragazzo e impedire che l’altro si avvicini a lui. Anche se sembra impossibile, l’opposizione di mio figlio si allenta, direi che quasi si rallegra di non doverlo vedere, ma la soluzione dura poco. Ramiro non è disposto a perdere il suo migliore ammiratore, lo chiama e lo cerca più volte, finché non riesce a tornare, contando sulla debolezza del mio ex. Lui non vuole farsi carico del problema, apre le porte di casa sua a Ramiro. Cambia totalmente punto di vista in una settimana, tutta la presunta preoccupazione per mio figlio si trasforma nei “miei pensieri folli”: secondo lui non c’è pericolo.

Nel frattempo, la direttrice dell’istituto, che fortunatamente non la pensa nello stesso modo, ha telefonato a quasi tutti i genitori, e ha avuto parole dure per alcuni di loro. Indagando, scopriamo che va a letto con una ragazza disabile, che è stato trovato in una situazione sconcia con qualcun’altra e che lo hanno anche cacciato dall’istituto perché si cacciava nei guai e durante la ricreazione andava con le ragazzine e non tornavano in classe.

Accompagno mio figlio a uno dei suoi appuntamenti con Ramiro: aspetto con pazienza che lui gli racconti i suoi problemi d’amore e ascolto attentamente la sua “sublime” soluzione. Ovviamente è inverosimile.

Ramiro è fisicamente rozzo, grassoccio, alto e con occhi grandi in un viso privo di grazia. Però i suoi modi sono dolci, squisiti e apparentemente sereni. Parlo con lui, mi ascolta molto attentamente. Il suo sguardo è diretto, non lo abbassa o nasconde in nessun momento, non scompare il suo mezzo sorriso.

Mi rendo conto che la battaglia orale è persa, che dalla sua bocca non uscirà una sola parola che lo incolpi, né sarà possibile sentirgli dire qualcosa di sbagliato. Gli spiego comunque il pericolo che sta facendo correre agli altri che non possono essere ad armi pari con lui. Gli dico chiaramente che la sua ragazza ha dei problemi, ed è qui che esce la sua anormalità. Con l’innocenza stampata sul volto, mi chiede: “Quali problemi?”. Rispondo alla sua domanda chiedendogli a mia volta: “Ramiro, non sarà che i problemi li hai tu? Non voglio che frequenti mio figlio”. A quel punto ho tagliato e me ne sono andata, lasciandoli soli. Al ritorno, mio figlio mi ha raccontato che era diventato pazzo e aveva pronunciato tutta una serie di insulti contro di me.

Passa il tempo, e apparentemente sembra tutto finito. Abbasso  la guardia, fino a che lo strano comportamento di mio figlio, che perde denaro senza sosta e la carta dell’autobus, mi fa dubitare: non era mai accaduto nulla di simile. È mia figlia che mi mette in allarme: “Mamma, questo ragazzo mente, non va dove dice”. Mi arrabbio, non voglio credere che menta, però lo verifico e scopro che ha ragione: lo fa da giorni, ogni volta sempre meglio.

Quando viene a casa, lo interrogo e un po’ per volta viene fuori la verità. Non riesce a capire che il denaro e i biglietti dell’autobus glieli stanno togliendo, che non li perde. Però non insisto su questo argomento, l’unica cosa che mi importa davvero è che non vada con quello. In un confronto pieno di insulti e minacce, mio figlio mi sfida a telefonare a casa della zia presso cui vive Ramiro. Lo faccio. Inizio a raccontare a questa signora, che non so chi sia, chi è realmente suo nipote. La donna non mi crede. Ha conosciuto mio figlio, ma dice di non sapere nulla del fatto della fidanzata. Rendendosi conto che la faccenda è seria, mi chiede il favore di parlare con sua sorella, la madre del ragazzo: che aspetti un secondo, che la avvisa. Alla madre non usciva voce dal corpo. Ho cercato di essere delicata ma convincente . Nel bel mezzo del dialogo è giunto Ramiro, la madre mi ha chiesto il permesso affinché il figlio potesse mettersi all’altro telefono e sentire ciò che stavo dicendo. Ho acconsentito, perché mi conveniva che lei sentisse ciò che le tornavo a ripetere e che le avevo già detto. Arriviamo al punto in cui gli dico: “Ramiro, per quanto tu possa correre con i tuoi 19 anni, io con i miei quasi 50, ti ho preso”. Per abbreviare, gli ripeto davanti alla madre: “Non ti voglio con mio figlio, la città è grande, cerca da altre parti”.

Dopo tutto questo, il padre di mio figlio, il mio ex, ha lasciato che tornassero a vedersi. Quel giorno, gli tolsero di nuovo i soldi e la carta dell’autobus. Al momento non so cosa succederà, spero che Ramiro si annoi.

Tra le altre cose, abbiamo saputo che un’altra delle ragazze disabili è andata a letto con Ramiro e pensava di essere rimasta incinta, che la madre dell’altra lo ha trovato in casa sua a letto con la fidanzata, che in casa di un’altra ancora ha avuto un’orgia. Un orrore, una bomba in mezzo a menti che non possono opporgli resistenza.

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