C’è amore tra psicopatico e complementare?

Fonte originale: http://www.marietan.com/material_psicopatia/amorypsicopata.htm

Traduzione: Gabriella Maddaloni

 

10/10/2007

Dott. Hugo Marietán:

ho letto oggi il Suo articolo su questo argomento e mi è stato di grande utilità: molto chiaro e convincente. Sono stata la complementare di uno psicopatico, e non me ne sono resa conto fino a pochissimo tempo fa. Ho 59 anni, vivo a San Juan, Argentina. Mio marito è morto nel 1990, ho quattro figli sposati e sette nipoti, una famiglia meravigliosa. Mi sono sposata a 20 anni e ho avuto un matrimonio felice, a cui ha messo fine la morte, lasciandomi immersa nella più grande tristezza della mia vita. Mi sono ammalata di attacchi di panico (all’inizio non sapevo cosa avessi), e sono ancora in terapia da una psichiatra, prendo ansiolitici e antidepressivi, e i terribili episodi di panico non ci sono più. A quasi 3 anni dalla morte di mio marito conobbi una persona appartenente al gruppo di amici che avevo iniziato a frequentare, divorziato. Mi invitò a uscire e in quel momento, all’inizio della relazione, sentii che stavo uscendo dal pozzo in cui mi trovavo, che stavo tornando a essere un’adolescente e infine, che avevo una nuova possibilità per amare ed essere amata.

A dire il vero, con questa persona abbiamo convissuto, ci siamo separati, siamo tornati insieme, per poi riuscire finalmente a separami definitivamente a Dicembre dello scorso anno. Ho avuto di recente un po’ di chiarezza, quando ho iniziato una terapia e la psicologa mi ha detto che questa persona è psicopatica. Sempre di recente ho compreso che non c’erano risposte, né mai ci saranno per i suoi comportamenti, che sarà sempre impossibile capire la sua mente. Sono passata attraverso il piacere, il dolore, l’umiliazione, ecc. Aggiungo inoltre che è alcolizzato. In queste persone non c’è risposta, né comprensione possibile. È vero: la separazione porta sollievo, però la lontananza fa terribilmente male. Il dubbio che mi ha instillato il Suo articolo riguarda il fatto che non tornerò mai a essere la stessa persona e che è difficile trovare qualcun altro da amare e da cui essere amata. Mi è parso di capire, oppure ho compreso male, che quasi non ci siano speranze, che il danno è enorme, in un certo senso impossibile da superare. Ho un altro dubbio, qualcosa che non sono mai riuscita a decifrare, o forse non ha neanche a che vedere con la logica di questi individui: quando lui mi faceva un regalo, scriveva: “Ti voglio bene”, però non si firmava mai. Ovviamente non ha mai scritto “Ti amo”. Le chiarisco anche che ciò che mi ha aiutato molto a lasciarlo è stato il ricordo del rispetto, dell’attenzione, della tenerezza e dell’AMORE che c’è sempre stato tra me e mio marito. Oltre a questo, anche il fatto che i miei parenti e io stessa non riuscissimo a capire come mai continuassi a stare con una persona così. Molte grazie per la Sua risposta e di nuovo congratulazioni per aiutare tanto coloro che nella vita incontrano questi personaggi.

Cordialmente,

                         Delcira.

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Delcira:

molto interessante la Sua esperienza.

Almeno Lei ha avuto un riferimento che Le ha permesso di comprovare la differenza tra un uomo normale e uno psicopatico: ciò aiuta molto.

L’articolo a cui si riferisce (“Il complementare e il suo psicopatico”) non afferma che la persona, dopo la sua esperienza con lo psicopatico, non possa amare ed essere amata: questo può accadere perfettamente.

Ciò che ho cercato di specificare (che è ciò che a loro volta mi hanno detto mille e più voci di complementari che ho assistito) è che l’esperienza con lo psicopatico è di intensità e natura tali, che in un uomo “normale” non si può trovare questa “agitazione” (tanto per darle un nome) prodotta dallo psicopatico stesso. Gli uomini “normali” sembrano, subito dopo tale esperienza, insipidi, poco interessanti e perfino noiosi.

È importante chiarire questo per la donna che ha lasciato uno psicopatico e cerca di relazionarsi con persone “normali”, perché in genere la complementare cerca di rivivere le “emozioni” che le provocava lo psicopatico nella nuova relazione: certamente non le trova e non le troverà. Questo fa sì che, erroneamente, la complementare abbandoni la nuova relazione, se non è stata avvertita di questo fenomeno, senza dare tempo alla relazione stessa con un uomo normale di “maturare” e far sì che lei possa adattarsi a piaceri meno intensi, ma dolcemente gradevoli, che generano le storie normali.

Ripeto: non è che non si possa amare ed essere amate, ma che la “forma” e “l’intensità” sono notevolmente diverse.

Per fare un esempio alla buona: è come aver navigato per un certo tempo su un mare mosso e passare a un tratto a navigare su un lago. Si nota la differenza, ma questo non significa che navigare su un lago non sia piacevole.

La complementare “sente la mancanza” del suo psicopatico. Però, quando analizza la relazione (cioè usa la logica) con lui e si chiede realmente “cosa” le manchi (incluso l’aspetto sessuale) non riesce a individuare, né a rendersi conto di cosa si tratti. La mente della complementare analizza e ripensa al fatto e non riesce a capire in cosa consista il “benefico” o “piacevole” nell’essere stata con un esemplare simile. Tuttavia, sente che “qualcosa” le manca, che lo psicopatico si è portato via “qualcosa” di lei. Non può determinarlo, ma lo sente. È quel che ho definito “il godimento segreto”, ed è il motivo per cui la complementare soffre dell’allontanamento dallo psicopatico. È anche il motivo per cui tenta, con qualsiasi scusa, di re-incontrarsi con lo psicopatico stesso (giacché lei non trova “questo” nella nuova relazione con un uomo normale).

La logica le dice no, però questo “qualcosa” (di irrazionale) la spinge al sì.

Ed è qui che si svolge la battaglia all’interno della complementare: sa che non deve incontrare lo psicopatico ma, come il chiodo al magnete, si vede spinta all’incontro. Sono poche le persone che sperimentano, come la complementare, tanto nettamente questa lotta tra il razionale e l’irrazionale.

Agli occhi degli altri questa lotta della complementare è da “stupida”, tipica di qualcuno per cui non c’è nessuna esperienza abbastanza negativa da farle rendere conto che “non le conviene” continuare con lo psicopatico, e oggettivamente è così.

Però, questi movimenti emozionali che determinano la presenza dello psicopatico nella complementare esistono a livello soggettivo, per questo gli altri restano perplessi. Non arriveranno mai a capire la relazione, nemmeno praticando la più intensa empatia. In ciò, la complementare è molto sola.

Molte complementari sono convinte di essere “innamorate” dello psicopatico. Solo quelle che sono state innamorate anteriormente all’esperienza con lo psicopatico si rendono conto della differenza.

Quali sono i punti apparentemente in comune tra l’innamoramento e la relazione psicopatica?

In entrambi il lato affettivo si centra su una sola persona, e di conseguenza gli altri passano in secondo piano, un piano affettivamente neutro.

Le azioni della persona hanno un senso nuovo, in funzione della relazione.

Una “tormenta emozionale” permane nell’affettività della persona finché dura l’innamoramento: non c’è spazio per l’indifferenza.

La persona tende fortemente a stare accanto all’altro.

Sente che le sta stretta la sua libertà.

Quali sono le differenze?

Nell’innamoramento l’affettività è centrata su una persona e, se corrisposta, SUCCEDE LO STESSO ALL’ALTRA PERSONA; Se non corrisposta, è messa da parte o rifiutata dall’altro, rispettando però dei codici conosciuti e approvati: dolorosi, ma comprensibili. La persona sente che i suoi sentimenti sono autentici, “completi”.

Nella relazione psicopatica l’affettività si centra in una persona, però è UNILATERALE: la complementare è quella che si sente completamente coinvolta nella relazione, e lo psicopatico si comporta “COME SE”  anche a lui succedesse lo stesso. Egli RECITA la parte dell’innamorato. La complementare se ne rende conto (non in maniera lucida), ma fa ogni sforzo per non accorgersene attivamente. Lei si rende conto anche del fatto che nei suoi sentimenti c’è qualcosa di “artificiale”, che “non quadra” completamente.

Nell’innamoramento le azioni hanno un nuovo senso, la vita “si riempie di colori”, di poesia, di sogno. Le metafore trovano il loro senso, ciò che è semplice diviene magico. Sebbene ci siano viavai affettivi (litigi, riconciliazioni), l’andamento generale della relazione è piacevole e tende al rilassamento. C’è una proiezione verso un futuro ancor più piacevole del presente.

Nella relazione psicopatica le azioni hanno un nuovo senso, la vita si riempie di colori intensi e, passata la luna di miele (quando il “COME SE” dello psicopatico si rilassa) il sogno diventa un qualcosa con soprassalti e sorprese. Il tono della relazione è di tensione, e molta di questa tensione si deve al fatto che “non si sa con chi esca ora”, e al “cosa succederà quando apparirà”. È un’attesa desiderata e tesa al tempo stesso e, col passare del tempo, dal sogno si passa a un incubo dal quale non ci si può svegliare. Anche durante la luna di miele con lo psicopatico, manca la poesia. C’è un ancoraggio al concreto e al presente, il futuro si tinge di una inquietante incertezza.

Nell’innamoramento la “tormenta emozionale” permane nell’affettività della persona, con alti e bassi, ondulazioni e periodi di calma; Timore d’abbandono e di gelosia da un lato, e certezza di essere amati e di amare, dall’altro.

Nella relazione psicopatica la “tormenta emozionale” permane nell’affettività della persona e resta lì: minacciosa, burrascosa, con alti e bassi intensi, senza riposo e rilassatezza.

Nell’innamoramento la persona tende fortemente a stare accanto all’altro. Si ama la vicinanza e si fa tutto il possibile per passare del tempo insieme: è come una sete che ha urgente bisogno di un paio di bicchieri d’acqua. Si tende ad amalgamarsi, a unirsi lasciando il minimo spazio possibile.

Nella relazione psicopatica la persona tende fortemente a stare accanto all’altro, a saldarsi con lui. La persona sente di essere solidamente unita all’altro, ma che lo psicopatico è “sciolto” rispetto a lei, che lui può fare ciò che vuole, mentre lei no.

Nell’innamoramento la persona sente come “stretta” la sua libertà, ma è una libertà che si “consegna” all’altro con un margine: come chi dà le sue chiavi all’altro, però sa di poterle “recuperare”, anche se non desidera “recuperarle” in alcun modo. Il suo agire è “stretto” nel senso che è funzionale all’altro, e la concessione ha uno scopo di proiezione: paradossalmente, amplia, nutre, fa crescere.

Nella relazione psicopatica la persona sente “stretta” la sua libertà, nonché di aver consegnato le proprie chiavi a un carceriere. È una “consegna” che isola, mina, limita, umilia. Però, paradossalmente, la complementare collabora a questo confinamento, aiutando a rafforzare le sbarre, a fabbricare la sua palla al piede da schiava.

Questi accostamenti intellettuali, e pertanto rozzi, a questo fenomeno della relazione psicopatico-complementare, tendono a rispondere alla domanda – e a volte alla certezza della complementare, circa l’innamoramento verso lo psicopatico. La mia risposta, come si capisce da quanto suddetto, è no. Nell’amore c’è attenzione verso l’altra persona, nella relazione psicopatica c’è uso e abuso: non c’è innamoramento nel circuito psicopatico-complementare. C’è un ancoraggio profondo, un godimento segreto, un’attrazione potente, un girare intorno allo psicopatico, ma non c’è amore.

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Dr. Marietán:

Grazie per la Sua risposta, assolutamente chiara e che mette tutto al proprio posto. Tutto è tale e quale a come Lei lo descrive. Potrei aggiungere molto di più su quello che ho vissuto con questa persona, ma sarebbero ripetizioni di ciò che ho già detto. Voglio dire che è sì difficile, ma non impossibile separarsi da uno psicopatico. Bisogna chiedere aiuto a un professionista e non si potrà mai capire l’altro e nemmeno aspettarsi cambiamenti, ma si può godere di nuovo della vita in tutte le sue più splendide accezioni: la pace, la tranquillità, gli affetti familiari e degli amici, il lavoro ecc. E non vivere più nella paura, perché io, oltre a tutto ciò che ho detto, negli ultimi tempi temevo per la mia vita. Non mi ha mai aggredito fisicamente, però ora ripenso che, al rendersi conto che stava perdendo la presa, non dissimulava nulla e sgorgava da lui una violenza contenuta, anche se non sapevo fino a quanto. Le rinnovo i miei ringraziamenti e il dispiacere che un tema così frequente e importante non abbia la visibilità che dovrebbe nei mezzi di comunicazione di massa, dato che molte persone, tra le quali includo me stessa, lo subiamo perché non lo conosciamo.

8 pensieri su “C’è amore tra psicopatico e complementare?

  1. Sono esseri primordiali, degli orchi, suscitano emozioni positive e negative molto intense, sono come una droga. Bisogna avere consapevolezza di questo.
    La consapevolezza e il lasciarsi andare nel grande fiume della vita aiutano…. todo cambia, con astuzia come pollicino.
    Daniela

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  2. Sono come una droga quando i nostri valori sono un po’ ‘sballati’. Quando si stabilizzano i nostri valori e, di conseguenza, i nostri sentimenti ed emozioni riusciamo a vederli per quel che sono, cioè, il nulla. Per reggere la visione del nulla bisogna essere forti.

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  3. in quel nulla, in quel buio c’è una piccola fiamma è la luce del tuo dolore, accetta questo dolore, sii forte arriverà la gioia.
    Con amore e compassione Daniela

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  4. Bellissimo articolo, che descrive perfettamente la differenza che anch’io ho provato, sia nell’innamoramento con una persona sana, sia nella pseudo relazione con lo psicotico.
    Per il momento vivo il distacco da quella situazione ambigua e “pericolosa”, senza pensare a ciò che succederà in futuro, perché non mi sento – a livello emotivo – completamente guarita dalla catastrofica e dolorosa esperienza.
    Mi auguro di poter ancora vivere l’amore, nel vero senso del termine, anche se a volte sento che questa ferita mi condizioni l’approccio a qualsiasi tipo di relazioni.

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  5. Personalmente credo che la spinta irrazionale al SI verso lo psicopatico è il meccanismo di gratificazione della dipendenza… non ho nessuna competenza in materia, ma so che per liberarmi di uno psicopatico ho adottato gli stessi stratagemmi mentali che ho usato per smettere di fumare. E sono libera da entrambi.

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