Il perverso passivo-aggressivo e l’illusione del bene

Fonte:http://www.marietan.com/material_psicopatia/sumiso.htm

Titolo originale: La seducción de la sumisión

Traduzione: Gabriella Maddaloni

___________________________ 

Ciao,  non so da dove iniziare, inizio con lo scusarmi per i miei errori in castigliano, sono francese.  Le scrivo perché non voglio credere che convivo con uno psicopatico, ma ho avuto molti dubbi alcuni mesi fa, quando ho scoperto i Suoi articoli. Sono psicologa di formazione, ma mi dedico alla scultura, e quando posso aiuto i bambini con difficoltà a entrare i contatto con sé stessi attraverso la magia dell’arte. Tutto questo per dirLe che non sono una psicologa professionista ma la mia formazione, la mia auto-terapia attraverso l’arte, la mia psico-terapia con un professionista e soprattutto la mia esperienza di vita mi aiutano ad aprirmi all’altro e capire un po’ come funziona grazie all’empatia. Prima di questa relazione che oggi mi provoca dubbi, ho vissuto per 10 anni con un narcisista perverso, secondo la terapeuta di coppia che mi seguiva a quell’epoca. Mio marito era psico-rigido, esternava ogni problema e mi dava la colpa di tutto. Per 4 anni ho cercato di salvare la nostra famiglia (tre bambine) senza risultati. La mia arte, la mia apertura verso coloro che soffrivano intorno a me erano i “colpevoli” dei nostri problemi. Un giorno me ne andai, perché soffrivo troppo per la gabbia offertami da mio marito, una gabbia dorata economicamente, ma con un senso del possesso impossibile perfino per me, per qualunque essere umano che voglia vivere libero. Me ne andai senza niente, ma con la certezza che la mia arte mi avrebbe aiutato a vivere e ad aiutare i bambini che soffrivano di mancanza di fiducia in sé stessi. Misi su un corso di scultura per loro e vissi in pace. Alcuni mesi dopo re-incontrai un vecchio amico del mio ex: era un uomo che avevo sempre visto come buono, con capacità che meritavano d’essere sviluppate. Il paese in cui viveva, invece, non lo vedeva di buon occhio, quest’uomo faceva parlare di lui senza volerlo. Il suo divorzio, il fallimento del suo negozio di decorazioni, la sua tendenza a bere e persino la sua stessa persona, infastidivano la gente. Ho sentito di tutto su di lui, e quando lo vidi legarsi a una donna conosciuta come la “pervertita” del paese (faceva uso di droghe, faceva sesso con ragazzi più giovani di lei, era mitomane), dicevo a me stessa che stava sbagliando strada, ma che era un uomo di valore. Era un uomo che guardavo da lontano e che sentivo perduto, ma al tempo stesso con una forza “animale” repressa e una fragilità da bambino che i suoi occhi non potevano nascondere. Io lo vedevo così, e lo vedo così oggi che vivo con lui. Si avvicinò a me quando seppe che mi ero separata, era fuggito dalla sua relazione con quella donna e preferiva vivere per strada – la sua situazione era precaria – che continuare a vivere con lei e i suoi tre figli. Così ebbe inizio la nostra storia, come due fuggitivi. Poco tempo dopo venne  vivere con me e le bambine. Vivevo momenti straordinari con lui, un’impressione di conoscerci da sempre, un’intesa immediata in ogni situazione: come fratello e sorella, come se avessimo avuto la stessa infanzia. Avevamo la stessa sensibilità agli stimoli esterni, che fosse la natura, la percezione della gente che incrociavamo, stessi occhi, stesse osservazioni, comprensione dei desideri dell’altro, sorpresa, ovvero attenzioni quotidiane. Finalmente,  – questa era la nostra frase – finalmente ci siamo trovati, finalmente la pace e il mutuo rispetto, il rispetto dell’altro e della sua unicità. È stato così per 2 anni, e a poco a poco si è sviluppato in me come un sospetto: che in lui esistesse un’altra persona che non conoscevo, che si nascondeva e che iniziava a farmi paura per il nostro amore. Sono cose o osservazioni semplici, che però provocavano in me dubbi: non riuscivo più a credere alle sue parole d’amore, non toccavano più il mio cuore, la mia ragione lo voleva, ma il mio cuore non lo poteva vivere o sentire. Mi resi conto della sua fragilità quando mi parlava del suo nuovo lavoro: si lasciava manipolare dal suo capo commerciale che proponeva metodi di vendita illegali. Tornava a casa con un’incongruenza: non era d’accordo col suo superiore nei suoi atti verso i clienti, ma “doveva” farlo perché “questo era il lavoro del commerciale”. Lo misi in guardia più di una volta, finché il direttore lo cacciò dall’azienda. Mi spiegò allora che lui stesso aveva inconsciamente agito in modo da porre fine alla situazione, così da essere cacciato da un’azienda che andava contro la sua etica. In quel momento mi disse anche che fu lo stesso anni prima per il suo negozio di decorazioni: lo aveva messo su con la sua ex moglie, e quando si rese conto di non avere niente in comune con lei, lasciò che fallisse la gestione. Così spiega le cose: non ha mai avuto fortuna con gli altri, che sia sua moglie, la madre di sua figlia o i suoi titolari. Il suo leitmotiv per spiegare i suoi errori è: “Mi sono sempre lasciato dominare dagli altri, sono andato sempre verso i desideri altrui senza pensare a me. Per questo sono venuto in Spagna senza volerlo, lo voleva mia moglie. Per questo il negozio è fallito, perché dovevo prendermi cura di tutto insieme: mia figlia, gli affari, il corso. Per questo non ha funzionato in quell’azienda: mi sono fatto trascinare da un ladro”. Il suo modo di giustificare la poca fortuna che poteva aver avuto in tutta la sua vita (padre alcolizzato che lo maltrattava e che abbandonò lui, sua sorella e sua madre quando aveva 6 anni, il rifiuto di suo padre quando lo cercò a 18 anni in Messico e lo trovò, il suo divorzio che lo separò per 4 anni dalla sua unica figlia, con la sua ex moglie che approfittava della sua precaria situazione economica per separarlo dalla bambina, la sua storia con quella “pervertita” del paese perché aveva pietà di vederla sola con 3 figli, il suo periodo da senzatetto per fuggire da quest’ultima) lo conobbi in poco tempo e mi sorprendevo della forza con cui continuava a lottare. Gli credevo, ma fino a un certo punto, mi dicevo che aveva la tendenza a giustificare i suoi fallimenti mettendo in evidenza come cause elementi esterni. Aveva fatto una psicoterapia prima di incontrarmi per capire il perché dei suoi fallimenti e mi raccontò che il suo terapeuta gli diceva che faceva tutto lui in maniera incosciente per distruggere ciò che non gli piaceva. Però la mia domanda era: potrà un giorno costruire qualcosa? Oggi sono la persona che ama come mai ha amato un essere umano, la donna della sua vita, tutta la sua famiglia, le mie figlie sono come sue, sono tutto per lui, me lo ripete ogni giorno. Però potrò io costruire qualcosa o una vita con quest’uomo che da un po’ rivela un lato aggressivo? In effetti, la nostra storia è stata magica per 2 anni, quando perse il suo lavoro gli offrii tutto, perfino i soldi per comprarsi le sigarette. Credevo nelle sue potenzialità, e per questo gli dicevo di non cercare un lavoro di poco conto come quello che aveva avuto, ma di cercare tranquillamente un buon impiego. Quando aveva denaro mi dava il minimo, perché gli restavano da pagare i debiti del fallimento del suo negozio, così mi offrii anche di rimborsare poco alla volta anche quelli. Volevo dargli un’altra opportunità, perché per me la meritava. Dopo 4 mesi trovò un buon lavoro, molto ben pagato, e ce ne andammo dal paese troppo “paese”, per vivere isolati in montagna. Era l’inizio di una nuova vita, ma la mia sensazione che ci fosse qualcosa di celato in quest’uomo non mi lasciava tranquilla e continuava ad aumentare: quando vivevamo nel paese lo sorpresi 2 volte dinanzi a filmati pornografici, lui sperava che stessi dormendo per spegnere la luce e abbassare il volume, e passava ore con lo whisky davanti alla tv. Una notte, sapendo cosa stava facendo, lo sorpresi di proposito per mettere le cose in chiaro: non m interessava vivere con un uomo che beveva e guardava cose che per me vanno contro la bellezza del corpo come linguaggio dell’amore. Ho disgusto per cose del genere, e l’idea che immagini di quel tipo entrassero nel nostro amore mi faceva male. Lui quella notte mi guardò negli occhi e negò, con le immagini porno dietro di lui. Vidi in seguito che entrava in pagine web di quel tipo, fino a quando scoprii che aveva una pagina con lo pseudonimo “Eros1”: lì cercava donne esibizioniste, se così si dice, confermava tutte le pratiche sessuali (a due, a tre, con uomini, donne, e altre pratiche che nemmeno conosco). Quando gli telefonai, con la sua pagina stampata davanti a me per assicurarmi che non fosse un incubo, mi disse di non essere mai andato in siti così, e quando gli replicai di smetterla di mentirmi, perché mi feriva più la bugia dell’azione, mi confermò di aver navigato in quel sito e di essersi iscritto per “curiosità”. Scoprii inoltre che si era iscritto la prima notte che vi aveva navigato alle 5 del mattino, sicuramente ubriaco, quando lo avevo lasciato solo 10 giorni per far visita alla mia famiglia. Mi spiegò che in quel momento voleva fare l’amore con me, e dato che non c’ero…

Da quel momento la mia fiducia scomparve, a causa della bugia non potevo credergli ancora, mi immaginavo di tutto. Beveva sempre di più ed era ogni volta più aggressivo, trattandomi come “marcia, sei una donna sporca, insozzi tutto ciò che tocchi, guardati, che vergogna sei!”. Devo dire che lui è molto meticoloso, organizzato, e che io lo sono molto meno, faccio sforzi ogni giorno perché riconosco che non costa nulla aver cura della cose perché durino più a lungo, me lo ha insegnato lui. Però le discussioni aggressive iniziano spesso da questo argomento e l’alcool lo porta a dire parole intollerabili. Mi maltratta anche per come mi trovo bene oggi col padre delle mie figlie, pensa che dato che il mio ex marito è manipolatore, io possa caderci di nuovo. Ciò mi dà molto fastidio perché vuol dire che non ha fiducia in me, una donna che non se ne va senza un motivo per un capriccio e non fa il sacrificio di vedere le sue amate figlie una settimana ogni due se non è sicura del suo cammino di libertà. Io però credo che lui non si fidi di me perché non si fida di sé stesso: per questo si isola dalla gente, non ha nemmeno un amico, non si trova bene con la sua famiglia. Ora che viviamo isolati non sopporta di non sapere cosa faccia quando scendo alla civiltà, perché ho bisogno di vedere i miei amici di sempre. Però mi chiede tutto questo in maniera sottile: “Non capisco perché quando hai le bambine torni alle 6.30, e quando non le hai torni più tardi.”, “Non è che io voglia sapere, ma mi chiedo…”, ecc.  La mia famiglia ancora non accetta del tutto il mio divorzio, la scorsa estate è stata una tensione permanente, oltretutto mio padre non individua la personalità del mio compagno, mi dice che si vende sempre, che non è trasparente. Io fino a quest’estate ero ancora disposta a difendere il mio amore, ma dato che la mia fiducia era ormai andata non lottavo contro gli uni e gli altri. Ognuno è libero di pensare ciò che vuole, non serve a nulla giustificarsi. Però allora osservai il mio compagno e mi accorsi che sapeva manipolare le persone, e soprattutto le donne, in maniera fantastica. Mia madre gli vuole molto bene, nonostante la sua facile tendenza a bere, mia sorella inizia ad affezionarsi a lui nonostante un iniziale rifiuto della sua persona. A parte le donne della mia famiglia, soprattutto mia madre, gli altri membri gli resero l’estate impossibile, in maniera educata, ma facendogli capire che non era il benvenuto. Nonostante ciò, lui rimase tutta l’estate, lavorando nella proprietà dei miei genitori, come un santo… Mi chiedevo: “Deve essere come Cristo, come ha la forza o la debolezza di restare? Debolezza, mancanza d’amor proprio o forza nel senso di sacrificarsi per amore?”. Lui mi spiegò che restava per me, per noi, che non dovevamo andarcene perché alcuni dei miei familiari sono rigidi, e aggiungeva che grazie alla sua presenza si vedeva il carattere di ciascuno di loro, perché la tensione provocata rivelava gli interessi di alcuni (mio cognato ha interesse sull’eredità). È vero che anche io ho potuto notare ambizioni o per meglio dire giochi di potere tra alcuni della mia famiglia, giacché il mio compagno è giunto come disturbatore dell’equilibrio. Però la mia domanda era: “Perché e come sopporta?”. Questi sono i punti che vorrei discutere con Lei: le sue manipolazioni della gente, di me e di come me ne accorgo quando mi parla, il suo alcolismo, la sua paranoia. Nonostante tutto questo è un fratello maggiore per le mie figlie, che lo adorano, ha sempre una piccola attenzione per l’altro, che mi dice che è  molto altruista, non per il suo proprio interesse ma per coloro che ama, guarda sempre alle piccole cose di questo mondo con un occhio di ammirazione, ha un senso dello humor che mi fa ridere, è un buon amante, nonostante alcuni periodi in cui voleva praticare della sodomia  che a me non dà alcun piacere, è molto lavoratore, ha la fede del contadino, semplice ma quotidiana. Ha abbastanza lati positivi, e questo mi impedisce di andarmene, che è la cosa a cui avevo fortemente pensato quando diventava aggressivo. Però da 3 settimane, penso abbia capito che ero sul punto di andarmene, perché preferisco vivere sola che male accompagnata. Dalla mia volontà, dalla mia decisione interiore di andarmene, da quando cerco casa di nascosto, è un angelo. Mi ha chiesto “perdono per tutto”, possiamo parlare senza che si arrabbi, se tocco il suo ego non entra in odio, mi dice che mi ama ogni giorno di più, che sono la sua fortuna e il suo angelo, che sono pura e trasparente, di una purezza che rigetta la sua impurità. Vuole che cambiamo casa affinché io possa di nuovo aiutare i bambini che mi mancano, vuole…Ed è dolce da 3 settimane…  Dottore, l’amore e l’esigenza dell’amore possono curare uno psicopatico, o magari psicopatico non è?                                                                                                                                             Grazie.

Mi spiace per questo testo scritto molto velocemente, perché lui sta per tornare a casa e non voglio affatto ferirlo se dovesse leggere frasi di questo tipo su sé stesso.

Yemmy

______________________________________________

Yemmy:

quest’uomo ha una personalità complessa, secondo quello che narri: è alcolizzato, pervertito, sottomesso, bugiardo, manipolatore e perdente: quel che si chiama un Passivo-Aggressivo.  Non affronta i problemi, ma lascia che la situazione affondi (fallisca) per uscire dal problema stesso.     Usa la sottomissione e il suscitare delusione per raggiungere i suoi obiettivi: è una delle varianti del parassita. Non cambierà.  Se hai delle figlie, devi proteggerle da lui, a causa del tratto perverso che ha. Devi andare in analisi da uno psicologo per capire che ti succede per stare con un uomo del genere.                                                                                                                                                     

Saluti da Buenos Aires,                                                                                                                             

Dott. Hugo Marietán

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...