Quel mostro chiamato psicopatia, testimonianze e riflessioni

Vicente Garrido è professore di Psicologia dell’Università di Valencia. Nel 2000 ha scritto il primo libro in Spagna destinato al grande pubblico sul tema della psicopatia, presentando in modo esaustivo la figura dello psicopatico della porta accanto nella società attuale.

Gli estratti che seguono, quindi, appartengono al libro ‘El psicópata’ (Editorial Algar, 2000). Gli esempi pratici di quanto scritto dal professore, in blu, sono ricavati dalla rete.

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Il soggetto affetto da simili carenze (emotive) è qualcuno di profondamente egocentrico, manipolatore, bugiardo e crudele.

Per quanto riguarda l’area emotiva/interpersonale gli psicopatici spesso sono loquaci, sanno esprimersi di modo incantevole, dare risposte vivaci e raccontare storie assai improbabili ma convincenti che giovano sempre alla loro immagine. Tuttavia, l’osservatore attento percepisce qualcosa di superficiale e poco sincero, come se lo psicopatico stesse recitando un copione.

Lo psicopatico è capace di discorrere su argomenti interessanti anche senza alcun tipo di preparazione. Va detto che gli psicopatici non si preoccupano molto quando le loro storie risultano palesemente false, cosa non sempre facile da scoprire data la facilità e l’inventiva con la quale edulcorano gli avvenimenti raccontati (…)

Lo psicopatico ha in apparenza un’autostima molto elevata, un grande narcisismo, un egocentrismo fuori dal comune e un senso di onnipotenza che lo convince di dover essere riverito da tutti. Cioè, si sente “il centro dell’universo”, crede di essere superiore agli altri e che deve rispettare unicamente le sue stesse norme. Ecco perché con questa percezione di sé un osservatore attento lo percepisce come qualcuno di molto  arrogante, dominante e sicuro di ciò che dice. È ovvio che cerca di controllare gli altri, poiché sembra incapace di comprendere che le persone possono avere opinioni diverse dalle sue. (…) In realtà, si convincono che grazie alle loro capacità possono ottenere qualunque cosa.

Non manifestano alcun tipo di preoccupazione per gli effetti delle loro azioni sugli altri, tanto che in determinate occasioni si rileva chiaramente questo aspetto. Quando affermano di essere “dispiaciuti” per qualcosa lo fanno soltanto per dare una buona immagine di sé; le parole proferite prima e dopo i fatti, così come le loro azioni, contraddicono il presunto pentimento. Assieme a questa particolarità sono abituati a trovare ogni sorta di scusa per spiegare le atrocità che commettono e, come abitudine, negano di essere i responsabili o che determinati eventi siano accaduti nella realtà. (…) se conservano vincoli con alcune persone è per puro interesse e non perché sentono qualcosa di profondo per loro; le persone sono, in realtà, come oggetti con la funzione di provvedere ai loro bisogni senza nulla ricevere in cambio.

Mentire, ingannare e manipolare sono talenti naturali per lo psicopatico. Quando riusciamo a smascherarli non si danno per vinti; semplicemente cambiano la storia, deturpano i fatti per farli quadrare con la nuova versione. Il risultato è un insieme di frasi contraddittorie e un ascoltatore totalmente confuso[1].

Di solito le bugie dello psicopatico non hanno alcun tipo di obiettivo concreto, ma servono soltanto per dimostrare la sua abilità di ingannareLe persone credono, quando ascoltano lo psicopatico, che egli non si renda conto delle sue bugie e alcuni passano a dubitare del suo stato mentale.

 (…) Certe volte accanto all’apparenza fredda e distaccata, improvvisano episodi di drammatica affettività.

Quando qualcuno si accoppia con uno psicopatico osserva un dato di fatto, reso trasparente dalla quotidianità: si accorge che la sua vita è condivisa con qualcuno “che non gioca la sua stessa partita”. La donna o la compagna dello psicopatico cerca comprensione, affetto, cura, consigli: insomma, ciò che conosciamo per condivisione della vita. Cerca tutto questo in un rapporto sincero, com’è logico che sia. Ma questa prospettiva è giustamente quella non condivisa dal marito. Né gli obiettivi né le regole del rapporto valgono per lui. (…) Durante la tappa della seduzione lui sarà molto amorevole e disponibile, pieno di progetti di vita in comune. Racconterà di avere un certo tipo di conoscenza specializzata e anche lauree. Nelle conversazioni con la partner renderà l’idea di essere un cuore maltrattato da rapporti andati male, un uomo che ha bisogno della sua pazienza, del suo affetto e delle risorse che lei sente di poter dare. Non è facile resistere alle parole dolci e al personale incanto di uno psicopatico.

(…) soffermiamoci sulla fase nella quale il rapporto diventa regolare, acquista una certa importanza; nel momento in cui vivono insieme o passano lunghi periodi nella casa di uno o dell’altro con una certa frequenza. Vuol dire, non si tratta più di una relazione episodica breve. Qui il camaleonte ha voglia di stare con la partner, non sparisce (almeno inizialmente, ma ha voglia di stare con lei “a modo suo”. (…)

Ecco alcuni dei  comportamenti tipici degli psicopatici durante la convivenza:

  1. DISAFFEZIONE NEI CONFRONTI DEI BAMBINI O, AL CONTRARIO, EDUCAZIONE MOLTO PUNITIVA: LO PSICOPATICO NON VUOLE BENE A NESSUNO, PERSINO AI FIGLI;

La sua profonda ossessione per l’ordine maniacale era la sua scusa preferita per ridurci a schiavi. Il primo che vedeva rientrare mio padre lanciava l’allarme. Era diventata un’abitudine: smettevamo di fare qualunque cosa stessimo facendo, ci saliva un nodo alla gola e iniziavamo una spasmodica ricerca di un eventuale calzino rimasto in giro o di qualche briciola in cucina. Se la casa non era in ordine (e non lo era mai abbastanza), quella successiva era un’ora di pura angoscia. Ci capitava spesso di rovistare tra la spazzatura in cerca di uno dei nostri giochi dopo che lui ce l’aveva buttato in un eccesso di rabbia.

Figli di puttana, stronzi—quando ricevi insulti di questo tipo da tuo padre e hai 12 anni, ovviamente pensi di meritarteli. Quando tornava a casa senza scatenare il panico, era perché mia madre glielo aveva chiesto. Lui in genere non accettava per farle un piacere, ma perché supplicandolo mia madre si sottometteva volontariamente a lui e questo gli dava soddisfazione. Quando ci vedeva litigare per il suo riconoscimento era raggiante, ma il fatto che lui ci apprezzasse momentaneamente non serviva a nulla, se non a dargli prova della sua onnipotenza e della nostra umiliazione. Non gli è mai importato molto di ciò che facevamo, se non nella misura che non gli permetteva di brillare a livello sociale. Non è mai andato a fare il tifo per mio fratello a una partita di rugby, perché gli piacevano solo gli sport equestri—ragione per cui per un po’ mi misi a fare equitazione, riuscendo ad attirare la sua attenzione qualche ora a settimana. Non gli piacevano i nostri amici e non gli piaceva trovarseli in casa, a meno che non appartenessero a una famiglia ricca o in qualche modo fossero utili per una scalata sociale. Era il nostro tiranno, e noi i suoi schiavi. Ci privava di tutti i nostri diritti—e dovevamo accettarlo per evitarci le sue grida, i ricatti e tutte le altre forme di violenza psicologica.

Anche i gesti d’affetto malsani che ci riservava non erano che un’ulteriore conferma del poco rispetto che ci portava. Sciacquava lo strofinaccio sporco nel mio bagno, si passava le mani sulle natiche e pizzicava i miei “seni appuntiti.” Come mio fratello e le mie sorelle, ai suoi occhi ero un oggetto. Come un giocattolo da aggiungere alla sua collezione, faceva mostra di noi insieme a sua moglie, al cane, alla casa—e tutto quello che poteva rappresentare una garanzia di successo e nutrire i suoi deliri egotici. Ogni occasione era buona per ricordarci che dovevamo tutto a lui, per ricordarci che era grazie a lui che eravamo al mondo: tutto ci spingeva in una spirale infernale di senso di colpa sapientemente orchestrato.

Nonostante l’atmosfera soffocante, abbiamo sempre cercato di trattare il suo atteggiamento paradossale e l’ambiguità dei suoi gesti come banali sbalzi d’umore con i quali dovevamo convivere. Le sue minacce erano così sottili che la gravità della situazione nel suo complesso non traspariva mai. Tutti sapevamo di cosa era capace ma nessuno si preoccupava—e quando non ci riduceva in lacrime, riuscivamo anche a scherzare sulla cosa, anche di fronte a lui. Ridevamo del suo modo di mordersi le guance quando era arrabbiato, della frase “C’è solo un capo qui, e sono io,” che lui ripeteva di continuo e che noi scimmiottavamo per fargli il verso. Non gli dava fastidio perché era la prova della nostra ingenuità. In realtà, non abbiamo capito che il problema era serio finché un giorno l’ho sorpreso con gli occhi iniettati di sangue, mentre stava per alzare le mani sulla mia sorellina perché la sua camera era in disordine. Le sue reazioni erano sempre più spropositate, la manipolazione psicologica stava per sfociare nella violenza fisica. Mia madre, esausta, ha chiesto il divorzio—e le cose hanno preso una piega inaspettata.

Lei voleva la pace e lui le ha dichiarato guerra—quanto a noi, abbiamo scoperto il suo vero volto. Quello di uomo insensibile, senza affetto e a cui piaceva usare i ricatti e far sorgere sensi di colpa nei suoi figli: voleva distruggere chi lo aveva smascherato—chi era stato costretto in tutti quegli anni a fare buon viso davanti a tutti in nome di un’unità famigliare fittizia[2].

2.COMPORTAMENTO ERRATICO: RISULTA DIFFICILE PROVARE A COMPRENDERE L’UMORE DEL GIORNO E COSA FARÀ LO PSICOPATICO;

 Lei aveva attacchi isterici e faceva dei discorsi che io non comprendevo, giustificava cose assurde, surreali. Non era affettuosa nei rapporti intimi e usava il sesso per raggiungere i suoi propositi. Sapeva che ero geloso e mi provocava di modo premeditato. Presto ho cominciato ad accorgermene delle punizioni sottili, delle sue vendette quando non facevo ciò che aveva deciso che facessi o comportarmi di modo diverso del previsto. C’erano situazioni sociali nelle quali lei voleva posare da single, non come una donna in coppia. Lo faceva per avvicinarsi da altri ragazzi non tanto per le sue intenzioni sessuali, ma per ampliare la sua rete di conoscenze, qualcosa di molto importante per lei. È una persona molto gelosa e vendicativa. (…) Dopo aver rotto con lei (da 8 mesi) si è introdotta in un gruppo che organizza degli eventi e sono molto rispettati socialmente nella mia città. Tutta questa gente veniva ‘lavorata’ nel corso della nostra relazione. Durante gli eventi lei si liberava di me in modo offensivo, evitando durante l’intero rapporto che frequentassi queste persone. Ora esce con il “benefattore” del gruppo, una persona molto ricca, conosciuta da tutti e proprietaria di molti locali, ecc. che usa per le attività del gruppo/associazione.

Credo che lei si senta importante, come arrivata (deduco che mi ha lasciato per questo, non aveva più bisogno di me). Ci siamo visti ieri e mi ha detto che non vuole niente con quell’uomo, che vuole me, anche se non vuole che torniamo assieme. Credo che voglia soltanto manipolarmi[3].

3. MENTE ABITUALMENTE; È INFEDELE ABITUALMENTE.

 Ho convissuto per 7 anni con uno psicopatico: seduttore, buon amante, ecc.
Segnali di allerta: promettono sempre. Ci offrono un meraviglioso futuro… PERCHÉ? Perché non possono darti un presente. Sanno scoprire i tuoi bisogni emotivi (per questo sono gran chiacchieroni e sanno ascoltare inizialmente), per offrirsi di soddisfare le tue carenze.

Anche se ti dicono che ti amano come nessuno, e affermano che sei speciale, spesso parlano male delle donne specialmente quando si riferiscono alle loro ex partner. Usano il sesso come uno strumento per generare dipendenza: incrementano inizialmente l’attività sessuale e praticano ciò che più piace alla donna.
Mentono di modo sfacciato, al punto che se sono scoperti fingono di essere vittime di loro stessi, affermano di non sapere perché lo fanno. Soluzione?

1) Contatto zero;
2) Svegliarsi tutti i giorni pensando: sono felice perché grazie a Dio non vivo più nella menzogna;
3) Mantenere la fede nel resto del mondo;
4)Rompere i legami con le amicizie e i luoghi che visitavate insieme.
Sì, si può, l’ho vissuto e l’ho superato[4].

 4. SPESSO HA COMPORTAMENTI PARASSITARI; SE NON HA UN LAVORO FISSO POTREBBE COMINCIARE A CHIEDERTI SOLDI IN PRESTITO OPPURE VIVERE A CARICO DEI SUOI/TUOI FAMILIARI;

 Siccome sono traduttrice, lui non voleva parlare con me in inglese, anche se affermava di parlare molto bene la lingua avendo vissuto negli Stati Uniti. Mi raccontava di essere partito per gli USA per lavorare, essendo rimasto per più di tre mesi ad Ohio. Io conosco gli Stati Uniti ma non sono mai stata in quella zona. Mi aveva raccontato che appena arrivato ad Ohio la polizia lo aveva fermato soltanto perché si era messo a bordo strada per consultare una mappa e, siccome il suo inglese a quei tempi non era tanto buono da spiegare il motivo della sosta si era molto innervosito: era stato difficile farsi capire dalla polizia. Diceva anche di essere stato aiutato da un cubano che passava da quelle parti, e così aveva evitato la multa. Raccontava di aver cominciato a lavorare con pulizia presso un’azienda multinazionale di Buenos Aires, arrivando a dirigere il reparto dopo tanti sacrifici. Ricordava tutte le volte che aveva provato a studiare per gli esami della facoltà nel furgone dell’azienda, tra le pause, mentre andava da una parte all’altra per le pulizie. Nominava persino i professori, secondo lui erano indimenticabili per le qualità intellettive.

Dopo un po’ ho cominciato a trovare delle crepe nel suo discorso. Ho osservato che a casa sua non c’erano prove del suo vissuto all’estero, non si vedeva il suo diploma di laurea, i suoi quaderni, né niente. In un’occasione gli ho detto che sembrava strano che non conservasse niente dei suoi viaggi né dei suoi studi in casa, ma lui reagì rabbiosamente, chiedendo chi mi credevo di essere per mettere in dubbio le sue cose. Si mise a parlare delle mie insicurezze, delle mie paure. Un bel giorno ha abbandonato il lavoro nello studio in cui lavorava perché gli avevano offerto un’altro presso un albergo molto importante della Capitale. Lui aveva accettato il lavoro. Erano mansioni semplici ma impegnative, c’erano turni di lavoro, ma lo stipendio era accettabile. Riuscì a rimanere per un mese. Secondo lui, come i nostri orari non coincidevano non ci saremo quasi visti e quindi non ce la faceva a stare senza di me. Dopo un po’ confessò di essere andato via perché lo faceva arrabbiare che un curriculum come il suo dovesse lavorare per dieci ore in simili condizioni. Dopodiché è rimasto per sei mesi senza lavoro. Lo aiutavano i suoi genitori e, siccome non aveva accesso a internet, mi chiedeva di cercare lavoro per lui e mandare i suoi curriculum da casa mia. Mi diede la password della sua e-mail per farlo. Ricordo che mi diceva di mettere uno stipendio di circa U$ 1.500 a tempo indeterminato. Caso contrario era inutile che mi mettessi a fare alcunché per lui. In sei mesi non apparse nessun’altro lavoro. A quel punto suo padre ha acquistato una macchina del 1980 per lui, ottenendo un lavoro presso un’azienda di taxi. Anche lì è rimasto per un mese. Diceva che la colpa era del Paese, che non era possibile che un professionista laureato si mettesse a fare il tassista come un analfabeta. Due mesi dopo decise di installarsi a casa mia. Io vivo in una città a 50 chilometri dalla sua e avevo appena finito di ristrutturare casa mia da pochi mesi. È venuto a vivere con me. L’ho mantenuto per 4 mesi nei quali lui andava in giro a cercare lavoro la mattina, così diceva. Nel frattempo un mio amico gli offrì un lavoro nella sua pizzeria perché riprendesse a lavorare.

Il nostro rapporto peggiorava, giacché la sua situazione peggiorava. Io ci tenevo al mio posto di lavoro, mentre lui no. Mi chiedeva sempre soldi per le sigarette o per qualsiasi altra cosa avesse bisogno e questa situazione gli dava molto fastidio. Cosa dire di quando gli negavo i soldi? Alla fine, come vengo da una famiglia di classe media (e lui no) e i miei genitori mi avevano aiutato molto finanziandomi gli studi e i viaggi all’estero per studiare, lui si aggrappava a questo per farmi stare male appena mi rifiutavo di concedergli qualcosa (aggiungo che quando non lavorava non faceva nulla in casa, non mi aiutava). Quindi mi diceva che non capivo niente della vita, che a lui tutto era costato tantissimo, che era andato a dare gli esami senza dormire perché doveva lavorare per mangiare, che aveva comprato le sue auto (gli piaceva restaurare automobili d’epoca) con molto sforzo e lavoro, ma che io avevo avuto tutto servito in un piatto di argento e che mi piaceva umiliarlo per questo. Diceva che facevo di tutto per sminuirlo. Una volta si è arrabbiato talmente tanto da accelerare a 140 Km/h in una via del centro. Ho pensato che voleva ammazzarci. Quando siamo arrivati a casa sua mi ha preso per il collo, mi diede un pugno sullo stomaco e uno schiaffo molto forte. Io ho ricambiato lo schiaffo, e allora ho visto nei suoi occhi un odio che non avevo mai visto in vita mia. Tornò a prendermi per il collo, mi sono messa a piangere. Ho pensato che mi avrebbe ucciso. Dopodiché mi diede la colpa per tutte le cose brutte che aveva passato da quando era con me.

Dopo un po’ ha ricominciato a lavorare restando per tre mesi. In questi tre mesi, una sola volta ha portato lo stipendio a casa. Diceva che il mio amico non pagava la totalità del suo stipendio. Tornava dopo l’una del mattino dicendo che mio amico lo faceva fare la pizza, lavare i piatti, pulire il pavimento. Al mio amico diceva che mi rifiutavo di andare in pizzeria perché l’odore non mi piaceva e che avevo freddo perché non c’era il riscaldamento. E così ci rese nemici perché nessuno dei due sapeva la verità. All’epoca lui aveva libero soltanto il lunedì. In questi giorni prendeva l’autobus la mattina dicendo che andava a visitare la sua famiglia. Dopo alcuni mesi, entrando nella sua e-mail per inviare un Curriculum ho appreso che da un po’ di tempo usciva con un’altra donna. A questa donna raccontava di vivere da solo nell’appartamento e che era socio di un ristorante.

Ho messo tutte le sue cose per strada e quando tornò a casa lo lasciai.

Dopo averlo lasciato sono venuta a sapere che non aveva mai lasciato il Paese, che aveva finito le medie presso una scuola serale per adulti a 21 anni, che non aveva lavorato da nessuna parte e che tutto ciò che mi aveva raccontato sulle sue esperienze lavorative erano in realtà lavori fatti da suo padre o dal fratello maggiore. Ho scoperto che non era musico e che non aveva mai suonato gli strumenti che diceva di suonare e tanto meno con i gruppi che nominava. Alla fine, ho avuto la certezza che TUTTO ciò che mi aveva raccontato era pura menzogna. Ho saputo anche che diceva ad altre donne di essersi laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali (facoltà frequentata da me) e che aveva fornito dettagli della mia vita come se fossero suoi.

Oggi mi sono fidanzata con un altro, mi sento felice, sono in contatto con diverse delle sue vittime perché ci fa bene restare unite. Lui ha chiesto a sua madre di dirmi che era in trattamento psicologico ma ho scoperto che non è vero e che segue reinventando se stesso e ferendo le persone che incontra.[5]

6. NON HA AMICI INTIMI, MA SOLTANTO CONOSCENTI DA SFRUTTARE[6];

 Quando lui fantastica qualche affare da portare a termine, con interminabili argomenti convince sua madre a dargli i soldi per farlo, la convince che si tratta della volta buona, che tutto andrà in porto e che farà il grande salto, di modo che restituirà i soldi prestati a breve. La madre gli dà i soldi, ma la somma sparisce certe volte prima di iniziare l’affare e quindi addio soldi prestati.

Un’altra delle sue manovre consiste nel chiedere a qualcuno di accompagnarlo a comprare qualcosa, per esempio al supermercato, ma quando arriva alla casa, davanti alla cassiera, dice alla persona che lo accompagna “paga tu, che sono senza soldi” generando una situazione talmente imbarazzante che la persona si vede costretta a pagare al posto suo. L’incredibile di tutto ciò è che ha sempre la meglio in questo tipo di situazione: quasi tutti perdonano le sue “ragazzate”[7]

 7. NON SI FA CONOSCERE IN PROFONDITÀ

 Agisce come un personaggio molto simpatico, molto socievole, solidario. Tutti credono che si tratti di un’ eccellente persona, è affettuoso, vivace, riesce a renderti molto felice. Sebbene tutti vedano i suoi difetti, il suo lato irresponsabile e sanno che si tratta di un bugiardo, gli amici ritengono sia un ingrediente in più della sua personalità ‘graziosa’ mentre io ritengo sia parte della sua immaturità emotiva. Non immaginavo potesse essere uno psicopatico, nonostante tratti di psicopatia fossero chiari in suo padre, in una delle sue sorelle e in alcuni dei suoi zii paterni. Mi ha raccontato che suo nonno materno aveva ucciso un tipo in una lite e che è stato in galera, ma io lo vedevo come un essere straordinario e dolce… Finché lo sposai e allora apparse il mostro (…) Lui provava a umiliarmi molte volte, a distruggere la mia autostima, per esempio quando parlavamo e lui mi chiedeva di raccontare qualcosa del mio ex fidanzato spesso raggirava le cose per farmi credere che gli altri si approfittavano di me e che ero una stupida…, “xxx moriva di ridere di te”, faceva sempre così con l’obiettivo di mettere in cattiva luce il mio passato, anche se non è mai riuscito a convincermi perché ho ben presente quanto sono stata amata nei miei rapporti precedenti, dimostrandogli che molti di loro ancora mi volevano bene, cosa che lo faceva infuriare rincarando la dose, accusandomi di essere una stupida, una donna presa in giro da tutti. Questo suo modo di fare, di pretendere di abbassare la mia autostima era molto chiaro per me, tuttavia lo attribuivo alla sua gelosia.[8]

8. TI MANIPOLERÀ: TI GETTERÀ LA COLPA SU TUTTO, LE SUE ARGOMENTAZIONI SARANNO BASATE SU FATTI AVVOLTI NELLA NEBBIA, PIENI DI EQUIVOCI INCOMPRENSIBILI… E POI FARÀ L’OFFESO QUANDO TU NON LO CAPIRAI;

 A) Ho rilevato che a volte lo psicopatico pur di convincere il complementare utilizza ciò che lui stesso non può condividere che è la compassione e l’empatia. Voglio dire, quando dice “non lo faccio apposta” “è proprio un periodaccio” “senza di te non sono niente” “aiutami, per favore” genera sensi di colpa nella preda, che sente di trascurarlo. Sensi di colpa che hanno per base l’affetto che si prova per lui e che lui finge di avere per l’altro. È un atteggiamento che generalmente raggiunge il suo risultato nel contesto affettivo, in famiglia, nella coppia, dove è scontato il coinvolgimento affettivo del complementare. In questo senso lo psicopatico guida le decisioni della persona normale. Perdonatemi se oso nominare il profitto del complementare con la manipolazione, ma per me è un legame affettivo provocato da un magnifico attore che seduce mediante falsi sentimenti e con il vittimismo[9].

B) Lui riesce a convincere gli altri di cose che non farebbero mai in altre circostanze. Per esempio: quando eravamo fidanzati voleva che io rimanessi incinta. Non avevo mai sentito una richiesta del genere senza neanche convivere con la persona, inoltre non avevamo i mezzi economici per avere dei bambini. Razionalmente non avrei mai accettato, tuttavia ho smesso di prendere i contraccettivi e così rimasi incinta. Due mesi dopo ho perso il bambino, quindi, come non volevo riprovarci in queste condizioni ci siamo sposati. Inizialmente ognuno continuava a vivere con i propri genitori. Accettai le sue condizioni. Sono cose che non riesco a spiegare perché le ho fatte, il modo come mi ha convinta, sempre facendo riferimento al nostro grande amore… Non capisco perché accettai certe condizioni che mai avrei accettato in vita mia[10]

9) TI FARÀ SCENDERE NELL’INFERNO: VERRAI COSTRETTA A VIVERE SITUAZIONI LIMITI CHE METTERANNO A DURA PROVA LA TUA FORZA EMOTIVA

 Sto provando a dimenticare uno psicopatico. Ci siamo lasciati 4 mesi fa. Sapevo che sarebbe andata così. Una volta guardando un programma alla TV l’hanno descritto alla perfezione. Glielo dissi ridendo, perché non volevo crederci: “Sei uno psicopatico” e poi gli dissi perché la pensavo così. Lui ha sorriso, amichevolmente come sempre. Mi ha fatto tutto il male che voleva: frequentava prostitute, un paio di loro le mise dentro il nostro letto, non ha provato compassione per me neanche quando mi sono ammalata (avevo un’ernia lombare), tanto meno mi è stato vicino quando un’amica mi ha tradito, provocandomi un dolore enorme. Non sopportava la mia famiglia. Mi allontanò dalla sua. Gli dava fastidio che io fossi presente in ogni cosa che facesse. Insomma. Il giorno in cui ci siamo lasciati confessai di non essere felice e lui nuovamente sorrise amichevole. Dissi che non lo amavo più da circa due anni e lui disse lo stesso, moltiplicando gli anni per due, sempre con un sorriso dolce.

Condividiamo lo stesso luogo di lavoro. Lo vedo quasi tutti i giorni. Mi guarda con odio e disprezzo quando c’è gente attorno. Ma quando parliamo da soli è amichevole, anche se cerca di scappare da me… come se io lo spaventasse. È un essere strano, però mi manca. Sono in psicoterapia. La psicoterapeuta mi ha detto, parole testuali “dovresti ringraziare per non aver avuto una figlia con lui. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. È un uomo che non controlla i suoi impulsi”. Dovrò fare psicoterapia per molto tempo. Supererò tutto. Ne sono certa[11].

Cosa dire dopo questo elenco di testimonianze?

Forse niente: ci basta comprendere che l’amore e la felicità sono due obiettivi difficili da raggiungere perché richiedono equilibrio e serenità, introspezione e rispetto per noi stessi. Insistere nel ricavare da uno psicopatico ciò che ci manca per raggiungere un livello sentimentale adeguato ai nostri sogni è calpestare la vita stessa che, come affermiamo in questo blog: è l’unica opera d’arte che possediamo. (C.l.d)

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[1] Vide https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/15/gaslighting-il-battaglione-delle-amazzone-pazze-del-perverso-narcisista/ e https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/06/21/sabbia-negli-occhi-la-comunicazione-perversa/

[2] http://www.vice.com/it/read/mio-padre-narcisista-perverso-725

[3] http://www.marietan.com/material_psicopatia/psicopatahisterica.htm

[4] http://psicopatia-narcisismo.blogspot.it/2008/10/los-rasgos-psicopticos.html

[5] http://www.marietan.com/material_psicopatia/lucas_parasito.htm

[6] Vide anche https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/02/29/i-narcisisti-perversi-e-i-loro-amici-charlie-brown/

[7] http://www.marietan.com/material_psicopatia/cartasmarcadas.htm

[8] Idem.

[9] http://psicopatia-narcisismo.blogspot.it/2008/10/los-rasgos-psicopticos.html

[10] http://www.marietan.com/material_psicopatia/cartasmarcadas.htm

 

17 pensieri su “Quel mostro chiamato psicopatia, testimonianze e riflessioni

  1. Cara Claudileia, tutte cose ben spiegate e vere e interessanti. Faccio presente però – e scusami se, come sai, mi ripeto – che le stesse situazioni possono darsi per un uomo che le subisce da una donna (tutte e non solo quelle riportate nell’esempio n.2, unico se non ho letto male in cui si parla di una donna psicopatica di cui si evidenziano solo comportamenti erratici). Uno psicopatico potrebbe benissimo essere “una psicopatica”. In tutti gli esempi il “lui” essere benissimo una “lei”.
    Non sono certo io l’unico uomo (basta controllare gli innumerevoli blog simili a questo in USA o Francia per vedere che non c’è alcuna distinzione di genere quando si parla di psicopatici e non andrebbe fatta perché come si vede anche in questo blog l’effetto per le vittime è un disturbo e un danno serio e complicato) ad aver vissuto tutto questo che vedo scritto con tanta chiarezza qui. Vedere però parlare quasi solo di uomini psicopatici mi fa male (e anche paura). E mi fa stare male anche perché come ho già scritto in questo blog (e come ho visto in molti blog americani) donne psicopatiche usano per manipolare ( non solo conoscenti ma intere corti) il fatto di essere donne e il fatto che ci sia un attenzione particolare (e giustamente io ritengo) per le violenze verso di loro. E difendersi da loro in situazioni intricate create da loro e dove queste persone mentono continuamente (esattamente come i loro analoghi maschi) è ancora più complicato e delicato. Non sono io a dirlo, è scritto ed evidenziato in molti forum (ma spesso non italiani). Io non credo affatto che i disturbi del Cluster B e soprattutto i loro effetti negativi sulle persone (che siccome voglio salvarmi mi interessano di più dei motivi del perché uno o una ha uno disordine nel Cluster B) siano una questione di genere maschile o femminile.

    Onestamente io ho vissuto sulla mia pelle tutto, ma proprio tutto (e anche di più) quello che leggo qui scritto e faccio e ho fatto un’enorme fatica a cercare di far capire alle persone che mi hanno aiutato e anche a me stesso che non fossi io lo stronzo o il malato.
    Ti invito a immaginare come si sentirebbe una donna che ha vissuto tutto quello che c’è scritto in questo tuo post e vedesse che invece si parla quasi sempre solo o esclusivamente di donne psicopatiche e quasi mai di uomini.

    Io mi sento una vittima, sono stato ingannato, preso in giro, denigrato, maltrattato psicologicamente, verbalmente, fisicamente. Ho quasi completamente distrutto tutta la mia vita, familiare, sociale, lavorativa, finanziaria e intellettuale, dietro una di questa persone. Sono costretto, di fatto per paura e vergogna, all’anonimato per intervenire nel tuo blog. Mantengo con grosso sforzo psicologico un No-contact e mi devo difendere da tentativi di tutti i tipi, insidiosissimi e ambigui, di risucchiarmi dentro.
    Mi indebolisce, vedere che si faccia anche la pur minima confusione sul fatto che sia una cosa che abbia a che fare con il genere. Io non credo che i disturbi del Cluster B siano una questione di genere maschile o femminile.

    Spero questo commento non ti appaia uno sfogo. Nel caso scusami, non lo è. Spero possa prenderlo come un contributo perché quello vuole essere. Io certo sono molto provato e scosso da tutto ciò che mi è accaduto e sono sensibile all’argomento. Leggo sempre con interesse ciò che proponi e scrivi e trovo il tuo forum tra i migliori che abbia visto.

    Segnalo a te e ai tuoi lettori queste due pubblicazioni (che magari già conosci) che ho trovato interessanti. La prima è scritta da uno psichiatra italiana e parla di donne. La seconda è una guida alla comprensione di ciò che succede quando sei con una di questa persone e alla tua guarigione e salvezza. Libro che io ho trovato davvero di grosso aiuto e scritto in un linguaggio semplice e diretto. Mi ha fatto e mi fa molto bene leggerlo.

    1. Sfamami. Storie cliniche di donne fasmidi tra Eros ed Anteros
    Paolo Raneri, 2015

    2. Psychopath Free (Expanded Edition): Recovering from Emotionally Abusive Relationships With Narcissists, Sociopaths, and Other Toxic People, 2015
    Jackson MacKenzie

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    1. Caro Anonimo, comprendo il tuo rammarico quando leggi articoli che ci offrono un ritratto dettagliato sopratutto dell’uomo perverso e più di rado della donna. Faccio un mea culpa in questo senso, tuttavia ti pregherei di ragionare sulle motivazioni di fondo che mi hanno portato a creare questo blog: qui parliamo dell’ultimo gradino di narcisismo, quello maligno o perverso, della psicopatia allo stato puro, quella che porta prima o poi un individuo a fantasticare di uccidere la propria compagna per salvaguardare la sua libertà. Sono troppe le donne massacrate dai propri compagni, le donne che ignorano il pericolo che corrono e che continuano imperterrite a sperare nel fantomatico cambiamento del perverso. Hai ragione su quanto hai scritto: il dolore che prova un uomo distrutto psichicamente da una donna perversa è terrificante e dico di più: di solito gli uomini mettono più tempo per superarlo, più ancora delle donne, perché non ammettono di soffrire e quindi si chiudono per lunghi mesi o addirittura anni arrivando alla depressione cronica prima di chiedere un supporto psicologico adeguato. La donna danneggiata da un perverso ha più facilità nel comunicare il suo dolore, l’uomo, se troppo condizionato dalla società teme di più il giudizio altrui sulla propria fragilità e si auto condanna al silenzio. E’ un vero peccato perché mancano testimonianze dettagliate, all’insegna di quelle delle donne. Il prossimo articolo che tradurrò sarà questo http://www.marietan.com/material_psicopatia/misteriosa.htm , ho già tradotto una parte su questo blog, ma ora lo farò integralmente. Credo sia il ritratto di tante donne perverse raccontate da un uomo disperato… GRAZIE per i tuoi commenti. E poi, credimi, non sono di parte soltanto perché sono donna, anzi, uno dei miei romanzi “Nessun requiem per mia madre” del 2012 è il ritratto spietato di una madre e moglie perversa fino al midollo, una che si porta sulla tomba i figli, castrante e diabolica. That’s all. Un abbraccio forte!

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      1. Buongiorno, volevo raccontare la mia triste esperienza. Io oltre ad avere sposato uno psicopatico, ho lavorato con una psicopatica manager belga anoressica che dopo due anni che me ne sono andata ancora quella pazza mi spia. Ha un metodo sofisticatissimo di spiarmi non rilevabile dalla polizia postale. Quindi ho provato a diffamarla sul posto di lavoro ma ha fatto passare me come una stalker! Il marito fa il suo schiavetto, nonostante sia il suo zerbino, lo stesso mi ha raccontato che usa con lui la privazione del sonno da due anni, perché sono la sua ossessione e spia anche i movimenti di mia figlia appena diventata maggiorenne! Rasenta la pazzia, ma lui lo schiavetto non riesce a reagire perché questo mostro belga, psicopatica narcisista maligna gli ha fatto il lavaggio del cervello, dicendogli che è giusto fare reato, spiar.i in casa 24h su 24 sono la sua ossessione! Spia anche la baby sitter di suo figlio perché non si fida di nessuno, nemmeno del suo schiavetto, e dato che lui non voleva figli con lei si è fatta bloccare il ciclo dicendo al compagno schiavo di andare tranquillo, e così per ben due volte! Lui ogni tanto in codice, mi chiede aiuto ma io non so cosa fare più se non dirgli di denunciare questo mostro assatanato! Al cane del suo compagno ha provato a dare da mangiare spine appuntite e a me aveva regalato del cibo manipolato, pensavo di morire! Scusate lo sfogo ma come si levano dalla vita questi esseri tremendi? Grazie a chi mi aiuterà, catia

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  2. Caro Anonimo,
    cerca il sito del Dr. Enrico Maria Secci (psichiatra italiano). Proprio oggi ha pubblicato un libro che un articolo che troverai interessantissimo. Parla proprio delle vitime o meglio “complementari” come vengono giustamente chiamati in questo blog nel caso siano degli uomini. Fa delle considerazioni condivisibili ed interessanti. Di solito in questi blog si parla al femminile perchè la maggior parte dei casi riguarda donne ma è ben noto che la relazione drammatica riguarda anche gli uomini. Un caro saluto

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  3. CIAO Anonimo,
    purtroppo la psicopatia e’ una malattia mentale e causa danni enormi alle vittime uomini o donne coinvolte in relazioni tossiche.
    Mi piacerebbe conoscere la tua storia noi donne come vedi ci apriamo non abbiamo
    paura di essere scoperte al massimo ci mettiamo un nickname che ne so scegliene uno micetto, tigretto, vedi tu…
    Se sei a Roma potremmo incontrarci si sta palesando l’ipotesi di aprire un’associazione di ascolto per tutti gli abusati dal plagio , un parere maschile sarebbe di grande aiuto e incoraggiamento per molte di noi oramai incredule a ricredere nell’altro sesso.
    Comunque se ti dovessi dare un consiglio leggiti Topolino e vivi la tua vita senza pensare piu al passato al male causato dai vampiri affettivi.

    Ci aggiungere una tisana e una bella meditazione per ripulire la mente ed il corpo.

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    1. Mi associo all’iniziativa. Anch’io vivo a Roma. Ho già contatattato Marina privatamente per e-mail. Purtroppo cara Eco non è così facile dimenticare. Ma col tempo, piano piano, ci riusciremo.

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      1. Ciao Anna, anche io vivo a Roma e, ovviamente, quale complementare di un perverso per quasi 20 anni, ho scoperto e seguo questo blog da poco tempo.
        Ho letto che stavate organizzando un gruppo e mi piacerebbe unirmi. Sai cortesemente darmi informazioni?
        Grazie. Un abbraccio

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  4. Sono mesi che ho pochi momenti di lucidità, uno dei quali mi ha convinto a farmi aiutare da uno psicoterapeuta.
    Perchè rendersi conto che la propria vita è una farsa è veramente duro, specialmente per chi pretende di essere sempre il migliore.
    è difficile scrivere ogni parola, perchè ti è difficile dire la verità in ogni singolo momento, persino nell’anonimato, persino solo a te stesso.
    Sai che quello che dici potrebbe far parte ancora del copione, non sai distinguere il limite, è uno sforzo vivere e fare qualsiasi cosa per se stessi.
    Mi chiedo: vale la pena vivere così?
    o meglio: si può essere degni di vivere così?
    Perchè quello che non rispetto e che non ho rispettato in fondo è il valore della vita stessa.
    Se ne avessi conosciuto il valore, come avrei potuto gettare al vento la mia vita facendone un teatro?
    Bisogna agire prima, si strapagano i professionisti che insegnano nelle università, ma non dovremmo avere bisogno di grandi maestri se arrivassimo maturi psicologicamente a quell’età.
    I veri professionisti dovrebbero accompagnarci nei primi anni di vita per evitare la crescita di personalità subdole come la mia.

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    1. Caro Anonimo, l’unico a poter distinguere la realtà di ciò che senti da un copione recitato nei momenti in cui sei giù sei proprio tu, ovviamente affiancato da un buon professionista che sappia comprendere se il tuo livello di narcisismo è davvero patologico. Quando non sappiamo più distinguere chi siamo perché le figure genitoriali non hanno saputo, potuto o voluto indirizzarci affettivamente ci tocca lottare con le risorse che abbiamo a nostra disposizione per vivere meglio. Personalmente non credo che un/a narcisista perverso/a arrivi mai al livello di consapevolezza del tuo messaggio, quindi l’unico consiglio che posso darti è quello di non ingabbiati da solo e di cercare aiuto il prima possibile.

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  5. Salve,
    purtroppo sto uscendo da un paio di mesi da una di quelle situazioni surreali che mai avrei creduto potesse capitarmi.
    Non vado molto fiera di quello che è successo, o meglio lasciato accadere… per meglio spiegarmi posso dire di avere incontrato una persona due anni fa, io e mio marito ormai litigavamo spesso, avevo perso mia madre l’anno prima… avevo una figlia e ne avrei voluta un altra, am le cose non andavano bene.In tutto questo si è inserita questa persona, e dopo una settimana che lo frequentavo quasi giornalmente anche per lavoro decido di parlarne con mio marito. Mi rendevo conto che era poca una settimana ma allo stesso tempo sentivo che qualcosa in me stava nascnedo e non potevo fare finta di niente a casa.. anche se non ero sicura di essere innamorata. Passa il tempo e cominciano le litigate, richieste mie di chiarimenti e continui allontanamenti di lui… mi parlava dell’altra persona come una nemica, io non capivo nulla ma allo stesso tempo ero contenta che qualcuno mi parlasse e di piacergli…diceva che mi amava.. io dicevo che provavo qualcosa ma di avere bisogno di un attimo di tempo perche era successo tutto troppo velocemente.
    Dopo un po di mesi di discussioni capisco che qualcosa non va… nel senso che c’è sempre una scusa… il tempo passa… decidiamo di fare un figlio io e mio marito, mio figlia cresce emi sento in colpa.. ne parliamo e anche se abbiamo avuto dei problemi decidiamo di vivere il momento, entrambi ci sentiamo in colpa per nostra figlia.
    I problemi vanno avanti, dal momento in cui decido di avere un figlio il suo atteggiamento non cambia nei mesi successivi… a volte lo sento vicino anche nella gravidanza altre volte e spesso scompare… come ha sempre fatto dall’inzio. Nei week end, scompare poi si fa rivedere dopo anche domande importanti facedno finta di nulla dopo giorni.. davanti agli altri mette in scena la recita… va tutto bene e se siamo arrabbiati basta che io sia carina e gentile e allora è disponibile altrimenti rimane in silenzio… anche nei messaggi che mi manda.
    Fin dall’inizio mi bersaglia di messaggi… quando però avrei bisogno io.. o chiedo semplicemente di starmi vicino anche incinta non è presenluite… devo rispondere ai suoi messaggi quando vuole lui se no tanto non si fa risentire… non so come spiegarlo… pur non chiedendomelo direttamente mi fa sentire in colpa tramite piccole frasi e mi sento in prigione…NAsce il figlio e comunque continuano le discussioni.. per quel poco che lo sento… vorrei solo avere un rapporto normale da amico ma non è possibile..gli dico che comunque gli voglio bene… che provo le stesse cose dell’inzio ed è vero.. mi dice che il figlio ha cambiato il suo pensiero e che non prova nulla ma comunque si fa sentire… devo sempre state ai suoi ritrmi… a volte sembra mandare mail in cui si apre.. cerco di rispondergli.. anche nei messaggi si lamenta sempre.. parla sempre e solo di se.. sembra non realizzare che la mia famiglia e il bambino mi prosciugano.. quasi non mi chiede come va…
    Nel frattempo si affeziona sempre piu ai miei colleghi. mentre all’inizio mi coinvolgevano di piu anche loro incomincio a sentirli meno per via della gravidanza a anche di strane battute… o modi di fare… anche lui mi parla sempre meno di quando a volte al lavoro si trovano a mangiare.. cosa che prima facevo anche io normalmente.. è come se piano piano mi avesse esclusa… Nei mesi cerco di stare tranquilla… sentirlo sempre meno.. lui si fa sentire… lamentandosi perche è al lavoro… poi sparisce con la sua ragazza.. poi si fa risentire… cerco di staccarmi sempre piu perche sto male ogni volta che lo sento…
    Mio marito se ne accorge… capisce che questa persona mi sta facendo piu male che bene.. non so come ma non mi lascia e mi vede distrutta… mi aiuta… io inizio a pensare di avere vissuto un incubo ad occhi aperti in cui avrei solo voluto un rapporto normale ma non ne ero all’altezza.
    Mi faceva sentire cosi.. ogni mia richiesta doveva essere gentile… allora se nonc hiedevo e a lui andava faceva qualcosa, doveva essere luia decidere… se chiedevo eero una rompicoglioni…
    Piu andavo avanti piu ero frustrata… i suoi silenzi aumentavano sempre piu.. diceva che avrei potuto dirgli qualsiasi cosa e non sarebbe passato… si arrabbiava sempre qualsiasi cosa gli dicessi… questo fin dall’inizio.Dopo l’estate mi scirve una mail in cui mi dice di avere lasciato la ragazza.. troppe tensioni..mi dice.. e io un po mi sento responsabile. Penso che avrei potuto parlarci e litigare meno… gli scrivo una mail in cui mi offro di ascoltarlo e sentirlo sfogare quando avrà voglia di palrare.. mi arrivano in risponsta una valanga di insulti, che non voleva niente da me… e alla fine a mia risposta… mi risponde che se la è presa con me perche il periodo è cosi e ci sono andata di mezzo anche io.
    Tre mesi fa circa sono tornata al lavoro… tra alti ebassi speravo che avrei potuto mantenere un rapporto come lo ho con altri collleghi… ma mi sbagliavo.. io cercavo di invitarlo e sminuiva quello che facevo… anche a natale… e quella è stata la ogccia che ha fatto traboccare il vaso.. mentre io avevo cercato di non escluderlo lui pensava solo ai suoi colleghi… mi ha esclusa… piu di una volta e miè venuto un attacco di panico davanti agli altri perche ancora avevo creduto in lui. Forse lui pensava di avermi gia conquistata.. quindi passava a conquistare gli altri con le stesse modalità.. ha fatto coi miei colleghi le stesse cose che faceva con me… identiche… davanti ai miei occhi… mi ha letteralmente rimpiazzata con loro.
    Dopo aver visto anche questo mi dovevano operare e sono stata a casa un mese, no contact assoluto anche perche volevo farcela da sola finalmente e iniziavo a stare meglio. Torno al lavoro dopo un mese e riaprendo un programma vedo che mi aveva chiesto come era andata l’operazione… ci casco… provo a berci un caffe e mi fa sentire in colpa per quel mese… mi dice che è morta sua nonna che era in ospedale il giorno dopo la befana e… fa la vittima… ma un mio collega mi aveva detto che erano a mangiare e bere insieme alla befana e glielo ricordo… oltretutto parole sue… non ha mai sentito nulla per i suoi parenti.. gli chiedo comunque come si sente. Non mi chiede dell’operazione… io gli spiego che almeno davanti agli altri non dovrebbe fare la recita e che alcune cose non mi sono piaciute… ricomincia una discussione in cui decido di non farmi piu sentire… sto malissimo e mio marito lo vede.. mi chiede che diamine è successo perche nel mese a casa ero felice coi miei figlie e lui.
    Provo a spiegarglielo e decido di staccare di nuovo per qualche giorno, lo tolgo da facebook, dove lui continua come se niente fosse e mettere i suoi like alle amiche e commentini, vorrei aparlare a questo ragazzo e salutarlo per cinque minuti ma quando cerco il contatto io mi dice che a mala pena mi saluterà se mi incontrerà. Da allora zero.. non lo voglio sentire non mi interessa.. e tutt’ora non riesco a capire se la narcisista sono stata io oppure lui.. perchè so che in qualche modo gli ho fatto male anche io.
    Sicuramente abbiamo una visione del mondo difefrente, lui bianco e nero.. su tante cose schematico.. le sue ragazze dovevano essere di sinistra e in un certo modo… io che non seguo la politica per lui sono stata interessante.. diceva che gli piaceva il mio modo di ragionare… ma mi sminuiva spesso.. soprattutto nel lavoro. QUando parlava della sua ex diceva che era una coinquilina e che non gli aveva chiesto lui di vievere insieme.. che gli dava fastidio quando gli dava bacini… che non avevano vita sessuale e lei non lo cercava.. ma piu di una volta mi aveva raccontato che inr ealta lei lo aveva cercato e lui si era defilato. Tutt’ora, viste le cose che mi ha detto e quello che ha fatto ppiu di una volta, penso che lui abbia un filtro che applica nella realtà.. che quella ragazza che avevo visto come nemica fosse sana, che abbia sofferto molto anche per causa mia… ma lui non gli ha detto la verità.. l’ha lasciata dicendole che non provava piu le cose dell’inzio. Però la tiene in fb con tutte le sue altre ex.. e quando vedo la faccia di quella ragazza che è in crisi e soffre..si vede dal profilo.. mi sento una m.
    Allo stesso tempo pernso anche che ci abbia guadagnato e che se sarà felice nel futuro sarà con qualcun altro. Se non è riuscita lei che era cosi remissiva, che corrispondeva ai suoi canoni di ragazza metallara (lui è cosi…) nessuna potraà mai riuscire a farlo legare.
    Adesso non esco dal mio ufficio per paura di incontrarlo.. lui so che faraà la stessa cosa e fa la vittima piangendosi addosso qualsiasi cosa faccia.. come quando ha lasciato la ragazza.. era giu ma solo per se stesso e faceva la vittima per avere l’attenzione dei colleghi… Ovviamente a loro non ha detto che l’ha lasciata lui la ragazza altrimenti qualcuno gli avrebbe detto che tutta quella tristezza era immotivata.. ha detto che si erano lasciati.
    Potrei continuare ore a raccontare avvenimenti… io so di avere avuto qualcosa che non andava… sono in cura da una psicologa da un anno… mio amrito sta venendo con me a fare sedute di coppia per migliorare il nostro rapporto..
    Tutt’ora confesso di non avere capito ,molto… sono cresciuta in una famiglia abusante.. con una madre che per farla breve mi picchiava quasi tutte le sere… sono stata attratta da questa persona una volta che lei è morta… e so che non era amore… perchè l’amore è tranquillità.. è tutto quello che ho sempre provato nella famiglia che mi sono costruita, amore è non sentirmi in gabbia.. ne sono cosciente.
    MA questa persona è stata un terremoto nel mio mondo… ripeto.. sono emersi dei miei tratti infantili.. degli incubi notturni che pensavo di avere superato della mia infanzia..tutt’ora mi chiedo se sono io la narcisista.. e ci sto male.
    Mi ha distrutta…mi sto finalmente risollevando e ringrazio l’autrice di questo blog.. leggerò anche il suo libro… perchè è uno dei migliori. Mi sta aiutando e mi ha aiutata.. e sto meglio anche grazie a questo e soprattutto ne sto uscendo con il no contaact..
    Sono arrivata al punto di non avere energie per i miei figli… di non avere energie per le mie amicizie… di dover rivalutare uttto e tutti e sto emglio da quando qualche mese fa ho iniziato a fare meditazione… lo ringrazio anche per avermi fatto riscoprire me stessa… perche piano piano mi sto riaffermando.. sto ricominciando ad ascoltarmi.. ma sono stata male.. per due lunghi anni e credo che ci vorrà tanto tanto tempo per ricominciare a fidarmi delle persone.

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    1. Cara Roberta, intanto mi preme dire che hai accanto una persona matura che nonostante i vostri conflitti ci tiene alla vostra famiglia e tantissimo a te, altrimenti non avrebbe mai accettato di mettersi in discussione con la terapia di coppia che state seguendo. Dalla tua testimonianza emergono palesemente l’infinita capacità di sopportazione del tuo marito nel tollerare la presenza ingombrante del tuo collega allumeur e il suo lodevole tentativo di non far precipitare il vostro matrimonio nel buco nero dei rapporti di facciata, ma anche la tua, di sopportazione, perché cerchi ancora di dialogare e di comprendere un individuo che francamente non vale il laccio delle scarpe del tuo marito. Penso a quanto sarebbe bello il vostro rapporto di coppia se questa infinita capacità di sopportazione fosse canalizzata, calibrata e direzionata verso voi stessi, dico reciprocamente, e non nei confronti dei capricci del tuo collega allumista, narcisista, immaturo o chissà cosa! Capisco che per cadere nelle grinfie del tuo collega il vostro rapporto andava proprio male e so perfettamente il quanto la gravidanza può rendere ancora più fragile una donna, tuttavia, non hai fortunamente mandato a monte ciò che davvero conta. Il tuo bene più prezioso ancora ti appartiene, basta alzare la mano per toccarlo: ti puoi permettere di riparare gli errori commessi annusando amorevolmente i cappelli dei tuoi bambini (un tempo trascurati), prima di spegnere la luce della cameretta e di tenere la mano del tuo marito durante le sedute terapeutiche perché siete disposti a salvare il vostro AMORE per non ridurlo mai più alla caricatura di una famiglia. Sì tratta di un’impresa titanica ma, Dio mio, quanto è bella! Quando la tempesta dentro di te finirà sono certa che vedrai tuo marito con altri occhi, ti sembrerà un’altra persona, tutta da scoprire, e anche lui ti vedrà così perché le vostre rispettive debolezze, ma anche la vostra forza verranno finalmente a gala. Non hai alcun motivo per essere terrorizzata da un farfallone che si comporta da clown (nella migliore delle ipotesi!) o da un soggetto narcisista perverso (la peggiore!) e mantieni il contatto zero a vita se la tua volontà di essere felice è davvero genuina. Un fortissimo abbraccio, Claudileia

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  6. Ciao Claudileia, ti ringrazio moltissimo per le tue parole… sei riuscita a capire moltissimo da un messaggio sgrammaticato e impreciso.. in effetti è proprio così.
    Nella confusione per fortuna non ho lasciato le cose piu belle che avevo.. tra l’iniziale “innamoramento” e poi la svalutazione.. ho sempre sentito che le persone a cui piu tenevo erano gia nella mia vita. Dentro ho sempre sentito che qualcosa non andava con quella persona, che quel rapporto era solo una replica dolorosa di qualcosa che non riuscivo ad identificare e che mancava di profondità,ma siccome sapevo che l’amore è serenità, è lentezza e comprensione.. cercavo il bene anche in lui, ma era come cercare nel deserto.
    Poco a poco mi ha logorata, la mia autostima a furia di litigare sui litigi ora è a zero (da una richiesta di chiarimento venivano fuori 100 altre cose.. per litigare del nulla… io la facevo facile.. si parla e c’è un problema e lo si risolve.. ma non avevo capito bene con chi avevo a che fare.. se chiedevo io alla fine non andava bene perche le cose non si chiedono.. non ero abbastanza gentile o non era il modo giusto)., la mia forza anche..eppure anche la sua.. ma mai che desse un segno per smorzare la tensione.. se non erano silenzi erano litigi sfiancati senza capo ne coda perche io chiedevo nel modo sbagliato…e ne uscivo esausta, lui arrabbiato.. nemmeno lui stava bene. Aveva questa continua rabbia che emergeva, ogni volta che chiedevo qualcosa di serio… e cosi spariva poi riappariva come niente fosse. La sua rabbia è oonipresente, se per caso qualcuno non si comporta come vuole al lavoro partono le battute o le campagne.. si circoda delle persone che possono riflettere la sua immagine e fanno quello che vuole.. cioe bere e fumare.
    Penso di avergli in qualche modo fatto intravedere i suoi limiti, senza speranza per sentimenti sia chiaro… penso che arrivato a vedere che qualcosa non andava piuttosto che rimettersi in discussione si sia totalmente radicato ancora di piu nella sua personalità…
    Io quello che potevo fare per lui, cioè dirgli la mia verità e non quella che voleva sentirsi dire su se stesso, l’ho sempre fatto.. gli dicevo che non era normale fumare erba per dormire bene, dato che aveva questa dipendeza.. mi ci mettevo contro e cercavo di fargli capire che fare soffrire le perosne che amava (come la sua famiglia) era una cosa che faceva male prima di tutti a lui.
    Adesso le mie energie non vanno piu a lui.. ma per molto mi sono sentita in colpa… voleva passare da vittima… quando l’ho rimosso da facebook l’ho rivisto trasandato con la barba lunga, anche adesso so che continua a fare le serate coi miei colleghi in cui beve e fuma per stordirsi. So che forse ha una coscienza ma non mi interessa piu, non mi sento più in colpa per lui e non posso fare nulla per aiutarlo.Mi ha quasi ammazzata… mi ha quasi fatto mandare a rotoli la mia famiglia per niente, perche tanto da me non voleva nulla. A volte ho avuto l’impressione che avrebe voluto che mollassi la mia famiglia solo per vendetta sua personale, o per rovinarmi la vita, non so.Ha voluto rinnegare qualsiasi sentimento nei miei confronti.. le ultime volte ho deciso di staccare dopo che mi aveva detto di non provare assolutamente nulla per me… io che invece affetto l’ho sepre provato e cercavo di vedere il meglio ho capito che era sempre peggio. Una persona senza cuore, che ti rinnega perche tu vuoi chiarire una situazione o litighi perche ti senti trascurata. A volte mi sembrava geloso, per la passione che ci mettevo nel parlare dei miei interessi (palestra e violino)…è diffciile da spiegare. E ci sono stati dei momenti in cui stavo cosi male che pensavo di mollare tutto e tutti ebasta, e forse quella sarebbe stata la scelta piu coerente, ma alla fine sentivo anche nel profondo che quell’amore per la mia vita e tutto quello che avevo costruito non si era spento. E così sono rimasta, e così stiamo lottando… non perchè avessi paura di rimanere sola, ma perche ci credo ancora.. e anche nei momenti piu bui quando sentivo una canzone di amore mi immaginavo acnora con mio marito vicino.
    So che a certe persone tutto questo può sembraare banale.. ma non si tratta di una storiella finita male… io penso di avere conosciuto una persona disturbata.. non mi interessa etichettarla come narcisista o se ha qualche altro disturbo.. sicuramente non è sincero con se stesso ma ormai questo è un problema suo. Quella persona nella mia vita ha risvegliato una infanzia di privazioni e abusi, e da li è partita la mia crisi, la crisi dei miei valori, la crisi della mia visione del mondo. Da li sono dovuta ripartire, leggere libri di psicologia, riscoprire i miei interessi, riimparare a conoscermi.. senza arroganza riaffermado la vecchia me… ma una nuova me.. piu forte, che non lasci passare queste persone a fare danni nel mio giardino come ha fatto in passato mia madre.Proteggersi.. tante cose le sto imparando adesso.. tante sicurezze che sembravano acquisite le sto ritrovando, magari con un filo in meno di arroganza ma piu semplicità.. e anche per questo lo ringrazio.
    Purtroppo al lavoro ha monopolizzato alcuni dei miei colleghi con cui si trova per fumare erba e bere, cpitava che mangiassimo tutti insieme spesso in passato ma mi ha esclusa e loro ascoltano lui…sono il suo rifornimento narcisistico, ma tanto so che non saranno mai amici.. non lo conosceranno mai davvero..cmq questo non è facile perchè mentre sono al lavoro mi sento come in gabbia.. ho avuto un altro attacco di panico ma cmq sto continuando a mantenere il contatto zero non andando a mangiare in saletta.. non esco dal mio ufficio e sto attenta per non incontrarlo. Devo dire che anche lui non si è piu fatto sentire per fortuna. Se non ci lavorassi insieme, sarebbe stato tutto molto piu facile, perche non avrebe influenzato la mia visione che ho del mio lavoro e dei rapporti coi colleghi gia tutti uomini e quindi per me difficili da gestire.
    Però certamente l’energia ormai la metto nel cercare di recuperare il rapporto con mio marito…hai perfettamente ragione a dire che è una perosna che vale molto.. me lo ha dimostrato tante volte.. avrebbe potutto andarsene..eppure adesso siamo qui.. e siamo felici… io dico non come prima, ma non perche mi mancchi quella persona, perche quella persona è stata un mezzo con cui ho dovuto affrontare la vera identità anche di me stessa.. che cosa voglio dalla vita.. perche gli ho permesso di rovinale le cose piu care che avessi e di usarmi…
    E alla fine poco alla volta, tra lo stress della famiglia e del lavoro credo anche io che ce la faremo… ci siamo fatti un mazzo cosi in questi anni.. e adesso è arrivato il momento di raccogliere quello che abbiamo seminato e stare piu tranquilli finalmente.. negli ultimi quattro anni abbiamo avuto un lutto, due traslochi, questo problema, un neonato… mi pare che davvero siiano abbastanza difficoltà…

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