Charlie Sheen docet. Se le donne più belle del mondo non bastano…

Qualche mese fa siamo stati travolti dalla notizia della sieropositività dell’attore hollywoodiano Charlie Sheen con dietro una schiera di bellissime donne tra attrici, attricette e pornostar pronte a fargli causa per aver omesso di essere portatore del virus HIV lungo l’intera durata del rapporto con loro. L’ultima delle sue donne, Brett Rossi, pornostar di venticinque anni, lo accusa (così come quasi tutte le altre) di essere stata vittima di innumerevoli episodi di violenza familiare per due anni. Le accuse sono pesanti: carcere privato, tentativo di omicidio, pestaggio e costrizione ad abortire, certamente a causa della paura dell’attore nel ritrovarsi con un figlio malato, il tutto ovviamente senza spiegare chiaramente alla compagna i motivi del suo terrore.

Non bastasse il quadro agghiacciante, la polizia di Los Angeles ha fatto trapelare in queste ultime settimane una serie di intercettazioni telefoniche secondo le quali l’attore era alla ricerca di un killer per uccidere Brett Rossi, essendo disposto a pagare 20 mila dollari ai sicari per porre fine alla vita dell’ex compagna[1]. Movente: la richiesta di risarcimento della donna, valutata in 5 milioni di dollari per le vessazioni subite.

La triste metafora del divo di Hollywood risulta un interessante punto di partenza per comprendere non solo la mente perversa, ma anche quella di chi lo divinizza. Le donne di Sheen, tutte molto belle e aspiranti attrici, avevano qualcosa in comune: la convinzione di amarlo o quantomeno di godersi la montagna di soldi e di contatti dell’attore.

Il potere, che può suonare un po’ superficialmente l’unico motivo di attrazione per un’aspirante attrice ambiziosa non giustifica tutto. Per agire come la sua infermiera Amanda Bruce che ha confessato di aver avuto rapporti non protetti con l’attore quotidianamente per quasi otto mesi ci vuole ben altro. Leggiamo le sue dichiarazioni dopo essere stata accusata dai medici di giocare a roulette russa:

Voglio dire, se lo avessi incontrato una sera e avessi deciso di rischiare direi ‘ecco, è stata una roulette russa’. Ma la realtà è diversa. Ci siamo conosciuti a vicenda e ci siamo impegnati ad avere rapporti sessuali non protetti. Eravamo una coppia, io ero innamorata di lui. ‘Inizialmente l’abbiamo fatto con le protezioni adeguate, per poi farlo senza preservativo una volta deciso che saremmo stati una coppia chiusa. Quando si ama qualcuno, per davvero, ci si vuole avvicinare a lui. Era qualcosa che volevo condividere con Charlie’[2].

La logica perversa di questa dichiarazione non fa una piega. Tutto è relativo. Se mi ami rischi la vita per me. L’infermiera non risulta sieropositiva per aver ingerito farmaci antiretrovirali prima di ogni rapporto con l’attore. La stessa sorte non è capitata a un numero imprecisato di donne.

Per queste donne i desideri del divo avevano una corsia preferenziale. Lo idolatravano come un semidio con accesso illimitato a un registro esclusivo di potere. Charlie Sheen era il padrone dei loro corpi e del loro desiderio inconscio di annientamento. La loro bellezza scontata rientrava perfettamente nei canoni estetici hollywoodiani, tutte rigorosamente bionde da capogiro disposte a immolarsi sull’altare del narcisismo distruttivo di un uomo seriamente squilibrato perché ricco. Charlie Sheen era per loro l’invidiato modello da ostentare sotto i riflettori a qualunque prezzo, era tutto ciò che gli uomini normali volevano essere ma non erano, anzi, era loro rovescio. Accanto a Charlie Sheen queste donne non si sentivamo amate, ma invidiate dal mondo intero. Si trattava non solo di uno scambio di interessi del tipo “la tua fama per il mio corpo”, ma anche di narcisismi a più livelli e gradi.

Le belle donne, tuttavia, non bastavano all’attore (le belle donne non bastano mai a un perverso!). Ci voleva la droga, il sesso con altri uomini e trans con diritto a eccessi di ogni tipo venduti poi alle principali riviste di gossip americane con tanto di filmato: i dieci milioni di dollari sborsati dall’attore per difendere il suo rifugio dagli occhi indiscreti, cioè fuori dal circuito esclusivo e ristretto di Hollywood e lontano dagli occhi dei suoi milioni di fans erano stati un’altra spesa inutile.

Ma da dove nasce la bulimia dei perversi per le situazioni a rischio? Ricchi o poveri, famosi o della porta accanto, cosa accomuna Charlie Sheen con il resto dei comuni mortali che coltivano il seme della perversione nella vita quotidiana fino a farlo diventare un grande albero che getta ombre su tutti loro rapporti interpersonali?

Leggiamo le parole dello psichiatra, filosofo e psicoanalista argentino Juan José Ipar, professore della Scuola Superiore dei Medici Psichiatri di Buenos Aires:

La festa sadica è caratterizzata precisamente dalla mescolanza: in lei si riuniscono indiscriminatamente religiosi e laici, nobiltà e plebe, giovani e vecchi, parenti lontani, animali, ecc. In queste occasioni viene elaborata una messa in scena che ha per compito infrangere la maggior quantità di tabù possibile, le leggi, i precetti o pregiudizi. Le differenze e le gerarchie sono viste quindi come l’effetto e l’espressione della legge, ecco perché l’essenza dell’atto perverso è la trasgressione o, più direttamente, il crimine.

(…) l’ideale per questi individui è quello di dedicarsi in pieno all’arte, vivere circondati da oggetti belli ed esotici che facciano ritornare all’Io un riflesso lusinghiero della propria grandezza e superiorità. Ambienti con diversi specchi negano la realtà, così come ornamenti suntuosi e decorazioni artificiose rinforzano l’intenzione di allontanarsi dalla Natura ed è ciò che costituisce lo scenario nel quale si muove l’esteta perverso. La Natura è ritenuta grezza, ripetitiva, noiosa e incompiuta. L’arte, al contrario, è protesta e affermazione (Behauptung) del proprio Io fronte all’Io naturale e la sua regolarità.

Lo stile, tanto letterario quanto pittorico deve essere ricercato e riservato a pochi perché possa essere compreso e apprezzato da pochi intenditori nelle loro chiavi e misteri[3].

Dunque, i piaceri perversi così come il loro modus vivendi sono roba da “intenditori”, da ‘uomini di mondo’. Inutile spiegarli ai comuni mortali, tanto non lo capirebbero. Per i perversi l’intercambiabilità delle donne è motivo di invidia per i soggetti non perversi, così come mangiarsi prelibatezze, concedersi dei lussi, sfoggiare belle macchine, ecc.

Sbraitava Charlie Sheen nel 2011: «Io sono pazzo. Io sono vero. Io sono stanco di sentirmi dire che sono normale. Io bipolare? Io sono un bi-vincente. Io sono uno stregone. Io ho il Dna di Adone. La mia droga si chiama Charlie Sheen. E scusate se la mia vita è molto più pimpante della vostra»[4]. Tutto ciò subito dopo aver confessato di guardare giorno dopo giorno Apocalypse Now per paragonarsi al padre, che riteneva molto più bravo di lui.

La sua adorazione verso l’indimenticabile personaggio del padre, il giovane capitano spedito in Vietnam per sconfiggere il Colonnello Kurtz, interpretato da Marlon Brando, portò Charlie Sheen a tatuarsi intere frasi del film sul corpo per poi affermare convinto: “Io sono tutti quei personaggi!”

In effetti lo è, perché sprovvisti di identità propria ci perdiamo nella selva scura.

Ricordiamoci che i perversi avranno SEMPRE qualcuno che li difenderà a spada tratta SEMPRE: un padre, una madre, un’ex, un amico Charlie Brown, un figlio, una moglie, una fidanzata o un’amante devota, ecc. Lo difenderanno anche e soprattutto perché lo ritengono “vero”, sincero, un ‘ragazzo’ o una ‘ragazza’ problematici ma con tante altre qualità!

«Mio figlio ha avuto molto coraggio a raccontare tutto in TV» disse il padre, l’attore Martin Sheen, «È stato un gesto incredibilmente coraggioso e l’ha compiuto mio figlio. Spero che sia il suo primo giorno da uomo libero»[5]. Il figlio ovviamente gli fece ecco promettendo donare una parte dei suoi soldi alla ricerca… prima, però, aveva altre faccende da sbrigare: porre fine alla vita di un’ex.

Sempre secondo la linea del prof. Juan José Ipar:

L’estetica come incessante ricerca del bello è, diciamolo, un tratto molto elevato di molti soggetti perversi e molti di loro hanno un’elevata dipendenza dagli esseri e dagli oggetti belli, i quali sembrano funzionare come una rassicurazione contro l’angoscia. Ma qui ci interessa una certa specifica angoscia: l’universale angoscia fronte al destino ineluttabile che aspetta a tutti noi, cioè, la morte. L’angoscia nei confronti della morte può presentarsi, di rimando, come paura di invecchiare perdendo così la freschezza, la galanteria e la postura dei giovani. Ma questa paura esagerata della morte e della decrepitudine sono eccessive in questi soggetti in quanto, come abbiamo visto in Don Juan Tenorio, i soggetti perversi – ammettiamo provvisoriamente che i libertini siano perversi – vivono con la paura continua di essere puniti con la morte per i loro crimini reali e immaginari e che la morte sarebbe per loro il compimento di un destino comune a tutti, cioè, la definitiva castrazione. In tutte le novelle di Sade, si osserva che il libertino ha la sua stanza dei piaceri in un luogo  remoto e inaccessibile per mettersi a riparo dell’arrivo inopportuno della polizia. (…) il libertino ha rimpiazzato la madre con un insieme equivalente a “tutte le donne” oppure con “tutti i piaceri”, che segna una forte identificazione con un padre primitivo, in possesso di uno sciame di donne. Il Grande Amante, L’Incomparabile, Il Padrone, ecc. sono tutte raffigurazioni di questo ruolo che molti perversi immaginano di personificare e che è la base di questo senso di superiorità e sufficienza che li portano a vantarsi. Per un perverso i soggetti nevrotici, quelli che hanno rinunciato all’insieme di “tutte le donne”, sono persone che si sentono mortificate per avere avuto molto meno di lui.

Per un perverso il bello è quindi l’opposto del castrato e, per essere ancora più preciso, essendo l’opposto è ciò che meglio serve come telo o copertura perché produce fascino. Non accaso la parola fascino proviene dal latino fascinum, membro virile. Poiché per un perverso, in qualche modo, ciò che genera piacere e incanto deve per forza averci a che fare con il pene[6].

Non c’è da meravigliarsi che la bulimia affettiva, la ricerca di rapporti compulsivi con il sesso femminile stile Charlie Sheen sia il rovescio della medaglia della paura dell’omosessualità. Nel caso dell’attore la ricerca di rapporti sessuali con altri uomini o transessuali, avendo sempre una schiera di donne come alibi o scudo è il sintomo di una mancanza di identità sessuale appagante e rasserenante: il sesso non è gioia, ma ossessione che porta all’annientamento e distrugge l’esistenza. La mancanza di un’identità di fatto, poi, ha portato l’attore a desiderare di diventare l’immagine e somiglianza del padre. Si tratta di una situazione molto comune ai “figli di”, tristemente noti per la spirale distruttiva quando hanno difficoltà a dissociarsi dell’immagine paterna.

Ricollego le parole del prof. Ipar all’articolo che ho scritto su questo blog qualche mese fa: “Le “macchine della verità”: appunti sul trionfo narcisistico nell’ambito della prostituzione trans[7], frutto dell’inchiesta fatta in occasione del mio ultimo romanzo. Nell’articolo spiego che l’odio profondo verso la figura femminile va a braccetto con l’adorazione del fallo nei maschi attratti da transessuali. Si tratta di un’adorazione atipica perché fondata sull’odio che traspare dai commenti violenti, misogini e sessisti lasciati nei blog di forma anonima da uomini che si professano sposati, fidanzati o semplicemente “amanti delle trans” perché “super femmine”. In questi specifici siti, diversamente dagli altri nei quali prostituti maschi e femmine vendono le loro prestazioni, la figura femminile viene demolita e denigrata perché appartenente a un “sesso menomato” per usare una delle espressioni che ha raccolto maggiore consenso tra i visitatori dei siti oggetti della ricerca.  Le trans sono, quindi, “le donne vere”, le più brave, le dee del sesso, loro sogno proibito… finché hanno un pene.

La costrizione mentale di dover esibire donne sempre diverse, scelte esclusivamente per l’apparenza e non sulla base dell’emozione che suscitano ha un suo perché. Siccome non provano alcunché per nessuno, ciò che conta è esclusivamente il giudizio degli altri sul loro presunto potere di conquista: per sopravvivere psichicamente sentendosi “il migliore” un perverso ha bisogno di un’amante, di una donna o di un uomo che non necessariamente appartenga ai suoi canoni di bellezza più arcaici e profondi, ma che serva a soddisfare gli istinti della platea del bar. I suoi gusti personali non contano, ma vengono sacrificati in nome dello spettacolo, dell’immagine che vuole dare di sé: mettere in vetrina una bella donna, cioè, sfoggiarla come un oggetto negli eventi sociali attrae gli sguardi degli altri maschi non solo sulla sua donna, ma anche su se stesso. A gonfiarli l’Io sono gli sguardi altrui, non il rapporto affettivo con la sua donna. Non è questo ad appagarlo, ma esclusivamente l’immagine che gli altri hanno di lui.

Inoltre, nell’interpretazione dello psichiatra Hugo Marietán, l’esibizione della donna a una platea vogliosa sarebbe un modo di sublimare l’omosessualità latente di un perverso, rendendo la donna – che si gode l’attenzione suscitata negli altri – complice inconsapevole del suo segreto inconfessabile e ben camuffato sotto i panni di Dongiovanni. Ecco perché la donna serve sempre, anche quando i desideri sono ben altri:

 “(…) uno degli omosessuali non dichiarati che seguivo diceva: se esco con lei e non la guardano gli altri uomini non mi eccito; ho bisogno di fantasticare che altri uomini stiano con lei per soddisfarmi sessualmente.[8]

Continua lo psichiatra:

Qui non mettiamo in discussione l’omosessualità onestamente dichiarata. Ma poniamo l’accento su coloro che usano gli altri, che ingannano i partner  costringendoli a pratiche sessuali che aborriscono e che terminano per acconsentire sotto pressione, grazie all’insistenza e alla minaccia del perverso. È un tema che non ha niente a che fare con le varianti sessuali che arricchiscono la sessualità di una coppia e che fanno sì che il piacere sia durevole nel tempo e che diventi sempre meglio. Parlo qui della cosificazione tipica dei soggetti perversi. (…)

Rilevo che per i perversi tutti sono perversi.  Nella loro mente ci sono quelli che “si esprimono liberamente” e i “repressi”. Le cose, invece, non stanno così. Si tratta unicamente di una giustificativa dei perversi per non essere etichettati come perversi. A molte donne non piace l’idea di immaginarsi sessualmente con un’altra donna. Lo stesso accade con molti maschi, è un’idea che non appartiene a loro. Tuttavia i perversi si barricano dietro il seguente motto: nella coppia tutto è concesso, se c’è consenso. Tuttavia, la maggior parte delle volte il “consenso” è ottenuto a forza di persistere e insistere con comportamenti perversi, incluso minacciare e fare pressione per che ottenere che la partner “acconsenta” alle loro perversioni. (…) i perversi sono CONVINTI che a TUTTI capita lo stesso meccanismo che li induce ad agire così e che TUTTI HANNO GUSTI PERVERSI come loro, con la differenza che gli altri non hanno loro coraggio. Questo modo di ragionare appartiene a una comune distorsione di pensiero: ciò che piace a me, piace a tutti.

Da ricordarsi dalla mattina alla sera: un perverso è perverso sempre e la sua perversità si manifesta in ogni ambito della sua vita. Un ipotetico cambiamento non lo interessa minimamente, essendo convinto della sua superiorità rispetto agli altri.

Ogni perverso afferma di odiare le etichette, ma ama etichettare alla sua volta. Nessuno sarà mai all’altezza del loro ideale di perfezione. Non sarete mai abbastanza magre, intelligenti, ricche, ammirate, vincente, desiderate, rispettate o bombe sexy per un perverso doc. Oppure, ammesso che lo siete già o lo diventerete un giorno, il suo interesse ricadrà sull’ennesimo oggetto impossibile appena raggiungerete l’ideale di perfezione prefissato per voi da lui medesimo.

C.l.dias

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[1] http://www.aceshowbiz.com/news/view/00095962.html

[2] http://www.gossipblog.it/post/462479/amanda-bruce-parla-linfermiera-di-charlie-sheen-abbiamo-fatto-sess0-non-protetto-per-8-mesi

[3] http://www.marietan.com/otros%20autores/El%20esteticismo%20en%20la%20perversion_ipar.htm

[4] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/02/charlie-sheen-fan-psicologi-in-allarme-salvatelo.html

[5] http://www.naplesnews.com/news/national/Martin-Sheen-discusses-his-son-Charlie-during-Naples-conference-351245351.html

[6] http://www.marietan.com/otros%20autores/El%20esteticismo%20en%20la%20perversion_ipar.htm

[7] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/09/04/le-macchine-della-verita-appunti-sul-trionfo-narcisistico-nellambito-della-prostituzione-trans/

[8] http://www.marietan.com/material_psicopatia/homosexuales_latentes_abril2013.html

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