La psicopatia declinata al femminile, quando la ferita è nel cuore di un uomo

Questa traduzione avrebbe potuto chiamarsi LA GRANDE FATICA, per quanto è dolorosa.

Tuttavia è particolarmente significativa, non solo perché la persona psicopatica in questione è una donna, ma perché talmente ricca di dettagli per quanto riguarda gli aspetti manipolativi di questi pseudo rapporti che è impossibile non immedesimarsi, a prescindere del sesso del lettore.

La fatica di questo tipo di interazione, la stanchezza e la sconfitta finale emerge nel suo splendore negativo portando il lettore fatalmente a chiedersi se determinati passaggi della traduzione erano necessari, perché apparentemente ripetitivi. Ciò che a un primo sguardo potrebbe sembrare noioso da leggere, oppure un segno dell’infantilità del testimone, lo ritengo invece necessario alla comprensione del problema e delle conseguenze della manipolazione perversa nella vita quotidiana.

Quando la farsa si conclude il conto è salato: subentra l’ossessione e una speranza infinita che nuoce ulteriormente la persona danneggiata. Parte della testimonianza era stata già tradotta da questo blog nell’articolo La libertà nell’ottica di un perverso narcisista”

Ora la pubblichiamo integralmente con la risposta dello psichiatra H. Marietán.

Buona lettura.

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Fonte: http://www.marietan.com/material_psicopatia/misteriosa.htm

Traduzione: Claudileia Lemes Dias

Completare i dati della persona che si presume affetta da psicopatia

Età: 44

Stato civile: Nubile

Professione, studio o lavoro che svolge: Vendite immobiliari

Luogo di residenza attuale, città e paese: Bogotá- Colombia

Sesso: Femminile

Altri dati di interesse: ha divorziato dopo un anno di matrimonio chiedendo l’annullamento alla Sacra Rota, ha vissuto un rapporto complicato per 6 anni, ma senza che ci fosse convivenza.

Dati di chi risponde al questionario (imprescindibili):

Età: 51

Luogo di residenza attuale, città e paese: Bogotá Colombia

Professione, studio o lavoro che svolge: Libera professione

Sesso: Maschile

Che rapporto ha avuto con questa persona: Fidanzato

Quanto è durato/dura il rapporto: Un anno

Come l’hai conosciuta: Ero un suo cliente

Cosa l’ha attratto/ attrae in questa persona: La sua simpatia

Cosa lo faceva /fa soffrire di più: Le sue bugie, la sua mancanza di rimorsi, l’assenza di sensi di colpa, il rapporto parallelo con il fidanzato anteriore, che occultava con le sue bugie.

SODDISFACIMENTO DI NECESSITÀ DISTINTE

A1. USO PARTICOLARE DELLA LIBERTÀ

Lei pensa che tutto sia possibile?

Sì, lei si sente totalmente libera e crede che la cosa più incoerente sia possibile e deva essere vista come coerente anche da me. Io devo credere in lei e punto. La sua massima è: le donne sono fatte per essere amate, non per essere capite. Quando domandavo perché agiva così non forniva alcuna spiegazione ma tornava alla sua massima: non ho bisogno che tu mi capisca. Si sente libera di violare le regole che abbiamo pattuito nel nostro rapporto di coppia. Non assume alcun tipo di responsabilità della violazione. Gli accordi con il partner non la legano, non sono un freno alla sua libertà. Agisce come se non fosse impegnata in una relazione di coppia, come se non fosse qualcosa di serio, ma di superficiale, non c’è alcuna coerenza tra i pensieri che verbalizza e le sue azioni. Afferma di essere affettuosa, onesta, sincera, dedicata, amabile, collaboratrice, buona compagna, buona amante e, in effetti, era proprio così, anche se era una maschera. All’inizio della relazione la sua rappresentazione era credibile, ero innamorato e la sua maschera m’ingannava. Tutte le sue recite “alla luce del giorno” erano coerenti, ma quando ho scoperto le sue performance “all’ombra” le sue parole hanno smesso di essere coerenti con il suo teatro. Lei fa unicamente ciò che gli trae personale beneficio, è egoista e non le importa niente se produce un danno emotivo. Nelle sue recite trasgredisce i patti che avevamo fatto, è consapevole della trasgressione ma non le importa, semplicemente occulta la cosa, è come una sfida per lei vincere, comprendere che è riuscita a ingannarmi. Sento che lei trae una personale soddisfazione quando mi vede come un bambino che non si rende conto delle cose. Sì, perché lei fornisce tutte le tracce, ma io non le scopro. Ingannandomi, credo che lei si metta in un piano superiore, sente di essere la più furba, la più intelligente, quella che ha tutto sotto controllo e che manovrando i fili può convertirmi nella sua marionetta. Credo che in fondo lei goda dal fatto che io non le creda e che vada alla ricerca della verità mentre continua a raccontarmi bugie per depistarmi sempre che faccio l’investigatore. Credo che lei si senta dominante per il potere di essere l’unica a definire ciò che corrisponde alla verità. Lei è convinta che sia possibile rimuovere un travestimento e prenderne un altro sotto il mio naso e che io deva credere a questa sua nuova recita. Se continuo a dubitare della cosa lei si mette un altro travestimento. Il mio compito è credere a questa nuova performance; mettere e togliere maschere davanti ai miei occhi è un gioco che ama, come se pensasse che gli inganni in serie siano possibili, siano credibili, che non potrò mai scoprirli… è incredibile, eppure mi accusa di mancata fiducia in lei.  Sono io il matto del villaggio, il sospettoso.

Esempio: lei afferma di aver chiuso la sua relazione precedente, però alle mie spalle continua a uscire con questa persona. Crede sia possibile avere due vite parallele senza che nessuno sappia. Per lei barare è possibile; tutto può essere nascosto per mantenere la sua maschera, la sua immagine impeccabile. Le concedo la libertà di uscire con questa persona perché dice di essere confusa e di non sapere cosa prova per me, tanto meno sa cosa prova per l’altro. Le concedo libertà e tempo per chiarire la sua confusione uscendo con l’altro, con la condizione che mi dica quando usciranno insieme. Lei esce con questa persona senza dirmi mai niente. Io colgo la bugia diverse volte. Le informo che verificherò se è andata effettivamente nei posti in cui afferma di essere stata; impassibile come un giocatore di poker, m’istiga a farlo senza esprimere alcun tipo di sentimento. Con impressionante freddezza mi concede il permesso di verificare fornendo pure l’indirizzo e il nome della persona (un cliente con chi stava facendo un affare). Dice di essere stata con lui però, quando vado a verificare, vengo informato che non era mai stata lì e che il cliente non era in città. Ancora sul posto prendo il telefonino e la chiamo, informandola di essere fermo davanti al portone del locale (nel quale lei diceva di essere stata); le racconto cosa mi dicono: che la persona che affermava di aver incontrato era fuori città. Lei non si è tirata indietro, anzi ha continuato a mentire dicendo che la persona in questione, avendo problemi con la propria sicurezza aveva chiesto al portiere e alla segretaria di non dare alcuna informazione agli estranei come me, ecco il motivo. Questa nuova bugia se la inventa per spiegare perché era perfettamente plausibile che fosse stata sul luogo dichiarato nonostante mi avessero informato l’esatto contrario. Questa menzogna la dice con grande freddezza e naturalezza. Le dico che non può essere vero che ha incontrato il cliente restandoci per ben due ore sul posto. Dico che gli addetti avevano consultato la lista d’ingresso delle persone nell’azienda e che il suo nome non era stato registrato da nessuna parte. Con identica tranquillità, immediatamente,  cambia la versione dei fatti e riconosce di non essere entrata, di non aver lasciato il suo nome, di non aver fatto nessuna riunione ma di essersi recata, tuttavia, su quel luogo. Secondo lei aveva timbrato il cartellino e domandato del cliente, anche se il resto del tempo lo aveva trascorso cercando un regalo per me: purtroppo non aveva trovato qualcosa di adatto ai suoi gusti. Percepisco in questo suo discorso una chiara manipolazione affettiva: “Non te l’avevo detto perché volevo farti una sorpresa!”. Credo che con questa affermazione intendesse commuovermi, indurmi a non andare oltre e farmi sentire in colpa per aver dubitato di lei. Le chiedo allora cosa intendesse comprarmi e lei mi risponde una tuta (da lavoro); allora le chiedo dove credeva di prenderla per me. Lei risponde che ci sono dei negozi a pochi isolati, nella stessa zona. Giro a vuoto: non c’è alcun negozio nella zona poiché si tratta di un’area industriale, popolata da grandi capannoni e magazzini di vendita al dettaglio, la chiamo nuovamente e le chiedo dov’è, perché nella zona non esiste questo tipo di negozio ed io ho davvero bisogno di una nuova tuta; dico che vorrei approfittare il viaggio per acquistarla. Lei riafferma la sua menzogna spronandomi a cercare meglio. Ovviamente cerca di incolpare me per non aver cercato bene. Continuo i miei giri ed è evidente che dice il falso. Dopo più di mezz’ora la chiamo nuovamente. Lei ancora una volta cambia versione senza scomporsi e dice che, in realtà, non stava cercando una tuta da regalarmi ma che era andata da quelle parti, in ogni caso, per domandare del cliente. La invito a parlare più tardi quando andrò a casa sua per chiarire la cosa. Vicino a casa sua la chiamo nuovamente per dirle che non aveva senso continuare a mentirmi, insistere di aver impiegato due o tre ore per andare a timbrarsi un cartellino e cercarmi una tuta. Le dico che non c’è più niente da dirsi e che non ha senso andare da lei per chiarire alcunché. Siccome lei giura di voler dire la verità, vado a casa sua. Racconta, quindi, senza alterarsi, di essere andata nell’ufficio dell’altro, (suo ex fidanzato, 5 anni di relazione). E quindi le chiedo perché non ha risposto alle chiamate fatte da me ripetutamente durante quelle due ore e passa? Meno di un’ora prima, quando le avevo posto la stessa domanda aveva risposto così: che quando stava con il cliente nel seminterrato erano andati a visitare la pianta di produzione e che le macchine facevano tanto rumore che non aveva sentito suonare il telefono. Ora però correggeva la versione: il telefono era rimasto dentro la sua borsa nella sala riunione vicino all’ufficio dell’ex fidanzato e che in realtà si era messa a parlare con lui in ufficio. Quindi le chiedo se la sala riunione è prossima o lontana dall’ufficio, se prima era nella sala riunione e poi era andata a parlare con il suo ex nell’ufficio. Mente nuovamente: è andata in bagno mettendo la borsa sullo schienale di una sedia, è andata a parlare e poi ha lasciato l’ufficio chiamandomi subito dopo aver visto le chiamate perse. Dico che non le credo, che una donna porta sempre la sua borsa in bagno e che quando esce non la lascia buttata da qualche altra parte per  andare chissà dove. Non capita a nessuna, le dico. Dopo lunghissimi silenzi e senza scomporsi, la smette con la scena muta e giura di essere andata unicamente a chiacchierare in ufficio, afferma di non aver fatto niente di male; le dico che restare a chiacchierare per due ore in ufficio senza andarci a pranzo a quell’ora non è normale. Fa un po’ di silenzio, stavolta un po’ più prolungato e poi, imperterrita, come se non fossero state abbastanza le bugie precedenti, afferma di essere rimasta a chiacchierare con l’ex fidanzato e di essere andata effettivamente a pranzo con lui presso un ristorante vicino all’ufficio. Nuovamente le chiedo perché non ha risposto alle mie chiamate, e allora mi dice che nel ristorante c’era troppo rumore, afferma di non aver sentito. Le dico: non sarà perché hai messo il telefono nella modalità silenziosa perché non potevi rispondermi, perché non volevi che lui si rendesse conto che a chiamarti ero io, il tuo fidanzato, già… perché di fatto lui non è soltanto un amico ma molto di più per te, altrimenti che senso ha nascondergli il nostro rapporto. Lei contesta, dice che non è vero, che si è dedicata totalmente a me, che lui è soltanto un amico e che sto gettando fango su di lei. L’intera discussione avviene senza che lei esprima alcun tipo di pentimento per avermi mentito. Le chiedo se è andata a letto con lui. Afferma di no ma confessa, senza un pizzico di vergogna, che tre mesi dopo il nostro fidanzamento era andata a letto con lui, essendo rimasta la sua amante per ben due mesi. Stavolta, però, la cosa era diversa: erano andati semplicemente a pranzo, tanto era vero che potevamo pure andare al ristorante e chiedere una copia della fattura. A questo punto mi fermai, non volevo più andare avanti. Passato un po’ di tempo, ha avuto il coraggio di scrivermi: “Il mio unico errore è stato andarci a pranzo con lui”. Cioè, non si sentiva in colpa per le sue menzogne, per l’inganno e l’infedeltà. 

Impedimenti: Tollera frustrazioni e fallimenti?

Non tollera la frustrazione e non riconosce un suo fallimento, dà sempre la colpa agli altri. Non si sente in colpa per nessun tipo di fallimento. Lo riconosce apertamente, ma non si sente colpevole, eppure è la direttrice commerciale e diretta responsabile del risultato delle vendite. Quando  lavorava ancora in società attribuiva la mancanza di risultati delle vendite a una persona che le ‘rubava’ le chiamate in arrivo dai clienti, lasciandola senza alcuna possibilità di risponderle. Dopodiché attribuì al direttore generale e al proprietario dell’azienda il fatto di consentire a un altro reparto, esterno alle vendite, la presa delle chiamate in arrivo dai clienti per incoraggiare la concorrenza interna. Dopo un po’ raccontò che la giunta direttiva aveva applaudito i suoi risultati, così come i suoi progetti futuri. Dopo pochi mesi cambiò versione: erano due o tre mesi che non rispettavano il cronogramma delle vendite e quindi il personale addetto alle vendite non serviva più. Ha fatto dei cambiamenti nel team e immediatamente si dimise senza sentirsi sconfitta, al contrario, sembrava molto felice, perché aveva conquistato l’amicizia di molti clienti che le servivano per continuare a lavorare in proprio, indipendentemente dall’azienda. Ha preso tutte le informazioni dei clienti di questa azienda e così costituì una nuova società.

 A2. CREAZIONE DI CODICI PROPRI

Rispetta la legge e le norme comuni?

No. Le sembrava normale finire il suo rapporto di lavoro portandosi appresso le informazioni dei clienti. Per lei non è stato un furto.

Segue la sua propria legge e i suoi codici propri?

Sì. Infatti, ha portato con sé i clienti con minuziosa premeditazione e con il dovuto anticipo ha preparato il momento di dimettersi.

Manca di rimorsi e sensi di colpa?

Manca completamente di rimorsi e di sensi di colpa, come si possono verificare sia per quanto riguarda la sua vita personale che lavorativa.

Dà la colpa agli altri per i suoi errori?

Ciò che scrivo evidenzia che non si sente in colpa. Anche di fronte a una confessione forzata, con tutte le evidenze contro.

Ripete i suoi errori?

Abbiamo concordato che il nostro rapporto avrebbe continuato perché lei aveva già deciso di lasciare l’altra persona. Il nostro rapporto è andato avanti con la condizione che lei mi tenesse informato sulle chiamate ricevute dell’altro, se usciva con lui o se avevano alcun tipo di contatto. Verificavo che effettivamente si sentivano, ma quando le dicevo lei negava, ogniqualvolta domandavo la risposta era negativa. Questa menzogna è stata sostenuta fino alla confessione di aver pranzato con l’altro aggiungendo, inoltre, di aver dormito con lui un paio di mesi prima.

A3. RIPETIZIONI DEI MODELLI DI CONDOTTA

Ripete le azioni negative nello stesso modo?

Sì. Lei segue sempre lo stesso modello di inganno. Mi chiama per capire cosa sto facendo, dove sono e cosa intendo fare. La cosa si ripete di solito all’ora di pranzo. Questa chiamata la fa dal bagno dei ristoranti mentre l’altra persona attende a tavola. Quando ho scoperto che la cosa funzionava così, lasciavo passare alcuni minuti e poi tornavo a chiamarla, lei allora non rispondeva più al telefono oppure lo spegneva. 

Ha qualche segno che serva di preavviso alle sue condotte negative?

Sì. La chiamata previa o la visita previa. Della chiamata ho già raccontato nelle righe precedenti. La visita previa funzionava così: quando era ancora in coppia con il suo ex, veniva a casa mia alle 7:00 di sera, restava per circa 15 minuti, sempre molto affettuosa e allegra, prima di andarsene verso l’appartamento dell’allora fidanzato.

Altra cosa che faceva era eludere un appuntamento, non fare programmi, non rispondere mai chiaramente, cambiare improvvisamente programma, spesso non rispondere di modo concreto a una domanda precisa oppure cambiare argomento. Di fronte a domande che potrebbero lasciare una persona normale in una situazione scomoda, lei restava impassibile. Rideva in situazioni nelle quali un’altra persona sarebbe rimasta sconvolta, oppure quando commetteva un errore. Erano queste le condotte che anticipavano le sue bugie. Erano un avvertimento che indicava la falsità di quanto dicesse.

A4. NECESSITÀ DI STIMOLI INTENSI

Ha condotte rischiose?

Sì, per esempio non le piace fare sesso con il preservativo. Dà indizi e dati che consentono agli altri di verificare le sue bugie, le cose dette appena prima e poi invitare la persona raggirata ad andare a cercare la verità ben sapendo che le sue menzogne verranno a gala

Si annoia con facilità?

Sì, ma non lo ammette. All’inizio del rapporto sembrava che niente la annoiasse, che qualsiasi cosa detta da me era gradevole. Osservavo un sottile cambiamento in lei e le domandavo se qualcosa non era stata del suo gradimento, se era tutto a posto, ma lei diceva che andava tutto bene, che era tutto a gonfie vele. Diceva di essere abituata a dire le cose molto sottilmente e che nei rapporti preferiva non dire niente perché tutto ciò che veniva detto poteva essere usato contro di lei in futuro; che aveva imparato questo dai suoi rapporti precedenti, che il suo ex fidanzato era molto geloso e quindi aveva imparato a stare zitta.

Ha progetti di vita a lungo termine?

Non può avere figli e quando le ho domandato se avrebbe adottato qualcuno, rispose di non sapere. Quando le chiesi perché non aveva sposato l’ex fidanzato rispose che era stata invitata a vivere con lui ma che la proposta di matrimonio non era arrivata. Inoltre la sua famiglia si era opposta alla convivenza, volevano imporre un matrimonio con rito cattolico. Sembra essere più interessata a vivere giorno dopo giorno. Non ha mai menzionato alcun tipo di progetto di vita di lunga durata.

Abusa di droghe o alcol?

No. Ha sempre bevuto liquore senza eccedersi. Non ho mai chiesto se in passato avesse fatto uso di sostanze stupefacenti.

Ha condotte rare o perverse nella vita sessuale?

No. Il suo comportamento è nella norma e vive serenamente la sua sessualità.

Tollera situazioni di molta tensione?

Apparentemente sì, si chiude a riccio senza affrontare il punto della situazione, scherza e ride di altre cose che nulla c’entrano con il dramma in atto. Quando ebbe un incidente, parlava soltanto del fratello che stava arrivando per aiutarla come se io, arrivato per primo, fossi incapace di aiutarla, come se niente più le importasse: l’unico elemento rilevante era il fratello che aveva abbandonato tutto per raggiungerla. Non le importava niente perché nella sua testa era chiara la colpevolezza dell’autista della macchina che aveva investito (e che era ferma), incolpava anche all’autista che non si era fatto superare da lei.

COSIFICAZIONE DELLE PERSONE

È egoista?

Sì. Ci tiene molto alla sua immagine. Racconta balle come se niente fosse, ho scoperto parlando con le persone coinvolte da lei nelle sue menzogne. Ciò che importava per lei è che la sua immagine non fosse danneggiata dalle mie indagini presso gli altri.

Si crede superiore agli altri?

Sì. Ha sempre sottovalutato il suo intero gruppo di lavoro. Ha squalificato una cara amica che conosceva dalla scuola media davanti a me, classificandola come persona bipolare.

Tutto deve girare intorno a lei e ai suoi desideri?

Sì. Fa ciò che vuole del rapporto di coppia. Sparisce nei fine settimana lasciandomi piantato dopo aver accettato un invito fatto con largo anticipo. Non le va di sentirmi nei fine settimana. Non chiede scusa per le sue sparizioni. A lei non importa che mi senta tradito e abbandonato in questi momenti. Non avverte di aver sbagliato, non lo vede come una disattenzione, un rifiuto o quantomeno un gesto di maleducazione. Quando arriva  lunedì è amorevole e sorridente, come se non ci fosse un fine settimana di mezzo nel quale ha combinato chissà cosa. Una volta me ne andai da solo presso un agriturismo, ci passai una nel weekend. Ho avuto cura di informarla, chiamandola durante la mattinata. Lei, però, mi ha rimproverato per non averla chiamata nel pomeriggio. Ha fatto la stessa scena quando andai in un’altra città. Lei, però, faceva sempre così.

Fa ciò che vuole senza importarsi delle conseguenze?

Sì. L’accordo era la trasparenza. Dire la verità. Caso contrario il rapporto sarebbe finito. Non ha mai rispettato i patti e ha proseguito mentendo.

Empatia: Rispetta i sentimenti altrui?

No. Quando le dico che la sua condotta mi addolora non dice niente. Non tocca l’argomento. Semplicemente se ne sta zitta senza fare alcun tipo di riferimento al dolore provocato dai suoi comportamenti. Una sola volta mi ha chiesto scusa, ma non erano sincere. Non si pente e non avverte l’esigenza di riparare.

Manipola?

Sì. Riesce a farti sentire colpevole. Giustifica la sua freddezza perché fumo, perché non le ho aperto lo sportello della macchina  o perché non mi sono accorto di camminare veloce, lasciandola indietro.

Seduce?

Sì. Quando le rimprovero qualcosa resta in silenzio ma alla fine, quando mi stanco di cercare di farla ragionare senza ottenere alcun tipo riscontro, cioè, quando si accorge del mio profondo disgusto e amarezza, tratta di chiudere l’argomento con bacio appassionato.

Mente?

Sì. Costantemente mente in amore, c’erano sono momenti in cui comprendevo che si trattava di una farsa, che una persona normale non aveva la sua freddezza senza motivo né ragione. Le sue trasformazioni erano sorprendenti. Un giorno sembrava essere innamorata persa e l’altro si comportava come se non ci conoscessimo. Si faceva accarezzare ma sentivo che le mie carezze non le facevano alcun effetto. È come se stessi accarezzando un’altra persona. Restare insieme l’intera giornata la disgustava.

Mentiva per andare dall’altro. Mentiva per salvaguardare la sua immagine di ottima lavoratrice e di manager di successo. Mentiva per occultare la sua incompetenza lavorativa. Viveva con la madre, il padre era morto, e mentiva alla madre che veniva a trascorrere il fine settimana con me, che usciva con gli amici, che partiva per la tenuta di amici miei.

Recita per ottenere ciò che vuole?

Sì. Quando voleva uscire con me, mi cercava. Quando non voleva, inventava scuse e non veniva. Le piace che la chiamino e che dipendano da lei, che abbiano con lei un rapporto di confidenza. 

Coercizione: Usa l’aggressione fisica per raggiungere i suoi obiettivi?

No.

Usa l’aggressione psichica per raggiungere i suoi obiettivi?

Non ho chiaro il concetto di aggressione psichica. Sentivo però che la mia intelligenza veniva insultata quando si metteva a mentire di modo incoerente. Quando non dimostrava uno stato d’animo ben definito, sembrava uno specchio: sorrideva se le sorridevo, prendeva la mia mano se prendevo la sua per prima, misurava ogni parola da dirmi conforme cosa le dicevo, se la chiamavo “amore” mi rispondeva uguale, se la salutavo con un “ciao” freddo, lei faceva lo stesso. Certe volte sentivo di essere con un robot programmato per rispondere emotivamente con base allo stimolo che riceveva.

Parassitismo: vive dello sforzo altrui?

Vive in casa di sua madre ma dice di aiutarla economicamente. Non ho verificato questo dato, ma so che la madre vive grazie alla pensione di reversibilità del padre.

Usa le persone?

Sì. Usa il suo fascino per  conquistarsi clienti, per guadagnare la loro fiducia, per riuscire a gestire meglio gli immobili che vende o affitta. Diventa simpatia per ottenere che gli addetti agli altri reparti facciano favori per lei. Se non riesce nei suoi intenti fa il possibile per farli cacciare dal lavoro.

Riesce a stravolgere i valori e i principi degli altri?

Ha provato, senza riuscirci che smettessi di dare gli alimenti alla mia ex moglie e ai miei figli. Ha cercato di impedirmi di parlare con la mia ex moglie, nonostante sapesse che dovevo parlare con lei su argomenti legati alla gestione dei miei figli, che vivono con la madre. Ho spiegato diverse volte che i miei figli sono il mio bene più prezioso e che loro benessere è al primo posto.

È insensibile?

Sì. Non esprime il suo dispiacere, non si commuove, anche se afferma il contrario.

È crudele?

Non mi risultano atti di crudeltà.

Umilia e svaluta?

No, non davanti alla persona. Squalifica chi non la appoggia o chi non fa ciò che desidera, ma lo fa sempre alle spalle.

Avverte la mancanza di qualcuno, riesce a farne a meno?

Sì. Molte volte ha manifestato di provare nostalgia per me. Tuttavia quando tornai da lei dopo essermi allontanato per una settimana – offeso dalle sue menzogne –  si è comportata come se niente fosse, come se la mia assenza non le avesse fatto alcun effetto.

Crea tensione ed  esaurimento nel rapporto con altre persone?

Non mi risulta. Credo sia il contrario, cioè, cerca in tutti i modi di avere un’immagine impeccabile. Vuole che le dicano che è una persona allegra e incantevole, dalla risata sempre pronta, in grado di superare qualsiasi ostacolo.

Crea rapporti additivi, dipendenti?

Sì. Lascia la porta sempre aperta perché qualcuno la chiami o le faccia un favore, aggancia le persone offrendo qualche progetto attrattivo per il futuro; sento che prova ad avere persone disponibili per attività posteriori. Riesce a vendere l’idea di una persona che accoglie tutti a braccia aperte.

Vorrebbe aggiungere qualcos’altro?

Sì, per favore dammi qualche consiglio, perché la verità è che questa persona mi ha sorpreso, mi ha reso dipendente costringendomi a investigare di più sulla sua condotta. Sento di aver conosciuto unicamente la sua superficie, che c’è qualcosa rimasta in sospeso che non riesco ad afferrare. Mi sembra di non essere riuscito a conoscerla fino in fondo. Per me è una persona misteriosa. Sentivo di essere sulle sabbie mobili con lei, per quanto riguarda il mio lato emotivo. Niente con lei era fermo, certo, sicuro. È incredibile come un uomo di 51 anni, si senta come un bambino che non capisce cosa sta accadendo. Sento come se non avessi saputo conoscere un altro essere umano, come se avessi incontrato un alieno, avessi dato il massimo per conoscerlo ma avessi fallito perché le sue condotte non si aggiustavano ai modelli che avevo nella mente e nel cuore. Grazie mille in anticipo per la risposta che sono certo arriverà prossimamente. Grazie, Rafael.

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RISPOSTA

Rafael

Questa donna non è un mistero neanche per te. Si tratta di una donna che vive liberamente la sua sessualità. Tu lo sai perfettamente ma non vuole vederlo perché la cosa ti fa stare male.

E quindi vai in giro a indagare alla ricerca dell’ovvio. E continui a insistere con le tue indagini nella speranza che la realtà dimostri che i tuoi fondati sospetti non erano reali. Tu vuoi restare dentro la tua fantasia, Rafael; vuoi credere a ciò che dice lei anche quando arriva all’assurdo, quando s’inventa una raffica di storie totalmente inverosimili. Lei gioca. E gioca con te.

Tu, come nel gioco da bambini “mosca cieca” cammini a tentoni  nella tua vita immaginando che le storie della bugiarda siano vere.

La tua capacità di giudizio è danneggiata dal tuo affetto. Vuoi questa donna e allora ti sottometti fino a dimenticare la tua esperienza da uomo grande, con 51 anni, per seguire con lei.

Il problema sarà quando ti sveglierai, Rafael. Quando vedrai la realtà nella sua crudità, quando ti renderai conto della crudeltà di questa donna nei tuoi confronti.

Suggerisco per evitare un dramma ancora maggiore un percorso psicoterapeutico c’entrato su questo rapporto. Avrai bisogno di sostegno quando le bende cominceranno a caderti dagli occhi piano piano.

Smettila di sindacare sulle sue condotte: guarda la lupa per quel che è e torna in te.

Nel frattempo, la cosa più sana da fare per te stesso è tagliare ogni ponte con questo rapporto in tutti i modi possibili.

Prendi la cosa come un’esperienza di vita: ti è toccato ballare con la più bugiarda della terra, lei si è addormenta al secondo passo della danza mentre continuavi a ballare sotto l’incantesimo delle sue edulcorate fiabe. La musica è finita da tempo.

Mi auguro il meglio per te,

Dott. Marietán

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Dott. Marietán:

La ringrazio per le Sue opportune parole. Da un mese ho troncato ogni interazione con lei, anche se il 13 ottobre ho trovato una chiamata persa sul mio cellulare. Era sua. L’ho interpretata come un errore, mi sono detto: “È possibile che abbia premuto qualche tasto programmato nel suo telefonino” e quindi non l’ho richiamata. Fortunatamente quando la chiamata era arrivata, avevo il telefono in carica, non lo avevo con me, al contrario avrei risposto e questo sarebbe stato un errore. Il giorno dopo la chiamata, il 14 ottobre, lei mi ha scritto un e-mail per gli auguri di compleanno, cosa sorprendente perché manca un mese al mio compleanno, lo faccio a novembre e lei lo sa perché la data è registrata nel suo telefono. So che lei sa. Un giorno ho domandato se lei si ricordava la data del mio compleanno e lei ha guardato il suo cellulare, rispondendo correttamente. Questa sua e-mail del 14 l’ho vista solo oggi, il 16, quando ho aperto la mia posta. In un primo momento, quando l’ho letta, restai nel dubbio se rispondere oppure no, se chiamarla o lasciar stare. In ogni caso ho posticipato la mia decisione e quindi cominciai a leggere il resto della mia posta trovando la sua risposta che non poteva essere più opportuna, né arrivare nel momento migliore. È ovvio per me, che lei mente nuovamente provando a farmi credere di aver sbagliato la data del mio compleanno. Il suo obiettivo è avvicinarsi a me, giacché ogni contatto con lei è sospeso da un mese. Sono quasi cascato nuovamente (mosca cieca) perché mi è balenata l’idea di parlare con lei per verificare se realmente non aveva consultato l’informazione sul suo telefonino, cioè, se realmente si trattasse di un errore fatto in buona fede. Chiamandola con l’intento di ringraziarla per gli auguri avrei fatto il suo stesso gioco, sarei tornato a far parte di una menzogna, facendomi manipolare affettivamente.  In più sarei ripiombato nella mia stessa cecità e nel mio stesso gioco che consiste nell’andare a verificare tutto con la speranza che la mia fantasia sia corretta. E la mia fantasia, in questo caso, consiste nel voler credere che lei abbia sbagliato innocentemente, voglio dire, che non aveva secondi fini. La mia fantasia è credere che lei mi stia cercando perché mi ama, perché mi pensa e quindi mi cerca con le più svariate scuse. La sua risposta, dott. Marietan, mi ha denudato davanti alla mia fantasia, ha tolto i vestiti affettivi che oscuravano la mia ragione e il mio giudizio. Voglio ringraziarLa di cuore per aiutarmi, per portare un po’ di chiarezza alla comprensione del mio problema.

Un saluto, Rafael

25 pensieri su “La psicopatia declinata al femminile, quando la ferita è nel cuore di un uomo

  1. Leggendo questa storia, mi è venuta in mente una domanda importante: il parassitismo, ovvero il vivere sulle spalle di qualcun altro senza fare sforzi, è una condotta tipica della personalità perversa e dei narcisisti?
    Inoltre, ho un’ulteriore dubbio. Avevo scritto tempo fa, dicendo che mi ero ritrovata a tagliare i ponti con tutti gli amici del suddetto perverso. Ho avuto modo di confrontarmi con un’altra ex del perverso in questione. Lei è fondamentalmente convinta che lui sia stato “traviato” da un’altra ragazza, nel lasciarla, e che non ci sia perfidia in lui. Pare che ogni tanto lei lo contatti, ovviamente senza ricevere alcuna risposta, e lui è fermamente convinto che lei porti un certo taglio di capelli (che a lui piace) per compiacerlo. Per il perverso, questo è sufficiente per non tornare ad infierire? La convinzione di averla segnata profondamente e che lei lo pensi ancora, nonostante l’abbia lasciata con una umiliazione assurda?

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    1. Prima domanda: né tutti i perversi sono parassiti, diciamo che amano avvicinarsi da persone che possono offrirli un qualche vantaggio, quindi più che parassiti direi opportunisti all’ennesima potenza. L’atteggiamento da parassita è UNO DEI SEGNI all’interno dei sintomi tipici della psicopatia e del narcisismo perverso, tra i più rilevanti. Seconda domanda: la ragazza che hai incontrato è certamente una complementare, così come il perverso incolpa gli altri per le sue azioni, lei lo assolve pienamente perché vuole restare attaccata alla fantasia che si è fatta di lui ad ogni costo, anche considerando ogni donna sulla terra una potenziale rivale. Il fatto che sia lei a contattarlo la dice lunga sulla sua relazione di dipendenza ed è molto probabile che il taglio di capelli come piace a lui SIA DAVVERO per compiacerlo. Lei non è uscita e non vuole uscire dal circuito, ci tiene a vegliare un rapporto morto, un rapporto mai esistito con una serie di comportamenti che impediscono l’elaborazione del lutto, quindi si fa bella nella speranza che PRIMA O POI lui la cerchi. Nella sua testa vuole essere splendente e meravigliosa quando lui finalmente si accorgerà che lei esiste. Dal canto suo il perverso tornerà da lei ‘per un caffè’ soltanto quando finalmente avrà l’impressione che cerchi di uscire dal suo circuito maledetto, di tagliare ogni contatto con lui e di proseguire con la sua vita. Finché darà segni di disponibilità e di dedizione assoluta passando sopra la sua dignità di donna per compiacerlo la ragazza verrà lasciata cuocere nel suo brodo, forse ad aeternum. Perché? Perché non rappresenta più una sfida per lui. Ha subito un’umiliazione assurda? Non esiste umiliazione più grande e orribile di restare nel limbo amico di un perverso per libera scelta, di essere un numero nella sua rubrica telefonica che verrà chiamato in mancanza di qualcosa di più appetibile a sua disposizione. Ripeto: tornerà ad infierire su di lei quando proverà a rifarsi una vita, non prima. I perversi vogliono la distruzione totale non solo della persona danneggiata, ma anche dei suoi rapporti passati, presenti e futuri.

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  2. Interessante post, qualche commento.
    La sessualità si può vivere liberamente in accordo col partner, così come in accordo (anche se magari doloroso) ci si può lasciare a causa della concezione libera della sessualità di uno dei due. Tra persone responsabili serie e centrate sulla propria identità e su quella dell’altro, tutto può essere chiaro serio e responsabilmente rispettoso dell’altro. Qui invece, come in ogni altro caso con i Cluster B, si tratta di persone che evitano responsabilità, sfruttano, manipolano l’altro, mentono (sempre, sempre e sempre e su tutto – persino sulle gravidanze arrivano a mentire per manipolare il partner). Non c’è nessun momento in cui uno psicopatico non menta.
    Non c’è nessun amore da parte di un psicopatico. Mai. Neanche durante il love bombing. E’ solo freddo, freddissimo calcolo per riempire il vuoto esistenziale che portano dentro cercando di rubare il bello di altri. Quello che uno psicopatico fa alle sue vittime e molto più grave di una sessualità libera non accettata o di una donna (o uomo) lupo. Può paragonarsi a una persona che tradisce o che approfitta di un bambino che crede ciecamente in lui. Il dolore provato dal bambino-vittima è quello che li fa davvero vibrare, ma solo nel loro intimo. E se non credete sia possibile che nascondano così bene le loro sensazioni a voi che gli siete così vicini, pensate all gap tra la violenza che hanno con voi nel privato e all’idea di belle e brave persone che di loro hanno i loro flying monkeys. Gli psicopatici lasciano solo immense macerie nelle vittime. Sono dei folli pericolosi come i serial-killer o gente così il cui problema vero non è la loro follia, ma che distruggono un’altra persona. Solo che questi distruggono psicologicamente e in molti altri modi ma non uccidono. Ma a volte distruggono anche fisicamente specie se sono più forti, da veri codardi quali sono. Starne lontani non è facile, perchè si nutrono della paura che provi quando ti sono vicino e hanno bisogno di tenerti attaccato a loro anche con la paura, anzi spesso solo con quella. Sono dei folli pericolosi. Per questo Marietan consiglia di starne lontani. Non è solo dimenticare una storia con una donna che ha voglia di vivere la propria sessualità come più le interessa. E’ qualcosa di più.

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    1. Infatti il contatto zero (a vita) sarà sempre l’unica soluzione. Ottima osservazione sui flying monkeys – e i perversi ne hanno a bizzeffe, di tutte le taglie e sesso, sparsi negli ambienti che frequentano, affascinati dai piccoli favori elargiti dal loro mito in cambio di qualcos’altro. Penso che la via della liberazione passa necessariamente per una sorta di disincanto nel quale la persona danneggiata, dall’alto della sua malinconia riesce finalmente a vedere il vampiro per quel che è. Il disgusto e l’amarezza sono talmente grandi quando la delusione è forte da diventare rabbia salvifica, mai odio mortale. La ripresa avviene dopo, quando la rabbia diventa energia positiva perché riversata e sublimata nelle piccole o grandi attività quotidiane che ci danno genuina soddisfazione.

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  3. Effettivamente. Lei va dicendo ” un giorno si renderà conto di cosa ha perso , se ne pentirà “. E nonostante io le dica che probabilmente non lo farà mai, e sopratutto non le deve importare , temo che non ne uscirà mai. Ha reagito terribilmente male quando ha saputo che lui la definiva platealmente ” un errore”. Eppure lo conosce , le ha fatto del male e le ha mancato di rispetto , perché sorprendersi ?Addirittura , quando il narcisista in questione stava con me ( io ho i capelli mossi ), li portava uguali a me . Pare abbia assistito in silenzio senza avvisarmi, probabilmente godendo internamente , mentre lui ci provava con altre e faceva il doppio gioco , mentre eravamo fidanzati . Esattamente nel modo descritto qui in un articolo . Finche certe cose non si vivono , sembrano impossibili . Per fortuna che esiste questo blog , ho riletto un mio diario dove scrivevo quando ancora non avevo capito con chi ho avuto a che fare , è stato letteralmente una salvezza. Grazie . Spero che possa aiutare tante persone a riprendersi velocemente e in modo permanente come sta facendo con me !

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  4. Altra domanda. La ragazza in questione ha avuto molti fidanzati , dopo, e anche ora è impegnata. Ma continua a tenere quel taglio di capelli e a cercarlo ogni tanto , lo saluta senza essere corrisposta eccetera. Si può dire quindi che in realtà lei non sta veramente cercando di farsi una vita ? Ripete spesso che lui è stato l amore della sua vita e non guarderà mai nessuno come lui . Il perverso si può dire che lo percepisce ?

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    1. Il perverso SA che lei lo attende. Com’è possibile, mi chiederai? Non ha poteri sovrannaturali, non è un’indovino, come fa? Direi che è proprio lei a dimostrarlo apertamente quando racconta a destra e a manca che lui è stato il suo grande amore, che gli altri non arriveranno mai ai suoi piedi, chiamandolo in continuazione, vestendosi come piace a lui e scambiando confidenze con tutte le sue ex per dire il quanto ci tiene a lui. Entriamo nella sua testa: lei spera che QUALCUNO vada a dire a lui il quanto lei è innamorata. Il punto è che lui sa già, ha capito perfettamente il quanto l’ha resa dipendente e sa che se la cerca non sarà facile liberarsene dopo. Il risultato delle mosse di questa ragazza è un disastro su tutti i front: più fa così, più lui la tiene a bada come un oggetto di poco valore. E’ probabile che lui abbia già cominciato una campagna denigratoria nei confronti di questa ragazza del tipo: “quella è un’invasata, è pazza di me, guardate cosa fa per me, ovvio che nessun’altro se la piglia, ma come ho fatto a mettermi con una così?, dov’ero con la testa? Ed era pure bruttina…” e via col tango. Più la donna dimostra il suo innamoramento per il perverso, più viene calpestata. Egli, di fatto, odia le donne.

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  5. 2 relazioni importanti quasi consecutive, la prima ex moglie narcisista, la seconda (anche per superare la prima) con una psicopatica. Mi ha cercato, mi ha manipolato dal primo giorno, mi ha dato illusoriamente quello di cui avevo bisogno, ha atteso che fossi completamente e sinceramente innamorato di lei (lo sentono, mi inviò un messaggio con scritto “il tuo cuore è nelle mie mani”), mi ha tradito, mi ha tenuto sotto la minaccia abbandonica per quasi un anno (continuava la relazione parallela con l’ altra vittima forse addirittura più debole/manipolabile), siamo andati a vivere insieme (anche con i nostril figli, spergiurando che l’altro era solo un amico). Ho avuto la forza di mandarla via all’ennesima dimostrazione, anzi esibizione, di tradimento. Godeva nel darmi gli indizi e nel verificare la mia sofferenza (l’altro era gestito con rapidi incontri per un caffè, pizza e pomiciata al parco). Voleva che la vedessi che toccassi con mano e che accettassi la situazione. in modo che il suo potere aumentasse, tra le tante frasi mi diceva “se assumo carti atteggiamenti ti faccio fare quello che voglio!”. Sono passati 2 mesi, ha tentato varie modalità di ritorno, le ho chiuso ogni accesso a me. Certo è difficile: ripercorrere la storia e accettare che fosse tutto una illusione alimentata da lei, è difficile accettare che i momenti belli e intensi fossero una mia proiezione, è difficile doversi negare ad una persona che ci aveva messo in mano la sua povera e sfortunatissima vita piena di ogni tipo di abuso e abbandono (la pena è un’arma fortissimo di aggancio!). Spero di fortificarmi, di farlo velocemente, il più velocemente possibile, di curare le mie “ferite antiche” per non permettere più a nessuna di abusare di me.

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    1. Carissimo Domenico, immagino che le sue modalità di ritorno includano uno sfoggio di dolcezza e tenerezza mai visto da te. Vuole farti capitolare avvalendosi del suo lato più materno per catapultarti nuovamente nella sua rete di menzogne. Da una parte dimostrava di voler una famiglia (“Andiamo a vivere insieme con i nostri figli! Viviamo il nostro bel sogno d’amore!”) dall’altra giocava con i tuoi sentimenti perché non aveva la più pallida idea di cosa fossero. Come hai potuto – purtroppo – costatare sulla tua pelle, la loro è una vera esibizione di tradimento. DEVONO far sapere all’altro che c’è qualcuno teoricamente in grado di soddisfarli di più, seminare competizione e zizzania. Triangolare è la loro vita. Andando a vivere con te, unendo i vostri figli, lei aveva la facciata della famiglia ideale, la sua maschera ben attaccata alla faccia. Sotto la maschera, però, c’era il suo bisogno di dramma, di adrenalina, di slealtà.Caro Domenico, vuole tornare con te per il suo bisogno di avere qualcuno da tradire. Un perverso che non inganna nessuno smette di essere perverso per diventare uno normale. Purtroppo sono persone che odiano la normalità perché la ritengono tediosa e piatta. Niente da fare, riprodurrà il suo meccanismo all’infinito perché se non lo fa mette a repentaglio l’identità scissa che ha forgiato negli anni. La sua ambiguità è parte integrante della sua persona. Si sentirebbe vuota senza i suoi giocattoli, cioè, senza una corte di maschi da calpestare. Tu affermi che “è difficile doversi negare ad una persona che ci aveva messo in mano la sua povera e sfortunatissima vita piena di ogni tipo di abuso e abbandono” ed io sono perfettamente d’accordo con te, ma ciò che dobbiamo chiederci quando abbiamo a che fare con questo tipo di ricatto affettivo è: “E la mia, di vita, è stata tutta rosa e fiori, oppure anch’io ho avuto i miei drammi? Se i drammi che ho vissuto io mi hanno reso la persona etica e leale che sono oggi, perché essere così indulgente con chi si avvale del proprio dramma soltanto per fregare gli altri? Perché sono ipercritico con me stesso, ma indulgente allo estremo con chi non se lo merita?” Dobbiamo imparare a usare lo stesso metro che usiamo per noi con gli altri, chiederci: “Io, al posto suo, mi comporterei così?”. La risposta è ovvia, immagino un sonoro no. In questo NO c’è la tua forza. La forza che ti impedirà di accantonare la tua dignità per compiacere ad una illusionista. Un forte abbraccio, caro!

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  6. Cara Claudileia,
    le tue analisi sono sempre lucide, razionali e pienamente condivisibili.
    Oggi riflettevo sul fatto che la mia malinconia e il senso di vuoto stentano a scomparire nonostante diversi mesi di no contact, ma leggere le tue riflessioni mi aiuta, mi aiuta a non rimpiangere qualcosa che non è mai esisitito, mi aiuta ad accettare la malinconia che provo per aver tanto amato un fantasma, mi aiuta a camminare dritta sia pur con questo fardello nella piena consapevolezza che, è vero, come dici tu, i narcisisti perversi di fatto odiano le donne. Lo comprendo emotivamente anche se non so perchè. Le odiano come odiano tutta l’umanità o le odiano in particolare?

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    1. Cara Anna, i narcisisti perversi -uomini o donne – odiano tutto ciò che non riescono a comprendere, l’umanità che è capace di sentire e provare ciò che mai proveranno. In questo senso ogni sentimento provato ed esternato dall’altro diventa per loro pesante e fastidioso, “ridicolo” e “esagerato”, l’amore dell’altro, i figli, i programmi insieme diventano “gabbie”. L’altro, colui che sente e ama viene ritenuto un nemico da combattere perché lo priva dalla sua libertà di cercare ‘qualcosa di meglio’. Bisogna quindi distruggerlo e schiacciare come una zanzara fastidiosa perché lo ‘incastra’ con le sue pretese. L’altro, quindi, finisce per crollare sotto il peso della loro noncuranza. Tuttavia, siccome deve pure agire da specchio, nonostante sia ferito a morte, deve conservare la sua patina di dolcezza, restare bellissimo e sempre sorridente, come loro s’immaginano di essere. Quando se ne accorgono, però, che l’altro non riesce più a “funzionare” come vogliono perché, guarda caso, provano qualcosa che non riescono a definire e comprendere, subentra l’odio. L’odio per un giocattolo che non funziona, incomprensibile, fuori controllo, impazzito, ecc. Chi esterna maggiormente i sentimenti in questa società? Le donne.

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  7. Buongiorno, non voglio entrare nella mia storia che è più o meno uguale a tante altre che ho letto, riflettevo sui sentimenti comuni che vengono fuori da tutti gli abusati, tipo senso di vuoto, incredulità, voglia di capire, sopportazione del dolore emotivo etc. Sono una persona che ha una forte empatia , una grande capacità di comprensione, con lei sono sceso giù in fondo al pozzo della sua anima , almeno credo , facendogli ammettere le sue emozioni più nascoste tipo senso di vergogna, schifo per i suoi comportamenti ma che poi svanivano cosi come erano improvvisamente apparsi. spesso ho avuto l’impressione di essere diventato la sua coscienza , il suo muro del pianto, la domanda è … può una narcisista perverso ammettere o almeno accorgersi per un momento del male che provoca?

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    1. Caro Pancio, certo che può. Anzi, gli esperti dicono che sono perfettamente consapevoli di ciò che fanno. Una persona con un livello NON ELEVATO di narcisismo può agire inconsapevolmente, pentendosi dopo essersi comportata male. Tuttavia, il narcisista perverso/maligno o psicopatico è sempre cosciente della sua maschera. Sa di mentire anche quando teoricamente si pente. Non sono dotati di doppia personalità, come si potrebbe pensare di primo acchito. Sì, come hai osservato, il tuo ruolo era quello del ‘garante’, eri la sua coscienza periferica. Tu pensavi per lei, la facevi ragionare, ecc. Ma poi la cosa svaniva nel nulla e lei tornava ad agire esattamente come prima cancellando completamente la coscienza che avevi donato perché il suo ‘pentimento’ non era reale. Ti dava un contentino per continuare a giocare. Ti consiglio un video su youtube, un corso destinato a psicoterapeuti su questo argomento. Dura circa 2 ore, ma ti farà comprendere didatticamente il grado di consapevolezza di queste persone. Ribadisco: sono consapevoli del male che fanno e provano piacere, per questo non riescono a smettere di farlo con chiunque trovano. Ogni pentimento è assolutamente superficiale, ecco il perché del contatto zero. Ecco il link https://www.youtube.com/watch?v=gNXHauh9cUc&feature=youtu.b

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  8. Non danno a vedere, però, di provare piacere. Io non l’ho mai sospettato. Sembrano sempre sofferenti, in preda a mille difficoltà e problemi da risolvere, da quelli familiari a quelli lavorativi, sempre perseguitati dalla sorte contro cui combattono impavidi come leoni nonostante le innumerevoli sconfitte. Ma di provare piacere, nessun’ombra. Non ho dubbi in proposito, sia chiaro, dico solo che stento a crederlo e che , se lo avessi minimamente sospettato, mi sarei posta in anticipo domande e dubbi che son venuti fuori poi sulla base di altri comportamenti (in questo blog magnificamente descritti).
    Vedrò anch’io con attenzione il video da te consigliato, cara Claudileia.
    PS: grazie per le tue rispsote e la tua attenzione anche se “ufficialmente” sei in vacanza.
    Un abbraccio affettuoso.

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    1. Cara Anna, il piacere che provano è legato alla certezza di ingannare qualcuno attraverso l’ostentazione di una patina di sofferenza, è legato al funzionamento perfetto della loro maschera. Nel video lo psichiatra parla del piacere che ricavano quando prendono in giro i terapeuti per convincersi che ‘nessuno capisce chi sono io, quindi sono il più furbo e il più intelligente, dotato di un cervello speciale’. Il piacere sta nel sentirsi onnipotente, custodi assoluti di verità inaccessibili agli altri. Piangono e appaiono sofferenti per difendere un interesse maggiore: tenerti agganciata, salvarsi la faccia, posare da martiri, cioè, salvaguardare l’immagine che vogliono dare di sé. Finita la scenata, quando hanno convinto il mondo sulla loro assoluta innocenza e probità, subentra il piacere di aver vinto una battaglia quasi persa, l’euforia, il trionfo della menzogna. PS: rispondo comunque ai messaggi finché avrò computer! 🙂 Abbraccio forte! C.

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  9. Buonasera Claudileia,buonasera a tutti.Torno con piacere nel blog sentendo il calore di chi mi ha supportato,incoraggiato e consigliato nei momenti più difficili.Lo faccio perchè ho il dovere e soprattutto il piacere di dire che uscire dal tunnel è possibile.Ho ricominciato da tempo a godere delle passioni che ho sempre avuto,la cucina e la musica,e agli amici più cari.Il tutto colpevolmente messo da parte per dedicare pensieri al nulla in persona.
    In questi mesi ho rimosso anche il rancore che covavo e che mi teneva ancora legato all’essere umano(?) più schifoso che sia passato nella mia vita.Ho conosciuto gente nuova e sono riuscito addirittura ad aprire gli occhi a qualcuno che ha o ha avuto a che fare con questi elementi spregevoli.Tra queste persone,quindi tra le nuove conoscenze, anche chi ha frequentato,sebbene superficialmente,la mia ex np.Dai loro racconti ho avuto le conferme che hanno avvalorato il tutto:non ha una buona nomea ed è conosciuta per l’orticello dove coltiva un’infinità di uomini,anche molto più giovani di lei.Sentirsi dire:”Solo tu non te ne sei accorto”,non è stato proprio il massimo… Nel contempo sono venuto a sapere,oltre il marcio che ho già citato nei precedenti post,che la sua amica alla quale mi affidavo per le mie confidenze è della sua stessa risma.Vedere il suo profilo fb con decine e decine di contatti di amicizia con maschi di ogni tipo è stato riprovevole.
    L’unico dolore che mi rimane è pensando ai figli di queste madri scellerate che hanno fatto il vuoto intorno a loro.Qui sì che ci vorrebbero i servizi sociali.Poveri ragazzi praticamente predestinati…
    Non mi viene più da pensare a ciò che ho vissuto con questo che in fondo è un pupazzo di cartone,perchè raggiunta la coscienza non si può fare altro che giudicarli in questo modo.Se ne viene fuori ragazzi,ed è vero,quando succede si ritrovano tutti i colori della vita che una signora o un signor NESSUNO ha voluto sottrarci.
    Un sentito abbraccio a coloro che soffrono.Finirà.

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    1. Aia! “Solo tu non te ne sei accorto!” mamma mia, come ci sentiamo in questi momenti… Del resto, carissimo Franco, hai raggiungo un bel livello di consapevolezza che ti porterà sì un filo di malinconia, però mai più la sensazione opprimente di quel ‘qualcosa che non va’ che ci fa sentirsi presi in giro da queste persone. Il bello del momento ‘detox’ non è solo il ripristino degli amici trascurati e il rispolvero delle nostre passioni, ma anche la scoperta di nuove possibilità e talenti. Mi pare di capire che sei sulla strada più che giusta! Un saluto affettuoso!

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  10. Ciao Franco. Fanno piacere le tue parole di incoraggiamento. Certo, se qualcuno venisse a dirmi “solo tu non te ne sei accorto” farei fatica a non mandarlo dove merita: sono l’unico idiota che direbbe ad un amico che la moglie lo tradisce, una volta che ne fossi a conoscenza? Uno che conosco, tempo fa, mi ha detto che lui non lo direbbe per non rovinare il rapporto: ma v……..o. Era un amico, ora è solo “uno che conosco”. E che diamine.
    Il mio enorme cruccio è cosa faccia la madre quando ha con sé i nostri figli, i cuccioli a cui ho insegnato a condividere emozioni e sentimenti, con cui parlo a lungo, a cui chiedo “come stai”? cosa hai imparato oggi dalla scuola o dalla vita? Gli anaffettivi mi inquietano, quando scansano la dolcezza e le effusioni mi fanno rabbrividire: sanno di ferire profondamente e si nascondono dietro il più ottuso dei “sono fatto/a così”.
    Con loro, i miei pargoli, ho sempre dovuto (lo ho fatto con piacere) parlare io, dare spiegazioni, dire la verità: credo che alla madre non pongano nemmeno più domande, spaventati dalle reazioni gelide che potrebbe avere. Lei è una che segue la filosofia del “hai un problema? Risolvitelo.” Sa solo lavorare come un mulo per poter dire quanto è brava: sa solo presenziare alle apericene con gente come lei, situazioni che prima invidiava per la difficoltà di esserci (quando la famiglia era unita). Ora ci sguazza. Dici bene, franco: sono pupazzi di cartone, signori nessuno che amano crogiolarsi nel nulla. Chiunque richieda loro un impegno emotivo o emozionale diventa “quello pesante”. Tuttavia, alé: testa bassa e pedalare, sta passando, passerà. Anche io sento il rancore diminuire, in questo periodo: è un bene, soprattutto per il mio equilibrio.
    Un saluto affettuoso a chi ne ha bisogno.

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  11. Leggo i vari post di questo blog che ho scoperto da una settimana. Credo di avere a che fare più con un sociopatico che non con un narcisista, e mi mancano dei pezzi. Molti tratti li trovo comuni, triangolazione, sparizioni, love bombing, messaggi x riprendere i contatti (è appena arrivato un messaggio: come stai baci! Che voglia di rispondere a tono e farlo ingelosire, invece dovrei solo bloccarlo) Leggendo sui disturbi della personalità credo di avere dei tratti borderline anch’io e sono sicura che questo lo affascina e lo tiene legato a me ma ho la consapevolezza che non può esserci una relazione sana con lui. Esistono persone che hanno solo dei tratti dei vari disturbi? Ho fatto psicoterapia al sert ma ho abbandonato più volte per tornare nei momenti disastrosi. Da 9 giorni sono a casa di mia madre in un altra città dove ho 0 possibità di trovare un lavoro ma ho il terrore di tornare dove vivevo prima perché non so se saprò resistergli. Mi ha gettato in un caos più caotico di quello che mi sono costruita da sola. Abbiamo abusato di alcool e droghe, ma se io ho la consapevolezza del danno e voglio smettere (l ho già fatto in passato) lui parla di modi intelligenti di consumare! So che se non riprendo in mano la mia quotidianità non smetterò di pensarci ma la mia quotidianità è disturbata da sempre.
    Grazie delle vostre info.

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