‘Miei figli, miei rivali’: madri che proteggono psicopatici

“Una storia è fondamentale quando contiene una verità così basilare
per lo sviluppo umano che senza l’integrazione di questo fatto
il progresso interiore è precario,
e psicologicamente non è possibile fiorire appieno se non si comprende questo punto.”

(Clarissa Pinkola Estés)

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http://www.marietan.com/material_psicopatia/madre_complementaria.htm

Trad. Claudileia Lemes Dias

Dottor Marietan:

Dopo anni di ricerca fuori e dentro di me, sono arrivata a comprendere perché nella mia vita ho sempre avuto a che fare con due diversi tipi di uomini. Essendo parte del circuito psicopatico in cui si è ridotta la mia famiglia, i miei desideri e il mio apprendistato sono condizionati da tali circostanze. Scoprire che ho amato sempre uomini psicopatici è stato più facile che comprendere la mia attrazione verso uomini―maestri, ai quali mi sono unita lungo la mia esistenza. Non ho mai avuto rapporti sessuali con questi uomini perché erano intoccabili: eleggevo e idealizzavo omosessuali, religiosi e professionisti che, a loro volta, si attaccavano a me. Voglio dire che, in un’analisi superficiale, avevo rinunciato a essere donna per questi uomini, mentre osservandomi in profondità, nascondevo la negazione di questa verità esterna. La sofferenza mi è servita: più venivo rifiutata, più mi attaccavo, più mi negavano, più riaffermavo me stessa. In realtà, ora vedo chiaro, volevo soltanto essere accettata da mia madre, quelli uomini erano lei.

Parliamo spesso del ruolo dello psicopatico nella famiglia, ma non si dichiara mai la verità sul danno commesso dalle complementari quando madri. Poiché di solito il peso maggiore viene sopportato da loro, i figli restano in balia di una persona che a un certo punto smette di lottare per loro pur di mantenere il suo rapporto con lo psicopatico che, a sua volta, confonde totalmente la mente fragile di bambini che hanno preso per buoni parametri di comportamento “anormali”. Perché, se accettiamo che la psicopatia sia un modo di essere, come inquadriamo la complementare? Anche lei produce i suoi danni, e fa anche peggio, perché protegge e rende possibile l’azione psicopatica sui figli, costringendo i suoi bambini a ubbidirlo, ribaltando la loro vita per lui. Ho letto tanto sull’argomento rendendomi conto di essere troppo pochi i casi di madri che reagiscono al dolore inferto alle loro creature, soltanto quando abbandonate, tradite o agli estremi reagiscono per difendersi, lasciando i figli in secondo piano.

Riconosco di essere figlia di una complementare che non poteva comodamente abbandonare mio padre psicopatico, quindi di non essere imparziale sul tema. Tuttavia, ora che tanto tempo è passato e il cordone ombelicale che mi ha tenuto legata a lei tutta la vita è finalmente scisso, l’unico pensiero di mia madre è liberarsi dall’uomo con il quale ha vissuto per quasi sessant’anni. Non credo che si tratti di un caso eccezionale tra i tanti raccontati in queste pagine, però voglio dire che, se la psicopatia è un modo di essere, anche l’essere complementare lo è, che le vittime sono altre. Ci sono complementari manipolatrici, bugiarde ed egoiste fino al parossismo. Si esibiscono al pubblico conforme badano al loro interesse. Non voglio generalizzare con questo, né tutti i casi sono uguali, ma vedo troppe donne agire come mia madre.

La storia della mia famiglia la vedo ripetuta da tutti i miei fratelli. Sento gli sfoghi delle mie cognate quando mi raccontano: “Guarda cosa ha combinato, ha giocato d’azzardo ed è stato sfortunato …”. Non posso fare a meno di chiederli: “L’hai scelto tu, non ti ricordi più? Hai detto: sì, lo voglio”. Guardo i miei nipotini, sono cupi, si sentono persi, esattamente com’ero io e mi sento morire, perché so che non posso fare niente e che dovranno convivere con questa pazzia che rischia di intrappolare la loro esistenza.

La mia vita affettiva è totalmente dominata dai miei vissuti familiari. Sono incapace di riconoscere cosa è “normale”, la mia attrazione va sempre verso l’irrazionale, ciò che riconosco come uomo, come partner, come famiglia. Come ha detto una delle persone che qui ha scritto, ciò che mi salva è la ribellione, la mia capacità di vivere senza di loro, nel mio mondo interiore. Posso adorarli e mantenerli a distanza senza che la mia vita deva incrociarsi con la loro. Come dice Lei, dottore, le loro azioni non sono sempre psicopatiche, è possibile tenerli a distanza senza farsi coinvolgere dalla loro ondata psicopatica. Solo così siamo al sicuro. Non è facile, ma si può.

Nonostante ciò, consegno il mio cuore a persone che sanno acquistarsi facilmente la mia fiducia perché sembrano ammantate dal bene, sfoggiano la loro professionalità e un’intensa dedizione verso il prossimo con un percorso di vita che sembra confermarlo. Tuttavia mi schianto sempre quando scopro il profondo narcisismo, l’incapacità di amare, il vampirismo energetico. Non sono mai soddisfatti, i baci non sono mai dati spontaneamente e ogni manifestazione di affetto deve essere dolorosamente sottratta, richiesta da me. Negano il rapporto o la comunicazione dopo anni assieme, ma non mi abbandonano e sono sempre io a doverli lasciare quando scopro che non mi daranno mai una goccia d’acqua da bere. È spaventoso, perché ci ho messo cinquant’anni per comprendere che eleggo sempre mia madre, per questo non riesco ad avere rapporti sessuali con loro. E non riesco mai a ottenere che mi accettino. Manifestano interesse per me perché sfamo le loro anime vogliose di vita al costo della mia. Ciechi emotivi, proiettano sugli altri tutto ciò che offriamo noi, confondendoli e facendoli credere di essere in grado di generare tutto da soli. È così che le persone restano affascinate dagli psicopatici molto facilmente, beneficiandosi delle loro abilità. Il guadagno avviene da entrambe le parti.

La ringrazio per l’ascolto, non lo dimenticherò mai.

Isabel, Spagna

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1) JR SCRIVE

Dottore, mi permetto alcuni commenti. Isabel della Spagna afferma di riuscire a rapportarsi a distanza con degli psicopatici, che non entra in relazione con loro perché si rifiuta di fare sesso (certamente molto manipolativa la sua azione, cioè, pretendere che le sia dato tutto senza nemmeno lasciarsi andare all’affetto e alla soddisfazione dall’altra parte, all’amore carnale) tuttavia, da un altro lato, manifesta un dolore immenso al comprendere di cercare in queste persone la madre psicopatica. È possibile che Isabel confonda un po’ le cose? È evidente che SI rapporta con un certo tipo di persona. L’assenza del sesso o del contatto carnale non è sinonimo di assenza di erotismo. Erotismo senza consumazione dell’atto ma rapporto erotico romantico, dall’inizio alla fine.  Mi è sembrato, invece, molto importante la sua valutazione del danno che una madre complementare reca ai figli. Tuttavia, Isabel sembra perdere di vista il fatto che a manovrare i fili è colui che presume sia uno psicopatico. L’articolo sul deficit di attenzione è molto interessante. Anche quando ci sono condotte simili, ci sono vari aspetti in comune con la psicopatia, e la cosa fa la differenza in sede diagnostica, giusto? Come il tema della cosificazione, del parassitismo e altri, i quali nella psicopatia sono caratteristiche costanti, e non fluttuanti. Un grande abbraccio, dottore. Saluti.

2) S SCRIVE

 È possibile che Isabel cerchi l’immagine di un uomo giustamente per rafforzare il rifiuto subito e poi negargli il sesso? (e quindi se stessa) nascondendo la possibile accettazione della sua condizione di omosessuale? Saluti, Dottore. S.

Ps: leggendo Freud, Jung e Hegel, ho cominciato a comprendere che la negatività (la negazione della negazione) occulta tante volte una sintesi sconosciuta da noi. Per esempio, l’omofobia estrema tante volte nasconde un’omosessualità repressa. E così accade con quasi tutte le manifestazioni di odio e di rifiuto irrazionale fronte alla natura dell’anima umana. La linea sottile tra il sano e il malato. Per esempio quando lei fa l’esempio della persona ordinata e del perfezionista. Saluti.

ISABEL RISPONDE:

Bene, rispondo a chi ha commentato la storia, la versione di S. coincide con la mia storia: eleggo un’immagine per rafforzare il rifiuto primario.

Non rifiuto e né mi rifiuto di fare sesso. Una cosa però è certa: uno qualsiasi non mi serve, può pure incantarmi, ma non sono disposta a morire per questo.

Non avevo mai cogitato l’omosessualità prima del mio incontro con F. Ho considerato tutto di forma molto profonda e … non ho ancora trovato una risposta, anche se sono curiosa di saperla. Non riesco, tuttavia, a immaginarmi con un’altra donna.

Credo, anche se non mi sembra il caso, che è successo qualcosa nella mia infanzia, non so cosa, ma potrebbe essere successo. È probabile che mio padre mi abbia rifiutato per evitare l’ira di mia madre, che soffriva molto perché lui “voleva bene” a R. (mia sorella). Non credo a qualcosa di fisico, ma da sempre ho avvertito questa sensazione di rifiuto, come se la mia femminilità fosse un problema. Mi è sempre piaciuto essere donna, non una donna come mia madre, che puliva e protestava sulla sua condizione di donna. Le mie sorelle, mia cugina, volevano essere nate maschi, io mai.

A casa eravamo tre femmine, figlie di una complementare profondamente ferita nella sua femminilità. Io sono più piccola di R., ho osservato abbastanza da comprendere come la bellezza e la femminilità di mia sorella ha scatenato l’ira e l’invidia di mia madre (M. non era bella, tra l’altro era diventata complice di mia madre). Mia madre ha distrutto mia sorella R. Ho imparato che se mi mimetizzavo mia madre poteva respirare tranquillamente. A dirlo così sembra incredibile e, di fatto, lo è. Ci lavoro su questi temi. Ho sempre osservato molto e non dubito di aver compreso perfettamente cosa avrebbe fatto mia madre facendomi vedere più ‘donna’. Sono riuscita a sfuggire rendendomi invisibile, ubbidendo ai suoi ordini senza dare a intendere di aver compreso la sua paura. Per questo mi sono svincolata dal gruppo, non ho subito la loro influenza nello stesso identico modo.

Ora mi sto ricordando la reazione avuta da mia madre al mio primo fidanzato. Non mi ha rivolto la parola per mesi e quando ha visto che non c’era verso, che doveva parlare con me per forza, mi chiamava “cagna in calore”. Nel frattempo attaccava la condizione sociale del mio pretendente, ora, però, vado oltre: la mia colpa era vivere ciò che lei non viveva.

Mia sorella fa la stessa cosa con mia nipote. Per fortuna mia nipote è molto più sveglia, si è resa conto perfettamente del meccanismo, tanto che va in giro dicendo: “Mamma è invidiosa perché io faccio sesso, mentre lei no.”

Grazie a Dio non ho mai avvertito questo tipo di invidia, al contrario, sono contenta quando vivono le loro vite. Non voglio un fidanzato parassita, ora sono sulle mie.

12 pensieri su “‘Miei figli, miei rivali’: madri che proteggono psicopatici

  1. Sono contenta venga affrontato questo argomento. E’ proprio di questi giorni la mia riflessione su come sia possibile per una madre non proteggere i propri figli pur di tenersi il marito/compagno. Credo che nell’ordine della mole di aberrazioni e mostruosità che l’essere umano è in grado di compiere, una madre che non protegge i propri figli sia preceduta soltanto da pedofili e dai corpi vuoti detti narcisisti perversi di cui si parla in questo blog.

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    1. Sono totalmente d’accordo con te. Alla sanità mentale dei propri figli c’è chi preferisce tenersi un pseudo compagno di vita. E’ ovvio che ci sono donne che vivono nel terrore e nella paura di perdere i propri figli, di venire ammazzate, ma c’è pure una zona grigia composta da ‘madri’ che assistono impassibili agli abusi e che falsano la percezione dei bambini a riguardo; madri che si mettono in competizione con le figlie (come ben rilevato nella testimonianza) perché non vogliono condividere il loro mostro con nessuno. Certi bambini e adolescenti vivono situazioni al limite della sopportazione a causa dell’inadeguatezza delle madri, troppo impegnate nel ‘salvare’ un rapporto irrecuperabile per occuparsi di loro. Noi, che siamo adulti, non possiamo mai dimenticarci di loro perché le conseguenze sono molto gravi. E’ difficile per loro sapere cosa ferisce di più: l’abuso di uno o il silenzio dell’altro? L’argomento è scomodo, ma va affrontato senza ipocrisia. Grazie del sostegno! 🙂

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  2. Penso che il nodo ” <femminilità" sia veramente centrale, almeno per la mia storia.
    Nel rapporto fra mia madre e mio padre percepivo solo la parte esteriore, ovvero la violenza. Violenza che si riversava su tutta la famiglia.
    Mia madre la vedevo come una povera vittima da salvare.
    Quello che non percepivo o meglio quello che è diventato il " rimosso"
    era l'eros primitivo e potente che i due vivevano.
    Il piacere che mia madre provava e che fondava la sua dipendenza affettiva, questo legame erotico non lo vedevo.. Come una drogata era disposta a tutto pur di tenersi il suo LUI.
    Io per lei ero un problema , mamma scappiamo, lascialo, queste esortazioni mi mettevano in una luce problematica.
    In tutto questo per proteggermi da questo Eros devastante avevo calpestato e negato la mia femminilità.
    Goffa, punitiva, una foca monaca, come mi aveva soprannominato mia sorella. Mia sorella di una ipersessualità distruttiva e seduttiva aveva imboccato la via della narcisista perversa.
    Mi viene una tristezza cosmica se penso a quante energie sono bloccate in questi rapporti devastanti.
    Daniela

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    1. Cara Daniela, a volte ci vuole un lungo percorso per comprendere in che modo e perché certe dinamiche distruttive si instaurano in una coppia. Se il rapporto tra un uomo e una donna mediamente normali è già molto complesso, figuriamoci il legame tra uno psicopatico e la sua complementare e vice versa. Un bambino nato in una coppia del genere non sarà mai consapevole dell’irrazionalità di un legame così difficile e quindi tenderà ad imputarsi tutte le colpe (“sono io il problema, senza di me starebbero meglio” oppure “sono insieme perché ci sono io, la loro infelicità è colpa mia”). Dopodiché con l’adolescenza impara a prendere parte nelle discussioni dei genitori: di solito prende le difese di uno (di colui che crede vittima) e attacca l’altro (psicopatico oppure no). In ogni caso impara a censurare le manifestazioni di affetto nei confronti di uno dei due, perché lo vede carnefice. Insomma, il figlio o figlia rinnega uno dei genitori e diventa il genitore dell’altro, cioè, diventa nonno di se stesso. Spariscono i confini, la gerarchia all’interno della famiglia. Si tratta di un momento cruciale nel quale l’adolescente perde la sua identità, la soffoca, diventa iper responsabile, ansioso, oppure scappa, adottando una serie di comportamenti bizzarri per cercare di comprendere quale sia il suo ruolo, la sua identità. Le ragazze, poi, devono affrontare lo sguardo accusatorio materno, la mortificazione della loro sessualità, il divieto di avvicinamento dal padre, la malizia nell’aria. Parlare di tutto ciò è un grosso tabù che va infranto se vogliamo essere davvero libere dai condizionamenti imposti, purtroppo, dalle nostre stesse madri. Questo tipo di situazione l’ho subita anch’io e così tutte le mie sorelle. Si tratta di un dramma universale. Né tutte le madri sono così, ma a noi ci è capitata ed è giusto parlarne, sollevare un problema che per molte donne è una ferita ancora aperta.

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      1. Nella mia famiglia, la stessa storia. Solo che ci aggiungiamo mio fratello maggiore che era anche strumentalizzato e vittima delle manipolazioni e lui stesso é stato educato e cresciuto a diffondere abusi, violenze e terrore a me, ai miei amici e anche alle mie piccole cugine.

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  3. Non so chi dei due sia stato il peggiore, se l’abusante o chi tace. Da adolescente vedevo l’abusante come una vittima. Ribaltare poi tutto e riconoscere il mio ruolo di complice inconsapevole, contro quella che era realmente la vittima (fatta diventare carnefice ad arte), è stato ed è agghiacciante. Ad alcune donne/madri andrebbe strappato l’utero, punto. Grazie Clà, bell’articolo. Se si può dire “bello”.

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