La trappola dell’empatia

Fonte: http://sobreviviendoasociopatasynarcisistas.blogspot.it/2015/12/la-trampa-de-la-empatia.html

Traduzione: Gabriella Maddaloni

Se sei coinvolto in una relazione in cui stai sempre male e dove il caos emotivo è la norma, la cosa più probabile è che tu stia con un sociopatico senza coscienza, la cui personalità è carente di empatia, sebbene socialmente riesca a dissimulare. Ѐ per questo che i sociopatici si approfittano con persone con alti livelli di empatia allo scopo di farla franca. Difettano di qualsiasi preoccupazioni per gli altrui sentimenti, non mostrano rimorso per le proprie azioni, e non gli importa se danneggiano, minacciano oppure feriscono gli altri. Basandosi su storie di vita reale e sulle ultime ricerche internazionali, La Trappola dell’Empatia ci mette in guardia sulle trappole e bugie dei sociopatici, e ci informa su come possiamo proteggerci contro questi esperti della manipolazione e dell’erosione del senso della realtà. In questa guida saggia e comprensiva, Jane e Tim McGregor affermano che il recupero è possibile. Quel che ci è sembrato molto interessante di questo libro è che avvisa della presenza di un terzo attore in questo dramma dell’abuso, chiamato “apatico”. Ecco qui alcuni dei concetti principali:

  • Gli empatici sono le persone sensibili che i sociopatici scelgono per soddisfare le proprie necessità. Il sociopatico mette alla prova l’empatia degli altri, per cui fa domande orientate a scoprire se sei la persona di cui necessita o meno. Quelli con livelli di empatia più bassi vengono in genere trascurati, o da loro utilizzati solo come parte della propria rete di co-abusanti;
  • Dato che tutti i sociopatici causano devastazioni di nascosto e possiedono un fascino superficiale che svia l’attenzione dagli aspetti inquietanti della loro natura, gli autori forniscono piste sul comportamento di questi individui e i loro abusi nascosti. Alcuni di questi li abbiamo già trattati in questo blog (http://sobreviviendoasociopatasynarcisistas.blogspot.it/);
  • Gaslighting: la tecnica con cui le persone possono essere manipolate sistematicamente fino a sentire di poter contare solo sul proprio senso della realtà cambiando i fatti, disdicendo ciò che hanno affermato in precedenza, cambiando posto agli oggetti, provocando reazioni ecc.

Le tappe dell’abuso o fasi attraverso cui lo psicopatico conduce la relazione sono:

  • Fase dell’idealizzazione, in cui il sociopatico si mostra sotto la migliore luce possibile, studiando la vittima e consegnandole un’immagine speculativa, insieme a molto sesso per produrre dipendenza chimica;
  • Fase della svalutazione, che inizia a poco a poco, tanto che la persona presa di mira non è attenta alla trasformazione del sociopatico, ma inizierà a sentirsi svalutato a ogni passo e cercherà di essere migliore affinché lo psicopatico torni a offrirle/gli le attenzioni tipiche della fase del love bombing;
  • Fase dello scarto, in cui il partner o familiare diviene un oggetto manipolato dal sociopatico. Dato che la vittima non gli dà l’eccitazione del primo momento, può scartarla sgarbatamente o “conservarla” in modo da mantenere una “facciata di normalità” (figli/moglie).

C’è da considerare che gli apatici sono di grande aiuto al narcisista o psicopatico per perpetrare l’abuso perverso. Essi sono parte integrale dell’arsenale del sociopatico e contribuiscono al suo abuso. Sono persone dotate di empatia, ma codarde e parassite, che credono di poter gestire lo psicopatico se ottengono la sua amicizia. In altre occasioni, l’apatico potrebbe non vedere la malvagità nell’abusante, anch’egli manipolato dal suo fascino ipocrita.    

Ovviamente la persona scelta dallo psicopatico è un empatica/o. Le persone si sentono attratte dagli empatici per via della loro natura compassionevole. Sanno che otterranno da esse benefici emozionali ed economici, così come impareranno sempre da esse a fingere empatia. Allo stesso modo, gli empatici rappresentano la principale minaccia per il sociopatico perché sono i primi a individuare la maschera dell’abusante.

La situazione in genere finisce male per l’empatico e l’apatico. In diversa misura, dovranno entrambi riprendersi dal trauma perpetrato dallo psicopatico o narcisista. L’abuso del sociopatico di solito resta impunito e costui si ritrova libero di parassitare emotivamente altre persone.

Quest’opera parla anche dei figli dei sociopatici sopportano difficili ferite infantili che non riescono a identificare come abuso sociopatico o narcisista. Sono cronicamente traumatizzati e mostrano un atteggiamento iper-vigile, ansioso e agitato, e presentano sintomi come mal di testa, disturbi gastrointestinali e ormonali, dolori addominali, alle spalle, tremori e nausee. A essi dedica ogni tipo di strumenti per la loro guarigione.

Il libro offre varie idee per la cura, terapie cognitive, EMDR, tecniche per mantenere il no contact e centri di aiuto in paesi anglofoni. Fornisce anche spiegazioni scientifiche sulle differenze cerebrali di questi individui con il resto della popolazione. Afferma anche, come tutto quel che è stato scritto finora in materia, che per costoro non c’è cura, ma menziona determinati studi che riescono a migliorare le condotte sociopatiche e narcisiste, se si riesce a individuarle nell’infanzia.

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Qui il link per riuscire a ottenere il libro, che sfortunatamente al momento è disponibile solo in inglese:

http://www.amazon.es/The-Empathy-Trap-Understanding-Personalities/dp/1847092764

11 pensieri su “La trappola dell’empatia

  1. Grazie per questo blog e per tutto il lavoro che c’è dietro e che lo rende particolarmente chiaro e, secondo me, efficace.
    C’è una mia personale perplessità quando mi ritrovo a leggere o a riflettere, ed ahimé per vissuto mio, sulle dinamiche della coppia psicopatico/ empatico. Su una cosa mi trovo d’accordo e cioè che l’emparico vigile e in ascolto di se stesso, individua quasi subito l’artificiosità del comportamento psicopatico. Quello su cui non sono più d’accordo, ma lo ero molto in passato perché un poco mi consolava, è che lo psicopatico scelga l’empatico. No, non credo, credo che lo psicopatico scelga qualcuno che non ha voglia di interrogarmi e che vada dritto verso la sua personale visione della coppia – alle volte- forzata. Non sempre si tratta di empatia, anzi, io ad oggi la vedo piuttosto come una propria ingenuità forzata che fa vedere il bene in tutto ma più come mancata crescita è mancato ascolto, un atteggiamento piuttosto infantile di chi ha una ferita forte e cerca di curarla con questa difficile/ impossibile relazione. Che poi si sia anche empatici, secondo me ma magari sbaglio, è solo un’aggiunta che darà più tempo allo psicopatico per fare i suoi giochetti mentali e malsani senza essere trattato bruscamente.
    Credo per esperienza personale che le qualità apprezzate da questo genere di persone siano altre, siano l’ingenuità testarda, la debolezza, un momento di confusione personale, la cieca voglia di dare e dare pur di raccogliere briciole, l’illusione di un sogno a tutti i costi, la tendenza ad idealizzare, la tendenza a non lasciarsi indietro le delusioni ma a voler riparare per forza…ci sono tantissime componenti che legano allo psicopatico e viceversa ma penso, più andando avanti col mio percorso è più credo che l’empatia intesa come la capacità di mettersi nei panni degli altri sia molto meno importante di quanto non si pensi. Anche perché credo che se la vittima/ co dipendente, si mettesse davvero nei panni dell’altro…non potrebbe che farsi un gran pianto ed abbandonare la scena…
    Sono invece d’accordo sul fatto che se si ha un cuore tenero e gentile si faccia più fatica ad accettare la distorsione come la crudeltà spicciola o l’indifferenza fredda ( ad accettare ma non a vedere perché lo si vede eccome, lo si intuisce dai racconti di come sono state trattate le ex e nei discorsi sulla percezione della vita e delle persone che lo psicopatico frequenta o ha frequentato) questo sì…ma ad oggi credo sia più frutto dell’attaccamento che non dell’empatia. L’ empatia secondo me può solo metterti in salvo e anche se dolorante, aiutarti ad allontanarti…
    Non so se condividiate il mio pensiero, ma mi piacerebbe conoscere le vostre riflessioni. Spero di non aver impensierito nessuno, già sono tanti i pensieri provocati dal l’eredità di una relazione così, me
    Ne scuso se posso averlo fatto, è solo che il mio percorso mi sta aiutando a sentire la dinamica con più senso del possibile, apprezzando le mie qualità ma illuminandole e non nascondendomi dietro le stesse. Credo sia una possibile maniera di uscirne , rivalutando se stesse per ciò che vogliamo essere domani e lavorandoci su con molta compassione e perdono verso di noi. Grazie per tutto, sempre.

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    1. Cara Nina, hai ragione su molti aspetti che hai menzionato ma l’empatia gioca un ruolo troppo importante per restare ai margini. Una coppia fatta da uno psicopatico con una donna fredda e sprovvista di sentimenti sin dall’inizio dura molto poco.
      Non riuscendo a sopraffarla lo psicopatico la mollerà per andare alla ricerca di prede più dolci e tenere. Mettersi nei panni degli altri significa ragionare più meno così: “Ok, lui mi ha dato uno schiaffo, ma io l’ho provocato talmente tanto che al suo posto FORSE avrei fatto lo stesso.” A mio parere, quando proviamo a mettersi nei panni di uno psicopatico per ‘provare a ragionare’ come lui il disastro è assicurato. Sono d’accordo sull’ostinazione ingenua che porta molte donne e uomini a perseverare nei tentativi vani di ‘salvare’ una persona che si trova benissimo nel suo ruolo distruttivo. Molti non ci credono, ma uno psicopatico vuole e auspica la depressione dell’altro, la sua morte psichica. Come nella testimonianza dell’articolo sul lato ‘trash’ degli psicopatici, auspicano tutto ciò per il loro delirio di onnipotenza: vogliono essere gli ultimi. Tanto possono cercare persone caratterialmente deboli (la bellona o il bellone senza cervello da esibire agli amici, sopratutto quando hanno una certa età e vogliono posare da maestri) quanto le persone forti (per estrarre un bel po’ di energia per sé e per sfidare la loro forza). L’ideale per loro sono persone economicamente indipendenti e che diano ‘lustro’ alla loro persona. In ogni caso si tratta di sfruttamento. Per quanto riguarda la tendenza all’idealizzazione della maggior parte dei partner degli psicopatici, mi trovi assolutamente d’accordo. Lo psicopatico induce l’altro a credere di aver trovato il più bravo, il più onesto, generoso e talentuoso degli uomini sulla terra. Mano a mano che il ‘rapporto’ si sviluppa il partner si accorge che è tutto fumo e che si tratta di una persona totalmente incoerente, che afferma una cosa ma fa l’esatto contrario in ogni ambito della sua vita. Cioè, sono persone incapaci di portare avanti qualsiasi tipo di progetto che implichi dedizione, rinunce, e tanto tanto lavoro. Loro vogliono tutto, subito e senza sforzi. Invidiano e denigrano gli altri perché non hanno le loro capacità. Quando il quadro diventa chiaro nuovamente l’empatia fa brutti scherzi: “Va be’, lui è un perdente nato, mi ha mentito, mi ha tradito, è stato sleale e scorretto al lavoro, l’hanno cacciato via… ma non posso abbandonarlo come hanno fatto tutti gli altri! Che ne sarà di lui?” Non scusarti con noi per aver espresso un tuo pensiero critico. Anzi, ci fa molto piacere perché ogni parola dei lettori di questo blog è estremamente importante! Un forte abbraccio!!!

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  2. Grazie mille per la tua risposta.
    Come ben sapete, esistono molte fasi di ripresa da una relazione così è in quella in cui sono mi pongo spesso questo tipo di domande. In realtà sono stata la classica ingenua testarda, empatica, buonacciona eccetera la prima volta in cui sono incappata in una relazione così. Fu un brutto momento e molta fatica ci ho messo a ricostruire le dinamiche ed a separare le reciproche responsabilità, di modo tale che vedessi chiaramente il disamore ” dell’amore della mia vita” e dall’altro mi ponessi le doverose domande per evolvere come persona e per riuscire a visualizzare di meritarmi di essere amata sul serio. Il caso o la legge di attrazione me ne ha fatto conoscere un altro che ho frequentato ma che non mi ha distrutta come il precedente, solo che purtroppo continuavo a rendermi conto che qualcosa del disamore mi sembrava più familiare del tanto agognato mantra Mi merito di più.
    Ma c’è un fatto che notai subito. E lo notai nonostante, credo certamente, fossi diventata più empatica è più attenta ai veri bisogni delle persone attorno a me. Insomma nei 3 anni di ripresa dal primo incontro doloroso, capii anche che il modo in cui guardavo alla vita era molto egocentrico, sì ero dolce, tenera ed ingenua, sempre disposta ad aiutare tutti anche se mi costava una fatica incredibile e non venissi apprezzata…ma di fondo ne avevo bisogno ed oggi capisco che era un mio modo di guardare alle vita perché pensavo che la vita mi avrebbe restituito il bene tanto investito. Ma oggi non penso sia questa l’empatia, penso che l’empatia sia davvero la capacità di cogliere la debolezza altrui ma senza giustificarla, accettandola per quello che è, solo perché esiste. In questo senso intendevo dire che non so quanto c’entricl’empatia, penso che c’entri l’inconsapevolezza.
    Sicuramente le persone fredde e che hanno poco da offrire vengono scartate, così come però vengono scartate le persone buone ma consapevoli di ciò che percepiscono e sentono dentro, lì i giochettini non riescono a funzionare così come la fase di idealizzazione che lo psicopatico attua non riesce a prendere presa. sicuramente l’empatia gioca un gran ruolo ma sono fermamente convinta che sia una prioprio mancanza di consapevolezza ad avere la meglio ( o la peggio). Un abbraccio a te ed a tutte. Mi aiutate ogni volta che mi si attorcigliano i pensieri e scattano le solite giustificazioni!

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  3. Cara, credo che la cosa più importante è questa tua autocritica, il non porsi come vittima. Un’altra cosa molto bella è la capacità che hai sviluppato di cogliere i segnali e salvaguardarti. PS: le persone ‘buone’ vengono scartate dopo un lungo massacro, ecco la differenza fondamentale rispetto a una persona notevolmente perversa. E poi (ma questo è un mio parere) una persona empatica tende a idealizzare molto di più.

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  4. Buonasera,
    voglio intanto porgere i miei più sinceri complimenti per questo blog, così utile, soprattutto grazie alle traduzioni di articoli e libri in lingua straniera. Grazie!
    Ho scoperto solo da poco che mia madre non è semplicemente “egoista” come ho pensato per anni, ma narcisista. E finalmente, la mia domanda di sempre (“Cosa c’è in me che non va?”) ha una risposta.
    Scrivo qui ora per fare due domande. O meglio, porgere una domanda e chiedere un breve consiglio.
    1) Immagino sia difficile, non essendoci la perizia di un esperto, ma è possibile dire se un narcisista sia consapevole di quello che fa, ovvero, è consapevole che il suo comportamento è considerato sbagliato/crudele?
    2) Un consiglio su come comportarmi. Non vivo con mia madre da anni, ma solo recentemente ho iniziato ad allontanarmi anche emotivamente, dopo essere stata manipolata e usata in ogni modo. Non dico quasi nulla di me a mia madre, anche se è difficile (sono una persona espansiva; forse perchè mi ha cresciuta così apposta!), ma non è abbastanza. Ogni giorno (sì, senza eccezione) mi scrive un sms (sms e rare telefonate sono il suo mezzo preferito. A voce raramente dice le stesse cose) per lamentarsi di qualcosa, e fare la vittima. Prima aveva la “scusa” di mio padre, anziano e malato, che accudiva in casa. Non potevo non rispondere perché mi preoccupavo per lui. Ora mio padre è in una struttura, eppure lei continua. Le rispondo in modo breve e distaccato, ma sembra non essere abbastanza. Ogni tanto mi chiede qualcosa di me, forse per tirare un po’ il guinzaglio, timorosa che mi allontani troppo; ma finora, anche rimanere distaccata in quei frangenti non ha dato molto esito.
    Non me la sento ancora di non avere alcun contatto con lei; ma allo stesso tempo vorrei che mi lasciasse in pace. Sono in dolce attesa, e anche quei messaggi giornalieri mi creano disagio, perché mi sento come se lei volesse continuamente ricordarmi che è lì e reclama attenzioni.
    Quello che mi chiedo è questo: il mio comportamento va bene, o dovrei essere più dura? Devo solo aspettare un po’ perché la situazione si stabilizzi, o sto sbagliando? Forse, devo dare tempo a me stessa di soffrire meno e accettare quei messaggi come una scomoda ma sopportabile routine? Perché questa situazione mi crea rabbia (non mi importa nulla delle piccole preoccupazioni quotidiane di mia madre!), e non capisco se devo solo aspettare o cambiare attteggiamento.
    Grazie in anticipo, e complimenti ancora per il blog!

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    1. Cara, ora che sei in dolce attesa la priorità è sicuramente la tua bimba. Come ben sai, devi evitare tutto ciò che ti reca disagio. Come hai ben detto, senza il parere di un’esperto e non conoscendo la tua storia è difficile comprendere bene la tua situazione. Se si tratta davvero di una narcisista, tua madre cercherà di richiamare sempre l’attenzione su di sé, cercando di rovinare i tuoi momenti belli con consigli che non hai chiesto o ‘pareri’ che ti metteranno fatalmente a disagio fino a farti sentire inadeguata come madre e come donna. Il contatto zero con la madre è praticamente impossibile quando l’abuso non è fisico, ma unicamente psicologico. Si tratta di uno dei rapporti di dipendenza affettiva più invalidanti e difficili da gestire perché implica una valanga di sensi di colpa enorme. Infatti, molte volte, quando la figlia resta incinta le madri narcisiste diventano bambine anche loro. Lo fanno per negare il passaggio del tempo: “Oddio, sto diventando nonna!”. E’ tipico delle madri narcisiste chiedere protezione alle proprie figlie, delegare loro ogni decisione e responsabilità anche minima. In questo senso fai bene a mantenere una buona distanza e pensare alla tua vita. Se diventi più dura i sensi di colpa parallelamente aumenteranno, quindi, non te lo consiglio perché soffriresti di più. Ti lascio una serie di articoli da leggere sul blog e se ti identifichi con le situazioni descritte sei libera di commentare di modo che il tuo quadro sia più chiaro, ok? Ci sono su questo blog cinque articoli che fanno al caso tuo, le traduzioni di “The Narcissistic Family: Diagnosis and Treatment – Editore: Jossey-Bass”. Potresti cominciare con: https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/10/09/caratteristiche-delle-famiglie-narcisiste-genitori-dei-nostri-genitori/ e proseguire con gli altri della serie. La gravidanza è un momento sacro nel quale dobbiamo restare serene per ricordarla come un periodo bellissimo. E’ giusto cercare di comprendere e di approfondire perché servirà a te: quando avrai il tuo bambino tra le braccia cercherai di essere la madre migliore del mondo, di non commettere gli stessi errori dei tuoi e di trasmettergli la massima fiducia. Informati, ma non esagerare con le supposizioni! Non è il momento migliore per te, mi raccomando. Ci sono madri che al posto di uno sms mandano 20, quindi, se sei riuscita a ricavare questa distanza vuol dire che sei sulla buona strada e che devi unicamente imparare a gestire la tua emotività nei suoi confronti. Bacio grande e auguri!!!

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  5. L’empatia , a mio parere è un nodo centrale, è l’asse portante della comunicazione fra i due. attenzione può essere simbiosi. Aderire co/narcisisticamente al desiderio dell’altro. Nella prima fase quella dell’adescamento ti cattura mostrandosi capace di esaudire tutti i tuoi desideri anche sessuali. Poi inizia una fase di svalutazione , di sadismo. Allora sei tu che ti prodighi per farlo felice fai di tutto per ritornare nell’eden.
    E ci troviamo in un rapporto di simbiosi perversa e di empatia ……diabolica
    Qui inizia l’inferno.

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  6. Sono vittima di un narcisista manipolatore che non solo riesce a giocare con la mia empatia ma anche a svalutarmi
    Ha il suo harem di donne che io non conosco ma vedo che aggiunge sui social, mantiene amicizia con le ex e con me alterna aggressività e dolcezza. Oltre a tradire in modo seriale. Non so cosa fare. Come liberarmi di ciò perché non è facile

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    1. Cara Annamaria, come ti senti in questo harem di donne? Quest’uomo è il meglio che la vita ti può offrire? Ti dà pace e serenità? Non credi che la serenità e la dignità siano più preziose dell’appartenenza a un harem? Ti consiglio questo articolo https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/10/07/fidati-di-me-anche-quando-ti-accoltello-alle-spalle-come-i-narcisisti-perversi-minano-la-vostra-fiducia-negli-altri-e-in-voi-stessi/. Vedrai come mai riesci a sopportare così tanto… Non lasciare che quest’uomo annulli la tua forza e cancelli la tua femminilità. Un fortissimo abbraccio. So il quanto sia difficile, ma molte volte l’informazione riesce a fare piccoli miracoli… Scrivici quando vorrai.

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  7. Mi sento di cosigliarvi di leggere questo libro: Etty Hillesum Diario 1941 -1943

    E’ un libro commovente, che racconta la storia di una dipendenza affettiva straziante,nello stesso tempo va al di la di tutto il dolore e dell’amore disperato .
    E’ un confronto con l’erotismo, questa forza primitiva che nel dare piacere crea dipendenza. Tutto questo è talmente straziante che il momento storico così tragico , la seconda guerra mondiale e l’olocausto, passano quasi in secondo piano rispetto alla tragedia personale. Ma noi donne riusciremo mai a vivere non per un solo uomo, ma per la vita, per il mondo, per la gioia di esserci?

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