Le fondamentali differenze tra complementare e vittima

Titolo originale:  ¿Qué hace complementaria a la complementaria? – Conferenza del 29 settembre 2010 – Associazione Argentina dei Medici Psichiatri (AAP)
Autore: Hugo Marietan
Fonti: 
http://www.marietan.com/material_psicopatia/complementaria_siempre_8julio14.html e http://www.marietan.com/material_psicopatia/congresoaap_complementaria.htm
Traduzione: C. L. Dias

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Mi concentrerò sulla problematica “complementare- psicopatico”, perché nella pratica il percentuale di donne che si rapportano con degli psicopatici è molto superiore a quello degli uomini che svolgono una relazione con delle donne psicopatiche.

Cercherò di rispondere ad alcune domande che inevitabilmente sorgono quando analizziamo da vicino questo tipo di rapporto affettivo, per esempio, quando domandiamo quali sono le condizioni e caratteristiche che possiede una complementare per sopportare l’alternanza continua nella condotta di uno psicopatico; la speciale e selettiva negazione della realtà psicopatica in cui vive; il suo intorpidimento quando viene indotta dallo psicopatico ad accettare la sua condizione di “cosa” e, finalmente, i segni del risveglio di questo suo sonno strano e complesso.
Per quanto riguarda il primo punto, le caratteristiche della complementare, posso dire che sono donne che manifestano alcune caratteristiche comuni tra loro e, alla sua volta, aspetti che le distinguono dalle donne comuni. Uno di questi aspetti distintivi è la noia, o quantomeno, un comportamento neutrale nei loro rapporti con gli uomini comuni. La complementare, prima dell’incontro con lo psicopatico, sembra sempre in attesa che qualcosa di straordinario accada nella sua vita. Da adolescente, nel bel mezzo della tempesta ormonale, di solito cerca uomini capaci di eccellere in qualche attività. Sono selettive ed esigono dai loro uomini la compilazione di un modulo interno, immaginario, con dei punti che ritengono fondamentali per avvicinarsi a loro. Tuttavia, questa caratteristica selettiva nei confronti degli uomini comuni non è totalmente riconosciuta dalla complementare; inoltre, di solito si considerano donne dai gusti semplici, ciò nonostante, dopo una serie di domande dettagliate e attente ci  risulta che sono persone molto insoddisfatte e che cercano qualcosa di diverso rispetto a ciò che un comune rapporto può offrire. Molte di loro si rifugiano in percorsi accademici brillanti, diventano brave imprenditrici o hanno successo nella vita professionale, ma è soltanto una stampella che li permette di posticipare la formazione di una famiglia con un uomo comune e, una volta che prendono la decisione di mettere su famiglia, essa è trasformata in un rapporto puramente formale, con dei contenuti affettivi tiepidi. L’osservatore esterno si rende conto che la loro priorità, in molti casi, resta sempre il successo della vita professionale o aziendale, spesso manifestando profondo astio per i lavori domestici e nella cura dei figli, oppure sfoggiando un’esagerata attenzione nei loro confronti, così come agli aspetti puramente formali dei rapporti sociali della coppia. Tanta dedizione è una maschera anti-noia per loro.

Durante il vissuto delle complementari osserviamo alcune fessure affettive prodotte da rapporti familiari anomali, maltrattamenti o svalutazioni dirette fatte da qualche familiare, che non necessariamente è il padre o la madre, ma qualcun altro di significativo o, nei peggiori dei casi, c’è un familiare psicopatico che potrebbe condizionare loro futuro seminando le basi del futuro rapporto con lo psicopatico. Nonostante ciò, molte di loro hanno sviluppato durante l’adolescenza le caratteristiche della leadership; di fatto, in età adulta, quando queste complementari ci consultano, osserviamo che la grande maggioranza ha un percorso professionale soddisfacente, sono imprenditrici o possiedono qualche caratteristica che a livello sociale le rendono persone degne di ammirazione. Altre si presentano malinconiche e grigie dopo un rapporto durato dieci o quindici anni con uno psicopatico, ma quando esploriamo le loro caratteristiche da adolescenti e durante la prima fase dell’età adulta, ci rendiamo conto che i potenziali osservati in precedenza ci sono tutti. Ho avuto diversi casi di complementari che non hanno mai potuto esercitare una professione perché così voleva lo psicopatico, donne costrette a fare le casalinghe.

L’attesa della giovane complementare perché accada qualcosa di straordinario nella sua vita, purtroppo a volte cessa per mano di uno psicopatico, ed è giustamente ciò che spiega il fascino quasi immediato avvertito da lei quando lo conosce; lo considera un uomo diverso dal solito – e, di fatto, lo è – cioè, chi finalmente arriva nella sua vita per  porre fine alla lunga attesa di ‘qualcosa’.

Forse questo spiega perché la complementare ignora i segnali di allerta evidenti nelle condotte bizzarre dello psicopatico sin dall’inizio del rapporto. Sono queste bizzarrie e condotte atipiche, i segni che la complementare aveva bisogno per concludere di avere tra le mani un essere fuori dal comune che genera da un lato il timore e dall’altro una specie di gioiosa attesa. La complementare si ritrova quindi in un rapporto nel quale l’uomo la fa sentire la più speciale, la più interessante e l’unica eletta per restare accanto a lui. Le pomposità verbali dello psicopatico, anziché provocare il rifiuto immediato – perché smisurate – incrementano il fascino della complementare. In questo caso lo psicopatico sa come stimolare l’Ego della complementare, anche se le stesse parole e complimenti fatti da un uomo comune potrebbero essere motivo di scherno per lei. L’altro elemento che la maggior parte delle complementari riferisce di provare è la sensazione di un’immediata integrazione con questo strano personaggio, di modo che il tempo abitualmente richiesto per far sì che una coppia comune costruisca il suo “noi”, anche se imperfetto, si converte in un “baleno”: l’accoppiamento con lo psicopatico si svolge con una rapidità assolutamente inusuale. Loro ci dicono: “L’ho visto, ci siamo guardati, abbiamo parlato, e sembrava che fossimo un’unica persona”. Questa integrazione immediata arriva al punto che alla complementare non sembra strano che lo psicopatico proponga matrimonio pochi giorni dopo averla conosciuta, oppure che già dal primo incontro confessi di essere totalmente e assolutamente innamorato di lei. La situazione, invece di provocare una naturale inquietudine e diffidenza fronte allo slancio così improvviso dallo psicopatico – con dichiarazioni d’amore esagerate – trova in lei un’assonanza e armonia inaudita,  portandola a essere totalmente d’accordo con lui.

Lo psicopatico, nei primi momenti della relazione si comporta come un maestro della parola, tuttavia, in realtà, sebbene gestisca la manipolazione orale di lunga data, è la complementare a collaborare attivamente per dare un senso speciale al contenuto del suo discorso. Vuol dire, sin dall’inizio del rapporto c’è una cooperazione della complementare per far sì che il rapporto arrivi a buon fine. Ciò non necessariamente implica l’inesperienza della complementare, giacché buona parte di loro ha avuto dei rapporti con uomini comuni prima dell’incontro con lo psicopatico. Non sono donne che ignorano le grezze strategie maschili nell’arte della seduzione, perciò non possiamo dire che si tratta di un rapporto consumato tra un “mascalzone e la donzella”, ma possiamo affermare che tutti i due partecipano attivamente perché il legame si renda concreto a prescindere delle sue stranezze. Sono precisamente queste particolarità a essere osservate dagli amici, familiari e conoscenti della complementare, persone sanno cogliere i cambiamenti iniziali nella sua condotta rispetto al modo abituale di comportarsi. L’adattamento improvviso della complementare allo psicopatico genera variazioni qualitative nel suo comportamento abitudinario e conseguentemente fa preoccupare i suoi parenti. Paradossalmente, tutto ciò non è vissuto dalla complementare come qualcosa di anormale, ma come un’esperienza speciale. Lei passa a credere che le segnalazioni dei suoi familiari e amici siano il prodotto della gelosia o dell’invidia, una tesi che viene abbondantemente sposata dallo psicopatico nelle sue manovre per isolarla da qualsiasi persona possa influenzarla oppure opporsi al rapporto.

Dopo molto tempo della sua convivenza con lo psicopatico le prime esperienze non sono più ricordate nitidamente dalla complementare, ed è facile comprendere il perché di questi vuoti di memoria o della mancanza di precisione sui preoccupanti segni iniziali: le tensioni e soprassalti ai quali viene sottomessa dallo psicopatico sono talmente aberranti e varie da rendere le primissime esperienze delle sciocchezze senza importanza per lei, se paragonate al trambusto emotivo vissuto da anni.

Che cosa attrae lo psicopatico nella complementare? Mi esprimo meglio: cosa fa la complementare per attrarre lo psicopatico? Lo psicopatico è un predatore, è un essere alla ricerca di una preda, qualcosa che ritiene utile per raggiungere i suoi obiettivi, e raramente sceglie una donna comune giacché: 1. la donna comune scappa dallo psicopatico perché le sue stranezze e anomalie nella condotta le provocano orrore abbastanza da prendere le distanze da lui; 2. in secondo luogo, perché la sua soglia di tolleranza non è così elevata da permetterle di sottostare al grado di sottomissione richiesto da uno psicopatico.

Ciò che la complementare dimostra allo psicopatico è la sua fame di novità e il suo tedio, elementi che lui riesce a captare oltre la maschera formale sfoggiata socialmente da lei. Questa maschera formale della complementare è ciò che la assimila alle altre donne. Tanto è vero che le sue amiche e i suoi familiari dicono che la complementare “era una ragazza normale finché ha conosciuto lo psicopatico” che, a proposito, riesce a vedere dietro ‘il costume’ indossato dalla complementare,  captando la sua noia e la sua sete di novità. Accade questo perché lo psicopatico è un essere primitivo; per lui tutti i vestiti, sono travestimenti di abitudini culturali, niente più di questo, e quindi cerca l’animalità nelle persone, un terreno nel quale sa muoversi alla perfezione. La donna comune è capace di affezionarsi agli usi e costumi, di modo che l’osservanza di questi usi e costumi diventa importante quanto le sue necessità vitali; ed è proprio questo a portare molte di loro ad abbandonare rapporti con degli uomini che si aggiustano perfettamente ai loro bisogni vitali, ma che non rispettano i requisiti formali degli usi e costumi (per esempio, uomini economicamente agiati o stimati ma profondamente infedeli, ndr). La complementare in questo senso si distingue dalla donna comune ed è proprio questo che lo psicopatico riesce a captare in lei, ma soprattutto è la complementare a rendersi conto che questo essere ‘diverso’ squadra l’essenza grezza della sua persona e che disprezza gli elementi formali indossati. Tra loro due si tratta di una specie di gioco clandestino, giacché entrambi conservano per gli altri la facciata degli usi e costumi comuni, ma tra loro il rapporto è vivificato con gli elementi più primitivi del rapporto uomo-donna. Ci accorgiamo, quindi, che si tratta di una doppia captazione; da un lato il predatore fiuta la preda, e dall’altro la preda emana tutti gli odori necessari per attrarre il predatore.
Nel discorso della complementare queste distinzioni sono ornate da elementi apparentemente comuni, per esempio: dicono di essere attratte da questa o quella qualità dello psicopatico, in genere parlano di intelligenza, a volte del suo umorismo, o certi aspetti come l’audacia/coraggio dello psicopatico. Altre, invece, dicono: “Mi sembrava un ragazzo normale”, però piano piano e con pazienza durante i consulti, quando le portiamo a ricordare i primi passi del rapporto scopriamo tutti gli altri elementi menzionati fin qui.

Qualcosa rende ancora più oscura questa dinamica, ed è quando la complementare se presenta in studio totalmente distrutta e soprafata, sforzandosi per indossare unicamente la veste della vittima del rapporto. C’è tanto risentimento, voglia di vendetta, odio e sentimenti ambivalenti, ma soprattutto delusione. Tutto ciò porta la complementare a disdegnare le importanti sottigliezze iniziali.

Ci vuole tempo per scandagliare tutte queste caratteristiche della complementare, ma almeno iniziamo a disegnare un quadro generale di queste prime indagini. Penso che alla ricerca che faccio da alcuni anni sull’esistenza di questo tipo di relazione psicopatico-complementare, vada aggiunta questa nuova luce su uno dei suoi elementi. Per quanto riguarda lo psicopatico sappiamo abbastanza attraverso i più svariati autori che hanno trattato del tema; dello psicopatico quotidiano si sa molto meno, perché è un concetto relativamente nuovo e che ho condiviso con voi nell’arco dei miei congressi precedenti. Ci troviamo, oggi, a dare i primi passi lungo la strada per capire la complementare, e conto con la vostra collaborazione per dare a questa ricerca la precisione adeguata e la giusta conclusione.

Molte grazie.

La complementare è complementare sempre?

 Laura Tolosa mi ha posto una domanda su Facebook: “Dott. Marietan, una complementare può essere tale anche senza lo psicopatico? Voglio dire, può incoscientemente cercare una relazione simile?”

Laura Tolosa, qui non si applica il concetto di “incoscienza” della complementare. La persona complementare “latente” (prima di conoscere lo psicopatico) transita per la vita con un grado di insoddisfazione notevole rispetto ai suoi vincoli affettivi, avvicinandosi di molto alla noia che è manifestata da lei attraverso le lamentele e l’ipercriticità. Monotonia affettiva. L’uomo “buono” la annoia, la fa spazientire. Lascio chiaro che questa “noia” non è ostentata né facilmente riconoscibile, più che altro è un po’ come uno stato di rassegnazione; è come se lei dicesse tra sé e sé: “Bene, questa è la vita che mi è toccata!”. Se si sposa e ha dei figli, può concentrare la sua attenzione maggiormente sui figli o sul lavoro. Durante questa fase lei e nessun’altra persona può essere ritenuta COMPLEMENTARE (per qualificarsi come tale è necessario aver vissuto l’esperienza e restare con lo psicopatico).

Quando conosce uno psicopatico quotidiano, il suo essere subisce una tormenta affettiva. Qualcosa di strano e di nuovo comincia a fiorire nella sua psiche. Non riesce a definire bene cosa succede, però, resta turbata. È possibile che inizialmente incolpi alla sessualità, provando a spiegarsi attraverso qualche altra caratteristica concreta che riesce a identificare nello psicopatico (chiarisco che lei non darebbe mai dello psicopatico al suo nuovo partner). Presto arriva la “montagna russa” (gli alti e bassi emotivi) che tutte le complementari conoscono. Va chiarito che il suo ex compagno, ‘la brava persona’, passa a valere meno di zero per lei: diventa soltanto una persona alla quale lei “vuole bene”, un “buon padre”, “buon compagno” e altri epiteti orribili dal punto di vista affettivo.

Quando la complementare si stanca dello psicopatico e scappa, allontanandosi per molto tempo (libertà fisica) e tratta di ricostruire la sua vita su nuovi parametri; quando la presenza dello psicopatico nella sua psiche “abbassa l’intensità”; quando i suoi dialoghi interni con lo psicopatico diminuiscono e quando smette di consultare intimamente il suo psicopatico virtuale sempre che prende una decisione (libertà psichica)… allora la complementare è molto vicina a farsi una vita diversa dalla vissuta con lo psicopatico. Tuttavia, non smette di essere complementare, tantomeno con il suo psicopatico. Perché? Perché lui ha capito la chiave da rimettere in piedi l’intero circuito dal quale si è allontanata. Per questo la principale raccomandazione che facciamo quando ci cercano così sofferenti, al fine di provocare il distacco totale, è la manutenzione PER SEMPRE del CONTATTO ZERO con lo psicopatico, anche dopo 20 anni dell’allontanamento.

Molte commettono l’errore di sentirsi improvvisamente libere dallo psicopatico, ritenendo di poterlo riaffrontare per “dialogare” adducendo i più svariati motivi, figli in comune, fattori economici e altre scuse. Tuttavia, SI FANNO FAGOCITARE NUOVAMENTE NEL CIRCUITO PSICOPATICO.

La seconda parte della domanda è: “Può incoscientemente cercare un rapporto simile?” Ribadisco che il termine “incoscientemente” applicato al circuito complementare-psicopatico è FALSO. Si tratta di un autoinganno della complementare con l’obiettivo di ricuperare “ciò che sentiva” con lo psicopatico abbandonato e, di conseguenza, si sente subito attratta da altri psicopatici o dagli ‘stravaganti’ (psicopatici che hanno incarichi o professioni socialmente importanti, come alcuni membri delle forze dell’ordine, uomini che esercitano professioni forensi, amanti della velocità, alpinisti, imprenditori di alto rischio o qualsiasi altra professione includa il flusso anormale dell’adrenalina e del rischio). Passano a snobbare i rapporti con uomini nella norma, perché “noiosi e tiepidi”, che vengono subito scartati nella loro ricerca di nuove relazioni affettive. Avere una seconda esperienza con uno psicopatico è già troppo. Bisogna cercare molto (parliamo del 3 % della popolazione). 

Altre si sentono attratte da ALTRI VINCOLI COMPLESSI, che non sono con degli psicopatici ma che provocano una grande sofferenza e adrenalina: donnaioli, parassiti, alcolizzati o tossicodipendenti (che s’impegnano a “salvare”).

Altre si racchiudono in un “convento virtuale” e non cercano più rapporti con nessun tipo di uomo. Si tratta di una condizione che può durare anni e che potrebbe essere ricondotta alla paura di trovare nuovamente uno psicopatico, oppure alla segreta speranza che lo psicopatico torni a cercarle (senza che lo ammettano mai).

Altre si convertono in SEGNALATRICI DI PSICOPATICI e vanno via investigando, nei nuovi possibili partner, tracce di psicopatia per comprenderle in tempo e fuggire. Qui la soggettività e catatimia giocano brutti scherzi e perdono la possibilità di avere un rapporto con un uomo normale per averlo erroneamente reputato uno psicopatico.
Però, ed ecco che arriva la parte bella, molte non incorrono negli errori anteriori, riuscendo a riprendere il controllo della propria vita accanto a un uomo comune che, sebbene non nutrano quel lato oscuro che soltanto le complementari conoscono, sono gli unici capaci di farle provare quella sensazione di pace e di protezione, quel calore di una vita serena e piena di sogni che gli psicopatici non sanno dare.

Spero di aver risposto alla domanda

Dott. Hugo Marietan, 8 luglio 2014

25 pensieri su “Le fondamentali differenze tra complementare e vittima

  1. Buongiorno, leggo da un paio di mesi le vs mail sull’argomento è finalmente trovo un tentativo di disegnare il ns profilo, che penso sia ultima ( o almeno spero) fase della separazione voluta da un narciso.
    Matrimonio durato 22 anni, psicologo ( solo io, lui non ne capiva il motivo..), cancro al seno ( 8 anno fa..felicemente rinata ) e poi la grande decisione mischiata alla paura..e c’è lo fatta..oggi siamo separati da 2 anni.
    Mi ci vedo nella descrizione, ero annoiata, cercavo il diverso..ingegnere con grandi sogni di gloria, determinata, sicura di me..
    Non sono brava a scrivere, cerco di sintetizzare per la paura di dire troppo, non riesco ancora percorrere il vissuto senza soffrire ..
    Grazie per aver reso umanamente razionale cioè che è più surreale di un film; la vita con un narciso, appunto.
    Saluti
    Marinka

    Inviato da iPad

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    1. Cara Marinka, grazie a te per la testimonianza. In effetti, coloro che affermano sia possibile convivere con un narcisista perverso/psicopatico prendendo ‘ciò che hanno di buono’ fanno unicamente la gioia di una certa editoria che manda battaglioni di donne verso l’infelicità certa – e senza invitarle ad una profonda riflessione sul ruolo giocato dai loro desideri repressi, da quei sogni hollywoodiani di ‘amori impossibili’ che finiscono bene perché il cattivone è diventato buono grazie ad una donna accudente abbastanza da farsi massacrare psicologicamente durante l’intera pellicola. Un abbraccio forte, Claudiléia

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      1. Cara Claudileia,
        mi riconosco in moltissime delle caratteristiche descritte dal Dr. Marietàn nel descrivere la complementare. Reputo, pertanto, con ragionevole certezza di essere tale. Non riprenderei mai i contatti con il NP (che comunque non ha nessuna intenzione di riprenderli con me) perchè convinta della impossibilità di questo tipo di relazioni. Rimane ancora l’amarezza (che credo passerà col tempo) ma soprattutto quella sensazione di “noia” generale che invece temo seriamente possa non passare, essendo una parte ormai strutturata della mia persona che il NP aveva, da certi punti di vista, aiutato a superare. Su questo punto vorrei, se possibile, una tua opinione.

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    2. SONO QUARANT, ANNI CHE VIVO CON UNA PERSONA DEL GENERE.. UMILIAZIONI SILENZI CHE MI HANNO UCCISA DENTRO HO CAPITO SOLO ORA CHE SONO UNA COMPLEMENTARE MA DA TANTO TROPPO TEMPO CHE LO AIUTO A SOPRAVVIVERE NONOSTANTE LA MIA SOFFERTA CONSAPEVOLEZZA NON RIESCO A SEPARARMI DA QUEST UOMO AIUTATEMI VI PREGO ! TERRI

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      1. Tranquilla, Terri, ora che hai capito che hai un problema, e il problema non sei tu, sei già a metà percorso. Non è detto che tu debba andare via adesso,se la tua consapevolezza crescerà, vedrai che ce la farai. Intanto leggiti gli articoli che ci sono suquesto blog riguardo ai loro comportamenti che sono tipici e standard, così piano piano impari almeno a proteggerti. Io ho capito con chi avevo a che fare, più o meno a dicembre, e ad aprile sono riuscita ad organizzarmi e andare via. Ma il tempo che ho dovuto rimanere la, era si brutto, ma le ferite erano sempre più superficiali, e man mano la consapevolezza di me cresceva. Ora che sai che è un uomo disturbato, sei in grado di vederlo con occhi diversi, più critici e obbiettivi, fidati. Poi il cambiamento piano piano avvera’ è già avvenuto. Noi possiamo aiutarti e supportarti, così come hanno fatto con me, seguita passo a passo è incoraggiata a cercare una via d’uscita. Siamo qui, con fidati, non sei più sola. Coraggio. Un abbraccio

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  2. A mio parere la tua ‘noia’ potrebbe derivare da una profonda svalutazione della figura maschile o da cattivi esempi avuti nel passato. Molto spesso donne che hanno avuto genitori nella norma, un padre o una madre che non sono mai arrivati al conflitto aperto o a slanci affettivi davanti a loro, si convincono che il rapporto di coppia sia qualcosa di ‘piatto’ senza l’aggiunta di passionali conflitti e altalene emotive e allora si convincono di voler qualcosa di diverso per loro, in teoria con più emozione e senza quella sorta di fredda progettualità avvertita da piccole. E’ come se crescessero dicendo a se stesse: “Voglio qualcosa di diverso per me, di anticonvenzionale, abbasso la normalità! Non voglio diventare come mia madre…” Ciò che potrebbe sembrare una sana ribellione contro i c.d ‘valori borghesi’ diventa una trappola perché esagerano nella ricerca di un uomo che ‘le faccia sentirsi vive’, al contrario della figura materna. E questa è soltanto una delle ipotesi. La seconda è la più ovvia di tutte: “Mio padre faceva soffrire tutti noi. Mia madre viveva in uno stato di costante tensione e agitazione a causa dei suoi comportamenti, ma non lo lasciava perché PROVAVA qualcosa di importante e di misterioso che la teneva legata a lui. Questo ‘qualcosa’ come si chiama? AMORE. Solo l’amore può giustificare ciò che subiva lei”. E quindi quel modello di uomo, l’uomo che fa soffrire, è rimasto il modello originario dell’uomo ‘che si fa amare dalle donne’, mentre gli altri non valgono niente perché ‘non si fanno amare allo stesso modo’ e quindi vengono scartati dalla tua psiche perché, siccome non si conformano con quel tuo primo modello di maschio, finiscono per annoiarti, per non dirti niente di particolare. Se tu, come descritto nell’articolo, sin da adolescente eri in attesa della ‘scossa’ per mano di un uomo, è probabile che le risposte siano nella tua figura paterna e nel concetto di amore che ti è stato impartito sin da piccola. Tutto ciò, ovviamente, sono supposizioni mie. Non essendo una psicoterapeuta, ma soltanto una studiosa del tema, il primo quadro che riesco a tracciare, quello immediato e basato sulla mia sensibilità potrebbe essere questo. Tuttavia, meglio affidarsi a professionisti che sapranno porti domande azzeccate. Saranno le risposte alle domande che ti faranno a darti qualche certezza sulla quale mettersi a lavorare! Un abbraccio forte, C.

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    1. Queste storie sono come un salto in un mondo irreale, dove sembra che tutto possa accadere. È così mi sono sentita in due relazioni con due psicopatici diversi, mi colpevolizzo per tutti gli anni che ho vissuto così ma so bene che finalmente sono libera e per me è una grazia.
      Forse queste brutte storie che mi hanno portato anche alla depressione mi insegneranno in futuro ad ascoltare me stessa e a capire quando davvero si tratta di amore. L’amore dona bellezza, un sentimento di eternità e insieme radicamento.
      Questo è l’amore vero.

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  3. Cara Claudileia, innanzitutto grazie.
    In effetti io da ragazza sostenevo di non volermi sposare, di non volere figli, di voler fare un lavoro che mi assorbisse totalmente in particolare nel campo scientifico. Poi in realtà mi sono sposata, ho avuto una figlia e faccio un lavoro in campo scientifico “normale”. Quando ho conosciuto il NP mi è sembrato che l’antico sogno (almeno a livello sentimentale) potesse realizzarsi tant’è che fino a non molto tempo fa, se avessi dovuto definire questo personaggio, avrei detto: “è ciò che ho sempre desiderato ma che credevo non esistesse”. Ho sempre idealizzato gli uomini più grandi di me, colti, intelligenti, con professioni particolarmente impegnative (medici, magistrati) attribuendo loro (implicitamente) una superiorità che poi l’esperienza mi ha dimostrato non esserci necessariamente (anzi!!!!). Come vedi rientro nelle personalità descritte da Marietàn (peccato che non lavori in Italia). Credo che per buona parte della mia vita, io abbia avuto una visione decisamente distorta della realtà.

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    1. Quasi tutte noi l’abbiamo avuta, cara! Questa visione che ci viene impiantata, quella del maschio precursore e maestro di vita è un sottoprodotto delle società fortemente maschiliste che va a braccetto con l’educazione che abbiamo ricevuto dentro casa. Il nostro ambiente familiare originario ha le sue responsabilità in questo senso.

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    2. Le tue parole erano le mie, non mi sposerò non avrò figli….Sto insieme al mio compagno da 18 anni, ho dei figli. il mio compagno non l’ho mai sposato e so il perchè. La verità è che con il padre delle mie figlie non ho mai provato ciò che provo per il mio np. Non mi sono mai sentita così viva. Sono una che si annoia. Sono una complementare. E la cosa incredibile è che il mio np ogni volta che torna non perde occasione per dirmi: tanto lo sai, a me si che mi avresti sposato.
      Grazie per questo sostegno, è importantissimo il lavoro che viene fatto da ognuno di voi.

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      1. Cara libera da ora, come dice l’ articolo hanno la capacità di individuare il lato oscuro che è in noi e di farlo crescere crescere fino a farci perdere completamente nel buio….ma noi non siamo quel buio… non siamo solo quel lato oscuro….siamo anche tanto altro che la relazione con un np ci fa perdere di vista. Non siamo pezzi del loro puzzle e loro non sono i nostri….l’ illusione che siamo incomplete senza di loro nasce da questp errore di valutazione….siamo complementari….ma non solo….e questa consapevolezza ci può aiutare a ritrovare tutto il resto, tutto ciò che siamo o possiamo essere anche senza di loro….libera da ora! No contact! L’ unica soluzione…..

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      2. Ciao Elisa, ora comprendo ogni cosa è tutto anche più semplice da affrontare ma lo sconforto nel pensare che non c’era nulla di magico nei suoi ritorni rimane, ed in 25 anni di ritorni, posso assicurarti che ce ne sono stati tanti ed alcuni molto forti. Pensare che quella sensazione di pienezza era dovuto solo al frutto di una manipolazione e che non c’era nulla di vero è devastante. Ma avere questa consapevolezza è ciò che mi sta aiutando ad andare avanti. Vorrei aggiungere per dare anche una mano a questo blog che l’articolo che parla di noi complementari è stato in assoluto quello per me più chiarificatore. Perché quando si parla di loro dei np puoi sempre essere assalita dal dubbio che egli possa veramente essere così. Quando invece sei tu a ritrovarti nella descrizione è come se ti si aprisse un mondo!

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  4. Ed ancora oggi le bambine leggono Cenerentola, Biancaneve, storie dove c’è sempre il principe azzurro che “salva” la fanciulla “infinitamente buona”. Sto cercando di educare mia figlia lontano da questi stereotipi che possono condizionare la vita intera, cercando di equiparare il più possibile il mio ruolo e quello del padre sia pur con le ovvie, necessarie, differenze di ruolo.
    Spero pubblicherai altre considerazioni del Dr. Marietàn sulle complementari, argomento molto interessante davvero. L’analisi della personalità della complementare dopo la psicoterapia, per es, potrebbe essere di ulteriore aiuto. Gli ennesimi ringraziamenti per tutto quello che fai, saranno forse noiosi, ma sinceri e doverosi.

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  5. Cara Claudileia,
    grazie per l’impegno che metti nel condividere questi articoli che cercano di far luce su una esperienza che, ammetto, continuo a far fatica a decifrare completamente. Ciò nonostante gli articoli, i libri, i blog letti avidamente. Questo articolo mi ha colpito particolarmente, perché si parla di noi, non di loro. Mi riconosco molto nel profilo descritto e nella tormenta emotiva in cui, nonostante quasi un anno di NC, mi trovo ancora in modo estremamente sofferente.
    La domanda che mi sorge è proprio questa: sono letteralmente fuggita per salvarmi, ho attuato il NC serrato, pur tuttavia la mia vita ha subito un cambiamento tale che fatico a riconoscermi. Non riesco ad integrare ciò che faccio per “recuperarmi” con la mia psiche. Mi sento letteralmente dissociata. Come se una parte di me fosse rimasta là, ancora agganciata a questa figura che ha devastato la mia serenità.
    Mi domando cosa posso fare perché avvenga, finalmente, anche un NC emotivo che mi regali un po’ di pace.
    Sento parlare molto di perdono, nel senso di perdonare se stessi per avere permesso le umiliazioni, i tradimenti, gli inganni, il non rispetto. Che tutto parte dall’amore verso se stessi che abbiamo evidentemente trascurato, ognuno per motivi diversi.
    Confesso che non so da dove partire. Ho provato anche l’aiuto terapeutico ma sono ancora qui a tormentarmi l’anima.
    Grazie

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  6. Carissima Lucia, un anno di NC è un traguardo importante, ma non basta per disintossicarti totalmente se il tuo pensiero imperante è uno di questi: “E’ possibile che nel frattempo lui sia cambiato? E’ felice? E’ depresso? Mi avrà cercato? L’altra lo rende più felice di me? Avrò fatto la cosa giusta? Sarà davvero uno psicopatico oppure ho esagerato?”. Il nodo della questione è tutto qui. Cerchi ogni tanto sue notizie in rete, anche senza contattarlo? Cercare notizie della persona vuol dire alimentare il nostro vampiro interno, ingozzarci di cibo spazzatura. Nulla di ciò che fa dovrebbe riguardarti più, le sue frequentazioni, i suoi progetti o altro. Ti consiglio la lettura dell’ultimo articolo caricato: https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/06/09/qualche-parola-sul-processo-di-recupero-dai-rapporti-affettivi-con-soggetti-narcisisti-perversi/ . Credo che ti manca la certezza di aver fatto la cosa giusta, i tuoi dubbi sul reale carattere della persona che hai lasciato alle spalle. Se si tratta di un narcisista perverso ricordati che sarà sempre così e che mai cambierà. Per far capire meglio utilizzo la metafora contenuta nell’articolo https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/09/17/crescere-con-un-genitore-narcisista-il-lungo-processo-di-guarigione-parte-finale/
    “Supponiamo che hai un pozzo nel cortile sul retro di casa. Immaginiamolo pittoresco: è rotondo, fatto di pietra, con un piccolo tetto sopra e un secchio che potrai utilizzare per abbassare e raccogliere l’acqua fresca. Hai molti ricordi piacevoli di quel pozzo, andavi lì con tuo nonno o qualche parente, erano loro ad aiutarti a far salire il secchio. Ti sentivi importante e orgoglioso di far salire l’acqua. Un giorno, però, hai scoperto che avevano avvelenato l’acqua del pozzo perché quando l’hai bevuta, ti sei ammalato. Eri triste perché non potevi più tornare al pozzo per prendere l’acqua fresca. Hai riflettuto tanto sul da farsi e alla fine hai avuto un’idea: “Tornerò al pozzo, stavolta con un secchio nuovo!” E così, con il tuo secchio nuovo ritorni a prendere dell’acqua. Dopo averla nuovamente bevuta, ti ammali. Il giorno dopo torni ancora, ma con la tua giara preferita, quella con le mucche dipinte: la bevi e ti ammali. Stanco, decidi di prendere l’acqua con un bicchiere di plastica, magari usando una cannuccia, e ti ammali ancora. Allora cerchi di bere l’acqua direttamente, sporgendo la testa finché puoi…” La metafora spiega la nostra incapacità di accettare come sono andate le cose nella realtà. Accettazione non è perdono. Non hai nulla da ‘perdonarti’, ma soltanto da accettare che nella vita ti è capitata questa persona. Ora sai quali sono state le tue fragilità. Lavoraci su che ce la farai ad arrivare all’ultima tappa, vedrai!

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  7. Grazie di cuore. Hai centrato perfettamente tutto ciò che sto vivendo, dalla prima all’ultima frase. Rileggerò con cura gli articoli che mi hai suggerito e porterò con me il tuo incoraggiamento.

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    1. Non demordere! L’allontanamento da queste persone può soltanto farti bene. Per uscire dal circuito psicopatico completamente la tua ricerca di notizie deve cessare. Lotta contro la tua curiosità, trasformala in energia rinnovabile per te stessa. Un abbraccio grande!

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  8. Io come Alba volevo dire a Terri anche se dopo molti mesi ( ho letto solo ora la sua testimonianza) che ce la possiamo fare anche dopo molti anni e che Le farà bene leggere gli articoli di questo blog e cercare di scrivere così da iniziare a smuovere le sue sensazioni io l’ho fatto e ho trovato davvero tanto aiuto e conforto

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  9. Mi rattrista molto questo articolo facendomi pensare a mia madre.
    Lei ha sempre guardato con disprezzo la vita delle sorelle , donne normalissime .
    Ha rifiutato uomini perché a suo dire troppo banali finendo con lo sposare mio padre.
    Un padre che ha passato e passa la vita a disprezzare chiunque dimostri impegno e volontà nel raggiungere degli obbiettivi , che si vanta ad alta voce se riesce a imbrogliare qualcuno dopo averne ottenuto la fiducia e che passa le giornate buttato in divano a guardare film pornografici .
    Una coppia , i miei genitori , in apparenza vincenti ,perfetti e fortemente innamorati tanto che spesso io sono stata invidiata di avere dei genitori così .
    A mia madre piace tanto che mio padre sia “sopra le righe” e a lui questo non fa che alzare l’Ego.
    Io vengo fortemente disprezzata da entrambi perché,a loro dire, poco furba (o troppo , se mi fa comodo, ma questo lo decretano a seconda delle situazioni ) , incapace secondo mia madre di tenermi un uomo (sono divorziata) , “morta di fame” ( I miei genitori sono benestanti, io no) insoddisfatta perenne incapace di stare al mondo.
    Li guardo da distante per vederli meglio .
    Potrebbero avere moltissimo ma ritengono di avere “tutto” cioè l’apparenza che ,sono sicuri, crea invidia in chi li osserva dal di fuori.
    Quando ancora permettevo a mia madre di entrare in casa mia venivo criticata perché non avevo un centrotavola in pizzo con sopra un vassoio di argento e la frutta secca dentro ( a casa sua c è ) . Ora penso che per lei questa era una mancanza gravissima ,ma che però non batte ciglio quando mio padre si vanta di andare a prostitute.
    Avrebbe potuto lei avere una vita ricca di amore ,ma ha scelto e continua a scegliere un uomo abbruttito volgare e vuoto .
    Mi rinfaccia il fatto che se fossi rimasta con mio marito ora farei la bella vita anche , e non solo, dal punto di vista economico : non è in grado di vedere la serenità che ho raggiunto vivendo da sola , e neppure lo schifo che ha voluto diventasse la sua vita.
    Molto triste davvero.

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  10. leggendo questo articolo mi sento (quasi) un completo disastro.
    dico “quasi” perché nonostante mi riveda perfettamente nella descrizione, ho più consapevolezza di prima, e quindi nonostante al momento non riesca a provare istintivamente nulla di positivo nel leggere il termine “uomo comune”, o quando guardo il classico film d’amore in cui l’uomo compie un errore madornale, torna da lei con scuse romantiche e teatrali – e vissero felici e contenti – posso guardarmi da fuori mentre mi brillano gli occhi e mi chiedo “chissà se esistono davvero uomini così…” so di poter rieducarmi, anche se ci vorrà molto tempo (tutto questo deve andare in concomitanza con imparare ad amarmi e a prendermi cura di me)… ma la volontà di farlo è già qualcosa, anche se un parte di me vorrebbe avere una specie di illuminazione divina, svegliarmi domani con tutte le rotelle a posto!

    sono una di quelle che ha “cercato molto” come si dice nell’articolo, in 27 anni di vita le mie uniche 2 relazioni – se così si possono definire – sono state entrambe con individui di questo genere. e sono piuttosto sicura di averli aspettati con tanta pazienza. gli altri ragazzi con cui ho avuto a che fare partivano comunque in quarta come loro, ma dopo poco si tirano indietro in maniera fulminea. quindi automaticamente mi viene da pensare che quelli che si sono allontanati sono “sani”, che intuitivamente sono riusciti a capire che ho qualcosa che non va, cado nel disprezzo totale di me stessa, mi dico che forse pure io ho un male troppo grande dentro che è sempre rimasto latente e per questo non merito nulla… eppure anche mentre lo scrivo non lo sento così vero.
    faccio molta fatica a trovare un equilibrio fra “io schifo e gli altri buoni” e “io buona e gli altri schifo”, ma anche avere la consapevolezza di questa fatica è buon materiale su cui lavorare.

    per ora ho capito che in questo momento della mia vita non sono pronta per avere una relazione sentimentale, so che quando sono attratta da qualcuno posso avere una certezza matematica che non è la persona giusta per me… insomma so che quando le parole come “normale” e “comune” non mi faranno più ribrezzo, quando non proverò più quella eccitazione nel sentirmi dire “si vede che sei diversa” o “sei speciale”, o meglio ancora, quando smetterò di avere bisogno che il mondo esterno riconosca il mio essere speciale, anche i miei “gusti” in fatto di uomini cambieranno.

    ci vorrà tempo… è un po’ come se fossi ai piedi di una montagna altissima, con zainetto e tutto (o quasi) l’occorrente, guardo la cima e mi dico “ma è così lontano, non ce la posso fare” quando invece dovrei guardare dritto e cominciare a scalare.

    … forse non sono così un disastro.

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  11. Ciao Nora,
    leggo ed un pò mi ritrovo nelle tue parole, quel pensare di avere “qualcosa che non va” perchè poi quelli che capitano e restano hanno tutti caratteristiche di egoismo e anaffettività. E il conseguente bisogno di sentirmi dire che in realtà non c’è nulla che non va e che sono speciale, almeno per qualcuno. Per quel che mi riguarda ho capito alcune cose:
    1 il mio bisogno di sentirmi speciale per qualcuno arriva da un infanzia in cui non sono stata speciale per nessuno (forse solo per i miei nonni materni). In cui mio padre np pretendeva attenzioni esclusive e i miei bisogni erano subordinati ai suoi, come se fosse un bambino capriccioso invece che un genitore. E quando mia mamma si è separata è tornata a rivivere e si è “dimenticata” ancora che anche io avevo delle necesità
    2 ho un anima troppo sognatrice che guarda troppi film romantici dove nonostante tutti i guai c’è sempre un happy ending e di qui la speranza che alla fine sopportando l’ insopportabile l’ happy ending arrivi anche per me(la Disney miete vittime inconsapevoli di idealizzazione dell’ amore)
    3 la mia scarsa autostima si nutriva del love bombing, di tutto quello che avrei voluto sentirmi dire(ma con sincerità e non con la falsità che distingue gli np) e che lui buttava lì con finta timidezza. Mi nutrivo del suo farmi sentire speciale e non volevo vedere la recita dietro le parole.
    Dicono che l’ universo continua a riproporti un problema finchè non sei riuscita a imparare la lezione….credo che la mia lezione sia imparare a stimarmi, a non lasciare che il giudizio degli altri mi faccia a pezzi o mi porti alle stelle, avere il mio centro. E per chi ha passato una vita a sentirsi dire che non è abbastanza è la cosa più difficile da fare, smantellare un condizionamento mentale di anni e anni e che in parte continua ancora. Ma un passo alla volta arriveremo alle stelle e da sole…. In bocca al lupo per la tua scalata, non farti scoraggiare da niente e da nessuno, neppure te stessa…

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    1. Cara Ely,
      mi rincuora il tuo messaggio! anche io tramite l’autoanalisi e l’aiuto di un terapeuta sto riuscendo a capire le dinamiche che mi hanno portato ad adottare determinati pensieri e convinzioni, seppur inconsce. secondo il mio attuale terapeuta il mio bisogno di sentirmi speciale potrebbe essere dovuto a quanto i miei genitori hanno lottato per la mia custodia (divorzio durato 8 anni, pieno di frecciatine, vendette e provocazioni, quasi sempre usando me come un vero e proprio strumento). entrambi mi volevano con tutto loro stessi, io figlia unica… puoi immaginare. eppure il mio benessere mentale in tutto questo è stato messo da parte, pur non volendolo.

      io stessa ricordo che passavo da sopravvalutare a svalutare mia madre e mio padre, prima uno e poi l’altro, si intercambiavano. eppure mamma per me era sempre quella “cattiva”, per colpa sua non avevo più una famiglia, lei aveva allontanato mio padre da me… se fosse rimasto con noi sarei stata più felice. queste erano le mie convinzioni.
      ho anche capito che mio padre ha sempre adottato un approccio seduttivo nei miei confronti, più volte mi ha messa in competizione con mia madre, seppur in maniera molto sottile… quasi come se fossi la sua “amante/complice” seppur solo a livello platonico.

      la mia precedente terapeuta suggeriva che il fatto di trovare ragazzi che si sono sempre tirati indietro perché non si sentivano abbastanza per me poteva essere dovuto al fatto che inconsciamente ho ancora mio padre su quel piedistallo di “uomo perfetto”. penso che sia molto probabile, ma provo molta rabbia… perché non voglio più essere la fidanzata del papà, e non ho ancora capito come fare. mi sono allontanata gradualmente da lui nel corso dell’adolescenza ma l’atto fisico non sembra bastare. mi sembra di essere riuscita ad imparare ad accettarlo così com’è, ma il dolore di non essergli mai andata bene così come sono, il “se fossi cresciuta con me non saresti così, tua madre non ha saputo fare il suo lavoro” (per “così” intende che non ho ancora un lavoro stabile, famiglia, ecc) ha ancora un certo potere su di me. anche se in realtà posso riuscire a vedere che la sua insoddisfazione potrebbe mascherare la sua sofferenza dovuta all’incapacità di essermi stato accanto… ma essendo narcisista pure lui non so quanto questo sia possibile.
      per quanto riguarda mia madre, sto cercando di imparare a volerle bene, piano piano… anche lei ha fatto diversi errori… ma mi sono resa conto che dipingerla come il diavolo non è servito al mio processo di identificazione, che è tutt’ora in corso.

      ultimamente quando so che sto per fare qualcosa che mi farebbe del male, o quando mi trascuro, m’immagino di trovarmi davanti alla me bambina, e le dico in maniera ferma ma dolce che “quella cosa non si fa”, spiegandole il perché. non sempre ci riesco, ma mi sta aiutando molto… è come se dopo svariati anni a sentirmi ancora quella bambina che cerca il riconoscimento che non ha mai ricevuto avessi deciso di rimboccarmi le maniche e fare da genitore a me stessa…

      anche io credo nell’universo… infatti proprio per questo ho deciso che questa volta mi prenderò una bella pausa per analizzare e comprendere abbastanza da potermi bastare, prima di entrare in un’altra relazione! di male ne ho già avuto abbastanza…

      buon viaggio dolce Ely! ❤

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  12. Mi rendo conto che questo articolo è stato pubblicato molto tempo fa e che quindi magari risulterà difficile poter avere una risposta, ma io lo leggo solo oggi, quando sono trascorsi pochissimi giorni dalla scoperta di questo blog. Sono sconcertata nel leggere le caratteristiche della complementare, sono io!
    Ho conosciuto il mio np quando avevo 17 anni, estate del 1993, ero una ragazzina vivace, sveglia, intelligente che snobbava qualsiasi rapporto con i propri coetanei “troppo normali”. Ho conosciuto questo ragazzo di soli 2 anni più grande di me, con il quale ho intrapreso da subito una frequentazione assidua, in cui il divertimento e la passione mi hanno totalmente coinvolta. Trascorrevamo le serate a chiacchierare di qualsiasi cosa, ci intendevamo su tutto perchè avevamo la stessa “brillantezza intellettuale”. Io però allora e per i successivi 25 anni, ho sempre pensato che si trattasse della reazione al primo innamoramento. Solo adesso capisco che si era innescato qualcosa di tremendo.

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  13. Ommamma 25 anni!!! Sono tanti cara liberadaora….basta..non permetterglielo più!!!…..la “magia” è in noi nella illusione di aver trovato un pieno che riempie il vuoto che abbiamo dentro e invece non fa che allargarlo e renderlo ogni volta più incolmabile…e doloroso..

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