Sui meccanismi di difesa atavici attivati dai perversi nella negazione dell’ovvio

Chi ha figli piccoli, lavora con dei bambini oppure si ricorda certi episodi dell’infanzia ha ben presente i confini smisurati della fantasia infantile, molto spesso impiegata nella difesa cieca delle piccole ed innocenti bugie.

I bambini possono riversare la colpa per la merenda mangiata di nascosto e fuori orario agli orsacchiotti, ai fratelli, ai cugini oppure a qualche mostro ladro di merende e mangiatore di gelati. La plasticità del loro cervello in evoluzione trova insuperabili spiegazioni per ogni cosa. Tocca al genitore correggerli, insegnarli che è controproducente mentire, che non devono aver paura di dichiarare la verità e che l’amore non sarà mai messo in discussione in famiglia:

Sigmund Freud ha cercato di studiare il sistema di difesa di un essere umano in situazione di pericolo, proponendo due modalità di adattamento: quella alloplastica e quella autoplastica.

La modalità alloplastica è una difesa aggressiva quando ad esempio l’individuo è attaccato da un agente esterno e cerca di neutralizzarlo (ad esempio riscaldando l’ambiente contro il freddo).

Questa modalità ha modificato il mondo intero, rispondendo al bisogno dell’uomo di difendersi dai pericoli che lo circondano.

La modalità autoplastica è illustrata ampiamente negli studi degli insetti che, se minacciati da un pericolo che non possono vincere, fingono ad esempio di essere morti.

Questa capacità, utilizzata a livello intellettuale, produce la modificabilità cognitiva strutturale, poiché l’autoplasticità dell’essere umano è il fattore di adattamento con cui si è difeso quando non ha potuto attaccare il nemico o eliminare il pericolo, e che l’ha costretto a diventare plantigrado, liberando le mani, con cui ha vinto la forza di gravità, ad esempio.

Ferenczi invece attribuisce al termine autoplastico un’accezione prettamente genetica. Si tratterebbe, secondo l’autore, di una modalità molto primitiva di adattamento, corrispondente rispettivamente a una fase onto- e filo-genetica dello sviluppo in cui l’organismo ha presa soltanto su se stesso e applica dei cambiamenti solo corporei.

Ferenczi attribuisce a questo metodo di adattamento la conversione isterica e più precisamente ciò che egli chiama i ‘fenomeni di materializzazione’.

Per opposizione Ferenczi parla di adattamento alloplastico per identificare il complesso di azioni rivolte verso l’esterno che consentono all’io di mantenere il proprio equilibrio[1]

La ‘reazione autoplastica’ è la capacità di auto modellamento e di trasformazione del sé per minimizzare uno shock, lo scontro con il mondo esterno. Si tratta di una reazione comune quando proviamo un grande dispiacere o subiamo un trauma. Nel caso dei bambini, la paura di perdere l’affetto di un genitore porta al dispiacere e all’incremento della catena di bugie che va certamente frenata con l’affetto, ma anche con decisione e fermezza: “Ti voglio bene lo stesso, ma hai mangiato anche la caramella di tua sorella, che ora piange. Questo non si fa. Ora andiamo insieme a prendere un altro dolce per lei.”

In corrispondenza c’è la ‘reazione alloplastica’, descritta da Ferenczi come

(…) una difesa reale contro la nocività, cioè, una trasformazione del mondo circostante nel senso dell’allontanamento della causa del disturbo (…) il dispiacere, però, cresce ed esige una valvola di scarico. Tale possibilità è offerta dall’autodistruzione, alla quale, in quanto fattore che libera dall’angoscia, sarà preferita alla muta sofferenza. La cosa più facile da distruggere in noi è la coscienza, la coesione delle formazioni psichiche all’interno di un’entità: da questo nasce il disorientamento psichico[2].

Torniamo al bambino. Che cosa potrebbe fare per contrastare la proposta del genitore? Buttarsi a terra, fare uno scandalo, correre in camera e rinchiudersi piangendo “L’ho fatto perché avevo TANTA FAME!”, oppure incassare la sconfitta e inseguire il genitore in pasticceria nella speranza di essere scusato e di acchiapparsi qualcos’altro per sé nuovamente.

Parliamo ora dei narcisisti perversi, individui che avvertono il bisogno di affermarsi con dei metodi sui generis, coniati a doc per rispettare le pulsioni più arcaiche di un essere umano. Se per una persona comune il loro modo di essere può essere discutibile dal punto di vista morale ed etico, ai perversi è funzionale al mantenimento dell’equilibrio necessario alla sopravvivenza dell’Io grandioso che cercano di tenere solidamente in piedi.

Per un individuo sufficientemente maturo ammettere i propri errori, assumersi le responsabilità e cercare di riparare il danno commesso significa un passo verso la crescita personale. Una persona emotivamente intelligente sa che l’assunzione delle proprie responsabilità si traduce spesso nel miglioramento e nel consolidamento dei suoi rapporti affettivi. Per un soggetto narcisista perverso, invece, l’ammissione dei propri errori in qualsiasi ambito della sua vita significa una clamorosa sconfitta, un trauma, uno shock da evitare anche al costo di sembrare uno squilibrato.

Questa difesa estrema dell’Io disfunzionale, cioè, questa incapacità di adattarsi alla realtà è ben consolidata nella struttura della personalità narcisistica. Piccola metafora: cosa facciamo nei giorni troppo freddi? Accendiamo il cammino, il riscaldamento, una stufetta per rendere più accogliente l’ambiente. Ossia, cerchiamo di sorvolare sulle condizioni meteorologiche avverse per non ammalarci adattando l’ambiente alle nostre necessità, facendolo assecondare i nostri desideri e bisogni, modellandolo e piegandolo al nostro bisogno di difenderci dal freddo.

Così come l’umanità ha sviluppato la capacità di reinventarsi e di organizzarsi per imporre il suo dominio sulle forze della natura perché guidata dall’istinto di sopravvivenza, una persona con un livello di narcisismo altamente disfunzionale lotta per sopravvivere psichicamente alle situazioni che ritiene intimamente avverse perché contraddicono l’immagine grandiosa dell’Io. In questo senso, chiunque attacchi la sua grandiosità si converte nel Grande Freddo da combattere attivando il riscaldamento (le sue difese). Ciò che per voi potrebbe trattarsi di una semplice ammissione di responsabilità per loro è questione di vita o di morte: siete il freddo pungente che va neutralizzato o eliminato.

Ci accorgiamo che è il livello di immaturità dei narcisisti perversi a tenere legati a sé donne/uomini che hanno sviluppato nella vita funzioni protettive, materne o paterne.

Quando il ruolo protettivo e accondiscendente dei partner viene a scemare o mancare – grazie alla consapevolezza della natura degli psicopatici/narcisisti perversi –  così come gli uccelli migrano verso le zone più calde i perversi difendono loro “Io” cercando riparo in altri ambienti, soltanto apparentemente più caldi.

Tuttavia, per migrare in libertà bisogna proiettare sul partner ufficiale oppure sugli ex la freddezza e l’ostilità che loro stessi provano per le loro prede. Le difese alloplastiche/autoplastiche s’incrementano, diventano più raffinate, subdole e crudeli con le prossime prede della lista: non possono incorrere nell’errore di essere smascherati e criticati nuovamente! Per questa ragione, quando un’ex partner ferito fantastica il cambiamento di un narcisista perverso soltanto perché cosparge di attenzioni la preda del momento incorre in un errore molto comune. Per mimetizzarsi e salvaguardare la maschera di sempre è necessario aumentare l’investimento nell’immagine avvincente che vogliono trasmettere,senza che la preda di turno sospetti di essere parte di un piano di ripulitura dell’immagine di qualcuno. Ogni cambiamento superficiale ha, però, la durata di un soffio e quindi ritornano puntualmente al vecchio schema distruttivo di potere e di controllo, stavolta attraverso il potenziamento degli aspetti negativi della propria personalità come la superficialità, la svalutazione dell’altro, i tentavi di evasione sempre più clamorosi, i rapporti a rischio, la dissimulazione e l’ambiguità, il gaslight, la manipolazione e la triangolazione:

Il meccanismo di difesa alloplastico è vitale per l’esistenza, per la sopravvivenza dell’organismo, tuttavia, ancora non può essere efficiente senza la presenza di una seconda difesa, ovvero, il meccanismo di difesa autoplastico. Il meccanismo di difesa autoplastico può essere definito come la propensione dell’organismo di modificarsi per resistere con successo all’incontro con una fonte esterna o addirittura interna di pericolo. L’azione autoplastica agisce in due modi. Il primo è il mimetismo, che possiamo illustrare dai cambiamenti nel colore o nella forma con la quale un organismo cerca di rendersi indistinguibile dall’ambiente circostante come un modo per sfuggire al predatore. Questo modo autoplastico di difendersi può essere osservato nel regno animale insieme ad altri fenomeni come il Todesstellung-Reflex;  su un livello più alto, questa forma autoplastica di adattamento è rilevabile spesso nelle popolazioni migranti, nelle minoranze ed alcuni gruppi socioeconomici quando affrontano la pressione della cultura dominante e cercano di essere accolti riproducendo e imitando i modi e gli stili di vita del nuovo ambiente.

La seconda modalità del meccanismo di difesa autoplastico si manifesta con lo sviluppo di alcuni prerequisiti cognitivi-motivazionali- affettivi che includono forme più creative e produttive di adattamento. È questa modalità di auto plasticità che permette al meccanismo di difesa alloplastico di arricchire il suo repertorio di comportamenti e tecniche utilizzate per neutralizzare le fonti di pericolo, modificando l’ambiente. La modalità alloplastica è la responsabile delle grandi realizzazioni dell’umanità per conquistare e controllare la natura, il che non sarebbe possibile senza il meccanismo di difesa autoplastico quale modalità in grado di generare processi mentali, operazioni, pensieri astratti e altre forme superiori di funzioni cognitive. È questa propensione al cambiamento dell’organismo per quanto riguarda l’uso di forme progressivamente più elevate delle proprie funzioni mentali a permettergli di modificare la sua realtà utilizzando l’esperienza passata per pianificare, anticipare e facilitare gli eventi desiderabili, evitando che quelli indesiderabili si concretizzino[3].

Una domanda che probabilmente molti di voi si stanno facendo  è: perché mai i narcisisti perversi fanno utilizzo di questi meccanismi difensivi tanto vitali per l’ingegno umano quasi sempre di modo controproducente, poco intelligente e distruttivo? Perché le esperienze passate servono soltanto ad affinare le loro tecniche di raggiro senza mai intaccare il genio e la creatività che porta alla costruzione di qualcosa di bello, di innovativo e di benefico per gli altri e per loro stessi?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo comprendere cosa significa un evento desiderabile dal punto di vista di un narcisista perverso e quali sarebbero gli eventi indesiderabili.

Un/a narcisista perverso/a può desiderare la fama, il potere, la bellezza irraggiungibile, la virilità/femminilità indiscussa, la gloria e la riconoscenza, la sudditanza per quanto riguarda il sesso opposto oppure lo stesso sesso (a prescindere dell’omosessualità, i n.p. vogliono essere ritenuti irresistibili da entrambi i sessi), l’eterna giovinezza e il mantenimento del sex appeal fino alla tomba. Potrebbe anche desiderare di essere invidiato, addirittura odiato per il suo potere o per il partner che ostenta al bar, odiato per la sua macchina, la sua casa, i suoi viaggi, la sua intraprendenza, i suoi figli perfetti, la sua professione, i capi firmati che indossa, ecc., di modo che tutto ciò che contraddice la sete di dominio e l’immagine di potere che vogliono dare agli altri è fortemente indesiderabile e va contrastato violentemente.

I narcisisti perversi attivano gli stessi meccanismi di difesa del resto dell’umanità, soltanto che a un livello disfunzionale. Quando osservano la loro realtà e scoprono di avere un mutuo da pagare, uno stipendio non conforme ai loro sogni di gloria, una macchina più vecchia del collega, figli adolescenti ‘difficili’ (spesso perché li mettono in discussione), una moglie o amante meno attraente o meno giovane del compagno di calcetto, viaggi meno piacevoli del fratello o sorella economicamente più stabili, la libertà dimezzata (al contrario degli amici single), s’ingegnano per alterare la realtà circostante, ma senza prendersi la briga di sottoporre l’Io megalomane a un cambiamento interno che porti allo sviluppo della creatività e dell’ingegno vòlto alla pianificazione sensata e intelligente su come raggiungere degli obiettivi senza causare danni agli altri.

Faccio un esempio banale:

“A” invidia la macchina e l’amante del socio “B”, quindi, per avere qualcosa di simile decide di non pagare gli operai della sua piccola azienda di ristrutturazione per permettersi una macchina migliore della sua. Inoltre, passa a ricoprire di attenzione la segretaria giovane e carina, sempre con i soldi sottratti dalle casse aziendali. Dopodiché passa a sfoggiare bei vestiti, mangia con lei in ristoranti costosi, ecc. Siccome essere scoperti nella propria miserabilità è un evento indesiderabile, quando la moglie e il socio di “A” vengono alla conoscenza delle sue disonestà, l’uomo nega l’evidenza accusando il socio in affari dei reati commessi, incitando gli operai a scannarsi contro “B” (proiezione), l’amante passa a essere una donnaccia senza scrupoli che viene subito mandata via, mentre la moglie, che a quel punto chiede il divorzio, è l’arpia che vuole lasciarlo “nel momento del bisogno”.

Quando scriviamo che i narcisisti perversi peggiorano con il tempo e si recano in terapia soltanto per cercare un alleato di guerra che dia supporto alle loro tesi, parliamo di persone disposte a tutto, eccetto perdere la propria maschera: “sono circondato da squilibrati”, “io non c’entro niente con la loro follia”, “i miei colleghi mi invidiano, non capisco cosa succede”, “tutti mi mettono il bastone tra le ruote”, ecc.),

Proteggere l’organismo dagli stimoli che non può governare è parte della funzione di adattamento dell’io, designata a proteggere l’integrità della persona. Così l’io può adottare, come mezzo di difesa, quello di negare alcuni aspetti della realtà esterna. Abbiamo visto come questo meccanismo fosse operante nei pazienti che sostenevano di aver avuto un’infanzia felice e dei genitori affettuosi, pur ammettendo di aver subito percosse traumatizzanti, punizioni e rimproveri. Per sopravvivere in situazioni simili i bambini devono reprimere la ribellione e sottomettersi, cosa che possono fare solo negando i propri sentimenti e la realtà del comportamento dei genitori. Ma questa difesa valida diventa una nevrosi quando, protraendosi nell’età adulta, rimane operante anche in situazioni in cui la personalità non è indifesa.

Poiché la negazione è ottenuta rendendo la superficie insensibile agli stimoli, il suo effetto è quello di irrigidire l’io. Il sorriso costante diventa una maschera che non si riesce più a togliere. Il risultato è una diminuzione della capacità dell’io di rispondere emotivamente alla realtà o di modificarla secondo i propri sentimenti. Estendendo l’analogia di Freud, l’io rigido è come un cavaliere rigido in sella, che rischia di essere sbalzato a ogni movimento (sentimento) brusco. Per l’io la salvezza sta allora in un corpo insensibile, quasi privo di emozioni. Ma proprio questa insensibilità crea una fame di sensazioni che porta all’edonismo tipico di una cultura narcisistica.

In sintesi, se è troppo stimolato e non ha canali per liberare l’eccesso di eccitazione, l’individuo si viene a trovare in seria difficoltà. L’eccitazione, afferma Freud, viene vissuta come dolore o dispiacere, perché preme fortemente verso uno sfogo. Quando questa tensione aumenta al punto di diventare intollerabile, il soggetto si anestetizza. L’io usa il suo scudo protettivo contro gli stimoli al fine di bloccare la percezione del tormento interiore. Più grande è, quindi, la minaccia dello sfogo, maggiore sarà l’energia investita nella facciata esposta al mondo, che serve all’individuo per controllare e negare i sentimenti. L’effetto finale dell’eccessiva stimolazione è l’imprigionamento del vero sé, il sé sensibile[4].

Molte persone restano sbalordite per la capacità dei soggetti narcisisti perversi di negare le evidenze “guardando negli occhi l’interlocutore”.

A dargli questa capacità sono i meccanismi di difesa alloplastico e autoplastico che ognuno di noi si porta appresso sin dall’infanzia ma che, nel caso dei narcisisti perversi, vengono esacerbati e usati per fini personali deviati, come lo sfruttamento emotivo/economico degli altri.

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[1] CASADEI, Anita; MANDESE, Annamaria; PETRINI, Piero; RENZI, Alessio. Dizionario di psicoanalisi: con elementi di psichiatria psicodinamica e psicologia dinamica. FrancoAngeli (SAPP), 2013, p.64
[2] In PARANA SANCHES, Gisela. A psicanalise pode ser diferente. FAPESP, 2005, p. 39.
[3] A cura di Reuven FEUERSTEIN, Pnina S. KLEIN, Abraham J. TANNENBAUM.  Mediated Learning Experience (MLE): Theoretical, psychosocial and learning implications. International Center for Enhancement of Learning Potential (ICELP), London, 1999, p.14.
[4] LOWEN, Alexander. Il narcisismo: l’identità rinnegata. Feltrinelli, 2014, p.154

3 pensieri su “Sui meccanismi di difesa atavici attivati dai perversi nella negazione dell’ovvio

  1. “si recano in terapia soltanto per cercare un alleato di guerra che dia supporto alle loro tesi”, come puo dunque una persona che si accorge leggendo sul narcisismo di esserlo, salvare se stesso, figli, ex marito, futuro, vita da questa mostruosa condanna?

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