“Guarire dall’abuso segreto”, un libro di Shannon Thomas

Trad. Gabriella Maddaloni

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Finalmente, il libro di Shannon Thomas, la psicoterapeuta statunitense specializzata in relazioni con psicopatici e narcisisti, Healing from hidden abuse, è stato pubblicato. Ѐ un libro ideale per coloro che ancora non credono che esistano persone come quelle che descriviamo abitualmente qui (www.sobreviviendoasocipatasynarcisistas.blogspot.it). Ѐ perfetto da regalare ad amici o familiari che non riescono a capire ciò che spieghi loro su quanto hai vissuto. L’autrice, già dal titolo, ci parla di gente tossica. Solo verso la terza parte dell’opera, quando descrive i comportamenti abusanti e malintenzionati di questi “maestri dell’inganno”, comincia ad utilizzare i termini “psicopatici”, “sociopatici” e “narcisisti”. Lei specifica che ci sono distinti nomi, più ”tecnici”, dietro queste definizioni, ma che sostanzialmente dicono la stessa cosa, e che per aiutare le vittime preferisce inglobare le patologie in una forma più “didattica”, ma ugualmente precisa. Sgrana molto lentamente il modo in cui operano (gli psicopatici), affinché nessuno lasci il libro alle prime pagine, spaventato da parole associate ai “lunatici”. La terapeuta cerca di dimostrare che non sono pazzi “da film”, ma lupi travestiti da agnelli, che bisogna smascherare e allontanare dalle nostre vite.

Include casi di relazioni sentimentali, lavorative, familiari e religiose. La terapeuta proviene da una comunità cristiana, e ha trattato con successo molte persone che sono state il bersaglio di pastori o alti membri di qualche chiesa o tempio. Oltre al significato della definizione “scimmia volante”, la Thomas spiega anche con esempi eccellenti molti dei termini che usano i “sopravvissuti”, quali gaslighting, campagne di diffamazione, love bombing, triangolazione, ecc.

Ѐ interessante il modo in cui la pensa sul no contact e il contatto minimo: sebbene lei supporti in modo schiacciante il no contact, ritiene che in determinate situazioni personali una persona possa preferire il “contatto minimo”, soprattutto quando si tratta di genitori o figli sociopatici. Fornisce così una serie di strategie per far loro fronte in modo prudente e ostile, ma avverte che, se questo non funzionasse, e nonostante il famoso Comandamento “Onora il padre e la madre”, bisognerà optare per il no contact affinché non distruggano le nostre vite.     

Riguardo all’origine della psicopatia e del narcisismo, la Dottoressa è incline a pensare che traumi infantili li abbiano portati a preferire questo tipo di condotta, più che un’origine biologica o genetica. Tuttavia, così come i suoi colleghi per i quali l’origine della psicopatia è fisiologica, insiste sul fatto che essi siano assolutamente coscienti di ciò che fanno, e che non possano essere trattati, perché NON vogliono cambiare la loro condizione di “essere superiori a tutto e tutti”. Secondo la Thomas, cioè, sono dotati di libero arbitrio e scelgono di far del male agli altri.

L’autrice descrive 6 tappe di recupero: la disperazione assoluta, l’educazione in materia, il risveglio nella realtà, i nuovi limiti, la restaurazione della nostra identità e il suo mantenimento. Reputiamo che tale divisione in 6 tappe sia meno completa delle 5 descritte nel libro PsycopathFree. Comunque, la scaletta della Thomas è molto utile, perché a fine libro utilizza queste 6 fasi per metter su un diario di riflessioni personali attraverso domande guidate, affinché il lettore possa mettere in pratica i concetti del libro e monitorare l’evoluzione della sua guarigione.

C’è una sola cosa che l’autrice ha omesso, ed è la tematica del sesso come mezzo di controllo attraverso la dipendenza indotta. Ci sembra che questo lasci il libro senza un’informazione fondamentale per il “sopravvissuto” perché, come sappiamo, la dipendenza biochimica e il lavaggio del cervello che subiscono i partners di persone tossiche si consolidano tramite il sesso. Senza questa consapevolezza, per qualsiasi “sopravvissuto” sarà molto più difficile mantenere il no contact. Non troverete nulla in questo libro su come riformattare il vostro pensiero condizionato dai cambiamenti ormonali e dai neurotrasmettitori. Se ne avrete bisogno, dovrete ricorrere ad autori come Piñuel o Stout.

Riassumendo, crediamo sia un libro meraviglioso come introduzione generale, perché copre tutti gli aspetti in cui la persona può essere avvicinata e abusata da uno psicopatico o narcisista. Fornisce descrizioni chiare per riconoscere cosa è un abuso da cosa non lo è, aiuta a porre dei limiti e a non far sì che ci succedano di nuovo le stesse cose. Allo stesso modo, dà istruzioni chiare ai familiari di coloro che sono in fase di recupero, affinché siano informati e collaborino con i “sopravvissuti”. Per adesso, è disponibile solo in inglese. Vi lasciamo di seguito alcune citazioni tratte dall’opera:

In tutte le comunità, le persone tossiche sono nascoste nelle famiglie, nelle coppie, nelle aziende e nei luoghi di culto. La natura criptica dell’abuso psicologico consiste in giochi mentali ripetitivi, giocati da un individuo o da un gruppo di persone contro un’altra. L’abuso psicologico raramente lascia lividi. Non sempre ci sono ossa rotte o buchi nei muri. Le contusioni, le rotture e le ferite uccidono la vittima da dentro.

La persona che ci ha fatto credere di essere il porto sicuro della nostra vita, sta cercando di affogarci nel silenzio…spesso, l’omicidio emozionale avviene mentre altre persone intorno a noi pensano quanto sia meraviglioso l’uomo o la donna che ci abusa, e che fortuna abbiamo a stare con lui/lei…ciò che si vede al di là delle porte chiuse è completamente diverso dalla figura pubblica che lui/lei vende al mondo.

Gli abusanti psicologici fanno del male agli altri, e non per alterazioni della capacità di intendere e volere, ma perché godono del controllo che ottengono dalle persone di cui abusano.

Gli abusanti psicologici giocano giochi con i loro “bersagli”, e sanno esattamente ciò che stanno facendo.   

7 pensieri su ““Guarire dall’abuso segreto”, un libro di Shannon Thomas

  1. Questo libro sembra molto interessante! Lo cercherò.

    Trovo soprattutto interessante che fa differenza tra avere come np un (ex) partner o un famigliare stretto.
    Questa tematica mi sta molto a cuore, perchè, da che ho iniziato a informarmi sul narcisismo, ho scoperto che la stragrande maggioranza delle informazioni in materia riguarda avere (o avere avuto) un partner np. Nel mio caso si tratta invece di un genitore, e la cosa è completamente diversa, per molti motivi.
    1) Sei “bombardato” dal comportamento di questa persona dalla culla, cresci pensando sia normale, ti insegnano a essere come vogliono. Nel mio caso, poi, si tratta di mia madre, la persona che più avrebbe dovuto occuparsi di me!
    2) Da un partner puoi, se riesci e fai un percorso, staccarti completamente. Legalmente, una volta divorziati, siete due estranei, e se riesci a perdere i contatti, puoi davvero eliminarlo dalla tua vita. Un genitore no. Se anche vuoi, e sei deciso, per la Legge devi sempre rispondere. Puoi trasferirti in Antartide e andare no contact, ma se muore, lo Stato ti viene a cercare anche se sei in un igloo coi pinguini!
    Quindi trovo giusto fare differenze.
    Grazie di aver segnalato questa uscita editoriale!

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    1. Ciao Maia. Una situazione analoga è quella di chi ha dei figli nati da una relazione con un/una narcisista. È il mio caso, ovviamente. Ci prova ancora ma comincia a capire che io ho compreso i suoi giochetti, a volte mi diverto a smontarglieli e svelarli, ma lo faccio sempre meno perché so che non serve a molto: non smetterà mai, cambia solo tattica. È incredibile la facilità con cui la pizzico nelle sue manipolazioni, che perpetra ai miei danni o ai danni dei figli, ora che la sua tossicità non mi tange più e dopo mesi di letture e studio sull’argomento. Dico spesso che se avessimo studiato psicologia alle scuole superiori, tutti, questi soggetti inquietanti morirebbero di solitudine.

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      1. Ciao Guglielmo. io ho studiato psicologia alle scuole superiori, perchè il mio corso di studi prevedeva questa materia. Ma ti assicuro che nessuno dei testi che avevamo nel programma ( e che citavano figure come Jung e Freud ) trattavano di narcisismo. Non era proprio menzionato, questo tema era allora del tutto sconosciuto ai più. Quindi non sarebbe stato in ogni caso possibile preservarsi da certe esperienze, anche perchè penso che un conto è leggere la teoria, un conto è viverlo personalmente. Sono due cose completamente diverse.
        Tra l’ altro, ripensando ad alcuni episodi tra il nostro professore di psicologia di allora e io e altri miei compagni di classe, sono portata a credere che lui stesso fosse un narcisista.

        Anch’ io ho constatato che quando gli np vengono smascherati non è che spariscono, provano vergogna o si fanno un autoesame. Cambiano semplicemente tattica e fanno di tutto per uscirne puliti. Sviluppare un pensiero critico che ci aiuti a valutare con la massima obiettività quello che ci viene propinato da chichessia senza prendere per oro colato qualunque cosa, ci può aiutare a difenderci efficacemente da questi soggetti, che spesso sono presenti anche dove mai ti aspetteresti e che usano frequentemente le buone maniere e i modi persuasivi per imporsi in un dato contesto.

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      2. Cara Grazia, Freud mette i narcisisti nella categoria degli stupidi, dei menomati mentali per la loro incapacità di imparare dagli errori. Troviamo poco materiale freudiano a riguardo perché per Freud i narcisisti non potevano essere oggetto di psicoanalisi più di tanto, essendo sprovvisti di interiorità. Insomma, il papà della psicoanalisi non è andato molto per il sottile…

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  2. Peccato che questo articolo sia stato così poco commentato, perchè secondo me affronta dei punti chiave.

    In effetti, se non conosciamo i meccanismi che ci hanno condotto alla dipendenza patologica verso il nostro abusante psichico ( cioè le mutazioni biochimiche nel nostro cervello dovute alle tattiche manipolatorie ) il no contact potrebbe risultare in molti casi del tutto inutile. O alla meglio, utile solamente a non esporci ad altre violenze ma non verremo a capo del problema, e quindi con tutta probabilità incorreremo in altre relazioni tossiche scambiandole per “attrazione e intesa”, pur avendo lavorato sulle nostre ferite e sul ripristino della nostra autostima.

    Un altro punto delicato è affrontare la questione del “dire o non dire” alle altre persone che fanno parte del nostro iter abituale ( amici, parenti, conoscenti stretti ) che siamo stati vittime di un partner o di un familiare disturbato. A mio avviso, sono veramente poche le persone che hanno la sensibilità di comprendere a fondo certe dinamiche ( pur documentandosi al riguardo ). A volte semplicemente la gente non crede alla nostra versione. Non tanto perchè abbia delle preclusioni nei nostri confronti, ma perchè è completamente assuefatta alla versione della “maschera di Gassman” del manipolatore ( che appare quasi sempre come un individuo irreprensibile, un compagno in buona fede, una madre amorevole, un padre responsabile, ecc.. ), oppure perchè ha determinate convinzioni radicate ed esclude che possano semplicemente esistere persone “senz’ anima”. Scompaginare gli assetti che molti si sono costruiti nella loro testa nel corso di anni e anni può essere veramente difficile.

    Quindi, direi che si, è una buona idea far leggere il libro e spiegare quello che ci è accaduto alle persone che ci sono vicine, ma solo se hanno una certa capacità empatica, una mente aperta abbastanza libera da stereotipi culturali e una naturale tendenza all’ ascolto e alla comprensione. Altrimenti secondo me è meglio lasciar perdere perchè incontreremmo indifferenza se non addirittura ostracismo.

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