Qualche parola sui sensi di colpa: l’ultimo colpo di coda dei soggetti perversi

«Se sei fiaccato da qualcosa di esterno, il dolore non è dovuto alla cosa in se stessa, ma al tuo giudizio di quella; e perciò hai il potere di cambiarlo in qualsiasi momento.» Marco Aurelio

Le persone che si sono liberate dai ‘rapporti’ con individui narcisisti perversi possono accusare ciclicamente un dolore che varia di intensità conforme alla loro storia personale: il dolore dei sensi di colpa.

A nessuno, neanche ai maggiori esperti, è dato conoscere il pieno funzionamento di una macchina da guerra destinata a manipolare i suoi simili sin dai primordi della sua esistenza. Ecco perché il dolore che si prova per non aver capito prima non ha molto senso, così come le accuse di ingenuità che ci piovono addosso quando cerchiamo di svelare agli amici, parenti o conoscenti il perché della nostra sofferenza.

In seconda battuta i sensi di colpa per come sono andate le cose non possono essere convertiti  in un errore imperdonabile che rischiamo di portarci appresso come una croce. Inoltre, se protratti nel tempo, continuano a intossicarci tanto quanto la presenza fisica del narcisista perverso nella nostra vita.

Cospargere di amarezza e negatività non solo la nostra anima ma anche l’ambiente circostante decreta il successo del perverso nel tenerci isolati dal mondo, in sospeso, in attesa di un suo ipotetico ritorno.

Debellare i sensi di colpa, cioè, sotterrare definitivamente la dura eredità lasciataci da codesti pseudo rapporti è una missione che dovrebbe tenerci impegnati quanto un puzzle in bianco e nero da dieci mila pezzi (e senza i bordi!).

Lucio della Seta, analista psicologo junghiano afferma:

I genitori detengono, infatti, mediante l’uso delle colpevolizzazioni, il potere inconscio e multiforme di far nascere e crescere nel figlio il dubbio e talvolta la certezza di essere inadatto, per propria colpa, ad affrontare con successo le situazioni della vita. Una vittima di questo senso di colpa, Franz Kafka, scriveva al padre: «Mi è sempre stata incomprensibile la tua assoluta insensibilità al dolore e alla vergogna che suscitavi in me con le tue parole e i tuoi giudizi, era come se non ti rendessi conto del tuo potere»[1]. (…)

Si rischia di far nascere un complesso di colpa nevrotico o psicotico al posto del normale complesso di colpa che affligge comunque tutte le persone e che già provoca, universalmente, sopportabili ma inutili sofferenze e pericolosa aggressività. Non essere consapevoli della potenzialità distruttiva di quei nostri comportamenti che fanno sentire in colpa i bambini significa poter infliggere loro ferite psichiche anche inguaribili, poiché la colpevolizzazione è lo strumento più potente che abbiamo per colpire qualcuno nella stima di sé[2].

La conoscenza profonda di un fenomeno in aumento – come nel caso dello sfoggio dei comportamenti narcisistici patologici che ci capita di osservare nei più svariati ambiti della nostra vita in società – può aiutarci a identificare il problema sostanziale e arginare i danni, affinché la nostra qualità di vita non si deteriore di modo irreversibile inghiottendo, giorno dopo giorno, la pillola amara dei sensi di colpa.

Oltre la violenza di genere c’è la perdita della nostra esistenza psichica, del patrimonio interiore sano che abbiamo accumulato negli anni. È proprio questo il primo a essere dilapidato dai soggetti narcisisti perversi che, attraverso  meccanismi subdoli distruggono la percezione che abbiamo di noi stessi come individui degni di essere amati e rispettati. In buona sostanza, l’atto di sabotaggio mentale dei soggetti narcisisti perversi consiste nel far credere alle PERSONE dotate di un valore aggiunto grazie alle linee guida che sorreggono i pilastri del loro Io più profondo – ampiamente ancorato nella storia personale di ognuno di noi – che tutto ciò in cui credono è desueto, improprio, inadeguato, inutile, incompatibile con la modernità, sterile, sciocco, illusorio, una vera cretinata… per far sì che le potenziali prede si spoglino della propria individualità per travestirsi, alla fine, con i costumi da Carnevale forniti dal narcisista.

Gli individui affetti da narcisismo perverso riescono a distorcere i nostri pensieri, le nostre azioni, i nostri desideri, la nostra volontà, il nostro passato, il nostro presente e arrivano persino a scommettere (sempre in negativo!) sul nostro futuro per renderci più congrui al confusionario e instabile modo di vivere e di ragionare al quale sono abituati. Cercano di plasmare e modellare ogni persona con la quale si rapportano con l’intuito di farle diventare serve e soldati a servizio delle loro speciali necessità. Siccome si tratta di un processo che esige un enorme spreco di energia hanno bisogno di nuove prede per rifornirsi[3].

Ovviamente, quando di mezzo ci sono dei sentimenti ed emozioni forti, badate bene, nati esclusivamente nella fase del love bombing in cui la nostra vanità raggiunge l’apice grazie al profluvio di parole e di piccoli accorgimenti che il soggetto n.p. ci concede, a farla da padrone è la cecità amorosa che ci spinge a erigere statuine dalle forme perfette pur avendo modelli grotteschi sui quali ispirarsi.

Se riusciamo a comprendere che dietro certe forme perfette si nasconde non solo il grottesco, ma anche l’orgoglio della propria deformità, scolpire nel marmo pregiato del nostro cuore e del nostro corpo la parola AMORE per legarla a vita ai ricordi di questi soggetti sarà molto più difficile.

È molto importante capire che dietro ogni manipolazione messa in atto da coloro che ci hanno ferito/che tuttora ci feriscono, a causa del loro disturbo, parte dalla semina e dalla raccolta di un senso colpa buttato lì per lì, quando meno ce lo aspettiamo.

Esempio pratico:

Convincendo Gloria di essere la colpevole di tutto, Francesco riuscirà ad ottenere qualunque cosa vorrà dalla fidanzata e non solo: Gloria lo vedrà come un soggetto bisognoso e incompreso, ingiustamente trascurato da lei ogniqualvolta si occuperà dei suoi personali bisogni, a prescindere se si tratta del lavoro, dello studio, degli amici, della famiglia, dei figli, di un progetto importante… Oltre i bisogni, necessità e capricci di Francesco, Gloria non riuscirà più ad andare.  

Francesco: «Andiamo a teatro stasera?»

Gloria: «Non posso, Gigi (il figlio di 2 anni) ha la febbre. Meglio se resto a casa.»

Francesco: «Come mai? Il bambino ha preso freddo?»

Gloria: «Non proprio! Metà classe è malata…»

Francesco: «Avresti dovuto fare una profilassi preventiva. La mia ex la faceva sempre ai suoi bambini, loro non si ammalavano mai… Peccato non avere più il suo numero. Mi ricordo che aveva un bravissimo pediatra!»

Gloria: « …»

Francesco: «Ci sei? Ho detto qualcosa che non andava?»

Gloria: «No, no… tutto bene.»

F: «Potresti chiamare tua sorella, no? Al bambino che gli frega? Essere mamma mica vuol dire fare la suora di clausura!»

G: «Certo, però, Gigi vuole essere coccolato dalla mamma, capisci? È piccolino.»

F: «Ma dai! Se andiamo alle 21:00 il bimbo sarà già a letto! Chiama tua sorella, su!»

G: «Lo sai cosa accade sempre che chiedo un favore a mia sorella! Mamma va su tutte le furie!»

F: «Quindi, cosa vuoi dire? Che mai più usciremmo insieme la sera?»

G: «Chiamerei pure una baby sitter, il punto è che il piccolo ha la febbre e non me la sento di…»

F: «Ho capito, cara. Vuoi restare a casa!»

G:  «No! È solo che non posso lasciarlo così. Siamo usciti già ieri, dobbiamo andare proprio oggi?»

F: «Guarda che mi ero messo d’accordo con Simone e Carlotta da tempo. Avevano preso due biglietti per noi. Come faccio ora?»

G: «Mi dispiace tanto, non lo sapevo! Non mi hai detto niente.»

F: «Era una sorpresa. Fa niente, chiamerò qualcun’altro! Bada al bimbo, mi raccomando. Cerca di non trascurarlo o dovrai correre ai ripari imbottendolo di antibiotici e veleni vari!»

G: «Non l’ho mai trascurato! Ma cosa stai dicendo? Veleni vari? Ma sei impazzito?»

F: «Va be’, ci sentiamo!»

G: «Perché mi tratti così? Mio figlio ha la febbre, ma ti rendi conto?»

F: «Ti chiamo dopo. Ora dovrò fare un giro di chiamate per vedere chi è disponibile a venire con me. Uffa… Credevo che un’uscita ti farebbe bene, invece siamo alle solite…»

G: «Siamo usciti ieri, non capisco…»

F: «Sii onesta, Gloria, non ti va di uscire. Ti ho proposto delle soluzioni per il bimbo, ma per te nulla va bene. Come non detto!»

Crudele, no? Eppure è la perversità relazionale, lo squilibrio aberrante e incomprensibile a muovere il quotidiano di un numero infinito di ‘coppie’ fondate sulla schiavitù psichica di uno e il narcisismo perverso dell’altro.

Sapete perfettamente l’epilogo della storia: Gloria affiderà il figlio alla sorella o alla baby sitter per andare a Teatro con Francesco, così da non farlo fare ‘brutta figura’ e posare da irriconoscente, per evitare che ci vada con un’altra e che si diverta, per evitare di essere rinfacciata a posteriori e accusata di trascurarlo ma, soprattutto, per impedirlo di pensare a suo figlio come un ostacolo, un limite al loro ‘amore’.

Potete dirvi: IO, AL POSTO DI GLORIA, NON TRASCUREREI MAI UN FIGLIO PER UN/A SOGGETTO/A COSÌ…

Domanda di rito: siete proprio sicuri?

Raccolgo questa testimonianza dal web:

Sono la mamma di una giovane donna di 33 anni, sposata con due bambini di nove e tre anni. Da circa due anni ha conosciuto un uomo di 60 anni, sposato con due figli della stessa età di mia figlia, lui è un grande narcisista, ha un’associazione culturale. Questo uomo, l’ha attirata nella sua associazione plagiandola fino a farle lasciare il marito e ad avere pochissimo interesse per i figli e la gestione della casa, inoltre ho potuto notare anche cambiamenti nel suo comportamento quotidiano, ovvero tende a lasciare tutte le luci accese, tutte le porte e cancelli aperti anche quando sa di assentarsi per l’intera giornata. Io sono diventata per lei la peggiore nemica. Lei è succube, lui riesce a manipolarla come vuole, lei si rende sempre disponibile in tutte le occasioni. Questo rapporto l’ha dilaniata nel corpo e nell’anima perché sta malissimo. Ho provato a parlare con lui, ma lui si crede onnipotente e l’ha messa sempre più contro tutti i familiari. Lui continua a vivere nella sua famiglia anche se nella sua famiglia è sempre stato assente per dedicarsi a questa sua mania di protagonismo anche nel conquistare donne e cambiarle periodicamente. Sono disperata, non so come aiutare mia figlia, vorrei tanto farla seguire da qualcuno, sarei disposta a tutto, ma la mia richiesta so che è vana. Cosa posso fare per aiutarla a riprendersi la sua vita? Ho letto che un rapporto come questo può causare il cancro al seno e all’utero. Questo mi causa ulteriore dolore. Fiduciosa di una Vostra celere risposta Vi porgo i miei più cordiali saluti[4].

Torniamo a Gloria e Francesco. Perché è stato così facile per Francesco manipolarla e farla sentirsi in colpa? Perché prima ha minato la fiducia della donna in se stessa tirando in ballo la sua ex. La triangolazione l’ha resa incapace di valutare oggettivamente i fatti: chi ha veramente bisogno di me? Anziché essere fiera della madre attenta, premurosa e amorevole che stava diventando, Gloria sentiva di aver messo in difficoltà un soggetto UGUALMENTE bisognoso delle sue attenzioni, nonostante si trattasse di un fidanzato in vena di divertimento che, guardate caso, a sorpresa, le invita a uscire. Accecata dall’impossibilità di soddisfare le esigenze di Francesco e del figlio contemporaneamente, Gloria attacca il telefono con un peso sulla schiena, causato dalla sensazione insopportabile di non essere all’altezza di soddisfare i bisogni di un uomo perché fin troppo mamma. Oppure no. Neanche questo. Perché la sua ex era molto più preparata di lei e certamente non lo trascurava.

Avvalendosi delle insicurezze di Gloria, facendole pesare palesemente la sua condizione di mamma single e addirittura incapace, Francesco ha scoperto il tallone di Achille della fidanzata e come piegarla alla sua volontà: «Sii onesta, Gloria, non ti va di uscire. Ti ho proposto delle soluzioni, ma per te nulla va bene. Come non detto!».

È così che Gloria sentirà di aver torto appena Francesco la liquiderà in malo modo.  Proviamo a metterci nella mente annebbiata della ragazza: “Francesco, in effetti, ha messo sul tavolo una soluzione, cioè, chiamare mia sorella, magari una babysitter… Gigi ha la febbre, è vero, ma non è mica la fine del mondo. Tanti altri bambini soffrono per l’influenza in questo periodo e mica hanno la fortuna di avere la mamma accanto 24 ore su 24… Gigi, però, non mi vede durante tutta la giornata perché lavoro ed è giusto che resti a casa con lui ogni sera, però… Povero Francesco! Mi voleva fare una sorpresa! Ho rovinato tutto. Peccato che m’inviti improvvisamente… e soltanto quando gli va… tuttavia vuole che io esca perché si preoccupa del mio benessere e vuole la MIA compagnia e non quella di qualcun’altra…”

Peccato che non verrà in mente alla nostra protagonista che il suo fidanzato, così premuroso e preoccupato per il suo benessere psicofisico (tanto da invitarla senza alcun preavviso ad andare a Teatro, pur consapevole che lascerebbe a casa il figlio con la febbre!), non faccia nulla di concreto per aiutarla a stare meglio e che non esiti a fare ampio uso della triangolazione per farla stare ancora peggio: «Avresti dovuto fare una profilassi preventiva. La mia ex la faceva sempre ai suoi bambini, loro non si ammalavano mai…Peccato non avere più il suo numero. Mi ricordo che aveva un bravissimo pediatra!»

Un’altra caratteristica delle relazioni con i soggetti narcisisti perversi, in cui i sensi di colpa sono il vero motore della ‘coppia’, sta nell’induzione delle prede a compiere azioni assolutamente controproducenti per loro stesse. Mosse dall’assoluta convinzione che i ‘suggerimenti’ elargiti dal partner manipolatore sono ‘per il loro bene’, il partner manipolato si convince che è il perverso a sforzarsi per amarla meglio e di più, mentre lei fatica a comprendere i suoi bisogni, a dare il massimo; che è lui a cercare di venirle incontro mentre lei, non restando a sua disposizione 24 ore su 24, è inaffidabile e fredda; che è lui a cercare di rendersi migliore accanto a lei, una persona che non capisce le sue ‘fragilità’ e, infine, ciliegina sulla torta, che è lui l’unica persona a ‘soffrire’ sempre che la delude:

Per legittimare i propri discorsi il manipolatore non esita ad affermare «Hai capito male», «Non avete ascoltato quello che ho detto», «Non so da chi l’abbiate sentito», oppure «Avete interpretato male», ostentando una sconcertante sicurezza di sé.

Capita a tutti, per fortuna, di cambiare idea e opinione. Ma non per questo lo neghiamo. Rinneghiamo forse il fatto che in precedenza abbiamo avuto un’idea «A» e che adesso abbiamo un’idea «B»? Sicuramente no! Perché non riconoscere che i dati di base cambiano o che gli avvenimenti portano a nuove intuizioni? Eccoci al nucleo del problema: i manipolatori negano di aver avuto l’idea «A» e proprio in questo modo fanno nascere in voi il dubbio.

Si tratta di menzogne? Se stiamo attenti possiamo capire che qualcuno sta mentendo grazie al suo comportamento non verbale al momento della ritrattazione. Ora, il manipolatore sembra convinto del fatto di aver sempre pensato e detto ciò che dichiara in ultima istanza. Non sembra mentire consapevolmente.

Mostrando le proprie contraddizioni, si ostina accanitamente a negare. Il manipolatore diventa aggressivo: non sopporta di essere minimamente messo in causa. È forse un modo di dimostrare che, quali che siano le circostanze, lui ha sempre ragione?[5]

Infine, l’indottrinamento perpetrato da un soggetto narcisista perverso a una singola persona, oppure a intere comunità ha come fine ultimo il tentativo di convincere ognuna delle persone appartenenti alla sua Corte di essere l’unico cervello sul quale possono contare, cercando di far credere a tutti che agiscono per loro libera e spontanea volontà, quando in realtà fa il possibile e l’impossibile per annullare il pensiero libero altrui, così da farlo combaciare con il suo bisogno di essere servito e riverito.

Tuttavia, se una determinata situazione si rende difficile e complicata dopo che la preda ha seguito alla lettera gli ‘spassionati consigli’ dati da questi soggetti, si ricordano di colpevolizzarli ulteriormente per avergli dato troppo ascolto. Ecco il paradosso: vi fanno credere che siete totalmente incapaci di controllare la vostra vita fino al punto di farsi affidare da voi ogni decisione ordinaria o straordinaria che vi competa, tuttavia, nel momento in cui ‘l’asino casca’ il compito di rialzarlo è unicamente vostro.

Torniamo all’esempio di prima.

Supponiamo che mentre Gloria è al Teatro per non fare sfigurare il suo Francesco, sua madre si rechi a casa sua al posto della sorella e, da brava nonna, resti a badare al bimbo fino all’arrivo di Gloria. Quale madre non farebbe un bel discorso alla figlia sul tema della responsabilità genitoriale? Dopodiché, supponiamo che appena la madre vada via, arrabbiata e delusa dal comportamento di Gloria, la ragazza chiami Francesco per sfogarsi.  Immaginiamola annegata in un pozzo fin qui di sensi di colpa che piovono da tutte le parti:

Gloria: «Mamma è appena uscita. È venuta al posto di mia sorella. Era molto arrabbiata con me.»

Francesco: «Perché?»

Gloria: «Perché usciamo troppe volte…e poi lei mi fa sempre il solito discorso ‘Gloria, ora sei una mamma, regolati con gli orari, Gigi ha bisogno di te. Non ti basta uscire il fine settimana? Lo sai che ci sono io.’»

Francesco: «Mamma mia, ma quanto è pesante!»

Gloria: «Sì, ma… ha ragione lei. Ora sto malissimo.»

Francesco: «Se è così potevi non venire… Non penso di averti costretta. Dai, su! Non ci pensare più.»

Gloria: «Già.»

Francesco: «La vecchia ha esagerato. Cosa vuole? Isolarti del mondo?»

Gloria: «Gigi è suo unico nipote…»

Francesco: «Tua madre deve imparare a farsi i fatti suoi! Cerca di farti rispettare, non sei più una bambina!»

Gloria: «Questa cosa me la rinfaccerà per un po’, ne sono certa.»

Francesco: «Uffa! Siamo stati benissimo. Non rovinare la serata con le pipe mentali di tua madre…Hai scelto di divertirti un po’. Che male c’è?»

Gloria: Infatti.

Avete capito la deviazione? Il modo come spostano l’attenzione verso un altro bersaglio quando avvertono che rischiate di comprendere non solo il funzionamento della macchina manipolatoria, ma anche le sue conseguenze sulla vostra vita quotidiana e sui rapporti con i vostri cari?

Afferma Nazare Aga, in ‘L’arte di non lasciarsi manipolare’:

Si costati infine che il manipolatore non si scusa per essere venuto meno alla propria parola e ai propri impegni più seri. Se gli si fa notare le sue azioni (il mancato rispetto per la parola data, la sua deresponsabilizzazione, la nostra attesa, il suo mancato rispetto dell’organizzazione altrui), tiene alla portata di mano eccellenti pretesti (secondo lui) per giustificarsi. Molto spesso ribatte che è oberato di lavoro, che non ha tempo, che deve pensare a fare un favore a una persona, che è vittima di qualcuno, («Mi hanno trattenuto») o di qualcosa («Abiti troppo lontano. Mi sono sbagliato con tutte quelle maledette strade»). Per sfuggire a qualunque spiegazione o scusa nei confronti degli altri, usa anche la menzogna (l’avremmo mai sospettato?) e il celebre «Bisogna fidarsi!»[6]

Quando uno dei due deve mettere da parte i propri sogni, volontà, desideri e principi pur di rendere serena, felice e appagata la sua controparte; quando uno dei due comincia a capire che i bisogni dell’altro sono gli unici a essere rispettati all’interno di ciò che dovrebbe essere UNA COPPIA; quando una sola parte frequentemente cede per evitare di sentirsi in colpa oppure quando desiste di fare ciò in cui crede perché le sue idee, anche quando positivamente riscontrate nel mondo esterno, vengono continuamente ridicolizzate da colui/colei che dovrebbe essergli complice e alleato e, finalmente, quando ogni tentativo di pensiero autonomo, così come ogni sentimento provato viene baratto come ridicolo, sciocco, ingenuo, inadeguato, sconnesso e fuori dalla realtà, è passato il momento di chiederci cosa c’entra l’amore con un simulacro di rapporto e a chi giova starci dentro.

Un rapporto sano inizia con un patto di lealtà che va stabilito per assecondare le esigenze della coppia. Questo patto consiste nell’unione degli intenti, degli obiettivi e delle attese amorose che danno concretezze allo stare insieme.

I sensi di colpa che ci appioppano gli individui narcisisti perversi sin dall’inizio del pseudo rapporto compongono la base della loro stima di sé. Più ci addossiamo colpe immaginarie, più energia cediamo a loro.

Quando falliscono l’obiettivo di renderci colpevoli su ogni front, i narcisisti perversi cercano immediatamente di svalutarci accusandoci di essere poco attenti, poco dolci e, per le donne, anche poco femminili, poiché la qualità di una buona preda sta nella sua propensione alla remissività e alla compiacenza, nella sua capacità di assumersi la responsabilità al posto del perverso anche quando i fatti la assolvono da ogni colpa.

Se vi capita di invidiare chi ha occupato il vostro posto, vi conviene riflettere anche sulle ‘qualità’ che li hanno portati a essere messi sul piedistallo dallo stesso soggetto disturbato che ben conoscete: 1. l’infinita (?) capacità di sopportazione dei capricci, delle ambivalenze e delle bugie partorite da una mente caotica che non sa cosa inventarsi per acquisire più potere e controllo sulle vite altrui; 2. la tendenza ad addossarsi ogni colpa.

A voi che conoscete le intemperie che si abbattono sugli sprovveduti che capitano su quel piedistallo tocca la vita qua sotto, questo camminare sulle proprie gambe quando e verso dove volete, poiché nulla più vi condanna a subire impietriti il cambio delle stagioni senza alcun tipo di protezione o preavviso.

Lasciate andare al suo destino la posa perfetta che, ingessata nella propria follia, vi ha fatto tanto male.

Lasciatela andare perché oramai sapete che trascorrerà le ore, i giorni, le settimane, i mesi e gli anni esattamente com’è e dov’è, cioè, innalzando altarini e piedistalli per mettere lassù l’ennesimo riflesso di sé.

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[1] KAFKA, Franz. Lettera al padre. SE, Milano, 1987, p.18.

[2] DELLA SETA, Lucio. Debellare il senso di colpa. Ed. Marsilio, 2010, p. 17.

[3] Vide https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/05/10/narcisismo-perverso-e-vampirismo-energetico/

[4] http://www.guidapsicologi.it/domande/il-compagno-di-mia-figlia-lha-plagiata

[5] Nazare Aga, Isabelle. L’arte di non lasciarsi manipolare, p.164

[6] Idem, p. 169-170

28 pensieri su “Qualche parola sui sensi di colpa: l’ultimo colpo di coda dei soggetti perversi

      1. Cara trapuntazero, il prezzo è uno scambio narcisistico di vanità e superficialità che porta entrambi a sognare l’impossibile con picchi di delusione enorme quando non trovano il dovuto riscontro nella realtà quotidiana. Certo che ci stanno ‘bene’ insieme, se per ‘bene’ vuol dire vivere all’interno di un mondo cosparso di specchi in cui conta unicamente l’apparenza.

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      2. Impressionante come alcuni tratti della nuova coppia siano identici. Stanno insieme da maggio, ma solo virtualmente!!!! Non si sono mai incontrati. Simulano una relazione in tutto e per tutto, con litigi e grandi dichiarazioni, lui super romantico, lei che lo comanda a bacchetta e non si sono mai visti.

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    1. Sai perché dura? Perché sono finti, tutto il loro mondo è finto. Se tu chiedi loro un rapporto vero loro capiscono che non fai parte del gruppo-melma, ti spolpano vivo e ti lasciano nudo, letteralmente nudo. Hai lottato per anni, hai ogni serbatoio del corpo e della mente completamente vuoti e quindi sei da sostituire. Se trovano uno come loro magari funziona perché partono ogni giorno dal loro mondo ipocrita e omertoso per recarsi nel mondo dei sani a rubare altre energie, altro sangue, altre anime.

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    2. idem
      rimpiazzata da altra narcisista
      avevo vent’anni quando l’ho conosciuto, ho fatto due figli, ho portato tutto il mio bagaglio di traumi infantili, sono riuscita a lasciarlo dopo 20 anni e a salvare per quanto possibile i ragazzi;
      lei, il rimpiazzo invece, ha la mia età quindi ha superato i 45, non ha figli nè convivenze nè matrimoni alle spalle. Una preda perfetta ma anche il mio ex è per lei una preda necessaria per alimentare il suo narcisismo che l’ha portata ad essere sola fino ad oggi senza lo straccio di una vera relazione
      Non so chi dei due sia peggio, credo lui in quanto ha messo al mondo degli innocenti.
      purtroppo dopo tre anni non riesco ad eliminarlo dalle nostre vite, continuo per problemi legali ad essere costretta a scavare nel passato per riuscire a salvarci. Continuo a scoprire l’impossibile, a vedere cose che potrebbero appartenere ad una soap opera più che ad un thriller tanto sono incredibili e di un’idiozia spaventosa. Eppure io c’ero ed ho permesso che tutto questo accadesse. Non ho saputo vedere e fermare il meccanismo perverso se non quando ho visto con i miei occhi cosa stava facendo a mio figlio. Ho dovuto eliminare tutte le persone che conoscevo, pochissime in realtà, cambiare casa,chiudere con il lavoro, sono stata perseguitata, minacciata, pedinata, ho reagito facendo querele ma nulla…. niente perchè lui in realtà adesso commette piccolissimi reati stando molto attento a tutelarsi quindi per la legge italiana sono io la visionaria!? la pazza!? è vero, non ho lividi sul corpo…..sper di più sorrido sempre perchè nonostante tutto io mi sento felice sono consapevole di aver avuto la forza ed il coraggio di andargli contro, di cambiare due avvocati perchè non mi tutelavano e di riuscire a denunciarne addirittura uno, ed era un avvocato donna……
      l’autostima è forte perchè ho fatto tutto da sola senza aiuti semplicemente mettendomi a studiare legge perchè quando mi sono rivolta a centri sociali, carabinieri, ecc sono sempre stata sottovalutata
      Dimostro 10 anni meno della mia età anagrafica e ripeto sorrido, sorrido senza neanche accorgermene sempre pechè ritengo ci siano cose peggiori di questa e persone che soffrono più di me
      Sorrido perchè nonostante tutto ritengo che il mondo valga la pena di essere vissuto e perchè i ragazzi devono finalmente respirare quella positività, allegria e amore che il padre mi aveva tolto e trattenuto solo per se stesso
      però la sua presenza c’è quotidianamente , ovunque, sempre ciclicamente….
      c’è perchè non trovo freni legali alla sua onnipotenza , al suo creare continui ostacoli inventati di sana pianta ma ai quali devo rispondere cercando prove e documenti….
      allora come faccio a denunciare?
      come tutelo un figlio che è diventato borderline? a cui è stato diagnosticato un deficit cognitivo mentre pochi anni prima aveva solo un leggero disturbo dell’attenzione? come posso arrivare ad avere le armi legali per uscire da questo tunnel in cui continua a tenermi dentro? e come posso curare il mio bagaglio di traumi infantili che se pur adesso riconosco perchè li vedo, non sono così certa di poterli e saperli gestire nella maniera adeguata
      ho bisogno di strumenti, di cose pratiche che mi permettano di agire
      se sono riuscita a vedere, a reagire, a capire la perversità patologica di chi avevo accanto nonostante gli altri appoggiassero la maschera buona e perfetta che lui offriva, credo di aver fatto tanto ma non abbastanza
      devo riuscire a sanare del tutto i miei traumi e a realizzare il no contact che purtroppo non riesco nonostante tutti gli sforzi a mettere in pratica
      chiedo aiuto
      aiuto a livello legale per sapere cosa cercare, se esiste un danno per i traumi subiti, un aiuto terapeutico perchè serve un medico che conosca esattamente questo tipo di “malattia” non so come altro definire quello che emotivamente ho vissuto e combattuto
      grazie

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      1. Carissima Fianik, hai posto tanti interrogativi di estrema rilevanza. Partiamo in primo luogo da tuo figlio. La diagnosi di bipolarismo è stata fatta da un professionista o è una tua supposizione sulla base dei comportamenti del tuo ragazzo? Dico questo perché molto spesso, quando siamo sottoposti alla tensione, al dispiacere e al dolore procurato da un soggetto disturbato, anche noi che siamo adulti e teoricamente più in grado di affrontare le difficoltà relazionali, sviluppiamo dei comportamenti tipici delle personalità limiti: diventiamo irascibili quando veniamo maltrattati, euforici quando il soggetto n.p. ci regala un fiorellino, perdiamo la ragione e la coerenza di un tempo, ci lasciamo andare fisicamente e psicologicamente fino al punto di avere idee suicidare, quindi… Detto questo, se c’è una precisa diagnosi è possibile arginare il disturbo a seconda dell’età del soggetto affetto, quindi, essendo un adolescente è probabile che tuo figlio riesca a venire a capo egregiamente. In questo senso la tua serenità è FONDAMENTALE per il ragazzo che oramai sa di non poter contare con un padre equilibrato. Effettivamente ci vuole un scombussolamento di tutto il rispetto per passare da un leggero disturbo dell’attenzione ad una personalità limite, il che mi fa pensare che il tuo ragazzo potrebbe aver sviluppato dei tratti borderline a causa del momento di crisi che state vivendo. Come fai a denunciare i misfatti di un soggetto n.p. in Tribunale? Direi che la tua è una domanda da ‘un milione di dollari’ perché sono talmente abili nella manipolazione con le parole che è estremamente complicato dimostrare che magari hai firmato qualche carta di troppo, per dirti. Cosa consigliano gli studi legali, cioè, gli avvocati ritenuti ‘mastini’ della Giurisprudenza: registrare tutto come se fossimo davvero paranoiche e vivessimo all’interno della casa del Grande Fratello. Nulla va trascurato: telefonate, e-mail, sms, lettere, conversazioni, cioè, una fatica bestiale ma necessaria perché atta a dimostrare che hai a che fare con una persona poco sana con la quale è impossibile dialogare. Insomma, il magistrato ha bisogno di prove schiaccianti che dimostrino palesemente che hai a che fare con una persona che rischia di compromettere il benessere psichico di tuo figlio. Credimi, non bastano le tue parole e quelle del tuo ragazzo perché se così è, arrivare in Tribunale risulterebbe in una Caporetto per voi. Altra domanda: come viene realizzato il no contact da te? Perché è del tutto impossibile, visto che il vostro figlio è già adolescente? In quali circostanze vedi ancora il tuo ex? Ti senti ancora legata sentimentalmente a lui? Cosa provi per l’altra donna che ti ha ‘rimpiazzata’? A prescindere di come sia fatta l’altra, dovresti considerarla pur sempre una preda. Difficilmente un soggetto n.p. sceglie per compagna una persona fatta dalla sua stessa pasta perché ha bisogno come l’acqua, il cibo e il sole di una persona che accetti o si faccia de-personalizzare da lui. A pensarci bene non esiste un destino più triste del suo, eppure era questo il destino che ti toccava! Tu vorresti un risarcimento per i danni subìti ed immagino che lo dica a livello morale. Non vorrei deluderti, ma giuridicamente la questione è talmente difficile che rischieresti di perdere una montagna di soldi inutilmente. Se ci sono questioni economiche pendenti la cosa è diversa e tutto si può fare. Del resto sei una combattente, una sopravvissuta e hai pure un gioiello tra le mani, il tuo ragazzo che piano piano, con il tuo amore, diventerà un uomo vero grazie al tuo impegno e al tuo esempio. Per quanto riguarda i tuoi traumi infantili, non avendo specificato di cosa si tratti, per ora ti consiglio la serie di articoli sulle famiglie narcisiste su questo sito. Si tratta della traduzione di un libro destinato a terapeuti: https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/10/23/le-regole-di-funzionamento-di-una-famiglia-narcisista/, https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/09/15/crescere-con-un-genitore-narcisista-il-lungo-processo-di-guarigione-prima-parte/, https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/09/17/crescere-con-un-genitore-narcisista-il-lungo-processo-di-guarigione-parte-finale/, https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/12/14/i-sentimenti-e-la-comunicazione-negli-adulti-nati-in-famiglie-narcisiste/, https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/06/06/saper-dire-di-no-imparando-a-porre-dei-limiti/. Un abbraccio e tienici aggiornate!

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  1. Salve,
    purtroppo sto uscendo da un paio di mesi da una di quelle situazioni surreali che mai avrei creduto potesse capitarmi.
    Non vado molto fiera di quello che è successo, o meglio lasciato accadere… per meglio spiegarmi posso dire di avere incontrato una persona due anni fa, io e mio marito ormai litigavamo spesso, avevo perso mia madre l’anno prima… avevo una figlia e ne avrei voluta un altra, am le cose non andavano bene.In tutto questo si è inserita questa persona, e dopo una settimana che lo frequentavo quasi giornalmente anche per lavoro decido di parlarne con mio marito. Mi rendevo conto che era poca una settimana ma allo stesso tempo sentivo che qualcosa in me stava nascnedo e non potevo fare finta di niente a casa.. anche se non ero sicura di essere innamorata. Passa il tempo e cominciano le litigate, richieste mie di chiarimenti e continui allontanamenti di lui… mi parlava dell’altra persona come una nemica, io non capivo nulla ma allo stesso tempo ero contenta che qualcuno mi parlasse e di piacergli…diceva che mi amava.. io dicevo che provavo qualcosa ma di avere bisogno di un attimo di tempo perche era successo tutto troppo velocemente.
    Dopo un po di mesi di discussioni capisco che qualcosa non va… nel senso che c’è sempre una scusa… il tempo passa… decidiamo di fare un figlio io e mio marito, mio figlia cresce emi sento in colpa.. ne parliamo e anche se abbiamo avuto dei problemi decidiamo di vivere il momento, entrambi ci sentiamo in colpa per nostra figlia.
    I problemi vanno avanti, dal momento in cui decido di avere un figlio il suo atteggiamento non cambia nei mesi successivi… a volte lo sento vicino anche nella gravidanza altre volte e spesso scompare… come ha sempre fatto dall’inzio. Nei week end, scompare poi si fa rivedere dopo anche domande importanti facedno finta di nulla dopo giorni.. davanti agli altri mette in scena la recita… va tutto bene e se siamo arrabbiati basta che io sia carina e gentile e allora è disponibile altrimenti rimane in silenzio… anche nei messaggi che mi manda.
    Fin dall’inizio mi bersaglia di messaggi… quando però avrei bisogno io.. o chiedo semplicemente di starmi vicino anche incinta non è presenluite… devo rispondere ai suoi messaggi quando vuole lui se no tanto non si fa risentire… non so come spiegarlo… pur non chiedendomelo direttamente mi fa sentire in colpa tramite piccole frasi e mi sento in prigione…NAsce il figlio e comunque continuano le discussioni.. per quel poco che lo sento… vorrei solo avere un rapporto normale da amico ma non è possibile..gli dico che comunque gli voglio bene… che provo le stesse cose dell’inzio ed è vero.. mi dice che il figlio ha cambiato il suo pensiero e che non prova nulla ma comunque si fa sentire… devo sempre state ai suoi ritrmi… a volte sembra mandare mail in cui si apre.. cerco di rispondergli.. anche nei messaggi si lamenta sempre.. parla sempre e solo di se.. sembra non realizzare che la mia famiglia e il bambino mi prosciugano.. quasi non mi chiede come va…
    Nel frattempo si affeziona sempre piu ai miei colleghi. mentre all’inizio mi coinvolgevano di piu anche loro incomincio a sentirli meno per via della gravidanza a anche di strane battute… o modi di fare… anche lui mi parla sempre meno di quando a volte al lavoro si trovano a mangiare.. cosa che prima facevo anche io normalmente.. è come se piano piano mi avesse esclusa… Nei mesi cerco di stare tranquilla… sentirlo sempre meno.. lui si fa sentire… lamentandosi perche è al lavoro… poi sparisce con la sua ragazza.. poi si fa risentire… cerco di staccarmi sempre piu perche sto male ogni volta che lo sento…
    Mio marito se ne accorge… capisce che questa persona mi sta facendo piu male che bene.. non so come ma non mi lascia e mi vede distrutta… mi aiuta… io inizio a pensare di avere vissuto un incubo ad occhi aperti in cui avrei solo voluto un rapporto normale ma non ne ero all’altezza.
    Mi faceva sentire cosi.. ogni mia richiesta doveva essere gentile… allora se nonc hiedevo e a lui andava faceva qualcosa, doveva essere luia decidere… se chiedevo eero una rompicoglioni…
    Piu andavo avanti piu ero frustrata… i suoi silenzi aumentavano sempre piu.. diceva che avrei potuto dirgli qualsiasi cosa e non sarebbe passato… si arrabbiava sempre qualsiasi cosa gli dicessi… questo fin dall’inizio.Dopo l’estate mi scirve una mail in cui mi dice di avere lasciato la ragazza.. troppe tensioni..mi dice.. e io un po mi sento responsabile. Penso che avrei potuto parlarci e litigare meno… gli scrivo una mail in cui mi offro di ascoltarlo e sentirlo sfogare quando avrà voglia di palrare.. mi arrivano in risponsta una valanga di insulti, che non voleva niente da me… e alla fine a mia risposta… mi risponde che se la è presa con me perche il periodo è cosi e ci sono andata di mezzo anche io.
    Tre mesi fa circa sono tornata al lavoro… tra alti ebassi speravo che avrei potuto mantenere un rapporto come lo ho con altri collleghi… ma mi sbagliavo.. io cercavo di invitarlo e sminuiva quello che facevo… anche a natale… e quella è stata la ogccia che ha fatto traboccare il vaso.. mentre io avevo cercato di non escluderlo lui pensava solo ai suoi colleghi… mi ha esclusa… piu di una volta e miè venuto un attacco di panico davanti agli altri perche ancora avevo creduto in lui. Forse lui pensava di avermi gia conquistata.. quindi passava a conquistare gli altri con le stesse modalità.. ha fatto coi miei colleghi le stesse cose che faceva con me… identiche… davanti ai miei occhi… mi ha letteralmente rimpiazzata con loro.
    Dopo aver visto anche questo mi dovevano operare e sono stata a casa un mese, no contact assoluto anche perche volevo farcela da sola finalmente e iniziavo a stare meglio. Torno al lavoro dopo un mese e riaprendo un programma vedo che mi aveva chiesto come era andata l’operazione… ci casco… provo a berci un caffe e mi fa sentire in colpa per quel mese… mi dice che è morta sua nonna che era in ospedale il giorno dopo la befana e… fa la vittima… ma un mio collega mi aveva detto che erano a mangiare e bere insieme alla befana e glielo ricordo… oltretutto parole sue… non ha mai sentito nulla per i suoi parenti.. gli chiedo comunque come si sente. Non mi chiede dell’operazione… io gli spiego che almeno davanti agli altri non dovrebbe fare la recita e che alcune cose non mi sono piaciute… ricomincia una discussione in cui decido di non farmi piu sentire… sto malissimo e mio marito lo vede.. mi chiede che diamine è successo perche nel mese a casa ero felice coi miei figlie e lui.
    Provo a spiegarglielo e decido di staccare di nuovo per qualche giorno, lo tolgo da facebook, dove lui continua come se niente fosse e mettere i suoi like alle amiche e commentini, vorrei aparlare a questo ragazzo e salutarlo per cinque minuti ma quando cerco il contatto io mi dice che a mala pena mi saluterà se mi incontrerà. Da allora zero.. non lo voglio sentire non mi interessa.. e tutt’ora non riesco a capire se la narcisista sono stata io oppure lui.. perchè so che in qualche modo gli ho fatto male anche io.
    Sicuramente abbiamo una visione del mondo difefrente, lui bianco e nero.. su tante cose schematico.. le sue ragazze dovevano essere di sinistra e in un certo modo… io che non seguo la politica per lui sono stata interessante.. diceva che gli piaceva il mio modo di ragionare… ma mi sminuiva spesso.. soprattutto nel lavoro. QUando parlava della sua ex diceva che era una coinquilina e che non gli aveva chiesto lui di vievere insieme.. che gli dava fastidio quando gli dava bacini… che non avevano vita sessuale e lei non lo cercava.. ma piu di una volta mi aveva raccontato che inr ealta lei lo aveva cercato e lui si era defilato. Tutt’ora, viste le cose che mi ha detto e quello che ha fatto ppiu di una volta, penso che lui abbia un filtro che applica nella realtà.. che quella ragazza che avevo visto come nemica fosse sana, che abbia sofferto molto anche per causa mia… ma lui non gli ha detto la verità.. l’ha lasciata dicendole che non provava piu le cose dell’inzio. Però la tiene in fb con tutte le sue altre ex.. e quando vedo la faccia di quella ragazza che è in crisi e soffre..si vede dal profilo.. mi sento una m.
    Allo stesso tempo pernso anche che ci abbia guadagnato e che se sarà felice nel futuro sarà con qualcun altro. Se non è riuscita lei che era cosi remissiva, che corrispondeva ai suoi canoni di ragazza metallara (lui è cosi…) nessuna potraà mai riuscire a farlo legare.
    Adesso non esco dal mio ufficio per paura di incontrarlo.. lui so che faraà la stessa cosa e fa la vittima piangendosi addosso qualsiasi cosa faccia.. come quando ha lasciato la ragazza.. era giu ma solo per se stesso e faceva la vittima per avere l’attenzione dei colleghi… Ovviamente a loro non ha detto che l’ha lasciata lui la ragazza altrimenti qualcuno gli avrebbe detto che tutta quella tristezza era immotivata.. ha detto che si erano lasciati.
    Potrei continuare ore a raccontare avvenimenti… io so di avere avuto qualcosa che non andava… sono in cura da una psicologa da un anno… mio amrito sta venendo con me a fare sedute di coppia per migliorare il nostro rapporto..
    Tutt’ora confesso di non avere capito ,molto… sono cresciuta in una famiglia abusante.. con una madre che per farla breve mi picchiava quasi tutte le sere… sono stata attratta da questa persona una volta che lei è morta… e so che non era amore… perchè l’amore è tranquillità.. è tutto quello che ho sempre provato nella famiglia che mi sono costruita, amore è non sentirmi in gabbia.. ne sono cosciente.
    MA questa persona è stata un terremoto nel mio mondo… ripeto.. sono emersi dei miei tratti infantili.. degli incubi notturni che pensavo di avere superato della mia infanzia..tutt’ora mi chiedo se sono io la narcisista.. e ci sto male.
    Mi ha distrutta…mi sto finalmente risollevando e ringrazio l’autrice di questo blog.. leggerò anche il suo libro… perchè è uno dei migliori. Mi sta aiutando e mi ha aiutata.. e sto meglio anche grazie a questo e soprattutto ne sto uscendo con il no contaact..
    Sono arrivata al punto di non avere energie per i miei figli… di non avere energie per le mie amicizie… di dover rivalutare uttto e tutti e sto emglio da quando qualche mese fa ho iniziato a fare meditazione… lo ringrazio anche per avermi fatto riscoprire me stessa… perche piano piano mi sto riaffermando.. sto ricominciando ad ascoltarmi.. ma sono stata male.. per due lunghi anni e credo che ci vorrà tanto tanto tempo per ricominciare a fidarmi delle persone.

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  2. Cara Claudileia,
    provengo da una famiglia in cui c’era uno di questi mostri. Mio padre. Ho avuto un padre narcisista perverso a tutto tondo e una madre sottomessa, annichilita totalmente dal suo predatore che ha sfogato tutta la sua rabbia ed il suo rancore si di me, il figlio fogna. Entrambi quando mi ribellavo alle loro pazzie, sin da piccola ho reagito alle loro perversioni, si accanivano su di me non solo con maltrattamenti psichici ma anche con attacchi fisici. Soprattutto mia madre. Grazie a lei ho scoperto che la paura, il dolore hanno un sapore ed un odore, quelli che mi rimanevano nel naso e nella bocca dopo la scarica di botte.
    Ho anche una sorella, più piccola. Lei è la figlia d’oro. Quella che deve brillare, quella a cui tutto è concesso, quella che nutre ancora il mostro, nonostante dichiara di esserne distaccata. Secondo me però non è vero.
    La coppia tossica ruota continuamente attorno alla sua famiglia.
    Ma non voglio parlare di questo.
    Ho una domanda da porre… c’è il rischio che per una coazione a ripetere assuma anche io degli atteggiamenti narcisisti?
    Mio marito lamenta che lo sminuisco, che non faccio abbastanza per lui.
    Quando tento di parlare, di stabilire un contatto emotivo, di spiegare i miei sentimenti se faccio una critica al suo modo do porsi nei miei confronti va su tutte le furie e comincia da urlare e sbraitare, insultando anche un violenza. C’è da dire che anche lui è cresciuto con un padre narcisista perverso e so che ne ha sofferto. Grazie a letture ed a questo blog sto cominciando a capire tante cose. A vedere chiaramente con chi ho avuto a che fare. E’ possibile che entrambi feriti dai rispettivi mostri non si riesca ad uscire da questa spirale di dolore?
    Oppure abbiamo assorbito tutti e due certe malsane modalità e le ripetiamo entrambi? Cioè… siamo entrambi vittime e carnefici?
    E’ possibile?
    Spero di riuscire a capire grazie a questo blog. Ho bisogno di capire e di migliorare.
    Grazie!

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    1. Cara Angy, il rischio di ripetere il modello comportamentale dei nostri genitori, anche a livelli molto attenuati rispetto alla nostra famiglia di origine è sempre in agguato. So cosa significa avere una madre violenta (e un padre che pur di mantenere la pax familiare faceva buon viso a cattivo gioco!) e quindi capisco e condivido la tua preoccupazione. Ti parlo per esperienza personale: appartengo a una famiglia numerosa in cui molti dei miei coetanei ripetono con i figli gli stessi meccanismi disfunzionali che sono stati loro impartiti da piccoli. Questo accade perché non si sono mai posti una domanda come la tua e perché tendono ad edulcorare il passato, cavalcando l’ideologia del perdono incondizionato, ma senza che ci sia un reale pentimento di mia madre. Risultato: chi ha deciso di tagliare i ponti con lei dopo un lungo percorso di auto conoscenza (la sottoscritta, mio fratello e una sorella) è riuscito a comprendere che certi nostri comportamenti poco sani non ci appartenevano, cioè, che erano tipici di un’altro tipo di personalità imposta dall’alto. Avendo avuto questo tipo di madre cercavamo di essere diametralmente opposti, fin troppo, con il rischio soffocare di troppo amore i nostri figli! Abbiamo impiegato un po’ di tempo per trovare il giusto equilibrio e grazie all’umiltà che abbiamo imparato a coltivare come un fiore prezioso oggi siamo capaci di chiedere ai nostri figli direttamente e senza fronzoli: “Mamma, quando fa così, come ti senti?” oppure ai più grandi “Se ti faccio sentire in colpa dimmelo. Non tenerti dentro le cose. Aiutamoci.” Solo così riusciamo a rompere la catena! Al contrario di te nella mia famiglia non c’è stato un figlio preferito. Il livello di disamore era uguale per tutti. Il figlio d’oro, però, è un elemento molto comune nelle famiglie narcisistiche, causando enormi sofferenze nel figlio capro espiatorio a causa dei paragoni costanti e della triangolazione manifesta.

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  3. Cara Claudileia, ti ringrazio di cuore per la risposta, per il tempo che mi hai dedicato e soprattutto per la possibilità che dai a chi ha sofferto per questo genere di mostruose e perverse dinamiche di parlare, di aprirsi e SOPRATTUTTO di sentirsi per la prima volta in vita sua realmente compreso. Compreso perché chi ha sofferto ciò quando ti racconta le sue esperienze non deve spiegare il come ed il perché, non ci sono le solite domande di chi non capisce o le solite osservazioni tipo “ma sono i tuoi genitori, dopotutto…”.
    Un’osservazione che mi ha anche fatta mio sorella, il figlio d’oro, nonostante si dica libera dalla ragnatela. Come dici tu lei tende ad “ edulcorare il passato, cavalcando l’ideologia del perdono incondizionato, ma senza che ci sia un reale pentimento di mia madre” ed aggiungo di mio padre.
    Con mia sorella il rapporto è stato completamente rovinato ed avvelenato. Io ero la figlia invisibile, esattamente io ero Caino e mia sorella Abele. Questo perché mi ribellavo al fatto che io dovevo essere quella che doveva esistere per mia sorella. Ogni mia esigenza, anche importante, era secondaria ad ogni suo capriccio, ogni sua necessità anche futile. I miei giocattoli erano soprattutto di mia sorella, quelli di mia sorella erano solo suoi…
    Ad esempio: la mia prima gravidanza andò male. Erano due gemelli, al terzo mese li persi. Per me fu un dolore enorme. Andai quindi a casa dei miei per qualche giorno. Da loro nessuna parola di conforto, solo domande tipo “ma sei sicura che li volevi questi figli?”. Come a sottolineare che l’aborto fosse scaturito da un mio inconscio rifiuto della gravidanza. Finché una volta a tavola il mostro di mio padre mi si rivolge affranto dicendomi: – devi stare vicino a tua sorella, la devi aiutare e sostenere. Non riesce a scegliere la tesi di laurea e questo dubbio la sta mandando in crisi…-”
    In quel momento sbottai con tutto il dolore che avevo dentro: “io sono devastata perché ho perso i miei figli e devo sostenere questa scema che va in crisi perché non riesce a decidere che tesi universitaria fare?”. Tutto ciò per mia sorella era normale e dovuto.
    Mi sono allontanata da tutti, compresa mia sorella.
    Il mio allontanamento è cominciato sin da piccola, a scuola andavo bene ma non chiedevo mai aiuto per i compiti, non raccontavo nulla di ciò che mi accadeva o di ciò che pensavo. Un po’ perché avevo capito che sarebbe stato inutile, un po’ perché avevo intuito la pericolosità di aprirmi a loro. Invece per mia sorella era un continuo aiuto, un continuo sostenerla, capirla, confortarla, aiutarla.
    Come quindi dicevo mi sono allontanata.
    I loro tentativi di riallacciare i rapporti con me e la mia famiglia sono continui. Cercano per lo più contatti telefonici, anche se per loro non sono di soddisfazione alcuna, visto che non permetto alcun contatto mentale. Si tratta di rigidi, superficiali ed asettici “a domanda rispondi”. Ogni tanto, molto raramente, ho accettato di incontrare i miei genitori. Ma questi incontri confermano la bontà della mia scelta visto che inevitabilmente ho potuto appurare che si instaurano le stesse tossiche dinamiche con me e che ci sono anche subdoli tentativi di stabilire pervasive dinamiche con i miei cari, mio marito e mia figlia.
    Ultimamente mia sorella mi ha chiesto di venirmi a trovare, ma io indugio. Non so se sia una cosa buona, sana per me. Come scrivevo lei dice di essersi distaccata dai genitori tossici, di aver attuato un distacco mentale, psichico, ma io vedo, credo che non sia così. Piuttosto vedo una insana simbiosi. Mia sorella si avvale della presenza/aiuto dei miei genitori per gestire la sua famiglia, per poter lavorare, visto che il suo lavoro la porta a stare fuori casa per giorni. Ha quindi necessità che qualcuno si occupi dei suoi figli, anche il marito viaggia per lavoro. Per farla breve i miei genitori orbitano continuamente intorno alla famiglia di mia sorella, che consciamente od inconsciamente continua a nutrire il mostro. Per raccontare l’ultima… il 19 marzo festa del papà ha portato i miei fuori a pranzo per festeggiare.
    Ma io dico… come si può essere fuori da tutto ciò se poi si festeggia con loro? Festeggiare un simile evento con un narcisista perverso e con la sua degna compagna significa dar ancora energia e nutrimento al mostro. O no?
    Mia sorella è psicologa, forte dei suoi studi dice di aver fatto un lungo e difficile di distacco dai miei. Un percorso che, dice, le permette di continuare a vederli, frequentarli senza venir travolta dalle loro dinamiche. Un percorso che però non le ha permesso di ricordare, vedere i maltrattamenti e le botte che ho subito. Le sue parole sono: io non ricordo niente di tutto ciò. Porca miseria, ma lei c’era. Ha assistito. Ha visto… Mente?
    Più volte le ho detto che secondo me non è possibile che in virtù di tale presunto percorso lei possa relazionarsi con loro senza cadere nella loro ragnatela tossica, che è invece necessario un distacco totale, vero. Che lei deve imparare ad essere indipendente da loro, anche se la loro presenza piò farle comodo. Che se vuole riallacciare un rapporto sano e vero con me il distacco deve essere reale, altrimenti anche il nostro rapporto continuerà ad essere tossico.
    Ma lei ha chiaramente mostrato di avere notevoli abilità manipolatorie…
    La sua risposta è stata: ma cosa vuoi che rinunci a loro?
    Quindi domando: ho percepito bene che mia sorella non dica la verità, che cerchi anche lei di manipolarmi per ottenere quello che secondo lei è, inconsciamente, un suo diritto? Il fatto che io mi sia distaccata dai miei e da lei è un qualcosa che, dice, la dà profonda tristezza. Ma è veramente tristezza o è solo la brutta sensazione di aver “perso” un pezzo della corte che si è creata? Io dico che la mia famiglia di origine è diventata “mia sorella centrica”
    Pertanto diffido.
    E’ un sesto senso.
    Angy

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    1. Carissima Angy, difficilmente un figlio trattato una vita intera come un essere “perfetto” riesce a vedere nel fratello/sorella capro espiatorio un alleato su cui contare e vice versa. L’incomunicabilità, l’incomprensione e la sottovalutazione dei sentimenti provati dal capro espiatorio sono dinamiche comuni tra la discendenza dei narcisisti. Quando uno dei figli viene costantemente giustificato e preso sotto l’ala protettrice di un genitore perverso si crea una simbiosi talmente grande che il resto del mondo non esiste. Tua sorella, da psicologa, anziché negare e minimizzare i maltrattamenti che hai subìto, essendo stata anche testimone diretta del tuo vissuto, dovrebbe provare una grande empatia nei tuoi confronti, tanto da cercare un confronto con i tuoi sulle differenze di trattamento eclatanti tra voi due, differenze che hanno causato un danno enorme al vostro rapporto. Ho conosciuto di figli che odiavano essere trattati da ‘bambini d’oro’ e che prendevano le difese dei fratelli quando li vedevano subire un trattamento ingiusto dallo stesso genitore del quale venivano idolatrati. Capisco il tuo dolore nel vedere tua sorella che rende omaggio con una cena al papà “meraviglioso” che ha avuto, mentre tu ricordi soltanto freddezza e botte. Cara Angy, non è negando la nostra storia che risolviamo i nostri guai interiori e nemmeno prendendo una laurea in Psicologia! Suppongo che tua sorella sia così affettuosa con i tuoi semplicemente perché ha bisogno di loro per parcheggiare i figli quando le serve e perché sa perfettamente che non può prendere le tue difese senza compromettere la sua posizione, da sempre privilegiata. In questo senso, è probabile che lei “soffra” perché non riesce a capire il tuo dolore, non essendo in grado di attribuirlo ai tanti episodi di maltrattamento che hai subìto. Lei, nonostante sia una Psicologa, riesce ad essere con te unicamente sorella e con i tuoi solo figlia, seppellendo il suo diploma in nome della convenienza o dell’affetto per coloro che l’hanno messa sul piedistallo. Potrai ripristinare i tuoi rapporti con tutti loro ben sapendo che la musica mai cambierà, scegliere la radiazione o il contatto minimo, come sembra che hai fatto. Ciò che conta è il tuo benessere e quello della tua famiglia perché sono loro oramai il tuo prezioso laboratorio di amore, sono loro il campo sul quale esercitarti quotidianamente nel sublime atto di dare ciò che non hai mai avuto. Guarda il futuro e torna al passato per pescare quel che ti serve, ma unicamente quando si tratta di dare alla famiglia che hai costruito quel bene e quelle cure che ti sono mancate. Tua sorella vuole negare il passato? È libera di farlo, ma senza coinvolgerti nella sua strategia di negazione e, con il dovuto rispetto per i tuoi sentimenti, il vostro rapporto potrebbe migliorare notevolmente. Se c’è una probabilità che arrivi a questo livello di consapevolezza, perché non incontrarla? Se non c’è sarà l’ennesima occasione in cui lei poserà da figlia perfetta che tutto perdona perché loro ‘mi hanno comunque dato la vita’ mentre tu sei quella cattiva, rancorosa, esagerata, melodrammatica e via col tango! PS: terribile la perdita dei tuoi gemelli e il comportamento dei tuoi. Da restare senza parole! Un abbraccio fortissimo e tanta solidarietà!

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  4. Grazie Claudileia,
    le tue parole mi stanno aiutando non poco. Per la prima volta mi sento più libera. Per la prima volta ho sentito/capito che il mio sentire non è negativo che non sono la cattiva e l’ingrata della “famiglia”. Per la prima volta ho capito che l’istinto che ho di scappare, di allontanarmi da loro il più possibile è invece la cosa più sana che ci sia. Per la prima volta ho capito che ciò non deve assolutamente farmi venire dei sensi di colpa.
    Un abbraccio.

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  5. Ciao di nuovo, Angy. Voglio esprimerti la mia vicinanza per i tuoi piccoli gemelli, chi non vede dolore in un evento di questo tipo non è un essere umano, probabilmente. Per quanto riguarda tua sorella ti ha risposto a perfezione Cla, credo li sfrutti per il proprio tornaconto e perché, come dicono molti, a lei non hanno fatto nulla. Ecco, chi si comporta così è come loro, presumibilmente un altro narcisista manipolatore. Credo che la via del no contact sia l’unica. Se posso permettermi, da un altro tuo post avevo evinto che tuo marito fosse migliore di quanto dici qui. Forse potresti provare ad affrontare con lui ogni dubbio, facendogli capire che gli sei vicino nel suo dolore e nelle sue ferite e che tuttavia alcuni suoi comportamenti non sono per te accettabili. Potreste leggere e scrivere insieme su questo blog, oppure leggere libri sull’argomento. Riuscire a superare insieme gli ostacoli che ci impediscono di vivere appieno la nostra affettività credo sia una bella sfida, adulta e matura. Ti auguro ogni bene.

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    1. Grazie Guglielmo, ancora.
      Il capitolo “mia sorella” è un capitolo doloroso ed ancora oscuro. Non so… c’è quel sesto senso famoso. L’intuizione che dice di scappare.
      Lei dice di aver sofferto a causa dei miei. Di aver fatto tanta terapia. Di aver attuato il famoso distacco, mentale. Ma come ho già scritto ci sono molti contatti tra loro e questo mi lascia perplessa. Si può?
      Ogni volta che cerco di parlarle, di impostare un discorso con lei tutto diventa confuso, slabbrato, non si sa più quale sia il filo conduttore, cerca di portare il discorso dove dice lei, dove vuole lei.
      Da “I segnali sulla nostra pelle”:
      “Qualcosa in fondo al tuo cervello ti dice che quel collega non merita fiducia, che il tuo partner nasconde un segreto sordido, che tuo padre o tua madre desidera il tuo male. Ti punisci per sentire questo, giacché tutte queste persone, in determinati momenti, ti hanno fatto sentire speciale”.

      Riguardo mio marito hai ragione, gli ho parlato e raccontato quanto ho scritto qui e gli ho chiesto di legge il Blog ed i miei post.
      Ne è rimasto impressionato. Molto.
      Poi mi ha detto: “Mi dispiace solo per come mi comporto certe volte, però penso di non essere malaccio, ma vorrei essere molto migliore certe volte. A volte potrei limitare le reazioni. Ma io sono qui, sempre accanto a te.”

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      1. Cara Angy, a volte facciamo fatica a raccontare alle persone che amiamo dov’è il punto che ci fa più male. Se vi accettate e vi amate per ciò che siete un percorso terapeutico insieme in cui i vostri mostri originali vengono portati a gala può soltanto rinvigorire il vostro rapporto e farvi scrollare di dosso la reciproca sofferenza che si portano sul groppone i figli nati in famiglie narcisiste. L’importante è che tra di voi ci sia tanta lealtà e amore.

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  6. Sempre su mia sorella.
    Per onestà lo devo scrivere.
    Questo rapporto con i miei lo ha sempre avuto, da sempre. Nonostante la terapia che ha fatto non ha mai interrotto il rapporto con loro ed ha sempre avuto grande supporto da loro.
    Da ragazzina quando aveva problemi a scuola;
    da ragazza quando non riusciva a capire che strada prendere;
    da giovane sposa, quando il marito per lavoro era fuori;
    da giovane mamma, quando i figli erano piccoli.
    Io ero sempre quella che da sola poteva farcela, quella i cui bisogni erano secondari.
    Finché un giorno ci fu una grande litigata e diedi un taglio.
    Poi, dopo, ebbe purtroppo avuto un grosso problema familiare, non risolvibile…
    La distanza tra noi è però rimasta.

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    1. Scusa Angy, mi era sfuggita la tua risposta. Sono contento che tu abbia in qualche modo riavviato un percorso di dialogo e condivisione con tuo marito. A me non è riuscito, purtroppo. Forse lui è in fondo un essere umano migliore di quanto fosse la mia ex. Per quanto riguarda tua sorella credo che anche lì la chiarezza sia tutto: tu sola sai se nel tuo cuore vuoi esserle amica e sorella per davvero. Se questo è il caso, credo che parlarle con onestà totale sia l’unica via percorribile: il risultato non dipenderà solo dal tuo atteggiamento, tuttavia avrai messo in gioco te stessa nel modo più pulito e limpido e la mancanza di rimpianti residui ti darà serenità. Ma forse ciò è già avvenuto. Un abbraccio.

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      1. Ciao Guglielmo,
        il blog è vasto, è normale che qualcosa sfugga. Non ti devi scusare.
        Con mio marito ho parlato, come già scritto. Vedo che si sta impegnando, cercando di riconoscere i momenti nei quali si comporta come se… Purtroppo anche lui proviene da una famiglia non semplice. Certi comportamenti i figli li assimilano ed è difficilissimo riconoscerli come errati e quindi correggerli. Ma ci sta provando.
        Come io sto provando a correggere i miei.
        Il capitolo mia sorella è diverso.
        Anni fa ci fu una mia riapertura, decisi di fidarmi. Poi però le cose cominciarono a rimettersi sullo stesso binario. Lei il centro gli altri secondari. Una mattina ci fu una discussione in cui capii che nulla era cambiato. Le mi disse “sei patetica”. Io non risposi. Non dissi nulla. Mi girai e me ne andai. Ma dentro senntii “crack!”.
        Rimasi da lei i tre giorno previsti senza dire nulla, senza riaprire il discorso. Poi ritornai a casa mia.
        Dopo una settimana mi chiamo’ e mi disse: “mi dispiace per quello che è successo, vogliamo parlarne?” (sempre questa artificiale modalità da terapia).
        Io le risposi di no, che non ne avevo voglia e che soprattutto non ne vedevo l’utilità.
        Da allora non sono più andata ospite a casa sua. Ci sono andata una o due volte solo per pranzi o cene.
        I contatti si sono fatti sempre più rari.
        Lei dopo un po’ ha tentato di riallacciare, dicendo che ha capito, che adesso non mi farebbe più del male. Che ha fatto il suo percorso.
        Tante parole, ma io tentenno. Temo ci sia troppo “passato” tra noi due per poter allacciare un’amicizia.
        Non voglio mettere a rischio mio equilibrio psichico, la mia “serenità”…

        Un caro saluto
        Angy

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  7. Cara Claudileia, complimenti per il sito che mi ha permesso di capire mille cose e di sentirmi meno sola. Ti vorrei fare una domanda : capisco che quando uno/a é sposato e innamorato perso, magari con figli, sia difficile lasciare un np, ma qui scrivono persone che si sono lasciate maltrattare sin dall’inizio e che soffrono a lungo per relazioni durate pochissimo. Come spieghi questo meccanismo ? Come mai proprio perché provenienti da famiglie disfunzionali non suonano in loro campanelli d’allarme? Non voglio infierire, ci mancherebbe, ma come dice il professor de Masi, lasciarsi maltrattare é rendersi complici e permettere al pn di continuare a rifugiarsi nella sua perversione credendo che sia la cosa più giusta e normale del mondo e quindi a far del male anche ad altre persone. Un po’ come le donne che non denunciano le violenze e che anche se se ne vanno lasciano un delinquente in circolazione. E’ come se in coloro che subiscono prevalesse un meccanismo di autodistruzione o di masochismo. Se il pn non riuscisse ad ottenere sesso, affetto, vantaggi, dovrebbe calmarsi, o almeno non si riprodurrebbe perché nessuno/a lo vorrebbe come genitore dei suoi figli. Sono molto confusa, tu cosa ne pensi ?

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    1. Cara Laura, la tua confusione proviene da una serie di letture un po’ parziali su cosa consiste vivere un rapporto con un narcisista perverso/psicopatico. Al contrario di quanto hai scritto sono persone che non svelano mai ciò che sono SIN DALL’INIZIO, ma che riescono a camuffarsi e ad accollarsi ai desideri e fantasie delle prede prescelte per un determinato periodo di tempo. Le prede si sentono importanti, uniche ed speciali nella fase che chiamiamo ‘love bombing’, dopodiché, così come ci danno tutto molto velocemente iniziano a toglierci ogni qualità attribuita piano piano fino ad azzerare il nostro valore come esseri umani. Le persone che hanno subìto maltrattamenti in famiglia sono più vulnerabili delle altre perché spesso non hanno mai conosciuto una fase amorevole e quindi restano nella palude quando iniziano i maltrattamenti e le svalutazioni del partner. Semplicemente non capiscono cosa hanno fatto di male per vedersi sottrarre tutto l’amore del mondo senza un motivo preciso. Cercando di capire perché non sono più degne di essere amate come prima e finiscono per sviluppare una soglia di resistenza anormale che le rende cieche ai pericoli e a tutte le avvisaglie dell’universo. Tu davvero credi che si tratti di ‘masochismo’? Davvero sei convinta che una persona ‘si fa maltrattare’ per l’incapacità di ribellarsi? Perché è debole? Perché è stupida e gli piacciano gli amori difficili? Conosco il lavoro di De Masi e lo rispetto, ma non condivido per niente la tesi secondo la quale la preda goda della sua sofferenza. A dire il vero la trovo orribile e controproducente perché impedisce di fatto la cura della dipendenza affettiva, questo perché non considera le infinite capacità manipolatorie dei soggetti narcisisti perversi e le innumerevoli strategie di raggiro che usano per ottenere ciò che vogliono. Concordo sul fatto che in un rapporto normale le colpe vengano condivise e divise in parti uguali, ma quando si tratta di un ‘rapporto’ totalmente squilibrato in cui una delle parti distrugge l’autostima dell’altra fino ad annullare la sua capacità di prendere una decisione come la mettiamo? Ti consiglio un articolo in particolare: https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/24/principali-strategie-di-raggiro-utilizzate-dai-perversi-narcisisti/amp/ La domanda che ti pongo dopo averlo letto è: come fa una persona comune a contrastare una macchina da guerra del genere? Che razza di anticorpi deve avere? Ritengo che unicamente la conoscenza profonda di questi tipi umani ci possa salvare e che bisogna essere chiari e precisi nel farlo perché molto spesso ci sono in gioco troppe vite che non meritano di essere distrutte grazie ai capricci e vizi di questi soggetti.

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  8. Grazie, ho letto con interesse l’articolo ! Io ho un padre che definirei nevrotico narcisista, un uomo che ha amato nella moglie e nelle figlie i pezzi che lo lusingavano o corrispondevano ai suoi imperativi e ha cercato di distruggere tutto il resto e un marito che da Dr Jekill si é trasformato in Mr Hyde, ma dopo vent’anni meravigliosi e che quindi mi lascia spiazzata. E’ stato diagnosticato bipolare, nei momenti di crisi maniacale si calma con l’Olanzapine per evitare di cadere nella prostrazione e oscilla perennemente fra i comportamenti perversi e crudeli che ritrovo ovunque sul tuo blog e slanci di affetto e sollecitudine. Esistono articoli che correlano bipolarismo e pn ? Io sono forse afflitta da sindrome della crocerossina perché non mi sento di lasciarlo, se avesse un tumore sarebbe giusto che gli restassi vicino e ciò’ che gli accade non é forse un tumore dell’anima ? Apprezzo il lavoro di De Masi perché mi da speranza, per lui mi sembra di aver capito che esistono i pn disposti a curarsi, che in fondo implorano di essere scoperti per poter cambiare e gli psicotici, totalmente scissi, che nemmeno si curano del male che fanno. Ha tenuto il 14 marzo una bellissima conferenza sul male e l’immaginario alla Casa della Cultura di Milano, se volete potete ascoltarne il podcast. Leggo quindi il più possibile per imparare a difendermi. Non sono io che lotto contro di lui ma io e lui che lottiamo contro una patologia, o almeno così’ voglio credere. Scusa la volgarità ma un tempo qs uomini non si definivano semplicemente degli str*nzi ?

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    1. Cara Laura, il tuo ragionamento mi fa essere in pensiero per te e per la tua vita. Davvero hai vissuto 20 anni meravigliosi con un soggetto bipolare? Oppure tuo marito è diventato bipolare in tarda età? Perdonami, ma mi sembra un po’ confuso il tuo racconto. Mi chiedo perché mai una donna dotata di una grande dignità dovrebbe accontentarsi di un uomo ‘semplicemente stronzo’, ad essere trattata sulla base del bastone e della carota per il resto della sua vita, a mettere a repentaglio il benessere psico-fisico dei propri figli pur di salvaguardare, tutelare e proteggere il suo amato ‘stronzo’… Penso a te e a tutte quelle donne che vivono di speranza fino all’ultimo respiro, cara Laura, perché spinte da un ideale di amore che fa rima con sacrificio e sacerdozio. Leggerti mi ha fatto male all’anima. Se De Masi e tanti altri sono gli artefici della tua speranza, chi sono io per toglierla della tua anima? Qui non ci sono good news perché non posso in sana coscienza dire a un essere umano di portare pazienza quando un’altro lo prende a sassate fino allo sfinimento e poi piangendo lo riempie di bacini e chiede scusa. Non riuscirei a dormire la notte se lo facessi, capisce? Ad ognuno il suo mestiere. Qui, purtroppo, non troverai le pillole di speranza che ti servono in questo momento… Nel web trovi diversi articoli specifici sui bipolari e sui tratti in comuni con i soggetti affetti da narcisismo perverso/maligno. E’ ormai chiaro che la tua scelta è bella fatta. Hai solo bisogno che qualcuno la possa convalidare con un parere professionale. Bene, mi sembra che hai avuto le conferme da un bravo professionista che si assume la responsabilità di ciò che dice. In bocca al lupo per il resto e che tutte le forze dell’universo ti proteggano! Lo dico con sincerità.

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