Perché la psicoterapia non funziona con i portatori di disturbi della personalità

Traduzione dell’intervista in inglese fatta al Dott. George K. Simon, psicologo clinico e autore dei libri Character disturbance: the phenomenon of our age  e Sheep’s Clothing: Understanding and Dealing with Manipulative People.

La psicoterapia convenzionale non è stata ideata per il trattamento dei disturbi della personalità, ma per il trattamento degli individui che avvertono il bisogno di combattere le loro paure, insicurezze, angosce, vergogna, sensi di colpa… infine, lavora sugli aspetti non elaborati nell’inconscio che si traducono in ansia, oppure che sono i responsabili dei sintomi fisici dell’ansia. L’obiettivo della terapia è quello di aiutare gli individui a scoprire le cause della loro ansia e come affrontarla. Questa è la definizione di nevrosi. Un Disturbo della Personalità è qualcosa di molto diverso di una nevrosi. È diverso dalla nevrosi in molteplici aspetti. Più grave è il disturbo della personalità, più si allontana dai problemi che le persone nevrotiche hanno e contro i quali combattono.

Alcuni schemi di pensiero che i portatori dei disturbi della personalità manifestano sono: egocentrismo e megalomania – lui/lei è talmente speciale e importante che può fare qualunque cosa. Oltre a questo, c’è la convinzione che lui/lei abbia il diritto di fare ciò che vuole all’interno di un rapporto senza dover rispondere delle conseguenze. Il modo come pensiamo detta il nostro comportamento. Pertanto, il comportamento di queste persone è il risultato di questa premessa, il che significa la totale mancanza di considerazione dell’altro.

Un altro esempio è la possessività: siccome ritiene gli altri oppure ciò che vuole una sua proprietà esclusiva, il soggetto disturbato agisce come vuole nei confronti delle sue ‘proprietà’. È un modo di pensare molto comune nelle dinamiche delle relazioni abusive: l’altro, in questo tipo di rapporto, è un oggetto utile, e non un persona degna di rispetto.

I terapeuti devono conoscere questi meccanismi per comprendere come aiutare la vittima. Si tratta di un problema piuttosto complesso, giacché l’approccio tradizionale di portare il paziente a “guardarsi dentro” per convincerlo che il problema è suo, non aiuta.

Comprendere che il modo come percepiamo un qualcosa, guida il modo come ci approcciamo a quel qualcosa è fondamentale perché la terapia raggiunga il suo risultato.

Se il terapeuta non ha ben presente questo quadro non avrà i mezzi per aiutare il suo paziente e, peggio ancora, potrà impedire la sua guarigione attraverso supposizioni del tutto sbagliate, re-traumattizzando la vittima di un rapporto problematico con una persona affetta da un disturbo della personalità.

Vide anche https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/06/19/il-perverso-lonnipotente-medico-di-se-stesso/ e https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/12/il-narcisista-soffre-si-ma-unicamente-per-se-stesso/

5 pensieri su “Perché la psicoterapia non funziona con i portatori di disturbi della personalità

  1. Ma i disturbi della personalità sono dieci, e molti di questi non hanno niente a che vedere con le caratteristiche descritte in questo articolo. È un articolo scorretto perché tratta dei disturbi della personalità come se fosse una definizione generale per “disturbo narcisistico di personalità” (che è solo uno dei dieci, appunto).

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    1. Cara Metempsicotica, la definizione dei disturbi della personalità in generale è molto chiara rispetto alla rigidità, l’inflessibilità e l’incapacità di accettazione del problema nella mente dei portatori di un disturbo della personalità. La terapia comportamentale, ad esempio, cerca di rieducare l’individuo ad agire correttamente, di modo che il paziente si sforzi quotidianamente per andare in direzione ostinata e contraria alle sue abitudini. La tentazione di tornare a fare ciò che si è sempre fatto resta eternamente in agguato, ecco perché la psicoterapia non guarisce il disturbo ma può soltanto attenuare i sintomi di alcuni di loro, come l’ossessivo compulsivo, ad esempio. Per altri disturbi, come il borderline, ci vogliono dei farmaci per attenuare i sintomi. Dopodiché va considerata anche l’età dei soggetti per sperare di raggiungere un risultato quanto meno soddisfacente. Ritengo che le parole di G. Simon siano assolutamente realistiche, ecco perché ho deciso di tradurre l’articolo in questione. Un abbraccio! C.

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      1. Ma in questo articolo si parla di persone manipolatorie e di persone che si credono speciali e superiori alle altre. Queste non sono certo caratteristiche di tutti i disturbi della personalità. Per il resto, è vero che tutti i disturbi della personalità sono caratterizzati da rigidità e inflessibilità ma non credere che tutte le persone affette da un disturbo della personalità abbiano zero autoconsapevolezza e introspettività. Tutto dipende dalla gravità del disturbo e dal grado di compromissione delle proprie capacità di autoesame. È vero che dal disturbo della personalità non si guarisce mai completamente, perché ormai la personalità è formata ed è formata appunto in modo disturbato, ma la psicoterapia resta un mezzo fondamentale per molte persone per tenere a bada molti sintomi e per imparare a gestire in modo accettabile la propria vita.
        Quello che mi preme è solo sottolineare che non tutti i disturbi della personalità sono caratterizzati da manipolatività e manie di grandezza e mancanza di empatia e rispetto dell’altro, e che non tutti quelli che hanno un disturbo della personalità sono dei mostri privi di consapevolezza.

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      2. L’articolo parla di “alcuni schemi di pensiero” e non di tutti gli schemi. Inoltre, afferma che più grave è il disturbo, più lontano è dallo schema di pensiero del nevrotico che cerca l’aiuto terapeutico perché subisce il comportamento del soggetto affetto da un disturbo… Comunque, le tue considerazioni sono più che giuste e aggiungono ulteriori spunti di riflessione all’articolo. Grazie!

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  2. Vengo fuori da solo un mese da una storia molto simile alle tante raccontate in questo sito e vi ringrazio di cuore perché leggere questi articoli mi sta aiutando tanto, anche se ammetto di essere ancora in una fase non completamente out ma suo cercando di mantenere il contratto zero concentrandomi sulle cose negative di questa storia che purtroppo superano di gran lungo le positive eppure ci si rimane affascinati come quando si è in astinenza da una droga!
    Riflettevo su come una persona narcisista borderline potrebbe cercare di essere una persona migliore dopo essersi reso conto della propria personalità… a quanto pare non vi è via d’uscita ma è possibile mai che nessuno di loro abbia voluto provare?
    Il mio ex, pensandoci all’inizio ha provato tante volte a mettermi in guardia da se stesso dicendomi”non innamorarti di me”, implorandomi che quando ci saremmo lasciati non lo avrei odiato come tutte le altre, cercando di chiudere la storia agli albori urlando “ma perché non te ne vai?”,oppure ripetendomi una frase nel nostro dialetto che tradotta è ” ti devo insegnare e poi ti perderò” …inoltre è stato per fortuna una persona che a differenza di tante altre così si è rivelato subito per quello che era, egocentrico e violento.
    il mio pensiero positivo nei confronti di questa persona è che volesse tutelarmi da se stesso ma poi il suo essere appagato sia stato più forte di lui insieme al mio insistere a volergli stare accanto.
    È possibile che questa persona abbia potuto provare questi sentimenti o erano anche quelle solo tattiche?
    Grazie

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