“Molta gente si relaziona e vive con psicopatici senza saperlo, sono i manipolatori più abili” by Iñaki Piñuel

Fonte: http://sobreviviendoasociopatasynarcisistas.blogspot.it/2014/04/entrevista-mucha-gente-se-relaciona-y.html

Traduzione: Gabriella Maddaloni

Lo psicologo Iñaki Piñuel assicura che la violenza morale può arrivare ad essere distruttiva tanto quanto la violenza fisica, anche se non lascia segni ed è più difficile da individuare.

Parole che pugnalano, umiliazioni che feriscono senza lasciar segni e un dolore che fatica a cicatrizzare più dello strappo più profondo. È in questo che consiste la violenza psicologica che milioni di persone devono affrontare ogni giorno, e la cosa peggiore è che molti non se ne sono ancora nemmeno resi conto. Per aprir loro gli occhi, Iñaki Piñuel, psicologo clinico e del lavoro, nonché uno dei maggiori esperti di molestie psicologiche in Spagna, ha partecipato il 23 aprile 2014 al ciclo di conferenze organizzate da la Area de la Mujer  del Ajuntamiento de Málaga, in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza Domestica.

Perché è così difficile individuare questi comportamenti?

 La violenza psicologica si instaura poco per volta nelle relazioni: è quella che denominiamo la tecnica “goccia a goccia”, un maltrattamento a bassa intensità ma continuo, che ha lo scopo di “normalizzare” la situazione di maltrattamento. Non è una violenza aggressiva, ma con piccoli cambiamenti, che possono essere critiche, piccole umiliazioni, avere da ridire sulla personalità dell’altro…l’accusatore va definendo un modello di dominio-sottomissione, opera fin dall’inizio della relazione per assicurarsi la “paralizzazione” della vittima, come quei ragni che inoculano il veleno e poi mangiano la loro preda “a pezzettini”. Inizia a innervosire la vittima, assicurandosi così che non lo denuncerà e che entrerà nel gioco perverso dell’accettare il maltrattamento, che si riflette in frasi del tipo: “Mio marito mi picchia, ma è normale”.

Come si può individuare questa situazione in tempo?

La prima aggressione dovrebbe essere l’ultima. Se fin dall’inizio non dimostri chi sei, non potrai più farlo in seguito, neanche se volessi, come dice la morale di un racconto del Conte Lucanor. Il maltrattamento, se non si interrompe sul nascere, insinua una sensazione di impunità nell’aggressore, e nella vittima, un procedimento denominato ‘indifesa appresa’. La donna finisce per imparare a non far nulla davanti alla violenza, a non rispondere al maltrattamento che riceve. Per questo motivo lo scopo del trattamento psicologico consiste sempre nel proteggerle dal loro abusante e rompere questo meccanismo di non-difesa, per far sì che non si ripeta in altre relazioni simili.

È più una questione di personalità o di apprendimento?

Quando parliamo di abusanti  ci riferiamo a persone che sono giunte alla vita adulta abituate a forme tossiche di relazione con gli altri e che replicano più e più volte il comportamento violento con coloro che di volta in volta diventano le loro partner. Ne esistono di vari tipi: il maltrattante narcisista, il paranoico, e il più pericoloso: lo psicopatico. Il primo presenta un deficit dell’autostima che compensa mostrandosi arrogante, con una perenne voglia di mostrarsi sempre superiore agli altri, soprattutto alla compagna. Costoro scelgono in genere come partner donne che sanno essere brave persone, incapaci di pensar male degli altri e molto meno del loro compagno, e che pertanto non li affrontano. Non sono donne masochiste che cercano questo tipo di maltrattamento: sono gli abusanti che cercano loro. I paranoici, da parte loro, vivono con la sensazione permanente che gli altri vogliano pregiudicarli, umiliarli e tradirli, incluse le loro compagne.

E gli psicopatici?

Sono i peggiori di tutti. Si stima che l’1% della popolazione spagnola presenti questo disturbo, il che suppone che ci siano più di mezzo milione di psicopatici. Vale a dire che una persona con una vita sociale normale può conoscere circa 60 psicopatici ed è probabile che finisca per avere relazioni strette con qualcuno di essi, che siano d’amore, di amicizia, di lavoro…Non stiamo parlando dello psicopatico che vediamo nei film: sono di fatto persone piacevoli nella maggior parte delle occasioni, e molta gente che si trova in coppia con uno psicopatico nemmeno lo sa. È un essere umano che fa una vitta del tutto normale, ma che è carente di sentimenti ed emozioni, soprattutto di empatia, è incapace di provare sensi di colpa o rimorso ed è pertanto molto abile a manipolare, e persino a farsi passare per vittima della propria vittima.

E la fa sentire in colpa per il maltrattamento

Sì, tanto che a volte, quando arrivano alla seduta, cercano di convincerci che i loro abusanti hanno ragione perché sono cattive mogli, cattive amanti, cattive madri, noncuranti. Lo psicopatico sa inoculare benissimo dosi di sensi di colpa, che è la miglior forma di manipolazione di un essere umano. Per questo è importante durante la prevenzione generare una solida autostima nelle donne, da quando sono bambine fino al loro raggiungimento dell’età adulta.

Questa è forse la parte più difficile durante la psicoterapia

La prima cosa da dire è che la donna è innocente, che non ha fatto nulla che possa giustificare una tale situazione. A volte sembra che lo sappiano, ma presentano solchi molto profondi, intagliati in tanti  anni di umiliazioni, squalificazioni morali, insulti, sensi di colpa. Si sentono turpi, inadeguate e persino cattive.

Possono guarire?

Possono. Il problema è che il danno psichico è una ferita invisibile, è una forma di stress post-traumatico che spesso si confonde con ansia e depressione. Ci sono poche cose che facciano tanto soffrire una persona come questo problema. La vittima si sente demotivata, incapace di provare piacere, vive con una sensazione costante di pericolo imminente. Con un supporto terapeutico adeguato possono guarire entro i 2 e i 4 anni, ma senza aiuto, possono rimanere così per tutta la vita.

E gli aggressori? Si possono rieducare?

È più complicato. Li si può trattare dal momento in cui si riconoscono come tali, ma sono persone che a loro volta sono state vittime di maltrattamenti o hanno assistito a violenze intorno a loro. Il precedente di qualsiasi violenza è sempre la violenza.

Il panorama non è affatto incoraggiante, tenendo conto della società in cui viviamo

Cosa se ne può sperare? Il bullismo colpisce il 23% dei bambini scolarizzati, il mobbing tra il 9 e il 15% dei lavoratori, si pensa che in Spagna ci siano 2 milioni di donne maltrattate…Da dove nasce questa violenza? Dai valori che abbiamo assimilato a poco a poco, e il narcisismo è uno di essi. Le relazioni umane si vivono in termini di rivalità e invidia. Sì, siamo più sensibili e critici verso la violenza, ma in realtà l’abbiamo trasformata in qualcosa di più sottile e politicamente corretto, ‘abilitando’ gli aggressori.  

 Dunque siamo vendicativi?

Non è tanto una questione di vendetta, ma del fatto che se vediamo determinati modelli sociali, li imitiamo perché li percepiamo come corretti. Senza saperlo, le persone imparano ad essere in un determinato modo. Quindi la domanda giusta da porsi sarebbe: ‘Dove finisce il ciclo?’, perché ciò supporrebbe anche il riconoscere che il modello che si è sempre preso come giusto è in realtà sbagliato.

6 pensieri su ““Molta gente si relaziona e vive con psicopatici senza saperlo, sono i manipolatori più abili” by Iñaki Piñuel

  1. ” Non è una violenza aggressiva, ma con piccoli cambiamenti, che possono essere critiche, piccole umiliazioni, avere da ridire sulla personalità dell’altro…l’accusatore va definendo un modello di dominio-sottomissione, opera fin dall’inizio della relazione per assicurarsi la “paralizzazione” della vittima, come quei ragni che inoculano il veleno e poi mangiano la loro preda “a pezzettini”.”
    Cla, una domanda. La mia ex mi accusò di fare questo ,ma nella realtà era tutto il contrario era lei che si autoaccusava di non essere all’altezza di ogni cosa e io la convincevo del contrario , ma alla fine mi accussò di avarla sempre criticata e mai sostenuta. (questo grida vendetta divina 🙂 ).
    Come si chiama questo modo di manipolazione?
    Ciao :-).

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  2. Volevo dare una testimonianza inerente alle dinamiche persuasive con le quali gli n/p possono rendersi insospettabili ed addirittura piú apprezzabili di noi comuni immortali.
    Ho conosciuto una donna mesi fa(ora siamo amici) che si é separata da un n/p da non troppo tempo.Ha due figli e per anni é stata demolita dall’ex marito con modalitá che tutti conosciamo.Parlando ho scoperto che conosce di persona la mia ex n/p da anni,dalla quale comunque si é sempre tenuta alla larga non condividendone gli atteggiamenti.Questa mia amica ha una sorella,che naturalmente detesta l’ex cognato per come ha trattato sua sorella e almeno uno dei due figli(uno dei due,la femmina,un classico…).E per come continua a vessarli tuttora.
    Ecco,arriviamo al paradosso piú incredibile.Naturalmente anche la sorella della mia amica conosce la mia n/p,ma,pur nutrendo odio e totale astio per l’ex cognato cosa fa? Dice alla sorella di reagire e di comportarsi come la mia ex,che sebbene “abbandonata e lasciata sola tutte le volte”,é riuscita a tirare avanti comunque.”Lo vedi? Lei sí che ha le palle,sorride sempre e ha mille attivitá nonostante sia stata cosí sfortunata(poverina).Se ne frega di quello che ha subíto e vive la vita a testa alta,non come te!”
    Vi rendete conto come possono vendersi bene? Fino al punto di risultare positivi a persone che detestano,per le stesse caratteristiche ma ben dimostrate,un ex cognato che é uguale.
    Evviva i Charlie Brown.Con l’aggravante peró…
    Aaaahhh…come direi tutta la veritá alla sorella della mia cara amica…
    Ciao Claudileia,ciao a tutti.

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  3. Si ho avuto uno psicopatico. vicino per 15 anni finché mi ha lasciato dopo aver scoperto un cancro per paura che io ereditassi essendo sua moglie! Ha avuto sempre comportamenti ambivalenti subdoli, da ipocrita ha usato raggiri (anche stupidi) poi avendo poca memoria si dimenticava delle menzogne dette . Con questi soggetti si ha sempre la sensazione di essere avvolti in una nebulosa non si smette mai di stare in allerta sempre nell’attesa della sua ultima minaccia ,svalutazione o vendetta . Hanno un cervello di un bambino di 4 anni a loro tutto e’ dovuto ma se si devono prodigare. per gli altri allora sono… c .sebbene molte di esse siano delle persone ben strutturate e inserite a volte in ottimi contesti sociali e lavorativi . Alla base c’è solo un grande vuoto ed una grande noia ma il loro divertimento e’ proprio ingannare chi li sta vicino offrendogli affetto e amore incondizionao senza mai essere ricambiati nelle stessa intensità .Il loro e’ solo un copione , loro sanno perfettamente che non sono in grado di sentire niente !Il loro e’ il mondo del nulla! Sono invidiosi anche di un mendicante che però ha un cuore ,oggetto a loro sconosciuto e misterioso (esseri schifosi) non hanno pieta’ empatia o compassione per nessun essere vivente di questo pianeta ma sono attori spettacolari a fingere sentimenti che non hanno ed e’ per questo che sono dei gran figli di puttana falsi e disonesti capaci di passare da carnefici a vittime ed giocare con i sentimenti di un’altra essere umano senza provare niente ma usandolo e poi diffamandolo e poi gettarlo quando ha esaurito la sua funzione oppure quando ne hanno trovato un altro da svuotare o che semplicemente gli dia piu’ lustro! Il loro amore non cresce con il passsre degli anni come capita a noi poveri esserti umani che invece siamo semplicemente umani!

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  4. L’unica cosa che può darmi consolazione e un po’ di fiducia in me stessa nonostante tutto, è che difronte alla minaccia della violenza fisica (minaccia avvenuta di punto in bianco, una notte mentre dormivo, dopo un anno e mezzo di convivenza) non ho esitato a dirgli di andare via da casa mia. Ho avvertito un tale terrore che non ho più potuto far finta di nulla, né cedere difronte alle sue scuse, alle sue lacrime e ai suoi tentativi di rassicurazione.

    Non essendoci stata una vera e propria aggressione, in quanto con uno stratagemma sono riuscita fortunosamente a scivolare via dal letto e prepararmi a scappar via di casa nel caso in cui fosse stato necessario, mi era difficile attribuire un livello di gravità all’accaduto: il centro antiviolenza che ho contattato la mattina dopo mi ha suggerito cautela e attenzione, ma mi ha anche detto di non drammatizzare, che sono cose che accadono spesso e non hanno conseguenze.

    Tuttavia questo episodio in cui mi sono sentita esposta alla possibilità di subire violenza fisica è stato la molla che mi ha fatto metter fine a una convivenza travagliata.
    Trovare un’altra donna a casa mia con lui, vederlo uscire tutte le sere senza sapere dove andasse, ospitare la sua ex e il loro bambino essendo io presentata come sua coinquilina, mantenerlo nonostante anche lui lavorasse, tutto questo e molto altro non mi era stato sufficiente a dire basta (e questo è per me oggi fonte di vergogna e di molta rabbia): lui mi aveva legata con il sesso ed ero come accecata – e da un certo punto in avanti avevo anche superato la gelosia.

    A dire il vero già lo avevo mandato via di casa, ma è riuscito a rinfilarsi approfittando di un grave lutto che mi è accaduto all’improvviso, dopo il quale i suoi neanche tanto oscuri andirivieni non avevano per me alcun peso, a patto che li tenesse fuori dalle mura di casa mia.

    Solo quando mi ha minacciata di uccidermi se quella notte non avessi fatto come voleva lui, aggiungendo che se volevo chiamare i carabinieri era meglio che lo facessi subito perché dopo sarebbe stato troppo tardi, solo dopo questo ho sentito che la mia incolumità e la mia pace non avevano prezzo, ho sentito che stare con lui non poteva valere più della mia integrità e della mia pace, magari noiosa ma almeno sicura. Gli ho anche pagato un mese in un residence, pur di togliermelo subito di torno senza portarmi la colpa di lasciarlo in mezzo a una strada (stupida che sono!).

    Da poco ho saputo che qualche anno fa è stato denunciato per percosse da una donna, scontando anche un breve periodo di detenzione. E per di più di questo episodio ha incolpato la sua compagna di allora, adducendo come motivazione del suo atto di violenza il fatto che lei per un’intera giornata si era resa irreperibile rendendolo nervoso.

    Oggi sono alle prese con la consapevolezza della mia fragilità, del mio non aver voluto ascoltare i miei dubbi che fin dall’inizio c’erano. Fin da subito lui mi ha raccontato molte bugie, e nemmeno troppo ben mascherate: ero proprio io a non voler capire, e a non riuscire a chiedergli.
    Proprio questo è stato il tranello per molto tempo (e lo riconosco come qualcosa che mi caratterizza): volere chiarezza e pretenderla DA LUI, cioè da una persona che fa della non-chiarezza la sua arma di forza, il suo strumento di potere, assieme all’incantesimo del sesso.
    Il risultato era che mentre mi trovavo da sola mi elencavo tutte le domande da fargli, ma quando mi trovavo poi effettivamente difronte a lui (e non era facile, perché sfuggiva sempre, pur abitando nella stessa casa) tutti i miei pensieri e le domande che volevo fargli “evaporavano” sotto il calore dei momenti di intimità, brevissimi ma quotidiani e costanti – ai quali davo ogni volta priorità rispetto a tutto il resto di non-detti e cose scomode che nel frattempo si ammassavano.

    Mettere una persona alla porta senza spiegazioni dopo averla fatta entrare nella mia vita e nel mio cuore è una cosa per me difficilissima, che va contro la mia inclinazione e i miei principi morali. Ma ho scoperto a mie spese (di anima e di soldi) che c’è chi marcia proprio su questo.
    Lui è andato e tornato fuori e dentro casa mia tre volte, e ad ogni uscita io (stupida) l’ho aiutato economicamente, sentendomi responsabile per il fatto di essere io a chiedergli di andarsene.

    Questo mi lascia oggi una grande rabbia verso me stessa e anche verso di lui, ora che grazie anche al vostro sito mi sono chiare due cose: la prima, che tutto era proprio il suo gioco, come da copione ampiamente descritto negli articoli e nelle testimonianze; la seconda, che il gioco è smascherato e finito, e lui lo sa e non tornerà, non mi darà l’occasione di essere io stavolta a “giocare” con lui.

    Se questo non bastasse, c’è anche la consapevolezza del “pericolo”. Del periodo scampato, e anche della possibilità di rischi ulteriori che è meglio non correre. Questo mi fa rabbia, però: il fatto che la prepotenza di cui si è mostrato capace me lo rende oggi in qualche modo inavvicinabile (per precauzione), lo rende in qualche modo invulnerabile.
    Il “lasciar perdere” e’ una modalità di prevenzione che so essere funzionale alla mia incolumità, ma nello stesso tempo mi lascia anche avvinta alla rabbia per l’impunità di cui soggetti come lui finiscono per godere.
    Rivorrei indietro (almeno) gli ultimi soldi che gli ho prestato, e che erano proprio un prestito che lui mi aveva chiesto, intesi di restituirmeli al prossimo stipendio. Difficile pensare che mi cercherà per restituirmeli..

    Ha cercato di fare l’amico fino a una ventina di giorni fa, col solo scopo (sarei sciocca a dubitarne) di tenere un piede infilato nella porta (del mio negozio, stavolta, perché a casa da tempo la porta è chiusa per lui) per ottenere qualche vantaggio ancora. Quando gli ho fatto notare che non era il caso che venisse a trovarmi tutti i giorni, l’ultima volta mi ha chiesto di poter usare il bagno, e da lì mi ha chiamata facendosi trovare coi pantaloni abbassati e pretendendo che lo baciassi, cosa che mi ha fatto venire un mancamento ma che gli ho negato. Mi ha letteralmente schifata questo suo provarci ancora, le ha davvero tentate tutte fino all’ultimo, e solo per tenermi legata al suo vantaggio!

    Ne sono uscita, lo sento con certezza, anche se la prova del nove l’avrò nel caso in cui ancora ci troviamo ad incrociarsi. Lui lavora difronte a dove lavoro io, e è duro vederlo di là dalla strada e non guardare, anche evitarlo (o evitarmi, come già è accaduto trovandoci a due metri di distanza) non è un gesto neutro…
    So che essere riuscita a mettere un punto è la mia fortuna, ma quanta fatica mi costa ancora convertire la rabbia e il desiderio di rivalsa in autocoscienza.

    Mi è d’aiuto in questa fase anche la lettura dell’I Ching che mi accompagna nelle mie riflessioni e nei miei momenti di dubbio.
    E molte grazie a tutti voi che partecipate a questo blog che mi sta aprendo gli occhi e aiutando a prendere tempo e dar parole a quelle che erano sensazioni scivolose e indefinibili.

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