L’importanza di chiedersi “perché” e il potere dell’informazione

Articolo tratto dal libro “The survivor’s quest: recovery after encountering evil”

Disponibile su https://www.amazon.com/Survivors-Quest-Recovery-After-Encountering-ebook/dp/B00MOTO00Q

Trad. C.L.Dias

Quando mi stavo riprendendo dalla storia con lo psicopatico, accadeva spesso di sentire dalle persone (tanto da chi era già stato preso di mira da uno di loro, quanto da chi non aveva mai avuto a che fare con questo tipo di personalità): “Non importa perché ha fatto quel che ha fatto. Pensa a te. Cerca di scoprire quali sono le tue vulnerabilità e quali sono i modelli comportamentali che dovresti cambiare. Non importa perché è stato sleale con te, perché ti ha mentito, tradito e manipolatoConcentrati SU DI TE.”

Nonostante comprendessi le loro buone intenzioni, le parole che usavano per incoraggiarmi non mi aiutavano.

L’introspezione è assolutamente importante e necessaria per imparare il più possibile su di noi mentre cerchiamo a tentoni, gattonando e tastando, di uscire dal buio. Tuttavia, questo tipo di auto-conoscenza può e deve attendere quando c’è troppa nebbia. Prima di tutto (o contemporaneamente), è necessario attribuire un valore a ciò che ci è capitato per riuscire a mettere in piede una base utile al nostro processo di guarigione.

Per molti di noi, immediatamente dopo la scoperta di essere stati ingannati e traditi, il pensiero che ci consuma è…PERCHÉ? Perché ha mentito tanto? Perché si è speso tanto per farmi sentire amata, scartandomi subito dopo con enorme indifferenza? Perché ha trascorso tanto tempo con me, se di me se ne fregava? Perché non mi ha lasciato prima di andare alla ricerca di altri “rapporti affettivi”? Perché all’improvviso si è trasformato in una persona totalmente diversa? Perché vuole farmi credere di essere pazza? E l’elenco può continuare ad Aeternum

Possiamo trovare buona parte delle risposte alle domande che ci poniamo comprendendo il modus operandi degli psicopatici. “Comprendere” non vuol dire comprendere emotivamente i comportamenti e le scuse che hanno usato con voi, ma capire intellettivamente come funzionano. È questa la base per riprendere in mano la nostra vita.

Ho imparato nel processo di guarigione alcuni concetti sulla mente psicopatica secondo quanto descritto dagli specialisti.  Ora cercherò di condividerli sinteticamente con voi:

La sociopatia si definisce come uno spettro
Gli psicopatici non sono facilmente identificabili. In realtà, può essere molto difficile determinare se una persona è affetta da psicopatia oppure no. Molti psichiatri e professionisti ammettono di essere stati tratti in inganno da queste persone, così come molti terapeuti sanno ben poco sui disturbi della personalità in generale. Come se non bastasse, alcune persone esibiscono più caratteristiche sociopatiche dalle altre. Ecco perché la psicopatia si definisce come uno spettro. Alcune persone sono manifestamente egocentriche ed egoiste. Altre, invece, occultano molto bene il loro narcisismo. Questo è soltanto un piccolo esempio sulle differenze che possiamo trovare tra uno psicopatico e altro. Forse è questo il motivo dell’esistenza di tanti termini diversi per descrivere le persone che manifestano tratti anomali della personalità, compresi “sociopatici”, “psicopatici” e “narcisisti perversi”. Per aumentare la confusione psicologi, terapeuti e studiosi non trovano un accordo sui termini giusti da utilizzare e quale dovrebbe essere il nostro comportamento quando sono identificati. Nonostante le controversie tecniche, resta che una persona con dei tratti psicopatici è tossica e va evitata.

Sulla mancanza dell’elemento “coscienza”
Gli psicopatici sanno intellettivamente la differenza tra giusto e sbagliato. Sanno come la società auspica che si comportino. Sanno come dovrebbe essere un comportamento morale ed etico. Sanno che le loro azioni possono avere delle conseguenze. Il problema è che a loro non importa, perché di mezzo c’è l’assenza dei rimorsi e dei sensi di colpa. Cioè, l’assenza totale di una bussola interna, di modo che faranno sempre unicamente ciò che vogliono e a qualsiasi costo. L’assenza di una coscienza implica che non soffrono quando calpestano i diritti altrui, quando feriscono i loro sentimenti e distruggono la loro sicurezza. Di questo passo, l’assenza di ogni limite implica la capacità di credere di poter fare tutto restando impuniti: è la ricetta della crudeltà e della depravazione totale. [*depravazione non necessariamente sessuale].

Gli psicopatici provano emozioni limitate
Gli psicopatici esibiscono una scia di anomalie emotive, ecco il perché delle espressioni come “gusci vuoti”. I loro sentimenti sono “superficiali”: significa che virtualmente tutte le loro emozioni sono transitorie (quando arrivano a provare qualcosa!). A tratti sembrano provare rabbia e invidia all’ennesima potenza, il che alimenta il comportamento aggressivo di molti di loro. Tuttavia, anche la rabbia ha una durata sorprendentemente corta.

Per colpa di questo “difetto” gli psicopatici restano persone incapaci di legarsi a chiunque e, giacché non hanno empatia, sono incapaci di provare persino compassione. Non soffrono perché non s’identificano con il dolore emotivo. Vivono una vita sprovvista di vero piacere in cui la bellezza di un tramonto non trasmette assolutamente nulla, così come la compagnia di un animale o di una persona. Provano unicamente un’eccitazione temporanea e sprovvista di un valore aggiunto, e che arriva in forma di sesso, cibo, divertimento (la manipolazione e il raggiro degli altri). Tale deficit emotivo implica una sola cosa: abbiamo a che fare con degli esseri umani incapaci di amare che trascorrono l’esistenza studiando gli altri per imparare a mimare quei comportamenti che non sono in grado di esibire con naturalezza. Ecco perché diventano camaleonti impazziti. È da questo vuoto esistenziale che nasce la noia cronica ostentata.

La noia è quasi un dolore per loro, una sensazione talmente forte che sono disposti a fare qualsiasi cosa per levarla di torno. La noia è la diretta responsabile per l’agire impulsivo tipico di chi non ragiona sulle conseguenze delle proprie azioni. Abusare dell’alcol e delle droghe, così come sfoggiare comportamenti sessualmente promiscui sono elementi comuni tra gli psicopatici (certe volte si osserva un mix di questi tre comportamenti).

Gli psicopatici vedono tutto nella vita – incluso i loro rapporti – come un gioco da vincere.
Gli psicopatici avvertono un bisogno irrefrenabile di vincere. La voglia di vincere è talmente grande che possono farsi molto male nel processo pur di risultare “i vincitori”. La loro incapacità di costruire dei rapporti reali fa sì che vedano le loro interazioni con gli altri come dei giochi. Le persone sono soltanto pedine nella loro scacchiera. È facile inventarsi, quindi, le proprie regole anti-etiche e facilmente mutevoli in un “gioco” quando non si ha una coscienza.

Quando gli psicopatici usano tattiche del tipo specchiamento, delusione, proiezione, gaslighting, racconti tristi, e altre forme di abuso emotivo e/o fisico per idealizzare, manovrare, confondere e costringere gli altri, lo fanno sempre in nome della “vittoria”, del trionfo sull’altro.

Gli psicopatici vivono per sfruttare gli altri
L’obiettivo finale di qualsiasi psicopatico/a è fare l’impossibile per ottenere ciò che vuole IN QUEL MOMENTO. Perché non sanno cos’è amare, le persone diventano unicamente oggetti da vincere, usare e scartare. Ecco perché in tutte le interazioni con gli altri seguono lo stesso classico modello – idealizzare, svalutare e scartare – qua e là, ancora e ancora. Gli psicopatici perlustrano costantemente la loro zona per trovare dei potenziali obiettivi da usare come fonte di rifornimento. Anche i loro desideri, a proposito, cambiano di modo improvviso e nel giro di poco: a qualsiasi momento possono volere un po’ di soldi, un tetto per riposarsi oppure una casa per vivere, del sesso, una parvenza di normalità (per camuffarsi e meglio occultare la loro vera natura), oppure a una scarica di adrenalina prima di rientrare a casa.

Gli psicopatici sono abituati a buttar via le persone di modo improvviso e violento, a ignorarle per giorni, mesi o anni per poi avvicinarle nuovamente come se niente fosse, come se il tempo non fosse passato e si potessi chiacchierare allegramente con chi hanno ferito. Trovano divertente attrarre nuovamente le ex prede alla loro rete, ai loro giochi… ma prima valutano che siano tuttora utili ai loro propositi. Niente li frena nella persecuzione di ciò che vogliono e nel modo in cui vogliono.

Gli psicopatici offrono “indizi” di chi veramente sono
Gli indizi che ci lanciano gli psicopatici sono un’altra tattica di manipolazione usata nello sfruttamento altrui. Sono specializzati in giochi mentali e gli indizi sono un modo effettivo di confondere i loro bersagli. Solo dopo l’abuso, dopo che il sopravvissuto ha preso una certa distanza, è che egli inizia a vedere tutta la verità dietro gli indizi che lo psicopatico spargeva in aria.

Tali indizi possono manifestarsi in tre diversi modi: proiezione, commenti veri e affermazioni che sono l’esatto opposto della verità.

Proiezione
Quando gli psicopatici proiettano, offrono alle loro prede indizi camuffati di ciò che fanno alle loro spalle. Loro possono raccontarvi su come gli altri fanno i farfalloni, tradiscono o mentono per ferire le loro partner, dicendo sempre di trovare abominevoli tali comportamenti: in realtà raccontano loro stessi. Durante la fase di svalutazione del “rapporto” frequentemente proiettano questo tipo di negatività sulle loro prede per portarle a dubitare dei sentimenti che provano o da ciò che vedono. Arrivati a questo punto, i bersagli delle loro proiezioni credono di impazzire…

La verità
Gli psicopatici raccontano alle prede accalappiate esattamente chi sono, ma lo fanno di modo a rendere impossibile per loro l’esatta comprensione sulle conseguenze delle orribili affermazioni che sparano. Le prede possono sentirlo dire frasi del tipo “Non dovresti essere qui con me”, oppure “Non ho mai avuto un bel rapporto in vita mia”, “Sono incapace di amare qualcuno”, oppure “Mi sento un mostro”, “Ho qualche problema molto, ma molto serio”, “Avrei potuto fare del male a qualcuno”, “Ho un cuore marcio e oscuro”, “La gente mi fa schifo”, ecc. Gli psicopatici trasformano queste affermazioni in storie tristi, sentendosi segretamente giustificati quando sfruttano prede che non riescono a comprendere la portata delle loro affermazioni, perché non possono immaginare che corrispondano alla verità.

L’opposto della verità
Gli psicopatici convincono le loro prede di essere incapaci di mentire o di tradire, essendo innamoratissimi di loro. Promettono che nulla faranno per ferirle o renderle tristi e possono continuare a giurare amore eterno all’infinito… che è precisamente l’opposto della verità.

Gli psicopatici sono convinti della propria superiorità
Gli psicopatici sono convinti di non fare mai niente di male. Sono convinti che usare e gettare le persone fa parte della vita. Loro si sentono totalmente giustificati quando mentono, tradiscono, rubano, imbrogliano e manipolano gli altri. In realtà, loro non solo sentono di non aver mai fatto niente di particolare per ferire gli altri, come credono davvero di appartenere a una razza superiore! Ogni volta che riescono a ferire una preda, ne certificano la sua debolezza. Parliamo di individui che non soffrono per l’autostima bassa oppure che hanno delle insicurezze particolari (nonostante fingano di sentirsi “un po’ così” per meglio manipolare le persone). Al contrario, sono esseri egocentrici e arroganti. Il che rende impossibile qualsiasi tipo di terapia, e dunque di cambiamento. Perché cambiare quando si crede di essere perfetti? A mio parere è questo il motivo per cui NON ESISTE CURA per la psicopatia. [la parte del loro cervello che dovrebbe processare le emozioni non è in grado di farlo. È come nascere senza un pezzo di cervello. Non esiste medicina, né trapianto, tantomeno amore, affetto o “la persona giusta” capace di riparare un difetto così grande]

Anche se è dura per le persone che hanno il dono di provare dei sentimenti scoprire l’esistenza di un modo non-umano e disturbato di essere, capire il più possibile le aiuta a proteggersi.

Tutto ciò che ho imparato sul comportamento psicopatico mi ha aiutata a far quadrare un terribile puzzle. Benché l’immagine emersa fosse orrenda, anche questa mi ha resa più forte insegnandomi a fidarmi di più della mia intuizione e della mia esperienza.

Spero che lo stesso accada con voi. Chiedersi “perché” è importante!

 

13 pensieri su “L’importanza di chiedersi “perché” e il potere dell’informazione

  1. Il dramma e per chi si e legato a vita mettendo al mondo figli con questa specie di mostri!Nel mio caso la bastonata e sempre dietro l angolo,anche se niente a che vedere con la convivenza con lui,mi sento comunque sistematicamente frustrata perche vessata dalle sue parole e dai suoi comportamenti scorretti fino al midollo.La frustrazione sta nel fatto che anche potendo denunciare per inottemperanza dei doveri genitoriali lo stronzo,sento di non doverlo fare per il bene di mia figlia,che in caso di procedimento penale verrebbe sottoposta a colloqui con psicologi e assistenti sociali,e ioquesto lo temo e non lo voglio.saro quindi costretta fino a quando a mandare giu questo maledetto veleno?alla fine la passano pure liscia,sempre

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    1. Con gratitudine torno a leggere di nuovo questo blog dopo la pausa estiva. Estate in cui è successo qualcosa che scompiglia tutto: mia figlia di undici anni a fine giugno ha rivelato a me ed altri episodi accaduti negli ultimi due anni quando stava con suo padre n.p. nei weekend. Non mi dilungo ma trattasi di episodi che rasentano il reato ma non lo costituiscono e bene (oltre che male): da quel giorno ha detto basta e tuttora dopo mesi di contatto zero da lei stessa implementato (!) non vuole vederlo né sentirlo. La terapeuta che l’ha in carico da un anno e mezzo sostiene che ora, dopo averle giustamente garantito una stagione di pace, deve affrontare il padre nel setting terapeutico perché odio e perdita della figura paterna non possono che nuocerle; in una situazione “normale” sarei d’accordo, è ovvio, ma ben conoscendo l’irrimediabilità della persona (ma la terapeuta non ha notato, mi chiedo, che nemmeno lei riesce a stare dietro al colto nonsense di quest’uomo?) cosa è meglio o meno peggio non è semplice dirlo, o forse è anche troppo semplice dirlo ma a undici anni non si può ancora fare una scelta dal valore legale. E lui non molla: insiste che bisogna risolvere la situazione, ma sul come è un mistero; io sostengo mia figlia, capace di vedere oltre la maschera più in fretta di sua madre, ma anch’io temo una battaglia di avvocati, servizi, perizia e chissà cos’altro. Io ci sono già passata anni fa con quest’uomo e ora avrei decisamente più strumenti per rifarlo ma per la bambina, mi chiedo, è meglio riaprire una guerra in cui questa volta sarebbe sentita direttamente o tornare a affrontare il padre?
      @ Virginia:. Io conosco bene la risposta dentro di me, ma è comunque una decisione difficile. Se posso: quanti anni ha tua figlia? Sì, mi sembra di lottare contro i mulini a vento quando la terapeuta nemmeno si accorge di essere messa sotto pressione da lui e immagino proprio non abbia idea di come sia davvero relazionarsi a persone così.

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      1. Grazie amigdala e lucia per l attenzione e gli spunti che mi regalate.Mia figlia ha quasi sei anni,e la legge ormai ha tolto l eta minima dei minori per essere ascoltati nei procedimenti penali,cosa che, trovo assurda per piu motivi.Mi ritrovo perfettamente nella storia di Lucia,che da madre si chiede quanto possa essere pericoloso,dannoso,penoso o anche solo stressante l iter giudiziario per un figlio.Psicologi e assistenti sociali chissa di quale fattispecie poi,che entrano in casa e sottopongono la nostra vita ai loro test sulla base di quali parametri boh…ne ho sentite di storie allucinanti,di bambini sottratti alle famiglie per motivi non plausibili e magari per interessi economici a posteriori.D altro canto come dice Amigdala anche lo stress covato e inevitabilmente a volte percepito e un.danno.Il np sa che temo una guerra con lui e se ne approfitta.Per colpa di quel malato devo sottoporre la nostra vita a tutto questo.

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  2. Virginia, sei sicura che il clima che respira tua figlia sia meglio dei colloqui con psicologi e assistenti sociali? Sei sicura che la mancanza di serenità nella tua vita sia un vantaggio per lei? Sei sicura di non avere il diritto di stare bene anche tu?
    Rifletti su questo e ribalta la tua vita.
    Io sono sola, tu hai lei che ti da forza, credimi che fa un’enorme differenza.
    Un abbraccio

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  3. Io ne sono fuori da poco più di un mese.
    Sono quasi riuscita a razionalizzare l’orrore, ma l’inconscio mi perseguita durante la notte.
    Se è vero che anche donne realizzate nella vita sono vittime di questi soggetti, io non appartengo a questa categoria. L’ho incontrato che avevo appena perso il lavoro per fallimento della ditta per cui lavoravo. Mi ha promesso matrimonio e accudimento economico. Ho 52 anni e per come vanno le cose con il lavoro che latita mi sono crogiolata il questo bel sogno di un futuro sereno accanto alla persona che amavo e che sembrava avere i miei stessi interessi e le stesse aspettative di vita, trattandosi pressoché di un coetaneo.
    Se posso ora perdonarmi per essermi lasciata fregare da uno così, non posso farlo nei confronti della mia vita.
    Trovarsi a 52 anni donna, senza lavoro e con pochissimi amici ti fa riflettere duramente su come in precedenza non hai fatto nulla per costruirti una solidità economica che arrivasse da una professionalità frutto di passione e di realizzazione personale. Il continuo rifugiarsi in rapporti che seppur magari non così patologici fungevano da riempimento del vuoto che c’era dentro di me mi ha portata a perdermi completamente. Non posso non vederlo ora ed è quello che mi provoca un dolore immenso. Bisogna fare anche i conti, chi più chi meno, con i nostri lati oscuri inaccettabili. Ora sono a questo punto. Adesso ho più orrore di me di quanto non ne abbia avuto di lui.

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    1. Cara Amigdala,anche io non mi sono realizzata professionalmente ed e il mio pou grande rimpianto.Ero molto benestante e molto sola,sono cresciuta avendo tutto di materiale e nessun bene affettivo.Mia madre si fece la sua vita e mio padre nel giro di ventanni ha sperperato tutto in gioco d azzardo e puttane.Ad un certo punto quindi mi sono trovata senza nulla.Non avevo mai imparato cosa volesse dire guadagnarsi da vivere.ero sempre stata lasciata allo sbando totale.Come te amigdala cercavo disperatamente di colmare il vuoto con un uomo.Solo che il vuoto come con la droga si puo colmare un momento cosi,poi torna,e nel frattempo il tempo passa e le occasioni di costruire una nuova te diminuiscono.Il padre di mia figlia conosceva la mia storia e io pensavo avrebbe provato tenerezza e senso di protezione,ha fatto esattamente l opposto,strumentalizzando il mio passato per distruggermi e manipolarmi.Quando finalmente mi sono liberata dalla malattia,ho provato a chiedermi chi ero,nella confusione a risalire a minuscoli passi a cosa amavo.I cani,la pace,la natura.Mi sono iscritta ad un app di servizi per animali,e qualche lavoretto e arrivato.Ora la mattina passeggio I cani dei ricchi,io che avevo camerieri,autistie dog sitter!la gente che sa rimane imbarazzata ma me ne frego,sto bene anche nella fatica che faccio,nella semplicita questo secondo lavoro mi ha aiutato su piu livelli.La cosa che piu temo e il tempo vuoto,cucina,fa dolci,pulisci casa,trova una palestra…combatti il vuoto con I tuoi.strumenti,di nessun altro,forzati.

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      1. Per concludere un discorso che e molto complesso,io credo che questa vita e questa societa possano essere davvero crudeli.La maggiorparte degli stimoli si pagano,e se non lavori rischi l abbrutimento totale.A volte reagire sembra impossibile,uscire da quei circoli maledetti e viziosi non c e verso.Ma non ci si puo abbandonare,si puo prendere tempo,ma poi bisogna alzarsi,trovare il coraggio di affrontare la strada,la gente indifferente,la frenesia robotica e senz anima che permea le persone.Perche in mezzo a tutto questo sorprendentemente puo arrivare uno squarcio di luce e di umanita.Io amo I cani e a me hanno dato tanto,ora ho anche un gatto.E vero che un figlio fa la differenza,ma prima di lei ero sola e I miei animali mi portavano affetto,contatto con un essere a sangue caldo,mi obbligavano ad uscire di casa,a sopravvivere,a stare in posti “puliti”,ed anche a conoscere gente e scambiare due chiacchiere.Amigdala,sono di parte come hai capito..ma davvero credo nel loro potere terapeutico..facci un pensiero,ovviamente non sono oggetti,sono un grande impegno,ma ne vale la pena,piu di quanto valga la pena un uomo spesso!

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  4. Salve,
    Io ho scelto di rivolgermi ad un antiviolenza dopo l’ennesimo messaggio da parte di una amica del mio ex…
    Purtroppo dopo un mese ancora ci sta qualcuno tra i suoi amici e parenti che si fa manipolare e viene da me per sapere qualcosa di me e della mia bambina…
    Io ho bloccato molti contatti, ma ho anche avvertito la scuola, non si sa mai…
    Anche io ho ancora conti in sospeso col soggetto (il suo motorino sta ancora nel box di mio nonno) ma non intendo più aiutarlo dunque di certo non lo chiamo per questo, spetta a lui risolvere la questione oppure il mezzo finisce in strada e via!
    Non dobbiamo mai farci prendere dalle emozioni perché anche un contatto rabbioso per loro è miele e possono usarlo per fare le vittime e riagganciarci

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  5. Alla fine, per tutti, è lo stesso percorso. Vedere lo schifo che ti sei scelto, mantenere fermo il pensiero che sei miracolato ad essertene sbarazzata ( più o meno, poco o tanto, potendo non sentirlo più o dovendo dividere ancora qualcosa per via dei figli ecc ), non scivolare mai nell” oddio poverina cosa mi è successo” e constatare con un rammarico profondissimo ( tanto più considerata l’età) che la tua unica vera e più grande colpa è quella di non esserti occupata mai di te.
    Grazie al….avessi saputo come si faceva, l’avrei Fatto! Eppure qualche cosa mi dice che, persone come noi che si sono taanto prodigate a capire, intuire e soddisfare i bisogni del np, non è matematicamente possibile che non sappiano farlo anche nei propri confronti, ma non so assolutamente come si fa. Mi rendo conto che “tanto non meriti nulla, è tempo sprecato su di te” e continuamente presente, sotto forma di esitazione, paure, dubbi e vuoto…È un lavoro di certosino di pazienza e gentilezza nei nostri confronti, ma ne siamo capaci, non ci siamo tenute lo stronzo per 25 anni grazie proprio a questa nostra Dote?
    Non immaginate quanto mi aiuta leggere questo blog per non perdermi nello sconforto, ma vedere che tutti stiamo lavorando sodo per uscirne, mida coraggio, e oggi siamo sempre ppiù avanti di ieri……come dice Guglielmo…..un abbraccio a tutti

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  6. Io mi rifugio in questo blog tutti i giorni, per ricordarmi che chi mi ha scartata non è un Dio ma un povero mentecatto e per trovare il coraggio di andare avanti. Non posso permettermi una terapia, devo fare tutto da sola. Ho acquistato un antidepressivo ma mi sforzo di non prenderlo…..ho tutta la mia vita da ricostruire e vorrei essere lucida nella sofferenza. So perfettamente ormai, dopo anni di introspezione, di terapia da autodidatta, che non sono stata amata da bambina e ho un padre narcisista covert che mi ha proiettato la funzione di partner alternativa a mia madre fin da piccolissima. Da sempre mi chiede sostegno emotivo per ogni sua scelta e non mi ha mai supportata, rinfacciandomi poi ogni aiuto economico che io tra l’altro non ho mai chiesto ma che lui elargiva come forma d’amore malato, di ricatto, in cambio della mia subordinazione. So che adesso in fondo gode del mio fallimento, così sono pronta per fargli da badante quando e se servirà. Con un padre così che tipo di uomini avrei mai potuto trovare? Mia madre ovviamente non mi ama perché gelosa di questo fantastico rapporto privilegiato con mio padre. Perdonare le loro incapacità è un attimo, ma il danno rimane. Una famiglia disfunzionale che ancora oggi mi fa assistere alla loro guerra senza fine, e hanno 80 anni….non si stancano mai di odiarsi. Mi hanno detto che raggiungerò la pace se riuscirò a portare amore nella mia famiglia. Io credo invece che allontanarsi dal loro disagio sia la soluzione migliore. Mio fratello è nelle stesse condizioni e tra l’altro sono riusciti anche a mettermelo contro facendo paragoni inaccettabili quando eravamo piccoli. La famiglia è un microcosmo rappresentativo del mondo….malato. Essere presenti a se stessi, cercarsi e rimanere in equilibrio nella tempesta è l’unica strada percorribile. Si deve innanzitutto ripulirsi da tutta l’immondizia psichica che ci ricopre…un lavoraccio.

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  7. L’informazione è essenziale per capire cosa è successo e perché, specialmente per chi -avendo avuto la fortuna di vivere in ambienti empatici, positivi e morali- si affaccia al mondo con grande ottimismo, fiducia e compassione per il prossimo. Ma poi come uscirne? A chi rivolgersi per essere aiutato psicologicamente e legalmente, per non incappare in professionisti pressappochisti che fanno ulteriori danni invece di risolvere i problemi che, dopo l’ incontro con personalità fortemente disturbate, rischiano di completare in modo definitivo la destabilizzazione? Cosa fare se si abita in un piccolo comune del Veneto meridionale dove l’ offerta di professionisti e’ complessivamente ampia, ma nessuno pare aver raggiunto la visibilità data da libri e articoli alla portata di semplici lettori e non figure professionali e quindi offrire quel minimo di garanzie di serietà e competenza per intraprendere un percorso che potrebbe, in caso di insuccesso, non essere ripetuto?

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    1. Cara Mamy, ovviamente trovare un professionista valido e esperto sul tema è complicato anche nei grandi centri. Quindi, si va a tentoni e molto sull’impressione e la fiducia che il professionista ti trasmette. Alcuni terapisti indicano il blog come coadiuvante e questo mi fa molto piacere perché significa essere sulla buona strada per quanto riguarda la scelta del materiale di auto aiuto e informativo che pubblichiamo. Quindi, la tua domanda andrebbe risposta in un solo modo: è l’inerzia la cosa micidiale. Dal momento in cui tu hai deciso di uscire dalla situazione un buon professionista lo troverai, anche se potrebbe non essere il primo. Bisogna prepararsi per certe delusioni che possono capitare tanto nei piccoli quanto nei grandi centri. Un abbraccio grande e tanta forza!

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