Smascherare soggetti affetti da psicopatia, una fantasia ricorrente nelle prede

Quando non riescono a conquistare la piena fiducia delle loro prede, gli psicopatici “si offendono”.

Sappiamo che dare fiducia a uno/a psicopatico/a è… credere alle sue menzogne.

Attenzione: CREDERE non è FAR FINTA DI CREDERE ma ritrovarsi improvvisamente catapultati nella situazione limite descritta da Orwell nel capolavoro “1984”, precisamente rivedersi nella scena in cui il protagonista Winston torturato da O’Brien è costretto ad accettare una realtà alterata in cui 2+2 non fa 4:

“Ricordi” riprese a dire O’Brien “di aver scritto nel tuo diario: ‘la libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro’?”
“Sì” rispose Winston.
O’Brien gli voltò le spalle, quindi sollevò la mano sinistra, tenendo il pollice nascosto e le quattro dita tese.“Quante sono le dita che tengo alzate, Winston?”
“Quattro.”
E se il Partito dice che le dita non sono quattro ma cinque, quanto sono?”
“Quattro.”La parola terminò con un rantolo di dolore. L’ago del quadrante era balzato a cinquantacinque. Ora il corpo di Winston grondava di sudore. L’aria gli entrava a forza nei polmoni e ne fuoriusciva sotto forma di lunghi gemiti che non riusciva a trattenere neanche stringendo i denti. O’Brien lo guardava, con le quattro dita ancora tese. Riportò la leva alla posizione di prima. Questa volta il dolore si attenuò solo di poco.
“Quante dita sono, Winston?”
“Quattro.” L’ago salì a sessanta.
“Quante dita sono, Winston?”
“Quattro! Quattro! Che altro posso dire?”L’ago doveva essere risalito di nuovo, ma lui non lo guardò. Era tutto preso dalla visione delle quattro dita e di quel volto curo e severo. Le dita gli si stagliavano davanti come altrettanti pilastri, enormi, indistinte. Sembravano vibrare, ma non c’era dubbio: erano quattro.
“Quante dita sono, Winston?”
“Quattro! Basta, basta! Ma perché non ti fermi? Sono quattro! Quattro!”
“Quante dita sono, Winston?”
“Cinque! Cinque! Cinque!”
“No, Winston, è inutile. Tu stai mentendo, tu credi ancora che siano quattro. Per piacere, quante dita sono?”
“Quattro! Cinque! Tutto quello che vuoi! Ma basta con questa sofferenza!” […] Ma come posso fare a meno…” piagnucolò “come posso fare a meno di vedere quello che ho davanti agli occhi? Due più due fa quattro.”
“A volte Winston. A volte fa cinque, a volte tre. A volte fa cinque, quattro e tre contemporaneamente. Devi sforzarti di più. Non è facile diventare sani di mente.”

Che cosa accade a voi che non siete personaggi orwelliani sotto tortura, quando continuate a sostenere che 2+2 fa 4 e non un milione, come vorrebbe farvi credere il/la narcisista perverso/a che avete di fronte? Quando cercate di far cadere la sua maschera definitivamente che tipo di scena vi tocca assistere? Cerco di descrivervi i comportamenti tipici, tralasciando la violenza fisica dei fatti di cronaca per soffermarmi sulla violenza psicologica:

  1. Possono inveire contro di voi con rabbia inaudita e/o lanciare degli oggetti in aria per intimidirvi;
  2. Possono protestare vivamente contro le “accuse ingiuste” accusandovi di non capirli abbastanza e proiettandole su di voi per filo e per segno ad alta voce, mentre cercate di mantenere la calma in un luogo pubblico;
  3. Sbattono porte, fanno gesti teatrali per SIMULARE che stanno andando via, per esempio togliendo i vestiti dall’armadio o le valige dal soppalco, se convivete o siete sposati;
  4. Se avete figli in comune, la simulazione potrebbe essere fatta davanti a loro per rendere ancora più drammatica l’operazione di smascheramento che provate a fare (amano essere affrontati davanti ai figli per spostare su di voi ogni colpa. Sanno che i bambini fatalmente vi chiederanno “Perché papà/mamma se ne sta andando?” e che voi, non potendo spiegare la causa reale ai piccoli, sarete costretti a mentire oppure a dare una risposta insoddisfacente dal punto di vista emotivo!);
  5. Possono abbandonarvi parlando da sole/i e prendere la macchina/moto per “andare chissà dove”. Simulando uno stato alterato sempre a causa delle vostre “accuse/rivelazioni”, come parte della recita, spesso salgono partendo a tutta velocità per generarvi ansia e apprensione;
  6. “Spariscono” momentaneamente per costringervi a chiamarli: come persone empatiche vi preoccuperete. Anzi, vi sembra una tortura non cercarli per sapere come stanno, visto che sembrano soffrire più di voi dopo essere stati affrontati;
  7. Possono spedirvi battaglioni di scimmie volanti per perorare la loro causa: ne sarete allibiti per il vigore e l’energia che sprecano nella difesa dello/a psicopatico/a, il tutto nel tentativo di farvi “comprendere” che le cose possono essere “sistemate”, se siete buoni abbastanza da perdonare ogni sorta di sopruso, abuso o violenza. Spesso le scimmie volanti sono parenti che vi chiedono di soprassedere per il terrore di dovervi aiutare economicamente oppure con i figli, in caso di bisogno;
  8. PIANGERE e DISPERARSI, non per ciò che hanno fatto ma perché non li credete.

Quando “smascherati” gli psicopatici giocano il tutto per tutto per dimostrare che non sono d’accordo con le parole ascoltate e che la nuova immagine (quella reale) che avete avuto il privilegio di vedere con i vostri occhi è frutto della vostra fantasia.  Metto “smascherati” tra virgolette perché la maschera di uno psicopatico non cade mai: quando pensate di aver scoperto il suo “lato oscuro” c’è sempre qualcosa che va oltre l’immaginazione di una persona normale.

Leggiamo una testimonianza tratta dai commenti di questo blog che rende molto l’idea della loro “disperazione” quando colti “con le mani nel sacco”:

(…) due anni fa, in un tragico pomeriggio di agosto, tornati da un devastante week end in cui avevo scoperto tutti i tradimenti dell’estate, e chiamato tutte le donne che si era portato a letto, davanti a lui, che nemmeno sapevano che fosse sposato, il mio meraviglio narcisista mi chiese con tutte le forze che aveva, accartocciato per terra in una pozza di lacrime e moccio, di dargli un’ultima chance di vita normale. Era all’apice delle sue scorribande narcisistiche, aveva toccato il fondo e, con lui, lo stavo toccando anch’io.
Dopo aver causato molto dolore, manipolato e fatto soffrire, tradito, mentito, illuso e inventato tutto quello che si può immaginare, si sentiva “poverino” vuoto, disperato, incapace di vivere una vita normale, desideroso di dare un senso compiuto alla sua vita. Dopo aver fatto e disfatto di tutto, la vita normale era l’unico obiettivo che non si era mai posto. Era stremato, perché le crisi perverse sono impegnative, e si sentiva sputtanato, perché nell’arco di 8 ore avevo bruciato tutte le sue conquiste, girato a tutte le chat rivolte a tutte e avevo preparato la sua roba in sacchi neri, fuori casa.
Se veramente sei un narcisista patologico, ti rivolgo le stesse parole che avrei dovuto rivolgere a lui allora, quando lo cacciai, ma dopo qualche settimana di lacrime e moccio mi convinsi che forse ce la poteva fare, e firmai la mia condanna…

Sentendosi “offeso” lo psicopatico contrattacca. Come? Offendendo. Diversamente dalla preda, che può avere una valigia di prove in mano per distruggerlo moralmente e che essendo turbata o arrabbiata è sopraffatta dalle emozioni, lo psicopatico offende mantenendo il sangue freddo che lo contraddistingue. Attacca la preda con tale veemenza e padronanza di sé da renderla dubbiosa per non riuscire a spiegarsi razionalmente come può un normale essere umano che sa per certo di essere il responsabile di una slealtà o disonestà difendersi con tanta convinzione; come può dichiararsi vittima di un’ingiustizia, quando è stato/a proprio lui/lei a perpetrarla e come può guardarla come se fossi lei ad averlo  deluso.

Purtroppo, cari lettori, IN QUESTI SPECIFICI MOMENTI GLI PSICOPATICI SENTONO VERAMENTE DI ESSERE LE VITTIME.

Essere colto in fallo è game over per uno psicopatico, qualcosa di insopportabile perché per loro il gioco non deve finire MAI… o meglio, DEVE FINIRE SE E QUANDO VOGLIONO. Voi non avete il diritto di sottrarvi al meccanismo, di offendere la loro intelligenza usando la vostra.

Sottrarsi al gioco dello psicopatico smascherandolo è la dimostrazione lampante di non essere tanto furbo quanto si crede e che FORSE siete molto più svegli di quanto vi avessi giudicato. Ecco perché quando se ne accorgono di aver perso il controllo della situazione dimostrano un bel po’ di ciò che sono: un mix di cattiveria, freddezza e squilibrio emotivo, l’esatto contrario di ciò che dimostravano appena un secondo prima, in cui magari si dichiaravano “pentiti” (tuttavia senza smettere di proiettare una bella dose di sensi di colpa in voi!).

In molti casi la nuova immagine che emerge è talmente dura da digerire che la preda preferisce far finta di non vedere, di non sapere e di non sentire, addossandosi tutte le colpe pur di liberarsi dal dolore che lo smascheramento comporta PER LEI.

Vanessa de Oliveira nel libro “Psicopatas do coração”[1], afferma:

Uno psicopatico non rifletterà mai sul fatto che essere stato chiamato di “idiota” da voi non è niente se paragonato a ciò che ha fatto e tanto meno si dimenticherà di questa stupida offesa (giustificata dal vostro riflesso di auto difesa e rabbia per quanto accaduto).
Se smascherate completamente uno psicopatico e poi lo perdonate dai tradimenti e umiliazioni, tornando ad avere con lui un rapporto affettivo e credendo al suo pentimento, sappiate che lui non sarà mai più con voi l’essere affascinante e nobile che avete conosciuto: quel principe ha smesso di esistere nell’esatto momento in cui lo avete smascherato. Togliete dalla vostra mente l’esistenza della più remota possibilità di tornare ad avere l’iniziale rapporto da favola, perché mai e poi mai accadrà. La vostra vita, nel giro di poco, diventerà un inferno assieme a lui che, scottato dallo spettro della vostra mancata fiducia e idealizzazione, non avrà più alcun motivo, voglia o incentivo per fingere ancora una volta di essere una persona meravigliosa, giacché a quel punto sapete esattamente chi è e cosa è capace di fare. Le sue torture dopo lo smascheramento diventeranno una costante, di forma diretta o indiretta, questo perché avete messo fine al suo gioco prima del tempo.
Non cercate mai di far sì che lo psicopatico si penta per avervi ferito, perché questo non accadrà.   Lui non piangerà mai la perdita “del grande amore della sua vita”. Lui può piangere, certamente, ma per altri motivi, come il fatto di essere stato smascherato, perché le conseguenze sono per lui “drammatiche”: il suo gioco finisce, la sua immagine va in frantumi e il suo orgoglio è ferito. Non credete, però, che si metterà la testa sul cuscino pensando: “Io ero così felice con lei, perché ho fatto quel che ho fatto?”

Come finisce la storia di Bianca, la lettrice che con tanto affetto ha reso la sua testimonianza sul blog? Nel modo classico, perché non esiste “pentimento” e “nuovo inizio su basi solide” laddove la coscienza manca parzialmente o del tutto:

(…) mi sono rivolta ad un terapeuta che ha subito capito il problema mi ha parlato, per la prima volta, del narcisismo perverso. C’erano delle lacune, che non riuscivamo a colmare ancora, e che poi, nel tempo, si sono tutte svelate. Oggi, mi sono allontanata da questo mostro e resa completamente irreperibile. Ho dovuto bloccare il suo numero di telefono sul cellulare, segnalarlo alla telecom per il numero di casa. Non leggo più la posta, a meno che non sia di un mittente riconoscibile (non sai quante lettere “anonime” ho ricevuto) e, purtroppo, ho dovuto evitare alcuni conoscenti che anche di recente si fanno portavoci del suo disagio e ambasciatori delle sue pene. Ma ha un’altra, viva Dio, anzi due: quale disagio, quali pene! E’ un manipolatore della realtà, un MOSTRO come giustamente dici tu, che tengo lontano. So, perché sono stata avvertita, che se dovessi incontrarlo un giorno, cercherebbe in tutti i modi di ritrascinarmi nella sua spirale. Lo ha già fatto, dopo anni, con altre donne, addirittura prendendo me come pretesto. Perché solo grazie a me, aveva detto loro, si era reso contro di quanto male avesse fatto alle loro anime. Un MOSTRO, perché così, celato da agnellino penitente e innamorato, intanto intesseva alternative “uniche e speciali” con donne commosse dal suo pentimento, pronte a riaccoglierlo nel novero dei redenti! Il tutto, chiaro, mentre mi chiedeva di sposarlo, mentre mi tartassava con la richiesta di un figlio, accusandomi di non essere capace di darglielo, quando poi, come ho scoperto più tardi, anni addietro si era volontariamente sottoposto al varicocentesi per sentirsi libero di scopare con chiunque senza preoccupazioni. Una follia. Per anni mi ha fatto sentire una sciocca, una ingenua, perché -lui sosteneva- io ero vissuta sotto una campana di vetro, in una gabbia dorata da ragazzina viziata, senza capire che il mondo è così, come lo vive lui: fatto di rapporti di reciproco parassitismo, di dipendenza, di sfruttamento, di disprezzo. Usa chiunque: sessualmente, lavorativamente, economicamente. Se solo avesse messo tutta l’attenzione e la perseveranza che ha nel mentire, nello sfruttare, nel manipolare e -permettimi lo sfogo- nello scopare, se solo l’avesse convogliata  nello studio o sul lavoro avrebbe di certo raggiunto risultati grandiosi. E in vece ha passato la vita a costruire un mondo mostruoso, dove tutto appare diverso da come è, dove lui è un camaleonte cangiante, che sfrutta, deride e dispensa attenzioni e umiliazione con la leggerezza di un giudice e boia.

Nell’articolo “La psicopatia declinata al femminile, quando la ferita è nel cuore di un uomo”, viene descritta alla perfezione l’impotenza del partner di una donna psicopatica quando prova a metterla di fronte alle sue responsabilità[2]:

lei si sente totalmente libera e crede che la cosa più incoerente sia possibile e deva essere vista come coerente anche da me. Io devo credere in lei e punto. La sua massima è: le donne sono fatte per essere amate, non per essere capite. Quando domandavo perché agiva così non forniva alcuna spiegazione ma tornava alla sua massima: non ho bisogno che tu mi capisca. Si sente libera di violare le regole che abbiamo pattuito nel nostro rapporto di coppia. Non assume alcun tipo di responsabilità della violazione. Gli accordi con il partner non la legano, non sono un freno alla sua libertà. Agisce come se non fosse impegnata in una relazione di coppia, come se non fosse qualcosa di serio, ma di superficiale, non c’è alcuna coerenza tra i pensieri che verbalizza e le sue azioni. Afferma di essere affettuosa, onesta, sincera, dedicata, amabile, collaboratrice, buona compagna, buona amante e, in effetti, era proprio così, anche se era una maschera. All’inizio della relazione la sua rappresentazione era credibile, ero innamorato e la sua maschera m’ingannava. Tutte le sue recite “alla luce del giorno” erano coerenti, ma quando ho scoperto le sue performance “all’ombra” le sue parole hanno smesso di essere coerenti con il suo teatro. Lei fa unicamente ciò che gli trae personale beneficio, è egoista e non le importa niente se produce un danno emotivo. Nelle sue recite trasgredisce i patti che avevamo fatto, è consapevole della trasgressione ma non le importa, semplicemente occulta la cosa, è come una sfida per lei vincere, comprendere che è riuscita a ingannarmi. Sento che lei trae una personale soddisfazione quando mi vede come un bambino che non si rende conto delle cose. Sì, perché lei fornisce tutte le tracce, ma io non le scopro. Ingannandomi, credo che lei si metta in un piano superiore, sente di essere la più furba, la più intelligente, quella che ha tutto sotto controllo e che manovrando i fili può convertirmi nella sua marionettaCredo che in fondo lei goda dal fatto che io non le creda e che vada alla ricerca della verità mentre continua a raccontarmi bugie per depistarmi sempre che faccio l’investigatore. Credo che lei si senta dominante per il potere di essere l’unica a definire ciò che corrisponde alla verità. Lei è convinta che sia possibile rimuovere un travestimento e prenderne un altro sotto il mio naso e che io deva credere a questa sua nuova recita. Se continuo a dubitare della cosa lei si mette un altro travestimento. Il mio compito è credere a questa nuova performance; mettere e togliere maschere davanti ai miei occhi è un gioco che ama, come se pensasse che gli inganni in serie siano possibili, siano credibili, che non potrò mai scoprirli… è incredibile, eppure mi accusa di mancata fiducia in lei.  Sono io il matto del villaggio, il sospettoso.

Provare a “smascherare” un soggetto affetto da psicopatia è una fantasia che buona parte delle prede produce nell’inconscio per alleggerire il dolore del raggiro.

Non sanno, però, che si tratta di un’operazione pericolosa per la loro psiche, che ne esce ancora più turbata dalla visione dell’accumulo di detriti che un unico essere umano è in grado di portarsi dentro l’anima.

E nemmeno possono immaginarsi di dare un’arma in più allo psicopatico, che non solo ne  esce assolutamente indenne da ogni forma di smascheramento, come impara a camuffarsi meglio con le future prede, stavolta rinforzando il quantitativo di colla della maschera.

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[1] Psicopatas do coração, Ed. Urbanas, 2012, p.238

[2] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/05/05/la-psicopatia-declinata-al-femminile-quando-la-ferita-e-nel-cuore-di-un-uomo/

 

26 pensieri su “Smascherare soggetti affetti da psicopatia, una fantasia ricorrente nelle prede

  1. RIFLESSIONE CONSAPEVOLEZZA PAZIENZA COMPASSIONE PER SE STESSI.
    E IL NOSTRO LATO OSCURO?
    SIAMO SOLO VITTIME SENZA RESPONSABILITA ?
    CASUALMENTE SIAMO FINITE/I NELLE BRACCIA DI UNO PSICOPATICO/A……

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    1. Non credo al caso. Ecco perché ho portato ai lettori il concetto di “partner complementare” dello psichiatra Hugo Marietán. Ciò nonostante non puoi paragonare il “lato oscuro” di un individuo normale con quello di uno psicopatico perché sarebbe fornire a loro una scusa per continuare a sfruttare gli altri. Sei sicura che le colpe vanno condivise al 50% quando uno dei partner è psicopatico? Sarebbe negare l’esistenza della violenza psicologica come tortura insidiosa che potrebbe uccidere, cioè, una follia. Il lato oscuro di uno psicopatico vuol dire induzione al suicidio, pedofilia, trasgredire con l’uso della violenza e sopraffazione, furti, evasione, sesso promiscuo senza protezione, pianificare e fantasticare l’uccisione delle loro “cose” diventate persone. È di questo che stiamo parlando.

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      1. L’attaccamento ….è l’uncino del diavolo.
        Non mi stancherò mai di mettere in primo piano la volontà di emacipazione e liberazione della “vittima”. La determinazione di chiudere con questi mostri nasce dalla consapevolezza della nostra collisione.
        Vogliamo sostenere il pedofilo, il violentatore, il ladro, il bugiardo, il traditore, il sadico?

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      2. Il punto, e la cosa mi fa rabbrividire, è l’uso del diffuso relativismo quando parliamo di questi soggetti. Faccio un esempio: se sono consapevole di avere un partner che seduce e abusa di ragazze minorenni (come in un noto fatto di cronaca in cui il soggetto abusante era un professore di liceo) le colpe vanno condivise perché parliamo di un crimine del quale io, come partner, ne ero perfettamente al corrente. Quindi, la mia ipotetica sofferenza per il suo comportamento è relativa, poiché pur di tenermelo stretto ho accettato il fatto che abusasse di un numero elevato di ragazzine che potrebbero essere mie figlie. Tuttavia, SE NON HO MAI SOSPETTATO di avere per partner un MOSTRO quale sarebbe la mia colpa? Quella di non aver VIGILATO e CONTROLLATO il MIO partner? Ma che razza di unione sarebbe la mia? Ecco, dico solo che parlare di colpa condivisa quando uno dei partner è psicopatico è cercare di normalizzare le loro anomalie. Un danno per tutti, soprattutto per i soggetti più fragili.

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      3. se sei cappuccetto rosso e pensi che il lupo sia buono….ma quando ti accorgi che è un predatore, cosa fai?
        In ogni caso qualche domanda sulla tua ingenuità, cecità o ignoranza hai il dovere di porterla.
        Non dimentichiamo che questi predatori sono dei seduttori……
        Se entriamo nel sociale o nella storia vediamo che grandi seduttori sanguinari hanno
        carpito la fiducia di intere nazioni.
        Chi è nelle mani del mostro si rivolga allo psicologo, all’autorità giudiziaria, scappi.
        Non ci sono scuse, economiche e affettive o altre per chi ha il fegato di tenere i figli nelle mani di tali esseri famelici. La propria dignità è un valore assoluto.

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      4. Non si tratta di cecità o di ingenuità delle persone danneggiate, ma di fiducia nell’umanità. Tendenzialmente le persone affettivamente depredate sarebbero colpevoli di aver depositato nelle mani di uno psicopatico LA STESSA FIDUCIA che depositavano IN ALTRE PERSONE NON PSICOPATICHE prima del fatidico incontro. Quale sarebbe la soluzione migliore? Diventare sospettosi allo estremo o imparare quali sono le caratteristiche di questo tipo di personalità per tutelarsi? Concordo sul fatto che si è vittima fino a un certo punto, soprattutto quando di mezzo ci sono terze persone che soffrono le conseguenze della tua inerzia consapevole, in certi casi complicità e omertà.

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  2. Tutto verissimo, potrei riportare una serie di esempi, magari lo farò. Ricordo il senso di frustrazione estrema mentre, ancora conviventi, avrei tanto voluto smascherarlo e metterlo all’angolo – ma sapevo bene che lui era più furbo di me e talmente viscido da riuscire sempre a sgusciare via, anche davanti all’evidenza più lampante. Ogni mio tentativo aveva come unica conseguenza il fatto di vederlo letteralmente sparire, per poi riapparire come se niente fosse a distanza di una notte o due (dopo che io mi ero esaurita di rabbia, dolore, impotenza), me sempre di fretta, con la scusa del lavoro. Ed io stupida a rispettare sempre le sue proiorità! Finchè grazie al cielo una notte mi ha minacciata di violenza, e grazie al cielo alle minacce non sono seguiti i fatti perché sono scappata, e grazie al cielo questo mi ha fatto dire basta e l’ho allontanato (pagandogli peraltro un mese di affitoo in un monolocale -ancora!- perché, poverino… -. Ma almeno me ne sono liberata – ci è voluto ancora qualche mese (e qualche altra mensilità di affitto, veramente), ma ho aperto gli occhi e me ne sono liberata. Anche grazie a voi!

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  3. La “culpa in vigilando” è un concetto giuridico che non può essere applicabile ai rapporti affettivi, altrimenti parliamo di un rapporto in cui la logica è quella del sospetto. Ora, sfugge alla mia comprensione il motivo per il quale molti terapeuti insistono in trattare un vincolo nato da un raggiro come un normalissimo rapporto di coppia in cui le colpe vanno condivise. Se persino i migliori psichiatri del mondo, come Hare, confessano di essere stati più di una volta imbrogliati da questi soggetti, come possiamo pretendere che una persona che nulla sa della psicopatia assuma il 50% della colpa? Resto basita.

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    1. Carissima Claudileila, mi togli un grande peso dallo stomaco.
      Il mio Mostro e’ entrato nella mia vita in un momento molto difficile, ero stata abbandonata con due figli – uno dei quali di appena 1 anno e mezzo –
      da mio marito, ed il Mostro, un vecchio conoscente/amico, veniva a trovarmi, cucinava per noi, portava i miei bambini al parco insieme a sua figlia…
      In quel momento mi sembrava un salvatore, il miglior uomo che io avessi mai incontrato…
      Dov’è la mia responsabilità? Avergli dato fiducia? Lui mi implorava dicendo ‘spero di non dover pagare io per l’abbandono subito da tuo marito…’
      Si, una responsabilità’ me la riconosco: e’ come mio padre – narcisista anche lui – ma con una maschera più ‘lucida’, per questo non l’ho riconosciuto.
      Ho fatto qualche seduta di analisi, ho cambiato tre psicologi con diversi approcci, e tutti minimizzano il comportamento del mostro dicendo che io gliel’ho permesso, pertanto sono responsabile.
      In realtà ero infelice ed ho sprecato fiumi di parole per farmi capire e capirlo, ma non ho mai sospettato un suo problema psichiatrico.
      Appena ho scoperto con chi avevo a che fare mi sono allontanata, no contact totale. Sono stata tanto male e ancora oggi trasudo rabbia.
      Si, la mia responsabilità e’ di essere stata tanto ingenua…
      Grazie per il blog, mi è stato e mi è di grande aiuto.

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      1. Carissima Viola, sono io che ti ringrazio. Non lasciare che nessuno ti colpevolizzi per il danno che hai subìto. Tu non avevi gli strumenti per comprendere fino a che punto un essere dalle sembianze umane può recitare il ruolo di un essere umano più che perfetto. Uno psicopatico gioca con le nostre fantasie, si inserisce nei nostri sogni più arcaici. Nessuno può essere colpevolizzato per auspicare di avere accanto un compagno di vita che sposi perfettamente i suoi ideali… È evidente che una volta scoperta la truffa si vada in tilt, com’è evidente che una volta svelata la mostruosità dell’intera operazione si avverta il bisogno primario di protezione, di un aiuto per saltare fuori dalla barca prima che sia tardi. Se questo aiuto viene falsato con delle affermazioni del tipo “Va be’, però sei stata una perfetta idiota!” tanto vale non cercare un aiuto e fare come tantissime persone depredate in tutti i sensi CHE ELEGGONO IL SILENZIO perché SI VERGOGNANO delle loro “colpe”. È allucinante. Tanta solidarietà a te e ai tuoi bimbi.

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  4. mettiamo, un giorno mi sveglio non mi sento bene e dopo una serie di accertamenti scopro di avere un cancro, un carcinoma ad uno stadio molto avanzato.
    La prima cura è accettare che milioni di esseri umani si ammalano tragicamente e muoiono di cancro. La prevenzione esiste, ma molti tumori sono asintomatici come quello al pancreas o alle ovaie. Quanto lo scopri è oltre il 50% dei casi troppo tardi.
    Dico questo, perchè ,purtroppo, lo psicopatico è molto diffuso.
    A mio parere, la prima cosa da fare è accettare che il mostro esiste, con tutte le sue vite parallele e la sua fame di creare sofferenza.
    Bisogna capire che siamo in stato di stress post traumatico, come accade a chi è in guerra o vittima del terrorismo o di una catastrofe.
    Se siamo vittime di un terremoto è inutile pensare al terremoto dobbiamo pensare a salvarci a curarci a volerci bene. Dobbiamo dimenticare, vivere il presente e renderci conto che su questa terra c’è molta sofferenza. Se siamo senza forze, facciamolo per i nostri figli o per dare un esempio e una speranza ad altri che sono soffrono come noi.

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    1. Credo che il problema di fondo sta proprio nell’accettazione dell’esistenza “del mostro”. Se il consiglio è quello di “dimenticare” e far finta che non esistano pur di “guardarsi dentro” punto e basta, che strumenti diamo alle generazioni future per difendersi? Non a caso c’è un libro molto bello di Paul Watzlawick dal titolo “Guardarsi dentro rende ciechi”, una raccolta di scritti suoi e da collaboratori che raccomando a tutti, anche se forse troppo tecnica. Gli psicopatici non sono fortunatamente così numerosi, ma producono danni a non finire a un numero incalcolabile di persone. Come se non bastasse loro pessimo comportamento aggressivo e smisurato viene pure scimmiotato come un modello da seguire dal bulletto della scuola agli individui ai vertici del potere. Più sappiamo meglio è.

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      1. Penso al ricordare ossessivo che non ti dà modo di distaccarti, dimenticare mai, conoscere si. Per difendersi e difendere.
        Grazie per questo tuo impegno, per questo spazio aperto . Grazie

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  5. Penso anch’io che il passo successivo al trauma iniziale sia non tenere occupata la mente dal ricordo dello psicopatico, credo che porti alla guarigione. Premetto che io ci sto ancora lavorando. Assodato che esistono gli psicopatici, come esistono il cancro, i terremoti e le guerre, è incredibile quanto l’essere umano sappia risorgere da queste tragedie. Credo che l’approccio giusto sia quello di anelare a una propris resurrezione, senza sperare nella guarigione dello psicopatico. Ne parlo con cognizione di causa, visto che convivo da cinquant’anni con un n.p. e ci sto lavorando. Penso che la condizione principale sia avere una buona salute psichica, io me la sto guadagnando da poco. Poi il gioco deve valere la candela e poi, quando finalmente ci si sente forti abbastanza, caricarsi di una sana anarchica ironia. Molte giovani donne e uomini preferiscono scappare dal mostro e fanno bene, si risparmia un sacco di tempo ed energia. Ma se le circostanze ti portano a continuare a convivere con l’n.p., come è stato il mio caso, e tu ne sei uscita malconcia ma viva, credo che due approcci, dell’ironia e dell’anarchia, funzionino. Il mio n.p. è diventato un po’ sordo e io mi diverto a commentare le sue uscite strampalate con commenti buffi, sono diventata ridanciana! Porto un esempio: presenti uno dei miei figli e la sua ragazza, mio marito chiede loro se l’indomani si fermano a pranzo, perché vuole preparare loro una specie di sformato di riso, che andrebbe cotto al forno, ma che lui si incaponisce a volere fare sul barbecue. Quello della cocciutaggine, del seminare terrore psicologico con le sue convinzioni sballate è sempre stata la sua caratteristica, ma ora non incanta più nessuno, a parte qualche neofita. Invece di incavolarmi come una bestia e di instaurare una litigata memorabile, perché il disordine che mi lascerebbe in giro mi porterebbe via mezza giornata ( e non sto nemmeno bene), me ne esco allegramente con una richiesta ai ragazzi : “Dite che non vi piace, dite che non vi piace!”
    Insomma, al mio n.p. è piaciuto questo approccio leggero, senza spigoli. Probabilmente non è riuscito a farmi del male, non ha suscitato in me la sofferenza di cui la sua psiche difettosa si nutre e il cancro è stato momentaneamente sconfitto, senza chirurgia invasiva. Non so, a me sembra che funzioni.

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    1. Carissima Nicole, ci sei arrivata a questo approccio “ironico” che ritieni sia giusto e che funzioni dopo 50 anni di vita in comune in cui hai assistito anche alle botte inferte ai tuoi figli. Tanta capacità di sopportazione dipende ovviamente dal vissuto e dalla conseguente mentalità di ogni donna/uomo partner di un soggetto psicopatico. Ti parlo con molta sincerità, da persona che ha subìto la violenza fisica e psicologica da una madre n.p.con l’omertà di un padre complementare e che nella vita ha forse pochi principi – ma molto ben saldati – grazie a qualche angelo esterno alla propria famiglia di origine: l’unica alternativa alla sopravvivenza psicologica e certe volte anche fisica è l’assenza totale di ogni forma di contatto con il n.p. Lo ripeterò su questo blog fino allo sfinimento. La violenza è violenza e non ci sono attenuanti o tecniche di sopportazione plausibili che ci facciano convivere in santa pace con un soggetto perverso, a maggior ragione se ci sono figli di mezzo. Dopodiché per carità, ognuno è “libero” di scegliere di provare ad addomesticare il suo mostricciatolo personale grazie ai consigli assolutamente disinteressati dei venditori di manuali per donne “innamorate ” o roba del genere. Si tratta, però, di una libertà falsata, perché frutto di mesi, anni, decenni di assurde sopraffazioni. Il punto è che questo blog va nella direzione diametralmente opposta e non vedo dov’è il problema nel difendere la tutela delle persone rese emotivamente fragili grazie al “trattamento” ricevuto da questi individui travestiti da umani. Sono pienamente d’accordo sul fatto che bisogna combattere contro qualunque forma di pensiero ossessivo ci sconvolga la mente e ci impedisca di sviluppare pienamente il nostro potenziale. Bisogna, però, fare molta attenzione con il messaggio che stai dando perché il rischio è quello di incentivare a minimizzare fatti molto gravi.

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  6. Grazie Claudia per questo articolo! Ho letto frasi che sembravano i miei stessi pensieri, l’incubo delle mie giornate…
    Le scimmie volanti, poi…mamma mia fanno impressione e ci si stupisce di cosa fanno e dicono…nel mio caso, purtroppo sono arrivate anche a minacce…
    Ho solo una domanda ormai che mi assilla: ma per quanto tempo dura questo show del forzato riaggancio? più o meno, qualcuna di voi ha visto la pace dopo qualche mese o continuano per anni?

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    1. Cara Alessia, tutto dipende dal lato ludico dello psicopatico. Se è molto accentuato e ha capito che hai ancora un sacco di energia da dare agli altri potrebbe giocare con te PER ANNI. Adorano confondere le loro prede con l’offerta di doni al di fuori dalla loro portata e poi sparire: “Ti porto a vedere un appartamento molto carino. Quando sono entrato ho immaginato noi due…”. Dopo qualche giorno “si dimenticano” dell’episodio, che resta soltanto nella tua testa. Possono andare avanti così all’infinito, dipende da te, dalla tua capacità di restare alla larga dal loro circuito. Come dico nell’articolo nella loro mente il gioco potrebbe non finire mai.

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  7. Inizio ad avere paura…paura per me, perché mi sto destabilizzando e per la mia bambina dato che la sorella dello psicopatico mi ha inviato, qualche giorno fa, un SMS in cui diceva “”speriamo che a tua figlia vada tutto bene, ” ma così, senza motivo, dopo un mese e più di no contact totale sia con lei che col fratello…lui sta zitto ma ha mandato tante persone avanti…e a volte non riesco ad evitarle tutte…ho paura

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  8. Buongiorno cara Claudelia, e a tutti voi. Posso dire che a distanza di quasi un anno e mezzo dove sono riuscita con un no contat ferreo ad evitare quel mostro che x 25 anni ha tentato di distruggere me e le mie figlie. Ignara che potesse esistere un essere cosi malefico, non conoscevo questa patologia se non grazie alle letture e ai consigli di Claudelia. Bisogna stare lontani da loro e da tutti coloro che gli girano intorno. Il danno psichico subito è stato enorme, ma ho trovato la forza, di uscirne per proteggere me e le mie figlie. Vivo ora una vita molto semplice sana vera con pochissimi ma autentici affetti. La disperazione, la rabbia l angoscia che ho provato x grazia di Dio è quasi del tutto passata. Ora mi sento avvolta solo da una nube di tristezza malinconia apatia, ancora non riesco a gioire per la mia nuova vita; ma sono speranzosa e riuscirò anche in questo. I buoni sentimenti, l onestà, la dignità,la fedeltà resteranno sempre in me ,valori che non riuscirà mai a distruggere, perché io non sono come lui. Grazie sempre Claudelia, ti leggo sempre con piacere.

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  9. io sono andata via dalla casa coniugale i primi di maggio di questo anno e il mio ex marito ancora mi assilla. Ho già scritto in altri articoli la mia storia di un ,matrimonio di trenta anni con tre figlie di cui purtroppo la maggiore in Cielo già da undici anni , al momento della sua morte aveva diciotto anni ( questo ancora non lo avevo scritto) e l’evento fu devastante perchè Lei cadde dalla finestra della sua scuola e nessuno vide e senti nulla…… Prima di quel tragico evento io già più volte avevo pensato di lasciare mio marito per i suoi comportamenti scorretti verso di me e anche verso le mie adorate figlie ma poi lui riusciva sempre a farmi tornare indietro….poi successe quell’evento e io vidi un uomo distrutto bisognoso del mio appogggio per andare avanti, io stessa ero distrutta ma avevo due figlie da portare avanti, la seconda di 17 anni e la piccola di quasi 10 anni e così ci compattammo, le proime due notti dormimmo tutti e quattro insieme nel lettone, cosa inamissibile da m io marito prima dell’evento. Poi iniziammo la nostra vita in quattro anzichè in cinque e dopo un po le stesse dinamiche iniziarono a ritornre fuori, mio marito ritrovò la sua arroganza, la sua prepotenza, il suo sviare dai problemi il suo non voler parlare il suo riprendere a fumare le sue canne che aveva smesso di fare per qualche mese dopo la morte di nostra figlia. Tutto come prima….neppure quella grande tragedia lo aveva fatto riflettere…..io non sapevo niente delle problematiche di cui si parla in questo blog e quindi pur sentendo che non andava bene credevo che alla fine ero io che non lo capivo che ero troppo attaccata alLe figlie come diceva lui e che lo trascuravo….poi la mia piccola verso i 18 anni iniziò ad avere un conflitto molto forte con il padre che era solo capace di aggredirla verbalmente senza cercare di capire che lei aveva bisogno di lui come del resto la mia seconda figlia che però aveva adottato un approccio tollerante e cercava di essere sempre “perfetta per non fare arrabbiare il suo adorato papà. Le cose iniziarono a peggiorare, mi sembrava di rivivere le tensioni che c’erano quando mia figlia grande aveva la stessa età ed io ebbi paura….cercai di parlare con mio marito ma lui non capiva e la faceva soffrire, addirittura non le parlò per più di un mese e lei oltre al fatto che stava male psicologicamente aveva anche un problema fisico …..io questa volta mi allontanai emotivamente da mio marito e mi dedicai completamente ad aiutare questa mia figlia che per fortuna poi ha superato quei momenti bui, lui era sempre più insofferente e la situazione in casa era sempre peggio e adesso dico per fortuna trovai quella busta in fondo al suo cassetto di biancheria dove c’erano i suoi esami del sangue che inequivocabimente che aveva contratto una malattia sessualmente trasmessa e quindi la forza di iniziare a pensare di lasciarlo definitivamente e l’inizio così di ricerche sul web digitando parole che mi hanno portato anche a questo meraviglioso blog che mi ha dato veramente la forza di farlo e il sostegno nel poter parlare (scrivere) ed essere capita compresa e supportata. Io sono in accordo con Claudilea che non si può continuare a convivere con queste persone e che c’è bisogno di informazione perchè io se avessi avuto prima tutte queste notizie mi sarei separata prima e forse chissà sarestata un’altra storia. Scusate se mi sono dilungata ma stamattina dopo altri eventi le mia dita sono riuscite a scrivere e comunque non so se sono riuscita a fare capire la mia situazione perchè è davvero molto complessa visto che non riesco comunque ancora ad uscirne

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    1. Carissima Anna, certo che ti sei fatta capire. Purtroppo nemmeno i lutti cambiano queste persone, anzi, secondo il loro modo distorto di affrontare la vita un lutto è un motivo in più per continuare ad agire ancora peggio perché credono che la vita si è accanita su di loro e che quindi non hanno alcuna ragione per comportarsi bene. Il lutto diventa la scusa per ogni cosa, un lutto che non conviene essere elaborato perché fa comodo non farlo. Penso che sei stata davvero di sostegno per le tue figlie nei momenti cruciali della loro vita e che hai fatto il possibile per superare insieme un dolore così grande, come la perdita inaturale della tua amata figlia. Un grandissimo abbraccio a te e alle tue ragazze.

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