Non perdete mai la speranza che tutto finirà, ovvero l’intrinseca umanità dei biscotti

Faccio una piccola (e unica) parentesi su questo blog per condividere un ricordo molto personale.

Nel lontano 1999 vivevo nella città di Curitiba, nel sud del Brasile. Appena finito l’esame di ammissione alla Facoltà di Legge della Pontificia Università Cattolica, mi ero recata alla fermata dell’autobus.

Piccolo particolare: in Brasile le Università pubbliche e private sono a numero chiuso. Il 75% delle Università sono private, appartenenti agli ordini religiosi cattolici. Non a caso il percentuale dei giovani laureati non supera OGGI il 14% della popolazione brasiliana. Negli anni 90, vista la crisi economica in cui versava l’intero Sudamerica, suppongo che i percentuali fossero ancora più bassi.

“Mettetevi in testa che in questo Paese voi sarete l’élite!” ti sbraitano i professori dei “cursinhos”, cioè, dei corsi preparatori per gli esami di ammissione all’Università. Già. Perché per l’intera durata del liceo l’ipotesi che potresti non riuscire ad essere ammesso alla Facoltà dei tuoi sogni è sempre in agguato. Quindi, i tuoi professori non solo ti insegnano la Matematica, la Geografia o il Portoghese, ma diventano dei “mental coach” del tutto improvvisati.

Ma torniamo a quel giorno, specificamente torniamo su quella fermata, il vero motivo per il quale ho deciso di condividere con voi questo ricordo.

Ero mentalmente stanca, affamata e con un’enorme senso di fallimento alle spalle (dopo tre giorni di test), quando mi si avvicina un bambino di circa 7 o 8 anni, proveniente dall’enorme favela accanto all’Università (Vila Torres, più conosciuta come “Vila Pinto”):

“Ei, tia, tem algo pra me dar?” (Ciao, zia, hai qualcosa per me?)

Rispondo di non aver niente, nemmeno un centesimo per me stessa. Spiego al piccolo che mi ero portata appresso soltanto qualche cioccolatino, dei biscotti e una bottiglia d’acqua.

“Infelizmente comi tudo, meu anjo!” (Purtroppo ho mangiato tutto, mio angelo!)

Dicevo la verità. Ero mortificata. Avevo soltanto la tessera dell’autobus nello zaino, i miei documenti e il riassunto dei miei ultimi due anni di preparazione all’esame di ammissione.

Il bambino allora mi squadrò, ma senza manifestare alcun tipo di particolare disappunto. Dopodiché aprì la bocca e mi disse testualmente queste parole:

“Tia, se você ainda tá com fome, eu tenho esses dois biscoitos aqui, ó…”(Zia, se tu hai ancora fame io ho questi due biscotti qua, eccoli…)

Infatti, in una delle manine teneva ben stretti due biscotti tondi, ripieni.

Quel bambino, disposto a condividere con me i suoi ultimi biscotti era la materializzazione del meglio dell’umanità. Provai per lui un’enorme tenerezza, tuttavia non avevo ancora capito la dimensione e la portata che quel suo gesto avrebbe avuto su di me negli anni in divenire.

Grazie a lui credo nel potere dell’auto aiuto e della solidarietà.

Grazie a lui ho scelto di impegnarmi per i Diritti Umani.

Grazie a lui amo i bambini.

E grazie a persone COME LUI questo blog esiste ed è gratuito.

In lui c’era la forma mentis degli ultimi nati da intere generazioni di famiglie allevate nella povertà estrema. Nei suoi grandi occhi scuri e nei tratti tipicamente indigeni c’erano le vestigia di una filosofia e di una visione di mondo millenaria impoverita e dissacrata da oltre 500 anni di “civiltà”.

“Non portate niente di valore, voi che andate a fare il test di ammissione alla PUC. Attenzione a quelli della Vila Pinto, vi portano via tutto!” si era raccomandato il prof. di Matematica qualche giorno prima.

Invece ero proprio io quella che non aveva niente da dare a chi intendeva darmi l’unica cosa che aveva per nutrirsi.

Rifiutai i biscotti, accarezzai la testa del piccolo, ma ne “mangiai” la lezione di vita: la miserabile ero io che avevo SCELTO di non portare niente per PAURA che l’intera umanità fosse “brutta, sporca e cattiva” come risultato dei folli “insegnamenti” – familiari e non solo – che molti di voi, come me, hanno ricevuto a casa.

Imparare a leggere i segni che le anime evolute ci lasciano quotidianamente è un ottimo antidoto per contrastare la negatività degli individui senza coscienza che amano dissacrare la bellezza di SENTIRE.

L’unico consiglio che mi sento di dare alla fine di questo personalissimo ricordo è: TENETE SEMPRE QUALCHE BISCOTTO DI RISERVA.

Tante volte il poco che avete – se dato con amore – basta e avanza per rivoluzionare la vita delle persone che vi vogliono davvero bene.

12 pensieri su “Non perdete mai la speranza che tutto finirà, ovvero l’intrinseca umanità dei biscotti

  1. Bellissimo aneddotto, bellissima metafora! Ammetto peró che é sta diventando sempre piú difficile per me, tenere in tasca qualche biscotto. Sono talmente piena di dolore e di solitudine che faccio fatica a credere negli altri. Mi sento sempre e comunque sulle difensive. Sto vivendo gli ultimi anni come un randagio, in fuga da casa ed in cerca di amore che non trovo.

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    1. La leggerezza dei Beatles con la voce del mio adorato Joe Cocker è un balsamo per le orecchie. Io, al posto di quel “all” scriverei che soltanto le “very normal people” hanno bisogno d’amore e che il resto se la passa benone combinando un sacco di guai! Abbracci, carissimo!

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    2. Cara Valeria, come non capirti? Hai vissuto e sopravvisuto al trauma del disamore e la tua diffidenza è del tuo comprensibile. Intanto lasciamo perdere chi afferma che “l’amore è dentro di te” e che questo basta e avanza per colmare la solitudine. L’essere umano è nato per interagire con gli altri, animali e piante incluse. Puoi progettare tutta la tua vita impostandola sulla carriera e sulla gloria, ma alla fine della strada qualcosa ti mancherà. La solitudine non va demonizzata perché abbiamo bisogno anche di lei per creare, per sentirsi e godersi in profondità. Va però dosata sulla base del nostro personale bisogno di affetto per non farla diventare un veleno potentissimo che rischia di far morire la luce che è in te.

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  2. Bellissimo aneddoto.
    Ringrazio allora anche io quel bambino, perché anche grazie a lui questo blog esiste. E questo blog mi ha dato tanti spunti per smarcarmi da persone tossiche e manipolatrici…
    Grazie, Ciao

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  3. Che bella storia, grazie per averla condivisa. È sempre difficile tornare ad avere fiducia nel prossimo dopo essere stati raggirati da chi avrebbe dovuto accarezzarci e proteggerci, ma non impossibile. Il coraggio di lasciarsi di nuovo andare lotta contro il terrore che possa accadere di nuovo: ci possono salvare una solida autostima e la consapevolezza di sé, dei propri errori e di ciò che è avvenuto. In sostanza bisogna raggiungere la serenità di chi al primo campanello d’allarme si volta e fugge con calma e sicurezza.
    Rivolgo un pensiero affettuoso al bambino della storia, ai bambini tutti e a chi è in grado di insegnare loro a condividere anche l’ultimo biscotto.

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    1. GRAZIE, caro Guglielmo! Quando cerchiamo il riassestamento della nostra autostima frantumata, automaticamente la fiducia nel prossimo rinasce. Ciò che accade, però, è che impariamo a filtrare bene le persone che entrano a far parte della nostra vita. Se i segnali che cogliamo sono gravi, allontanarsi senza rimpianti o dubbi ci verrà spontaneo. Un abbraccio!

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  4. Una delle poche cose che non è riuscito a togliermi è la fiducia nel prossimo. Anzi, forse per contrappasso ho amplificato generosità, comprensione e compassione.
    Mentre lui era impegnato a svuotare le mie tasche io di nascosto e col cuore trafitto riempivo zaini. Anche e soprattutto nei giorni bui “gli altri” – inteso nel senso più ampio che si possa immaginare – sono stati la mia ancora di salvezza. Ho dato ma ancora di più ricevuto. La speranza e la prova che non tutto è marcio, non tutto è perduto.
    Grazie Claudileia.

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  5. Device, ci sono tante persone buone vicino a noi capaci di darci qualcosa.Loro sono marci, vigliacchi e dei vermi. Pensa che gli davo come soprannome verme dalle prime volte e lui non si offendeva….quindi????

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  6. Ti ho scoperta per caso ma non ho parole sufficenti per dirti quanto aiuto mi dai. Sto tentando di uscire da una relazione di un anno dove ho avuto tutto e ancora di più (non materialmente ovviamente )mi ha risucchiato la voglia di vivere, ha scatenato il mostro della dipendenza affettiva che avevo dentro. Grazie

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