L’accettazione della propria vulnerabilità come rito di passaggio nel superamento dei traumi relazionali

La capacità di stabilire connessioni con gli altri è una delle ragioni per cui ci sentiamo, ci comportiamo e veniamo chiamati “umani”.

Nel regno animale i cuccioli sono immediatamente spronati dalle madri al raggiungimento della piena autonomia per sopravvivere alla legge della giungla. Parliamo di un mondo nel quale l’incapacità di imparare a correre, di strisciare, nuotare o volare comporta morire azzannati dai predatori certe volte immediatamente dopo la nascita, come nel caso delle giraffe.

Stabilire un legame solido nel quale coesistano il rispetto e la passione, sentire e avvertire cosa provano gli altri quando li deludiamo, essere capaci di sognare e di realizzare con costanza un progetto di vita assieme a qualcuno è tutto fuorché un compito mediocre. Fondere la mente e il cuore, farli risuonare insieme per far sì che la sensazione di essere connessi con noi stessi ci pervada non è facile, soprattutto in un mondo di distrazioni e di superficialità diffusa. Tuttavia, da questa missione apparentemente molto ardua, possiamo garantirne i frutti: nella lotta per raggiungere un obiettivo così alto impariamo a sentirci a proprio agio e in pace con noi stessi qualunque cosa accada e, ciliegina sulla torta, riusciamo a trasmettere la serenità che abbiamo dentro a chiunque ci si avvicini.

Un obiettivo talmente elevato e nobile difficilmente verrà compreso da coloro che un tempo vi hanno definito persone “ipersensibili” o “pesanti” per il piacere di sminuirvi introiettandovi l’idea che avere una coscienza non vi porterebbe mai da nessuna parte.

La vostra ricerca, cioè, il vostro desiderio di ritornare all’innocenza perduta è lecito e giusto. Tornare come prima, oramai con l’esperienza acquisita, è perfettamente possibile quando accettiamo che vivere comporta sempre il rischio di scegliere la strada non adatta alla nostra vera essenza. Lasciate andare i concetti che i soggetti perversi hanno sparso su di voi ai loro amici Charlie Brown o all’intero vicinato grazie alla loro lunghissima, biforcuta e affilatissima lingua e concentratevi su chi eravate prima del loro passaggio nella vostra vita.

Le persone empatiche hanno un’anima ricercatrice. In primo luogo ricercano il proprio Sé, sopratutto quando s’impongono la raffica di domande scomode che a nessuno al mondo è dato rispondere.

Per cercare di alleggerire il passaggio obbligato che certamente farete verso il superamento della fine del vostro “rapporto” con l’uomo o la donna narcisisti perversi che vi ha rubato l’energia migliore bisogna sconfiggere la vergogna per averli fatti entrare nella vostra vita. Già. Perché le persone empatiche, quando non si fanno rispettare, provano una vergogna talmente sconfinata da perdere il coraggio di affrontare qualsiasi altra difficoltà nella vita e di godersi ogni piccola o grande gioia. Risultato: sprofondano in un terribile silenzio, credendosi colpevoli di chissà quali crimini.

Trovare le risposte adatte a far ripristinare i valori calpestati e riprendere le qualità disperse nel tentativo di “salvare” chi non aveva alcun bisogno di noi dà un significato molto speciale alle ore che passerete in solitudine.

Brenè Brown, ricercatrice statunitense in scienze sociali, specializzata nello studio dei rapporti umani, ha pubblicato il risultato delle sue ricerche sui temi della vergogna e della vulnerabilità in libri come “La forza della fragilità” e “I doni dell’imperfezione”. Nel primo afferma:

La vulnerabilità partorisce molte delle esperienze appaganti a cui aneliamo – l’amore, il senso di appartenenza, la gioia, la creatività, la fiducia, solo per citarne alcune – , ma è il percorso per rimetterci in piedi emotivamente che mette alla prova il nostro coraggio e che forgia i nostri valori. Rimettendoci in piedi dopo una caduta, impariamo a vivere con tutto il nostro essere, autenticamente e incondizionatamente, e percorriamo la strada che ci aiuta di più a capire chi siamo. (…) Se vogliamo scoprirci e amare con tutto il cuore, prima o poi siamo destinati a soffrire. Se vogliamo provare cose nuove o innovative, siamo destinati a fallire. Se ci arrischiamo a fare del bene e a donare, siamo destinati a restare delusi. Non importa se la sofferenza è causata da una rottura lacerante o da qualcosa di molto meno grave, come una risposta sgarbata da parte di un collega o un litigio con un famigliare. Se impariamo a calarci in tali esperienze dolorose, possiamo superare le esperienze successive in maniera più soddisfacente e coraggiosa. Se possediamo delle storie nostre, evitiamo di venire intrappolati in storie raccontate da altri.
L’epigrafe di ‘Osare in grande’ è una citazione dal discorso tenuto da Theodore Roosevelt nel 1910 e intitolato <L’uomo nell’arena>:
“Non è chi critica chi conta, né chi sottolinea che anche i forti inciampano, o afferma che potrebbe fare di meglio. Il merito va a colui che scende realmente nell’arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue, e che combatte valorosamente; a colui che, nella migliore delle ipotesi, alla fine conoscerà il trionfo di un grandioso traguardo e che, nella peggiore delle ipotesi, se fallirà, almeno cadrà sapendo di avere osato in grande[1].”

Ormai sappiamo un bel po’ sulle conseguenze psicologiche che ci hanno raso al suolo dopo aver abbassato la guardia per far entrare i soggetti n.p. nella nostra vita; conosciamo le debolezze che ci hanno indotto – grazie alle lusinghe che i perversi rivolgono a destra e a manca – alla nostra totale disponibilità nei loro confronti; riconosciamo di essere stati disposti a tutto pur di essere definitivamente acquistati come qualcosa che andava a far parte di un’interminabile collezione di oggetti da rispolverare quotidianamente, settimanalmente, mensilmente e così via.  Tuttavia, manca forse riconoscere che è esattamente questa nostra vulnerabilità la base, la struttura e l’essenza stessa dei progressi e dei traguardi che raggiungiamo in ogni campo:

 I veri grintosi sono coloro che vivono il disagio e la vulnerabilità e raccontano con sincerità le loro vicende.
Osare è essenziale per cercare di risolvere i problemi del mondo che sembrano irrisolvibili, come la povertà, la violenza, la disuguaglianza, la negazione dei diritti civili, i disastri ambientali, solo per citarne alcuni. Però, oltre a persone disposte a scoprirsi e a essere viste per come sono, abbiamo anche bisogno di una massa critica di combattivi che siano disposti a osare, rischiare di cadere, vivere emozioni angoscianti e risollevarsi. E occorre che quelle persone siano d’esempio, ci guidino e modifichino l’attuale cultura in tutti gli ambiti e in qualsiasi ruolo, anche di genitori, insegnanti, amministratori, leader, politici, ministri del culto, artisti e attivisti.
Molti dei discorsi che si sentono pronunciare oggi e che parlano del coraggio sono un susseguirsi di parole vuote e inflazionate che nascondono paure personali a proposito della propria immagine, dei giudizi da parte degli altri e della capacità di conservare il proprio grado di benessere e la propria posizione sociale. Abbiamo bisogno di più persone che siano disposte a mostrare che cosa significa rischiare, fallire, essere delusi e rimpiangere; persone che siano disposte a mostrare il proprio dolore invece di sfogarlo su altri, a riconoscere i propri vissuti, a rispettare i propri principi e a provare e riprovare[2].

Ci vergogniamo a morte dopo aver commesso un colossale errore di valutazione, convintissimi che nessuno più ci amerà dopo aver scoperto la nostra “idiozia”, la nostra vigliaccheria, la nostra mancanza di amor proprio. Tuttavia, gli unici esseri umani al mondo totalmente incapaci di provare alcun tipo di vergogna, sensi di colpa o rimorsi, sono i defunti oppure “i morti dentro”, come i soggetti psicopatici o narcisisti perversi: provare a disseppellire i primi per farli risorgere (se avete il complesso di Dio!) è reato di vilipendio con pena prevista da uno a tre anni di reclusione; provare a fare lo stesso con i secondi e perseverare nell’intento è auto condannarsi alla dannazione eterna.

Credere che, affinché un rapporto si crei, bisogna fare in modo di essere visti dagli altri come qualcosa di diverso da ciò che si è, implica l’uccisione di ogni forma di autenticità per mettere al proprio posto un personaggio inventato: è una violenza che i perversi fanno contro loro stessi quotidianamente, frammentandosi in continuazione per scostarsi dalla vita vera.

Ammettere di aver sbagliato significa accettarsi come esseri imperfetti e vulnerabili. Provare compassione per noi stessi ci porta a essere più comprensivi con il dolore del mondo.

Per essere autentici e rinvigorire ogni giorno grazie ai piccoli sprazzi di bellezza – nonostante la vita frenetica che facciamo – bisogna avere il coraggio di abbandonare il nostro Sé ideale, la  vita che fantasticavamo di avere accanto ai personaggi inventati, per riunire dentro di noi tutto l’amore che riusciamo a raccogliere semplicemente osservando ciò che è comune e alla portata di mano. Lo straordinario deriva da questa scoperta, per molti davvero sorprendente.

 Accettare completamente la nostra vulnerabilità, vederla come un grande portale verso l’ignoto e affascinante mondo dell’autoconoscenza e della creatività  è vedersi belli a prescindere dagli specchi che ci porgono.

Ci vuole coraggio per esporsi in prima persona nelle battaglie della vita; grinta per prendere decisioni importanti e coerenza per portarle a termine.

Sa di fatto che soltanto gli empatici s’impegnano emotivamente anche quando non ci sono garanzie di successo: è a loro che tocca il compito di investire in relazioni che potrebbero non funzionare ed è grazie alla loro incapacità di sopprimere le emozioni, di premere definitivamente sul tasto “cancella”, tanto per distruggere quelle che non vanno bene per fabbricarne di nuove (che non esistono e non provano), è che il meglio dell’essere umano emerge in potenza, ingegno e creatività.

Esseri vivi significa rischiare di dover abbandonare la barca prima del tempo oppure di essere abbandonati dentro la barca mentre essa affonda; significa imparare a nuotare oppure ad aggrapparsi ai frammenti che restano fino alla fine, pur di arrivare vivi alla spiaggia.

Rischiare PER la propria vita ne vale la pena sempre.

Rischiare di perderla per volontà di un soggetto perverso è negare l’unicità del vostro DNA stesso. Negarla, per sposare poi lo schema mentale svalutante che i perversi hanno attribuito alla vostra intera esistenza è ammettere di valere poco o niente a causa della vostra vulnerabilità. Sarebbe un gravissimo errore:

Non c’è nessuna formula per definire il rischio. Per ciascuno di noi le aree di rischio, in qualsiasi momento della vita, sono differenti; il rischio di una persona può essere l’assuefazione di un’altra. Ma ci sono tre aree in cui il rischio può cambiare la qualità della nostra vita:
  1. La volontà di essere più vulnerabili – di aprirsi, di esplorare i nostri meccanismi di difesa e di protezione, esponendo i nostri lati oscuri e segreti.
  2. La volontà di vivere con un livello di onestà più alto – di onorare i nostri impegni e le nostre promesse e di condividere anche quando abbiamo paura.
  3. La volontà di essere vivi – di affermare la nostra creatività e attraversare le paure, la vergogna, gli scoraggiamenti e le delusioni che si affacciano inevitabilmente ogni volta che corriamo il rischio di essere vivi e creativi.
In tutte queste aree non sono i risultati a essere importanti ma la volontà di mettere alla prova i nostri limiti, perché è questo che segnala alla nostra coscienza superiore che siamo pronti a entrare in un nuovo livello di consapevolezza. In tutte queste tre aree c’è inevitabilmente la paura[3].

Quando sopprimiamo ciò che conta decidiamo di restare a un livello leggermente diverso dal primitivo e dall’animalesco. Se ne vanno, quindi, la gioia, l’amor proprio, la gratitudine, la solidarietà, il buon senso e quella cosa un po’ fuori moda chiamata felicità.

 

_____________________________________________________________

[1] BROWN, Brenè. La forza della fragilità: il coraggio di sbagliare e rinascere più forte di prima. Vallardi Editore, 2016.

[2] Idem.

[3] AMANA, Thomas  Trobe. A tu per tu con la paura. Vincere le proprie paure per imparare ad amare. Feltrinelli, 2006, p. 195.

18 pensieri su “L’accettazione della propria vulnerabilità come rito di passaggio nel superamento dei traumi relazionali

  1. Bellissimo questo articolo. Mi ci ritrovo totalmente. Mi sto riprendendo la mia vita e con essa la consapevolezza di non essere più manipolabile. Il mostro non mi fa più paura …. lo vedo finalmente nella sua pochezza e meschinità, nella sua arroganza e assenza totale di empatia e scrupoli. Ho voltato pagina e mi sto prendendo cura di me e di tutti gli affetti autentici delle persone che amo e che mi amano in modo autentico. Devo dire che tutto questo mi sta succedendo da quando ho adottato il NO CONTACT assoluto… solo così sono riuscita a spegnere l’interruttore che portava la mia mente ad avere ancora contatto con il perverso e credetemi….mi si è aperto il mondo…i prosciutti dagli occhi sono caduti e qualunque desiderio conscio o inconscio di volerlo rivedere è sparito. Il dolore si è trasformato in gioia di vivere con l’accettazione delle mie imperfezioni, delle mie fragilità e delle possibilità di sbagliare. La vergogna la sento ancora, quella vergogna che non mi permette di parlarne con persone a me cara quale può essere una sorella. Ma so che è solo questione di tempo…superero’anche questa …. sta crescendo la fiducia che ripongo in me stessa e questo non è poco, per una persona che si è lasciata manipolare per molti anni.

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  2. Premessa ; disse di me che ero fortemente empatico ed io non sapevo nemmeno cosa fosse l’empatia – “Perché le persone empatiche, quando non si fanno rispettare, provano una vergogna talmente sconfinata da perdere il coraggio di affrontare qualsiasi altra difficoltà nella vita e di godersi ogni piccola o grande gioia.”

    Credo che la mia vulnerabilità sia dovuta anche a questo problema.
    Cla e Mastrasade ,nei giorni scorsi abbiamo parlato delle continue visite al mio dell’ex che mi hanno portato sconcerto oltre ad un enorme fastidio, probabilmente ci tiene a farmi “sapere” qualcosa , cosa poi non saprei davvero visto che quello che dovevo sapere lo sò. Ma il problema è rappresentato da quella paura che mi ha inculcato, il non valere nulla ,l’essere nulla e di non fare nulla perchè tanto è uguale. Lasciare le tele e i fogli in bianco mi avrebbe evitato brutte figure…. Lasciare perdere le parole ,perchè tanto sono un idiota ,analfabeta senza nemmeno una laurea.
    Dico sinceramente che del suo giudizio artistico e morale non mi importa , facevo prima di lei , ho fatto dopo di lei , ma quell’essere stato disprezzato cosi apertamente e vigliaccamente dalla persona che giurava di amarmi è stato brutto .Come è stato brutto leggere di me sul suo profilo , messo in bella mostra in modo che tutti potessero leggere e poi andare a vedere il mostro .
    Sapete cos’è ? Malgrado siano passati anni , mi sento sempre nell’errore nel relazionarmi affettivamente, perchè sò di essere vulnerabile.
    Quando la storia con la Np era all’inzio ,mi faceva andare spesso e volentieri i nervi fuori sede ma poi ritornavo in me e cercavo il dialogo ,oggi se mi succede la stessa cosa è Stop ,Silenzio , credo che non ne valga più la pena di comprendere qualcuno.
    Tutto questo dopo aver avuto innumerevoli “prove” del suo modo inumano di essere e che anche le scimmie volanti con il tempo ,finita la loro funzione sono state disintegrate.
    Oggi , se mi scrivino una recensione positiva, se vendo uno o una serie di disigni ,se mi pubblicano dei miei lavori su delle riviste ,se mi fanno complimenti o qualsiasi altra cosa di positivo ,io non sento piacere alcuno e questa cosa nell’ultimo mese è stata amplificata dalle sue visite al mio sito da quelle dai suoi amici del suo paese e dal suo goffo tentativo di entrare nei miei contatti Fb. La vedo deridemi e dirmi con il dito puntato :Vedi sei uno sfigatoooo! Avevo ragione a dirti cosi.

    E se mi ricapita? Ecco la mia Vulnerabilità.
    Grazie.

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    1. Carissimo Yuri, volevo solo dirti ANCH’IO. Anch’io sono stata ritenuta una sciocca, una visionaria, un’opportunista che voleva soltanto sistemarsi trovando un pollo italiano, una “brasiliana” nel senso più negativo del termine, una che non sarebbe mai andata da nessuna parte perché “matta da legare”, una che… Sì, caro Yuri, ANCH’IO mi sono chiesta mille volte se meritavo le cose buone che mi capitavano, se ero all’altezza degli altri e dove sarei arrivata se continuassi a inseguire unicamente il mio cuore mentre “il resto del mondo” mi derideva. Sai che ti dico, carissimo? Dico che ‘il resto del mondo’, cioè, di QUEL mondo che ti deride NON ESISTE. Perché se davvero ESISTESSE avrebbe una vita da portare avanti invece di controllare la tua. Il resto del mondo, per come lo stai vivendo tu, appartiene unicamente ed esclusivamente alle cerchie di una persona che oramai ti trasmette soltanto negatività. Non guardare più ai margini della tua vita, ma concentrati sul centro. Cosa vedi? Quali sono i colori? Non possono essere neri con la sensibilità che hai. Guarda il centro della tua esistenza, Yuri, concentrati su cosa c’è lì: un cuore pieno di affetto. Il resto, come diceva Califano, è noia. La noia, però, appartiene a chi ha mandato in fumo la propria creatività per rincorrere il NULLA. Arrabbiarsi con loro è immergersi nel nulla, Yuri. Non perderti. That’s all.

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  3. Esattamente quello che le mie due grandi amiche mi hanno detto proprio oggi.
    Adesso sto pensando solo a me e a come ricostruire la mia vita.
    Di lui solo dei flash ogni tanto durante il giorno…..fanno sempre meno male….e son passati neanche 3 mesi..grazia Cla….

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  4. E’ sempre un’emozione leggerti. io ancora non ne sono fuori, e forse non lo sarò mai, dopo 17 insieme e due figli, dopo averlo smascherato è sparito, non solo con me ma anche dai suoi figli…la sensibilità di certi individui rasenta lo zero assoluto, eppure si dichiarava così all’inizio della nostra storia…e quando gli chiedono il perchè della nostra separazione adduce scuse miserabilissime, tipo che non l’ho sostenuto sul lavoro, ma dimentica che mi sono addossata tutto il peso della famiglia, e dico tutto, pur di lasciarlo lavorare in pace….e poi il lavoro si è dimostrato altro, il fatto per esempio di non uscire insieme a me o ai bambini era dovuto non al lavoro, ma perchè le sue storie con donne trovate su vari siti di incontri erano basate anche quelle su infinite bugie, io e i bambini non esistevamo….
    accetto la mia passività, ho accettato di mettermi in discussione, ho capito quanto sia lesivo stare con lui….ma non riesco ancora ad uscirne, anche perchè vivere e accettare tutte le responsabilità di crescere due maschi di 6 e 12 anni non è proprio facile. con infinito affetto alla prossima…..

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    1. Grazie, carissima Gabry! Sicuramente crescere da sola due bambini è molto complesso, ma doverli sottoporre questo modello paterno fa più danni dell’abbandono a lungo termine. Si rifarà vivo quando magari troverai qualcuno, tanto per rovinarti la felicità. Allora “si ricorderà” dei figli che avranno un’altro maschio sul quale possono fare affidamento. Allerta massimo e guardia alzata.

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      1. grazie Claudileia, le tue parole sono da leggere piano piano…per poi farle proprie…
        ti racconto un episodio assurdo…a mezzogiorno avevamo avuto una forte discussione sul fatto che ogni giorno si tappava letteralmente in camera a “lavorare”, non esisteva sabato o domenica fuori, mai un giorno di mare per i bambini..mai niente…..
        un alterco da parte sua assurdo, fa la voce grossa davanti a me, ai bambini e anche davanti ai suoi genitori dicendo che lui doveva lavorare..poi va via arrabbiatissimo…la sera torna a casa , io e i bambini eravamo usciti, era agosto, faceva caldo…..mi chiama e mi dice che ha visto i pidocchi sul letto….. e che dovevo disinfestare la stanza…che era tutto pieno e che io non lavavo bene la casa..
        arrivo a casa….e lui..vedi vedi…ci sono i pidocchi…
        io non vedevo assolutamente nulla…..
        lui…vedi sono li…come fai a non vederli sei cieca???
        io…. si, ok, li vedo…ora disinfesto tutto.
        Ho visto i pidocchi dove non c’era proprio niente.

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      2. Carissima Gabry, per una persona esterna è ovvio comprendere che voleva vendicarsi dall’autonomia che hai dimostrato prendendo per mano i tuoi bambini e uscendo con loro A VIVERE. Sono persone che non vivono né lasciano vivere, ecco il punto. Dunque, lui ti ha punita per le briciole di vita che sei andata a prendere senza di lui, inventando di sana pianta qualcosa che avrebbe turbato il tuo stato d’animo e che ti avrebbe fatto dimenticare presto lo stato di benessere recato da una giornata di mare. Ecco la vita che si fa accanto a questi individui: fanno unicamente ciò che va bene a loro, si assentano per giorni interi fuori o dentro casa, ma tu devi stare SEMPRE LÌ, a disposizione. No. Non è vita. Bisogna dirlo forte e rimboccarsi le maniche per salvaguardare tutti, soprattutto gli innocenti che pagano il prezzo più alto quando vedono scene deplorevoli e umilianti quotidianamente. Massima solidarietà!!!

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  5. Quando a settembre dello scorso anno scoprí la verità, ossia che il mio ex marito era un narcisista patologico, la prima reazione fu di sgomento e di paura. Ricordo bene lo schock di scoprire all’improvviso che la persona con cui ero da 10 anni, con cui dormivo tutte le notti, con cui avevo avuto tre figli meravigliosi, che credevo mi amasse, in realtà non era la persona che credevo di conoscere. Era bensí altro… ma chi? cosa? Nulla… Un buco nero!
    Scoppiai in lacrime… lui, loro i miei figli, erano in casa… li sentivo da lontano interagire tra di loro, come sempre…come tutti i giorni. Ma quel giorno improvvisamente tutto cambiò… e finalmente cavolo!!! 🙂 Il mio era un pianto liberatorio…di gioia e di dolore… erano anni che sentivo ci fosse qualcosa di strano nel mio ex e finalmente avevo scoperto la verità. Ma allo stesso tempo il mio era un pianto di compassione per me stessa… per quello che avevo passato… del rispetto che mi era stato negato. Piangevo per i miei figli… che non avevano chiesto a nessuno di venire al mondo. Pensavo in particolare al mio primogenito a cui il padre aveva sempre dato la colpa delle nostre difficoltà umiliandolo senza limiti e spingendo persino me a trattarlo male, quando quel poveretto inconsciamente reagiva male e ci provocava perché stava dicendo basta! mi voleva aprire gli occhi!
    Il giorno seguente la scoperta ebbi un attacco allergico…mai avuto in vita mia. Immaginatemi da sola, in un paese straniero… isolata.. . senza amici… con una madre morta improvvisamente da poche settimane. Ero distrutta, ma dovevo far finta di nulla per non destare alcun sospetto nello psicopatico e per non allarmare i figli. Iniziai a non mangiare e a non dormire… Mi rivolsi ad una psicologa perché volevo la certezza definitiva sul mio ex e me la diede. Mi consigliò di andare da lei per qualche tempo perché i tempi successivi sarebbero stati molto duri per me… avrei avuto bisogno di grande sostegno e dove lo trovavo qui il sostegno?
    pochi giorni dopo mi assalí un forte senso di vergogna: all’improvviso ti metti a nudo e vieni messo a nudo… sei nudo davanti a tutti… è come nella favola di Andersen dell’imperatore che grazie al bambino si accorge di essere nudo. In quel momento mi feci coraggio e iniziai la mia lotta uno contro tutti: avevo disperato bisogno di condividere la mia esperienza e di darle un senso. Passai ovviamente attraverso varie umiliazioni da parte di amici, famiglia, parenti… pensavo di aver sbagliato io, di essere io sbagliata…”le cose si fanno sempre in due!” mi sentivo ripetere… o “hai sbagliato e vabbé… ti sei fatta ingannare… ma 3 figli!? Come si puó? dai!!!” oppure “ok è successo.. lui è uno psicopatico, ma ora cerca di capire cosa ti ha portato a questo affinché non si ripeta mai più. Devi cercare la risposta dentro di te, senza essere troppo frettolosa, ma devi farlo” oppure “vá bene è psicopatico, ma non credo non si possa guarire! vuoi divorziare!? e i bambini? povero tuo marito! posso immaginare quanto soffrirà e quanto soffriranno i bambini! ma non è che devi risolvere qualcosa dentro di te? Pensaci bene… secondo me dovresti dargli un’ultima possibilità” oppure “Divorziare? povere creature! ma ti rendi conto del trauma che li infliggerai?”, mi sono pure sentita dire “tu non sai amare!!!!!”. E vabbé! Mi facevo pure schifo ad un certo punto perché mi ero fatta fregare da un pazzo… ma poi iniziai a studiare meglio cos’é la psicopatia, a documentarmi… ho letto vari articoli tra cui quelli di questo blog meraviglioso e le esperienze degli altri, ho visto documentari… Ma che le cose si fanno in due!? Ma fatemi il c***o del piacere di non dire cazzate! se uno ti mente ripetutamente, se plasma la realtà per farti confondere intenzionalmente, se sfrutta i tuoi condizionamenti e non solo te ne crea di altri, sfido chiunque a non cascarci! Anzi, fessi tutti coloro che ruotavano attorno a noi, che hanno sentito qualcosa di strano, ma non si sono mai espressi o per menefreghismo o per ipocrisia o perché anche loro manipolati a loro volta come il caso del mio ex cognato, a cui volevo e voglio bene come un fratello. Assurdamente si é messo anche lui con una psicopatica, 2 anni dopo che il fratello si era messo con me…. non bastava il fratello psicopatico! Pure la moglie!!!! Questa poi un altro mostro… è arrivata e ha distrutto la nostra amicizia per sempre. Già ci aveva pensato il mio ex marito… ma poi è arrivata lei, quella che si definisce femminista, e ha dato il colpo di grazia finale. Due psicopatici all’opera nello stesso tempo e nello stesso spazio è un’esperienza unica da assistere. Ma cavolo! dicono che gli psicopatici sono uno su 100… non ne bastava uno solo!? No… 2!!! Mannaggia al karma! Già uno è pericoloso… immaginiamo 2!!!
    Comunque la cosa bella degli epiloghi con gli psicopatici è che alla fine fai pulizie tra gli affetti, scopri chi veramente ti ama, chi è libero da certi condizionamenti, chi ti valorizza e ti sostiene… cade una maschera e ne cadono tante altre allo stesso tempo. Doloroso, ma purificante. Ci sono anche le belle sorprese… scopri alla fine che, tra chi resta con te, c’è anche chi ha vissuto esperienze come la tua… persone intelligenti, acute, scaltre nella vita che ci sono cascate come pere cotte come te.
    Oggi come oggi sono fiera di essere una pera cotta e me ne vanto! oh! Sono quel che sono… non cambierò una virgola di me stessa… mi guidicassero una schizofrenica, una cattiva madre, una irresponsabile perché alla fine ad aprile ho divorziato e a gennaio me ne torno in italia… ma che me frega! Una volta si vive! Combatto con la paura quotidiana di non potercela fare in futuro da sola con i miei 3 bambini… per adesso ancora lavoro con il mio ex… ricevo un fisso (o quasi)mensile… ho un tetto mio, anche se in vendita, dove dormire e diciamo che sono “protetta”, ma fino a dicembre. E dopo? Tornerò in Italia. E ce la faró? Sono tre bambini! E quando penso, quando la mia mente si mette in moto, dico basta.. .spengo il cervello e mi dico… vivi! Punto!
    Per concludere… ho lottato finché potevo per la mia famiglia, perché in essa credevo, ma appena ho capito che stavo morendo a causa della violenza psicologica esercitata su di me, senza alcun rispetto per la mia dignità, ho detto basta… a tutto c’è un limite! Oltre quel limite c’è la morte dell’individuo e dopo la morte non si torna più…ed io amo la vita… amo me stessa e i miei tre bambini!

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    1. Cara Girasole, nonostante tutto ciò che hai passato e la pressione dei parenti, poter andartene con i tuoi figli, ossia, riuscire a rientrare in patria con loro tre è una vittoria. All’inizio sarà dura ma vedrai che loro tre riusciranno a comprendere che la tua decisione è anche e sopratutto per tutelarli. Hai fatto le mosse giuste, nel dubbio hai cercato un confronto con un terapeuta. Cosa c’era da salvare a parte i tuoi tre bimbi e te stessa? Nulla. Un abbraccio forte a voi 4!!

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  6. Dopo due anni di no contact e nessuna voglia di riprendere alcun “contact” provo ancora un po’ di vergogna e di rabbia quando penso a come mi sono fatta trattare. Ma e’ capitato anche a tutti voi perché fa parte del loro modo di essere e di agire per cui mi dico: Non continuare a trattarti male. Sarebbe una ulteriore umiliazione.

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  7. Girasole stai meglio? Com’è andata a finire?
    Anna come stai? Va meglio?
    io sono in preda a sentimenti contrastanti tra vergogna orrore e malinconia dovuta al distacco
    Mi mancano tantissimo le cose ‘belle’ anche se ogni volta che mi viene il pensiero a lui capisco che sono i miei sentimenti che provavo con grande cuore verso di lui e non viceversa
    Mi ha presa in giro mi ha sempre umiliata e usata
    Ero io che amavo e sono io che soffro
    So che è solo la dissonanza dopotutto sono poche settimane
    Mi chiedo solo qndo la mia testa farà la svolta definitiva perché mi merito di essere libera ora pure da qsti pensieri angoscianti…io non tornerò mai indietro
    Non butterò via tutta sta fatica proprio ora che ho finalmente trovato il coraggio di affrontare la realtà

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