Guarendo dalla vergogna dopo l’abuso psicologico con l’amore incondizionato verso noi stessi

Fonte: https://www.psychopathfree.com/articles/core-shame-after-psychological-abuse.382/

Trad. C. Lemes Dias

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Ho condiviso questo articolo un po’ ‘di tempo e molte persone si sono identificate. Il titolo era “Capire il nucleo del tuo dolore e il falso sé”.

La nostra prima esperienza con il nucleo del nostro dolore accade quando realizziamo di esserci allontanati dal concetto di amore incondizionato. In termini psicologici è ciò che viene chiamata “ferita narcisistica.” La Psicologia mette in evidenza la prima volta che una persona prova vergogna come la causa della sua ferita narcisistica, che è la nostra più profonda e oscura convinzione su noi stessi.

Dopo la relazione con il narcisista o psicopatico, questa ferita è abbastanza ingombrante per passare inosservata. Per alcuni potrebbe essere una riattivazione delle vecchie convinzioni infantili. Per altri, invece, potrebbe essere la prima volta ad aver avvertito la presenza della ferita della vergogna fondamentale, una separazione molto brusca e caotica dal vero sé. Le persone dicono tutto il tempo: “Mi manca il mio vecchio Io”, come se il loro vecchio Sé fosse andato via.

Il nostro amore e la gioia naturali sembrano essere scomparsi e le cose che un tempo ci hanno reso felici non ci bastano più. Non importa quanto cerchiamo di riorganizzare la nostra vita e il nostro ambiente, non è mai abbastanza per riportarci al senso della totalità che riteniamo sia stato strappato da noi.

Accade questo perché la ferita vive all’interno dei nostri corpi. Nessuna valanga di analisi o di pensieri risolverà questo impasse. Spesso la ferita è vissuta come un’intorpidimento dell’anima, un vuoto, un senso di oppressione, di nullità, spasmi improvvisi e blocchi. La consapevolezza può permetterci di scoprire dove nel corpo la ferita fa più male (oppure è anestetizzata).

Possiamo anche osservare il nostro comportamento e il nostro pensiero per avere un’idea di quale tipo di “vergogna fondamentale” vive dentro di noi. Di solito, un’autorità interna auto protettiva prende costantemente il sopravvento, ma per indicarci la vergogna fondamentale sbagliata. Questo articolo la chiama “Sé protettivo”, un nome grandioso. Si tratta di qualcosa diametralmente opposta al nostro dolore. I secchioni hanno segretamente paura di non essere mai abbastanza. Le persone che si prendono cura degli altri hanno paura dell’inutilità. I perfezionisti hanno segretamente paura di essere imperfetti o pazzi. Chi cerca disperatamente di rendersi simpatico a tutti ha paura dell’invisibilità. Le personalità paranoidi temono di essere il male. Il vendicatore impazzito ha paura dell’impotenza.

Il mio “Sé protettivo” era fortemente concentrato in apparire eccessivamente bello e mi portava costantemente a cercare di realizzare nuove cose. C’era anche il risentimento, che poteva essere trovato in molti dei miei libri – insieme alle fantasie sulle battaglie del bene contro il male (in cui ero naturalmente nella squadra delle brave persone). Tuttavia, una volta che ho iniziato a fare questo lavoro su di me, ho scoperto una sensazione estremamente spiacevole/disgustosa di rifiuto, di inadeguatezza e di difetti che vivevano sotto la superficie. La sensazione era così intensa e decisamente insistente da trasformarsi nella mia verità ultima, quella rinnegata. Era il momento di ascoltarla.

Se il mio corpo m’appariva intorpidito non c’era da meravigliarsi: la ferita era concentrata nell’area del mio cuore.

Fondamentalmente il “Sé protettivo” è una falsa forma d’identità con lo scopo unico di distoglierci, impedirci di affrontare il dolore. Il dolore, tuttavia, continua a sopravvivere nel corpo – e la vita ha un modo strano di riattivare quel dolore, più e più volte. Le persone li chiamano “micie/grilletti” (trigger’s, in gergo americano, ma sta più per “tallone d’Achille” n.d.t) ma io li vedo come un’opportunità.

L’opportunità di sperimentare pienamente il senso di inadeguatezza che controlla tutta la nostra vita.

Possiamo trascorrere le nostre vite cercando di controllare il nostro ambiente e le altre persone pur di evitare di sperimentare il disagio. Oppure possiamo accogliere questi sentimenti difficili e accettarli, senza necessariamente dover agire su di loro. Basta offrire compassione e gentilezza a noi stessi, imparare a convivere con il dolore. Non c’è niente da innescare se il senso di imperfezione interno viene rimosso.

Tara Brach usa una tecnica di consapevolezza chiamata “reale, ma non vero” – che consiste essenzialmente nel riconoscimento del dolore per imparare a conviverci (piuttosto che distrarsi ed evitarlo), anche quando le sue cause non sono vere. (Tara Brach, psicoterapeuta usa tale tecnica quando lavora soprattutto sulla guarigione delle persone coinvolte in pseudo rapporti con psicopatici e narcisisti perversi: l’amore che hanno provato era reale, ma l’oggetto del loro amore non era vero. Vide il suo “Il potere straordinario dell’accettazione totale”, edito da Bis, n.d.t.)

“Ma cosa succede se è vero?” ripete il dubbioso Sé, più e più volte.

Questa è la magia dell’amore incondizionato di Dio, dello Spirito, dell’Universo – il nome che attribuite a questa forza non ha importanza, perché “incondizionato” significa proprio questo: assenza di condizioni. “Dio non ti ama a causa di chi sei, Dio ti ama perché è Dio”. – Craig Groeschel

L’amore narcisistico è condizionale e giudicante – qualcosa che impariamo con i nostri partner o genitori. Quando proviamo a utilizzare questo tipo di amore per guarire noi stessi non ci sentiamo molto bene: riusciamo solo a rafforzare le nostre vecchie convinzioni.

Quando siamo bloccati nella modalità “separati da noi” tutto diventa ossessivo e analitico: “allora… ripetiamo la storia – chi ha fatto cosa – di chi è la colpa di cosa”  pur di riaffermare noi stessi. Ci stiamo identificando con una storia di tradimento, piuttosto che con il nostro vero io. Il punto centrale della vergogna, ciò che impedisce la guarigione del cuore, è lasciare andare la parte controllante di noi stessi per abbracciare l’amore incondizionato, che è sapersi amati e stare bene in questo preciso momento, senza dover fare niente.

Dalla mia esperienza questo lavoro non riguarda una battaglia interna o un’analisi psicologica (“Io faccio X a causa di Y!”). Si tratta di sentire le sensazioni nei nostri corpi, ciò che le nostre menti cercano di scacciare. E poi – la cosa più importante – offrire amore incondizionato a quei sentimenti. Quanto più amore offriamo, peggio ci sentiamo (in un primo momento), perché il corpo si sta finalmente liberando, esponendoci la ferita, sciogliendo ogni strato che la ricopriva, come un cubo di ghiaccio…

Quanto più meditate sull’amore incondizionato, tanto meno vi identificherete con il sé protettivo o la ferita. Inizierete allora a identificarvi come la persona che nutre la ferita. Continuate a chiedere sempre quale parte del vostro corpo sta resistendo all’amore incondizionato che date.

Provate ad amare (e alla fine liberare) quelle resistenze, piuttosto che cercare di controllarle o modificarle. In questo modo l’amore può penetrare attraverso di voi, disinibito, per ricordarvi chi veramente siete.

8 pensieri su “Guarendo dalla vergogna dopo l’abuso psicologico con l’amore incondizionato verso noi stessi

  1. Non è un articolo di facile lettura. Secondo me quello che quest “articolo ,che trovo straordinario, ci suggerisce è che bisogna scendere nel profondo del nostro essere ed iniziare a sfogliare i vari strati che lo coprono così come si fa’ sfogliando una cipolla , per comprendere l’origine della propria ferita narcisistica e cercare di “pacificarla”. Il nostro Se’ “protettivo” deve lasciare il posto al nostro autentico Se’ per ritrovare l’armonia e la gioia interiore sfuggiteci dal momento che abbiamo perso il nostro amore “incondizionato” provando vergogna per quella ferita e che ce la siamo riaperta con l”incontro col narcisista. A questo punto penso , e se la mia analisi è corretta, che è stato per me SALUTARE” l’ incontro col mio N.P perché mi ha permesso di individuare la mia ferita originaria ed ora con una consapevolezza nuova , andare a prendermi cura amorevolmente di essa ,ed in tal modo guarirla. Trovo meraviglioso questo articolo e ringrazio infinitamente Claudileia perché lo ha divulgato in questo straordinario e salvifico blog .

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  2. Una cosa che mi incuriosisce: pensi che questi elementi si possano comportare diversamente con le donne che ritengono “alla loro altezza” e che magari non si inzerbinano come succede spesso stando insieme a questo genere di uomini? Oppure fanno cosi con tutte?

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    1. Cara Jasmine, in primo luogo non si mettono con una donna che non si fa zerbinare e nei rari casi in cui questo accade la fanno diventare uno zerbino per forza, accusandola di essere una virago poco desiderabile proprio perché non si piega. Con questi individui non esiste alcuna possibilità che il tuo talento, la tua forza, le tue qualità, le tue vittorie possano essere apprezzate. Dopodiché le persone ugualmente perverse come loro non destano alcun interesse perché, essendo ugualmente vuote, nulla hanno da offrire. Distruggendo una donna/uomo forte cercano di appropriarsi delle loro qualità: se X, che era forte, ora è diventata debole e paranoica grazie alle mie triangolazioni, vuol dire che ho potere di vita e di morte su di lei. Ergo, posso fare quel mi pare dentro il rapporto. Se X, invece, non si fa piegare per niente, meglio scaricarla e andare avanti perché rischio di essere considerato il debole della situazione, cosa insopportabile per un n.p. Quel che cerco di dire è che queste persone NON SONO TAGLIATE per vivere in coppia perché vivono ogni interazione umana come un rapporto tra forte-debole, vincitore-vinto… Non sanno far squadra, non c’è sostegno mutuo o solidarietà, ma esclusivamente parassitismo.

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  3. Il mio ex ha avuto tantissime donne nella sua vita, molte di queste sono state comunque dei trofei da portare in giro. Sicuramente sia lui che queste sue ex erano molto molto giovani peró non riesco a comprendere come abbiano resistito cosi tanti anni con lui. Non credo che il suo carattere fosse tanto diverso da quello che e´ oggi. Anche la sua ex compagna dalla quale ha avuto la figlia ci é rimasta 13 anni!! Ecco perché mi chiedo se il loro comportamento é lo stesso con qualunque altra donna.
    Ho notato anche l´atteggiamento che ha avuto con questa sua amica d´infanzia (con la quale forse adesso sta insieme): sempre premuroso, attento, gentile, cc. Con me invece spesso arrogante e aggressivo e alla mia domanda sul perché lui mi ha detto che con me c´é piú confidenza che con lei!!!!

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  4. buonasera, innanzitutto grazie per l’articolo .. grazie perchè porta alla luce e riconosce delle sofferenze che nel mondo “normale” e tra persone comuni nessuno vede e nessuno riconosce, perchè si strutturano in modo subdolo e contorto, non lasciano segni visibili.. la classica situazione delle persone che sembrano “avere tutto”, bellezza, salute, denaro, ma portano dentro di sè una voragine che poche volte riesce ad essere descritta con un linguaggio comune e che aggiunge senso di alienazione alla sofferenza già esistenze per i motivi che ho provato a descrivere appena prima.
    Ancora grazie, quindi, ma spero un giorno di poter trovare, oltre ad articoli che parlano del narcisista come carnefice (quale poi egli effettivamente diventa), che parlano delle istruzioni su come riconoscere o difendersi da un narcisista, di come superare una relazione con personaggi di questo genere, altrettante letture che possano essere illuminanti e una mano tesa, un riconoscimento, per chi narcisistà è.
    Penso che il narcisista nasconde dentro di sè (dopo essere stato a sua volta esposto a dinamiche relazionali governate dal narcisismo, magari nell’infanzia) una ferita che è tra le più atroci, e che gli riservano un grado di sofferenza che è tra i peggiori (forse il peggiore, non saprei) e in una ipotetica comunità di esseri umani che indagano la sofferenza psichica e si adoperano per curarla in senso collettivo, questo profilo penso si uno di quelli più a rischio e in emergenza, rispetto a quanto effettivamente sia studiato e a quanto realmente sia tenuta in considerazione la sofferenza che queste persone provano (o magari mi sbaglio, forse questo è dovuto proprio al fatto che un narcisista è difficile da trattare in una relazione di aiuto).
    Alla “vittima” di un narcisista (parlo di relazioni sentimentali, a titolo di esempio), che sperimenta un dolore clamoroso e incomprensibile, è riservato un destino tutto sommato decisamente migliore rispetto al suo carnefice.
    Un abbraccio,

    Leonardo

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  5. Leggo ora questo articolo è proprio illuminante .Però ho già sofferto tanto ,non so se è per questo o no.. ma ho tanta difficoltà a trovare me stessa e non so come fare a volermi bene e darmi tanto amore, voi che ci riuscite come fate’?’.Grazie di cuore a tutti voi . Terry

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