Memoria corta, incostanza, nebbia mentale e senso di onnipotenza: il caos interno dei narcisisti e psicopatici (by Sam Vaknin, Parte I)

Fonte: https://www.healthyplace.com/personality-disorders/malignant-self-love/the-narcissists-time/

Trad. C. Lemes Dias

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IL NARCISISTA VIVE IN UN ETERNO PRESENTE

Per il narcisista – e ancor più, per lo psicopatico – pensare al futuro significa una delle due cose: immaginare un concetto sfumato, astratto, semplicemente ipotizzato, oppure avere una certezza anticipata, l’esito preordinato del suo “pensiero magico” (crede di poter determinare gli eventi futuri semplicemente pensando a loro).

Queste due errate percezioni del tempo – tempo diffuso e inversione temporale teleologica – sono veri deficit cognitivi dovuti a una confluenza di diversi tratti narcisistici.

  1. Instabilità e Labilità

La vita del narcisista è intrinsecamente instabile. Ciò rende difficile percepire il tempo come un flusso lineare, con le sue cause e i suoi effetti. Il tempo del narcisista è ciclico, arbitrario e magico.

Un narcisista è una persona a cui Ego (e tutte le sue funzioni) dipende dalle reazioni dell’ambiente circostante a un’immagine proiettata e inventata da lui chiamata “Falso Sé”. Dal momento che non è possibile alcun controllo assoluto sul feedback che le sue fonti di nutrimento narcisistico forniscono – perché inevitabilmente incostanti – la visione di sé del narcisista e di tutto ciò che lo circonda è ugualmente instabile. Siccome “l’opinione pubblica” è fluttuante, così come la sua fiducia in se stesso e l’autostima in generale, anch’egli è discontinuo come le sue convinzioni, sempre soggette a un processo di votazione senza fine dagli altri.

La personalità narcisistica è soggetta a instabilità in ciascuna delle sue dimensioni. È l’ultimo ibrido: rigidamente amorfo, devotamente flessibile, fiducioso per il suo sostentamento sull’opinione di persone che spesso disprezza. Gran parte di questa instabilità è inclusa nelle “Misure di prevenzione del coinvolgimento emotivo (EIPM)” che descrivo nel mio saggio. L’instabilità è talmente onnipresente, pervasiva, prevalente e dominante nel narcisista che potrebbe benissimo essere descritta come l’UNICA caratteristica stabile della sua personalità.

Il narcisista fa tutto con un solo obiettivo in mente: attirare più fonti di nutrimento narcisistico (attenzione).

Un esempio di questo tipo di comportamento:

Il narcisista può studiare un determinato argomento con diligenza e in profondità, ma solo per impressionare successivamente le persone con la sua erudizione neo acquisita. Tuttavia, una volta raggiunto il suo scopo, egli fa evaporare la conoscenza appena conquistata.

Il narcisista mantiene una sorta di cella o magazzino “a breve termine” dove conserva tutto ciò che può essere utile nel perseguimento dell’offerta narcisistica. Non è quasi mai interessato, però, a ciò che fa, studia e vive. Dall’esterno, questo potrebbe essere percepito come un segno di instabilità. Cerchiamo, però, di pensare in questo modo: il narcisista si prepara costantemente per gli “esami” della vita, sente di essere in un processo permanente. Dimenticare il materiale studiato solo in preparazione di un esame o per fare bella figura è normale. Avere una memoria corta è perfettamente comune dal punto di vista comportamentale. Tuttavia, ciò che distingue il narcisista dagli altri è che per lui si tratta di uno stato COSTANTE che influenza TUTTE le sue funzioni, non solo quelle direttamente correlate all’apprendimento, alle emozioni, all’esperienza, ma che viene esteso ad ogni singola dimensione della sua vita. Così, il narcisista impara, ricorda e dimentica non in linea con i suoi interessi oppure gli hobby reali; ama e odia non i veri soggetti delle sue emozioni, ma un personaggio tridimensionale, utilitaristico, costruito da lui. Giudica, loda e condanna, il tutto dal punto di vista più stretto possibile: quello della potenziale quantità di offerta narcisistica. Non chiede cosa può fare con il mondo e dentro di esso, ma cosa può fare il mondo per lui per quanto riguarda l’offerta narcisistica. S’innamora e si disinnamora di persone, luoghi di lavoro, residenze, vocazioni, hobby e interessi soltanto sulla base del nutrimento narcisistico che gli possono fornire – e solo per questo.

E ancora, i narcisisti appartengono a due grandi categorie: narcisisti di “stabilità compensativa” e di “instabilità intensificata”.

  1. Narcisisti di stabilità compensativa (“classici”)

Questi narcisisti isolano uno o più (ma sempre pochi) aspetti della loro vita e “rendono questo aspetto/questi aspetti stabili”. Tuttavia non investono veramente negli aspetti che isolano perché la stabilità viene mantenuta con mezzi artificiali: denaro, celebrità, potere, paura. Un tipico esempio è il narcisista che cambia costantemente luoghi di lavoro, carriera, s’inventa una miriade di hobby, alterna sistemi di valori o cambia fede più volte. Allo stesso tempo, mantiene (preserva) una relazione con una sola donna (e rimane fedele). Lei è la sua “isola di stabilità”: per svolgere questo ruolo, la donna ha solo bisogno di “essere lì fisicamente”.

Il narcisista dipende dalla “sua” donna per mantenere la stabilità che manca in tutte le altre aree della sua vita (per compensare la sua instabilità). Tuttavia, la vicinanza emotiva è destinata a minacciare il narcisista. Quindi, è probabile che si allontani da lei e ne rimanga distaccato e indifferente alla maggior parte dei suoi bisogni. Nonostante questo crudele trattamento emotivo, il narcisista la considera un punto fermo, una forma di sostentamento, una fonte di potere. Questo disadattamento tra ciò che desidera ricevere e ciò che è in grado di dare viene negato, represso e seppellito profondamente nell’inconscio. Questo è il motivo per cui resta sempre sorpreso e devastato quando scopre l’estraneità, l’infedeltà o le intenzioni di divorzio della moglie. Siccome non ha alcuna profondità emotiva, essendo completamente orientato sui suoi svariati obiettivi, il narcisista non riesce a capire i bisogni degli altri.

In altre parole, non riesce a provare empatia.

Un altro tipo, ancora più comune, è il “narcisista della carriera”. Questo narcisista sposa, divorzia e si risposa con velocità vertiginosa. Tutto nella sua vita è in costante cambiamento: amici, emozioni, giudizi, valori, credenze, luoghi di residenza, affiliazioni, hobby. Tutto, cioè, tranne il suo lavoro. La sua carriera è l’isola della stabilità compensativa nella sua volatile esistenza. Questo tipo di narcisista perseguita ostinatamente, con ambizione e devozione assoluta la sua carriera. Persegue tali ambizioni in diversi posti di lavoro o in un solo posto di lavoro con pazienza, perseveranza e ciecamente, riuscendo a salire di livello o inseguendo fissamente il sentiero della carriera. Nella ricerca della realizzazione del lavoro e dei risultati, il narcisista è spietato e senza scrupoli e, molto spesso, riesce a raggiungere le vette.

  1. Narcisisti di “instabilità intensificata” (“Borderline”)

Quest’altro tipo di narcisista migliora la sua instabilità in un aspetto o dimensione della vita, introducendola negli altri. Quindi, se un tale narcisista si dimette (o, più probabilmente, viene mandato via),  egli sceglie di trasferirsi in un’altra città o paese. Se arriva al divorzio è probabile che rinunci anche al lavoro. L’instabilità aggiunta dà a questi narcisisti la sensazione che tutte le dimensioni della loro vita stiano cambiando simultaneamente, che siano state “sbloccate” e che ci sia una trasformazione in atto. Questa, ovviamente, è un’illusione. Chi conosce il narcisista non si fida più delle sue frequenti “conversioni”, “decisioni”, “crisi”, “trasformazioni”, “sviluppi” e “periodi”. Vedono attraverso le sue pretese e dichiarazioni l’intero nucleo della sua instabilità. Sanno di non dover fare alcun affidamento. Sanno che con i narcisisti, la temporaneità è l’unica cosa veramente costante.

I narcisisti odiano la routine. Quando un narcisista si ritrova a fare le stesse cose più e più volte, si deprime: dorme, mangia eccessivamente, beve troppo e, in generale, s’ingegna in comportamenti viziosi, impulsivi, spericolati e compulsivi. Questo è il suo modo di reintrodurre il rischio e l’eccitazione in ciò che (emotivamente) percepisce come una vita sterile.

Il problema è che anche l’esistenza più eccitante e varia diventa di routine dopo un po’. Vivendo nello stesso paese o nella stessa casa, incontrando le stesse persone, facendo essenzialmente le stesse cose (anche con contenuti mutevoli) – tutti “si qualificano” come meccanicamente stucchevoli.

Il narcisista si sente autorizzato a saperne di più. Sente che è suo diritto, a causa della sua “superiorità intellettuale”, condurre una vita eccitante, gratificante e caleidoscopica. Si sente autorizzato a costringere la vita stessa, o, almeno, le persone intorno a lui, a cedere ai suoi desideri e bisogni: è imperativo nella sua mente il bisogno di stimolare la varietà.

Questo rifiuto dell’abitudine fa parte di un modello più ampio del suo diritto di aggredire. Il narcisista ritiene che l’esistenza stessa di un intelletto sublime (come il suo) garantisca concessioni e indennità da parte degli altri. Stare in coda è uno spreco di tempo, meglio spenderlo perseguendo la conoscenza, inventando e creando. Il narcisista dovrebbe avvalersi del miglior trattamento medico offerto dalle più importanti autorità mediche – perché l’Umanità non può permettersi di perdere uno dei suoi prodotti più preziosi. Ecco perché un narcisista non se la sente di dedicarsi a delle attività insignificanti, per lui le funzioni umili vanno assegnate ai meno dotati: il diavolo impiega la sua attenzione preziosa ai dettagli!

Loro “diritto di sentirsi narcisista” è talvolta giustificato usando il nome di Picasso oppure di Einstein. Ma sono pochi i narcisisti veramente geniali, questo perché i loro risultati sono grottescamente incommensurabili rispetto al senso schiacciante di diritto e la grandiosa immagine che hanno di sé.

Naturalmente, la sensazione di superiorità spesso serve a mascherare un complesso di inferiorità incancrenito. Dopodiché, il narcisista infetta gli altri con la sua grandiosità proiettata, di modo che il feedback altrui costituisce l’edificio sul quale costruisce la sua autostima. Egli regola, quindi, la sua autostima insistendo rigidamente di essere al di sopra dalla “folla impazzita”, mentre trae la sua fonte narcisistica da essa.

Ma c’è un secondo elemento importante per quanto riguarda l’avversione per il prevedibile.

I narcisisti impiegano una serie di “Misure di Prevenzione del Coinvolgimento Emotivo (EIPM)”.

Disprezzare la routine ed evitarla fa parte di queste misure, perché ha la funzione di impedire al narcisista il coinvolgimento emotivo evitando che, successivamente, resti ferito. La loro applicazione si traduce in un “complesso di ripetizione di approcci-elusivi”. Il narcisista, temendo e detestando l’intimità, la stabilità e la sicurezza – anche se va alla ricerca! – si avvicina, ma poi evita ogni compito significativo o importante, dedicandosi a una rapida successione di comportamenti apparentemente incoerenti e sconnessi.

PERDITE RICORRENTI

I narcisisti sono abituati alla perdita. La loro personalità indisponente e i comportamenti intollerabili gli fa perdere amici e coniugi, compagni e colleghi, lavoro e famiglia. La loro natura peripatetica, la costante mobilità e instabilità fanno sì che perdano tutto il resto: la loro casa, le loro proprietà, le loro imprese, il loro paese e la loro lingua.

C’è sempre un luogo di perdita nella vita del narcisista. Può essere fedele a sua moglie e rappresentare il padre di famiglia modello – ma poi è probabile che cambi frequentemente posti di lavoro e rinneghi i suoi obblighi finanziari e sociali. Oppure, può essere un brillante ricercatore, scienziato, medico, amministratore delegato, attore, pastore, politico, giornalista – con una carriera stabile, longeva e di successo – ma trascurare la sua casa, essere pluridivorziato, infedele, instabile, sempre alla ricerca di una migliore offerta narcisistica.

Il narcisista è consapevole della sua inclinazione a perdere tutto ciò che avrebbe potuto essere di valore e avere un significato importante nella sua vita. Se è incline al pensiero magico e alle difese alloplastiche incolpa la vita, o il destino, o il paese, o il suo capo, il suo vicino e il suo più caro amico per l’ininterrotta serie di fallimenti. Altrimenti, lo attribuisce all’incapacità delle persone di far fronte ai suoi eccezionali talenti, all’eccelsa intelligenza o alle sue doti rare. Le sue perdite, si convince, sono i risultati della meschinità, pusillanimità, invidia, malizia e ignoranza altrui. Tutti i suoi fallimenti sarebbero avvenuti allo stesso modo anche comportandosi di maniera diversa, è così che si consola.

Col tempo, il narcisista sviluppa meccanismi di difesa contro l’inevitabile dolore e le ferite che subisce ad ogni perdita e sconfitta. Si nasconde in una pelle sempre più dura, un guscio impenetrabile, un ambiente conviviale in cui preservare il suo senso di superiorità e di diritto. Appare indifferente alle esperienze più strazianti e angoscianti, non umano nella sua compostezza imperturbabile, emotivamente distaccato e freddo, inaccessibile e invulnerabile. Nel profondo, lui, in effetti, non sente nulla.

Il narcisista attraversa la sua vita come un turista attraversa un’isola esotica: egli osserva gli eventi e le persone, le sue esperienze e i suoi cari come uno spettatore farebbe con un film che a volte è leggermente eccitante e altre leggermente noioso. Non è mai completamente lì, interamente presente, irreversibilmente concentrato. È costantemente con una mano sul suo sportello di fuga emotivo, pronto a “salvarsi”, ad assentarsi, a reinventare la propria vita in un altro posto, con altre persone. Il narcisista è un vigliacco, terrorizzato dal suo vero Sé e protetto dall’inganno che è la sua nuova esistenza. Non sente dolore, non prova amore. Non sente la vita.

  1. IMMUNITÀ E PENSIERO MAGICO

Il pensiero magico del narcisista e le sue difese alloplastiche (la sua tendenza a incolpare gli altri per i suoi fallimenti, sconfitte e sventure) lo fanno sentire immune alle conseguenze delle sue azioni. Il narcisista non sente il bisogno di pianificare in anticipo. Crede che le cose si “risolvano” sotto l’egida di un piano cosmico che ruota attorno a lui e al suo ruolo nella storia.

Per molti aspetti, i narcisisti sono dei bambini. E come i bambini, s’impegnano nel pensiero magico sentendosi onnipotenti.

Sentono che non c’è nulla che non potrebbero fare o raggiungere se solo volessero per davvero.

Si sentono onniscienti – ammettono raramente che c’è qualcosa che non sanno.

Credono che tutta la conoscenza risieda in loro. Sono fieramente convinti che ripiegarsi su se stessi sia un metodo più importante e più efficiente (per non dire più facile da realizzare) che arricchire la propria conoscenza attraverso lo studio sistematico delle fonti di informazione esterne, attenendosi rigorosamente ai curriculum (già, è roba troppo “noiosa”). In una certa misura, credono di essere onnipresenti perché sono famosi o “stanno per diventare famosi”.

Profondamente immersi nelle loro illusioni di grandezza, credono fermamente che le loro azioni abbiano – o avranno – una grande influenza sull’umanità, sulla loro impresa, sul loro Paese, sugli altri.

Avendo imparato a manipolare il loro ambiente umano in maniera magistrale, credono che riusciranno a farlo sempre.

L’immunità narcisistica è il sentimento (errato), nutrito dal narcisista, di essere immune alle conseguenze delle sue azioni, che non sarà mai influenzato dai risultati delle sue decisioni, opinioni, credenze, fatti e misfatti, atti e omissioni, perché protetto dalla sua appartenenza a determinati gruppi di persone. Crede di essere al di sopra dei rimproveri e delle punizioni (anche se non sdegna l’adulazione). Essendo magicamente protetto, verrà miracolosamente salvato all’ultimo momento.

Quali sono le fonti di questa valutazione irrealistica delle situazioni e delle catene di eventi?

La prima e principale fonte è, naturalmente, il falso Sé, che viene costruito come una risposta infantile agli abusi e ai traumi e che contiene tutto ciò che un bambino desidera avere per rivvalersi: potere, saggezza, magia – tutti illimitati e disponibili istantaneamente.

Il falso Sé, questo Superman, è indifferente agli abusi e alle punizioni inflitte su di esso. In questo modo, il vero Sé è protetto dalle dure realtà vissute dal bambino. Questa separazione artificiale e disadattiva tra un vero Sé vulnerabile (ma non punibile) e un falso Sé punibile (ma invulnerabile) è un meccanismo efficace perché isola il bambino dal mondo ingiusto, capriccioso, emotivamente pericoloso che occupa ma, allo stesso tempo, promuove una sensazione falsa in cui “niente mi può accadere perché non sono lì, e non posso essere punito perché sono immune”.

La seconda fonte è il senso del diritto che ogni narcisista possiede. Nelle sue grandiose delusioni, il narcisista si vede come un raro esemplare, un dono per l’umanità, un oggetto prezioso, fragile. Inoltre, il narcisista è convinto che questa sua unicità sia immediatamente visibile e che gli conferisca diritti speciali. Egli si ritiene un essere protetto da alcune leggi cosmologiche relative a una “specie in via di estinzione” ed è convinto che il suo futuro contributo all’umanità dovrebbe (e lo fa) esonerarlo dal quotidiano: faccende burocratiche, lavori noiosi, compiti ricorrenti, sforzi personali, investimento ordinato di risorse ed energia, e così via. Il narcisista ha, quindi, diritto a un “trattamento speciale” in forma di alti standard di vita, costante ed immediato rispetto dei suoi bisogni, l’abolizione di qualsiasi incontro con il quotidiano e la routine, l’assoluzione totale dei suoi peccati, i privilegi dei raccomandati nei suoi incontri con la burocrazia (all’istruzione superiore).

La punizione è per la gente comune (dove non è coinvolta nessuna grande perdita per l’umanità).

I narcisisti sentono di aver diritto a un trattamento diverso perché sono al di sopra di tutti.

La terza fonte ha a che fare con la loro capacità di manipolare il loro ambiente (umano). I narcisisti sviluppano le loro capacità manipolative ad alti livelli, come una forma d’arte. Questo è l’unico modo in cui riescono a sopravvivere alla loro infanzia avvelenata e difficile. Il punto è che usano questo “dono” molto tempo dopo che la sua utilità è finita, restandone invischiati nella capacità eccessiva di incantare, convincere, sedurre e persuadere. Spesso sono oratori talentuosi. In molti casi, sono intellettualmente dotati. Tuttavia, inevitabilmente, fanno fruttare in modo pessimo queste capacità, mettendole a servizio dell’ottenimento di più forniture narcisistiche. Molti di loro sono truffatori, politici o artisti. Molti di loro appartengono alle classi sociali ed economiche privilegiate. Per lo più riescono spesso a cavarsela da ogni punizione in virtù della loro posizione nella società, del loro carisma o della capacità di trovare capri espiatori per i loro misfatti. Essendo scampati così tante volte, sviluppano la loro teoria dell’immunità personale che si basa, sostanzialmente, in una specie di “ordine delle cose” sociale e persino cosmico: alcune persone sono al di sopra della punizione, quelle “speciali”, quelle “dotate o privilegiate”. Questa è la “gerarchia narcisistica”.

Un narcisista è una persona che non ha la minima idea di cosa stia facendo: scisso dal suo Vero Sé, incapace di entrare in empatia (per capire cosa vuol dire essere qualcun’altro), non disposto ad entrare in empatia (per limitare le sue azioni e imparare a rispettare i sentimenti e i bisogni degli altri), vive in uno stato onirico costante, come in un film che si sviluppa autonomamente, guidato da un regista sublime (anche divino). Tuttavia, lo vive da semplice spettatore leggermente interessato, a volte persino divertito, senza sentire che le sue azioni gli appartengano veramente, di modo che EMOTIVAMENTE non può capire perché dovrebbe essere punito e, quando ciò accade, si sente gravemente offeso.

Essere narcisista significa avere il radicato convincimento di avere un grande e ineludibile destino personale in cui tocca occuparsi dell’amore ideale, della costruzione di teorie scientifiche brillanti e rivoluzionarie, della composizione, della scrittura o della pittura della più grande opera d’arte di sempre, della fondazione di una nuova scuola di pensiero, del raggiungimento di una ricchezza incredibile, del rimodellamento del destino di una nazione per restare immortalati e così via.

Il narcisista non pone mai obiettivi realistici a se stesso, ma fluttua per sempre tra fantasie di unicità, record mondiali e risultati mozzafiato.

Il suo discorso riflette questa grandiosità e s’intreccia con tali espressioni. È talmente convinto di essere destinato a grandi cose che si rifiuta di accettare battute d’arresto, fallimenti e punizioni. Li considera temporanei, errori di qualcun altro, parte della futura mitologia della sua ascesa al potere/ brillantezza/ricchezza/amore ideale, ecc.

Una punizione è soltanto un diversivo che gli ruba scarse energie e risorse all’importantissimo compito che gli tocca adempiere nella sua missione di vita. La sua fine in pompa magna è una divina certezza: è stato il prescelto da un ordine superiore per ottenere qualcosa di duraturo, di sostanzioso, di grande importanza in questo mondo e in questa vita. In che modo i semplici mortali potranno mai interferire con lo schema cosmico, il divino delle cose? Pertanto, la punizione è impossibile e non accadrà mai – è la conclusione del narcisista.

Essendo patologicamente invidioso delle persone, egli proietta in loro i suoi sentimenti. È sempre troppo sospettoso, di guardia, pronto a respingere un attacco imminente.

Una punizione per un narcisista è sempre una grande sorpresa e una seccatura, ma dimostra e convalida ciò che sospetta da una vita: che è perseguitato e che i poteri forti si scagliano contro di lui, che la gente è invidiosa dei suoi successi e talmente arrabbiata da aspettarlo al varco, che la gente costituisce una minaccia al naturale ordine delle cose…

Quando si chiede a un narcisista di rendere conto delle sue mistificazioni, egli è sempre sdegnoso e amaro.

Si sente come Gulliver, un gigante incatenato alla terra da orde di nani, mentre la sua anima vola verso un futuro in cui il mondo riconoscerà la sua grandezza e lo applaudirà.

7 pensieri su “Memoria corta, incostanza, nebbia mentale e senso di onnipotenza: il caos interno dei narcisisti e psicopatici (by Sam Vaknin, Parte I)

  1. Il mio ex ha perso la madre .Il giorno del funerale eravamo tutti visibilmente sconvolti, addolorati.Lui no. Ha assistito alla Messa imperturbabile , rievocando la madre anni dopo . Me ne parlava e si sforzava di piangere :” Non avevo mai pianto prima per mia madre, lo sto facendo ora con te” diceva , ma non piangeva .Non uscivano lacrime , non pareva addolorato , pareva quasi sforzarsi di apparire sofferente . Io gli tenevo la mano , lo accarezzavo finché ha detto : ” Sono contento di essere riuscito a piangere , cosa c è da mangiare ?” ( Era ora di cena ) .
    Ho sempre avuto l’impressione che usasse la morte della madre per farsi consolare dalle varie donne a cui raccontava di essere orfano ( ricordo che lo diceva così , come nulla fosse) , ma che lui non ne abbia mai sofferto veramente .
    Mi fa ancora paura pensare che davvero potesse essere così .

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  2. Articolo pazzesco.
    Il mio quasi ex si difenderà dal sentimento di aver perso, per sua colpa, la cosa più fondamentale della sua vita (la famiglia, me e il figlio) raccontandosi che sono io ad aver perso la testa e ad aver distrutto la famiglia. Ci sta già provando a gettare le basi per questo racconto fantastico.
    Il “pensiero magico” è proprio la sua forma mentis. Lui si ritiene un essere superiore alla massa degli altri esseri umani. Lo è per qualche misteriosa ragione innata che lo rende più consapevole della Verità delle cose. Lui infatti non ha mai avuto bisogno, come noi mortali, di sottoporsi alla noia mortale e alla fatica quotidiana e alla metodicità richiesta dagli studi. Infatti, ha persino problemi con la grammatica. Indubbiamente dotato di acuta intelligenza, compensa le sue spaventose lacune con pezzi di conoscenza acquisita qua e là su svariati argomenti, a tratti profonda, ma completamente scollegati e sconnessi. E’ capace di intavolare affascinanti monologhi su argomenti complessi, ma non sa se il verbo avere si scriva con l’acca o senza. A tutto ciò ultimamente ha dato il nome evidentemente più accettabile di “dislessia”, già, lui da bambino era dislessico ma nessuno lo ha riconosciuto, ed è per questo che ha tutte queste lacune, non certo perchè ha sempre disprezzato ogni regola e costrizione scolastica e non, ritenendole troppo noiose per un essere dotato come lui. E pazienza per noi mortali che abbiamo dovuto sgobbare sette camicie sui libri per anni per prendere inutilmente lauree con lode..
    Credere di essere al disopra di ogni rimprovero e punizione: ma certo, a lui non si adattano le regole dei comuni mortali per cui se sbagli paghi. Lui crede che se sbaglia, può cancellare con un colpo di spugna. Insulti la tua compagna con i peggiori epiteti esistenti, per motivi futili? Ma che vuoi che sia, è lei che è un’ipersensibile borghesuccia che si offende per nulla.
    Ha detto e disfatto per anni, adducendo come scusa “non lo pensavo veramente, quel che ti ho detto, lo sai vero?”. Credeva in un’immunità magica, ed era la stessa immunità che io gli ho concesso per anni, da brava codipendente.
    Lui si sente dispensato dalle noiose incombenze della vita. Abbiamo un’attività in comune, ma lui si è sempre comportato come se andasse al lavoro da dipendente, di malavoglia e mai dedicandoci 10 minuti più del necessario.
    I soldi necessari per vivere e far vivere la sua famiglia? Ma per carità, i discorsi sulla gestione economica, le bollette, i soldi che non bastano, sono discorsi così noiosi, terra terra… ogni volta che cercavo di riportarlo sulla necessità di affrontare la realtà che economicamente la situazione familiare non reggeva se non perchè io continuavo ad immettere soldi dalla mia eredità…cambiava discorso e manipolando riusciva a farmi sentire quella attaccata ai soldi, che pensava solo ai soldi.
    Che gran delusione, che grande bluff.
    Per anni è riuscito a farmi credere che mi amava… amare è un’altra cosa! è prendersi cura dell’altro e proteggerlo e garantire le sue necessità. Anche quelle “terra terra” come garantirgli un tetto sulla testa, un entrata economica, una continuità e stabilità nella vita quotidiana.
    Se penso al nulla che ha costruito nella sua vita ritrovo tutto quello che ho letto in questo articolo. Il sentirsi grandioso e al di sopra degli altri, il credere di non aver bisogno di doversi “sporcare le mani” come gli altri per costruirsi un percorso e una carriera, il pensare che tutto è dovuto non si sa a quale titolo.
    PS: sarà perchè si sente sporco dentro, che negli ultimi anni è diventato oltre che ipocondriaco anche ossessionato dall’igiene e dallo sporco?

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