Lo smantellamento degli stereotipi sulle vittime di maltrattamento: essere rimasti a lungo non vale come misura della forza o dell’intelligenza di una persona

Tratto da Becoming the Narcissist’s Nightmare: How to Devalue and Discard the Narcissist While Supplying Yourself, di Shahida Arabi
Trad. C. Lemes Dias

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Per il mondo esterno, i sopravvissuti sembrano affrontare una decisione facile: lasciare o rimanere all’interno del rapporto con il maltrattante appena subiscono il primo episodio di abuso emotivo o fisicamente violento. Internamente, tuttavia, le prede stanno combattendo con la dissonanza cognitiva, il condizionamento dannoso da rinforzo intermittente, il Disturbo Post Traumatico da Stress oppure i suoi sintomi più complessi, qualche legame traumatico precedente, frutto da relazioni abusive passate o esperienze di maltrattamento/abuso infantile, i sentimenti di inutilità, il legame biochimico generato e l’impotenza appresa – solo per dirne alcuni.

Anche se può sembrare contradittorio, lasciare una relazione abusiva a lungo termine può essere addirittura più difficile che lasciare una relazione che si è dimostrata in qualche modo nutriente, solidale e positiva. Questo perché i predatori narcisisti o antisociali sono padroni del gioco mentale e della manipolazione occulta, persone in grado di negare ogni maltrattamento usando il gaslight, mentre esibiscono al resto del mondo un’immagine falsa di sé a sostegno di questa potente negazione. I sopravvissuti sono, quindi, sottoposti a una battaglia mentale in cui dubitano che la realtà sperimentata costituisca di fatto un abuso – un tipo di dissonanza cognitiva che la società sembra incoraggiare, riversando la colpa sulle vittime.

Ricordate che gli autori di abusi emotivi presentano un Falso Sé affascinante in pubblico, essendo il loro Vero Sé destinato principalmente alle loro vittime in privato – e soltanto dopo che un certo investimento è stato posto nella relazione. Nelle fasi iniziali del processo di seduzione o nel corso della relazione, è probabile che i predatori presentino la loro immagine migliore. Soltanto dopo che hanno “agganciato” la vittima con le loro tattiche di manipolazione occulta, ad esempio attraverso lo specchiamento e il love bombing, è che iniziano a svalutare, svilire e ferire i malcapitati.

In prima battuta, la preda prescelta si ritrova a cercare un modo di elaborare psicologicamente il trauma che questo improvviso “cambiamento” nella personalità dell’altro comporta – un processo che può richiedere mesi o anni a seconda della durata della relazione, della disponibilità delle risorse interne e della strategia di adattamento della vittima stessa, così come della gravità e della natura dei maltrattamenti. Questo è un trauma che può colpire chiunque, indipendentemente da chi siamo stati prima di entrare nella relazione abusiva. Un malinteso comune è che i sopravvissuti agli abusi non avevano un gran fiducia in sé stessi quando hanno incontrato il loro aggressore o lottavano con una bassa autostima. Nel mio libro ho intervistato centinaia di sopravvissuti agli abusi narcisistici che provenivano da svariate situazioni, con diverse storie di trauma e livelli di fiducia variabili. Alcuni soffrivano di scarsa autostima, mentre altri erano in uno stato di grazia quando hanno incrociato la persona narcisista.

Entrambi i tipi di persone si erano dimostrate ugualmente “dominate” dall’abuso traumatico emotivo, psicologico e verbale, che persisteva nel tempo a causa della sua natura segreta, insidiosa e improvvisa delle aggressioni. I due gruppi dichiaravano di essere l’ombra di chi erano un tempo – perché il trauma ha un impatto reale sul cervello, indipendentemente da quanto tu possa essere sicuro di te e nessuno è immune ai loro effetti.

Sebbene il trauma infantile e altre vulnerabilità possano certamente renderci più suscettibili a imbarcarci in relazioni abusive, la verità è che chiunque può essere una vittima, poiché narcisisti e i sociopatici deliberatamente ingannano gli altri con una falsa maschera nelle prime fasi di una relazione. Una volta che i loro partner sono sufficientemente innamorati, iniziano a “svalutarli” e maltrattarli in un modo decisamente orribile.

Questo è un vero trauma che il partner sperimenta e continuerà a sperimentare durante il ciclo degli abusi. I sopravvissuti hanno bisogno di una grande quantità di supporto professionale, comprensione e risorse per iniziare il percorso di guarigione, poiché tendono ad essere in balia della dissonanza cognitiva quando si tratta di abuso. Ricordiamo che il tipo di legame che si instaura è traumatico. Sono un’appassionata sostenitrice dello scioglimento di ogni legame con un partner maltrattante e del contatto zero per riprendere in mano la nostra vita dopo un rapporto tossico. Tuttavia, nello stesso tempo in cui voglio incoraggiare i sopravvissuti a potenziare se stessi dopo l’abuso, voglio anche che le persone capiscano che l’atto di lasciare una tale relazione è raramente così facile come sembra. Non abbandonare ai primi segni non è un’indicazione o una misura della forza o dell’intelligenza di una persona. Ha più a che fare con la gravità del trauma che l’individuo sta vivendo. Questa falsa narrazione di quanto sia facile porre fine ad una relazione totalmente squilibrata ci sta effettivamente trattenendo dalla creazione di spazi più sicuri per i sopravvissuti, in cui si sentano compresi, supportati e in grado di parlare delle loro esperienze. Questo supporto è essenziale per qualsiasi vittima di una relazione abusiva.

Questo è il motivo per cui voglio smantellare gli stereotipi dannosi sul perché i sopravvissuti agli abusi si trattengano più a lungo di quanto aspettato in questo tipo di rapporto, offrendo alcune intuizioni sul perché realmente restino.

Se non siete dei sopravvissuti a maltrattamenti, le ragioni potrebbero sorprendervi perché i motivi sono complessi e legati agli effetti del trauma, ai modi in cui i sopravvissuti agli abusi cominciano a vedersi dopo i fatti e al modo come la società rende molto difficile per loro parlare di cosa abbiano vissuto.

1. IN UNA RELAZIONE CHE È STATA POSITIVA E NUTRIENTE, POSSIAMO AVER AMATO ABBASTANZA LA PERSONA DA LASCIARLA ANDARE SENZA PORTARCI APPRESSO UN SENSO DI MANCATA CHIUSURA

Quando il rapporto è tossico, porre fine alla relazione è una decisione che comporta la paura della ritorsione e l’ansia. Nelle relazioni sane c’è rispetto reciproco e compassione per il sentimento che c’è stato nel corso del rapporto, nonostante tutti gli ostacoli. Anche se è difficile, crediamo che la persona che stiamo lasciando ci rispetterà abbastanza da prendersi il tempo di guarire prima di saltare in un’altra relazione il giorno dopo la rottura, che non ci minaccerà o perseguiterà perché l’abbiamo lasciata (nella mente dei narcisisti solo a loro è concesso di scartarci!), che non ci assalirà violentemente e non metterà in scena una campagna diffamatoria contro di noi, solo perché magari l’abbiamo lasciata prima. I partner che non sono narcisisti o sociopatici molto probabilmente ci lasceranno soli dopo la rottura e non cercheranno di risucchiarci nuovamente soltanto perché hanno bisogno di rifornimento narcisistico. Comprendono i confini e il bisogno di spazio dopo la fine di una relazione. A causa della probabile infedeltà, della manipolazione, dei rimproveri, del gaslight e degli imbrogli – che costituiscono il marchio di fabbrica delle relazioni tossiche – la dissonanza cognitiva che pervade la vittima, così come un senso di permanente dubbio, la impedisce di comprendere chi sia il maltrattante. Tutto ciò provoca nei sopravvissuti un senso di mancata chiusura e di certezza per quanto riguarda la fine effettiva del rapporto con il maltrattante. In primo luogo, comprensibilmente, molte vittime non vogliono lasciare che i loro aggressori si spostino sulla prossima dopo averle traumatizzate, perché temono che la persona successiva possa essere trattata meglio, confermando così il senso di inutilità che è stato instillato nelle loro anime. Possono anche avere una sensazione che viene trascinata all’infinito: quella di aver bisogno di “scuse sincere” oppure di vedere in tutto ciò una specie di “karma”, prima di avvertire di poter veramente lasciare andare il maltrattante. Ovviamente, i sopravvissuti agli abusi scopriranno di poter ottenere un’unicamente una chiusura dall’interno, il che avviene dopo aver concluso la relazione e aver iniziato il lavoro di guarigione e di recupero. Comprendono finalmente che la prossima vittima sarà soggetta agli stessi maltrattamenti, non importa il quanto credano l’esatto contrario – soprattutto quando osservano come il loro predatore tratta la preda successiva, ossia, esattamente come avevano trattato loro nella fase di idealizzazione.

Le scuse di chi abusa non vanno prese sul serio, ma vanno riconosciute per quello che sono veramente: trucchetti per destare compassione o tattiche di hoovering progettate per riportarci nuovamente dentro la dinamica tossica, mai e poi mai segni di un autentico rimorso di coscienza. Ecco perché l’auto-perdono diventa fondamentale.

2. I SOPRAVVISSUTI AGLI ABUSI COMINCIANO A VEDERSI CON GLI OCCHI DEL MALTRATTANTE

Le sottigliezze, le osservazioni condiscendenti, gli abusi vari e la violenza fisica recano alle vittime un senso di impotenza e di insicurezza appresa che trasformano i sopravvissuti in persone timorose, uomini e donne che credono di non essere degne di quello che pensano di meritare. I sopravvissuti agli abusi potrebbero sembrare le persone più fiduciose, di successo e belle agli occhi del mondo esterno, ma sono soggetti a un mondo interiore pieno di paura, di insicurezza e di scarsa autostima a causa del traumatico condizionamento che il/i loro maltrattanti hanno introiettato. Ai sopravvissuti è stato insegnato a vivere con una dieta di briciole costituita da qualche occasionale complimento e sfoggi di attenzione superficiali, fino ad arrivare a raffiche improvvise e momentanee di doni e di lusinghe prima che ogni ciclo di abuso ricominciasse, un trattamento che serviva a ricordare il quanto dovevano “lavorare” per un amore che non sarebbe mai stato incondizionato, un amore che mai potrebbe essere compatibile con vero rispetto e cura. Di conseguenza, è evidente che cercano di confrontarsi con persone che vivono relazioni più felici o perfino con la fantasia su come idealmente i loro predatori trattavano le/gli ex. Si chiedono come sia possibile per i narcisisti collocare le/i loro ex su di un piedistallo e poi chiamarli “pazzi”, si chiedono perché non sono io, quella/o là? Cosa c’è di sbagliato in me?

È certo che il problema non sta in loro, ma nella relazione abusiva che impregna di tossicità la loro vita!

Un maltrattante spesso sottopone la vittima a molti paragoni per tenerla inchiodata alla sua postazione. La convince, in qualche modo, che la colpa per il trattamento ricevuto è unicamente sua (strategia chiamata triangolazione). A causa di ciò, i sopravvissuti cominciando a pensare che, anche laddove fossero le persone più fiduciose, di successo, belle e carismatiche sulla terra, meriterebbero comunque di essere maltrattati dai futuri partner. Ecco cosa fa chi maltratta nelle relazioni intime: addestra una persona a sopravvivere mangiando briciole.

I maltrattanti manipolano le vittime perché godono dei sentimenti di potere e di controllo, non perché le vittime stesse non abbiano meriti. In effetti, i narcisisti maltrattanti provano una gioia particolare quando fanno crollare chiunque abbia le capacità e le caratteristiche che invidiano per rafforzare il loro falso senso di superiorità.

A causa del sistema di credenze distorto che si sviluppa dopo l’abuso, i sopravvissuti sentono che terminare la relazione conferma paradossalmente la visione che il narcisista ha di loro. Associano la fine della relazione a un fallimento che appartiene esclusivamente a loro e alla propria incapacità di conquistare l’affetto di qualcuno che è riuscito a impiantare nel loro cervello la fantasia di essere una sorta di “premio”, semplicemente facendosi idealizzare per poi giocare a nascondino. I predatori narcisistici si fanno caldi e freddi per tutta la durata di una relazione intima per far sembrare che il problema siete voi e non loro. I sopravvissuti lottano per vincere il gioco dell’affetto creato dal maltrattante, soprattutto se sono inclini alle abitudini, alla paura del rifiuto e dell’abbandono. Le cose terribili che un maltrattante in qualche modo li fa non sono paragonabili al dolore di essere abbandonati, anche dopo essere stati maltrattati: è quasi come se l’abbandono provasse la loro pseudo “indegnità”.

Una “indegnità” che è stata fabbricata dal maltrattante per impedirli di andar via.

Nel percorso di guarigione, i sopravvissuti riscoprono il loro sé autentico e imparano come abbandonare le abitudini tossiche che sono state instillate in loro dal maltrattante e/o durante l’infanzia. Allora cominciano a reclamare il loro valore. Un valore che non dipenderà più dalle interazioni sociali e relazioni romantiche che mettono in piedi.

È una delle esperienze più liberatorie ed efficaci, ciò che porta loro finalmente ad abbandonare un maltrattante e portare avanti il contatto zero a vita.

Ricostruire la vita dopo l’abuso non è facile, ma si tratta di un’esperienza incredibilmente trasformativa.

3. LA FINE DELLA RELAZIONE TOSSICA SIGNIFICA PER UN SOPRAVVISSUTO AFFRONTARE LA REALTÀ DI TUTTI I TRAUMI CHE HA VISSUTO, DA SOLO E SENZA MECCANISMI DI DIFESA PROTETTIVI CHE LO IMPEDISCANO DI VEDERE LA GRAVITÀ DEL TRAUMA

Anche se questa non è sempre una scelta consapevole, a seguito del trauma i sopravvissuti agli abusi tendono a razionalizzare, minimizzare o negare i maltrattamenti per evitare il dolore della dura realtà che stanno vivendo. Tutto ciò può portarli all’amnesia selettiva, di modo che si ricorderanno soltanto i “bei tempi” con il loro maltrattante. Possono addirittura sperimentare ancora una volta il meccanismo di difesa della dissociazione che ha consentito loro di sopravvivere durante i periodi di peggior maltrattamento. Stare nella relazione abusiva permette ai sopravvissuti di impegnarsi ancora con “il lato buono” del rapporto, mentre si proteggono psicologicamente dal dover affrontare il trauma che comporta guardare in faccia la realtà.

Poiché narcisisti e sociopatici tendono ad essere eccellenti maestri del gaslight, dell’adulazione e persino del sesso, creando certi legami piacevoli che sembrano superare il dolore sperimentato nel corso della relazione tossica. L’amnesia diventa una forma allettante di protezione psicologica dai propri demoni, essendo aiutata dalle prestazioni occasionali dell’abusante, dal suo essere apologetico, gentile, premuroso e compassionevole negli intervalli positivi del ciclo di abuso. La dissociazione, d’altra parte, spesso non è intenzionale da parte del sopravvissuto. Il meccanismo della dissociazione avviene in modo del tutto naturale in risposta agli eventi traumatici. Dobbiamo comprendere che la realtà dei legami che instauriamo con i nostri maltrattanti sono basati su traumi che hanno poco a che fare con la cura, l’amore o il rispetto. Hanno, invece, a che fare con l’illusione creata e impiantata da soggetti narcisisti. La fine della relazione è resa ancora più difficile se esiste un trauma derivante da relazioni precedenti o dall’infanzia. È un dato di fatto: i bambini che crescono assistendo alla violenza domestica all’interno della propria famiglia sono stati segnalati come più soggetti a diventare vittime di relazioni abusive. Questo perché hanno la tendenza a normalizzare la situazione abusiva a causa dei comportamenti che inconsciamente hanno modellato sin dall’infanzia.

Potremo identificarci con il genitore vittima, forse abbiamo promesso a noi stessi che non saremmo mai diventati come lui, solo per aver scelto inconsciamente un partner che ci ha permesso di tentare di “aggiustare” il nostro passato, riparandolo. Sulla base di ciò che sappiamo per quanto riguarda gli effetti del trauma sullo sviluppo del cervello in età pre-adolescenziale, l’idea che un essere umano che abbia testimoniato sin dall’infanzia episodi di violenza e di abuso non subisca alcun tipo di influenza psicologica è dubbia. Pensare che qualcuno non subirà lo stesso tipo di trauma in età adulta (specialmente quando l’abbia già vissuto durante l’infanzia) è ancora più improbabile. Dopo la fine di una relazione tossica, i sopravvissuti hanno il grande privilegio di scoprire i loro traumi passati e di elaborare quello che hanno appena vissuto, iniziando a lavorarci sul nuovo per sanare anche il vecchio. La fine di questa relazione è in realtà un’opportunità d’oro per guarire da ferite che non sono mai state cicatrizzate.

Quando la paura di essere lasciati soli con il dolore è stata superata – il sopravvissuto ha lo spazio e il tempo per agire, pensare e sentirsi autonomamente al di fuori delle dinamiche tossiche della relazione.

4. LA SOCIETÀ FA VERGOGNARE I SOPRAVVISSUTI AGLI ABUSI AMPLIFICANDO LA VOCE CHE SIA COLPA LORO E QUESTO PUÒ CREARE OSTACOLI A UNA RETE DI SUPPORTO FORTE E CONVALIDANTE.

Come risultato degli stimmi associati all’essere e al rimanere in una relazione abusiva oltre i primi segni di sfacciata mancanza di rispetto, molte persone che non hanno vissuto relazioni abusive sono inclini a giudicare i sopravvissuti. Come possono rimanere in queste condizioni? Si chiedono. Perché non hai lasciato la prima volta che ti ha fatto del male? Sei sicuro che sia davvero un “abuso”? Dubitano e danno la colpa alla vittima per aver “dormito”. Sono accuse che lasciano i sopravvissuti agli abusi incredibilmente isolati nella loro situazione e alienati dalle proprie reti di supporto. La domanda su “perché non te ne sei andato?” può ulteriormente persuadere i sopravvissuti a cercare il falso conforto nella relazione distruttiva: alla fine preferiscono rimanere piuttosto che parlare e rischiare di vergognarsi, essere stigmatizzati, giudicati, messi in discussione dalle stesse persone che supponevano di essere in grado di prendersi cura di loro – amici, famiglia e persino il sistema giudiziario. Ecco una riflessione: se la società smettesse di vedere i sopravvissuti agli abusi in ​​una luce così negativa e giudicante, in realtà potrebbero essere più propensi a denunciare la violenza domestica. Quando gli amici dei sopravvissuti adottano una mentalità di compassione e comprensione, piuttosto che un giudizio ignorante, consentono loro di ottenere il sostegno di cui hanno bisogno per sentirsi meno soli dopo la fine della relazione. La domanda su “perché non te ne sei andato?” può solo ulteriormente convincere i sopravvissuti ad accomodarsi nel falso conforto di una relazione violenta, perché preferiscono rimanere piuttosto che scegliere di parlare e rischiare di provare vergogna. Il fatto è: chi non ha mai avuto una relazione con un partner maltrattante non sa veramente in cosa consiste un’esperienza del genere. Inoltre, è abbastanza difficile prevedere cosa farebbero nella stessa situazione. Trovo che molte persone – anche tra coloro che hanno voce in capitolo sul tema – non sappiano nemmeno spiegare bene cosa farebbero nella stessa situazione e spesso non abbiano idea di cosa stiano parlando, semplicemente perché non hanno mai avuto un partner maltrattante.

Annullando l’esperienza del sopravvissuto queste persone finiscono per difendere un’immagine di loro stessi che si identifica con la forza, non rendendosi conto che le persone che sopravvivono ai maltrattamenti sono spesso quelle più forti se guardate dall’esterno. Eppure vengono sminuite, criticate, umiliate e svalutate, nonostante la loro storia di sopravvivenza agli abusi e maltrattamenti. Chi giudica spesso ha poca o nessuna esperienza di vita riguardo a queste situazioni, tuttavia si sente piuttosto a proprio agio mettendo a tacere le voci delle persone che sono state effettivamente lì. Mentre essere un sopravvissuto può a volte allontanarci dalla società, serve anche a darci un’intensa connessione con gli altri sopravvissuti, in interazioni piene di comprensione e compassione.

Abbiamo la capacità di offrire empatia e intuizione agli altri ad alti livelli, cosa che molti non sono in grado di fare.

I sopravvissuti al viaggio della guarigione imparano come usare le loro voci, connettersi con comunità alternative e raggiungere coloro che sono stati lì.

5. NON SONO PSICOLOGICAMENTE PRONTE A LASCIARE L’ALTRO

Tony Robbins fa un’osservazione astuta nel suo libro Awaken the Giant Within: interrompiamo una cattiva abitudine o comportamento quando il dolore di esso supera di gran lunga qualsiasi piacere o ricompensa. Mentre questa affermazione potrebbe sembrare un po’ troppo semplicistica per una teoria da applicare alle complesse dinamiche delle relazioni abusive, spesso si rivela la realtà se prendiamo il momento esatto in cui i sopravvissuti decidono di andarsene.

Considerando che ci sono molti fattori psicologici che possono bloccare i sopravvissuti agli abusi e alcune barriere esterne importanti, come la dipendenza finanziaria, avere dei figli con il partner aggressore, la minaccia della violenza fisica o una combinazione dei motivi di cui sopra, l’intenzione della vittima di abbandonare il maltrattante lavora con degli ostacoli reali.

Possiamo pianificare quando partire e come partire, fantasticare su quel momento, ma di solito ci sono un paio di fattori che rimandano la fuga. Nessuno dei migliori consigli al mondo può convincerci finché non sentiamo quella trasformazione interiore e finché non raggiungiamo quel punto di svolta in cui diciamo a noi stessi: “Ne ho avuto abbastanza. Sono pieno di tutto ciò. Merito di meglio”.

Quel momento spesso viene dopo un’esperienza di estremo dolore – un punto di svolta quando abbiamo raggiunto la soglia del dolore, qualunque essa sia. Sfortunatamente, finché questa decisione non viene presa dalla nostra bussola interna, oltre a ricevere il sostegno altrui c’è ben poco che possano fare per intervenire e aiutarci.

La decisione deve venire dal sopravvissuto – e poiché lui o lei sono stati derubati delle loro scelte per così tanto tempo, potrebbe essere proprio questa la prima decisione potente che fanno dopo molti anni. Una volta che la decisione è stata presa e sono state adoperate alcune misure per mantenere il contatto zero, la partenza definitiva diventa la prima effettiva vittoria dei sopravvissuti. Il punto di svolta, qualunque cosa fosse, li ha resi psicologicamente pronti.

I sopravvissuti hanno la capacità di ripristinare il controllo della loro vita e di riacquistare il potere su di essa quando hanno la forza di abbandonare un partner maltrattante senza voltarsi mai più indietro: hanno imparato tutto ciò che possono dall’essere nella relazione e sono pronti a iniziare la loro guarigione.

29 pensieri su “Lo smantellamento degli stereotipi sulle vittime di maltrattamento: essere rimasti a lungo non vale come misura della forza o dell’intelligenza di una persona

  1. Le tue parole mi aiutano moltissimo. La mia guarigione e’ lunga e difficile, dopo anni di maltrattamenti. Sono fortunata unicamente perche’ non ho mai perso di vista la realta’ della mia situazione, nonostante sia rimasta in quella relazione tossica. Questo mi ha permesso di dire basta e di allontanare il mio compagno abusante. Sono solo disgustata dalle persone a cui ho raccontato la mia storia, come dici tu, non possono capire cosa significa vivere un’esperienza del genere, e troppe volte mi sono sentita dire che potevo scegliere di chiudere con lui fin dall’inizio. Mi e’ stato detto di tutto e di piu’, anche che io abbia delle colpe. Non ascolto nessuno, so solo che posso distinguere il bene dal male, e vedere chiaramente che purtroppo, alcuni soggetti sono disturbati mentalmente e dannosi per gli altri.

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    1. Cara Flavia, così come manipolano i loro partner, questi soggetti assolutamente disturbati raggirano e imbrogliano il loro ambiente con enorme facilità grazie ai piccolissimi favori e gentilezze che elargiscono a destra e a manca. Investono molto tempo e energia nella formazione della loro corte di adoratori, cosa che nessun essere umano sano di mente si preoccupa di fare per aver scelto di contare sulle proprie potenzialità, anziché mettersi a generare dipendenza nelle conoscenze (anche superficiali che fa in giro) per campare meglio. L’indipendenza e l’autonomia delle persone non disturbate è una caratteristica tra le più invidiate dai narcisisti, ecco perché provano a ridurre ogni partner potenzialmente bravo, già affermato o talentuoso in uno “zero a sinistra”. Finché che non lo prosciugano completamente da ogni energia continuano a ferirlo. Ecco perché dopo l’abbandono (a prescindere da chi dei due ha lasciato) fanno ritorno dopo un po’, ma solo per tastare il terreno e certificare che è rimasto fertile, così da seminare ulteriore follia per dargli il colpo di grazia che spalancherà finalmente per loro, i narcisisti, le porte della depressione del partner prosciugato, auspicando che ogni luce si spenga in lui per mai più offuscare la loro.

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  2. Grazie ,grazie e grazie ancora,tutto vero fino all’ultima parola tua.Si vogliono distruggere persone superiori a loro,perché loro sono le tenebre. (guardavo il suo giardino,la tana dei serpenti,tetro come lui,un senso di disgusto)Fanno il caldo e freddo e capisci di mollare quando ne
    hai pieno il contenitore emotivo.Anche se in dissonanza ho fatto come la rana bollita;ma non sono bollita e sono saltata dal calderone.10 mesi di no conctact,cerca in cucù di agganciare dei miei contatti triangolando e seminando briciole con scimmie volanti.Quando lo vidi la prima volta la mia sensazione?Disgusto e scappare.Perché ho intavolato una breve storia?love bombing e dissonanza?Ma perché con altri non sarebbe successo, essendo io forte di
    carattere,ci sta la dipendenza affettiva
    riconducibile all’infanzia,ok Ma perché lui ed altri non sarebbero
    nemmeno arrivati fin lì?Ciao CLAUDILEIA e grazie ancora

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  3. Oltre ad associarmi a quanto detto da chi mi ha preceduta, aggiungo e sottolineo il grande senso di solitudine e di sensazione di pazzia che si prova grazie all’incomprensione che circonda le vittime di questo abuso.
    Personalmente, ho dovuto subire anche l’atteggiamentO superficiale dello psicologo a cui mi sono rivolta: per lui, la mia era una ossessione dovuta a traumi del passato e da lì non si è mosso. Ho perso mesi preziosi per ritrovarmi a combattere da sola con lo stesso iniziale dilemma dissonante: “ma sono io che ho equivocato o ho incontrato un vero narcisista?”
    Ecco, definire insieme alla vittima chi è la persona che ha avuto davanti è fondamentale. Altrimenti come si fa a cominciare il processo di guarigione?
    Sono rimasta ancora più mortificata perché confidavo nella terapia, visto che nemmeno gli amici sono riusciti a capire e continuano a dire che non si capacitano del fatto che una come me non riesca a riprendersi da questo trauma.
    Questo blog e i suoi articoli sono di grande aiuto e ringrazio le persone che vi si dedicano e colei che l’ha fondato.
    Confido infine di poter guarire presto e tornare qui a darvi il mio personale messaggio che sto meglio.
    Un abbraccio

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    1. Cara Speranza, infinite grazie per le tue parole e testimonianza! Ecco perché è importante parlare chiaramente di questo argomento, informarsi su chi sono questi individui e il tipo di terapia da cercare. Ti abbraccio fortemente e benvenuta!!

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      1. Sono io che ringrazio te.
        Credo che l’evoluzione della società abbia fatto emergere un sacco di persone con queste caratteristiche. Il fatto – come nel mio caso – che non si sia sfociati nella violenza o nella persecuzione (“fortunatamente” questo individuo è sposato e quindi non può agire così liberamente) non rende meno umiliante la mancanza di rispetto, lo sfruttamento emotivo e fisico, il trattamento come se fossimo oggetti.
        Per chi vive nel mondo normale come me, ci vogliono mesi e mesi per capire. Ero incredula, ancora oggi lo sono. E non sono certo una persona che vive sulle nuvole e senza senso della realtà.
        Resta il fatto che per questa persona ho fatto soffrire le persone che amo di più e ho mortificato me stessa, accettando le briciole che mi concedeva quando aveva voglia o gli era possibile.
        In tutti gli altri momenti, un quotidiano invio di messaggi a chiaro contenuto sessuale, come a dire “sei un giocattolo, non meriti nemmeno un ciao, come stai, ma solo di essere trattata come un oggetto. Prendere o lasciare”
        Ho bloccato i contatti a settembre, mi ha ricontattata usando altri metodi, ci sono ricascata, per poi bloccarlo nuovamente.
        La ricaduta, se possibile, è stata ancora peggiore e ora capisco quando si raccomanda il totale e definitivo no-contact.
        La psicoterapia non mi ha aiutata, ma forse il professionista non era specializzato in questo ambito. Mi sono ripromessa di cercarne uno nuovo per uscire da questo autentico buco nero.

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      2. GRAZIE! Grazie al forum e grazie a tutte le testimonianze.
        Tra pochi giorni festeggero’ il compleanno dello ‘scarto’ e festeggero’ con gioia. Mi ricordo come stavo: la ‘tremarella’, i sudori freddi, il mal di stomaco, l’angoscia. Leggendo, allora, le testimonianze di chi aveva iniziato il percorso di guarigione, che raccontava quanto fosse meraviglioso riscoprire la gioia della serenita’ , la tranquillita’ del ritrovato equilibrio e tutto il resto, pensavo che io non ce l’avrei mai fatta. Ed invece oggi sono qui a testimoniare che ne sono quasi totalmente fuori, grazie a voi, ai pochi amici che mi hanno creduto, al supporto della psicoterapia (ho cambiato 3 psicoterapeuti: cercavano il trauma infantile, che senz’altro c’era, ma intanto stavo morendo dissanguata! Chiedevo di suturare intanto la ferita e poi lavorare sul passato…) alla ritrovata gioia di vivere e, soprattutto, alla forza del no-contact, alla capacita’ di rimanere in disparte quando il mostro ha tentato una serie di riagganci con i mie famigliari e con i miei figli, a Natale!
        Ce l’ho fatta! E ce la farete anche voi, giuro!
        Un grazie speciale a Claudileila, per i suoi suggerimenti e a Guglielmo, che ai tempi ha risposto con competenza e affetto alle mie osservazioni su questo forum.
        Forse la strada e’ ancora lunga ma sento gia’ l’odore della primavera!
        Un abbraccio a tutte/i

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  4. Questo articolo è superlativo e spiega bene non solo il fatto che arriva un momento in cui prendiamo finalmente la decisione di lasciare la persona che ci “maltrattava” ma anche la difficoltà di portare avanti questa decisione….io sono otto mesi che me ne sono andata ma il mio ex marito non mi lascia andare e mi crea ansia dubbi angoscia…in alcuni momenti come è scritto anche nell’articolo viene il pensiero assurdo di tornare indietro perchè la sofferenza di non sentirsi capiti di sentirsi dire che lui è ridotto uno straccio e poi nel mio caso dato che abbiamo due figlie in comune il fatto di doverlo vedere o sentire mi crea tanta tristezza lui ribadisce che io ho buttato tutto via che si potrebbe riprovare e continua e mi distrugge lentamente….questo blog mi aiuta davvero tanto e spero di farcela

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    1. Cara Anna, certo che ce la farai. Oramai il tuo corpo e la tua mente non accettano più la condizione di schiavitù. Il tuo ex marito continuerà a rivendicare potere e controllo su di te come un bambino piccolo avvalendosi di tutte le arme del suo arsenale: il pianto da coccodrillo, i sensi di colpa, la triangolazione con le figlie, la pressione delle scimmie volanti, l’intimidazione velata e poi la rabbia cieca quando nulla funziona. Hai fatto tantissimi progressi! Tornare indietro sarebbe auto distruggersi. È evidente che i suoi piagnistei sono un alibi per far vedere agli altri il quanto è “innamorato” di te nonostante gli anni di matrimonio, le figlie, ecc. È solo una scusa per dimostrare al mondo che sta provando a “salvare il matrimonio”. È puro teatro, tutto qui. Uno spettacolo che ha creato a DOC per giustificarsi quando introdurrà con nonchalance la prossima vittima. Quando questo accadrà la sua corte di sostenitori avrà il seguente pensiero: “Meno male che ha superato l’abbandono, POVERO!”. Tira dritto e lascialo al suo sceneggiato da telenovelas messicana. Mettiti un paio di pantofole e guardalo mangiando tacos e guacamole! Un abbraccio forte. Ti sto vicina.

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  5. Speranza non c’è alcun dubbio che non fosse un narcisista.Esatto:senso di solitudine e senso di pazzia; ciò che si prova in astinenza,senza contare l’ossessione continua e costante nel nostro cervello di loro.Io sono del parere che più di uno psicoterapeuta,ci voglia,molta
    informazione molto tempo e un no
    contact tombale.Non è facile ma
    passata questa fase,( almeno 12 mesi
    come minimo ed è vero)si può
    incominciare a respirare un po’, anche
    se la nostalgia del mostro,affiora ma e
    meno traumatica,Il tempo è una terapia fondamentale per guarire da questa droga iniettata a doc.i

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  6. @Luisa – grazie per le tue parole.
    Infatti invoco quotidianamente il passare del tempo per dimenticare. E converrai che è una vera follia chiedere all’orologio di correre.
    Informarsi è fondamentale, prima di questo episodio non sapevo nemmeno dell’esistenza di questa patologia e ci sono arrivata “interrogando” Google.
    Ce la faremo.

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  7. Un anno e 11 mesi e il ricordo è meno doloroso. Ancora non sono fuori, ma penso di non essere lontana dalla guarigione. No contact assoluto e ho evitato completamente le zone in cui potevo incontrarlo anche per caso. Spero di uscire totalmente dalla devastazione psicologica.

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  8. Salve,
    leggere tutto questo mi da speranza.
    In due anni, lui ha cambiato numero di telefono almeno 10 volte, ovviamente ha trovato il modo di farmelo riavere. Mi ha distrutto moralmente. Sono un operatore della salute mentale, ma non ho saputo vedere che il mio partner era malato. Mi sento tradita, umiliata e devastata psicologicamente. Ogni tanto mi viene la voglia di vederlo e sentirlo, piango e mi dispero. Lui ha un’altra che venti anni più grande di lui. All’inizio della nuova storia, mi chiamava per dirmi che stava andando da lei. Mi chiamava per dirmi che era stato bene con lei. Poi mi ha ricercato e ha detto che questa non era niente per lui. Mi dice che i suoi tradimenti sono stati per rabbia, perche’ io non gli do abbastanza amore. L’ultimo messaggio prima di cambiare numero, mi ha insultato e mi ha consigliato di uccidermi, tre giorni prima mi ha detto che il suo amore per me era grandissimo. Adesso sto male e vivo le mie giornate aspettando che mi chiami. So che non dovrei aspettarlo e sono consapevole di questo, ma in alcuni momenti sento un forte desiderio di rivederlo. Vorrei cancellare tutto, ma non ci riesco.

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    1. Il mio np ha una compagna di 20 anni più grande di lui e la sua amante è una terapeuta…leggendo il tuo messaggio mi sono chiesta se sia lo stesso np

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  9. Lui ne aveva alcune di 23 anni piu’ di lui e 12meno di lui, 17 di più di lui, 10 più di lui,3 meno di lui ecc.Era un harem pazzesco queste quelle di di cui mi aveva parlato, poi altre ancora di cui non so l’esistenza.Ragazze un minotauro,altezza media 1.72 Non brutto, ma nemmeno chissà che,Rozzo.Ditemi voi che potere ha il love bombing tanto!! Ovvio poi gioca anche il fatto dell’attrazione a pelle.

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  10. Claudileia, secondo te perché quando gli ho confessato di amarlo ancora e chiesto se ci potesse essere ancora una speranza non mi ha detto subito che stava con quell´altra? Io sono stata una stupida a restare cosi a lungo in una storia che non c´era… però non capisco perché non mi abbia detto la veritá avendo cmq giá intenzione di allontanarsi?!?! Perché tanta freddezza, tanta ipocrisia se non aveva piú interesse nei miei confronti? Paura di ferirmi? Non credo…
    Ok, non stavamo piú insieme però abbiamo passato insieme tutta l´estate e non si é nemmeno degnato di dirmelo…

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    1. Cara Jasmine, perché un narcisista non scarta mai nessuno del tutto. TUTTI possono SERVIRE ed essere UTILI “PRIMA O POI”. Ragioniamo insieme: cosa avrebbe guadagnato lui dicendoti la verità? Ovviamente il tuo TOTALE ALLONTANAMENTO. Nessun narcisista vuole questo. Ciò che vogliono è AVERTI A DISPOSIZIONE QUANDO HANNO BISOGNO DI SESSO, SOLDI, DUE ORECCHIE PER SENTIRE LE LORO LAMENTELE, OCCHI ADORANTI, EX AMANTI DISPOSTE A FLIRTARE CON LORO, ALTRE DISPOSTE A TRIANGOLARE CON LE NUOVE. Quindi, cara Jasmine, lui non ti ha detto la verità perché TU puoi essere utile ai suoi propositi, soprattutto e a maggior ragione perché hai confessato di “amarlo ancora”. Cosa significa per un narcisista sentirsi “amato” dalla sua ex? Significa semplicemente poter usare e abusare di lei quando pare e piace con la scusa di sentirsi troppo “confuso” per tornare da lei, “non ancora pronto” per ciò che vuole lei, e bla bla bla…

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  11. Però allora perché ha rotto tutti i contatti? Alla fine, da quando si é messo con l´altra non si é piú fatto vivo e penso che le sue intenzioni fossero quelle di farmi capire che non voleva piú avere rapporti di nessun genere con me, quindi non credo abbia avuto “paura” di un allontanamento. Quando io gli ho detto di amarlo ancora stavano giá insieme e i contatti erano giá rotti, quindi avrebbe anche potuto dirmi la veritá. Il colmo poi é stato sentirmi dire che sono IO quella fredda!!!!!!!!! Io non discuto il fatto che ora lui stia con lei ma più che altro mi é rimasta una grandissima delusione sul fatto che non si é nemmeno degnato di dirmi la veritá. Come se questo gesto avesse confermato il poco valore che ha dato a tutto!

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    1. Ha rotto i contatti perché ORA sta idealizzando l’altra esattamente come ha fatto con te. La dinamica è la stessa. Ripeto: quello che lui HA DETTO non corrisponde mai al vero. Quando lui dice che tu sei “quella fredda”, lo fa per portarti a pensare, a credere di esserlo veramente. SEI TU a rendere reale ogni cosa dice lui con i tuoi dubbi su te stessa. Lui ora ti ha convertito in una vecchia fonte di nutrimento, quindi si sente autorizzato a tornare quando vuole. Ti chiedo: hai cambiato numero o sei tuttora disponibile in qualche modo? Per un narcisista finché che non cambi numero sei disponibile, anche a distanza di ANNI.

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  12. Non ho cambiato numero perché sono dell´idea che questo atteggiamento gli possa far capire che sono delusa e che porto rancore nei suoi confronti. Io non l´ho piú chiamato ma lui a Natale mi ha mandato gli auguri (!!!!!)… e io non ho risposto. Non voglio dargli la soddisfazione di fargli sapere del mio malessere… penso sarebbe solo un´ulteriore vittoria per lui.. Giá sicuramente se la ride alle mie spalle ritenendomi una stupida ingenua (quale sono…).. non voglio che venga a sapere che ci sto ancora un po´ male. Gonfierebbe ulteriormente il suo ego

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    1. Cara Jasmine, il contatto zero serve a te, a prescindere da cosa “lui pensa”. È per il tuo bene. Purtroppo finché non fai saltare il ponte completamente attenderai una sua chiamata, ecco perché è deleterio mantenere lo stesso numero.

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  13. Ciao a tutti. Scusate la domanda che vi parrà ingenua, ma mi frulla per la testa in una nube di incredulità: se per studiare il condizionamento a rinforzo casuale c’è voluta la ricerca di scienziati da Pavlov a Skinner, come possono persone che non per forza si interessano di psicologia applicare strategie così raffinate? Come può essere una cosa che si trovano a compiere senza averla pianificata, in quanto vittime di un disturbo di personalità? E se è consapevole e pianificata, basta il disturbo di personalità a spiegare tanta metodico sadismo? E come possono l’umoralità e la volubilità del narcisista – che non ha nemmeno un oggetto costante – non rovinare i suoi piani di distruzione? Si tratta quindi sempre di una persona molto intelligente e colta? Sarebbe ugualmente disturbata senza queste facoltà e risorse? E se ha queste risorse, perché resta ciò che è?

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    1. a) I soggetti affetti da narcisismo patologico e da psicopatia sono grandi osservatori e iniziano da bambini a prendere appunti mentali su come si comportano gli adulti per ottenere un determinato risultato. Non si tratta di avere una intelligenza sopra la media, ma dell’abilità di memorizzare come meglio manipolare gli altri SIN DA BAMBINI. E’ lo stesso meccanismo per il quale è meglio cominciare ad allenarsi in uno sport o nella pratica di uno strumento sin da piccoli se vorrai eccellere nell’ambito che ti piace. Ecco, se inizi a mentire e a manipolare sin da piccolo, perché magari uno dei tuoi genitori oppure entrambi lo fanno, in età adolescenziale avrai accumulato un bel po’ di strategie di raggiro da perfezionare a posteriori; nel caso della psicopatia, i tuoi genitori possono essere due persone stupende. Infatti, lo psicopatico non dipende dell’ambiente per imparare a manipolare. Al contrario del narcisista patologico, lo psicopatico nasce così. b) un soggetto disturbato non ammette di avere un disturbo, quindi per lui/lei il suo modo di essere è normale, naturale e invidiabile, perché lo rende agli occhi degli altri più furbo, il migliore nell’arte del raggiro. Non a caso, a forza di mentire agli altri e a se stesso, finisce per non conoscere un altro modo di vivere. Quindi, nella loro mente le bugie fanno parte di una strategia di sopravvivenza, ossia, vengono dette anche quando non c’è alcun bisogno di dirle. Anche quando pianificano azioni distruttive, dopo averle compiute subito dimenticano di averle fatte, passando ad altre azioni che possono essere distruttive oppure no. L’importante è sconfiggere la noia, perché equivale alla morte; c) A volte la volontà di ferire gli altri è consapevole e pianificata, come nel caso delle separazioni molto conflittuali da soggetti perversi, in cui il perverso accusa deliberatamente il partner di cose orribili pur di ottenere ciò che vuole. Es. accusare un partner che sai per certo di essere innocente, di aver compiuto abusi sessuali sui propri figli. Ecco, un soggetto affetto da disturbo narcisista di personalità, borderline o psicopatico può scendere a questo livello senza esserne minimamente sconvolto dell’effetto che simili accuse avranno sulla prole; d) un soggetto narcisisticamente disturbato, diversamente dallo psicopatico (che pianifica la distruzione dell’altro con dovizie di particolari e non si ferma finché l’obiettivo non è raggiunto) è DISORDINATO. Quindi, il narcisista, se mentre sta distruggendo una persona si annoia o trova qualcos’altro di più divertente da fare, al contrario dello psicopatico, si ferma e passa ad altro. Come ben sai, sono soggetti a cui manca la costanza dell’oggetto, quindi POSSONO DESISTERE DELLA PREDA PER VOLTARSI VERSO ALTRI OBIETTIVI PIU’ INTERESSANTI DAL SUO PUNTO DI VISTA. Purtroppo, l’unico modo di liberarsi di un narcisista patologico, evitando che diventi magari uno stalker, è sperare che trovi un’altra preda. E’ terribile, mi rendo conto. e) Intelligente e colta? ODDIO, RARAMENTE LO SONO. Buona parte di loro è talmente superficiale da usare l’intelligenza unicamente nelle strategie di raggiro. Colti? Dipende da ciò che fanno. Possono approfondire qualcosa unicamente in uno o due ambiti, ma pur sempre per ottenere ancora più nutrimento narcisistico di quel che hanno accumulato negli anni. Non studiano perché hanno una passione per qualcosa, ma perché l’oggetto dei loro studi magari attrae una grossa quantità di nutrimento narcisistico, ovvero, vogliono essere AMMIRATI e quindi s’impegnano per ottenere il risultato che vogliono: gli occhi innamorati di una platea adorante. Se la cosa non funziona, passano ad un altro oggetto di studio, ad un altro progetto, ad un altro partner, e così successivamente, ma senza accumulare la conoscenza e l’esperienza acquisita nella “vita precedente”. La conoscenza viene ingurgitata, ma prima di essere digerita viene subito rigettata. E’ come un vestito che non serve più oppure che usiamo una sola volta. Quindi, si applicano sulle cose ad intermittenza e senza grandi slanci, perché ciò che conta non è la conoscenza in sé, ma quanto nutrimento narcisistico possono ricavare attraverso ciò che fanno; f) le ultime due domande rispecchiano la spiegazione che ho dato precedentemente, ovvero, se fossero persone VERAMENTE intelligenti la loro vita non sarebbe una collezione INFINITA di fallimenti sentimentali e frustrazioni lavorative. RICORDATI: SOLTANTO L’IMMAGINE VALE. Quindi, possono vivere un matrimonio fallito, bianco che più bianco non si può, ma se per l’intera comunità si tratta di un matrimonio perfetto conta più lo sguardo della “gente” che l’intima volontà del narcisista di dedicarsi di corpo e anima alle signorine che trova per strada, ad esempio. Quindi è LO SGUARDO DELLA COMUNITA’ a fare da nutrimento narcisistico ed è sempre lo sguardo degli altri a dettare il suo destino. Non è un fatto di moralità, ma di terrore per la perdita del nutrimento che hanno faticato ad ottenere. Quindi, loro restano ciò che sono e dove sono perché fanno un patto col diavolo, come afferma A. Lowen: mascherano la loro totale infelicità ingozzandosi di nutrimento narcisistico a non finire, drogandosi di tutta la roba che trovano, soprattutto dello sguardo degli altri… Ti sembra una cosa da persona intelligente? Un tossicodipendente può pure essere una persona dotata di rara intelligenza, ma finché resta nella sua condizione di tossico prima o poi persino la sua intelligenza se ne va. Per me i geni sono ben altri. Cambiare direzione quando la tua vita va a rotoli, ad esempio, è geniale. Vederla andare a rotoli e dare la colpa agli altri è semplicemente STUPIDO. Spero di aver risposto alle tue domande. Notte!

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      1. Mille grazie. È un modo di intendere l’esistenza che a me pare assurdo, ma devo accettare che esista e purtroppo posso solo sperare di non averci più a che fare in futuro.

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  14. Eppure io ho conosciuto (e ormai anche voi, coi miei racconti, che potrebbero essere infiniti, data la quantità di cose che mi vengono in mente) una n.p. molto… appartata. Nel senso che la presunzione in quel caso si esprimeva proprio in una finzione non solo d’umiltà, ma anche di frugalità… per poi ovviamente tornare sotto i riflettori (ma su questo non dico nulla perché è anche la mia vita). In un certo senso, comunque, si spiega facilmente: chi più nel n.p. si sente avulso dall’uomo comune e dalle frequentazioni? È buffo dar tanto peso e importanza allo sguardo e alla considerazione altrui e insieme non percepire gli altri come uomini ma come oggetti funzionali e nulla più. La chiave è proprio la mancanza d’empatia. E ora che mi ricordo, una volta me l’ha proprio detto (sic et simpliciter): “L’empatia non esiste.” Certo, per te!

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