10 aspetti per riconoscere la sofferenza dei sopravvissuti a rapporti con soggetti narcisisti in terapia

Fonte: https://narcissisticbehavior.net/10-insights-to-understanding-narcissistic-personality-disorder/
Autrice: Christine Louis de Canonville, psicoterapeuta specializzata in salute mentale e Disturbo Post Traumatico da Stress nelle vittime di narcisismo. Opera principale The 3 Faces of Evil – Unmasking The Full Spectrum of Narcissistic Abuse, Ed. Black Card Books, UK
Trad. C. Lemes Dias

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Il comportamento narcisistico è prevalente nella nostra cultura oggi, in realtà sta raggiungendo proporzioni epidemiche (che colpiscono tanto i maschi quanto le femmine), ma molti terapeuti (psicoterapeuti, consulenti, coach’s  e tecnici) non sarebbero pronti a riconoscerlo in terapia quando i pazienti si presentano con quella che viene ora definita Narcisistic Victim Syndrome (NVS). Per essere in grado di lavorare efficacemente con l’abuso narcisistico delle vittime, è fondamentale che il terapeuta comprenda innanzitutto cos’è il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), quale sia la causa e quali siano i comportamenti insidiosi. Non riuscire a capire il comportamento narcisistico estremamente complesso è anche non riuscire a capire l’inferno psicologico che il paziente sta attraversando. Una volta compresa la complessità del dolore del paziente abbiamo una visione più chiara, e siamo in grado di far luce sul comportamento narcisistico disfunzionale che ha confuso e beffato il paziente per così tanto tempo. Il comportamento narcisistico è talmente insidioso che costringe la vittima a vivere all’interno di un incubo infernale, in cui cammina sempre sopra i gusci delle uova. Si tratta di una situazione che compromette la sua capacità di discernimento. Per evitare la ripetizione di “lui/lei” in questo articolo, userò il pronome “lui” quando descriverò il tipico soggetto affetto da DNP.

Le seguenti informazioni sono utili per iniziare a comprendere il comportamento narcisistico:

1. RIFIUTO: poiché il narcisista soffre delle ferite principali dell’abbandono, teme il rifiuto più di ogni altra cosa al mondo. A causa delle sue profonde ferite, la sua antenna è allertata al minimo accenno a qualsiasi imminente pericolo di rigetto (reale o immaginario), e farà tutto il necessario per evitare il sentimento di vergogna che porta. Di conseguenza costruisce elaborati meccanismi di difesa tutt’attorno a lui:  mentirà, ingannerà, abuserà e manipolerà in ogni modo possibile per proteggere il suo fragile Falso Sé.  

2. FALSO SÉ: Il narcisista brama disperatamente l’amore, ma allo stesso tempo, a causa della sua paura eccessiva dell’abbandono, del tradimento e del rifiuto, è terrorizzato dall’intimità. Tutto ciò lo porta a preferire restare profondamente solo con se stesso. Non avendo mai imparato l’arte della comunicazione onesta è incapace di formare relazioni sane. Il suo primo oggetto d’amore – e completamente controllabile – a cui attribuisce un arcaico sentire è “se stesso”. Proprio come il mitico personaggio Narciso, egli è diventato l’oggetto del suo stesso desiderio e proietta la sua immagine idealizzata nel mondo attraverso un personaggio, un sé falso, che vede come onnipotente e onnisciente. Sfortunatamente queste immagini sono mistificazioni: semplicemente elaborano opere di finzione che hanno poco o nulla a che fare con la realtà. Ecco perché trasformano gli altri in oggetti, di modo che non rappresentino più alcun rischio emotivo per loro. Nelle rappresentazioni mentali che si fanno le persone che avrebbero un significato importante nella loro vita diventano automaticamente “Fonti di Fornitura Narcisistica”.

3. FORNITURA NARCISISTICA: la fornitura narcisistica si riferisce a quelle persone che forniscono una costante attenzione, approvazione, adorazione, ammirazione, ecc. al narcisista. L’attenzione che ricevono dalla “fonte di rifornimento” è VITALE per la sopravvivenza del narcisista, senza di essa morirebbe (fisicamente o metaforicamente), perché il loro ego debole dipende da essa per regolare la loro instabilità e auto-stima. Il narcisista, però, si percepisce come molto indipendente. Non possono affrontare il fatto che hanno bisogno di qualcuno, perché il bisogno di qualcuno porta con sé la minaccia di essere respinti. Ciò implicherebbe qualche limite al loro potere o significherebbe essere incompleti. Inoltre, non possono tollerare alcun segno di indipendenza e autonomia dalla loro “fonte”, questo serve solo ad infuriarli. La fornitura narcisistica è lì per servirli, quindi cercano di cementare la loro fonte di rifornimento nel ruolo che hanno fatto per loro, e lì rimangono, sotto controllo. Qualsiasi tentativo da parte del fornitore di non rispettare questo ruolo li manda su tutte le furie.

4. RABBIA: il comportamento narcisistico è pieno di rabbia. La rabbia è il modo trovato dai narcisisti per pretendere l’attenzione altrui, poiché tutto deve essere incentrato su di loro, sui loro desideri, bisogni e voglie. La rabbia narcisistica è la rabbia incontrollabile e inaspettata che si verifica a causa di una ferita narcisistica. La ferita narcisistica è una minaccia all’autostima o al valore di un narcisista. La rabbia si presenta in molte forme, ma tutte riguardano uno stesso aspetto: “la vendetta”. È importante sottolineare che la rabbia narcisistica non deve essere confusa con l’odio, (sebbene i due siano simili), perché la rabbia del narcisista non è necessariamente causata da una situazione che in genere provoca rabbia in un individuo. La loro è una rabbia che spaventa le persone. Vedere la paura sul viso degli altri fa sì che il narcisista senta di aver vinto, fa sì che si senta ancora più potente e nel controllo della situazione, e questo soddisfa anche la sua natura sadica. La rabbia sostiene e copre le loro distorsioni cognitive, la frammentazione, la dissociazione, lo sviluppo emotivo arcaico, il loro pensiero in bianco e nero, il loro Falso Sé, la loro grandiosità, il loro bisogno di attenzione (anche se negativo), il loro bisogno di essere giusti e la loro mancanza di empatia. In breve, per un narcisista la “rabbia” ospita le azioni necessarie alla sua difesa dal mondo ostile (ad esempio divisione, svalutazione, proiezione, identificazione proiettiva, ecc.), tuttavia queste difese, come un’arma a doppio taglio, rendono qualsiasi vicinanza o intimità IMPOSSIBILE, sia intenzionalmente che involontariamente. Tuttavia, è la rabbia a dare loro l’impressione di riprendersi il controllo ogni volta che hanno paura di perderlo.

5. POTERE E CONTROLLO: nella sua esistenza quotidiana un narcisista cerca di dominare ogni individuo e gruppo con cui interagisce, sia che si tratti dell’ambiente domestico, di un luogo di lavoro o negli eventi sociali. Il suo potere non è “potere con”, ma piuttosto “potere su” tutto ciò che esamina. Il suo potere e controllo è il suo trampolino di lancio per l’abuso verbale ed emotivo. Ad esempio, mentre impone restrizioni finanziarie sulla sua famiglia, è libero di prendere decisioni in merito alle spese per se stesso. Quando si tratta della cura quotidiana della famiglia, non prende parte ai compiti umili, tuttavia mina e condanna coloro che svolgono i compiti. La sua energia è spesa per “idee” su come le cose vengono fatte, ma il fare è lasciato alla “plebe” per portare a termine il lavoro e le idee per lui. Mentre il lavoro viene svolto, il narcisista critica e si lamenta, e non riesce a dare credito dove è dovuto il credito. Si convince che è il suo cervello a dirigere il lavoro, senza di lui non si otterrebbe nulla, e non riesce assolutamente ad apprezzare il lavoro svolto da altri. È perso nella sua grandiosità.

6. GRANDIOSITÀ: la grandiosità è in genere la caratteristica più rilevante e discriminante degli individui con disturbo di personalità narcisista. La grandiosità può essere espressa in una sopravvalutazione non realistica di talenti e abilità; preoccupazione per le fantasie di bellezza illimitata, potere, ricchezza o successo; e una credenza nella superiorità irrealistica e unicità. Questo di solito è accompagnato da comportamento narcisistico vanaglorioso, pretenzioso, egocentrico e autoreferenziale. Secondo Gunderson e Ronningstam, in “The Diagnostic Interview for Narcissistic Patients” (Archives of General Psychiatry, 1990), la ricerca mostra che il grandioso narcisista esagera i suoi talenti, capacità e risultati in modo irrealistico. Crede nella sua invulnerabilità o non riconosce i suoi limiti. Le sue grandiose fantasie lo portano a credere di non aver bisogno di altre persone. Avere bisogno degli altri lo riempirebbe di incommensurabile vergogna.

7. VERGOGNA: la vergogna sembra essere la tensione continua tra la grandiosità del narcisista e il suo desiderio di perfezione. Quando la vergogna viene sperimentata dal narcisista, egli si sente inadeguato, imperfetto e inferiore. Narcisisticamente ferito, ora è probabile che volerà in un improvviso risorgere di rabbia mentre si sente smascherato, esposto e vulnerabile all’umiliazione. È sopraffatto dall’ansia perché crede che perderà l’amore immaginato e l’ammirazione degli altri se non è perfetto. Quindi possiamo dire che consapevolmente il narcisista è spinto a fare sempre meglio all’interno delle rigide strutture che ha creato per se stesso; tuttavia, inconsciamente, non può controllare il proprio comportamento, di modo che chiunque gli stia attorno è destinato a soffrire.

8. PERFEZIONISMO: governato da un Falso Sé, il comportamento ossessivo del narcisista pone obiettivi non realistici. Quindi lotta per mantenere quegli obiettivi all’interno della realtà di ciò che percepisce come un mondo imperfetto. Questa pressione che il narcisista mette su di sé deriva dalla sua inesorabile richiesta di perfezione, che naturalmente è necessaria se si vuole mantenere la sua grandiosità e illusione di onnipotenza. Come se non bastasse, poiché il narcisista è governato dal suo pensiero “bianco e nero” o “tutto bene o tutto sbagliato”, può solo vedere i suoi risultati in due modi, o sono visti: come i più grandi successi, o sono visti come i più grandi fallimenti. Non c’è spazio intermedio; quindi non c’è spazio per l’emergere di un processo per l’apprendimento ulteriore. Quindi raggiunge il suo ideale dell’Io positivo (il suo momento Eureka), in cui prova una stima di sé euforica, in cui si piace, in cui può provare un grande senso di realizzazione e camminare nel Mondo con orgoglio. Oppure sperimenta un ideale dell’Io negativo, in cui la sua onnipotenza è minacciata; in cui il suo senso di perfezione e unicità viene messo in discussione. Quando quest’ultimo viene vissuto, il narcisista prova sentimenti di vergogna, vulnerabilità e fallimento; la sua capacità di realizzazione e il suo orgoglio rischiano di essere svalutati, il suo impegno e la sua costanza di perseguire un risultato saranno probabilmente messi in dubbio, poiché è troppo doloroso per lui/lei non essere in grado di vivere come nel suo ideale dell’Io positivo. Ovviamente questo lo farà arrabbiare, ed è probabile che sia travolto da sentimenti di auto-dubbio, auto-disgusto e comportamento auto-repressivo. La vergogna sembrerebbe essere la continua dialettica che genera tensione tra la grandiosità del narcisista e il suo desiderio di perfezione. Quando la vergogna viene sperimentata dal narcisista, egli si sente inadeguato, imperfetto e inferiore. Narcisisticamente ferito, probabilmente passerà a un improvviso attacco di rabbia per sentirsi smascherato, esposto e vulnerabile all’umiliazione.

9. NOIA: i narcisisti hanno un bisogno insaziabile di eccitazione per sentirsi bene con se stessi e sono sempre alla ricerca di brividi. Perché sono così pieni di aggressività, qualsiasi eccitazione li aiuta a bruciare la rabbia furiosa che viene sempre imbottigliata dentro di loro. Certo, la loro aggressività arriva in molte forme, e uno dei loro travestimenti preferiti è la noia. Di fronte alla noia, il narcisista precipita nell’abisso della disperazione dove tocca vecchi sentimenti di impotenza e inadeguatezza nati da esperienze precedenti (ad esempio, può essere un sentimento di inferiorità derivante dall’incapacità di comprendere le lezioni a scuola o come un risultato di essere vittima di bullismo, ecc.). La NOIA crea ansia per loro; semplicemente devasta il loro morale, quindi non la tollereranno per molto tempo. Sono proprio questi sentimenti di noia e di ansia a portare l’individuo a cercare, in primo luogo, la sua “fornitura narcisistica” e, per aiutarlo in questa ricerca senza fine, egli cerca la FAMA.

10. FAMA: uno dei motivi per cui il narcisista ha un insaziabile bisogno di fama è perché lo conduce al GIACIMENTO INESAURIBILE DI LODE e AMMIRAZIONE CHE DESIDERA ARDENTEMENTE per riempire il “divario” della sua infanzia difficile. La vergogna intollerabile vissuta da bambino porta il narcisista a sperimentare sentimenti pervasivi di auto-disprezzo e inutilità. Poiché i dolorosi effetti della vergogna non possono essere regolati, il narcisista sviluppa un modo efficace per non sperimentarlo. Di solito “si separa” da quella parte di sé che sente la vergogna, permettendosi così di “bypassare” i suoi sentimenti. A uno sguardo esterno, vivere senza vergogna implica spudoratezza, oppure assenza di coscienza. La “spudoratezza” funziona in modo tale da dirigere la vergogna verso l’esterno, lontano dal Sé, dove nulla è mai colpa sua, difendendo così il narcisista dai sentimenti di auto-disprezzo e indegnità che sente. Il modo collaudato che trova per alleviare gli effetti di tali sentimenti è avere l’ammirazione dal suo infinito menù di offerta narcisistica. E riesce ad averla e mantenerla assumendo un atteggiamento di grandiosità e diritto, che a sua volta lo fa sentirsi FAMOSO e SPECIALE. I sentimenti di fama lo fanno sentire vivo, e più si sente vivo, più si esibisce al suo pubblico. Il suo pubblico riflette la sua immagine e il suo status di celebrità, di modo che la sua stessa esistenza è affermata. Questa affermazione di sé si esprime esteriormente nella sua arroganza narcisistica e nell’eccessiva sicurezza. L’arroganza è legata alla fiducia in se stesso e all’orgoglio esagerato dimostrato dal narcisista, che spesso opera all’interno della fantasia su cosa verrà a seguito, sulla retribuzione che avrà nel caso in cui il coraggio di raggiungere i suoi obiettivi venga mantenuto fino alla fine.

Per concludere: il narcisismo è una condizione patologica in cui l’individuo sperimenta grandi difficoltà nelle sue relazioni come risultato diretto della privazione sofferta da bambino. I comportamenti narcisistici sono i tentativi di autoconservazione del narcisista di proteggersi da ogni ulteriore dolorosa ferita narcisistica vissuta da bambino, a causa di un ambiente ritenuto ostile, come il sistema scolastico e/o familiare oppure il suo stesso sistema interno di regolazione disfunzionale, per così dire. Poiché il narcisista non possiede le strutture interne necessarie per combattere il terrificante senso di frammentazione, ansia e scarsa autostima, si rivolge a questi comportamenti esterni nel tentativo di auto-lenirsi. E così, come potete vedere, il comportamento narcisistico diventa una spirale INFINITA che si ripiega continuamente su se stessa in OGNI SITUAZIONE, causando un FLUSSO INFINITO DI ABUSI NARCISISTICI da parte sua.

30 pensieri su “10 aspetti per riconoscere la sofferenza dei sopravvissuti a rapporti con soggetti narcisisti in terapia

  1. Cara Claudileia,
    grazie per questo notevole articolo che, correggimi se sbaglio, è dedicato prettamente ai terapeuti e fornisce loro indicazioni per decodificare il disturbo espresso dalle vittime dell’abuso da narcisismo. Devo dire che leggerlo non mi fatto benissimo, anzi: ho vacillato pensando che maggiore comprensione da parte mia avrebbe potuto salvare il rapporto (ma ho riconosciuto l’inganno del mio cervello, stavolta!)
    Vorrei quindi porti questa domanda forse un po’ stupida, che denota peraltro quanto questo mondo in cui sono precipitata mi sia stato completamente estraneo fino a un anno e mezzo fa.
    La domanda è: ha senso che io esprima al terapeuta il dubbio atroce che ho rispetto all’avere incontrato un narcisista?
    Essendo in una fase in cui tendo a colpevolizzarmi e ridicolizzarmi per tutto e il contrario di tutto, tendo a raccontargli “solo” i fatti, che per me sono evidenti segni di un rapporto abusante, mentre il terapeuta non pare avere ancora inquadrato il problema.
    Mi costa molta fatica raccontare certi episodi, il terapeuta peraltro lo comprende bene, ma non vorrei trovarmi nuovamente a zero dopo mesi di terapia.
    Posso chiederti che cosa ne pensi in merito?

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    1. Cara Speranza, sei libera di raccontare in terapia tutti i tuoi dubbi, anche il fatto di pensare di averci a che fare con un narcisista. Alcuni terapeuti seguono il blog e lo consigliano ai loro pazienti per ausiliare il processo di guarigione.

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  2. Cara Claudileia,
    grazie per i tuoi illuminanti articoli . Ho un quesito da porti.
    ti premetto in breve che ho avuto una storia con un np. dopo mesi di love bombing pazzesco perche a me non piaceva granché all’inizio . ma lui non sbaglio un colpo. bigliettini, regalini, .Mi ha fatto promesse di grande amore , bellissimi progetti, poi sono stata lasciata all’improvviso appena tornata dalle vacanze . Era piu freddo, distante . lo notai subito. Con motivazioni tipo che con me non si sentiva a suo agio… Fu uno shock. Pemsai che non aveva mai lasciato quella donna ..in ufficio da mesi mi evita in tutto i modi possibile e immaginabili ho notato. eppure stiamo in un raggio molto breve!!! Arrivo al punto. Seppi dopo un paio di mesi che aveva una tresca con una mia collega. Fu credo peggio di quando mi lasciò. LI sotto il mio naso.. . Ma io non me ne ero accorta perché se c’ero io lui non andava mai da lei e so che si vedono di nascosto da me Insomma non vuole che io lo veda insieme a lei . lì hanno visti i miei colleghi nei punti più isolati diciamo.. lei invece è più sciolta diciamo . Come mai a differenza dell’esibire, tipicamente narcistico, lui tende ad evitarmi ..sembra uno che prova vergogna ma loro non ne hanno. o senso di colpa, ancora meno .pur sapendo bene che io so come stanno le cose tra loro . Come te lo spieghi questo evitarmi a tutti i costi allora? tanto piu non vuole che lo veda insieme a lei .
    grazie

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    1. Cara Nicoletta, non c’è posto migliore per triangolare e seminare zizzania dell’ambiente di lavoro per un soggetto n.p. Nella tua testa loro “si nascondono” per non ferire i tuoi sentimenti… Magari fosse così! Diciamo che è questa la balla che lui ha raccontato all’altra. Una balla che non rispecchia minimamente il motivo per cui lo fa. Per comprenderlo devi entrare nella sua ottica, che è quella del GIOCO. Nella mente di questi soggetti altamente disturbati ogni rapporto viene reso eccitante e torrido grazie alla presenza di un terzo o di terze persone da ingannare. Quindi lui si comporta COME SE vivesse con lei una storia clandestina, COME SE ci fosse una persona (te) da ingannare. Dei tuoi sentimenti, credimi, un n.p. se ne frega, l’importante è il gioco.

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      1. Grazie mille della sua gentile risposta.
        Ha proprio ragione! ha raccontato di noi in giro dando ovviamente la sua versione dei fatti, dicendo (credo)a lei che io stavo soffrendo. Per sua sfortuna io ho adottato il contatto zero e non ho ceduto a nessuna delle sue provocazioni ..ci era quasi riuscito ma poi ho capito con chi avevo a che fare. .
        notte
        Nic

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      2. Cara Claudileia piu di tutto mi aiutano i tuei comenti.Sono pura realta che al instante disintossica e rende libero il cervello.

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  3. A differenza di Speranza, ho trovato questo articolo liberatorio. Forse dipende dalla fase del percorso in cui ci si trova, rispetto alla relazione avuta con il narcisista. Significa che sto risorgendo, forse, che ho fatto un altro passettino anche oltre la rabbia, la vendetta, il bisogno di urlare al mondo, foto alla mano, “wanted: state attente, è un mostro”. Un altro piccolo scalino oltre la vergogna di essermi concessa e persa, sentita stuprata nel corpo, nell’anima, nella mente e nella psiche. Riconosco, nella descrizione dettagliata di questo articolo, quel suo mascherato senso di impotenza, quel rovinarsi con le sue stesse mani-parole-azioni, quella schiavitù da un modo di agire così prepotente, orgoglioso, vendicativo, perché così disperatamente difensivo; ricordo, allora, di essermi sentita toccata nel profondo da qualcosa di indefinibile e struggente che tuttavia percepivo di lui. Che mi sembrava di conoscere. E che mi legava nelle viscere. Struggente e disarmante. Difficile da descrivere. Forse riuscivo a sentire quel suo stesso profondo disagio di vivere, quell’incapacità di porsi onestamente verso se stesso e gli altri. Un bimbo. Ecco. Mi sembrava un bimbo. Ma DANNATO. Vengo da una famiglia altamente disfunzionale, ed è da quando sono adolescente che cerco spiegazioni e motivazioni, giustificazioni e senso, al comportamento di un membro definito dagli specialisti (ma il suo vissuto non avrebbe avuto bisogno di attestati) narcisista patologico e antisociale associato a vari altri disturbi del Clauster B, con gravissime conseguenze sulla sua vita, e la nostra. Questo mio vissuto doloroso, che è stata la traccia di tutta la mia vita, sono certa sia stato lo schema che ha permesso, in questo ultimo incontro, il perpetuarsi del mio “comprendere oltre”, trovare il buono (perché non sono mai riuscita ad accettare che le persone che ami ti facciano del male o ti usino – deve esserci qualcosa di più profondo, di più drammatico, che li muove in un egoistico e malvagio meccanismo a loro necessario).
    Ma tornando a lui, sentivo, a volte, quel “desiderare disperatamente l’amore” e tuttavia non riuscire ad amare. Così rigidamente imbrigliato nella sua maschera difensiva fatta di orgoglio, vendetta, prepotenza, super-io, egoismo, paura di “essere visto”. Mi fa sentire bene il fatto di non pensare unicamente di essere stata usata, “stuprata”, imbrogliata da un sadico maniaco del male. Lui contro di me. Lui carnefice-io vittima. Sapere che quello, nonostante i tradimenti, le bugie o gli abusi verbali e fisici, era il suo unico modo di vivere e sentirsi vivo, che possedere e sottomettere, l’unico modo di “amare”…beh, mi fa stare meglio. Più in pace con me stessa. Pur senza ripensamenti o dubbi di pericolosi dietro-front. Avere conferma, da questo articolo, delle sue spinte interiori, dei suoi bisogni, delle sue modalità necessarie alla sua sopravvivenza… mi toglie un peso. Perché mi viene più facile lasciarlo andare. Con la consapevolezza che comunque, narcisisti o psicopatici, disturbati o (passatemi la parola) stronzi, non è possibile relazionarsi con persone del genere, senza uscirne, noi stessi, pazzi. Prendo il buono che c’è stato e lascio andare, perdonandomi, quel pezzo di vita che ho vissuto. Sono “dis-anime” dannate. Vittime prima di tutto di se stessi.
    Grazie a tutti. Attendo ogni giorno le traduzioni di Claudileia e i preziosi e commoventi commenti delle compagne di viaggio.

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    1. Oh, Lilith bello quello che hai scritto, grazie!!! Anche io percepivo un sottofondo sofferente in lui che entrava in risonanza con il mio….forse amandolo oltre ogni ragionevole limite ho pensato stupidamente di potermi prendere cura di quel bambino dannato….e di riportarlo alla luce, invece è stato lui a trascinarmi nel buio. Sempre più giù. La bambina ferita, anche io una famiglia disfunzionale, ha incontrato un bambino ferito e ha pensato fosse un incontro di anime invece è stato solo un gioco al massacro……il suo gioco…..il mio massacro…..grazie delle condivisioni, per me in questo momento di dolore il blog è fondamentale per non sentirmi completamente persa….

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      1. Elisa, a proposito di quella ferita, la nostra… io non credevo di averla. Non sapevo di avere quel buco. Finché non ho incontrato lui. Che ha stanato l’inganno. Mi ha osservata. Mi ha ascoltata. Mi ha studiata. Ha resistito tenace ai miei rifiuti e ai miei no. Era cominciata la sua sfida. Lui lo ha capito, che dietro la mia sicurezza c’era quel vuoto. L’ha fiutato, perché sapeva che odore ha, ne è intriso. E ha cominciato a scavare con le mani finché non ha trovato, dietro la mia facciata di femmina sicura, quella vecchia botola. L’ha sollevata. Ci si è affacciato. Di sicuro gli sarà sfuggito un ghigno perfido e furbo e l’ha riempita di tutto lo spettacolo di arte varia di cui era capace. Soprattutto, ha abbattuto le mie barriere, e, ora so, la paura di amare e di non essere amata. Io non lo sapevo di avere seppellito là sotto quella roba. Mi ha fregato. Ha vinto le resistenze inconsce, ha rubato la mia fiducia e mi ci sono abbandonata totalmente. Per questo la sensazione è stata quella di aver amato come mai avevo fatto prima. E per questo non mi perdonavo, dopo, di avere amato proprio il peggiore di tutti. Ma SERVIVA LUI. Con tutto il suo teatro, con tutto quel bisogno insaziabile (di me, credevo)! Serviva lui, quell’uomo con una ferita così grande da esserne stato inghiottito, a farmi illudere che valeva la pena di lasciarsi andare. L’amore lo sanno riprodurre bene. Perché lo bramano. Lo fanno sbocciare e poi lo uccidono….perché lo temono. Sono passata attraverso una tormenta che mi ha sollevata, travolta, ho visto le stelle e il fango, la luna e la notte più fonda, l’estasi, l’amore, il sogno, i prati fioriti, i baci e la violenza fisica, gli abbracci e gli insulti, le promesse e gli inganni, la disillusione, la paura, la dipendenza, la dissociazione di me stessa. Mi ha “creata”, mi ha illuminata, in ogni parte, tutta intera (anche quella che non sapevo di essere) e poi mi ha fatta a pezzi. L’ho amato e odiato, amato e odiato, amato e odiato….. Ho lottato fino a prenderci a botte, indagato fino a farmi richiamare in questura. Ho vissuto l’ossessione, come tutte voi, l’insonnia, il senso di follia, il desiderio del corpo contro la volontà, la testa che dice tutto e poi il contrario di tutto. La mente che non comanda più. Sono caduta in una depressione che non sapevo nemmeno che sapore avesse. Eppure eccomi qua. Dolorante. Strana. Stordita. Viva. Consapevole del grande regalo che mi ha fatto. Mi ha illuminata per intero. Tutta. Anche là sotto quella botola. E ora, grazie a lui, MI VEDO.

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    2. Lilith,
      hai descritto con precisione le sensazioni che ho provato e che provo, ma che non riesco ancora a esprimere con sufficiente chiarezza e distacco. Al momento è ancora un groviglio stretto e doloroso.
      Condivido assolutamente con te la sensazione di avere visto la sofferenza dentro di lui e l’incapacità di affidarsi.
      È stato folle pensare di salvarlo, di mostrare a me stessa che avrei potuto aggiustare uno schema anaffettivo sperimentato sin da bambina. È stato folle pensare di farlo con un uomo sposato (quanto mi disprezzo per questo, solo io lo so. Peccato che l’ho saputo per caso una mattina dello scorso agosto…)
      Di giorno resisto e combatto con il pensiero di lui e di tutte le fantasie (che ho visto solo io), di notte il pensiero va per i fatti suoi e sogno ancora l’irrealizzabile.
      Lasciarlo andare è doloroso, anche perché mi sembra di abbandonarlo a se stesso.
      Confido nel tempo che passa e nel no-contact. Oltre che in questa rete di persone molto gentili e rispettose.

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      1. Cara Speranza, so “dove ti trovi”, perché l’ho vissuto. E quasi mi meraviglio di essere proprio io a scrivere queste cose. Ma me lo hanno insegnato qui. E’ vero, ci vuole tempo, pazienza, forza. E accettazione, e ancora, comprensione, soprattutto verso se stesse. Se dovessi definire i tempi della mia relazione, sono così contorti che farei fatica a metter giù una data di chiusura. Di sicuro, la differenza, dopo le infinite ricadute, a storia ormai inesistente, l’ha fatta il no contact. Quello serio, senza l’ossessione dei suoi profili fb o dei suoi accessi ai social. Così difficile. Una violenza su me stessa. Evitare qualcuno, non parlargli più, rifiutare i suoi tentativi di avvicinarmi, cancellare un pezzo di vita. Basta. Punto. Fine della storia. Non esisti più. NON CI RIUSCIVO!!! Mi faceva sentire in colpa. Cattiva. “Brutta bambina, io sono qui, davanti alla tua finestra, faccio finta di niente, ma sono qui, e tu non mi chiami. Io ti cerco, vabbè, con quei messaggi idioti, ma è un modo per dirti che ci sono, senza dovermi sottomettere a giustificazioni o scuse. Però mi vedi-mi senti, sono qui. E tu non mi vuoi”. Questa, la traduzione che facevo delle sue assurde, stupide, infantili, superficiali, arroganti apparizioni. Sentivo la colpa di marcare a fuoco vivo e condannare un essere umano. (Che umano, ahimè, non è).
        Io sono solare. Ho buoni amici/e, e se mi vengono fatti dei torti, facilmente, dimentico. Quindi, il no contact era per me la cosa più difficile da fare. Ma come si fa a cancellare dalla propria vita una persona con cui si è stati così intimi! Per tutto quel tempo, e in un modo così intenso, nel bene e nel male. Eppure, arriva un momento che devi farlo. Tanto la storia è finita. Il velo è caduto. La maschera è a pezzi, hai trovato la chiave e aperto la porta del suo mondo segreto e sporco. Quello che lui spaccia per il suo angolo di libertà. Il suo rifugio segreto. Dentro c’erano i “cadaveri” occultati del suo passato e le vittime del suo presente. Ora, ciò di cui si continua ad avere rimpianto è solo un attaccamento a un ricordo vuoto che ormai non ha più senso. Quell’illusione lì, quella del love bombing e del sogno d’amore, la fortuna di averlo incontrato, così simile, così complementare, il pezzo perfetto nel puzzle della nostra vita, quello, non c’è più. Non sarà più. Anche perché, tra l’altro, non ERA. Il principe era un rospo.
        Cara Speranza, non lo puoi salvare, perché sono l’inganno di se stessi. Sono ballerine che credono di essere pugili. Per questo la loro vita è un susseguirsi di fallimenti. Provate a immaginare. Knock out. La ballerina si rialza tutta ammaccata e ci riprova. E ancora. E ancora. Perché non si vede. Si guarda allo specchio e si vede pugile. E come fa a capire cosa deve cambiare? Come fa a fare autoanalisi, a riflettere su se stessa, se pensando a se stessa, cambia le cose che cambierebbe un pugile per vincere quel combattimento? Te lo confermo, perché un esempio continuo ad averlo in famiglia. E’ molto triste. Ma non lo puoi aiutare. Il gioco va giocato con le sue regole. Non puoi giocare a scacchi con le regole del calcio. Non puoi migliorarti se non vedi più chi sei.
        Cara Speranza, rimani attaccata a questo blog. Qui ci curiamo insieme.

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      2. Cara Lilith P, trovo le tue parole particolarmente toccanti e chiare, grazie di come hai elaborato e condiviso.
        In questo momento mi trovo alle prese con un ritorno di lui, che da una decina di giorni ha ripreso a cercarmi dopo circa 6 mesi di mio no-contact.
        In questo periodo di tempo io mi sono messa in pace. So di avere fatto tutto quanto potevo per animare questa relazione, fino a rendermi conto dello squilibrio ed accettare che fosse irrimediabile, e che io non volevo vivere in questa maniera.
        Mi è servita la rabbia per distaccarmi da lui, ed ora che il distacco è avvenuto, ecco che lui prova a ripresentarsi ed io la rabbia l’ho messa da parte, pur non dimenticando nulla di quanto è accaduto, e determinata in modo ferreo a non dare adito a nulla che possa sembrare un nuovo inizio di relazione.
        Sento che gli incontri con lui (che avvengono al mio negozio: a casa mai più, mi son detta) mi affaticano perché mi si riaprono domande che a forza poi metto da parte e tengo chiuse, per la memoria che ho del passato, in cui nulla è servito a progredire nell’intimità.
        Sento che questa fatica mi rattrista e mi toglie “presa” sulla mia vita – e sento che mi ricorda la fatica che avevo nel rapporto-non rapporto con mio padre. Anche con lui le avevo provat tutte per entrare in relazione, fino a rassegnarmi – ma che fatica poi andare a trovarlo, che senso di vuoto e di rovina e di mancato appagamento, tristezza per un incontro che non avviene ma solo si finge…
        Esattamente così mi sento in questi giorni, con la certezza che nulla può esserci didiverso – e l’incapacità comunque di dirgli con nettezza di stare alla larga, perché per ora è gentile, sembra cercare solo compagnia, non forza, non chiede nulla, passa qualche ora e poi se ne va.

        Non so come andranno i prossimi giorni e come risolverò il dubbio: se essere io per prima a parlargli con chiarezza e chiedergli nuovamente di allontanarsi, oppure attendere che qualcosa succeda e che sia lui a scoprirsi per primo, e in base a questo decidere come rispondere.

        Intanto, come dicevo, sento la fatica di un mio atteggiamento poco spontaneo (l’emotività che desidera intimità si scontra con la saggezza di tenermi nascosta e lontana).
        E sento la rievocazione del mio passato familiare, che posso riosservare attraverso le sensazioni che provo in questa circostanza con lui.
        Tutto questo penalizza e rallenta la mia presa sul presente…

        Ne ho parlato col mio terapeuta che mi consiglia di aspettare e vedere come evolvono le cose, fuori e dentro di me.
        Ma la tua esperienza mi ha colpito, Lilith, e se senti di dirmi qualcosa ti ascolto volentieri.

        Grazie e un caro saluto a te e a tutti noi

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    3. è bello sapere di non essere sole in tutto questo. non è da sottovalutare la difficoltà delle persone che ti sono accanto nel riuscire a capire tutto ciò… “com’è possibile che ti lasci trattare così? non capisci di meritare di più di questo? lascialo perdere e basta”. alcune persone si sono addirittura allontanate da me, dicendo di non riuscire a spiegarsi il mio comportamento, di non accettarlo. e quando senti il giudizio, nonostante possa arrivare da persone che ti vogliono realmente bene, ti viene da buttarti ancora più giù, odiarti, voler sparire. sono arrivata a pensare di non avere più una mia testa, non sapevo più quali pensieri erano miei e quali di lui. chi sono io? chi voglio essere? applicare il no contact, stare male per diversi giorni, ma sapere che poi si starà meglio, e non appena ci si sente un po’ più forti ricadere in quel pozzo con una tale facilità da arrivare ad odiarmi con tutta me stessa. un rehab infinito, un continuo lutto che ricomincia nel momento in cui si comincia a vedere qualcosa fra la nebbia.

      detto questo, con il mio terapeuta abbiamo potuto riscontrare che vi è un senso di onnipotenza in me (che tra l’altro è una delle caratteristiche dei narcisisti) nel voler insistere nel cercare una “cura”, non tanto spinta dall’amore verso un singolo individuo, quanto verso la collettività umana. il suo punto di vista, accompagnato da una teoria legata alla mia infanzia, la continua ricerca di essere “speciale”, distinguermi dagli altri, fare la differenza, può essere dovuta alle dinamiche riscontrate fra me ed i miei genitori durante il loro divorzio (durato 8 anni), in cui sono stata contesa con unghie e denti per la custodia.
      destino ha voluto che io abbia avuto la possibilità inoltre di poter ascoltare delle testimonianze di persone che mi hanno seguita quando ero piccola, raccontare del rapporto con mio padre, sentire aneddoti di cui non ricordavo l’esistenza, che mi hanno dato finalmente modo di vedere il suo lato narcisistico, che ho voluto dimenticare.
      mi sono sempre chiesta che legame ci fosse fra mio padre e le uniche due persone con cui sono riuscita ad avere una “relazione” – per quanto si possa definire tale – siccome gli unici ricordi che ho di lui sono infinite promesse mancate, ed un continuo lamentarsi di me, di ciò che ero (delusione) e di ciò che avrei potuto essere se solo fossi cresciuta con lui (successo). mancava tutto quel lato di aggressività, manipolazione e triangolazione che grazie a dei racconti sono riuscita a collegare.

      personalmente lo studio della mia storia infantile è stato e continua ad essere fondamentale per la comprensione del perché penso di meritare questo tipo di legame.

      ora mi preoccupa il no contact, dato che dopo un record di 10 giorni ho ceduto nuovamente, facendo scattare pure l’ira di mia madre, che mi ha giudicata in maniera molto brusca, ma riesco a capire che lo fa per il mio bene. in questo momento mi sento tranquilla, ma siccome l’ho vissuto infinite volte so che è solo apparenza, il peggio deve ancora tornare. bisogna accettare così tante cose… pur sapendo che tutto era una pura illusione, accettare di vederlo con altre, accettare di essere stata presa in giro, accettare di essermi fatta un male tremendo, accettare quanto è sbagliato tentare di controllare gli eventi, le persone, per fare in modo che mi vogliano bene, accettare di sentirmi sbagliata, una nullità, non meritevole di nulla di bello e duraturo… e poi cominciare a costruire, piano piano, per l’ennesima volta, sperando che sia la volta buona, sperando di essere più forte, perché la convinzione non basta, non basta ripetersi “merito di più, io valgo” quando ancora si deve imparare a credere in se stessi, ad essere in grado di auto-definire il proprio valore… servono anche tenacia e determinazione, caratteristiche che ancora devo imparare a sviluppare.

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  4. Ancora un’ottima ‘lezione’ per me…e’ un grande aiuto leggere il perche’ dei suoi comportamenti, attraverso questi articoli. Finalmente inizio a capire meglio, a dare una spiegazione per tutta quella rabbia.

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  5. Ohhh….Lilith….quello che hai descritto….anche io….quello, esattamente tutto quello che hai descritto come lo hai descritto….in modo magistrale……oddio!!! L’ unica differenza è che con lui nessuna litigata…al primo cenno che lui interpretava come non perfettamente allineato al suo volere scattava la punizione, silenzio, indifferenza..la minaccia velata dell’abbandono…Ed io ero così dipendente….paralizzata da una relazione che mi aveva intrappolata nella mia stessa ferita fiutata, violata, resa infetta,al punto da togliermi ogni energia, ogni possibilità di movimento. Poi quando mi ha fatta a pezzi mi ha lasciata al suolo agonizzante, mi ha messo un piede in faccia e con un sorriso sprezzante mi ha detto…ti scriverò in futuro ora ciao, ed è sparito…così, dopo quattro anni….un dolore e una depressione….come dici tu…..che nemmeno potevo pensare esistessero…ma ….anch’io
    ORA MI VEDO….spero di farcela e spero che tutta questa consapevolezza serva a qualcosa….di buono…
    Grazie per aver condiviso,
    un abbraccio.

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  6. Carissima Fela, ti ringrazio tanto, ma semplicemente, restituisco un debito di gratitudine testimoniando attraverso l’esperienza (in corso) che grazie a tutti voi mi è permessa di fare. Rispetto ai tuoi dubbi, fai grande attenzione. Leggi gli articoli sulle ricatture, e mantieniti ben salda all’evoluzione psico-fisica raggiunta ad oggi. Tu stessa dici “Sento che gli incontri con lui … mi affaticano perché mi si riaprono domande…”. Alle domande non sono mai state date risposte. Per questo è difficile che possa esserci qualsiasi tipo di rapporto. Basta un gesto, una smorfia, un colpo di tosse, una bugia, o un accenno a vecchie cose mai svelate, che diventano anelli che si trascinano dietro tutta la lunga catena di assilli, paure, dubbi, violenze e torti subiti. Tutto il pianto e la fragilità.
    Non ci può essere chiarezza. Altrimenti sarebbe stata fatta quando era il momento. E allo stesso tempo, non ci può essere alcun tipo di relazione facendo finta di nulla. Scavalcando tutto quel buio e quell’orrore vissuto. Tutte le bugie. Tutti i perché. Non resta altra scelta. Allontanarsi o allontanarlo. Senza tremare. Troverai il modo giusto. Non perdere mai di vista quello che hai vissuto. Noi siamo qui.

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  7. ciao a tutti,
    ho letto con attenzione perchè mi sto facendo un’idea di quel che significa avere a che fare con un narcisista . ho incontrato il mio compagno alla fine del mio matrimonio con un bipolare dopo trent’anni di trappole basate sui sensi di colpa e avergli visto maltrattare i nostri figli in malo modo.
    sono riuscita a staccarmi dalla giostra in cui ci eravamo intersecati perfettamente con grande fatica e poi è arrivato lui, quando ancora mi preoccupavo di aver esagerato col mio ex nel volermi sottrarre alle sue richieste continue di aiuto pur sapendo di non potergliene dare.
    all’inizio mi è sembrato di sognare, era un uomo fantastico, anche se non mi piaceva, percepivo in lui una fortissima voglia di amare e questo a poco a poco mi ha conquistata, perchè è riuscito a conquistare anche i miei figli così duramente provati dal rapporto col padre.
    dopo un anno però sono cominciati i dietro front , sulla convivenza, sul fastidio provocatogli dal mio essere madre di due adolescenti, dai bisogni dei figli, miei e sue, da ogni cosa che non fosse divertimento puro insomma.
    ha cominciato ad accusarmi di essere portatrice di problemi nella coppia , di non essere progettuale (io che avevo progettato il futuro con lui), di non essere autonoma ma al tempo stesso di esserlo troppo (non gradisce le mie amicizie ). ho cominciato a non capire più nulla, in mezzo a mille discussioni inutili che mi lasciavano sempre più desolata e inerme.
    ci siamo lasciati e ripresi mille volte, ho scoperto che chattava con mille altre donne e la sua scusa è stata che lui si sente un cacciatore e che questi diversivi non minano la coppia, ma alla fine ho chiuso, dopo l’ennesima volta che mi cacciava da casa sua.
    si perchè la mia unica fortuna è stata che non ho acconsentito a cedere la mia casa al mio ex e ci sono rimasta con i figli.
    ovviamente la mia casa si è riempita di difetti man mano che la relazione lo costringeva ad un crescente impegno sentimentale .
    la separazione è durata due mesi , due mesi in cui il no contact ha funzionato.
    poi gli ho creduto ancora e ore sono di nuovo alle prese con dietrofront e cattiverie sul mio aspetto , sul’età, sul lavoro, ma soprattutto sul fatto che secondo lui io gli tolgo serenità, io a lui.
    mi chiedo se con un uomo così si possa avere un futuro anche mantenendo un lucido distacco emotivo .

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    1. Cara Monica, purtroppo leggendo i vari articoli e tanti commenti avrai compreso che purtroppo i narcisisti non si possono cambiare.
      Chiedi se sia possibile comunque averci a che fare mantenendo un distacco emotivo.
      Anche se tutti concordano sul fatto che sarebbe meglio non avere un narcisista nella propria vita, per la mia esperienza attuale posso dirti che è possibile, ma solo se effettivamente metti COMPLETAMENTE da parte qualunque aspettativa di carattere sentimentale e soprattutto di esclusività.
      Devi cioè essere disposta a non essere amata ma al massimo “tollerata” dal narcisista con periodi in cui comunque lui vorrà prendersi delle pause e tu non dovrai opporti, dovrai anche accettare che lui abbia altre relazioni oltre a quella con te.
      Se vuoi che ti cerchi il narcisista deve sempre avere la sensazione che tu non sia completamente sua, altrimenti perde interesse, quindi devi sapertela giocare inventandoti possibili corteggiatori o ex amanti che ti vogliono, ma senza esagerare.
      Insomma, è un lavoraccio tenerseli….
      La domanda da porsi secondo me non è tanto se si possa tenere un narcisista legato ma: ne vale la pena?
      Soprattutto se, come dici, lui ti svaluta, anche fisicamente e ti impone anche il suo libertinaggio.
      Cioè, posso capire se tra voi esiste una forte passione fisica, un’intesa intellettuale o cose simili…ma se non ci sono nemmeno queste, perchè devi volere una persona che maltratta te e i tuoi figli?
      Spero di non essere stata troppo dura, ma questa è la realtà con loro.
      Io purtroppo ne so qualcosa perchè ho un amante narcisista e so come si comportano dentro e fuori i loro rapporti di coppia.
      Un caro saluto

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      1. Noi abbiamo sempre avuto un’intesa sessuale molto forte ma adesso che lui è venuto a pregarmi di tornare insieme , io ho preteso dei cambiamenti significativi rispetto ai motivi per cui era finita la storia .
        Questo credo l’abbia messo in seria difficoltà e quindi ha pensato bene di ricominciare con le offese . Fá così ogni volta che non è all’altezza delle mie richieste . Così ora sono poco piacente ( ovviamente non è vero , sono una cinquantenne giovanile ) , sono pesante , sono triste . In realtà io gli ho solo detto che voglio un compagno accanto . Troppo per lui . Non vuole responsabilità . Non da me . D’altro canto è iper geloso e controlla tutte le mie amicizie , soprattutto sui social , applicando a me i suoi criteri comportamentali . Il mio problema sono le energie che stanno svanendo nel tentativo di tenere in piedi una storia che non mi da sicurezze di alcun genere .

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      2. Hai ragione a sentirti così Monica, volevo infatti dirti che questo rapporti, se non si é emotivamente schermate, prosciugano tantissime energie.
        Ho avuto una storia di tre anni con un narciso che come il tuo non voleva storie fisse. Sapeva che ero coinvolta ma mi ha sempre trattata come una ruota di scorta, andando con altre é poi tornando da me. Io però tenevo duro perché speravo che prima o poi mi scegliesse come sua donna. Avevamo un’intesa sessuale pazzesca e credevo che prima o poi avrebbe capito che quello che avevamo era speciale e unico.
        Sai come é andata a finire?
        Si è fidanzato con un’altra.
        Quindi se loro non decidono da subito che sarai una moglie /compagna /fidanzata il tuo destino sarà di essere quella che viene definita “risorsa secondaria”.
        Significa che non potrà mai avere il primo posto nella sua vita ma sarai una delle tante a cui lui riserverà di volta in volta le sue attenzioni.
        Anche io come te sono sulla cinquantina e porto bene i miei anni, sono un donna intelligente e di cultura ma questo non è bastato a convincerlo.
        Ti dico solo che la sua nuova donna non é niente di che, fa la commessa e chi l’ha vista mi ha detto che non é nemmeno bella.
        Eppure con questa ci sta, mentre a me ha sempre riservato umiliazioni e triangolazioni.
        Per cui ti consiglio di riflettere molto prima di decidere se vuoi continuare o meno perché il rischio di essere messa ancora da parte é molto alto.
        Un abbraccio

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