La lettura della mente, quel potere soprannaturale che ogni narcisista patologico aspetta che abbiate

Uno dei segni distintivi dei soggetti narcisisti patologici è che si aspettano che le persone intorno a loro sappiano esattamente cosa stiano pensando e cosa momentaneamente vogliono, arrabbiandosi quando i malcapitati non riescono a indovinare i programmi che hanno in mente di fare, cosa intendono mangiare, l’orario in cui preferiscono essere chiamati telefonicamente, il contenuto dei messaggi di testo che s’aspettano di ricevere, i gesti da fare e le parole da dire quando magari fanno qualcosa “per loro”, il comportamento da adottare in pubblico (quando e se defilarsi per non offuscare la loro “luce” oppure se restargli affianco come brillanti figuranti di scena), ecc., ecc., ecc.

Spesso il soggetto affetto da DNP reagisce in modo aggressivo quando il comportamento generale o del partner non corrisponde alle sue fantasie. Mentre l’aggressività verso il gruppo che lo ha “deluso” resta velata e viene al massimo tradotta in un muso lungo, perché HA BISOGNO dell’ammirazione del gruppo MOLTO DI PIÙ della devozione del partner, è specialmente nei confronti delle sue relazioni più intime e familiari – probabilmente perché è più sicuro farlo rispetto all’ambiente sociale, in cui potrebbero esserci conseguenze negative – che l’urgenza di avere a sua disposizione un esercito di indovini si manifesta nel suo splendore.

L’attesa della lettura della mente sembra strana finché non ci rendiamo conto del livello di immaturità, di incoscienza, di incoerenza e di irrazionalità che anima la mente di una persona profondamente narcisista. Per narcisismo, ciò che intendiamo è che egli pensa a se stesso come al centro dell’universo, dove tutto e tutti gli altri esistono in relazione a questo centro, dove tutte le persone che hanno delle qualità che vorrebbe per sé, arruolate con la seduzione perversa, diventano automaticamente parte integrante di lui/lei e quindi con L’OBBLIGO di restare “IN SINTONIA” al 100%, 24 ore su 24. Questo è il motivo per cui l’incapacità di leggere la loro mente li fa infuriare, perché dimostra che ogni essere umano sulla terra è un’entità separata, con i suoi pensieri e le sue prospettive. Ciò che per noi sembra scontato per un narcisista patologico si tratta di un riconoscimento che minaccia la certezza di essere al centro di tutto. Psicologicamente parlando, il modo in cui un n.p. vede il mondo e il suo posto in esso non è molto diverso da un bambino di tre anni. Entrambi hanno difficoltà a controllare le proprie emozioni, specialmente quando i loro capricci o desideri vengono scartati. Ovviamente la grande differenza è che i capricci dei bambini di tre anni possono irritarci, ma sono inoffensivi, mentre quelli perpetrati da uomini e donne adulti si traducono molto spesso in dolorosi abusi emotivi, psicologici o fisici.

Un narcisista patologico capisce razionalmente lo stato emotivo dell’altro, ma l’incapacità di provare empatia lo porta a far leva sulla conoscenza razionale dell’altro per meglio manipolarlo e ottenere ogni sorta di vantaggio. Siccome hanno l’inclinazione a manipolare le persone – e sanno di averla – cercano di essere sempre un passo in avanti per quanto riguarda lo studio dei loro visi, dei loro occhi, le loro movenze, i gesti e le espressioni. Si potrebbe dire che più elevata è la conoscenza del n.p. sui codici comportamentali umani, più grande è il suo potenziale distruttivo; più si circonda di persone che rischiano di diventare potenzialmente dipendenti, come bambini, adolescenti e adulti con episodi di fragilità alle spalle, più sente di aver diritto al preventivo esaudimento dei suoi desideri. Guai a chi non riesce ad adempiere a questo compito sovrumano! C’è da dire che è proprio su questi particolari soggetti che si accanisce la rabbia narcisistica appena osserva qualche “sgarro”. Perché? Perché al minimo barlume di autonomia rinfacciano al soggetto n.p. il fallimento del suo progetto di portarli verso l’abisso della fagocitazione nel quale, come dei perfetti soldati sconosciuti, verranno seppelliti nella fossa comune della sua memoria, senza capire come mai.

In un articolo pubblicato su Personality and Individual Differences, gli studiosi Michael Wai e Niko Tiliopoulos[1] hanno osservato la natura pseudo empatica degli individui narcisisti, psicopatici e machiavellici. Studiandoli hanno distinto tra due tipi di empatia: l’empatia cognitiva e l’empatia affettiva[2]. L’empatia cognitiva implica la capacità di capire gli stati emotivi degli altri senza provare alcun contagio emotivo (cioè senza poter sentire ciò che sentono). Al contrario, l’empatia affettiva comporta la condivisione di una reazione emotiva in risposta alle emozioni degli altri. Mentre l’empatia affettiva facilita i comportamenti altruistici, la cognitiva è legata alla capacità di meglio sfruttare gli altri. Poiché gli individui narcisisti patologici e gli psicopatici usano le informazioni che riescono a captare negli altri per PREDIRE o SPIEGARE il loro comportamento e, con questo, PLASMARE e INTERFERIRE con il loro sistema di credenze, apportando piccoli cambiamenti che alla lunga faranno scempio sulla percezione di sé delle persone che hanno la sfortuna di conoscerli. Il bisogno di essere riveriti fa il resto, perché si aspettano che ANCHE VOI abbiate queste capacità, questa innata e primitiva abilità di ELABORARE STRATEGICAMENTE le informazioni ricevute per goderne poi dei benefici.

Ora, è evidente che il linguaggio affettivo NON CONOSCE, o meglio, HA DIMENTICATO le sue strategie primitive di sopravvivenza, questo modo di rapportarsi agli altri ATTRAVERSO LO STUDIO, perché predilige la spontaneità e la leggerezza, rendendosi dunque vulnerabile.

Le ricerche condotte da Elizabeth Austin[3] e la sua équipe dimostrano che l’UNICO elemento dell’intelligenza emotiva che nei narcisisti non è totalmente compromesso è la dimensione percepente, anche se molto primitiva, il che implica l’abilità di percepire e di decifrare le emozioni nei volti e nelle immagini. E non solo, dimostrano anche una capacità relativamente più forte di gestire le emozioni degli altri piuttosto che gestire le proprie emozioni. Ciò può essere correlato alla loro empatia cognitiva e ai deficit di assunzione della prospettiva: non solo non possono sentire spontaneamente ciò che sentono gli altri, ma anche se potessero, avrebbero difficoltà a etichettare oppure a capire il significato delle emozioni. Dopodiché sono individui che sostengono con convinzione il comportamento manipolativo emotivo. Quindi, ai loro occhi, la bravura nel manipolare gli altri è molto importante: non saprebbero come rinunciare.

Per un narcisista patologico oppure per un soggetto psicopatico costruire legami duraturi e armoniosi è abbracciare la noia a vita, godere di una reputazione positiva vale tanto quanto essere odiato e temuto dagli altri, essere apprezzato per il proprio spessore umano e guadagnarsi la fiducia degli altri è irrilevante: ciò che conta è essere riverito e avere ogni singolo desiderio anticipato da orde di prede compiacenti, in gara per ottenere qualsiasi barlume di attenzione.

Tutto ciò che rende un essere umano normale soddisfatto della propria vita non rispecchia i loro interessi primari. Basterebbe questo per farci comprendere che l’ipotesi di una vita in comune soddisfacente è utopica e controproducente.

Attendersi che il mondo intero indovini cosa vogliono, ci rende l’idea della dimensione in cui vivono i soggetti affetti da DNP: hanno la mente talmente annebbiata da dubbi su loro stessi e sulla sorte che gli tocca, da delegare a ogni cervello periferico funzionante il compito di decodificare persino le loro più intime volontà. Molto spesso, però, vanno alla ricerca di un “qualcosa” che conferma la loro diversità/superiorità, rispetto ai loro seguaci e, non riuscendo a trovarla da nessuna parte, la trovano nell’ansia, nel sogno, nel desiderio e nell’utopia di un godimento inesauribile fornito da esseri perfetti che non appartengono a questo mondo.

Come ho ripetuto molte volte in questo blog, non esiste quel “qualcosa” o quel “qualcuno” atto a rendere finalmente appagato e felice un soggetto n.p., poiché ogni grande attesa partorita da un vuoto interiore porta soltanto ad ulteriori vuoti. Ecco perché le piccole e grandi imprese producono in queste persone il medesimo retrogusto amaro: sono come fragili lampi di soddisfazione che scompaiono senza un motivo apparente.

Per questo un soggetto n.p. agisce di modo sconnesso e confusionario, attendendosi dagli altri la serie di poteri straordinari dei film di fantascienza: accontentarsi di ciò che è normale, buono e appagante non appartiene alla loro natura.

E così, per vie traverse, oscure e artefatte, magari anche a pagamento, laddove ogni desiderio viene esaudito prima ancora che aprano bocca trovano uno spettro di pace, una parvenza di libertà, un barlume di onnipotenza e l’infinita comprensione auspicata dai “geni”, ossia, le fugaci sensazioni che avranno sempre la meglio sulla vita reale.

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[1] Potete trovarlo integralmente qui http://www.sakkyndig.com/psykologi/artvit/wai2011.pdf

[2] https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/04/07/la-decostruzione-degli-psicopatici-e-narcisisti-il-crollo-dei-miti/

[3] Vide “Emotional intelligence, machiavellianism, and emotional manipulation: does EI have a dark side?” in Personality and individual differences, 2007

20 pensieri su “La lettura della mente, quel potere soprannaturale che ogni narcisista patologico aspetta che abbiate

  1. Dovevo indovinare quello che lui pretendeva e guai se mi sbagliavo. Si poteva arrabbiare per non avere pensato e fatto le cose esattamente come volesse lui, sempre e comunque per soddisfare le sue necessita’, i suoi desideri. E prendeva per scontato il fatto che io dovessi agire come lui insegnava, come lui pensava…Avrei dovuto essere nella sua testa, e non usare la mia. Continuo a leggere questi articoli, e questo mi conferma ancora lo stress e gli abusi a cui ero sottoposta.

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  2. Ecco perché riesce a girare il mondo senza avendone le possibilità. Essendo sempre è solo online; tanto da usurare la batteria del cell, prima della fine della garanzia.Era alla smodata ricerca di donne; ma anche uomini che potessero fargli da Ponte per i suoi viaggi.Chi soldi,chi
    ospitalità, chi qualsiasi vantaggio.Ci provava con me eccome,ma senza grossissimi risultati(perche io non potevo causa tempo ristretto ) se non qualche gita breve.Lui voleva viaggiare!!!!A spese di altri naturalmente.

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  3. « Ché proprio per questo l’ignoranza è terribile, ché chi non è né nobile né saggio crede d’aver tutto a sufficienza; e naturalmente chi non avverte d’essere in difetto non aspira a ciò di cui non crede d’aver bisogno. » Platone, “Simposio” (IV a.C.)

    Cit. “Come ho ripetuto molte volte in questo blog, non esiste quel “qualcosa” o quel “qualcuno” atto a rendere finalmente appagato e felice un soggetto n.p., poiché ogni grande attesa partorita da un vuoto interiore porta soltanto ad ulteriori vuoti. Ecco perché le piccole e grandi imprese producono in queste persone il medesimo retrogusto amaro: sono come fragili lampi di soddisfazione che scompaiono senza un motivo apparente.”
    Il pensiero di Platone era uno dei mantra della ex. Perquel poco che ne capisco di filosofia, noto una tendenza all’ideale supremo ,che un saggio deve ricercare sempre per poi superlo.
    Facci a leggere in una mente cosi ….

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  4. Cla, quando ero bambina e mi trovavo a casa da sola con mio padre lui di colpo diventava scuro in viso. Percepivo dargli fastidio e così mi chiudevo in camera mia . Quando poi tornava a casa mia madre andava prima da mio padre per poi venire in camera mia. Mi diceva che avevo fatto arrabbiare mio padre, io chiedevo cosa avevo fatto , ma lei mi rispondeva che dovevo arrivarci da sola . Non ho mai capito perché si arrabbiasse con me e mi sentivo enormemente in colpa .
    In questo senso ti chiedo se questo atteggiamento dei miei genitori può essere spiegabile da questo tuo post.
    Potrebbe sembrare così, ma io ho bisogno davvero di capire perché fosse sempre costantemente arrabbiato con me (lo è poi sempre stato, nel corso degli anni) .
    Grazie.

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    1. Cara Aroundste, un genitore narcisista patologico (a maggior ragione quando perverso) ha bisogno di margini di libertà illimitati e tu eri una bambina da badare. L’unica risposta possibile è: era arrabbiato perché esistevi con la tua fragilità e tenerezza, con i tuoi bisogni, che dovevano venire prima dei suoi SEMPRE, eppure sappiamo che non è mai stato così, perché c’era tua madre per convalidare i bisogni malati del tuo padre, scavalcando i tuoi, che eri soltanto una bambina. Un soggetto n.p. semplicemente non sa cosa farsene dei bambini, perché i bambini, sopratutto quando spensierati e tranquilli rinfacciano l’infanzia che non ha mai avuto. È come se tuo padre volesse dirti: “OK, ci sei. Devo stare qui con te… Ma qui sei per costringermi a badarti???”. Sì, è una follia. Lo so. Il punto è che nelle famiglie narcisiste velate è proprio così che funziona: un gioco di silenzi in cui ognuno cerca di capire cosa ha fatto di male senza che nessuno mai te lo dica. Mai.

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      1. Però anche mio padre avrà avuto una sua infanzia , avrà qualche ricordo di quand’era bambino . In che senso , dici, non ha avuto un’infanzia ?
        Ho provato tante volte a chiedere ai miei genitori delle loro vite prima che nascessi io, ma non han mai voluto parlarmene ….

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      2. Cara Aroundste, secondo gli studiosi che traduco sul blog ogni narcisista patologico ha un “qualcosa” che nella sua infanzia è andato storto. Lo stesso non si può dire dello psicopatico, che nasce così. Per lo psicopatico l’ambiente può solo peggiorare una condizione preesistente, oppure contenere i suoi impulsi mentre è sotto la stretta sorveglianza di genitori attenti. Considera che in una famiglia narcisista velata NULLA VIENE DETTO CHIARAMENTE, quindi il fatto che non dicano niente sulla loro infanzia rientra nella norma per il tuo tipo di famiglia. Una famiglia in cui tutto deve essere indovinato, ipotizzato… Quindi l’ipotesi (sulla base della storia dettagliata che ci hai raccontato) è che qualcosa di cui tua madre è certamente a conoscenza, sia andata storta nell’infanzia di tuo padre. Ecco perché nonostante i suoi esecrabili comportamenti nei tuoi confronti – anche quelli di natura perversa – lui continua ad essere difeso a spada tratta da lei. In una famiglia del genere la palla passa SEMPRE ai figli. Per questo sono i figli a andare in terapia quando hanno un padre/madre affetti da DNP. Per questo cresciamo con l’idea di essere la causa delle loro disgrazie e ci chiediamo spesso “Ma perché mi hanno fatto? Per trattarmi così? Per fingere che non esisto?”. Di solito i figli vengono messi al mondo in queste famiglie per coronare un patto nato da un’ideale malsano e/o momentaneo d’amore. Quando il patto si rompe il figlio diventa IL PROBLEMA. Ho una carissima amica che ha sentito da sua madre, durante il funerale della sorella, morta di tumore: “In quella bara doveva esserci tu, non lei.”. La sua “colpa” era quella di essere la più grande e di essersi ribellata quando la madre la lasciava da sola, a quattordici anni, a badare ai suoi tre fratelli più piccoli mentre usciva per andare chissà dove. Dunque, la mia amica è andata via di casa quando aveva 19 anni (oggi ne ha 48) ma la madre non l’ha mai perdonata il fatto di non essere riuscita a scaricare su di lei le sue responsabilità materne. Parliamo di una “mamma” che non ha mai picchiato i figli, ma che ha saputo essere terribilmente crudele dal punto di vista psicologico e che continua a punirla con il suo disamore a distanza di decenni. Quello che voglio dire è che le motivazioni del rancore genitoriale verso i figli in una famiglia narcisista possono essere incomprensibili e difficilmente credibili per chi non proviene da una famiglia così. Una mente normale stenta a comprendere il perché, quindi è normale che non si riesca a dare una spiegazione logica alle loro allusioni e frecciatine. Ogni n.p. ha un suo mondo e sulla base delle regole del suo mondo interpreta la realtà. Addentrarsi fino in fondo nella loro mente è un male necessario, perché ci insegna che i motivi della nostra sofferenza NON SONO REALI, ma partoriti da menti disturbate che hanno dato una LORO interpretazione degli altri e della vita assolutamente mistificata.

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  5. E’ molto difficile da capire : qualsiasi cosa sia capitata a mio padre ,avrebbe potuto parlarmene . Non avrei potuto far nulla ,ma ascoltarlo si’,ma si ritorna ai “non detti ” dei narcisisti .
    Capisco di essere stata messa al mondo quasi come tanto per fare ,per poi usarmi come sacco della spazzatura dei loro problemi , il che mi aiuta a capire che il problema non sono io.
    Come dici tu capirli è un male necessario ,che permette però di prendere in mano la propria vita e di agire quanto meglio verso se stessi .
    Grazie 🙂

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  6. Il problema è sempre lo stesso. “Cercare di capire una/un NP”. La risposta è che non c’è NULLA da capire. Per le persone sane, per quelle che soffrono a causa loro, non esiste spiegazione. SONO COSI’ e stop. Faccio un solo esempio per stupido che possa essere. Se noi tentiamo un paio di volte di accendere un accendino e non dà fiamma capiamo all’istante che è esaurito. LORO invece magari passano ore a cercare di accenderlo senza capire che è vuoto. Se poi le/gli spieghi che il gas è finito vanno su tutte le furie perché sai una cosa semplice alla quale loro non arrivano. Questo per dire che se voi le/li amate loro non capiscono che cosa state dicendo. Sanno, vedendo per strada coppie felici, che esiste qualcosa oltre il loro modo di essere ma non lo capiranno né sentiranno mai. Mettetevi il cuore in pace. Sono inguaribili e il loro triste destino è quello di invecchiare da soli (anche se sposati e con prole). Una solitudine abissale.

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  7. Vero, loro non capiscono io sono stata anni e anni a cercare di capire il mio ex marito, le ho provate tutte, lo amavo tanto e gli perdonavo tutto e cercavo di portarlo a ragionare a riflettere su i suoi comportamenti ma era difficile trovare anche il momento perchè se era nel momento della rabbia non mi ascoltava se era calmo all’inizio ascoltava un po poi si arrabbiava dicendo che lo facevo apposta a parlargli per farlo stare male e diceva che lui non aveva problemi e il problema ero io….Adesso mi sta facendo una corte spietata per tornare con lui alternata a momenti in cui tira fuori ancora la rabbia dicendo che io l’ho preso in giro per tanti anni e che non l’ho mai amato……adesso però queste tattiche non funzionano più perchè è tutto già visto basterebbe che io cedessi e tornerebbe tutto come prima ma lui non capisce e continua a tormentarmi e usa anche le nostre figlie per riavvicinarsi….

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  8. Cara Anna, ma ti sembra un uomo normale? A me no. E poi sta bastardata di usare le figlie per un tentativo di riaggancio. E’ la cosa più ignobile, indegna, spregevole, vile, bassa e meschina che una persona possa mettere in atto. Usare creature innocenti per i loro loschi scopi. Sanno di essere delle M***E ma lo fanno ugualmente senza alcuno scrupolo. Personalmente li/le ritengo indegne anche solo di respirare. E basta con la storiella che poverine/i hanno avuto una infanzia difficile. E’ gente cattiva, consapevole del male che fa e ne gode. Sono malati gravi, ma personalmente penso (e voi donne potete farlo meglio) che esista un antitodo repellente NP. Un bel calcio in culo! Stranamente funziona. Altro che malati. Poi quando si devono curare il fondoschiena per una settimana cambiano atteggiamento! Che strano eh?

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  9. Sembra il ritratto di mia mamma, sempre pronta ad arrabbbiarsi se non la capisci al volo.
    Litigiosa, pretende di essere anticipata nei suoi gesti, rimmprovera noi figli di non essere sotto la sua guida costante.
    Continua a litigare con mio padre in continuazione, ogni pretesto è buono, anche se decidi di percorrere in macchina una strada diversa da quella che lei si era prefissata, è un pretesto per litigare.
    Critica l’operato di chiunque, solo lei non sbaglia mai

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  10. Ho 51 anni e solo adesso, leggendo i vostri articoli, mi rendo conto che non sono io ad essere sbagliata, ma è sempre stata lei a farmi sentire tale, e adesso è addirittura peggiorata con l’età.
    Vuole tenere tutto e tutti sotto controllo, solo lei è capace di fare e disfare, fa sempre paragoni negativi quando parla, se le offro aiuto lo rifiuta, per poi lamentarsi dicendo che siamo dei figli ingrati, dopo tutto quello che lei ha fatto per noi.
    Lei ha lavorato troppo nella sua vita, è vero, ma nessuno le ha chiesto né di metterci al mondo, né di lavorare troppo, ce lo rinfaccia in continuazione.
    Io sinceramente avrei preferito una mamma che lavorasse meno e che fosse più presente, ma guai a dirglielo.
    Ogni volta che la vedo, sento un senso di inadeguatezza, non voglio allontanarla dalla, mia vita completamente, è sempre mia madre, ma vorrei non sentirmi così depressa ogni volta che ho un contatto con lei, come posso essere più distaccata e non soffrire?

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    1. Cara Gioia, purtroppo quando si tratta di madre o padre narcisisti patologici difficilmente si riesce a stabilire il contatto zero a causa della valanga di sensi di colpa che una simile decisione comporta. Come non deprimersi? Bisogna sempre partire dal presupposto che i nostri genitori conoscono tutte le nostre crepe perché buona parte di loro sono state create a doc per renderci dipendenti. L’obiettivo del genitore narciso è quello di tagliare ogni forma di autonomia del figlio per avere uno schiavo a sua disposizione. Oramai hai capito che l’arma preferita di tua madre è un classico del repertorio narcisistico: i sensi di colpa e l’accusa di ingratitudine. Di solito sono madri che hanno fatto veramente dei sacrifici, alcuni però non necessari, ma destinati a mantenere la rete di rapporti sociali creatasi nell’ambiente di lavoro poiché a casa si annoiavano a morte, di modo che l’educazione dei figli veniva sempre delegata a qualcun altro oppure ai figli stessi, appena leggermente cresciuti, verso i 14 anni. Conveniamo: le madri lavoratrici NON NARCISISTE non rinfacciano i propri figli di un bel nulla perché sanno che ogni lavoro implica anche l’appartenenza a una dimensione sociale diversa dalla famiglia costituita sì da qualche frustrazione MA ANCHE da tante gratificazioni. Bada bene a una cosa: nei piagnistei delle madri narcisiste il lavoro è sempre una disgrazia, un sacrificio fatto per qualcuno, come se la dimensione del piacere recata dall’indipendenza e dall’autonomia non esistesse. A parte il contatto minimo, ossia, rapportarsi il meno possibile, bisogna lavorare internamente per la riduzione fino all’eliminazione dei sensi di colpa che ogni volta ti faranno capitolare su tutto, e sempre a discapito dei tuoi altri affetti. Un abbraccio enorme e tanto solidale!!!

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      1. Grazie Claudileia per avermi risposto, è proprio così e devo dirti che per me è più semplice vivere con distacco il rapporto con lei, forse perché non sono stata la figlia d’oro.
        Correggimi se sbaglio, ma ho la sensazione che con il tempo, abbiano più problemi, coloro che sono stati i figli prediletti, piuttosto che i capri espiatori.
        Io da piccola ho sempre avvertito questa differenza e questo suo voler proteggere l’altra mia sorella e a volte glielo dicevo, ma lei mi accusava di essere gelosa.

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      2. Cara Gioia, hai visto bene. Nonostante il capro espiatorio soffra di più la mancanza di affetto paterno/materno, egli riesce comunque a creare i suoi spazi e acquisire quel barlume di indipendenza che lo porta poi alla consapevolezza del problema, seminando le basi per l’autonomia completa. Siccome non poteva contare con punti di riferimento importanti, egli riesce comunque a sublimare il dolore concentrandosi su altre fonti di soddisfazione. Il figlio d’oro spesso resta legato a vita a un genitore che gli ha dato tutto, ma per il quale prova più odio che amore, e il guaio è che raramente ne sa il perché!!!

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  11. Mi scuso prima di scrivere qualsiasi cosa… ho paura di aver perpetrato costantemente atteggiamenti manipolatori di questo genere con i miei familiari e i miei ex-compagni di classe e ora con i colleghi universitari (non ho mai avuto relazioni amorose ma solo infatuazioni e “innamoramenti” a senso unico, con conseguente sviluppo di dipendenze affettive, anche se, col senno di poi solo 20 anni ed è una cosa alquanto comune), i membri della mia vecchia band e pure quelli che suonano con me adesso, penso che i miei genitori abbiano visto lo schifo che sono. Più leggo questo articolo, più mi disgusto… mi lascia scoraggiato, col pensiero che sarò sempre così, e non voglio. Scusatemi di nuovo, non voglio disturbare nessuno – il commento è scritto pure con un anno di ritardo – non sono qui per attenzione, è solo uno sfogo… mi spiace.

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