La difesa a spada tratta del perverso: il silenzio del partner compiacente e il silenzio della Corte omertosa

Fonte: http://www.luke173ministries.org/templates/System/details.asp?id=39548&PID=466820
Autrice: Dott.ssa Renee Pittelli, avvocato specializzato nella difesa di bambini, adolescenti e adulti vittime di maltrattamenti familiari. Ha pubblicato diversi libri e fondato a New York l’associazione Luke 17:3 Ministries for Adult Daughters of Abusive, Controlling, or Abandoning Birth-Families. Il suo ultimo saggio s’intitola “The Christian’s Guide to No Contact: How to End Your Relationships With Narcissistic, Psychopathic, and Abusive Family and Friends, and Still be a Good Christian”. 
Trad. C. Lemes Dias 

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 Quante volte vi è capitata la seguente situazione: siete turbati dall’ennesima dimostrazione dell’aggressività altrui e vi state sfogando, o magari piangendo, confidandovi a proposito dell’accaduto con un parente. Dopo avervi ascoltato con attenzione, vostro parente afferma che dovete capire il vostro aggressore perché “è fatto così”, “perché lui/lei non lo diceva sul serio” e perché non potete farci niente “a causa dei suoi problemi psicologici”. Molte volte è così che la persona che vi aggredisce viene difesa dagli altri.

Quando è diventato necessario per me porre dei limiti al contatto con un ex-amica molto esigente ed egoista, invece di scusarsi per essere stata tanto maleducata e malvagia ed accettare di controllarsi in futuro, lei non solo ha fatto l’offesa, ma ha scelto di aggiungere benzina sul fuoco diventando ancora più aggressiva. Più tardi dichiarò di averlo fatto perché non l’avevo “trattata correttamente”. Disse che avrebbe risposto molto meglio se io le avessi teso una mano gentile per guidarla verso la giusta direzione e ha aggiunto che quello era il modo in cui era fatta, come se per qualche strana ragione rispondere in modo razionale e educato fosse qualcosa di impossibile per lei, qualcosa al di fuori dalla sua portata. La cosa più sorprendente era che, sebbene avessi deciso di stabilire finalmente dei limiti, avevo comunque continuato a trattarla con dolcezza e amore, mentre per tutto il tempo era stata LEI a trattarmi con odio.

Sfortunatamente per la mia ex-amica dire “io sono fatta così” non è mai stata una scusa accettabile per giustificare i maltrattamenti inflitti a qualcuno. Non era mio mestiere prendere in considerazione il suo cablaggio difettoso, oppure trascurare il suo comportamento ostile e offensivo nei miei confronti: era compito suo “non agire/essere” e comportarsi correttamente, – se non con amore verso una vecchia amica – almeno in modo civile e socialmente accettabile.             Forse, con ancora più frequenza, alcune versioni di questa scusa pessima vengono usate da un partner compiacente o dalla maggioranza silenziosa (i facilitatori) coalizzati nella difesa delle gesta di un individuo maltrattante. Mia madre aveva più scuse per i maltrattamenti commessi da mio padre di lui stesso: “Prendilo così com’è”, “Non può aiutarsi da solo”, “Non può gestire la sua rabbia”, “Non sa come comportarsi correttamente nei confronti delle persone”, “È sempre stato così”, “È molto lunatico”, “Lo sai che ha la coda di paglia”, e ogni giorno altre scuse argillose si riversavano dalle labbra di mia madre anche se, paradossalmente, era la prima a lamentarsi dei suoi comportamenti, e più di chiunque altro.

 Le conclusioni tratte da coloro che offrono ogni sorta di giustificazione per i comportamenti di un soggetto maltrattante sono tutte rivolte verso la stessa risoluzione del problema: siamo noi a dover imparare ad accettare che gli altri sono “fatti come sono fatti“, siamo noi a dover capire che hanno dei problemi, siamo noi che dobbiamo essere più tolleranti nei confronti dei comportamenti altrui perché “nulla si può fare” e siamo sempre noi a dover CAPIRE CHE NESSUNO È PERFETTO. Siamo a noi a dover sorvolare SEMPRE. Perché? Semplicemente perché a loro dire le persone che ci maltrattano non sono MAI responsabili delle proprie parole o azioni, anzi, apparentemente sarebbero persone completamente fuori controllo! Pertanto, siamo noi a dover imparare a non prendere in considerazione determinati comportamenti, a dover perdonare e continuare a perdonare senza mai aspettarsi alcun tipo di cambiamento, a prescindere delle cose oltraggiose e distruttive che ci fanno. Se non facciamo così difficilmente possiamo ritenerci bravi cristiani.

Bene, bel tentativo! Questa è soltanto un’altra delle fesserie inventate dagli sfruttatori e dai loro facilitatori per permettere a un maltrattante di cavarsela persino da un’accusa di omicidio, tanto per dirne una. Tra tutte le scuse che amano dare i maltrattanti, la classica “non riesco a controllarmi!” è di gran lunga la migliore.

Ecco alcune delle giustificative che abbiamo sentito e che davvero SONO SCUSE USATE DA TUTTI:

  1. Lui è fatto così.
  2. Lei è sempre stata così.
  3. Fa così con tutti.
  4. Quando ami qualcuno, devi accettarlo per quel che è.
  5. Lui non sa come rapportarsi con le persone.
  6. È perché è stata maltrattata da bambina.
  7. Non è sano di mente perché ha avuto problemi con l’alcol.
  8. Ha difficoltà a controllare la sua rabbia.
  9. Ha problemi di gestione della rabbia.
  10. Lei si drogava.
  11. Quando diventa molto frustrato scarica tutto sulle persone.
  12. È sotto stress.
  13. Ha problemi al lavoro.
  14. Ha problemi con il suo ragazzo.
  15. Lei è gelosa di te.
  16. Si sente male perché tu hai ottenuto una promozione e lui no.
  17. È insicuro e cerca di sentirsi meglio svalutandoti.
  18. Lei ti ammira davvero (leggi “invidia”) e vorrebbe essere come te.
  19. Ha bisogno di portarti al suo livello per sentirsi meglio con se stessa.
  20. Quando si sente attaccato, subentra il suo “cervello da rettile”.
  21. Ha paura di perderti, quindi sta cercando di allontanarti.
  22. Ha paura dell’intimità, quindi sta cercando di allontanarti.
  23. Ha paura di essersi troppo attaccato a te, quindi sta cercando di allontanarti.
  24. Ha paura dell’impegno, quindi sta cercando di allontanarti.
  25. Ti ama così tanto che non sa cosa farsene di questo amore, quindi sta cercando di allontanarti.
  26. Ha paura che tu scopra il quanto è inadeguato e che lo lasci, sta solo cercando di allontanarti prima.
  27. Lo fa inconsciamente. Lei non sa quello che fa.
  28. Lei è intimidita da te, quindi sta cercando di dirti che è meglio non scherzare con lei.
  29. Ammira la sicurezza che hai in te stesso, e così cerca di indebolirti.
  30. Non vuole che tu capisca il patetico perdente che è, quindi sta cercando di allontanarti prima che tu ci arrivi.
  31. Pensa che ti stai allontanando da lei, quindi sta cercando di seminare in te la paura di perderla.
  32. Pensa che ti stai allontanando da lei, quindi ti sta evitando, ma solo per farti sentire il quanto ti mancherebbe se la vostra relazione si interrompesse.
  33. Non può gestire il confronto, quindi anziché essere diretto fa cose passive-aggressive.
  34. Lei non sa come esprimere i suoi sentimenti.
  35. Pensa che tu non capiresti la verità, ecco perché mente e nasconde le cose.
  36. Lei ha un sacco di orgoglio. Ecco perché scusarsi è così difficile per lei.
  37. Non ha mai ammesso di aver sbagliato, ma nel profondo lo sa.
  38. I suoi genitori hanno sempre favorito le sue sorelle, quindi ha molte insicurezze e rabbia.
  39. I suoi genitori l’hanno sempre favorita, quindi è viziata e ha un senso esagerato di diritto.
  40. Nessuno la capisce.
  41. È solo un po’ eccentrica.
  42. Pensa che tutti la prendano dal verso sbagliato, quindi è molto sulla difensiva.
  43. Pensa che tutti la amino, quindi sta solo cercando di capire quale pesce prendere.
  44. Lei è esaurita.
  45. Lei è una narcisista. È il modo in cui è stata cresciuta.
  46. Pensa che ogni suo singolo bisogno sia più importante di quello degli altri.
  47. Ha difficoltà a ritardare la gratificazione.
  48. Ha un problema con il controllo degli impulsi.
  49. Lui non sa nemmeno cosa dice.
  50. Lui non capisce che le parole possono ferire.
  51. Lui non riesce a immaginare di aver causato un danno.
  52. Tu devi solo capire che ha delle stranezze e particolarità.
  53. Lui agisce senza pensare.
  54. Lei è confusa.
  55. Lei è depressa.
  56. Lei è di cattivo umore.
  57. È ormonale, ha la sindrome premestruale, è in menopausa.
  58. Sta attraversando un momento difficile.
  59. Lei non sa come potrebbe riparare il danno.
  60. È la “sindrome del nido vuoto”, per questo scarica tutto su di te.
  61. Non vogliono ammettere che sei cresciuto – è troppo doloroso per loro.
  62. Hanno bisogno di rassicurazione sul fatto che ancora hai bisogno di loro.
  63. Sono stati allevati in un momento diverso, dovresti comunque rispettare i tuoi genitori, non importa cosa ti abbiano fatto. Non riescono nemmeno a capire perché tu abbia un problema con loro, giacché hanno fatto tutte le cose che i loro genitori hanno fatto a loro. È davvero un fatto di “scontro culturale”.

E la lista potrebbe continuare all’infinito. È buffo che molte di queste scuse un po’ dubbiose si contraddicano a vicenda e potrebbero anche andare da un estremo all’altro. Apparentemente quasi ogni circostanza, buona o cattiva, può essere convenientemente trasformata in una scusa pessima, come non essere in grado di controllarsi oppure non avere una scelta diversa del maltrattare gli altri.

Abbiamo seguito il caso di un pedofilo di 62 anni che è stato finalmente arrestato e mandato in prigione dopo aver trascorso 25 anni stuprando e molestando dozzine di ragazzini mentre sua moglie – che sapeva di avere accanto un pedofilo perché per due anni aveva molestato il proprio figlio – lo copriva, anche proponendosi di fare da babysitter ai figli degli altri per lasciarli poi da soli con il marito pedofilo. La donna aveva anche scelto di lavorare in una scuola elementare e, non avendo la patente di guida perché era molto più conveniente per lei essere portata e ripresa a lavoro ogni giorno, era riuscita a esporre tutti i bambini della città che passavano davanti alla macchina del marito, che fingeva di aspettarla davanti a scuola.

 Quando il pedofilo fu finalmente catturato, sua moglie, che a mio modesto parere avrebbe dovuto essere arrestata in qualità di complice ma che, per qualche strano motivo era rimasta libera, ha avuto il coraggio di dire cose del tipo: “Mio marito ha la mentalità di un quattordicenne”, seguite da varie versioni su come quell’uomo non era in grado di capire che ciò che stava facendo era sbagliato,  che era un “borderline tardivo”, che era “tanto acerbo da credere di essere allo stesso livello dei bambini che aveva violentato”, ecc. ecc. La donna si spinse fino al punto di affermare in modo oltraggioso e infamante per le vittime che le violenze subìte da loro erano, in realtà, rapporti sessuali consensuali perché, sebbene suo marito di anni ne avesse 60 e molte delle sue vittime fossero costituite da bambini di 5 o 6 anni, erano tutti accomunati dallo stesso livello mentale…di modo che per loro era solo un… un… “giocare al dottore”! Cioè, la donna cercava di dire in tutti i modi che le violenze inflitte a una serie di bambini non erano state, in realtà, così terrificanti e traumatiche perché suo marito non era molto diverso da loro, che lui era esattamente come un bambino di 5 anni, anche se dai capelli grigi, con 63 anni e 123 chili…

Come potete ben immaginare, c’è molto di più in questa storia di quanto sto raccontando qui. Non sto dicendo che questo non succede, ma personalmente non conosco nessun quattordicenne che abbia violentato altri bambini allo stesso modo. Non so che tipo di bambini conosca questa donna, ma i quattordicenni che conosco io sono davvero abbastanza maturi per essere capaci di distinguere il bene dal male, a maggior ragione quando si tratta di violenza, molestie sessuali e stupri. Basta dire che i commenti oltraggiosi della moglie l’hanno portata ad abbandonare la città, perché veniva evitata da quasi tutte le persone oneste che la conoscevano.

L’intera città sapeva chi fosse quell’uomo, tutti lo conoscevano bene. Sapevano che parlava come un adulto normale, che era capace di comprendere, di proporsi come risolutore dei problemi altrui, che aveva dei pensieri razionali, che svolgeva il lavoro di un adulto normale, che era riuscito a mantenere una casa e la sua famiglia per tutta la vita, che guidava un’auto, che si prendeva cura della sua casa, che sapeva badare a se stesso, che era abile nel fare affari e trattive, che sapeva mettere in vendita una macchina, acquistare un’assicurazione, pagare le bollette, fare acquisti e chiedere un prestito bancario. Dopodiché faceva visite regolari dal dottore e aveva una vita sociale normalissima. Sapevano che aveva fatto il militare, che era sposato da 30 anni e che aveva avuto dei figli (anche loro diventati vittime).

 Se non altro, era astuto, connivente, e in grado di sostenere la sua perversione con una pianificazione anticipata a lungo termine. Si era offerto volontario come allenatore sportivo per bambini. Si era fatto strada nella chiesa, raggiungendo gli alti vertici, il che lo aveva permesso di avere accesso ad ulteriori bambini. Si era “preso cura” di bambini piccolissimi e li aveva cresciuti per farli diventare le sue future vittime, bambini che inseguiva facendo “l’amico” ovunque si trovassero. Aveva gentilmente offerto passaggi a bambini poveri senza mezzi di trasporto e aveva portato tanti figli di madri single e bisognose a delle partite di hockey.

 In altre parole, per decenni quell’uomo era stato un adulto completamente funzionale, dotato di intelligenza normale, con un livello di maturità adatto alla sua età. In effetti, era abbastanza abile nell’individuare le potenziali vittime e a manipolarle, creando le condizioni necessarie per abusare di loro mentre incantava genitori ignari; era anche abile nel coprire le sue tracce e a inventarsi gli alibi ma, voi oramai lo sapete, non appena un signor voi-sapete-chi sciocca i suoi fan, il suo partner compiacente parte in modalità “riduzione del danno”, trasformandolo magicamente in una scimmia con la mentalità di un bambino, uno che non sa di fare qualcosa di sbagliato e che crede che le sue vittime accettino di essere violentate e/o maltrattate da lui, un “povero disturbato” giudicato erroneamente “pervertito”.

Oh, ma per favore! E chi abusa in squadra, come questo marito e moglie, si chiede sempre perché le persone si arrabbino così tanto con loro. E non si limitano a questo: guardano tutti con l’aria di sfida, convinti che le altre persone sono stupide abbastanza da credere alle loro menzogne. Oltre a questo, lo spirito basso e degenerato e la sua altrettanto colpevole moglie, erano abbastanza intelligenti da ridere sotto i baffi e a prendere in giro mezzo mondo per oltre 25 anni. Ma quanti quattordicenni sarebbero in grado di credere di farcela?

Il punto cardine di questa storia orribile è la sua terribile capacità di illustrarci che per un maltrattante, così come per i suoi sostenitori, non ci sono limiti in cui non possano sprofondare con il fine unico di esentarsi della responsabilità per le cose che scelgono deliberatamente di fare. La loro immaginazione non conosce limiti quando si tratta di fare il diavolo a quattro per non essere responsabilizzati. Sono assolutamente spudorati quando cercano di convincervi che semplicemente non possono aiutarsi. Mentono scandalosamente non importa il quanto suonino ridicoli: ti guardano dritto negli occhi e continuano a insistere sul fatto che non possono controllare le loro parole o azioni. Ma la cosa divertente è che se ci comportassimo allo stesso modo, se facessimo le stesse cose che fanno loro contro di noi, usandoli come bersagli, ci aspetterebbero certamente al varco per consigliarci un po’ di “auto controllo”!

 L’intero concetto di un adulto che non ha il potere di controllarsi non solo è assurdo, come insulta la nostra intelligenza, perché si aspettano che crediamo ad una simile spazzatura. Salvo alcune malattie terribili come un tumore al cervello o la malattia di Alzheimer, i maltrattatori possono controllarsi come tutti gli altri, se solo lo volessero. Ed ecco perché:

  1. Le persone malate di mente che non hanno controllo su se stesse e sono in balia dei loro impulsi non sono in grado di pianificare in modo contorto e deliberato la maggior parte degli abusi e maltrattamenti che commettono; non sono capaci di agire con connivenza e di reggere il grado di slealtà richiesto nel processo; non sono capaci delle bugie necessarie per coprire i propri atti, oppure di inventare scuse complicate; e non sono capaci dei sofisticati giochi mentali e delle battaglie psicologiche che finiscono per piegare la volontà delle vittime. Una persona totalmente fuori controllo e incapace di bloccare i propri impulsi dovrebbe essere sotto la tutela di un’istituzione che la impedisca di essere un pericolo per la società. In sintesi: chiunque abbia la capacità di elaborare e pianificare le proprie mosse e spostamenti per un periodo di tempo relativamente lungo e di attendere il momento opportuno per eseguire l’atto pianificato è perfettamente responsabile delle proprie azioni. Nessuno può essere sano e malato contemporaneamente! Ripensate e decidete: la persona che ha commesso degli atti spregevoli contro di voi si comporta DAVVERO come qualcuno che è “fuori controllo”?
  1. La natura stessa di un atto impulsivo e fuori controllo implica che le probabilità che venga ripetuto casualmente è di una su un milione. Tuttavia, lo schema di abuso viene ripetuto ancora e ancora, perché un soggetto maltrattante e/o violentatore commette sempre lo stesso tipo di abuso finché non viene fermato. Che significato ha tutto ciò? Significa che il maltrattante è perfettamente capace di ragionare: SA CHE LO SCHEMA CHE FUNZIONA BENE PRIMA FUNZIONERÀ ANCHE DOPO, ANCORA E ANCORA.
  2. Le stesse persone che affermano di essere incapaci di controllare le parole rozze e cattive che ci vomitano addosso non hanno problemi a dimostrarsi educate e rispettose verso coloro che percepiscono come figure autoritarie – come un capo oppure il loro medico. Non si sognerebbero nemmeno di dire le cose che ci dicono a un estraneo in coda al ristorante. Si comportano in modo completamente normale con quelli che considerano i loro simili e con i loro vicini. Questo è esattamente il motivo per cui molte persone stentano a credere quando iniziamo a raccontare la verità sul comportamento di una persona che ci ha maltrattato o abusato di noi: non hanno mai visto l’aggressore in azione perché è abbastanza intelligente da nascondere il suo vero sé alle persone che vuole impressionare o ingannare. QUESTA CAPACITÀ DI VISUALIZZARE IL COMPORTAMENTO APPROPRIATO QUANDO È NECESSARIO O QUANDO È VANTAGGIOSO IMPLICA CHE UN MALTRATTANTE RIESCE PERFETTAMENTE A CAPIRE CHE COS’È O NON È ACCETTABILE, ESSENDO ASSOLUTAMENTE IN GRADO DI MODIFICARE IL SUO COMPORTAMENTO. Gli aggressori riescono a controllarsi bene quando DEVONO: il punto è che semplicemente non avvertono il bisogno di farlo con noi.

 E no, i “disturbi della personalità” non si qualificano come malattie assolutamente distruttive. Secondo la psicologia moderna, ognuno di noi ha probabilmente qualche tipo di disturbo della personalità, di modo che nemmeno questa può essere accettabile come scusa. Nessuno di noi ha il diritto di infliggere i propri problemi a qualcun altro, non importa il quanto “speciale” potremmo pensare arrogantemente di essere.

Invece di aspettarsi che tutti si rendano conto delle loro “eccentricità”, del loro “cattivo umore” o delle loro “strane particolarità”, chi maltratta dovrebbe prendersi la responsabilità di crescere e di prendere il controllo della propria vita, anche se questo significa fare un piccolo passo alla ricerca di un buon terapeuta.

Sono disponibili tutti i tipi di trattamenti per coloro che VERAMENTE desiderano una forma di aiuto, anche quando il loro problema rappresenta una “sfida” per chiunque.

Non è compito vostro aiutare il vostro padre violento a controllare il suo temperamento oppure ignorare le sue esplosioni. Non è compito vostro aiutare vostra sorella manipolatrice con il suo disturbo narcisistico della personalità, oppure la vostra madre maniaca del controllo con le sue insicurezze. Non è vostra responsabilità leggere dozzine di libri di autoaiuto cercando di capire i loro problemi. Non spetta a voi chiedere durante la terapia di gruppo o al vostro gruppo di sostegno via chat un aiuto per capire perché i vostri genitori si comportano in modo odioso nei vostri confronti. Quei libri e quei gruppi non sono lì per aiutare LORO con i loro problemi, sono lì per aiutare VOI con I VOSTRI problemi, cioè, QUEI PROBLEMI CHE LA VOSTRA FAMIGLIA DI ORIGINE HA PROBABILMENTE CAUSATO.

Non siete gli psicologi della vostra famiglia. Non spetta a voi risolvere i loro problemi, tocca a loro risolverli. Non siete voi la causa dei loro cosiddetti problemi, ecco perché la loro guarigione non dipende da voi. Con mia sorella Denise ci diciamo sempre: “Non siamo le responsabili della gestione di un’istituzione di salute mentale per soggetti maltrattanti”.

Credo che sprechiamo troppo tempo ed energie cercando di psicanalizzare chi ci maltratta e abusa di noi, cercando di capire perché lo fanno. La terapia può essere una cosa molto buona per molte persone. Ma a volte può anche essere una brutta cosa, perché dà agli aggressori un nuovo repertorio di scuse per danneggiare gli altri. La psicologia moderna tende a giustificare fin troppo certi comportamenti inappropriati, rendendo certe volte l’autore di una violenza vittima di qualche malattia psicologica e con questo nutrendo il suo narcisismo, riempiendolo di attenzione. Dunque, avrebbero difficoltà a gestirsi perché sarebbero malati! Ma avere una malattia cosa c’entra con l’essere malvagio? Ecco il meccanismo che trasforma un violentatore in un “poveraccio” al punto che persino lui stesso passa a definirsi una vittima!  Ovviamente, questo pone la VERA vittima in un vicolo cieco. Come può sperare che qualcuno che risulta agli altri totalmente incapace di controllarsi rispetti i sani limiti e confini imposti da lei? Se un comportamento è fuori controllo e la persona interessata non può farci niente, alla vittima resta soltanto il desiderio che il maltrattante possa guarire prima o poi… Il punto è che non può. Quindi, la vittima si vede come una persona talmente sfortunata che finisce per non vedere alcun senso nella fissazione dei propri limiti; crede che non avrebbe alcun senso rimproverare, affrontare o protestare contro gli abusi che subisce perché non c’è niente che possa fare a riguardo. Dovrà solo imparare a conviverci perché è così che stanno le cose e, ora che capisce l’andazzo, dovrà pure perdonare chi gli ha fatto del male, da brava cristiana che è.

Una delle scuse più comuni che abbiamo sentito per giustificare le violenze sui bambini, e anche sui figli oramai adulti, è che il genitore maltrattante è stato abusato da piccolo. È come se la società desse per scontato questo tipo di conclusione: “Naturalmente tua madre continua a urlare contro di te, mente su di te e ti offende perché è quello che le ha fatto sua madre! È l’unico modo che conosce per allevare un figlio.”

L’unica pecca in questa linea di ragionamento è che molti adulti che sono stati maltrattati da piccoli non abusano dei propri figli. Mia sorella Denise ed io, insieme a tutti coloro che abbiamo sentito negli anni grazie al nostro lavoro, sono esempi perfetti di sopravvissuti agli abusi che non maltrattano gli altri, specialmente i propri figli. La maggior parte di noi non vorrebbe mai far passare i nostri figli attraverso ciò che abbiamo sofferto, e stiamo molto attenti a non ripetere le cose che i nostri genitori hanno fatto a noi con i nostri figli. Se mai, andiamo totalmente nella direzione opposta. Ho sempre detto che devo ringraziare i miei genitori per avermi insegnato come allevare i bambini: basta prendere tutto ciò che ci hanno fatto, per fare l’esatto contrario! Se provenire da un ambiente di abusi e maltrattamenti è una scusa per diventare un violentatore, allora che razza di mistero spiega la condizione di chi non ha preso questa via?

Nessuno è predestinato a diventare un maltrattante. Maltrattare o non maltrattare è una scelta che facciamo.

I maltrattanti SCELGONO di maltrattare coloro che li amano perché è funzionale all’ottenimento di ciò che vogliono. Ci è stato dato il libero arbitrio. Possiamo scegliere di essere amorevoli e gentili con gli altri, oppure possiamo scegliere di essere malvagi e cattivi. Scegliamo di essere retti e divini, o scegliamo di seguire un altro cammino.

Possiamo evitare di essere maltrattati in futuro perché maltrattare è un’altrui scelta, non nostra. E di solito si tratta di una scelta assolutamente deliberata e calcolata.

18 pensieri su “La difesa a spada tratta del perverso: il silenzio del partner compiacente e il silenzio della Corte omertosa

  1. Nella lunga lista delle scuse, ritrovo molte delle cose che mi ha detto mio fratello quando in più e più occasioni, gli ho chiesto aiuto dinanzi ai maltrattamenti di mio padre e mia sorella, entrambi np. Anni e anni di abuso, i cui segni me li porto dietro ancora oggi che vivo lontano.

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  2. Ma qualcuna di voi ha avuto la sensazione che l’np potesse essere anche pedo o criptopedo, o pedo trattenuto per non incorrere in denunce? Io ho avuto a volte brutte sensazioni… che mi piacerebbe condividere, ma non me la sento qui pubblicamente…

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    1. Cara Lilith, sulla base di quanto ho imparato e appreso fino adesso anche da alcune testimonianze, se prendiamo l’ultimo gradino del narcisismo (perverso/maligno) e la psicopatia ci accorgiamo che gli individui affetti diventano intrepidi “ricercatori/collezionisti di sensazioni”. Il che vuol dire in sintesi grezza: non guardano in faccia a nessuno. Se tutte le persone vengono ridotte a cose, allora TUTTI si trasformano automaticamente in strumenti utili al raggiungimento degli obiettivi di un perverso. Se il suo obiettivo è la ricerca ossessiva, malata e senza sosta del piacere assoluto, un godimento che non esiste al mondo pur di sentirsi “speciale”, allora oltrepasserà ogni limite pur di ottenerlo non importa l’età della vittima, la sua fiducia, la sua condizione di vulnerabilità, i suoi “no”, la sua paura oppure i legami di sangue che possano avere. Da una parte il partner del narcisista perverso avverte questa possibilità in agguato perché vive sulle spine e ha perfettamente ragione quando intuisce che c’è qualcosa che non va: quando triangola o flirta il soggetto perverso STUDIA le potenziali prede adulte con lo stesso sguardo da falco che osserva i bambini o ragazzini che interagiscono con lui. In un primo momento la cosa viene scambiata per semplice gentilezza, dopo diventa un eccesso di attenzione fino a raggiungere il livello di un dubbio talmente crudele e orribile che il partner (parlo di quelli non compiacenti) non riesce nemmeno a esprimerlo per quanto sia raccapricciante accusare una persona SENZA ALCUN TIPO DI PROVA MA SOLO SULLA BASE DELLA PROPRIA INTUIZIONE. Ci sono però alcuni commenti del tipo “Beh, Indro Montanelli ha sposato una ragazzina di 12 anni perché in Africa era così che funzionava! I tempi erano diversi…dipende molto da dove vai” oppure “Sì, ma oggi le ragazze di 12 anni sono già donne fatte. Stanno lì su facebook per farsi vedere, no?” fino ad arrivare ad apprezzamenti anomali sul corpo delle proprie figlie, a sguardi lascivi che portano le ragazze letteralmente a scappare di casa, ad esempio creando innumerevoli impegni pur di non restare da sole con il genitore che AVVERTONO di essere un potenziale pericolo per loro. Quando una ragazzina si vede costretta ad andare a chiudere la porta del bagno perché il genitore la lascia SISTEMATICAMENTE spalancata mentre si fa la doccia (oppure mentre fa i propri bisogni), è perché ha intuito di doversi difendere da qualcosa. Prova imbarazzo e disgusto mentre chiude la porta, cercando di stabilire dei confini per conto suo. Confesso che di tutti gli argomenti che tratto qui sul blog – sempre per quanto riguarda il tema del narcisismo e della psicopatia – questo in particolare mi fa venire la nausea perché il connubio narcisismo perverso-pedofilia o incesto non è una fantasia che si fanno i partner “gelosi”, ma una realtà possibile che appartiene al disturbo. Questo perché la voglia di trasgressione, la noia e la curiosità morbosa SONO PARTE INTEGRANTI di questo particolare disturbo della personalità, di modo che le persone devono essere INFORMATE anche sulla possibilità di portarsi a casa un pacco esplosivo come questo. Esplosivo perché come una bomba i suoi effetti devastano tutto, soprattutto la vita degli innocenti.

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      1. Cla , con questa risposta mi par di capire tu non ritenga efficace o utile la castrazione chimica per i pedofili ( Mi pare qualche politico italiano l’avesse proposta)
        E’ corretto dire che il comportamento deviato non cesserebbe a castrazione avvenuta perché guidato da limiti che il pedofilo NON si auto impone ?

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      2. La perversione sta nel cervello, quindi quando i pedofili vengono chimicamente “castrati” il problema non si risolve del tutto, perché potrebbe aumentare il livello di sadismo nei confronti della stessa fascia età. Bisogna vedere cosa si intende per castrazione chimica. In ogni caso i politici che la difendono non hanno la più pallida idea di cosa significa.

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      3. sono allibita… proprio in questi giorni sono stata tartassata dai pensieri, sensazioni, ricordi più oscuri di tutti… potevano essere frasi buttate lì in mezzo ad una conversazione, o anche “solo” intuizioni durante i rapporti sessuali… ma ho percepito di tutto, fantasie su minori, stupro, rapporti sessuali violenti/umilianti (con donne, uomini, trans).
        esempio: non ricordo esattamente di cosa stavamo parlando, ma ad un certo punto se n’è uscito con una frase – “a me è già capitato di vedere una bambina di 9 anni e pensare che fosse davvero bellissima” – io stranita ho risposto prontamente “ma certo, anche a me è capitato di vedere bambini e pensare “sicuramente da grande diventerà proprio un bel ragazzo!” eppure sentivo che non stavamo dicendo proprio la stessa cosa…
        oppure poco prima di natale continuava a parlarmi di questo suo amico che si era appena lasciato con la fidanzata ed aveva deciso di andare con una escort “specializzata” in BDSM… l’ho trovato un comportamento davvero strano, avendolo potuto conoscere anche se non moltissimo. ho subito pensato che fosse proiezione.
        ma la sensazione più forte è stata l’ultima volta che abbiamo avuto un rapporto, io ero triste perché mancavano pochi giorni all’intervento per l’interruzione di gravidanza e lui ha deciso di “consolarmi” (sì, sono sarcastica) decidendo di avere un rapporto con me (so che in realtà lo aveva deciso già da prima). io incredula ma da buona dipendente non ho prestato troppa resistenza, quindi oltre alla sofferenza che già provavo si è sommata quella di vedere che non glie ne poteva fregare di meno né di me né di ciò che stavo passando, che comunque riguardava anche lui… e mi ha presa con più forza del solito, mi ha tirato i capelli in una maniera più violenta ed ho notato che non lo avevo mai visto così eccitato prima… io dopo in stato catatonico, lui sorridente e non curante (nella norma insomma).

        eppure cosa fare? andare a parlare di sensazioni con chi si dovrebbe occupare della sicurezza sarebbe come parlare ad un muro, sperare di essersi sbagliati consapevoli di non avere una laurea in psicologia non fa sentire la propria coscienza etica pulita, così come sperare che rimanga sempre una cosa latente… poi c’è anche molto questo fatto di accostare determinati comportamenti all’età… quando purtroppo il passare degli anni non aiuta, anzi mi sembra che più passa il tempo e più queste persone accumulano esperienze, nuove tecniche di manipolazione e basta.

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      4. Carissima Enne, quando stiamo davvero male riusciamo a vedere con chiarezza la loro gioia per aver provocato il nostro malessere. Tu avevi appena preso una decisione durissima che nessuno di noi ha il diritto giudicare, ma che lui, come parte in causa perché futuro padre di questo bambino, doveva quantomeno avere la decenza di saper rispettare. Perché ti ha trattato in quel modo, con inaudita violenza, perché era così eccitato ben sapendo cosa stava per accadere? Perché voleva essere lui a portarti via quella vita prima ancora dei medici, è questa la risposta. Lo stesso vale per tutte quelle persone che ti distruggono psicologicamente, e immediatamente dopo, ci manipolano per sfogarsi sessualmente. Nella loro testa malata danno la morte e poi la vita, e viceversa. E’ il modo che hanno trovato per sentirsi onnipotenti. E’ la sofferenza altrui ad eccitarli, la pulsione di morte che potrebbe essere inserita all’interno di un rapporto sessuale, il sangue, la malattia, il rischio, lo sporco, il degrado, l’orrore… Una persona pulita, sincera e onesta non eccita. Quindi, lui ti ha desiderata IN QUEL MOMENTO più del solito perché gli stavi dando esattamente ciò che voleva in un rapporto sessuale: un sacrificio, sangue innocente da bere. Non so se era una persona che poteva andare all’estero, in certi Paesi in cui la povertà e l’amoralità diffusa porta alcune belve a vendere piccoli angeli ad altre belve (come è il caso del mostro di cui ci racconti!), ma se ha usato qualche scusa per partire verso queste mete, puoi stare certa che la bambina di 9 anni che afferma di aver visto era a una distanza molto ravvicinata da lui. Sono bombe con sembianze umane che girano indisturbate cercando di avvicinarsi al maggior numero di innocenti per distruggere le loro vite. Gli adulti con cui interagiscono sono solo diversivi intercambiabili. Vorrebbe, la loro organizzazione interna perversa, un mondo circondato da bambini e giovanissimi di entrambi i sessi, tutti sessualmente a disposizione. Un mondo che per gli esseri umani normali sarebbe l’Inferno. Non potendo averlo, seminano dolore e disgrazia ovunque vadano. Un abbraccio e non voltarti mai.

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    2. Confermo. Da un certo punto in poi ho iniziato ad averla quella terribile sensazione. Purtroppo confermata, per fortuna (almeno che io sappia) “solo” cripto o trattenuto. Terribile , specie se hai una figlia con l’ex np. Dio mio quante cose passano sotto traccia con questi non-malati capacissimi di esercitare il proprio libero arbitrio in tal modo.

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  3. Grazie,grazie,grazie, per gli articoli e anche per i commenti, un aiuto prezioso e un conforto in questo massacro emotivo e non solo, in cui tantissime/i vengono a trovarsi. Personalmente convivo con una preoccupazione che nn mi fa fare passi avanti. Realizzato con che personaggio ho avuto e per NECESSITA’ ci ho a che fare e riuscita finalmente ad attuare il distacco emotivo e a nn reagire alle sue provocazioni (ho potuto constatarne l’efficacia e quanto la cosa lo abbia almeno sul momento messo in difficoltà) mi chiedo costantemente….può alzare l’asticella delle provocazioni? Può questo atteggiamento farlo infuriare ulteriormente? Fino a che punto può reggere un comportamento del genere e decidere di mollare? Il mio ex compagno non ha mai usato violenza fisica, tutto il resto si. Non so cosa aspettarmi ora. Grazie di cuore.

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  4. Si Lilith P, ti confermo anch’io…il mio ex np ha 50 anni…non riusciva a trattenersi dal fare apprezzamenti su ragazzini di 16 anni e a far finta di essere lo zio e io la nipotina mentre facevamo sesso. Mi aveva confessato di aver avuto rapporti con adolescenti, trans, pornostar, uomini….e non oso immaginare cosa ci possa essere oltre tutto questo. Si, era ed è un pacco bomba pronto per esplodere.

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  5. Che schifo. Non ho parole. Ho passato periodi che mi sarei scorticata viva, dentro e fuori. Lavata con l’acido. Grattata via il primo strato di pelle per togliere da ogni cellula la memoria di quel contatto. Mi lavavo continuamente. Stavo ore a piangere accasciata a terra nel box doccia con l’acqua bollente che mi scivolava addosso. . . Ma non portava via nulla. Uscivo e mi sentivo ancora sporca. E’ stato un lungo viaggio. Una faticosa salita senza forze, senza respiro e senza sapere dove andare. Però passa. Passa il dolore intenso, e passa l’ossessione. Io la calmavo qui, leggendo e andando in giro la domenica con un’amica che aveva vissuto nello stesso periodo la stessa cosa. Piccoli viaggi per distrarci, scaricando tutte le tossine, parlando ossessivamente di loro, ma intanto buttavamo fuori. E ogni tanto… uh che bello… guarda… e foto. Bisogna imparare a stare di nuovo da sole. E a riprodurre il piacere e la ricompensa chimica con le proprie forze, i propri interessi e la propria bellezza. Con la bellezza del mondo vista solo con i nostri occhi. Fu una sorpresa scoprire che le stelle c’erano ancora. Anche per me e quell’amica. Che c’erano le lucciole, le colline, i panorami mozzafiato, il canto delle cicale. C’era il mare e il calore della sabbia sotto i piedi. I boschi, i prati, le margherite. I bagni al fiume. L’ombra estiva, la brezza marina. Le grigliate di pesce al ristorante, i funghi, il profumo del tartufo. Non c’era accanto lui che mi stringeva e mi baciava, falso come Giuda, e il sesso in ogni luogo, ma c’era un’amica preziosa. E parlavamo di loro, sì, però, ogni tanto un sorriso scappava. Una risata fragorosa. E un calice di vino per brindare immancabilmente “MA VAAAA…FFA****LO!”. C’era ancora tutto. E piano piano andai a sovrapporre certi luoghi vissuti con lui, con ricordi nuovi. Un po’ alla volta se ne viene fuori. Ho dovuto affrontare anche la sfiducia totale nei confronti degli uomini. Dicevo. Io con questi ho chiuso. Sono tutti così. Sono passati 4 mesi dall’ultimo no contact e oltre due anni dal primo addio. E solo ora mi sembra che esistano anche uomini puliti. Con interessi che non siano solo per “quella cosa lì”. Con amici veri. E una coscienza. Valori in cui credono. Ho ricominciato a cantare e a ballare in casa. E faccio video ai miei mici che mi guardano stralunati, ma che ora mi riconoscono. Faccio lunghe camminate sulla spiaggia e jogging in pineta. Ho ricominciato a giocare con la mia squadra. Ho tante persone care intorno. Vere. Mi sentivo profondamente sola e morta, ma solamente perché lui mi aveva allontanato da tutti e avvelenato l’anima. Tuttavia, quello che abbiamo dato, torna. Le amiche, mi hanno aspettato. Anche mentre stavo con il mostro hanno continuato a mandarmi messaggi, per oltre tre anni “noi siamo qua… quando ti va di tornare… quando puoi, quando vuoi… lo sai”. La vita corre ancora. E ci saremo anche noi lì, a correre con lei.
    Buon week end a tutti. E un abbraccio sincero.

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  6. Oh, grazie quello che dici mi dà molta speranza. Ma sono passati 4 mesi dall’ultimo no contact e ora stai meglio? Per me ne sono passati tre ma sono ancora nel box doccia accasciata. Cerco di fare cose che mi diano gratificazione….ma niente, l’unica cosa che riesce a sospendere il dolore e il pensiero ossessivo è dipingere. Ma sto bene mentre dipingo appena finisco il quadro ripiombo nel caos, ancora peggiore di prima…sto pensando di.prendere come mi suggerisce il terapista degli antidepressivi l’escitalopram, tu per caso ne hai fatto uso? Qualcuno nel blog ne ha fatto mai uso? Di questo tipo di antidepressivo o di altri? Sono molto dubbiosa nel prenderli ho paura che mi impediscano il contatto con quelle piccole gioie che tu racconti, che per ora non riesco a provare ma ho sempre speranza in futuro di provarle di nuovo e ho paura che gli antidepressivi ottundano ogni tipo di emozione. Vi sarei grata se voleste condividere con me l’aspetto “farmacologico” di questo percorso doloroso….grazie….

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  7. Cara Elisa, io mi sono fatta prescrivere un antidepressivo ma mi sono fatta forza e non l’ho preso. Crede che questo tipo di trauma vada affrontato coscientemente. È durissima ma non si tratta di una forma depressiva comune…si deve fare lo sforzo di capire nel profondo perchè ci siamo annullate…senza ricorrere al benessere artificiale. Non prendere niente, ce la farai!

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  8. Cara elisa, quando dico il viaggio è stato lungo e faticoso è perché i 4 mesi di no contact sono stati solo la cura finale. Quella senza “metadone” (ricadute…. contatti…), diciamo… No. Non ho preso nulla, ma ho vissuto questo lungo periodo come una lotta contro me stessa. Disumana. Scandita da tappe precise o picchi di dolore di intensità e durata diversi. Solo lo scorso ottobre ebbi un crollo. Avevo dovuto trasferirmi. In una situazione a tutt’oggi precaria. Sola. Punto e a capo. Problemi di soldi di lavoro di casa. Mi tiravo su dal letto alle tre del pomeriggio. Le amiche mi bombardavano di messaggi. DOVE SEI. ALZATI. C’È UN GRAN SOLE. SVEGLIA!!!!! Vengo lì. Le cose belle che ho descritto, i paesaggi, le lucciole,i prati fioriti c’erano… ma dovevamo fotografarli, io e la mia amica, per poterne godere anche i giorni successivi, perché quello che accompagnava le nostre giornate era l’ossessione e la fuga da LORO e ci portavamo dietro un senso di angoscia e un dolore sordo che però è stemperato quando riesci a spezzarlo con un brindisi, un bel tramonto o un bagno al mare con un’amica complice. È stata la nostra cura. Mi ero disabituata alle ricompense chimiche prodotte da me. La mia gioia dipendeva da lui. Dai suoi baci (sporchi), dalle sue carezze (subdole), dai suoi abbracci (controllanti), dal suo sesso (disturbato). La storia è cominciata quattro anni fa. Da subito chiesi: “ma vai a puttane? No, non ho bisogno di pagare”; “ma sei stato con quella là? No, non è mai stata una storia (ah ah 7 anni e c’è ancora)”. Cominciò da subito a costruire la maschera modificando discorsi e personaggio a seconda delle mie reazioni. Fin da subito non mi convinceva perché non puoi negare il passato, viene fuori dal gergo, dalle espressioni che usi, da come parli delle tue cose passate. Poi son bravi a correggere al volo. A noi resta il dubbio e più si tergiversa e più tempo passa, più veniamo catturate. Quindi il primo anno fu l’idillio, all’inizio un po’ trattenuta poi mi “fece cadere” come lo definiva lui. Dopo quel periodo qualcosa si ruppe e ci furono 5 mesi di delirio investigativo, escursioni notturne a fotografare tutto, documenti, biglietti, scontrini, la sua abitazione non aveva più segreti. Se compariva una maglietta che non vedevo più da tempo, sapevo che non era lì, non era nell’auto, non era nel garage …e quindi a casa di lei (loro?) che diceva non frequentare. Un incubo. Notti insonni. Cominciarono i pianti anche mentre stavo con lui sotto un cielo stellato o dopo l’amore perché sapevo che prima o poi avrei trovato la forza di andarmene. Era finita la gioia innocente. Ma ero già preda. E ci volle altro tempo. A un anno e mezzo dal nostro incontro lo lasciai. Avevo problemi gravi a casa e bisogno di energia. Di occuparmi di cose serie. Dopo una settimana arriva l’ sms deficiente… come stai… (di m…da, stavo). Piangevo solo, urlavo, tremavo e stavo accudendo mio padre senza averne le forze perché me le aveva portate via lui. Ma c’era il sole. Caddi nella nostalgia delle nostre giornate insieme. Venne a trovarmi piangendo e tremando, dichiarando il suo amore, i suoi errori (senza dire quali) e spiegandomi tutto (altre bugie) sulla ex. Tornammo insieme. Ma da lì fu il delirio. Un continuo tira-molla che non aveva più senso ma non riuscivo a farne a meno. Lo lasciai altre due volte staccandomi prima x un mese, poi per 4 dopo due episodi di tradimento. Poi ci fu il periodo delle ricadute che duravano un week end. In realtà, ad uscirne ci ho messo tre anni e mezzo ma il no contact accelera tutto. Bisogna arrivarci, però. Averne la forza e non sentirsi in colpa. Nemmeno io credevo di ritrovare la fiducia e la voglia di vivere. Non so quanto lungo sarà il tuo percorso, elisa (e chiunque altro), ma da quel buco si esce. Forza. Qui, ci vogliamo bene.

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    1. Cara Lilith, io davvero non so come ringraziarti per la testimonianza che ci lasci qui sul blog. Sei sopravvissuta a uno psicopatico, c’è ben poco da fare. L’anno scorso parlavo con il dottor Piero Petrini (psichiatra, psicoterapeuta, responsabile del Centro Disturbi di Personalità dell’ospedale San Camillo di Roma) e che ha avuto in cura alcuni pezzi grossi della TV altamente disturbati, per usare un eufemismo. Eravamo in un convegno alla LUMSA in cui presentavo i dati della mia ricerca sulla prostituzione trans. Bene, gli ho rivolto una domanda precisa: “C’è speranza di guarigione per un soggetto affetto da narcisismo perverso? Uno che sfoggia un altissimo livello di promiscuità sessuale e frequenta ambienti underground per provare a sentire qualcosa?”. La sua risposta è stata perentoria: “No. Sono persone che hanno bisogno del rischio e dell’adrenalina come noi abbiamo bisogno del cibo per campare. Vogliono la TENSIONE nella loro vita e non lo scarico della tensione come accade con un uomo comune che cerca una prostituta per sfogarsi. Quindi non trovano alcun piacere nella normalità, c’è solo meccanicità.” Un’altra domanda che mi ricordo di aver fatto era: “Cosa succede quando i rapporti a rischio vengono a mancare, quando magari cercano di vivere una vita normale?”. Risposta: “Cercano altre situazioni di rischio per compensare, come nel caso di X, noto giornalista diventato corrispondente in una zona altamente conflittuale”. Ossia, è impossibile trovare pace e serenità accanto a questi personaggi.

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  9. Grazie Lilith la tua testimonianza mi dà coraggio, a volte mi sembra di non farcela, i picchi depressivi sono terribili e ho tre bambini ai quali cerco di nascondere il più possibile il dolore….simulando una normalità che ormai non so cosa sia. Ma quando.sento che chi come te ce l’ha fatta penso che ce la posso fare anche io…piano piano. Grazie a te e a Claudileia per tutto quello che fa in questo blog e a tutti quelli che soffrono e invece di chiudersi condividono la propria esperienza perché magari può essere utile a qualcuno. Grazie anche a te amigdala del consiglio, ma ho incominciato oggi il farmaco ho deciso perché mi sembra che sia necessario stabilizzare un po’ il tono dell’ umore per il benessere mio e di chi mi sta vicino. Non so….procedo per tentativi….
    Se penso al giorni in cui l’ho incontrato il 15 ottobre di quattro anni fa…..ho i brividi….No non cambiano, come dici tu Claudileia…..sempre nuove sensazioni…sempre più adrenalina….ecco cosa gli serviva..verso la fine del nostro rapporto alla mia richiesta di una conferma affettiva : ho bisogno di sapere se mi ami, se mi vuoi veramente bene….mi ha risposto….voglio il fuoco…..ecco con quel fuoco ha bruciato tutto e quando di me è rimasto solo un mucchietto di cenere si è divertito a calpestarla coi piedi….poi finito il fuoco…quando mi aveva esaurito completamente…..ha cercato altrove….senza nemmeno un piccolissimo accenno di rimorso….

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