Lo schema mentale che vi porta a negare la vostra intuizione e a collaudare le peggiori bugie narcisiste

Fonte: https://blog.melanietoniaevans.com/why-did-we-ignore-the-red-flags-of-the-narcissist/
Autrice: Melanie Tonia Evans, terapeuta australiana autrice di Breaking the Chains of Painful Love (2009); ideatrice di un programma terapeutico di ricupero per vittime di rapporti con soggetti narcisisti
Trad. C. Lemes Dias

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Dopo circa 2 settimane dal primo appuntamento con il mio oramai ex narcisista, ho intuito che “qualcosa non quadrava”: eravamo stati in contatto regolarmente per giorni, ma all’improvviso era diventato assolutamente irreperibile. Da questo particolare è nata la sensazione travolgente che c’era qualcosa di storto.

Dopo un po’ è apparso evidente che lui mi stesse mentendo, ma ho respinto anche questo. La mia intuizione stava cercando di mettermi a riparo, mentre io avevo scelto di non ascoltarla, di ignorare i messaggi che mi mandava e di razionalizzare i segnali di allerta che mi sbatteva sotto il naso.

Vi suona familiare tutto ciò?

La maggior parte delle persone rimasta intrappolata in una relazione narcisista ha avvertito che qualcosa non quadrava, ha intuito che sotto sotto c’era qualcosa, ma ha scelto di non ascoltare la voce dell’intuizione.

Come probabilmente sapete già, la perdita della fiducia nel proprio intuito può avere conseguenze disastrose.

In questo articolo spiegherò come ci sconnettiamo e perdiamo la fiducia nella nostra intuizione, e come è possibile identificare il processo e lavorare per riconnettersi nuovamente alla bussola interna che ci guida sulla via del benessere e di una verità che rispecchia non solo noi, ma che abbraccia tutti gli ambiti della nostra vita. Per comprendere la dinamica della nostra intuizione, dobbiamo renderci conto che è estremamente connessa al nostro sistema emotivo. Quando siamo emotivamente rinchiusi fuori da noi stessi ci concentriamo sull’acquisizione di “dati” dall’esterno, di modo che non siamo più tutt’uno con la nostra intuizione. Una simile condizione può accadere in qualsiasi ambito della nostra vita.

Ad esempio, potete avere l’istinto di rallentare la macchina ma respingerlo e, appena girate l’angolo, spunta la macchina dei vigili. Potete avere la sensazione di dover portare con voi un certo oggetto quando uscite di casa e non farlo. Più tardi, però, scoprite di aver bisogno proprio di quella cosa.

Qualche settimana fa un’amica si è unita a me per una passeggiata sulla spiaggia e ha avuto la sensazione di non dover rimanere a lungo. Lei, però, non ha detto nulla e ci siamo goduti una lunghissima passeggiata. Quando stavamo per andar via i guardiani di quel tratto di spiaggia si sono presentati e hanno prelevato il suo cane, perché era lì dopo l’orario consentito (nessuna delle due era al corrente del “coprifuoco” per i cani). La mia amica era rammaricata per non aver rispettato la sua intuizione. Potrebbe sembrare logico ricevere questi segnali di “allerta” nei momenti del bisogno, ma la vita e le leggi dell’attrazione non funzionano così. Molti studiosi affermano che attiriamo tutto ciò che è in sintonia con il nostro stato emotivo. Questo include anche i “messaggi” che arrivano per aiutarci e salvarci. Più lavoriamo sulla comprensione delle nostre vibrazioni emotive, più i messaggi intuitivi diventano potenti, chiari e “reali”. La chiamata della nostra anima – la nostra guida divina – diventa sempre più cristallina e amorevole quando accettiamo di modo chiaro e pulito il nostro stato emotivo e la connessione con noi stessi che ne deriva.

È incredibile osservare il numero di persone che sin dall’inizio della loro relazione narcisistica hanno avuto chiari segnali di avvertimento che c’era qualcosa di sommerso nell’altro. Qualcosa di “spento”, che semplicemente non “riscaldava”. Probabilmente erano apparse enormi scritte segnaletiche molto presto, ovviamente ignorate.

La verità è che la nostra intuizione ci stava urlando addosso, ma noi l’abbiamo razionalizzata. Più tardi, quando era troppo tardi ed eravamo oramai invischiati, abbiamo perso di vista cosa ci volesse dire lei, cos’era “colpa nostra”, cos’era sopra, sotto, affianco, reale, fittizio o persino mentalmente sano.

È ovvio che quanto più ci siamo allontanati da noi stessi, più il dolore dell’abuso narcisistico è intenso: per troppo tempo siamo andati avanti in disaccordo con la nostra saggezza interiore.

In che modo la co-dipendenza ci disconnette dal nostro intuito?

Essere co-dipendente è vivere focalizzato sull’esterno, oltre il nostro mondo interiore. È un tentativo di provare a stabilire e controllare le condizioni esterne per riuscire a provare calma e pace interiore. La co-dipendenza, come nell’articolo della scorsa settimana[1], può essere strettamente legata al comportamento di auto evitamento e/o ossessivo/compulsivo. Si tratta di una condizione che crea difficoltà nella gestione, nel riconoscimento e nell’accettazione del nostro dolore e delle nostre emozioni. Implica anche un’enorme difficoltà di accettarci, ascoltarci e fidarci di noi stessi, il che rende praticamente impossibile agire nel rispetto della nostra dignità, tutelandoci. L’area della nostra vita che è focalizzata verso l’esterno ha tutte le risorse per essere un effettiva fautrice di tutto ciò che ci manca. È importante sapere di avere la capacità di creare la vita dall’interno verso l’esterno – non importa il quanto siamo pienamente consapevoli di questo. Nel corso della vita, restare connessi al nostro Sé interiore implica imparare a rispettare la nostra essenza autentica: non solo osserviamo la vita, ma la leggiamo intensamente. Smettiamo finalmente di chiederci “cosa devo fare per chiamare l’attenzione, per avere un rapporto decente, cosa devo dire, fare o rappresentare per essere amato, accettato e degno?”. Non proviamo più a leggere i feedback lasciati dagli altri per trovare riscontro su ciò che veramente siamo. Vivere in questo modo è trascorrere l’esistenza in balia di un Ego assolutamente impotente, è vivere nel timore e quindi totalmente sconnessi dalla nostra intuizione. Molte persone pensano che i narcisisti siano molto “intuitivi”. Essere un vampiro energetico abile nella lettura del linguaggio del corpo, pur di assicurarsi e regolare l’offerta narcisistica, non ha niente a che fare con l’essere connesso con il proprio Io interiore. I narcisisti sono famosi per “leggere il loro ambiente” e agire su di esso di modo egocentrico. Ciò si traduce in paura estrema e orrore ad ogni minimo segno percepito come una minaccia all’immagine del Falso Sé meraviglioso e impeccabile che vorrebbero trasmettere. Non appena una ferita narcisistica si verifica (il che può accadere durante l’intenso monitoraggio che fanno dei feedback “esterni”, mentre valutano la loro offerta narcisistica) un narcisista reagisce immediatamente attraverso il sabotaggio, la superbia, la vendetta, la proiezione o il revanscismo estremo. Nessuna delle azioni del narcisista proviene da una profonda connessione con la saggezza interiore (l’intuizione) – tutto scaturisce dall’intelligenza limitata legata alle paure dell’Ego.

Se siamo connessi con il nostro essere interiore, semplicemente mostriamo di essere noi stessi, abbiamo fiducia in noi stessi, nelle nostre emozioni e in ciò che sentiamo nel profondo.

La cosa bella dell’intuizione è che scopriamo che il nostro Io interiore è pieno di risorse infinite (perché abbiamo a disposizione una sorgente immateriale) che funziona magnificamente come fonte di benessere per noi e per tutti. Il vostro sé interiore sa come inviarvi quei messaggi che non solo vi rispettano, ma onorano la vostra esistenza sulla Terra. Quando siamo connessi autenticamente alla vita valorizziamo noi stessi, e questo va a beneficio di tutti. Ad esempio, sarebbe un meraviglioso riscontro di crescita personale per un soggetto maltrattante avere il dono di riconoscere e di onorare la propria intuizione (intesa come bussola morale, N.d.T.) tirandosi indietro, invece di proferire menzogne per convincere le persone e successivamente intrappolarle. Possiamo soltanto immaginare i bugiardi patologici costretti ad allinearsi con la sincerità se tutti, sulla base della loro esperienza, onorassero l’intuizione e scartassero questi soggetti dicendo: “Non ti prendo sul serio e non spreco ulteriormente il mio tempo perché sento che non sei autentico e una relazione con te non sarà salutare per me.”

Come abbiamo iniziato a disconnetterci dalla nostra intuizione?

La disconnessione dalla nostra intuizione inizia in tenera età. Per esempio potremmo aver saputo che c’era qualcosa di sbagliato nella nostra famiglia – eppure nostra madre e nostro padre ci hanno mentito – ci hanno raccontato una versione diversa da quello che stava realmente accadendo. Conoscevamo la verità dentro di noi, eppure i nostri genitori (le nostre autorità a quell’età) ci hanno detto qualcosa di diverso e come risultato abbiamo iniziato a diffidare di noi stessi. In effetti, i dati che abbiamo sentito e la “realtà” che ci hanno raccontato erano storie completamente diverse. Quindi abbiamo ‘imparato’ che il nostro istinto era sbagliato. Inoltre, se non ci è stato insegnato a credere in noi stessi, a fidarci di noi, e che i nostri sentimenti e pensieri erano validi o degni – perché dovremmo credere alle nostre sensazioni interiori una volta adulti? Non essere emotivamente autentico è disastroso per i bambini e educa alla co-dipendenza in modo orribile. In effetti, molti studi psicologici hanno scoperto che le famiglie oneste, anche quando si sono verificati traumi estremi, hanno creato bambini molto più sani di quando le bugie regnavano sommerse, anche quando le condizioni non erano affatto violente. Mentire distrugge la fiducia non solo all’interno di tutte le relazioni, ma all’interno della psiche emotiva e mentale dell’individuo. Soprattutto quando le bugie vengono ideate da persone ritenute affidabili (che è ciò che ogni bambino desidera istintivamente e naturalmente dal legame con un genitore). Come genitore posso solo spronarvi ad essere emotivamente autentici con i vostri figli, a dire loro la verità su cosa sta succedendo dentro di voi e come vi sentite per permettere loro di capire che le emozioni sono reali. Mostrare che siete in grado di essere vulnerabili, tristi, arrabbiati e fragili e insegnare come prendersi cura delle proprie emozioni permette ai bambini di avere un esempio di autenticità da seguire.

Non negate le vostre emozioni o incolpate altre persone per ciò che provate. Permettete ai bambini di sapere che siete perfettamente imperfetti e che ci sono cose su cui dovete lavorare per crescere, guarire e migliorare personalmente. Dobbiamo imparare a essere umili, reali e vulnerabili quando commettiamo degli errori e far loro sapere che questo è perfettamente normale e accettabile. Mostriamo così di amarci e di accettarci anche in questi momenti bui. Mentire o nascondere le nostre emozioni e chi siamo veramente è deleterio per i nostri figli perché, pensando di proteggerli, danneggiamo la loro psiche. Possiamo distruggere non solo la connessione e la fiducia che depositano su di noi, ma anche e più profondamente quella con noi stessi.

Perdere la connessione con la nostra intuizione è stato l’enorme prezzo che molti di noi abbiamo pagato da bambini. Quando i bambini imparano a diffidare dalla propria voce interiore si staccano dalla loro insita saggezza, restano senza una guida interna e diventano sempre più dipendenti dall’esterno per sopravvivere. Questo è ciò che significa “perdere se stessi”. Essere focalizzati esclusivamente sull’esterno crea una delle due condizioni: la co-dipendenza oppure il narcisismo. Entrambi sono condizioni di mancata connessione al proprio Io interiore. Il co-dipendente non è in grado di essere una fonte energetica per se stesso, di modo che si aggrappa alle persone nella speranza che forniscano tutto ciò di cui ha bisogno, arrivando al punto di tollerare ogni sorta di maltrattamento durante questo processo di “attaccamento”; il narcisista, invece, controlla le persone attraverso la manipolazione patologica e, conservando il suo dominio su di loro, evitando l’impotenza interiore e il tipico senso di inutilità appartenente al disturbo. Questo è il motivo per cui è così importante operare con autenticità emotiva nei confronti dei nostri figli, educandoli ad accettarsi e connettersi con le loro emozioni. È l’unico modo per insegnarli sin da piccoli a fidarsi di loro stessi e rispettarsi profondamente. Perché dovranno passare obbligatoriamente per il crollo e il dolore che abbiamo passato da adulti, se possono creare un’intrinseca connessione con loro stessi, grazie al nostro esempio?

La perdita dell’intuizione durante l’abuso narcisistico

Come co-dipendenti abbiamo un alto senso di integrità e coscienza e certamente non vogliamo mai essere ingiusti con altre persone. Poiché ci piace essere ritenuti “brave persone” è estremamente difficile capire di averci a che fare con un adulto fake, uno che si presenta come una persona onesta e affidabile, ma che è perfettamente capace di mentire di modo patologico, lasciare in ammollo le/gli ex oppure andare a letto con altre persone mentre ci corteggia, dicendo a tutti ciò che vogliono sentirsi dire con il solo fine di realizzare le proprie fantasie di grandiosità. Non riusciamo a comprendere come una persona “come noi” possa comportarsi in modo aberrante e fare tutte quelle cose che rendono “famosi” i narcisisti. Quindi, piuttosto che fidarci del nostro istinto e fare retromarcia perché “qualcosa non funziona”, il nostro modello “decente” di Mondo entra in azione, in modo tale da impedirci di concepire che tali pensieri possano semplicemente attraversare la nostra mente. Quando compaiono i segni premonitori, anche quando iniziamo ad ottenere conferme su conferme rispetto a ciò di cui sospettiamo, e persino quando le persone iniziano a fornirci prove a riguardo, preferiamo credere alle versioni del narcisista che gettano fango su chiunque cerchi di aiutarci, ritenendoli i veri malati o instabili della situazione. Vogliamo credere che questa persona apparentemente ‘divina’ che è apparsa nella nostra vita sia reale, e ignoriamo il fatto che dove c’è fumo c’è spesso arrosto. Risultato: quando le bugie vengono tutte a gala, esposte come in una vetrina, finiamo per acquistare anche le peggiori giustificazioni del narcisista.

Soltanto più tardi e dopo un bel po’ di strada – di solito quando un comportamento più orrendo del solito, più patologico o sleale viene sbandierato sotto il nastro naso – è che riusciamo a riflettere su tutti gli eventi iniziali e tirare le somme. Capiamo allora che il narcisista era sempre stato camaleonte, che non c’era da fidarsi di lui e che non aveva mai avuto a cuore i bisogni di nessuno (ognuno era semplicemente un oggetto per guarnire la fornitura narcisistica). Arrivati a quel punto capiamo finalmente cosa voleva dire la nostra intuizione fin dall’inizio. Quello che abbiamo fatto è semplicemente seguire gli schemi che abbiamo appreso in età infantile – che non c’era da fidarsi della nostra voce interiore e che dovevamo consentire che il timone della nostra vita fosse guidato da autorità al di fuori di noi. Soprattutto le “autorità” di cui dovevamo fidarci e amare di più.

Abbiamo messo la nostra intera vita nelle mani degli altri piuttosto che diventare gli artefici della nostra voce interiore.

Abbandonando i nostri sentimenti interiori (a volte enormi campane di avvertimento), e guardando al mondo esterno per avere riscontri, ci siamo allontanati da noi stessi fino a diventare sempre più impotenti.

Abbiamo quindi perso il controllo sulle nostre emozioni e ci siamo, invece, affidati al controllo degli altri. Dopodiché gli abbiamo ritenuti inutilmente gli unici responsabili del nostro stato emotivo, scordandoci che siamo stati facilmente esclusi dai nostri sentimenti quando abbiamo accettato di essere definiti “paranoici”, accusati di aver “torto marcio”, di essere “inaffidabili” oppure “cattivi”, unicamente per aver chiesto risposte chiare e un po’ di responsabilità.

Negavamo il nostro profondo sentire e le emozioni nate sulla base di ciò che ci stava capitando sempre che affermavano cose del tipo: “Sì, sono io l’insicura, la stupida che crede alle tue bugie, tu non sei quello che dice di essere”… tuttavia, anche se terribilmente feriti, cercavamo comunque di dimostrare al maltrattante che eravamo brave persone, che eravamo degne di essere amate da lui. Dopodiché il ciclo si chiudeva quando ci appioppavamo la tipica serie di sensi di colpa, quando ci sentivamo “cattive” solo per aver pensato/detto una cosa del genere, si chiudeva quando avevamo accettato finalmente che la colpa era nostra su tutto, che eravamo la causa del cattivo comportamento di una persona. Da questa dinamica è nata la nostra confusione e cecità. Rendiamocene conto in via definitiva: è impossibile dimostrare a un narcisista che amarci ne vale la pena, poiché chi non ha risorse interiori per identificare dentro sé il proprio valore tanto meno può attribuire valore a qualcun altro.

Le nostre lacune come co-dipendenti possono essere giocate di modo terribile. Il/la narcisista che avete incrociato conosce la ferita che vi porta a dubitare di voi stessi, sa come indurvi in errore portandovi ad agire con lealtà verso una relazione che non esiste, sa facilmente come farvi sentire in colpa, conosce il vostro bisogno di approvazione, sa punto per punto tutte le convinzioni che avete sempre difeso integralmente e la devastazione che causa in voi, per esempio, unicamente suggerendo che state facendo gli “squilibrati”, e accusandovi delle cose orrende e maligne che fa.

Il/la narcisista che ci ha intrappolato sa il quanto sia facile usare le parole giuste per avere la nostra fiducia e cosa fare per nutrire se stesso/a poiché, arrivati ad un certo punto, abbiamo ampiamente dimostrato a lui/lei di aver perso ogni connessione con le nostre risorse interiori, di non essere abbastanza collegati da estrarre l’energia necessaria atta a farci comprendere di essere assolutamente degni d’amore.

Dobbiamo capire che una simile forza deve partire da noi per far sì che la nostra vita passi a rispecchiare la luce che meritiamo di avere. Restare attaccati a una persona maltrattante significa mettere a repentaglio il proprio stato interiore, con il risultato di non riuscire ad arrivare mai a conoscere una verità essenziale: quella di essere persone degne d’amore. Senza conoscere una simile verità ci impediamo di viverla, e proseguiamo in netto contrasto con tutte le persone che sanno di essere degne d’amore e che hanno smesso di tollerare comportamenti patologici o maltrattamenti. Finché non abbiamo rimboccato le maniche e fatto un duro lavoro interiore, difficilmente riusciamo ad accogliere i messaggi del nostro Io profondo. Conseguentemente la lettura dei segni che la vita ci porge resta priva di significato: quando perdiamo la nostra bussola interiore ci sentiamo indegni e incompiuti fino a perdere il potere di cambiare la nostra vita. È interessante e sorprendente notare come molte persone dotate di una forte intuizione verso gli altri, come certi terapeuti, cadano anch’essi nella trappola di soggetti narcisisti, ed è sconcertante apprendere che molti di questi professionisti sanno perfettamente come usare la loro intuizione verso gli altri – con risultati incredibili – eppure, quando si tratta della loro vita privata, ci accorgiamo che lottano esattamente come chiunque altro per fidarsi della propria guida interiore. Questo è un problema classico e complesso che capita a molte persone sensibili che, per essere empatiche, si donano troppo agli altri. Quando trascurano il potere intuitivo che hanno, quando non lo direzionano prima verso loro stessi, finiscono per essere prese di mira da soggetti narcisisti esattamente come tutti noi.

Basta pensare che i narcisisti spesso sono attratti dalla “luce” emanata dall’energia vitale altrui ed è semplice capire il perché: sono individui che non hanno la capacità di produrre alcun tipo di sentimento altruistico.

Come guarire e riconnettersi alla propria intuizione?

Quindi come si fa a superare tutto ciò? La risposta sta nel ricreare una relazione autentica con noi stessi. Dobbiamo capire che quando siamo pieni di paura e di dolore non abbiamo davvero idea di cosa sia reale in quel momento oppure no. Ci rivolgiamo alla nostra mente ma cerchiamo sempre riscontri dall’esterno per cercare di elaborare la “verità”, invece di ascoltare profondamente la nostra voce interiore. Soprattutto chi ha ripreso la relazione con un narcisista è capace di vedere di modo chiaro e sentire nuovamente tutte le correlazioni e i segnali di allarme, anche continuando a respingerli nel cervello grazie a pensieri del tipo “Sono semplicemente paranoica a causa di quello che è successo l’ultima volta”. E, addirittura, quando subentra la solita mancanza di responsabilità, le proiezioni e persino il comportamento più sleale avuto in precedenza, può ancora accettare e scusare il narcisista. È esattamente ciò che accade quando non riusciamo più a stabilire alcun tipo di contatto con la nostra verità interiore; quando permettiamo agli altri di depredarci di ogni potere sulla nostra vita. Ribadisco che è incredibilmente importante lavorare sul vostro percorso di guarigione dall’interno. Per raggiungere un punto di equilibrio, per amare e accettare le vostre ferite e la vostra storia personale. Significa conoscersi, fidarsi di noi stessi, diventare la fonte incrollabile del proprio benessere. Quando impariamo a riconoscere e fare affidamento al nostro sistema di navigazione interno, scopriamo che è sempre posizionato per offrirci un feedback emotivo veritiero che vale per la nostra vita, per guidarci verso esperienze più reali e salutari.

Vedrete che saranno esperienze molto diverse, stavolta in corrispondenza del vostro intrinseco Io interiore, quindi fonti di benessere e di energia vitale di lunga durata.

 

[1] https://blog.melanietoniaevans.com/how-an-addictive-nature-makes-you-a-match-for-a-narcissist

Vide anche: https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/21/lintuizione-una-potente-strategia-di-difesa-contro-le-trappole-perverse/

26 pensieri su “Lo schema mentale che vi porta a negare la vostra intuizione e a collaudare le peggiori bugie narcisiste

  1. Cara Claudileia, mi sono rispecchiata molto in questo articolo!
    Ti chiedo questo: io sono arrivata ad un certo punto della nostra storia dove non sapevo piu’ distinguere il bene dal male, le cose giuste dalle sbagliate. Quando cercavo di farmi valere e dire la mia opinione su una cosa per me inconcepibile lui mi rispondeva che dovevo essere orgogliosa delle sue proposte (quando mi ha chiesto dei soldi facendo passare il tutto per l’affare e il guadagno del secolo!!) e che stavo esagerando con tutti i miei dubbi e le mie domande.
    Ad un certo punto ho cominciato a dubitare davvero di me stessa, vedendomi paranoica e malfidente! Per fortuna sono riuscita ad avere un briciolo di autocontrollo e non ho ceduto alle sue richieste e dico grazie anche agli amici che mi hanno fatto aprire gli occhi.
    E’ quindi normale che io mi sia sentita cosi? E’ tutto frutto di un’abile manipolazione da parte del narcisista?

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  2. Gentilissima Claudileia,
    ogni articolo che leggo da quando ho scoperto ormai quasi un anno fa “artedisalvarsi” sembra parlare di me e della mia esperienza alla perfezione.Sono schemi che si ripetono in modo quasi matematico.E’ sbalorditivo.Da una parte sconvolge sapere che tutto ciò è così frequente e sistematico,dall’altra mi aiuta a sentirmi meno sola e capita,meno sbagliata.Il senso di smarrimento e disperazione che si prova a cercare di spiegare certe cose a persone che non ne sanno nulla,compresi i “professionisti della mente” affezionati ancora al concetto che la colpa di una violenza è almeno per metà della vittima e della sua pazzia(gli stessi carnefici ci accusano di essere pazzi e noi stessi lo temiamo notando in noi strane reazioni di esasperazione e la sensazione di non poterci più fidare della nostra capacità di giudizio,quindi l’intervento di queste terze persone ci devasta ancora di più).
    Pochissimi psicologi e psichiatri conoscono la sindrome da abuso narcisistico e non credono che una donna possa essere vittima di una violenza inaudita senza avere segni visibili sul corpo(della serie “quello che non si vede non esiste”).Pensano sia un’esagerazione e prova della tua incapacità di gestire bene una relazione con un uomo.Mi dispero quando mi rendo conto di non essere creduta e non veniamo creduti in quanto non possiamo mostrare prove che ciò che ci è stato fatto non è meno grave di una mutilazione fisica.Grazie a lei e questo blog ora posso MOSTRARE qualcosa.Posso dire…”va bene non mi crede o non mi so spiegare in modo convincente…tutto ciò che mi è successo è nel blog artedisalvarsi,se vuole capire cosa mi accade e perchè lo legga”.Grazie per avermi dato voce,per avermi dato prove,per avermi dato la possibilità di essere creduta.

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    1. Carissima Eleonora, grazie per le parole affettuose e di riconoscenza per il lavoro che svolgiamo. Spero davvero in un cambiamento radicale per quanto riguarda l’approccio di molti professionista sul tema e mi dispiace enormemente ma mancanza di solidarietà delle persone, a causa sopratutto della mancata informazione. Un abbraccio forte!

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  3. Credo di avere fatto un errore però.Durante la relazione durata a lungo ormai disperata dalla situazione ho invitato il mio fidanzato a leggere cose sul narcisismo perchè pensavo che rendendosi conto di cosa faceva potesse avere un barlume di rimorso forse.
    Il risultato è stato che Lui ha utilizzato questo come tecnica di contro-manipolazione.E alla fine mollandomi dicendomi ogni cattiveria possibile e immaginabile mi ha detto una frase che mi ha ucciso più di tutte “anche se io avessi abusato di te tu hai abusato di me…se proprio questa relazione era un co-abuso”.In poche parole come faceva con tutte le altre cose fece proiezione inversa anche su questo.Insinuò che ero io la narcisista.Come nel giochino dei bimbi “questo lo sarai tu!!” in cui si prende ciò che uno ti dice e che non ti piace e lo si fa rimbalzare indietro.
    Ho paura che avendogli fatto “studiare”molte cose sul narcisismo e sulla sindrome di abuso narcisistico lui possa utilizzare queste informazioni per confondere ancora di più le sue prossime vittime e magari farsi passare lui per vittima simulando ciò che ha studiato.Ho davvero paura di avere potenziato un mostro dandogli ancora più strumenti per camuffarsi.Cosa ne dice?.Mi sento profondamente in colpa di avergli dato questi strumenti.

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    1. Sì, questo é un errore che spesso si commette, prolunga solo i danni alla vittima (purtroppo molti co-dipendenti si procurano danni immani ostinandosi su questa strada), discutere con soggetti patologici purtroppo é inutile, non hanno coscienza del proprio disturbo e non si mettono in discussione, l’unica cosa da fare é prendere le distanze al meglio che si può e chiudere iniziando il contatto zero. In passato ho discusso con gente del genere, mentre chiudevo, e negano ogni cosa o te la proiettano addosso. Col tempo si impara a chiudere, ignorare e continuare con la propria vita.

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    2. Cara Eleonora, considera che la maggior parte degli n.p. crede di sapere già tutto, quindi non pensare che dedicano il loro tempo alla comprensione di ciò che volevi dire leggendo un libro oppure navigando su questo blog. Potrebbero pure sbirciare qualche volta per prendere qualcosa di utile alla loro “opera” oppure per ridicolizzare il dolore altrui ma la cosa importante e che deve essere ben chiara per loro quando per qualche motivo finiscono qui è: CI SONO PERSONE NON MANIPOLABILI. E tu sei certamente una di queste. Benvenuta al club! Un abbraccio

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    3. Io ho sbagliato alla grande quando gli ho confessato che secondo me lui soffriva di questa patologia. Ormai ogni litigata era condita da accuse di narcisismo nei miei confronti. Me ne sono anche convinta, manipolabile come sono. Ma la differenza tra me e lui sta nel non voler far male a nessuno. Semmai gli ho fatto del male o ne ho fatto a qualcuno in vita mia, sono pronta a riconoscere i miei sbagli e a guarire. Mi ripeto sempre che lui mi ha mostrato il male e ora so dov’è il bene.

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  4. è incredibile come la sensazione di qualcosa che non andava era presente gia dal primo mese…purtroppo ho aspettato quasi tre anni per andare via e questo mi fa una rabbia che non mi consente di ritrovare me stessa….ho subito tutte le sue manipolazioni fino all’ultimo atto…quello della violenza fisica…sembrava un demonio quando l’ho smascherato…mi ha insultata con violenza e odio…è uscita fuori la sua parte non recitata…

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    1. Anche la rabbia non è profonda e presto viene superata. Non si tratta di resilienza per come la intendiamo noi, ma del bisogno impellente di superarla per ricavare ulteriore nutrimento narcisistico della stessa persona che tanto gli ha fatto “arrabbiare”. Quando capiscono che la persona è sfuggita al loro controllo, ma che comunque è riuscita a preservare la sua luce, subentra la voglia fredda di vendetta, i calcoli a tavolino per riavvicinarla e ferirla ancora. La rabbia non c’entra niente, per loro è puro divertimento.

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  5. Mi suona familiare.. col mio ex avevo sensazioni di colpo allo stomaco o strano malessere dai primi mesi ogni volta che qualcosa non quadrava, faccio qualche esempio, commenti suoi letti su fb e rivolti ad amiche e contenenti allusioni intime (squallido da notare quando sei in coppia), frasi sue indirizzate a me e contenenti espressioni lesive alle mie qualità (frecciate misogine quando esprimevo un’opinione), altre sensazioni di malessere e disagio quando mi soffocava di contatti per ore ed ore, o cercava di interferire dai primi mesi nel mio futuro professionale. Lo lasciai io nel giro di breve tempo, per via di tutti questi segnali, tuttavia mi colpevolizzai. Allora non sapevo tantissimo su manipolazione e narcisismo, dopo alcuni anni ho capito in modo più razionale che mi ero solo fidata in tempo del mio intuito, e ho smesso di colpevolizzarmi, se l’avessi lasciato continuare per anni non so come sarei finita. Stesse sensazioni di intuito e malessere anche con diverse amicizie e frequentazioni tossiche che nel tempo ho lasciato perdere in breve, stavolta senza colpevolizzazioni. Imparare a coltivare la stima di noi stessi, a fidarsi del proprio intuito, con tutti i pensieri e le sensazioni che ci invia, imparare ad ascoltarsi e a riflettere, questo è il primo passo per non lasciarsi coinvolgere in relazioni tossiche. Ed importantissimo affiancare a tutto questo un lavoro di studio e informazione, libri blog articoli e condivisione di testimonianze. Grazie a tutti voi che ne parlate, che promuovete consapevolezza, che condividete informazioni e che curate blog salva-vita come questi.

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  6. ‘SCAPPA!!’fu il mio primo pensiero appena lo vidi, in un appuntamento al buio.Ma da buona empatica mi dissi: ‘beh che figura ci faccio,ha scappare,sentiamo un po che dice e poi con educazione mi declino.Si con il cavolo!Pian piano sono entrata nella rete,seppur consapevole che qualcosa non quadrava,ma la sua costanza era pressante nell’attenzione verso di me.Naturalmente in me vedeva(credeva)un ottimo benefit oltre che un buon rifornimento.tra poco festeggerà il primo anno di no conctact.Dopo silenzi vari; tentate triantolazioni non raccolte e scarto indotto finale.Beh io prima di bollire, dopo otto mesi,sono saltata dalla padella.Un po scotrata ma ancora perfettamente integra e consapevole; grazie a voi esperti di essermi salvata.Spero di non vederlo mai più,poi naturale che ci sono giorni in cui le nostalgie si sentono.Ma arrivatafin qui non posso più pernettermi di sbagliare e di sbloccarlo.Che sia mai.Harem è tutto vostro.

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  7. L’articolo è bellissimo ed illuminante, tuttavia mi accorgo di fare confusione ed avere difficoltà a distinguere i concetti. Per esempio, l’intuizione deriva dall’istinto? E allora questi esseri così poco umanamente evoluti, che sembrano bestie, che vivono come animali senza morale etica e coscienza non attingono a quello? Non si difendono come animali feriti? È vero che non hanno profondità e capacità di attingere all’interno ma l’istinto mi pareva gli si addicesse in modo particolare. Chiedo chiarimenti, se potete. Un’altra cosa. È vero. La prima volta che lo vidi, all’istante volle il mio numero di tel con una scusa. Sentii una cosa brutta, che mi fece fisicamente indietreggiare. Il predatore che non perde un attimo. Un maniaco, anzi, e credo lo sia. Mi sentii prevaricata. E la prima volta che mi passò a prendere provai un senso di vergogna al punto che mi chiesi ” ma cosa ci faccio qui” e mi guardai intorno sperando nessuno mi vedesse salire su quell’auto. Un’idea di losco, di s-porco, l’immagine di un puttaniere o di un magnaccia. Più tardi prese il portatile per farmi ascoltare delle canzoni e si aprì un’esplosione di siti porno. Altra sensazione di schifo. Poi purtroppo una volta che ci interagisci ti fa vedere altro, costruisce la sua maschera piano piano adatta a te, al punto che se lo avessi fotografato quel giorno, e un giorno qualsiasi durante la nostra relazione, sarebbero due persone completamente diverse. Uno vecchio sporco losco l’altro giovane curato brillante. Il problema è che la mia testa ha bisogno di prove, che abbiamo visto però, in questi casi non arrivano. A volte bisogna condannare coi soli indizi. Oppure andarsene che a condannare ci penserà la vita. Un’altra cosa non capisco. L’attrazione da dove viene? Io credevo, dall’istinto…invece, sono le nostre ferite che guidano l’attrazione? ho sempre seguito quella, ma in questo caso mi ha portato fuori strada completamente. Mamma mia che confusione… qualcuno può districare il mio cervello? Grazie infinite. Siete preziosi. Sono queste le cose belle del web.

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    1. Carissima Lilith, rispondo alle prime domande sul mito dell’intuito che avrebbero questi personaggi per identificare le loro prede con questi due articoli: https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/07/24/principali-strategie-di-raggiro-utilizzate-dai-perversi-narcisisti/ e https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/01/07/quando-i-narcisisti-perversi-piangono-le-lacrime-dei-cani-sciolti/. Bene, un concetto importante per snodare la matassa a riguardo è quello delle proto emozioni, spiegato nel secondo articolo. Riporto comunque un pezzettino del primo articolo, di H. Marietan: “(…) lo psicopatico fa uno studio analitico dell’altra persona perché per lui si tratta di un oggetto strano. Questa conoscenza analitica nel corso del tempo – che fin da bambino egli mette in atto nei confronti degli altri – lo fa sviluppare una conoscenza approfondita sui tipi e sulla varietà degli esseri umani, specialmente per quanto riguarda loro aspetto emozionale. Impara quindi la gestualità emotiva delle altre persone e la copia. Per questo si afferma che la capacità di “afferrare” dello psicopatico, che riesce comunque a catturare e intuire le necessità altrui sia il prodotto dell’apprendistato realizzato, della sua capacità di fare delle analogie. Catalogando modelli comportamentali lui riesce a determinare che un individuo sconosciuto venga assegnato a questa o a quella categoria mentale, imparando presto a trarre profitto da questo suo studio, che usa per meglio manipolare e sedurre.” Per quanto riguarda l’attrazione le tesi sono diverse. C’è chi sostiene che nasce dall’impronta che abbiamo sin da piccoli, quindi dalle nostre ferite arcaiche; chi sostiene che nasce dal lato oscuro/occulto negato dentro di noi e quindi delegato a qualcun altro (rispetto a questa tesi puoi leggere un’articolo, davvero molto interessante e chiarificatore qui https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/03/29/il-partner-complementare-dello-psicopatico-prof-roberto-mazzuca/ e chi parla di masochismo (tesi che ritengo assurda e quindi non ho mai pubblicato nulla del genere!). Bene, siccome l’argomento m’intrigava, mi sono cimentata qui https://artedisalvarsi.wordpress.com/2016/03/21/lattrazione-verso-soggetti-narcisisti-perversi-fattori-scatenanti-e-coppie-stile-bonnie-and-clyde/. Ora hai un po’ di materiale. Qualsiasi dubbio, eccoci qui!

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      1. Grazie Claudileia, della pronta risposta. Gli articoli del tuo blog li ho già letti TUTTI, ma a seconda del momento e degli interrogativi che si sollevano di volta in volta, rileggendoli danno sempre risposte nuove. Ho capito, credo, la confusione che si fa tra il loro presunto istinto e la capacità piuttosto, di decifrare i codici emotivi. I tratti somatici. Uno sembra intuitivo, invece è un macellaio dell’espressività umana. Viviseziona. Il suo sguardo è quello di un falco. Sembra che non guardi nemmeno, invece ti studia, magari sotto due lenti scure, ti buca come un laser. Ti inquieta e allo stesso tempo ti seduce per la faccia tosta. E lui stesso lo ammetteva. “Le persone io le studio”. In realtà lui si è sempre svelato come psicopatico, solo che io non sapevo che quanto affermava erano i segni caratteristici di questa personalità (mi verrebbe più da dire im-personalità!). In uno dei link che mi hai segnalato, ho trovato anche la conferma che questi soggetti, non avendo profondità, fanno scelte senza pensarci su, basandosi semplicemente su vantaggi-svantaggi. Ecco perché un minuto mi diceva “prendo un’altra moto” – ma che te ne fai, ne hai già un’altra, ti manca l’auto piuttosto – “ah sì vendo la jeep…, tengo la jeep…, affitto casa…, vado a vivere di là.., compro-vendo ….” tutto e il contrario di tutto nel giro di pochi minuti. Non si capiva nulla. Allora si salvava con “faccio per parlare…”. Mi sembrava deficiente. Pensavo, questo ha bisogno di un amministratore di sostegno, e credo che infatti la sua ex, tra pratiche da risolvere dall’avvocato, denunce dei redditi, bollette da pagare, beghe da risolvere, svolgesse proprio anche questo ruolo. Se non c’è profondità, credo che non si possa vivere che così. Cosa fai tutto il giorno, su cosa rifletti, se “dentro non entri”, cosa leggi. E così passi la vita a riempire quel vuoto e quel silenzio. Facendo cose. La musica sempre accesa, “a palla”, in auto, in casa, perché il silenzio troppo rumore, e appena sveglio giù subito da letto. In piedi come una molla. A meno che non fosse con me. In quel caso poteva poteva stare steso anche due giorni interi, perché non era solo. A me piace poltrire, svegliarmi con calma. Nel dormiveglia, rifletti. Pensi in relax. Ragioni tra te e te. Ma se tu “non ci sei” e se “dentro non c’è nulla”, cosa ci fai nel letto appena sveglio? Scappi. Da te stesso. Dal silenzio. Dalla solitudine. Corri fuori. Ti riempi la vita di cose futili. Fai acquisti. Incontri persone. Prendi 3000 caffè così magari rimorchi le bariste. Se poi nei bar ci va con te, cambia sempre bar, perché “dopo la gente si fa gli affari tuoi, si attacca”. Credo piuttosto che temesse che la gente prendesse confidenza e mi svelasse chi era.

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      2. Cara Lilith, il punto è che per loro questa sarebbe la vita mentre tutto il resto è noia, ovvero morte. Restare soli con se stessi è da sfigati, ma stiamo scherzando? Ci vuole il caos, la frenesia degli SMS e chiamate fatte continuamente, un rumore di sottofondo qualunque per coprire ogni spiraglio di silenzio, i ricambi continui di persone, luoghi, macchina, modo di vestire, pensieri… È dalla follia che scappano. La ricoprono di caos e confusione per dimostrare al mondo di non aver paura di lei, di riuscire a controllarla rincarando addirittura la dosi. Invece è l’unica cosa che davvero temono: essere smascherati per ciò che sono.

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  8. A volte l’intuito arrivava ma immediatamente una vocina diceva di no non puo’essere.,Poi dopo scopri che era mille volte peggio di ciò che percepivo.
    Ad averla ascoltata ora non me ne rammaricherei!

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  9. Riporto questo stralcio dell’articolo:…Negavamo il nostro profondo sentire e le emozioni nate sulla base di ciò che ci stava capitando sempre che affermavano cose del tipo: “Sì, sono io l’insicura, la stupida che crede alle tue bugie, tu non sei quello che dice di essere”… tuttavia, anche se terribilmente feriti, cercavamo comunque di dimostrare al maltrattante che eravamo brave persone, che eravamo degne di essere amate da lui.

    Questo è ciò che mi capita ogni volta, perchè il mio np cerca sempre lo scontro, si nutre di quello, accusandomi del fatto che sono io a volerlo. Ed io me ne convinco perchè la mia adrenalina aumenta. E’ lì che il mio istinto mi dice che devo fermarmi ma non riesco perchè è forte in me la voglia di vendetta. Vorrei che in quei momenti lui mi dicesse ciò che vorrei sentirmi dire da 25 anni e vorrei potergli dire: ecco adesso io per te non ci sarò più.
    Ma non me ne da mai la possibilità perchè è sempre lui a sparire.

    Ho iniziato il no contact ma so che se lo bloccassi su tutto lui riderebbe di me. Non so cosa sia giusto fare. In questo momento ciò che mi rende forte è non bloccarlo, forse perchè voglio dimostrami di riuscire ad ignoralo. Sbaglio?

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  10. Buongiorno, sono un lettore assiduo di questo Blog. leggo sempre i vostri articoli che apprezzo molto: sono temi in cui mi sento una vittima di una Lei. Vi chiedo un piacere. E’ possibile pubblicare, nei vostri articoli, anche una minima quota rosa di queste carnefice, anche per parcondicio. mille grazie. il vostro lettore

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  11. Caro Milziade, sul blog scrive anche qualche uomo, come vedi. Sicuramente l’aspetto femminile del np ha qualche lato peculiare, ma alla fine le dinamiche sono quasi sempre le stesse, quindi il più delle volte basta immedesimarsi dall’altra parte.
    Leggendo i molti commenti femminili e i relativamente pochi commenti maschili, e soprattutto in base alla mia esperienza personale, credo che una caratteristica più femminile possa essere la capacità seduttiva, sia emotiva che sessuale; inoltre ho l’impressione che le donne np, nascondendosi dietro alla loro, spesso solo presunta, vulnerabilità, abbiano più facilità a nascondere i loro tratti narcisistici e a passare per vittime indifese. Allo stesso modo l’uomo ha sicuramente meno “credibilità” come vittima.
    Comunque mi pare ci sia in giro più di qualche articolo sul narcisismo al femminile.
    Benvenuto nel club!

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