Il lessico confusionario del narcisista indica il livello del suo disturbo

Fonte: http://samvak.tripod.com/journal34.html
Trad. C. Lemes Dias

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Una lingua tagliente è l’unico strumento acuminato che migliora con l’uso.” (Rip van Winkle by Washington Irving)
“Parlava con decisione, enfatizzando di tanto in tanto, in modo un po’ drammatico, con la sua voce o con dei gesti, un’osservazione che riteneva di importanza trascendente, o ridacchiava alla menzione di qualche incidente che considerava divertente … Obiettava strenuamente che la “continuità del suo pensiero” rimaneva disturbata dall’interruzione e lo affermava spesso in modo molto imperioso, lasciando intendere che l’interruzione poteva mettere in immediato pericolo qualcosa di vitale interesse e importanza per la comunità, portando persino alla sua totale distruzione.” (La descrizione che Contemporary News Reports fece di Charles Guiteau, l’assassino del Presidente Garfield)

 

Nel mondo surrealista del narcisista, anche il linguaggio è patologizzato. Si trasforma in un’arma di autodifesa, una fortezza verbale, come un medium senza un messaggio che sostituisce le parole con vocaboli sdoppiati e ambigui. “Narcisismo conversazionale”, lo definisce Charles Derber, pieno di “risposte spostate” (repliche che spostano l’attenzione sul narcisista).

I narcisisti (e, spesso, per contagio, le loro sfortunate vittime) non parlano, né comunicano: si difendono. Si nascondono e sfuggono, evitano e mascherano. Le loro sono conferenze, monologhi e prediche. Nel loro pianeta di capricciosa e arbitraria imprevedibilità, di mutevoli capriole semiotiche e semantiche, perfezionano la capacità di non dire nulla con lunghi discorsi in cui le parole vengono messe alla rinfusa. Il loro linguaggio è impregnato dalla densità del pronome in prima persona: è saturo di “Io”, “me”, “mio”, “mia”.

Le frasi contorte che ne derivano sono arabeschi di insensatezza, acrobazie di evasione, mancanza di impegno elevato a ideologia. Il narcisista preferisce aspettare e vedere le armi dell’altro. È il posticipo dell’inevitabile che conduce all’inevitabilità del posticipo come strategia di sopravvivenza.

È spesso impossibile capire veramente un narcisista. La sintassi evasiva veloce si deteriora in strutture sempre più labirintiche. La grammatica torturata per produrre il doppler verbale si sposta essenzialmente per mascherare la fonte dell’informazione, la sua distanza dalla realtà, la velocità della sua degenerazione in rigide versioni “ufficiali”.

Sepolto sotto la lussureggiante flora e fauna degli idiomi senza fine, la lingua esplode come un eruzione esotica, una reazione autoimmune alla sua infezione e contaminazione. Come erbacce infami, si diffonde su tutto, strangolando con perspicacia la capacità di comprendere, sentire, essere d’accordo, non essere d’accordo e ribadire, di presentare argomenti, di confrontare idee, di imparare e di insegnare.

I NARCISISTI, QUINDI, NON PARLANO MAI CON GLI ALTRI – PIUTTOSTO, PARLANO AGLI ALTRI. Si scambiano sottotitoli, mascherati da elaborati, floridi, testi. Leggono tra le righe, generando una moltitudine di lingue private, pregiudizi, superstizioni, teorie cospirative, voci, fobie e isterie. IL LORO È UN MONDO SOLIPSISTICO – DOVE LA COMUNICAZIONE È PERMESSA SOLO CON SE STESSI E LO SCOPO DEL LINGUAGGIO È QUELLO DI SCACCIARE, DEPISTARE, METTERE FUORI STRADA GLI ALTRI O OTTENERE RIFORNIMENTO NARCISISTICO.

L’incapacità del narcisista di ascoltare e prestare un’attenzione genuina deriva dal suo assoluto bisogno di sostenere la sua grandiosità e di provare le sue prossime battute, repliche o risposte intelligenti mentre il suo interlocutore – in realtà il suo pubblico – parla. Dopo tutto: perché il narcisista dovrebbe sprecare il suo tempo prezioso ascoltando quando è onnisciente?

Questo ha profonde implicazioni. La comunicazione attraverso sistemi di simboli inequivocabili, non ambigui e ricchi di informazioni è una parte così fondamentale e integrale del nostro mondo che la sua assenza non è postulata nemmeno nelle galassie più remote che abbelliscono i cieli della fantascienza. In questo senso, i narcisisti sono a dir poco alieni. Non si tratta di usare un linguaggio diverso, un codice da decifrare da un nuovo Freud. Non è il risultato di un’educazione o di un background socio-culturale. Il linguaggio che viene usato dai narcisisti ha un ruolo diverso: non è fatto per comunicare ma per oscurare, non è fatto per condividere ma per astenersi, non per imparare, ma per difendere e resistere, non per insegnare ma per preservare monopoli sempre più resistenti. Serve a non essere d’accordo senza incorrere in ira, per criticare senza impegno, oppure per essere d’accordo senza sembrare di esserlo. Quindi, un “accordo” con un narcisista è una vaga espressione di intenti in un dato momento – piuttosto che un chiaro elenco di impegni a lungo termine, c’è l’assoluta mancanza di concretezza e di reciprocità.

Quando il narcisista parla, c’è una corrente sotterranea, un flusso di messaggi occulti e doppi che permeano il testo manifesto. Una madre narcisista può dire “Ti voglio bene”, ma significa solo: “Io sono dipendente da te, non me ne vado”, oppure “Guarda quanto mi sono sacrificata per te. Ora sei mio, pieno di sensi di colpa e biasimo!”. Può esclamare: “Tutto quello che voglio è che tu sia felice” anche quando in realtà significa: “Spero che tu rimanga un miserabile fallimento. In questo modo riuscirò a mantenere la mia superiorità su di te e a farti fare commissioni per me per il resto della tua vita.”

Le regole che governano l’universo del narcisista sono incomprensibili e mascherate, aperte a un’esegesi così ampia e così auto-contraddittoria da renderle prive di significato. Il narcisista spesso si impicca con i suoi stessi verbosi nodi gordiani, essendosi imbattuto in un campo minato di errori logici e sopportato incoerenze autoinflitte. Le frasi incomplete si librano nell’aria, come vapore sopra una palude semantica.

Nel caso del narcisista invertito (covert), che è stato soppresso e abusato dai prepotenti, c’è la forte spinta a non offendere. Intimità e interdipendenza sono grandi. Le pressioni dei genitori o dei pari sono irresistibili e si traducono in conformità e autoironia. Le tendenze aggressive, fortemente represse nella pentola a pressione sociale, risplendono sotto l’apparenza di civiltà forzata e cortesia violenta. Ambiguità costruttiva, un non-impegnativo “ognuno è buono e giusto”, una variante atavica del relativismo morale e tolleranza alimentata dalla paura e dal disprezzo – sono tutti al servizio di questa eterna vigilanza contro le pulsioni aggressive, a disposizione di un interminabile missione di mantenimento della pace.

Con il narcisista classico, il linguaggio è usato crudelmente e spietatamente per irretire i propri nemici, per seminare confusione e panico, per spingere gli altri ad emularlo (“identificazione proiettiva”), per lanciare gli ascoltatori nel dubbio, nell’esitazione, nella paralisi, per ottenere il controllo o punire. La lingua è ridotta in schiavitù e costretta a mentire. Il linguaggio è appropriato ed espropriato. È considerato un’arma, una risorsa, un pezzo di proprietà letale.

Con narcisisti cerebrali, la lingua è un amante. L’infatuazione con il suo stesso suono porta a un tipo di discorso pirotecnico che sacrifica il suo significato alla sua musica. I suoi oratori prestano più attenzione alla composizione che al contenuto. Sono spazzati da esso, intossicati dalla sua perfezione, inebriati dalla complessità a spirale delle sue forme. Qui, la lingua è un processo infiammatorio. Attacca i tessuti stessi delle relazioni del narcisista con ferocia artistica. Invade le cellule sane della ragione e della logica, dell’argomentazione fredda e del dibattito diretto.

La lingua è un indicatore importante della salute psicologica e istituzionale delle unità sociali, come la famiglia o il posto di lavoro. Il capitale sociale può essere spesso misurato in termini cognitivi (quindi, verbale-linguali). Monitorare il livello di comprensibilità e lucidità dei testi è studiare il grado di sanità mentale di familiari, colleghi, amici, coniugi, compagni e conoscenti. Non può esistere una società sana senza un discorso inequivocabile, senza comunicazioni chiare, senza il traffico di idiomi e contenuti che è una parte inseparabile di ogni contratto sociale. Il nostro linguaggio determina come percepiamo il nostro mondo. È la nostra mente e la nostra coscienza. Il narcisista, in questo senso, è una grande minaccia sociale.

LA PROSA VERBOSA E FLORIDA DEL NARCISISTA

La scrittura del narcisista è troppo abbellita e ornamentale. È così ingombrante da restare incomprensibile.

Ci sono diversi motivi per un tale stile paternalistico:

  1. Cercano di impressionare e ispirare soggezione piuttosto che comunicare. Tentano di mettersi al di sopra del resto dell’umanità, perché troppo inferiore e stupida per comprenderne veramente la profondità, le intuizioni e l’erudizione;
  2. L’incapacità di separare il grano dalla paglia, dando ad ogni aspetto insignificante e banale un peso uguale (in casi estremi a causa di vanità e grandiosità: “ogni idea e briciola del mio pensiero dovrebbe e merita di essere registrata per i posteri”);
  3. Perfezionismo e paura dell’imperfetto e dell’impreciso;
  4. Sottovalutazione dei lettori: sentono la necessità di dar loro da mangiare al cucchiaio piuttosto che lasciare spazio per il pensiero libero e le proprie conclusioni;
  5. Registrazione del “flusso di coscienza” (documentazione) di ogni processo di pensiero passeggero in tempo reale e come si svolge;
  6. Sentirsi incerti sull’argomento e mascherare questa deficienza (o deficit cognitivo) con verbosità.
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6 pensieri su “Il lessico confusionario del narcisista indica il livello del suo disturbo

  1. Questo articolo ricorda il linguaggio confusionario di mia madre.Quando lavoravo di notte e al mattino volevo dormire mia madre esclamava : ” Il mattino l’oro in bocca”,”Chi dorme non piglia pesci” .Se ribadivo di essere stanca : “Riposerai quando andrai in pensione” . Poi : “Io e tuo padre siamo disperati per te, dicci cosa dobbiamo fare per aiutarti ” Se rispondevo che stavo bene lei : “Non è vero che stai bene , la tua mamma ti conosce meglio di come ti conosci te”.Se percepivo mio padre rabbioso nei miei confronti ” E’ perché ti ama , non ti amasse ti tratterebbe bene “. Poi cambiava discorso continuamente , senza modificare il tono della voce : ogni argomento sembrava quello importante e io facevo fatica a seguirla così che diceva : ” Cerca di capire tua madre ” . Una gran fatica, confusione , io sempre sulla difensiva , e mi sembra , da che son nata in poi di non essere riuscita mai riuscita a parlare concretamente di qualcosa con lei.

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    1. Infatti, la grande fregatura è pensare che esiste una chiave per comunicare con loro. Diciamo che tutto sommato una chiave c’è: entrare nel loro registro di follia in cui tutto è rovesciato. I tuoi pensieri, sentimenti e parole non valgono nulla, ovvero, vengono considerati in quanto argomenti da attaccarti a posteriori.

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  2. Diventa una bestia ogni volta che la interrompono, deve parlare sempre lei, in un monologo ininterrotto.
    Cose dette e ridette negli anni, a volte non ce la faccio a risentirle per la milionesima volta: lo stesso discorso, con le stesse parole e se la interrompo, per dirle che già me l’ha detto, lei che fa? Mi accusa davanti a mia figlia di non volere ascoltare, perché non voglio apprendere, imparare da lei, perché naturalmente il discorso che mi stava facendo, aveva la sua morale finale.
    Questa è mia madre

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    1. So come ti senti alla fine: tensione sul collo, senso di impotenza, stanchezza fisica e mentale, sonnolenza, ecc. E’ assolutamente inutile discutere con una persona narcisista patologica. Starla a sentire è nauseante, a maggior ragione quando fanno il loro show davanti ai bambini che, purtroppo, cominciano a scimmiottare la loro prepotenza.

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  3. La mia esperienza è diversa: sono io quello dei monologhi, lunghi, dettagliati, il più possibile precisi. Di solito in risposta a una semplice frase, arbitraria e umiliante, buttata nel discorso dal nulla. Mi sono anche interrogato sul poter essere anche io narcisista, visto che ho la tendenza a tenere banco… Non so che dire. Infatti chiedo a voi. Il tenore delle conversazioni era questo.
    Lei: “Non fai mai nulla per gli altri.”
    Io: “Perché dici questo? Non ricordi la volta che… e quella che… e quella che… e poi ho anche… (esempi vari). Ma tu, scusa, visto che poni l’accento sull’altruismo, che fai per gli altri?”
    Lei: “Non te lo dico.”
    Io: “E perché? Son sempre io l’imputato e tu sia il giudice che l’avvocato dell’accusa? Non puoi rispondere a una domanda che tu stessa hai messo sul tavolo?”
    Lei: “L’ho chiesto prima io.”
    Segue silenzio. E io vado, lo ammetto, su tutte le furie.

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    1. Caro S.w.a, tu hai descritto il tipico dialogo tra una persona in fase di depredamento energetico e un/a narcisista. Ora ti spiego perché. I narcisisti ti mettono nella condizione di dover GIUSTIFICARTI e DIMOSTRARE IL TUO VALORE, mentre NULLA DI IMPORTANTE emerge dalla loro bocca. Possono parlare o straparlare ma il succo è davvero poco. Questo accade per far sì che LE TUE ESPERIENZE DIVENTINO LORO quando cercheranno di farsi grandi con qualcuno. Le frasi tipiche sono: “ti racconto dopo”, “poi te lo dico”, “non te lo dico”, “non me lo ricordo”, “l’ho chiesto prima di te”, “io sono così, prendere o lasciare, non entrare in questo meccanismo che ci facciamo del male…”, “stiamo così bene, perché farsi tutti questi problemi?” e bla bla bla. Questo modo di fare evasivo, freddo e pieno di reticenze è TIPICO e certamente fa infuriare perché a nessuno piace il non detto, il dubbio, l’incertezza, il forse… E quando vai su tutte le furie cosa succede? Vanno a nozze, lo sai.

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