Sull’amnesia relazionale e l’abuso narcisistico: la bellezza era solo nella vostra testa

Fonte: http://www.thenarcissisticpersonality.com/relationship-amnesia/

Autrice: Zari Ballard, terapeuta e mental coach. Opere: When Love Is a Lie: Narcissistic Partners & the Pathological Relationship Agenda; Stop Spinning, Start Breathing: Narcissist Abuse Recovery for Empowering the EmpathWhen Evil Is a Pretty Face: Female Narcissists & the Pathological Relationship AgendaNarcissist Free: A Survival Guide for the No-Contact Break-Up
Trad. C. Lemes Dias

_________________________________________

A prescindere di come potete sentirvi riguardo al “narcisista della vostra vita”, è importante sapere che le cose non sono cambiate così, da un giorno all’altro. Il nostro cervello spesso si rifiuta di crederci. Ogni giorno sento parlare donne e uomini che insistono categoricamente sul fatto di essersi resi ciechi di fronte a certi comportamenti narcisistici. La fonte del loro dolore è la falsa convinzione che non abbiano mai avvertito l’ipotesi di un cambiamento drammatico. “Non capisco! Lui (o lei) non era così nei primi cinque anni di matrimonio (o relazione). Sono scioccata/o!” dicono, ma io non me la bevo. Rispondo dicendo loro di pensare e ripensare intensamente… di togliersi i cuoricini rosa (dico così) della relazione e riflettere per davvero. La verità è che i segni narcisistici sono sempre stati lì. Possiamo pure affermare di essere stati ciechi, ma in fondo sappiamo di mentire a noi stessi.

Come ho spiegato nel mio libro When Love Is a Lie, non ho mai cercato sul Google il tipo di comportamento dei miei ex fino ad imbattermi nel narcisista otto anni fa. Poi è arrivato il momento “a-ha” su CHI e COSA fosse lui in realtà. Quando l’ho scoperto mi sono sentita sgretolare completamente. Come avevo potuto non aver capito prima? Che cosa stava succedendo? Ero stata completamente cieca? No, certo che non ero cieca… Non VOLEVO vedere. Questa cecità può continuare anche dopo aver appreso la verità, evolvendosi in un’amnesia che ci consente solo di ricordare le pochissime qualità che hanno fatto apparire il narcisista normale. Ricorderemo le volte in cui ci ha fatto ridere, il grande sesso, un momento di chiarezza apparente in cui sembrava davvero interessarsi a qualcosa che dicevamo o facevamo. Vogliamo che all’improvviso il fatto che sia stato un amante decente, ad esempio, esca dalla finestra e voli felicemente via per sempre.

La verità brutale, però, è che tutti quei ricordi non significano un bel nulla: un narcisista patologico non ha la stoffa per comportarsi come un partner amorevole sa fare.

Arriva un momento nella “relazione”, verso la fine, che persino il narcisista sa che il gioco è oramai finito. Ad esempio, facciamo finta che voi e il narcisista avete avuto una “relazione” durata dieci anni e che ORA state scoprendo che vi ha imbrogliato negli ultimi due anni. È una scoperta devastante, ovviamente. Tuttavia, il narcisista, improvvisamente è diventato terribilmente cattivo e crudele, sostanzialmente incolpando voi per il fatto di essere stato beccato. Forse, in un primo momento, era apparso dispiaciuto, ma ora, pochi giorni dopo, non solo sembra aver poco o nessun rimorso per quello che ha fatto, ma dimostra tolleranza zero e nessuna compassione per i vostri sentimenti a riguardo. Mi è successo diverse volte e ne sento parlare ogni giorno durante le consultazioni. Il partner amorevole si sente assolutamente sconvolto: “Perché lui non è dispiaciuto? O perché non è più dispiaciuto? Come è potuto accadere? Siamo stati tanto bene insieme per tutto questo tempo!”

La verità, però, è diversa: stavate bene prima solo nella vostra testa. L’amnesia e la negazione della relazione entrano immediatamente in gioco. Il/la narcisista, in realtà, vi ha imbrogliato, ha lavorato bene per raggirarvi, ha saputo barare o non vedeva l’ora di tradirvi con la prima/il primo che capitasse. Era questo il suo chiodo fisso tutto il tempo in cui siete stati insieme. “Oh, è impossibile. Eravamo insieme 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non ha avuto IL TEMPO di imbrogliare!”. Invece, sì, l’ha fatto. Lo so, i narcisisti sembrano non avere MAI tempo quando si tratta di pianificare il prossimo pasto, eppure… Comunque, ora l’imbroglio è finalmente finito – l’imbroglio che andava avanti da anni – e questo è davvero un momento scomodo per un narcisista, una lesione al suo senso di diritto. Come partner, dobbiamo affrontare il fatto che siamo stati truffati sin dal primo appuntamento.
Quando guardiamo indietro ai “buoni” tempi della relazione, stiamo osservando le cose attraverso una realtà manipolata. L’amnesia relazionale ci può tenere bloccati su stupidaggini durante un lungo periodo, impedendoci di andare avanti nella nostra guarigione. Certo, le cose sembravano “ok” per anni ma, credetemi, era solo l’”ok” che il narcisista ci permetteva di avvertire.

In effetti, la fase del love bombing avviene rapidamente perché il narcisista si sta dando da fare per agganciarvi alla velocità della luce, sbrigativamente, così da poter tornare a fare ciò che vuole. Questo è il motivo per cui sembra così intenso e veloce… ma l’intensità e l’amore non sono intercambiabili! Così, magari a distanza di cinque anni, mentre cercavate un altro modo di mantenere la pace o di non sembrare bisognosi o gelosi e avete continuato a cercare una soluzione per voi, il suo “narcisistico business” era andato avanti a gonfie vele, DOVEVA soddisfare i requisiti della sua agenda relazionale promiscua mettendovi SUBITO nel sacco. È l’amara verità! Sospettavamo cose che non sembravano avere mai prove certe e il trattamento del silenzio era diventato parte della nostra routine. Ecco perché avete la percezione di aver scoperto qualcosa di eclatante soltanto anni dopo. Non è vero che tutto prima era “fantastico” – nemmeno una singola cosa lo era. Quando e se ci separiamo dal narcisista, oppure quando il narcisista se ne va, se vogliamo veramente riprenderci dal dolore dobbiamo guardare in faccia la realtà. Dobbiamo essere fiduciosi della verità che sappiamo – anche se fa male. La relazione con un narcisista non è mai partita, e sin dal primo giorno. Non permettete all’amnesia relazionale di dirvi cose diverse. Siamo persone dotate di intelligenza, possiamo fare meglio!

E, lasciate che vi dica una cosa, quando la maschera cade È FINITA. La maschera, quando cade, mai più può essere nuovamente indossata. Un narcisista non la riprenderà nemmeno; ma si limiterà a passarci sopra e andare avanti. Non sarà mai più il Mr. Bravo Ragazzo. I narcisisti, quando beccati, diventano subito furiosi con voi perché hanno – senza alcun dubbio – sempre agito così! Questo è il motivo perché s’arrabbiano incredibilmente con voi: la prospettiva che la vita che conducevano alle vostre spalle diventi improvvisamente difficile manda loro in bestia e ve lo fanno sapere. Una persona normale che imbroglia e viene catturata di solito si sente terribilmente colpevole di aver ferito chi la ama. Quindi, può scegliere di rimanere con il suo partner/coniuge o può scegliere di andare dall’amante ma, in entrambi i casi, lo farà dopo una seria analisi di coscienza, sentendosi colpevole per aver ferito. Sarà tollerante con il pianto lamentoso, la gelosia, le accuse e la rabbia dell’altro, perché sa di aver sbagliato. Una persona narcisista non agirà mai così. Proverà solo rabbia.

RICORDATEVI, UN/A NARCISISTA, PUNTA TUTTO SULLA SUA CAPACITÀ DI FARLA FRANCA TUTTO IL TEMPO, TUTTI I GIORNI. Ciò che per voi può essere scioccante e improvviso, per lui/lei è la normalità. Questa persona che vedete oramai orribile è così com’è ED È SEMPRE STATA.

Racconto una piccola storia nell’articolo Stop Spinning, Start Breathing su una tale situazione:

Dopo circa sei anni dell’inizio del mio rapporto con Wayne, dopo avermi tradito ed essere stato beccato, non avendo altra scelta che ammetterlo, ha provato di tutto – incluso schiaffeggiarmi in testa – per farmi smettere di piangere. A quel punto finalmente si rese conto che avrebbe potuto andare oltre. Provando una specie di rimorso, mi pregò di perdonarlo. Tuttavia ho continuato a singhiozzare e chiedere “Perché? Perché? Perché l’hai fatto?”, finché lui, da narcisista doc, non riuscendo a fingere un secondo di più, alzò le mani esasperato e urlò: “Non lo so! Ho sempre immaginato di poter fare tutto ciò che volevo e che mi avresti comunque voluto! “

Per migliorare veramente e trovare la pace, PER GUARIRE IL NOSTRO CUORE TRISTE E FRATTURATO DOBBIAMO ACCETTARE LA BRUTALITÀ DELLA RELAZIONE NELLA SUA INTEREZZA. Dobbiamo superare la delirante nostalgia dell’amnesia relazionale e tornare agli affari della vita. Dobbiamo capire e accettare che non è mai stato bello e quindi possiamo saltare il processo di lutto quando l’assurdità è finalmente finita. Per quanto mi riguarda, possiamo anche saltare il perdono. “No, non quello! Come posso guarire se non perdono?”, ecco non dobbiamo costringerci a perdonare se non abbiamo le credenziali spirituali per perdonare a quel livello! E questa è un’ottima notizia.
Non possiamo rattristarci per la perdita di qualcosa che non abbiamo mai avuto, amici miei. Il narcisista non è diventato narcisista da un giorno all’altro e nessuna quantità di amnesia amara cambierà ciò che è.

LUI (O LEI) È NATO IN QUEL MODO, CRESCIUTO IN QUEL MODO E SARÀ SEMPRE COSÌ.

A voi, per fortuna, non tocca lo stesso destino perché avete tutte le risorse che lui o lei non avranno mai. 

 

89 pensieri su “Sull’amnesia relazionale e l’abuso narcisistico: la bellezza era solo nella vostra testa

  1. Quelle piccole cose che ti fanno storcere il naso – devo ammetterlo – ci sono state fin dall’inizio.
    Ma il love bombing era così pressante, lui così perfetto nella sua veste di cavaliere senza macchia, le sensazioni che mi dava così uniche… che solo col senno di poi sono riuscita a catalogarli come campanelli d’allarme. Abbiamo avuto una storia particolare, in cui – ringraziando il cielo – non abbiamo mai vissuto insieme né alla luce del sole e questo rendeva capirlo molto più difficile. Se una persona non la vivi nella quotidianità non si può avere un’analisi oggettiva, non può cominciare a non piacerti perché magari litiga continuamente col vicino di casa, maltratta la madre o sparisce la notte mentre dormi… non lo sai.
    Forse è per questo che mi ci è voluto tanto per capire che i suoi continui abbandoni non erano dovuti a sensi di colpa, all’ossessione di aver “sbagliato vita”, alla paura di deludere i parenti… Ci è voluto che sbroccasse ogni tanto con qualcuno mentre era al telefono con me per sentire quanto poteva essere aggressivo, che fosse online H24 per capire quanto potesse essere ossessivo, che triangolasse per capire quanto poteva essere viscido, che tornasse senza spiegazioni, che si coprisse di ridicolo in più occasioni e in diversi modi, e tante altre occasioni per capire quanto marcio c’era in lui.
    Ma non è facile perché si tende sempre a giustificare le persone a cui teniamo, a dare seconde possibilità, a farci carico di colpe che non sono nostre per rincorrere la felicità.
    Un’illusione, una bolla di sapone che quando scoppia ti lascia sporco e invischiato, difficile a pulire… ti ricopre, ti isola.
    Importante è arrivarci, a razionalizzare, poco ormai conta quel che è stato, puntiamo tutto su quello che sarà.

    "Mi piace"

    1. Cara Device, indubbiamente a chi convive con loro la croce è molto più pesante. Lo si vede a chilometri di distanza e avvicinandosi un po’ di più lo si capisce dallo sguardo di chi è oramai rassegnato e intrappolato in una vita che non rispecchia minimamente gli ideali che avevano prima del rapporto massacrante con il soggetto narcisista. Non c’è gioia, spontaneità né luce nei loro occhi. Di solito sono persone costrette al silenzio per non turbare il protagonismo dell’altro, con un senso del dovere molto elevato. Insomma, un esistenza annullata per non ombreggiare il soggetto disturbato. Ahimè si rendono complici silenziosi dei loro comportamenti, certe volte chiudendo l’occhio per ciò che ritengono semplici scappatelle che non vanno nemmeno approfondite, talmente grande è la loro mancanza di autostima, nei casi più gravi, però, nascondono persino fatti molto gravi. È il caso delle “complementari” che tacciono quando c’è la violenza, il plagio e la seduzione dei minori, così come l’abuso di potere e l’arruolamento di donne in condizioni subalterne, e lo fanno pur di mantenere accanto il loro disturbato.

      "Mi piace"

      1. Esatto, Claudileia.
        Rileggendomi… non vorrei che si percepisse che volessi dire che chi convive o fa figli ha colpe, tutt’altro.
        Sto solo facendo introspezione perché – in effetti – in assenza di questi legami avrei potuto sganciarmi prima di tutti gli anni che sono stata sotto scacco. Ma purtroppo ci sono tanti fattori che non ci permettono di aprire gli occhi oppure di vedere ma perpetrare nel farci abusare.
        Io ho in mente gli occhi di cui parli e le persone per cui provo più pena al momento sono infatti quelle ben bene intrappolate nella sua rete, che per legami di sangue o “gratitudine” non riescono a distaccarsi.
        …E’ come un diserbante che secca tutto quello che tocca.

        "Mi piace"

      2. Mi par di capire che la complementare sia una donna a cui , per propria innata insoddisfazione perenne , ritenga l’uomo che si presenta responsabile , con un adeguato senso morale , capace di portare avanti progetti concreti a lungo termine , come estremamente noioso . Che quindi , in questo senso , accetti di buon grado il comportamento deviato del narcisista , comportamento che, per quanto lei recepisca come deplorevole , la fa sentire viva , appagata , e speciale per il fatto di essere stata scelta da lui . E’ corretta questa mia analisi?

        "Mi piace"

      3. Caro/a aroundste,
        scrivi: “Responsabile , con un adeguato senso morale , capace di portare avanti progetti concreti a lungo termine , come estremamente noioso”. E’ proprio così, anche perché il “Senso morale” è qualcosa di sconosciuto per loro. Dopo un po’ si annoiano. Tutto per loro è noia. Una volta avevi scritto le seguenti tre parole che mi sono rimaste impresse nella mente indelebilmente: “Ritieniti un miracolato”, quando dicevo che per fortuna non avevo approfondito la sua conoscenza. Riteniamoci tutti dei miracolati per averla scampata. Con dolore, certo, ma poi si assopisce. Un raggio di luce entra nella nostra vita e il vampiro si disgrega.

        Piace a 1 persona

      4. Cara Claudileia, purtroppo la mia vita è SEMPRE stata costellata da questi lugubri esseri senza cuore e coscienza.
        Per anni ho brancolato nel buio, e le mie migliori energie sono state dissipate in dubbi, paure e immotivati sensi di colpa.
        Grazie al cielo sono ancora qua nonostante il mio cuore sia stato più volte ridotto a brandelli.Oggi so esattamente chi sono io e chi sono state le persone che hanno attentato alla mia vita e al mio benessere.
        Certo questa consapevolezza l’ho pagata cara, ma grazie a dio ,alla mia forza e soprattutto a persone come te , che si dedicano alla diffusione di informazioni su questi disturbi, i miei dubbi sono svaniti e ho un quadro molto chiaro della mia situazione.
        Attualmente sono sposata con un soggetto che è un caso da manuale.
        Mentre mio padre e mia nonna erano meno manifesti , dei covert,e quindi più difficili da mettere a fuoco, mio marito è assolutamente eclatante.Credo che non sia un caso, e la scelta ,apparentemente inconsapevole ,proprio di lui sia stata preziosa.Evidentemente era mio compito fare chiarezza e la sua presenza me lo ha consentito.
        Ha rappresentato il doloroso stimolo a ricercare informazioni e spiegazioni al suo incredibile comportamento.
        Sono anni che l’ho smascherato, lo vedo , lo anticipo so già cosa dirà con che tono e tutto il resto.E allora ti chiederai perché stai li con lui e non lo lasci?Il primo motivo che trovo è la paura delle conseguenze ,e in particolare le minacce di ritorsioni su nostro figlio che più volte mi ha esplicitamente e implicitamente comunicato.Ho creduto che era più semplice accudirlo e proteggerlo da dentro la tana del lupo che aprire degli scenari sconosciuti.E in effetti la cosa funziona e raramente il figlio è stato il suo target.Vedi ,una cosa che so di certo è che il mio rettilineo coniuge non ha freni, è pronto a tutto pur di punire un affronto, lui deve vincere sempre ad ogni costo anche di perderci lui stesso.
        Speravo nel frattempo che fosse lui a lasciarmi visto che sono diventata piatta,indifferente ai suoi giudizi la c.d. pietra grigia, ma ancora niente.
        Comunque mi sono data come data di scadenza i 18 anni di nostro figlio. Non manca molto …..

        "Mi piace"

  2. Anche questo articolo è devastante, ma purtroppo è la verità. Da persone sane di mente tendiamo, direi quasi per fortuna, a ricordare i momenti felici. Perché? Perché ci abbiamo messo il cuore. Questi qua non si ricordano nemmeno l’ultima volta che cosa hanno mangiato a pranzo. Sono dei poveri disgraziati che vivono in questo modo, sempre convinti di essere dalla parte della ragione. Sono dei pazzi! Non hanno niente a che fare con la gente comune, che pur con tutti i difetti e gli errori, si rende comunque conto ad un certo punto che è ora di cambiare. Ormai per il passato non si può far nulla. Ma esiste un presente pieno di bella gente che ci assicura un futuro luminescente.
    Scriveva Leonardo da Vinci: “L’acqua che del fiume vedi è la prima di quella che viene e l’ultima di quella che va”. lasciamo scorrere il fiume e che si porti via tutte le brutture commesse da questi esseri.

    Ciao

    "Mi piace"

  3. Soprattutto dei primi anni ricordo tanta infelicità, in effetti, e solitudine. Non quella dello stare sola ma quella del dover aspettare, senza domande, senza spiegazioni. Del relazionare delle cose di famiglia come una subalterna, dando una parvenza di condivisione all’indifferenza di chi non chiedeva mai notizie, in effetti. Neanche della figlia, neanche della salute. Eccetera, eccetera. Eccetera, eccetera. Una vita. Hai ragione, non sono mai stata bene. Ho fatto il mio dovere, ho fatto coppia e famiglia con mia figlia, con qualche buon vicino di casa, con i colleghi. Io me li sono visti gli occhi tristi, adesso ricordo. Mi sentivo dietro a una finestra, un ostacolo. Guardavo fuori come una prigioniera se ero in casa – guardavo dentro, i tavoli apparecchiati per la cena della famiglia nelle case degli altri, quando ero fuori. Eccetera, eccetera..No, non provano nulla quando ti finiscono. E’ colpa tua, soprattutto il loro odio. Non hanno rabbia, quella la proviamo noi insieme ad altri sconvolgenti sentimenti, loro provano davvero odio. Cara Claudileia, ogni volta che leggo mi sento sconvolta e anche un po’ pacificata. Buona giornata e grazie.

    "Mi piace"

  4. un giorno è venuto nel mio ufficio, nel periodo dell’orrore, quello finale, e mi ha trovato a rispondere sorridente a una battuta di un collega e mi ha detto “ti avrei voluta così”..Paradossi tipici. No, io non perdono. Purtroppo non ho una fede solida che mi sostenga e in ogni caso non sono ipocrita

    "Mi piace"

  5. Aroundste, scusa, non so se ho capito bene ma non credo che la complementare (donna necessariamente?) apprezzi quelle montagne russe su cui è salita di buon grado e consapevolmente per poi far finta di aver avuta paura..Una deviata, semmai, o una narcisista pari pari

    "Mi piace"

    1. Quoto Daniela,
      Credo che il complementare di un narcisista non possa esistere, perlomeno tra persone “normali” in grado di provare sentimenti ed empatia.
      …anche perché diversamente poi il narcisista non le sceglierebbe…
      Ne consegue che, come sempre, sono le persone di buon cuore e altruiste a soffrire.

      "Mi piace"

      1. Davvero STRAORDINARIO questo articolo e GRAZIE ancora Claudileia che con il tuo sensibilissimo e disinteressato impegno ci permetti di comprendere i nostri meccanismi inconsci e le dinamiche , che ci hanno resi vittime “prescelte ” di questi orripilanti individui. Prendo spunto dalla storia che l’autrice racconta per ritornare con la memoria al primo tradimento del mio “N. P .Quando gli ho ulato prendendolo a pugni :” perché lo hai fatto? Agghiacciante è stata la sua risposta, che ancora mi devasta : ” perché io non sono coinvolto come te”. L’ amnesia relazionale non mi ha permesso di prenderlo subito a calci in culo e metterlo alla porta . Molto tempo dopo , quando finalmente mi sono liberata di lui ho partecipato ad un convegno sul perdono , ho letto anche il libro di Daniel Lumera che sostiene che se non perdoniamo , non lasciamo andare le persone negative che ci hanno ferito . Ecco Claudileia la mia domanda siccome a tutt’oggi non sono riuscita a perdonarlo , non riuscirò mai a liberarmi definitivamente di lui? L’autrice afferma che se non abbiamo le credenziali giuste non dobbiamo perdonare . Aspetto un tuo chiarimento in merito .

        "Mi piace"

      2. Ecco, cara Tiziana, il concetto di perdono è spirituale e a mio parere non va strumentalizzato come elemento terapeutico essenziale per far sì che un partner affettivamente depredato da un n.p. riprenda il controllo della sua vita e vada avanti. Ora, se sei credente è certo che può funzionare. Ma chi non lo è dove va a sbattere? Chi non ha fede non può andare avanti felicemente perché non sa perdonare? Ecco il punto. Dopodiché quando parliamo di perdono per quanto riguarda il rapporto con un genitore o partner maltrattante n.p. bisogna accettare che questo perdono sia esclusivamente INTERNO perché l’altra parte non è minimamente disposta a mettersi in gioco ed accettare di aver commesso un errore. Quindi, prova a dire a un soggetto n.p. che lo “perdoni” e vai a guardare il risultato: un disastro totale, perché il perdono per loro è un lasciapassare per aumentare la soglia degli abusi. Ti faccio un esempio: saresti disposta a perdonare un partner che ha abusato sessualmente di una minorenne, che ha picchiato selvaggiamente il tuo bambino? Quali sarebbero le conseguenze del TUO perdono nei soggetti abusati e maltrattati dal tuo partner? Ora, uno strumento terapeutico molto potente e che non richiede necessariamente chiamare in causa la fede è l’ACCETTAZIONE. Ti consiglio di leggere la serie di articoli sull’accettazione che inizia da questo https://artedisalvarsi.wordpress.com/2015/09/15/crescere-con-un-genitore-narcisista-il-lungo-processo-di-guarigione-prima-parte/ . Parla del rapporto con i genitori e della differenza tra perdono e accettazione. E’ un concetto ugualmente valido per i rapporti amorosi.

        "Mi piace"

      3. Il/la complementare viene scelto/a per la sua capacità di attribuirsi OGNI COLPA. E’ iper responsabile fino alla nausea, mentre lo psicopatico/narcisista perverso DELEGA OGNI RESPONSABILITA’. Uno agisce per difetto e l’altro per eccesso. Esempio banalissimo, ma tipico di questo tipo di legame: un bambino non vede il suo papà da un mese. Il papà, quando arriva a casa, si chiude in camera con il computer. Il bambino cosa fa? Va a bussare, com’è normale che sia. La mamma complementare, secondo te, da chi prende le difese? Sceglie il figlio affettivamente depredato dalla presenza paterna o va dal bimbo e dice: “Non disturbare il papà! Non vedi che è stanco?” e lo caccia via, facendolo sentirsi addirittura colpevole? In questa scena domestica molto comune c’è l’intera impalcatura di un bambino che diventerà per forza delle cose un insicuro cronico. Lui voleva l’amore del padre ed è andato lì, a bussare su quella porta per ELEMOSINARE un po’ di attenzione. Cos’è successo? Una figura altrettanto autorevole, LA MAMMA, che per un bimbo rappresenta TUTTO lo ha cacciato, come se lui non avesse diritto a quell’amore. E perché ha agito così? Perché lui non avrebbe il diritto di rivendicare l’amore di cui ha bisogno per sentirsi forte, sano, degno? Il bambino che bussa alla porta non riesce a decodificare i danni del comportamento materno e paterno, di modo che CRESCE LOTTANDO PER QUELL’AMORE LA’. Perciò quando arriva il vampirone o la vampirona che offre “quell’amore là”, facendo finta di spalancare la porta per dire ai bambini che coltiviamo dentro: “Entra, amore mio, sono qui. Sono presente e mai più me ne andrò. Te lo GIURO: stavolta è PER SEMPRE!”. Ecco, cara Device, dinnanzi a questa offerta ogni essere umano intelligente, sano di mente, empatico e pieno di qualità che, però, ha vissuto un quadro familiare simile a quanto descritto CROLLA MISERAMENTE. Andando a ripescare nella nostra infanzia “meravigliosa” a volte troviamo robe vecchie e dimenticate, che sanno di naftalina e di tarli e di muffa… L’antidoto è lì.

        "Mi piace"

  6. L’analisi di Aroundste mi pare assai corretta, per quanto spiacevole sia constatarlo.
    Il/la partner che ha una storia significativa con un n.p. prova l’intima necessità di rapportarsi a qualcuno che in qualche modo le dia lustro o le migliori l’esistenza; il problema è che sovente questi appetibili – almeno all’inizio – personaggi hanno comportamenti discutibili quando non completamente amorali e perversi. Ma poi il gioco sfugge di mano e il partner che aveva sperato di brillare di riflesso, finisce per restarci dolorosamente sotto.
    Oggi non trovo offensiva simile analisi: è vero che quando una persona non è soddisfatta di se stessa e della sua vita e prova in qualche modo a raddrizzare le proprie sorti, se sceglie la via facile (come detto altrove da Claudia) rischia di incappare nel lupo cattivo. Naturalmente io posso parlare con buon grado di certezza solo per me e a partire da me, e so che per me è così: mi sono fatta ammaliare da fascino, seduzione e tattiche manipolative del soggetto ma anche da posizione e prestigio sociali dicendomi “wow ha scelto proprio me, che fortuna che ho, allora davvero non soltanto sono amabile ma sono amabile persino da un tipo in gamba così, mica uno qualunque!” In altre parole mi sentivo un nulla e volevo il tutto. Peccato solo che tempo tre mesi e il tipo in gamba si era già rivelato lo strazio che dodici anni dopo continua a essere.
    Fino a quando non ho capito anche questo di me, ho persistito nel cercare in quella relazione (e poi in un’altra, seppure un filo meno tossica e assai più breve) ciò che sentivo mancare in me stessa.
    Per cui dal mio punto di vista è corretto dire che il/la complementare finisce certamente per desiderare un cambiamento in meglio del soggetto disturbato fungendo da suo salvatore (nella sua testa ovviamente, giacché sappiamo quale pia illusione essa sia), ma è altrettanto certo che allo stesso tempo il/la complementare rimane invischiato con un soggetto amorale nel tentativo altrettanto vano di essere salvato.
    All’inizio con la mia analista respingevo con grande rabbia questo aspetto che lei cercava di sottolineare, volendo/avendo bisogno io di credermi vittima ASSOLUTA del mio carnefice mentre la dura realtà è che c’era invece un grosso nodo irrisolto in me (chiamiamolo carenza pregressa e strutturale di fiducia ed affetto, o chiamiamolo narcisismo autolesionista in quanto come altro definire l’atteggiamento di chi, per migliorare la propria vita cerca supporto presso uno psicopatico che inevitabilmente gliela farà a brandelli, invece che lavorare su se stesso?). Poi certo che è stato ciò che sembrava amore ad avermi ancorato ai suoi abissi, e certo che questa analisi NON sposta di una virgola il fatto che l’abuso grave su me e nostra figlia è stato tutto da parte sua e la sofferenza da parte nostra per cui lui è e rimane un carnefice, ma vittima al 100 % io no, non lo sono. Solo nostra figlia rispetto a questa storia è vittima assolutamente innocente. Oggi che finalmente faccio passi concreti per diventare chi sono veramente (prima manco sapevo chi fossi, figurarsi cosa volessi), per aiutare concretamente mia figlia, per perseguire ciò che conta autenticamente per me, posso riconoscere la fragile ingenuità ma anche l’auto-illusione di poter essere grazie a lui ciò che da sola non riuscivo a essere, entrambi fattori che mi avevano regalata a simile soggetto su un piatto d’argento.
    Spero di non avere urtato la sensibilitò di nessuno. Termino con una riflessione letta di recente in un’intervista a un grande scrittore contemporaneo: il male non è solo quello esplicito o banale, male è anche e soprattutto sottrazione di realtà. La mia realtà è stata ed è questa, ma fino a che non ho potuto vederla, il male era sempre dietro l’angolo.

    Piace a 1 persona

    1. Sottoscrivo in pieno la tua analisi. Nel blog utilizzo tanto il concetto di vittima quanto di “complementare”. Sottolineo che ci sono molti articoli qui sul blog che spiegano cosa esattamente vuole dire tecnicamente, secondo H. Marietán, lo psichiatra argentino che ha ideato il termine. Sono stata la prima persona a tradurlo perché mi rendevo conto che il termine “vittima” non rendeva bene l’idea di chi ero stata e di cosa mi dicevano tante donne che non si identificavano pienamente con le teorie della vittimologia (non vittimismo, attenzione!). Penso che l’importante è salvarsi a prescindere del termine che si usa. Per quanto mi riguarda il concetto di vittima assoluta mi impedisce di guardare in faccia quella era la MIA realtà di un tempo, ovvero, le faglie che hanno permesso a qualche d’uno di avvicinarsi da me apparendo, ai miei occhi, una “persona splendida”. Ecco, nel mio caso ho cercato di capire cosa aveva reso questa persona “meravigliosa” ai miei occhi e la risposta non mi era piaciuta per niente perché stava nel MIO livello di narcisismo perché grazie alle sue lusinghe mi sentivo degna e capace di vincere il Nobel per la Letteratura (che quest’anno mica c’è per motivi orribili!). Insomma, mi aveva resa una sorta di “Wonder woman con le corna”, ripetutamente accoltellata alle spalle nei modi più squallidi e bizzarri. All’inizio le sue lusinghe mi rimbambivano a tal punto che contro cambiavo raddoppiando la dose per ottenere ancora e ancora, perché la MIA autostima non era il massimo. Ovviamente quando il rubinetto si è chiuso (l’eccesso di giocattoli umani rende molto stanco un n.p!) sono letteralmente precipitata. Ho taciuto su alcune scorrettezze con i suoi “amici” che con la consapevolezza di oggi mi vergogno persino di guardarmi allo specchio. Ho assunto tutte le responsabilità pur di farlo tornare quello di prima, ovvero quello che mi lusingava ALL’INVEROSIMILE. Ecco, oggi posso dire di essere stata una vittima di me stessa, ma non sua. Quanto ci è voluto per arrivarci? Anni di lavoro sodo e un rapporto consolidato ormai da 14 anni con un uomo affettuoso che mi tratta normalmente, ossia, senza mai avermi idealizzato ma gioiendo e commuovendosi con me ad ogni passo dato, piccolo o grande che sia. Il concetto di complementare non cancella un bel niente, nessuno degli abusi o dei raggiri o del trauma subìto MA nel MIO CASO è stato utile a comprendere la brutta piega che il mio Ego stava prendendo. Abbracci a tutti voi!

      "Mi piace"

      1. Buongiorno cari,
        Dopo una giornata leggo tutte le vostre riflessioni… mi rendo conto di aver associato la parola “complementare” a “complice” dandole una connotazione negativa. Forse a questo punto è l’abitudine a vedere sempre la mano che ti affossa piuttosto che quella che ti fa risalire. Che il np abbia trovato in me degli appigli da cui partire quella è cosa certa: ho fatto molta introspezione in questo e so in che ferite (che non appartengono all’infanzia, Claudileia: la mia è stata veramente meravigliosa, con due genitori che non mi hanno mai fatto mancare il loro amore, la loro presenza e il loro sostegno, nè in passato nè ora e che tra l’altro – pur non sapendo per mia volontà i dettagli – mi sono stati accanto nei dolori dovuti al rapporto con np) saputo infilarsi ben bene per iniziare il suo lavoro: un rapporto a suo tempo difficile ma che poi ho riscoperto vero e sincero. Io ho un percorso di vita molto lineare, costellato di piccole sconfitte che mi hanno sempre fatto rinascere per arrivare a grandi vittorie, ho un lavoro appagante e che mi sono scelta e in qualche modo creata, passioni, una bella famiglia, pochi amici ma veri.
        Come tutti anche io ho avuto dei periodi in cui mi metto in discussione, in cui sento di voler rivoluzionare qualcosa o di stallo perché tutto sembra difficile. Ecco lui si è infilato in un momento in cui ero sfinita sia fisicamente e moralmente dall’ultimo “progetto di vita” portato a termine, ha capito che ero in un momento in cui stavo seduta a riflettere sulla mia vita. Dopo il suo primo passaggio mi ha portato a credere he fosse piatta e soprattutto che con lui avrei potuto arrivare “3 metri sopra il cielo”.
        Dove ho sbagliato io?
        A pensare che ciò che avevo costruito fino a quel momento fosse banale. A rinnegare gli affetti, le persone “normali” che da una vita erano con me.
        HO SBAGLIATO A CREDERE IN LUI E NON IN ME.
        È vero, ho scelto – per una stramaledetta volta nella mia vita – la via facile ed eccomi qui.
        Poi troppo invischiata per vedere lucidamente e per uscirne come da un qualsiasi rapporto sano.
        Complementare, vittima, abusata o abusatrice… a questo punto forse darmi un nome nemmeno mi importa più. E vorrei sottolineare anche che quando ho detto che non accettavo una definizione non era inteso certamente a me personalmente ma a noi tutti, compreso chi l’ha detta: era un invito, uno sprone a non colpevolizzarci sentendoci ancora responsabili di quello che ci è successo. Mi era sembrato un nuovo darci la croce addosso sentendoci ancora sbagliati.
        E ora più che mai, anche dopo questo articolo che è – come sempre (grazie infinite Claudileia) – servito a molti di noi per fare un’ introspezione ancora più accurata, sono convinta che fondamentale a questo punto a cui siamo arrivati sia raggiungere la consapevolezza, che è la chiave per il distacco da questi esseri, perdonati o non che siano.
        E ancora una volta grazie anche a voi sento di aver fatto un altro importante passo.

        "Mi piace"

      2. Cara Device, queste condivisioni sono essenziali per tutti noi. Poco si sa sui perché delle persone danneggiate. Una cosa è certa: c’è una crepa che ci porta ad abbassare le difese di fronte a un determinato tipo di predatore. Arriviamo addirittura a rinnegare principi, famiglia, amicizie storiche, ecc. Ognuno avrà i suoi motivi o possiamo arrivare INSIEME a una conclusione utile ANCHE AI TERAPEUTI per meglio lavorare? Sui narcisisti patologici i testi abbondano, ma sui motivi intimi che portano ognuno di noi ad abbassare le proprie difese siamo ancora alla frutta. Perciò, ben vengano queste discussioni. Un fortissimo abbraccio e grazie per aver sollevato un punto davvero importante!

        "Mi piace"

  7. Carissime/i,
    leggo sempre più spesso l’interrogativo che molti si pongono. Perdonare oppure no?
    Ricordo solo questo.
    Un uomo con chiodi che gli attraversavano le mani e i piedi, le carni devastate dalle frustate, la testa contornata da una corona di spine e il viso gocciolante di sangue, al quale venne dato per dissetarlo acqua e aceto, e una lancia gli trapassò il costato per constatarne la morte. Eppure, prima di lasciarci, nella sua grande sofferenza disse: *Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Non sono un bigotto, ma ogni tanto ricordate queste parole. Perdonate! E’ l’unica via. Vi sentirete più leggeri. Questo non vuol dire dimenticare il male subito. Ma tutto è passato. Guardiamo insieme verso un radioso futuro. Chi ci ha fatto del male a noi non deve più interessare. Perché siamo in grado di donare amore. Chi lo apprezza è il benvenuto, chi non lo apprezza troverà la porta del nostro cuore chiusa per sempre.

    Ciao a tutte/i

    "Mi piace"

    1. Devo dire che entrambi i commenti non mi trovano d’accordo…
      Non credo di essere complementare del mio np, non perché non voglia avere colpe – anzi – me ne sono attribuite molte e presa tutte le mue responsabilità, veo assicuro.
      Io non cercavo gratificazione, a dire il vero non cercavo nulla. È arrivato lui ad arrivare (non casualmente, ora lo so) nella mia vita, a interessarsi a me, a farmi credere che esistesse un amore così, come lui lo mostrava: forte e profondo. Quello che è successo in seguito Dio solo sa quanto avrei voluto evitarlo ma non è stato fatto solo in nome di quel sentimento che pensavo esistesse davvero e non accetto che si svaluti la sofferenza – mia e di molte altre – ancora una volta. Non qui almeno.
      Poi ognuno ha la sua storia, il suo caso, ma titolare tutte le vittime come complementari ai narcisisti è un insulto bello e buono.
      A te Kolish dico, da praticamente atea lo ammetto, che dobbiamo andare avanti, non necessariamente perdonare. Nemmeno il prete – tanto per stare in tema – dà l’assoluzione a chi non si pente o perpetra nel peccato, non vedo il motivo perché dovremmo farlo noi.
      Se è un modo per stare meglio noi, ben venga, ma non la vedo come una condizione necessaria.
      …oggi mordo 😄

      "Mi piace"

      1. Cara Device,
        qui nessuno svaluta la sofferenza di chi è passato tra le grinfie di un NP, perché equivarrebbe a svalutare anche la mia sofferenza. Siamo qui per aiutarci vicendevolmente e non per abbatterci ulteriormente. Chi ha subito l’attacco di un NP E’ UN COMPLEMENTARE, nel senso che riempie quei vuoti atavici tipici del NP. Volenti o nolenti siamo caduti in trappola e questo è difficile da accettare. Riguardo ai preti fanno il loro mestiere, ed è assurdo che ti diano l’assoluzione dicendo tre Padre Nostro e quattro Ave Maria. E’ una cosa che dobbiamo sentire NOI! Tutti abbiamo una ferita narcisistica sepolta da qualche parte e loro sanno bene dove colpire. E’ questo che fa tanto male perché la gente sana non si comporta così. E’ come il fatto che tornino dopo parecchio tempo. Perché? Semplicemente affinché dopo che noi abbiamo riformato il sangue buono trovino qualcosa di fresco da avvelenare e da succhiare nuovamente.

        Oggi non mordo 🙂

        Piace a 1 persona

      2. Il concetto di “complementare” viene descritto in diversi articoli del blog e se fosse offensivo non l’avrei nemmeno tradotto perché ci tengo a tradurre ogni strumento UTILE al ricupero delle persone già depredate. Riporto un’estratto di uno degli articoli tradotti qui, di H. Marietan: “Lo psicopatico, quindi, apre la gabbia e da il permesso alla bestiolina dentro il complementare di manifestarsi. Lo psicopatico illumina la zona d’ombra del complementare e lo invita all’azione. Questo è un effetto secondario dell’azione psicopatica e a scanso di equivoci non ha niente di solidario, di educativo, nel senso di qualcosa che vada a beneficio del complementare. Ribadisco – e lo farò sempre – che lo psicopatico lavora unicamente per sé stesso. Questo “mettere in moto la zona d’ombra” da una parte affascina il complementare e dall’altra lo lascia perplesso, solo dopo si vergogna: “come ho potuto fare tutto ciò?”.” Ti offro degli esempi: “Como ho potuto prenderlo a schiaffi? Como ho potuto pedinarlo? Come ho potuto violare la sua posta? Come ho potuto andare a parlare con la sua amante, umiliandomi? Come ho potuto non difendere i miei figli? Come ho potuto tacere quando sapevo delle sue disonestà? Come ho potuto godere dei benefici di ciò che sapevo fosse un lavoro sporco? Come ho potuto sottostare al modo come trattava gli altri, dal cameriere a sua madre? Come ho potuto accettare che andasse nei paradisi del sesso e fingere che non avesse fatto niente, ma solo “i suoi amici”” ecc., ecc., ecc.. Ecco, si tratta di un concetto che ci fa scavare nel profondo sul perché abbiamo accettato l’inaccettabile. E’ questa la funzione. Che lo psicopatico o narcisista perverso indossi una maschera lo sappiamo tutti, che sia un maestro del raggiro idem MA COSA CI HA ATTRATTO IN QUESTO PERSONAGGIO LOSCO? Parlo per me, come ho già risposto in un commento prima: IL MIO BISOGNO DI ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA. Il mio stesso livello di narcisismo che, provenendo da una famiglia altamente disfunzionale mi ha indotto a cercare di colmare i miei vuoti cercando esternamente la soluzione del salvatore. Tu dici: “Io non me lo aspettavo uno così. Si è presentato lui.” Ok, ma… se lui si fosse presentato SENZA tutte le caratteristiche che ti hanno intrappolato, tu lo degneresti di uno sguardo? E’ questa la domanda. Come mai i tuoi partner precedenti non ti hanno segnato come lui? Da quale varco lui è entrato? Perché, se come tutti i narcisisti perversi e gli psicopatici, c’è stato un love bombing colossale, mi sembra chiaro che tu avessi BISOGNO di essere, così come me, POMPATA al massimo per delegare a una persona il potere di dettare persino i tuoi stati d’animo. Ora, ACCETTARE questo non vuol dire rendere INNOCENTE un carnefice MA prendersi l’unica responsabilità che conta in tutta questa storia orribile: quella di chiedersi “come mai sono rimasta e ho LOTTATO per mantenere il vincolo con una persona orribile?” All’inizio indossavano una maschera e giustamente non ci era permesso di vedere cosa c’era dietro MA QUANDO E’ CADUTA perché ho continuato a lottare per lui/lei? Solo perché ero totalmente manipolata e plagiata o perché volevo che lui/lei tornasse ad essero “quello/quella” di prima? Ma quello/quella di prima, com’era? La risposta è bruttina: ERA UNO CHE MI GONFIAVA A DISMISURA E CHE FACEVA TUTTO PER COMPIACERMI. Insomma. Non credo che queste domande tolgano niente al concetto di vittima, ma che vengano a complementarlo con domande molto importanti che molto spesso non vogliamo porci.

        "Mi piace"

  8. Certo Kolish,
    Il mio non voleva essere un intervento per abbattere o dare contro ma esprimere un punto di vista… probabilmente in maniera troppo animata ma il fatto di non essere compresa nel mio dolore mi ha sempre fatto molto male e magari ho frainteso.
    La tua versione di complementare la sottoscrivo e anche secondo me la trappola che ci è stata tesa è il nodo, noi non abbiamo voluto e tantomeno cercato niente di quello che ci hanno propinato.
    Per il perdono / prete intendevo dire che visto che non c’è ombra di pentimento, scuse, cambio di rotta non me la sento al momento di perdonare il np… poi magari in seguito cambierò idea.
    Nei suoi riguardi io aspiro alla totale indifferenza.

    "Mi piace"

    1. Cara Device,
      io capisco PERFETTAMENTE il tuo dolore come chiunque altro scriva qui. Non si può spiegare a parole anche se certe volte si vorrebbe urlare dal male. E’ stata infatti una trappola ben congegnata da esseri maligni. Sono furbi e anche intelligenti credimi. Quello che ci hanno inculcato è stato ciò che desideravamo. Amore, attenzioni, cure, interesse. Tutto questo ci è stato abilmente e sottilmente introdotto nella mente attraverso il bombardamento d’amore, goccia a goccia senza che ce se siamo resi conto. Quando abbiamo capito era ormai troppo tardi. Il veleno che sputano è letale, ma non come il morso di un cobra, ma poco alla volta, per farci soffrire il più possibile. E’ questo che li mantiene in vita. E la via della disintossicazione è lunga te lo assicuro. Quando non torneranno più alla mente i ricordi belli, quelli fatti di coccole e carezze, di piccole cose che per noi sono così importanti, solo allora non ci chiederemo più “PERCHE?”. Sono bestie terribili. Come puoi definire in altro modo “persone” che vivono del dolore degli altri? Per noi è incomprensibile. Non fanno parte dell’umanità. Si travestono ogni giorno da persone per bene, serie, credenti, spirituali, piene di principi etici e morali altissimi. Poi scopri che era tutta una recitazione. E’ questo che è devastante. Sono malati gravi, appestati da un morbo inguaribile. Cosa bisogna fare? Mai più avvicinarli. Stare lontani. Sono una nube tossica che offusca la vita. Loro odiano noi, ma ancor di più odiano sé stessi, perché incapaci di provare qualsivoglia tipo di sentimento positivo. E lo sanno. Un NP soffre ogni singolo istante della propria vita, perché si odia.

      Piace a 1 persona

    2. E sai Device cosa mi ha (tra le molte cose, sconquassato?). Ti racconto.
      Si, lo so, che molti penseranno che sono troppo sensibile, è una vita che me lo sento ripetere fino alla nausea.

      Un pomeriggio mi chiede se potessi accudire il bimbo perché aveva delle faccende urgenti da sbrigare. Col piccolo giochiamo a un po’ di tutto e poi mi dice: “Ho fame”. Allora vado in cucina a preparargli un panino e dell’uva, quella speciale senza semi. Lui mangia bello tranquillo e poi si addormenta sulle mie ginocchia. Un momento dolcissimo, indimenticabile. Torna lei. “Su, preparati” dice al bimbo, “che dobbiamo andare dal medico”. Le dico che in cucina le avevo preparato una ciotoletta piena di acini d’uva già sciacquati (era estate e della frutta fresca dovrebbe venire apprezzata). Non la degna di uno sguardo e non dice nulla. Nemmeno che fosse un piatto di merda. Escono e me ne vado anch’io. Poi le scrivo un messaggio dicendole che perlomeno poteva assaggiare un po’ di frutta che le avevo preparato con tanto amore. La sua risposta? Ha dell’incredibile eppure è la verità.
      “Tu hai intuito che ero tornata con X (storia durata due mesetti e della quale ero a conoscenza e anche per questo avevo deciso solo per un’amicizia) e questo, aggiunge, ti provoca DOLORE. Mi dispiace, avrei voluto essere fonte di gioia e di serenità”. A questo punto era arrivata. Affondare un coltello ammantato di tutto il suo candore. Una bastardata.

      "Mi piace"

    3. Cara Device, concordo con te. Come si fa a perdonare chi non si é mai pentito? Chi non si é mai soffermato a chiedersi se e quanto stai soffrendo per causa loro? Personalmente sto cercando in realtà di perdonare me stessa. É a me stessa che ho fatto le peggiori mancanze, permettendo a questo mostro di ferirmi e umiliarmi ripetutamente.

      Piace a 1 persona

      1. Cara Amal,
        perdonare te stessa? E per cosa? Per aver dato un amore che è poi stato calpestato? Per aver donato tutti i tuoi buoni sentimenti? Ci sarebbe da perdonarsi se ci fossimo comportati male. Ma noi l’abbiamo vissuta col cuore questa unione. Perdono chi mi ha fatto del male, non me stesso. Ci siamo fatti abbindolare bellamente? Ok, ci hanno fregato, ma solo sfruttando il nostro buon cuore. Io non ho nulla da perdonarmi. Quello che ho fatto, l’ho fatto seguendo la mia coscienza, con una persona che coscienza non ne ha. Ha messo a nudo le mie ferite? Ci ha intinto il pane dell’odio? E chi se ne frega. Sono a posto e al mattino mi guardo allo specchio sorridendomi. Non ho nulla da rimproverarmi. Sono solo stato ingannato. Questo bisogna accettare e basta.

        Un abbraccio

        "Mi piace"

      2. Non sono d’accordo con te per il semplice fatto che molti di noi abbiamo taciuto di fronte al pessimo comportamento di un n.p. con i suoi amici, familiari, conoscenti e figli piccoli, anziché dirne quattro e fargli capire dov’è che sbagliavano, soprattutto con i loro figli oppure con i nostri stessi bambini. Perdonami, ma su questo ognuno deve rispondere alla propria coscienza. Del resto ognuno ha la sua opinione.

        "Mi piace"

      3. Sapessi quante volte le ho detto che i bimbi non andavano trattati così. Risposta? Il silenzio e il continuo diteggiare sull’inseparabile cellulare. L’amore è cieco, anzi cieco con benda. Per questo ho cercato di dare tutto l’amore possibile al suo bimbo. Purtroppo non ero ancora a conoscenza del fatto che loro li considerano un’estensione, quindi tutto quello che facevo per lui, nella loro mente malata, in verità lo facevo per lei. Ma poco importa. Ho dato amore. Ed è questo che mi interessa. Il resto lo lascio alla loro mente bacata.

        "Mi piace"

      4. Beh, la risposta è che mi aveva fatto il lavaggio del cervello basandosi su ciò che mi mancava. Ma lambiccarsi il cerebro perché una persona malvagia ci abbia manipolato porta a poco o nulla. Secondo me è necessario dimenticarla al più presto. Poi dipende da molti fattori. C’è chi è molto forte e lascia passare il lerciume nella fogna e chi altri invece erige delle dighe domandandosi il perché, un perché che non esiste. Per fortuna ho trovato aiuto e quando chi ti ascolta attentamente ti apre dolorosamente il pensiero che si ha di continuo su NP e ti fa capire di non aver perso nulla, solo allora trovi pace.

        "Mi piace"

  9. Device penso che tu abbia ragione il mio mostro si era presentato come persona irreprensibile dal carattere riservato responsabile -proprio quello che avrei voluto -adesso che non ha altro modo di punirmi cerca di seminare zizzania tra i miei due figli o tra me e il maschio raccontando bugie orribili – non è che non lo perdono è che non si può perdonare uno che non ha voluto – adesso cerco di tenermelo lontano anche se torna spesso alla carica – immagino che sia la noia e il dover constatare che non sono morta e che vivo decisamente meglio senza di lui !

    "Mi piace"

  10. siamo sempre complementari nei nostri rapporti umani, anche se non necessariamente in modo patologico. Nelle amicizie, negli amori. La chiamiamo affinità. Ci compensiamo. Siamo tutti il frutto di un posto da dove veniamo, di un percorso che abbiamo fatto, abbiamo tutti qualcosa di noi che non si è sviluppato armonicamente. Abbiamo l’educazione che abbiamo ricevuto, la cultura dei tempi che abbiamo vissuto. Ci rispettiamo però e sappiamo darci sostegno. Non necessariamente utiliziamo le fragilità degli altri per dare forza al nostro ego. Il percorso che possiamo fare è di cercare di guarire le nostre antiche ferite per crescere, per aumentare il nostro equilibrio, l’autostima ma assolutamente non per giustificare chi ha esercitato la vigliaccheria. Sarebbe disumano. Non finiremmo mai di pagare. Io avevo 17 anni, erano gli anni 70, vivevo in un paesino, andavo ancora a scuola e non avevo conosciuto libertà, non avevo messo in atto ribellioni, non avevo fatto legittime salutari esperienze. Mi do tutte le attenuanti del caso. Non perdono perchè per me il perdono è riabilitazione, anche. Un percorso a due. Perdono qualcuno a cui non importa, che non ha colpe? Voglio soloriuscire a lasciar andare. E’ questa la guarigione

    Piace a 1 persona

  11. Cari tutti, buongiorno.
    Rispetto alla complementarietà delle vittime con np, io penso che sempre ci sia, a vari livelli, ognuno il suo. E’ vero che questi np spesso non è che ce li siamo andati a cercare, sono piovuti nella nostra vita anche casualmente. Ma, come giustamente ribatte Claudileia, non a caso non abbiamo voltato le spalle subito, siamo entrati nella relazione, siamo rimasti invischiati ben oltre i primi segnali di psicopatia, e fatichiamo a uscirne anche dopo la fine della relazione. Gli np hanno trovato un varco in noi, dal quale sono entrati invadendo la nostra mente. Hanno agito sulle nostre debolezze. Hanno riempito i nostri vuoti, oltre a riempire il loro abisso. Questa è la complementarietà. La responsabilità materiale degli abusi resta tutta a carico loro, certo, ma se non capiamo il nostro meccanismo psicologico che ha permesso loro di operare in tal modo, non ne usciamo e, anzi, rischiamo di rimandare tutto al prossimo squilibrato. Di loro, si può dire che sappiamo abbastanza: tutto sommato, sono abbastanza lineari, agiscono in modo stereotipato, le loro dinamiche si ripetono sempre identiche, sono addirittura prevedibili. Forse, però, è noi stessi che dobbiamo capire un po’ meglio.
    Io, personalmente, preferisco di gran lunga rappresentarmi come una complementare anziché una vittima. Perché, se pure vittima sono stata (dei suoi atti abusanti), resta il fatto che ho permesso a me stessa di rimanere invischiata in un rapporto malsano. Ho chiuso la relazione da due mesi e passa, resisto alla tentazione di ricontattarlo, se mi capita di vederlo tendo a evitarlo e, quando lui mi cerca in queste situazioni diciamo casuali, so mantenere distacco, so come non dargli il rifornimento che cerca. Lo faccio anche incazzare, a stento riesce a reprimere la sua rabbia. Ma non ho ancora raggiunto l’indifferenza, che sarebbe l’obiettivo primario. Se io fossi solo una vittima, una volta riconosciutolo per quello che è, dovrei potermene distaccare con maggiore facilità. Se questo non accade, non è per qualcosa che riguarda lui, ma me stessa. Quello che bisogna chiedersi è dunque dove il loro copione si è allacciato con il nostro, qual è l’anello debole. Senza questa riflessione, non possiamo veramente salvarci. Possiamo liberarci dallo np storicamente incarnato in quello del momento, ma rischiamo di incontrarne altri e di rimanerne affascinati di nuovo.
    Per quanto mi riguarda, mi riconosco in ciò che dice Claudileia di se stessa, parlando di ciò che l’ha attratta nell’individuo senza scrupoli: “IL MIO BISOGNO DI ACCETTAZIONE INCONDIZIONATA. Il mio stesso livello di narcisismo che, provenendo da una famiglia altamente disfunzionale mi ha indotto a cercare di colmare i miei vuoti cercando esternamente la soluzione del salvatore”. Aggiungo anche che, nel mio caso, si tratta di conquistare un uomo difficile, addirittura impossibile, salvandolo dalla sua anaffettività e costringendolo ad amarmi. Si tratta di scrivere un finale diverso a una triste storia, quella delle disfunzioni familiari. La realtà è che dentro di me continuano ad abitare i fantasmi interiorizzati delle figure disfunzionali di attaccamento primario, mio padre in primo luogo (anaffettivo e non disponibile ad amore incondizionato neanche verso i figli, con tratti fortemente narcisistici sebbene non maligno, ma comunque devastante), che mi hanno fatto introiettare modalità di relazione profondamente inquinate (e largamente inconsce) con gli uomini: sfiducia, intima vergogna di non essere amabile, necessità di farmi accettare incondizionatamente proprio da chi non vuole amarmi perché ha un cuore debole, necessità di rispecchiarmi in un individuo che si presenta come eccezionale… Attraverso queste fessure si è infiltrato in me np.
    In questo senso sono una complementare. Conosco persone che, dopo essere state vittime di un abusante, non appena si sono accorte di chi fosse hanno voltato le spalle e rapidamente si sono riappropriate della propria esistenza, puntando a uomini differenti. Se per me la via di uscita non è altrettanto rapida, non è un caso. Se nella mia vita si sono presentati vari squilibrati, non è un caso. Se non mi sento attratta da uomini più “normali”, non è un caso.
    Riconoscendoci come complementari, non si tratta di alleviare le loro responsabilità, ma di riflettere su quello che ha reso possibile in noi l’abuso e, oltre questo, un attaccamento che continua anche dopo aver chiuso la relazione (se no, non staremmo qui a parlarne).

    Io sono, oggi, andata avanti nel percorso di distacco da np. L’aver interrotto i contatti (anche se purtroppo mi capita di vederlo, perché, nonostante i miei sforzi per evitarlo, capita di incontrarci in luoghi sociali) mi ha aiutata, come il non parlare troppo di lui, concentrarmi su altro. Sto facendo una psicoterapia. Piano piano, sebbene molto cautamente, mi sto riaprendo all’universo maschile. Vado avanti in un percorso di consapevolezza. Mi sento un po’ svuotata emotivamente, come un drogato che non abbia la sua dose quotidiana di adrenalina, ma so che si tratta di un viaggio dentro me stessa che – spero – mi porterà verso una luce diversa da quell’artefatto scintillio che gli np sanno creare intorno e dentro di noi. Spero che la mia testa e la mia pancia si riconcilino.

    Buona domenica a tutt@.

    "Mi piace"

    1. Cara Blume, penso che la riconciliazione avvenga dentro di noi quando ci accorgiamo che quel vampiro primario (nel caso era mia madre) ci ha messo al mondo senza la minima idea di cosa stesse facendo: un figlio. Ora, quando mettiamo al mondo un bambino dobbiamo essere capaci di dare a lui tutte le risorse necessarie per camminare con le sue gambe, senza alcun bisogno di stampelle affettive. Questo non significa educare alla freddezza, ma all’autonomia in tutti gli ambiti della propria vita. Oggi, sulla soglia dei 40 anni posso identificare chiaramente la nascita di tutto, il punto esatto della frattura che mi ha portato alla coazione a ripetere per quanto riguarda i rapporti con il sesso opposto. Sono riuscita a tagliare completamente i cavi emotivi con lei quando mi sono messa in ginocchio, da sola nella mia stanza, in un momento di enorme sofferenza e ho intrapreso un dialogo mentale in cui le chiedevo di risolvere il pasticcio enorme che aveva creato, non concedendomi mai una briciola del suo affetto, così come a tutti i miei fratelli. Piangevo e parlavo da sola, dicevo cose come “ora come fai a risolvere tutta questa m… perché ci hai messo al mondo?”. Insomma, le facevo spiritualmente le domande che non avrei mai avuto la capacità di fare, perché avevo capito dopo una fatica enorme che il soggetto n.p. che aveva fatto scempio della mia persona era la sua copia carbone. ED IO NON L’AVEVO CAPITO NONOSTANTE LEI. Un’amica che da anni seguiva una terapia mi aveva detto: “Claudi, questa roba con tua madre, tu la devi risolvere… prima o poi…”. E aveva ragione. All’epoca mi ero detta “sono balle”! Invece le balle ero io a raccontare a me stessa scegliendo la via più facile: qualcuno che mi amassi incondizionatamente, come lei non era stata capace di fare. Non è possibile che intere generazioni vengano “educate” per diventare dipendenti affettivi o narcisisti patologici. Lo psicopatico è un’altra cosa, è quel che è a prescindere dei suoi genitori. La responsabilità non è mica una brutta cosa, ecco il punto. Se non siamo responsabili di niente, come hai ben illustrato, chiunque ci può truffare emotivamente. Dal momento in cui DECIDO di riprendere il controllo della MIA vita, divento l’unica responsabile della mia guarigione: non delego più niente a un ipotetico salvatore ma chiudo la porta per sempre a chiunque mi proponga soluzioni facili, del tipo “ti amo subito e gratis, facciamo mille figli e via!”

      Piace a 1 persona

  12. Care Blume, Claudelia,

    avete descritto alla perfezione il delicato concetto. Capisco che all’inizio sia molto difficile e doloroso accoglierlo per il verso giusto. Io ci ho messo anni, anzi decenni visto che la ferita originaria proviene da mammina cara, e ancora adesso mi capita di ricascare nell’infinita autocommiserazione, nell’eterno gioco di rimandi del “se mia madre fosse stata così” o “se quello stronzopatico non fosse stato cosà” e via dicendo.
    Un testo che mi ha aiutato molto a comprendere la differenza tra vittima e vittimismo (o come lo chiama l’autore, il “paradigma vittimario”) è “Critica della vittima” di Daniele Giglioli. Il titolo è volutamente provocatorio. Lo trovate in qualsiasi libreria e in ebook.

    Vi copio/incollo l’intro:

    “La vittima è l’eroe del nostro tempo. Essere vittime dà prestigio, impone ascolto, promette e promuove riconoscimento, attiva un potente generatore di identità, diritto, autostima. Immunizza da ogni critica, garantisce innocenza al di là di ogni ragionevole dubbio. Come potrebbe la vittima essere colpevole, e anzi responsabile di qualcosa? Non ha fatto, le è stato fatto. Non agisce, patisce. Nella vittima si articolano mancanza e rivendicazione, debolezza e pretesa, desiderio di avere e desiderio di essere. Non siamo ciò che facciamo, ma ciò che abbiamo subíto, ciò che possiamo perdere, ciò che ci hanno tolto.
    È tempo però di superare questo paradigma paralizzante, e ridisegnare i tracciati di una prassi, di un’azione del soggetto nel mondo: in credito di futuro, non di passato”.

    Si parla del concetto in senso generale, e per noi qui reduci da abuso narcisistico è normale rigettare d’istinto il primo paragrafo, tra tanti altri. Per esemplificare ciò che punta a stigmatizzare l’autore, ricordo uno spunto preso dal Giorno della Memoria: serve o non serve ancora oggi, a decenni dalla fine del nazismo, una giornata per ricordare la Shoà? La memoria storica è importante per rendere onore alle vittime ma anche come deterrente affinché i mostruosi eventi non si ripetano. Ma CHI può dirsi davvero vittima dell’orrore nazista? Certamente chi è stato in un lager, ma i suoi figli, e i nipoti, e i parenti fino a quale grado possono dirsi vittime rispetto a quella tragedia? Non si tratta di dare patenti di legittimità al sentirsi vittime, o di questione semantica: si tratta di troncare un modo di percepirsi che oltre un certo limite può bloccare la persona paralizzata, appunto, dalla sua percezione vittimista. L’autore nota come oggi tutto porti ad allargare a dismisura il vittimismo, e a favorire il mantenimento della persona in quello stato sine die. Lo scopo del discorso portato avanti da Giglioli NON è quello di negare i torti subiti, ma di evitare l’auto-rivittimizzazione, automatismo che conduce a risvegliarsi vittime ogni mattina dopo essere stati vittime la sera prima precludendosi in tal modo di vivere liberi da un abuso (finito nel tempo) anche nel nuovo giorno. Certo che restano cicatrici e conseguenze pratiche, ed è proprio per quello che è importante affrontarle da esseri responsabili e accettanti (ho riletto il post tradotto da Claudia sulle famiglie narcisiste dove si chiarisce la differenza tra perdono e accettazione. L’avevo letto l’anno scorso, ma non mi era “entrato” davvero. Oggi invece mi pare di riuscire a potete incarnarne meglio passi e consigli. Proprio vero che uno recepisce sempre ciò che in un dato momento è pronto a recepire, non altro). Ci sono traumi ostici – talvolta impossibili – da sradicare, e a quello serve un supporto terapeutico perché da soli ci vuole un mezzo miracolo, o si gira intorno a se stessi dando colpe e attribuendosi colpe: entrambe facce della stessa egotica medaglia. Ma in generale io oggi credo profondamente che la direzione cui tendere sia questa, poi ciascuno avrà i suoi momenti migliori e peggiori come normale sia, ma la direzione è importante, è tantissimo.
    Ho provato a dire qualcosa su questo testo letto tempo fa ma non gli ho reso giustizia, davvero: se riuscite leggetelo, è utile.
    Abbracci.

    "Mi piace"

    1. Cara Lucia, conosco il testo perché il tema è IL TEMA per me. Lo raccomando anch’io. Da bambini siamo vittime perché non abbiamo il controllo di un bel nulla. Decidono gli adulti cos’è meglio per noi. Quando siamo noi gli adulti abbiamo, però, il potere e la facoltà di cambiare le cose. Quante sono le persone di una certa età che dicono: “Be’, io sono così perché mio padre, mia madre, mio fratello, il bullo della mia classe mi ha deriso nel 1964?”. Ecco, mi chiedo, SE SAI QUAL’E’ LA FONTE perché non hai mai fatto nulla per seguire in direzione ostinata e contraria, come direbbe De Andrè? Per quanto mi riguarda continuerò a tradurre tanto gli articoli legati alla vittimologia quanto ai nuovi concetti che vengono a sommarsi a questo, l’importante è NUTRIRSI BENE. Ognuno è libero di identificarsi con ciò che meglio avverte dentro di sé. Menziono, invece, anche “Donne che corrono coi lupi” della Pinkola Estés, nello specifico la fiaba della Piccola Fiammiferaia: “Una donna che si circonda di persone che non sostengono la sua arte, la sua vita, è destinata a vivere un’esistenza parziale che raffredda pericolosamente la sua psiche, i suoi pensieri, la speranza…Se una donna, come la piccola fiammiferaia, non ha amici, si congela per l’angoscia, e a volte anche per la collera. E se ha degli amici, può accadere che le offrano uno sterile conforto, senza aprirle gli occhi sulla situazione in cui si trova, senza darle nutrimento.
      La differenza tra conforto e nutrimento è questa: se avete una pianta che mostra segni di sofferenza perché posta in un luogo molto buio ma voi le dite parole dolci senza trovarle una sistemazione più adeguata, questo è conforto. Se la portate alla luce, le date acqua e poi le parlate, questo è nutrimento.
      La donna congelata, tende a elaborare continui sogni ad occhi aperti sul “come sarebbe se”, un po’ come la bimba della favola che immagina situazioni fantastiche accendendo ad uno ad uno i suoi fiammiferi. Ma queste fantasie sono letali: “Un bel giorno…” e “Se solo avessi…” e “Lui cambierà”, “Quando mi sentirò più sicura”…e così via.
      La piccola fiammiferaia si dedica a un commercio insensato, poiché vende l’unica cosa che potrebbe tenerla al caldo. Vaga per le strade e prega i passanti di comprarle i fiammiferi: offre la luce a poco prezzo. Prega che qualcuno acquisti un grandissimo valore in cambio di una modestissima ricompensa (un penny). Ma vendere un valore in cambio di poco produce un solo terribile effetto: un’ulteriore perdita di energia. La protagonista della nostra fiaba decide di accendere i fiammiferi, usa le sue risorse per fantasticare invece che per agire. Usa la sua energia per qualcosa di effimero. E questo è quello che succede quando, affascinati da mille sogni, non ci preoccupiamo di agire per realizzarli.
      Nel racconto, la nonna affettuosa e gentile rappresenta la morfina finale perché trascina la bambina nel sonno della morte. Nel suo senso più negativo è il sonno della compiacenza e del torpore, del “Va tutto bene, ce la faccio a sopportare“, il sonno della fantasia malevola, in cui speriamo che ogni pena magicamente sparirà. Ovviamente, è molto meglio guarire dalla dipendenza dalla fantasia che restare in attesa, desiderando e sperando di essere risollevate dalla morte.
      Dunque, se vi rendete conto di trovarvi tra persone che non si curano di voi, che non vi sostengono davvero, che non vi fanno “fiorire”, allontanatevi, ribellatevi, non cedete alla rassegnazione. Non sprecate i vostri fiammiferi crogiolandovi nella fantasia che qualcosa di buono prima o poi accadrà, non vestite gli stracci della piccola fiammiferaia ma portate le vostre risorse là dove possono essere accolte e sostenute. Toglietevi dal gelo e muovetevi verso il sole, verso le persone calde che possono far fiorire la vostra vita creativa.” p. 345 e seg. Un abbraccio e buona domenica!

      Piace a 1 persona

      1. Care Claudileia, Aroundste, Lucia, Blume, grazie veramente di cuore per questo scambio preziosissimo. Anche io ho riletto ora il post sulle famiglie narcisiste dove si chiarisce la differenza tra perdono e accettazione. Anche io l’avevo letto mesi fa e non l’avevo fatto entrare. L’ho capito solo ora. Grazie davvero. Claudileia, ogni volta che tu scrivi e racconti di te è veramente come se accendessi delle lampadine in me. Vedo ciò che non sono mai riuscita a vedere, tutto ciò che le mie ferite narcisistiche mi hanno impedito di vedere. E’ ora che mi occupi io con amore di risanarle. Non ci sono salvatori. E’ anche ora che la smetta di immolarmi. Io non voglio più essere una complementare. Voglio essere l’artista della mia vita e la mia vita deve essere un’opera d’arte bellissima. Non posso più svenderla così. Me lo devo. Grazie

        "Mi piace"

      2. Carissima Mina, siamo noi gli artefici della nostra storia, gli unici autorizzati a darle voce. Possono porci mille ostacoli e dei vampiri possono spuntare di qua e di là, ma la ricostruzione e il “no” tocca a noi, ovviamente con tutte le conseguenze. Posso parlare della mia esperienza e condividere la conoscenza con gli articoli, ma il salvataggio del nostro Sé frantumato è sempre un capolavoro irripetibile e personale. Un forte abbraccio e grazie infinite a te!

        "Mi piace"

  13. Salve.
    leggendo gli ultimi commenti mi sembra che infine la colpa della nostra sofferenza ricada sempre su di noi. Vecchie ferite del passato, che il cervello ha comunque elaborato ma mai dimenticato, vengono riportate “a galla” dalle NP usando tecniche che hanno dell’inverosimile. Piccole domande innocenti, piccoli accenni, piccole velate critiche accompagnate dal solito “Ma lo dico per te, per il tuo bene”. E noi ci caschiamo. Secondo me è importante rendersi conto di una cosa: esistono esseri viventi che se ne fregano di chi hanno vicino, punto e basta. Finché siamo utili succhiano, finito il rifornimento veniamo gettati nella spazzatura. Penso sia inutile chiedersi il perché abbiamo permesso tutto questo. Noi siamo gente sana, con sentimenti profondi che sono stati abilmente manipolati da questa gentaglia. E’ mia opinione che sia inutile porsi interrogativi sulle nostre ferite narcisistiche. Sono qualcosa che ci portiamo dentro, e si dovrebbe quasi ringraziare la NP per avercele fatte scoprire. Il vantaggio non indifferente è che si diventa migliori.

    Ciao a tutti

    "Mi piace"

    1. Appunto, ognuno ha la sua opinione su quale concetto adottare per stare bene con se stessi. Certe volte, però, è come se questi personaggi avessero circonveito degli incapaci, ovvero, tutti noi. Chiedersi com’è stato possibile non significa attribuirsi ogni colpa di questo mondo, ma guardarsi dentro. Ora, se ci riteniamo persone intelligenti, com’è stato possibile cedere per qualche gentilezza in più e una montagna di lusinghe? Ai posteri la risposta.

      "Mi piace"

  14. La verità è che non mi sento colpevole come nessuno di noi lo è- mi sento responsabile per non aver avuto la forza di andarmene con i miei figli cercando si di proteggerli ma è da matti aver pensato che bastasse – per quello che riguarda il perdono anche se non credente spero che esista l’inferno!

    "Mi piace"

    1. Cara Melisenda,
      sai cosa ci frega o ci ha fregato? Il credere che possano prima o poi cambiare. Il problema è che non cambieranno mai. E’ una patologia incurabile e non sono io a dirlo ma esperti di fama mondiale. Per quanto riguarda l’inferno ho una mia teoria che non si basa certo sulla terrificante visione di fuoco e fiamme. Ma qualcosa di ben più terribile. Finita la nostra vita (di sicuro nell’esistenza due sole cose sono certe: la morte e le tasse), secondo me quando si diventa solo puro spirito saremo costretti a confrontarci con la nostra coscienza, capire il bene e il male che si è fatto e renderci conto di aver meritato o meno la vita eterna fatta di cose buone e belle. Per chi invece ha fatto del male, penso che avrà comunque la vita eterna, ma costellata sempre da “Se avessi fatto questo e non quest’altro”, “Avevo la possibilità di non far del male ma non me ne fregava nulla”, “Ho ingannato chi mi ha veramente amato”, e vivere un’eternità con questi pensieri è per me il vero inferno. E un’eternità è lunghetta da smaltire!
      Pensiamo anche a quanto la nostra esistenza sia breve, che non va sprecata con gentaglia simile. Pensa solo all’universo. Nella parte di cosmo che noi possiamo vedere dalla terra sono state recensite 150 miliardi di galassie. Ogni galassia ha circa 100 miliardi si Soli (stelle) più o meno simili al nostro. Ora cosa vuoi che sia la nostra vita anche campassimo 100 anni? Nulla. Quindi godiamocela appieno e scacciamo questi esseri dal nostro cammino.

      "Mi piace"

  15. Sì, Kolisch, loro non cambieranno mai, ma noi invece possiamo agire su noi stessi e cambiare prospettiva interiore. E’ necessario che lo facciamo. Altrimenti, io avverto il rischio di passare da un np a un altro squilibrato, perché forse non basta averne conosciuto uno per evitarli tutti: io ho una vita costellata di psicopatici di vario tipo e di anaffettivi! In questo senso, riflettere sulle proprie ferite narcisistiche serve eccome, secondo me. Perché se non riconosciamo ciò che ha permesso di legarci a persone di questo tipo, rischiamo in futuro di ricaderci. O di non saper apprezzare altri legami (più “normali”, meno adrenalinici ma più sereni).
    A me, sinceramente, non interessa un fico secco se saranno puniti eternamente, in qualsiasi modo questo possa accadere. Se esiste l’inferno in termini cristiani, certo ci andranno senza passare dal via, perché hanno peccato contro tutti i comandamenti (a cominciare da “ama il prossimo tuo come te stesso” – invece odiano gli altri e idolatrano se stessi – , passando per “non dire falsa testimonianza” – sono calunniatori e diffamatori – e “non desiderare la roba d’altri” – l’invidia è il loro perno emotivo -). O forse accadrà come dice Kolisch, eternamente condannati ad avere quei pensieri. O, se esiste il karma, certo si reincarneranno in esseri inferiori. Ma, per me, il loro destino riguarda soltanto loro. Forse, sono già adesso all’inferno, ombre che si muovono sulla terra: non sono felici veramente, dipendono dagli altri, sono esteriori, non hanno alcuno spessore. Ma, come dire, chissenefrega del loro destino. Ma a me interessa principalmente di allontanarmi e fortificarmi, per non ricadere.
    Per quanto riguarda il perdono, non lo so. Io, sinceramente, non ho sentimenti di rabbia per np (non so se è un bene, se nella rabbia occorrerebbe invece passare, nell’ottica della liberazione da lui). Sento una grande distanza da lui, come essere umano. A tratti, mi fa anche un po’ pena, nel senso che avverto l’insanità e la malattia, me lo figuro come portatore di handicap, un precluso alla vita, prigioniero di un copione artefatto e lontano dalla vita vera, che è trasformazione. Non sto dicendo che lo giustifico per questo, non sto attenuando le sue terribili responsabilità, non vorrei che si capisse questo. Dal piedistallo però occorre che li facciamo scendere: non sono geni del male, non sono geni per niente, sono dei meschini approfittatori degli altri, di cui invidiano qualità e luce, vagheranno sempre nel loro buio. Umanamente mi sento molto differente, per questo non mi sembra che meritino nemmeno il nostro rancore. Per me, non si tratta nemmeno di perdonarli. Si tratta invece di accettare ciò che è stato, non per salvare loro ma noi stessi, pacificarci con noi stessi per essere stati nell’abuso, e amen.

    "Mi piace"

    1. Cara Blume,
      secondo me, ormai una certa esperienza ce l’ho purtroppo, si riconoscono infallibilmente dal love bombing, perché è una fase che nessuna persona normale usa. Se, nel mio caso, mi interessa una donna, da adesso in avanti se vengo bombardato a tappeto da decine di messaggi al giorno, da continui inviti a cena, dall’uscire a bere qualcosa appena si è disponibili, da una marea di richieste spacciate per interesse nei miei confronti, dico che non è normale. Una relazione seria si dovrebbe evolvere più lentamente. Insomma lasciare spazio per respirare. E se una volta dici di no non aspettarsi una reazione rabbiosa, come fanno le NP, ma magari un “ti capisco, hai le tue cose da sbrigare”, oppure: “Facciamo così, quando te la senti o ne hai voglia chiamami pure, se sono libera accetterò più che volentieri”. Insomma lasciare nell’aria quel bellissimo effetto di desiderio per l’altra persona. Senza nessun obbligo e senza tenere il muso se un incontro viene rinviato causa forza maggiore, ma aspettarsi che tale donna ti capisca e accetti senza riserve. E niente bugie soprattutto. Rispetto e fiducia!

      "Mi piace"

      1. Kolish buongiorno,
        Mi permetto di intervenire perché credo che applicando quello che dici ti potresti trovare a perdere occasioni magari importanti o al contrario a dare spago all’inizio di relazioni poco profonde.
        Interrogarci sul motivo per cui siamo stati agganciati – ora lo capisco – serve anche a permetterci nel futuro di non essere costretti a dribblare soggetti disturbati ma non attirarli proprio.
        Non essere attratti da una tipologia di persona non perché ‘non segue le istruzioni’ ma perché proprio non ci interessa.
        Dopo quello che ho passato ora so esattamente ciò che conta per me e sto ricostruendo partendo dalle piccole cose, che siano azioni, emozioni, sentimenti e il mio filtro sarà questo… e dipenderà da me, non da chi mi si presenta davanti.
        …sono passi che vanno fatti, ognuno ha i suoi tempi e il suo modo ma risolvere dentro non può che farci bebe e migliorarci.
        Un abbraccio

        "Mi piace"

    2. Buongiorno a tutti voi,
      la fatica di mascherare prima, smascherare dopo e accettare lo scempio della propria vita richiede una quantità di energia psichica e fisica che a volte non si sa dove trovare. Questa è la constatazione mia delle 8 del mattino di lunedì. Mentre lui di certo sarà a pontificare bellamente davanti ai consueti astanti consenzienti. Tirarlo giù dal piedistallo? Assolutamente, ma a volte mi piacerebbe farlo a suon di calci nel didietro.

      Piace a 1 persona

  16. “La fatica di mascherare prima, smascherare dopo e accettare lo scempio della propria vita richiede una quantità di energia psichica e fisica che a volte non si sa dove trovare”: sì, Speranza, è proprio così. A volte mi sembra di non farcela, a guardare dentro me stessa. Vorrei chiudere il sipario. Ma più spesso mi dico che è necessario, soprattutto è necessario essere indulgenti con noi stessi. Se c’è qualcuno che va davvero perdonato, siamo noi.
    Per Kolisch: certo, un nuovo np lo individuiamo subitissimo nel futuro. Ma io, come ho già detto in altri interventi spiegando il mio caso, ho capito molto rapidamente chi avevo di fronte, e ci sono andata anche cauta. Spesso, nelle mie reazioni alle sue stronzate (compreso il love bombing, ma soprattutto durante la svalutazione e lo scarto), non gli ho restituito esattamente il rifornimento narcisistico che si aspettava, l’ho spesso spiazzato e l’ho fatto non di rado incazzare. Però, anche sfidandolo, mi sono trovata invischiata lo stesso in termini di energia e di pensiero. Anche ora che è finita la relazione (mentre lui ovviamente a me non ci pensa proprio, interamente occupato a fare danni altrove). In questo senso, non mi ha aiutata molto sapere chi era. Forse mi ha aiutata a circoscrivere il tempo (la relazione è durata qualche mese e non anni), ma il danno è stato comunque fatto, le mie ferite sono state attivate. Lui ha tentato di ingannarmi, ma io ho autoingannato me stessa. Questa è la realtà, almeno per quanto mi riguarda. E allora, sento la necessità di comprendere meglio me stessa non solo per riconoscerli in futuro, ma per modificare la mia prospettiva interiore al punto non solo da evitarli, ma anche da non attrarli più di tanto, come dice Device.
    In più, le relazioni disfunzionali non si realizzano solo con gli np classici. Ci sono tanti tipi di persone, magari più oneste degli np, con le quali però si instaurano relazioni con varie asimmetrie, aspettative irrealistiche, precarietà sentimentale, relazioni che risultano ugualmente disfunzionali ma nelle quali mi sono trovata troppo spesso a navigare. Vorrei liberarmi dal mio copione, definitivamente, ecco.

    "Mi piace"

    1. Blume, sottoscrivo ogni tua parola. Le nostre storie sono fotocopie per tempi, modalità e tipologia di consapevolezza nostra rispetto a ciò che abbiamo visto e deciso di lasciar passare. La soluzione – e il lavoro da fare – è tutto a carico nostro purtroppo, non possiamo certo sperare in un aiuto da parte loro. Per questo mi sento terribilmente stanca e a volte mi sembra di non potercela fare. Ma non conosco una strada diversa da questa: la guarigione passa attraverso la comprensione dei nostri contorni psichici e fisici in quei giorni là, quando np è arrivato e noi abbiamo deciso di stare al gioco losco che ci proponeva (perché sapevamo che limpido non era, ma volevamo – io per certo – dimostrare che stavolta sarebbe stato diverso. E poi – sempre per me – perché era bello scoprire che qualcuno nutriva un interesse per noi…finalmente). Non è bello vivere ai margini e aspettare le briciole dagli altri, non è bello guardare le case illuminate e immaginare la felicità degli altri… questa è la mia crepa, condita da un bisogno di rivalsa che mi ha fatta gettare in un pericolo più grande di me. Cerco di perdonarmi per questo, ma ancora oggi – quando ci penso – il mio cervello “salta” certi passaggi, perché proprio non li vuole nemmeno vedere, figurati elaborare.

      "Mi piace"

      1. Mi state dando tanto parlando (scrivendo) così apertamente delle vostre debolezze e dei vostri sogni. Io non vi conosco ma davvero mi riconosco in voi. E vi ringrazio per avere il coraggio, l’umiltà e la forza di essere così oneste. Un abbraccio, Mina

        Piace a 1 persona

  17. io non mi sono sentita esaltata o particolarmente valorizzata dall’incontro e dalla frequentazione con mio marito. Non ho ricordi di love bombing. Non è giusto! A parte gli scherzi, non è così semplice. E’ normale pensare che le altre persone siano normali, con imperfezioni, che servano accettazione e compromessi e pazienza reciproci nella convivenza. Che serva maturare. Penso che lo shock di cui si parla non sia solo conseguenza della nostra cecità ma anche dell’abilità a camuffarsi dell’altra persona. Mio marito è stato apprezzatissimo anche dagli altri componenti della mia famiglia, avevamo tutti gli stessi bisogni? Certo che è necessario lavorare su di se’ (‘arte di salvarsi) specialmente se quella vita può cambiare, se abbiamo spazio per altri incontri. Farlo troppo può essere controproducente. Se è entrato un falso tecnico del gas in casa e ci ha portato via il denaro sicuramente saremo stati ingenui, poco prudenti ma non dimentichiamoci che l’azione condannabile è la sua. Non voglio continuare a provare sensi di colpa e il senso esasperato del dovere- lì c’è mia madre e sono in grado di capirlo perfettamente- Anche lei va accettata, in qualche modo compresa. E io?

    Piace a 1 persona

  18. Ciao Claudileia,

    volevo dirti grazie per tutto quello che fai!
    Davvero (come ha scritto un’altra persona) quando parli di te e della tua esperienza ci aiuti a capire molte cose: ognuno di noi ha la propria storia, non siamo tutti uguali e non tutti abbiamo le stesse ferite negli stessi posti! Sta a noi capire bene cosa ci è accaduto in passato e tu permettendoci di interagire in questo stazio ci aiuto a comprendere meglio i motivi che ci hanno portato a spalancare le braccia a questi predatori! ci aiuti a elaborare l’evento che ha aperto la crepa usata dall psicopatico per entrare a far danni! A volte ci vuole molto tempo perchè nonostante sappiamo da dove proviene quel dolore, è difficile accettarlo…è difficile dire a voce alta ‘mi è successo questo, questa sono io’

    Il ringraziamento è perchè oltre ad avere aperto gli occhi a me, lo hai fatto anche con una mia amica che rischiava davvero tanto (lui in diverse occasioni le ha messo le mani al collo)
    Quando potevo mettermi in contatto con lei (lui l’aveva allontanata dalla famiglia e non gradiva nessuna sua amicizia per cui le ha fatto tagliare parecchi rapporti) cercavo sempre di mansdarle qualche screenshot degli articoli che scrivi o traduci.
    Ovviamente lei aveva capito dopo qualche mese che lui era una persona disturbata, ma dava la colpa alla sua malattia ….quasi come se lui e il suo disturbo fossero cose separate

    appena ha avuto le idee più chiare, appena ha capito che lui non sarebbe mai cambiato e che nessuno dei suoi sforzi e nessuna sopportazione avrebbero fatto ambiare le cose, è scappata di casa
    Mentre era ancora assieme a lui io le ho trovato una terapeuta alla quale ho spiegato la situazione e questa signora si è dimostrata meravigliosa (era prima in contatto con me e faceva riferimento a me perchè la mia amica non poteva telefonare liberamente)

    Per un breve periodo non è riuscita a tagliare di netto il cordone che la legava a lui e si sentivano solo tramite internet, ma finalmente sta praticando il No contact e sta rinascendo, davvero! Non è più la ragazza che si guardava alle spalle con occhi spaventati …sta rinascendo….e solo ora riesco finalmente a vedere ‘del tutto’ la bellissima persona che prima solo potevo intuire dietro ai suoi begli occhi!

    Segue diversi gruppi di sostegno, ha conosciuto persone incredibili che a loro volta stanno rinascendo dopo queste brutte esperienze…ed ora si è messa a fare volontariato per bimbi malati!

    Ragazzi, una rinascita è possibile e la mia amica ne è una prova…non credete che il buio avrà la meglio!

    Grazie Claudileia, le sei stata di enorme aiuto

    "Mi piace"

    1. Carissima Leni, mi ricordo quando hai raccontato qui la storia di questa amica, praticamente segregata da questo tizio. Sono storie che mi commuovono davvero, perché ci sono tanti modi di aiutare gli altri, offrendo una spalla, scrivendo un articolo, andando a fare volontariato… Perché sprecare la propria? GRAZIE PER IL TUO SOSTEGNO. Sono parole che mi gonfiano il cuore. Un abbraccio gigante.

      "Mi piace"

  19. Ciao a TUTTE (sottolineo il tutte perché mi sa che l’unico sfigato ad essere capitato tra le fauci di una NP sia davvero solo io).
    Ho una buona notizia appresa dal mio psicoterapeuta. Il prossimo “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” verrà completamente riscritto. E sapete perché? Perché tutto è legato a questioni legali (divorzi, separazioni, affidamento dei figli eccetera). Pare infatti che gli NP siano talmente scaltri da fregare bellamente avvocati, giudici e tutte le autorità che si occupano della materia, facendo passare per pazzi/e i/le loro compagni/e.
    Ma torniamo a noi che è più importante.
    Claudileia sta dando un aiuto incommensurabile a noi che soffriamo. Magari alcune volte è dura nell’esporre determinate situazioni, ma è così che va fatto altrimenti non apriremo mai gli occhi. Siamo stati bellamente ingannati da esseri infami. Il problema, secondo me, consiste nel capire a fondo la nostra ferita narcisistica. Si può aver avuto una bellissima infanzia, un’adolescenza senza problemi rilevanti e un’età adulta nella quale abbiamo realizzato i nostri sforzi. Il fatto è che una ferita narcisistica può essere qualsiasi cosa che ci fa star male oppure che ci dà fastidio. Personalmente odio i ragni. Si, soffro di aracnofobia. C’è chi non sopporta i serpenti o ha paura del morso delle api. Tutte queste sono ferite. Ora il nostro bravo NP cosa fa? Ci fa trovare un ragnetto in casa, guarda (che caso) un documentario sui serpenti e via dicendo. Noi ci sentiamo a disagio e lui, il dolce e premuroso NP ci fa sentire al sicuro. Butta il ragnetto dalla finestra e cambia canale su un telefilm romantico. E noi cosa pensiamo? “Che bella persona. Finalmente qualcuno che mi capisce!”. E voilà! Lanciata l’esca e presi all’amo. E’ quello che è successo a me (i ragni non c’entravano per fortuna). La mia ferita era quella di aver vissuto sempre un’esistenza solitaria. Ad un certo punto però senti la mancanza di qualcuno a cui stare vicino. E lì ha colpito! Colazioni, pranzi, cene, inviti ad uscire, passeggiate e altro. Tutto in una volta. Un bombardamento che mi aveva lasciato una piacevolissima sensazione. “Quanto conto per lei”, finalmente una donna che mi capisce appieno. ECCOME SE MI AVEVA CAPITO!

    "Mi piace"

  20. Grazie a te Claudileia
    chi si impegna come te per essere d’aiuto merita di sapere sempre quanto bene porti questo tipo di lavoro per fare informazione su un disturbo di cui ancora si sa davvero poco qui in italia (tanto che quando provi a spiegare qualcosina a persone che non ne sanno nulla ti guardano storto e faticano a capire)
    i tuoi articoli sono stati davvero un grandissimo incentivo per lei, specialmente quelli sul No contact in questo momento particolare
    ora sta lavorando davvero tanto su se stessa ed è da ammirare quel quello che sta riuscendo a fare…è una persona rinnovata

    E’ davvero bello sapere quando qualcuno ne viene fuori!
    Un abbraccio forte e continua così!!!!!!

    Piace a 1 persona

  21. Buonasera a tutte e a Kolisch ( 😉 davvero sei l’unico uomo qui! Ma è un fatto statistico: i narcisisti patologici maligni sono più uomini che donne, e questo secondo me per un fatto essenzialmente culturale: a noi insegnano già dall’epoca del biberon ad essere ipersensibili alle necessità altrui, ad essere accudenti…).
    Volevo aggiungere qualcosa a proposito della complementare del narcisista maligno, perché qualcuna esprimeva dubbi sulla possibilità che possa esistere.
    Esiste, esiste: eccomi qui! E sapete come mi trovo ad esserlo? Non perché mi piacciano gli abusi o i loro maltrattamenti, per niente anzi (agli abusi di np ho sempre risposto restituendo schiaffo a schiaffo – metaforico, ovviamente-, riuscendo anche a limitare la sua azione abusante, anche se non certo a neutralizzarla, e persino a destabilizzarlo: l’ho visto non poche volte cercare di reprimere la rabbia nei miei confronti mentre io rimanevo imperturbabile di fronte a lui, l’ho visto annaspare, perdere certezze, destrutturarsi per assenza di rifornimento, salvo poi a riprendere rapidamente la sua forma narcisistica smagliante: cioè, tanta fatica per nulla, ovviamente!). Non perché mi piaccia adorare gli altri. Ma perché sono una narcisista anche io. O meglio, come le psicoterapie che ho fatto hanno evidenziato, ho forti tratti narcisistici, pure se mi manca la malignità e la perversione: infatti, uno dei tratti che mi contraddistingue , al contrario, è (fortunatamente) una forte tendenza all’empatia (il che mi ha salvato dalla possibilità di trasformarmi in una perversa che reca danno agli altri).
    Quali sono questi tratti?
    1) bassa autostima di fondo (largamente inconscia), necessità conseguente di elaborare (sempre inconsciamente) una immagine di me stessa più edificante, più forte, soprattutto in apparenza affettivamente autonoma: agli occhi di np risulto una conquista difficile, e per questo appetibile (perché non si gettano solo su persone prive di difese)
    2) difficoltà a manifestare le mie debolezze: vergogna di fondo per esse
    3) necessità dello sguardo altrui per essere validata
    4) gusto per la sfida difficile
    5) necessità di controllare l’altro dall’interno: cambiare qualcuno (anche o forse soprattutto chi non vuole essere cambiato), legarlo a me e, attraverso questo, “salvare” me stessa dalla originaria mancanza di amore incondizionato
    6) tendenza al distacco dalla realtà: aspettative irrealistiche, fantasie di eccezionalità: necessità che l’altro mi attribuisca un carattere di eccezionalità, necessità di vivere rapporti sopra le righe che sottolineino lo sfavillio (incastro perfetto con np!)
    7) fragilità nella “competizione” con le altre donne
    8) tendenza alle dipendenze (anche con sostanze: il fumo, ad esempio)
    TUTTI QUESTI SONO TRATTI NARCISISTICI (e sicuramente me ne scordo qualcuno). Cioè, tratti che condivido addirittura con np. Le ferite originarie, le stesse. Diverso l’esito: il narcisista maligno non ha empatia, il narcisista non maligno sì (e per questo può sviluppare consapevolezza di sé e bisogno di trasformazione, magari proprio per la difficoltà di vedere il dolore negli altri, cosa che invece al narcisista maligno non fa né caldo né freddo, anzi purtroppo per noi se ne nutrono come sappiamo). E’ attraverso queste fenditure che np si è infiltrato in me. Sono queste le caratteristiche che anche hanno attratto np verso di me. In questo modo si realizza la fatale co-dipendenza: un impasse relazionale per cui io non riesco ad accettare il limite della mia ferita narcisistica (che significherebbe accettare l’alterità di np, cioè lasciarlo libero di pensare come è e come può e, quindi, abbandonarlo al suo destino: invece, ho la pretesa di cambiarlo e per questo rimango incastrata nella relazione!) e np non riesce ad accettare il limite della sua ferita narcisistica (che significherebbe ammettere, dentro di lui, il desiderio la mancanza e il bisogno dell’altro, quindi accettare il valore dell’alterità dell’altro, quello che l’altro ha di personale e di diverso da lui). Entrambi alla fine vogliamo cambiare l’altro, al punto da dargli un’altra identità, pur se da angolature molto differenti: io vorrei salvare np dal suo orrore per renderlo migliore al mondo (ed, egoisticamente, conciliabile con me stessa), np vuole cambiare me per rendermi soggiogata a suo uso e consumo (e quindi, egoisticamente, conciliabile con se stesso).
    Ho letto che al fondo di una persona dipendente affettiva c’è sempre un narcisista, e al fondo di un narcisista c’è sempre un dipendente affettivo. Cambiano le prospettive, le consapevolezze, la statura etica, il sistema valoriale, il vissuto, il carattere, le propensioni personali e culturali, ma c’è un’origine comune.
    A me, fortunatamente, non manca l’empatia e manca l’invidia patologica. Accetto anche di soffrire e, per questo, posso salvarmi. Da me stessa, in primo luogo, e, di conseguenza, da loro e dai rapporti insani.
    Magari fra voi ci sono persone che sono differenti e che per altre ragioni sono rimaste incastrate con np. Ma riconoscere i propri tratti narcisti, se ci sono, non deve farci paura, perché non significa certo che siamo uguali a questi predatori seriali e senza scrupoli che sono gli np, né che abbiamo le stesse loro responsabilità negli abusi.

    Vi abbraccio, anche per me siete di grande aiuto e conforto.

    "Mi piace"

    1. Cara Blume,
      sei empatica e non provi invidia cronica? Ma che narcisista sei? 🙂
      Allora tutti noi che scriviamo qui siamo narcisisti. Tu sei donna, e come tale hai bisogno di attenzioni continue. E’ nella norma. Chi non ha bisogno di essere validato? Sono favole quelle che quando ti fanno un bel complimento le persone dicono: “Non esagerare”. In verità tutti pensiamo: “No, no, esagera pure!”. E chi non ha sogni o fantasie irraggiungibili? Mica c’è nulla di male. Finché la dipendenza da sostanze si limita a qualche sigaretta al giorno niente di grave. L’importante è non essere ciucchi dalla mattina alla sera o farsi strisce di coca lunghe come l’autostrada del sole. Per me questi sono piccoli difetti che ognuno ha. Il narcisismo c’entra ben poco. Opinione mia.

      Ciao
      Kolisch

      "Mi piace"

      1. Caro Kolisch, non ho detto che sono una narcisista maligna, altrimenti non soffrirei e non sarei qui! Ho detto che ho forti tratti narcisisti, quelli che ho elencato e forse altri ancora. Sono quelli dei narcisisti, questo è un fatto. Non è solo il fatto di aver bisogno di attenzioni come donna (mi sembra, comunque, che anche gli uomini non scherzino su questo terreno 😉 !): si tratta della carenza di autostima, della necessità di essere validati come persone dall’attenzione altrui e non per l’avvertire il nostro intimo valore in sé, non è precisamente la stessa cosa. Riguardo alle fantasie irrealistiche di eccezionalità, non c’entrano con i sogni: si tratta di emozionarsi solo in virtù di queste, non è la stessa cosa che sognare normalmente. Riguardo alle dipendenze: non si tratta di qualche sigaretta al giorno, ma della dipendenza da qualcosa che fa male e non si riesce a smettere (sono stata molto male, non dovrei fumare, ho ripreso fortemente in connessione all’esperienza con np).

        "Mi piace"

      2. Cara Blume,
        beh anch’io ho ripreso a fumare per colpa della NP. Da qualche parte ci vuole una valvola di sfogo. Meglio sarebbe l’aranciata ma non dà soddisfazione come una buona sigaretta! Alcune volte la differenza tra scarsa autostima e voler essere valorizzati è davvero una linea sottilissima. La vita in coppia serve appunto a questo: prendersi cura l’uno dell’altra, dedicarsi attenzioni reciproche. Secondo me è la mancanza di queste cose che porta a tante rotture di relazioni al giorno d’oggi. Forse sbaglio.

        Piace a 1 persona

      3. Cara Blume, non esiste un solo essere umano totalmente sprovvisto di tratti narcisisti. C’è un narcisismo sano e uno malato. In una persona sana c’è equilibrio tra i due poli. Per esempio, possiamo essere un po’ gelosi di un partner ma senza rendere la sua vita un inferno. Quando conosciamo un soggetto patologico lui “pompa” il nostro lato malato. Se a lavoro eri una perfezionista un po’ ossessionata lui dirige la tua ossessione verso lui. E così via con tutti quei tratti che fino a quel momento erano tenuti a bada grazie al rapporto con persone sane. Nel bambino figlio di un genitore narcisista capita un fenomeno diverso. Il bambino va bussare alla porta dei genitori. Se si tratta di una porta che non si apre mai, oppure molto di rado e solo per ottenere gratificazioni dal bimbo, egli prima o poi desiste e si rassegna, cercando riparo e conforto in una fantasia di onnipotenza oppure in un bisogno d’amore che stenterà a colmare. Se la fantasia è di onnipotenza comincia a dirsi: “E chi ha bisogno di loro? Io mai più avrò bisogno di nessuno! Da tutte le persone prenderò quel che mi serve e poi le scarterò!” dando il via ai meccanismi di difesa rigidissimi che lo renderanno un narcisista patologico. L’altro rifugio, quello del bimbo che potrebbe diventare un futuro dipendente affettivo è: “Ok, non busso più, ma quando quella porta si aprirà farò l’impossibile per farmi amare da loro. Vedranno il quanto sono bravo, buono e accetto tutto, così mi ameranno!”. Ovviamente i bambini non fanno ragionamenti così complessi ma agiscono “come se”. Nel caso dei bambini nati in famiglie sane come funziona? Perché cadono nella trappola narcisista? Ci sono tante teorie a riguardo: a) hanno avuto un’infanzia normale ma vedono il rapporto dei genitori come qualcosa di convenzionale e noioso, auspicando per se stessi una passione continua che non appartiene a questo mondo; b) il narcisista è l’esatto contrario di quanto auspicato dai genitori che nonostante siano amorevoli sono sempre stati un po’ invadenti e quindi scelgono inconsciamente un narcisista odioso come gesto di ribellione; c) vogliono un amore stupendo come immaginano sia quello dei genitori. Il narcisista cosa fa? Si camuffa e agisce conforme le fantasie dei malcapitati che partendo da una buona base non riescono a capire la trappola per assenza totale di anticorpi.

        "Mi piace"

      4. Ad oggi sottoscrivo le parole di Claudileia, ma durante la relazione, quando stavo scoprendo le sue malefatte e mi illudevo di poterlo contromanipolare (perché ho passato anche questa… così come 30 sigarette al giorno contro le 2-3 abituali e ora per “dispetto” – tié! – ho anche smesso), quando per giustificare il fatto che gli stavo accanto mentivo a tutti, ignoravo, imitavo (con scarsi risultati, non ho tanto talento) i suoi comportamenti ho pensato di esserlo anche io. O di esserlo diventata, se possibile.
        Poi col distacco, guardandolo prima da distante poi dall’alto, svisverando lui prima e me dopo sono tornata quella di sempre addirittura soffrendo per quella modesta interpretazione che avevo fatto.
        La verità è che noi ci mettiamo in discussione, ci incolpiamo, abbiamo una coscienza. Loro no.
        Siamo esseri umani, questo sì… pregi e difetti ma cerchiamo di smettere di colpevolizzarci di tutto. Torniamo ad amarci.

        "Mi piace"

      5. Oddio, cara Device, cercare di contro manipolare con soggetti narcisisti patologici o fare i “sassi grigi” è AMMALARSI fisicamente e mentalmente. Le persone sane che provano a farlo non solo si snaturano ma diventano morti viventi. Per me non esiste. Non siamo nel “business della manipolazione” e quindi è evidente che veniamo bastonati duramente da vecchie scimmie. Dico sempre di non imboccare mai la strada dell’imitazione perché poi si sta peggio. Buona giornata a te! Abbraccio forte.

        "Mi piace"

      6. Contromanipolazione, sasso grigio… se ne hai altre di sicuro le ho passate, Claudileia mia…
        Un giorno ho pensato anche di scrivere un romanzo sulla mia storia col np. Poi però mi sto accorgendo che sto dimenticando i dettagli, mi rimane la consapevolezza e la salvezza di esserne fuori.
        Ho sofferto in una maniera allucinante, a volte mi sarei scarnificata o strappata i capelli tanto ero svuotata e in piena dissonanza.
        Ma mi conosco, e sapevo che avrei potuto lasciarlo andare e quindi uscirne per sempre solo passandole tutte.
        Tutto questo in diverse fasi, anche mentre manipolavo ero vittima illudendomi di essere carnefice.
        Sapevo che dovevo toccare il fondo, vederlo nudo, un omuncolo tale qual è, per risalire. E mentre emergevo mi sono anche togliere la soddisfazione di dargli un’ultima stoccata prima di chiudere definitivamente.
        Ho giocato col fuoco, lo so. Avrei potuto avere danni ben più gravi di quelli che ho riportato (a distanza di alcuni mesi dall’ultimo contatto ancora manifesto stati di panico e tachicardici, gastrite e disturbi del sonno… e so che dipende da lui) ma per me era l’unica via di uscita. Non potevo lasciarlo vincere, non poteva pensare di avermi annientato, di lasciarmi lui per poi riprendermi. Anche se sapevo che non gliene poteva fregare di meno dovevo arrivare al punto che non me ne fregasse di meno nemmeno a me. E ci sono. Al punto che non si rifacesse vivo. E ci sono. Al punto che se anche dovesse rifarlo non mi farebbe nè caldo nè freddo. E ci sono.
        Ora raccolgo i cocci, con i miei acciacchi fisici, curandomi col blog e con le persone sane e dico a chi mi sta leggendo di non farlo e di fuggire il prima e il più lontano possibile.

        Piace a 1 persona

  22. hai ragione, hai ragione, La piccola fiammiferaia..Sto contattando agenzie immobilari per cercarmi casa. Separarmi non è stato sufficiente, è ancora qui e io spreco quei tre fiammiferi. Hai ragione e piango ma spero che mi abbracci comunque e spero di poter dire che non è vero che non valgo niente

    "Mi piace"

    1. Cara Daniela, lui non è la misura del bene e del male. Non è il metro di giudizio sulla tua bellezza interiore e esterna. Non delegare a lui l’abbraccio di cui hai bisogno. Ti abbracciamo noi con tanto affetto, ti abbracciano i tuoi nipotini, gli amici sinceri che sanno ascoltare. Quando impariamo a non aspettare l’abbraccio di chi abbracciare non sa, ogni bel gesto diventa un abbraccio. Non puoi trovare nutrimento da piante rinsecchite e senza linfa vitale, come non puoi trovare affetto da chi sfugge della propria ombra.

      "Mi piace"

  23. sai, i bambini mi vogliono bene. La più piccolina si eccita all’idea di venire qui, mi dice nonna eni – vieni. Io gioco e non sempre ne ho voglia, canto canzoncine, addormento con gentilezza. Parto da qui.

    Piace a 1 persona

  24. Leggendo i vari commenti mi viene da dire semplicemente che non vedo come una cosa debba escludere l’altra.
    Cioè: il fatto di essere stati scarnificati senza alcuno motivo valido da esseri perversi non esclude il fatto che, COME TUTTI GLI ESSERI UMANI IMPERFETTI PER STATUTO, abbiamo delle ferite più o meno profonde, più o meno recenti, in cui guardare per il NOSTRO bene onde evitare futuri, analoghi guai.
    Trovo che accettare questo dato di realtà non sminuisca in alcun modo l’enorme grado di sofferenza provata.
    Vi abbraccio.

    Piace a 1 persona

    1. Proprio così LuciaBennet, prevaricare gratuitamente e senza preoccuparsi delle conseguenze, con un’espressione immobile sulla faccia che – a noi che la conosciamo – trasmette terrore. Agli altri, invece, arriva spesso come il segno del successo. Basterebbe già questo a delineare i contorni della ferita inflitta nella nostra testa. Non per caso, difficilmente essa viene compresa non solo dai conoscenti, ma a volte persino dai terapeuti.

      Piace a 1 persona

  25. Care TUTTE.
    salve, sono io, lo sfigato. I maschietti da queste parti latitano. Ma porcaccia di quella miseria, vuoi vedere che per davvero l’unica psicopatica presente sul globo terracqueo è capitata a me? Comunque …
    Dopo profonda e ponderata riflessione sono giunto a questa conclusione: l’unica via è SCAPPARE! “Bella novità direte giustamente!”. Purtroppo ho constatato che altri atteggiamenti sono solo controproducenti. Il tempo risciacqua il cervello, lo ripulisce dagli escrementi lasciati dalla psicopatica. Dobbiamo apprezzare il silenzio. Fare quello che ci piace e ci dà soddisfazione e basta. La situazione ovviamente cambia per chi ha figli in comune. Devo dire che non vi invidio. Queste carogne hanno sempre un appiglio al quale aggrapparsi e ricattarvi. “Facciamolo per il bene dei bimbi gne gne gne” (pianto dirotto dell’attore) e via discorrendo. Una cosa solo confermo con tutta la mia forza: sono dei gran BASTARDI e VIGLIACCHI!!!! Ed è vera una cosa: NESSUNO, nemmeno le équipes di specialisti in materia possono capirci. Sono situazioni talmente assurde che sembrano uscite da libri horror. Tocca a noi, amiche care, con l’aiuto di questo meraviglioso blog uscirne. Però ci sono giorni pesanti da sopportare. Hanno fatto un danno rilevante sulla nostra psiche.
    Dai forza a tutte che insieme ce la facciamo.

    Un abbraccione a voi e Claudileia in particolare (mi raccomando nessuna scena di gelosia). 🙂

    Kolisch

    "Mi piace"

    1. Caro Kolish, non sei l’unico uomo ad essere incappato in una bestia femmina. Io nella mia ristretta bolla di conoscenze conosco ben due uomini, brave persone, torturati dalle rispettive compagne nei modi che ben conosciamo.
      Piuttosto, tu sei forse un caso raro di uomo che ha compreso, e poi SCELTO pur con tutte le difficoltà del caso, di porre fine al suo strazio.
      I miei due amici sono ancora lontani dal sollevare il velo. Quindi sii fiero di te. Forse per un uomo è ancora più difficile che per una donna maneggiare sfere intime. Noi donne sono millenni che, in un modo o nell’altro, dobbiamo cautelarci la psiche.
      Brindo a te come buon auspicio per i tuoi due colleghi ancora ciechi.

      "Mi piace"

      1. Ciao.
        Quindi sono “Beato tra le donne”; non è una consolazione da poco.
        Tornando alle nostre care psicopatiche mi sono sempre chiesto una cosa. Ho cercato nel web la risposta ma ho solo trovato conferme che riguardano la non empatia di queste persone malate.
        La domanda è questa: Ma si ricordano dei momenti belli vissuti con una persona, anche del loro harem? Oppure non si ricordano nulla o peggio si ricordano ma non provano per davvero alcuna emozione e tutto scompare nel giro di pochi attimi? Capisco che per noi persone sane, pensare magari anche ad una storia finita male ma comunque della quale abbiamo un bel ricordo, magari anche reciproco, è normale. Ma le psicopatiche durante la loro giornata a cosa pensano? Accidenti, a qualcosa penseranno pure. Tornano i ricordi del passato o sono definitivamente cancellati? Oppure ricordano ma solo per perpetrare una vendetta?

        Ciao a TUTTE!

        "Mi piace"

      2. Caro Kolish, premesso che il pensiero con un senso compiuto è da cervelli non disturbati, prova a immaginare un cervello pieno di pensieri caotici, contrastanti e nel pieno della dissonanza cognitiva. Il loro cervello è in una modalità che porta una persona sana a stare male e voler guarire, capisci? Eppure per loro è la normalità. Molti soffrono di insonnia a causa del flusso costante di pensieri inutili che non producono alcunché. La mancanza di pace nel cervello è la loro condizione perenne: ricordi che si accavallano ma che non dicono niente, pensieri fugaci che si mescolano ad altri importanti ma subito dimenticati, piani di sedurre e/o fregare qualcuno sostituiti da progetti grandiosi senza capo né coda. In questo grande ammasso c’è spazio pure per te, credimi… Domanda di rito: ti va di stare, come pensiero bello, dentro un cervello che si somiglia alla tua lavatrice piena di panni sporchi usati dagli altri? A me no, che preferisco stare in un cervello decente, convivendo con dei pensieri idonei alla mia persona, mica tra le mutande sporche delle vittime di un n.p.! Se andrai a leggere gli articoli di Sam Vaknin che ho tradotto qui troverai la risposta PERFETTA. Del resto Kolish, cosa si passa dentro un cervello mal funzionante può interessare solo per fini di studio e conoscenza generale. Non ci facciamo niente…

        Piace a 1 persona

      3. Cara Cla,
        “Lavatrice piena di panni sporchi usati dagli altri” è da brivido questa frase. Ma allora capisco anche perché dormono male. Queste qua lottano anche la notte per cercare di riassestare qualcosa di irrimediabilmente corrotto. Inconcepibile per me. E’ incredibile quali nullità siano eppure quanti danni fanno.

        Grazie per il consiglio! Vado a leggere gli articoli.

        Piace a 1 persona

      4. C’è da declinare l’invito di stare nel loro cervello. E, se proprio insistono, mandiamo qualcun’altro che ci rappresenti con una delega: “Puoi pensare al mio delegato, grazie. Adios, muchacha e hasta nunca más!”

        "Mi piace"

      5. Querida,
        el problema es que él delega a su hijo como mensajero para que lo cuelguen.
        ¿Y qué tipo de mensajero envío? No tengo hijos.

        Ma perché mi impegno nello spagnolo che una volta parlavo e scrivevo bene? Il tempo passa e non me ne rendo conto 😦
        Forse qualche discendente delle orde di Visigoti dei tempi dell’impero romano sarebbe utile all’occorrenza.

        Kolisch … e non Polisch grazie LUCIA!

        "Mi piace"

      6. Giusto, ricordo di avere letto commenti qua e là di Guglielmo e Yuri. Speriamo tornino a trovarci per metterci a posto con la par conditio (de mierda in latino come si dirà? 🙂
        In ogni caso, se capita di entrare in argomento con il conoscente in questione, quello con cui sono più in confidenza, gli suggerisco di dare un’occhiata qui, magari qualche salumificio sugli occhi gli cade…

        "Mi piace"

  26. Ricordi? Nel senso della comune umana nostalgia? Io non penso proprio. Ricordare i bei momenti implica tenerezza, capacità di provare sentimenti reali, di ricondurre le relazioni a un senso compiuto che riconosce anche il valore dell’altro. Sta nella loro patologia invece cancellare, obliare, dimenticare, distorcere (gli stessi ricordi, se necessario: tutto in un caos interiore che le persone normali non sanno neppure immaginare). Soprattutto se tu al momento non servi più. E secondo me, anche mentre servi e sono dentro la relazione, a te ci pensano pure, magari anche ossessivamente, ma solo per fregarti meglio. Nel senso che il loro unico pensiero fisso è come determinare relazioni di potere. Tutto concentrato lì. Quindi, più che pensare a noi, pensano sempre a loro stessi.

    "Mi piace"

  27. Kolisch carissimo di psicopatica ne ho conosciuta bene bene una-quando non avevo ancora capito niente mi chiedevo spesso com’era che mio marito aveva comportamenti uguali a quelli di mia mamma – e un abbraccio a claudileia – immenso

    "Mi piace"

  28. Cara Cla,
    ho letto e riletto l’articolo da te tradotto, in due parti, di Sam Vaknin.
    Una parte mi ha colpito molto ed è questa.

    “Non c’è da meravigliarsi che non vi sia alcun nesso tra ciò che il narcisista ha provato in un dato periodo della sua vita, o su un evento o circostanza specifica – e il modo in cui lo vede o lo ricorda più tardi nella sua vita. Descrive determinati avvenimenti o periodi della sua vita come “noiosi, dolorosi, tristi, gravosi” – anche se si sentiva completamente diverso all’epoca. La stessa colorazione retroattiva avviene per quanto riguarda le persone. Il narcisista distorce completamente il modo in cui considera certe persone e si sente nei loro confronti”.

    Ora: non so più se chiamarli mostri abominevoli, falsi, ipocriti, perché tutti questi sostantivi ed altri applicabili a questi esseri non hanno senso perché non esistono! Sono come delle macchine, dei robot, nei quali inserisci una scheda con circuiti al quarzo e il robot fa e dice quello che riceve. Non si può nemmeno associarli ad un computer, perché almeno quello fa gli aggiornamenti automatici. Ora capisco perché anche superspecialisti in materia hanno gettato la spugna. Un robot lo puoi riparare come anche un computer, invece per loro non esiste qualcuno in grado di metterli a posto e farli funzionare normalmente. E’ probabile che si rendano conto della loro miseria, ma come dice Vaknin, “Non si suicidano semplicemente perché sono già morti!”.
    Ma è ALLUCINANTE!

    Kolisch

    "Mi piace"

  29. Ciao a tutte! e ciao a Kolisch, mi dispiace deluderti, ma non sei l’unico “betao tra le donne”!!!! forse, noi maschietti siamo maggiormente restii ad esporci e a sottoporre alla attenzione del gentil sesso i nostri problemi intimi ed interiori.
    a me ad esempio, piace molto leggervi ed ammirare come siate TUTTI coraggiosi, determinati e pronti ad aiutarvi reciprocamente.
    purtroppo devo avvertire in me stesso una piccola dose di invidia nei vostri confronti. sebbene comprenda che da questo maledetto viaggio infernale se ne esca, ed anche migliorati,per me dopo 11 mesi, non vedo quella soluzione.
    la mia ex pare che non abbia problemi in questo. nonostante comprenda tutti i suoi modelli di comportamento così come descritti in questo sito, mi scervello a comprendere come possa notare, allo stesso modo, sempre in lei, tutte le fasi della guarigione…è veramente assurdo….fidanzato nuovo dopo un mese (con matrimonio in vista), crescita professionale a dismisura ed anche il modo di trattarmi, come feccia, come se fossi io il narcisista manipolatore perverso (ed ammetto che in qualche misura, avverto su me stesso alcune delle caratteristiche descritte da voi, anche se le sue fughe e i suoi tradimenti….lasciamo perdere). eppure, nonostante il mio caratteraccio, le ho voluto bene, veramente. mai nessuna intenzione di trarre qualche profitto dall’essere -ora lo posso dire- zerbino di questa persona.
    quando leggo che il narcisista muore senza rifornimento, mi fa pensare che quello pazzo sia io, perchè, adesso, nonostante la mia morte non ho proprio voglia di instaurare relazioni sentimentali di alcun tipo. inconsciamente, credo, vorrei solo relazioni da una notte e via, ma non mi riescono neanche quelle, preso da quel senso di vergogna che non permette di vedermi quale figura virile. ed in questo senso di vergogna mi ci ha buttato lei…anche ultimamente, quando, ancora, sogghignava ad una battuta fatta da me ed un amico in comune sul fatto che io non avessi un testicolo (con l’amico, ovviamente, erano battute da maschietti).
    ed è proprio su questo punto che vorrei chiedervi di darvi del tema di cui all’articolo. come si perdona lei, la mia famiglia, la situazione e me stesso quando i livelli di autostima sono così bassi, ancora?
    accettare la situazione è possibile?Anche quando ancora il pensiero fisso e costante è presente, quando un giorno stai benissimo e per due giorni stai una merda perchè la rivedi e ti incolpi di tutto e quando forse, inconsciamente, non sei pronto ad una nuova relazione perchè ti chiedi se potresti fare del male alle persone?
    chiedo a voi e comunque vi ringrazio SEMPRE per la vostra disponibilità!

    Piace a 1 persona

  30. Ciao Alfredo, non capisco bene la tua situazione.
    Che la tua ex (narcisista) non mostri problemi dopo la separazione sta nelle cose: vuoi che una narcisista stia male per amore? Perché è finita la storia con te? Nuovo fidanzato, crescita professionale (se è una narcisista ad alto funzionamento… il mio non riesce neanche a lavorare!), svalorizzazione di te: è tutto quello che può accadere, trattandosi di una Np!
    Per quanto riguarda te, è normale che tu stia male, come tutti noi (ognuno in modo differente, ma bene non stiamo, se no non passeremmo il tempo su questo blog).
    La difficoltà ad avere nuove relazioni sentimentali, ad aprirsi agli altri, è anch’essa normale. La soffriamo più o meno tutti noi. E quindi perché dici: “quando leggo che il narcisista muore senza rifornimento, mi fa pensare che quello pazzo sia io, perché, adesso, nonostante la mia morte non ho proprio voglia di instaurare relazioni sentimentali di alcun tipo”? Il narcisista patologico non sei tu, giusto? Potrai avere tratti narcisistici (io me ne riconosco parecchi), ma non significa essere patologici e perversi e maligni. Le ferite iniziali, originarie, possiamo averle in comune con loro (io, ad es., non sono stata né accudita né valorizzata come avrei avuto necessità, da piccola), ma gli esiti sono assai differenti. Basta il solo dato che noi stiamo male e loro no, non ti sembra? A parte il sentimento che noi siamo stati in grado di provare, e loro no…
    Ora, se la narcisista patologica è lei e tu l’hai subita (amandola veramente, facendoti trattare da zerbino, etc.), la prima cosa che devi fare, secondo me, è smettere di sentirti in colpa. Si comportano con tutti allo stesso modo, mica solo con te, non hai letto le tante testimonianze su questo blog?. Sono loro ad agire, noi a reagire. Sei responsabile per le sue maleazioni? Sei colpevole per aver subito il maltrattamento? Io direi di no.
    Seconda cosa. Il tuo livello di autostima è bassissimo, al momento. Forse non è il momento di perdonare gli altri, ma di lavorare su te stesso in primo luogo per l’accettazione di quel che è stato, nella consapevolezza che, seppur codipendente quanto vuoi, sei tu ad aver subito la malignità, e questo fa la differenza. Le malefatte sono tutte a loro carico e tali restano. Se devi perdonare qualcuno è solo te stesso, al momento. Io ti consiglio di intraprendere una psicoterapia. Per spostare la centratura su te stesso (basta interrogarti su di lei). Per capire da quali crepe della tua anima si è infiltrata questa Np. Poi, ci metterai il tempo che ci vuole, ma se ne esce.
    Coraggio!
    Ti abbraccio

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...