Quando il capo è uno psicopatico: il piacere sadico della sottrazione dell’altrui dignità nell’ambiente di lavoro (I)

Fonte: http://www.marietan.com/material_psicopatia/mobbing2.htm
Titolo originale: El Señor Feudal
Trad. C. Lemes Dias
_____________________________

COMPLETARE I DATI DELLA PERSONA PRESUNTAMENTE PSICOPATICA:

ETÀ: 60 anni

STATO CIVILE: Sposato

PROFESSIONE, TITOLO DI STUDIO O LAVORO CHE FA: è proprietario di due aziende. Non ha titoli di studio.

LUOGO DI RESIDENZA ATTUALE, CITTÀ E PAESE: Spagna

SESSO: Maschile

ALTRI FATTORI DI INTERESSE: è sposato con una psichiatra, grande lavoratrice

DATI DI CHI RISPONDE ALLE DOMANDE (IMPRESCINDIBILI):

ETÀ: 30 anni

LUOGO DI RESIDENZA ATTUALE, CITTÀ E PAESE: Spagna

PROFESSIONE, STUDIO O LAVORO CHE FA: Direttrice aziendale

SESSO: Femminile

CHE RAPPORTO HA AVUTO CON QUESTA PERSONA?: Dipendente.

QUANT’È DURATA/DURA IL RAPPORTO?: 6 mesi

COME HA CONOSCIUTO LA PERSONA?: Offerta di lavoro

COSA L’HA ATTRATTA/ATTRAE IN QUESTA PERSONA?

La sua abilità commerciale e la capacità di persuadere le persone. Devo ammettere che da questo punto di vista ho imparato molto da lui.

COSA LA FACEVA/FA PIÙ SOFFRIRE?

La durezza con la quale trattava tutti i suoi impiegati, nonostante sembrasse apprezzarmi.

 1. SODDISFACIMENTO DI NECESSITÀ DISTINTE

Prova piacere licenziando il personale. È arrivato a mandar via una persona 15 minuti dopo averla contrattata e cacciare un’altra pochi giorno dopo averla fatta abbandonare un lavoro che aveva già, fregandosene se si era trasferita apposta per lavorare in azienda. Avevo il posto di maggior rilievo in azienda e venivo incitata, appena arrivata, ad essere spietata con i dipendenti che cercavano di rendermi la vita difficile. Diceva che a ridere per ultimo sarei stata io, che avrei potuto vendicarmi di loro come volevo, che non dovevo esitare a mandar via tutti quanti, a patto di fare attenzione ai più longevi limitandomi a “coglionare” loro affinché che se ne andassero per conto proprio, evitando che gli oneri del licenziamento ricadessero sull’azienda. Ogni due o tre anni mandava via tutta la gente riconfigurando l’intero quadro aziendale per evitare di dover pagare troppi diritti.

Ogni settimana mandava via qualcuno. Rideva e svalutava la gente in un modo agghiacciante.

A1. USO PARTICOLARE DELLA LIBERTÀ

Pensa che tutto sia possibile? Sì. Infatti è sorprendente come riesce ad ottenere ciò che non viene facile a qualcun altro.

Impedimenti: Tollera frustrazioni e sconfitte? No. Si arrabbia moltissimo quando non faccio ciò che vuole. Quando gli dissi che il mio lavoro non implicava umiliare i lavoratori o le molestie sul lavoro, sembrava stesse per morire. Ha avuto un attacco di tosse ordinandomi di preparare la mia dimissione. Quando si riprese disse che potevo fare come mi pareva, restando dentro i suoi limiti.

A2. CREAZIONE DI CODICI PROPRI

Rispetta le leggi e le norme comuni? Anche se la legge spagnola è severa con gli imprenditori rispetto ai lavoratori mandati via senza giusta causa, lui afferma che l’azienda è sua e che fa come vuole. Non è disposto a pagare i lavoratori licenziati quando cacciati dall’azienda e giura che se arrivano i controlli caccia via tutti, perché tutto gli appartiene. Infatti, ha diverse cause intentate da lavoratori licenziati e non pagati, perché non riconosce gli extra, ecc.…

Ho mangiato con lui in ristoranti costosi. Raccontava davanti ai camerieri la “strategia” che dovevamo adottare con uno o l’altro lavoratore senza alcun pudore e senza badare alle persone attorno che ascoltavano basite le atrocità che diceva.

Segue la sua propria legge e i suoi codici propri? L’azienda era sua e la legge era lui (oppure io). A me concedeva ogni potere. Mi appoggiava in tutte le decisioni che prendevo. Odiava particolarmente i sindacalisti.

Manca di rimorsi e sensi di colpa? Non ne ha. In più gode quando fa soffrire gli altri perché provoca questa sofferenza. Può mandar via la gente di punto in bianco, ma preferisce prima seminare l’incertezza in loro, giocarci su…è arrivato a dirmi di non mandar via i lavoratori velocemente, ma di prendere tutto il tempo che mi serve per vendicarmi di loro.

Getta la colpa sugli altri per i suoi errori? Sempre. Quando non raggiungevamo gli obiettivi la colpa era sempre di qualcuno che mi aveva detto di “coglionare” o mandar via. (provava a farsi aiutare da me nei suoi piani).

Ripete gli errori? Sì. È come un’ossessione per lui.

A3. RIPETIZIONE DEI MODELLI DI CONDOTTA

Ripete allo stesso modo le azioni negative? Ogni due o tre anni licenzia tutti per evitare di dover riconoscere i diritti maturati nel caso in cui la gente rimanga più a lungo. Ogni volta che viene in azienda manda via qualcuno oppure prende in giro un lavoratore.

Anni dopo essere andata via ho avuto l’occasione di parlare con l’amministrazione e mi hanno raccontato che il via vai di lavoratori è rimasto uguale.

C’è qualche segnale che anticipi la sua condotta negativa?

Ogni volta che veniva oppure che mi telefonava era per dirmi di mandar via o “coglionare” qualcuno.

A4. NECESSITÀ DI STIMOLI INTENSI

Ha condotte di rischio? Guida molto veloce (200 km/ora), maltratta i lavoratori e ha diverse cause in corso, lo fa in continuazione. Sono innumerevoli le cause e il numero di lavoratori. Viene sempre condannato ma a lui frega ben poco.

Credo di aver passato più del 50% del mio tempo in azienda licenziando e contrattando gente nuova, raccogliendo lettere di dimissione volontaria, ecc… Mentre facevo questo, non riuscivo a dedicarmi al incremento della produttività della SUA azienda, il che metteva a repentaglio la mia stessa posizione lavorativa. La produttività sembrava non importargli. È curioso, perché, sebbene abbia conosciuto altri psicopatici in grandi aziende che perdevano soldi a valanga, in questo caso il proprietario era lui stesso. Negli altri casi il bene dell’azienda non interessava loro perché non erano i proprietari. Forse per questa ragione il lavoro in questa azienda mi ha particolarmente scioccata.

Si annoia con facilità? Suppongo di sì. Lui non lavora. È l’amministratore delegato e afferma di lavorare moltissimo, ma la sua unica funzione nella azienda era dirmi di licenziare, “coglionare” qualcuno, ecc…Quando mi sono rifiutata di commettere atti illegali, ovvero, quando voleva combinare una delle sue, guidava molti chilometri per farlo personalmente. (lui non viveva nella stessa città dove lavoravo).

Ha progetti di vita di lunga scadenza? No, infatti si è auto assegnato un compenso molto alto, perché è il proprietario. Dobbiamo sempre chiedere credito alla banca per campare. Cosa succede il mese successivo è indifferente per lui. Truffa i clienti. Dopo che è stato pagato smette di lavorare, senza tener conto che tale pubblicità è molto dannosa per noi. In effetti, nessuno più voleva lavorare in azienda in tutta la città.

Abusa di droghe o alcol? No lo so.

Ha condotte sessualmente perverse? Non ne ho idea.

Tollera situazioni di molta tensione? No. Va in scandescenze, credo.

2. COSIFICAZIONE DELLE PERSONE

È egoista? Sì.

Crede di essere superiore agli altri? Sì. Afferma di essere la persona che più lavora in azienda e che darebbe la sua posizione e il suo stipendio a chiunque vorrebbe mettersi nei suoi panni, perché soltanto lui può farlo.

Per lui la sua azienda è la migliore del mondo e paga un sacco di soldi alla gente (non è vero!). Tratta i suoi dipendenti (tranne me, apparentemente) come delle persone comprate. La cosa certa è che provò con tutti i mezzi a convertirmi in sua alleata di guerra.

Tutti devono girare attorno ai suoi desideri? Certamente. Se lui aveva bisogno di qualcosa per sé o per l’azienda, i piani che facevo con i miei familiari non avevano alcun valore (anche se il giorno dopo mi veniva a chiedere come mai avevo mandato a monte la mia personale programmazione!)

Fa ciò che vuole senza importarsi delle conseguenze? Totalmente. Con tanti licenziamenti e dimissioni volontarie sprecavo gran parte del mio tempo andando alle udienze, dimettendo, selezionando il personale e formando nuovi lavoratori, anziché dedicarmi alla produzione, innovazione, organizzazione, ecc…. Lui se ne fregava. (Nonostante pretendesse ottimi risultati). Non aveva la più pallida idea del potenziale della sua azienda. Era contento se arrivava a guadagnare “x”, però l’azienda, se ben amministrata, poteva guadagnare “20 volte x”.

I lavoratori rubavano con frequenza per rivalersi degli stipendi che lui non pagava oppure degli aumenti che prometteva e non dava. Lui non onorava la parola data e seminava zizzania tra i dipendenti provocando un clima di demotivazione generale sul lavoro, ma tutto ciò non lo preoccupava affatto.

EMPATIA

Dà importanza ai sentimenti altrui? No. Ha promesso al papà di uno degli ingegneri (che era malato di cancro in stato terminale) che suo figlio avrebbe lavorato tutta la vita con lui. Quando il padre dell’ingegnere è morto lui ha preteso di avere la soddisfazione di mandarlo via personalmente. Rideva del lavoratore e negava la promessa fatta a padre e figlio: aumento dello stipendio e migliori condizioni lavorative. Quando l’ingegnere ricordò che la promessa era stata fatta sul letto di morte del padre e che avrebbe dovuto lasciarlo in azienda migliorando la sua posizione, la risposta è stata: “Io? Non mi ricordo di aver mai detto questo. Ne sono sicuro. A chi avrei promesso tutta questa roba? (fingendo non ricordare il padre defunto).

Quando ha voluto mandar via la mia segretaria (ho deciso di farlo io per risparmiare alla donna l’umiliazione di essere derisa da lui, provocando così l’ulteriore peggioramento del clima lavorativo in azienda) lei si mise a piangere. Raccontò di aver ottenuto quel lavoro quando suo padre aveva affittato il capannone in cui lavoravamo proprio a lui, il mio capo, a un prezzo ridicolo, a patto che la facesse lavorare in azienda. Convinta che avrebbe onorato la parola data, la donna non aveva mai preteso alcun contratto perché quel posto le era stato garantito A VITA. Eppure, l’ordine che mi aveva dato era di prenderla per un braccio e cacciarla fuori dall’ufficio. Addirittura mi aveva detto di spingerla fuori dall’azienda perché avrei provato più piacere nel farlo. Devo dire che appena arrivata in azienda lei mi aveva reso la vita dura (cosa assolutamente vera, ma lo faceva perché agiva sotto i suoi ordini). Quando gli dissi che avrei preferito fare le cose per bene, si arrabbiò molto con me. Mi disse “Così come butterò fuori lei, butterò fuori anche te”. Ho preferito accompagnarla alla porta e aiutarla a raccogliere le sue cose, anche se lui non ha mai saputo. La situazione in cui l’azienda versava era a dir poco caotica. Il licenziamento, purtroppo, diventa quasi obbligatorio quando incontri lavoratori che cercano di metterti il bastone tra le ruote, che non collaborano, che non vengono a lavorare quando credono che sarai fuori città quel giorno, che si rifiutano di lavorare per vendicarsi del proprietario… E quando capisci che il problema è nella psicopatia del proprietario l’unica via è abbandonare l’azienda. Finché non capisci provi a fare l’impossibile per sistemare le cose, perché sei stato assunto per quello.)

Manipola? Semina zizzania tra le persone. Quando sono entrata in azienda mi sforzavo per creare un buon clima lavorativo, tuttavia le persone effettivamente mi remavano contro. Cercavano di mettermi il bastone tra le ruote tutto il tempo, volevano che commettessi degli errori e anche tra di loro si volevano davvero male. Con il tempo ho capito che era lui a generare questo clima. Io, di fatto, ero entrata come direttrice dell’azienda, ma nessuno era al corrente della mia posizione finché un giorno, casualmente, compilai il mio nome e la mia posizione su di un modulo per pubblicare un’offerta di lavoro online, accorgendomi che la segretaria era rimasta sorpresa del mio incarico. Nessuno aveva avvisato i dipendenti che ero la nuova direttrice dello stabilimento. (Lei non lo sapeva, e tantomeno sapeva il precedente direttore dello stabilimento che, appena destituito dell’incarico, era diventato uno dei suoi “bersagli” immediati, nonostante per diversi anni fosse stato il suo braccio destro negli “oltraggi e umiliazioni” contro il personale). Già. Perché ci vuole sempre qualcuno per giocare con uno psicopatico.

Seduce? Ha sedotto anche me. Ho rifiutato la proposta economica iniziale perché era inferiore allo stipendio che prendo ora e perché comprendeva il mio trasferimento in un’altra città. Lui, però, mi ha contattato dicendo che per lo stipendio non ci sarebbero stati problemi, che era abituato a pagare stipendi molto più alti di quanto pretendevo io, che ero la persona adatta alla posizione, ecc… (Ha prenotato una stanza di lusso nell’albergo più costoso della città per il giorno dell’intervista, con l’intenzione di far colpo su di me usando i soldi dell’azienda). È così che mi sono vista assegnare un posto di responsabilità, anche se con lo stipendio che m’aveva offerto inizialmente e la promessa di un aumento entro un paio di mesi (nel mio caso la promessa è stata rispettata, anche se l’aumento è stato poco). Ciò non toglie che ho accettato uno stipendio minore di quanto inizialmente ero disposta ad accettare.

L’ho visto convincere un uomo a firmare un contratto di locazione per un prezzo davvero molto basso. Il giorno dopo l’uomo che aveva, diciamo, “sedotto”, era venuto da lui in lacrime per cercare di convincerlo a rifare il contratto. Diceva che era stato un errore, giacché aveva bevuto qualche drink in più. Aveva un’altra attività con un socio. Il socio trovava i capannoni, i mezzi di produzione, la materia prima e, naturalmente, il lavoro e lo staff. Il guadagno era diviso al 50%. Era così. Avevo visto i conti. Se qualcuno mi avessi raccontato non ci avrei creduto. (Aggiungo che il socio aveva un’altra azienda, tutta sua, che gli dava grossi guadagni, ossia, non era un pazzo!) Una volta, durante un colloquio di lavoro, intervistavo un ragazzo molto giovane. C’era troppa mobilità tra le aziende nel suo curriculum, poiché aveva lavorato in diverse società per brevi periodi di tempo. Lo chiamai e dissi che c’era qualcosa che non mi piaceva in quel ragazzo, anche se apparentemente sembrava una persona dotata di una forte voglia di lavorare (fino a quel giorno mi consideravo brava a fare interviste, perché sono una persona intuitiva). Lui intervistò il ragazzo e, in meno di 10 minuti, riuscì a farlo confessare di assumere dei farmaci, che suo fratello era stato ricoverato in un centro di disintossicazione per tossicodipendenti, ecc., ridevano insieme, loro due, mentre il mio capo ammetteva che anche lui, di tanto in tanto, si “sbronzava”. Quando il ragazzo se ne andò, mi disse: “Butta via quel curriculum. Hai ancora molto da imparare, signorina.”

Mente? Per ottenere prezzi scontati dai fornitori, affittare un capannone, riscuotere il credito, far lavorare di più, ottenere qualche beneficio. Chiede anche agli altri di mentire per conto sui.

Recita per ottenere ciò che vuole? Sì, devo riconoscere che alcune volte è molto bravo, ma in altre mica tanto.

COERCIZIONE

Usa l’aggressione fisica per raggiungere i suoi obiettivi? Che io sappia no. Minaccia, però non sono a conoscenza che l’abbia fatto veramente.

Usa l’aggressione psichica per raggiungere i suoi obiettivi? Sì, quotidianamente.

Parassitismo: Vive dello sforzo altrui? Lui non lavora. Non ha titoli di studio. Commette tantissimi errori di ortografia. Mette le persone giuste nelle posizioni giuste, ecco cosa fa. Credo che potrebbe ottenere più benefici da uno staff stabile che lavora in un buon ambiente, nonostante l’azienda raggiunga comunque buoni risultati. Lui non fa assolutamente niente. Mi ha dato totale libertà per gestire lo stabilimento. Infatti, afferma che è irrilevante se assumo 15, 20 o 200 persone, perché l’unica cosa che conta è garantire il suo altissimo stipendio alla fine mese a prescindere di cosa faccia per assicurarlo. Lui, ovviamente, mi avrebbe supportato su tutto, anche sulle cose illegali che decidessi di fare.

Usa le persone? Usa e getta nella spazzatura quando non servono più.

Riesce a distorcere i valori e i principi degli altri? A volte. Sebbene per i dipendenti che lo conoscevano era diventato molto prevedibile, si vedevano costretti (perché ci metteva in questa condizione) a scendere a compromessi. Non c’era un’altra scelta. Mi chiedeva di molestare i lavoratori per costringere la gente ad andar via senza dover pagare gli oneri di un licenziamento di massa, o semplicemente per “vendicarsi” di loro. Il mobbing in Spagna è un crimine. Quando dicevo che mi sarebbe piaciuto creare un buon ambiente di lavoro per motivare e coinvolgere maggiormente gli operai mi diceva: “Non mi hai capito, signorina. Voglio che tu li “bruci”, se ne devono andare, ecco cosa devi fare“.

È insensibile? Totalmente.

È crudele? Molto. In più, per lui non ha senso mandar via qualcuno senza concedersi  (oppure senza concedermi) il “lusso” di godere dell’umiliazione altrui.

Sospettavamo che un lavoratore che avevamo licenziato ci avesse denunciato per un problema concreto, allora ha assunto un investigatore privato per scoprire dove era andato a lavorare l’ex dipendente. Dopodiché, chiamò il suo nuovo capo per dire cose negative sull’uomo: che aveva rubato in azienda, che non aveva mai lavorato, ecc. Riuscì a farlo cacciare e giurò di inseguirlo per tutta la vita affinché mai più tornasse a lavorare. Avevo ammonito diversi lavoratori di smettere di fumare nello stabilimento perché era proibito, dato che avevamo materiale infiammabile. In un’occasione, lui chiese un sigaro a uno degli ammoniti. In un chiaro atteggiamento provocatorio iniziò a fumare e a gettargli fumo in faccia, mentre affermava che ero l’unica persona ad avere il potere di far cessare quel comportamento. Il dipendente mi guardava sbalordito.

Umilia e svaluta? Sì. Insulta le persone che hanno portato avanti l’azienda dicendo loro che non sono in grado di svolgere bene i loro compiti e che perde soldi a causa loro. Suo nipote ha lasciato l’azienda volontariamente, ma lui racconta a tutti che si tratta di un drogato, che non veniva mai a lavorare e che l’ha dovuto cacciare per forza. In realtà, il nipote era la persona più responsabile e degna a livello umano, familiare e lavorativo.

Avverte la mancanza, prova nostalgia? Afferma che gli manca la moglie quando è lontano da casa. Telefona tutti i giorni e la chiama “amore mio”. Se è vero che avverte la sua mancanza oppure no, lo sa solo lui.

Crea tensione e sfinimento nel rapporto con le altre persone? Molto. L’ambiente di lavoro era orribile, anche i rapporti tra i dipendenti non scherzava, e talvolta anche con me. (non solo con relazione a lui)

 Crea relazioni additive, di dipendenza? Non so nelle sue altre relazioni personali. In azienda NESSUNO lo voleva.

Quando volevo lasciare l’azienda avevo una certa paura che potesse vendicarsi di me o darmi cattivi riferimenti come aveva fatto con quasi tutti i suoi dipendenti. Apparentemente era molto affezionato a me. Avevo chiesto l’aumento dello stipendio, una macchina aziendale migliore e una serie di benefici che non avrei mai pensato di avere, inventandomi una serie di scuse per lasciare l’azienda senza doverlo affrontare… il punto è che ha dato tutto ciò che volevo. Mi ha preparato persino il primo e unico contratto a tempo indeterminato della sua vita, dal momento in cui, nella sua ottica, un contratto indefinito implicava un licenziamento molto costoso. È stato qualcosa di impensabile per me. Alla fine, nonostante l’aumento dello stipendio, un contratto a tempo indeterminato e una buona macchina aziendale dissi che me ne sarei andata comunque, perché mi stavano offrendo condizioni ancora migliori altrove. La sua prima reazione è stata di congratularsi con me, anche se, alla fine, finì per sottrarre 60 euro dalla mia busta paga (la sua piccola vendetta) insinuando che avevo speso “troppi” soldi il mese prima. Ricordo un commento del suo socio quando andò a salutarmi, rendendosi conto di quel particolare. Mi dissi: “quest’uomo non è umano”. Mi perdoni l’audacia, ma non ho alcun dubbio sulla psicopatia di quest’uomo. Un essere umano non può partorire da sé simili atrocità con i suoi coetanei. Quello che mi preoccupa è che sembra questo il modo per avere successo. Ho ragione? Il valore umano si è perso in nome dei benefici, del guadagno. Sembra che assumere uno psicopatico per una posizione dirigenziale sconfigga risultati negativi. Dimmi, per favore, che ho torto. Congratulazioni per la Sua pagina e grazie per l’aiuto che fornisce a tutti noi.

Spero che con questa lettera possa aver dato il mio contributo per aiutare qualcuno che vive dentro questo inferno senza capire bene cosa sta succedendo.

 

Un pensiero su “Quando il capo è uno psicopatico: il piacere sadico della sottrazione dell’altrui dignità nell’ambiente di lavoro (I)

  1. Il mio primo lavoro da medico ospedaliero lo svolsi trent’anni fa, in un ospedale di periferia. Ero giovane per quel tipo di professione, ed inesperto. Il primario delegava le responsabilità al medico anziano, prototipo da manuale di narcisista perverso. Io venivo da una famiglia in cui mio padre era egoista ed assente ( secondo una psicologa che mi ha seguito era anche lui narcisista), mentre mia madre ( forse perché sentiva su di sé il peso dell’educazione dei figli) era una donna piuttosto autoritaria.
    Mi trovai quindi, da bravo codipendente, a fronteggiare un soggetto che godeva nell’umiliare i sottoposti, e che per di più dopo poco diventò primario. Per dare un’idea dell’individuo: buttava di proposito gli strofinacci per terra per chiamare le ” inservienti” ( così le chiamava lui) a raccoglierli… a una mia collega, quando gli manifestò il proposito di andarsene, disse ( ovviamente al riparo da orecchie indiscrete ): ” se te ne vai ti uccido”. Creava apposta un clima di tensione, insicurezza e paura. Cercava scuse e pretesti di ogni tipo per attaccarti e sminuirti.
    Dopo qualche anno, cresciuto professionalmente ed acquistata sicurezza, trovai il coraggio di mandarlo aff… Da quel giorno mi stette alla larga, ma é ovvio che in un ambiente del genere, dove comunque il più forte era lui, non potevo più stare, quindi dovetti cambiare ospedale ( come dovettero fare anche tanti miei validi colleghi). Posso dire che non tutto il male viene per nuocere: trasferirmi in un ambiente nuovo fu una grande opportunità, umana e professionale. Resta l’amaro in bocca a pensare che costui abbia potuto regnare incontrastato, facendo il prepotente e umiliando le persone senza dover rendere conto a nessuno fino alla pensione. Ed é anche sconcertante come nessuno prenda provvedimenti nei confronti di questi soggetti, che nuocciono gravemente alla produttività e al benessere psicologico dei dipendenti. Purtroppo non esiste, nei confronti di questo tipo di disturbo, la stessa stigma che c’è nei confronti di quelle che vengono riconosciute come vere e proprie malattie mentali, come la schizofrenia o la depressione ( sarà che lo psicopatico narcisista si adatta meglio a questo tipo di società, spietata e competitiva?).
    Comunque la vita prima o poi ti presenta il conto: adesso si trova in pensione, con due figli problematici, solo come un cane, e con la paura, quando esce di casa, di trovarsi davanti qualche suo ex dipendente…

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