Convivere con un narcisista paranoico, una croce dalle conseguenze catastrofiche per la psiche

Fonte: https://www.psychologytoday.com/us/blog/spycatcher/201805/living-the-paranoid-narcissist
Autore: JOE NAVARRO ha lavorato per 25 anni nell’FBI dove ha prestato servizio nel programma di analisi comportamentale della divisione di sicurezza nazionale. Insegna presso l’Institute for Intergovernmental Research e alla Saint Leo University. Per quattro decenni, ha studiato e insegnato medicina legale, l’uso delle comunicazioni non verbali in interviste e la valutazione della personalità. Ha tenuto conferenze in tutto il mondo, tra cui la Scuola di Medicina Wayne State University, la Harvard Business School e il Baylor College of Medicine – Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali di Menninger a Houston, in Texas. È anche l’autore di diversi bestseller a livello internazionale What Every Body is Saying  (tradotto in 27 Paesi, in italiano con il titolo “Non mi freghi!”, Ed. Sonzogno); Louder Than Words (in 18 Paesi, in italiano “Ti faccio vedere io!”, Ed. Sonzogno); Clues to Deceit: A Practical List; Dangerous Personalities e Three Minutes to Doomsday.
Trad. C. Lemes Dias

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La storia ha molto da dirci sui leader con molteplici disturbi della personalità. Vi siete mai chiesti come sarebbe stato vivere, lavorare o essere governati da un narcisista paranoico? Mi è stata fatta questa domanda dopo che ho scritto un articolo qui su Psychology Today su come i narcisisti si vedono. Avendo trascorso quattro decenni a comprendere e ricercare i tipi di persone che fanno più danni alla società, credo che uno sguardo più attento a questi individui meriti la nostra attenzione. Ho combinato qui, senza un ordine particolare, alcuni dei tratti chiave della personalità narcisistica e della personalità paranoide come definito nel mio libro Dangerous Personalities, (Ed. Rodale 2014, scritto con Toni Sciarra Poynter).

Questa lista di caratteristiche descrittive è semplice da usare e vi farà imparare di più sull’ipotesi che un individuo con questi tratti specifici possa essere presente nella vostra vita. Se pensate che uno di questi aspetti è relativo a una determinata persona perché avete personalmente assistito al suo comportamento più volte, mettete un segno accanto ad esso. Ci sono 80 caratteristiche. Cercate di valutare bene se vanno necessariamente applicate all’individuo che avete in mente. Alcune affermazioni possono sembrare simili, tuttavia è intenzionale. Leggete attentamente ogni affermazione e, ancora una volta, controllate solo quelle che veramente potrebbero essere state identificate da voi e che avete assistito personalmente. Se avete mai sospettato che il vostro capo, partner o leader abbia tratti paranoici e narcisistici, potete trovare utile questa lista per convalidare il vostro sentire. Come ho notato in Dangerous Personalities, le checklist dettagliate che ho sviluppato e condiviso nel libro provengono dallo studio di comportamenti anomali valutati in quattro decenni.

È stato di fondamentale importanza per me intervistare coloro che sono stati vittime di queste persone che, nella visione del Dr. Stuart C. Yudofsky hanno un “carattere gravemente difettoso”.

Ecco la checklist combinata che descrive i tratti chiave della personalità narcisistica e della personalità paranoide combinati. Meditate attentamente su ogni affermazione prima di includerla nella vostra valutazione finale:

  1. Si auto assegna importanza personale al di là della posizione, dell’esperienza o di ciò che è stato giustamente meritato o riservato a lui/lei;
  2. Ha un’idea grandiosa di chi è e di cosa pensa di poter ottenere;
  3. Parla spesso del suo bisogno di leadership, di essere il responsabile o di esercitare il potere;
  4. Richiede e cerca eccessiva ammirazione dagli altri;
  5. Ha un senso di diritto, aspettandosi di essere trattato come qualcuno di speciale, che merita una corsia preferenziale in ogni situazione;
  6. Sfrutta i suoi rapporti interpersonali per ottenere un personale guadagno;
  7. Manca di empatia e non è in grado di riconoscere i bisogni o le sofferenze degli altri;
  8. È spesso invidioso/a degli altri o crede che gli altri siano invidiosi di lui/lei;
  9. È arrogante e altezzoso/a nel comportamento o nell’atteggiamento;
  10. Ha la tendenza a vedere i suoi problemi come unici o più acuti di quelli di chiunque altro;
  11. Ha un esagerato senso di privilegio che gli consente di piegare le regole e infrangere le leggi;
  12. È ipersensibile a come viene visto/a o percepito/a dagli altri;
  13. Interagire con questa persona vi fa provare irritazione, turbamento, preoccupazione, inquietudine o ansia;
  14. Tende a sopravvalutare se stesso/a e le sue capacità in quasi tutte le cose;
  15. È puntiglioso/a nella svalutazione degli altri come esseri inferiori, incapaci o non degni;
  16. Dimostra poca simpatia o empatia per gli altri; nondimeno, si aspetta che gli altri mostrino per lui/lei empatia e supporto smisurati;
  17. È considerato/a come o si comporta da bullo/a;
  18. Le emozioni profonde sembrano essere difficili da comprendere per lui/lei; sembra emotivamente distaccato/a nei momenti in cui le emozioni più forti dovrebbero affiorare;
  19. Ha il bisogno di controllare gli altri e richiede la lealtà totale in ogni momento;
  20. Ha ripetutamente violato i confini altrui, le regole, la privacy, la segretezza o il decoro sociale;
  21. Vede solo i suoi problemi e ignora ripetutamente i problemi o le difficoltà che altri possano avere;
  22. Ha reazioni rabbiose a frustrazioni minori – sembra avere sempre un’ascia per tagliare a pezzettini qualcuno;
  23. Manca di qualità altruistiche: tutto è fatto per uno scopo egoistico, raramente fa qualcosa per il bene degli altri;
  24. Ha la coda di paglia e ogni critica è considerata un attacco personale;
  25. Vede la bontà come una debolezza;
  26. Ha bisogno di gonfiare abitualmente realizzazioni, azioni o esperienze personali;
  27. Quando criticato/a, sembra insicuro/a e tende a scatenarsi con rabbia o odio;
  28. Agisce con prepotenza, non desidera sapere cosa pensano gli altri, cosa hanno pianificato o perché sono preoccupati;
  29. Svaluta le persone che lavorano per lui/lei, senza considerazione per i loro sentimenti, lealtà o sacrifici;
  30. È disinteressato a conoscere di più su di voi e sugli altri e manca di normale curiosità verso gli altri. In sostanza, gli piace solo parlare di se stesso;
  31. A volte, mostra una certa freddezza o distacco che vi fa pensare che davvero non conoscete la vera dimensione di questa persona;
  32. Si vanta delle sue realizzazioni di modo inopportuno e lo fa con frequenza;
  33. Non sembra mai sentirsi in colpa per qualcosa che ha fatto di sbagliato ed è improbabile che chieda scusa o mostri rimorso;
  34. Vede coloro che non sono d’accordo con lui/lei come “nemici”;
  35. Ha fatto ricorso a imbrogli, truffe, intrighi, appropriazione indebita o altre attività criminali per raggiungere il successo;
  36. È un “collezionista di ferite”, che cerca e rimugina costantemente su offese e rimostranze sociali, e che non dimentica mai;
  37. È spesso rigido, inflessibile e insensibile nel suo modo di pensare e parlare;
  38. Cerca di controllare troppo quello che gli altri fanno o pensano;
  39. Le dimostrazioni di empatia sono a breve termine, superficiali o egoistiche;
  40. Non sembra ricambiare l’attenzione, la gratitudine o la gentilezza degli altri;
  41. Sembra mancare di tenerezza, passione o morbidezza; tutto sembra apparentemente provocatorio o minaccioso nella sua vita;
  42. Usa insulti per stabilire superiorità, dominio o controllo;
  43. S’indigna quando gli altri non mostrano fedeltà assoluta o quando non sono d’accordo con lui/lei pubblicamente;
  44. Una di queste parole corrisponde al modo come di solito lo/la descrivono: snob, sdegnoso, arrogante, condiscendente;
  45. Non è disposto a riconoscere i propri errori, cattive azioni, cattive idee o azioni pericolose;
  46. Ritiene che gli altri cerchino sempre di sfruttarlo o danneggiarlo in qualche modo;
  47. Non vede nulla di sbagliato nel mentire e costringe gli altri a mentire per conto suo – mentire per lui/lei è un modo di vivere;
  48. Conserva i rancori a lungo e non perdona le offese, anche dopo molti anni;
  49. Di solito mette in discussione le intenzioni degli altri e ha dimostrato di essere diffidente nei confronti di: coniuge, relazioni intime, famiglia o compagni di lavoro;
  50. Si arrabbia molto velocemente o viene descritto dagli altri come una persona “fumantina”;
  51. A volte è geloso con poca o nessuna giustificazione;
  52. Sente il bisogno di essere guardato, di avere dei segreti, di apparire subdolo e intrigante, e pensa che gli altri intorno a lui siano così;
  53. È riluttante o evita di discutere su opinioni diverse dalla sua; prontamente li respinge;
  54. Vede se stesso come vittima di una o più di queste cose: vita, società, stranieri, minoranze, governo, famiglia, lavoratori, cospirazioni, cricche, eccetera;
  55. Non esita a insultare pubblicamente gli altri, a sminuirli o ad intraprendere attacchi ad hominem;
  56. È incapace di rilassarsi veramente e sembra essere costantemente vigile, quasi sempre serio, privo di umorismo e gioia;
  57. Cerca costantemente segni che altri stiano cospirando o pianificando qualcosa contro di lui;
  58. Sostiene che i fallimenti del passato sul lavoro o nelle relazioni sono stati colpa degli altri – non è mai un suo errore;
  59. Dichiara di avere un perfetto ricordo di eventi e fatti quando in realtà l’informazione è spesso errata, esagerata o parziale;
  60. I suoi pensieri, convinzioni e pregiudizi sono rigidi e inflessibili e diventa sfiduciato o combattivo quando viene sfidato;
  61. È inutilmente assalito da dubbi ingiustificati sulla lealtà degli altri;
  62. Si considera eccessivamente auto-importante o crede di essere infallibile, completamente privo di umiltà o autocoscienza;
  63. Manifesta un sentimento ansioso generalizzato di morte in sospeso o che qualche tipo di danno non specificato gli capiterà;
  64. Sembra vedere il mondo in generale come un luogo in cui è necessario essere sempre “all’erta”, in ogni momento, e che gli altri sono generalmente pronti a “distruggerlo”, a mentire e ingannare;
  65. Spesso ha una mente inesorabile, a senso unico su questo o quel problema – e non riesce a lasciar perdere;
  66. Insiste sul fatto che solo lui/lei ha una chiara comprensione delle minacce che sono là fuori e, a suo avviso, ce ne sono molte;
  67. È eccessivamente esigente, pedante o arrogante;
  68. È altamente inflessibile nel suo modo di pensare e rifiuta testardamente di riconoscere i fatti;
  69. Tende ad essere poco romantico, privo di tenerezza o empatia nei suoi rapporti interpersonali;
  70. È diffidente nei confronti delle persone che sono diverse a causa della religione, dell’etnia, del luogo di nascita, dello stato socioeconomico o perché sono minoranze;
  71. È troppo spesso ostile, testardo/a o sulla difensiva;
  72. Cerca di circondarsi di persone che pensano solo come lui (altri “true believers”, come definito da Eric Hoffer o che contribuiscono al “pensiero unico”);
  73. Ha l’abitudine di spaventare gli altri o di incutere timore agli altri minacciando la loro sicurezza o il loro benessere, denigrando qualcuno o un gruppo di persone;
  74. Spesso e sistematicamente sopravvaluta se stesso a costo di svalutare gli altri;
  75. Per lui/lei la propaganda e l’inganno sono più importanti e utili della verità;
  76. Per lui/lei è naturale usare o permettere agli altri di usare la violenza per sedare il dissenso;
  77. Ha sempre un nemico su cui concentrarsi e incolpare quando le cose vanno male;
  78. Crede che ci sia sempre una cospirazione o un individuo che cerca di indebolirlo/a;
  79. Riconosce, quasi istintivamente, che l’odio è utile, in quanto unisce le persone in una causa comune;
  80. Sputa la sua verità sui fatti in ogni dato momento, ma senza riguardo per i veri fatti, per la realtà, le evidenze o le prove. La menzogna non è un evento occasionale: è uno stile di vita.

Valutate i tratti che avete individuato. Se avete riscontrato sessanta o più, con ogni probabilità state guardando un individuo che è intrinsecamente diffidente e rigido nel suo modo di pensare e che tende anche a sopravvalutare se stesso a scapito degli altri. Questa è una combinazione molto tossica. Sia Josef Stalin che Adolf Hitler hanno ottenuto punteggi molto alti in questi tratti.

Che cosa succede se lavorate per qualcuno dotato di queste caratteristiche, avete una relazione con una persona del genere, vi dovete rapportare con qualcuno così, oppure si tratta di un individuo in una posizione di leadership in relazione a voi? Permettetemi di essere schietto. Persone come queste, gravemente carenti dal punto di vista caratteriale, non sono introspettive e pensano di essere impeccabili. È ovvio che hanno bisogno di molto aiuto: basta guardare come si comportano e in cosa credono. Tuttavia non lo cercheranno né apprezzeranno il fatto di essere state invitate a cercarlo. Non sono un clinico, ma la maggior parte dei medici vi dirà che generalmente ci vogliono “sforzi eroici” per aiutare questi individui. Con ciò concordo. Ma c’è un’altra realtà: non esiste una pillola, nessuna cura garantita per questo tipo di carattere.

E noi come rimaniamo? In una posizione precaria, perché siamo noi, il resto di noi, che alla fine deve imparare ad adattarsi, sopportare o allontanarsi da loro per non finire depauperati emotivamente, psicologicamente, mentalmente, spiritualmente o finanziariamente, come le tante persone che ho intervistato.

Gli individui con un carattere così compromesso si comportano in modi che alla fine ci logorano.

Alcuni diranno che è ingiusto etichettare tali individui, ai quali rispondo: è assiomatico che noi siamo ciò che facciamo ogni giorno e loro non sono diversi, perché sono la somma totale dei loro comportamenti e del loro effetto sugli altri.

Se hanno bisogno di aiuto dovrebbero cercarlo, ma devo ricordare a voi, lettori, che non siete dei clinici e che la maggior parte di voi può fare molto poco oppure niente per chiunque abbia un carattere gravemente compromesso come questo. Sono persone che avrebbero bisogno di un aiuto professionale che non può partire da voi.

Detto questo, ricordo a voi, lettori, che non siete su questa terra per darvi in pasto ai predatori, per offrirvi abitualmente a qualcuno che vi maltratta. Né, potrei aggiungere, avete una responsabilità sociale per essere stati prescelti come vittime. Non dovete mai abbandonarvi a questa idea.

Chi ha una preponderanza dei tratti sopra sarà nel minimo una persona difficile da sopportare. Come accennato e come ben sapete, vi logoreranno, non vi tratteranno mai alla pari e faranno a pezzi la vostra felicità. Anche una piccola costellazione di questi comportamenti dovrebbe farvi trasalire.

Ora che conoscete i fatti e avete un modo per convalidare ciò che potete aver vissuto o state vivendo, dovete afferrarvi alla vostra realtà. Questi individui non cambiano col tempo – i loro comportamenti tendono ad essere pervasivi e duraturi. In un certo senso, questa checklist è un avvertimento: ora non potete dire di non essere stati avvisati.

E’ comprensibile che tutto possa sembrare piuttosto sconcertante, tuttavia le vittime sanno ciò che dicono e mi hanno insegnato che gli anni di convivenza con un individuo dotato di queste caratteristiche possono essere riassunti come un enorme spina nel fianco.

Tanto è vero che alla fine, dopo tanto patimento, decidono di prendere le distanze da questi individui e dai loro comportamenti antisociali e avvilenti. Perché? Qual è la posta in gioco? Capiscono che si tratta della loro felicità e del loro benessere e che è questo ad essere ciclicamente messo in gioco. E hanno perfettamente ragione.

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Riferimenti:

Evans, Patricia. 2010. The Verbally Abusive Relationship: How to Recognize It and How to Respond. Avon, MA: Adams Media Corporation.

Hoffer, Eric. 1989. The True Believer: Thoughts on the Nature of Mass Movements. New York: Harper & Row.

Hotchkiss, Sandy. 2003. Why is it always about you?: the seven deadly sins of narcissism. New York: Free Press.

Kantor, Martin. 2008. Understanding paranoia: a guide for professionals, families, and sufferers. Westport, CT: Praeger Publishers.

Kernberg, Otto F. 1985. Borderline Conditions and Pathological Narcissism. Northvale, New Jersey: Jason Aronson Inc.

Kernberg, Otto F. 1993. The Psychopathology of hatred: In rage, power and aggression. New Haven: Yale University Press.

Langer, Walter. C. 1972. The mind of Adolf Hitler: The secret wartime report. New York: Basic Books Inc.

Navarro, Joe with Toni Sciarra Poynter. 2014. Dangerous Personalities. Rodale, New York: NY.

Meloy, J. Reid. 1997. Violent Attachments. New Jersey: Jason Aronson, Inc.

Millon, Theodore, & Roger D. Davis. 1996. Disorders of personality: DSM-IV and beyond. New York: Wiley and Sons.

Post, Jerrold M. 2003. The psychological assessment of political leaders. Ann Arbor, Michigan: The University of Michigan Press.

Radzinsky, Evard. 1996. Stalin: The first in-depth biography based explosive new documents from Russia’s secret archive. New York: Anchor Books.

Robins, Robert S. & Post, Jerrold M. 1997. Political paranoia: the psychopolitics of hatred. New Haven: Yale University Press.

Twenge, Jean M. & W. Keith Campbell. 2009. Living in the age of entitlement: the narcissism epidemic. New York: Simon & Schuster, Inc.

Wilson, K. J. Ed.D. 2006. When Violence Begins at Home: A Comprehensive Guide to Understanding and Ending Domestic Abuse. Alameda, CA: Hunter House, Inc.

Yudofsky, Stuart C. 2005. “Fatal Flaws: Navigating Destructive Relationships with People with Disorders of Personality and Character. American Psychiatric Publishing, Inc. Arlington, VA.

 

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20 pensieri su “Convivere con un narcisista paranoico, una croce dalle conseguenze catastrofiche per la psiche

  1. Ho letto attentamente tutti gli ottanta punti, riguardo la descrizione di questi soggetti patologici. Tutti combaciano con l essere ignobile con cui ho convissuto x 25 anni. Un vero delirio! Due anni di no contact totale. Sto finalmente riprendendo a respirare aria pura. Chiudere definitivamente, senza nessun canale aperto è la ns salvezza. Un abbraccio forte Claudileia.

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  2. Questa volta sono un po’ sconcertato. Dopo quello che ho passato, potrei avere una buona percentuale anche io. Eppure so di non essere quel tipo di mostro. Credo che un po’ di paranoia, magari derivata da esperienze che lasciano poco spazio alla speranza o all’interpretazione, sia più naturale che quella mancanza d’empatia che mi pare poter essere il maggiore e più evidente segnale di quel modo di essere. Intendo dire che gli indicatori andrebbero gerarchizzati e forse anche distribuiti in esperienze quotidiane o eccezionali.

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      1. Un poco sì. Considero gran parte della mia vita professionale come una guerra per respirare, ogni tanto, contro un potere di fuoco incredibilmente spropositato. Sono molto critico (cosa che Lei non sopportava: parlava bene di tutti, almeno con me, salvo poi trattar tutti con freddezza se non utili a qualche scopo, nelle frequentazioni) e a volte paio proprio invidioso. Ma è nemesis aristotelica: indignazione per il successo dell’immeritevole, a cui non sostituirei me stesso, ma qualcuno di più valido che possa essere d’esempio a tutti, me compreso. Lo stesso, nella vita, a volte mi pare che ci sia una serie di circostanze che mi sono sfavorevoli e mi lamento molto del non riuscire a riprendere fiato. Però… però ho sempre empatia, simpatia, spazio per la condivisione, pietà, amicizia e curiosità per molte delle persone che incontro. Fin troppo, a volte (a furia di ospitare quasi-sconosciuti mi son visto derubare anche di ricordi a cui tenevo). Continuo a credere che più del modo di comportarsi in genere, che può essere simulato, interessato e strumentalizzato, è proprio questa presenza o assenza di empatia a far la differenza fra noi (anche quando siamo traumatizzati) e loro (anche quando non hanno subito chissà che disgrazie). Ed è proprio la cosa che non riesco a comprendere: come fai, di fronte a qualcuno che soffre, a negare aiuto o attaccarlo persino? Specialmente quando è qualcuno che hai fatto di tutto per avere vicino?

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      2. Come fanno? Togliendo il loro status di umano. La storia insegna che ogni massacro è preceduto da una campagna di fango e svalutazione, in cui i futuri assassini tolgono alle future vittime lo status di umani. Quindi, se ai loro occhi tu sei stato declassato alla categoria di “buono a nulla” e di “zero a sinistra” farti a pezzettini è un gioco da ragazzi. Non importa chi sei, cosa hai fatto per loro, se sei un bambino o una donna incinta: non sei più utile. Per quanto riguarda la normale insicurezza dell’artista e la sua frustrazione per l’altrui successo bisogna vedere in quale contesto è nata, e se si tratta di un motivo ragionevole. Non basta questo, però, per auto accusarti di tutto il resto. Considera un’altro fatto: una persona con tutte queste caratteristiche non si riconosce in nessuno degli articoli di questo blog. Per i disturbati veri sono sempre gli altri ad essere squilibrati, in questo caso sarebbe Joe Navarro, io che l’ho tradotto e tutti voi che leggete e condividete.

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      3. Cara Cla,
        in tutti gli articoli da te tradotti c’è sempre un tratto in comune. Riporto da sopra: “Non sono un clinico, ma la maggior parte dei medici vi dirà che generalmente ci vogliono “sforzi eroici” per aiutare questi individui. Con ciò concordo. Ma c’è un’altra realtà: non esiste una pillola, nessuna cura garantita per questo tipo di carattere”. In poche parole bisogna rendersi conto che sono inguaribili. Solo magari seguendo una terapia puntata sul loro disturbo si possono ottenere dei risultati, senza garanzia però.

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      4. Sostanzialmente bisogna sempre battere il chiodo su questo, detto in tutte le salse e dai migliori professionisti, e insieme sottolineare tutte le tecniche di ricupero che possano togliere le persone depredate energeticamente dalla nebbia. Infatti, quando persone altamente narcisiste si sottopongono a una terapia (sotto pressione o dopo una serie inequivocabili di fallimenti) i risultati possono essere i più svariati: a) imparano a manipolare meglio; b) mentono e allungano all’infinito i tempi della terapia perché sabotano le sedute (non vanno, non pagano, arrivano in ritardo, cambiano mille volte terapeuti e linea); c) possono attenuare qualche sintomo, ma non i tratti caratteriali di base. Un disturbo riguarda un’area del cervello fortemente compromessa, inquinata da azioni e pensieri tossici portati avanti per troppo tempo. Ecco perché il problema va identificato e preso per le corna da giovani – o bambini. Che io sappia l’unica soluzione definitiva dopo che hai martellato la tua mente con il peggio del peggio a livello comportamentale sarebbe un bel trapianto di cervello. Siccome non esiste… Abbracci a te.

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  3. Hai ragione da vendere. E ti ringrazio. La reificazione dell’umano è una cosa che non mi appartiene psicologicamente, ideologicamente e culturalmente. Ecco perché di fronte ad essa sono sconcertato, scandalizzato, annichilito. E lo sarei anche se il bersaglio non fossi io. È una cosa che va ricordata, più vera di ogni (falso) ricordo: per loro non esiste nessuno. Quindi che stiano alla larga… visto che non esistiamo!

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  4. No, non è ho contati almeno sessanta. Ma tanti sì, e ho spuntato solo i punti iper-aderenti ai suoi comportamenti. Senza tenere conto che alcuni non possono applicarsi dato un fattore: l’età.
    Sì perché non mi riferisco al mio ex np (che i criteri li soddisfa tutti, nessuno escluso) ma a nostra figlia quasi dodicenne. Ma cosa ben più rilevante, è come si viva insieme a lei, io sopratutto che ci vivo insieme ogni giorno, ma anche la sorella maggiore (e mio fratello, ora mi viene in mente), da sempre la vivono come il bulletto pavoneggiante di famiglia.

    Claudelia, tu sai – e alcuni di voi, con cui è capitato di incrociarci al bivio che questo blog rappresenta tra una vita “normale” e una vita viziata alle fondamenta da queste personalità, sapete – quanto io stia facendo per salvare mia figlia da suo padre, per aiutarla nel quotidiano, garantirle terapia, supportarne la didattica, mostrarle un modo diverso di vivere e attribuire valori e prendersi responsabilità e ringraziare e rispettare il prossimo, MA temo di stare fallendo.
    Sì perché al di là dei criteri e delle liste da spuntare, come sempre dice Claudia, conta come ci sentiamo noi vicino a una determinata persona, cosa ci dice l’istinto. E questa mattina non è la prima volta che la pancia mi dice che la ragazza è ben avviata sulla strada patologica del padre. E’ con la gola strozzata e le lacrime che stentano a scendere che io vi dico: temo che non possa fare più nulla, temo che mi ammalerò ancora e ancora, questa volta a causa sua dopo averne passate di ogni con suo padre.
    – Nelle ultime tre settimane alle 7,30 del mattino è capitato non so quante volte di ritrovarmi a urlare perché si alzasse dal letto per andare a scuola. O fa finta di non sentire la sveglia, o se davvero non la sente non dice semplicemente “ops mamma non sentivo meno male che mi hai svegliato”, ma fa finta di niente, se non mi arrabbio seriamente continua a stare a letto, devo dirle 37 volte “alzati che mancano dieci minuti”, un dramma mattutino che ricomincia sempre uguale a se stesso quasi ogni mattino. Mi sveglio con l’ansia di dovermi scontrare con lei per svegliarla.
    – Nessuna responsabilità scolastica, se non le siedo vicino come una lince per tutto il pomeriggio, lei non fa assolutamente nulla dei compiti, a volte non mi dice nemmeno cosa ha da fare, o non lo sa, costringendo me a farsi carico del lavoro suo. MI sento come uno scheletro che deve tirare un asino recalcitrante su per una salita.
    – Se prende un brutto voto prima si premura che qualcos’altro di spiacevole (sia esso reale o meno) sia accaduto per poterci infilare la notizia del brutto voto (di cui ha sporca coscienza non avendo studiato) in mezzo, così da passare quasi come una non-notizia
    – Quando mi vede arrabbiata, distrutta a volte, PRIMA ha atteggiamento sfrontato, non chiede scusa, non dice niente, se ne va, magari piange ma a intermittenza (appena capisce che non funziona, smette di colpo, magari anche addormentandosi serena), POI se vede che proseguo indifferente mi chiede scusa con bigliettini o wa.
    – Deve sempre avere il monopolio della situazione, dell’attenzione di tutti, cerca l’ammirazione costante al punto che i desideri/necessità degli altri in casa devono venire sempre dopo. O mai.

    Qualcuno dirà, “ma sono comportamenti coerenti con l’età dell’adolescenza”, e in parte certamente lo sono. MA io ho altri due figli, quasi 19 e 22 anni, da altro padre ovvero il mio ex marito una brava persona, e MAI e poi MAI, pur con tante difficoltà di crescita/scolastiche che soprattutto il primo figlio ebbe (risolte alla grande, ora lavora all’estero ed è già indipendente sulla sua strada). io ho MAI avuto la sensazione che mi LEVASSERO LA PELLE, non so come altro descrivere la sensazione che da sempre provo con la loro sorellastra minore.

    La quale da un anno (per ottime ragioni) rifiuta di vedere il padre, per cui l’unica figura genitoriale di riferimento sono io, e stamane, all’ennesima infuriata in cui io sono quasi piegata in due da stanchezza e disillusione e preoccupazione e incredulità, lei se ne sta lì in piedi altera come se non avesse davanti una madre che sta facendo di tutto per supportarla, anche mettendo in stand-by la sua vita quasi in toto (mi rendo conto ora scrivendo…), ma una nemica da guardare dall’alto in basso. Per cui le dico guardandola negli occhi impenetrabili “così non può andare avanti” e lei fa spallucce dicendo “Bene, me ne vado a vivere dallo zio”. E io mi sento esattamente come il giorno in cui per la prima volta e non sapendo nulla di DNP, affrontai suo padre esigendo la verità su noi e su lui e su tutto, e finii al manicomio per una settimana, tanto era impenetrabile il muro di gomma contro cui mi scontravo e di cui non mi capacitavo.

    Ora mi chiedo vi chiedo con la massima disperazione addosso: se devo ascoltare l’istinto, se è vero che non c’è nulla da fare con questa patologia, io sono destinata a rimanere sotto scacco di mia figlia? Con i fantasmi di suo padre dietro? Provvedendo a tutto e per tutto da sola come sto facendo, necessità pratiche, emotive, didattiche, sociali, tutto per avere in cambio nervi sempre a pezzi e la sensazione che si approfitti di me visto che l’unica cosa che le chiedo è di lavare un piatto o fare un compito in autonomia mentre lei fa quello che le pare, senza regole da rispettare, e spesso senza pietà verso sua madre?
    Dico spesso perché a volte invece, quando vede che io per due giorni di seguito rimango fredda e distante dopo un’arrabbiatura, allora fa una mossa, mi scrive un biglietto di scuse coi cuoricini, mi da un segno che vuole riprendere a essere affettivamente presente. Salvo poi ricominciare sempre da capo. Per cui fino ad ora mi sono sempre detta “vedi, in fondo ci tiene al nostro rapporto, sarà oppositiva data l’età e la situazione famigliare complessa, ma poi in fondo le dispiace e desidera tornare ad accoccolarci insieme sul divano davanti a un film”.
    Mentre oggi per la prima volta mi rendo conto che non è proprio questo che fanno i n.p., ti aprono il cuore per poi spalancarlo e trafiggerlo per poi suturarlo e tornare a riaprirlo e ri-trafiggerlo?

    Cosa faccio adesso? Chi mai mi capirebbe fuori da qui, se già nessuno ci crede quando parliamo di uomini e donne fatti e finiti come manipolatori perversi e sadici. Figuriamoci di una ragazzina. Ma io so cosa sto provando, io lo so dannazione. Ché un conto è scoprire e agire di conseguenza con un compagno (fatto), un conto persino con un genitore (fatto); tutt’altro conto una figlia ragazzina (che fare?).

    Spero di sbagliarmi, ma quanti di noi e quante volte io stessa ho sperato di sbagliarmi con l’n.p. della nostra vita e invece… So che c’è un gran dibattito negli USA circa l’opportunità o meno di attribuire etichette diagnostiche di un certo peso (disturbi della personalità di cluster B quale il DPN) a minori: da una parte si dice che è giusto e lecito e costruttivo diagnosticare presto, dall’altra che sia invece ingiusto e contro-producente perché una volta etichettato in un certo modo, un ragazzo ha più probabilità di “diventare la sua diagnosi” anche qualora essa fosse sbagliata. Forse, come sempre, la verità sta nel mezzo.

    Io credo di dover fare a questo punto una prova, ditemi se sbaglio vi prego: mantenermi distaccata e fredda e indifferente con mia figlia, in pratica andare in no-contact emotivo con lei, punirla severamente (niente più telefono e amichette), senza calare le braghe al primo bacino o messaggino dolce. Pensare PRIMA a me e alle mie cose, e POI a lei; e vedere cosa succede, cosa fa, come reagisce.
    Non so più che fare o pensare.
    Ogni aiuto o suggerimento o sensazione o pensiero ad alta voce per iscritto mi sarà di conforto, perché fuori da qui lo sapete c’è un muro, ma se si tratta di un figlio minorenne, temo proprio una prigione.

    Grazie. Aiuto. Grazie.

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    1. Cara Lucia, temo che tu ti sciolga molto facilmente quando lei ti lascia i messaggini o fa qualcosa di buono, come hai descritto benissimo. Ti parlo da mamma. Cosa farei io? Anche in vista del quadro che oramai sappiamo… Tua figlia in nessun momento dice di voler andare a vivere con il padre, ma con lo zio. Ovvero, identifica nello zio una persona che potrebbe facilmente dominare, al contrario di te. Il padre, fortunatamente, l’ha lasciato perdere, tuttavia non scordiamoci che è benestante e che lei potrebbe coltivare l’intima illusione che comunque vada avrà un futuro garantito. Cosa non vera, per questo servono gli studi. Lei, però, non lo sa. Quindi, nella sua testa se lei andasse a vivere con lo zio o con qualunque altra persona diversa da te la sua vita sarebbe molto più facile. Anziché subire i suoi ricatti, prova a dirle con molta calma se è proprio questo ciò che vuole: andare a vivere con lo zio e smettere di andare a scuola. Fallo lucidamente, consapevole che la risposta potrebbe essere “sì” oppure il lancio di oggetti con l’accusa di volerti “liberare di lei”. L’anno scolastico sta finendo, quindi, il momento di fare un bilancio è proprio ora. Non so com’è andato l’anno scolastico per lei, ma immagino che i risultati che ha ottenuto sono nati dal TUO sfinimento per farla comprendere l’importanza degli studi. Non so se NESSUNA DISCIPLINA la interessa o se c’è qualcosa che a lei piace fare. Bene, credo che dovresti prenderti un anno sabbatico per quanto riguarda il controllo scolastico. Credo che una bella bocciatura in questi casi SERVA. Credo che pensare di poter piegare lo zio per poi essere platealmente smentita possa essere la ciliegina sulla torta. Se viene bocciata dovrà adattarsi a una nuova classe, fare nuove amicizie, rivedere tutti i contenuti… mentre vedrà tutti i suoi compagni andare avanti. Per esperienza personale ti dico che quasi tutte le mamme con cui ho parlato e che hanno speso buona parte delle loro energie e anni di vita cercando di “far studiare” i loro figli hanno ottenuto risultati migliori andando in direzione ostinata e contraria. Provaci, visto che lei ora ha imparato un modo di piegarti per sfinimento. Le crisi adolescenziali non vanno risolte senza la volontà di rendere loro responsabili per loro azioni. Tu non stai abbandonando affettivamente tua figlia (basta guardare gli ottimi risultati ottenuti con gli altri) ma la stai RESPONSABILIZZANDO. Abbraccio forte!

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      1. Tenerissima Bea grazie per le tue righe. Le lacrime iniziano finalmente a scorrere dopo una mattina passata in stato catatonico. Grazie infinite.

        Claudia com sempre intuisci bene: l’anno scolastico che va concludendosi è andato discretamente bene grazie al MIO sfinimento. Nessuna disciplina le interessa più di altre, è tutto uno scansare il tutto ove possibile, basta non doversi sforzare troppo. Solo a scrivere è brava, scrive bene naturalmente, ma la cosa non mi sembra apporti alcun vantaggio rilevante. Per il resto suona la batteria a scuola, ma anche in quello, non mi sembra trovi gran entusiasmo né impegno, pur essendo bravina. Fa ginnastica artistica, e quello le piace e ci tiene, ma non è certo qualcosa su cui fondare una stima di sé: è a puro livello amatoriale.
        Dunque sì, le dirò che se vuole andare a vivere altrove (ma non c’è nessuno che la accoglierebbe, nessuno, e tantomeno lo zio) ci provi pure, e che se non vuole andare a scuola si accomodi pure. Hai ragione: basta sopportare! Mi prendo l’anno sabbatico come dici, e vedrà le conseguenze. Quest’anno, visto che iniziava la prima media, avevo pensato di offrirle il mio aiuto e supporto affinché non dovesse affrontare anche un fallimento scolastico, e di conseguenza sociale. Ma vista l’ingratitudine e nessun passo avanti verso una sua assunzione di responsabilità, fallire e rischiare la bocciatura saranno il male minore.
        Sempre grazie.

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      2. Cara Lucia, avanti tutta! E’ il consiglio che viene dato dai terapeuti stessi quando vedono che esiste una condizione di sopraffazione di una persona adulta alla volontà dei figli adolescenziali. E’ la strada più sana da prendere. Se non insegniamo noi a loro le conseguenze delle loro azioni, chi potrebbe mai insegnarli dopo??? Più passa il tempo peggio è. Un abbraccio e cerca di stare tranquilla. Se lo zio non ci pensa nemmeno, a maggior ragione si tratta di un ricatto. Dimostrale che tu, ai ricatti, non sei disposta a cedere e che quindi tocca a lei assumersi la totale responsabilità di ciò che fa e dice dentro casa. Devono capire che fuori non troveranno nessuno disposto a passare la mano sulla loro testolina quando faranno i dispettosi, i debosciati e i maleducati. Mi raccomando Lucia, FERMEZZA ASSOLUTA. Non si tratta di togliere il telefonino o vietare delle uscite ma di farla comprendere che stai riprendendo il controllo della TUA VITA e che NESSUNO DEI SUOI RICATTI O CAPRICCI TI FANNO PIU’ EFFETTO. L’atteggiamento è: non vuoi fare i compiti? Spiegalo tu agli insegnanti come mai, perché la responsabilità è tua e non mi riguarda. Non vuoi ripassare niente? Prenditi un bellissimo e tondo ZERO. Vuoi fare la figura della somara? Be’, anche i somari sono belli animali e formano un bel gruppo, quindi, forse tra i somarelli ti ritroverai meglio. Il fatto che lei abbia degli interessi è una fonte di sollievo enorme. Potrebbe non essere la migliore in ciò che fa, ma suona, fa ginnastica, scrive, ecc. Credimi, Lucia, la cosa più triste è quando non hanno alcun tipo di interesse sul quale puntare. Lì c’è da temere. Coraggio!

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  5. Cara Lucia,
    ogni volta che ti leggo non posso fare a meno di pensare a che donna incredibile sei, che immensa forza devi avere.
    Io non ho le competenze per poterti consigliare al meglio, posso solo dirti che da madre posso immaginare il tuo tormento.
    Spero davvero che esista un modo per salvare tua figlia, e anche te stessa. Hai già sofferto abbastanza ..
    Un abbraccio

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    1. Capito, fermezza assoluta nei modi e nei sensi che indichi. E incoraggiare le cose buone cui si dedica e cui si spera, sempre più si dedicherà. Ad es. mi ha chiesto di riprendere anche il nuoto in cui è molto brava, e lo farò certamente.

      Mi rimane una domanda Claudia: e se vedendosi per la prima volta dire dei bei NO finalmente, reagisce minacciando o addirittura mettendo in pratica azioni rischiose, tipo uscire di casa per andarsene a zonzo per i fatti suoi, o di scappare di casa e similia, come la contengo?

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      1. Cara Lucia, ecco perché serve rinforzare ciò che piace fare a lei, proprio per evitare che faccia ciò che dici. Lei deve sentire che dalla tua parte c’è la riconoscenza per ciò che fa ma allo stesso tempo la fermezza di dire di no ai suoi eccessi. Cara, LEI SA DI SBAGLIARE, per questo poi cerca di “sedurti” quando capisce di aver esagerato. Il punto è dire di no senza farsi sedurre dopo. Quindi, magari dopo un bel “no” sarai TU a dirle che è ammirevole il modo come nuota, suona o scrive ma il tuo “no” rimane sempre. Ovvero, dovrai evitare che il tentativo di “riaggancio” parta da lei, bloccare il meccanismo. Guarda, il nuoto è un’eccellente valvola di sfogo per l’aggressività, molto di più della ginnastica artistica. Se le piace così tanto potresti sostenerla con un entusiasmo talmente genuino da diventare la sua mental coach del nuoto, pur sempre mantenendo la tua radicale posizione per quanto riguarda la responsabilità con gli studi: nessuna interferenza. Se riuscirai a farla concentrarsi sul nuoto e magari mollare le altre attività in eccesso (tranne la batteria, perché anche lì abbiamo uno sfogo), magari lei per conto suo si interessa di più agli studi. Stavolta rinvigorita dalle soddisfazioni che il nuoto potrebbe darle.

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  6. Ho una sorella che possiede tutti 8o i passaggi di cattiveria e psicosi più sopra descritti e a 60 anni io e 66 anni lei, dopo averla quasi ignorata per tanti anni solo con la morte dei ns. Genitori e del marito le ho permesso di riavvicinarsi, ma dopo quattro anni ho richiuso i rapporti perché mi ha usata come un muro per lanciare le sue palle e le sue menzogne e uccide tutti, i suoi stessi nipoti i quali ancora piccoli subiscono e i suoi stessi figli vengono manipolati con i suoi piagnistei. Ho chiuso con un catenaccio enorme sbarrando il portone della parentela, gli ultimi anni li voglio vivere a modo mio.

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  7. Lucia hai descritto uno stato oltre l’inferno!

    Posso dirti solo che al mio narcisista unico genitore di due ragazzi, quando ha esagerato è stato applicato una specie di no contact pubblico.
    I ragazzi sono andati via e hanno vissuto per un po da familiari e fidanzate creando una terribile situazione pubblica per l’ego del nostro soggetto che da allora (i ragazzi sono poi rientrati) tiene molto più in considerazione le reazioni dei figli pur continuando a spadroneggiare e a comportarsi da quel patologico essere che intimamente è.
    Un caro abbraccio di incoraggiamento.

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    1. Cara Dance, ci sto da tempo all’inferno come ben dici. Solo che ora l’inferno non è più determinato da lui ma da nostra figlia che tento di responsabilizzare ma in un modo o nell altro trova sempre una sponda presso cui frignare falsamente. Quando mi pongo ferma, lei chiama in lacrime i nonni, manco la stessi scotennando. Quindi la via di fuga c è sempre. Quindi i miei tentativi risultano sempre vani. E lei continua a trattarmi a pesci in faccia, a simulare panico e vomito per controllarmi. E la mia terapeuta dice “lei è lei, non suo padre, quindi non proiettare su di lei lo schifo per il padre”. Tutto buono e giusto, non fosse che nemmeno la mia analista sa cosa vuol dire avere a che fare con una figlia dodicenne così. Ma quanta forza di spirito e corpo credono tutti che io abbia per continuare così? Io guarda sono a un passo dal fregarmene, non ce la faccio più. Mi pare ormai cristallizzata così la sua personalità, e non ho intenzione di passare altri sei anni da morta che cammina, ammazzata e ammazzata ogni giorno che mi casca addosso. Nessuno, nessuno tranne voi potrà mai capire. L’indicibile e’ qui, ma nessuno intorno a me per quanto faccia o dica, risponde.
      Non sono una martire. O forse lo sono per nascita e statuto. Ma arriva per tutti il punto di rottura, e io ci sto arrivando.
      Ieri sera le dico: esco al bar all angolo a bere una cosa con un amico, chiamami se hai bisogno e in tre secondi sono da te. Dopo un’ora esatta mi manda messaggi disperati che sta male e dove sono e perché non torno. Io torno in tre secondi e la trovo inginocchiata davanti al cesso pronta – dice lei – a vomitare per improvvisa nausea. Ovviamente niente vomito e a nanna come niente fosse. Tanto il risultato L ha raggiunto ovvero farmi tornare e farmi incazzare. Non ha neanche 12 anni e sembra una sedicenne in piena ribellione adolescenziale, che sarebbe fisiologica ma questo no che non lo è, fisiologico. Il mio istinto me lo dice, e la mia impotenza mi dispera.

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