Non cercate di “vincere” e vincerete: la mentalità di chi abbandona i pensieri intrusivi nel contatto zero

Fonte: https://www.psychopathfree.com/articles/how-to-win-against-a-sociopath.378/
Trad. C. Lemes Dias

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Ricevo sempre questa domanda e la mia risposta è sempre la stessa: NON CERCATE DI “VINCERE”.

Non appena ci impegniamo in questa mentalità di vittoria/sconfitta, abbandoniamo i nostri cuori e dimentichiamo ciò che è veramente importante: la vulnerabilità (intesa come emotività, delicatezza, sensibilità) e l’amore.

Sì, mantenete assolutamente il contatto zero, ma fatte dal punto di vista del vostro amor proprio, non perché dovete “vincere”. Finché manteniamo questa falsa illusione di controllo, siamo ancora connessi alla persona nella nostra psiche.

Molte volte i sociopatici non tornano più a entrare in contatto con noi, ma siamo noi che ci sediamo lì, augurandoci che la persona entri in contatto. Nella nostra mente solo così potremmo ignorarli (o rispondere con qualche battuta che dimostri il nostro profondo disinteresse per loro). Un tratto distintivo del Disturbo Post-Traumatico da Stress è fantasticare sull’acquisizione di potere su una situazione in cui ci siamo ritrovati totalmente impotenti.

Il recupero non dovrebbe riguardare la dimostrazione plateale che la persona non ci interessa.

Presumibilmente siete stati profondamente feriti perché la relazione importava molto per voi.

Tuttavia, soltanto perché i sociopatici vi respingono, vi fanno provare vergogna e vi mettono in ridicolo, non significa che dovete fingere che la cosa non vi riguarda più di tanto. Solo perché ottengono una scarica temporanea di energia guardandovi soffrire non significa che dovete vedere la vostra sofferenza come “vittoria” per loro. A chi importa se è una vittoria per loro? Per voi, invece, si tratta di qualcosa di molto reale. L’unica cosa che conta è ripristinare la vostra capacità di amare, di attaccarvi a qualcuno e di non perdere la vostra vulnerabilità. Tutto ciò, però, non avviene mentre stiamo cercando di “vincere”.

Certo che è strano: veniamo costantemente insultati dai sociopatici perché secondo loro mettiamo “tanto tempo per dimenticare e superare”, mentre sono proprio loro a sprecare l’intera esistenza in balia di un disturbo che non riescono a “superare”. Non dico questo per essere scortese, anzi, mi piacerebbe molto che qualsiasi individuo disturbato cercasse una terapia. Il punto è: molti non lo fanno, limitandosi invece a sedersi su di un trono per giudicare chiunque si senta “vittima”. E le giudicano dall’alto della loro montagna costituita da ferite psicologiche irrisolte.

Quindi, spostate la vostra attenzione dall’esterno verso l’interno e chiedetevi cosa veramente c’è dentro. Quando qualcuno vi tradisce, vi sostituisce o vi scarica le normali emozioni sono l’inadeguatezza, l’inutilità e il rifiuto. È normale sentire queste cose. Smettere di nutrire questi sentimenti è l’unico modo per ritrovare la strada di casa.

Non c’è assolutamente nulla di sbagliato nel pensare: “Ho amato questa persona con tutto il cuore, e mi fa male in questo momento”. Se lo vedono come una vittoria, a chi importa? Almeno siete stati onesti con voi stessi. Non avete bisogno di rabbia o risentimento per decidere di tagliare i ponti con qualcuno. L’amor proprio e la vulnerabilità sono motivazioni molto più efficaci, perché quando recuperate quel posto morbido nel vostro cuore, mai più lo metterete in pericolo.

Quando ci sediamo contando i giorni di contatto zero come un trofeo d’onore e fantasticando su quanto siano turbati per questo, stiamo sprecando la nostra vita. Vincere può essere ciò che vuole il vostro Ego, ma la vulnerabilità è ciò che desidera il vostro cuore.

Se state seguendo la rotta dell’Ego, siate gentili con voi stessi. Questa è la reazione umana predefinita, attesa dopo un intenso rifiuto o la gelosia. Inoltre, la maggior parte del tempo non riuscirete nemmeno a provare i vostri veri sentimenti perché intorpiditi dal Disturbo Post-Traumatico da Stress. Perché giudicarvi per questo? Preferisco vederlo come un atto di amore/protezione dal corpo. Passare alla modalità cuore può avvenire solo quando sarete incondizionatamente gentili e avete perdonato voi stessi con tutta l’anima.

Ripensate ai momenti più felici in cui sorridevate, ridevate, camminavate mano nella mano pianificando un futuro insieme a qualcuno e condividendo senza timore il vostro Sé più autentico, perché vi fidavate. Voi siete fatti così. Eppure qualcuno ha respinto con forza quella parte di voi, giusto? Quindi, potete scegliere di trascorrere il vostro tempo sognando di poter respingere la persona che vi ha respinto oppure immergervi nel recupero del vostro Sé vulnerabile e rifiutato.

La scelta è vostra.

 

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31 pensieri su “Non cercate di “vincere” e vincerete: la mentalità di chi abbandona i pensieri intrusivi nel contatto zero

  1. Questo è uno degli articoli più saggi, anche se la praticabilità del consiglio non credo che sia immediata. Forzarsi, in qualunque senso, è sempre una piccola violenza. E di violenza nelle nostre storie ce n’è già tanta!

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    1. Infatti, caro. Ogni volta che traduco un articolo sul potenziamento mi rendo conto che potrebbe sembrare un invito ad affrettare i tempi. In realtà, come avrai capito, il blog è un grande contenitore di auto aiuto e quindi quando trovo qualcosa che potrebbe essere utile anche a chi è molto più in là nel processo di guarigione lo carico appena posso! Buona giornata.

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      1. A me la consapevolezza – seppure tardiva – di non aver avuto solo una storia difficile che non ha saputo trasformarsi da un grande innamoramento a un amore maturo, quanto una vicenda fatta di abusi deliberati, torti imperdonabili, crudeltà volontarie e mirate, be’, porta a stringere i pugni e ad andare avanti con il no contact, proprio io che sono sempre stato quello che ingoia anche l’orgoglio, oppure lo impugna, e prende il telefono per dire: “Non posso accettare che finisca così o che si guasti quello che abbiamo, perciò troviamo un incontro, capiamoci, salviamoci.” Questa rabbia è salvifica, ma anche dolorosa. Ma tutto lo è, perché non sono più io, come intero e in rapporto con un’altra persona, ma una parte di me che ho salvato e non è più integra in rapporto con l’assenza di quella che non era una persona, quanto un apparato di conquista e tortura portato da un disturbo di personalità vivente. E che dire della tenerezza? Quella è la cosa che mi fa peggio: pensandoci comunque, anche perché sto e stiamo affrontando l’argomento ogni giorno (e continuo a ringraziarvi tutti), mi viene in mente la volta che litigava con la sorella per le “sue piantine” che non andavano annaffiate… ecco, in quel diminutivo sento come una sorta di dolcezza, in realtà inesistente, e mi viene quasi di nuovo da giustificare tutta la sua continua aggressività e la sua arroganza come frutto di stress e problemi pregressi e tutte quelle cose… Eppure devo ricordarmi che io di tenerezza, o anche solo di pietà, non ne ho ricevuta. Anzi, più ero bisognoso e più venivo maltrattato. Ma siamo due paste diverse… e se loro non hanno neanche un vero odio, quanto una rabbia momentanea (non riconoscendo dignità al “nemico”), io devo essere in grado almeno di odiare correttamente. È una cosa brutta? Probabilmente sì. Probabilmente dovrà essere elaborata. Ma ora mi serve. E non è il caso di fare sconti. Poi ci si augura che il silenzio non sia ripicca, ma solo un non aver altro da aggiungere. E che la vita mandi a tutti, presto, qualcuno con cui parlare di cose belle e progetti, senza per questo perdonare o dimenticare, ma uscendo dall’ossessione.

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  2. Cara Claudileia,
    torno sul tuo blog ogni volta che ho bisogno di consolidare il senso del “NO” al mio np e, ogni volta, il senso lo ritrovo. Articolo illuminante, grazie.
    Ogni conferma del no contact mi ha portato un passo più lontano da lui, ma i miei passi non hanno avuto tutti lo stesso sapore.
    Se all’inizio è stata una distanza necessaria, che mi sono imposta – certo una forzatura rispetto a ciò che avrei voluto – ora è un gesto di riguardo per me.
    Il “NO” è diventato naturale, si è trasformato in un “no, grazie”.
    È passata anche la voglia di vendicarmi, rimane però la consapevolezza che devo fare attenzione a non avvelenare la mia vita. Su questo mantengo la massima vigilanza, perché so che basta poco per riattivare un corto circuito.
    Mi aiuta pensare agli effetti di una dipendenza: ti disintossichi ma non guarisci mai, per cui è necessario evitare qualsiasi contatto con la fonte della dipendenza. Nel mio caso “come” mi faceva sentire lui.
    Evito la fonte tossica e mi prendo cura di me, cerco di nutrire la mia vita di interessi e relazioni.
    Così, senza accorgermene, mi ritrovo a dimenticarmi di lui. Mi sento libera dal pensiero di lui e riconciliata con me stessa…. quasi quasi comincio a perdonarmi di essermi concessa quest’errore.
    Il cammino non finisce mai, ma il passo diventa più leggero!

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  3. Perdonare e perdonarsi, due scelte che sono difficili, due decisioni che per essere vere devono essere dettate dal cuore . Ti perdono perchè sei “malato”mi perdono perchè ti ho amato. Punto.

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  4. È difficile dimenticare, e neanche lo voglio.Devo capire prima il perché di molte cose.Ma il vero problema è che lui si è rifatto vivo.All’inizio mi crogiolavo con foto,messaggi vocali di lui,mi facevano sentire meno sola.Poi un giorno,ho pensato “vuoi davvero buttare ancora tempo,sprecarlo per un inafettivo, manipolatore? “Ho cancellato tutto,un anno di nulla finito nel giusto posto che meritava. Ma se lui riesce ancora a trovarmi,se si fà sentire per mettere in moto ancora la sua macchina di distruzione, come mi difendo? Io non gli ho risposto, e spero di non farlo mai.Mi sento stupida solo per aver creduto di volerlo. Un abbraccio a tutti.

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    1. Come difendersi, cara Rebecca? Intanto sii consapevole che TUTTI i tentativi di contatto di un soggetto narcisista patologico sono indirizzati a più persone contemporaneamente. Se con te va a buon fine o fallisce per loro è lo stesso: hanno bisogno di tanta energia e quindi di più persone da depredare per essere in equilibrio. Se ti cerca non vuol dire che avverte la tua mancanza, ma è al corto di ENERGIA. Ciò che manca è il suo nutrimento narcisistico e quindi lo va a cercare DOVUNQUE per estrarlo da CHIUNQUE. Quindi, basta pensare che tu appartiene alla categoria dei “sedativi” che lui usa per lenire il suo bisogno di drogarsi con qualunque energia tu o un’altra possa fornire: il pianto, la rabbia, l’umiliazione, il “ti ricordi quando noi…”, un po’ di sesso, il famigerato caffettino che non nuoce a nessuno. Insomma, tutto questo è RIFORNIMENTO. Non rispondere significa dire: QUESTO BENZINAIO E’ CHIUSO, VAI DA UN’ALTRO. Non dare benzina a chi la usa per incendiare le foreste, semmai usala per mettere in moto la tua macchina e partire verso una meta stupenda!

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  5. Innanzitutto ti ringrazio per la risposta.Vedi,so che ero una carta del suo mazzo,e lo accetto.Ma quello che mi stranizza è che non mi manca lui,ma quello che provavo per lui.Perché ho fatto cose che non pensavo,e mi piacevano,mi piaceva tutta l’energia che mettevo. E adesso mi sento scarica, musona, annoiata. So che non me la donava lui,l’energia, la possiedo ancora. Ma non ho voglia di tirarla fuori.Con il tempo lo farò,ma mi sento come se lo avessi usato io.Come se avessi bisogno di qualcuno per essere viva.Ma forse ci “accendiamo “di fronte ad un fuoco,che invece di unirsi a noi ci consuma.

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    1. Cara Rebecca,
      è così. Anche io avevo molta più energia, dormivo 6 ore a notte ed ero sempre a mille, come se fossi stata sotto l’effetto di sostanze psicotrope…e così è stato!
      Se leggi tra i vari articoli di questo blog, potrai trovare quello in cui si spiega come queste persone creino dipendenza a livello chimico nella nostra testa, proprio come la droga.
      Pensa che, dopo aver chiuso io, sono stata una settimana a letto, con febbre, vomito, diarrea, dolori osteoarticolari…sembravo una tossicodipendente che aveva iniziato la disintossicazione…
      L’energia la ritroveremo e sarà per noi…

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    2. Cara Rebecca, quello che provavi per lui era altamente indotto dalla fase di love bombing. Diventiamo dipendenti dalle loro lusinghe e quindi quando ci svalutano vogliamo tornare “agli inizi”. Quindi, ti manca la sensazione di euforia che provavi quando eri con lui nella fase buona. Infatti, quando tutto finisce (anche se nella realtà non parte nemmeno!) è naturale sentirsi così, ovvero, come se tu lo avessi usato per sentirti bene con te stessa. Questa sensazione, però, è soltanto una minima parte della realtà del tuo vissuto, anche perché la maggior parte delle volte stavi proprio male accanto a lui: ti sentivi svalutata, triangolata, tradita, immersa in un atmosfera di ambivalenza e di ambiguità che falsavano costantemente la tua realtà, impedendoti di identificare e di godere delle tue personali gioie e conquiste. Non era certamente questo tipo di sensazione che ti faceva “sentire viva”, ma quella degli inizi. Sì, ci accendiamo di fronte ad un fuoco di paglia, sempre quello degli inizi… ma poi tocca a noi comprendere la sua artificialità per smettere di auspicarlo nella nostra vita ancora e ancora.

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    3. È proprio ciò che vivo io. Ho bisogno che mi cerchi perché mi fa sentire viva. So che è sbagliato so che è dannoso e che posso andare avanti solo con il no contact ma è difficile accettare l’idea si non potergli vomitare addosso tutta la rabbia che ho dentro.

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      1. Cara Liberadaora, liberare la propria rabbia sicuramente serve, ma con loro è comunque controproducente; dà loro ulteriore nutrimento e rischia di farti passare dalla parte di quella che aggredisce. A me è successo così: mi sono arrivate addosso umiliazione, rabbia incontrollata (la sua), svalutazione, demolizione personale, aggressioni non solo psicologiche; poi quando ho reagito vomitandole addosso (il termine è perfetto) tutta la mia rabbia, sono passato per quello aggressivo che, in quanto tale, si deve prendere almeno il 50% di responsabilità della distruzione di un matrimonio, e così ha tentato di farmi passare anche in terapia di coppia (ora terminata per manifesta impossibilità di cavare un ragno dal buco). Capito come girano la frittata?
        Quindi uno sfogo ci sta se ti dovesse capitare l’occasione, ma cerca di mantenerti entro i limiti dello scontro verbale e soprattutto cerca di sfogare in futuro la tua rabbia in altro modo; urla, corri, scalcia, impreca, fai qualsiasi cosa ti venga in mente (tranne farti male o fare qualcosa di pericoloso per te o per altri; a me capita spesso, muovendomi molto per lavoro, di sfogarmi quando sono solo in macchina, ma mi rendo conto che a volte è piuttosto pericoloso).
        Non vale la pena regalargli nemmeno la nostra rabbia. Che poi sta rabbia prima o poi passa!
        Ciao

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      2. Grazie….ma vedi il nostro è sempre stato solo scontro verbale e nulla di più. La prima volta che siamo stati insieme io avevo 17 anni ed ora ne ho 42. Non abbiamo mai condiviso nulla nella nostra vita. Lui sta con una donna più grande di lui di 18 anni ed ha da 10 anni un’amante. Io ho compagno e figli. Ciò che lui ha sempre solo voluto da me era ed è la certezza che io ci sia. Che la mia mente ci sia per lui. Questo rende tutto ancora più difficile. Quando parlo di bisogno dj sentirlo è perché a volte mi chiedo se non sia io ad avere problemi perché in fondo anche io l’ho cercato. La differenza sta nel fatto che io non sono mai sparita ed ho sempre ammesso i miei sentimenti nei suoi confronti. Allora mi chiedo chi tra di noi è stato più sincero, visto che lui non mi ha mai detto di amarmi se non quando avevo 23 anni? Questi sono i dubbi che mi tormentano….

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      3. Cara, scusa la franchezza che sto per usare. Lui ha una compagna e in più un’amante (almeno una sola conosciuta); tu hai compagno e figli. Non hai mai condiviso niente con lui, ma non puoi fare a meno di cercarlo.
        Credo che inquadrare che tipo sia lui non sia difficile. Ma tu devi un po’ di rispetto a te stessa, al tuo compagno e soprattutto ai tuoi figli.
        Quindi credo che la situazione la debba risolvere tu! Se posso darti un consiglio, trova una scusa, dì al tuo compagno che stai attraversando un periodo in cui non ti senti bene, sei un po’ in depressione, e vai in terapia. Lavora su quella che a prima vista è dipendenza affettiva, cerca di capire se dipende solo da questa persona o se invece è una cosa che appartiene al tuo modo di essere, e vienine fuori al più presto. Ne avranno tutti da guadagnare, eccetto lui chiaramente, ma di questo non ci preoccupiamo di certo.
        Chiederti chi tra voi due è stato più sincero onestamente non ha senso. Non siete in nessun rapporto, il suo è solo un gioco di potere e controllo. Chiediti cosa vorresti: che lui ti amasse e stesse con te? Tu saresti disposta a mollare la tua famiglia per uno che tradisce chiunque e che ha giocato con te per 25 anni? Il gioco vale la candela?
        Tira fuori un po’ di sano orgoglio e smettila di tormentarti per il nulla!

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      4. Grazie per la franchezza, sono consapevole dell’ assurdità di tutta la situazione e con altrettanta franchezza ti dico che se penso al rispetto che mi devo, la prima cosa che veramente vorrei sarebbe quella di fargli sapere che adesso potrei anche ignorarlo.
        È questo l’errore lo so. In questo momento ciò che mi fa stare peggio è il non potergli dimostrare che non voglio più un contatto con lui.

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      5. Sono fantasie infantili cara Liberadora: vuoi dimostrare che sei forte e basta. Ma chi è lui per giudicare se sei forte, bella, brava o brutta? Vivi la tua vita e lascialo sfamarsi con chi crede, tanto la sua “fame” è eterna e nulla gli basterà. Lascia che il NULLA vada incontro al vuoto che meglio lo rappresenta. Offri la tua energia a persone che sanno farla fruttare e che ti diano la soddisfazione di un abbraccio sincero.

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      6. Ciao, stai lontana da lui, la mia storia è quasi simile alla tua,
        Io innamorata , lui di me no, mi ha solo usata allora ed adesso.
        Io piena di rabbia, lui felice e tranquillo…..lui cattivo, manipolatore e tanto altro, io dipendente da lui da trascurare la mia famiglia.
        Ne sono uscita scorso anno tra alti e bassi . Gliene ho vomitato di insulti offese ma gli scivola tutto addosso.Si sentono solo importanti….ma non lo sono… stanne lontana…pensa a te e la tua famiglia sempre!!!

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      7. Grazie Ilaria, saprai bene quanto è dura. Non ho mai messo in dubbio la scelta tra lui e la mia famiglia anche perché lui non mi ha mai spinta fino a tanto. Ma mi rendo conto che a volte sono “assente” e la cosa che mi fa più schifo è che mi sento viva e sto meglio con la mia famiglia quando lui mi cerca. Comunque ringrazio tutti voi perché mi state veramente “illuminando” su tante dinamiche che prima non comprendevo.

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  6. Grazie delle risposte. Avete ragione sapete? Ma lui non mi faceva pensare ai miei problemi, e mi dava modo di fare, fare sempre di più. Questo è il problema, capire se diamo perché amiamo donarci, o solo per sentirci importanti. Credo di avere anche io la mia parte di colpa, e lo preferisco. Altrimenti sarebbe come ammettere di non aver sviluppato un carattere ,di essere una sciocca che smania per accontentare qualcuno.A volte (spero mi perdonerete per questo)penso che se mi fossi comportata “meglio”anche lui si sarebbe innamorato di me 😅. Delirante vero? O almeno una volta mi avrebbe abbracciata. Ma una “cagna”,così mi chiamava, non merita abbracci. Non voglio riempire le mie braccia prima di capire,e non voglio “usare”qualcuno solo perché mi sento vuota. Nel buddismo il vuoto contiene tutto.Spero sia così. Un bacio a tutti.

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    1. Rebecca, anche io cado nella trappola “se mi fossi comportata meglio. Se non mi fossi arrabbiata. Se avessi chiuso un occhio”. MA gli unici che si comportano male sono loro. se penso alle volte in cui mi sono arrabbiata e ai motivi, ora capisco che era una mia difesa, una difesa della mia persona ed identità. E lui girava la frittata come se niente fosse. Come se fosse stata solo colpa mia. Mi diceva “Ti avevo avvisato! Sto passando un brutto periodo e tu sei la mazzata finale”. Ed io mi sentivo ancora più in colpa.

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  7. Gentile Claudia, la seguo da un anno e mezzo circa, e questo post mi ha proprio colpito. Perché obiettivamente é ció che faccio io: dopo 16 mesi di no contact, mi capita spesso di fantasticare su un contatto, uno qualunque, domande e risposte, non credevo fosse sbagliato, o meglio, non credevo fosse un ostacolo alla guarigione. “Recuperare la parte respinta e vulnerabile di sé”: ci proverò.

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  8. Tre giorni di no contact e 7 mesi della mia vita che ora mi sembrano buttati. Aspetto un suo segnale che non voglio. La cosa che mi fa più rabbia è che mi ha beccato in un periodo felice della mia vita e adesso non trovo più quelle piccole cose che 7 mesi fa mi facevano gioire nonostante tutto. Ho cambiato me stessa per tenerlo legato a me, tradimenti inesistenti che lo facevano tornare, e poi sesso droga e soldi. Vorrei la me stessa di qualche mese fa, mi sento svuotata, e con la paura che nessuno mi vorrà mai!! Non sono stata vicina a mio padre che sta male per stare con lui, e questo mi fa sentire schifosamente peggio. È difficilissimo parlarne, le persone non capiscono. Ho ricominciato con alcol e droghe, per tenerlo vicino, per sopportare una relazione che sin da subito percepivo sbagliata ma che mi faceva sentire favolosa e adesso x affrontare questo vuoto. L´idea che avevo di me stessa si è sbriciolata, indipendente, forte nonostante tutto, aperta.
    E poi continuo a giustificarlo: ha tratti sociopatici non lo è del tutto, che famiglia di m… che ha avuto. E so che mi pensa ossessivamente, perché non ha pensieri sani, ma solo perché ho trovato modi perversi x tenerlo legato. Mi racconto che con me c’erano tutte le condizioni x una storia diversa (quando dicevo che non credo alla fedeltà non gli stava bene, lui che ha sempre tradito la sua ex!!!). Non ho superato la fase del voglio vincere!!! Quanto durerà ancora???? Tengo duro ma vorrei crollare…
    Grazie del tuo blog è illuminante.
    Grazie dello sfogo!
    M.

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    1. Purtroppo ci si arriva col tempo. E ci saranno ricadute. Se il no contact è “vendetta” o “dimostrazione di forza”, allora è ancora relazione e, di fatto, si è ancora nella dinamica psicotica da cui si crede di star fuggendo. Non c’è nulla di strano, né di sbagliato. Ma è qualcosa che assomiglia alla cura, che cura non è. Occorre tempo e – più che un’assenza rispetto al proprio aguzzino (che, ricordiamolo, non sente affatto la mancanza di questa o quella vittima in particolare, ma solo del suo rifornimento, per il quale tornerà per riscuotere amore, odio o controllo) – serve una presenza rispetto a noi stessi. Non è facile, da soli. Non è facile, se si è stati innamorati. Non è facile, se si è ancora condizionati e dipendenti. E furiosi. Ma tutto questo, anche voler vincere, è la loro vittoria. Occorre davvero ignorarli senza accorgersene più. Come i bulletti ai tempi della scuola. E non per far loro rabbia, ma per non provare rabbia noi!

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    2. Cara Mile, non ti colpevolizzare. Ci siamo cascati tutti. Ci abbiamo creduto tutti e fatto per loro cose che non abbiamo mai fatto per altri, annullando noi stessi.
      Sono loro i mostri.
      Cara, ascolta, emergono, da quello che scrivi, ferite profonde in cui il tuo np è stato capace di intrufolarsi.
      Cerca di guarire le te ferite con l’aiuto di psicoterapia, da sola non ce la puoi fare.
      PEr il resto, per la relazione con il tuo np, c’è questo blog e ci siamo noi.
      Never give up.
      Passerà.

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  9. Non avendo contatti con lui glielo dimostri pienamente….non trovare nessuna scusa x contattarlo ,nemmeno se sarebbe x offenderlo …..NON NE VALE LA PENA, gli dai solo tanta importanza, anche a me faceva bene sentirlo mi dava una carica…..ma era solo una mia illusione, quando ho capito che persona marcia purtroppo era troppo tardi.

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  10. Credevo che un sito di auto aiuto non mi sarebbe servito. Invece ho cominciato a scrivere tutte le cose che riconosco nella mia relazione e che vedo perfettamente descritte tra i post e le testimonianze. E se il mio dialogo mentale con lui continua, scrivere mi sta servendo a dare un posto alle sensazioni contrastati vissute. Stamattina mi sono svegliata con la consapevolezza che è un basta definitivo. Ero euforica. Ho visto l’abbisso che ha dentro, e quanto dolore la sua ex e sua figlia di 10 anni possano stare sperimentando, rispetto a me che ci ho condiviso solo 7 mesi. Non volevo una relazione quando l’ho conosciuto ma ha messo in atto il lovebombing, mi sono sentita lusingata. È sparito 3 giorni per tornare in famiglia, proprio quando pensavo che tra noi si stesse creando una complicità. Glielo permesso 2 volte, con ritorni melodrammatici da commedia romantica. Poi ho cominciato a farlo ingelosire (inventando storie non vere) a fare la splendida e disinteressata, ed ad abusare siempre più di alcol e droga, x farlo correre come un cagnolino. Ci sono riuscita ma questa non sono io, che relazione è questa, sempre io perdo. In questo momento dopo pranzo ho nostalgia, ma è la nostalgia di un idea, di quelle emozioni forti scatenate dall essere stata messa su un piedistallo, del sesso da dio che ti fa sentire bella, dell’ amore, della voglia di condividere. Non è lui come persona che mi manca, provo ad essere razionale, sono sempre stata a disagio con i suoi comportamenti, col fatto che non ha amici, che non lavora e non lo cerca, è uno sgroccone e spendaccione, parla di progetti che non realizzerà mai e non si prende cura delle sue figlie, con la sua ignoranza e la spocchia (più che narcisista un sociopatico). Perché non ho realizzato prima mi chiedo, o non ho troncato 3 mesi fa quando avevo chiaro che se avessi resistito alle sue insistenze ne sarei uscita più forte.
    Non l ho bloccato ma ai come stai e ti penso non rispondo. Perché non mi interessi più, vorrei dirgli, e anche se te lo dico continui a insistere con l’ultima birra o gelato o col restiamo amici. So che questo è ancora relazione, che non c’è vincita che è uno stratagemma x sottolineare che IO ti ho mollato. Ma non è vero io lo avrei voluto se solo fosse stato una persona decente! Ma è vuoto…

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    1. Cara Mile, pensa alle donne che con lui hanno un legame del quale non possono sottrarsi perché sono nati dei figli. Sono donne incatenate a vita che dovranno spiegare ai propri figli la razza di padre che hanno. In tutta onestà, farti del male per un soggetto così, incluso bere, drogarsi, umiliarsi all’infinito può solo far bene al suo immenso Ego. Qui c’è da capire cosa ti porta a pensare di non meritare niente di meglio oltre il nulla che lui ha da offrirti…

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  11. È verissimo tutto quanto. Una cosa che mi tiene ancora legata mentalmente è la sfida interna. Il fatto di voler dimostrare che non me ne frega niente, e proprio il fatto che lo voglio dimostrare significa che non è vero, che me ne frega. Ma è il mio orgoglio che parla, è il dolore dell’abbandono, è il coltello che lui ha infilato nella mia ferita che è ancora lì a gridare vendetta. Perché mi ha lasciata e ripresa e non si è mai capito cosa volesse realmente, non abbiamo avuto una chiarificazione e quell’unica volta che ho provato a parlare con lui, ne sono uscita più confusa di prima.
    È il fatto che non ha mai provato a rincontattarmi che mi brucia, mentre le altre ex si fanno seguire sui social postando foto e sperando nei sui messaggi. Io non gli permetto di farlo, lo tengo alla larga. E mi fanno pena quelle ragazze, mi fanno pena e un po’ le invidio, invidio la loro ignoranza. Perché essere ignoranti e sentirsi bellissima per un like è fantastico. Ma se decide di uscire da questa dipendenza affettiva e da questi giochetti vuoti, nessuno ti adula e ti corteggia e avere la consapevolezza che il ragazzo dei tuoi sogni è un essere problematico e vuoto fa un male cane. Per non cedere bisogna essere forti e coraggiose e fare un lavoro su se stesse tutti i giorni, per cercare di uscire dal gioco al massacro che lui ha imposto ed essere libere.
    Grazie come sempre dello splendido lavoro che fai!

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    1. Cara Vittoria, credere che lui sia “il ragazzo dei tuoi sogni” nonostante palesemente disturbato e che il suo mondo fatto di ragazze che si mettono in mostra sui social e che impazziscono per i “like” faccia per te è restare ancorata al circo che ha montato lui, pur sempre sperando di ricevere qualche briciola in più per sentire di valere “più delle altre”. Possiamo avere interessi diversi dagli altri, ma questo non ci rende né migliori né peggiori. Credo che questo “ragazzo” ti abbia inculcato valori profondamente superficiali, dettati esclusivamente da un mondo scintillante e appariscente, ma assolutamente sprovvisto di contenuti. Tu affermi di invidiare “l’ignoranza” della sua corte di ragazze… Ecco, questo tipo di pensiero non fa che aumentare la tua dipendenza, perché inconsciamente ti stai mettendo da sola su di un piedistallo in cui dici a te stessa: “IO SONO IL MEGLIO CHE LUI PUO’ AVERE, LE ALTRE SONO TUTTE SFIGATE!”. Ed è esattamente questo che lui vuole che pensiate tutte insieme, in blocco, perché è l’unico modo per portarvi a mettervi in competizione, per portarvi a LOTTARE PER LUI. Perché vorresti che ti adulassero e che ti corteggiassero PER FORZA? Solo perché uscendo da questo squallido circuito superficiale dimostri di essere più forte delle altre? Dovresti farlo per te e per la tua dignità, non perché vorresti che in fondo “gli altri” t’ammirassero perché “sei forte”. Un buon punto di partenza è cambiare totalmente la tua prospettiva a riguardo e dirti: “be’, amici miei, quelle ragazze sono esattamente come me, perché meritano di meglio (esattamente come me) e fanno un sacco di cose stupide (esattamente come me) per avere l’ammirazione del nulla fatto persona (come ho fatto io!).” Direziona la tua empatia verso chi è ancora dentro il circuito. La tua EMPATIA, non il tuo GIUDIZIO o la tua COMMISERAZIONE. Pensa che sono tutte brave ragazze. Spesso mi dicono, MA CLAUDILEIA, PURE LORO NON VALGONO NIENTE! Ed io rispondo sempre la stessa cosa, ovvero, che possono essere donne, trans o uomini raccolti per strada, ma pur sempre persone che meritano una migliore opportunità nella vita. Questo perché NESSUNO AL MONDO merita di sprecare la propria esistenza intrattenendo o facendosi oggetto dei DELIRI di un narcisista patologico. Grazie del sostegno, cara. E buona estate a te!

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