Il camaleontismo dei narcisisti: la ricerca, la scoperta e l’attacco ai vostri punti deboli

https://blog.melanietoniaevans.com/the-narcissist-is-a-chameleon-and-an-empty-void/
Trad. C. Lemes Dias

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(Vide l’articolo precedente)

Affinché un narcisista vi punisca, lui (o lei) devono trovare i vostri punti deboli. I punti esatti in cui il dolore duole di più. Deve farvi reagire per sentirsi importante, appunto “prendere a calci il gatto”. Deve trovare quei talloni d’Achille che vi rendono abbastanza insicuri o abbastanza confusi da darvi da fare per superarli, addossandovi ogni colpa.

Userò la mia stessa storia come esempio principale.

Molti dei miei punti deboli avevano a che fare con la paura di restare bloccata. Avevo il timore di essere presa in ostaggio, maltrattata e controllata. Il timore di essere considerata una persona inaffidabile o di essere accusata di mancanza di integrità, mancanza di lealtà o mancanza di onestà erano anche ai primi posti sulla mia lista.

Poiché questi erano i miei punti deboli, era chiaro che ero “sottosviluppata” e mancavo di evoluzione in queste aree. Restavo invischiata, non parlavo in modo sano, non sapevo di avere diritti che riguardavano i miei limiti personali oppure il diritto di estrarre un po’ di energia dagli interessi coltivati al di fuori di una relazione affettiva. E non sapevo nemmeno che questo estremo ancoraggio al bisogno di dimostrare la mia integrità implicava anche auspicare l’approvazione dall’esterno.

Quindi, scambiavo l’attenzione intensa come amore, lasciavo che le persone abusassero della mia disponibilità e poi, quando era oramai troppo tardi, mi rendevo conto di essere stata abusata, controllata, di aver subito una serie di proiezioni e maltrattata – insomma, non avevo la capacità di prendermi cura di me stessa.

Non c’è da meravigliarsi se ho avuto grossi problemi e sviluppato tante paure grazie a tutto questo. Credo che era tutto legato alle ferite ancestrali del DNA (ereditate da noi donne!) e alle ferite giovanili dell’infanzia (programmazione), ad assicurarmi di continuare ad attrarre imbroglioni nella mia vita per tenermi su di giro attraverso il dolore, anziché andare a guardare a fondo queste ferite per affrontarle e guarirle.

Quindi, essendo questi i miei grandi anelli deboli (ce n’erano anche molti altri) il narcisista si accaniva in modo impeccabile su di loro. Partiva come un missile cercando di rilevare le zone calde (questo è ciò che fanno tutti i narcisisti), tenendomi invischiata (la mia illimitata assenza di confini lo permetteva facilmente) per iniziare a micro gestirmi, a controllarmi attraverso il possesso, la gelosia e la violenza, accusandomi di cose orribili che non mi erano mai venute in mente.

Gli inneschi dolorosi, la profonda paura e panico attivati dentro di me ​​m’inducevano a NON prendermi cura delle ferite che affioravano. Sceglievo, invece, di continuare a dichiarare la mia innocenza e fedeltà. Cercavo di spiegarmi, supplicavo, mi giustificavo, pregavo, urlavo, piangevo, imploravo e combattevo consegnando tonnellate di rifornimenti narcisistici di grado A.

Il Falso Sé di quella persona ha avuto un grande successo, sentiva che “ESISTEVA” grazie a me!

Ora, l’enorme ‘cambiamento’ dell’individuo…

Con la sua prossima compagna si dimostrò incredibilmente distante, le mostrò ben poca attenzione e corse in giro con altre donne facendola sapere. Ne parlava delle altre donne, le sfiorava sotto il naso, spariva regolarmente e continuava a raccontarle cose che la rendevano “poco attraente e non abbastanza brava”.

Lei è comunque rimasta appesa lì, esattamente come avevo fatto io… si è aggrappata, ha implorato, ha supplicato e pianto.

Quando le ho parlato, non mi ci è voluto molto per capire che le sue ferite interiori non cicatrizzate riguardavano il “timore di essere stata lasciata per altre donne”, “non essere abbastanza attraente”, e “altre donne hanno più da offrire di me”.

Non era una coincidenza che fosse proprio questa la profonda ferita generazionale delle donne della sua famiglia e che aveva condizionato la sua infanzia.

Essendo un narcisista, lui naturalmente ha trovato l’esatta ricetta per punirla – sapeva bene che lei sarebbe rimasta nel gioco abbastanza a lungo da assicurarsi di poterlo fare su base regolare – il che ovviamente gli ha garantito la certezza di aver trovato, con sicurezza, il suo “gatto da prendere a calci”.

Volete sapere la mia visione della realtà di questo gioco crudele? Quando ci vengono consegnate le nostre ferite su un piatto d’argento, spesso ci voltiamo dall’altra parte e decidiamo di rimanere in pista, perché restare ci porta a non affrontare il messaggio doloroso ricevuto e ci distrae dal duro lavoro di guarire definitivamente le nostre ferite interiori.

Le dinamiche della vita sono ingegnosamente progettate per garantirci tutto ciò di cui abbiamo bisogno per guarire.

E se non facciamo un lavoro serio sulle nostre crepe, anche quando scappiamo oppure il “rapporto” finisce a causa di un rifiuto finale, i tira e molla, le dipendenze e le ossessioni NON vanno via.

Cerchiamo di capire il perché di tutto ciò.

Diamo un’occhiata a come sarebbe stata la sua prossima partner se si fosse comportato come aveva fatto con me.

So al 100% che una donna come lei non tollererebbe per un minuto un pazzo geloso e controllante, perché la fusione NON era la sua ferita. Sarebbe subito chiaro per lei il quanto malsano e offensivo fosse un rapporto impostato sin dall’inizio in questo modo.

Allo stesso tempo, io non avrei tollerato un uomo che mi sbattesse sotto il naso altre donne, perché quella NON era la mia ferita. Per me sarebbe stato naturalmente chiaro il quanto un rapporto così impostato fosse malsano e offensivo per me.

Comincia ad aver senso per voi?

 La realtà nuda e cruda è: un narcisista agirà sempre da narcisista e l’unico modo in cui un narcisista può agire, avere un po’ di energia o ESISTERE è trovare i punti deboli della gente per usarli come un’arma per distruggere la persona.

Ecco un altro esempio che ho incontrato molte volte. Se una persona desidera disperatamente “qualcosa” che è estremamente importante per lei – il narcisista la rifiuterà. Un narcisista sa come ferire profondamente gli altri. Inoltre, un narcisista rinfaccerà alla persona tutte le “ragioni” (inventate) per cui lei non merita o non è abbastanza brava per avere quella “cosa” che potrebbe essere il matrimonio, dei figli, più tempo con la famiglia… la lista potrebbe continuare all’infinito.

Badate bene, il narcisista, con il prossimo partner – quando non è particolarmente stressato dall’avere “quella cosa” – può concederla di testa sua. Se serve per nutrire la sua immagine e aggiungere anche qualcosa in più, il suo modo di ragionare è: “Posso continuare a ferire il mio precedente partner dando quella ‘cosa’ che pretendeva a un’altra persona” (la vendetta contro i partner precedenti è il più potente agente motivazionale per un narcisista). Quindi, per quanto riguarda la sua visione di mondo, si tratta di una ragione favolosa per farlo.

Se un narcisista esce con qualcuno che ama le cene e gli weekend fuori città, e ritiene che sia importante per sé e per la relazione, egli resisterà e troverà innumerevoli ragioni per negarlo al partner; e se lo stesso narcisista è con una pantofolaia che non vuole uscire di casa quasi mai e non ama organizzare cene eleganti, lui le vorrà farle sempre.

Se il sesso è molto importante per una persona, il narcisista troverà dei modi per perdere l’attrazione e l’interesse per lei e può rivolgersi alla pornografia o ad altri sbocchi per evitare l’intimità. Se la persona si sente oppressa dal sesso con il narcisista, allora lo richiederà sempre di più, seminerà infiniti sensi di colpa in lei e userà le “ragioni” del passato di quella persona per accusarla di “disfunzioni sessuali”. La persona che si spegne piano piano sarà ritenuta responsabile del proprio dolore, nonostante tutto ciò che il narcisista ha fatto in precedenza per ferirla e farla ritrattare.

Se una persona vuole i suoi spazi, un narcisista si renderà appiccicoso; se una persona vuole una maggiore connessione, il narcisista scomparirà inventandosi mille scuse, un’agenda piena, programmi inventati e tanta confusione, per far sì che quella persona si prenda la colpa per il suo pessimo e punitivo comportamento e, perché lì c’è un punto debole implicato, lui se la caverà rendendola pazza sull’argomento.

Riuscite a visualizzare le immagini che vi sto elencando?

Come si comporta il narcisista non riguarda mai lui (o lei). Ribadisco: lì non c’è nessuno! Si tratta sempre di VOI.

Il narcisista è un non-corpo, lui o lei è una non-persona, non ha potere e non ha alcuna sostanza reale. Lui o lei si sta semplicemente nutrendo tramite la propria capacità di succhiare la vostra energia per concentrare su di sé la vostra ATTENZIONE. È così che sente di esistere. Voi siete il ricettacolo della SUA oscurità e del SUO dolore.

Siete l’obiettivo della SUA punizione.

QUINDI COME GUARIRE E SFUGGIRE A QUESTO?

SCOPRENDO QUALI SONO I VOSTRI PUNTI DEBOLI PER EVOLVERSI E RIALZARE LA TESTA.

Allora non subirete più il dolore dei dubbi, dei pessimi attaccamenti, delle ossessioni, delle dipendenze, delle “illusioni d’amore” e di cosa “intendete diventare”, e non sarete più schiavi del “bisogno di rendere il narcisista responsabile” – perché diventerete immuni al loro operato e alla loro presenza.

Svilupperete, in concomitanza, una parte vitale di voi stessi che non solo ha co-creato “l’essere da maltrattare e prendere a calci” che siete diventati, ma che vi ha anche impedito di godervi la vostra vita VERA, incredibile, espansiva, fiorente, gioiosa, piena d’amore.

C’è un disegno in tutto questo, non credete?

L’UNICO modo per porre fine all’abuso narcisistico è togliere la nostra energia dal narcisista e metterla COMPLETAMENTE su di noi per fare il lavoro che abbiamo rimandato a lungo.

Se lo facessimo tutti e ci prendessimo il 100% della responsabilità per la guarigione delle nostre ferite; se scoprissimo quali sono i nostri punti deboli (e se sono nostri è nostra responsabilità guarirli, indipendentemente da come sono arrivati), per una personalità narcisista non ci sarebbe NULLA a cui aggrapparsi, nessun nutrimento. Queste persone si dissolverebbero veramente nel nulla con tutta l’impotenza che si portano dentro.

Tutte le illusioni, l’inautenticità, le bugie e gli abusi finirebbero e sempre più persone acquisterebbero la loro forza in modo autentico e consegnerebbero al mondo più amore, verità, potere reale e genuinità. Le persone metterebbero sul “campo” il meglio di loro per aggiungere più vita alla Vita.

L’unico modo di fermare la pazzia e di cambiare il nostro mondo, una persona alla volta, è dare il nostro meglio.

Le uniche persone che possono cambiare le cose per noi siamo noi stessi. Il corso della nostra vita è di nostra responsabilità.

Spero davvero che questo articolo abbia contribuito a dissipare un po’ di nebbia in voi…

Condividete, se ritenete che possa essere utile agli altri, in modo che più persone possano capire la natura camaleontica dei narcisisti.

Portiamo alla luce il loro comportamento.

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50 pensieri su “Il camaleontismo dei narcisisti: la ricerca, la scoperta e l’attacco ai vostri punti deboli

  1. All’inizio “sono come tu mi vuoi” e dopo “come tu temi che sia”
    Alla fine di tutto c’è da dire che li abbiamo incontrati per migliorare noi stesse/i. Questo è sicuro, suo malgrado io sono migliorata!
    Mi verrebbe da sorridere se non stessi ancora pagando tutta la distruzione che si è abbattuta su me e i miei figli (adesso importuna loro da che mi sono sottratta) a causa di un essere maligno e schifoso che continuerà sempre e finché avrà vita a torturare.

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      1. Molto incisivo questo pezzo.

        La sua ricetta perfetta per farmi vedere i sorci verdi è avere “tirato su” una figlia (e io con lui, quando ero ancora obnubilata dal “rapporto”) che ora me li fa vedere ogni giorno.
        Un incubo.

        A volte Claudia faccio questi brutti pensieri, quando pare non ci si sopporti più a vicenda, io e lei: l’ha (abbiamo) abituata a star costantemente davanti a un video dall’età di tre mesi, a mangiare in continuazione, a fottersene degli altri, a giammai pulire un piatto, a rispondere male, a dovere essere il centro di tutto nel bene e nel male e via dicendo.

        A volte mi chiedo se salvarla da lui, e nel frattempo salvare lei da se stessa, e nel frattempo ancora sopravvivere io, sia possibile oppure qualcosa di questa equazione a tre teste dovrà essere sacrificata.

        Sto cercando di attuare tutti i preziosi consigli, su tutti i fronti, che mi hai dato, dunque questo è solo uno sfogo; mi sento come la donna-topo del sottosuolo dostoevskijano: inabile a vivere per eccesso di consapevolezza. Quando si conosce il male troppo da vicino, non rimane che seppellirsi vivi, che è quanto faccio da un anno.
        Eccolo il suo capolavoro: aver minato alle fondamenta un rapporto madre-figlia, e ora disseminare di mine la mia vita per procura di nostra figlia.

        Ma volete ridere? Sapete come ‘sto “papà” contatta di recente la figlia che non ne vuol sapere di vederlo? Mandandole foto di moto pazzesche con seguente commento: “l’ho comprata per te vieni a farci un giro”?; oppure di supercar dai colori pazzeschi parcheggiate davanti a ristoranti de-luxe con contorno di “Ti vengo a prendere?”.
        Più che un papà – mi viene da dire – un pappone.

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      2. Oddio Lucia, sono inorridita!!!! E’ roba tipica del perverso doc! Meno male che la ragazza ha capito tutto, il che vuol dire che il tuo allontanamento da lui e l’educazione che stai dando (anche se per ora non riesci a vedere i frutti!) sta dando i suoi effetti. Cara Lucia, se lei non avesse dei principi andrebbe di corsa da lui. Coraggio, un passo alla volta!

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  2. premessa : ” AHHHHHHHHHHHHHHHHHH” .
    Mi parevano strane tutte quelle visite al mio sito da parte sua , soprattutto cosi spesso . Mi ero allarmato 3 ,4 visite a settimana erano diventate troppe. Ho saputo perchè e sto tranquillo 🙂
    Ebbene è scoppiata di nuovo . Non era buono manco questo promesso sposo. Lei “povera vittima ” ne ha trovato un altro che la comanda e pretende. E da me ad usarmi come discarica non può tornare , ne sta usando un altro… (poretto)
    Ma come ? Aveva usato tutti i suoi mezzi da camaleonte per essere perfetta e poi tutto è esploso.
    Rido e non amaro questa volta, perchè tutto quello che ho imparato in questi anni mi è stato utile a sopravvivere .Ringrazio il doloroso viaggio dentro i miei sbagli e ringrazio anche le testimonianze di chi come me ha attraversato lo stesso deserto

    cit : “L’UNICO modo per porre fine all’abuso narcisistico è togliere la nostra energia dal narcisista e metterla COMPLETAMENTE su di noi per fare il lavoro che abbiamo rimandato a lungo.”

    Grazie Cla per il prezioso lavoro che fai .

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      1. Grazie Cla.
        A tutti quelli che sono all’inizio ,che si sentono vuoti , calpestati e soprattutto in ” COLPA” , non vi tormentate troppo.
        State sicuri ,ma proprio strasicuri che appena finito con voi ,iniziano un altro giro di giostra .
        Non gliene frega proprio nulla ,anzi. Non vi angosciate mai per loro, perchè non sono meritevoli di compassione alcuna. Finita la vostra musica , ne iniziano un’altra con altri e via a Ballare.

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  3. Cara Lucia,
    permettimi l’espressione (scusa anche a tutti gli altri utenti): ma non l’hai ancora mandato AFF”””””O sto deficiente? La creatura più importante in questo difficile momento è TUA figlia. Il resto non conta nulla. Dedicale tutto l’amore e le attenzioni possibili. Lui è fuori dalla tua esistenza. STOP!

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  4. GRANDE CLAUDIA! Come sempre;nel’incastro millesimale dei dettagli,di cui non mi è mancato nulla di ogni riga che hai scritto.Ma proprio nulla.Continua cosi grazie.Vorrei che tu scrivessi sulle tipologie delle vittime, che non sono tutte dipendenti affettive come noi,ma anche quelle che nonostante l’integrità ci cascano grazie.

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  5. Ciao a tutti, vi leggo da molto tempo, ma solo oggi trovo il coraggio di portare la mia testimonianza; ancora oggi la dissonanza cognitiva mi tiene imprigionato in un rapporto che ha palesemente molti dei tratti descritti nei vari articoli che ho letto, e che mi stanno aiutando a prendere completa consapevolezza che le cose non cambieranno mai, che nemmeno una terapia di coppia, nella quale l’ho trascinata quasi a forza negli ultimi mesi, funziona se non supportata da una vera volontà di cambiamento, anzi si sta rivelando un boomerang.
    Mi scuso preventivamente per la lunghezza estrema del commento, ma la mia storia è lunghetta (20 anni) e piena di episodi significativi. Portate pazienza.
    Vado con ordine: 20 anni fa re-incontro la mia lei, che conoscevo già dal liceo (all’epoca avevamo 29 anni, oggi 49) e dalla quale avevo già avuto il mio due di picche con, già in adolescenza, notevoli sofferenze da parte mia.
    Il nostro rapporto parte immediatamente all’insegna del sesso, sesso, sesso…. bellissimo (love bombing???)! Che chiedere di più, soprattutto se si viene da un precedente rapporto in cui il sesso era, non per mia scelta, assente, cosa che a lei avevo subito confidato? Dopo poche settimane però comincia una serie di richieste: lei era pronta per un rapporto serio, famiglia, figli ecc; io evidentemente no, o almeno non in tempi così rapidi; io ho feroci attacchi di panico (evidentemente il mio corpo lanciava inequivocabili segnali); lei mi sta vicino ma nel contempo minaccia di lasciarmi se non mi conformo alle sue aspettative, criticandomi per le mie richieste di aiuto ad amici (anche un sacerdote, cosa che la infastidisce molto: “io non so cosa farmene di un uomo che a 30 anni ha ancora bisogno di giocare a pallone, di vedere gli amici o di andare dal prete quando è in difficoltà”!?!); chiaramente gli attacchi di panico erano dovuti a mia madre e al cattivo rapporto con lei (?). Dopo un paio di mesi e dopo una breve terapia gli attacchi passano e io le chiedo di sposarmi, vado a vivere a casa sua e tutto rientra. A quel punto sono il suo grande amore e mi vengono riservate attenzioni, comprensione, passione e chi più ne ha più ne metta e per parecchi anni; ma al contempo (e questo lo vedo solo oggi), non cessano le richieste di adeguarmi alle sue aspettative e modalità, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la mia famiglia (effettivamente problematico anche per me, soprattutto dopo l’arrivo, in tempi molto ravvicinati, di due splendidi figli, la gioia della mia vita, oggi 18 e 17 anni); rapporto che diventa il motivo di crescenti tensioni, dalle quali io, dopo un paio di anni, sento il bisogno di evadere (e lo faccio nel modo sbagliato; preciso che non l’ho mai tradita ne ho mai pensato di farlo; sicuramente la mia chiusura nei miei demoni non risolti, disfunzionale e poco costruttiva, retaggio del mio passato, non ha aiutato). Nel 2004 ci trasferiamo per il mio lavoro a vivere in montagna; la scelta è preventivamente discussa con lei, che accetta sì con entusiasmo, ma ponendo come condizione, che io accetto (!?!), quella di avere il terzo figlio (un baratto? io ti seguo nel tuo sogno, tu mi dai un altro figlio). Arrivati a vivere in un paese piccolo, senza aiuti, con una situazione finanziaria che diventa pesante a causa della crisi (mutuo che schizza alle stelle in pochi mesi), le nostre tensioni aumentano, io decido che il terzo figlio non è opportuno e lei deve per necessità riprendere a lavorare (aveva smesso per sua scelta, discussa e condivisa, all’arrivo dei figli); effettivamente gestisco la cosa un po’ male e chiudo il discorso figlio. La sua risposta è negarmi il sesso per qualche mese; io ripiombo nell’incubo di un rapporto nel quale vengo fisicamente respinto, ed inizio a palesare qualche problema “di prestazione”, che impiego molto tempo a superare. Per qualche anno, apparentemente e dall’esterno, le cose poi vanno benissimo (nel paese siamo la coppia perfetta, col progetto per i figli e uno splendido rapporto); scopro però dopo, che proprio in quegli anni lei, confidandosi con la madre (che adesso non vede più da un anno e mezzo perchè le ha rovinato la vita, cosa in parte anche vera) palesava insofferenza e meditava di lasciarmi. Io stesso, ricostruendo quegli anni, adesso ci vedo tutte le crepe che effettivamente c’erano.
    Nel 2012, dopo aver passato due anni tremendi a causa di un problema di vicinato che ci ha letteralmente portato sull’orlo di un esaurimento, decidiamo di rientrare nella nostra città. Io però nel frattempo continuo, anche fino ad oggi, a lavorare in montagna, per cui faccio il pendolare settimanale e solo da due anni ho ottenuto un avvicinamento, potendo lavorare in città una settimana su due. Andiamo, su proposta di lei, ma anche perchè economicamente era l’unica possibilità, a vivere nella mansarda sopra casa di mia mamma; un monolocale in cui viviamo in 4, coi figli che diventano adolescenti, e con la spina del rapporto irrisolto con mia madre. Nonostante tutto le cose, forse anche per la distanza forzata che ci concede un po’ di spazio personale rispetto all’esclusività del rapporto fino a quel momento, tendono a migliorare; io riesco a gestire un po’ meglio il rapporto con mia madre, e la nostra intesa, sotto tutti i punti di vista, sembra beneficiarne, anche a suo dire. Poi però, all’improvviso, a ottobre 2014, scoppia l’inferno; lei crea, probabilmente inconsciamente, un piccolo incidente di percorso, nulla di grave, che mi infastidisce, ma che, per quanto mi riguarda, archivio in pochi giorni come il mio primo episodio di gelosia. Commetto però l’errore di essere rigido nel commentare la cosa dicendole che è andata un po’ oltre rispetto alle “regole” molto rigide del nostro rapporto. A questo punto lei mi inchioda ai miei errori precedenti e inizia una demolizione totale del nostro rapporto; io, tanto per cambiare ho feroci attacchi di panico (sedato tre volte) e inizio una psicoterapia, che, anche se a ritmi più lenti, continua ancora oggi. Lei mi sta vicino i primi tre quattro mesi, poi mi dice che “deve lasciare spazio al suo dolore” e inizia una fase di svalutazione, insulti, allontanamenti emotivi enormi, disconoscimento di me e della nostra relazione, nonostante io le offra il mio aiuto. Nel frattempo io mi impegno in terapia a risolvere una volta per tutte i miei problemi con mia madre e a risolvere gli errori che ho fatto, strisciando letteralmente ai suoi piedi chiedendo perdono (la sua risposta è “troppo facile chiedere perdono dopo aver sbagliato”) e dimostrandole un fattivo cambiamento. Lei intano va in terapia dichiarandomi che lo fa solo per se stessa e che alla fine dei nostri rispettivi percorsi valuteremo se le nostre strade saranno ancora vicine, rifiutando categoricamente la terapia di coppia.
    Risultato, solo qualche chicca:
    “non mi riconosco nel nostro matrimonio (togliendosi la fede)”
    cambia il mio nome sul cellulare (non più “amore mio” ma solo il mio nome)
    “mi da fastidio che mi baci o abbracci”
    “mi hai rubato quindici anni di vita” (fredda, glaciale, fissandomi bene negli occhi finchè lo dice)
    “stronzo, coglione, ometto piccolo” (spesso durante telefonate notturne o in orario di ufficio)
    “sei sicuro di non essere mai stato con una prostituta?” (domanda fatta durante uno degli ultimi momenti di intimità)
    “mi fai schifo”; “mi fai schifo ma io ho bisogno di avere dei rapporti sessuali (non con te ndr, nel frattempo i rapporti cessano e nel frattempo riprendono i miei problemi di “prestazione”)”; “mi fai schifo ma io ho bisogno di avere rapporti sessuali, e tu non mi chiedi nemmeno quanto soffro per questo”.
    A questo punto la mia autostima è demolita e arrivo a tentare in un paio di occasioni il suicidio (fortunatamente il mio istinto di sopravvivenza vince all’ultimo secondo), girando per dei mesi con delle lettere di addio ai miei cari che regolarmente getto quando lei mi riserva una briciola di affetto, e che riscrivo quando lei mi chiude per l’ennesima volta la porta in faccia. Il tutto viene targato come una indebita pressione fatta per non permetterle un allontanamento.
    Nel frattempo una vacanza separati (lei 4 giorni da sola, io una settimana coi figli e poi lei un’altra settimana coi figli).
    A questo punto il mio scatto: NO! NO! NO! E inizio a renderle pan per focaccia urlandole in faccia tutta la mia rabbia; so che è sbagliato, ma ancora oggi per me è liberatorio. Ad ogni accusa, svalutazione, innesco di una dinamica manipolatoria, parto per la tangente e le chiudo la bocca. Lei a questo punto fa il muro di gomma e io divento quello aggressivo che non si sa confrontare, cosa che tra l’altro diventa una delle cause per cui non mi ama più (percorso perfetto, cosa chiedere di più! demolizione, provocazione, reazione, vittima).
    Poi all’improvviso riprendono i rapporti sessuali, ma con questa premessa: “io ho bisogno, non ci deve essere sentimento ne vera intimità, niente baci o carezze”. Io, guarda un po’, ci sto, ma evidentemente questo non risolve i miei problemi di “prestazione”. A questo punto anche questo diventa un problema che dipende solo da me, visto che sono quello “inibito” perchè non riesco a fare sesso in maniera soddisfacente con mia moglie a queste condizioni! Di questo stiamo ancora discutendo!!! Nel frattempo ne esce una sua insoddisfazione in questo ambito che lei avrebbe celato per buona parte del matrimonio.
    Lei nel frattempo decide che dobbiamo stare insieme, specificando che lo facciamo per motivi materiali, per i figli e non perchè lei provi ancora amore per me, solo un profondo affetto (sic!!!).
    Nel frattempo riusciamo a comprare casa assieme (????) e a dicembre 2017 ci trasferiamo; o meglio: io le dico che non intendo trasferirmi con lei nella nuova casa (che pure ho comperato con lei) e che rimango nella mansarda di mia madre; arriviamo a 5 minuti dal comunicare la cosa ai figli, ma lei, tra le lacrime, si dice disponibile a provare la terapia di coppia. A quel punto, visto che gliela chiedo da tre anni, mi fermo e dico proviamo.
    Negli ultimi mesi qualche seduta; alla prima dice bellamente che lei lì non ci voleva essere ma che le è venuta la strizza al culo; poi boicotta un esercizio sulla comunicazione che prevedeva un approccio del tipo; ognuno rinuncia a qualcosa, si mette una pietra sopra al passato, non si usa il sarcasmo ecc. Nelle ultime due sedute prende le redini della situazione e inizia a parlare del suo splendido percorso personale, trovando sponda nella terapeuta, che ieri mi redarguisce sui miei attacchi di rabbia; in tutto questo io non sono riuscito e dire in terapia di coppia molte delle cose che ho scritto qua.
    La settimana prossima io sono ad un corso di formazione in una località turistica e lei dovrebbe venire con me!!! Sono ancora qua! Ancora con la speranza che ci sia almeno il riconoscimento di quanto avvenuto; ma immagino sia una speranza vana!
    Grazie per il supporto e l’aiuto che mi vorrete dare. Pensate che mi sento in colpa per avere scritto su questo blog, ma dopo vari tentennamenti mi sono almeno deciso.

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    1. Caro Gianni, intanto grazie per aver scritto la tua testimonianza qui sul blog, superando tutte le tue paure. Credo che un uomo che si sente dire dalla propria donna infinite volte che fa schifo, che non merita l’intimità, che serve solo per fare sesso perché il bisogno “si sa com’è”, che è “inibito” e che sessualmente non riesce a soddisfare la donna che vorrebbe addirittura un terzo figlio da lui, manda in tilt il cervello di chiunque. E’ evidente che se mentre fai terapia la persona che ti sta accanto s’accanisce sui tuoi punti deboli più che mai, senza mai riconoscere lo sforzo che stai facendo per superare le tue debolezze, il cervello impazzisce e comanda le mani che poi scrivono lettere di addio. Ci sono punti non chiari nella tua lettera. Mi pare di intuire che hai avuto una pseudo storia parallela, qualcosa di platonico, o mi sbaglio? Hai avuto delle crisi di gelosia esagerate in cui hai proiettato qualcosa su di lei? Tu scrivi cose come: “ho fatto un indebita pressione”; “effettivamente gestisco le cose un po’ male”; “dopo un paio di anni, sento il bisogno di evadere (e lo faccio nel modo sbagliato; preciso che non l’ho mai tradita ne ho mai pensato di farlo; sicuramente la mia chiusura nei miei demoni non risolti, disfunzionale e poco costruttiva, retaggio del mio passato, non ha aiutato)”. Ecco, credo che quando ci mettiamo in gioco dobbiamo parlare chiaramente, altrimenti ogni risposta sarà monca. Ogni rapporto che nasce basandosi UNICAMENTE sul sesso PURTROPPO non ci permette di vedere chiaramente dove andrà a parare. Ecco il perché dei tuoi attacchi di panico iniziale. Il tuo corpo cercava di dirti “fai piano” che il carattere conta. L’idea di barattare il trasferimento con un figlio è davvero tremenda, ma molto tipica da coppie disfunzionali che cercano di delegare a un innocente il peso di sostenere l’intero rapporto. Quando c’è un alto livello di conflittualità come nel tuo caso, la peggiore idea che una coppia può avere è quella mettere al mondo un innocente. E’ evidente che sarà lui (e gli altri figli) a pagare il prezzo più salato della guerra dei Roses. Non posso andare molto oltre nella valutazione che mi proponi perché non sono una terapeuta e siete già seguiti da una, ma credo che il risultato di tutto ciò, incluso delle sedute che stai facendo (nonostante la tua manifesta frustrazione per quanto è accaduto nell’ultima seduta) serva a mettere un po’ di ordine nella tua mente. Vi siete detti cose veramente orribili, tu hai avuto i tuoi attacchi di rabbia, lei i suoi… Ora, non credete di meritare un po’ di pace e di serenità per conto vostro, dopo tanti alti e bassi? Se insieme non riuscite a raggiungerla e date ai figli (in una fase di per sé già complicata) uno spettacolo triste di cosa significa la vita di coppia, credo che è arrivato il momento di pensare alla vostra individuale conoscenza del sé PRIMA di andare avanti cercando di riconoscersi forzatamente COPPIA. La terapia di coppia è raccomandata quando esiste uno spirito di collaborazione (magari entrambi sono dispiaciuti perché il desiderio è finito, ci sono delle incomprensioni sui figli, una parte vuole più attenzione, ecc.) MA quando non c’è più rispetto al punto di provare disprezzo e schifo per l’altro, credo che il lavoro individuale in separata sede valga di più. La parte che viene disprezzata impara a gestire la propria rabbia e acquisire forza; la parte che maltratta ragiona (nel caso in cui abbia una coscienza) se è in grado di cambiare oppure no. Se non è in grado di cambiare puoi stare certo che molla la terapia individuale dopo poco e annuncia: SONO GUARITO/A, ORA NON DOVETE PIU’ STRESSARMI, RESTO SOTTO QUESTE CONDIZIONI! Di solito è la parte sana ad andare avanti con la terapia fino a fortificarsi… Un abbraccio e cerca di comprendere cos’è meglio per te e per i tuoi figli, nel caso in cui insieme a tua moglie non si riesca a ragionare senza alzare le rispettive voci. Un abbraccio e sono certa che qui troverai il sostegno di molte persone che potrebbero aiutarti se avrai bisogno di sfogarti.

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  6. Cara Caludileia, grazie dell’articolata risposta e della pazienza nel leggere tutta la mia complicata storia. Qualche chiarimento, anche se in pubblico vorrei rimanere vago: non ho avuto nessuna storia o pseudo storia parallela ne fisica ne platonica; si tratta di un problema, risolto grazie alla mia terapia, un comportamento occasionale del tutto personale, di cui ho però chiesto perdono e per il quale ho sicuramente messo in atto un notevole cambiamento. Quando ho detto di aver gestito male la questione terzo figlio, mi riferivo al fatto che sono stato un po’ brusco nel chiudere la questione, dicendo sostanzialmente che non ce lo potevamo permettere in quel momento, forse perchè semplicemente non mi sentivo di farlo, ma mi sentivo in colpa per essermi impegnato in tal senso; sicuramente mia moglie chiedeva almeno una maggiore sensibilità. Quando poi parlo di pressione indebita intendo non che io abbia esercitato una pressione verso mia moglie, ma che i miei accenni (tali erano) ai miei pensieri di farla finita erano considerati e percepiti da lei appunto come delle pressioni che io esercitavo per tenerla legata a me; in quel momento al contrario non ho raccontato molto di quello che facevo o provavo in tal senso (per esempio ho passato intere notti nella più completa solitudine, quando ero in montagna per lavoro, in giro cercando posti utili e architettando nella mia follia varie modalità di farla finita) proprio perchè “le dovevo lasciare lo spazio di esprimere il suo dolore”. Delle lettere scritte, e poi per fortuna definitivamente gettate, lei ha saputo molti mesi dopo.
    Non ho mai, nel nostro rapporto, avuto particolari gelosie e solo in quell’occasione mi sono spinto a dirle che forse aveva esagerato, ma come detto, il tutto era passato in un paio di giorni. Poi durante il suo allontanamento, credo in una dinamica tipica, sono diventato geloso e controllante, anche se non sono mai andato oltre le domande dirette sul dove fosse andata e con chi. Certo l’idea di non sapere dove va tua moglie, a che ora torna, dopo 15 anni in cui ci si dice praticamente tutto, mi ha reso più geloso, ma non credo di avere mai fatto scenate particolari o attacchi di qualche tipo. Mi sono sempre tenuto i miei dubbi (probabilmente, spero, solo tali).
    Detto questo, senza entrare nel merito della mia terapia personale, di quella di mia moglie (terminata da circa un anno mi pare di aver capito per volere suo) e di quella di coppia appena iniziata, sicuramente sono consapevole che le mie esplosioni di rabbia sono controproducenti (per quanto definite dal mio terapeuta personale comprensibili e in una certa misura inevitabili). La terapeuta di coppia infatti ha cercato di riportarci verso un maggiore rispetto reciproco. Il mio problema in questo momento credo sia la frustrazione di non sentirmi capito (a parte il mio terapeuta e qualche amico fidato), neanche dalla terapeuta di coppia che chiaramente tende a rimanere il più neutrale possibile. So che qui molti invece capiranno esattamente questo tipo di frustrazione, che non deriva da una semplice crisi di coppia, ma dal trovarmi dentro una dinamica patologica.
    Se me lo concedete, cercherò di usare questo blog quando sentirò il momento di dare sfogo a questa rabbia, imponendomi di non reagire direttamente per non peggiorare la situazione.
    Poi è chiaro che dalla terapia di coppia mi aspetto un chiarimento definitivo sulla volontà/possibilità di cambiamento da parte di mia moglie in quelle dinamiche che mi fanno così soffrire. Io da parte mia sto combattendo ormai da molto con la mia dipendenza data dall’incapacità di dare un senso univoco ai messaggi, a volte chiari a volte contraddittori, che arrivano dall’altra parte; la famosa dissonanza cognitiva, se non intendo male!
    Grazie ancora

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    1. Grazie a te, caro Gianni. Di solito la terapia di coppia si fa con una coppia di terapeuti, un maschio e una femmina, per evitare che uno dei partner pensi che ci sia un’alleanza controproducente per la terapia. Un abbraccio forte te e certamente puoi scrivere qui sempre che vorrai.

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  7. Nonostante le mie ricadute, nonostante tanto dolore e in certi momenti la paura di non farcela, sono qui. Due mesi contatto zero, sono ancora vulnerabile, ho imparato capire e accettare i miei punti deboli. Un grazie Claudia e a tutti voi….Grazie per essere qui a condividere…Siete la forza e la chiarezza dentro la nebbia di una notte d’inverno. Ingrid

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  8. sono considerazioni geniali.
    non vi e’ dubbio alcuno sul fatto che sicuramente ci colpiranno
    la’ dove siamo piu deboli . lo faranno per intimorirci , per stritolarci , per avere potere e controllo su di noi.
    se ci tradiranno , quando saremo deboli , ci sbatteranno in faccia questo comportamento , per farci sentire delle nullita’ assolute.
    allo stesso tempo ci costringono a fare i conti con noi stessi e con le nostre insicurezze e paure , quelle che avevamo sotterratto grazie alla relazione.

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    1. Sono giorni che vi leggo e rileggo. Torno qui, apro queste pagine e le richiudo spaventata da quello che vi ho trovato.
      Un giorno l’ho chiesto a lui “sei un narcisista patologico?perche se lo sei l’unica via d’uscita per me è lasciarti”.
      Si è messo a ridere.
      Io credo di avere da circa 4 anni una relazione con un np che mi sta devastando.
      E sono certa di non avere le forze per chiuderla.
      A volte penso che questa storia mi ucciderà.

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    1. Cara Electra, anche io ne sono ancora dentro, da 20 anni….. Ho realizzato che lei è una NP da un paio di anni e anche io gliel’ho chiesto direttamente, o meglio l’ho direttamente accusata di esserlo. Mi sono preso io del pazzo, e se soffrivo era perchè non avevo sufficiente autostima per stare con lei….. In più questa mia “accusa” è diventata uno dei motivi per cui lei non mi ama più (ma vuole continuare a stare con me, per puri motivi materiali!)
      Sto lavorando sulla mia dipendenza per riuscire ad allontanarmi, ma è durissima (ho anche due figli, anche se grandi).
      Se ti sembra di non farcela da sola fatti aiutare da un professionista, assicurandoti che capisca bene di cosa stai parlando e che non riduca il tutto ad una banale crisi di coppia.
      Forza!

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  9. Io ci sono dentro fino al collo!
    Ho letto piu’ di un articolo ed ogni volta mi sconvolgo e trovo un appiglio per tentare la risalita dura e a volte stento a farcela.

    Ho capito che il narcisista non ha responsabilità ed anche laddove e’ palese trova sempre la scusa per discolparsi e per far cadere la colpa sugli altri in questo caso me, arrivando ad essere addirittura una vittima.

    Solo che … non sono più disposta a stare in questo gioco…

    Quel che conta e’ che ho deciso di volermi bene e credere nelle mie capacità

    Lo sto allontanando rendendomi conto che veramente l’unica mia salvezza sarebbe davvero il contatto zero. Purtroppo sia per i figli che per svariati problemi economici ancora non mi e’ possibile attualizzare il no contact.

    “L’UNICO modo per porre fine all’abuso narcisistico è togliere la nostra energia dal narcisista e metterla COMPLETAMENTE su di noi per fare il lavoro che abbiamo rimandato a lungo”, mi piace questa cosa perche’ e’ tremendamente Vera.

    Grazie

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    1. Purtroppo sì. Tutti i tentativi di mediare o rimandare non fanno che affondarti nella dinamica crudele e folle di cui il n.p. è maestro. Non ci sono doti dialettiche che tengano, non c’è verità abbastanza evidente, non c’è strategia davvero efficace che non sia il negarsi per sempre e del tutto alla sua spietata sfera d’influenza. Non esiste alcuna vittoria, alcuna vendetta, alcuna tregua. La salvezza è abbandonare il campo.

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  10. E’ verissimo, l’unica salvezza è abbandonare il campo, io è da tre anni circa che ho preso coscienza del disturbo di cui soffre il mio ex marito. Anche io all’inizio ne parlai proprio con lui pensando che potesse fare qualcosa per se stesso e poi per noi perchè io ancora credevo di poter salvare il mio matrimonio di tantissimi anni e tre figli. Lui reagì dicendo che non era vero e che ero di fuori, dopo un po’ ammise che forse si riconosceva in alcune caratteristiche poi ancora cambiava versione insomma non se ne usciva . L’unica differenza era che ormai io mi stavo informando e riuscivo a capire tutte le sue tattiche e quindi soffrivo meno ma se continuavo a vivere con lui non ce l’avrei fatta a liberarmi . Adesso è da maggio dello scorso anno che vivo da sola e adesso sto iniziando la separazione legale.

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  11. Buongiorno, oggi devo dirvi che ho fatto una grande cavolata,
    da mercoledi’ scorso che è ritornato gli ho dato corda, ho sbagliato non ho ascoltato nessuno….mi faceva piacere che fosse tornato e un po’ mi illudevo di vendicarmi, facendogli credere che fossi ai suoi piedi.
    una settimana intera mi ha riempito di chiamate e messaggi, di grande amore, denigrando enormemente sua moglie….
    ieri l’ho rivisto ma se devo dire che abbia provato qualcosa ….no
    mi porta tantissimi regali molto strano…..che non accetto
    poi mi chiama stamattina:
    un’altra persona, lui x me non prova nulla, non mi ha costretto a vederlo,ha detto che ho trovato una scusa io x ricontattarlo cosa non vera, mi ha detto che non voleva farmi male, di rimanere amici,
    che io lo costringevo a dire ti amo, che sono pazza, che prendo le fissazioni……io ovviamente ad inveire su di lui

    lui delirante….non so con chi stessi parlando stamattina
    io una GRANDE cretina a riprendere i contatti con lui…una vera stupida, pensavo di poter gestire la cosa ……
    non sto’ male , so’ che avevate ragione tutti …ma ho fatto un bel casino!!! ho buttato mesi all’aria….

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    1. Io ci sto ancora insieme, sotto lo stesso tetto, nonostante sia consapevole che me ne devo andare e che qui tutti hanno ragione. E’ che probabilmente non sono ancora del tutto pronto; forse ci vorrà dell’altro tempo; rinunciare alle briciole di rapporto che mi vengono somministrate ancora oggi è durissima, però mi sto sforzando e più passano i giorni più mi rendo conto che se ne può fare a meno.
      Su Ilaria, ricomincia e razionalizza. La prossima volta probabilmente sarai più forte!

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    2. Ilaria forza,
      Sei caduta, rialzati.
      Non è un percorso facile, non è a senso unico, non ci sono regole scritte.
      Fa in modo che questo scivolone non mini la tua autostima ma che sia ulteriore forza per dire basta.
      Basta al dolore, alle delusioni, ai ragionamenti cervellotici, alle illusioni.
      Lui non ha nulla, tu ancora te stessa.

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      1. Device sono una stupida non dovevo dargli corda….un asino quando lo tratti bene si sente un leone. È solo un vigliacco che ha problemi con se stesso.

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      2. È probabile che l’aver toccato con mano quanto è disturbato, l’averlo visto toccare il fondo e seguire ogni ‘mossa del perfetto np’ in un momento in cui avevi razionalizzato, dopo il distacco consapevole ecc ti aiuti a ricominciare il no contact più forte e convinta di prima. Per me è stato così a suo tempo: la classica goccia… anzi è più corretto dire l’ultima goccia!

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    3. Cara Ilaria,
      innanzitutto non sei una stupida né tanto meno una cretina. Hai sbagliato a riprendere i contatti? Fa nulla! Ricomincia da ora. E se ci ricaschi ricomincia ancora. Sul fatto che incolpino sempre gli altri delle loro malefatte è normale: sono psicopatici. Per loro è un gioco e basta. Sono dei poveretti che ogni tanto tornano per vedere se il loro giocattolo non si è rotto. Se è ancora in condizioni decenti, cominciano di nuovo il bombardamento d’amore. La loro debolezza? Compiono sempre le stesse monotone e ripetitive azioni, li trovo molto comici. La strada è dura per uscirne ma ne uscirai. Dammi ascolto, conosco benissimo la via tortuosa che questi pazzi ti fanno seguire a loro esclusivo vantaggio. Non mollare. Chi vince alla fine siamo noi. Senza rivalse o vendette. Mai abbassarsi al loro livello.

      Ciao

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      1. Kolisch ieri mi sembrava un incubo. Sai quando parli ad un mostro…diceva delle cattiverie allucinanti. Che non provava nulla…x non farmi male rimaniamo amici….poi viene il pomeriggio calmo….dice parliamo io me ne sono andata ….x telefono dice ho reagito alle tue aggressioni che io ero una vipera….secondo me io sono la sua coscienza se ne ha!!!! Ora ho ribloccato tutto. Kolisch una settimana dove è venuto a lavoro …giù casa…chiamat e poi….riecco il mostro.

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      2. Cara Ilaria,
        è bene, ogni tanto, ricordare chi è uno psicopatico. E’ prima di tutto una persona, né un mostro o roba simile. Una persona fortemente disturbata, uno squilibrato mentale, insomma, un pazzo! Robert Hare e colleghi, hanno studiato per 40 anni questo disturbo. In una intervista Hare afferma: ” Hai incontrato uno psicopatico? SCAPPA!”. Non esiste cura, amore, attenzioni, comprensione che li possano aiutare, perché non posseggono una coscienza. Bisogna assolutamente capirlo e smetterla di chiedersi perché e per come sono così malvagi. Sono costruiti in questo modo e stop!

        Ciao

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    4. sei stata vittima del tipico ritorno del pusillanime narciso . Tranquilla non sei stupida , più o meno è capitato a tutti , alcuni forse nemmeno se ne sono accorti quando gli è successo ma stai sicura che capita quasi a tutti . Ti illudo e poi ti bastonano dicendoti che non devi illuderti. Sono delle persone malate che godono nel fare male a gli altri per sentirsi importanti . Quando dicono che cercano di meglio è vero che vogliono il meglio ,cosi possono distrugger anche quello.
      Ciao

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  12. non ti preoccupare Ilaria è normale che si faccia dei passi indietro l’importante è continuare ad informarsi e chiedere consigli ma alle persone giuste che possano capire e qui è il posto giusto e per Gianni dico di non avere fretta e cercare di trovare energia positiva anche in cose semplici e confrontarsi in questo blog che sta aiutando davvero tanta gente.

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    1. Grazie Anna, è quello che sto tentando di fare: rinunciare alle briciole e cercare qualche momento in più per me, imparare a stare un po’ da solo e ritrovare un po’ di gioia in cose semplici, un amico, una bella giornata all’aperto; e sicuramente continuare a leggere e scrivere su questo blog. Lo faccio da un mesetto e sicuramente ne sento un grande beneficio; tanta consapevolezza in più, un sacco di consigli e soprattutto tanto supporto nei momenti difficili.
      Grazie a te e a tutti quelli che con le loro esperienze, magari anche negative a volte, mi aiutano in questo momento delicato.
      Un abbraccio!

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  13. Ciao a tutti.
    Da parecchi leggo il blog e i vostri commenti. Ora vorrei raccontare la mia storia, perché ancora non mi è chiaro se mi trovo di fronte a un np o “soltanto” ad un egoista infantile.
    Premetto che lui nei miei confronti non è mai stato violento, né fisicamente nèé verbalmente. Nel senso, no insulti, ma frecciatine, commentini velenosi…

    Lo conoscevo già da alcuni anni. Fisicamente non mi piaceva particolarmente, in più sembrava “felicemente” sposato. Poi, improvvisamente, circa 18 anni, fa inizia a farmi una corte serrata. Dice che con la moglie è in rotta per una serie di motivi. Dapprima tentenno, poi ci casco. Durante il corteggiamento è romanticissimo, il vero principe azzurro. Nel giro di pochi mesi capitolo. La moglie si è trovata un’altra casa, non prima di avere completamente prosciugato il conto bancario in comune ed essersi tenuta l’appartamento al mare. Io a quel punto posso andare a vivere da lui (nella casa pagata peraltro con i soldi del padre di lei). Lascio lavoro, città, la mia famiglia che lo conosce e non gli è mai piaciuto più di tanto. I primi tempi, che durano comunque un bel po’, anni, sono idilliaci. Stessi gusti, stesse passioni. Io rimango disoccupata per qualche tempo, poi trovo lavoro. Lui è una persona abbastanza conosciuta nella cittadina di provincia, mi presenta a tutti quelli che conosce, amici e parenti. Mi esibisce, mi dice come vestirmi, pettinarmi “per valorizzarmi”. Compriamo montagne di vestiti e scarpe, impossibile sottrarsi allo shopping compulsivo. Con la (ex) moglie non si decide a ufficializzare la separazione. Sull’argomento glissa. Non è mai il momento giusto. Lui è egocentrico e infantile, delega tutto a me. Onestamente la cosa non mi pesa, mi fa sentire importante. Si è perennemente da sua madre, che (secondo lui) è perfetta, la sente e/o la vede praticamente tutti i giorni, senza alcuna necessità particolare. I due sono come gemelli omozigoti separati alla nascita: uguali in tutto e per tutto, capricciosi, egoisti e grandiosi. Si esce sempre in coppia, guai a dirgli di no, altrimenti mette il muso: “Mi lasci sempre solo”, protesta. Se si sta insieme, si deve fare tutto insieme. Passa qualche anno e inizio ad avvertire un certo disagio. Non capisco, ma sembrerebbe che qualcosa non vada. Tutto gira intorno a lui. Facciamo cose che piacciono a lui e se piacciono anche a me bene, altrimenti si fanno lo stesso e me le devo far piacere. In fondo, lui dice, facciamo solo cose belle. Certo, se si viaggia, organizzo tutto io. Certo, quando c’è qualche intralcio o qualche grana, lui va in agitazione e risolvo tutto io. Io chiamo l’idraulico o il caldaista, io faccio le pratiche per la banca e dichiarazioni dei redditi, se si rompe la lavatrice io cerco il modello/il negozio (sempre che gli vada bene il modello/il negozio). La mia famiglia continua a chiedere quando divorziano, sono contrariati, ma io lo difendo. Ama essere al centro dell’attenzione. Quando incontra qualcuno per la strada, se non sono presente, mi riferisce che “gli ha fatto tante feste”. Pure i sassi gli fanno “sempre tante feste”. Quando siamo in compagnia di altre persone lui è affascinante, un abile affabulatore, tiene monologhi su di lui e sul suo lavoro. Io non riesco quasi ad aprire bocca. Inizio un discorso, si intromette lui e mi eclissa. In presenza di persone nuove praticamente sparisco. Mi volta le spalle e parla, parla, parla, soprattutto di sé. Fa sfoggio della sua cultura, incanta gli astanti. Nel frattempo il mio malessere cresce. Mi immusonisco. A volte chiede cos’ho, gli spiego che magari non mi va di fare quella cosa lì o di andare là (lui non riesce a stare in casa, deve sempre uscire, vietato poltrire), lui si offende. In fondo non mi ha mica chiesto chissà cosa. Nel frattempo riperdo il lavoro e ne trovo un altro. Che riesce a sfruttare per arricchire ulteriormente la sua immagine. Ormai siamo una company, in tutto e per tutto. Lavoro e vita privata si fondono, si confondono. In pratica sono al suo completo servizio, ma, ovvio, facciamo solo cose belle.

    Nel 2013 mi viene diagnosticato un tumore, da quel momento fisicamente divento un’altra. La malattia la vede come un incidente sul suo percorso che fino a quel momento era perfetto. Che disdetta. Io mi faccio operare, chemio, e annessi e connessi. Non mi può più esibire, è scocciato. In privato. Perché i pochi che sanno della malattia (non facciamolo sapere, sembra una cosa… che cosa? Non vuole che la moglie venga a saperlo?) si trovano di fronte ad un uomo premuroso, affettuoso, partecipe. In casa, a parte i primi giorni dal ricevimento della notizia, continua a comportarsi come non fosse accaduto nulla. Mi concede di non fare più le pulizie. Per il resto, stessa vita. Se proprio sono schiantata, lui esce lo stesso con qualcuna delle sue “amiche”, le ruote di scorta, le mie sostitute in caso di impedimento. Mi propina sua madre in tutte le salse, che non ho la forza di scansare. Ma lei è tanto brava, mica come i miei genitori che non ci sono mai, a suo dire. Certo, se mia madre o mio padre si propongono di fare qualcosa per me, altolà: c’è già sua madre che ci pensa. Arriva a sibilare che i miei non mi vogliono bene. Io non riesco a rispondere niente, sono bloccata. Impiego tutte le mie energie per uscire dal cancro, tutto il resto non riesco ad affrontarlo.

    Nel 2014 viene diagnosticato un tumore a mio padre. La sua reazione scocciata: “non posso guardare anche lui”, come se si fosse mai occupato di altri all’infuori di se stesso. Ricordo ancora il suo sguardo. Accidenti, un altro intoppo. Mio padre viene ricoverato d’urgenza un sabato di marzo. Il martedì successivo io sono di nuovo operata, io sto al quinto piano, lui al primo dello stesso ospedale. Muore il venerdì, mi faccio dimettere per poter andare al funerale con ancora i sacchetti dei drenaggi attaccati, nascosti sotto il cappotto. Praticamente nessuno sa niente della mia malattia. L’insofferenza nel suoi confronti inizia a crescere. Gli faccio qualche scenata, come quando riferendosi al periodo che ero calva per le chemio mi dice “quando eri Nosferatu”. Lì piango e urlo, lui ride: “Ma stavo scherzando”, senza scusarsi. Inizio a notare cose che mi danno sui nervi. La casa, a sua immagine e somiglianza. L’appropriarsi di cose non sue, come l’appartamento al mare comprato dai miei genitori. Dice sempre io, mio. Inizio anche a dirgli dei no, di conseguenza i litigi si intensificano. Fa i musi, mi fa sentire in colpa. Sbaglio sempre io. Talvolta gli rinfaccio di avere dato tutto a lui, che doveva “soltanto” divorziare. Se mai gli capitasse qualcosa, a me non resterebbe niente di tutto quello che abbiamo costruito negli anni. Alle parole “separazione-divorzio” alza un muro. Impossibile discuterne. Fugge. Tuttavia mi fa sentire legata a lui. Perché lui è quello bravo.

    Nel 2017 mia madre si ammala gravemente da un giorno all’altro, diventando completamente non autosufficiente. Inizia un periodo di ricoveri in ospedale, e in lungo degenza. Per fortuna c’è mio fratello che mi dà una mano. Nel frattempo la madre del mio compagno invecchia (ha sempre goduto di ottima salute, salvo qualche piccola cretinata che però le serviva per fare attirare l’attenzione su di lei), quindi un po’ cede il mito della super donna. Perciò è lei ad aver bisogno di tutte le attenzioni del figlio. Quando chiedono di mia madre, sapendo quant’è grave, lui riesce a indirizzare il discorso sulla sua, che di fatto sta meglio di me. In casa ci parliamo poco o niente. Ho imparato che lamentarmi non serve a un tubo, lo lascia del tutto indifferente. Ho perso oltre 10 chili, son diventata un’altra, non lo considero più un compagno. Esco sempre di più con le amiche, mi confido. Che qualcosa non vada in lui anziché in me diventa un fatto oggettivo, non è più una semplice sensazione. Si litiga, ma quando il discorso finisce sullo stato di coppia, alza il solito muro, inespugnabile.

    Pochi mesi dopo la malattia di mia madre, mio fratello muore improvvisamente. Con mia madre che ormai non riesce più a fare discorsi sensati, mi sento completamente svuotata. E’ come se lui fosse riuscito a fare il deserto intorno a me. Inizio seriamente a pensare di mollarlo. Sono economicamente indipendente, non avrei problemi di quel tipo. Eppure il fatto che mia madre si trovi in questo stato di agonia lenta mi trattiene, anche se non c’entra nulla.

    Poche settimane fa arrivo al momento di rottura. Gli dico “Non ce la faccio più, me ne vado”. Prima rabbia da parte sua: ingrata, tu sei sempre venuta prima di tutto ecc. Poi pianti. Quindi gioca la carta divorzio: “Guarda, volevo farti una sorpresa, ma ora te lo dico. In primavera (…) avrei avuto intenzione di partire con la separazione…”. Eccerto, come no. Ma guarda. Quindi chiede a me (!) di informarmi da un’amica comune, avvocato. Mi sono cascate le braccia per la milionesima volta. Il discorso è morto lì. Lui il giorno dopo era come se non ci fossimo mai parlati. Progetti per il futuro: facciamo cose, vediamo gente… Ovviamente del divorzio non ne ha più fatto minimamente cenno. Anche se io ora manco morta lo sposerei.
    Ho adottato la tecnica del “sasso grigio”, sono pesante, monotona e rispondo a monosillabi, sperando che prima o poi si stufi e mi molli. Ai tempi bastava un mio semplice no ad una sua richiesta assurda perché minacciasse di troncare tutto, mettesse su musi, e io naturalmente mi mettevo a zerbino. Ora invece nessuna reazione, come se quest’ameba che ha in casa (io) fosse la persona “viva” di prima.

    Si stanno avvicinando le vacanze ed ho l’ansia a pensare di passare H24 con lui…
    Ed eccomi bloccata in questa situazione. Ho i soldi, casa dei miei vuota dove potrei trasferirmi domani. Eppure non riesco a mollarlo e ad andarmene. Perché?

    Grazie.

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    1. Forse perché ne hai passate troppe e in un certo senso anche la solitudine, benché in sapor di pace e cura per te stessa, sembra un’incognita spaventosa. Non ho altre parole, lascio i consigli a qualcuno di più saggio o esperto. Ma ti abbraccio.

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    2. Cara Aomane, mi pare che tu abbia passato una serie di vicissitudini personali talmente difficili già da sole, che non ti serva proprio aggiungere il peso di un rapporto così evidentemente malato e privo di gioia. Capisco benissimo, per esperienza diretta e del tutto attuale, quanto sia difficile lasciare andare un rapporto di questo tipo, anche se palesemente ti toglie invece di dare.
      Hai già dimostrato e te stessa di avere tanta forza, altrimenti non avresti superato tutto questo.
      Poichè ne ho esperienza diretta, mi permetto di “confortarti” sulla fase che stai passando in merito al “ti lascio io” o “mi lasci tu”: anche io ho passato una fase di scarto in cui lei minacciava di lasciarmi per qualsiasi cosa, e io tornavo da lei strisciante e implorante, ottenendo il “contentino” che lei stesse ancora con me. Poi lei ha fatto il suo percorso, o forse sarebbe meglio dire i suoi conti, e ha deciso che vuole che stiamo insieme, senza amarsi, in una relazione frustrante ma che evidentemente le garantisce sicurezza materiale ed emotiva (hanno comunque sempre il terrore dell’abbandono), comodità e possibilità di congelare i propri sentimenti (se mai ne dovesse avere).
      Ora sono io che sto tentando di lasciarla e lei oppone una resistenza passiva, una sorta di muro di gomma, come se le mie richieste non le arrivassero nemmeno (in realtà è proprio così).
      Quindi l’unica soluzione è lavorare su te stessa, avendo ben chiaro l’obiettivo (nel mio caso ho deciso di lasciarla, ma non sono ancora del tutto pronto, vivo delle vere e proprio fasi di astinenza) e prendendo tutta una serie di posizioni che permettano di portare avanti la tua scelta.
      Sperare che si stufi e ti molli lui non funziona; se ha deciso che gli fa comodo questa situazione non ci sarà nulla in grado di spostarlo, e anche la tua rabbia è solo nutrimento per lui.
      Dici che sei isolata, ed è normale, anche a me è successo lo stesso; cerca di cominciare a ritagliarti spazi per te, e vedrai che fuori di lì c’è ancora un mondo con tanta bella gente. Poi un po’ alla volta si diventa più indifferenti e dovrebbe (uso ancora il condizionale) essere più facile lasciare andare.
      Un grande abbraccio! Coraggio.
      E scrivi qui che fa bene al cuore!

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      1. “Poi lei ha fatto il suo percorso, o forse sarebbe meglio dire i suoi conti, e ha deciso che vuole che stiamo insieme, senza amarsi, in una relazione frustrante ma che evidentemente le garantisce sicurezza materiale ed emotiva (hanno comunque sempre il terrore dell’abbandono), comodità e possibilità di congelare i propri sentimenti (se mai ne dovesse avere). Ora sono io che sto tentando di lasciarla e lei oppone una resistenza passiva, una sorta di muro di gomma, come se le mie richieste non le arrivassero nemmeno (in realtà è proprio così).”
        Caro Gianni, proprio tale quale il mio lui.
        Certo così non si può andare avanti.
        Comunque negli ultimi anni mi sono fatta un “fanclub” di amiche che mi hanno aiutato moltissimo e mi ripetono il mantra “lascialo” pressoché quotidianamente.
        Perché non ci diamo un giro? Uff…

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      2. Cara Aomame, proprio nella stessa barca….
        Mi pare di capire che tu non abbia vincoli formali e figli, e anche che tu abbia la tua completa indipendenza economica e materiale. So che tutto questo da solo non è sufficiente; ci vuole la propria convinzione e grande consapevolezza, e soprattutto bisogna vincere la dipendenza che nel frattempo si è instaurata.
        Come ti ho scritto, io sto tentando, imponendomi un distacco per ora solo emotivo, anche se ho la “fortuna” di lavorare 10 giorni al mese fuori casa; cerco di non creare situazioni in cui siamo soli o in cui facciamo quelle cose che “tanto ci è sempre piaciuto fare insieme” (parole sue su cui vorrebbe farmi credere si possa fondare un rapporto tra marito e moglie).
        Un po’ alla volta mi accorgo, nonostante delle fasi di vera e propria astinenza (l’altra notte ho avuto l’impressione che lei volesse avvicinarsi fisicamente, e per non cedere all’attrazione fisica ho passato una notte di inferno, senza dormire e con delle strette allo stomaco che erano proprio un male fisico), che è possibile rinunciare a lei, che anzi se mi stacco dalla nostra dinamica perversa sto meglio. Dopo di che dovrò affrontare un percorso molto tortuoso, che ad oggi mi spaventa molto, di separazione materiale; dovrò cercare un appartamento in affitto, comperare un’altra macchina, nonchè fare tutta una serie di passaggi di tipo economico, a partire dalla separazione del conto corrente, giusto per dire una banalità. Tutto questo deve da subito prevedere un “accordo” che garantisca entrambe le parti. Lei dal canto suo sarà costretta a lavorare a tempo pieno (adesso fa un part-time) e la cosa credo la farà imbestialire, considerando che già adesso è sempre stanchissima per i ritmi insostenibili. Per fortuna la nostra situazione finanziaria complessiva è ragionevole e, a mio parere (lei la pensa diversamente), ci possiamo permettere anche una separazione.
        Per non parlare della difficoltà di affrontare la cosa coi miei figli, che per fortuna almeno sono già grandi!
        Ma tu non hai tutte queste complicazioni; non voglio semplificare troppo, ma credo tu debba lavorare “solo” sulla parte emotiva; dacci dentro, magari con un aiuto professionale.
        Le consapevolezze le hai, si tratta di metterle in atto e vincere quella che probabilmente è un’abitudine molto radicata; il tuo cervello lavoro in modalità automatica e prevede che tu stia lì! Devi modificare il programma, e so che non è facile, ma ce la puoi fare.
        Abbraccio!

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  14. Per psicopatico si intende una persona egocentrica, arrogante, superficiale, impulsiva, che manipola in maniera spietata gli altri senza provare vergogna, colpa o rimorso; non è guidata da una morale o da dettami di coscienza; manca di empatia ed ha solamente una consapevolezza astratta, intellettuale dei sentimenti altrui.

    Lo psicopatico non è leale verso nessuno, ma segue solo il proprio mero interesse. Generalmente conduce uno stile di vita antisociale o asociale (non necessariamente criminale) in cui le altre persone vengono usate o vittimizzate.

    Robert Hare

    Leggete e mettetevelo bene in testa.

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  15. Questa ve la devo raccontare, amici. Nulla di grave, anzi… credo che grazie a voi la mia consapevolezza si stia radicando in gran profondità. Questa notte l’ho sognata. Mi diceva: “Ti amo.” E a quel punto mi sono svegliato di soprassalto e credo di aver anche strillato un poco! Come avessi sognato di essere assalito da un lupo, ragazzi!

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  16. Gianni io quel percorso di cui tu parli l’ho già iniziato ed in effetti è molto complicato perchè separarsi come mi ha detto il mio avvocato comunque vadano le cose impoverisce entrambi. La cosa più brutta comunque resta il distacco emotivo, io pur essendo fuori da casa da più di un anno mercoledì scorso mi sono incontrata con lui dal mio avvocato e dopo ho passato ore di angoscia e tristezza perchè lui sembrava affranto dal dolore e anche l’avvocato era un po’ in difficoltà, io invece dovevo fare la “dura” ma dentro di me il cuore si sbriciolava in mille pezzi perchè io quell’uomo l’ho amato davvero tanto e mi sono separata per disperazione, per i suoi imbrogli per la sua prepotenza e tantissime cose che sono troppo lunghe da spiegare ma che ho ritrovato spiegate bene negli articoli di questo blog, se avessi dato un minimo segno di cedimento lui si sarebbe fatto ancora più sotto e quindi mi sono tenuta dentro il mio dolore e vado avanti .

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    1. Cara Anna, credo di riuscire a capirti benissimo, anche se non ci sono ancora arrivato. Per esempio pochi minuti fa mia moglie mi ha chiamato, tutta docile e carina come negli ultimi tempi, proponendomi di trovarci al supermercato, prendere un aperitivo/spuntino e fare la spesa insieme. Non sono riuscito a dire di no! Anche perchè poi lei torna comunque a casa e credo sia per me più difficile sostenere la tensione del mio rifiuto. Comincio veramente a capire che l’unica è l’allontanamento fisico, e poi tener duro. Ma bisogna essere nelle condizione di saper rifiutare, anche se ci si sta male.
      Brava che ce l’hai fatta, anche se immagino quanto ti sia costato e quanto male ti abbia fatto.
      E’ che, come dici bene tu, il problema è che noi li abbiamo amati veramente!!! E dirsi che abbiamo amato il nulla fa veramente male, ogni volta!

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      1. Gianni,
        il fatto che siano “carini” è una delle forme di manipolazione che adottano quando si accorgono di essere in difficoltà perché l’altro “si sta svegliando”.
        Comprendo che sia più semplice assecondarla, perché poi ti fanno sentire dalla parte del torto, con conseguenti magoni.
        E’ vero, io sono in una situazione molto meno complicata, non ci sono figli (solo un cane, che lui chiama “il nostro bambino”, anche lì per far leva sul mio senso del dovere fin troppo radicato) ed in comune abbiamo il conto e alcuni investimenti. E basta.
        Nel tuo caso ci vuole veramente una grande forza, ma (come dico anche a me stessa) se guardando in una proiezione futura di vecchiaia insieme ti viene l’ansia, come nel mio caso, è il segno che non si può più andare avanti.
        Semplicemente perché loro non cambiano. Il massimo che possono fare è, appunto, essere “carini” per un po’. Poi tornano ad essere quello che sono.

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