I saluti estivi di Gabriella Maddaloni

Cari lettori de “L’Arte Di Salvarsi”,

vi scrivo innanzitutto per scusarmi per la mia poca presenza nel blog durante questo anno. Se ci seguite da tempo, già sapete che vivo all’estero e che ho una vita piuttosto frenetica. A parte il lavoro, ci sono dei progetti che sto portando avanti e che mi stanno molto a cuore. Sono idee che mi rubano a me stessa, spesso mi sento in colpa perché non riesco a fare tutto quello che vorrei e penso che mi servirebbero giornate da 96 ore. Pur essendoci in maniera saltuaria, comunque, continuo a reputarmi parte di questo progetto e mi auguro che il prossimo anno potrò contribuire maggiormente a questa piccola grande causa che mi sta sempre molto a cuore, avendo io sofferto in prima persona le dinamiche che tratta il blog. Spero quindi di riuscire a farmi perdonare attraverso queste parole per non avervi dedicato abbastanza energie in questi mesi.

Che dirvi? Personalmente, sono giunta alla conclusione che il percorso di consapevolezza che intraprendiamo nel momento in cui decidiamo di guardare la realtà per quello che è, non conosce mai la parola “traguardo”. Uno apre gli occhi, scioglie matasse, nodi che lo condizionavano da tutta la vita e pensa di poter tirare un sospiro di sollievo “perché ormai il più è fatto”. Pensa a tutte le persone che si è messo contro, i rapporti di parentela e amicizia lasciati alle spalle perché non più adatti a quelli che siamo oggi, il dolore e l’umiliazione subìti, le calunnie, la fuga per mettersi in salvo, e pensa che dopo tanto coraggio e tante pene, il sollievo sia a portata di mano. Non è così. Non lo è perché i ricordi, i vecchi schemi a cui eravamo aggrappati, i meccanismi di difesa che ci incatenavano sono ancora lì. Dentro di noi. E ci impediscono di vivere una vita piena, la vita che meriteremmo se avessimo il coraggio di andare oltre la paura. E ci si rende conto che anche se non si è più schiavi dei manipolatori, si è ancora schiavi di quella vecchia parte di sé stessi. I “cattivi”  non ci sono più: ora sei solo tu con te stesso e…i tuoi mostri interiori. Quella realtà interna che se non ammetti innanzitutto a te stesso, resterà lì , sepolta nel tuo inconscio, ma così potente, così attiva, da condizionare tutta la tua realtà esterna. Perché razionalmente è facile cambiare pelle, aprire gli occhi, sentirsi meritevoli di amore, rispetto, di una vita piena, ma…A livello incosciente? Spesso a livello incosciente si resta ancora quei bambini indifesi, privi di quel nutrimento emotivo, di quell’amore e quel rispetto che erano mancanti o che ci venivano dati in maniera ambivalente, solo “a condizione che”. A condizione che fossimo bravi, buoni, che fossiigjhjmo comprensivi, che ci tenessimo tutto dentro senza protestare e difenderci, reclamare i nostri sacrosanti diritti, anche quando ci sentivamo calpestati. Oggi non siamo più quei bambini, certi diritti li abbiamo fatti valere, siamo scappati, c’è addirittura chi pensa che siamo forti e coraggiosi e strafighi, esempi di coraggio e onestà. Salvo poi guardarci allo specchio e dirci: “Ma io chi voglio prendere in giro? Dov’è tutta questa forza che gli altri vedono? Ho reclamato al mondo il mio diritto sacrosanto ad essere rispettato come persona, so che non devo accettare compromessi perché degno d’amore semplicemente per il fatto che esisto. Ma allora perché continuo a sentirmi come se non meritassi nulla?”. Ecco, cari lettori. È esattamente lì che capiamo di aver fatto ancora molto poco, di aver sostenuto battaglie importanti e di averle vinte, ma di non aver vinto ancora la guerra contro il nostro nemico più potente: noi stessi. O meglio: non noi stessi, perché ciascuno dovrebbe amare e accogliere sé stesso ed essere il suo migliore amico. Il nostro nemico più potente è l’ego, è la nostra mente ultra-pensante e ultra-razionale che, se tante volte ci ha salvato e ci ha dato la lucidità necessaria per uscire dalla melma, in tempi di pace continua a permanere in stato di guerra. Non lascia spazio al sentire, al vivere, alle piccole gioie del quotidiano. Pretende di spiegare ogni cosa avvalendosi del potere della logica, della razionalità e, forte del ricordo dei traumi e delle violenze subìte, trova una giustificazione, una ragion d’essere a quella corazza che ci siamo costruiti, che si frappone tra noi e il mondo e che, se da un lato ci impedisce di rivivere il rifiuto, l’abbandono, l’umiliazione, dall’altro lato ci impedisce di “sentire” noi stessi e l’altro, di creare un ponte tra noi e chi ci circonda perché “tanto non sono stato visto in passato, continuerò a non essere visto. E forse merito anche di essere amato, ascoltato, accolto, compreso, ma non sono abbastanza risolto e quindi meglio proteggermi, tenere tutto per me, così evito danni a me stesso e agli altri”. Arriviamo anche a capire, magari, che sono pensieri dettati dalla paura e basta, ma restiamo comunque bloccati nelle prigioni della nostra mente e non viviamo appieno. Lì comincia davvero il percorso, secondo me. Ed è un percorso infame, difficile, sofferto. Ed è per questo che sarebbe opportuno, per chi può, farsi aiutare da qualcuno di competente per portare a galla i propri mostri e rielaborarli. Cosa che consiglio caldamente a chi può farlo – io ancora non l’ho fatto. La scusa ufficiale è che vivendo all’estero, non voglio parlare con qualcuno che abbia una lingua diversa dalla mia perché “le emozioni io voglio esprimerle in italiano. Se piango e mi dispero sul lettino del terapeuta, voglio poterlo fare parlando nella mia lingua e senza dover cognitivamente pensare a quali parole scegliere per farmi capire adeguatamente”. E in parte è anche vero. Ma la motivazione più profonda è che provo ancora molto imbarazzo e molta vergogna a tirare fuori qualcosa che, vi confesso, non mi sento affatto pronta ad affrontare. So che un giorno dovrò farlo, e lo farò. Ma al momento ho molta carne al fuoco in altre cose, i progetti cui accennavo prima, e non ho molto tempo e molte energie da dedicarmi. Tuttavia, la mia mente non smette di rimuginare su queste cose, al punto da lasciarmi stanca nel corpo e nello spirito molte volte.

Vi auguro quindi di cuore, sia a voi che a me, di trovare il coraggio di bilanciare ogni cosa, trovando il perfetto equilibrio tra la mente e il cuore, per far sì che il dolore del passato si trasmuti in vera esperienza capace di farci rinascere e godere appieno della vita, sentendo di più e pensando di meno. Siamo umani, non macchine da guerra. Diamo un valore e un senso al nostro passato, alle nostre sofferenze, trovando il coraggio di accettare fin nel profondo che noi valiamo, ma davvero. Che siamo il meglio e ci meritiamo il meglio. Che dobbiamo accoglierci e amarci anche quando ci sentiamo niente, anzi, soprattutto quando ci sentiamo niente. E che quella felicità che ci meritiamo, ce la dobbiamo andare a prendere noi, con le nostre mani. Perché nessuno lo farà per noi. Giudichiamo e giudichiamoci di meno, fluiamo semplicemente!     

Buona estate e arrivederci a settembre,

                                                                    Gabriella

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8 pensieri su “I saluti estivi di Gabriella Maddaloni

  1. Cara Gabriella, che parole sagge. Io sono allo stadio contrario del tuo. Ho fatto e sto facendo il mio percorso personale, con un ottimo terapeuta, e senza la presunzione di sentirmi definitivamente arrivato posso dire di aver fatto molta strada proprio nel riconoscimento dei miei limiti e nell’accettazione di me stesso. Purtroppo però, al contrario di te (così almeno mi pare di capire) e di tante persone che scrivono su questo splendido blog, che hanno già trovato la forza di uscirne, sono ancora invischiato nella mia dipendenza affettiva verso quella persona che mi sta facendo soffrire, e ancora non riesco a staccarmene; perlomeno sono diventato consapevole di questa dipendenza. Evidentemente manca sempre un pezzo di strada da fare e qualche importante battaglia da vincere!! Su questo siamo d’accordo, il nostro percorso non finisce mai.
    Mi permetto un consiglio, a tutti, sperando di non sembrare presuntuoso: se ancora non lo avete fatto trovate il tempo, la voglia e lo spazio di fare il vostro percorso personale, cercate un aiuto professionale che vi capisca e che entri nella giusta sintonia, magari anche cambiandolo se non vi trovate; non potrete che trarne un grande beneficio!
    I mostri che abbiamo dentro sembrano tanto più grandi di quello che poi sono in realtà, credetemi; è che tante volte qualcun’altro ci ha fatto credere che siano enormi e spaventosi, ma se li guardi in faccia diventano dei piccoli mostriciattoli che non fanno più paura. Il bambino che hai dentro e che tanto ha sofferto rimarrà, non lo puoi cambiare e non puoi cancellare le ferite che ha patito, è una parte di te, ma imparerai a proteggerlo e a prendertene cura, e anche soprattutto a rispettarlo. Buona estate!

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  2. Quello che hai scritto è verissimo, la strada è lunga perchè quando si “cambia” diventando consapevoli gli altri non comprendono e vorrebbero di nuovo la “vecchia” persona. La mia storia è molto complicata ma io anche se non sono più giovanissima sono determinata ad andare avanti . Auguro una serena estate a tutti i frequentatori di questo fantastico blog e ci risentiamo a settembre

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    1. Sono certo che oltre a coloro che vorrebbero di nuovo la “vecchia” persona, tra gli altri ci sia anche chi non vuole, bensì ama, da sempre, la “nuova” persona che vuoi essere. Forse senza averla mai incontrata. O forse avendola vista sbrilluccicare dentro la vecchia. Ti auguro di poter vivere relazioni nelle quali a venire amata, e non voluta, sia la nuova Anna che, tu, vuoi essere, qualsiasi sia.

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  3. Ciao Gabriella, grazie per questo articolo. Allora non capita solo a me, non sono solo io a sentirmi bloccata. Ho capito tante cose, ho razionalizzato e ho allontanato le dinamiche malate, cerco di non farmi più abusare, ma non sono risolta. Sono chiusa, le emozioni congelate, non muovo un passo in questo senso per paura di franare. Cerco di rendermi invisibile. L’amore di coppia mi terrorizza. Forse alcuni danni non si risolvono mai per chi li ha subiti. E’ come se avessero danneggiato dei centri, delle parti di noi, che ora non funzionano più. E’ ovvio che vorrei essere amata, ma se penso a quel che è stato, a come non sono riuscita a tutelarmi, a come mi faccio fare a pezzi, allora no, non posso, non sia mai più. Esiste un altro amore, ne sono certa, ma io non l’ho mai avuto. L’amore che conosco è sempre stato l’annullamento di me. E so per certo che a un’altra volta non sopravvivrei. E allora nessuno mi guardi, nessuno mi cerchi, nessuno si avvicini, basta per favore, perché ho paura di non saper dire no ma so con tutta me stessa che io non posso più. Buona estate e un caro abbraccio, Mina

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      1. Mi pare di sentire me stessa nelle vostre parole …chissà se un giorno ce la farò ad essere serena e senza pensieri che non portano a niente anzi mi tormentano …un abbraccio a tutti voi

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