Narcisismo e “malvagità gentile”: considerazioni sui sorrisi che uccidono

Fonte: https://www.huffingtonpost.com/judith-acosta/nice-but-not-good-the-art_b_772965.html?guccounter=1
Titolo originale: Nice But Not Good: The Art of Spotting Narcissists
Autrice: Judith Acosta, psicoterapeuta specializzata in disturbi dell’ansia e relazioni traumatiche, autrice delle opere  “The Next Osama, The Worst is Over and Verbal First Aid for Children” e Verbal First Aid: Help Your Kids Heal from Fear and Pain–and Come Out Strong”
Trad. C. Lemes Dias

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Un giorno una donna mi racconta di un matrimonio cosparso di maltrattamenti e abbandoni alternati. Le chiedo il modo in cui aveva incontrato quell’uomo e cosa l’aveva portata a sposarlo. Risponde innocentemente: “Allora era così carino...”.

Non riesco a contare quante volte l’ho sentito!

Certo, da giovane mi è stato insegnato ad essere carina con tutti. Le donne in generale sono educate per essere gentili e a rispondere con gentilezza a coloro che lo sono. Ricordo ancora adesso mia zia quando disse “Le belle ragazze non parlano così.” (avevo preso parte in una conversazione tra adulti aggiungendo alla discussione la mia convinta opinione sull’argomento. Mia zia, però, ha chiamato una persona più anziana per difendere il suo punto di vista.).

Non vi dico quante volte mi sono messa in una situazione di pericolo perché non sarebbe stato “bello” da parte mia allontanarmi da un uomo che stava cercando di interagire con me, anche se sapevo nel mio corpo che qualcosa era terribilmente sbagliato. Sono stata molto fortunata. Non tutte lo sono.

Tutti noi possiamo ricordare di essere stati informati che qualcuno che conoscevamo (o che vedevamo) si era messo nei guai, era stato arrestato perché in possesso di sostanze stupefacenti o in qualche modo era stato trovato con i pantaloni letteralmente o figurativamente abbassati. E tutti possiamo ricordarci di aver detto: “Come potrebbe essere? Era così carino! “

E possiamo anche ricordare certe interviste televisive a vicini e colleghi di lavoro, dopo che un terribile disastro li aveva portato ad uscire da casa barcollando per le strade ancora in pigiama, alcune folli sparatorie o molestie ai danni di minori. E tutti dicono una sola cosa: “Non lo capisco. Era un ragazzo così gentile!”

Ted Bundy era talmente gentile che le donne si facevano prelevare con la sua Volkswagen ignorando o non accorgendosi che il sedile davanti, sul lato passeggero, era mancante. Charles Manson, psicotico che era, attirò con dolcezza un’innocente e lo isolò nel suo nascondiglio degli orrori.

COS’È BELLA? COS’È BUONA?

Durante una pausa caffè, il mio amico e collega, Kevin Rexroad, ha tentato di definire i termini. Anche se sono una psicoterapeuta e Kevin è uno psichiatra, non è stato così facile come ci aspettavamo. Entrambi avevamo avuto esperienze personali recenti con individui narcisisti che ci avevano reso vividamente e visceralmente chiara la differenza tra una cosa e l’altra, ma un confine netto tra una cosa e l’altra era molto difficile da essere tracciato.

La gentilezza” meditò lui “di solito è così bella che una parte di me sa che è troppo bella per essere vera. Il bene è diverso, sembra meno ovvio, come se avesse una qualità media rispetto ad essa.”

L’ho definito ulteriormente. Il bene è umile. Non c’è finzione. No c’è vanteria. Non c’è bisogno di approvazione o riconoscimenti. Fa quello che fa perché cerca di fare la cosa giusta. Punto.

Quindi, su un tovagliolo Starbucks piuttosto grande, abbiamo disegnato due colonne.

LE BRAVE PERSONE

  • Comprendono la battaglia contro il male ma non traggono mai piacere dalla sua sconfitta, piuttosto tristezza per quanto accaduto;
  • Hanno un’integrità coerente;
  • Dicono cosa pensano e fanno cosa pensano;
  • I bravi uomini e donne sono guerrieri di un certo tipo. Non tollerano l’ingiustizia, ma non cercano nemmeno di punire o di vendicarsi;
  • Hanno la mente e il cuore integrati;
  • Hanno sostanza;
  • Sono responsabili delle risposte che danno agli altri;
  • Sono appropriatamente (non indifesi o astutamente) disinteressati;
  • Sono empatici senza essere passivi;
  • Non c’è finzione in loro, e sono disposti ad essere buoni senza chiedere l’approvazione o premi di alcun tipo;
  • Sono gli ultimi a considerarsi buoni e sicuramente gli ultimi a dire a tutti che lo sono.

LE PERSONE “SUPER CARINE”

  • Sono “affascinanti”;
  • Interagiscono con una pseudo-intimità, comportandosi come se ti conoscessero personalmente da anni;
  • Ti coinvolgono solo se rispetti le loro condizioni, anche se non te ne rendi conto nell’immediatezza;
  • Possono sembrare molto passivi e silenziosi;
  • Ti trattano superficialmente e ti fanno entrare nella loro vita solo marginalmente;
  • Non rispondono alle tue esigenze, ma le sorvolano, portandoti a chiederti se davvero avevi bisogno di quello;
  • Sono molto intenti a compiacere gli altri o ad inserirsi in una cerchia sociale;
  • Hanno bisogno di mantenere la loro persona o di raggiungere una posizione in una cerchia determinata a tutti i costi, perché il modo in cui vengono visti è più importante di quello che sono;
  • Manipolano;
  • Sono come un profumo molto dolce usato per coprire un cattivo odore;
  • Non si fanno scrupoli a mentire per ottenere quello che vogliono, usando la gentilezza per raggiungere l’obiettivo;
  • E, inevitabilmente, non smetteranno mai di sottolineare il quanto sono bravi.

Mentre scrivevo quest’ultimo, dissi a Kevin: “Conosco una donna che mi sta costantemente dicendo (e chi non l’ha mai ascoltato?) il quanto sia umile e religiosa.”

Ha definito le sue affermazioni “auto-contraddittorie”. Ma solo qualcuno che presta veramente attenzione a ciò che dice può costatarlo. Mi ha stupito pensare a quante persone effettivamente l’hanno presa (e continuano a prenderla) a parola senza prendere il tempo di guardare e vedere l’incongruità di una persona che si vanta della propria umiltà.

Mentre sfogliavamo la lista, ci siamo resi conto che quasi tutte le vendite erano basate sulla “gentilezza”.

“Funziona un po’ come i vecchi rappresentanti farmaceutici”, ha ricordato Kevin. “Arrivavano e ti davano una penna con enorme cordialità, poi capivi di essere in debito con loro per qualcosa e quando ti rendevi conto stavi scrivendo recensioni per qualunque farmaco stessero vendendo”.

In The Gift of Fear (1997) Gavin De Becker ha scritto: “Il fascino è un’altra abilità sopravvalutata. Nota che l’ho chiamata un’abilità, non una caratteristica intrinseca della personalità. Il fascino è quasi sempre un’arma diretta” (p. 66).

Ciò che ci suggerisce lo studioso è di vedere il fascino come un verbo piuttosto che un nome o un aggettivo in modo che, anziché vedere un uomo affascinante, possiamo vederlo come un uomo che stata provando a affascinarci. Egli paragona la gentilezza a una decisione e ci avverte che non si tratta di una caratteristica della personalità. Si tratta soltanto di una forma strategica di interazione sociale. La gentilezza è consapevole e deliberata. È un’abilità sociale che viene attivata e disattivata, un veicolo per l’auto-valorizzazione. La gentilezza è persuasiva.

Dovrebbe essere ovvio che un uomo gentile possa non essere necessariamente un brav’uomo.

Sappiamo che non tutto il fascino possa essere una copertura per il sadismo o la crudeltà, anche se molto spesso lo è.

Sappiamo che bontà e gentilezza possono coesistere.

Un uomo buono può essere piuttosto affascinante e coinvolgente. Ma non sempre. Solo nelle giuste circostanze e per le giuste ragioni potrebbe essere tutto ciò. Tuttavia, nella scelta tra ciò che è giusto e ciò che è “bello”, un uomo buono sceglierà ciò che è giusto. Sa che la vera bontà è una grazia conferita in brevi momenti. A volte un brav’uomo dirà e farà cose che possono offendere, ferire i sentimenti di qualcuno o persino condurre a una lite. Può accadere.

Immagino che Chamberlain credesse di essere molto gentile con Hitler, ma non credo che nessuno in Cecoslovacchia abbia pensato di averci a che fare con un brav’uomo.

IL NARCISISMO E LA GENTILEZZA DELLA MALVAGITÀ

Il bello non può essere discusso senza menzionare almeno il narcisismo. Questo è particolarmente vero per la gentilezza indesiderata e apparentemente inappropriata.

I narcisisti sono molto gentili finché non ottengono ciò che vogliono. Sono dei grandi incantatori e possono convincere molte persone a fare e accettare cose che non si immaginerebbero di fare o accettare nei loro sogni più sfrenati. I narcisisti sono spesso molto abili, sono attori nati.

Il narcisismo, nel linguaggio psicoterapeutico, è un termine usato per indicare un tipo di personalità superficiale con un senso di sé iper-gonfiato che va a compensare un nucleo gravemente ferito. I narcisisti hanno bisogno di un’enorme quantità di supporto, rinforzo o applausi per sentire di avere un’esistenza qualsiasi. Sono persone che troverete spesso nei social media, a Hollywood, in politica, nelle posizioni di comando in cui possono sfoggiare il loro potere o esibirsi per molte persone. Possiamo comprensibilmente aspettarceli in questi ambiti. Ma li troveremo anche nei concessionari di auto, nelle scuole e nei nostri comitati di quartiere, perché un narcisista è semplicemente qualcuno che si mette al centro dell’universo e si aspetta pienamente, comodamente e in modo sintonico che il mondo faccia lo stesso per lui.

Di conseguenza, ciò che vogliono è fondamentale in ogni relazione – intima o fugace. Sono persone che non accettano un “no” come risposta facilmente. I “no” minacciano i loro piani o il loro senso di autostima (che in realtà è piuttosto inconsistente), o entrambi. Per far sì che le cose si muovano verso dove vogliono che vadano, manipoleranno con dolcezza e fascino. Se ciò non funziona, mentiranno. E se questo non funziona, in molti casi (anche se non tutti), si scateneranno. A volte quella rabbia è maligna e può provocare danni emotivi o fisici profondi agli altri.

Un esempio di danno emotivo in una storia semplice: Un tempo Jane era sposata con un narcisista. L’ex marito, Charlie, aveva regolarmente umiliato e verbalmente abusato di Jane mentre erano sposati. L’aveva tradita. Non aveva letteralmente empatia e rispetto per i suoi bisogni. La situazione andò avanti anche dopo il loro divorzio. Alcuni anni fa, Charlie contattò il figlio avuto con Jane perché chiedesse alla madre di lasciarlo stare a casa sua con la nuova fidanzata fino a quando la nuova casa che aveva comprato per stare con la compagna non fosse tinteggiata. Ben consapevole che Jane era terrorizzata di perdere l’affetto del figlio, riuscì che la donna acconsentisse. Jane si è lasciata manipolare e umiliare in questo modo perché ogni volta che diceva di no, Charlie la faceva sentirsi cattiva. Diversamente dai narcisisti, le persone che cercano di essere buone hanno spesso coscienza e sensi di colpa molto profondi.

Un esempio di danno fisico è qualcosa che sentiamo quotidianamente dai notiziari. È una forma di narcisismo particolarmente maligna che si estende alla sociopatia o alla psicosi. Una donna o un bambino viene rapito da qualcuno che sembrava tanto “normale” o così “carino”. Le vittime sono deliberatamente e abilmente attratte dalle richieste di aiuto, dagli inviti a guardare un animaletto o dallo scambiarsi un paio di chiacchiere con chi non riesce a permetterle la chiusura di un rapporto in un modo normale. Gli aggressori prediligono persone timide o che temono di ferire i sentimenti di qualcun altro. Come sottolinea De Becker, i narcisisti non accettano la parola “no” perché hanno bisogno di controllare gli altri.

Circa una settimana dopo l’attacco terroristico a New York, stavo camminando con i miei due cani da guardia lungo la stradina tortuosa che ci portava a casa nostra. Era una strada secondaria, ma gli estranei di solito erano abbastanza riconoscibili. I miei cani erano molto grandi e non proprio indifesi, mi amavano e inizialmente diffidavano degli altri.

Erano circa le 7:00 del mattino quando un uomo in una Jaguar argentata si fermò davanti a noi in diagonale, bloccando il nostro passaggio. Si fermò e scese dalla macchina. C’era un cane pastore sul sedile posteriore dell’automobile, con le zampe poggiate sulla parte superiore del sedile davanti. L’animale ci scrutava. L’uomo si è avvicinato a noi con un cappello dell’FBI (ridicolo) e una tuta da ginnastica grigia. All’epoca lavoravo come consulente presso un gruppo di New York (POPPA), e immediatamente ho memorizzato la sua targa.

Ho messo le mie mani in avanti in una posizione di “alt”, mentre i miei cani iniziavano ad abbaiare e ad agitarsi. L’uomo non si fermò subito, di modo che intuii che qualcosa non andava.

“Ciao!” cinguettò dolcemente. Qualcuno avrebbe potuto trovarlo piuttosto carino. “Mi sono appena trasferito nel quartiere e speravo di incontrarti per far giocare i nostri cani insieme…”

Aveva continuato a parlare e si stava lentamente avvicinando sempre di più da me. Sorprendentemente, i miei due grossi cani che abbaiavano nervosi e si muovevano altrettanto nervosamente non lo intimorivano per niente. La cosa mi destava stupore.

“Torna in macchina ora. Non sono amichevoli, e nemmeno io.” (In realtà, erano entrambi piuttosto amichevoli con le persone di cui si fidavano. Erano chiaramente in allerta.)

“Non fare così, su!” disse, imbronciato, cercando di farmi sentire orribile per aver ferito i suoi sentimenti e averlo rifiutato.

“Invece lo faccio. Ti sto avvertendo. Non amano gli estranei”. Mi sono avvicinata a loro e ho allentato i miei guinzagli in modo che i cani potessero lanciarsi in avanti.

Si è fermato. Mi fece una predica sulla maleducazione e rientrò in macchina. Intendiamoci, non mi sentivo affatto bene per essere stata “scortese” e mi sono chiesta per qualche giorno se ero stata troppo veloce nei giudizi o se ero semplicemente normale – fino a quando ho deciso di ricercare qualcosa su quella targa. Scoprì che proveniva da una città a circa 100 miglia di distanza e che non c’era nessun nuovo vicino nei paraggi. Eppure, si era fermato per un incontro di benvenuto nel quartiere! Se le sue intenzioni erano veramente buone, non si sarebbe così indignato al mio “no”. Se fosse stato un brav’uomo, si sarebbe accorto di aver oltrepassato un limite e si sarebbe scusato (ecco una reazione logica).

Sono in molti a credere che il narcisismo sia, purtroppo, uno dei segni del successo nella moderna cultura occidentale. Chiunque appaia sufficientemente importante da essere seguito dagli altri ce l’ha fatta. Se sei sulla copertina di Time, People oppure US, allora sei “importante”. Ironia della sorte, per un narcisista non esiste uno “US”. È l’epitome del vero “US” (NOI) perché il loro “Io” fagocita tutti gli altri.

FAR SUONARE L’ALLARME CULTURALE: L’IMPORTANZA DEL DISCERNIMENTO

Nel 1940, C.S. Lewis stava già suonando l’allarme su questo cambiamento radicale nella società moderna. Affermava enfaticamente che la gentilezza (o carineria) non era la misura della bontà, così come la crudeltà apparente non era la misura del male. Come sottolinea Russ Murray nel suo blog, qualcuno può essere molto carino e avere pessime intenzioni, citando l’esempio di Giuda che tradì Gesù con un bacio. I professionisti della sanità a volte fanno il contrario: ripristinano le ossa rotte, suturano la pelle lacerata e rimuovono i denti cariati usando metodi che a volte causano un dolore terribile (sebbene temporaneo) al fine di permettere una perfetta guarigione. È carino? Ovviamente no. È buono? Finché non avremo mezzi migliori, sì, è decisamente la cosa migliore.

Poiché la nostra cultura attribuisce un tale premio alla gentilezza, al fascino e al piacere, le persone normali e correte sono messe in una posizione di svantaggio quando si tratta di discernimento. Un narcisista può sembrare innocente perché ha imparato la tecnica dell’ingraziarsi, al punto che può portare chiunque a sentire che in qualche modo sta commettendo una terribile ingiustizia negando a lui X, Y o Z, mentre si mette sempre nella condizione di vittima.

Come sottolinea Gavin De Becker, questa incapacità di vedere dietro la maschera della gentilezza può fare la differenza tra la vita e la morte. In tutto il mondo, i fascicoli dei crimini attestano il pericolo. Una donna che non sa dire di “no” quando un estraneo si offre, senza che lei glielo chieda espressamente, di accompagnarla alla sua auto di notte per paura di sembrare diffidente o sgradevole, può finire per presentare resoconti di aggressione, stupro e tentato omicidio. Dico questo non per incolpare la vittima, ma piuttosto per indicare quanto persuasivo possa essere il fascino e quanto attentamente dobbiamo prestare attenzione alle differenze.

Quindi, cosa deve fare una persona? Come fa a capire la differenza?

Quando insegno l’approccio Verbal First Aid (Primo Soccorso Verbale) ai professionisti della sanità, un protocollo di comunicazione utilizzato per facilitare la guarigione in situazioni traumatiche, chiedo loro quale sia il loro strumento più importante. Inevitabilmente le mani salgono: il defibrillatore, il serbatoio dell’ossigeno, le cesoie.

Dico loro: “No. Il tuo strumento più importante e salutare sei proprio tu.”

Ciò che li rende – e ognuno di noi – artefici della guarigione è almeno in parte ciò che ci rende buoni: la capacità di sviluppare un rapporto, la nostra integrità e compassione, la nostra presenza e il nostro sostegno benevoli. Per essere motori di guarigione (o buoni) bisogna rispettare il paziente (o la persona che avete di fronte), in primo luogo, e fare ciò che è necessario anche quando non è “bello”. Solo così si può affrontare la malattia o la ferita. Parte di ciò che è necessario nel Verbal First Aid, naturalmente, è trattare il paziente con onestà e con autorità gentile ma ferma.

Manipolazione e guarigione si escludono a vicenda.

La Bibbia definisce la bontà per noi come “una intrinseca giustezza dell’essere”.

Non menziona mai la gentilezza.

Non rende la bontà equivalente alla bellezza o al talento.

La bontà non opera mai e poi mai per esibizionismo, per dare spettacolo. (Mosè stesso ci appare titubante quando rifiuta timidamente il mandato da Dio di condurre gli ebrei fuori dall’Egitto). Semmai, siamo avvertiti sin dall’inizio di salvaguardarci dalla finzione.

Possiamo iniziare a capire la differenza ricordando che una differenza c’è.

30 pensieri su “Narcisismo e “malvagità gentile”: considerazioni sui sorrisi che uccidono

  1. concordo. Il personaggio nel quale mi sono imbattuta io, era tutta un’adulazione, un’elogio e una (fin eccessiva) gentilezza nei miei confronti…..fino a quando non ha capito che non riusciva nei suoi intenti. Allora e sono allora ha mostrato il suo volto di ferocia. Aggiungo che questa persona continua a definirsi ossessivamente “buona” (testuali parole) e a definire “cattivo” chi si sottrae alle sua manipolazioni e cattiverie.

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  2. Incredibilmenteil mio ex,padre di mia figlia,un perfetto prototipo di np,alla radio fa pubblicita’ antibullismo!Ormai si e’ venduto talmente bene come giornalista televisivo che chiunque lo elogiaeppure la violenza vista e subita in casa sua,da lui e anche da suo fratello,non l’avevo vista mai!Come abboccano le persone,purtroppo!Doloroso per me,constatare questo anti logico raccogliere cio’ che non ha seminato e vantaggioso per lui,che si nutre di conferme..Ma prima o poi dovra’ venir fuori la verita’!Un po’ come Asia Argento e il diciassettenne(comunque il movimento scaturito da lei e’ stata una gran cosa)

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  3. Oggi è stato gentile.
    Per interposta persona.
    Non me la sento di dettagliare, ma vi racconterò cosa mi succede dentro dopo mesi di no contact e un anno di distacco.
    La mia prima reazione è stata un balzo all’indietro, un rifiuto totale, il mantenimento del no contact. Non so se cervello o cuore ma ho alzato un muro: no.
    Ai suoi occhi non sono caduta, ai miei è come se mi avesse spintonato e lo avessi fatto dietro l’angolo.
    Perché dopo tanta fermezza ora non posso fare a meno di pensare se abbia sbagliato a rifiutare quel gesto gentile: l’empatia di cui “purtroppo” è costituita ogni mia cellula se lo chiede. Mi trovo a domandarmi se potesse essere stato un modo per chiedere scusa.
    Poi quando razionalizzo realizzo che è una trappola con la T maiuscola perché fa leva proprio su ciò che ho di caro, ciò per cui mi sacrifico ogni giorno e anche ciò che mi sono effettivamente costruita per sfuggirgli. E a questo punto subentra la paura: della reazione a un rifiuto così fermo, in cui c’è anche – lui lo ha messo in mezzo – uno spettatore.
    Mi chiedo se batterà in ritirata, se confiderà in silenzio in un mio ripensamento, se agirà… e se lo farà in che maniera.
    Questi pensieri mi destabilizzano, mi infastidisce dover constatare quanto possa ancora essere debole. Seppur ferma sulle mie convinzioni e consapevolezze basta un gesto per farmi vacillare. Vero è che sa che gesti compiere. Vero è che avevo previsto che proprio oggi qualcosa sarebbe accaduto. Vero è che è un np e che tutto questo fa sicuramente parte del travaglio che devo ancora subire per spurgare anni di manipolazioni.

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    1. Carissima Device, non importa quale gesto abbia fatto, ma il quanto ti abbia destabilizzato. Lui SA che quando AGISCE, quando FA QUALCOSA nei tuoi confronti, suscita un sentimento. Il sentimento è energia, di modo che a lui basta sapere CHE TU LO STAI PENSANDO e che stai provando una miriadi di EMOZIONI per stare bene con se stesso. C’era uno spettatore? Anche questo dettaglio non è per nulla trascurabile, anzi. Forse proprio perché c’era uno spettatore – o un intermediario – la cosa che ti ha turbato è avvenuta. Lui aveva bisogno di un “testimone” che accertasse il quanto sei “fredda”, “cattiva”, “indifferente” con lui, una persona “buona, gentile, disponibile”… Cara, tu stai provando ciò che lui vuole che tu provi. Lui vuole il tuo “ritorno mentale” oppure un ritorno fisico alle SUE condizioni: con la massima umiliazione e piena di sensi di colpa, senza che lui debba fare il minimo sforzo per “conquistarti”. Ti vuole confusa e turbata, altrimenti come fa a manipolarti??? Non sei debole per niente, devi solo imparare che i tuoi sentimenti non meritano di essere manipolati in questo modo. Un abbraccio fortissimo!

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      1. Buongiorno Claudileia,
        manna dal cielo queste tue parole: a volte il turbamento potrebbe essere sedato anche “solo” parlandone ma purtroppo nessuno come te o chi sta qui può capire.
        Quello che mi dici tu è razionalmente è esattamente quello che penso anche io. Con lo spettatore ti posso dire che casca male perché in questo caso è solo contento che io mi sia distaccata dal np perché impegnato.. quindi diciamo che anche se può avermi pensato da un certo lato cattiva dall’altro è stato sollevato.
        Per la sua motivazione sì.. ha voluto tentare un riavvicinamento, è ormai un po’ che ci prova: non so se abbia veramente voluto strumentalizzare una terza persona (sa come la pensa) o sia stato un mezzo per “aggirare” i miei dictat del pre no contact: della serie non lo faccio io, lo faccio fare.
        Per quanto riguarda me ti posso dire che anche nel momento di crisi non ho pensato a un riavvicinamento di nessun genere. Mi sono però trovata a dubitare della sua malafede (sembra un ossimoro). Sono ancora pensieri intrusivi? Come provare a debellarli?
        E ancora… cosa pensi che mi possa aspettare ora?

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  4. Forse sono presuntuosa, Claudileia… ma penso di averlo destabilizzato io col mio rifiuto. Ha giocato sporco, affondando il gentil colpo su una questione a cui tengo moltissimo.
    È andato dritto in porta e si è trovato di fronte un muro… un goal facile facile con sorpresa finale.
    Forse mi serve per riabilitare questa “caduta” chiamiamola così?

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    1. Non credo si sentano “destabilizzati” per come intendiamo noi. Più che altro fanno delle “prove” per vedere se il loro amo viene abboccato. Se non viene abboccato ci proveranno in un altro modo, ma senza fretta, a maggior ragione se una preda “ufficiale” ce l’hanno già. Quando non hanno nessun nutrimento è che giocano il tutto per tutto con te e con tutte le altre. A quel punto vogliono riprendere “la cosa perduta” per farla tornare ai loro domini ad ogni costo. Per “cosa perduta” intendo una ex particolare che non sono riusciti a distruggere. Se il rifiuto è NETTO ripiegano sulla seconda della classifica, spesso costituita da qualche new entry facilmente impressionabile e che raramente sa qualcosa sul tema del narcisismo.

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      1. Ah sì sì.. destabilizzato non come si destabilizza un essere normale ma per quello che si può fare con un np!
        Mi tranquillizza il fatto che un netto rifiuto potrebbe farlo desistere anche perché a dire il vero sono tre di fila ormai le occasioni in cui è stato rifiutato, anche se questa è stata più teatrale (da parte sua) delle altre. Io sono stata veramente invisibile: in ogni occasione non ho fatto teasparire nessun emozione e comunicando il rifiuto a questa persona sono stata altrettanto netta e priva di dettagli. Insomma.. sulla carta sto facendo un buon lavoro. Probabilmente c’è da far passare altro tempo affinché pure l’empatia scompaia, anche se mi sono resa conto, dopo, che è proprio nella mia indole quella di dare il beneficio del dubbio a tutti. Ma con lui non posso certo permettermelo.
        Grazie del sostegno, Claudileia… riparto più determinata che mai.
        Un abbraccio

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  5. Ciao Device,
    Sei stata grande. Dobbiamo tenere presente che questi esseri tornano SEMPRE. Alla loro maniera, utilizzando anche i modi più subdoli e inimmaginabili e anche a distanza di tempo dato che ho potuto constatare che non ne hanno la minima cognizione.
    Un punto deve esserci chiaro: quando tornano non lo fanno perché hanno avuto un ripensamento ma SOLO e unicamente per constatare che noi siamo ancora di loro proprietà.
    L’unico atteggiamento che dobbiamo avere è di totale INDIFFERENZA. Ciò è tutt’altto che facile, soprattutto verso una persona alla quale abbiamo dato anima e corpo e sulla quale abbiamo investito tutte quante le nostre energie.
    Ma a loro basta veramente poco: un saluto ricambiato, una risposta a un semplice messaggio, un trovarsi “casualmente” nella stessa via. Sono tutte situazioni che gli danno grande potere, che alimentano il loro ego.
    Appunto usare totale indifferenza, trattarli come se fossero persone mai conosciute e soprattutto occorre tanta forza e fermità mentale.
    Questo spazio è di grande aiuto

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    1. Ciao Cuoricino,
      Grazie per le tue parole. Fa piacere sapere che qualcuno ti capisce e c’è.
      Dopo i primo mesi di no contact mi ero illusa che non sarebbe tornsto sai… d’altra parte l’avevo scaricato praticamente smascherandolo e non era mai accaduto.
      Invece mese dopo mese, per gradi, la sua faccia di bronzo (per essere educata) non si è mai smentita ed è finito a fare il gesto di cui vi ho accennato. Era un giorno particolare e mi aspettavo una sua mossa… e anche se questa in particolare mi ha colto impreparata la mia reazione è stata istintiva ma di protezione verso me stessa. Non ho avuto un dubbio: può diventare blu ma nella mia vita non ci deve entrare mai mai più. In nessun modo, solo questo conta. Se poi potesse essere definitiva e non dovessi stare a dribblarlo sempre sarebbe anche meglio.
      Ora non mi resta che sperare che quello che prevede Claudileia sia vero: in bel letargo.
      Un abbraccio anche a te.

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      1. Device…tornano e come se tornano…solo mentre prima tornavano e ci trovavano impreparate….oggi sappiamo e bene con chi abbiamo a che fare…..

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      2. Hai proprio ragione Ilaria, ora so come fronteggiarlo.
        Anche se poi mi sono dovuta in un certo qual modo leccare di nuovo le ferite in privato con voi (che grazie al cielo esistete!) non mi sono mossa di un millimetro di fronte a lui.
        Se questo gesto lo avesse compiuto un anno fa adesso sarei a cercare affetto tra le sue braccia, mangiando briciole e rimanendo in attesa di un bel calcio in culo che non tarderebbe ad arrivare.
        Bè, quel calcio oggi te l’ho dato io, che tu lo senta o no.
        Forza forza… a te come procede? Riesci a tenere il no contact?
        Un bacione

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      3. A me come procede??? settimana scorsa stavo male….dopo averlo rivisto e risentito….ho dovuto subire di nuovo le sue ennesime bugie, sono stata male ma perc ci ero ricascata….ma subito sono rinsavita…..ma ne vale la pena x quel verme???? scusa il termine, ma sono serpenti cambiano pelle ma sono sempre uguali….un anno fa sarei stata ad implorarlo di chiamarmi e un messaggino di buongiorno e buonanotte….lui che sgobba x tutti x me non aveva un secondo x scrivere buonanotte…….se gli dicevo vediamoci alle 8 facciamo colazione….mi subivo tante di quelle scuse…e x gli altri si alza alle 4 alle 7….ti ho detto tutto….io x lui mi sarei buttata nel fuoco….invece sono finita nella spazzatura

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      4. A me come procede??? settimana scorsa stavo male….dopo averlo rivisto e risentito….ho dovuto subire di nuovo le sue ennesime bugie, sono stata male ma perc ci ero ricascata….ma subito sono rinsavita…..ma ne vale la pena x quel verme???? scusa il termine, ma sono serpenti cambiano pelle ma sono sempre uguali….un anno fa sarei stata ad implorarlo di chiamarmi e un messaggino di buongiorno e buonanotte….lui che sgobba x tutti x me non aveva un secondo x scrivere buonanotte…….se gli dicevo vediamoci alle 8 facciamo colazione….mi subivo tante di quelle scuse…e x gli altri si alza alle 4 alle 7….ti ho detto tutto….io x lui mi sarei buttata nel fuoco….invece sono finita nella spazzatura

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      5. Sì ho letto che stavi male scorsa settimana, ti ho anche scritto.
        Chiedevo se eri riuscita a mantenere il no contact che ti eri imposta verso venerdì mi pare…
        Ora sono contenta di sentirti agguerrita, anche la rabbia serve!
        Si alzano alle 4 per se stessi, così come tutte le cose che fanno, niente è per qualcun altro. Se scrivono buonanotte è perché hanno serve a loro la nostra risposta che sia amorevole o sprezzante, lusingata o arrabbiata. Il verme (vai pure!) che ho incontrato io giocava anche su questo: cambiare i toni o le parole per sortire una reazione. Nemmeno a 3 anni.
        Detto questo, non vale assolutissimamente la pena di dilaniarsi anima e corpo per chi non si farebbe nemmeno dare un pizzicotto per noi.
        Come ho detto, dritte col paraocchi.
        Un abbraccio

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    2. ciao a tutti,
      anche io sto attraversando questo momento, il “ritorno”.
      Lasciata 4 mesi fa da lui che come un vigliacco mi ha abbandonata alla prima difficoltà incontrata (a 37 anni suonati non riusciva ad affrontare la quotidianità della convivenza, ma al contrario gli riusciva benissimo di triangolare di continuo con donne molto più grandi… beccato in pieno mentre messaggiava di nascosto come un bambino, nascondendosi sotto le coperte per non farsi vedere, ovviamente ha fatto passare me per visionaria e paranoica, piuttosto che confessare).
      Ora ritorna con sms kilometrici, mielosi, falsamente “gentili”, promettendomi la luna. Al mio rifiuto, principalmente dovuto ad una mancanza totale di fiducia, ribalta la situazione, si arrabbia e mi incolpa di voler buttare tutto all’aria. Arriva a negare qualsiasi evidenza, cosa a cui dovrei essere ormai abituata (non ha mai ammesso realmente di aver sbagliato, o comunque ha sempre minimizzato ogni cosa) ma ogni volta rimango esterrefatta.
      Secondo lui non ha senso questa mia mancanza di fiducia (notare che in 6 mesi di convivenza ha cambiato idea 3 volte su di noi, sui sentimenti che provava per me, e ogni volta giurava di essere convinto di ciò che stava facendo, salvo poi cambiare idea dal giorno alla notte se non nell’arco della stessa giornata, facendolo passare come una cosa assolutamente normale)
      Grazie per condividere le vostre esperienze, mi solleva sapere di non essere l’unica. Mettere per iscritto queste cose mi riporta alla realtà dei fatti, che dopo 5 anni passati accanto a un np mi risulta ancora una meta difficile da raggiungere.

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  6. Care Device e Cuoricino, oggi si vede che è la giornata dei gesti gentili.
    Ieri sera sono tornato tardi è ho dormito nel letto di mia figlia che era via. Lei stamattina era furiosa, ma poi oggi è stata tutta carina, premurosa, stasera mi ha portato il gelato in camera dove sto lavorando. Io oggi sono stato in terapia e parlavo anche di questo, cioè della necessità di tenere duro di fronte ai loro ritorni, carinerie ecc. Il mio terapeuta ha detto che devo concedermi anche qualche debolezza in questo senso perchè è umano, cioè noi siamo umani, ma credo l’abbia detto più che altro per non farmi pesare qualche eventuale tentennamento.
    Ma io gli ho risposto che, per quanto al resto del mondo possa sembrare crudele e incomprensibile, quando succedono queste cose, ho imparato a pensare bene a tutte le cose orribili che mi ha riservato e detto senza un filo di successivo pentimento, per cui il mio buonismo tende a passare velocemente. Certo è difficile fare i duri di fronte ad un gesto (apparentemente) gentile, ed in ogni caso qualsiasi nostra reazione, di contentezza o di irritazione, li alimenta; quindi indifferenza e toni distaccati, possibilmente rimanendo educati. Difficile; in ogni caso sappiamo che se loro vogliono, qualsiasi nostra reazione può essere interpretata a loro modo, quindi non vale nemmeno tanto la pena star a pensare se sia quella giusta, è solo quella che ci viene in quel momento.
    Un abbraccio notturno!

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    1. Buongiorno Gianni,
      esatto.. il punto è anche quello, cioè domandarsi dove finisce la trappola e quando inizia il gesto vero. Nel mio caso ho deciso MAI. Cioè che non posso permettermi più di farmi questa domanda. Che è un np non ho più dubbi dopo tutto questo tempo e sulla certezza di ciò l’unica soluzione è escluderlo completamente dalla mia vita come ho iniziato a fare. Tutto il resto mi porta solo tentennamenti e dissonanze. E non posso permettermelo di nuovo.
      La mia storia è un cane che si morde la coda, tutte le volte che gli ho dato il beneficio del dubbio in un modo o nell’altro è tornato ed è ricominciata la solfa.. non esiste parlare, amicizia, niente con lui.
      Quindo via dritta col paraocchi… quello che succede al di lá è affar suo ormai.
      Un abbraccio

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  7. Cara Device, brava!
    Uno dei miei scattini mentali degli ultimi mesi è stato proprio capire che non ha senso fermarsi a pensare a come loro interpreteranno la nostra reazione. E’ il solito discorso, l’attenzione su di noi e su come ci sentiamo, basta su di loro.
    Poi io, per autoconservazione vivendoci a stretto contatto, se ne ho la razionalità in quel momento, cerco di evitare una reazione che presti il fianco ad un attacco o a una manipolazione. Tento di tenermi fuori dai guai. Di solito reazione fredda ma senza dare l’idea di non considerarla per niente, ma nemmeno senza tante spiegazioni.
    Se poi si risente, mi attacca, fa la vittima ecc ecc pazienza, ce ne faremo tutti una ragione, anche se nel caso questo mi comporta uno spreco ulteriore di energia per reggere l’eventuale momento di tensione.
    Ma va be’, questa è la situazione al momento.
    Stamattina si è messa a fare quattro conti su alcune spese fatte e da fare e io sono ritornato in difficoltà perchè materialmente andarmene è difficilissimo. Ma un sistema lo troverò!
    Un abbraccio anche a te!

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    1. Gianni caro, tu sei l’emblema di quanto questo blog sia salvifico.
      I miei complimenti perché in poche settimane sei riuscito veramente a razionalizzare e dopo aver boccheggiato tanto, a ricominciare a respirare.
      Purtroppo (ma anche no) è nella nostra indole cercare corrispondenza di empatia, di umanità, di affetto… con loro è necessario fare tabula rasa di questo. Per me è una gran costrizione, ma oramai nemmeno perché è lui, è che io sono proprio fatta così… non oso immaginare cosa possa essere per te che devi condividerci le giornate… se non sei più che razionale e impostato rischi di finire su una giostra che nemmeno a Gardaland!
      Io tempi addietro, con la consapevolezza del suo disturbo, tra i tanti tentativi ho anche provato quello di fingere di cadere nelle sue trappole di lusinghe ecc stando comunque all’erta ed è anche lì che mi sono resa conto senza alcun dubbio che era un np (o in alternativa aveva un cervello come una noce ;-)): a risposte mie esagerate non faceva un frizzo e continuava i suoi discorsi, come un disco rotto, come un sordo…
      E allo stesso modo quando era in svalutazione. Potevo dire e fare qualsiasi ma ti giuro qualsiasi cosa, a lui non cambiava nulla. E allora non rimane altro che alzare le mani e chiamarsi fuori dai giochi.
      … un sistema lo troverai, ne sono – ne siamo – certi. …tutt’al più ti ospitiamo noi a turno 😀

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      1. Cara Device, grazie…
        In effetti l’unica è chiamarsi fuori.
        Proprio ieri il mio terapeuta faceva questo ragionamento: se lei non è in grado di capire e di cambiare, se perfino la sua terapeuta o non ha capito o si è fatta abbindolare o semplicemente si è arresa all’evidenza, io sono l’ultima persona che può fare qualcosa.
        A quel punto non ha più senso cercare di capire se sia malata (sempre il mio terapeuta l’ha definita giusto ieri palesemente patologica) o semplicemente non ci arriva (emotivamente parlando) o se sia invece solo cinica; ha solo senso autotutelarsi per il nostro bene, a meno che non vogliamo passare il resto della vita a fare, nel migliore dei casi, i crocerossini, nel peggiore le vittime sacrificali di una personalità disturbata.
        Quindi la scelta, obbligata per chi si vuole un minimo di bene, è una sola: chiamarsi fuori e lasciarli al loro triste destino.
        Nel mio caso, piccola complicazione, è anche la madre dei miei figli e quindi, al di là di un’empatia di fondo che non mi permette comunque di augurarle il peggio, devo auspicarmi che le cose vadano bene anche a lei.
        Per quanto riguarda l’offerta finale accetto volentieri… Chi mi ospita per primo?

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      2. Gianni,
        a me è costato molto arrendermi a questa triste realtà: naturalmente prima ma anche dopo di capire che era un soggetto disturbato la mia indole mi portava a credere che con il giusto approccio, parole e gesti sarei col tempo a farlo cambiare.
        Quando mi sono invece accorta che potevo dirgli qualsiasi cosa (“tu hai un disturbo narcisistico di personalità e io sono una delle tue dipendenti affettive, non puoi continuare così, ti fai male e fai male e me e ad altre donne, puoi parlare con me, confidarti, non ti giudico, ti capisco e ti / ci voglio aiutare” – “non ricominciare a comportarti così, non buttarmi ancora nella pattumiera, poi arriverà il giorno in cui non ci sarò più davvero…”), fare o non fare qualsiasi cosa (abbracciarlo, schiaffeggiarlo, urlare, piangere, ridere, supplicarlo, rispondere, non rispondere) e RICEVERE, Gianni, SEMPRE LE STESSE PAROLE, LE STESSE PROMESSE SEGUITE DA GESTI CHE NON AVEVANO LA MINIMA CONNESSIONE CON QUANTO SI ERA DETTO FINO A DUE MINUTI PRIMA allora lì mi sono arresa.
        Ho tentato di tutto per farlo stare bene anche non necessariamente con me, mi sarei tenuta il ruolo di amica perché veramente alla fine lo vedevo come una povera anima da salvare.
        Ma non puoi salvare chi non vuole essere salvato.
        Ed è stato allora che ho deciso di salvare me stessa.

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      3. Cara Device, stesso percorso mentale.
        Mille ritorni, mille aperture di credito, poverina, sta male; stesso tentativo di convincerla: “tu sei la narcisista io il dipendente, ne possiamo uscire insieme se entrambi ci mettiamo in discussione”.
        Anche io l’ho cercata, abbracciata, respinta, ricercata, accusata, insultata, ricercata; non si è spostata di un millimetro e, al di là qualche minima ammissione di facciata e di qualche fase di, chiamiamola così, costrizione, non ha mai fatto una piega.
        Anche oggi mi parla di progetti, di cose da fare e impegni da prendere, come niente fosse. E’ quello che serve a lei adesso, e tutti si dovrebbero adeguare. 20 anni fa le serviva un marito presentabile, e sono andato più o meno bene per 15 anni. Poi non le servivo più e se ne voleva andare lei ma non ne ha avuto il coraggio, troppo difficile e troppo grande la responsabilità da prendere, e io dovevo accettare. Insomma io dovrei accettare tutto, le nemmeno una piega.
        Alla fine si capisce che non c’è soluzione, se non guardare a sè stessi e alla propria salute, mentale e fisica.
        Ieri tra l’altro il mio terapeuta mi ha sottolineato come lei in realtà abbia fatto di tutto per essere alla fine lasciata, perchè è nella sua natura la distruttività dei rapporti. Quindi è vero che non si può aiutare chi intimamente non vuole essere aiutato o addirittura rema contro, consapevole o meno di farlo.
        Quindi nessun rimorso, anche se, come già detto, fare i duri a noi viene difficile.
        Un grande abbraccio!

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  8. Device non lo sento dal 31 agosto, mi ha richiamato fino al 3 poi ,ha visto che non ho risposto, non ci ha provato più…mi ha mandato mail ma nulla di più…quando non gli conviene e sa’ che sono litigate si ritira a vittima…anzi si scoccerebbe anche di ascoltarmi….

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  9. Ilaria so che è difficilissimo ma non devi assolutamente rispondere…
    volevo porvi un quesito. Nel caso si incontrasse da qualche parte, intendo di persona, bisognerebbe far finta di non conoscerlo?
    So che la risposta è sì, ma (penso) anche questo non gli darebbe ulteriore forza?
    Non Sarebbe irreale far finta di nulla dopo tutto quello che è intercorso tra noi è il narcisista? Non sarebbe più opportuno eventualmente un saluto superficiale senza andare oltre a un semplice “ciao”?

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    1. Cuoricino cara,
      quando non dobbiamo a spartirci qualcosa per via di casa o famiglia o lavoro, oppure se non sei costretta a forzarti a comportarti in un certo modo perché non ne sei ancora fuori col cuore, a mio parere vale come al solito la regola che devi sentirti bene tu, non preoccupandoti di come si sente lui.
      E’ un problema che mi sono posta più volte anche io perché potrebbe capitarmi di incontrarlo casualmente e visto che negli anni mi ha dato modo di fare diverse prove questa volta ho optato per la soluzione definitiva ovvero dirgli mentre lo mollavo che da quel giorno in poi eravamo due estranei. Quindi sia durante le imboscate che mi ha fatto sia se mi ricapiterà, non un cenno di saluto, ma nemmeno uno sguardo, perché poi tra l’altro tutto sarebbe interpretabile come un appiglio nel mio caso. Zero.

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  10. loro tornano sempre, ci provano, buttano l’amo nell’attesa che noi abbocchiamo ma una volta ripresi dopo un po’ si comportano esattamente come prima, perchè non sono cambiati come vorrebbero farci credere ma hanno solo fatto una recita ….ve lo dice una che per anni e anni si è illusa che lui potesse capire potesse farsi aiutare ma niente il mio ex marito non si è messo in discussione mai nonostante vedesse la sofferenza che generava in me e anche nelle sue figlie, non si è messo in discussione neppure quando dodici anni fa la nostra figlia maggiore che allora aveva diciotto anni è andata in Cielo in seguito ad una caduta dalla finestra della scuola che frequentava….una caduta che non sappiamo se accidentale o provocata da qualcuno anche per gioco…oppure addirittura una caduta intenzionale da parte di nostra figlia….la cosa più terribile che possa capitare è sopravvivere ad un figlio e in più con il dubbio che possa essere stata una scelta…..eppure nemmeno questo lo ha smosso e quando circa cinque anni fa la mia figlia più piccola che adesso ha ventidue anni iniziò a manifestare dei disagi e lui non solo non mi aiutava ad aiutarla ma la buttava ancora più giù io mi dissi che non lo potevo sopportare più perchè potevo pensare che con la prima figlia si fosse inesperti e inadeguati ma con la piccola avevamo la consapevolezza per quello che avevamo passato e il fatto che lui non avesse un briciolo di sensibilità mi fece davvero svegliare e quindi mi dedicai completamente a questa figlia che ha superato tutto e adesso è una splendida giovane donna serena e forte. Nonostante tutto rimasi con lui, tre anni fa poi scoprii cose che lui aveva fatto che mi buttarono ancora di più nella disperazione ma non ce la feci a mandarlo via…avevo paura che potesse succedergli qualcosa…ma la situazione era ai limiti della sopportabilità, la convivenza non era più possibile ma lui non se ne andava e quindi un anno e mezzo fa io presi in affitto un appartamento dove vivo ancora in attesa della separazione legale con la divisione di tutto e la possibilità per me di acquistare un appartamento per vivere con mia figlia piccola. Lui però non demorde e continua a cercare di riprendermi è una guerra come mi ha detto la terapeuta che mi segue ma ce la devo fare e questo blog come ho scritto più volte mi sta aiutando tanto…

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  11. brava Anna non mollare, lotta per tua figlia, non immagino nemmeno lontanamente il dolore che tu abbia provato per l’altra tua figlia, pertanto meriti tu e lei un po’ di serenità.

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  12. Carissima Anna, non conoscevo la tua storia, mi spiace moltissimo. Anche io non riesco nemmeno ad immaginare il dolore della perdita di un figlio. Passare una cosa così con accanto un uomo del genere deve essere stato difficilissimo, ma hai dimostrato di essere una donna molto forte. Ancora di più brava per essere riuscita ad uscirne, e ancora più brava per aver non solo salvaguardato, ma anche fortificato l’altra tua figlia attraverso questa tragica esperienza.
    Un grande abbraccio, e mi raccomando tieni duro; hai il diritto di essere ancora felice!

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