Sono con un “micromachista” o con un narcisista patologico? L’articolo che fuga ogni dubbio

Fonte: https://accion-positiva.livejournal.com/22802.html
Titolo originale: «Сделать так, чтобы не ушла» – “Non fartela scappare”
Trad. Nadia Plamadeala
Nota della traduttrice: Questo articolo è la traduzione di un post della blogger russa Accion Positiva sui micromachismi, tecniche di violenza psicologica nascosta e di coercizione. Lo ha scritto in seguito a una serie di articoli sui personaggi perversi dopo i quali molte donne le hanno scritto identificandosi con le vittime di questo tipo di aggressione. L’intento della blogger – psicoterapeuta è evidenziare quanto queste pratiche manipolatorie siano radicate nella nostra società e simili a quelle che adottano i “perversi”. Il post è stato scritto per le donne che pensano di avere avuto una relazione con un partner perverso, ma verso la fine ci sono anche dei consigli per gli uomini che non vorrebbero perpetuare questo tipo di violenza. 

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 [ …] Esiste il concetto di privilegio e una struttura mentale stabile, che K. Horney ha denominato “sistema dei requisiti nevrotici” e che io chiamo “sistema dei requisiti dei privilegi“. Eccolo (non è cambiato affatto nel corso degli ultimi quasi cento anni da quando è stato definito):

“- il requisito che nessuno ci possa criticare e mettere in discussione;
– il requisito di avere sempre ragione;

– il requisito di obbedirci;

– il requisito secondo il quale possiamo ingannare e manipolare senza essere ingannati e manipolati;

– il requisito secondo il quale i nostri problemi devono essere risolti per noi e gli altri devono fare il possibile per evitare conflitti;

– il requisito della nostra immunità, anche se abbiamo ferito gli altri;

– il requisito di essere compresi, indipendentemente dalle circostanze;
 
– il requisito della nostra adorazione incondizionata ed esclusiva, giustificata dall’amore;
 
– il requisito di non interferire, di lasciarci soli.”

Osservate una persona che danneggia gli altri: troverete sempre l’intero set alla base del suo comportamento.

Ma cosa succede se parte delle persone (in particolare, il 50% del contingente esistente) viene educata come soggetto in questo sistema di requisiti di privilegi?

Queste persone saranno convinte che i privilegi appartengano loro per nascita e che siano inalienabili. 

Cosa succederà dopo?

I requisiti dei privilegi saranno automaticamente presentati all’altra metà delle persone.

Tutti questi requisiti sono uniti da una caratteristica: non possono essere implementati senza che le persone alle quali sono presentati, non siano in posizione subordinata rispetto a chi esige i privilegi. Ciò significa che saranno eseguite manovre di sottomissione e controllo. Queste manovre possono essere visibili e non normative (manifestazioni aperte di violenza di genere), nonché invisibili (controllo psicologico). In una coppia eterosessuale comune questo controllo psicologico è esercitato dall’uomo in relazione alla donna (a tal proposito le donne possono immaginare di “avere il controllo” sul partner, ma non è così), senza che l’uomo sia necessariamente perverso. 

Questo può essere visualizzato come un continuum di coercizione:

Uomini egualitari —  Micro-machisti →→ →   Machisti e sessisti  →→ → → → →   Aggressori psichici/fisici/sessuali  → Uomini che commettono femminicidi

Questa è una strada a senso unico con distanze diseguali tra le diverse fasi.

La maggior parte delle donne che si identificano con le vittime di aggressioni perverse sono in relazioni con uomini che usano nelle loro interazioni quotidiane tecniche di coercizione mentale sottili e quasi invisibili che sono “quasi oltre i confini dell’evidenza” e mirano a imporre i propri interessi, punti di vista e idee. Queste tecniche restano quasi sempre al di fuori della percezione delle donne e questa costante e invisibile coercizione si palesa di solito come bassa autostima, insicurezza cronica, esaurimenti nervosi, episodi depressivi, apatia e perdita di interesse per sé e per la vita, sentimenti di disperazione. Diversi ricercatori chiamano queste tecniche di coercizione mentale in modo diverso: mini-tirannia, terrorismo intimo, violenza “soft”, violenza “a bassa intensità”, trucchi coercitivi, machismo invisibile, sessismo favorevole. 

L’obiettivo di questo fenomeno è globale:

1) occupare una posizione privilegiata nella relazione;

2) farlo in modo inosservato e trasferire il conflitto nella psiche della donna per evitare una collisione aperta;

3) assicurarsi in caso di “punizione”, in cui una donna si rifiuti di continuare la relazione – “di non farsela scappare”.

Luis Bonino chiama questo fenomeno “micromachismi” (mM) e li definisce come: pratiche permanenti di coercizione di bassa intensità esercitate attraverso il controllo mentale a discapito delle donne. L’intento latente è di imporre punti di vista e opinioni sulla vita quotidiana che permettano agli uomini di fare quello che vogliono e non permettano alle donne di fare altrettanto (la dicotomia morale “l’uomo ha il diritto / la donna deve”).

I “micromachismi” sono tecniche manipolative che costituiscono il comportamento degli uomini nei confronti delle donne normalizzato nella società moderna. Questo comportamento socialmente accettato e normalizzato è una richiesta di privilegi, convenienze e diritti a scapito dell’abolizione dell’autonomia personale, mentale e comportamentale delle donne.

Questa è la situazione reale della maggioranza assoluta delle coppie eterosessuali stabili con figli. Le donne che si trovano in tali matrimoni/relazioni costituiscono la maggior parte dei pazienti dei psicoterapeuti. 

Il micromachismo è diviso in quattro categorie:

– mM coercitivi – sono usati per imporre il comportamento “premuroso”, “materno” alle donne nella sfera della vita quotidiana;
– mM nascosti – servono a distogliere l’attenzione dal loro vero obiettivo: imporre le proprie opinioni;
– mM da crisi – sono usati per mantenere uno status quo ineguale quando questo è minacciato;
– mM forzati – servono a mantenere il potere attraverso l’uso della pressione mentale e morale.

Tutti i mM usano la pratica del doppio standard: “ciò che è concesso a me non lo è a te”. Sapere cosa sono e come agiscono può aiutarci molto. Quindi, eccoli:

MICROMACHISMI COERCITIVI: I PIÙ COMUNI E I MENO VISIBILI

Con il loro aiuto la presenza femminile porta benefici materiali (scopi utilitari), questi mM sono eseguiti passivamente: ciò che conta non è ciò che viene fatto, ma ciò che non viene fatto. Con l’aiuto di queste mM, le donne sono obbligate a svolgere l’intero spettro del lavoro riproduttivo, che va dalla pulizia al mantenimento dei legami sociali con parenti e amici. Allo stesso tempo, le donne stesse appaiono pienamente convinte di essere felicemente realizzate in questo modo – è così che compare la situazione quando la stessa subordinata sceglie esattamente il tipo di comportamento che la parte dominante si aspetta. 

Come si realizza?

  • togliendosi la responsabilità per la sistemazione e il funzionamento della vita quotidiana. Questa è la classica situazione dell’uomo che “non fa nulla in casa”, da un rifiuto diretto di alzarsi dal divano o di interrompere il dialogo con la TV al dichiararsi “uno che aiuta nelle faccende domestiche”, che si aspetta istruzioni su cosa e come fare.
  • uso e abuso della capacità “femminile” di essere utile.Questa è una situazione in cui un uomo “si adatta” alla distribuzione tradizionale dei ruoli (lui è un capofamiglia, lei è “l’angelo del focolare”), in cui una donna è direttamente trattata come una serva. Ciò include alcune tattiche psicologiche per convincere o sostenere nelle donne l’idea già da loro interiorizzata di essere “per natura” assegnate a svolgere altri ruoli: madre, cuoca, partner sessuale, governante, amministratrice, psicologa, assistente sociale, segretaria, cameriera, telefonista, receptionist e colei che mette nei cassetti l’intimo maschile. L’induzione dell’esecuzione di questi ruoli viene effettuata in tre modi:
  1. Delega del lavoro per il mantenimento dei legami sociali. La donna viene convinta di doversi preoccupare della qualità della vita del partner e del mantenimento della relazione a pieno titolo con lui, pensa che educare i figli e prendersi cura della loro salute sia principalmente – più spesso esclusivamente – il suo compito. È anche responsabile delle relazioni con la famiglia e gli amici del suo partner. Questo lavoro è chiamato “emotivo”, ed è lavoro, in quanto richiede tempo e fatica ed è necessario “farne rapporto”. 
  2.  Coercizione occultaSono i requisiti e gli ordini non espressi, trasmessi attraverso gesti, espressioni facciali, domande e commenti innocenti progettati per provocare le risposte automatiche della “mamma premurosa” e quindi fare in modo che la donna soddisfi questi requisiti e ordini, senza rendersene conto che non lo sta facendo volontariamente, ma sotto una pressione invisibile. Inoltre, poiché questi requisiti e ordini non sono espressi, ciò significa che non sono mai esistiti, quindi che non c’è bisogno di ringraziare per la loro esecuzione. Sono questi i mM che fanno alzare una donna dal tavolo per portare il sale, aprire quando qualcuno suona al citofono, portare l’uomo dal dottore e comprargli vestiti e scarpe. La famosa domanda: “Dov’è …?” senza che venga fatto neanche un tentativo di cercare l’oggetto in questione in realtà significa: “Trovalo e portamelo”. 
  3. Rifiuto della cura di risposta. Nasce dalla tradizionale convinzione  che in realtà bisogna prendersi cura soltanto dell’uomo (nemmeno dei bambini). Di solito il rifiuto di aiutare una donna o di prendersi cura di lei è espresso direttamente/apertamente e motivato da “incapacità” o tattiche di boicottaggio. Se una donna si ammala, di solito non è “nulla di grave”, se non ha il tempo di fare qualcosa perché sovraccarica al lavoro e/o nella quotidianità, “non è in grado di gestire il tempo”. 
  • è sottinteso il dovere di “aiutare l’uomo nel suo lavoro”Il contributo femminile alla carriera dell’uomo. Dal dovere di mantenerlo mentre sta scrivendo la sua tesi di dottorato, all’atto di scrivere questa tesi per lui. La prioritizzazione degli interessi del partner nella sfera lavorativa (viaggi forzati, nei quali la donna lascia un posto di lavoro “per il bene della famiglia”), lavoro gratuito nel “business/impresa” del partner.

IMPORTANTE: tutto quanto sopra è fatto da una donna “spontaneamente”, “di sua volontà”. 

Per decisioni “indipendenti” della donna vengono spacciate le aspettative e le richieste nascoste del partner e si tratta di un abuso. Questo fatto è pienamente riconosciuto dagli uomini nell’ambito dei gruppi terapeutici: secondo loro, esiste l’equazione “puoi rimanere incinta” = “puoi stirare, educare i bambini e prendersi cura dei miei genitori”. Quando qualcuno espone questa teoria in terapia, i presenti non solo sono d’accordo con essa, ma sostengono anche colui che l’ha espressa. Se il terapeuta interroga gli uomini presenti sulla possibilità che la teoria nasconda un qualche desiderio di “punire” la donna, la solita reazione è il silenzio, guardarsi l’un l’altro e ridere. Quando il terapeuta chiede agli uomini se sono consapevoli che l’ineguale distribuzione di “sforzi fisici e mentali” per organizzare e mantenere il funzionamento accettabile della vita porta ad un miglioramento della qualità della vita degli uomini e ad un aumento del loro tempo libero a discapito della qualità della vita e della salute delle donne, di solito loro ammettono di saperlo, ma sono venuti in terapia perché la moglie ha minacciato il divorzio e questo “non è buono”. Il momento più “interessante” (e sgradevole) della terapia è che gli uomini spesso ci vanno per ottenere una formula che li aiuti in modo più efficace a “costringerla a fare ciò che non vuole”. Questi sono precisamente quei micromachismi “nascosti” usati per sopprimere, a livello subconscio, i desideri di una donna e sostituirli con i desideri di un uomo. 

MICROMACHISMO NASCOSTO: LE TATTICHE PIÙ MANIPOLATIVE CHE RICORDANO QUELLE PERVERSE

Non è più solo l’uso della donna per il benessere materiale personale, sono già colpi emotivi di varia intensità volti a condizionare il suo funzionamento mentale:

  • Creare una situazione di mancanza di comunicazione. Assomiglia ai cerchi perversi “da non superare”, con l’aiuto dei quali un uomo che cerca di assumere una posizione dominante di autorità morale nelle relazioni, si posiziona come qualcuno che decide tutto e ha il diritto di NON negoziare e NON prendere in considerazione nessuno. Tattiche applicate:
  1. Silenzio impostoColui che tace in risposta a chi si appella a lui, impone il silenzio al partner. Tacere non significa solo non parlare, significa non sentirsi obbligati a parlare, spiegare o informare, solo chi domina nella relazione può permettersi il silenzio. Quando un uomo rifiuta la possibilità di dialogo ad una donna, la costringe a riempire lo spazio comunicativo (di solito inizia lei a “gridare” o “a fare l’isterica”). Il rifiuto del dialogo è solitamente accompagnato da ciò che i terapeuti chiamano “aspettative telepatiche”, cioè, imporre alla donna l’obbligo di decifrare ciò che un uomo pensa/sente. 
  2. Estraniazione e cattivo umore ostentato: la prossima fase della manovra del silenzio si verifica nel caso in cui lei “non chiuda la bocca e non mi lasci in pace” in risposta all’imposizione del silenzio. In questi casi, l’uomo va via o inizia a fare qualcosa. Ora immaginiamo una situazione: quest’uomo viene chiamato dal capo che inizia a urlargli contro  – come risposta l’uomo lascia silenziosamente l’ufficio o apre il giornale e comincia a leggere. Lo avete immaginato? Nemmeno io, perché questo non è mai accaduto né mai accadrà nella vita reale.
  3. Non considerazione” – non riconoscere i bisogni fisici, materiali e mentali di una donna. Non riconoscere il suo successo professionale o il suo contributo all’organizzazione della vita quotidiana. Sono queste manovre “inosservate” che creano la vera dipendenza psicologica della donna: lei inizia a fare di più, ha un aspetto sempre migliore, cucina ancora meglio, fa yoga, pilates, corsi di perfezionamento spirituale, indossa la sua biancheria intima più sexy. Tutto ciò che bisogna fare è mangiare tutto, approfittarsi di tutto e “non notare nulla”. A volte “il non notare” assume la forma di “un’imboscata”: non fare nulla per risolvere un particolare problema e attendere che la donna prenda l’iniziativa per criticarla in un secondo momento. 
  • Pseudo-comunicazione. Imitazione del dialogo e “negoziazioni” su ciò che l’uomo ha già deciso. Lascia che la donna si sfoghi, che esprima a lungo e ampiamente il suo punto di vista, parla con lei del problema, ma mai di come risolverlo (questo non è soggetto a discussione). Spesso tali pseudo-dialoghi sono accompagnati da accuse che la donna non sia riuscita a “negoziare” in quanto troppo emotiva o incapace di esprimere correttamente i suoi pensieri: “Se solo me lo avessi detto in un tono diverso!”
  • Nessuna responsabilità. Questa è una manovra a doppio fondo. Consiste nel non riconoscere se stessi responsabili, non dare spiegazioni e allo stesso tempo esigere responsabilità e spiegazioni da altri:
  1. AccusaTutto è “sbagliato” perché una donna è colpevole, fallita, una cattiva moglie, una cattiva madre, una stupida, castrante, ecc. Una donna è da incolpare per: a) quello che succede nel mondo; b) quello che succede all’uomo; c) perché si sente a disagio a causa delle accuse (lei “esagera” è “pazza” o “isterica”). La manovra dell’accusa è molto utile, poiché mette l’accusatore nella posizione del giudice che in quanto tale non è colpevole. 
  2. Auto-giustificazioneIl metodo preferito è la proiezione. “Come facevo a saperlo?”, “Sì, ma …”, “Sei tu che mi hai fatto perdere la pazienza”, “Non ho tempo”, “È impossibile”, “Non mi sono ricordato, mica l’ho fatto di proposito”. I propri errori non contano e non sono errori: sono rimproveri immeritati. “Dove sono i miei gemelli?” è una domanda sacramentale, quando l’interrogante non solo è ben consapevole di averli persi lui, ma si ricorda anche dove.

IMPORTANTE: i mM nascosti non vengono mai riconosciuti. In terapia, di solito si esprime il sospetto o l’accusa che il terapeuta “protegga” di proposito la donna per instillare nell’uomo il senso di colpa e poi manipolarlo. Questa è un’altra similitudine con metodi perversi di controllo mentale: trasferire la responsabilità dell’abuso sulla vittima, fare in modo che chieda scusa e “lavori su se stessa”. Sono anche i mM più efficaci, con il loro aiuto l’uomo può mantenere a tempo indeterminato una posizione vantaggiosa all’interno della relazione.

Ad un certo punto dopo l’instaurazione di relazioni asimmetriche, la donna inizia a sentirsi esausta (io lo chiamo “il costo della realizzazione” – sono molto seccata dal discorso che una donna “si realizzi in una relazione”) e tenta di cambiare qualcosa. L’uomo reagisce con un acuto senso di paura di perdere il controllo, di diventare impotente, di essere umiliato o abbandonato (set standard) – quindi c’è bisogno di un micromachismo da crisi, che non solo aiuti a preservare lo status quo di relazioni iniqui, ma aiuti anche a dissuadere la donna dagli ulteriori tentativi di cambiare qualcosa.

IL MICROMACHISMO DA CRISI È L’USO DIFFUSO DI TATTICHE PASSIVE-AGGRESSIVE

  • Resistenza passiva e sabotaggio. Smettere di parlare e fare il muso, sospirare e negare che ci sia qualcosa che non va (familiare, vero?). Pessimismo universale e prospettive oscure: tutto è terribile, va tutto male al lavoro, cattive notizie in TV, mi sento male. Creazione di un’atmosfera generale di sconforto e dell’avvicinarsi della fine del mondo: la lampadina fulminata nel corridoio non sarà sostituita, indipendentemente da quante volte la donna lo chieda. Nulla sarà fatto a suo tempo, le domande importanti saranno dimenticate o ignorate e quando la donna proverà ad ottenere spiegazioni, sarà accusata di tentativi di controllo e svalutazione. Le verrà chiesto di non entrare in territorio straniero e di rispettare i confini dell’uomo. “Vabbè, vedi tu”, “Lo saprai meglio tu”, “Fai come vuoi, lasciami solo” – tre frasi assolutamente passive-aggressive.
  • Rinvio. Se la donna non cede alle manipolazioni passivo-aggressive, l’uomo applica la tattica del rinvio. “Sì, c’è qualcosa di sbagliato nella nostra relazione, ma devo pensare prima di decidere qualcosa”, “Dammi tempo, non posso prendere e cambiare tutto subito”, “Parliamone un’altra volta”, “Vediamo cosa si può fare”. Tutto questo non sono altro che dichiarazioni vuote. L’uomo preferisce che la donna sia esausta, disperata, depressa, prima di ammettere che si stia comportando in modo disonesto nei suoi confronti. Nella maggior parte dei casi, l’uomo non pensa a come la sua posizione influenzerà la donna – si aspetta che lei si stanchi di essere indignata, di chiedere o di esigere, e che tutto torni come prima.

IMPORTANTE: solitamente i mM da crisi segnano l’inizio della fine di una relazione. Non importa per quanto ancora la relazione durerà nel tempo: coloro che decidono di applicare i metodi di aggressione passiva contro il partner fanno affidamento apertamente sul suo esaurimento mentale e fisico. Ciò implica l’assenza di sentimenti positivi, di intimità emotiva e dello stesso “amore” con il quale tutto questo è solitamente giustificato. In questa fase, gli uomini vanno ancora in terapia nel tentativo di “non farsela scappare”, ma senza troppo interesse. È molto più conveniente ed economico iniziare a cercare una donna di riserva. In generale, il comportamento passivo-aggressivo si distingue per un cinismo speciale, “raffinato”. L’uomo sta articolando un’ideologia sempre più machista per se stesso ed è sempre meno interessato a cambiare i propri atteggiamenti e a rinunciare ai privilegi acquisiti.

Il passaggio ai MICROMACHISMI FORZATI diventa spesso una transizione da relazioni disagevoli alla violenza di genere (con tutto il suo spettro). I mM forzati sono tentativi aperti di controllare il comportamento della donna, di privarla del suo tempo personale, di limitare la sua capacità di prendere decisioni. Questi mM non sono molto diversi dall’aggressione diretta:

  • Espansione personale a spese delle donne. Questa tattica si basa sull’idea che gli uomini abbiano la precedenza sull’uso dello spazio e del tempo fisici, poiché sono impegnati in “cose ​​più importanti” di chiunque altro. L’espansione personale a spese degli altri diventa una norma per gli uomini e praticamente un divieto per le donne. Esempi di micromachismi di espansione spaziale: vestiti lasciati in giro, monopolizzazione della televisione (visualizzare solo programmi interessanti per gli uomini), divieto di musica in casa o imposizione dei propri gusti musicali, divieto per altri membri della famiglia di utilizzare alcuni mobili (poltrona, divano) o attrezzature. Esempi di micromachismi di espansione del tempo: creare e utilizzare il tempo libero per se stessi (ad esempio, nei fine settimana o dopo il lavoro), il tempo libero per una donna non solo non è concepito, ma è anche condannato come “irresponsabilità”, “pigrizia”, ​​”cattiva padrona di casa e madre”; creare artificialmente “urgenze” nei casi che non lo sono, il che consente a un uomo di essere presente o assente a sua discrezione; rifiutare di condividere il proprio tempo con gli altri (il più delle volte espresso nel rifiuto di dedicare il proprio tempo ai bambini).
  • La svalutazione delle opinioni e delle decisioni delle donne a causa della “logica maschile”, che viene presentata come una forma di pensiero “superiore”. Allo stesso tempo, la “logica maschile” è tutto ciò che è conveniente a chi la applica e “sciocchezze femminili” è ciò che non porta vantaggi all’uomo.

Anche se i singoli micromachismi possono sembrare banali e insignificanti, “sciocchezze” o “stranezze” del comportamento, il loro vero significato è nell’uso costante e combinato, che crea un clima tossico nei rapporti, vissuti dalla donna come un “fardello”, un “peso”, come costante delusione, dolore e senso di impotenza. Nel tempo ciò porta la donna a vari gradi di destabilizzazione emotiva, anche se la pratica del micromachismo non si evolve nell’aperta violenza basata sul genere. La donna perde l’autonomia personale e per molti aspetti diventa incapace di prendere decisioni indipendenti (troppe cose devono essere coordinate e troppe da tenere a mente). 

Il risultato finale: la donna è a disposizione dell’uomo e mai viceversa. E in questo senso, la situazione non è molto diversa dalla situazione di aggressione perversa – ecco perché così tante donne si identificano con le vittime dei perversi. 

Lo stesso status quo, alla conservazione del quale sono indirizzati gli sforzi degli uomini è molto simile al controllo e all’utilizzazione nel caso dell’abuso perverso:

le relazioni sono di natura asimmetrica disuguale in cui lo sviluppo personale e l’autonomia personale dell’uomo sono realizzati dalla donna;

– le relazioni sono incentrate sugli interessi dell’uomo, sulla sua carriera e sulla creazione di condizioni a lui favorevoli nella vita quotidiana e nelle interazioni sociali – mentre vi è un graduale abbandono da parte della donna della sfera sociale e una maggiore concentrazione sulle sue funzioni servili;

– la responsabilità di tutto ciò che accade nel quadro delle relazioni è della donna; l’uomo nega il proprio interesse per la loro asimmetria e disuguaglianza. Non essendo in grado di scoprire esattamente cosa sta succedendo, una donna, secondo i ruoli e gli atteggiamenti di genere, inizia a incolpare se stessa perché sta male nella relazione;

– nel rapporto non c’è dialogo e cooperazione. Più spesso, esso costituisce una “guerra fredda” in cui la donna deve essere costantemente all’erta. 

Quando la donna entra in terapia, si osservano i sintomi standard “dell’eccessiva realizzazione”:

– Stato di sovraccarico psicofisico, anemia, disturbi digestivi, apatia. Sensazione di “vita per inerzia”. Mancanza di interessi personali e percezione dei “doveri domestici” e del “debito familiare” come aventi un significato universale;
– Allerta nella comunicazione, reazioni di difesa e tendenza di piangere, fare confessioni. Tendenza alla manipolazione emotiva, principalmente nel tentativo di suscitare pietà o apprezzamento per i servizi resi e l’attenzione prestata. Nella terapia, queste manipolazioni sono conosciute come “manipolazioni della mano sinistra”, molto caratteristiche a una persona che si trova in una posizione subordinata e che sta cercando di ottenere riconoscimento per la sua dedizione;
– Intorpidimento, blocco mentale, “difficoltà di pensare”. Mancanza di un progetto di vita a lungo termine. Ostruzione o blocco dell’espressione di emozioni negative e della protesta;
– Diminuzione dell’autostima e della fiducia nelle proprie percezioni. La tendenza a chiedere la stessa cosa più volte. Mancanza di fiducia in sé e nelle proprie capacità. Pensare in categorie “Noi-Nostro ed evitare la categoria “Io”. Sentirsi impotenti.
– Sensazioni indefinite di disagio, irritazione cronica e tentativi di sfogare la rabbia sul terapeuta (specialmente se si tratta di una donna), sentendosi “stufa di tutto”, senza la capacità di formulare di cosa.

Il compito principale della terapia per donne è l’analisi dei micromachismi e dei metodi della loro applicazione. Quando una donna si rende conto di avere a che fare con delle manipolazioni, la sua capacità di riconoscere le situazioni di abuso latente nelle relazioni e di resistere ad esse aumenta significativamente. La donna smette di sentirsi in colpa e riacquista la capacità di pensare e agire in modo indipendente. La sensazione di falsa onnipotenza e la tendenza di immaginare che ci siano alcune “ricette per la felicità” o “trucchi sapienti” che possono “salvare” la relazione vengono rimosse. Il paradosso della situazione è che le relazioni disuguali e asimmetriche sono condannate al fallimento sin dall’inizio: se una donna si rifiuta di obbedire, l’uomo si cercherà una donna “più docile”, se accetta la sottomissione, può essere quasi sicura che l’uomo cercherà una donna “più interessante”.

Solo un dialogo aperto con il partner e la sua volontà di riconsiderare i suoi “requisiti di privilegi” possono salvare la relazione e prevenire gli abusi. In questo senso, c’è un trucco molto semplice che suggerisco agli uomini: immaginarsi una situazione significativa e chiedersi: “Ciò che posso fare io lo può fare lei?”. Se la risposta è negativa, allora stanno imponendo relazioni ineguali alla propria partner. E se aggiungiamo a questa domanda: “Perché no?” e “Come difenderò il mio “diritto” in questa situazione?” – allora si può tenere traccia di quali micromachismi vengono usati di solito e con quale scopo.

Riconoscersi la tendenza all’attività manipolativa, soprattutto latente e permanente, è una vera sfida per gli uomini, e questo è ben noto dall’esperienza della terapia.

Potrebbe però rappresentare un’alternativa valida ad una vita di auto-inganno.

 

 

57 pensieri su “Sono con un “micromachista” o con un narcisista patologico? L’articolo che fuga ogni dubbio

    1. Grazie a te, cara Ange! A volte molte donne pensano di aver trovato solo narcisisti patologici nella vita, quando in realtà le caratteristiche del DNP sono molto più marcate del maschilismo più becero o di quello meno visibile. L’articolo è molto dettagliato e davvero fa luce alla dura realtà di tantissime donne che arrivano in terapia assolutamente prosciugate e senza saper manco da dove cominciare il loro racconto.

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  1. Secondo quello che leggo in questo interessantissimo articolo credo di essere stata sposata con un micromachista, da cui ho poi divorziato dopo 8 anni di matrimonio. Sicuramente ci sono somiglianze ma anche differenze tra questi uomini e i narcisisti.
    Probabilmente il micromachismo è un fenomeno di tipo educativo e culturale, ovvero uomini che sono cresciuti (e qui purtroppo molte madri hanno gřandi responsabilità) all’idea per cui “tutto è dovuto” è la donna deve adeguarsi alla vita dell’uomo favorendo le condizioni per poter esprimere sé stesso al massimo mentre lei si prende cura di lui e della famiglia rinunciando ai propri obbiettivi personali e mantenendosi sempre “un passo indietro”. Il mio ex marito si aspettava esattamente questo da me e mi faceva sempre sentire inadeguata al ruolo. Sono andata in depressione più volte finché ci siamo separati. Ha cercato di addebitare a me la responsabilità del fallimento matrimoniale ma per fortuna la mia avvocatessa mi ha ben rappresentata.
    I narcisisti, almeno per la mia esperienza, hanno sicuramente comportamenti di questo genere ma molto più marcati nella manipolazione, non è solo un fatto di educazione ricevuta ma proprio un loro modus operandi finalizzato al controllo e alla dipendenza dell’altro.
    In ogni caso si tratta di rapporti non equilibrati da cui non si può fare altro che prendere le distanze, visto che queste idee e comportamenti sono talmente radicati nella loro psiche che cambiarli è impossibile.
    Il mio ex marito non ha voluto intraprendere una terapia di coppia considerandola “inutile”…evidentemente non voleva mettere in discussione la sua identità, per cui alla fine la separazione è stata inevitabile.

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    1. Credo che siano caso diverso perché gli n.p. usano più strategia e malignità i m.n.sono strutturalmente più semplici e quindi più visibili senza sotterfugi..vari e manipolazioni invisibili.

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      1. Mah Mirna, secondo me è vero solo in parte.
        Il guaio è che le prevaricazioni piccole e piccolissime sono talmente tanto diffuse e all’ordine del giorno, dentro e fuori l’ambito familiare, che noi donne siamo addestrate a sopportare più del necessario, e diventa poi complicato districarsi agevolmente e distinguere in maniera infallibile quando la misura è colma.
        Figurarsi se sono presenti ferite da attaccamento primario e problematiche pregresse legate all’affettività.
        In sintesi i narcisisti maligni portano a livelli patologici quello che più o meno vale per la maggioranza degli uomini.
        Consentitemi un momento di pessimismo, ho studiato e lavoro da quasi vent’anni in un comparto molto tecnico quasi prettamente maschile, senza fare di ogni erba un fascio, vi assicuro che solo orecchiare certi discorsi tra colleghi mi fa venire la pelle d’oca.
        Sono consapevole che c’è ben di peggio a poche migliaia di km di distanza ma la cosa non mi consola.
        Un abbraccio a tutt* 🙂

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    2. Anche io temo di aver avuto il mio ex marito così e durante il rapporto con NP, più volte ho riscontrato similitudini con il comportamento di mio marito, la differenza sostanziale è che mio marito non agiva con cattiveria perversa come palesemente faceva NP, il suo comportamento, rivelatosi poi comunque insopportabile a tal punto da portarmi a lasciarlo, era dettatato da una educazione familiare retrograda e ignorante, dove il padre era più un padrone piuttosto che un genitore e la madre una serva.
      Purtroppo penso che, nonostante l’emancipazione di questi anni, il concetto dell’uomo dominante sulla donna e in famiglia è inglobato nel DNA ed è molto difficile da sradicare a prescindere dalla cultura e ceto sociale.

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      1. Anche per me il padre di mio figlio si poteva definire così come nell articolo ma non vedevo la malignità in tutto questo piuttosto ..un educazione improntata sul maschilismo e poi dal proprio vissuto..n.p. E davvero un altra cosa

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      2. Spesso quando richiamati su certi atteggiamenti, l’uomo comune riconosce di averli e con una certa fatica (perché il retaggio è pesante!) riesce a venirci incontro e prova a comprendere cos’è che non va. Con un disturbato non se ne parla neanche.

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  2. Il dato triste è che io ho subito violenza fisica anche in presenza dei figli. Altro che aggressività passiva! Sto solo aspettando che le mie condizioni economiche cambino per andare via da casa. Un abbraccio a tutti

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  3. Come uomo, oltre a tutto impegnato in una relazione con una donna disturbata, mi astengo dal commentare l’articolo nella parte in cui la discriminante è il sesso maschile o femminile. Dico solo che è’ indubbio che la società ha da sempre considerato su livelli diversi i ruoli dell’uomo e della donna nelle relazioni, specie quelle matrimoniali, ma è anche vero che almeno negli ultimi decenni nelle società evolute le cose sono anche cambiate. Per esempio io non riesco a riconoscermi nell’uomo che non aiuta in casa e che costringe la donna e gestire la famiglia mentre si fa gli affari propri.
    Al di là di questo, nell’articolo mi ha molto colpito l’elenco iniziale dei privilegi, in cui riconosco perfettamente i tratti di mia moglie. Di più mi ha colpito la frase in cui si dice che questi privilegi sono inculcati probabilmente sin dall’inizio; la mia esperienza è proprio questa: posso riassumere il pensiero di mia moglie nella frase “è giusto e accettabile perchè lo penso io”; cioè qualsiasi cosa serva a lei o pensi lei è giusta, dovuta, deve essere compresa a priori e accettata incondizionatamente, nonchè possibilmente condivisa. E questo lei lo ha imparato dai genitori, i quali, probabilmente per redimere loro stessi dalla sottomissione genitoriale che hanno subito, le hanno insegnato la totale anarchia di pensiero e comportamento (a parole, poi quando ha sgarrato rispetto alle loro aspettative l’hanno sempre punita). Quindi lei è fermamente convinta della bontà e legittimità di quei privilegi, e si stupisce o si sente ferita quando non vengono rispettati.
    Il problema è che l’attuazione di quei privilegi rende impossibile instaurare una relazione simmetrica e sana. E questo è proprio il punto che invano ho cercato di far comprendere a mia moglie.
    Un abbraccio.

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    1. Carissimo Gianni, credo che viviamo in un momento di trasformazione totale dei rapporti umani che va steso a tutti gli ambiti, dalla vita familiare al lavoro. I figli (maschi e femmine) tendono a copiare dal genitore più forte un certo savoir faire manipolatorio in grado di portare la ragione sempre dalla loro parte. In questo senso, penso che tua moglie abbia identificato in un ipotetico padre padrone o quantomeno passivo aggressivo ciò che le serviva per formulare nel tempo la sua rigida struttura di personalità, la sua corazza inattaccabile. Molto spesso le donne di potere adottano questo tipo di rigidità anche nei visi, diventano dure, inflessibili. Non c’è dolcezza, ma solo pretese e ubbidienza cieca. Concordo che non siamo immuni da alcuni meccanismi per ora fortunatamente non esacerbati a livello sociale per quanto riguarda il genere femminile. Credo che la grande sfida per noi donne è collegare nel tempo potere e sensibilità (sempre che il ‘potere’ venga visto come qualcosa di positivo e non come fine a se stesso!). Abbracci a te.

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    2. Ciao Gianni,
      è sempre sbagliato generalizzare, postulare: sei uomo allora portato all’abuso è deleterio.
      Però i comportamenti descritti sono davvero endemici, se parlo con le mie amiche, colleghe, sorelle, che sono mogli e madri lo sento di continuo, chi ci ride sopra, chi lo da per scontato, chi si sente ‘realizzata’ così. Credimi è desolante, anche parlare con gli uomini è lo stesso per la maggior parte di loro è scontato che la moglie/compagna si occupi in esclusiva di aspetti fondamentali della vita di coppia.
      In genere la trappola è sei più brava, portata, capace multitasking e stupidaggini varie.
      Vorrei aggiungo un elemento oggettivo: da considerazioni economiche e statistiche, effettuate in ambito assicurativo, un uomo sposato ha un’aspettativa di vita maggiore di 5 rispetto allo stesso uomo single. Naturale diremmo, auspicabile persino!
      Peccato che una donna sposata abbia un’aspettativa di vita inferiore di 5 anni rispetto alla stessa donna single.
      Per stesso uomo/stessa donna intendo a pari condizioni a contorno, igieniche, alimentari, economiche, di latitudine, clima e via dicendo.
      Da sterili considerazioni matematiche pare proprio che i 5 anni di vita in più gli uomini li tolgano alle loro compagne.
      Questo articolo è durissimo da digerire, e il cambiamento seppure apparentemente in atto è eccessivamente lento per una società che avrebbe bisogno urgente del contributo vitale (non solo procreativo) dell’altra metà del cielo.
      In più in molti ambienti lavorativi il mM è diffusissimo, sottotraccia o esplicito. Se sei una donna non puoi fare lo stesso lavoro intellettivo di uomo. Se sei una donna piacente meno che mai.
      Inutile credo avventuraci in disparità salariali conclamate, in quote rosa, e compagnia bella, ho visto di persona donne intelligenti e preparate dovere abdicare alla loro posizione lavorativa quando sono nati i figli; è un discorso veramente troppo lungo dolorosissimo, e per quanto mi riguarda senza uscita.
      Un abbraccio.

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      1. Carissima Babi, sottoscrivo in pieno le tue considerazioni. Il panorama generale è desolante, però mi fa molto piacere sapere che ora possiamo discutere apertamente su queste cose e riflettere insieme agli uomini (quei sani, che grazie al buon Dio sono la maggioranza!) il meglio da fare. Lo vedo come un enorme passo avanti. Credo che molti uomini che vedo oggi sottoposti a dure giornate di lavoro, impossibili da cambiare, sognino più tempo per sé e per la famiglia. Quindi, diciamo che si tratta di un cambiamento che deve rispondere alle esigenze e diritti di tutte le donne, da sempre penalizzate per i motivi che hai ben esposto e nel contempo permettere agli uomini di occuparsi a pieno titolo, mentalmente e logisticamente, di quelle mansioni ritenute un tempo ‘roba da femmina’. Nel mondo ideale tutti lavorerebbero part-time o da casa. La vita, però, è un costante shock di realtà: se lavori part-time forse non paghi il mutuo. Da non sottovalutare che si tratta di un articolo tradotto dal Russo, dalla bravissima Nadia Plamadeala che è entrata a far parte del nostro piccolo ‘team’. Per dire che quando si tratta di ruoli imposti alle donne TUTTO IL MONDO E’ PAESE!! Abbracci a te!

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      2. Cara Babi, hai scritto delle cose giustissime. Soprattutto sul ritardo maschile verso l’evoluzione della donne negli ultimi decenni.
        Si, ci sono uomini sicuramente “evoluti” mentalmente che credono nella parità completa di diritti e doveri nella coppia come nella società ma la maggior parte, almeno qui in Italia, è purtroppo ancora ad un livello che non fa invidia alla società islamica.
        Non voglio fare assolutamente un discorso sessista….ho conosciuto donne che erano vere e proprie despote con i mariti o compagni…l’abuso è trasversale, ma certamente più accentuato negli uomini…questo è un dato di fatto.
        Una volta ho letto un articolo che diceva che l’uomo ideale per la donna di oggi nascerà tra 40 anni…io per allora sarò una quasi novantenne e quindi non potrò godermi questa bella novità antropologica 😅

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    3. Caro Gianni
      da donna ho letto questo interessantissimo articolo ritrovando molto della mia personale esperienza ma credo che sia assolutamente sovrapponibile alla situazione di molti uomini che come te si trovano a vivere queste realtà.
      Per molti anni le donne sono state considerate esseri umani di serie B e molto maschilismo imperversa ancora oggi, anche in culture occidentali ben sviluppate e emancipate. Le cose stanno cambiando ma c’è ancora molto da fare (basti pensare le opportunità di carriera, la scarsa presenza delle donne in politica etc).
      Ho vissuto da dentro il micromachismo nascosto che si è trasformato mediante l’uso di tecniche passivo-aggressive in aggressione di genere nei miei confronti ma questa non è una prerogativa esclusivamente maschile. Il comune denominatore è quel pacchetto di privilegi che le persone, uomini nella maggioranza ma anche donne, ritengono spetti loro di diritto al pari di uno dei diritti inalienabili che ci spettano alla nascita e sui quali non sono disposti a trattare. Loro sono al centro del mondo, si considerano il sole e noi come pianeti dobbiamo ruotare intorno. La distorsione è alla base del convincimento, si forma probabilmente con l’educazione famigliare, l’ambiente sociale in cui cresciamo e le esperienze che facciamo nella vita. Ma se tutto questo spiega come si arriva ad avere un così distorto pacchetto di convinzioni non giustifica, dal mio punto di vista, il fatto che vengano mantenute a qualsiasi costo a discapito di tutto e di tutti. Cioè possiamo anche essere educati in un certo modo, nascere in un ambiente ostile ma siamo anche dotati di una capacità intellettiva con la quale possiamo anche cambiare e riconoscere la bontà o meno di certi nostri comportamenti.
      Finché queste persone non saranno disposte a mettersi in discussione (e per definizione purtroppo non avviene, non si può chiedere a un sordo di sentire) non cambierà nulla: noi ci sforzeremo fino allo sfinimento di esporre le nostre idee, opinioni e magari diritti ma inutilmente e, come si dice nell’articolo, arriveremo alla fine sfiniti, esausti, con qualche problema di salute e distrutti emotivamente. E questo che siamo uomini o donne.
      Un abbraccio e buona giornata a tutti

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      1. Mirò, concordo. Nella mia esperienza purtroppo la cultura familiare ha creato figli con una mentalità fortemente maschilista, ma per fortuna, con il mio compagno c’è spazio di lavoro e di negoziazione. Non vi nego che è di una fatica incredibile perchè non si può dare nulla per scontato, nella mia vita quoatidiana con lui (di coppia e familiare) bisogna sempre tener alta l’attenzione perchè lui non ricada (e io di conseguenza) negli automatismi di micro machismo che gli son stati passati dalla famiglia di origine. Però devo dire che dopo tanta fatica, vedo che ci sono margini di miglioramento. Questa manetalità permane ma la sensibilità dell’uomo in questione permette di metterla in discussione e di lavorarci sopra. Spero ce la farò sempre e ce la faremo sempre, è davvero faticoso.

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      2. La tua esperienza Ofelia dimostra che è possibile guardare la realtà e provare a prenderne le distanze. Tutto dipende dal grado di sensibilità delle persone e di predisposizione alla crescita e al cambiamento. Mi fa piacere che tu abbia accanto una persona che, sebbene con difficoltà, è disposto a vedere la realtà e accettare il tuo punto di vista trovando un compromesso buono per entrambi. Solo così la coppia può procedere e svilupparsi. Nella mia esperienza la madre della persona con cui stavo è una donna veramente terribile, controllante e manipolatrice. Il figlio tuttavia è la versione maschile della madre. Una donna che però ha intorno una ristretta cerchia di persone disposte a vederla come la manna dal cielo, non si muove uno spillo se lei non ha dato il benestare. Capisci che se non aderisci a questa visione dai parecchio fastidio e te la trovi contro. Ovviamente non apertamente come farebbe una persona trasparente ma coi sotterfugi e la maldicenza. La persona che avevo accanto venera(va) la madre quindi qualsiasi mia opinione a riguardo benché educata veniva presa con ostilità.
        Questo è un altro esempio di donna che rispecchia perfettamente ciò che nell’articolo viene attribuito agli uomini! Ed è per questo che, in riferimento a Gianni, dicevo con cognizione di causa, che solo se le persone sono disposte a una seria introspezione e a un serio e reale cambiamento qualcosa si muove. Altrimenti noi ci distruggiamo a spiegare l’ovvio senza mai portare a casa niente. Ma devono essere disposte a mettere in discussione magari rinunciando quel famigerato pacchetto di privilegi con cui sono convinti di essere nati e con cui sono convinti di morire…nella mia esperienza è praticamente impossibile

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      3. Cara Ofelia, il bello è che dobbiamo considerare una fortuna dovere e potere lottare all’arma bianca per quello che spetterebbe di diritto.
        Leggo purtroppo che nei giovanissimi i meccanismi di prevaricazione sono gli stessi, persino più accentuati, e il fenomeno rimane al maschile in percentuali altissime.
        Quindi anche le speranze per il futuro, non mio sicuramente, non sono così rosee. Eppure siamo la metà anzi di più, perché non riusciamo a farci valere con efficacia,
        e perché facciamo fatica anche a solidarizzare tra donne, questo è un capitolo ancora più incomprensibile. Alla fine tutta l’evoluzione che millantiamo a cosa serve se abbiamo ancora bisogno di un uomo al nostro fianco per sentirci al sicuro? dello sguardo di un uomo per ‘esistere’ e per quello siamo pronte a competere…. sono secoli, che dico millenni, che gli uomini ‘usano’ i corpi delle donne senza riconoscere loro alcuna umanità. Sono desolata ma credo che oggi siano cambiati i metodi (meno plateali) ma neppure di una virgola il risultato.
        Gianni non me ne volere è un discorso generalizzato non puntuale.
        Ci sono dei passaggi nell’articolo che fanno davvero male, si parla di iper realizzazione (credo la sindrome di biancaneve) donne acculturate ai massimi livelli, in forma strepitosa, con almeno uno o più figli, dee Kalì dotate di molte braccia che fanno andare la casa, i figli, la carriera del marito, la propria (seppure con secondaria priorità) la famiglia di primo e secondo livello, amici, pensano ai pasti, la spesa bio o a km zero…. al medico, organizzano e gestiscono l’eventuale aiuto domestico e potrei continuare.
        E mai neppure un grazie sincero.

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      4. Babi, sono daccordissimo con te. Diciamo che questo articolo e questo blog partono da un’analisi della psiche del singolo (dei singoli individui) ma ci sono anche e soprattutto meccanismi sociali (collettivi, culturali) che avvallano a pieno queste “disfuzioni” psicologhche di alcuni, e le hanno addittura normalizzate. Nella famialgia del mio compagno, capitanata dalla famosa suocera NP, che tutto tiene in mano, le donne sono da un lato ossessivamente fissate dal controllo della famiglia, ossessivamente recluse in casa tra di loro, con nessuna cultura, nessuna voglia di guardare fuori e di conoscere/fare altro…rinchiuse in un blindato mondo domestico, dove “comandano” (o credono di comandare) in loro mariti a suon di pentole, pulizie, cura dei figli. Mariti (sia il padre del mio compagno, cinquantenne, che il genero, marito della sorella, TRENTENNE) non sono “capaci” nemmeno di farsi un piatto di pasta. Veramente dinamiche da Medioevo. Il mio puerperio con loro è stato un incubo: sotto la “scusa” del “voler stare vicino alla nuova donna della famiglia” hanno tentato, inzialmente con una finta docilità, poi con aggressività e violenza, a farmi aderire a questo modello familiare, che vede gli uomini totalmente assenti, esautorati (e che si fanno largamente i cazzi propri, non avendo alcun compito nella gestione domestica e familiare) e le donne a casa, tra loro. Nessuna solidarietà tra le donne, solo invidia e competizione. Per fortuna vengo da un contesto familiare diverso, anche se mi rendo conto che certi “strascichi” malati di questa cultura di cui l’Italia è pervasa e che la famiglia del mio compagno incarna alla perfezione, purtroppo me li porto dentro anche io. Ora sto cercando di costruire un futuro e un presente diverso per noi, come coppia e per nostra figlia. Non è facile, il mio compagno odia la famiglia di origine, ma purtroppo ne è plasmato. é una battaglia sua personale, quello di de-costruire tutto ciò che gli è stato insegnato (e imposto) e cercare, assieme a noi, un modello diverso. E’ forse la sfida più grande della mia vita.

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      5. Cara Ofelia, l’impegno che traspare dai tuoi interventi nel cercare di costruire per la tua famiglia un futuro migliore di quello proposto dagli stereotipi disfunzionali e medioevali che hai descritto, è onorevole e ammirabile. I tuoi figli te ne saranno grati e, mi auguro, anche tuo marito.
        Un abbraccio.

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      6. Grazie miro’. Concordo nuovamente con te. Anche mia.suocera è come la.tua, ma il.figlio (al.contrario di figlia e.marito, che la.venerano e.ne.sono dipendenti) ha sviluppato una forte.distanza e sebbene combattuto, sta tentando di liberarsi dai tentacoli. Purtroppo non è facile. Entrambi subiamo minacce dirette.ed.indirette.della.suocera, soprattuttto io contro la.quale scatenato la.sua furia cieca…probabilmente perché sono una donna, l’unica, che npn si è fatta fagocitare da quelle dinamiche disfunzionali.che aleo servono a.controllare.tutti.

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      7. Grazie mille.a Gianni e Spirito.per.il.vostro sostegno! Ho dei momenti di sconforto ma.so che sto facendo la.cosa giusta…non sempre la.strada più sana è la più facile da.percorrere!

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  4. Questo articolo è il tassello che mi mancava per finire di inquadrare il panorama della mia vita. Ed è di un vero che mi fa tremare. Ti vorrei chiedere, Claudileia, se è possibile avere altri articoli dell’autrice sull’argomento. Perché è proprio in questo ambiente e in questa cultura che vengono formate le perfette dipendenti. Io ho tanto provato a ribellarmi, a denunciare, a cercare un riconoscimento ma non è servito a niente. Anzi, ho dovuto ingoiare e inginocchiarmi per salvare almeno i miei figli. Ma non troverò pace se non riuscirò a dare almeno a loro gli strumenti per essere liberi. Grazie, come sempre, di tutto ciò che fai. Un abbraccio

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  5. Alla fine intervengo anche io. L’argomento è molto interessante e di grande attualità.
    Da uomo non posso non concordare con quanto scritto da molte di voi, Mirò, Babi, Spirito Libero, Ange, Caludileia naturalmente e scusate se manca qualcuna. Ancora oggi è diffusa la dinamica machista all’interno delle relazioni e soprattutto nell’ambito lavorativo. E’ innegabile che le donne hanno minore possibilità di carriera, specie se sposate e con figli e che spesso sia chiesto loro di “sacrificarsi” a scapito delle carriere dei mariti/compagni. E’ altrettanto vero che ci sono anche uomini che si massacrano di lavoro, rinunciando ai propri interessi e soprattutto a molto tempo che potrebbero passare con la loro famiglia, solo per consentire alla famiglia stessa di arrivare a fine mese.
    Escludendo i fenomeni di vera violenza, alla fine è una questione di equilibri. Mia moglie ha per esempio volontariamente rinunciato ad un lavoro ben remunerato, anche se uno dei motivi è stato l’ambiente veramente eccessivamente machista e direi volgare in cui lavorava, per dedicarsi ai figli. Io nel contempo ho sempre fatto i salti mortali per far quadrare il bilancio a fine mese. Il ritorno al lavoro di mia moglie è stato una necessità più che una scelta.
    All’interno di una coppia l’importante secondo me è essere rispettosi delle scelte dell’altro, e anche avere una buona disponibilità al sacrificio personale, che si sia maschio o femmina.
    Poi io non trovo scandaloso che la donna ancora oggi possa dedicarsi maggiormente alla famiglia a fronte di un istinto materno che forse è più marcato di quello paterno nell’accudimento dei figli (parlo in generale e comunque questo aspetto mantiene anche una forte connotazione culturale), a patto sia una scelta e non un’imposizione sociale.
    Un abbraccio.

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    1. Sai cos’é Gianni? Che un uomo se si trova in un ambiente di lavoro pesante cerca di cambiarlo o impara a farselo piacere. La donna spesso purtroppo si fa irretire dalle sirene di chi le dice “ma chi te lo fa fare, stai a casa con chi ti ama e non al lavoro con chi ti detesta, lì si che puoi fare la differenza mentre al lavoro non sei che una pedina, poi avrei tempo per te stessa, per i tuoi hobbies, i figli cresceranno migliori, tuo marito ti sarà riconoscente e bla bla bla”. Scelta PESSIMA, perché passato il momento di sconforto ne vorrà a vita a marito e figli di essersi sacrificata e di aver rinunciato a un avvenire radioso. Una donna dovrebbe invece scegliere di stare a casa non se può permetterselo ma se ne ha la VOCAZIONE, una su mille credo io, come per quella religiosa. Molte casalinghe hanno scelto riflettendo a breve termine

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      1. Assolutamente! Le “scelte obbligate” non sono scelte. Dopodiché il lavoro domestico anche quando riconosciuto è uno dei più sottopagati al mondo. La donna a casa non solo provvede all’andamento effettivo della baracca ma anche a livello affettivo diventa una sorta di confessore senza aver spesso chi la comprenda e sostenga affettivamente. Più che altro assiste alle realizzazioni di tutti i suoi elementi, accontentandosi di vivere di gioie surrogate. I suoi sogni restano nel cassetto perché il tempo passa o vengono ritenuti eccessivi, incompatibili con la vita degli altri membri della famiglia. Concordo che la vocazione fa la differenza. Come te la vedo rarissima.

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      2. Paola purtroppo io ,ad esempio, ho dovuto accantonare il lavoro (riducendolo a part time) a causa del fatto che non ho aiuti con mia figlia; mia madre e’ anziana e l’unico aiuto possibile sarebbe potuta essere quel mostro ricattatore di mia suocera…dunque a volte.è anche la necessità che spinge a.fare certe.scelte

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    2. Caro Gianni io ho il massimo rispetto degli uomini come te che non ostacolano le scelte della moglie/compagna riguardo il lavoro. Io considero il lavoro di casa alla pari di un lavoro esterno, se fatto bene, ma l’idea che sia scontato é molto diffusa…sono certa che tu non lo dai per tale ma purtroppo quel che accade é che tale lavoro non é mai remunerato se non per il fatto che la donna deve vivere facendo affidamento sulla sicurezza del marito che porta il pane a casa….tua moglie lo sa e per questo non vuole che vi lasciate…capisce bene che a 50 anni e fuori dal mondo del lavoro da tempo non avrebbe molte chance anche se io penso che un lavoro, volendo, anche piccolo lo si trova sempre a volerlo davvero cercare.

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      1. Cara Spirito Libero, mia moglie è già qualche anno che è tornata a lavorare anche se non a tempo pieno (fa un part time comunque sostanzioso). Se avesse potuto avrebbe evitato, ma di fronte alla necessità si è data da fare, non lo posso certo negare.
        Se ci lasciassimo dovrebbe certamente lavorare di più, ma in termini economici non farebbe una grande differenza. Io faccio già un secondo lavoro serale, oltre che cercare di collaborare a casa, per cui più di così non ce la farei.
        Io a suo tempo ho assecondato volentieri la volontà di mia moglie di accudire la prole e dedicarsi alla casa, anche se ciò ha comportato il farmi completamente carico della parte economica, ed anche il dover sacrificare parte del tempo che avrei potuto trascorrere con loro.
        Al di là di tutto resta che il più del lavoro domestico la fa lei, per scelta e anche per necessità.
        Quindi pur nella negatività della mia situazione, da questo punto di vista non ho proprio niente da dire.
        Abbraccio.

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      2. Scusa Gianni non avevo capito bene. Bene, il fatto che tua moglie lavori anche se part time é già qualcosa. Un abbraccio

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  6. Quest’articolo mi risulta più difficile da capire, abbastanza complicato –

    Vorrei ribadire solo una cosa, e scusatemi se ripeto sempre le stesse cose : non fatevi maltrattare, denunciate, non abbiate paura di denunciare, non subite, fatevi rispettare, fate in modo che i vostri diritti non siano calpestati. Fate in modo che queste persone non la passino liscia.
    Un abbraccio

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  7. Grazie Claudileia, questo articolo è bellissimo, ci vedo tanti o tutti i meccanismi su cui si fondava la relazione con il mio ex marito. Spero che questo aspetto venga ulteriormente approfondito da chi studia le relazioni di questo tipo.

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  8. Io ho avuto un padre,e dei nonni,tutti uomini che provavano a fare i padroni,poi un marito micromachista,da cui ho divorziato,e ,dulcis in fundo,mi ha agganciato un mostro,maligno ai massimi livelli.Ho divorziato anche da lui.Con i due mariti,ho avuto due figlie.Speriamo che trovino gli uomini giusti,ammesso che esistano…
    Forse tra cento anni,o di più, le cose cambieranno?Forse no, è da millenni che non va tanto bene,soprattutto alle donne che non reagiscono..
    Per me,se non sono quelli giusti,gli uomini possono sempre essere mandati al diavolo..(e naturalmente anche le donne,se sono perverse..)
    Meglio soli,che male accompagnati,sempre.
    Un grande saluto a tutti voi.

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  9. Finalmente un bel articolo.Di questi abbiamo il bisognio .Servono le scuole dove le donne dovrebbero mez ora di matina e mezz ora di sera leggere i testi simili come la meditazione e parlare fra di loro.E poi tornare a casa e cercare di essere concentrate a non dimenticare quello che hanno imparato.Oltre che anime gemelle o narcisisti …Sono esistiti sempre e non sono pochi per niente.Da tantissimo tempo hanno svolto lavoro di lavarci il cervello e lo hanno fatto talmente bene che noi ci crediamo che è nostra natura .E poi quando qualcuna dice di no succede il feminicidio che è stato permesso dalla legge poco tempo fa qui in Italia.Poi in India donne sepolte vive ecc ecc ecc Ti ringrazio che stai svolgendo questo lavoro.Stai lavorando per diffondere la luce.Quante donne sottomesse,quante anime soffocate ,che società di m…

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  10. è il retaggio di una cutura talmente radicata che neppure l’inserimento lavorativo della donna è riuscito ancora a modifcare. La mancanza di equilibro nei ruoli è un dato di fatto che probabilmente soltanto le donne riusciranno a colmare quando cominceranno ad educare persone e non figli maschi e figlie femmne. La vedo dura. Dobbiamo ricordare che in Italia abbiamo ottenuto il diritto di voto a metà del XX secolo, che per entrare in chiesa dovevamo mettere il velo in testa mentre gli uomini scoprivano il capo- Tutto questo nel cuore dell’Europa. In altri luoghi è ancora peggio. Quell’uomo di cui si parla nell’articolo è presente in ogni famiglia, è il padre, il marito, il fratello. Non è per niente pacevole da vedere, nè da vivere. Ma il narcissta dov’è a questo punto? Abbiamo fatto confusione? E’ solo frustrazione? Abbiamo solo rivendicato il diritto all’uguaglianza, al rispetto, come è normale sia di fronte ad un uomo prevaricatore, maschio e maschilista? Mi sento confusa

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    1. Carissima Ungre, il Disturbo Narcisista di Personalità ESISTE è un aggravamento di questo stato delle cose. Questa complicazione viene generata nell’infanzia per cause ancora controverse, come avrai letto sopratutto negli articoli di Sam Vaknin. Quando vediamo fatti di cronaca relativi ai femminicidi spesso ci stupiamo dal fatto che agli assassini non vengono diagnosticati chissà quali turbe mentali. Allora ci chiediamo, chi sono? Quanti sono gli uomini effettivamente disturbati che ammazzano? Non ci sono statistiche a riguardo. Ci occupiamo di narcisisti perversi e psicopatici perché i danni prodotti da UNO SOLO individuo vengono commessi in LARGA SCALA. Mi capitato di imbattermi, ai miei tempi di stagista di Diritto Penale, in persone che avevano collezionato truffe da una vita, anche a livello sentimentale. Cioè, un unico soggetto disturbato può rovinare la vita, nell’arco della sua intera esistenza, a un numero INCALCOLABILE di persone, e lo fa di modo talmente subdolo che difficilmente va in galera. I comportamenti che vedi descritti possono essere contenuti attraverso un duro lavoro CULTURALE. Per quanto riguarda il disturbo narcisistico di personalità o la psicopatia, gli studi terapeutici continueranno a trattare le vittime del disturbato e raramente (solo in casi estremi) gli artefici di tanto dolore. Ecco perché serve riconoscere la cattiveria e la manipolazione in atto, perché vanno molto al di là, nel caso dei disturbati, del becero maschilismo.

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      1. concordo molto con Claudileia. Gli atteggiamenti narcisisti di cui trattiamo in questo blog sono stati normalizzati dalla nostra società. “ma sì, sarà SOLO che è un uomo..” ” Ma sì, quanto sei esagerata, sarà la suocera, è un atteggiamento normale…!” E così via. Va a finire che NOI, vittime di comportamenti assolutamente ingiusti e nocivi, finiamo a avere la parte delle “colpevoli” di esagerare (cosa che tra l’altro come già scritto in qualche articolo qua, è il perfetto metodo degli stessi narcisisti: dare a NOI la colpa! Mia suocera dice sempre che “sono io” che sono malata di mente perchè fraintendo i suoi comportamenti…). Tutto questo NON e’ vero! Alcuni comportamenti DEVONO essere condannati da tutti, e nessuno che venga maltrattato e calpestato da chiccessia, deve sentirsi in “colpa” perchè “è normale che sia così!”. A proposito del discorso uomo/donna anche io soffro terribilmente perchè non vedo accanto a me donne che lottano ma solo tante donne che accettano passivamente lo status quo di ruoli squilibrati e sovraccarico su di loro, che lo accettano perchè “tanto è normale che sia così”. Questa normalizzazione culturale è la base del nostro problema!

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      2. Concordo con te, cara Ofelia. Rovesciamo questa situazione a cominciare dalle critiche che ci facciamo alle altre per cose futili che non esistono né in cielo né in terra. Nel nostro quotidiano possiamo far di meglio. Tu hai una suocera che ha dei comportamenti da stalker non indifferenti, tant’è che ha fatto allontanare persino il figlio. Non possiamo dire che si tratta di una normale suocera, dai. Tutti dobbiamo renderci conto del problema della convalida dei sentimenti di chi ha subito un abuso, anche chi non l’ha mai vissuto in prima persona. Certi luoghi comuni devono essere abbandonati. Siamo attaccati e scelti dai maltrattanti per le nostre qualità, e non per le nostre debolezze. E questo deve essere chiaro alla società.

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      3. grazie claudileia, spesso mi sento “in difetto” per essere stata fatta a pezzi dalla NP. Tante mie amiche con cui mi sono confidata negli anni, mi hanno sempre fatta sentire inadeguata, come se non avessi ben “gestito” il conflitto con lei, venendone schiacciata. Spesso anche loro mi hanno detto o mi dicono che esagero, e che con un po’ di diplomazia avrei potuto evitare tutto questo dolore.
        Però se guardo la situazione, loro parlano, ma NON vivono la mia situazione! Hanno suocere normali, non invadenti nè stalker come la mia! Dunque cosa parlano a fare? Grazie per avermi aperto una nuova visione, di essere “vittime” per le proprie qualità (infatti io a questa donna ho, errore mio, aperto la porta di casa…permettendole di farci a pezzi!)e non per i propri difetti (debolezza, incapacità), come spesso mi sento indirettamente dire dagli altri!

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  11. Claudileia, scusa, perchè non ho più il mio nome? Magari è meglio così perchè risulto meno riconoscibile, però un po’ mi fa star male..Il problema dell’identità è un problema enorme per me. Un giorno mi sono svegliata e mi sono resa conto che non avevo nome, nè faccia. Ti abbraccio anche sotto mentite spoglie (Sto sorridendo)Buona notte.

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    1. Carissima Ungre, l’immagine che abbiamo di noi stesse è direttamente collegata alle nostre forze interiori. Quando ci sentiamo deboli, fragili e non amate ci vediamo ‘brutte’ esteticamente. La tua identità è composto sopratutto delle tue particolarità, quei piccoli dettagli che ti rendono unica. Il tentativo di un n.p. è quello di uniformarti alla di bellezza o di bruttezza che ha in mente. Questa idea è rigida come la sua personalità. Quindi, ogni donna che cadrà nella sua rete verrà plasmata per diventare ciò che vuole lui, abbandonando la sua identità pur di sentirsi “amata”. Il punto è che non potrà mai sentirsi amata per quel che è, perché dovrà stare appresso ai continui paragoni che il narcisista patologico fa con altre donne attraverso la triangolazione. Risultato: la tua identità viene rasa al suolo. Ho conosciuto una giornalista, scrittrice e performer leccese fantastica, Loredana de Vitis, con un progetto altrettanto meraviglioso chiamato “Io sono bellissima”. Ha fotografato tutti i particolari del suo corpo che venivano considerati ‘difetti’ dai maschi, ha ingigantito tutto e fatto una mostra fotografica itinerante con questo titolo. Il messaggio è semplice: non m’importa niente di come mi vedete voi, perché io mi vedo BELLISSIMA. Parlare con lei mi ha commosso, perché questo messaggio “semplice” non è per niente scontato. Un abbraccio fortissimo a te!

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  12. Babi anch’io lavoravo in un ufficio di una fabbrica,tutti uomini! Una volta prima di una riunione uno di questi mi disse:certo che sei strana a non vergognarti in mezzo a tanti uomini ! – la mia risposta mi riempie ancora di orgoglio -come posso vergognarmi se sono tutti cretini quanto te?dalle donne comunque venivo accusata di ricoprire quel ruolo in quanto amante di un qualche dirigente!

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    1. Le insinuazioni che colpiscono di più le vittime di mobbing sul lavoro intaccano sopratutto la sfera sessuale, che è la più intima e complessa. Quel “chissà cosa ha fatto quella per ottenere quel ruolo” è detto sopratutto da donne, hai perfettamente ragione. Purtroppo è una ferita che dobbiamo cercare di sanare tra di noi attraverso la gentilezza e l’affetto. Gli uomini hanno dato una spinta per farci arrivare a questo livello competitivo, ma il capolavoro di mancata fratellanza l’abbiamo compiuto noi. Dall’autocritica parte il cambiamento. Spero che sia così anche per noi, in quanto genere. Abbraccio grande a te e mi dispiace enormemente per ciò che hai passato!

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    2. Cara Melisenda, niente fabbrica ma finanza. Professionisti per lo più laureati, stesse battute, desolante.
      Per un lungo periodo non sono andata neppure a prendere un caffè con i colleghi per evitare pettegolezzi.
      Una volta durante una riunione di capetti – ero l’unica donna oltre la segretaria – a un certo punto dovevo riferire su un argomento, un bel tomo mi ha interrotta, ha detto le sue cose e poi mi ha ridato la parola dicendo: ah stava parlando la “ragazza”…
      L’avrei ucciso 🙂
      Non sono tutti uguali per carità ma gli episodi di mancanza di rispetto piccoli o piccolissimi sono all’ordine del giorno.
      Presi una alla volta sembrano decenti, in gruppo sono insopportabili.
      Non possono avere torto mai l’onere di presentare soluzioni senza urtare suscettibilità e amor propri è sempre tuo ho visto gente far valere il ruolo per affermare stupidaggini e non credo di essere stata particolarmente sfortunata.
      Alcuni sono delle merde assurde, fanno allusioni becere sulle altre donne in tua presenza o si sentono in diritto di fare complimenti, apprezzamenti e osservazioni irrispettose sulla tua fisicità o capacità riproduttiva. Sicuramente non ci riescono (non più) ma cercano di farti vergognare del tuo corpo, del tuo genere.
      Mi difendo, ci sono abituata, all’università eravamo 10 ragazze su 400 iscritti ma che fatica inutile.
      A coronamento di tutto ciò nel mio ambiente, è un fatto, le donne non fanno carriera. MAI. Quelle che vanno un po’ avanti sono single (se preferite zitelle).
      Immaginate per me cosa è stato incontrare un collega empatico e ‘accogliente’ per nulla presuntuoso, gentile e collaborativo … che si è rivelato un np covert della migliore specie.
      Il problema rimane il micromacismo è diffusissimo e, credo di averlo già scritto, i narcisisti maligni elevano a patologia un comportamento che è purtroppo assai diffuso.
      Grande responsabilità alle madri di figli maschi, grandissime alle madri di figlie femmine.
      Vi dico un’ultima chicca, mi è stato detto testuale: la peggiore sfortuna che può capitare a una bella donna è di essere intelligente. Ho fatto osservare che la belladonna è una pianta velenosa e bisogna stare attenti nel maneggiarla.
      Baci.

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  13. Cara claudileia e cara babi grazie per le vostre parole! Hai ragione babi la responsabilita delle mamme è grande ! Ho due figli – una ragazza-40 anni😊- che non avrei potuto sperare di meglio! è una persona affidabile seria equilibrata – il maschio più giovane e più vulnerabile è stato massacrato a sufficienza dal padre del quale imitava certi comportomamenti odiosi-per fortuna è buono e capace di emozioni e amore -tra tutte e due anzi tre che è bravissima ragazza anche la sua fidanzata è un uomo rispettoso delle donne !

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    1. Un bellissimo risultato Melisenda, uno spicchio di cielo terso, sarà stata una fatica immane ma puoi essere davvero fiera dei tuoi ragazzi e di te stessa.
      Un abbraccio.

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    2. La responsabilità delle madri è tanta ma è il padre che tramanda l’immagine e l’agire del maschile. Leggendo le risposte e le osservazioni (non tutte) ne esce la figura della donna vittima . Metto l’accento su “inconsapevole,incapace di accorgersi. ” e quindi facile vittima. Anche le donne usano gli stessi metodi manipolativi per ottenere quello che vogliono, non sono (siamo ) povere santerelline. Riconosco e ho vissuto tantissime situazioni come quelle descritte ,stillicidi giorno per giorno da parte di uomini. Un esempio di ieri? – Ho dato mandato ad un professionista per assistermi riguardo una pratica burocratica ,ad ogni colloquio chiede la presenza di mio figlio maschio. Le cose sono 2 o mi crede stupida o ha problemi a relazionarsi con una donna matura (potrei essere sua madre ) .

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  14. E’ spaventoso scoprire che questi comportamenti siano così diffusi tra la popolazione.

    Mi farò un bell’esame di coscienza, non credo di rispondere a questo identikit ma una riflessione non mi farà comunque male, provare a diventare un po’ migliori non è mai tempo sprecato.

    Di certo l’uomo tende ad avere timore della donna, teme il confronto, teme il tradimento, teme la perdita di controllo, teme di essere abbandonato. Purtroppo non ha mai timore di essere un fallito perché ha reso infelice la persona che sta al suo fianco.

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