I sei indicatori che siamo stati cresciuti da genitori narcisisti

Fonte: https://www.huffpost.com/entry/6-ways-to-know-you-were-raised-by-narcissists_n_5616b091e4b0082030a18f72
Trad. C. Lemes Dias
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Per gli estranei, vostro padre è un magnete sociale, un “grande” che attrae persone da ogni ceto sociale. Oppure la vostra mamma è la donna perfetta, che cerca sempre di accontentare gli altri, destreggiandosi con facilità nella comunità.

Ma a porte chiuse… la finzione svanisce. Solo voi, che siete i figli, sapete cosa vuol dire la rigidità delle loro fredde spalle per giorni interi alla vostra minima faglia, oppure cosa significa sopportare il peso delle continue e inadeguate richieste di perfezione e forza.

Solo voi potete sapere cosa vuol dire essere figli di genitori narcisisti.

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è uno dei 10 disturbi di personalità descritti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, l’autorevole guida psichiatrica. I narcisisti tendono ad avere un senso gonfiato di autostima e basano la loro identità sulla lode e sull’approvazione degli altri. Le loro relazioni intime sono superficiali e si concentrano principalmente su come le altre persone riflettono su di loro, con poca empatia per l’esperienza dell’altro. Credono sinceramente di essere migliori degli altri, ma sono anche inclini a provare un’intensa vergogna per le critiche che ricevono o per gli errori che commettono.

I ricercatori stimano che meno dell’uno percento della popolazione generale è affetta dal livello più alto di DNP, ma che dal 2 al 16 percento delle persone che cercano una terapia soffrono per le conseguenze di questo disturbo. Di solito i narcisisti cercano un terapeuta perché i loro cari hanno chiesto aiuto oppure minacciato di porre fine alla relazione, dopo aver subito battute d’arresto nella carriera o dopo aver perso altri privilegi nelle loro vite, spiega la terapista Wendy Behary, fondatrice del The Cognitive Therapy Centre del New Jersey e autrice del libro Disarming the Narcissist: Surviving and Thriving with the Self-Absorbed.

I figli dei narcisisti, tuttavia, raramente sono nella posizione di chiedere ai loro genitori di cercare un aiuto. Infatti, potrebbero persino non sapere di avere a che fare con dei genitori narcisisti fino al momento in cui non si sono visti costretti a cercare un aiuto professionale per comprendere le loro battaglie, afferma Behary, specializzata nel trattare le persone con DNP e i loro “sopravvissuti”. Mentre i narcisisti sono presenti in tutte le varietà e i loro sintomi variano attraverso lo spettro del disturbo, Behary afferma che ci sono alcuni modi in cui i figli, una volta adulti, possono portare un terapeuta a concludere che sono pazienti allevati da genitori narcisisti. Nei punti seguenti, sia lei che lo psicologo Craig Malkin, autore del libro Rethinking Narcissism: The Bad — And Surprising Good — About Feeling Special, ci spiegano quali sono i segni di un genitore narcisista, e quali adulti dovrebbero rompere il ciclo di decisioni distruttive che comporta questa scoperta.

  1. SIETE DIVENTATI LETTERALMENTE DEGLI ZERBINI

Un genitore narcisista calpesterà l’intera famiglia per indirizzare i propri desideri senza pensare troppo ai bisogni degli altri. A causa di ciò, alcuni adulti figli di narcisisti effettivamente temono di sbagliare sempre e si faranno in quattro per assicurarsi che nessuno possa mai percepirli come persone egoiste. In alternativa, potrebbero essere stati allevati sentendosi dire che i loro bisogni non contano. In ogni caso, il risultato è lo stesso: si fanno calpestare per mancanza di contatto con ciò di cui hanno bisogno e non sanno nemmeno come esprimerlo.

“Non sono in grado di dire, ‘è importante per me…’ e ‘anch’io ho dei bisogni’ perché ciò sembra narcisistico per loro”, spiega Behary. “Qualcuno che sta lottando duramente per non essere come il proprio genitore narcisista finisce per essere calpestato.”

“Ho avuto pazienti con dei genitori che li hanno fatti sentirsi malati, pazzi o egoisti per aver espresso i bisogni più basilari,” concorda Malkin. “Uno dei miei pazienti si è sentito così inutile e spaventato da adulto, che aveva degli incubi e si piegava di fronte a qualsiasi figura autoritaria che gli ricordava il padre violento”.

COSA POTETE FARE: imparate il più possibile sul narcisismo per essere in grado di identificare i messaggi disfunzionali con cui siete cresciuti e iniziare a lavorare contro tali messaggi.

“Se incontro qualcuno che è cresciuto con un genitore narcisista, o se sono attento a ciò che potrebbe essere il caso, è davvero importante per me assicurarmi che comprendano il narcisismo in tutti i suoi colori”, spiega Behary. Dobbiamo capire insieme che tipo di narcisismo avevano i loro genitori, ma ancora più importante, dobbiamo cercare la parte di loro che si è persa per strada.”

  1. AVETE PAURA DI ESSERE NARCISISTI

Non tutti i figli vengono sovra stimolati a reagire contro le azioni di un genitore narcisista. Alcuni figli si convincono che l’unico modo per evitare di essere ridicolizzati e abusati è diventare come il genitore narcisista, e nel corso degli anni questa tattica di sopravvivenza si trasforma nel modo in cui realmente vedono il mondo. I figli adulti che hanno adottato questi meccanismi di coping possono cercare di infondere paura negli altri – radicata sin dall’infanzia – credendo che se non dimostrano forza per primo, potrebbero essere schiacciati proprio come quando erano piccoli, ha spiegato Malkin. “I bambini con una forte volontà, più estroversi dalla nascita, a volte diventano narcisisti in un gioco del tipo ‘Se non puoi picchiarli, unisciti a loro’, afferma.

Cosa potete fare: cercate l’aiuto di un professionista per aiutarvi a superare gli schemi di comportamento abusivi che riconoscete in voi, soprattutto se avete già un partner e/o dei bambini.

“I figli di narcisisti che si trovano ad insultare e sprizzare rabbia non sono senza speranza, ma hanno bisogno di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo emotivamente”, conferma Malkin. “Sentimenti come tristezza, solitudine e paura possono sopraffare le persone che amano.”

  1. VI SENTITI IMPLACABILMENTE COMPETITIVI O RISENTITI CON UN VOSTRO FRATELLO/SORELLA.

I narcisisti hanno problemi con i limiti personali e vedono gli altri come estensioni di loro stessi. Nelle famiglie con diversi bambini, uno può essere scelto per riflettere le migliori qualità del narcisista. Ottengono la massima attenzione, lode e supporto, ma sono anche sottoposti alla maggiore pressione per esibirsi. Un altro bambino può essere un bersaglio per la colpa e la vergogna dei genitori, eletto a capro espiatorio. Viene visto come un peso che non può mai fare nulla di giusto e di buono rispetto al bambino prescelto. I figli eletti a capri espiatori possono anche essere colpevolizzati quando il genitore narcisista agisce in modo abusivo con loro. Entrambe le proiezioni sono due lati diversi della personalità di un narcisista, ma il bambino eletto (golden boy) e il capro espiatorio avranno due infanzie molto diverse, e questo contrapporrà loro l’uno all’altro, anche nell’età adulta.

COSA POTETE FARE: Informate i vostri fratelli su ciò che avete imparato. Se eravate voi i figli preferiti, è probabile che siete risentiti con lui/lei per il fatto di aver vissuto senza il carico di pressione che è stato messo su di voi. Ma se eravate il capro espiatorio, potete provare risentimento nei confronti dell’altro per aver assorbito la gloria e gli onori senza lasciare nessuna possibilità a voi. È importante capire che il narcisista mette le persone l’una contro l’altra di proposito, per soddisfare i propri bisogni e che questa dinamica non è stata colpa vostra.

“Le persone estremamente narcisiste amano mettere qualcuno su di un piedistallo – quasi quanto amano buttarlo giù”, informa Malkin. “Le persone perfette non deludono, di modo che se le idolatrate – anche i vostri figli – non dovete preoccuparvi di essere delusi o feriti da loro. Quando prendete qualcuno per capro espiatorio succede la stessa cosa. Non dovete mai preoccuparvi di aspettarvi troppo e di essere delusi da lui perché nessuno si aspetta nulla da persone che considerano totalmente inutili”.

C’è speranza per i fratelli che sono stati messi in questa posizione da bambini, ci conferma Behary – anche se l’unica cosa che li unisce, alla fine, è l’esperienza condivisa di avere un genitore narcisista.

“Possono finire per sentirsi molto uniti l’uno con l’altro”, afferma Behary. “Ostaggi comuni attraversano diverse fasi della tortura, sulla base di quanto danno possa aver fatto il genitore narcisista alle loro vite”.

  1. A VOLTE HAI SENTITO DI ESSERE PIÙ GENITORE CHE FIGLIO

Non tutti i narcisisti esigono i riflettori con le loro personalità audaci e sfacciate. Alcuni narcisisti richiedono l’attenzione per sé giocando a fare la vittima o descrivendo i loro problemi come più gravi dei problemi di chiunque altro. Possono anche provare a controllare la vite delle persone minacciando di farsi del male, a meno che determinati risultati non vadano nella direzione che vogliono.

I figli di questo tipo di genitore narcisista possono sentire di aver trascorso l’intera infanzia cercando di spegnere un focolaio dopo l’altro, oppure provando a mantenere la pace perché nessuno si facesse del male. Alcuni dei pazienti della Behary raccontano che si sentivano più come il marito della madre al posto del proprio padre, e questo onere vuol dire una sola cosa: che il bambino stava dando più sostegno emotivo al genitore di quanto ne riceveva. Oppure raccontano di aver impostato la loro vita di modo a impedire ai loro genitori di arrabbiarsi con la famiglia.

“È il senso del dramma che il bambino sente di dover gestire”, spiega Behary. “Per fare ciò, devono davvero rinunciare a molti dei loro innati bisogni infantili”.

COSA POTETE FARE: prendete del tempo per riconoscere il bambino che è ancora dentro di voi e chiedete quali sono stati e quali sono i bisogni di questo bambino. Behary consiglia di usare il potere dell’immaginazione – forse aiutandosi con delle foto dell’infanzia – per riconoscere i bisogni emotivi che non sono stati soddisfatti e che sono tuttora insoddisfatti dai vostri genitori.

“La sofferenza è ancora lì e ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei”, ci dice Behary. “La persona deve essere in grado di sentire la possibilità di stare bene. Ha bisogno di sapere che anche lei ha dei diritti”.

  1. AVETE UN VALORE UNICAMENTE SULLA BASE DEI VOSTRI RISULTATI

Alcuni figli di narcisisti capiscono che l’unico modo per andare d’accordo in questo mondo ed essere benvoluti dai loro genitori è ricavare la propria autostima dalla produzione, dalle prestazioni e dai risultati. Anche se possono non essere pericolosamente affetti da scarsa autostima e dal senso di vergogna opprimente di un vero narcisista, alcuni figli adulti possono assumere comportamenti come l’iperlavoro come identificativo, perché riconoscono nella performance l’unico modo insegnato per definire se stessi.

“Il figlio del narcisista viene a sapere che l’unica cosa che conta è quello che può produrre in questo mondo, che non basta il suo piccolo essere”, afferma Behary. “[Questo] è molto simile al modo in cui il narcisista vive nel mondo, eccetto che i figli dei narcisisti possono non sviluppare la stessa sfacciata maschera – diventando più distaccati, più autosufficienti”.

COSA POTETE FARE: cercate di entrare in empatia con i vostri genitori, suggerisce Behary. Non dovete sentirvi dispiaciuti per loro, ma potete accogliere emotivamente i sentimenti e le scelte di un’altra persona, capire i loro pensieri e decisioni, anche se non siete d’accordo con loro. Behary afferma che a causa del lavoro svolto con i narcisisti, essi sarebbero in grado di capire che spesso le tattiche di sopravvivenza apprese durante l’infanzia si stanno ritorcendo contro di loro nell’età adulta, il che provocherebbe una certa sofferenza.

Mentre alcuni ricercatori credono che ci può essere una base biologica che rende alcune persone più vulnerabili al narcisismo da altre, altri sono d’accordo che il disturbo di personalità deriva da un complesso mix di fattori che includono critiche particolarmente dure e/o elogi durante l’infanzia, di modo che il bambino cerca di proteggere la sua bassa autostima trasformandosi in una persona forte e perfetta. Inoltre, il bambino diventa soprattutto bisognoso di lode, ammirazione e lusinghe per sentirsi normale, il che lo rende particolarmente vulnerabile alla benché minima critica, secondo gli studi della Mayo Clinic.

“Mi preoccupo dei [narcisisti] con cui lavoro perché so che stanno soffrendo internamente”, afferma Behary. “La gente dirà, ‘Sei proprio un tenerone con loro’ ma la mia visione è quella di ritenerli responsabili per il loro cattivi comportamenti, senza attribuire la colpa per come sono arrivati a questo punto.” Behary sottolinea anche un altro particolare: perché i narcisisti sono arrivati a questo punto da soli, la responsabilità è esclusivamente loro. I loro figli non possono fare niente a riguardo.

  1. AVETE PERSO IL SENSO DI CHI SIETE, DEI VOSTRI DESIDERI, DEI VOSTRI BISOGNI O DEI VOSTRI OBIETTIVI

Un tratto significativo del narcisismo è la grandiosità: pensieri o sentimenti di essere superiori agli altri, anche senza risultati che giustifichino un simile atteggiamento. I genitori narcisisti possono considerarsi l’élite, ma poiché non hanno raggiunto un certo livello di successo, possono trovare un significato nel vivere vicariamente attraverso i loro figli, ci spiega Behary.

“Molti figli di narcisisti diranno: ‘Non sono sicuro di come sono finito a fare questo mestiere perché non ho mai saputo quello che volevo'”, continua Behary. Oppure: “Ho sempre avuto la sensazione di pensare più a mia madre piuttosto che alla mia stessa persona”.

COSA POTETE FARE: prendete in considerazione il contatto minimo o il contatto zero con dei genitori abusivi o manipolatori. Non tutti i genitori narcisistici sono abusivi, sottolinea Malkin. Ma i genitori con forme estreme di narcisismo possono ridurre i loro figli adulti all’ombra di se stessi, e a volte la cosa più sicura per questi figli è limitare la loro esposizione a queste relazioni tossiche, specialmente se i genitori pensano di non avere nulla da rimproverarsi.

Malkin conferma che ci sono tre casi in cui un figlio adulto dovrebbe considerare il contatto minimo o il contatto zero con i propri genitori: i maltrattamenti, la negazione e la psicopatia. Nessuno dovrebbe essere costretto a sopportare un abuso emotivo o fisico, e se i genitori non riescono a riconoscere il fatto che c’è un problema ci sono poche possibilità che qualcosa cambierà. La psicopatia, che in questo caso implica mentire con enorme facilità e dare atto a manipolazioni spietate, indica che il genitore non solo non riesce a mettersi nei panni del figlio – ma che, in realtà, potrebbe non avere la capacità di entrare in empatia con nessun’altro ed essere totalmente sprovvisto di coscienza.

“Gli abusanti sono responsabili al 100% del loro abuso e solo loro possono fermarlo”, puntualizza Malkin. “Fino a quando lo faranno, interagire con loro non sarà mai sicuro.”

31 pensieri su “I sei indicatori che siamo stati cresciuti da genitori narcisisti

  1. “Dobbiamo capire insieme che tipo di narcisismo avevano i loro genitori, ma ancora più importante, dobbiamo cercare la parte di loro che si è persa per strada.”

    Noi dobbiamo capire e dobbiamo cercare e bla bla. Io quando sono sull’orlo del crollo e chiedo a terapeuta (sapete già cosa rispondono: colpa 50/50) o amici (devi lasciare andare) mi viene voglia di mettere mano alla pistola (metaforica).

    Io so che se non ottengo giustizia, non starò mai bene. Se non riesco a procurare un danno a chi il danno me lo ha procurato, io non ce la faccio. Ne ho bisogno. Parlando con un’amica mi dice: “se fai il male, ti tornerà indietro. Come in uno specchio”.
    E allora io mi chiedo: ma invece questi (genitori, ex) che mi hanno fatto male, perché continuano a vivere benone? Allora com’è che funziona questo specchio, è unidirezionale?
    Cioè io sono dentro l’acquario, attaccabile sempre con mangime velenoso, e loro fuori a vivere e prosperare mentre io soffoco? Perché la regoletta del karma, del contrappasso o come diavolo vogliamo chiamarlo, funziona solo per me e mai per quelli? Curiosa questa cosa, non credete?

    E allora mi dico: tutti questi sono solo bei concetti, favolette. Non se ne esce, è umanamente impossibile trovare le forze vedendo costoro farsi beffe di te, mentre tu dove esattamente dovresti trovare la forza di andare avanti, dopo decenni di vita in difesa? Se non mi pongo in attacco finalmente, come è possibile accettare una vita rovinata in cui sentirsi (anzi doversi sentire!) sempre impotente senza poterci mai fare un caxxo?

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    1. Cara Lucia, nessuno dice che dovresti restare inerte a guardare la gente che va avanti “felice e benone” dopo averti fatto soffrire. Tu affermi di aver avuto una vita rovinata dagli altri, ma mi chiedo se hai trascorso la tua intera esistenza SENZA FARE ALCUNA SCELTA. Se così è, allora vuol dire che hai vissuto in balia del vento, che i figli ti sono stati imposti, che la tua professione è stata imposta, che i tuoi amici ti sono stati appioppati, che non hai avuto nel corso della tua vita quel minimo di autonomia che ti consente di cambiare le cose anche soltanto dentro di te. A mio parere “noi dobbiamo capire e dobbiamo cercare” tutto quello che vogliamo per cercare di stare bene, senza più restare a guardare cosa gli altri stanno facendo della loro vita per sentirci bene. E’ giusto lottare per ottenere giustizia, ci mancherebbe! Ma sentirsi male perché un narcisista gode del beneplacito di mezzo mondo non c’entra granché con il senso di giustizia che tanto vogliamo. A meno che non vogliamo la SUA FAMA PER NOI, il che vuol dire una sola cosa: che il nostro livello di narcisismo è un po’ altino, per questo soffriamo. Cercare giustizia, non è ‘fare il male’, quindi non capisco il discorso della tua amica. Fare il male è augurarsi le peggiori cose agli altri per compensare la vita che facciamo ADESSO. La vita che facciamo adesso, sopratutto quando non ci sono più contatti con dei genitori/partner narcisisti dipende esclusivamente da noi. Tu stai vivendo una battaglia legale, quindi la giustizia la stai reclamando. Quando tu scrivi “dove esattamente dovresti trovare la forza di andare avanti, dopo decenni di vita in difesa?” sai di non dover trovarla da chi ti ha fatto del male, no? E lo sai che non dovrai nemmeno andare a parassitare qualcun’altro per risolvere i guai emotivi causati dagli altri. Se la giustizia degli uomini non basta e se per sentirti davvero bene con te stessa è necessario PER FORZA vedere la miseria, la malattia, la disgrazia, il totale declino, l’orrore e – già che ci siamo – anche la morte di chi ti ha fatto del male, temo tenderai a legare per sempre la tua vita a ciò che accade nella vita degli altri nel bene (per inorridirti) e nel male (per godere come un riccio). Ognuno di noi è libero di rallegrarsi o rattristarsi per ciò che ritiene opportuno. Non posso certamente imporre un punto di vista diverso se è così che la pensi. Abbracci a te.

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      1. Io credo che passato un ragionevole periodo di tempo dal no contact, si possa eccome andare avanti senza rabbia a mangiarti via il fegato. Mentre quando la guerra è ancora in corso (“dentro o fuori” di noi, come nel mio caso) il continuo stillicidio di menzogne e tutto il resto ti fa restare ancorata a quel sentore di ingiustizia per cui provare rabbia e invocare “vendetta” è purtroppo parte dell’essere umani. Io poi so di avere un problema con l’accettazione di realtà dolorose, o anche solo imperfette. Come ripete sempre mia madre, “il problema di Lucia è che ha una bassa soglia di tolleranza allo stress”. Che ciò sia causa oppure effetto del mio sviluppo, non ha per lei alcuna importanza. Amen.
        Vi ringrazio tutti per gli scambi di questi di questi giorni. Avete contribuito a farmi verbalizzare il rancore senza ombra di giudizio, e per me è già tanto.

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      2. Cara Lucia, la rabbia è un sentimento naturale e per certi versi necessario e positivo, almeno in certi frangenti della vita, e sicuramente se viene costantemente stimolata in maniera sistematica deve trovare uno sfogo, anche fisico. In quanto alla vendetta è mia personale opinione che ci faccia solo stare peggio, ma è naturale e umano provarne il desiderio, specie quando il sopruso subito è grande e prolungato come emerge dalla tua storia; e questo credo vada al di là della capacità personale di sopportare lo stress (che fastidio sta cosa di sentirsi dire che non si sa sopportare lo stress, quando a dirtelo è chi principalmente te lo provoca, nel mio caso succede con mia moglie, nel tuo mi pare di capire anche con tua mamma).
        Come dici alla fine, potersi sfogare anche solo a parole, meglio ancora se scritte, con persone che ti capiscono è forse la forma migliore di sublimazione della rabbia, almeno per me spesso è stato così. E per questo grazie ancora a Claudileia, allo spazio che ci offre e a tutti quelli che lo riempiono con le loro esperienze.
        Un abbraccio!

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  2. Ho avuto una mamma bugiarda raccontava a mio papà cose che non esistevano – una sorella più grande golden una piu piccola amata anche da me-figlia di un professionista andavo a scuola con la suola delle scarpe bucata -la mia maestra una volta mi disse che forse la mia mamma non si era accorta del buco, in verità quando mio papà si lamentava delle troppe spese lei dava la colpa a me che consumavo troppe scarpe! Poi ero così bella che stavo bene anche con niente! Per mia mamma ero l’essere più bugiardo del mondo così stupida da aver dovuto insegnarmi a respirare – avevo circa 12 anni che mio papà parlando seriamente con mia mamma disse che probabilmente ero una borderline ,pensai che volesse dire deficente! Poco prima di morire con la stessa serietà guardandomi disse a mia madre : questa figlia è qui con me e pensare che non l’ho mai badata. Da molto piccola chiesi a mia mamma perché non mi “bentrattava “mi ricordo benissimo la sua risata che mi paralizzo’ non ricordo di aver provato dolore ma una sensazione di solitudine e di intorpidimento-da adulta quando voleva ferirmi mi ricordava quell’episodio che ha continuato a divertirla tantissimo!

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    1. Terribile, cara Melisenda. Probabilmente la tua innocenza provocava la parte peggiore e più intollerante di lei. Chissà come mai tuo padre si è reso conto di non averti mai considerata proprio quando se ne stava andando… E’ tipico dei genitori narcisisti deporre le armi unicamente quando vedono un figlio rendersi totalmente servile e piegato dai sensi di colpa, appunto, sul letto di morte. Tantissima solidarietà a te, cara Melisenda. Purtroppo so come ci si sente ad avere dei genitori così.

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  3. Ciao Lucia,
    non conosco moltissimi elementi della tua storia, so che avete una figlia in affido condiviso e che l’np è un uomo famoso.
    Riguardo terapeuti e amici a volte è meglio stendere un velo pietoso, gli amici perché non sanno (e se non ci passi in effetti è difficile comprendere a fondo) e i terapeuti perché a volte cercano di arginare la rabbia dei pazienti senza capire che la sua gestione dipende dalla persona che hanno di fronte e talvolta più che minimizzare dovrebbero dare una mano a incanalarla in maniera adeguata, perché se c’è vuol dire che la ferita è ancora sanguinante.
    Secondo me HAI RAGIONE.
    In certi casi, quando si è pagato tanto su tutti i fronti e ancora non si vede la fine della devastazione subìta, la rabbia è enorme e non può essere placata solo con le parole.
    Il punto è che la vendetta può avere tante facce, potresti provare a raggiungere un traguardo per lui impossibile, migliorarti in un ambito in cui lui non riesce.
    Ad esempio non è laureato? tu prendi la seconda laurea. Lui non guida? tu prendi la patente C, oppure diventa scrittrice, fotografa, infermiera, impegnati in qualcosa che lui non saprebbe realizzare.
    Lo conosci e conosci le sue carenze. Proprio là puoi provare a migliorare TE STESSA, fai qualcosa di te e per te che lui non sarebbe mai in grado di fare.
    Ma ricorda sempre che, per queste m*rd*, anche solo vivere in pace e sereni senza di loro è un affronto.
    Un bacio, spero tu possa trovare un po’ di tranquillità.

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    1. Esatto Babi, ti quoto e ti ringrazio:

      “In certi casi, quando si è pagato tanto su tutti i fronti e ancora non si vede la fine della devastazione subìta, la rabbia è enorme e non può essere placata solo con le parole”.
      Esatto. E dunque? Oltre le parole cosa c’e’, cosa mi resta da fare? Tutti mi dicono abbi pazienza ancora un po’, ma ci sono dei giorni in cui la pazienza svanisce, e non resta che la speranza, e vivere di speranza equivale a non vivere affatto.

      Quanto al resto ci sto provando a “superarlo” in qualcosa di positivo per me. Ma ho scelto una strada lunga. Che lascerò in eredità ai miei figli. Il problema è che quando mi sento uno zerbino, non ho la testa per lavorarci come vorrei. Oltre a far fronte a tutti i bisogni di una ragazzina. E intanto il tempo della miseria si prolunga.

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      1. Cara Lucia, ti capisco più di quanto non riesca a dirti. Sei una donna d’azione, mordere il freno, ancora non essere padrona della tua vita, equivale a sentirti sepolta viva.
        Mi piacerebbe saperti dare una risposta risolutiva, dire una parola (magica stavolta) . Non ce l’ho, e credimi, mi dispiace.
        Che la pazienza si esaurisca è un fatto, ognuno di noi ha un punto di rottura oltre il quale non può andare, ed è uno sforzo titanico cercare di tenere la testa bassa e incassare quando si vorrebbe solo giustizia di “base”.
        Ma non è ancora possibile purtroppo, logorarsi non serve, lo sconforto ti assale ma tu reagisci come puoi. Il bene che stai cercando di perseguire è più grande del momento presente, e concordo che vivere di speranza è morire a rate ma stringere i denti per superare un periodo difficile anche lungo è possibile lo stai già facendo, anche se in qualche momento ti sembra di non avere più forza. Importante è agire mettersi in gioco su molti fronti ( e, di nuovo, lo stai facendo) e sopravvivere meglio che si può nel frattempo. Il tempo è galantuomo, credimi, e a volte quello che non succede in un anno succede in un’ora.
        La strada lunga che hai intrapreso è un progetto grande non puoi affiancarne qualcuno più piccolo? Che ti dia qualche piccola soddisfazione più immediata? Mi pare di ricordare che fai tanto sport, una gara?
        Ti abbraccio, e perdonami per le sciocchezze che posso aver scritto.

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    2. Cara Babi, non concordo con la visione che bisogna guardare ciò che fanno loro per provare a far di meglio. Che significa? Significa andare a controllare ciò che fanno e regolare la propria vita di conseguenza. E quando crepano cosa succede? Be’, su queste basi la nostra vita perde il suo significato perché ciò che ci dava la spinta vitale e influenzava i nostri progetti era la vita di un’altra persona. Concordo, però, con la tua ultima frase. Non voglio convincere nessuno a smettere di provare rancore per queste persone, ma solo aiutarli a comprendere che possiamo restare legati per sempre a chi non ci dà niente, solo negatività.

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      1. Cara Claudileia, è difficile spiegare per chi come me non è del mestiere, la rabbia è un sentimento primordiale ed è pure positiva quando mobilita l’energia necessaria per cambiare le cose e ci fa combattere per i nostri diritti.
        Deve essere governata e non negata o sminuita (il 50/50 di alcuni terapeuti), ci sono persone che sentono di esplodere quando si nega loro la possibilità di esprimerla, è sempre necessario cercare di incanalarla positivamente perché in caso contrario ti può distruggere. Temporaneamente può essere anche utile un confronto con l’altro, per uscire da una particolare fase di empasse. Non significa regolare in tutto la propria esistenza in funzione di un np .
        Ma può servire unicamente per non sentirsi perdente al punto di non avere più niente da perdere e fare qualche cretinata.
        E’ un confronto a tempo determinato però costruttivo: mi laureo invece di tagliarti le gomme dell’auto.
        Abbandonare l’abito della vittima è un passaggio che viene naturale quando si è pronte.
        Un abbraccio.

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      2. Babi la rabbia certo che non si soffoca e ogni tanto emerge a volte anche nelle piccole cose quotidiane ed è sana sicuramente ,io combatto su molti fronti anche lavorativi e a volte mi arrabbio e molto ma poi so che lo sto facendo perché in quel momento o sto subendo un ingiustizia io o qualcun altro accanto a me…però la sento come energia positiva. Altra cosa è il pensiero fisso che ti divora dentro,quello ti uccide,non ti permette nemmeno di evolverti perché troppo concentrati sull altro. E non su di sé.

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      3. Ho un amico, terapeuta, che ha subito di tutto, durante gli anni di analisi formativa, da un celebre luminare che lo ha fatto a pezzi, e abusava delle pazienti. Ma è intoccabile, anche politicamente; il mio amico non può dire in giro nulla, omertà assoluta anche presso l’Ordine , quando ci ha provato gli hanno fatto perdere tutti i pazienti, l’hanno ricattato nei peggiori modi se avesse aperto bocca. Parliamo di uno di quelli che pontifica su tutto a reti unificate. Come si deve sentire quest’uomo? la salute rovinata, un infarto, prossimo a morire. Ecco io non vorrei tornare in manicomio una seconda volta. per questo penso alla mia integrità fisica, a quanto la rabbia scavi a fondo nel corpo. Solo questo. il punto di rottura lo abbiamo tutti, come dici, e temo di stare raggiungendolo di nuovo, nove anni dopo. Ché un conto è poter almeno attuare il no contact, un conto lo stillicidio decennale. Non vedere la luce al termine del tunnel perché per tutti il buio è invisibile, mentre tu lo vedi di continuo.
        Scusate, Claudelia soprattutto, per la mia negatività. Ma se non dico almeno qui quello che mi tortura, dove lo dico?

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      4. Cara Lucia, non mi devi chiedere scusa di niente. Quando siamo stanchi di combattere la nostra intera esistenza sembra rovinata e ci ispiriamo nei modelli più negativi che troviamo in giro per dire che assolutamente niente va per il verso giusto per nessuno al mondo, solo per i brutti e cattivi. Che la giustizia italiana abbia tempi lunghissimi e che questo è economicamente massacrante è un dato di fatto, che per fronteggiare questa battaglia hai bisogno dei tuoi genitori disfunzionali non ci piove. La questione mi sembra credere che tutto questo rappresenti la tua INTERA esistenza. Perché quando giudichiamo la nostra vita soltanto sulla base delle cose negative che ci sono accadute e che sono accadute agli altri, l’uscita dallo stato di prostrazione diventa molto più dura. Si può anche costatare che i tuoi genitori sono terribili ma che nonostante tutto ti stanno dando una mano. Ti presenteranno il conto più tardi? È probabile. In questo momento però sono venuti incontri a un tuo bisogno importantissimo. Può sembrare nulla in confronto alle tue sofferenze da bambina, ma è un piccolo misero passo non negativo nel mare di m… che hai descritto. Abbracci a te!

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      5. Ciao a tutti,
        bellissimo confronto e partecipazione, senza giudizio ognuno fa posto tra i propri problemi per accogliere i drammi degli altri, ognuno cerca di dare un contributo, mi sembra il massimo dell’umanità che si possa esprimere in un blog.

        @Claudileia, dolcissima non ho mai pensato né spero lasciato intendere che tu abbia suggerito di soffocare la rabbia, mi riferivo ad alcuni terapeuti che non lasciano la possibilità di esprimere a fondo certi sentimenti rigirando parte della “colpa” sulla vittima. Se lo avesse fatto la mia psico avrei inforcato la porta e non mi avrebbe vista mai più.
        Con il procedere del mio personale percorso, e avendo sistemato l’aspetto lavorativo, sono riuscita ad trovare la lucidità necessaria per ammettere con me stessa che in parte ero stata responsabile dell’accaduto. Ma niente 50/50 al massimo un 80/20 e darei un 10 alle circostanze quindi 70 alla m*erdaccia 20 a me e 10 al particolare contesto. A che serve? A me è servito:
        1. per non sentirmi totalmente impotente e in balìa di una situazione che potrebbe anche ripetersi, non posso certo escluderlo
        2. per inventarmi un piano di azione volto a che non si verifichi mai più una cosa del genere. Questo piano è ancora in fieri ma qualche punto credo di averlo definito “mai più mettersi in situazioni che non sono in grado di gestire autonomamente” e ancora “mai più non rinunciare ad altre fonti di gratificazione”, un buon libro, una pausa con le amiche, la mia amata cucina, al momento la psico e anche un gruppo di supporto, cose piccole che mi consentono di diversificare l’investimento emotivo e non caricarlo solo sul partner.
        3. riguardo l’uso della rabbia non mi vergogno ad ammettere che mi ha dato la carica, subito dopo il distacco, per ultimare un corso che rimandavo da tempo e completarlo con buoni risultati. Questo corso avrei voluto farlo con l’np che si era detto entusiasta della proposta, quando eravamo ancora solo colleghi, e per il quale avrei dovuto aiutarlo, invece di mollare (come avrei voluto) l’ho seguito, ho studiato da sola e meglio che potevo anche se la testa andava altrove, vendetta stupida? Può darsi. A me è servita, mi ha fatta sentire padrona della mia vita 🙂 , mi ha rassicurata circa le mie capacità e mi ha fatta sentire in parte risarcita del tempo perduto (nel senso che non ho perso anche quello).
        Il suggerimento è abbiamo messo la nostra vita in stand by a causa di questi elementi cominciamo a portare a casa risultati piccoli ma tangibili in aree che abbiamo trascurato per stare dietro a loro.

        @Mirna
        Sono d’accordo con quello che scrivi,
        ” il pensiero fisso che ti divora dentro, quello ti uccide, non ti permette nemmeno di evolverti perché troppo concentrati sull’ altro. E non su di sé”
        Ma concedersi a volte di essere fragile, ammettere di avere bisogno di lamentarsi, potere confessare in qualche momento di avere immaginato (parlo per me) di metterlo in difficoltà, di aver covato un risentimento feroce, potere esporre pensieri niente affatto edificanti aiuta a “sputare” veleno, aiuta a rendersi conto che non vale la pena vendicarsi .
        Poi ognuno deve trovare la sua strada, strettamente personale e prevede momenti buoni e momenti bruttissimi, sarebbe bello che potessimo confessarli tutti proprio per evitare che, ridimensionati/negati/svalutati, si trasformino in pensieri ossessivi. Che tanto non vanno via a comando, ma lavorando duramente su se stessi e intanto risolvendo anche qualche problema pratico, possibilmente senza fare c*zz*te.

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  4. Melisenda Claudia io non posso farmi scivolare addosso, devo sempre averci a che fare, la giustizia la sto reclamando in tribunale certo, con fior di parcelle che da sola non posso pagare, e terapeuti per me e figlia, e training autogeno per lei che soffre di intestino. Quindi per provare a ottenere giustizia devo chiedere chiedere sempre chiedere a colei che disgraziata mi mise al mondo per sport. Quindi sono in un cortocircuito, in un flipper così da 13 anni e sono stufa di fare la pallina matta. Io non mi interesso a fama o altro, per indole credo, più che per virtu’. La questione con la mia amica è che non riuscendo a scalfire la maschera del mostro con i mezzi legali, anzi lui come sappiamo godendo di ogni incontro in cui mi vomita addosso di tutto e io devo tacere o mia figlia finisce in casa famiglia, io le ho detto che ho bisogno di altro per non soccombere. Da lì il discorso sul male unidirezionale su cui mi (ci) interrogavo.
    Quanto alla mia vita passata Claudelia, sono stata una foglia al vento si: troppo assurda una madre come la mia.
    Pace e guerra. Vita da russi.

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  5. Ora e solo ora dopo tanti anni ho capito di avere avuto una madre narcisista che mi portava nei repartini psichiatrici..di notte e senza nemmeno darmi il tempo di vestirmi in pigiama, e le botte senza senso e tutti i raggiri vari . Ora a distanza di anni io ho perdonato e quando le chiedo perché faceva così lei mi risponde perché tu mi rispondevi e non stavi in silenzio. E ancora oggi mi dice sei cresciuta bene ed è merito mio. No il merito è solo mio..Che mi sono salvata andando a vivere da sola a 18 anni. Mia sorella non ha fatto la stessa fine e se pur con comportamenti diversi verso di lei che è stata viziata senza mai uno schiaffo ora si ritrova da anni con un grave problema di schizofrenia. Ovviamente ha cominciato a 15 anni. Ora ne ha 45 e più che vivere vegeta. Ancora ora quando voglio esprimere la mia opinione o decidere qualcosa di costruttivo su di lei mia madre vuole decidere su tutto quanto è tutto deve essere come dice e pensa lei. Ora so che se dovesse mancare mentre una volta ne ero dipendente tanto da voler morire io solo al pensiero della sua morte ora mi sento triste ma so che non ce più la dipendenza dannosa.

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  6. Confermo: mia suocera NP che ha due figli (il mio compagno e una figlia quasi coetanea) ha passato la vita a fare paragoni mettendoli l’uno contro l’altro (la figlia bella, buona, brava sin da neonata: il figlio una peste infernale, maleducato, brutto e cattivo. Parole dette anche davanti a me e davanti ai suoi figli e nipoti). Ma non contenta, ha messo anche il padre (suo marito, dipendente affettivamente da lei) contro il figlio, creando invece una simbiosi con la figlia. Non contenta ancora, ha continuato cou nipoti: il figlio della figlia perfetto, intelligente, precoce, geniale (“uguale alla famiglia di origine della madre”), nostra figlia ritardataria, tonta, mammona, “indietro” (“uguale alla tua famiglia”, mi diceva, riferendosi alla famiglia di me, la mamma della bimba ). La tragedia è che la figlia, vive felice e contenta, ignara della sua simbiosi malata con la madre , manipolata e approvata dai genitori. Il mio compagno vive lo straziante dolore del rifiuto familiare, per non essersi voluto piegare. Non é giusto…

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  7. Ciao a tutte ragazze leggo i vostri pareri e ci tengo a dire che il confronto non può che essere costruttivo ma nel corso della vita ognuno fa le sue esperienze e ognuno sfoga a suo modo sia la rabbia sia la sofferenza però una cosa a riguardo la vorrei dire. La mia vita e stata piena zeppa di sofferenze e di eventi che hanno fatto mutare il corso della mia vita e ke mie scelte. E così. Ma ripeto non sarebbe e non serve tutt ora per me utile privare rabbia o vendetta per quello che del male me ne hanno fatto moltissimo,magari senza volerlo ne ho fatto anche io ,però ci sono stati momenti belli,bellissimi nei quali io ho tirato fuori me stessa e mi sono resa felice, in tutti questi momenti io però ero libera da condizionamenti di vendetta,di rabbia,di sapere se gli altri avevano pagato o meno il conto. Non voglio saperlo perché questo mi impedirebbe di vivere almeno per il tempo che mi resta di questa vita. Le mie energie si incanalerebbero.al negativo e non credo mi farebbe bene,ma ripeto e un fatto forse molto personale, vorrei concentrarmi sulle cose che mi rendono non dico ora felice ma almeno serena e in pace con questo mondo che se pur ingiusto ha mostrato anche ingiustizie peggiori di quelle che ho subito io. Certo ce gente che ha fatto male e sta bene ma non ha importanza . L unica importanza e che stia bene io. E per farlo le mie energie devono convergere non dico nel perdonare perché forse non ce la farei ,ma nel pensare che per me non deve esistere un pensiero che mi impedirebbe di vivere e mi consumerebbe nella rabbia. Poco fa ho appunto avuto uno scambio di opinioni con mio figlio che ha 18 anni e che vede tutto un mondo sbagliato,corrotto e mi dice vorrei andare a vivere su una montagna e non aver alcuna relazione sociale perché le persone non combattono per i propri ideali. Ecco io spero che lui cambi idea su questo mondo,avrà ancora strada e lunga e gli ho proprio detto che ci sono state persone che hanno combattuto e sono morte per combattere solo un idea. Ma comprendo questa età quanto e difficile soprattutto per un figlio particolarmente profondo interiormente . Ogni tanto ne parla con uno psicologo, che tra l altro e un mio amico e molto in gamba,mi ha detto di non preoccuparmi e di stare serena. Cerco di farlo ma vorrei e lo dico a tutti questo che si imparasse anche ad amarlo questo mondo e questa vita perché e l unica che abbiamo ,che poi per me sia l ultima come mi è stato detto,va bene portiamo a termine le nostre missioni poi si vedrà..Ma senza amore dentro lo impoveriamo.e non riusciamo a goderci i momenti liberi e in pace . E sinceramente la vita scorre non so se ne valga poi la pena perdere tutto questo tempo consumandosi e lottando contro mulini a vento. La tristezza ci sta,la rabbia pure ..Ma deve servire per un evoluzione positiva verso la nostra pace interiore. Chiedo scusa della lunghezza del messaggio . Un abbraccio a tutte .

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    1. Cara Mirna, parole bellissime le tue, che condivido in pieno. E complimenti per la serenità e consapevolezza con cui le dici, anche a tuo figlio. Vedrai che, magari senza dartelo troppo a vedere, le saprà ascoltare e farne tesoro. Non puoi dargli esempio migliore.
      Un abbraccio!

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    2. Carissima Mirna, ci tengo a ringraziarti per questo bellissimo commento, perché ciò che hai scritto è l’essenza della resilienza. Non ha niente a che vedere con la positività fine a se stessa, ma con una forza interiore capace di cogliere gli sprazzi di bellezza della vita nei momenti di difficoltà. Possiamo tutti imparare a essere così perché non si tratta di un dono naturale. Nei miei momenti di difficoltà mi aggrappo a tutti gli esempi positivi passati per la mia vita. Leggo storie di resilienza, vibro con le battaglie che hanno vinto, svuoto la mente realizzando qualcosa con le mie mani… Mi concentro sul MIO presente. Per concentrarmi sul presente avverto il bisogno di stimoli positivi che devo creare a doc facendo qualcosa che mi dà piacere. A volte basta avere in mano il libro giusto, bere la cioccolata calda con la mia “seconda” nella torrefazione vicino casa, mettere da parte per donare quei vestiti che non rispecchiano più chi sono e via col tango. Eppure chi mi conosce sa che sono tutt’altro che una persona 100% zen e che posso essere molto passionale nella difesa dei miei punti di vista. Canalizzare la rabbia e saperla esprimere è un lavoro che può durare una vita intera a seconda del nostro carattere. Chi ha avuto genitori narcisisti sa che si tratta di un impegno quasi quotidiano. La strada è lunga. L’importante però è cominciare… Grazie di esserci.

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      1. Ma Claudelia siamo alla fine tutti così fragili anche se dentro abbiamo un enorme forza che da qualche arriva . Grazie mille della tua gentilezza ,mi piacerebbe dire a tutti che solo attraverso l essere sereni e lucidi puoi tirare fuori il meglio di te. Ammirare un Alba come stamattina in treno e pensare che ti emoziona e ridere da sola. Ho deciso di fare un corso della croce rossa come volontaria e non vedo l ora di cominciare, purtroppo ho perso quello appena iniziato . Questa c8sa avrei voluto farla da anni ma eventi vari non l hanno permesso. Vorrei fare tante cose che mi piacciono ed essere a contatto con la vita per dare anche un minimo a chi credimi ,a volte si trova in situazioni davvero senza sbocchi. Indietro non si può tornare perché avrei voluto fare 1000 cose per me per il mondo, lavorativamente, ma vedi cosa vuol dire rimanere imprigionati in schemi con relazioni disfunzionali come già da bambina, ti cambia tutto il corso della vita. Ma andiamo avanti lo stesso diamo il nostro contributo ugualmente al mondo. Magari noi dovevamo passare da lì. Un bacio grande

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  8. Un po alla volta ti levano tutto, ecco chi sono i narcisisti : un pezzettino alla volta, un offesa alla volta, un dispetto alla volta, ogni giorno si prendono qualcosa, ti derubano – chi sta intorno non si fa capace, gli avvocati cercano di difenderti ma dopo un po mollano.
    Ecco chi sono questi due che dovrebbero essere miei fratelli e mi hanno già derubato di tutto – vogliono prendersi quel poco che mi è rimasto

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    1. Massimo lo so, ed è dura sicuramente ma qualcosa non possono rubarti ed quello che tu sei dentro e le risorse che hai. Non lo permetterai.sicuramente perché sarai in grado di proteggerti e mantenere la tua lucidità che in questo momento è la cosa più preziosa che devi difendere . Un abbraccio

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  9. Sto seguendo la discussione avviata da Lucia Bennet e i seguenti interventi.
    Vorrei solo portare un piccolo contributo che viene dalla mia storia personale, che spero possa un po’ sollevare Lucia almeno da questo punto di vista.
    Io ho sempre addossato al rapporto con i miei genitori, specialmente con mia mamma, la responsabilità delle mie sofferenze e, in via indiretta, anche quella di essere poi andato a cercare col lanternino una relazione che me le riproponesse, cosa regolarmente successa nella migliore delle coazioni a ripetere.
    Quando 4 anni fa è esplosa la crisi di coppia con mia moglie np, ho passato un certo periodo a massacrare mia mamma (mio papà non c’è più), incolpandola di un sacco di cose, il più delle volte vere, alcune volte sobillato da mia moglie (scimmia volante, tanto per tornare a qualche post precedente). In quel momento ero ospite di mia mamma, nel senso che abitavamo a casa sua (il famoso piccolo appartamento adesso non più disponibile); lei ha risposto alle mie accuse in maniera altrettanto veemente, riservandomi qualche uscita che mi ha profondamente ferito (del tipo: “ti sto aiutando ma non sono umanamente obbligata a farlo…”). Ciò nonostante ha continuato ad aiutarmi materialmente e ha semplicemente aspettato che mi passasse l’incazzatura. Posso dire che abbia preso consapevolezza delle mancanze affettive di cui l’accuso? Direi di no. Ma sono io che nel frattempo ho lavorato su me stesso e ho capito che lei non può cambiare e l’ho accettata per quello che è, con la differenza rispetto a prima che non le permetto più di attaccarmi o di criticarmi o di cercare di indirizzarmi. Ho ottenuto rispetto, e lei continua ad offrirmi il suo aiuto per quello che può, anche se da mamma e nonna, spera che io riesca a salvare il mio matrimonio.
    Forse mia mamma non è una np, solo una persona anaffettiva o perlomeno con grosse difficoltà di manifestare il suo affetto, a volte acida e in certi casi egoista, ma ha i suoi lati positivi e me ne sono fatto una ragione.
    Cara Lucia, i tuoi genitori presenteranno il conto dell’aiuto materiale che ti stanno offrendo? Forse sì; ma non farti il sangue amaro; se non lo faranno si dimostreranno dei genitori meno peggio di quello che pensavi, e magari ne sarai sollevata e avrai un dolore in meno cui pensare; altrimenti considera il loro aiuto come l’unica forma di risarcimento che sono in grado di darti per il male che possono averti inflitto, e portalo a casa senza rimorso e senza rabbia. Alla fine sono i tuoi genitori e, a meno che tu non sia stata molto cattiva con loro (non credo proprio da quel poco che ho letto di te, anzi), è come minimo loro dovere aiutarti.
    Poi nei confronti del tuo ex np, beh lì la faccenda mi sembra diversa, la rabbia comprensibile e quasi doverosa. Certo sappiamo che incanalarla in maniera costruttiva è difficilissimo, ma sappiamo anche che è l’unica via. Quindi non mollare!
    Un abbraccio!

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  10. Si Gianni, le perle di mia madre sono sempre state queste, odiose perché non lasciano spazio ad alcun confronto, oltre che per l’enorme senso di colpa che possono ingenerare in una bambina mai stata adolescente e con difficoltà a divenire donna matura:
    – sei nata troppo sensibile, non è colpa mia
    – volevo fare di te una fotocopia di me, tutto qui
    – hai una soglia di tolleranza allo stress troppo bassa, questo è il tuo problema
    Grazie un abbraccio

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