Il narcisismo come rifiuto di crescere e la “concorrenza sleale” dei bambini

Fonte: http://samvak.tripod.com/journal92.html
Autore: Sam Vaknin
Trad. C. Lemes Dias

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“Puer Aeternus” – l’eterno adolescente o giovane, il sempiterno Peter Pan – è un fenomeno spesso associato al narcisismo patologico. Le persone che si rifiutano di crescere sono viste dagli altri come egocentriche e distaccate, petulanti e capricciose, altezzose ed esigenti – in sintesi: infantili o viziate.

L’infanzia comporta l’acquisizione di nuove abilità e l’adattamento al cambiamento. La vita moderna ci sfida continuamente a fare entrambe le cose e quindi rimaniamo in uno stato perpetuo di “infantilità”. Ma, mentre un adulto normale cerca di affrontare queste sfide a testa alta, il narcisista è assolutamente DECISO ad evitarle e sfuggirle.

Il narcisismo patologico è una reazione all’abuso prolungato e al trauma nella prima infanzia o nella prima adolescenza. La fonte dell’abuso o del trauma è irrilevante – i perpetratori potrebbero essere genitori, insegnanti, altri adulti o compagni. Anche coccolare, soffocare, rovinare e “fagocitare” il bambino sono forme di abuso.

In un ambiente abusivo, il bambino trova difficile stabilire limiti personali, separarsi dai suoi genitori ed individuarsi. Di conseguenza, può scegliere una delle due soluzioni: interiorizzare e introiettare l’aggressore (diventando un mostro), schierandosi in tal modo con la parte forte e vincente – o rimanere bambino per sempre, assicurandosi così l’empatia, la compassione e la pietà per il suo corpo senz’anima, immerso in un universo ostile. Il tipico narcisista è insolito in quanto sceglie di adottare entrambe le soluzioni essendo, quindi, CONTEMPORANEAMENTE MOSTRO E BAMBINO.

Il narcisista è adulto soltanto parzialmente. Cerca di evitare l’età adulta. L’infantilizzazione – la discrepanza tra la propria età cronologica avanzata attraverso il comportamento, la cognizione e lo sviluppo emotivo ritardato è la sua forma d’arte preferita. Alcuni narcisisti usano anche occasionalmente un tono di voce infantile e adottano il linguaggio del corpo di un bambino.

C’è da dire però che la maggior parte dei narcisisti ricorrono a mezzi più sottili…

Rifiutano o evitano le faccende e le responsabilità degli adulti. Si astengono dall’acquisire abilità da adulti (ad esempio la guida) o l’educazione formale di un adulto. Evadono le responsabilità degli adulti nei confronti degli altri, compresi e in particolare nei confronti dei loro più cari. Molti non amano un lavoro stabile, non si sposano mai, non generano famiglia, non coltivano radici, non mantengono vere amicizie o relazioni significative. Altri, invece, rimangono attaccati alle loro famiglie di origine. Aggrappandosi ai suoi genitori, il narcisista continua a fare il bambino. Evita così la necessità di prendere decisioni adulte e (potenzialmente dolorose) scelte. Quando si sposa trasferisce tutte le faccende e le responsabilità degli adulti – dal bucato al baby-sitting – ai suoi genitori, fratelli, coniuge o altri parenti. Si sente libero, uno spirito libero, pronto ad affrontare il mondo (in altre parole onnipotente e onnipresente).

Questa strana abdicazione potrebbe avere a che fare con ciò che ho definito “Inversione-azzera dinamica”. È così: il narcisista cerca sempre di adempiere al ruolo di bambino della situazione. I suoi genitori, la sua consorte, persino i suoi figli rispondono in genere a questo messaggio occulto. Questo per quanto riguarda l’”inversione”.

Poi, quando un altro bambino entra in scena (i fratelli del narcisista, o la sua prole appena nata), la sua reazione è sconcertata, sprezzante o abusiva verso l’aggiunta alla famiglia: la new entry viene percepita come una minaccia. È arrivata per usurpare il ruolo che ha sempre avuto e per sconvolgere le delicate dinamiche ed equilibrio che governano le sue relazioni intime. Il nuovo arrivato deve essere, quindi, “ANNULLATO”. (…)

In alternativa, un narcisista può agire come badante surrogata ai suoi fratelli o genitori, spostando l’età adulta verso un territorio più sfocato e meno esigente. Le aspettative sociali di un marito e di un padre sono chiare. Non così da un genitore sostituto, finto o surrogato. Investendo i suoi sforzi, risorse ed emozioni nella sua famiglia di origine, il narcisista evita di dover stabilire una nuova famiglia e affrontare il mondo da adulto. Diventa un “adulto per procura”, una falsa imitazione della cosa reale.

Il massimo quando si evita ad ogni costo l’età adulta è attendersi che Dio provveda a tutto (da tempo riconosciuto come sostituto del padre), o rifugiarsi in qualche altra “causa superiore”. Il credente permette alla dottrina e alle istituzioni sociali che la impongono di prendere decisioni per lui e quindi di sollevarlo dalla responsabilità. Soccombe al potere paterno del collettivo e cede la sua autonomia personale. In altre parole, è di nuovo un bambino. Da qui il fascino della fede e il richiamo dei dogmi e delle ideologie, specialmente in tempi difficili, quando le difese narcisistiche di tutti sono ai massimi livelli.

Ma perché il narcisista si rifiuta di crescere? Perché posticipa l’inevitabile e considera l’età adulta come un’esperienza dolorosa da evitare a un costo elevato per la crescita personale e l’autorealizzazione? Perché rimanere essenzialmente un bambino implica prendersi cura esclusivamente di tutti i suoi bisogni narcisistici e delle sue difese, il che ben si adatta al suo paesaggio psicodinamico interiore.

Ricordiamocelo: il narcisismo patologico è una difesa infantile contro l’abuso e il trauma, che di solito si verificano nella prima infanzia o nella prima adolescenza. Pertanto, il narcisismo è inestricabilmente intrecciato con la questione emotiva del bambino o dell’adolescente abusato, i deficit cognitivi e la visione del mondo. Dire “narcisista” è dire “bambino frustrato e torturato”.

Ancora una volta ricordo che rendendo arrogante, viziato, montato, sopravvaluto e idolatrato un bambino si sta in realtà abusando di lui. Non c’è niente di più narcisisticamente gratificante dell’ammirazione e dell’adulazione (nutrimento narcisistico) raccolti precocemente da figli ritenuti prodigi (Wunderkinder). I narcisisti che sono i tristi risultati di coccole e attenzioni eccessive ne diventano DIPENDENTI DA QUESTO TRATTAMENTO.

In un articolo pubblicato in Quadrant nel 1980 dal titolo “Puer Aeternus: The Narcissistic Relation to the Self”, Jeffrey Satinover, analista junghiano, ha fatto alcune astute osservazioni:

“L’individuo narcisisticamente legato all’identità (l’immagine o l’archetipo del bambino divino) può sperimentare soddisfazione da un risultato concreto solo se corrisponde alla grandezza di questa immagine archetipica. Deve avere le qualità che implicano grandiosità, assoluta unicità e sapere di essere il migliore, di essere prodigiosamente precoce: quest’ultima qualità spiega l’enorme fascino dei bambini prodigio, e spiega anche perché un grande successo non produce soddisfazione permanente per il puer: essendo un adulto, nessun risultato è precoce a meno che non rimanga artificialmente giovane o equipari le sue realizzazioni con quelle della vecchiaia (da qui l’aspirazione prematura alla saggezza di coloro che sono molto più grandi).”

La verità potrebbe essere abbastanza semplice, per esempio il fatto che i bambini manifestino tratti e comportamenti narcisistici inizialmente e che i narcisisti lo sappiano bene. Quindi, invidiano i bambini, li odiano, cercano di emularli e di competere con loro per la scarsa offerta narcisistica.

Ai bambini viene perdonato il sentirsi grandiosi e auto-importanti. Vengono addirittura incoraggiati a sviluppare tali emozioni come parte della “costruzione della propria autostima”. I bambini spesso esagerano i loro risultati, talenti, abilità, amicizie e tratti di personalità e non vengono puniti – a loro viene concesso il tipo di condotta che ai narcisisti implica una punizione/rimprovero.

Come parte di una normale e sana traiettoria di sviluppo, i bambini piccoli sono ossessionati quanto i narcisisti da fantasie di successo illimitato, fama, poteri incredibili o onnipotenza, e intelligenza ineguagliabile. Ci si aspetta che gli adolescenti siano preoccupati della bellezza corporale o delle prestazioni sessuali (esattamente come il narcisista somatico), o della passione o amore ideale, eterno, che vince su tutto. Ciò che è normale nei primi 16 anni di vita, viene etichettato come patologia in seguito.

I bambini sono fermamente convinti di essere unici e, essendo speciali, possono essere capiti solo da, dovrebbero essere trattati da, o associati con altre persone speciali, uniche o di alto rango. Col tempo, attraverso il processo di socializzazione, imparano i benefici della collaborazione e riconoscono il valore innato di ciascuna persona. I narcisisti non fanno questo passaggio, ma rimangono fissati nella fase precedente.

Preadolescenti e adolescenti richiedono eccessiva ammirazione, adulazione, attenzione e affermazione. È una fase transitoria che dà luogo all’autoregolazione del proprio senso di valore interiore. I narcisisti, tuttavia, rimangono dipendenti dagli altri per la loro autostima e per la fiducia in se stessi. Sono fragili e frammentati e quindi molto suscettibili alle critiche, anche quando sono soltanto implicite o immaginarie.

Durante la pubertà i ragazzi sviluppano un senso di diritto. Agiscono ancora come bambini piccoli, chiedendo il rispetto automatico e totale delle loro irragionevoli aspettative per un trattamento prioritario speciale e favorevole. Il punto è che riescono a superare questa fase mentre sviluppano empatia e rispetto per i limiti, i bisogni e i desideri delle altre persone. Di nuovo, in questo senso i narcisisti non maturano mai.

I bambini, come i narcisisti adulti, sono “sfruttatori interpersonali”, cioè usano gli altri per raggiungere i propri fini. Durante gli anni formativi (0-6 anni), i bambini sono privi di empatia. Non sono in grado di identificarsi, riconoscere o accettare i sentimenti, i bisogni, le preferenze, le priorità e le scelte degli altri.

Tanto i narcisisti adulti quanto i bambini piccoli sono invidiosi degli altri e talvolta cercano di ferire o distruggere le cause della loro frustrazione. Entrambi i gruppi si comportano in modo arrogante e altezzoso, si sentono superiori, onnipotenti, onniscienti, invincibili, immuni, “al di sopra della legge”, e onnipresenti (pensiero magico). Si arrabbiano quando frustrati, contraddetti, sfidati o confrontati.

IL NARCISISTA CERCA DI LEGITTIMARE LA SUA CONDOTTA DA BAMBINO E IL SUO MONDO MENTALE INFANTILE RIMANENDO ESATTAMENTE COSÌ, UN BAMBINO, RIFIUTANDOSI DI MATURARE E CRESCERE, SFUGGENDO AI SEGNI DELL’ETÀ ADULTA E COSTRINGENDO GLI ALTRI AD ACCETTARLO COME IL PUER AETERNUS, L’ETERNO GIOVANOTTO SENZA PREOCCUPAZIONI E SENZA LIMITI, ESATTAMENTE COME PETER PAN.

41 pensieri su “Il narcisismo come rifiuto di crescere e la “concorrenza sleale” dei bambini

  1. Questo articolo descrive esattamente il mio np : attaccato alla sua famiglia, aggrappato a sua madre.
    Nonostante i suoi 38 anni continua a fare il bambino, nonostante abbia un lavoro vuole continuare a vivere sotto lo stesso tetto con i suoi genitori.
    Sua madre secondo me ha influito molto sulla sua crescita: durante la sua adolescenza gli ha proibito di fidanzarsi con una ragazza solo perché non era del suo paese e non conosceva la famiglia della ragazza.
    Io penso non si sia mai “ribellato” ai suoi genitori come è normale che sia durante la fase adolescenziale in cui si entra in competizione con i genitori e si dice di no e si fa il contrario di ciò che dice il genitore.
    E gli effetti sulla sua personalità sono stati disastrosi.

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  2. Molto simile Oliver nonostante i suoi 45 anni vive ancora con la madre e con suo figlio già ventenne.l altro vive con la madre e nemmeno lo vede. Sua madre grande influenza su di lui e lui sempre in cerca di questa approvazione della madre. In una sua frase dopo che io ho detto che forse era meglio lasciarsi lui mi dice : ” adesso deludero di nuovo mia madre ” pensa un Po…Non pensava mica a noi a quello che pensava la madre. Però di contro per questa madre aveva un grande odio quando ne parlava tanto da avergli persino rubato le cose in casa . Ma questo penso sia per sentirsi potente, per sentire l adrenalina . E anche per dirsi ” come sono stato furbo” insomma il senso di onnipotenza perenne.

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    1. Mi hai fatto ricordare quando era fidanzato e sua madre gli disse: “lasciala”.
      Infatti come tu dici hanno paura di deludere la madre.
      A volte ne parlava con odio perché gli impediva di fare tardi la sera e lo chiamava di continuo.

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      1. Si molto vero .la madre gli regalava i rapporti ,lasciala,mettiti con lei ,no quella ,meglio l altra,ecc ecc ..pazzesco..

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  3. Ho già avuto modo di dire che considero la mia np non un tipo “puro” di narcisista quanto piuttosto una personalità ambigua; in questo articolo ritrovo descritta una parte di questa ambiguità nella forma di un parallelismo tra modalità di pensiero e di comportamento infantili e necessità invece di apparire adulti e maturi.
    Nel mio caso per esempio la mia np è considerata da tutti (tranne quelli che l’hanno veramente vista all’opera) una persona estremamente matura, anche “avanti” se vogliamo. Per esempio da giovane ha avuto esperienze di vita che si addicono più ad un adulto e che normalmente le persone normali hanno in una vita intera, e ha per esempio sempre ostentato una libertà sessuale che la faceva apparire come “femme” fatale e inarrivabile agli occhi di molti.
    Una cosa che non ritrovo nell’articolo è l’attaccamento alla famiglia di origine; anzi in questo ritrovo una grande ambiguità acquisita dai genitori che l’hanno sempre spinta all’autonomia ma tenendola di fatto invece sempre legata col ricatto e la punizione. Quindi lei di fatto ha sempre cercato di rimanere autonoma, salvo poi diventare in parte dipendente dal sottoscritto.
    Ma a tutta questa “maturità” e facciata di autonomia, fa da contraltare una modalità di pensiero, intesa proprio come insieme di meccanismi mentali e conseguenti comportamenti, assolutamente infantili. In particolare il suo illimitato senso di diritto, tipico dei bambini, la autorizza (secondo lei e implicitamente senza nemmeno bisogno di chiedere) a qualsiasi comportamento, presa di posizione, o a qualsiasi cosa sia funzionale al perseguimento dei suoi obiettivi.
    Quindi da una parte una ostentata maturità, addirittura ammirata e riconosciuta dalla sua pletora di amici o presunti tali, dall’altra una fragilità e un’immaturità abissale, visibile solo, suo malgrado, da pochi “eletti” che hanno avuto l’occasione di vederla nelle situazioni di difficoltà. Non a caso queste difficoltà sono sempre state nascoste e mascherate.
    Un abbraccio!

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    1. Caro Gianni, non mi stupisce che la tua “lei” faccia da consigliera agli amici in difficoltà. Molto spesso è così che sono visti da chi non scende in profondità nella personalità del “consigliere” per vedere se effettivamente applica nella sua vita ciò che predica agli altri. Supponiamo che a uno di questi “adoratori” gli cada una pietra in testa affinché diventi più “saggio” di lei. Una pietra che lo porti ad indagare sui misteri della natura umana come un po’ facciamo noi. E supponiamo che questo nuovo filosofo chieda a lei: “Scusa, eh? Ma tu Gianni come l’hai trattato in questi anni? Perché a mio parere l’hai trattato un po’ malino, non credi?! Ecco, se posso darti un paio di consigli…” Vedresti a quel punto la sua “saggezza” andare a farsi benedire perché nessun narcisista al mondo accetta che qualcuno gli dica cosa fare, proprio come i bambini. Possono distribuire pareri a destra e a manca, ma mai e poi mai il loro operato all’interno della famiglia va messo in discussione dagli “amici”. Perciò è più facile posare da “saggi”, da risolutori di problemi altrui, da “giustizieri” o qualche altra figura “profonda” che occuparsi della propria interiorità. Dopodiché i narcisisti doc hanno una narrativa molto simile riguardo alla loro giovinezza: amano far capire al partner di essere stati iper ricercati e che costituiscono un vero bottino. Parlo per me: io davvero credevo di essere stata MOLTO fortunata quando sono caduta nella rete come voi. Drogata dal love bombing non ci credevo che una simile fortuna potesse capitare proprio a me. Sì, c’era la famigerata ambiguità ma lui “mi amava e mi adorava”, il che la rendeva quasi “irrilevante”. Invece tutti i miei guai posteriori sono nati perché ritenevo irrilevanti tutto ciò che in un rapporto normale è essenziale, come la chiarezza e la coerenza. Abbracci a te!

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      1. Cara Claudileia, sembra che tu riesca a leggere nel pensiero….
        L’episodio dell’amico che le ha detto più o meno “ma tu come stai trattando tuo marito” è successo veramente; il risultato è che questo grande amico è stato letteralmente cancellato, non esiste più; adesso ogni tanto lo sento io (lo conoscevo comunque anche io) ed è uno dei pochi che ha capito con chi abbiamo a che fare.
        Anche io come te mi ritenevo estremamente fortunato, l’eletto; sono arrivato a dirle che mi sembrava impossibile che lei, quella che aveva avuto mille esperienze, quella che poteva avere chiunque, avesse scelto me….. poi è subentrata l’ambiguità e sappiamo come è andata.
        Adesso dico una cosa probabilmente un po’ presuntuosa: io alla fine non sono certo stato così fortunato; forse lo è stata lei e magari se ne sta accorgendo e forse è anche per questo che non vuole lasciarmi andare; forse non sono poi da buttare.
        Scusate ma ogni tanto una bella iniezione di autostima non fa male. Spero di non sembrare arrogante.
        Abbraccio serale!

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      2. Caro Gianni, non avere dubbi che la persona fortunata è stata lei. Per quanti anni ha fatto credere che il problema sia chiamava “Gianni”, conservando gelosamente le sue difese, le sue faglie caratteriali, la sua posa da dea greca, mentre tu ti rattrappivi sempre di più, perché convintissimo della tua fortuna? Quanti uomini al posto tuo sarebbero durati così a lungo? Quanti avrebbero dato la FIDUCIA che tu hai dato a lei? Quanti avrebbero desiderato figli da lei? Dico questo perché quando consapevolmente decidiamo di avere un figlio con una determinata persona è perché siamo convinti dei suoi ineguagliabili pregi, no? Gianni, lei è stata veramente amata, quindi è evidente che la fortuna è stata SUA. Tu hai dato ciò che avevi di meglio. Hai dato ma NON HAI PERSO. Hai ancora dentro di te tutte queste ricchezze e lei lo sa bene. La questione è che ti vuole (si fa per dire) nella condizione dello sfigato-che-si-crede-fortunato, altrimenti che gusto c’è? Se tu non la vedi più come una dea vuol dire che la costringerai a scendere dal piedistallo per comportarsi come una comune mortale e questo, diciamoci la verità, lei non si può permettere. Per questo ha sabotato LE TERAPIE, la sua e quella di coppia: lei è dea, è saggia, è brava in tutto e questo corrisponde alla sua verità assoluta. Non puoi nulla contro la verità assoluta DECISA DA UN/A NARCISISTA. L’episodio dell’amico “cancellato” è un classico e mi ha fatto ridere di gusto, perché effettivamente lo SCHEMA è sempre il solito. Sembro una indovina, è vero. Invece sono comportamenti matematici nei soggetti narcisisti. Abbracci serali anche a te!

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      3. Cara Claudileia, grazie delle belle parole che hai voluto riservarmi, mi hanno fatto proprio bene.
        “Hai dato ma NON HAI PERSO. Hai ancora dentro di te tutte queste ricchezze”…
        Sai che c’è? E’ che io queste ricchezze (ritrovate) adesso avrei proprio voglia di donarle a qualcun’altro, a qualcuno che le apprezzi veramente e che, perchè no, le ricambi senza chiedere nulla di più. Chiedo troppo? Spero di no.
        Un abbraccio grande!

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  4. non sono completamente d’accordo. C’è giustifcazone e tolleranza in questo articolo. L’associazione con Peter Pan è meglio non farla. Sono entrambi immaturi senza dubbio, ma Peter Pan è visibile a tutti, non si camufffa, non ha potere. E’ un “innocente”, per quanto ridicolo e non necessariamente malvagio. E’ un mio parere, chiaramente

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  5. Sem Vaknin è un ottimo osservatore e studioso.Descrive esattamente le cose che ho vissuto.Pero non sono d’accordo che bambini da0-6anni non hanno l empatia ecc almeno ricordandomi ho mio figlio.Credo lui essendo narcisista non riesce cspire perché non sente soltanto elabora mentalmente.

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  6. Nella mia esperienza ritrovo una persona che è contemporaneamente bambino e mostro (come si dice nell’articolo).
    Premetto che non sapevo nulla di narcisismo e tutti quegli atteggiamenti infantili descritti nell’articolo suscitavano in me una profonda tenerezza e senso di accudimento: vedevo proprio un bambino capriccioso che doveva imparare a rapportarsi col mondo degli adulti. Tutto questo rafforzato dal fatto che aveva (ha) una madre che invece ho immediatamente riconosciuto come abusante, manipolatoria, falsa: come ho già avuto modo di dire lei ha deciso tutto. Nato in Calabria in una zona ai limiti della legalità ma da una famiglia benestante, primo di due figli, lei ha deciso che doveva studiare pianoforte quando lui voleva suonare la batteria, non ha voluto che giocasse a calcio, ha stabilito che dovesse fare il liceo classico, poi è stato mandato a fare l’università a Roma e poi è approdato a Milano. Niente è stato fatto senza il suo benestare. Quando l’ho conosciuto viveva in un appartamento di proprietà della madre nel quale non aveva piantato nemmeno un chiodo. Lei curava la sua salute (si fidava solo dei medici che conosceva in Calabria) e lui riferiva a lei ogni più piccolo dettaglio della sua quotidianità. Un esempio per tutti che secondo me è eclatante: a un certo punto ha iniziato ad avere dolori a un testicolo. Ne parlò ovviamente con la madre che a distanza somministrava addirittura le cure. Gli proposi di consultare uno specialista qui a Milano. Erano esami delicati, lo accompagnai in ogni occasione. Era la prima volta che lui si prendeva cura di sé e con una persona accanto. Trovammo un ottimo andrologo che lo tranquillizzò. Il mese successivo per Pasqua andò in Calabria a trovare i suoi e lì scoprì che sua madre gli aveva prenotato SENZA AVVISARLO tutti gli esami che aveva già fatto qui! E lui li rifece. Veniva trattato come un disabile ma per lui quello era amore autentico di un genitore verso un figlio. Per me un abuso. E stiamo parlando di una persona vicina ai 40.
    I connotati di infantilismo che ho ritrovato sono soprattutto nell’elevata considerazione di sé, nella continua e costante richiesta di attenzione, ammirazione e consenso altrui, nell’arroganza del modo, nelle elevatissime aspettative di trovarsi al centro della vita di chi gli sta intorno, nella scarsa capacità di considerare il punto di vista degli altri, nell’intolleranza alle critiche, nel non comprendere i bisogni altrui, nel pretendere di dettare i tempi, nell’esagerato senso del diritto e poco del dovere, nella ferma convinzione, seppure inconscia, di meritare un trattamento speciale. Il confronto diventa impossibile perché non c’è margine di trattativa con una personalità così: la comunicazione è faticosissima se non alterata. Se scalfito, colpito, esposto per il suo comportamento, se criticato o contraddetto, se viene invitato a una riflessione su di sé o a una maggiore presa di coscienza ecco che si presenta il mostro. Quel bambino capriccioso di colpo mostra i denti: la rabbia che ne deriva è qualcosa di tremendo, i colpi sono durissimi, nessuna pietà, nessun limite, nessun rimorso. Ecco che se ottiene tutto il rifornimento di cui ha bisogno è anche capace di gesti gentili e premurosi ma guai a fare un passo falso! E’ sufficiente che il torto sia percepito per scatenare l’inferno e vedere l’altra faccia della medaglia.
    Perdonate la lungaggine, un abbraccio a tutti

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    1. Cara Mirò, al di là della storia personale diversa dei nostri np, li accomuna lo smisurato senso di diritto e l’incapacità totale di sopportare frustrazioni, anche le più normali che ti può riservare la vita; la necessità di un trattamento di favore e di non essere mai veramente messi in discussione; la necessità di essere accettati, compresi e possibilmente assecondati sempre e comunque qualsiasi cosa dicano e facciano.
      E la ferocia che mostrano quando si sentono feriti, delusi, sconfitti o qualsiasi altro stato d’animo che contraddica la loro esigenza del momento. Per anni questa ferocia è stata per me un sottinteso, di cui ora posso dire avevo una paura enorme, poi per un paio di anni è stata palese, cruda, continua, violenta, umiliante, svilente, massacrante, distruttiva….
      E adesso ci passa sopra come non fosse successo niente; il famoso momento di difficoltà che, stante appunto il suo senso di diritto, io avrei dovuto capire, sopportare, supportare finchè mi massacrava, condividere, aspettare che passasse facendomi nel frattempo uccidere psicologicamente.
      I bambini si comportano così, prima combinano un guaio, dopo con la massima faccia tosta possibile e un bel sorriso paraculo tornano e fanno finta di niente. E tu di solito di fronte al bimbo che torna e ti sfodera il suo miglior sorriso e magari anche un bel abbraccio un po’ ruffiano, fai finta di niente e ricambi l’abbraccio; al bambino appunto, ma qui parliamo di persone che dovrebbero essere adulte.
      Un abbraccio, buona serata!

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      1. Hai ragione Gianni, questi sono adulti non bambini. Hanno dalla loro gli strumenti degli adulti in un atteggiamento da bambini trai più viziati e capricciosi. Pestano i piedi e picchiano i pugni quando qualcosa non va come vogliono loro, hanno pretese assurde che noi dobbiamo (secondo loro per dovere) assecondare e soddisfare i dipendentemente dal loro comportamento. Loro prendono, la reciprocità non esiste. Se non dai sei cattivo e ti fanno pagare ogni tua mancanza, voluta o no, perché lesi nel loro diritto. Sono prepotenti, arroganti, dei bulli. Inutile raccontarti la fatica e l’impegno per riuscire a scalfire quel muro di ostinazione, cercare di far passare un concetto anche semplice come “io mi sento così”, discorsi di ore per trovarsi sempre allo stesso punto il giorno dopo. Non l’ho mai compatito, l’ho rispettato ma volevo che la mia persona venisse rispettata. Ma come si può avere un rapporto di scambio, di crescita personale, di confronto quando non esistono due persone ma solo una persona e uno specchio. A volte penso che non cerchino una relazione ma semplicemente uno specchio e noi, per fortuna nostra e purtroppo per loro, abbiamo un’anima, un cuore e un cervello che seppur malandati ancora esistono! E meritano rispetto!
        Un abbraccio, buonanotte

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    2. Pensa Miro anche lui aveva un problema ai testicoli. Pazzesco. Sua madre comunque mi ha chiamato il giorno dopo lo scarto che poi ha fatto lui una volta contraddetto e smascherato e mi ha detto che suo figlio era triste,vuoto,piangeva con lei perché il suo cellulare non riceveva più messaggi ed era offeso perché in una delle mie ultime frasi gli dissi.. ” magari un qualunque Dio ti castighera.” L aveva subito raccontato alla mamma e lei mi aveva addirittura ripreso per quella che per lei riteneva un offesa. Beh io quel giorno le ho detto: tuo figlio e marcio. Stop.. E poi le ho detto visto che era donna di mettersi nei miei di panni. Ovviamente …nemmeno ha sentito.. si confermo Miro era identica alla descrizione della sua di madre . Un abbraccio

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      1. Nel mio caso cara Mirna davo fastidio a quella donna perché le toglievo il giocattolino, minavo il suo territorio, lei rischiava di non poter più controllare la situazione come è sempre stata abituata a fare. Gli episodi che potrei raccontare sono tanti, io non avevo alcuna stima di questa donna e lui lo sentiva benché io non mi si mai espressa apertamente. E nelle rare occasioni in cui ho espresso un mio personale parere ho trovato in lui un muro. “Non nominare invano il nome di Dio. E quello di sua madre.”
        Un abbraccio a te

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  7. Questo articolo spiega molto bene le dinamiche originarie del narcismo che si legano all’infanzia e conferma una cosa che ho sempre pensato ovvero che in tanti casi il narcisista non sia un bambino trascurato ma anzi, un bambino iper viziato e messo su piedistallo da genitori spazzaneve che gli facilitano la vita in tutto e per tutto al punto da farlo ritenere onnipotente e che ogni cosa gli sia dovuta per “diritto divino”…
    Ho sempre pensato che il troppo affetto sia l’equivalente del non affetto, i figli crescono male comunque, e si assistono poi casi in cui persone adulte che dovrebbero farsi una loro vita autonoma continuano poi a stare a casa dei genitori…
    Np2 ora va per i 35 e ovviamente vive a casa dei suoi, nonostante un curriculum di studi per cui potrebbe lavorare alla Nasa…invece si accontenta di fare il prof precario e ripetizioni private…credo per giustificare a sè stesso che non avendo uno stipendio fisso non può permettersi di andare a vivere da solo o fare “progetti”. Una volta mi ha fatto un lunghissimo discorso cattedratico (peraltro non richiesto) sull’inutilità di fare progetti nella vita perchè poi ci pensa la vita stessa a metterti i bastoni tra le ruote ecc ecc…
    Hanno sempre una giustificazione per la loro inanità esistenziale, spesso sono persone che si lasciano vivere e fanno il minimo sindacale per mantenersi…eppure guarda caso non hai mai tempo per fare nulla con te…
    D’altra parte chi deve mantenere un harem di rifornimenti non può alzarsi tutte le mattine come un normale cristiano, andare a lavorare per sudarsi la pagnotta, troppa fatica, troppo stress…

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    1. Cara Spirito Libero, auguri di buon compleanno, seppure in ritardo ❤ ❤ ❤ .

      Le dinamiche originarie del narcisismo è un argomento che mi affascina molto.
      Non è una giustificazione ovvio, ma viziare e mettere su un piedistallo un bambino è solo un altro modo di abusarlo. Non c'entra nulla l'affetto.
      In troppi casi sono vittime di madri che cercano la propria realizzazione attraverso i figli/e senza rispetto alcuno per i loro gusti e inclinazioni, personalità e capacità, senza mai vedere il bambino per quello che è ma costringendolo e ingabbiandolo in quello che loro vorrebbero fosse.
      Caricare di aspettative eccessive, scegliere percorso di studi o carriera significa privare il bambino del diritto a crescere ed evolversi secondo la sua natura, caricandoli di ansia li congelano in un'infanzia/preadolescenza infinita, tarpando qualsiasi possibilità di evoluzione.
      Poi se questo 'trattamento' si innesta su una base caratteriale o pure anatomica (se vera la faccenda dell'amigdala più piccola del normale) specifica abbiamo fatto bingo!!!
      E questo spiega il numero così elevato, soprattutto di maschi, affetti da questo disturbo in gradi più o meno tossici.
      Tutto questo per dire che le donne dovrebbero essere incentivate a cercare la loro realizzazione al di là della maternità, accudimento della prole, altrimenti si innescano solo altre bombe ad orologeria pronte a deflagrare.
      Le madri e anche i figli/e.

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      1. Grazie Babi :**
        Concordo con te…forse mi spiegata male con il termine affetto, avrei dovuto usare le virgolette perchè è chiaro che non si tratta del normale affetto genitoriale ma di una forma comunque oppressiva che tu hai descritto benissimo…
        Un abbraccio

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  8. Le vostre testimonianze sono illuminanti al pari dell’articolo, quello che voi scrivete sono dinamiche incredibilmente identiche che ho vissuto anche io con la differenza che per me il tempo è trascorso senza che riuscissi a rendermi conto della tossicità del rapporto, ossia io sentivo che c’era qualcosa di stonato da tanto tempo ma non confrontandomi con nessuno se non con lui alla fine veniva fuori che il problema ero io che ero troppo sensibile o permalosa che sentivo atteggiamenti che non erano sbagliati ma ero io che li interpretavo male. La sua famiglia non mi ha mai accettata sopratutto suo padre che adesso so che era un narcisista perverso e che era temuto da tutta la famiglia e riverito come fosse un Dio. Il mio ex marito anche se non mi ha mai difeso dagli attacchi del suo terribile padre a me sembrava diverso e fino a pochi anni fa ho sperato che potesse crescere capire e finalmente riuscire ad apprezzare la sua bella famiglia sana composta da me e da le nostre figlie, ma poi invece tutto è andato precipitando dopo la prematura scomparsa di una delle nostre figlie e quando tre anni fa iniziò la crisi che ci portò alla rottura suo padre scopri le carte dicendo a gran voce tutto quello che in tutti quelli anni aveva tenuto dentro di se ma che io avevo percepito benissimo , non scrivo le brutte cose che disse perchè non è importante il dettaglio , quello che voglio raccontare è che dopo quello che lui disse io immaginavo che il mio ex marito aprisse gli occhi e mi difendesse ma non fù così, lui come proprio un bambino rimase in silenzio e a me disse che erano parole di una persona anziana e che magari forse aveva un po’ bevuto….ancora si rifiutava di capire che suo padre era una persona disturbata che aveva fatto soffrire non solo noi ma tutta la sua famiglia. Io volevo andarmene il giorno stesso ma lui iniziò a piangere e a cercare di convincermi a ripensarci e poi fece un’azione eclatante che poteva sembrare una sua voglia di mettersi dalla mia parte ma che io sentii subito sbagliata e lo feci subito presente a lui, praticamente lui telefonò al padre che abitava in un’altra città e gli disse che lui con quella telefonata e tutte le cose brutte che aveva detto gli aveva fatto perdere una moglie ma lui aveva perso un figlio e senza aspettare la replica attaccò il telefono. A quel punto lui credeva di farmi capitolare ed in effetti piano piano mi aveva di nuovo agganciato anche se io non volevo che lui interrompesse i rapporti con il padre ma mi sarebbe piaciuto che lui parlasse con lui e finalmente gli dicesse quello che per tutta la vita non era riuscito a fare . Questo episodio successe in agosto e per qualche mese i due non si sentirono anche se suo padre cercò di farsi sentire anche attraverso altri componenti della famiglia che si prestavano a questi tentativi di farli mettere in contatto perchè venivano messi sotto pressione dal Despota, poi a novembre il mio ex marito candidamente mi disse che sarebbe andato nella sua città per il compleanno di suo padre……io rimasi senza parole…. arrivò quel giorno che fu festeggiato da tutta la famiglia escluso le mie figlie ed io che eravamo in un’altra città, con tanto di foto su fb con i festeggiamenti per il Big come lo avevano appellato ma non solo, le mie figlie ricevettero una telefonata dal padre che diceva loro di telefonare al Nonno per fare gli auguri e la sera quando tornò a casa quando io chiesi se avessero parlato di quello che era successo in agosto lui mi disse solo che suo padre gli aveva chiesto come andava fra noi e lui gli aveva risposto che stavamo provando a recuperare il rapporto….io rimasi basita per il suo comportamento perchè capii che lui non aveva pensato nemmeno un momento a me ma si era preoccupato ancora una volta di far stare bene suo padre e non solo era andato a festeggiarlo ma aveva anche ordinato alle sue figlie di far stare bene il nonno . Poi finalmente sono riuscita a lasciarlo e dopo lui ha tolto definitivamente la maschera e ho visto chi era e quanto fosse uguale a suo padre e lo è sempre di più e sono felice di avercela fatta anche se ancora legalmente no. Mi dispiace solo di non averlo fatto prima perchè ho fatto vivere le mie figlie in una famiglia non sana e ho la colpa di non avere approfondito la mia sofferenza magari con un percorso psicologico o informandomi come poi ho fatto da qualche anno, loro però adesso sono libere e non riporteranno queste dinamiche nelle loro famiglie come invece ha fatto il mio ex marito rovinando la sua famiglia che lo ha amato tanto e che lui ancora adesso va dicendo il contrario facendo la vittima perchè è stato abbandonato….cosa non vera perchè le sue figlie lo sostengono in ogni modo anche se sono consapevoli dei suoi problemi e quindi non si lasciano più influenzare dai suoi comportamenti infantili . Quindi termino dicendo che più si riesce a fare conoscere queste dinamiche e più persone si renderanno libere da questi personaggi che sono dei veri e propri tiranni che riescono a tenere sotto scacco intere famiglie seminando sofferenza senza venire smascherati.

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  9. continuo a pensare che Peter Pan sia un bambino capriccioso e che il narcisista sia un bambino meno integrato. Anche il mio narcisista aveva bisogno dellla madre che, in quanto narcisista, convaldava la sua immaturità per convalidare la sua grandezzza di madre. Lui andava a rapporto e io non sapevo nulla. I segreti dei narcsisti. Se fosse stata una donnna normale avvrebbe detto al suo “bambino” di parlare con me dei problemi che poi sarei stata obbligata ad accollarmi

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  10. Cara Anna la tua testimonianza dimostra come un genitore narcisista possa rendere la vita un inferno. Fai bene a tenere le distanze dal suocero, purtroppo per il marito sarà difficile. Ho avuto un ex succube della madre narcisista, questa donna pur di tenere il figlio lontano fingeva pure di stare male, ma di fronte alla salute, anche se usata in modo manipolativo e senza vere evidenze, purtroppo un figlio non sente ragioni. Ovviamente alla fine ho deciso di lasciarlo alla cara mammina.

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    1. Cara Spirito Libero ricordo un episodio che magari a voi può far sorridere ma che vissuto in prima persona mi fece rimanere impietrita.
      Verso l’una di notte la cara mammina del np lo chiamò con voce robotica e disse:”hai lasciato il caricabatterie attaccato alla presa di corrente” e lui le rispose:”ora torno”.
      Ma dico io si può chiamare un figlio per dire una fesseria del genere?
      In realtà voleva che il figlio tornasse a casa.
      Lui scappò letteralmente a casa e ovviamente mi incolpò di averlo trattenuto quella sera, dicendo che io non lo rispetto e che sua madre ha ragione perché si preoccupa per lui e che lui vivendo sotto lo stesso tetto deve rendere conto ai suoi genitori.

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      1. Hai ragione cara Anna, le scuse che possono inventare sono assurde…e palesemente pretestuose…io ho resistito 8 anni poi li ho mandati tutti a quel paese. Un abbraccio

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  11. Mia suocera NP, ha fatto per molti anni la tata. Questo nonostante la sua totale inaffidabilità, profonda ignoranza e incapacità educativa (che ho potuto poi verificare purtroppo con mio figlio, suo nipote!), ma per il semplice fatto che la sua incredibile immaturità e infantilismo (uma cosa mai vista!), la rendono spesso “simpatica” agli.occhi dei bambini (anche perche lei è anche molto manipolatoria e, purtroppo, i piccoli si fanno manipolare molto bene). Un disastro! Una bambina nel corpo di una cinquantenne, una bambina mai cresciuta. E intorno, un’intera famiglia che avvalla le sue “bambinerie” infantilistiche pur di non sorbirsi le sue scenate e i suoi pianti, sfuriate o capricci. Le stesse dinamiche dei bimbi viziati su una famiglia composta da adulti. E i suoi stessi figli da sempre sono stati abituati a una madre così.

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  12. Oggi è il mio compleanno e volevo condividere anche con voi questo giorno . Giornata con amica e niente DANCE.. ecc ora a letto al calduccio a leggere il mio blog che oggi mi è mancato. Pensavo di essere magari oggi un Po più triste .. ma è passata . E se pur a casa da sola sto abbastanza bene . Un abbraccio gruppo 🤗🤗🤗

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    1. Un abbraccio grande a te cara Mirna e tantissimi auguri di buon compleanno!🎂☺️
      Anche se virtualmente e a distanza ti faccio compagnia, sono anch’io a casa al calduccio in compagnia del mio plaid e di un buon film. Chissà magari un giorno…per ora va così… buonanotte a tutti

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  13. Incredibile descrizione dell’uomo da cui mi sto separando.
    Non ha finito le scuole superiori, nonostante indubbiamente sia dotato di intelligenza acuta. Gli costava troppo però piegarsi alle regole e sottostare alla inevitabile disciplina e autoregolazione necessari agli studi. E in tutto ciò mi ha sempre meravigliato che j genitori non fossero intervenuti in modo più deciso, ma in quella famiglia lui è così, è l intoccabile, persino nei suoi sbandamenti adolescenziali comprensivi di un paio d’anni di frequentazione di droghe.
    È incapace di una vita adulta e matura e io sono stata la vittima perfetta a cui aggrapparsi. Mi ha succhiato per anni e anni soldi ed energia, è vissuto al traino della mia capacità progettuale ed organizzativa. Come un bambino mai cresciuto che però di credeva grande figo e superiore.
    Il figlio è stata per lui la vera mazzata. Il competitor. Non c’è più stato dentro.
    Ed ecco che il suo comportamento nei miei confronti è degenerato, ed ecco perché sono arrivata a realizzare che era veramente troppo, e ho deciso di salvarmi da tutto questo.
    Io un figlio già ce l’ho non me ne serve un altro per giunta stronzo…

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    1. Ciao ExPrimavera,
      anche io ho avuto una relazione con un narcisista che pur dotato intellettualmente (si era per giunta laureato) poi non è riuscito a concludere niente di concreto dal punto di vista lavorativo, nondimeno si atteggiava come il tuo a “superiore” e “figo”…per giunta si attribuiva titoli inesistenti tra cui “divulgatore scientifico” e addirittura “filosofo”.
      Ora a ripensarci mi viene da ridere ma a lungo ho subito il fascino della sua finta immagine costruita ad arte per impressionare il prossimo, nonchè le donne.
      Quando ho capito che era tutto un bluff mi sono anche tolta lo sfizio in alcune occasioni di prenderlo per i fondelli sulle sue presunti doti intellettuali nonchè amatorie (dove, a dire il vero, era alquanto scarso), e la cosa divertente è che non se n’è nemmeno accorto. 🙂
      Sono ridicoli a ben vedere, ma purtroppo pericolosi perchè, come nel tuo caso, possono veramente diventare dei succhiasangue, e addirittura arrivare a costruire una famiglia, per quanto il concetto di famiglia sia per loro una sorta di contenitore vuoto dove ci mettono dentro solo le loro ambizioni e la necessità di una facciata sociale.
      Il figlio è diventato un competitor…anche in questo dimostrano la loro completa mancanza di empatia e maturità affettiva: un figlio è sempre un dono e mai dovrebbe essere visto come un rivale.
      Che dire…hai fatto benissimo a sganciarti da un soggetto simile.

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      1. Per carità, credo che una parte di lui ami moltissimo il figlio. Ma lo ha “amato” in uno modo ossessivo e malato come ha fatto con me. Ha sviluppato verso di lui manie e ossessioni sull’igiene e su altri aspetti, e eccessivo controllo ma al tempo stesso trascuratezza su tanti aspetti importantissimi (la socialità…se non fosse per me non avrebbe avuto vita sociale, sport, hobbies…troppa fatica dedicare il proprio tempo per portarlo e organizzare le varie attività…pensare agli studi, alla costanza a spronarlo…in questi mesi di didattica a distanza è stato il clou).
        Ma non ha tollerato di dover scendere dal piedistallo. Non era più l’unico a godere delle mie attenzioni.
        Un episodio di vent’anni fa avrebbe dovuto aprirmi gli occhi. Era a casa malato, aveva la polmonite ma sotto cura e non gravissimo. Io avevo un lavoro impegnativo e di responsabilità per il quale dovevo viaggiare e stare fuori città almeno jn paio di giorni a settimana, lavoravo a progetto. Mi chiamano a casa per un nuovo progetto risponde lui e dice che avrebbe riferito, ma che lui era malato e avrei dovuto o occuparmi di lui. Ai tempi mi feci solo qualche risata quando me lo riferirono e partii lo stesso (lui non era in fin di vita, e dovevo guadagnare).
        Ma in seguito…altro che risate purtroppo. Mi ha presa nella sua rete e non mi ha mollata più…

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      2. Mi dispiace…sono situaizoni tremende, io ho sempre avuto molta curiosità nel capire come potesse funzionare una coppia di lunga durata con un narcisista in quanto le mie conoscenze con narcisisti non sono mai arrivate al livella della relazione stabile. Pensavo erroneamente che forse ad un moglie o compagna riservassero un trattamento tutto sommato accettabile che giustificasse la durata del rapporto.
        Invece capisco che sono situazioni di vero e propio sfruttamento, scelgono appositamente persone molto forti e con le spalle larghe per accomodarsi…tu fai lo sporco lavoro, loro ne godono i frutti.
        Dicono che vedano i figli come estensioni di sè stessi, non li amano davvero ma possono trasformarli nella loro ossessione di perfezionismo e aspirazioni per dire al mondo “guardate che figlio meraviglioso che ho”…ma è solo per ricevere luce riflessa su di sè stessi…
        Volevo chiederti: dopo quanto tempo hai capito che lui poteva un disturbo di questo tipo? Si è mascherato bene negli anni?
        Perchè appunto, io vedo che la nuova relazione del mio primo ex narcisista dura gia da due anni e lei sembra non essersi accorta di nulla, anzi continua a osannarlo.

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  14. Premetto che non ho una diagnosi certa per il mio ex. Ho da poco iniziato a spizzichi e bocconi una terapia con una psicologa attraverso il centro antiviolenza (eh sì ho aperto gli occhi dopo così tanti anni a causa di una aggressione fisica. Non mi ha fatto male, ma avrebbe potuto farlo e tanto basta), ma il lockdown ha trasformato i colloqui in telefonate, e ora dovrò mettermi a cercare un altro punto di riferimento per incominciare un lavoro più serio. Non so quindi se sia un np, un border, o un altro tipo di disturbato.
    Come ho fatto a rimanere così tanti anni? L’alternanza di comportamenti tossici e di lune di miele. La dissonanza cognitiva. Il mio essere abituata fin dall’infanzia agli abusi. Il suo essere molto, moltissimo furbo nell’intortarmi. Il mio essere ingenua empatica e compassionevole. La nascita del figlio: rimandare, aspettare, pensare che forse le cose sarebbero cambiate, in realtà è stata proprio la nascita del figlio a rompere un equilibrio, seppur precario.
    Mi sono accorta che qualcosa non andava, certo, ma non con la chiarezza che ho acquisito da qualche mese a questa parte, grazie a questo blog, grazie alle letture sull’argomento narcisismo patologico (che neppure sapevo esistesse).
    Sapevo che era immaturo, infantile e assolutamente privo di senso della realtà in molti ambiti. Negli anni ho dovuto purtroppo comprendere che era anche approfittatore, parassita, sia dal punto di vista economico, sia da quello emotivo: lui a riversare stati d’animo tossici e a attingere alla mia forza e capacità di iniziativa.
    Avere un figlio mi ha fatto crescere e maturare come donna, come è normale che sia. A lui no. Il figlio è come se lo avesse fatto regredire.
    E si è rivelata in modo sempre più spietato la sua immaturità e la sua incapacità di sostenere la famiglia economicamente, con progetti a lungo termine, con la protezione che ci si aspetta da un uomo al tuo fianco. Mi sono trovata ostaggio di una palla al piede che mi ha svuotata sempre più della mia energia vitale.
    Quando gli ho detto di non poterne più di vivere con lui gli ho detto che non avevo più energia nè per lui nè per me. Ed era vero.
    Preso se ne uscirà di casa, ma io sto già molto molto meglio perchè la decisione finalmente è stata presa e mi sento già libera.

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    1. Sarà perché il tuo “nematode” somiglia al mio o sarà colpa dell’inizio della scuola (che per me è l’inizio di un nuovo anno), ma in questi giorni spulcio i commenti sperando di trovare un tuo racconto su come finalmente sia andato via di casa…
      Novità?!

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      1. Carissima Francesca, vorrei rispondere e risponderti di sì ma invece no, è ancora qui. Manca una manciata di giorniballa data concordata ma lui non ha trovato casa. Spero non sarà necessario ricorrere all’intervento esterno tramite avvocato/carabinieri.
        Incapace come sempre di prendersi le sue responsabilità di adulto, è alla resa dei conti: non ha costruito nulla nella vita, non sa prendere decisioni da adulto, si sente perso senza di me che gli risolvevo la vita e resta attaccato come una cozza.
        Io intanto raccolgo quello che ho seminato con impegno e fatica nella mia vita da formichina, ho tirato fuori titoli conseguiti tantissimi anni fa, mi sono rimessa in gioco e sono riuscita alla mia bella età a trovare un ottimo lavoro.
        Inutile dire che, al posto suo, sono certa che sarei uscita da casa molti mesi fa.
        Gli ho detto che col suo comportamento mi sta facendo l’ennesima violenza, che questa è cattiveria perché lui deve uscire e io voglio recuperare la mia vita e i miei spazi, non sono sua madre e non sono più la sua compagna, e ho da preoccuparmi di un figlio da crescere e di un lavoro super impegnativo da iniziare completamente da capo: voglio essere serena.
        Spero non ci sia bisogno di sbatterlo fuori casa con la forza.

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      2. Spero che l’orgoglio lo spinga a rispettare la data concordata.
        Il mio nematode è in cerca di un nuovo lavoro da quasi un anno, in cassa integrazione da sette mesi… ha 43 anni ma non trova nulla… credo che avere psicologi alla selezione del personale non li aiuti. Dopo i quaranta si fa fatica a spacciarsi per lavoratori indefessi, se si è pigri, ottusi e pieni di sé.
        Tu riuscirai comunque a farcela, come ci sei riuscita con il lavoro, ma hai diritto alla tua libertà e alla tua serenità… ed io e molti di noi qui invieremo tutte le nostre energie positive affinché lui vada via di casa e tu possa risentirti libera di essere fiera di te stessa e della tua vita senza un vampiro per casa…
        A prestissimo!!!

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  15. Trovo questo post molto, molto vero. Intorno ai 20 anni ero ancora capace di sovrappormi alla triste storia di Peter Pan; mi rendevo ancora conto di potermi identificare con lui. Poi la vita ha avuto il sopravvento e quella cognizione è scivolata nel fondo. Agivo nel modo distorto descritto nel post, ma non avevo più coscienza di essere io stesso il mio problema. Quella cognizione è riemersa e mi è esplosa (finalmente) in faccia solo due anni fa. In questi due anni ho fatto un gran lavoro su me stesso, però mi accorgo che ancora persistono le premesse del disturbo.
    Questo commento, per esempio, è la milionesima volta che sento l’impulso di raccontarmi, non mi è sufficiente essere io auto-consapevole, ho bisogno di sentirmi compreso, rassicurato, addirittura ammirato per la mia “bravura” (quando in realtà ho solo avuto culo).
    Temo che una pianta nata e cresciuta storta non tornerà mai dritta. Il ché significa che dovrò imparare a convivere con le istanze narcisistiche che mi hanno condizionato 50 anni di vita (e in gran misura rovinandomela).

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    1. Ciao pber67,
      è molto raro trovare qui un narcisista che ha compreso di essere tale (cioè, di avere un problema lui senza scaricarlo sugli altri) e che abbia voglia di raccontarsi. Diciamo la verità: stupisce e lascia pure increduli… in genere i narcisisti patologici sono egosintonici e proiettivi, e per questo è molto difficile che arrivino a considerare l’ipotesi di avere loro un disturbo. Ma io sono curiosa di sapere della tua vicenda, proprio perché tanto rara. Non per ammirarti (non so se ti deludo, ma il desiderio di essere rispecchiati e ammirati va anche superato, no?…), ma per comprendere la prospettiva da un punto di vista diverso rispetto a chi (come anche me) ha patito l’interazione con un narcisista patologico. Quindi, se ti va: cos’è che ti ha fatto scattare la molla della consapevolezza? Quali vicende ti hanno portato a cambiare prospettiva?
      Ti ringrazio anticipatamente se vorrai rispondere.

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