Sul gaslighting sociale: come la società contribuisce al silenzio delle vittime facendole vergognare

Fonte: https://blogs.psychcentral.com/recovering-narcissist/2018/10/gaslighting-survivors-of-narcissists-and-narcissistic-abuse/
Autrice: Shahida Arabi, psicologa e psicoterapeuta (Columbia University), specializzata in bullismo e violenza domestica. Opere The smart girl’s Guide to self-care e Becoming the narcissist’s nightmare: how to devalue and discard the narcissist while supplying yourself
Trad. C. Lemes Dias

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 “C’è una classe di individui che esiste da sempre e che si trova in ogni razza, cultura, società e percorso di vita. Tutti hanno incontrato queste persone, sono stati ingannati e manipolati da loro e costretti a vivere per riparare il danno che hanno subito. Questi individui spesso affascinanti, ma sempre mortali, hanno un nome clinico: psicopatici. Il loro segno distintivo è una straordinaria mancanza di coscienza; il loro gioco è l’auto-gratificazione a spese dell’altra persona. Molti trascorrono il loro tempo in prigione, ma la maggior parte non arriverà mai. Tutti prendono molto più di quello che danno. – Dr. Robert Hare, The Charming Psychopath

Come professionista che scrive per sopravvissuti agli abusi, ho comunicato con migliaia di persone che sono state danneggiate da narcisisti maligni, sociopatici e psicopatici avuti come partner, amici, familiari, colleghi di lavoro o persino capi. Nel corso del mio lavoro, ho riscontrato un elemento comune dopo l’abuso: l’invalidazione sociale e il gaslighting fatto ulteriormente ai sopravvissuti.

Questa forma di gaslighting e di invalidazione secondaria è incredibilmente dolorosa, specialmente quando proviene da professionisti, amici e familiari che sono destinati a supportare il sopravvissuto nel suo percorso di guarigione. Non solo il gaslighting secondario proveniente da altre persone isola ulteriormente il sopravvissuto, ma ostacola il processo di guarigione. Non posso dirvi quante volte un sopravvissuto mi ha contattato per raccontarmi gli effetti dolorosi di essere invalidato da un amico, un familiare, una guida spirituale o anche un terapeuta malinformato che ha cercato di infondergli concetti che lo facevano provare vergogna per se stesso.

Ciò contribuisce anche a un effetto globale di gaslighting in cui parlare dell’abuso da parte di manipolatori occulti viene affrontato come una forma di esagerazione. La tendenza è incolpare le vittime e farle vergognare con l’accusa di attrarre maltrattanti o di essere loro stesse persone che maltrattano. La sopravvissuta Ariel Leve spiega che questa forma di gaslighting secondaria è incredibilmente traumatica per le persone che hanno già sofferto:

“Non era solo la mia realtà ad essere cancellata, ma anche la mia percezione della realtà che veniva sovrascritta… non erano le esplosioni più rumorose e più spaventose a causare il maggior danno. Non era la violenza fisica o l’abuso verbale o la mancanza di limiti e comportamenti inappropriati. Quello che ha causato il vero danno è stata la negazione, l’affermazione che questi incidenti non erano mai avvenuti come raccontavo io… la cancellazione dell’abuso è stata peggiore dell’abuso“.

IN CHE MODO POSSIAMO PROVOCARE UN ULTERIORE DANNO AI SOPRAVVISSUTI? COME LI AIUTIAMO?

Prima di iniziare faccio una premessa: ci sono molti eccellenti terapeuti, life coach, scrittori e sostenitori che sono ben informati sugli effetti dell’essere con un individuo altamente manipolativo e narcisista. Sfortunatamente, ci sono anche professionisti e laici là fuori che inavvertitamente rimproverano i sopravvissuti a causa della mancanza di conoscenza su come funzionano le tattiche di manipolazione occulte – così come gli effetti di questo tipo di trauma. Alcuni sopravvissuti sono anche mal diagnosticati dai terapeuti quando sono in realtà affetti da Disturbo Post Traumatico da Stress o DPTS complesso, dopo aver subito per anni abusi cronici.

È importante apprendere i modi appropriati di comunicare con i sopravvissuti dei narcisisti maligni – coloro che non hanno empatia, che sfruttano gli altri per il proprio guadagno, che abusano degli altri cronicamente e che non hanno rimorso o coscienza per le loro azioni.

Qui ci sono gli errori più comuni che le persone compiono quando comunicano con i sopravvissuti a questo tipo di violenza insidiosa:

1) Trattare l’abuso come un problema di “compatibilità”, una “brutta rottura” o minimizzare il comportamento patologico dell’aggressore equiparandolo a quello dello “semplice coglione”.

Quello che dobbiamo capire come società è che il narcisismo maligno non è un problema “quotidiano”. Mentre il narcisismo esiste su uno spettro, ha dei livelli, molti dei sopravvissuti che si stanno riprendendo dal trauma dell’abuso emotivo hanno incontrato individui all’estremità dello spettro. Hanno incontrato individui predatori che li hanno sistematicamente privati ​​della loro autostima e della loro sicurezza. Le vittime di narcisisti maligni spesso subiscono abusi emotivi, psicologici, spirituali, a volte anche sessuali o fisici.

Un narcisista maligno ha caratteristiche che vanno oltre l’egoismo, l’egocentrismo o la vanità. Hanno tratti antisociali come la mancanza di rimorso, l’incapacità di conformarsi alle norme sociali, l’impulsività, l’aggressività e la mancanza di coscienza. Sono persone che possono manifestare una crudeltà disumana e atti di violenza sia psicologica che fisica solo per soddisfare i loro bisogni.

Il dott. Ramani Durvasula (2018), esperto in relazione tossiche, osserva: “Ho svolto attività di ricerca e lavoro nell’ambito della violenza domestica o cosiddetta violenza domestica, e la maggior parte delle persone che perpetrano violenza domestica sono narcisiste o psicopatiche. Quindi il pericolo è lì. In altre parole: vi faranno fuori se vi mettete sulla loro strada.”

L’aggressore narcisista o sociopatico non è “solo” un imbroglione, un giocatore o un individuo “difficile” – e non potete affrontarli come tali. Tendono ad essere crudamente abusivi, manipolatori, ingannevoli e spietati nei loro giochi mentali. Possono persino degenerare in orribili atti di violenza.

Un narcisista maligno non va in terapia o non risponde al trattamento. È qualcuno con schemi comportamentali cablati che causa danni irreparabili agli altri.

Che siate terapeuti, avvocati o parte delle forze dell’ordine, un familiare o un amico di un sopravvissuto, fate attenzione a dare consigli o regole che si applichino alle persone tossiche che ritenete soltanto “stronze”. Ad esempio, a volte la “comunicazione diretta” o l’assertività può produrre l’effetto contrario e effettivamente insultare un aggressore o dare informazioni che potrebbe usare come munizione. I sopravvissuti avrebbero bisogno di strategie che siano adattate agli aspetti pericolosi dell’uscita da queste relazioni.

Lo stesso consiglio che date a una persona empatica non può essere applicato a qualcuno che ha problemi di empatia e ferisce intenzionalmente e sadicamente gli altri.

2) Interruzione delle tappe chiave del processo di guarigione cercando di far “guarire” rapidamente il sopravvissuto.

Mentre ogni percorso di guarigione è unico, il vissuto dei sopravvissuti ha molte somiglianze su tutti i front perché vengono utilizzate le stesse tattiche di manipolazione. Un sopravvissuto che ha abitualmente subito gaslighting da parte di un manipolatore soffre degli effetti estremi della dissonanza cognitiva. Questo perché cerca di conciliare la falsa immagine dell’aggressore che lo ha “agganciato” inizialmente con il vero sé insensibile e freddo dell’abusante.

Come risultato di ciò, i sopravvissuti tendono a rimuginare su episodi di maltrattamenti e sull’iniziale love bombing ricevuto dai loro maltrattanti. Le persone restano sconcertate (consiglieri, amici, familiari) e possono supporre che il sopravvissuto si sia “fissato” o “non riesca a voltare pagina” perché rimugina sugli episodi di maltrattamento passati.

Quello che non riescono a capire è che la ruminazione e la sovra-analisi sono effetti del trauma che hanno vissuto.

I sopravvissuti a qualsiasi forma di abuso cercano sempre di vagliare i pensieri, i sentimenti e i ricordi che hanno causato la dissonanza cognitiva. Ecco perché tendono a raccontare le loro storie ancora e ancora – perché stanno tentando di fornire una narrazione coerente al trauma che hanno vissuto.

Questa narrazione permette loro di superare la dissonanza cognitiva e la dissociazione (compresa la disconnessione tra pensieri, ricordi, emozioni) che hanno vissuto a seguito dell’abuso. Come scrive Andrea Schneider, LCSW (2014), “la dissonanza cognitiva è diffusa e ridotta quando il sopravvissuto dell’abuso narcisistico è in grado di ricevere la convalida e la conferma della realtà e delle sue circostanze”.

Interrompere il processo di ruminazione in modo giudicante e invalidante è particolarmente dannoso per un sopravvissuto che sta solo cercando di capire cosa gli è successo. Sebbene possiamo certamente fornire consigli su alternative più sane a una eccessiva ruminazione, cerchiamo di non giudicare la ruminazione come un “difetto” o un “problema” del sopravvissuto. È una parte normale del viaggio verso la guarigione. Un modo sano per interrompere la ruminazione potrebbe essere quello di chiedere cosa può fare il sopravvissuto per riconnettersi meglio con la realtà dell’abuso che ha vissuto e guidarlo a riconciliare la dissonanza cognitiva riconoscendo la natura o la tattica disturbata dell’aggressore. Ciò contribuirà a ridurre l’effetto del gaslighting.

3) Rendere la vittima responsabile delle azioni di chi abusa e non riuscire a riconoscere l’impatto del legame traumatico.

Capisco che i professionisti della salute mentale possano trattare solo la vittima, quindi alcuni pensano di non poter “parlare” delle azioni di chi abusa. Alcuni funzionari delle forze dell’ordine potrebbero dichiararsi confusi sul motivo per cui la vittima non “sporge denuncia” o addirittura difende l’aggressore. Amici e familiari possono anche esitare a “giudicare” una situazione in cui loro stessi non sono intimamente coinvolti. Tuttavia, cercare di guidare velocemente il sopravvissuto a mettersi in sicurezza e lasciare la persona tossica in un baleno, ponendo un iper-focus su ciò che deve fare nelle prime fasi di guarigione può essere dannoso.

Chiedere alla vittima di “guardarsi dentro” continuamente nelle primissime settimane di recupero può persino peggiorare i suoi sensi di colpa. Terapisti, funzionari delle forze dell’ordine e persone care devono riconoscere gli effetti del legame traumatico che i sopravvissuti hanno sviluppato con il loro aggressore nel corso della relazione. Si tratta di un legame creato dalle intense esperienze emotive nel ciclo di abuso. Dare ai sopravvissuti consigli e strumenti per rompere gradualmente ciò che il dottor Patrick Carnes chiama “il legame del tradimento” è essenziale per il loro viaggio di recupero.

Le vittime di narcisisti maligni hanno ascoltato molte varianti che le portano a vergognarsi della loro condizione, come quelle che vengono sparate anche all’inizio del loro percorso di guarigione:

“Devi lasciarlo andare.”

“Devi andare avanti.”

“Potresti essere codipendente.”

“Parliamo di te, non di lui/lei”.

“Perché sei rimasto/a così a lungo? Lavoriamo su questo.”

Queste affermazioni possono provenire da un luogo in cui il sopravvissuto si è recato per ottenere la sua convalida. Tuttavia, quanto detto nelle prime fasi del recupero, potrebbe re-traumatizzarlo. Un sopravvissuto in questa fase è solitamente fortemente traumatizzato dopo svariati abusi. Ciò significa che indipendentemente da qualsiasi tratto codipendente (che potrebbe non applicarsi nemmeno alla sua persona), sta subendo una nuova colpevolizzazione che va ad aggiungersi al ciclo di abusi che cerca di superare.

Il Dr. Joe Carver (2006) nota il doppio impatto di questo legame e della dissonanza cognitiva nel suo articolo, “The Small Kindness Perception”:

“La combinazione di “sindrome di Stoccolma” e “dissonanza cognitiva” genera una vittima che crede fermamente che la relazione sia non solo accettabile, ma anche disperatamente necessaria per la sua sopravvivenza. La vittima avverte che collasserebbe mentalmente se la relazione finisse. Nelle relazioni a lungo termine, le vittime hanno investito tutto e posto “tutte le loro uova in un unico cesto”. È la relazione ora a decidere il loro livello di autostima, fiducia e salute emotiva.

È importante sottolineare che sia la Sindrome di Stoccolma che la dissonanza cognitiva si sviluppano su base involontaria. La vittima non ha inventato di proposito questo atteggiamento. Entrambi si sviluppano come un tentativo di esistere e sopravvivere in un ambiente e in una relazione minacciosa e controllante Lottano per la vita. La loro personalità sta sviluppando i sentimenti e i pensieri necessari per sopravvivere alla situazione provando a ridurre i rischi emotivi e fisici… Per questo la vittima s’impegna nel tentativo di sopravvivere e di far funzionare una relazione. Una volta che decide che non funziona e non può essere riparata, avrà bisogno del nostro supporto mentre attendiamo con pazienza la sua decisione di tornare a uno stile di vita sano e positivo.”

Questo legame traumatico è forte e richiede attenzione. Non si tratta di una rottura normale. Il sopravvissuto a questo punto manifesta gli effetti del gaslighting e ha bisogno di lavorare su ciò che l’abusante ha fatto prima di realizzare azioni che sostengano attivamente la sua guarigione. Ha bisogno di connettersi a un vocabolario che identifichi l’abuso che ha vissuto. Questo è il motivo per cui devono prima parlare dei loro maltrattanti – per conoscere le tattiche che hanno usato e gli effetti di queste tattiche sulla loro psiche – prima ancora di cercare di andare avanti in qualsiasi modo tangibile.

4) Accogliere le ‘buone intenzioni’ dell’aggressore e comunicarle al sopravvissuto.

I narcisistici maltrattanti o sociopatici tendono ad essere molto affascinanti e possono agganciare, ingannare e manipolare anche i professionisti più esperti. Basta chiedere al Dr. Robert Hare, creatore della Checklist di Psicopatia, che ammette di essere ancora abbindolato nonostante la sua esperienza!

Ho sentito molte storie orribili su cosa accadde quando i partner dei narcisisti provano a fare terapia di coppia con loro. La National Hot Violence Hotline in realtà sconsiglia la terapia di coppia perché una relazione abusiva ha un forte squilibrio di potere. Essere in uno spazio terapeutico con un narcisista/psicopatico è dare la possibilità all’abusatore di manipolare anche il terapeuta, aumentando il gaslighting che subirà quando usciranno dalla stanza.

Come affermano dalla National Hot Violence Hotline:

La ragione principale per cui sconsigliamo tali coppie di andare in terapia è che l’abuso non è un problema di relazione. La terapia di coppia implica che entrambi i partner contribuiscano al comportamento abusivo, quando la scelta di maltrattare si riscontra unicamente nel partner che lo fa. Concentrarsi sulla comunicazione o su altri problemi relazionali distrae dal comportamento abusivo e in alcuni casi può rafforzarlo. Inoltre, un terapeuta potrebbe non essere consapevole del fatto che l’abuso è presente e incoraggiare inavvertitamente tale abuso a continuare o ad aumentare. “

Bisogna tenere a mente questo fatto quando l’argomento va alle “buone intenzioni” di un individuo violento, anche quando si tratta di terapia individuale. Il tentativo di deviare o ridurre l’attenzione sul comportamento abusivo o di fraintendere le “intenzioni” dell’abusante può avere l’effetto involontario di far sentire la vittima come se la sua realtà non valesse la pena di essere raccontata o riconosciuta. Per qualsiasi amico o famiglia di sopravvissuti, dire cose come “Non credo che lui/lei abbia (o avesse) l’intenzione di farti del male,” non solo è dannosa, ma anche tendenzialmente falsa.

Un maltrattante narcisista ha sempre un programma per controllare la vittima. Le sue intenzioni sono chiare a tale riguardo. Un cafone o persona con un livello basso di tossicità può essere vista sotto una luce diversa, meno strategica. Tuttavia, quando è chiaro che il sopravvissuto è stato terrorizzato a livello emotivo, non c’è assolutamente alcun motivo per cui qualcuno possa “dubitare” che le intenzioni dell’aggressore siano state fatte per nuocere.

Un’alternativa più salutare a questa affermazione potrebbe essere: “Questa persona sembra averti fatto del male in modo orribile e non ha fatto alcun tentativo di fermarsi quando l’hai fatta capire che ti feriva. Esploriamo come puoi prenderti cura di te e staccarti da questa persona tossica.”

IN LINEA DI MASSIMA

Alcuni abusanti sono più sadici di altri. Alcuni non hanno empatia, mentre altri mancano di coscienza. Se volete aiutare qualsiasi persona a sopravvivere all’abuso psicologico da parte di un narcisista maligno, è necessario aiutarla a riconoscere la mentalità di un predatore – e non utilizzare ulteriormente il gaslighting portandola a credere di avere a che fare con qualcuno che possiede empatia o rimorso. La vostra empatia, la vostra compassione e la vostra mancanza di giudizio va alle vittime, non agli aggressori.

Alla fine dei conti, tutti gli autori di abusi hanno problemi con il loro senso di diritto, il loro bisogno di controllo e la loro incredibile mancanza di empatia. Piuttosto che concentrarsi sulla vittima, è il momento che l’intera società prenda coscienza della vera natura di chi perpetra tali abusi e violenze.

RIFERIMENTI

Carnes, P. (2015). Betrayal Bond: Breaking Free of Exploitive Relationships. Health Communications, Incorporated.

Carver, J. (2006, March 6). The “Small Kindness” Perception. Retrieved October 09, 2018, from http://drjoecarver.makeswebsites.com/clients/49355/File/love_and_stockholm_syndrome.html

Durvasula, R. (2018, August 08). Part 3: Narcissist, Psychopath, or Sociopath: How to Spot the Differences. Retrieved October 09, 2018, from https://www.medcircle.com/videos/53185-part-3-narcissist-psychopath-or-sociopath-how-to-spot-the-differences

Hare, R. (1994, January). This Charming Psychopath. Retrieved October 09, 2018, from https://www.psychologytoday.com/us/articles/199401/charming-psychopath

Leve, A. (2017, March 16). How to survive gaslighting: When manipulation erases your reality. Retrieved October 09, 2018, from https://www.theguardian.com/science/2017/mar/16/gaslighting-manipulation-reality-coping-mechanisms-trump

Schneider, A. (2014, October 03). Unreality Check: Cognitive Dissonance in Narcissistic Abuse. Retrieved October 09, 2018, from https://www.goodtherapy.org/blog/unreality-check-cognitive-dissonance-in-narcissistic-abuse-1007144

The National Domestic Violence Hotline. (2018, February 18). Why We Don’t Recommend Couples Counseling for Abusive Relationships. Retrieved October 09, 2018, from https://www.thehotline.org/2014/08/01/why-we-dont-recommend-couples-counseling-for-abusive-relationships/

75 pensieri su “Sul gaslighting sociale: come la società contribuisce al silenzio delle vittime facendole vergognare

  1. Altro articolo perfetto. Finché lo leggevo, già all’inizio, pensavo con rabbia alla farsa inscenata in terapia di coppia, da mia moglie e anche dalla terapeuta, incapace di cogliere minimamente la gravità della faccenda. Poi quando sono arrivato alla parte che parla proprio dell’inutilita e anzi dannosità della terapia di coppia mi sono completamente rivisto.
    Lei che in 4 e 4 otto mi ha fatto passare per quello aggressivo che la trattava male, e la terapeuta che al massimo è arrivata a dire: se ritiene di essere stato abusato poteva denunciare sua moglie.
    Come sempre articolo illuminante.
    Un abbraccio!

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  2. Grazie, carissimo Gianni. Certo, e poi tutte queste sarebbero teorie inventate da noi senza capo né coda mentre loro vorrebbero solo passarci sopra una spugna e andare avanti alle loro condizioni come se niente fosse. Be’, quando trovano la complicità di un professionista il danno arriva alle stelle. Per questo l’informazione è salvifica! Abbracci a te.

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  3. Lo scorso anno mi sono recata in ospedale dopo una brutta lite verbale con il mio np.
    Lite in cui mi aveva danneggiato casa e rivolto epiteti tremendi.
    Sono stata liquidata dal personale di turno poiché “segni non ne avevo” quindi potevo anche smetterla di recitare e tornarmene a casa.
    Nessuno si è preoccupato di chiedermi cosa fosse successo, se sentivo il bisogno di parlare con qualcuno, niente di niente.
    Sono stata trattata come una visionaria da talmente tante persone, che ancora oggi non riesco ad avere un ricordo nitido di quel giorno. E’ come se davvero mi fossi immaginata tutto.
    Ero sua succube da talmente tanto tempo che mi sono anche sentita dire che le cose che faceva, gliele permettevo io, e mi era sempre andata bene cosi, quindi non avevo motivo di lamentarmi.
    Domenica sua madre mi ha ripetuto per l’ennesima volta “se fosse stato mio marito non gli avrei mai permesso di”
    Quindi sa che è un disgraziato, ma è il suo bambino, semmai sono io la scema che non è mai riuscita a placarlo.
    Nessuno all’infuori di chi ci è passato (quindi solo voi) mi ha mai creduto.
    Ora che sto finalmente realizzando e prendendo le distanze, sono quella avida che nel momento del bisogno (di lui) si sta tirando indietro.
    Ma che andassero tutti a quel paese.

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  4. C’è una sola persona che conosce tutta la mia storia, dall’inizio fino a tutti i dettagli che ha vissuto dai miei racconti, dalle mie gioie smodate iniziali alle mie lacrime ininterrotte finali. Questa persona conosce me, e non lui. Vuole bene a me, ormai odia lui. Ed è stato uno specchio in cui potersi riflettere senza paura di essere giudicati, senza dover mentire, una valvola di sfogo, una spalla su cui piangere, un luogo sicuro dove non provare vergogna.
    E poi c’è un’altra persona che mi vuole bene, ma che conosce e frequenta lui. All’inizio è stato il mio confidente proprio in virtù di questa conoscenza reciproca ma col passare del tempo e il precipitare degli eventi mi sono dovuta frenare. Perché a tutt’oggi, benché siano passati mesi, benché io lo abbia totalmente ripudiato np, questa persona – so in cuor mio – non potrebbe mai capire. Io sarei quella rifiutata che per ripicca sta sulle sue, io sarei quella insoddisfatta che ha gonfiato questa storia, io sarei quella che, poverina, c’è rimasta sotto.
    Purtroppo non c’è scampo, se lo si conosce si è nella rete.
    Con tutto il bene, con tutta la buona volontà.
    Solo chi non lo conosce ha potuto capirmi e non giudicarmi, ha potuto avere una visione lucida e aiutarmi, ha saputo vedere ciò che ero e ciò che mi aveva fatto diventare, ha saputo tenermi la mano quando ero nelle tenebre e ora gioisce con me ad ogni traguardo lontano dalla bestia.
    Perché np ha lavorato una vita per costruirsi la sua fottuta immagine, ogni giorno si alza e ha come unico obiettivo quello di truffare, gettare fumo negli occhi, piegare menti e cuori.
    E non lo fa solo con noi ma con parenti, amici, colleghi.
    La chiave (parlo per me ma penso si possa estendere ai più) è sempre mettere al centro noi: non fare terapia di coppia ma singola, eliminare – o perlomeno non affrontare certi argomenti – le conoscenze comuni ma tornare a quelle solo nostre, farne di nuove.
    Vivere dove l’ambiente non è contaminato né da loro né dal gas malefico che hanno sparso.

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    1. Cara Device io sono riuscito a confidarmi con parecchie persone, avevo il bisogno logorroico di raccontare e di essere creduto. Molti l’hanno fatto, specie chi non la conosce o la conosce solo perché mia moglie.
      Dopo un po’ ho capito l’inutilità di raccontare a chi conosce bene lei.
      Solo una persona che conosceva più lei che me è riuscito a capire nonostante tutto. Il risultato è che noi siamo diventati ottimi amici. Tra di loro praticamente non si sono più visti e sentiti per volere di mia moglie, che adesso non fa che criticarlo.
      Credo che per molti sia impossibile capire fino in fondo, ma almeno io ho spesso avuto il riconoscimento della mia sofferenza.
      Un abbraccio!

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      1. Esatto Gianni,
        “l’inutilità di raccontare a chi conosce bene lei”, a questo mi riferivo.
        Cioè coloro che sono già manipolati dal nostro stesso carnefice ma superficialmente e senza accorgersene in un certo senso, coloro per i quali np passa come una persona candida che mai potrebbe fare ciò che noi asseriamo. Perché noi complementari invece abbiamo tutti la caratteristica comune di essere ematici, schietti, di vederci lungo… e tutto questo messo a confronto con l'”infinita bontà e ingeniutà” che un amico vede nel np viene trasformato in possessivi, gelosia, processo alle intenzioni.
        Mi sono ribellata tantissimo sul dovermi in un certo senso “piegare al sistema”, io sono una abituata a lottare per cambiare le cose che non mi vanno bene ma con np non c’è partita: o fuggi o soccombi.

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      2. Ti dirò di più, altra analogia.
        Ho visto che col passare dei mesi amici suoi e conoscenti miei, probabilmente nemmeno a conoscenza della nostra pseudostoria hanno iniziato a ignorarmi sia fisicamente che sui social. Cosa che sta accadendo anche con “the next”, una con la quale ho scoperto che mi triangolava (anche se lo ha negato fino alla morte): prima tutti eventi insieme, like e chi più ne ha più ne metta, ora non se la calcolano di striscio.
        Coincidenza? No, campagna diffamatoria anche su questa povera crista.
        E tutti i Charlie Braun a fare clap clap…
        Fa male, è ingiusto, ma così è purtroppo.
        via più veloce della luce.

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    2. Device perfettamente giusto. Purtroppo l inganno che loro mettono in atto e su tutti i fronti e con tutti. Pochissimi possono magari vedere con chiarezza . Sarà dura ma il tempo passerà..ho momenti dive ancora sono incredula ma il no contact e l unico e davvero unico modo per cominciare a riprendersi la propria mente anche se gli strascichi ci sono soprattutto su un lavoro fatto quasi tutto di love bombing. Un abbraccio

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  5. Articolo perfetto.
    I narcisisti sono senza empatia e coscienza, la terapia per loro sarebbe inutile, sono in grado di manipolare perfino i terapeuti.
    La rivittimizzazione delle vittime da parte di alcuni terapeuti è davvero deleteria per chi è vittima di abuso narcisistico, non siamo tutti codipendenti, siamo stati manipolati. E se viene a volte abbindolato Robert Hare che è il massimo esperto della psicopatia figuriamoci noi.

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  6. Grazie Claudelia.
    Questo lo stampo e sottopongo all’attenzione della mia par-condicissima terapeuta.
    Certo che leggendo mi è venuto davvero male: sono sopravvissuta a tante di quelle manipolazioni da parte di tante di quelle persone e figure professionali (purtroppo ancora in corso) negli ultimi 13 anni, che devo averci una tempra de ferro, o un angelo custode molto attivo.

    Una cosa specifica ho notato, ma posso sbagliarmi essendo la mia esperienza, soggettiva per natura: che NON si possono menzionare in certi ambienti (quasi tutti) parole come narcisismo maligno, triade oscura, psicopatia. Pena l’essere considerati ancora più folli.
    Allora mi sono informata e ciò che ho compreso è che solo in psichiatria forense (Hare, per dire il suo campo d’elezione) sono utilizzati certi termini e certe diagnosi, ma nella clinica psicoterapeutica italiana essi non vengono utilizzati e, qualora pronunciati da profani del mestiere psi (come me), hanno l’effetto immediato di “respingere” il terapeuta che li sente pronunciare nel suo setting. Perché (così mi hanno detto) in Italia gli psicoterapeuti sono tutt’al più pronti ad ascoltare narrazioni includenti il perverso, il sadico, il godimento senza limiti come unico faro nella vita di queste persone. E incontrare uno strizza-cervelli pronto a convalidare almeno questa importante parte della struttura di personalità narcisistica, è già tanta roba.

    Per cui d’ora in poi cercherò di utilizzare questi termini meno respingenti (se dici psicopatico in Italia, più che ai serial killer delle serie Netflix, la gente non pensa) e se notate che un familiare, amico o terapeuta dopo le milionate di volte in cui avete cercato di spiegare la vostra situazione tramite quei termini “sensibili” lì ancora non vi ascolta, non vi convalida, fa finta che la parola “psicopatico” sia stata da voi buttata lì a caso, cambiate registro linguistico, leggete cosa si intende per perversione oggi nella letteratura scientifica (e che poco ha a che fare con l’accezione freudiana): magari vi andrà meglio, magari vi staranno più ad ascoltare. Senza considerare che il gaslighting definitivo te lo dà il sistema giudiziario di fronte a cui nessun termine diagnostico è consigliabile utilizzare, a meno di non inimicarsi ancor di più il giudicante.

    Ari-grazie: copio copio copio e poi incollo sulla fronte della mia psi. Vi faccio sapere come va. E se va male pur dopo tutto questo tempo, dopo tutti i miei tentativi di far passare il messaggio, dopo tutte queste frasi nell’articolo da scolpire nella roccia, dopo le mie capovolte gergali per capirse, allora sarà un bell’adios pure con lei.

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    1. Carissima Lucia,
      Hai tutta la mia comprensione e condivido pienamente ciò che dici in merito alla pressoché totale impossibilità di citare parole come “narcisista perverso” con tanta parte degli psicoterapeuti italiani. Anch’io ho dovuto ricorrere a una costante parafrasi per non trovare il muro del terapeuta (e mi sconcerta che vittime di abusi come noi debbano pure sobbarcarsi questo enorme compito). Tre ne ho cambiati: pensa solo che sia il primo sia il secondo, in modi diversi, sono riusciti a dirmi “ma lei cosa andava cercando?”
      E che tutto naturalmente risiedeva nella mia fragilità e nel mio essere corresponsabile al pari del np.
      Solo chi ha provato sa quanto ti può far sprofondare ancora di più una frase del genere. Personalmente, ricordo di essere tornata a casa e di avere pensato seriamente al suicidio tanta era la sensazione di non potercela fare e, soprattutto, di essere una pazza che si era inventata tutto.
      Grazie Claudileia per averci dato questo ulteriore strumento di conoscenza.

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      1. Esatto cara Speranza, hai descritto perfettamente la mia, nostra, paradossale situazione.
        Quand’è che riusciranno a discernere tra conflitto (da entrambe le parti) e abuso (unilaterale)? Io credo ci siano tante di quelle persone nella nostra scomoda posizione che prima o poi non potrà non arrivare qualcuno a rompere l’omertà a reti unificate, a parlare chiaro su questo tema.
        Ci sono donne i cui figli piccoli sono messi in comunità e poi affidati all’abusante. Fanno video sui social per spiegare la relazione perversa, la Pas (frutto di una mente perversa e pedofila) di cui sono accusate, gli abusi diretti e e gli abusi assistiti dai propri figli ma nulla, passano mesi e mesi allontanate come fossero le streghe dei propri figli. Io se ci penso sto male. E’ anche un business dimostrato: tra CTU, case famiglia e giudici intercorrono sovente, sullo stesso territorio geografico, interessi pecuniari. Una vergogna.

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      2. Cara Lucia, sugli interessi di mezzo non ci sono dubbi. Gli allontanamenti vengono fatti con molta leggerezza e gli assistenti sociali hanno un potere incredibile. La questione è: viene data una formazione adeguata sulla PAS, sulle relazioni perverse, sul narcisismo patologico, sulla psicopatia, sulla manipolazione agli assistenti sociali, ai CTU, ai magistrati, agli avvocati? Qui in Italia assolutamente NO. Direi che per ora si tratta di una vera UTOPIA. Il lavoro duro lo stiamo facendo noi blogger, un numero molto ridotto di psicologici che annaspa tra il poco materiale pubblicato dai piccoli e medi editori, e un numero ancora più ridotto di professionisti italiani che scrivono e pubblicano per conto proprio. Concordo che è una vergogna.

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      3. La psicologa da cui andavo io, prima e dopo che scoppiasse la “bomba”, mi parlava di sue “fragilità” e, al massimo, di un comportamento passivo aggressivo. Alla fine ero io che risultavo impositiva, rigida, intollerante. Forse non ho saputo spiegarmi bene, passarle realmente l’idea del mio vissuto, ma è anche vero che in alcuni casi, come il mio, gli abusi non erano così evidenti. Credo che starebbe proprio al professionista leggere tra le righe ed aiutare il “paziente” a mettere a fuoco l’ accaduto.
        Una volta, però, mi disse che l’atteggiamento che avevo era simile a quello delle donne che prendono botte e poi giustificano il partner incolpando loro stesse. La cosa mi colpì molto, forse mi risuonò qualcosa dentro.
        Credo che mi sentissi proprio così, anche se non avevo consapevolezza del quadro generale.
        Ciò che noto è anche che vi sia la tendenza a “giustificare” gli atteggiamenti narcisisti. Lo leggo nei vari blog ( non questo), nei commenti sotto i video, nei discorsi fatti in giro … È come se il sentire comune fosse un po’ quello: ma siamo tutti così, chi più chi meno. Alla fine ognuno guarda al proprio interesse, è la legge del più forte, bisogna imparare a sopravvivere.
        Io rimango esterrefatta.
        Non mi reputo una santa, credo che ognuno di noi contenga i suoi bravi demoni, ma la differenza sta proprio nel prenderne il più possibile consapevolezza e nel fare sì che non siano questi a guidare la nostra vita.
        La leggerezza, la superficialità, la mancanza di visione critica con cui mi pare che il mondo stia affrontando la vita quotidiana e le relazioni, mi mette in uno stato di sconforto e paura abbastanza gravi. Per la prima volta, forse, mi sento davvero fuori posto e fuori tempo.
        Comunque credo che sarebbe oltremodo necessario che si crei una “lista” di terapeuti del territorio nazionale, specializzati nel campo degli abusi psicologici ( e talvolta fisici) a cui poter attingere in caso di bisogno.
        Io ho provato a cercare nella mia zona e non ho trovato niente.
        Ultimamente vado da una counselor, mi sta aiutando, ma anche lì il sottofondo è un po’ quello: certo, lui ha sbagliato, certo lui non è una bella persona, però tu sei un’ingenua e non hai voluto vedere la realtà.
        E sempre mi rimane quella frustrazione di non riuscire a passare a chi mi dovrebbe aiutare, le sensazioni che io provavo e come mi sono sentita quando tutto è uscito fuori.
        Alla fine, mi sa che vale il detto Aiutati che Dio ti aiuta.

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      4. Cara natnat2000, è innegabile che c’è un aumento della superficialità a causa del bisogno immediato di risposte. Infatti, per me è essenziale valutare le fonti prima di tradurle e pubblicarle qui. Ho la speranza che i miei lettori vadano oltre me con le ricerche. Penso che tutto dipende della passione che mettiamo su qualunque cosa facciamo e che un bravo professionista non si limiti a riprodurre unicamente i concetti che ha imparato all’università, ma comprende che una società in evoluzione subisce cambiamenti radicali che vanno a intaccare la mentalità delle persone. Ci sono degli psicopatici e narcisisti perversi MA ANCHE chi cerca di scimmiottare i loro comportamenti perché convinti che il mondo è degli squali. A mio parere chi si comporta come uno psicopatico va trattato come uno psicopatico perché contano le sue azioni e non l’empatia che IPOTETICAMENTE ha. Le persone che hai menzionato fanno fatica a guardare i fatti nella loro cruda realtà. Quando i comportamenti sono subdoli è difficile trasformarle in fatti concreti: la loro mente semplicemente non ci arriva. Quindi, molto spesso ne va della bravura del professionista comprendere che i danni degli atteggiamenti subdoli valgono quanto quelli più distruttivi e violenti. Questo perché uccidere psichicamente una persona significa avere la volontà deliberata di annullare anche la sua esistenza fisica attraverso l’isolamento e nei casi più gravi inducendola al suicidio. Se il tuo counselor ti fa sentire un’ingenua che non ha voluto vedere la verità, perdonami ma difficilmente può aiutarti a lenire gli effetti del trauma che hai subito. Allora forse non ha capito l’alto potere manipolatorio della persona che ti ha danneggiato, proprio perché stenta a individuare la tossicità dei comportamenti subdoli. Non è affatto vero che “siamo tutti un po’ così”, anche perché se siamo qui a parlare e siamo in tanti vuol dire che certi atteggiamenti ci feriscono e non possono essere consolidati dal sentire comune perché renderebbero il mondo inospitale e invivibile. Perdere la fiducia nel mondo è fare il gioco dei peggiori esseri che esistano – o quanto meno il gioco di persone fortemente superficiali. Abbracci a te!

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      5. Ciao Claudileia,
        Sono sempre Naty, quella di altri post..😊non riesco più ad entrare con il vecchio nome… comunque, al di la di questi particolari.. rispetto a quello che dici è in effetti per me abbastanza frustrante non trovare un riscontro chiaro nel mondo dei terapeuti.
        Sarei tentata di cambiare ancora, ma sinceramente non nutro grosse speranze. Ho provato, come dicevo nell’altro post, a cercare qualcuno in zona che fosse ben ferrato sulla questione, ma non ho trovato nulla, quantomeno dalle informazioni reperibili su internet. Mi posso affidare solo al passa parola o sul Ho sentito dire che quello è bravo, ma che sia bravo non significa che sia adatto alla mia situazione.
        Non so. Sto cercando di trarre il maggior beneficio possibile da questa terapeuta, che comunque riconosce la patologia del soggetto, ma credo non abbia proprio cognizione del disturbo narcisistico di personalità. Lei parla di doppia faccia, si rifá a Lowen quindi lo identifica come un carattere orale..ci sta, ci sta tutto, ma rimane il fatto che io resto una troppo ingenua e che vuol credere alle favole.
        In parte è indubbiamente vero che io abbia cercato e trovato in questa persona un rifugio e una rassicurazione per tante mie paure ed insicurezze. È anche vero però che dall’altra parte ho trovato uno stratega in grado di farmi vedere un film inesistente.
        In ogni caso, quello che mi ha salvato la vita, e lo dico senza falsa adulazione, è stato questo blog, i vostri commenti, risposte, oltre ad alcuni video e testi che ho letto.
        E poi la vita me la sono salvata io, e di questo mi sarò per sempre grata e riconoscente, oltre che fiera.
        Non dico di esserne fuori, ma sto molto meglio, a distanza di quasi 5 mesi. So che la strada sarà ancora lunga, ma se penso a come stavo un paio di mesi fa, mi sembra un miracolo essere qui, esserci ancora e stare anche bene, a volte.
        A volte, ancora, sono presa dai dubbi. Ma lui sarà veramente così? Ma non è che sono io che non valgo niente e per questo mi ha abbandonata? Non è che la sua nuova compagna vale molto più di me e per questo lui la ama?
        Però cerco di non farmi sopraffare.
        Grazie di tutto, un grandissimo abbraccio.

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      6. Cara Speranza, quanto mi dispiace sapere che dei professionisti non hanno avuto la capacità di arrivare alle vere cause della tua sofferenza e hanno affondato la lama. Questo è uno degli elementi che mi ha portato a fondare questo blog. Caspita, quanto costa INFORMARSI MEGLIO? Loro ci guadagnano su questo… Dovrebbero farlo per esercitare la loro professione al meglio anziché sparare senza alcun tatto vecchi concetti obsoleti. Ho letto un bel po’ di materiale dei cosiddetti curanti (anche rinomati, alcuni non escono dalla TV) che affermano che la cosa migliore è stare in silenzio tutto il tempo mentre il paziente parla perché dentro di lui ci sono le risposte e la cura oppure che tradire il proprio partner è una sana medicina per rendere la vita più piacevole… Onestamente sono cose che mi farebbero ridere se solo non guadagnassero fior di quattrini dalla sofferenza altrui e dai loro carnefici. Mi chiedo: com’è possibile che in Italia pubblichino con dei grossi editori mentre i pochi che parlano di contatto zero e di relazione patologiche vengono relegati agli editori nani? La risposta è una sola: hanno in cura pseudo pazienti narcisisti patologici dotati di un alto potere di acquisto che devono compiacere. E’ un dato di fatto che ad una certa età (mai prima) il narciso o psicopatico benestante terrorizzato dalla morte o dalla vecchiaia si reca da “uno bravo”, preferibilmente “uno famoso”. Il punto è che questo ‘famoso’ ha tutta la voglia di vendere i suoi servizi alla rete di conoscenza del n.p. “in crisi”… quindi cosa fa? Cerca di compiacerlo e di pubblicare i suoi libricini con degli editori altrettanto ‘famosi’. In altre parole pubblicano spazzatura che davvero colpevolizza le vittime e salva ‘misteriosamente’ i carnefici. Abbracci a te.

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      7. È pazzesco, ma è così!
        Lo posso confermare in parte anche per la mia professione che mi porta a contatto con gli editori di fama di cui tratteggi un esemplare ritratto. È scandaloso trasformare in business questa malattia sociale che porta una sofferenza indicibile. E ciò che mi indigna è che tutti traggono vantaggio dalla vittima: lo psicoterapeuta (quello non preparato, quello che ti guarda muto e dopo 40 minuti ti congeda sorridente e tu te ne vai con la morte nel cuore), lo psicoterapeuta di grido che si “coccola” np è i suoi amici benestanti, l’editoria succitata e tutti quelli che approfittano della tua debolezza per succhiarti qua e là quel po’ di energia che np si è dimenticato di prendere.
        Se c’è un lato positivo in questa storia (ed è la prima volta che lo dico) è che essa mi ha dato una visione straordinariamente lucida delle cose. Ad esempio, mi sono domandata quasi subito come mai tu pubblichi e traduci con chiara selezione degli argomenti (a volte si percepisce proprio che le tue scelte derivano dalle conversazioni che avvengono sul tuo blog) mentre altri si limitano a pubblicare testi ben concepiti in termini di keyword per ottenere visibilità sul web ed essere scelti come coach o simili. Purtroppo, ed è quello che almeno io ho constatato, questa patologia gode di ottima fama e farne un business è relativamente facile. E pazienza se sul terreno si lasciano cadaveri.
        Anche questo aspetto ti rende una grande persona Claudileia. Ti abbraccio con affetto

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      8. Grazie, cara Speranza. Ti svelo la mia tecnica di ricerca. Oltre alle domande che mi sono posta al mio tempo ci sono anche i vostri spunti che mi ricordano qualcosa che ho letto e allora anziché rispondere direttamente al vostro commento lo vado a pescare e lo pubblico. Diciamo che vi ascolto e mentre lo faccio rinfresco la mia memoria e imparo cose nuove. Questo si chiama auto aiuto, ecco perché vi sono grata! Abbracci e buona notte, cara!

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      9. Ho già avuto modo di dire che considero il mio terapeuta molto bravo, e l’aiuto che mi ha dato è stato fondamentale. Ma ho anche avuto modo di dire che lui non usa la terminologia usata qui; raramente ha usato la parola narcisismo, mai vittima, e raramente manipolazione.
        Tuttavia come prima cosa ha sempre validato il mio dolore come qualcosa di derivante dalla relazione, pur andando a fondo, giustamente, sulle cause legate alla mia storia personale. Poi non ha esitato a definire patologica, cinica e sadica mia moglie quando i suoi comportamenti sono risultati tali. Inoltre ogni volta che, sempre premettendo che non è possibile fare diagnosi per terze persone, si è comunque avventurato in una sorta di analisi di mia moglie, ha sempre detto cose del tutto coerenti con quanto io trovo qui o ho a suo tempo trovato da altre fonti.
        Per esempio nell’ultima seduta ha fatto un ragionamento che fila benissimo con il quadro che tutti noi ben conosciamo, e forse ha fatto una citazione di un articolo sull’ambiguità che anche io avevo letto e anche postato qui: “sua moglie ha proiettato su di lei una serie di oggetti interni irrisolti e il rapporto con sua moglie probabilmente non esiste al di là di questa proiezione; quando lei ha smesso di essere un telo bianco su cui sua moglie proiettava il suo mondo interno, il rapporto con sua moglie ha cessato di esistere”. Una frase di questo tipo, magari un po’ tecnica e forse criptica per chi non bazzica certe letture, per me è stata la prova che il mio terapeuta ha inquadrato il tipo di rapporto in essere e le sue problematiche, anche se usa termini diversi.
        Io credo che il primo passo che deve fare il terapeuta sia quello di validare il dolore che noi raccontiamo come qualcosa di reale e derivante dalla relazione. Se manca questo allora vale la pena cambiare subito psicologo.
        Ultimo esempio: in terapia di coppia (terapeuta diversa) io venivo ripreso per i miei attacchi di rabbia, che non facevano bene alla relazione …… Il mio terapeuta ha detto: “se una persona normalmente pacata ha continui attacchi di rabbia verso una persona, un terapeuta deve prima fermarsi a chiedersi da cosa sono provocati questi attacchi”, validando per quanto mi riguarda la dinamica relazionale disfunzionale.
        Sarò stato fortunato, ma invito tutti a insistere col proprio terapeuta sul riconoscimento della reale situazione, ed eventualmente in caso contrario, a cambiare terapeuta, anche se poi si deve ricominciare da capo.
        Un abbraccio!

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      10. Caro Gianni, visti i racconti che mi arrivano sei stato assolutamente fortunato. Difficilmente un professionista usa termini tecnici con te, perché sanno che quando esci dallo studio potresti andare a cercare e leggere un sacco di roba che non serve, ecco il motivo per il quale sono cauti. La questione è inquadrare le cause del tuo dolore e la mentalità di chi lo causa, fornendo strategie concrete di sopravvivenza diverse da quelle adottate da noi nell’infanzia. Strategie CONCRETE che ci aiutino non solo a far fronte al dolore, ma anche a preservare la nostra dignità, rinforzare la nostra autostima e abbassare il livello dei sensi di colpa. Su questo bisogna essere chiari con i pazienti: anche quando andrai via di casa, nonostante tutti i maltrattamenti che hai subito, proverai enormi sensi di colpa perché stai lasciando alle spalle una parte importante del tuo vissuto. Il terapeuta dovrà prepararti per l’angoscia che ti assalirà, per i tentativi di hoovering che saranno all’ordine del giorno, per il richiamo di quel finto focolare che fino al giorno prima chiamavi ‘casa’. Il terapeuta deve aiutarti con le giuste domande a trovare la forza necessaria per abbandonare il tuo vecchio Io sofferente per un’altro tutto da scoprire… Quindi direi che hai trovato un ottimo terapeuta, perché non ha paura di dire le cose come stanno e nemmeno di accogliere la sfida di traghettarti verso la tua futura nuova vita. Credimi, sono POCHI i terapeuti che si prendono questo impegno perché questo vuol dire anche assumersi la responsabilità dell’eventuale frustrazione di questo paziente quando si rende conto che il sollievo non è immediato. Ci sono pazienti che dicono cose come: “Ma Lei mi ha fatto capire che avrei avuto un destino migliore, invece provo solo dolore e angoscia…”. Non è un mestiere facile, per questo dovrebbe essere fatto con passione e EMPATIA verso chi soffre. Abbracci!

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      11. Sì cara Claudileia, direi che sono stato fortunato.
        E posso confermare che in questo momento il mio terapeuta sta lavorando, in accordo con me, sul dopo; intanto si preoccupa molto di quanto io debba ancora restare a casa nell’impossibilità di una soluzione materiale. Mi incita a prendermi e a godermi quelle libertà (per adesso solo mentali) che mi sto prendendo, definendole sane e quasi doverose considerata la mia situazione, da quanto si protrae e dal tipo di frustrazione che mi provoca. E mi da qualche consiglio anche pratico su come impostare una fase di separazione, in modo da essere tutelato anche di fronte ad altri, ad esempio di fronte ad un giudice.
        Quindi direi che ho trovato un ottimo aiuto; poi ci sei tu e questo blog e il gioco è fatto…… magari bastasse, poi ci vuole il proprio impegno, ma anche il tuo aiuto è fondamentale.
        Un abbraccio!

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  7. Innanzitutto buon anno nuovo a tutti!
    Bell’articolo, una sola cosa mi confonde: ma il gaslighting non è il semplice negare che siano successe delle cose? Perché in quest’articolo viene rappresentato più come una forma di distorsione generica della realtà a danno della vittima, qualcuno potrebbe darmi chiarimenti?

    A parte questo piccolo dubbio, sono sempre stato convinto che alle volte i “personaggi secondari” delle vicende, dagli spettatori agli opinionisti, non abbiano colpe minori rispetto al narcisista, anzi, sono sempre stato convinto che se non ci fossero loro lui spesso se la passerebbe male ed i suoi giochetti danneggerebbero solo lui.

    Volevo aggiungere un’opinione personale: spesso incolpiamo le vittime di quello che subiscono semplicemente perché, dall’alto della nostra insensibilità e mancanza di fantasia, crediamo di aver affrontato di peggio e di esserne usciti da soli e facilmente. Ovviamente è tutto falso, come sempre solo chi conosce le cose ne capisce le difficoltà e le rispetta, però sulla base di quest’idea possiamo dire grosse baggianate a persone che in quel momento è l’ultima cosa di cui hanno bisogno.

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    1. Ciao Giovanni e buon anno anche a te 😊 Il gaslighting, almeno per quello che ho visto, vissuto, letto e capito può essere di vari tipi. Può manifestarsi nel classico negare delle cose dette o fatte per farti andare in confusione (so che alcuni perversi nascondono pure oggetti di proprietà della vittima o spostano le cose in casa per non farle trovare) ma anche e soprattutto far credere alla vittima di essere una persona diversa da quella che è. Qui tanti di noi hanno vissuto questa terribile esperienza, ovvero essere giudicati persone ossessive/possessive/paranoidi e chi più ne ha più ne metta….ovviamente per appiccicarci addosso queste etichette prima fanno un lavoro certosino per provocare reazioni negative, poi le usano per accusarci.
      Di solito questo accade quando il loro giochetto viene smascherato..quando scopri che la loro vita non è quella che ti dicevano, o quando protesti per un comportamento lesivo o abusante. Ti dicono che sei tu ad averli provocati, maltrattati, traditi e ingannati (quando invece sono loro a farlo).
      Spesso fanno leva su vecchi sensi di colpa infatti noi empatici siamo spesso stati bambini che per avere più affetto hanno cercato di fare di tutto di di più per accontentare i nostri genitori quando ci dicevano che non eravamo mai abbastanza bravi….e lo stesso fa il narcisista. Per quanto ti sforzi di fare del tuo meglio per lui/lei verrà il momento in cui ti farà credere che non sei alla sua altezza, che merita di meglio e che ha sbagliato il suo giudizio positivo iniziale su di te. Tutto questo come ben sappiamo provoca un dolore enorme, e loro lo sanno bene.

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      1. Io ho un collega narcisista che riscrive gli episodi in modo che sono sempre io quello ad attaccarlo, a criticarlo, anche se non è vero e ne sono consapevolissimo. Succede la stessa cosa nella coppia e per l’affetto che nutrite non riuscite a guardare questa messinscena con il dovuto distacco?

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      2. Purtroppo non è semplice identificare questi abusi soprattutto quando non hai la consapevolezza di avere un partner narcisista….cioè capisci e vedi che certe cose e certi comportamenti sono strani ma ti attribuisci lo stesso delle responsabilità inesistenti o che loro ti fanno credere di avere. Non si pensa che siano manipolazioni…lo capisci dopo, nel tempo…
        Io con il primo narcisista ho letteralmente subito tutto, ma con il secondo ero già consapevole della sua problematica e non ho permesso di manipolarmi la mente facendomi passare per una che non sono…l’unica volta che ci ha provato gli ho detto ciao. Ma solo perché avevo già esperienza maturata prima….se non hai mai avuto a che fare con un narciso comprendere per tempo le manipolazioni è davvero difficile….

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    2. Claudelia concordo che le ragioni per cui tutto ciò di cui parliamo qui siano la non preparazione adatta fornita agli specialisti, il bacia-pile andante di alcune figure-star sempre in tv a parlare del nulla, la volontà deliberata da parte di alcuni professionisti – pubblicanti o meno – di amicarsi gli stronzopatici di successo, e il vergognoso interesse economico sulla pelle degli ultimi di cui discutevamo. Ed è vero che tutto il lavoro sul campo lo state facendo voi pochi blogger in Italia, cui le vie della pubblicazione con CE prestigiose sono precluse dovendo così ricorrere all’editoria a pagamento.
      Io trovo che ci sia anche un altro motivo aggiuntivo a questi già insormontabili di loro, ovvero che forse la “gente normale”, la società democratica, non è ancora pronta ad accettare il fatto che il perverso o lo psicopatico vivano tra di noi, nei nostri uffici scuole e case. Pertanto anche se qualcuno in qualche modo provasse diffusamente a rompere il velo della fantomatica “bontà umana per natura”, verrebbe ritenuto un folle complottista (infatti i pochi autorevoli professionisti che ne parlano sono ascoltati solo dalle vittime che sanno di cosa parla, vedi il Giudice Roia al TM di Milano)

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      1. Carissima Lucia, ahimè pure io ho avuto inviti assolutamente interessati a promuovere libri e anche a scrivere su questo argomento per case editrici di tutto il rispetto. Ho sempre lasciato chiaro che il mio campo è la Letteratura e che a lui tornerò, quindi se vorranno pubblicare i miei romanzi BENE. Altrimenti il blog è il blog e lo scopo è l’auto aiuto. Ho sempre lasciato chiaro con voi lettori come la penso: che l’informazione su questo argomento debba arrivare al maggior numero di persone possibile, sopratutto a chi non ha la possibilità di trovare un terapeuta preparato. Mi fa molto piacere sapere che molti terapeuti consigliano e usano il blog come fonte di informazione perché era proprio questo il mio obiettivo. Basta dire: be’, io non lo sapevo. Non ci sono scuse per l’ignoranza. Voglio dire, se sei un bravo terapeuta che non domina l’inglese, come fai ad aiutare il tuo cliente con la scarsità di materiale che si trova in Italia? E perché dovrei io fare coppia incolla di ciò che leggo in inglese (come purtroppo fanno alcuni!) e poi pubblicare il mio libricino facendo finta di aver partorito tutto dalla mia testolina? Onestamente ho altri piani nella vita e certamente questo blog concepito così com’è, gratuitamente e accessibile a tutti, rende il mio cuore leggero. Voglio dire, quando ho raccolto abbastanza materiale e selezionato un nocciolo duro di autori che parlavano chiaramente sul tema mi sono sentita forte abbastanza da avere ‘le spalle coperte’ e rendere pubblico ciò che sospettavo e avevo scoperto. Pubblico i migliori e chi vuole è libero di approfondire di più dalle stesse fonti che prendo. Non sono assolutamente gelosa, anzi. Non ho mai pensato a monetizzare la cosa perché sarebbe squallido, dal mio esclusivo punto di vista, ovviamente. Abbracci a te.

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    3. Non si corre il rischio di stare un po’ troppo sul “chi va la?”, nel senso che dopo un’esperienza con un narcisista magari poi si tende a mettere i remi in barca ai primi segnali e si allontanano persone magari un po’ saccenti, boriose o stronze, ma tutto sommato lontane dai picchi del narcisista e che potrebbero avere dei lati realmente buoni?

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      1. Caro Giovanni, è naturale che dopo un’esperienza così distruttiva le persone avvertano una grossa difficoltà a fidarsi degli altri. Attenzione, però, a chi ha provocato questa sfiducia: noi che aiutiamo le persone a identificare questi soggetti sbandierando tutte le loro caratteristiche e come affrontare il trauma oppure i manipolatori più spietati, attraverso un lavoro di erosione identitaria notevole che ha prosciugato le loro energie e messo in dubbio il loro valore?

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      2. In realtà volevo rispondere ad un post poco sopra, ma siccome sono il solito pasticcione ho sbagliato XD.

        Si, sono assolutamente d’accordo che questa perdita di fiducia debba essere imputata ai carnefici, e quest’articolo mi ha fatto aprire gli occhi su quanto spesso, magari anche in buona fede, si rischi di sollevarli da tante di esse. E ti sono molto grato per queste pagine, che mi stanno aiutando a capire meglio delle cose che voglio capire.

        Il narcisista va evitato come la peste, senza se e senza ma. E capisco che, nel dubbio, forse è meglio chiudere una porta in faccia piuttosto velocemente che rimanere invischiati una seconda volta in quell’inferno.

        Però certe volte mi chiedo quanto le nostre precedenti esperienze possano penalizzare delle persone che tutto sommato meriterebbero di più, in coppia come in amicizia. I difetti del narcisista, in scala ridotta, possiamo averceli tutti, e fare le dovute distinzioni può richiedere quel tempo e quella soglia di rischio che una vittima non è più disposta ad accettare.

        Non posso capire l’entità del danno che questi mostri possono provocare, quel che so nel mio piccolo è che 10 anni fa decisi di rimanere a “circolo chiuso” ed improvvisamente sono sparite le fregature, perché sostanzialmente se prima conoscevo venti persone l’anno poi ho iniziato a conoscerne una.

        Poi come mi sono rimesso a conoscere gente a manetta sono arrivate di nuovo brutte fregature e mi sono chiuso di nuovo. Solo che adesso soffro un po’ di solitudine (amici storici che si sono trasferiti, sposati, etc etc) e non mi ricordo più come si fa ad essere socievole.

        Ed il dubbio che in tutto questo, potenzialmente, ci abbia perso solo io mi rimane.

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    4. Quel che mi chiedo è se poi non si tenda ad allontanare le persone un po’ troppo in fretta, perché in piccola misura i difetti del narcisista sono piuttosto comuni e per approfondire la questione è necessario del tempo e della voglia di esporsi che una vittima di una relazione narcisistica difficilmente spenderà volentieri…

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    1. Salve Giulia” il Gaslighting se lo conosci lo eviti, e cerchiamo” nel limiti del possibili” di evitare e stare lontano , anche dai suoi praticanti ( portatori di dolore, e angoscia ) . Claudiléia ed altri che ringrazio hanno salvato e cercano di salvare altri, divulgano, traducendo e pubblicando fiume d’ inchiostro per informarci e formarci. Anche la persona chi non è stata toccata dal male, fa bene a prevenirlo.
      Un caro saluto.
      Milziade

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  8. Buonasera a tutti/e , e grazie di cuore a Claudiléia per il Suo impegno.
    Il gaslighting è una tecnica subdola, crudele e sadica per destabilizzare il/la partner. Questa condotta immorale e direi anche criminale , consiste in instillare dubbi, nella mente della vittima, che possono portare alla pazzia, disperazione e depressione del malcapitato ignaro/a. Il gaslighting è un gioco, solo per uno solo giocatore ” il gatto chi gioca col topo” . I narcisisti ci idealizzano prima, ci conquistano e si appropriano della nostra fiducia in loro, solo per il gusto di demolisci dopo ! Il gioco inizia per scherzo( battute e quant’altro) per passare poi a comportamenti più crudele: critiche, svalutazione e negazione di fatti o parole pronunciati da loro. Il che porta la/il partner a dubitare della sua memoria. È devastante! Il fine è dominare e controllare una persona che dicono di amare.
    Loro non amano, se non , perché cercano di migliorare, e raffinare questa tecnica distruttiva e machiavellica e renderla sempre più efficiente? La risposta è che la/ il narcisista non vuole rispondere, un giorno, di questi atti disumani. Perché andranno a dire in giro, che la/ il partner è pazzo/a paranoico/a e instabile. Loro i vincitori le vittime i perdenti.
    Buona notte e buona salvezza
    Milziade

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    1. Ciao Milziade, proprio come il gatto col topo! Solo che riesci a capirlo solo quando riesci a staccarti e a far passare del tempo.
      Io non ho avuto un rapporto di coppia con il patologico che ho incontrato. Mi ha semplicemente osservata e scelta lui, uomo sposato con figli a cui piaceva “stuzzicare le donne”, queste furono le sue parole.
      E poi tante altre frasi che sfuggivano al suo stesso controllo, come “io devo essere cattivo”, “non ho bisogno di dimostrare niente”, “chi sbaglia con me paga”, “detesto essere disturbato”, “non capisco perché i miei pazienti siano fissati con l’idea di guarire”…
      A queste e tante altre frasi assurde si sono accompagnati comportamenti aberranti, senza cuore e a puro vantaggio personale senza alcuno scrupolo di coscienza e rispetto per il prossimo.
      Quando – di fronte a tutto ciò – il tuo ambiente sociale non riesce a capirti e minimizza i fatti che tu faticosamente cerchi di spiegare, ecco che allora vivi davvero un secondo abuso, che ti traumatizza come e forse più del primo.

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      1. Cara Speranza, molte delle frasi e comportamenti che hai menzionato non solo in questo commento dimostrano l’assoluta mancanza di empatia di questo ‘uomo’ e il suo odio verso le donne. Le frasi che hai scritto in questo commento sono l’essenza del pensiero dello psicopatico: c’è la mancanza totale di empatia per i suoi pazienti, l’odio per le donne, la sensazione di essere cattivo, l’assenza di sentimenti, la voglia di isolamento (perché si crede speciale e unico: nessuno è alla sua altezza), la vendetta contro chi crede di essergli di intralcio e poi… sulla base degli altri tuoi commenti anche la perversione sessuale e l’eccitazione maggiore attraverso la profanazione di ciò che dovrebbe essere sacro: la condivisione dei pasti con la sua famiglia, piazzando sul tavolo l’immagine di un corpo nudo di donna. C’è proprio tutto. Credimi, non sto sparando una diagnosi perché lui stesso da medico, ha dimostrato di sapere con queste frasi esattamente chi è e di cosa è capace. Mi rallegro per la forza che stai dimostrando perché non ci sono dubbi sugli aspetti mostruosi e estremamente manipolatori di questa persona. Una persona che opera con questa freddezza in ambito sanitario è capace di tutto. C’è da aver paura, eccome. Abbraccio grande a te!

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      2. Cara Claudileia,
        Le tue parole sono un autentico conforto, venendo da una persona con la schiena dritta quale sei tu. Se, poco alla volta, mi sto riabilitando lo devo moltissimo a questo blog e a te. Qui ho trovato competenza e anche una terminologia incredibilmente adatta a descrivere cose che il cervello non è più in grado di valutare. Perché è questo che si diventa: esseri privati di dignità e coscienza di sè, esseri che scivolano ogni giorno più in basso e nella solitudine più totale. A te, e a tanti amici qui, la mia riconoscenza per sempre.
        Solo una domanda rispetto al tuo commento in risposta al mio: pensi quindi che lui, in quanto medico, sia in grado di conoscere la propria mostruosità?

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      3. Gentilissima Speranza, il Gaslighting è una condotta complessa, cioè l’aggressore, oppure la/ il narcisista non adotta un comportamento a senso unico! Nel loro arsenale di cattiveria e malignità, che è combinata e variegata da una miriade di atti, fatti commessivi e omissive. Il /la partner per capire le azioni dell’aguzzino, passa un asso di tempo! Dobbiamo considerare anche la fase finestra tra la seduzione” cattura” , idealizzazione e poi la fase del gaslighting che può durare finche morte non le separa. Se uno/a attento/a ad alcuni atteggiamenti, cerca aiuto e vuole la sua liberazione dalla morsa, allora ha tutti le carte in regola per allontanarsi dal/la suo/a carnefice.
        Un saluto grande a Claudiléia e un augurio, dal profondo del cuore, di un successo nostro per liberarci.
        Milziade

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      4. Ciao Speranza, la pratica del gaslighting, nel 90% , dei casi, è ad uso privato! Cioè tra le mura domestiche. Quindi niente testimone, niente prove. Per questo , quando la vittima cerca di raccontare la sua vita d’inferno” uomo o donna che sia” trova incredulità da parte dei famigliari, amici e colleghi. Quello che successo a te succede e succederà ancora. Il carnefice agisce di nascosto, all’oscuro e all’insaputa di tutti! È questa la malignità e la malvagità fatta persona. Buonanotte Speranza.
        Milziade

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    2. Hai detto tutto, caro Milziade! Grazie a te! C’è una cosa verissima nella tua esposizione: affinano la tecnica col passare degli ANNI. Una moglie o marito sottoposto a questa tecnica per 30 anni, ad esempio, esce da uno pseudo matrimonio come un morto che cammina. Dico matrimonio o convivenza perché è innegabile che subire gaslighting quotidianamente è una vera induzione al suicidio. Loro vedono la tristezza negli occhi del partner, capiscono che è depresso e provano piacere nel tirarlo su ogni tanto… quando vogliono ottenere qualcosa da lui, evidentemente. Se poi aggiungiamo gli ignoranti che ti vengono a chiedere “ma se è così cattivo/a come hai fatto a restare tutto questo tempo?” l’orrore viene aumentato all’inverosimile. Abbracci a te.

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      1. Ecco questa è stata la frase che in assoluto mi sono sentita fare dalle persone alle quali dopo lo scarto ho raccontato la mia storia. E ogni volta che mi veniva fatta questa domanda rimanevo muta, incapace di rispondere. Quasi un’altra pugnalata. Niente tornava nella mia testa, era scoppiato l’inferno, mi sentivo un larva e dovevo pure considerare le mie responsabilità. Non ero pronta, non ero preparata, non ne ero in grado. Rispetto agli episodi di violenza e di abuso parlava di “persona aggressiva”, cresciuta in un contesto non adatto, di un problema culturale, di ferite sue che risuonavano ai miei comportamenti: ne uscivo a pezzi. Ho veramente rischiato di impazzire.
        È solo grazie alla conoscenza che ho fatto attraverso la lettura di libri, grazie a questo blog e a una terapista con la quale ho colloqui online perché lei vive a Roma e io a Milano ho iniziato a dare un nome preciso alle cose. E vi assicuro che rimanevo colpita dalla fermezza con cui questa dottoressa non teme di usare certi termini nonostante non abbia lui davanti. E allora mi sono spesso domandata…ma perché tanta reticenza? Capisco l’etica professionale ma perché non è sufficiente vedere e toccare con mano le condizioni disastrose in cui si trovano le vittime? Perché non sono sufficienti i messaggi, le mail o le telefonate per sbilanciarsi un po’ di più? Ma non per attribuire etichette, non per bollare qualcuno come disturbato ma per aiutare veramente i loro stessi pazienti. Come posso nelle condizioni in cui mi trovo capire il mio carnefice quando l’ho già praticamente capito per anni senza riuscire a capirci niente in realtà!
        Senza la conoscenza non si va da nessuna parte e questo blog è fondamentale nella vita di ognuno di noi perché ci offre, con tutta la discrezione possibile, gli strumenti per far luce, smettere di brancolare nel buio e rimetterci in piedi. Sicuramente molte persone erano in totale buona fede quando mi dicevano “ma come fai a pensarci ancora?”, “come hai fatto a rimanere?”, “io al posto tuo sarei andata molto prima e forse lui avrebbe capito”. Io però al posto mio non ce l’ho fatta e ho provato già abbastanza vergogna per me stessa da doverne provare ancora. Oggi leggendo questo articolo capisco che il rimuginio è una conseguenza del trauma, che io non devo necessariamente capire le sue fragilità che lo hanno portato ad avvisarmi, che non è un semplice strappo nella relazione o una fine burrascosa. Io posso prendermi il mio tempo senza sentirmi stupida.
        Nella vita si ha bisogno di chiarezza e quando si è in difficoltà ancora di più. Questo blog è spesso un faro per noi, sicuramente per me. Senza la conoscenza si può solo soccombere al volere del primo di turno.
        Grazie Claudileia e grazie a ognuno di voi ❤️

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      2. Carissima Miró, ciò che mi commuove di più è questa vostra capacità di sostenervi a vicenda e di farsi coraggio. Perché dimostra che state voltando lo sguardo verso la vera umanità dopo aver regalato la vostra generosità e empatia a chi non sapeva minimamente ricambiare. È un dato di fatto: quando lo scambio è positivo, cioè, quando sosteniamo con la nostra forza una persona empatica e sensibile che sta soffrendo, automaticamente questa persona reagisce donandoci la sua gentilezza. Se l’energia è reale finiamo la nostra giornata sentendoci molto meglio. Non ci sentiamo prosciugate dalle nostre energie come accadeva quando cercavamo di far comprendere a un n.p. che 2+2 non facevamo 8 ma 4 e in cosa consistevano le parole rispetto, lealtà, amore, sincerità, onestà, dignità, amicizia, fare squadra, essere in coppia, ecc. Le parole che ci scambiamo qui restano impresse perché dettate dal bisogno di aiutare le persone giuste e nel mentre comprendersi. Di giudizi non ne abbiamo bisogno e nemmeno della famigerata vergogna. La vergogna serve solo a una cosa: a dirsi un giorno ‘io mi vergogno di aver provato orgoglio per aver passeggiato mano nella mano con il NULLA. D’ora in poi solo gente di carne e ossa!”.Dobbiamo avere questa pretesa nella vita, quella di dare affetto a chi merita e di ricevere l’affetto che ci meritiamo. L’ affetto è vita, non importa da dove provenga. Si tratta di un bene talmente prezioso che cercarlo in un n.p., così povero spiritualmente, è tempo sprecato. Notte, cara!

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      3. Io stessa non posso fare a meno di chiedermi come faccio ancora a pensarci, io stessa mi dico che avrei dovuto stroncare prima il tutto. Poi ripenso ai giorni che mi sono lasciata alle spalle, alle ore che si trascinavano lente senza scopi se non quello di provare ad uscire da quell’incubo. Rivedo me stessa incredula quando per puro caso sono riuscita a mettere insieme i pezzi del puzzle, quando ho scoperto questa personalità fino allora sconosciuta. Rivivo il dolore, la disperazione e infine la rabbia.
        E in tutto questo scenario desolante emerge questo blog, le prime letture senza esporsi, i libri, lo studio, le email e l’abbandono… perché ad un certo punto ho voluto fare di testa mia e mi sono allontanata dalla via di uscita. Salvo poi capire che né io né il mio np eravamo diversi da tanti me e np raccontati qui.
        E allora con fatica riprendere la strada e seguire un percorso segnato da altri, consigli che solo a pensarci sembravano inattivabili… mettere in pratica tra speranza e inconsapevolezza quello che ogni giorno, voracemente incameravo quasi fosse aria per vivere.
        Da lì il no contact, una vera e propria disintossicazione, alla quale – confesso – non credevo fino in fondo.
        Pian piano l’aria intorno a me cominciava a farsi respirabile, poi pulita, fino a diventare ossigeno puro.
        Il resto è quello che sto vivendo ora, tra alti e bassi che ormai dipendono solo da me, obiettivi che non coinvolgono più minimamente np… una macchia confusa alla quale auguro ancora molto male. Non so se per arrivare alla fine vera del percorso dovrei cacciare anche questi ultimi sentimenti negativi… quello che auspico è di passare intere giornate senza che la mia povera mente sfiori quel ricordo.
        Un percorso ancora in essere, difficile, complicato, che solo chi ha passato a mio parere può comprendere… anche io “conosco” due psicoterapeute del centro italia, entrambe con un passato da complementare di np alle spalle, ho parlato con loro a volte e forse dovrei rifarlo per capire come effettivamente sono messa… ma non sono riuscita a fidarmi di nessun altro proprio per il timore di non essere compresa e di essere ulteriormente umiliata.
        Una persona magnifica, Claudileia… un supporto discreto, una mano sempre tesa che accarezza e se occorre riprende.
        E voi splendidi amici… ho tanti nomi in testa e nel cuore… braccia gentili, spalle su cui piangere, motivazioni, racconti, esperienze, vittorie e fallimenti. Tutti uniti in nome di questa fantastica empatia che ci ha portato sì tanta disgrazia, ma che non possiamo e non vogliamo perdere.

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      4. Non l avevo letto ancora questo commento. Bellissimo Device come ben sai ho mille e più punti in comune con il tuo vissuto. E rappresenti perfettamente il mio pensiero . Un abbraccio.. E un grazie sempre a tutte

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  9. Articolo molto vero. Solo chi ci è passato capisce che non sono semplicemente persone che si fanno gli affari loro, a spese degli altri. No. Loro fanno dispetti intenzionalmente, questa sensazione li fa sentire evidentemente potenti. E non è un caso se ti trattano male. Chi non li conosce bene continuerà a dirti che è solo un tipo molto egoista ecc. Ma solo chi li conosce bene sa…

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    1. “Solo chi conosce bene sa” come affermi tu, cara Molly, perché nessun psicoterapeuta o psichiatra al mondo può comprendere la freddezza di uno sguardo e il dolore che può provocare in te una risata sadica mentre sei a terra o piangi disperata per un’azione mostruosa. Ci sono professionisti che hanno vissuto una storia come la nostra o sono stati vittime di una famiglia disfunzionale come la nostra, altri, invece, mossi dall’empatia e dalla curiosità si sono presi la responsabilità di approfondire seriamente i sintomi dei loro pazienti e sono arrivati alla nostra conclusione: “questa paziente non ha avuto a che fare con una persona comune, il suo dolore è di tipo traumatico”. Mi auguro che siano sempre di più tali professionisti! Deve essere chiaro che non si tratta di una tua “percezione”. Che non sei “troppo sensibile” o “esagerata”. Hai visto la realtà di un “cuore nero” e hai cercato di raccontarla agli altri con le tue parole, da persona empatica che parla agli empatici che non hanno idea dell’esistenza di predatori umani. L’importante è aggrapparti alla tua verità. Purtroppo solo chi ha visto ciò che hai visto tu e patito il tuo stesso dolore sa che corrisponde al vero. Un abbraccio grande a te!

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      1. Cara Claudileia, esattamente… dall’esterno sembra che una esageri, ritengono che una si sia semplicemente imbattuta in un uomo particolarmente egoista… Non è così, ed è verissimo che solo chi ci è passato può comprendere che “c’è di più”, ti negano vacanze che un normale egoista non ti negherebbe (perché alla fine in vacanza ci va anche lui), ti rovinano le giornate di festa (con discussioni in cui alla fine discutono pure loro), ti arrivano in costante, scientifico ritardo e non ti avvertono (cosa che un egoista farebbe, per evitare discussioni). No, le discussioni e gli attriti loro li creano apposta. Solo chi li conosce bene sa… è proprio vero!

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  10. Prima di tutto buon anno 🙂 !
    Articolo molto centrato e utile, dovrebbero studiarlo tanti terapeuti.
    Lasciamo perdere gli ignari congiunti, familiari e amici che possono anche non capire, in effetti non è da tutti, e non è il caso di augurarsi che comprendano per esperienza diretta 😀 ho notato che persino tra le vittime resiste, magari sottotraccia, la tentazione a ridimensionare la sofferenza altrui.
    Però sui terapeuti la mia opinione (giudizio?) è senza appello: la sindrome di Stoccolma non è affatto recente e ben documentata, ma anche lasciando da parte la preparazione specifica (quanto mai necessaria) non dovrebbe la semplice empatia allenata di un esperto serio, dargli modo di “vedere” oltre il racconto e capire che una persona è letteralmente a pezzi e ha bisogno di ascolto, accoglienza e validazione della propria sofferenza?
    Purtroppo anche i professionisti (?) scelgono la strada semplice, cercano di curare la vittima sminuendo il danno che ha subito, minimizzando e colpevolizzando. Così davvero le infliggono il colpo di grazia.

    Avere una lista di esperti certificati, a mio parere, non risolve il problema – visto come vengono gestite le questioni delicate nel nostro paese – c’è il rischio concreto che tutti, annusato il filone redditizio, si “inventino” esperti in disturbo post traumatico da stress, perché è si tratta esattamente di questo.

    Il punto è che ancora una volta le vittime devono fare appello a tutte le proprie risorse per contrastare i danni e difendersi anche da chi in teoria li dovrebbe aiutare.
    Almeno con terapeuti pagati di tasca propria dovremmo comportarci come se fossero idraulici, estetiste o parrucchieri… non mi piace come lavori? Ti concedo un paio di colloqui poi addio.
    Purtroppo quando si è in certe situazioni, per struttura caratteriale o per eventi contingenti, si fa fatica a farsi valere specie con chi dovrebbe darti una mano.

    Per quanto mi riguarda non riesco a riconoscermi nella codipendente neppure nella veste di vittima predestinata, credo (magari sbagliando) che sia stata un concorso di condizioni accompagnata da robusta ignoranza, la mia, sul fenomeno.
    Mi sono interrogata a lungo su cosa si può fare per proteggere noi stesse e i nostri ragazz* senza seminare il panico e senza affidarsi alla buona sorte.
    Vorrei condividere con voi il mio pensiero, senza presunzione ma con la speranza di costituire spunto e confronto.
    Vado con una delle mie (amatissime 😉 ) liste sono regole banali che cerco di mettere in pratica:
    1. Non perdermi di vista. Ritaglio ogni giorno un po’ di tempo in cui mi dedico solo a me stessa, come fossi uno dei miei numerosi impegni giornalieri (so che può sembrare vagamente psicotico ma ce l’ho in agenda)
    2. Curare le mie relazioni. Amiche/amici solo miei che vedo solo io, un pranzo almeno una volta a settimana non si parla di np.
    3. Appoggiarmi ad una terapeuta (femmina) anche se non ho bisogno di supporto immediato, il mio errore principale è stato cercare aiuto in chi non ha saputo farlo in un caso e in chi ha approfittato della mia fragilità nell’altro.
    4. Per una volta capire cosa mi piace fare nella vita, so che è orribile essere a questo punto alla boa dei 50 ma … meglio tardi che mai… mi metto alla prova in ambiti non consueti, sai mai abbia un’epifania 🙂
    Voi invece che fate?

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    1. Io
      1 Non perdo mai di vista le fotografie della mia amata cattivona spolverando quotidianamente tutte quelle che ho incorniciate nel mio studio(mi rendo conto possa dare adito al dubbio di una qualche psicosi ma per non dimenticarlo mi sono fatto inserire un elettrodo sotto il cuoio capelluto che me lo ricorda dandomi delle scariche con frequenza di una ogni mezz’ora ogni giorno dalle 20.00 alle 24.00).
      2 Curo il mio senso di colpa in modo che sia sempre presente e vigoroso, che non abbia non dico a scomprire, ma neanche ad indebolirsi e a perdere il meraviglioso turgore che dalla mia infanzia lo caratterizza.
      Anche quello di inferiorità.
      Anche quello di minorità.
      3 Mi guardo bene dall’avere rapporti umani con persone nuove dopo la terribile esperienza vissuta. Non cadrò certo con nessun altro essere umano nello sciocco errore di aprirmi a rapporti intimi e fondati sul fiducioso dono affettivo reciproco. Sono troppo scaltro e lungimirante per farlo. E poi, quale altra lezione dovrei trarre da quello che è accaduto?
      4 Mi voglio bene guardandomi allo specchio e piacendomi.
      Soprattutto nella zona della fronte dove le piccole cicatrici lasciate dai punti di sutura necessari a richiudere la pelle sotto la porzione di cranio che la bellissima persona con cui ho avuto a che fare ha dovuto asportare per rigirarmi un cucchiaino nel cervello, hanno formato come un cerchiettino. Un cerchio di mistica bellezza che valorizza certamente i miei già splendidi lineamenti.
      Ma, devo un attimo allontanarmi perchè sento il bollitore fischiare: è pronta l’acqua per il mio quotidiano infuso al curaro…scusate…

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      1. @Gianni
        davvero hai colto “autoironia” nel commento? sul serio? O è solidarietà maschile?
        A mio parere non è affatto divertente (Ahahahahah!) affatto! Pleonastico a essere gentili.

        Sembra scritto istintivamente, quindi profondamente sincero, sin dall’incipit

        Forse sono sprovveduta, prevenuta, con scarso senso dello humor e magari troppo sensibile perché invece ci ho letto sarcasmo, minimizzazione, persino derisione…
        Che si tratti di gaslighting???

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      2. Carissima Babi, per favore, non sei affatto una sprovveduta! Non pensarlo mai. Era un commento provocatorio dell’utente che va interpretato conforme il sentire di ognuno. A me non ha fatto né caldo né freddo, insomma… Abbracci a te.

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      3. Cara Babi, io l’ho letta come autoironia, nel senso che spero per Federico che non sia realistica, ma solo sarcastica dopo le consapevolezze acquisite.
        Se così non fosse mi scuso, anche con Federico.
        Un abbraccio!

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      4. Leggo adesso il commento di Federico. Ne sono confortato per lui.
        Comunque Babi massimo rispetto per il tuo dolore e la tua lettura di quello che ha scritto Federico.
        Un abbraccio!

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    2. Ciao Babi, le tue liste sono adorabili😊
      1) mi concedo il tempo di guarire. E pazienza se ci metterò tanto, l’importante è fare ogni giorno un piccolo passo avanti.
      2) mi ricordo di due cose. La prima è che np è stato molto bravo a catturarmi, ma io mi sto liberando da lui. Il che non è mai scontato. La seconda è che – pur essendo con la faccia sbattuta nel fango – ho avuto la forza di cambiare due psicoterapeuti (uno di questi mi ha perseguitata per settimane con mail e telefonate per sapere quando potevamo riprendere il percorso. In quei giorni penso di avere provato il vero terrore). Alla fine ho scelto una donna. E ho fatto la scelta giusta.
      3) ho trovato per la prima volta nella mia vita il conforto dell’amicizia e la coltivo con dedizione.
      4) poco importa se è in segno di debolezza, ma ogni volta che passo nei pressi di np (casa sua, finestre sue, auto sua e di sua moglie etc) chiudo gli occhi e penso ad altro. Tengo chiusa la finestra della mia camera che si affaccia sulla sua fino a che non ho la certezza che lui non sia più in casa. Un giorno ne farò a meno, ma oggi – facendo così – sto meglio e questo è quello che conta.
      Ti abbraccio

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  11. Articolo molto bello,
    tuttavia, devo dire che per parenti e amici degli abusati non è semplice, sopratutto quando la sindrome di Stoccolma continua anche dopo la separazione, la vittima prima chiede aiuto e poi difende, aiuta l’aggressore e ripete parola per parola il lavaggio del cervello ricevuto, cercando di fare gaslight con chi cerca di aiutarla!
    Sperimentare una tale impotenza è snervante, se poi, come in alcuni casi che conosco ci sono anche dei figli di mezzo è terribile perché non si trovano le parole adeguate a spiegare cosa sta accadendo, a spiegare che il genitore abusato non sta preferendo uno psicopatico ai suoi figli!
    Da soli, amici e parenti non ce la possono fare, a volte si rischia solo di essere risucchiati nel vortice creato da queste creature, ci si vede davanti solo una scelta: essere risucchiati e condividere l’inferno o lasciare la vittima al suo destino e morire un po’ ogni volta che la si vede.
    Dover ascoltare, giorno dopo giorno, anno dopo anno, le sofferenze, le torture, il lavaggio del cervello subito da chi amiamo e non poter dire e fare niente!
    Cosa si può fare quando la vittima si ostina così? Quando lascia il suo aggressore ma rimane legata, quando dice: “non voglio vederlo mai più” ma poi lo difende a spada tratta?
    Molti anni fa per me, essere messa spalle al muro funzionò, lasciai il mio aggressore e riuscì a tornare a galla, mi rendo conto che fui fortunata e che essermi in un certo senso isolata mi ha aiutato molto, ma mi rendo conto che non siamo tutti uguali e poi io ero giovane e fui esposta per meno anni, almeno da parte di una persona specifica.

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    1. Grazie del tuo commento, cara Licia, davvero MOLTO utile a chiunque si senta impotente quando vede una persona cara soffrire, perché la pazienza va messa a dura prova. Ci sono molti genitori che chiudono le porte alle figlie – che continuano a tornare dai loro maltrattanti – perché non ascoltano i loro consigli e continuano a farsi massacrare. Chiudere le porte e la comunicazione è certamente l’ultima cosa al mondo che va fatta. L’esperienza dimostra che più proviamo a essere duri, più peggioriamo le cose e più gettiamo la vittima tra le braccia del carnefice. Lui è la sua droga e quindi lei potrebbe reagire anche con aggressività nei nostri confronti quando privata della sua ‘roba’. Cosa fare? Da genitori dire: “Questa è casa tua. So che stai soffrendo. Abbiamo provato di tutto per farti desistere da questa relazione e non ha funzionato, ma sappi che ti vogliamo bene lo stesso. Sarei sempre una parte di noi. Se abbiamo delle colpe, eccoci qui pronti ad ascoltarti. So che tu vuoi bene ai tuoi bambini e non vorresti mai che soffrissero come te, quindi quando VUOI TU, eccoci qui. Per te e per loro. Non importa quando e nemmeno l’ora: NOI CI SIAMO.” E questo vale anche per gli amici e per i fratelli/sorelle. Se hanno figli grandicelli bisogna dire ai ragazzi di non chiudersi nel silenzio e che possono contare su di noi. Il giudizio nei confronti della vittima VA SOSPESO ma la PRESENZA deve essere avvertita chiaramente. Non deve essere una presenza invadente ma sentita dalla vittima. Lei deve sapere che a qualunque ora può chiamarti e che tu sei pronta a correre per aiutarla, non importa se è Ferragosto o Natale: tu ci sei. Ok, lei tornerà da lui mille volte ma prima o poi penserà… “Perché lo sto facendo quando ho una famiglia e amici che mi vogliono bene e sono disposte ad accogliermi?”. Lei deve sentire che non sarà un peso per nessuno, che nessuno gli dirà “Ecco, te l’avevo detto!”. Credimi, la famiglia deve capire che il maltrattante si è sostituito a loro come UNICO PUNTO DI RIFERIMENTO. Ecco perché lei torna sempre e il motivo per il quale si è creata la dipendenza. Pure per un tossicodipendente la droga diventa la sua unica fonte di gioia e di dolore. Tutto perde il suo senso. Invece la funzione della famiglia è proprio quella di ESSERCI nei momenti del bisogno e di godere di ogni gioia. Quindi, quando la persona viene a cercarci perché convinta di riuscire ad abbandonare la relazione abusiva, dobbiamo darle credito, mai accoglierla con scetticismo. E quando lei fatalmente ritorna non dobbiamo mai dirle: “Ecco, tanto lo sapevo che saresti tornata da lui/lei!”, ma qualcosa come “Cara/o, ci stai provando con tutte le tue forze a lasciare questa persona e SO che ce la farai. Hai già dimostrato di poterlo fare.” Dopodiché vale condividere letture, blog, indicare un terapeuta, ecc. Ma è sempre lei a prendere l’iniziativa di andare a informarsi per conto suo nei momenti di maggior sofferenza. Purtroppo sommergerla di materiale è indice di ‘invadenza’. Come vedi bisogna avvicinarsi con la leggerezza di una piuma, tenendo ben presente che lei è soggiogata mentalmente e che finché si sentirà totalmente sola e incompresa non abbandonerà la relazione. Ognuno di noi ha un livello di resilienza. Magari il mio e il tuo sono più elevati degli altri. Pure a me le orecchie sono state tirate duramente, il che mi ha costretta a cercare aiuto con la coda tra le gambe, ma come hai ben osservato e vissuto sulla tua pelle, né sempre funziona. Anzi, la durezza è quasi sempre fallimentare. Abbracci a te e benvenuta!

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      1. Cara Claudileia e cara Licia, vorrei portare una mia testimonianza positiva (ultimamente va così, sono positivo!).
        Io per anni ho addossato a mia madre molte colpe, spesso reali; le, direi solite, mancanze di riconoscimento e di affetto che poi sono quelle che ci predispongono a farci attrarre da np nella speranza di recuperare quello che ci è mancato.
        Durante il mio percorso terapeutico ho per prima cosa affrontato il rapporto con lei, anche in maniera molto dura e a tratti drammatica, pensando che anche mia madre fosse una np.
        Gli ultimi sviluppi mi hanno fatto ricredere, per quanto il rapporto con lei non sia così idilliaco e per quanto lei continui ad apparirmi in parte anaffettiva. Lei c’è, vorrebbe che io rimanessi con mia moglie, da mamma e da nonna, ed anche perchè lei a suo tempo ha mantenuto un rapporto con mio padre basato su cose molto simili a quelle che vorrebbe mia moglie per noi adesso, ma in ogni caso appoggia qualsiasi mia decisione.
        L’altro giorno mi ha fatto tenerezza: tra poco sarà il mio compleanno e lei vuole farmi un regalo; vuole però che sia qualcosa solo per me, non per la famiglia (di regali per la famiglia ne ha fatti parecchi a suo tempo), qualcosa che io non mi comprerei da solo, una specie di piccolo sfizio che mi concedo in questo momento difficile.
        Questa è stata la dimostrazione che non tenterà di convincermi o non giudicherà anche se prenderò una decisione per lei sbagliata, anche se non capisce perchè e per come la prendo. E questo, dopo decenni di lotta e incomprensioni è il miglior regalo che mi potesse fare.
        Un abbraccio!

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      2. Caro Gianni, penso che il gesto di tua madre dimostri il quanto nonostante le vostre lotte abbia finalmente compreso che non sei una sua estensione e nemmeno più il suo bambino. Immagino il tuo grande combattimento per dimostrarlo e credo che il suo gesto traduca anche l’orgoglio che prova nel vederti deciso, più forte e più consapevole.

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      3. Cara Claudileia anche io ho interpretato il suo gesto più o meno così e ne sono veramente contento. È un altro tassello che piano piano sembra mettersi a posto.
        Un abbraccio!

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  12. Ciao a tutti. E’ davvero così come descritto. La mia terapeuta forse non era preparata ma credo che abbia approfondito il tema per poter aiutare me. E’ stata ad ascoltare, pazientissima, sempre disponibile anche dentro le cadute. Nel mio caso la persona che ha “sparato” a me ha tenuto rapporti proprio con la mia famiglia, in maniera dimessa ed umile che ha purtroppo impedito a tutti di capire e per loro è sì colpevole ma in fondo è una persona buona, magari ignorante, disattenta come in genere sono gli uomini. Gli uomini sono fatti così, guarda questo, guarda quello…! . E’ forse la parte più dura da sopportare. E’ come se qualcuno ti inseguisse per strada di nottte e tu provassi a suonare i campanelli delle case chiedendo aiuto e nessuno ti aprisse. A volte capisco la difficoltà di amici e familiari, a volte mi sento soccombere dentro l’abbandono. Mi conforta leggere l’esperienza di che ce l’ha fatta ma mi sembra impossibile, per il momento, anche solo immaginare la rinascita. Mi immagino una solitudine nuova al posto di questa. Ho visto due appartamenti oggi e mi sono accordata per visitarne altri.Ieri ero propositiva, stasera sono pessimista ma continuo a trattenere l’idea che il 2019 sarà l’anno della dignità. Voglio far leggere questo articolo a mia sorella. E’ illuminante, credo, anche per chi ha un’idea ancora vaga di cosa sia un rapporto abusante e quanto si differisca da una relazione conflittuale. Grazie dal profondo del cuore

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  13. Sempre in elenco Babi
    1 nessun sarcasmo, nessuna minimizzazione(suppongo dei tuoi dolori), men che meno derisione.
    Io non derido chi manifesta una sofferenza,(peraltro,anche se non è un dato importante, esperita in passato anche da me).
    2 istintivamente non riesco a fare nemmeno uno sbadiglio, purtroppo per me. Figurarsi scrivere.
    3 Il Gianni e mi pare anche lo Spirito libero e Claudileia, hanno colto giustamente l’ironia, e senz’altro anche l’autoironia; era quello che volevo: significare cioè che sia per me che voi è vero che dobbiamo fare esattamente il contrario di quello che ho scritto e dichiarato di fare.
    4 l’ipotesi dello scarso senso dello humor in effetti può essere presa in considerazione come verosimile. Nel caso nel tempo lo potessi confermare a te stessa non te la prendere, nessuno è perfetto.
    Nemmeno io, pensa tu!
    E soprattutto
    5 non è divertente, è molto divertente.
    Saluti a tutti quanti.

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  14. letto ora…e salvato il testo dell’articolo. Praticamente fa piangere perché ‘ la cancellazione dell’abuso è stata peggiore dell’abuso’ è quello che provo da una vita. Si può capitare in mano a terapeuti e coach che ‘minimizzano’. Una sola volta incontrato uno bravissimo, purtroppo in altra città e al momento troppo caro, che mi disse di non credere alle lacrime di mia madre. Lei che era riuscita a ingannare un’altra terapeuta, che ci ha visto insieme una volta e in tre secondi ha fatto un vero e proprio shifting…dove io, figlia, dovevo capire la sua storia difficile. Quello che è successo nell’ultima storia riprende molto questa dinamica. Dopo aver insisito con lui perché andasse da uno psicologo, per le ripetute bugie e problemi nell’intimità…la cosa si è ribaltata. Le bugie..magicamente sparite. Dalle parole di amica comune si è capito è che ero diventata il problema. Anche qui…solo con la lucidità post distacco fisico..viene la domanda più banale per una terza persona: se ero il problema perché affrontare la cosa con me? ORmai è quasi retorica. Però il rimurginio resta. L’invalidazione non ne parliamo. Quest’articolo riassume tutta la sofferenza dell’ultimo anno, più quella pregressa.

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  15. ciò che è scritto qui è il riassunto della mia vita da quanto iniziai a soffrire a causa di una certa persona, peccato che questi articoli li trovo sempre troppo tardi. le traumatizzazioni successive, persone a cui chiedevo aiuto e in cambio mi facavano vergognare e sentire in colpa, oppure quelli che mi hanno trattato come se la mia storia e ciò che provavo non valessero la pena di essere raccontati. proprio come è scritto qui. così sono peggiorato negli anni, la mia vita è persa e io sono una persona devastata nel corpo nella mente e nell’anima. e completamente solo

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    1. Caro Reprip, molti anni fa anch’io credevo che la mia vita fosse ‘persa’. La conoscenza mi ha salvato, così come le anime gentili che trovai lungo la mia strada. Purtroppo buona parte della società non è preparata per comprendere questo tipo di trauma. Se gli stessi terapeuti non sanno abbastanza sulla psicopatia e sul narcisismo perverso al punto di orientare al meglio i loro pazienti, come possiamo pretendere che il resto della società lo sappia? Dopodiché subentra anche ‘l’harem narcisistico’, l’idolatria e le troppe giustificative che le persone che dovrebbero appoggiarti danno alla figura perversa. Se ti serve di magra consolazione, nel mio caso ho trovato l’appoggio e la comprensione di persone che non avevano nulla a che fare con la mia famiglia di origine. Spesso è così che funziona: se tutte le famiglie fossero in grado di appoggiare le donne vittime di violenza domestica, che senso avrebbero le case famiglie? Lo stesso discorso vale per gli uomini caduti nella trappola di donne narcisiste, giacché difficilmente parlano per la vergogna che provano e nei rari casi in cui lo fanno tutti cercano di banalizzare il loro dolore. Non è mai tardi per informarsi! La convalida dei propri sentimenti non ha una scadenza, non c’è prescrizione qui. Un abbraccio grande a te e Buon Anno!

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      1. Grazie Claudileia, buon anno anche a te. Grazie per il fatto che scrivi, leggi i commenti e rispondi nonostante i vari altri impegni che magari hai, lo trovo molto bello. io non so che cosa non va in me, forse sono diventato una persona arida o troppo delusa ma non riesco a sentire l’ottimismo o la fiducia di cui leggo qui sul blog e nei tanti commenti… mi sembra di dover scalare una montagna enorme per recuperare me stesso e la mia esistenza. Spero davvero che non sia mai troppo tardi, anche per me, grazie ancora e buona fortuna per tutto

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      2. Caro Reprip, non è mai troppo tardi perché quando finalmente riusciamo a renderci liberi da queste persone, perché siamo stati abbandonati oppure perché siamo scappati, il tempo passa ad essere cronometrato da noi stessi, dal nostro tic tac interno che ci informa che è arrivato il momento di rimboccarci le maniche per andare avanti a testa alta a prescindere del giudizio degli altri. Abbraccio grande, caro. Spero che la tua sveglia interiore suoni alto e forte per portarti via dalla strada della malinconia che ti hanno condizionato a inseguire.

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    2. Ciao Reprip,
      non si è mai soli, anche nel giorno più nero. Soprattutto se non smettiamo di informarci. Conoscere il fenomeno ci consente già di attivare un processo di liberazione che altrimenti non si potrebbe dare in alcun modo.
      Quanto al non essere compresi o non essere ritenuti degni di raccontare il nostro dolore, credo che tutti qui ti possano capire, perché tutti noi abbiamo visto una certa espressione di impazienza (quando ci è andata bene) negli altri mentre cercavamo di parlare del nostro abuso.
      Personalmente ho visitato e pagato per 10 mesi due diversi psicoterapeuti che evidentemente non erano preparati a trattare pazienti con sindrome da stress post traumatico e che – per farmi superare i miei attacchi di panico, la mia incapacità di aprire la finestra che si affaccia sulla casa di np, la paura di tornare a casa, il tremore nel sentire il cigolio del suo cancello, la necessità di far rumore per coprire il suo passaggio allegro con famiglia al seguito sotto alle mie finestre (solo per darti un assaggio banale, ma vero) – mi proponevano di “espormi apertamente al motivo della paura”, ovvero: incontrarlo, guardare lui e la sua casa, fissare la sua auto, etc.
      Ho creduto di impazzire, Reprip. E mi sono sentita irrimediabilmente sola, sbagliando.
      Le persone che mi hanno aiutata le ho trovate qui sul blog e in una terza terapeuta. E poi in alcune persone che “magicamente” sono apparse mano a mano che mi allontanavo da np. Ho ritrovato la forza per rialzarmi, per conoscere e capire, per perdonarmi, per aiutare gli altri. Osservo che ogni volta che racconto la mia storia con np, tendo sempre più a essere oggettiva e descrivere i fatti, come se avessi strappato tutta la nebbia che np aveva alzato attorno a me per confondermi. Per anni ho pensato di essere stata un’oca giuliva che si era invaghita di un uomo che mai aveva promesso nulla. Le cose Reprip non stanno però così e uscire dalla vergogna per avere offerto un sentimento sincero a uno psicopatico è un diritto e un dovere per noi stessi e per chiunque ci legga.
      Non c’è scadenza, come dice giustamente Claudileia, per fare chiarezza, per sapere cosa ci è accaduto. Conoscere è la nostra via per salvarci.

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      1. Confermo quello che dici cara Speranza.
        Anche a me ora, a distanza di tempo e grazie al no contact, capita di parlare delle esperienze passate sentendo un maggior distacco, più lucidità ed oggettività. E’ come se la mente annebbiata a lungo dalla sofferenza, dalla dissonanza e dalle manipolazioni imposte dagli Np avesse ripreso a funzionare correttamente. E’ una sensazione bellissima e ci deve dare la misura della bontà del percorso che abbiamo fatto e stiamo facendo.
        Certe cose purtroppo non si possono cancellare, certe umiliazioni, certi dispiaceri profondi…però ora sappiamo bene che fanno parte di un passato che non tornerà più (per fortuna).
        So che non avrei dovuto farlo ma non ho resistito alla tentazione di dare una sbirciata al profilo facebook di Np1 e ho visto che tra lui e la sua donna in realtà non è che vada poi così bene. Non hanno più le stesse foto profilo insieme, sembra che ci sia stata una crisi a inizio anno, lei ha postato delle frasi che sembrano alludere ad un distacco e dei video con canzoni malinconiche, ma da parte di lui indifferenza totale…
        Ecco, ci sono voluti quasi due anni ma alla fine è arrivata anche la risposta che cercavo sull’esito della nuova storia…
        Un destino segnato, ma a lungo ho pensato che tra loro potesse funzionare davvero, che ero io ad essere quella sbagliata. Non è così. Prima o poi tutti i loro rapporti falliscono o se resistono è solo per una facciata che a loro serve per mostrarsi socialmente adeguati.
        Esserci allontanate, averli lasciti al loro destino, sebbene sia stato doloroso, è stata la nostra salvezza e come dici tu, prendendo le distanze da loro, liberiamo energie positive che vengono intercettate da persone in grado di connettersi a noi in modo sano. Nuove amicizie, nuovi sentimenti, nuove strade da percorrere. E’ la vita che ci chiama a gran voce, che ci vuole partecipi della nostra rinascita.
        Speriamo sia veramente un anno di rinascita per tutti noi!
        Ti abbraccio

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